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Ha presente, padre, la parabola della pecorella smarrita?
Certo che ce l'ha presente.
Ecco, io a un certo punto mi sono chiesto:
"Ma non è che a sbagliare strada sono state le altre 99 pecorelle
e io sono l'unico ad aver preso quella giusta?"
[cronista, TV] Ecco la formazione italiana.
Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali…
[Arturo] Mondiali di calcio 1982.
Italia-Brasile, la partita delle partite.
Noi avevamo un solo risultato per andare in semifinale.
La vittoria.
Ai brasiliani bastava il pareggio.
[cronista, TV] Tutto è pronto, è iniziato Italia-Brasile.
[Arturo] E la partita iniziò bene.
Dopo cinque minuti, Paolo Rossi portò in vantaggio l'Italia.
Eravamo in semifinale.
[gridando] Gol!
[Arturo] Quella felicità, padre, durò circa sette minuti,
perché, al dodicesimo, il Brasile pareggiò con Sócrates.
Ma anche la tristezza non durò tanto.
Al venticinquesimo Paolo Rossi siglò il gol del due a uno.
[gridando] Sì!
[Arturo] Eravamo nuovamente in semifinale.
[gridando] "Sucate!"
[Arturo] Questa volta la gioia durò fino al sessantottesimo minuto
del secondo tempo,
quando Falcão trovò il gol del pareggio.
Tutto sembrava perduto, e fu in quel momento di disperazione
che capii che ci voleva il dodicesimo giocatore in campo.
- Padre nostro… - [Arturo] Lassù qualcuno mi ascoltò.
Al settantaquattresimo, infatti, Paolo Rossi segnò il terzo gol.
[gridando] Sì! Sì!
[Arturo] E lì partì l'assalto dei brasiliani.
I 17 minuti più lunghi della mia vita.
A due minuti dalla fine, Oscar, di testa,
mise la palla in basso a sinistra della porta dell'Italia
e il grandissimo Dino Zoff riuscì a deviarla,
ma la palla roteò pericolosamente verso la porta.
E lì ci fu un miracolo.
Dino Zoff allungò il braccio, bloccando la palla sulla linea.
- Sì! Grande, Dino! Sì, sì! - [cronista, TV] La partita è finita!
È finita, l'Italia è semifinalista!
[Arturo] Ero sicuro che Dio mi avesse ascoltato
e che le mie preghiere ci avessero portato in semifinale.
Ma qui, padre, mi sono fatto la prima domanda sulla fede.
Io avevo pregato intensamente perché l'Italia vincesse.
E, infatti, ha vinto.
Ma nello stesso momento, dall'altra parte del mondo,
ci sarà stato sicuramente un bambino brasiliano
che avrà pregato esattamente come me.
[preghiere in portoghese]
[prega in portoghese]
[telecronaca in portoghese]
[Arturo] E allora mi son chiesto:
"Perché le sue preghiere non hanno funzionato e le mie sì?"
Non è che questa storia dell'esistenza di Dio…
è una gran minchiata?
Senza offesa, Santità.
[Arturo] Una volta adulto, abbandonati i dubbi sulla fede,
da buona pecorella smarrita
ho seguito l'unica strada terrena che porta al paradiso: i dolci.
Perché in Sicilia, santo Padre, quando la pecora non è smarrita
fa una ricotta da Dio.
Senza offesa.
Cari amici, oggi parliamo del re dei dolci siciliani.
Il cannolo.
La leggenda vuole che sia stato creato
dalle suore di un convento di Caltanissetta. Sarà vero? Non lo so.
Ma di certo quello che state vedendo ha qualcosa di divino.
Infatti, è il cannolo della mitica pasticceria Guarneri.
Una garanzia.
La cialda è croccante, ma non untuosa.
La ricotta è dolce, ma non dolcissima.
Gocce di cioccolato fondente sparse nella giusta quantità.
E attenzione, caso raro, tutto il cannolo è farcito sul momento.
Voto 10.
[Arturo] D'accordo, gli zuccheri non daranno la vita eterna
ma ognuno sceglie la sua croce.
Non so se questo mi rendesse un uomo felice.
Di sicuro faceva di me un uomo sereno.
[Arturo] Certo, come tutte le passioni, a qualcosa ho dovuto rinunciare.
Questa dolcezza rendeva meno amara la mia solitudine sentimentale.
Perché le donne possono tollerare tante nostre debolezze,
ma sul piano del desiderio non vogliono essere seconde a nessuno.
E a me i dolci, lo confesso,
mi davano più soddisfazione del sesso.
Sempre senza offesa, Santità.
[Papa] Nessuna offesa.
Forse è anche per questo che i dolci migliori
sono stati creati dalle suore.
Per evitare le tentazioni e per dimostrare la grandezza di Dio.
Un cannolo, una "cassatta",
sono più convincenti di tante lunghe omelie
perché molti preti hanno il vizio di parlare troppo.
Questi che parlano troppo…
Arturo è fissato. Ogni situazione parte a manovella.
Tommaso, lo sciù non vuole i pezzi di zucchero sopra,
perché c'è già la ricotta che è dolce.
Posso capire ancora lo sciù con la crema,
che però io condanno perché è una bestemmia.
"È troppo mollo, è troppo duro, è troppo amaro, c'è troppo zucchero."
Non capisco quelli che mettono poco zucchero.
La frutta martorana mi nasce dolce e mi deve morire dolce,
- altrimenti diventa altro. - Sì, sì.
Eh, vedi.
Arturo ci ha proprio scassato la minchia con questa storia dei dolci.
Guardate che sono qua, vi sento.
Arturo, si fa per scherzare, ti vogliamo bene.
Però ce l'hai fatta a torroncino.
- Partitone? - Forza, sì!
[Arturo] In realtà i miei amici mi sopportavano
solo perché ero l'unico che accettava di stare in porta a calcetto.
Tommaso, l'organizzatore delle partite,
era anche il mio storico capo, fondatore della Trinacria Real Estate,
la cui regola è…
L'agente immobiliare racconta solo le cose belle di una casa.
Da noi le persone vivranno solo… il sogno.
Quindi parlare dei vicini noiosi…
il giusto, le spese condominiali… il giusto.
Macchie di muffa, scarichi maleodoranti, il giusto, perché…
[in coro] I problemi, dopo!
La chiave di tutto è nella discrezione.
[Tommaso] Quindi un anonimo monolocale sarà…
Un meraviglioso loft stile New York.
[Tommaso] Se ci sono molti lavori di ristrutturazione da fare…
È da personalizzare.
[Tommaso] E se siamo addirittura oltre la cagata industriale?
Per amatori.
Yes!
[applausi]
Ci vediamo dal notaio. Va bene. Una buona giornata.
Terza vendita del mese, signore e signori!
[fischia]
Bravo, Arturo! Allora vedi che non te la cavi solo con i dolci.
- Ciao, ciao, ciao. - Ciao!
Scusa, Lucia, quando ho il prossimo appuntamento?
Alle 17.
Mi raccomando, sono amici di Tommaso. Ci tiene molto.
Va bene. C'è ancora un po' di tempo.
Va bene. Ciao.
[Arturo] Insomma, il mio lavoro non era il massimo,
ma mi lasciava tanto tempo per coltivare la mia passione.
[Arturo] Cari amici, oggi parliamo della torta Savoia.
Nonostante il nome, in Piemonte non sanno cosa sia.
La fetta che state vedendo è della pasticceria Rapisarda.
Buona, ma non buonissima.
Il pan di Spagna è un po' secco. Non si sposa con cioccolato e nocciola.
Una volta la facevano meglio.
[Arturo] Lo dicevano anche gli evangelisti,
ora non ricordo quale.
"Non darmi né povertà né ricchezza, ma fammi avere il cibo necessario."
Non ti ricordi l'evangelista perché sono i Proverbi.
Santo Padre, non vorrei contraddirla, ma non è un proverbio.
È un testo sacro.
Arturo, i Proverbi sono un libro della Bibbia.
Ah.
Ma tipo "cielo a pecorelle, acqua a catinelle", chi l'ha scritto?
[sospira]
[Arturo] Comunque, santo Padre, come dice quell'altro proverbio,
ci sono tempeste che non hanno bisogno della pioggia.
La crema mi va messa in cottura, non dopo.
Tra la crema e il cornetto ci deve essere un matrimonio armonioso.
Questo… è un cornetto in crisi.
Si stanno separando, guardi.
Sono prossimi al divorzio, guardi qua.
Eh, così non va, però…
[Flora] Ma tu lo sai che hai proprio ragione?
Un matrimonio felice e duraturo
deve avere un legame solido fin dall'inizio.
La crema va inserita dentro al cornetto prima di metterlo in forno.
Devono cuocere insieme,
conoscersi piano piano, entrare in intimità
e poi fondersi, per non separarsi mai più.
Grazie!
[Arturo] Santità, è stata una folgorazione.
Mi sembrava che anche il barista si fosse accorto
di questo flusso sentimentale…
e mi suggerisse di inseguirla.
[voce inudibile]
[barista] Ma mi senti?
- Eh? - [barista] Deve fare lo scontrino.
Non può stare qui fermo come un giunzu.
Lì c'è la cassa.
- Lo scontrino? - A pagare alla cassa!
Ah, sì, devo pagare il cornetto.
Sì, mi scusi, mi scusi.
[Arturo] Pensavo di averla persa per sempre, Santità.
E, invece, cara pecorella, come dice il Vangelo:
"Preparate le vie del Signore, raddrizzate i Suoi sentieri".
- Vangelo di Marco. - No, Luca.
Luca, giusto, Luca, Luca.
Grande penna, Luca. Grande Luca.
Vai avanti.
[Flora] Tu sei Arturo?
Sono qui per l'appuntamento.
Piacere, Flora Guarneri.
Guarneri come la famosa pasticceria Guarneri?
Sì, sono la figlia della famosa pasticceria Guarneri.
È questo?
Sì.
Prego.
Ma avete intenzione di aprire una succursale?
No, ho deciso di aprire un posto mio.
Ormai io e mio padre abbiamo una visione diversa dei dolci.
Come? Fate i dolci più buoni di Palermo.
Sì, però magari dopo 70 anni si può fare qualcosa di diverso.
