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[musica con fisarmonica]
[Nadia] Grazie.
Buone!
Vuoi un po' di vino?
- No, grazie. - Ha detto che vuoi scoprire chi è stato.
Beh, diciamo...
che ci piacerebbe, sì.
Io vi aiuto, se posso.
La signorina Anna è sempre stata buona con me.
Ma come l'hai conosciuta?
Mentre sostituivo il portiere del palazzo.
Quattro anni fa.
Un giorno è arrivata disperata,
la casa si era allegata e aspettava gente.
Ho sistemato la perdita e pulito tutto in tempo
e da allora chiamava me per qualsiasi cosa.
Ma tu ci sei già stato dalla polizia?
[vibrazione cellulare] [Meseret] Ieri.
Hanno fatto molte domande.
[Meseret] Quelle sbagliate, credo.
[Falcone] Scusa, Meseret, per caso hai fatto lavori per Anna
- anche in altri posti? - Come "altri posti"?
Altre case, al mare, in montagna...
Non so, magari altri appartamenti che doveva sistemare o pulire.
In realtà sì.
Due anni fa.
Ehm... Mi ha detto che una sua amica era in viaggio
e lei ogni tanto le guardava la casa.
Una tapparella si era incastrata e io l'ho aggiustata.
Ci sei andato, quindi.
[vibrazione cellulare] Sì, con la signorina.
E dov'è questa casa?
Dalle parti di via Sarpi.
L'indirizzo non lo ricordo.
Sì, ma, tornando in zona, la sapresti ritrovare?
Forse sì.
Sentite, voi andate a controllare poi mi dite che avete trovato.
Perché? Tu dove vai?
A calmare Flora, è in piena crisi isterica.
- [Nadia] Vuoi andare tu? - Ti ho fatto assumere apposta!
Grazie, eh!
- Auguri, eh! - [Nadia] Ciao!
[Falcone] Ciao.
[musica intrigante]
[digita un numero]
[squilli del telefono]
- Pronto? - [Ghezzi] Capitano Madeddu?
Sì, chi parla?
Sono il Sovrintendente Ghezzi della Questura di Milano.
Senta, avrei bisogno di parlarle.
- Di persona. - Riguardo a cosa?
[Ghezzi] Al sequestro Caprotti.
È un caso chiuso, Sovrintendente.
Comunque per me non c'è problema, possiamo fare anche domani.
Perfetto.
In mattinata può andare?
[Madeddu] Sì, quando vuole.
- Ah, senta, un'ultima cortesia. - Mi dica.
[linea telefonica] [donna] Pronto?
Salve, Marta, è Monterossi, il capo c'è?
[Marta] Il dottor Fredda è fuori, se vuole può dire a me.
Senta, Marta, in giornata, massimo domani,
la contatterà il dottor... [sottovoce] Come fai di cognome, tu?
- Senai. - Il dottor Senai, Meseret Senai.
- [Marta] Meseret? - Sì, "Mese-ret".
Collaborerà alla scrittura delle nuove puntate,
bisognerà fargli un contrattino, qualcosa.
Perfetto, appena rientra, glielo dico.
Grazie, Marta, la faccio contattare. Buona giornata.
Ecco.
- Io non ho capito, però. - Cosa devi capire?
- Hai di nuovo un lavoro. - Un lavoro?!
- Sì. - E cosa devo fare?
- Poi ti spiega... - Tranquillo, non devi fare niente.
- Guarda la strada, adesso. - [Falcone] Andiamo bene per di qua?
Non lo so.
Forse sì.
Aspetta, là!
[musica intrigante]
È questo.
Mi sembra quinto piano.
È questa.
L'amica della signorina Anna è ancora via.
[campanello]
[Monterossi] Mi sa che qua...
non c'è molto da fare.
[Falcone] È un lavoro lungo, la porta è blindata, ci sono le inferriate.
E siamo in bella vista davanti a cento finestre.
Di solito ci vuole una chiave e noi non ce l'abbiamo.
- Quindi... - Eh, già.
