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grazie
Quinto. Buongiorno. Buongiorno. Hai un po' di caffè anche per noi?
Eh, come no.
Dormito bene?
Benissimo.
Lascia, faccio io.
Deve essere ancora caldo.
Ma cos'è questa schifezza? E orzo, fa bene, sa.
Ritorniamo fra cinque minuti. Brigatevi che c'è un sacco da lavorare, già siamo
in ritardo.
Sarebbero quelle due puttane. Hanno passato la notte con te, vero? Guarda,
non ti permetto di offendere quelle due. Sono due grandi artiste.
Artisti? Le chiami artiste perché sono brave a far l'amore. E' per questo che
le chiami artiste, eh? Ah, tu non puoi capire, guarda. E allora spiegamelo.
E non te lo posso manco spiegare.
Ricordate, Quindo, che la pazienza ha un limite.
E tu ricordatelo sì, che io sono il segretario del signor Conte. E ho dei
precisi doveri da rispettare, compresi i segreti della casa.
Mi pare chiaro, no? Ma che cazzo...
Ci spiegate meglio perché a me ancora non mi riesce da capire chi sono quelle
due. Eh, poverina, tu non capirai mai niente.
Ma perché mi offendi sempre?
Io ti voglio bene, quindi.
Eh, signor Conte, che ho fatto qualche cosa di male?
Ho inteso urlare la tua scrofetta.
Gli do scusa.
Portami chitarra e caffè. Beh, io posso portare chitarra e orzo. Di nuovo a
secco? Beh, purtroppo sì. Non ce vanno più credito.
Neanche a nome suo, eh.
Ma con questo l'ho già provato io.
Dallo a Rosina.
Ah, la scrofetta. Sì, a lei.
Beh, ce posso provare.
Non c'entra più niente. Dove lo mettiamo?
Nella stalla, papà, nella stalla.
Non sai che le vacche quando vedono il quadro fanno più latte?
E tu lo sai che se non fossi mia figlia ti manderebbe a fangolo?
Speriamo che ci paghino. Speriamo che si mangi.
Ivona, alza quelle gambe.
Ancora di più.
Uno, due, tre, quattro. Uno, due, tre, quattro. Uno, due, tre, quattro. Uno,
due, tre, quattro. Uno, due, tre, quattro. Uno, due, tre, quattro. Una,
due, tre, quattro. Una, due, tre, quattro. Una, due, tre,
quattro.
Lasciami fare, qualsiasi ballo deve avere delle basi classiche, sono
importanti come i coglioni per uno. Ma che fai? Luca,
non ti compromettere!
Io lo rompo qui!
È una prova di quanto tu piaci a tutti.
Non cedenga ai progi.
Incivile! Vuoi calmarti e lasciarmi fare? La tua irruenza ti rende ancora
più maschio. Provi?
Sì.
Devo andare a tenere.
Ti faccio notare che non mi hai ancora dato una risposta.
Te l'ho già detto.
Io pago le ipoteche, restauro il tutto e morte all'avarizia faccio rivivere anche
questa casa.
E soldi alla posh quanti? Ma a che ti servono? Per vivere.
Dopo che sarò diventata contessa penserò io a tutto.
Spiacente, io non mi sposo. Ciao.
Ed è a telefono.
Ciao.
Scusa tanto, ma questa è legittima difesa. Ma ha gonfiato dei schiappi, ma
ha gonfiato.
Non sputa, non sputa, azzuzza. Io non t'ho tradita, capito?
Quella era una discussione di lavoro, chiaro? No, quella era un'orgia.
Non è.
Quella era la prova di un numero.
Di che?
Se sei capace di mantenere in segreto te lo dico, chiaro?
Parla, freddo del gruppo.
Quella lì è stata un'idea mia per poter aiutare il conde.
Dove ti hai ricacciato? Siediti.
Allora, come vanno le prove? Quando possiamo cominciare? Beh, tra qualche
giorno. No, no, quinto domani. Bisogna aprire domani.
Beh, ce posso provare.
Beh, ci proviamo.
Mi metterò a lavorare anch'io. Contento?
Ah.
Ci risiamo.
Il solito manone.
Eh, signor Cote, che c'ha? Che cosa posso fare io? Niente.
È un male incurabile, si chiama malore del lavoro.
Quinto, pensa a tutto te.
Sì.
Signor Conte, mi scusi tanto, io posso chiedere un favore?
Certo. Senta, perché non distrugge quella dannata vescichetta?
Questa? Sì, bravo, proprio quella, quella proprio.
Ci proverò.