Lo sai che cosa diceva il mio maestro quando lavoravo a Parigi?
Diceva che la tradizione non consiste nel conservare le ceneri,
ma nel mantenere viva la fiamma.
Prendi per esempio, che so, la cassata, quella che conosciamo noi.
- Avrà 100, 150 anni? - Più o meno.
Eppure gli arabi la facevano diversa.
Quindi la tradizione è un'innovazione che ce l'ha fatta.
Non sei d'accordo.
Allora questo non è il locale giusto per te.
Prego.
Immagina, in questa antica pasticceria,
generazioni di palermitani hanno mangiato…
gli sciù, le patate,
la torta Savoia, i cannoli, le cassate.
Come sempre li abbiamo conosciuti, sempre uguali, ma sempre sorprendenti.
Adesso tocca a te stupirci.
Però, come ben sai, a Palermo non si rinnova mai nulla.
Noi palermitani siamo diffidenti, abbiamo bisogno di essere rassicurati.
E allora dai una confezione storica, antica,
e poi conquistali con i tuoi dolci.
Ho finito.
Minchia, Arturo,
non era mai successo nella storia della Trinacria Real Estate
che qualcuno concludesse una locazione in 47 minuti netti,
compreso lo spostamento e la firma delle carte!
A volte succede, a volte.
[Tommaso] Ho capito, ma io con Flora sono amico da una vita.
È una scassaminchia, e non l'ho mai vista così contenta.
Se facessi il portiere come fai l'agente immobiliare,
- vinceremmo il campionato! - Dai!
Lucia, se possiamo anticipare…
[Arturo] Santità, dopo averla conosciuta, tutto è stato diverso.
I dolci non mi davano più la stessa emozione.
Provai con la sfincia di san Giuseppe, passai agli sciù,
alla patata, alla Maria Stuarda, niente.
Il mio paradiso in terra era scomparso.
[Papa] Eri triste perché avevi paura di non vederla più.
[Arturo] Come ha fatto a capirlo?
[Papa] Sono stato fidanzato, pure io.
- Lei? - Arturo, mica uno nasce Papa!
Eh, giusto.
L'amore è un miracolo di Dio. Ci dà degli occhi nuovi.
C'è una frase che mi ricorda quello che hai vissuto con Flora.
"E vedo in te, con veemenza, la vita,
l'imprevisto, ciò che ci scuote all'improvviso."
Sant'Agostino è sempre Sant'Agostino.
Non era Sant'Agostino.
È Paz.
Ah, il fumettista, bravo lui.
Paz, sempre Paz.
No, Octavio Paz, il poeta messicano.
Vabbè…
- Più o meno. - Adesso sai chi è.
Ma Flora aveva dato segnali di interesse,
o era tutto nella tua testa?
Santità, lo sa, con le donne non si capisce mai niente.
Io mi sono presentato da lei ogni giorno per due settimane.
Oh!
Spostiamo il trabattello di là, così qui facciamo i ritocchi.
Arturo.
Ciao, Flora.
Che ci fai qua?
Niente, ho trovato un altro mazzo di chiavi.
Magari ti può essere utile. Lo puoi dare agli operai.
Ah, grazie. Certo, può essere utile.
- Come va? - Perché il trabattello sta ancora qua?
Ragazzi, dai, sbrighiamoci. Diamoci una svegliata.
Vai avanti.
[Arturo] Mi inventavo ogni giorno una scusa diversa.
- Ciao, Flora. - Ciao, Arturo.
- Ti aiuto io, ti aiuto io. - Grazie.
Cosa è successo?
Ho trovato una vecchia bolletta del gas.
Pensavo che potesse essere utile per calcolare i consumi.
Per farti un'idea.
Certo, può essere utile.
Come sta venendo?
Mi sembra bene.
Ciao, Flora.
Mi hanno detto che il tizio del terzo piano,
quello sempre affacciato alla finestra, infatti, non ti girare, che ci guarda,
si attacca ogni tanto abusivamente alla corrente. Non ti girare.
Tu che nome daresti alla pasticceria?
"Pasticceria Flora?"
"I dolci di Flora?"
"Pasticceria Flora…"
"Dolce domani?"
"Dolce domani."
[Papa] Che poeta.
In realtà tu pensavi al tuo domani con Flora.
[Arturo] Non le sfugge nulla. Mica fanno i papi così per caso.
[Papa] Arturo, non c'è bisogno di essere papi per capirlo.
Flora?
[Flora] Questa maledetta porta striscia sempre sotto.
Dovresti chiamare subito un falegname.
Ne conosco uno che risolve in un'ora.
Però bisogna farlo perché la porta è importante. Stai scherzando?
Ma tu fai così con tutti i clienti?
Certamente. Il dovere dell'agente immobiliare
è seguire il proprio cliente fino alla fine.
È proprio un dovere…
Quindi se fai così è solo per deontologia professionale?
- Esattamente. - [Flora] Uhm.
Vieni, ti faccio assaggiare una cosa.
L'esterno l'ho lasciato identico.
Ho cercato di lavorare solo sulla farcitura.
- Dimmi se ti piace. - Sì.
Mmh!
Così voglio morire, con un picco glicemico.
[Flora ride]
Cosa ci hai messo dentro?
Una crema di mandarino tardivo di Ciaculli.
Interessante.
Quali altri dolci hai intenzione di fare?
Partirei con i classici non rivisitati.
Giusto, perché prima bisogna rassicurare il cliente…
- Sì. - …e poi l'innovazione.
- Brava, hai capito la lezione. - Esatto!
Inizierei con i cannoli.
- Gli sciù. - Sì.
La sfincia di san Giuseppe.
La sfincia di san Giuseppe, certo.
Ehm, le cassatine.
Il gelo di melone.
La frutta martorana.
Sì.
La patata.
La patata…
E questo?
Buccellatini con marmellata biologica di arancia di Ribera.
Mmh… E la granella di pistacchio?
Di Bronte. Ça va sans dire.
- Iris? - Iris con ricotta al forno
- e strisciata di cacao. - Cacao?
Torta Savoia con cioccolato fondente.
- Sessanta per cento? - No.
- Sessantacinque. - Sessantacinque…
È così.
Tu lo sai perché ho detto subito di sì a questo posto?
Perché sono un professionista
e ho capito subito di cosa avevi bisogno.
Sì, quello sì.
Però se ho detto subito di sì,
è per quell'immagine lì.
Sant'Agostino è sempre Sant'Agostino.
No, è Santo Honoré.
Il patrono dei pasticceri.
Infatti.
Non ce la faccio.
Non lo so, mi è sembrato un segno dall'alto.
[Arturo] Santità, all'inizio pensavo che dicesse così per dire…
Trovato!
Trovato! Meno male.
- Che spavento. - Dov'era?
Devo ringraziare il signore.
Lo vedi che le preghiere funzionano sempre?
No, non ho dovuto neanche pregare.
Dottore!
Dottore!
Ma questo è suo.
L'ha dimenticato stamattina sul bancone.
Ecco dov'era finito.
Il Signore ci aiuta, non vuole mai niente in cambio.
Vabbè, insomma.
Ma che?
Non mi dà niente?
Se lo comprava nuovo, minimo ci volevano mille euro.
Eh…
Giusto.
Grazie.
- Grazie. - Il Signore è sempre con me.
Al lavoro,
quando ci baciamo.
In chiesa.
Il signore?
Prima ero fatto più siccu, ora mi appanzai.
Ah, ma il Signore…
Il Signore!
- Scusa, è vero. - Certo!
Senza Dio non si va molto lontano.
[Arturo] Santità, avrei potuto rispondere in molti modi.
Dire la verità, una mezza verità, un quarto.
- Invece… - Certo.
Dove si va senza Dio?
[Arturo] Mentii per non deluderla.
[Arturo] Qui sta il mio peccato originale.
Tutto è utile per raggiungere Dio.
Etiam peccata, anche il peccato.
Che si dicano menzogne che almeno a volte siano utili!
Stavolta l'ho riconosciuto.
Paz è sempre Paz.
No, Arturo, stavolta è Sant'Agostino.
Porca…
- È arrivata la pasta. - Ah, grazie.
Ho una fame! Grazie.
[Arturo] Santità, su quella menzogna ho costruito la nostra relazione.
Se non fosse stato per la religione…
Il prossimo!
[Arturo] …eravamo le due metà perfette.
Flora mi faceva addirittura scegliere il personale.
Vedo che ha lavorato anche in rosticceria. Ah!
Le piacciono gli arancini?
Sì. Sì, mi piacciono molto.
Ah, bene.
Quindi le piacciono gli arancini.
Eh!
- Grazie per essere venuto. - Eh!
No, scusi. Siccome avrei un'altra proposta,
- io mi chiedo… - Accetti l'altra proposta.
Ma perché non l'hai preso?
Perché la mia era una domanda trabocchetto.
Se non mi corregge, non lo posso assumere.
Cosa ti doveva correggere?
Non si dice "arancini", si dice "arancine".
Al singolare, "arancina".
In alcune parti della Sicilia dicono "arancino", ma sbagliano.
Vede, Santità, sono delle palle di riso
con dentro il ragù o con prosciutto e formaggio, fuori fritte.
I supplì?
I supplì.
[sospira]
Santità, non scherziamo, per favore.
Lei sulla teologia ha sempre ragione, per carità.
Ma sul cibo siciliano la inviterei a essere più cauto.
Perché peggio di chiamare un'arancina "arancino"
c'è quello di chiamarlo "supplì".
I supplì sono buoni, ma sono un'altra cosa.
L'arancina è con carne, o con prosciutto e formaggio
detto comunemente "con burro".
- Con carne o con burro. - [Arturo] Esatto.
Se proprio la deve dire alla palermitana, "a carne" o "a burro".
"A carne" o "a burro".
Bravo, Santità.
Savoia.
Giusto.
Uhm.
- Patata. - [Arturo] Giusto.
[Flora] Iris.
Fritta o al forno?
[ride]
Uhm…
- Al forno. - [Arturo] Giusto.
Facile. Sciù?
Sì, è facile.
[Flora ride]
[Flora] È fredda!
- [Arturo] Cos'è? - Cassatina.
Ora tocca a me?
No, prima voglio ammirare il capolavoro.
[Arturo] Insomma, andava tutto bene.