Però potremmo mettere Meseret qui fuori a controllare,
- magari qualche movimento strano... - Perché no.
Mi avete appena assunto...
Giusto, bravo, Meseret!
Però, se questa è l'unica pista, io che faccio?
No, tu mi devi trovare un certo Amilcare Neroni.
[Falcone] E chi cazzo è?
[Monterossi] Adesso ti accompagno e te lo dico.
Certo che sei strano, Tarcisio.
Io vorrei sapere come ti è venuto 'sto sghiribizzo del divano.
Sarà stato il colpo in testa.
Dici sempre che lo vuoi cambiare!
Una volta che c'ho una giornata libera...
Ma dov'è che vai?
Ma lascia stare queste cose moderne!
Compriamo un divano ogni trent'anni, vediamo quelli fatti bene.
- E quindi? - Quindi Cantù, Meda!
Mobilieri che usano il legno, non il terital.
Il terital! Non si usa più da un secolo.
Hai idea di quanto costa un divano in quei posti?
Andiamo, ci facciamo un'idea. Al prezzo poi ci pensiamo.
- Ghezzi! - No! Capitano Madeddu?
- Saranno dieci anni! - Macché, ma quindici!
Anche 15! Ma che ha fatto in testa?
Niente, una storia lunga. Rosa, la mia signora.
Piacere, lusingato. Sono Salvatore Madeddu.
- Piacere mio. - Ma guarda te...
Mi faccia ricordare, era il caso Tamburini? Tamburrini!
La banda Tamburrini, 2002!
A questo punto, non voglio sottrarla alla signora,
ma un caffè deve farselo offrire. Mi offendo.
- Stavamo andando a... - Ma no, vai, Tarcisio.
- Sicura? - Sì, intanto do un'occhiata.
Tanto da sola faccio meglio. È un tale brontolone!
- Aspetto dentro. Arrivederci. - Arrivederci.
Mi raccomando, niente zucchero nel caffè!
- Grazie dello spettacolino. - Si figuri, capisco benissimo.
Allora, mi dica, com'è tornato di moda il sequestro Caprotti?
Da quando hanno assassinato Reali, ha letto la notizia?
Sì, ho immaginato.
Immaginerà anche perché sono qua.
Beh... Ai tempi si parlò del Reali, il concessionario,
come di quello che aveva indicato il figlio del Caprotti
come bersaglio del sequestro.
Però questa cosa non è stata accertata.
Certo, conosceva bene la situazione patrimoniale del Caprotti
ed è vero che da quel giorno non ha più acquistato una macchina da lui.
Del sequestro, che mi dice?
Mi sono attrezzato.
Dunque, nel settembre del 2013
Caprotti denuncia il sequestro del figlio allora diciassettenne.
Denuncia dopo, naturalmente,
perché voleva tentare di recuperare i tre milioni che aveva consegnato.
- Sospettati? - Due.
Un certo Ralevich, Dejan Ralevich,
magazziniere nell'azienda del Caprotti,
e Domini Enrico, residente a Meda, un personaggio...
Il belloccio del paese che voleva fare il calciatore ma è fallito.
Tutti e due spariti il giorno dopo la consegna del riscatto?
Una mossa un po' goffa, eh?
Però efficace, non li abbiamo presi mai.
- Li state ancora cercando? - Non ce n'è più bisogno.
Il serbo ha ammazzato il convivente della figlia
e si è beccato l'ergastolo lì.
- Domini è finito pure peggio. - Cioè?
Era scappato in Austria, non sappiamo perché,
aveva continuato la sua carriera da rapinatore.
Finché a febbraio l'hanno trovato con un proiettile in testa,
carbonizzato dentro la macchina
che aveva usato per scappare da una rapina.
Chissà...
Magari avrà trovato un complice più cattivo di lui.
Come si dice, un "cul-de-sac".
Noi ci abbiamo lavorato, eh.
La dinamica ci aveva ricondotti anche a un terzo complice,
a un cervello, perché per fare un lavoro così ci vuole un cervello.
Questi due non erano due geni.