Ci proverò.
Grazie, grazie tanto, signor Conte.
Ci proverò.
Dai. Dai.
Noi siamo tutti pronti.
Vogliamo festeggiare questa notte?
La giornata mi ha troncato. Vorrei mangiare qualcosa.
Dopo.
grazie
No!
Oh! Oh!
Oh, mi raccomando, allora venite, ci sarà da divertirsi. Andate voi due da
là, venite qua.
Il paese sta dall'altra parte.
Ma ci sarebbe voluto un po' di pubblicità, ma tempo che ci ho dato.
Vediamo di napare, tu non chiamo a perdere tempo. Non ti preoccupare, basta
che si sparga la voce. Verranno tutti quanti. Speriamo che sia come dici te.
Entriamo qua.
Anche se questo lo conosco, sono sicuro che è il primo a venire.
Che fai, Odette?
Oh, qui c'è la sua aderezza, andiamo dalla sua aderezza.
Salve, salve.
Buongiorno.
Oh, che avevo detto, questa fa venire pure il nonno, che fortuna.
Andiamo di qua adesso, venite.
Sì, andiamo.
Questo mi sembra un mondano. Perché provi a fargli le carte?
Buongiorno, signore.
Guardi, stasera inauguriamo la discoteca a Casa del Conte. Loro faranno dei
numeri di varietà e poi ci divertiremo tanto. Vuoi venire? No, ho da fare.
Ma no, guardi che è un'occasione meravigliosa. Questo paese poi se non
saraggiamo un po' tra di noi come fanno? Non ci divertiamo mai.
Guardi che stiamo benissimi.
E poi l'ingresso non costa nemmeno tanto, non costa mila lire. Ma che vuole
che sto per le 50 mila lire? Vieni lì, ci divertiamo. Puoi conoscere Alcunte,
starà sempre con lui, siamo un sacco di belle ragazze. Guardi che poi io faccio
conoscere pure lei. No, da fare.
Ma che c'ha da fare?
Proviamo da questo.
E' nessuno?
Ehi! Ma che, è chiuso.
Vabbè, ci passiamo dopo.
No, va, su, bella, su. Passiamo da sotto adesso.
Ma no! Ti voglio ancora parlare con qualcuno, no?
Sono d'accordo, passiamo di là. Eh, passiamo di là.
Sì, ma bisogna sbrigarsi, eh. C'è un sacco di cose da fare.
Ma qua ne finimo, oh. Eh, perfetta.
Noi stiamo dando da fare, no? Eh, lo vedo, lo vedo.
Eh, salve.
Stasera avremo una bella discoteca a casa del Conte della Neve. Loro ballano
e se divertimo. Ci piacerebbe che lei fosse di notte, che ne dico? Ma come no?
Io ce l'avete corsa, ma proprio stasera devo ingravidare una vacca.
Vediamo che il cielo faccia presto. Allora sì che potrei.
E lei sulle ticchie palle, così vedrà che arriva il tempo.
Ma perché ce la provi tu che mi sembri una bacia? Ciao. Ci vediamo.
Lei in bocca, la strada provinciale, la seconda villa sulla testa, e noi
facciamo questa festa.
È facile, no? Ma io faccio ballare solo la porca e l'uvaccio e ora ho 80 anni
che non riballo più con la mia. Non ho nessun medaglio, c'è il babbo.
Se non mi sbaglio qui tira un po' di vento.
Senti un po', ma la sera che fai nel tuo paese? Come ti diverti? Come lo facci a
te? Qualche volta all'osteria, qualche volta si scuma. Noi stiamo aprendo la
discoteca, se vuoi vincere di noi.
Se mettiamo a ballare loro ballano, si divertiamo. C'è vengo, c'è vengo, basta
che si scuma.
Hai visto che questo vi è? Allora andiamo a casa del conte Daniele, se
vediamo. Senti, puoi arricchirlo, lo do. Sì, sì, io verrei volentieri.
Mi permetti che la vedo.
Se ci aiuti io potrò finalmente sposare Guindo, il segretario del conde.
Dico io?
Oh papà, non ricominciamo, io lo voglio. E piglietto, ma non mi chiede soldi, eh?
E piglietto d'ingresso solamente, e poi ti divertirai che stanno le femmine.
Ma come mi vuoi fare questi discorsi?
Ma che male c'è? Ma che ho detto?
Da quando è morta lavora mamma, non vai che lavora. Beh, mantene a te.
mondo babarone bello
Un disastro, un vero disastro. Niente permessi, né provvisori né definitivi.