Peccato che poi arrivasse la domenica.
Non mettevo un piede in chiesa da 40 anni.
Ormai non ricordavo più nulla del cristianesimo,
di come funzionasse una messa… Ero completamente impreparato.
E così, per non farmi scoprire,
ho dovuto pianificare una strategia di sopravvivenza.
Regola numero uno:
andare solo alla messa dell'ora di punta, o 12 o 18,
in modo da mimetizzare la mia ignoranza tra le invocazioni dei fedeli.
[in coro] Padre onnipotente.
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
- Credo in un solo Signore, Gesù Cristo. - Invisibili… Signore…
- Primogenito figlio di Dio… - Cristo… Dio…
- Nato dal Padre… - Padre…
- …prima di tutti i secoli. - Tutti… I secoli…
[sussurra parole incomprensibili]
Dio vero.
- Generato… - Generato…
[Arturo] Regola numero due: in caso di chiesa vuota,
improvvisare un necessario e urgente bisogno di raccoglimento.
Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente.
[sussurra parole incomprensibili]
Visibile e invisibile…
[Arturo] Ho trovato un dolce che tu non conosci.
- Non conosci. - [Flora] Non credo, mi sembra difficile.
Ecco qua, grazie.
Questo dolce non è siciliano, è campano,
ma è un lontano parente della cassata.
Si chiama "raffiuolo".
"Raffiuolo."
"Raffiuolo."
- Che c'è? - Niente, pensavo che ami i dolci,
sei gentile, sei pure credente…
Dove sta la fregatura?
Veramente c'è una cosa che ancora non ti ho detto.
[Arturo] Regola numero tre.
Mentire sempre, non cedere al senso di colpa,
che poi è un po' il core business del cattolicesimo.
Il calcetto.
Devo giocare almeno una volta a settimana,
altrimenti, i miei amici ci rimangono male.
[ride] Ok.
Niente di grave.
Vuoi assaggiare il raffiuolo?
[assente]
Andiamo di raffiuolo, è molto buono il raffiuolo.
Guardate che soddisfazione che mi dà.
Il dito d'apostolo, impazzisco.
Ma dimmi la verità, Arturo,
tu ti sei innamorato di Flora o della pasticceria?
[Beatrice] Cretino, sempre stupidaggini devi dire.
Troppo forte l'hai presa sta pallonata.
- Ma ci ho fatto un gol! - Capirai che gol.
Ancora te lo ricordi!
- Chi lo prende il caffè? - [Flora] Tutti.
Tranne Arturo, che ha dei gusti da bambino.
Amore.
Mamma, devo fare i compiti di catechismo.
Va bene, Jacopo, prendo il caffè e poi ti aiuto.
Beatrice, lo può aiutare Arturo. Lui non prende il caffè.
Cosa?
Aiuta Jacopo a fare i compiti del catechismo.
Dai, Jacopo, ti aiuto Arturo, vai.
Certo, faccio io.
Jacopino, andiamo.
Andiamo a fare i compiti del catechismo.
- Poi ce li fate vedere, eh? - [Arturo] Sì, sì.
Allora, su cosa sono gli esercizi?
Ottavo comandamento.
Ottavo comandamento.
Va bene.
Ottavo comandamento. Non c'è dell'ottavo comandamento.
Ci sono tutti tranne…
Va bene.
Poco importa.
Ottavo comandamento!
Innanzitutto, collochiamolo geograficamente.
L'ottavo comandamento mi viene…
dopo il settimo e prima del nono.
Ottavo.
Ora, il fatto che sia l'ottavo
e non sia sul podio dei comandamenti
non ci deve far pensare che sia meno importante.
Attenzione!
È proprio nell'andare a fondo,
nel seguire fino al decimo, che si vede il vero cristiano.
Ma di cosa parliamo, quando parliamo dell'ottavo comandamento?
Chiediamocelo.
Non uccidere?
È il quinto comandamento.
Eh, infatti, dico io, è il quinto comandamento.
È facile da rispettare. Non uccidere, chi è che uccide?
Sì, c'è qualcuno, ma nella vita quotidiana è molto più difficile…
- Non dire bugie. - Eh, non dire falsa testimonianza!
Ci sei arrivato, bravo. Non dire falsa testimonianza.
[Arturo] Regola numero quattro: gettare la palla in tribuna.
Ma cosa vuol dire "non dire falsa testimonianza"?
Ad esempio, ora diciamo alla mamma che andiamo a fare catechismo al parco
e invece ci andiamo a prendere una bella brioche col gelato.
E panna.
E certo, panna.
Se no, andremo contro l'undicesimo comandamento,
"onora la brioche col gelato".
Però tu muto,
è falsa testimonianza, è un'esercitazione.
[Arturo] Il segreto di una buona brioche sta nel colore.
Dentro deve essere tendente al giallo e non al bianco
e soprattutto deve essere lucida e con il tuppo,
come questa della pasticceria Vullo.
[Arturo] La cosa incredibile, Santità,
è che Flora non si accorgeva di niente.
Il nostro rapporto cresceva giorno dopo giorno.
Siamo addirittura andati a vivere insieme.
Con l'avallo di suo padre, Santità.
Ma, ragazzi, qui manca una ciliegia!
Flora, ma lo sai che questo Arturo mi piace assai?
Papà, ma ti piace perché ama me, o perché ama i dolci?
Come diceva qualcuno,
chi ama i dolci è sicuramente una brava persona.
Arturo!
Minchia!
Il padre di Flora non ha mai fatto entrare in associazione
- uno dei suoi fidanzati. - Vabbè.
Io più ti guardo e più mi chiedo com'è possibile.
Con questa faccia da pinnulone!
Bello!
"Pinnulone?" Che vuol dire?
Ma…
"Pinnulone" è una parola che il palermitano usa per indicare
qualcuno sagace, brillante, intelligente.
"Pinnulone?"
- No, vuol dire, Santità, un fissa. - Eh?
Un minchione.
Un tontolone.
Ah, un boludo!
Un boludo, immagino.
Cari amici, dandovi il benvenuto, apro ufficialmente i lavori
per l'organizzazione della Santa Pasqua,
che è uno dei due eventi fondamentali
per la nostra associazione Carità Cristiana
che ho l'onore di presiedere.
Prima di parlare della nostra trasferta a Roma
per l'Urbi et Orbi del Papa,
dobbiamo affrontare anche il tema della Via Crucis.
Allora, il dottor Guarnotta, come da tradizione, farà Ponzio Pilato.
Santa Veronica sarà interpretata
dalla sempre attiva professoressa Limandri.
- Bene, brava, complimenti. - Complimenti.
E il ruolo del buon ladrone
sarà interpretato, secondo me, magistralmente
dall'onorevole Felice Patta.
[ride]
Onorevole, non se la prenda, si fa per scherzare.
E poi ho detto "buon ladrone", non ho detto "cattivo ladrone"!
Lo senti?
[risate e applausi]
[sottovoce] Gesù lo vuole fare sempre lui.
Il notaio Macaluso.
[Guarneri] E adesso veniamo alla delicata questione
di chi interpreterà nostro Signore.
Come "delicata"?
Non vedo dove sia il problema.
Sono un perfetto Gesù da cinquant'anni
e nessuno si è mai lamentato, anzi.
E vorrei ricordare che persino il comune di Castracane Bassa
mi ha chiesto l'onore di interpretarlo nella loro Via Crucis estiva!
- Estiva? - Estiva, estiva!
- In costume. - [Macaluso] Pur di avermi,
ne organizzano una anche in estate!
Notaio Macaluso, mi perdoni, qua nessuno dubita del suo Gesù.
Solo che qualcuno ci ha fatto notare che lei…
Il suo ginocchio è molto malandato!
E la Via Crucis è molto lunga.
Questo ginocchio dolorante
mi serve per interpretare meglio la sofferenza di nostro Signore.
E poi non capisco!
Ponzio Pilato tiene 70 anni,
la Santa Veronica a occhio ne ha 80,
e io non posso fare Gesù Cristo? Ma come ragionate?
- E poi mia madre ci tiene. - Gioia!
[risate]
La madre? Quanti anni ha la madre?
Signori, signori, per cortesia.
Calmiamoci tutti quanti. Facciamo così.
Il notaio Macaluso interpreterà Gesù.
[assente]
Nell'infausta eventualità che il suo ginocchio dovesse cedere…
Non cede, non cede!
Non cede, ma nell'eventualità verrà sostituito con un Gesù di riserva.
- Va bene? - Scusa, ma perché non lo fai tu?
Cosa?
Gesù.
Tu lo hai mai fatto?
Un sacco di volte.
Scusate.
Potrebbe farlo Arturo.
L'ha fatto un sacco di volte.
- [Guarneri] Arturo! - [sottovoce] Un sacco di volte.
[applausi]
- Vieni! - Arturo!
[Arturo] E così arrivò il giorno della Via Crucis.
La tua fortuna è che Macaluso non cede il posto
manco se scende Gesù quello vero.
[Arturo] E invece…
Ah! Porco…
- Lodiamo Cristo… - [Arturo] Il ginocchio del notaio
cedette alla seconda stazione, seguito da un bestemmione
che il signor Guarneri ridimensionò con la stampa locale.
Poco Dio.
C'è troppo poco Dio tra di noi.
E io mi sento in obbligo di dire grazie al notaio Macaluso
per il suo grido d'allarme.
- Ahia! - Dottore! Non doveva cadere qua!
È alla terza stazione!
Ma mi struppiai il ginocchio!
- Maresciallo! - Sono console, console!
Console, mi struppiai il ginocchio! Ahi!
Cambio!
- Cambio! - Arturo!
Ha detto "cambio"?
- L'ha detto. - Siete sicuri?
- Vai, vai! - Magari non si è fatto niente.
[Arturo] E con una velocità degna di un cambio gomme della Formula 1,
vi fu l'avvicendamento dei Gesù Cristi.
[Flora] Vai, Arturo, sarai il perfetto Gesù.
[Arturo] In realtà, Santità, fu un disastro.
Fu veramente una Via Crucis.
Alla quarta stazione il primo ostacolo fu la Madonna,
interpretata dalla centenaria madre del notaio Macaluso.
Madre!
Ma chi è questo? Non è mio figlio!