Però anche questo fatto del terzo uomo alla fine non è stato mai chiarito.
Capisco...
So come ci si sente, coraggio. Troverà un'altra pista.
Sicuro. [Madeddu ride]
Allora, con la storia della tardona
che ha scoperto la passione per la lap-dance, come siamo messi?
Il marito ha accettato di venire.
- Bene. - [ragazza] Sì, però...
Però?
No, è che questa storia della signora che fa la porca al Copacabana...
Lei e il marito litigano da un anno, si saranno già detti di tutto.
Forse dovremmo trovare qualcosa per vivacizzare.
[Flora] Sì, giusto.
Giusto, va pettinata un po' bene, sì.
Idee?
Che profluvio di idee...
Menti vivacissime, eh.
Carlo?
Sì, la storia c'è, bisogna solo...
lavorarla un po', insomma.
Lui geloso perché lei, invece di fare gli involtini a casa,
fa la trottola a un palo e mostra il culo, va bene,
ma è un po' ovvio, no?
Già se provassimo a ribaltarla, sarebbe un'altra cosa.
Tipo?
Lei si presenterà in trasmissione pronta a denunciare
tutta la stupida possessività del marito, il suo essere antico, giusto?
Esatto, "è la mia libertà, non faccio niente di male",
"Se fosse per lui, divano tutte le sere..."
Ecco, perfetto.
Ora mettiamo che lui, invece di venire a fare il bacchettone,
si presenti con una ballerina.
Magari la troviamo nello stesso locale,
con senso della misura, voglio dire, non Miss Mondo,
una bella ragazzotta di dieci anni più giovane della moglie.
Lui lo istruiamo per bene, a lei invece non diciamo niente...
Dopo un po' che lei è lì a lamentarsi,
noi, "paff", facciamo entrare il marito con l'altra.
Potrebbe essere, no?.
Bravo.
Bra-vo!
[ride]
[Monterossi sospira]
Mi fai schifo.
Pienamente d'accordo.
Sì, bravo.
Dimmi che hai avuto un colpo di genio anche per la storia di Macchi.
- Ci sto ancora lavorando. - Mancano due giorni!
Domani lo vedo e mi dice, tranquilla.
- Portamelo, chiaro? - Sì.
Por-ta-me-lo.
Sì, Flora, ve-dia-mo.
[vociare]
Qui è talmente cambiato, da quando venivamo noi...
[sottovoce] Meno male, perché faceva schifo, diciamolo.
No, era caratteristico, dai!
Ah, sì, "caratteristico"!
Come l'intossicazione che mi ha tenuto sul cesso una settimana!
[ridendo] Te lo ricordi?
Anche tu sei cambiata in meglio, devo dire.
E questo è un modo carino per dirmi che sto invecchiando bene?
No, forse sono io che sto perdendo un po' di smalto, ma era un complimento.
Figurati se hai perso un po' di smalto, tu!
Sei sempre circondato da belle donne!
Ma chi dici? Nadia e Marzia?
Eh.
Sono due ragazze in gamba, intelligenti.
Non dovrei circondarmi di ragazze intelligenti?
Non ho capito.
E infatti...
a proposito di Nadia.
Cosa?
Beh...
Lasciamo stare, non è giusto. Parliamo d'altro.
No, dai, dimmi.
Ci ho fatto una chiacchierata, oggi.
Mi è sembrata una tipa figa, tosta.
Non dirmi che sei gelosa di Nadia, perché non ci credo.
- No, non è questo! È che... - "Che"?
Carlo, è successo un casino.
- Ti ricordi il programma? - Sì.
Devo cominciare tra 15 giorni, no?
Mi è saltato il co-autore, così, di punto in bianco.
Nella disperazione allora ho pensato...
Ma...
Forse potrei chiederlo a lei?
Ma cosa...?
- Se ti fa da co-autrice? - Eh, sì, sì.
Ah, beh, perché no?
Anzi, sarebbe un bel salto per lei!
- Anche di stipendio, eh! - Certo, come no.