Ma tu hai fatto tutto per il meglio, non te la devi prendere. Dici bene tu.
E le attrici? E il coreografo? Chi paga? E il signor Conte?
Il signor Conte? Il signor Conte capirà.
Certo che capisco.
Su Quinto, non fare quella faccia.
Già, ma è tutta colpa mia. Mi dovevo un forma prima.
Sono stato proprio un deficiente. Ma adesso?
Dico adesso, chi pagherà?
Basta, su, non pensiamo più a niente. Andiamo a divertirci. Chi c'è? C'è mio
padre. Lui è entrato a far parte della famiglia, con rispetto parlando.
Già.
Ciao, Quinto.
Sei un bravo ragazzo.
Salutami un attimo. Ah, guardate che fisso. Per la nostra paga non
preoccupatevi.
È stata come una vacanza.
Ciao, amico.
Ciao.
Oh, senti un po'. Non si può sapere perché fai finta di essere frocio.
Per il mestiere che faccio. Nessuno crederebbe ad un coreografo che non
fosse un poco frocio. Ciao. Ciao.
Chi la conosce?
Però il nome tuo lo conoscono.
Quanto sei strunzo, ma chi è che non me conosce?
Sì, d'accordo, certo, certo.
Sicuro? D'accordo, Laura.
A presto. Ciao.
Quinto, com'anni?
La tua occasione di diventare quarto è fallita.
Beh, guardi che se non è contento di me, mi va a care trati e io me ne vado.
Quanto devi avere?
Quarant'anni e tre mesi.
Come dici?
Beh, trent'anni mi padre, dieci anni e tre mesi io. Faccia un po' la somma,
vede subito quant'è.
Oh, non essere permaloso. Sai benissimo che non potresti fare a meno di me. No,
no, non replicare, è come dico io. E ora ascoltami bene, se ne sono andati tutti?
Sì. Oggi verrà a trovarmi la signora Laura.
La migliardaria?
Sì, proprio lei.
Dobbiamo darle un colpo nell'occhio, quindi dovrai metterti in livrea.
Sarà fatto.
Grazie, amico mio.
Del resto pensa al sacrificio che dovrò fare io. Già.
Eh, sì.
per tutti c'è un destino
caro,
ma io non sono abituata a questo
Lascia pure.
Dopo che saremo sposati, quel robusto ragazzone rimarrà con noi?
Certo, lui fa parte della famiglia.
Allora potrò anche scoparmelo.
Puoi farlo anche subito.
Davvero non sei gelosa?
Quando sei buffo, direte.
E' buono, fate guardare, no?
Buongiorno, Rosina.
Buongiorno, Sir Conte.
Quinto, la signora Laura ha bisogno di te.
Ma sai chi è la signora Laura?
Quella pazza con tanti sordi.
E tu non sei gelosa di lei?
No, se lei resta qui con me.
Sì.
Grazie.
No!
Sì.
No.
Ah!
No!
No!
Vi piacciono questi mobili? Sono ancora nuovi, non ci ho fatto cucinare ancora
nessuno. Ma che cazzo ci racconti?
Prima fai finta di non conoscerci e poi ci inviti a casa tua. Sei uno stronzo,
dico bene? Eh sì, proprio così.
Allora, che cos'hai da dirci?
Volevo fare una festa come quella dell'altra sera, ma noi tre soli.
Io posso pagare, è anche bene.
O mi avete preso per un nullatenente?
Volete vedere gli sordi?
Aspettate.
Guardate un po' qua.
Questi sono tanti sordi.
E tua figlia?
Rosina va a dormire alle suore.
Non vi vorrò più vedere.
E chi se ne frega, non ce lo metti.
Piuttosto mi hai promesso un assegno.
Sì, è vero. I servi bisogna pagarli.
E i conti pure.
Ma dove mi porti?
Non dormiamo in camera tua?
No.
Ecco.
Tu dormirai qui.
Come? Non mi fai compagnia?
No.
Neanche dopo sposarti.
Neppure.
Grazie
Quinto, siamo salvi.
Domani arriva dall'America un esecutore testamentare. E che vuol dire?
E che vuol dire?
Vuol dire che ci siamo.
Il ramo secco della famiglia si trasferì in America prima della grande guerra. La
prima o la seconda? Che importanza ha?
Certo che la chiarezza è proprio bella.
Quinto?
Ora la farò funzionare, ma sta tranquillo, non è per te.
Che schifo.
Tutto da arredare, qui c'è da rifare tutti i conti.
E' aperto.
Buongiorno. Buongiorno, caro.