[Arturo] Non avvisata dell'incidente del figlio, mi vide come un usurpatore.
Madre, cosa dici? Sono tuo figlio Gesù.
Ma quale figlio?
Tu sei un bugiardo, che Dio ti maledica!
Mamma, lascia stare Papà, ok? No…
- Tu sei un fetuso. Vattene. - [Arturo] Ahia! No, ahia!
- No, lì no! - Signora!
Signora! Signora, suo figlio è stato sostituito!
- Pure tu, pure tu! Le vuoi! - Si è fatto male al ginocchio!
Si è fatto male al ginocchio! Vaffanculo!
- Mamma, calmati. - Suo figlio è stato sostituito.
- Ora la porto da lui. - [donna] Pure tu! Pure tu!
♪ Ti adoriamo Cristo E ti benediciamo ♪
♪ [in coro] Perché con la tua santa croce Hai redento il mondo ♪
[Artuto] Alla sesta stazione,
feci un uso decisamente improprio del velo della Veronica.
Un sacco di volte…
Si ricorda dove Gesù asciugandosi il viso lasciò impresso il suo volto?
- [Papa] Arturo, sono il Papa! - [Arturo] Certo che se lo ricorda.
[Arturo] Ah, ne ho proprio bisogno.
Grazie.
Ah! Ah!
[soffia]
[versi di sgomento]
Ah.
Grazie.
Tranquilli, è soltanto un raffreddore.
Flora! Ma non l'aveva già fatto, Gesù?
Sarà l'emozione! L'ha fatto un sacco di volte.
Ottava stazione.
Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne
che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.
Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse…
Mi scusi, centurione.
- Cos'è che disse esattamente? - Io non so niente!
Perfetto.
Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse…
Scusa, Flora,
adesso non mi sovviene esattamente cosa disse.
Figlie di…
"Figlie di…"
Ah, sì!
"Figlie di?"
Andiamo, Arturo! Te l'ha detto, "figlie di…"
"Figlie di…"
Figlie di puttana!
Non mi fate parlare! Non mi fate parlare!
Io vi vedo! Ah, vi vedo!
Sì, che vi vedo! Non lo fate più!
- Non lo fate più! - Che dice?
Adesso via! Sciò! Raus! Andare! Via, via!
- Raus, raus! - Sono le pie donne, queste.
[gridando] Cambio!
Ah, non era questo?
No.
Lo sospettavo.
[applausi]
[Arturo] E così il notaio Macaluso tornò in scena.
Neanche la resurrezione di Cristo, quello vero,
sarebbe stata accolta da così tanto entusiasmo.
Flora.
Non è andata proprio come immaginavamo, no?
Non so, sarà stata l'emozione,
magari un po' di ruggine, era da molti anni che non lo facevo.
Però, porca miseria, è stata veramente una Via Crucis.
Io ho fatto quello che potevo, ma non potevo fare miracoli.
Arturo, qui non ci tratta di fare miracoli,
ma di sapere o non sapere le cose.
E se tu non sapevi niente della Via Crucis, me lo potevi dire.
Così hai rovinato tutto, Arturo.
- Levati questa barba. - Ahi!
Flora, io, della Via Crucis, so poco,
quasi nulla.
Non so se si è capito.
E non solo della Via Crucis.
Ci sono tante altre cose che non so.
Cioè?
Io non sono cristiano, non sono cattolico,
non sono niente.
L'unica Via Crucis che conosco
è quella che devo fare ogni giorno nel traffico di Palermo.
Arturo, ma che minchia dici?
Flora, io ho finto fino adesso perché tu mi hai cambiato la vita
e non volevo perderti.
Hai preferito prendermi in giro sulla cosa più importante che ho,
sulla mia fede?
E come pensi che mi senta adesso?
Come pensi che mi possa fidare ancora di te?
Non lo so se questa storia ha ancora senso.
Facciamo che noi riparliamo quando torno da Roma.
[Papa dalla TV] Cari fratelli e sorelle di Roma
e del mondo intero, buona Pasqua.
Ciao, Flora! Sto guardando la diretta da piazza San Pietro.
Magari se mi dici dove sei, ti vedo.
[Papa] Cristo è risorto!
Vorrei che giungesse in ogni casa,
in ogni famiglia, specialmente dove c'è più sofferenza,
negli ospedali e nelle carceri.
[Papa dalla TV] Quanti deserti anche oggi l'essere umano deve attraversare,
soprattutto il deserto che c'è dentro di lui
quando manca l'amore di Dio.
Vero, Arturo?
[Arturo] Arrivato al trentacinquesimo sciù,
iniziai a pensare di avere le visioni.
[Papa] Ma la misericordia di Dio
può far fiorire anche la terra più arida,
può ridare vita alle ossa inaridite.
Arturo, non perdere la speranza.
È così che si accolgono gli ospiti?
Cos'è? Non hai mai visto un Papa?
Un Papa sì, ma mai nel mio salotto.
A cosa serve una Chiesa chiusa in sé stessa?
Gesù ci ha insegnato che bisogna stare tra la gente.
E qui, Santità, come sa bene, è arrivato lei ed è cambiato tutto.
Io sono qui per aiutarti
e forse ho la soluzione al tuo problema.
Tu ami Flora e non riesci a stare senza di lei.
Ho capito bene?
Sì, ha capito bene, sì.
Tu, fino ad ora, hai scelto di fingere di essere cristiano.
Perché non ci provi veramente?
Io non so più come si comporta veramente un buon cristiano.
Per essere un buon cristiano, basta seguire le parole di Gesù.
Tutto quello che ti serve è dentro il Vangelo.
Non hai bisogno di altro.
Ti devi affidare, Arturo.
Affidare.
Mettiamola così.
Se va male, resti come sei.
Ma se va bene,
avrai ritrovato l'amore di Dio e di Flora.
La vuoi fare, questa scommessa?
Arturo, si tratta di una visione
provocata da un picco glicemico senza precedenti.
Stiamo parlando di 35 sciù, eh.
Vedi, gli zuccheri in quelle quantità,
stando anche a una ricerca dell'Università di Mill Valley,
possono provocare gli stessi effetti allucinatori delle droghe.
- La ricotta come l'LSD? - Peggio.
Molto peggio!
E tu devi stare attento,
perché gli effetti possono durare per giorni
e potresti avere qualche ricaduta.
Rivedere il Papa.
Di nuovo?
Sì, però non ti preoccupare.
Tu ti fai qualche bella camminata, un po' di movimento,
bevi tanta acqua e vedrai che così smaltisci i zuccheri.
[donna, voce registrata] Il cliente da lei chiamato non è al momento raggiungibile.
Flora, sei tu?
Sei tornata?
Ti ho chiamato un sacco di volte, porca…
Porca, porca, porca.
- Ancora qui. - Non ti sei fidato del tuo Papa, eh?
- Lo capisco. - È solo un'illusione.
L'effetto collaterale della ricotta.
- Ora passa. - Se non vedo nelle sue mani
il segno dei chiodi e non metto il mio dito
- nel segno dei chiodi… - Non passa.
…e non metto la mia mano al suo fianco, io non credo.
Così disse Tommaso agli apostoli che affermavano di aver visto Gesù risorto.
Anche la diffidenza fa parte della nostra storia cristiana.
- Non passa. - Arturo, avvicinati.
Ce l'hai, il Vangelo?
No.
Immaginavo.
La ringrazio, Santità.
Ma adesso la devo lasciare perché sono molto stanco.
- Molto stanco. - Non aver paura di fare il salto.
No, no. Dormo mezz'oretta e poi faccio il salto.
[ride]
[vibrazione del cellulare]
Pronto?
- [dottore] Arturo, stai meglio? - Sì, sì, sto meglio.
- [dottore] Te l'avevo detto. - Solo che, tornato a casa,
- ho avuto un'altra visione. - [dottore] Che cosa hai visto?
Pensa che questa volta il Papa mi ha dato pure un Vangelo da leggere.
[dottore] No, non ti preoccupare. Sono solo visioni di assestamento,
residui del picco glicemico. Tu domani al Papa non lo vedi più.
"A Gesù non servono cristiani tiepidi."
Porca miseria.
Questo gradino non lo vedo mai.
- Posso? - Dimmi, Arturo.
Com'è andata a Roma?
- Bene, tutto bene. - Bene.
Avete visto il Papa? Sì?
- Sì, certo. - Andiamo, vuoi sapere di Flora?
Ti ha parlato di me?
Io ci ho provato a difenderti, ma guarda che quella è incazzata nera.
E ha ragione. Le hai fatto fare una figura di merda impressionante!
Mi sa che non sarà facile rimediare.
No.
Ora scusami, che ho cose da fare.
C'era quella cosa che…
Ah, sì. Aspetta un attimo.
Senti, Arturo, io stasera sono con voi alla partita di calcetto.
No, Tommaso, stai sbagliando, perché la partita è la settimana prossima.
Arturo, ripeto, io stasera sono con voi a giocare a calcetto.
Ah!
Avete anticipato la partita e non mi dite niente?
- Io come faccio a organizzarmi? - Arturo, non c'è nessuna partita stasera!
Per Beatrice io stasera sono a giocare a calcetto.
E, infatti, stasera c'è la partita… Non me lo ricordavo, scusami.
- Giochiamo insieme, sì. - [Tommaso] Bravo.
[Arturo] Cari amici, oggi non vi parlerò di un dolce siciliano, ma di uno umbro.
La torta ciaramicola.
Una ciambella impastata con liquore al kermes
che le dona il suo inconfondibile colore rosso.
Sopra, una splendida meringa bianca ricoperta da confetti colorati.
Resistente e dolce come ogni grande amore.
Infatti, questo è il dolce degli innamorati.
Sperate solo di non doverlo mai mangiare da soli.
[don Salvatore] E donale unità e pace secondo la tua volontà,
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
[in coro] Amen.
[don Salvatore] La pace del Signore sia sempre con voi.
[in coro] E con il tuo spirito.
[don Salvatore] Scambiatevi un segno di pace.
Scusate, sono scivolato.
Pace e bene.
- Pace e bene. - Pace.
[brusio]
Sto qua.
In silenzio.
Don Salvatore.
[Arturo] Lo so. Ti sto chiedendo tanto.
Forse non merito la tua fiducia.