Non solo, perché lei adesso è...
Ha proprio voglia di fare una cosa un po' più seria, ecco.
Bene!
Sì, che poi...
Anche io ci ho pensato tanto, sai,
al fatto di non averti più raggiunto a Londra, dico.
Ah... vabbè, dai,
è successo tanto tempo fa, ormai...
Poi capita che le strade si dividano.
Sì, certo, è stata una scelta mia.
Avrei dovuto lasciare tutto qui, venire a Londra con te, che poi...
mi sparivi in giro per il mondo a tempo indeterminato...
In Iraq! Adesso cos'è? Il delta del Niger.
Così, senza la minima garanzia, Londra...
Ah, pensavo parlassi d'amore.
Poi sei un figo della Madonna, figurati!
Chissà quante donne hai avuto nel frattempo!
Non mi fare il melodramma, eh.
Veramente...
Perché, tu hai avuto molti uomini?
Sono cinque anni che non ci frequentiamo più,
due che non ci sentiamo neanche,
non sono stata chiusa in clausura, mi pare normale!
No, sono io che sono strano.
Eh.
Infatti è per questo che mi sei sempre piaciuto.
Adesso non c'è bisogno che mi lisci perché mi stai soffiando Nadia.
Ci sei rimasto male! Lasciamo stare, non parliamone più.
Sto scherzando! [vibrazione]
A questa devo rispondere.
[in inglese] Pronto?
[in inglese] Oh, sì, certo.
[in inglese] Lo spero...
[in inglese] Se trovo un taxi e un aereo in tempo.
[in inglese] Manderò un messaggio, ok.
- Scusami, Carlo, ma devo andare. - Che è successo?
Devo prendere un aereo, all'improvviso. Mi dispiace.
Figurati, se devi andare, vai.
Non so neanche se riesco a trovare un aereo, un taxi, tutto di corsa...
Casini... di lavoro?
Sì, diciamo, un po' misti.
- Scusami, veramente, mi dispiace. - Figurati.
Sono mortificata.
Dai, poi ne riparliamo, eh.
- Ciao. - Ciao.
Ciao.
Ti ricordi?
Sì, certo che mi ricordo, ciao.
Ma come fai a sapere dove abito?
Ti devo solo parlare un attimo.
È molto che aspetti?
Sarà mezz'ora.
Andiamo su, che qua comincia a rinfrescare.
Eccoci qua.
Prego.
- Che bella casa! - Grazie.
- Vuoi qualcosa da bere? - Quello che prendi tu.
Prego, accomodati.
Signor Carlo?
- Chi è quella ragazza così poco vestita? - Non lo so, Caterina.
A questo siamo arrivati, non lo sa!
Caterina, però adesso non ci dare fastidio, per favore.
Allora...
Grazie.
Cosa ci fai qui?
Chi ti ha detto dove abito?
Mi hai detto il tuo nome, quindi...
Beh, mi dovevi parlare, no?
Dai, allora, dimmi.
Devo darti una cosa.
Ecco.
[Monterossi] "Terrazzo di Ponente, diciassette."
- Dov'era? - In una tasca della borsetta.
Non so come ci è finito,
forse Anna voleva lasciarmi un biglietto col suo numero,
non lo so.
Te ne sei accorta solo adesso?
Lo dovevi portare alla polizia, non a me.
No, la polizia no.
- Che ne so se serve, ho pensato che tu... - "Io" cosa?
[Serena] Hai detto che sei arrabbiato per cosa le è successo
e ho pensato che magari, dopo quello che ci siamo detti,
- avete scoperto qualcosa. - "Avete"? Ma chi?
"Hai".
Hai scoperto qualcosa.
Allora...
poi mi hai cercato su internet?
No.
No...!
Non è per te, sai...
Sono io che non...
Non mi piace l'idea, non è che non mi piaci tu.
Peccato.
Ora devo andare.
Grazie per il whisky.
- Il biglietto... - È meglio se lo tieni tu.
E se cambi idea...
Ti aspetto.
Ciao.