Però ricordiamoci anche che Gesù ha dato una seconda possibilità
alla peccatrice che i farisei volevano condannare.
"Le sono perdonati i suoi molti peccati perché ha molto amato."
Luca, capitolo 7, versetto… 36?
Cinque.
Non mi ricordo, però le parole sono quelle.
Ecco, Flora, io ho sbagliato.
Però ho anche molto amato te.
E questa situazione che cos'è?
È un colpo d'effetto o credi veramente a quello che stai dicendo?
Perché, Arturo, io non voglio essere presa in giro un'altra volta.
Flora, io ti amo.
E su questo non ti ho mai mentito.
È vero che ho fatto finta di essere cristiano e ho sbagliato.
Però questa volta ci voglio provare seriamente.
[ansimano]
Sciù?
Sciù.
"Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo,
per dare testimonianza alla verità."
Signori, la casa è praticamente finita,
ci potete entrare domani, chiavi in mano.
- Bene, bene. - Bene.
- Scusate il ritardo. - Arturo, bentrovato,
ma non ti preoccupare, abbiamo finito,
i signori l'hanno vista, sono contenti, e la vogliono prendere.
Sì, a noi la casa piace moltissimo.
C'è qualche altra cosa che dobbiamo sapere?
No, anche perché le informazioni sono tutte nella cartellina.
Ehm…
Scusa, Roberto, magari gliel'hai già detto.
Se entrate nel bagno e guardate su,
avete notato che c'è una grossa macchia di umidità?
Non si capisce da dove viene la perdita, è proprio un mistero. No, Roberto?
Sì, in effetti ho sentito un odore strano,
ma c'era la finestra aperta, pensavo venisse da fuori.
No, da dentro, proprio da dentro.
È una sciocchezza, si risolve in cinque minuti.
Uhm, non lo so.
Ah…
[Arturo] Santità, onestamente,
io non ero entrato in quella casa per dire la verità.
Sì, avevo segnato la frase del Vangelo semplicemente perché mi aveva colpito.
Invece poi la verità l'ho detta,
e lei capisce il casino.
Un agente immobiliare che dice la verità!
Non si fa, non è tradizione, è contro le regole.
È come se mettessi la crema pasticcera nel cannolo.
Cioè, per dire…
Ma perché non si fa? A me piace con la crema di pistacchio.
Santità, Santità, per carità di Dio!
Lei sa tantissime cose, ma sul cibo siciliano lasci perdere!
La crema di pistacchio nel cannolo non si può sentire,
è come se lei battezzasse un bambino col chinotto, si fa?
- No… - Eh, non si fa.
Il cannolo è con la ricotta, punto.
È piccola, però più o meno è proprio quello che cercavo.
Mi fa piacere.
Ma è giusto che l'avverta che questo pilastro,
un po' come tutto il palazzo, ha problemi di stabilità,
niente di grave, non crolla, cose che si risolvono,
però bisogna fare qualche lavoro, sì.
È bellissimo qua!
Poi sembra di toccare il Teatro Massimo.
Poi questa terrazza mi dà un senso di pace.
[sospira]
Sì, sì…
Ma è anche vero che il vicino la sera organizza spesso delle feste.
Ha avuto anche problemi con la giustizia per queste feste,
ma lui se ne frega, manco apre ai carabinieri.
È un mezzo delinquente.
Che sta succedendo, Arturo?
Non piazzi più niente.
Lo so, Tommaso,
ma il mercato immobiliare è un po' così, sale, scende,
prima o poi la bolla doveva scoppiare.
E com'è che scoppia solo con te?
Hai visto i risultati degli altri?
Lo so, ma c'è sempre quello a cui tocca l'ingrato compito di aprire la crisi.
Tu cerca di chiuderla, questa crisi.
Va bene.
Senti una cosa, Arturo,
siccome Beatrice è un po' sospettosa per ora,
magari passi da casa, ti prendi un caffè, parlate…
Lo sai che non bevo caffè.
Vabbè, ti prendi qualunque altra cosa, fate due chiacchiere,
e le dici che abbiamo dovuto intensificare queste partite di calcetto
in previsione del torneo tra agenzie immobiliari.
Hai capito, no?
Ho capito benissimo, però è meglio se non ci passo.
Perché?
Perché se ci passo, le dico la verità.
Ma perché? Che te ne fotte?
Tommaso, "non desiderare la donna d'altri" ti dice qualcosa?
Vedi che Lucia è single!
Eccolo qua.
"Chiunque guarda una donna per desiderarla
ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo,
cavalo e gettalo via da te.
E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato,
tagliala e gettala via da te."
Arturo, ma che mi stai dicendo? Mi devo tagliare la minchia?
Bravo, Tommaso, vedo che hai colto il senso profondo e il ragionamento.
Bravo.
Hai fame?
Ehilà.
Flora, io ci ho pensato.
Che c'è?
Non ti piaccio più?
Ma no, sei bellissima.
- È che… - Cosa, Arturo, cosa?
È che fare sesso prima del matrimonio è peccato.
Guarda che la Chiesa non è più così rigida.
Certo non ti invitano a fare l'amore con chiunque, però…
con la persona che ami
e con la quale vuoi passare il resto della vita sì.
Non è più la Chiesa di cinquant'anni fa.
Però qui ti sbagli,
perché lo dice anche il Papa, quello attuale,
non quello di prima, o quello di prima prima.
Dice: "La castità insegna ai nubendi
i tempi e i modi dell'amore vero, generoso e delicato".
L'attuale Papa, non quello di prima,
e neanche quello prima, sennò dici vabbè…
Cosa vuoi che ti dica il Papa?
"Fate le orge?" Il Papa fa il Papa.
E noi facciamo i cristiani.
- Mi dai una cassatina? - No.
Vabbè, dai, una…
C'è da aggiungere, Santità, che noi facciamo i cristiani,
ma con quello che succede nel mondo, guerre, epidemie, disoccupazione,
pure voi, ancora con sto sesso…
Io ho seguito le sue indicazioni,
ma le confesso che ho fatto molta molta fatica.
Ma io, caro Arturo, ho anche detto
che la castità non va confusa con l'astinenza sessuale,
che va cercato l'amore e non la lussuria.
Difendere l'amore,
l'amore del cuore, del corpo, della mente,
amore puro nel darsi uno all'altro,
è questa la bellezza del rapporto sessuale.
Ah, bello.
- Ma quando l'ha detto? - L'ho detto, l'ho detto.
Ma porca zozza, mi è sfuggita!
Io qua è da settimane che non…
Che non… Che…
Insomma, mi ha capito!
Arturo, parli di corda a casa dell'impiccato.
Mi scusi, non volevo inferire.
Siamo in due.
[Tommaso] Non ho capito che ha Arturo.
L'altra volta ha preso il Vangelo, si è messo a leggere.
A che proposito?
Non mi ricordo adesso.
Non è questo il punto. Il fatto è che pure al lavoro è impazzito.
Dice ai clienti i problemi che hanno gli appartamenti in vendita,
li mette in guardia. Lo capisci che per noi è un problema?
Cioè…
Noi facciamo gli agenti immobiliari, non siamo la missione speranza e carità.
Vabbè, la Via Crucis l'ha un po' segnato.
Adesso si sta impegnando seriamente.
Come tutti quelli alle prime armi, è un po' estremo. È una fase, poi passa.
Un venditore che non vende, non so per quanto posso permettermelo.
[Flora] Prendi la cassata per domani che è già pronta.
- Sì. - [Flora] Non la scafazzare.
- No. - Una cassata scafazzata alla comunione,
- non la dimentichi. - Sarà una cassata rivisitata!
Smettila che voglio fare bella figura.
Ricordati di annaffiare le piante. Spegni il gas.
- [Arturo] Sì. - Tira dentro lo stendino che piove,
e poi parti subito che gli zii cucinano per te da stamattina.
- [Arturo] Molto bene! - Ti preparano una cena pazzesca.
- Non vedono l'ora di conoscerti. - [Arturo] Pure io.
Ma tu hai capito che stasera c'è nonna Rorò?
- Ha 98 anni e viene solo per te. - Novantotto anni?
Allora mi devo sbrigare a venire, che sennò…
- qui è un attimo. - Cretino.
Metti su la pasta, che sto arrivando!
Sì, sbrigati.
Allora! Questo Arturo che dice?
Tempo di prendere la cassata e parte.
Allora, è l'una.
Per le tre, tre e mezza al massimo dovrebbe essere qua.
Sì. Tu porta questi. Meno male che dovevamo spizzuliare due cose.
Lo sai com'è da noi!
[rintocchi del cucù]
Quando arriva zio Arturo?
Dovrebbe essere qua alle tre e mezza.
Non vorrei avesse trovato traffico a Castracane Bassa.
Lì c'è sempre traffico.
Speriamo che non ci siano lavori come la scorsa settimana.
Era tutto intasato, non si camminava.
- [Arturo] Pronto? - [Flora] Dove sei?
[Arturo] Ho avuto un piccolo intoppo, ma nel giro di un'ora dovrei risolvere.
Tutto bene? Qui ti stiamo aspettando.
[Arturo] Tranquilli, un'ora. Forse anche meno.
Ok.
Un'ora ed è qua.
[rintocchi del cucù]
È tutto pronto.
- Meno male che è tutto freddo. - Deve arrivare.
Ferma, Sabrina. Dobbiamo aspettare.
Non è educazione.
- Dobbiamo aspettare. - Ti fai rimproverare.
Mi ha scritto. Mi ha scritto.
Venti minuti ed è qua.
- Abbiamo fatto trenta… - Facciamo trentuno.
Vi ho preparato una cassata per domani che non l'avete mai mangiata così!
[rintocchi del cucù]
- Basta! - Nonna! Dobbiamo aspettare Arturo.
Flora, alla mia età, ogni minuto può essere l'ultimo.
[zio] Mia mamma ha ragione. Buon appetito.
[donna] Passami la caponata.
Sabrina, passa la caponata.
[prete] In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
"Per questo io vi dico,
non preoccupatevi per la vita,
di quello che mangerete,
né per il corpo, di quello che indosserete.
La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito.
Guardate i corvi.
Non seminano e non mietono.
Non hanno né dispensa, né granaio.
Eppure Dio li nutre".
Ciao, amore.
- Piacere, Arturo. - Piacere.
- Piacere. - Piacere.
Scusate, ho avuto un piccolo impedimento.
Ha già fatto la comunione?
- No. - Ah, bene. Giusto in tempo.
[Arturo] Io stavo venendo ad Agrigento,
poi ho sentito alla radio del terremoto che ha colpito vicino a Enna
e mi è venuta in mente la parabola del buon samaritano,
quando Gesù dice:
"Ama il prossimo tuo come te stesso".
Pensavo di fare presto, ma i problemi erano tanti.
Tra l'altro venire in pullman, è un disastro.
Non ne ho dovuti cambiare tre. È una vergogna.
Dobbiamo fare qualcosa, scriviamo al sindaco.
- La tua auto che fine ha fatto? - Eh?
La tua auto che fine ha fatto?
La mia auto…
C'era una famiglia che rischiava di dormire fuori la notte.
Ho pensato che fosse cosa buona e giusta lasciarla a loro.
Però mi hanno promesso che domani me la riportano.
A Palermo.
E i vestiti?
Te lo sei portato un cambio per la cerimonia?
Ma certo.
Secondo te vengo senza il vestito elegante?
Solo che lì la sera fa freschetto.
Siamo in Sicilia, ma in alto.
Molti sono scappati velocemente da casa e…
Adesso il mio vestito lo indossa Saro.
- Saro? - Il benzinaio.
Il benzinaio?
Però mi ha promesso che domani me lo riporta stirato.
Buono.
È comodo.
Vabbè la cassata di Sabrina l'hai portata con te?
- La cassata. - Arturo, dove è la cassata?
Flora, sai come sono questi terremotati.
Scappano in maniera disorganizzata, non pensano al mangiare.
Allora li ho visti un po' smunti, stanchi, disorientati
e ho pensato che fosse cosa buona e giusta lasciarla a loro.
La mia cassata.
Un po' di dolcezza in questa giornata amara.
[Arturo] Ricotta, cioccolato, pan di Spagna, pasta reale,
glassa di zucchero e frutta candita.
Assemblate tutti questi ingredienti e avrete la regina dei dolci siciliani.
La cassata.
Un trionfo insensato di zucchero grazie al quale raggiungi il paradiso.
Consigliata per i momenti di sconforto.
Quanto è buona la cassata!
Un terremoto di piacere.
[Pippo] Arturo, grazie per la macchina.
Ci siamo permessi di pulirla e fare il pieno.
- Non dovevate, non dovevate. - Ma ci mancherebbe!
Rispetto a quello che hai fatto per noi, cos'è? Niente.
Signora, un santo è!
Eh… Ha pure le stigmate.
Signora, questo è il vestito. Non lo stirate, ci abbiamo pensato noi.
Non si preoccupi, fa miracoli pure con il ferro.
- È un santo. - Sì, un santo.
Comunque, appena ci rimettiamo a posto, voi siete nostri ospiti.
- Vi aspettiamo. - Non c'è bisogno.
- Ci mancherebbe. Grazie ancora. - Ciao.
- Grazie. Signora. - Ciao.
- A lei. - [uomo] Arrivederci, signora.
- Ciao, Francesco. - Ciao, grazie.
Ciao, Maura.
- Ciao, Valeria. - Sì.
Di nuovo. Arrivederci.
- Oh, andate piano! - [Pippo] Sì, buona giornata.
E lui chi è?
Vedi?
Hanno riportato anche la cassata.
Certo, non è buona come la tua, ma è sempre una cassata.
- Grazie. - Arturo, mi presenti il signore?
Ah, lui è Sunkaru, con la "n". Sunkaru.
Piacere.
Sunkaru, con la "n", viveva in un centro d'accoglienza
che però a causa del terremoto è diventato inagibile.
I responsabili hanno fatto un appello
ad accogliere i loro ospiti momentaneamente.
E allora io ho pensato alle parole di Gesù.
Quando dice: "Ero straniero e mi avete accolto".
Parole che poi vengono riprese anche da…
Da coso…
Vabbè, da un padre della Chiesa che dice:
"Perseverate nell'amore fraterno, non dimenticate l'ospitalità.
Alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo".
Hai fatto bene, Arturo, è giusto.
E dove pensavi di portarlo, Sunkaru?
Ehm…
Pensavo… a casa nostra.
Scusa un attimo, Sunkaru.
Scusa.
Arturo, io e te siamo una coppia
e decisioni importanti come queste forse dovremmo condividerle.
Hai ragione, ma non c'era molto tempo per decidere
e poi pensavo che tu saresti stata d'accordo a ospitarlo.
Che facciamo, smentiamo Gesù?
"Ero straniero e non mi avete accolto"?
Qui non c'entra niente, Gesù, Arturo.
Questa è una questione di organizzazione.
- "Sukaru" non può… - Sunkaru, con la "n", Sunkaru.
Sunkaru va seguito, va messo nelle condizioni di socializzare.
È una cosa delicata, non si può improvvisare.
Vabbè, tranquilla. Penso a tutto io.
Mi occupo io dello straniero in difficoltà.
[Tommaso] È diventata una cosa ingestibile.
Meno male che era una fase.
Ora ci mancava solo "Sukaru".
No, Sunkaru, con la "n".
- "Sukarun?" - Sunkaru.
Vabbè, come è, è, comunque, Arturo è fuori.
Adesso inizio a sentirmi a disagio.
Cioè, è come se mi volesse sfidare. È tutto un continuo giudicare.
Eh, pure con me.
- Cioè, non molla. - Con te su cosa?
Lascia perdere il caso particolare, non è il punto.
Il fatto è questo atteggiamento giudicante tutto il tempo.
Tu dici una cosa, fai una cosa e tira fuori il Vangelo.
Va bene seguire la parola del Signore, ma non esageriamo, però.
No?
[uomo] Vai, vai, vai!
Andiamo!
- È fallo! - Sunkaru!
[Tommaso] Il guardalinee, deve seguire la palla.
La palla va a destra, tu vai a destra.
Palla a sinistra, vai a sinistra. Chiaro?
Questo come ha fatto ad attraversare… Che hai attraversato?
Il deserto, la Libia, il mare?
È un mistero!
Ragazzi, fare il guardalinee è difficile.
Lo facciamo giocare in difesa?
Forza, continua il tacco!
A Roberto, a Roberto, Sunkaru!
A Roberto, con tutte le tue forze, dai!
Minchia, lo sapevo, lo sapevo!
Le banane non ce le ha solo nella panza, ma pure nei piedi!
- Meglio che fa il guardalinee. - Capita!
C'è il sole e uno non vede. A chi è che non è capitato?
Non è abituato a vedere il sole, lui.
[Roberto] I migranti!
I migranti!
Che ci dobbiamo fare con sta roba inutile?
Scusa, tu accogli in base al curriculum?
- Tu sei cristiano? - [Roberto] Ti sembro musulmano?
Se tu sei un vero cristiano, dovresti sapere cosa dice il Papa.
Che Dio è per l'accoglienza, e stiamo parlando del Papa.
C'è un solo passaggio: Dio, Papa.
Non è che l'ha detto il cugino del vicino di Dio al Papa.
Lì ci sarebbero stati molti… effettivamente.
Dio, Papa è solo un passaggio.
Arturo, ma che stai dicendo?
Un conto è fare il Papa, l'altro è governare.
[Arturo] No, no, no!
Non è che il cattolico smette di essere cattolico quando fa il politico.
Si è sempre cattolici, non solo quando si chiede il voto.
È lì che sta la difficoltà…
[Arturo] Capisci, siamo cristiani a intermittenza.
Quando ci conviene.
Forse però stai vivendo il cristianesimo con troppo estremismo.
Perché? Perché applico la parola di Dio?
Ma io ti chiedo, è più cristiano fare, o pregare?
Arturo, ti sto solo dicendo che la gente fa fatica a relazionarsi con te.
La gente chi?
[sospira]
Tommaso, per esempio.
Ho parlato con lui ed è molto in difficoltà.
In certi momenti pure io lo sono.
La fede dovrebbe unire, non dividere.
Anche Cristo era divisivo.
Ah, quindi adesso ci stiamo paragonando a Gesù?
Ovviamente no.
E allora che cos'è? Una crociata contro noi infedeli?
[Arturo] È tradizione a Palermo, per il Giorno dei Morti,
regalare un pupo di zucchero a forma di paladino.
I paladini erano gli eroici cavalieri di Carlo Magno
che combatterono gli infedeli.
Per fare un paladino ci vogliono due chili di zucchero,
duecento grammi di glucosio, due cucchiai di succo di limone,
mezzo litro d'acqua, coloranti alimentari,
olio di mandorla e tanta… tanta ostinazione.
Mia figlia insiste col dire che io sarei un tradizionalista.
Guarda questi cannoli, guarda, guarda!
Eh? Guarda!
Questo cannolo…
ha dentro una mousse fatta con il 70% di ricotta, sì,
ma 30% di panna!
Per renderlo più leggero! Assaggia, assaggia.
Assaggia, assaggia, assaggia!
Papà.
[Guarneri ride]
- [Guarneri] Eh? Com'è, com'è? - Buono!
E questo metticelo nei tuoi "sociàl", eh!
Adesso mi devi dire se sono meglio questi, o quelli di Flora.
Eh…
Vabbè, signor Guarneri…
Come si dice: tra moglie e marito, non mettere il… candito!
[ridono]
Il candito no, ma la cassata sì.
- Eh? - Wow, è bellissima questa cassata!
È bella, è bella.
Questa l'ho fatta io personalmente
per la cena di domani in onore del mio amico Tano.
Naturalmente, Arturo, tu sei dei nostri.
No, papà, Arturo ha il calcetto, non può.
No, è alle 18, ce la faccio per cena.
- Bene, bene! - Sì?
Tano si merita un grande bentornato
e deve essere circondato da gente che gli vuole bene.
- Guarneri, la vogliono alla cassa. - Arrivo subito.
Scusate, io devo andare, ma voi potete restare in contemplazione!
[ride]
Scusa, però, ma chi è questo caro amico Tano?
Tano Puccio.
Puccio?
Puccio, quel Puccio lì?
Cioè, l'onorevole che si è fatto sette anni di carcere per corruzione?