[vibrazione del cellulare]
- Sì? - Sannucci, sono io.
- Io chi? - [Ghezzi] Indovina, dai.
Ma che ore sono?
È ora di alzarsi, dai.
- [Sannucci] Ma sono le sei e mezza. - Ascoltami bene.
Tu eri presente alla perquisizione nello studio della Galinda?
- Sì, con Carella. - Avete trovato un mazzo di chiavi?
No, a parte quelle che aveva lei e quelle che ci ha dato l'etiope.
Cazzo, non è possibile. Io dico...
Non abitava lì, aveva un altro posto, e le chiavi devono uscire.
[Sannucci] Abbiamo trovato solo quelle nella borsetta.
La macchina l'avete perquisita tu e Carella?
- L'ha fatto Selvi. - [Ghezzi] Oddio, Selvi!
Senti un po', Sannucci, tu puoi prendere le cose sequestrate?
Sì, perché?
Selvi non trova nemmeno la sua roba. Tu adesso vai in ufficio,
prendi le chiavi della macchina e ci vediamo lì. Dove sta?
Al parcheggio sotterraneo a Via dei Giardini.
Ci vediamo lì.
No, scusi, Sov, io non posso. Aspetti un attimo.
Sannucci, non mi far incazzare! Sbrigati.
Sì, ok, sì. Va bene.
Tarcisio!
Sei matto?
Dove vai a quest'ora?
Faccio due passi.
Alle sei e mezza? Col freddo che fa?
Non c'ho sonno! Poi è un mese che sto fermo, scusa!
- Ho voglia di muovermi. - Allora ti faccio almeno il caffè.
- Ma no, lo prendo fuori. - Oh, col dolcificante!
Il dolcificante no!
Piuttosto amaro.
Torna a letto, tesoro!
[Ghezzi] Per cortesia, chiedi al guardiano
se qualcuno era venuto a vedere la macchina l'ultima volta.
Sì, ma faccia in fretta, perché se arriva Carella...
Lo conosco da dieci anni, non arriva prima delle nove.
- Vai tranquilla. - Ok, vado.
[musica intrigante]
- Non è venuto nessuno, a parte Selvi. - Ottimo.
- Ha trovato qualcosa? - Purtroppo no.
Andiamo, se Carella arriva in anticipo...
- Come, Sov? Aveva detto... - Scherzavo, scherzavo!
Meseret?
- Tra un po' lo assumo io. - Perché?
È un soldato, fisso lì da stamattina all'alba, impassibile.
- Cosa ha visto? - Niente e nessuno, calma piatta.
Tu, invece, hai trovato questo Amilcare Neroni?
Direi di no, a meno che non intendevi
un bambino di sei anni che vive coi genitori a Trieste.
Però forse ho capito una cosa.
Cioè?
Allora, seguimi.
Abbiamo tre indizi, la casa di Anna, che dovrebbe essere la casa vera,
questo Amilcare Neroni che non esiste,
e c'è quel biglietto con su scritto... com'era?
"Terrazza di Ponente, 17."
Ecco, di questi tre indizi,
chiamiamoli così, due ce li ha dati quella, Serena.
- Eh. - La ragazza sa qualcosa,
quindi forse dovremmo mettere Meseret sotto casa di Serena.
Ma se non sappiamo dove sta.
- Come hai detto che si fa chiamare? - Biancaluna.
Biancaluna...
- "Quarta naturale, con me puoi fare..." - Ho capito.
- "Mi piace anal, fisting e..." - Ho detto che ho capito!
- Basta! - C'è anche il numero,
- ora la chiamo e capiamo l'indirizzo. - Aspetta, Oscar.
No, volevo dirti, noi adesso...
Magari poi lo sanno già,
però questa roba la dobbiamo dire alla polizia.
Non se ne parla.
- Ma perché? - Lo sai perché.
Senti, Oscar, c'ero io lì quella sera, va bene?
Sono io che quando chiudo gli occhi sento il "clack" di quella porta,
quindi adesso mi fai il santo favore di rimandare la gara con gli sbirri.