Sì.
Sono vecchi amici e ti pregherei di non rovinargli la serata.
Bene.
E poi ricordati che Gesù non è vendicativo.
Hai presente la parabola del figliol prodigo?
Quella del padre che accoglie il figlio che ha sbagliato?
Sì.
Effettivamente c'è anche quella parabola.
Esatto. Quindi, un bravo cristiano deve saper accogliere
non solo i migranti,
ma anche chi ha sbagliato e vuole ricominciare.
Perché noi non siamo cristiani a intermittenza.
Giusto.
[Arturo] Santità, quelle sono state le ventiquattro ore
più difficili della mia vita.
Alle diciotto avevo l'ultima partita del girone eliminatorio
del torneo di calcetto tra agenzie immobiliari.
Il vincitore sarebbe andato in semifinale.
Lo scontro era tra noi della Trinacria Real Estate
e la Palermo Immobile, nome azzeccatissimo,
perché è dalla nascita di Gesù Cristo che in città non si muove nulla.
A loro bastava solo un pareggio.
Due ore dopo mi aspettava la cena con l'onorevole Tano Puccio,
che in quell'immobilismo ci aveva sguazzato per anni.
Ci giochiamo la dignità.
In termini di fatturato,
la Palermo Immobile non ci ha mai battuto.
Non possiamo lasciarglielo fare sul campo!
Andiamo a rompergli le corna!
[insieme, gridando] Sì!
[Arturo] Santità, i fortunati clienti del bar La Palomba
ancora oggi possono dire di aver vissuto una partita epica.
Contrariamente al nome della squadra,
la Palermo Immobile si scoprì molto agile e scattante.
Ci mise ripetutamente in difficoltà.
- [Tommaso] La Manna, non lo mollare. - Lo tengo d'occhio.
- La Manna, capito? - È sotto controllo, sotto controllo!
- Arturo, La Manna, ti ho detto! - La Manna, sì.
[Arturo] Al settimo minuto del primo tempo siglammo il gol del vantaggio.
[Tommaso, gridando] Gol, minchia, gol!
[Tommaso esulta]
[Arturo] Qualche minuto dopo, però,
la Palermo Immobile pareggiò con il temutissimo geometra La Manna.
Arturo, La Manna! Ti dissi: "Fai attenzione a La Manna!"
- Non me l'aspettavo questa cosa che… - [Tommaso] Non scassare!
Mi aspettavo un…
[Arturo] Dopo una ventina di minuti di assedio inconcludente,
ci riportammo in vantaggio.
[esultano]
[canto di esultanza]
[esultano]
[Arturo] Seguì un attacco serrato della Palermo Immobile.
Io mi distinsi per delle parate memorabili.
[applausi]
Ma poi, dopo tanta tensione,
bastò una mia piccola distrazione per cambiare il risultato della partita.
Secondo me, vinciamo, Sunkaru.
Ma che minchia fai? Lasci la porta aperta?
- Mi stavo idratando. - Ma che minchia ci bevi?
Vai a romperti le corna!
Capita. Non mi idrato più.
Ma è importante idratarsi!
[Arturo] Eravamo di nuovo fuori.
ma a dieci minuti dalla fine Tommaso fece un miracolo.
Senza offesa, Santità.
[esultano]
Gol! Gol!
[Arturo] Ormai vedevamo la semifinale, Santità.
[insieme] Gol!
[Arturo] E fu lì, a un minuto dalla fine,
che Gesù mi mise alla prova come quarant'anni prima.
[cronista, TV] Calcio di punizione in favore del Brasile.
[Arturo] Il geometra La Manna batté una punizione
che andò dritta sulla testa del responsabile
dell'Agenzia 15 della Palermo Immobile, Oscar Gerlandu.
Nei miei occhi, rividi la parata di Dino Zoff.
[cronista, TV] Ha parato Zoff!
[Arturo] Come io avevo sfidato Dio quarant'anni prima,
adesso era lui a sfidare me.
[uomo] È gol! È gol!
Ma quale gol? Ma che dici?
- È gol! È gol! - [Tommaso] Era sulla linea pulita!
[urla sovrapposte]
La Manna, mettiti a dormire! In semifinale ci andiamo noi!
- Vattene, va. - [uomo] È fuori!
Tommaso?
Arturo, non fare lo stronzo.
Ragazzi…
in verità vi dico…
- che era dentro. - [uomo] È gol!
[esultano]
Era gol.
- Arturo! - Era gol. Era gol.
- Era gol! - Arturo, "in verità vi dico"?
Ma chi sei? Il Signore?
Vaffanculo, va'.
- Ma va', va'! - [Arturo] Che piacere c'è a vincere
in questo modo, con l'imbroglio? Non è cristiano!
Se non volete ascoltare me, ascoltate Gesù!
Ricordiamoci cosa ha detto! "La verità ci renderà liberi."
[Tommaso] Sì, di mandarti a fanculo!
Tommaso, da te non me l'aspettavo.
Questa, tecnicamente, potrebbe essere una bestemmia.
Vai a scassare la minchia, vai!
Ma…
Hai sentito?
Del resto, Santità, lo ha detto pure lei.
Gesù non diceva menzogne. La verità è la via per la conversione.
Anche a calcetto.
Giusto.
E poi, dai, non era neanche la finale.
Ma Santità!
Vabbè, certo.
Voi avete vinto un mondiale con un gol irregolare.
Era "la mano de Dios".
Eh, "la mano de Dios". Diglielo agli inglesi!
Era "la mano de Dios"…
Eccovi, finalmente siete arrivati.
Abbiamo perso la partita e Tommaso mi ha mandato a fanculo.
Va bene, poi me lo racconti. Vieni, Arturo, ti devo dire una cosa.
Don Salvatore è ancora molto arrabbiato per la storia della Via Crucis.
- Per favore, cerca di non urtarlo. - Va bene… Mi scusi.
Don Salvatore!
Salve.
- Una cosa ti avevo chiesto. - Non l'ho visto!
Arturo, stai lontano da lui. Non fare i danni.
Va bene, tranquilla, però…
- Flora, puoi venire? - Sì.
Notaio.
Come va il ginocchio?
Non cede.
- Non cede! - Non cede, abbiamo capito.
Bellissima.
Accendiamole.
- Champagne? - No.
Hai dei dolci?
Arturo, i dolci li serviamo a fine cena.
Salvo, portagli i dolci.
È meglio.
È meglio.
Grazie.
- [donna] Flora! - Ehi!
Tuo padre ha fatto benissimo a organizzare questo benvenuto.
Tano è stato un martire.
[Patta] Sette anni di galera ha sopportato.
Non so come abbia fatto,
ma lo ha fatto per il partito.
- Solo il Signore l'ha aiutato. - È vero, avete preso da bere?
- Sì, sì. - Accomodatevi, vi raggiungo.
- Il figliol prodigo, Arturo. - Il figliol prodigo, sì.
- [Salvo] Ecco qua. - Grazie.
Ecco, mangia.
[Tommaso] Guarda chi c'è.
Ehi.
Tommaso, era solo una partita, che danno ha fatto?
- No, niente… Flora. - Ciao.
[tintinnio di vetro]
[Guarneri] Scusate, un attimo di attenzione.
Ho appena parlato al telefono con il nostro caro amico Tano,
Ecco, lui si scusa con tutti quanti per il suo ritardo e…
ci dice…
che tra pochi minuti sarà qui tra di noi.
Vi devo dire che sento grande emozione al pensiero
che finalmente lo posso riabbracciare dopo tanti anni.
Perché io e Tano siamo fratelli da 40 anni
e vi posso giurare sul mio onore di pasticcere
che mai gli ho visto fare un pensiero cattivo.
Mai, mai, mai, mai.
Il figliol prodigo.
- [don Salvatore] Amici. - Il figliol prodigo.
Vi invito a dare al nostro presidente la giusta accoglienza
e ringraziarlo
per la dignità con cui ha sopportato la dura prova del carcere.
Come Gesù Cristo sulla croce,
ha affrontato con la stessa dignità l'ingiusta condanna degli uomini.
Tano nostro non si è chiesto
cosa ci facesse in mezzo a tutti quei peccatori
ma ha accolto la volontà di Dio.
Eh, no!
No, va bene il figliol prodigo, ma qui le cose sono andate diversamente.
Padre, se si ricorda la parabola,
quando il figliol prodigo torna a casa, si pente.
Dice: "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te".
Va bene che "futti futti, Dio perdona a tutti", però almeno pentitevi.
[donna] Che dice?
Prima c'è il pentimento, e solo dopo c'è il perdono.
Qui lo state facendo diventare un santo!
Arturo!
Tu che sei così ferrato in materia
lo sai cosa rispose Gesù a Pietro che gli chiedeva:
"Signore, se mio fratello commette colpe contro di me,
quante volte dovrò perdonarlo?"
Fino a sette volte?"
Il Signore rispose:
"Non dico fino a sette volte,
ma settanta volte sette!"
Sì, ma neanche settantasettemila volte sette!
Arturo, forse è meglio se te ne vai.
Giusto.
Giusto.
Non vorrei turbare questa bella comunità di praticanti…
non credenti.
Eh, sì, perché per voi la fede va teorizzata,
studiata, storicizzata,
approfondita, contestualizzata,
colta nelle sue sfumature e molto, molto, molto pregata.
E invece no!
È la fede vissuta,
sono le opere, lo sporcarsi le mani
che danno un senso e dignità al cristiano.
È la fede attuata che sposta le cose, non la vostra comoda fede da salotto.
Vabbè, Sunkaru, andiamo.
Cosa fai? Sembri un albero di Natale.
Che cos'è sta roba?
Perché accetti tutto passivamente?
Per chiarire, lui è Sunkaru, un mio amico.
Non è che, perché è nero, lo dovete scambiare per un maggiordomo.
Non gli avete neanche offerto da mangiare.
Tenga, notaio.
Non cede, non cede, non si preoccupi.
Sunkaru, ho detto andiamo, e andiamo, no?
Sunkaru, mangia qualcosa.
[porta che si apre]
Scusa, ho alzato un po' i toni.
Ero un po' stressato per la partita.
Ho sbagliato i modi, lo ammetto.
È stato un intervento un po' scomposto.