Oscar, la fai un'altra volta!
Guarda, te lo chiedo come un favore personale.
- Va bene, ci penso. - Bravo.
Pensaci in fretta, perché stasera Ghezzi...
viene a cena.
- Cosa? - Sì, è un amico ormai, perché no?
Quindi avevi già deciso.
Abbastanza, sì. Sei invitato anche tu, comunque.
- Carlo? - Eh?
Vaffanculo.
[televisione] Siete pieni di energia e finalmente si intravede
anche la positività necessaria [campanello]
ad affrontare imprevisti nel lavoro.
[televisione] Ottimi anche i riscontri positivi in amore.
[donna] Chi è?
Miriam, sei tu?
Arrivo!
Se urli, ti ammazzo! Chiaro?
Hai capito che non devi urlare? Eh?
Mi lasci andare, la prego.
Zitta, devi stare zitta!
Non ho soldi! Pochi, sono in camera da letto.
Non me ne frega un cazzo dei tuoi soldi.
Io voglio Amilcare Neroni.
Mi dici dov'è e me ne vado. Non ti succede niente.
Amilcare è morto!
Che cazzo dici? Quando?
Sarà stato 50 anni fa, anche di più. Ero bambina, non mi ricordo!
Se mi prendi per il culo, ti ammazzo!
No, glielo giuro! Amilcare era mio nonno!
Ecco, guardi! È lì, è lui.
È lì!
Ma porca puttana!
Si sta sbagliando, avrebbe più di cent'anni!
Io sono sua nipote, ho solo ereditato questa casa!
[uomo] Porca puttana...
Senti una cosa, Nadia.
Ma a te, questo lavoro, fa proprio schifo?
Beh, Carlo...
andiamo da un cantante depresso
per convincerlo ad andare in TV a piangere
perché è morto quello che gli vendeva i SUV.
Quando ho preso la seconda laurea, non miravo proprio a questo, ecco.
Sì, certo, capisco.
Stavo pensando che potrei darti qualche soldo anch'io.
- In che senso? - I bonus, sai, gli incentivi...
Comunque adesso vedrai se a questo lavoro non gli diamo una bella sterzata.
Mmh.
Dici per buttarsi in un burrone?
Adesso vedi.
[campanello] [Nadia] È permesso?
[Macchi] Prego, accomodatevi.
- Buongiorno. - Ciao, buongiorno.
[Macchi] Posso...
[Macchi] Posso offrirvi qualcosa? Non so, un caffè, un succo di frutta.
- Acqua? - [Nadia] No, grazie.
- Anzi, questo è per te. - Ah, grazie mille, non dovevate.
- Magari vi tento con un po' di rum? - No, grazie, davvero.
- Sei tipo da whisky, eh? - Sì, ma...
Feng, porta due whisky, per favore!
Questo lo devi proprio assaggiare, ha un retrogusto di muffa divino.
Manuel, meglio che te lo dica subito.
Le cose hanno preso una piega non bella.
Ah, e in che senso?
Nel senso che possiamo darti massimo cinque minuti a fine trasmissione,
che possono diventare anche tre, se gli altri ospiti si dilungano.
[Macchi] Come mai? Cos'è successo?
Sai, esigenze di scaletta, spending review,
e anche per il cachet è inutile che ne parliamo.
Faremo più bella figura a chiedertelo gratis.
Scusa la franchezza, ma io, anche contro il mio interesse,
preferisco sempre essere chiaro.
Hai fatto benissimo, anzi, grazie per l'onestà.
Sai, per i soldi poco male.
Solo che pensavo a una cosa diversa...
Per Andrea, dico.
Si merita di meglio.
Ma infatti, è proprio per questo, Manuel.
Rischiamo di non avere né il tempo, né l'attenzione che Andrea merita.
Che il dolore per la sua perdita merita, no?
[Nadia] Sì, assolutamente.
Tu sei tutto matto!
Se quello parla con Flora e dice che lo scoraggiavi...
Attacco il sistema dall'interno, dovrebbe piacerti.
Sì, ma quello era un attacco kamikaze!
[vibrazione] Non avevo molta scelta.
Oh oh!
- [Nadia] Chi è? - La divina Flora.
Ah, di già?
- Pronto? - [Flora] Carlo?
- Sì, Flora, lo so. - Lo so anch'io!
[Flora] Qualsiasi cifra ti diamo, non sarà mai abbastanza!
Per cosa? Non capisco.
[Flora] Mi ha appena chiamato l'agente di Macchi, hanno accettato tutto!
Come accettato?
- Ma "tutto" cosa? - [Flora] Tutto! Tra l'altro, gratis!
Domani vengono per fare il punto. mezz'ora di intervista,
e il Macchi ha anche delle foto con il concessionario, il morto.
Ti aspetto in mattinata.
Va bene.
- Ha accettato? - No, guarda, non dire niente.
Adesso saliamo in macchina e stiamo in silenzio.
Agli ordini, capo!
Buonasera, Ghezzi, venga.
- Buonasera. - Sta meglio, vedo.
- Questo è per lei. - Ma grazie, non doveva.
Dovevo, dovevo.
[Nadia] Salve.
- Come va? - [Ghezzi] Tutto a posto.
Ecco, lui è Meseret.
- Buonasera. - Piacere, Ghezzi.
[Monterossi] Cosa dite? Mangiamo subito, o parliamo prima?
- Io non ho fame. - Sediamoci lì, prego.
Dia pure a me.
Chi ve l'ha dato?
Serena, si chiama.
È questa collega di Anna, che ho conosciuto al funerale.
Io vi avevo detto di non fare casino.
Cosa ci guadagnate?
Eh? A parte il rischio di mandare tutto a puttane.
Lo so, ma vede, noi lo facciamo perché quello che è successo...
- È ingiusto. - È incazzato.
Anche io.
Ecco, quindi noi cerchiamo di capirci qualcosa.
Per esempio, quella Serena ha tirato fuori il nome di un certo Amilcare Neroni,
dicendo che aveva a che fare con il tesoro di Anna,
sempre che ci sia, questo tesoro.
Però magari questa cosa ci può portare a qualcos'altro.
[Monterossi] Lei cosa dice?
Cosa dico? Proviamo.
Scusate un attimo.
- [Sannucci] Pronto? Sov? - [Ghezzi] Sannucci?
Novità?
La Galinda negli annunci vecchi non c'è. Carella domani sente gli ultimi clienti,
poi se non pesca un jolly all'ultimo, non so...
Tutto qua?
Hanno messo quattro uomini dietro l'amica di Anna, quella Serena.
E anche dietro all'etiope che c'era al funerale. Ah, sa cosa?
[Ghezzi] Dimmi, Sannucci!
Quel Meseret è stato tutto il giorno
in Via Montello in macchina, non si sa a fare cosa.
[Ghezzi] Magari faceva la posta alla fidanzata.
Senti un po', fammi un controllo su questo nome.
[Ghezzi] Amilcare Neroni.
- Ma Sov, ci vuole... - Lo so, domani è meglio,
ma intanto dimmi se c'è qualcosa al volo in archivio.
Che so, una denuncia, dei precedenti, se lo conosciamo, se esiste!
- Senta, Sov… - [Ghezzi] Sannucci!
Hai voluto fare il poliziotto, vai!
- [Ghezzi] Ti aspetto. - Sì... sì.
Ci vorrà qualche minuto.
Almeno sappiamo se questo Amilcare ci porta da qualche parte.
Bene, perché anche un'altra cosa non mi torna.
[Ghezzi] Che cosa?
Sempre quella Serena.
Il nome di questo Amilcare Neroni dice che l'ha saputo da Anna, e vabbè,
ma il bigliettino, poi, l'ha trovato nella borsetta dopo.
Poi l'ha portato a me...
Non so, quella ragazza non me la racconta giusta.
Noi vogliamo prendere chi ha ammazzato la signorina Anna.
Come dice lei va bene, commissario.
Sovrintendente.