Però tu guarda il contenuto, perché è chiaro che se non guardi il contenuto…
- Sono stato colpevole. - Io non capisco più dove stai andando.
Prima mi bastava uno sguardo.
Adesso non ti trovo più, Arturo.
Dov'è finita la nostra relazione?
Pure io sono credente, però non capisco che cosa stai cercando, Arturo.
Che cosa vuoi dimostrare con questo comportamento?
Che cosa? Che sei migliore di noi? Che l'unico cristiano sei tu?
Se lo vuoi credere, credilo.
Però io adesso penso che tu ora abbia bisogno di una persona,
di un padre spirituale che ti possa seguire,
perché con questo estremismo stai rovinando tutto. Tutto!
A volte mi sembra che tu mi voglia ferire e basta.
Flora, io un padre spirituale ce l'ho già.
È lui ad avermi indicato la strada.
E chi sarebbe questo padre spirituale, scusa?
[Arturo] Ehm…
Il Papa.
[sospira]
Sì, Arturo, sì.
Tutti i cattolici hanno il Papa come punto di riferimento.
Però le sue parole andrebbero comprese,
- e se tu avessi un padre spirituale… - Non hai capito?
Il mio padre spirituale è lui, in persona.
Cioè, in persona, quasi in persona, però è lui.
Arturo, ma che stai dicendo?
Flora, da dopo la Via Crucis io non sapevo cosa fare.
Mi mancavi talmente tanto che stavo davanti alla TV
nella speranza di vederti in piazza San Pietro.
Nel frattempo, mi consolavo con un vassoio di sciù.
Arrivato al trentacinquesimo sciù è accaduto il miracolo.
Dalla televisione, il Papa si è rivolto direttamente a me.
Sono andato in bagno, mi sono sciacquato la faccia
e quando sono tornato l'ho trovato seduto sulla poltrona!
- Il Papa? - Sì!
- Sulla poltrona! - Sì, incredibile!
Cioè, "il Papa"…
Una visione del Papa procurata dai 35 sciù.
- Gli sciù. Il Papa. - Sì.
Arturo, ma cosa stai dicendo?
È lungo per spiegartelo bene, però lui alla fine mi ha dato il Vangelo
e mi ha detto: "Qui c'è tutto quello che ti serve
per essere un buon cristiano. Prova!" E io ho provato.
Sì.
Io non credo di poter andare avanti, Arturo.
Scusami, è meglio se la chiudiamo qua.
- Flora, aspetta! - Lasciami andare.
[porta che si chiude]
Ciao, ragazzi.
Ciao.
Ciao, Lucia.
Quali sono i miei appuntamenti di oggi?
Tommaso mi ha detto che è meglio se prima passi da lui.
[Tommaso] Scorrevo la tua situazione.
Non è cambiata da quando ne abbiamo parlato.
- Ti ho detto… - Non mi tirare fuori la bolla!
Roberto ha venduto quattro appartamenti.
Tu, invece, non hai affittato o venduto niente.
Se non un vecchio scantinato praticamente a gratis.
C'erano problemi di infiltrazione. Eravamo al limite della truffa.
Senti, Arturo.
Ti vuoi prendere una pausa?
- Per la partita di ieri? - La partita di ieri non c'entra niente.
- Per la cena, allora? - No, no.
Allora perché non ti ho coperto con Beatrice?
Dovresti ringraziarmi che non le ho detto niente ieri sera.
- Tecnicamente ho peccato. - Lascia stare queste cose.
Non c'entra niente.
Il problema è il tuo atteggiamento al lavoro.
Io l'ho capito che tu vuoi essere trasparente verso i clienti.
È giusto, ma il nostro mestiere è anche quello di dire le cose senza dirle,
di ometterle, per non rovinare il sogno.
Il sogno.
Oh, lo capisci?
No.
Prima lo capivi però.
Adesso vedo le cose in maniera diversa.
Senti, Arturo.
Prenditi una bella pausa
e chiediti o no se sei ancora adatto a fare questo lavoro.
- [Salvo] Ed ecco qua. - [donna] Grazie.
[Salvo] A te.
[voci indistinte]
Ciao, Salvo.
Non c'è Flora?
No, oggi non si è vista.
Non verrà più tardi, no?
Guarda, non te lo so dire.
- Scusa, mi incarti 35 sciù? - [Salvo] Sì.
- Con la ricotta. - [Salvo] Va bene.
- Che ha chiesto, Arturo? - Gli sciù alla ricotta.
- Trentacinque? - [Arturo] Capisce, Santità?
Io ho ascoltato le sue parole, ho seguito che lui diceva Gesù.
Cosa ci ho guadagnato?
Ho perso il lavoro, gli amici e la donna che amo.
- Tutto. - E non sei felice.
- Ma chi lo sarebbe? - Il buon cristiano.
Io mi sono comportato da buon cristiano,
ho rispettato le regole, ho fatto quello che Gesù ha detto.
[Papa] E hai fatto molto bene.
Perché le regole sono importanti
e spesso noi cattolici ne siamo un po' allergici,
ma da sole non bastano.
Rispettarle fa di te una brava persona, ma non un buon cristiano.
San Francesco diceva che un buon cristiano è felice
quando gli chiudono le porte in faccia,
quando riceve i rifiuti,
perché è nutrito dalla felicità delle fede.
Senza questo, il cristianesimo resta solo un elenco di regole.
Devi essere pronto a perdere tutto.
È quella la forza che ti fa seguire Gesù anche nella tormenta
e che non vuole ricompense,
e non giudica, come hai fatto con Flora.
Tu adesso vuoi il tuo premio,
ma non si è retti per guadagnare l'amore di Dio.
Tu hai fatto tanto, ma il tuo sguardo si è fermato sull'errore,
sul peccato.
Per Gesù conta il bene di domani,
più che l'errore di oggi.
Se non fosse così, non sarei diventato Papa.
Arturo,
in tutto quello che fai, ci deve essere amore.
[Papa] Non dovrei perché i dolci mi fanno male, ma sembrano proprio buoni.
Permetti?
Oh!
Forse è addirittura meglio del dulce de leche.
Ma resti un segreto tra di noi,
perché, sennò, i miei amici argentini mi scomunicano.
Oh, è divino!
E detto dal Papa ha il suo peso.
Devo essere una pazza per pensare di stare qui a parlare con il Papa.
Il Papa.
È la stessa cosa che ho pensato io quando sono stato eletto.
Devono essere pazzi per avermi proclamato Papa.
Il Papa!
Mmh.
Aveva ragione Arturo, sei proprio brava.
Ma quindi lei conosce Arturo?
Sì, abbiamo una certa confidenza.
È un buon discepolo,
ma deve fare ancora un po' di strada.
Sai,
Dio ama metterci alla prova, sempre.
Vuole un cristiano vivo,
e capita che ci affidi delle anime un po' complicate
che magari ci mettono in discussione come è stato per te con Arturo.
Ti sei fatta guidare più dall'orgoglio che dal cuore.
Quindi vuole dire che come cristiana ho fallito.
No! No!
Nella vita stiamo sempre in cammino.
[Arturo] Io la felicità l'ho sentita nel dire la verità,
nell'aiutare gli altri, la felicità l'ho sentita,
però, Santità, sono pronto a perdere tutto, ma non Flora.
E che Dio sarebbe, quello che ci toglie l'amore?
Infatti, che Dio sarebbe?
Perché io, ormai, senza Flora…
sono perso.
[Flora] Pure io.
[Arturo] Flora?
- Arturo. - Flora?
Ci sposiamo?
Sì!
A una condizione, però.
Quale?
Che me lo chiedi tante volte.
Quante?
Settantasettemila volte sette.
- Ok. - Eh.
Mi vuoi sposare?
Sì.
- Mi vuoi sposare? - Sì.
Mi vuoi sposare?
Sì.
E sono tre.
- Mi vuoi sposare? - Sì.
- E… mi vuoi sposare? - Sì.
- [con voce da bambino] Mi vuoi sposare? - [ridendo] Sì!
[bacio]
- [Arturo] A quante siamo? - [Flora] Ne hai di strada ancora.
Dica.
Vorrei quella aranci…
- …na. - "…na!"
Arancina. Giusto.
Come la desidera, a carne o a burro?
- A burro. - [cameriere] A burro!
- Si accomodi fuori, gliela servo subito. - Grazie.
Piccio'!
- C'è il Papa! - [uomo] Che dici?
Il Papa! Ci sta il Papa!
Sto servendo un'arancina a burro al Papa!
Ma che minchia dici?
Allora, non ci crederai. È arrivato qua il Papa
e mi ha ordinato un'arancina a burro.
Tu hai sbattuto la testa, te lo dico io.
Portagliela.
Portagliela, vai. Portagliela.
- Questo è forte! Il Papa. - Portagliela.
- Il Papa. - Minchia, il Papa!
Che ti avevo detto? Portagliela. Vai.
Santità, l'arancina a burro.
Ma le posate?
No, Santità, l'arancina si mangia ch'i mano.
Ah! Ch'i mano.
Sì, Santità, ch'i mano!
[ride]
Mmh.
Oh.
E poi dicono che Dio non esiste.
Santità, ha bisogno di qualcos'altro?
Un bicchiere d'acqua, un caffè, un latte di mandorla?
Pregate per me.
"Pregate per…"
Al contrario, lei…
Certo, Santità.
[Pif] Sono Pif.
In realtà, mi chiamo Pierfrancesco,
solo che ormai ho perso il cognome da tempo.
Sono agnostico, ma ho fatto i salesiani e le suore alle elementari, quindi…
Per questo sei agnostico?
[ridendo] No, no! Non volevo dire questo. Forse, non lo so.
Però sto scrivendo un libro, per colpa sua.
Nel senso buono. La trama è di un uomo che,
per provocazione verso il mondo cattolico,
decide di mettere in pratica la parola del Signore,
tutti i giorni, anche nelle piccole cose.
[Papa Francesco] Io sono cristiano,
e, quando uno prende il Vangelo e guarda quello che faceva Gesù,
perde il lavoro, la famiglia… C'è quel rischio, no?
[Flora] Oddio, scusi.
[Arturo] Che c'è, amore?
Prima ero sicca, poi appanzai.
Ma no, non si vede. Appena appena, proprio così.
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