[Ghezzi] Ma scusate, voi pensate che nella polizia siamo scemi
- e quindi da soli non ce la facciamo? - No, assolutamente.
Però ci pensi un attimo, la gente viene qui a dire quello che ha trovato,
quello che si ricorda, e in questura mica ci va.
Sì, ma questa Serena, col mestiere che fa,
non ci va volentieri a parlare coi poliziotti, ci sta,
- ma perché va dal Monterossi? - Vorrei tanto saperlo anch'io.
Non è che ha detto a Serena che in qualche modo stava indagando?
[squilli del cellulare] Ecco.
- Dimmi. - Sono Sannucci, Sov.
Lo vedo, dimmi.
Allora, noi non conosciamo nessun Amilcare Neroni,
né detenuto, né pregiudicato, però...
Però abbiamo una denuncia fresca di giornata
di una certa Ilda Neroni, è una prof di latino in pensione.
[Sannucci] Un tizio incappucciato è entrato in casa, l'ha legata
e le ha chiesto del nonno Amilcare, morto cinquant'anni fa. Strano, no?
È andato via senza rubare.
Vabbè... Grazie, Sannucci.
No, scusi, Sov, ma lei come lo sapeva?
- Sapevo cosa? - Di questo Neroni!
Eh... Una storia lunga, lascia stare.
Vai a dormire. Buonanotte!
Non siamo i soli a sapere di questo Neroni.
Direi di no.
Supponiamo che chi ha interrogato la nipote di Neroni
sia lo stesso che ha ucciso Anna.
Come ha fatto a sapere di Neroni?
O gliel'ha detto Anna sotto tortura, oppure Serena.
Quindi potremmo usare Serena per risalire a lui.
- Certo, possiamo... - Scusate.
Potete darmi una spiegazione, se non vi dispiace?
- [Monterossi] Certo. - Che ci faceva il vostro amico
- appostato in Via Montello? - Questa è un'altra cosa che dovevo dirle.
Perché… [Nadia tossisce]
Noi lì crediamo che ci sia...
la casa di Anna, quella vera, intendo.
[sospira]
Sapete perché non vi faccio il culo come vorrei?
No, perché?
Perché sono nei guai pure io.
Mettetevi questi.
Mi raccomando.
Da qua non esce niente.
Qualsiasi cosa, me la fate vedere e la rimettete a posto.
Niente casino, tutto come prima.
Prima o poi, Carella lo trova, questo posto.
[musica intrigante]
[Ghezzi] In frigo c'è roba scaduta da poco.
- Ho trovato questi. - Cos'è?
Sono degli articoli di giornale.
Uno parla della morte di Enrico Domini.
[Ghezzi] "Trovato carbonizzato in un'auto a Salisburgo."
[Monterossi] Chi è Enrico Domini?
È un tizio che viveva a Meda.
Qualche anno fa ha fatto un sequestro, pare aiutato dal Reali.
Poi è scappato in Austria.
- Meda è vicino a Garbagnate, no? - Sì, perché?
Perché Garbagnate
è il paese di questa Angela Gelloni.
[Nadia] Carlo, vieni qua un attimo.
La laurea.
Se l'è messa sul cesso.
Ha avuto una strana vita questa Anna... o Angela.
Eh, sì.
Senza una casa, come una completa sconosciuta.
Mi fa il poeta, Monterossi?
- Lasci stare, è Bob Dylan. - [Ghezzi] Ma va...
Quindi sì, è poesia, "Like a Rolling Stone".
Questa Anna, Angela, come si chiama,
almeno una poesia se la merita, no?
- Metto a posto le lettere. - Grazie.
[receptionist] L'ascensore è lì a sinistra.
Grazie mille.
[squilli del telefono]
- Pronto? - [uomo] Sei arrivato?
Ma che cazzo fai, non ti fidi?
[uomo] Di casini ne hai fatti abbastanza.
- Vaffanculo. - Io vado a fare in culo,
ma tu non ti muovi di lì, finché non te lo dico io.
[musica con fisarmonica]
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