Allora, condizione essenziale per aiutarmi è quella che io disposi. Certo,
caro. E vorrei una risposta immediata da te.
Eccotela.
La chiave. E' aperto.
Pure il cortello è a muscia vita.
Ciao, core.
Pensa. Sto pensando.
Ma come fai a pensare con la testa libera? Appoggiala sul braccio, no?
Ce so, Rosina.
Ah, tira giù le braccia, che tanto non ti servono.
Rosina è caffona, che austerità può dare a questa casa, eh?
A proposito, come l'ha presa te con Laura?
Come l'ho presa io, caro conte?
Te con Rosina.
E cioè?
E cioè niente gelosie. Quando le gorma sono reciproche, che te metti a fare
pure il geloso?
Quindo! Quindo, papà, è un borco. Si viene in casa Ivette e Ivonne.
Ivette?
Può sembrare mia moglie.
Va bene, signore. Dezu, il suo prozio ha lasciato un terzo dei suoi beni a lei e
gli altri due terzi alle nipotine americane. Ah, e a quanto ammontano
questi beni?
Domandala alla signora Betty.
No,
non c'è bisogno che traduci. A quanti? Ho capito.
E lì quanti sarebbero? 20 miliardi.
Ma insomma, quant'è?
20 miliardi.
Rosina, sempre sbadata tu.
Don't forget the conditions.
Ci sono delle condizioni.
E quali sono queste condizioni?
Primo, ospitare le due cuginette in un ambiente di alta moralità sino al giorno
delle nozze. E questo è fatto. Non è vero, dolce tesoro?
Dici a me?
Sicuro. Chi è la mia dolce moglie? Io, io, certamente, io.
Vai avanti.
Secondo... Controllare tutte le azioni delle cuginette, tanto da diventare
personalmente responsabile.
Soltanto fino al matrimonio? Soltanto fino al matrimonio.
Brava, Betty.
Comincia a parlare bene italiano.
Of course, I am the one in the driver's seat, the carabinieri.
Puttane, eccone lì!
Che è successo? Una questione importante.
Un'eredità di 6 miliardi, ma dovete aiutarmi tutti.
E io che c'entro? Tu dovrai anticipare un po' di soldi.
Questo mai!
Ti restituirò il doppio. Ma non va lo spiloggio?
E loro verranno con me?
Papà, basta di fare lo sporcaccione!
Finito questo affare, ti spolviamo.
Quanto ti serve?
Una decina di milioni.
Oddio, mi sento male. Ecco lì.
Coraggio.
Lo vedi?
Che importante la salute.
Coraggio, su. Su, su, coraggio. Altro che i soldi.
Betty e Giuseppe sono andati all'aeroporto. Abbiamo almeno due ore
tutte per noi.
Sì.
Sì.
Grazie.
Grazie.
Cercolte, cercolte, guardi che stanno arrivando.
Eccole, baby, le tue cuginette.
Ciao.
Bye, bye.
Go away. Hi, baby.
Ivette. Eccomi.
Le mie cuginette, mia moglie. Ciao.
Ciao. Ciao.
Io ti ha messo rotto gli oioni, testa storia.
La dedicherete agli stuzzi a Maddy Vaughn, che vi darà anche lezioni di
danza. Il pomeriggio lo dedicheremo alla ricerca delle vostre anime gemelle.
Capito? Tutto. L'italiano per volontà di nonno è stata la prima cosa che ho
riconosciuto. Anime gemelle.
E che dici?
Perché te non divorziare? Perché dovrei divorziare? Per sudare me.
Oh, giocherellone.
Fermi, su.
Fermi, bambine. Ma che succede qui?
Andate a studiare. Via.
Via.
Il tuo intervento mi ha sembrato esuberante.
Sono un no, tua moglie.
Gianna.
Torni. No.
Simpatici tutti in questa casa, vero?
Chi ci vogliamo fare per primo?
Quinto.
Ma
Beggi
dove dorme? Dorme di là in quella stanza.
Dove andate ? Andavamo a bere L'acqua ce l'avete in camera
Ma che vi prende adesso?
Non credevamo che anche tu ci controllassi.
Fa parte delle clausole.
Lì bisogna cambiare il programma.
Oh, insomma, la vuoi smettere? Pensa se ci vedesse Betty.
Betty, Betty, è una grande rottura di palle.
Siamo già alle parolacce.
Prima cosa per imparare lingue.
Betty, giorni.
Faccio io compagnia di Cucina.
Giuseppe, buongiorno. Buongiorno.
Che cazzo ho?
Giuseppe, accompagnami in Roma.
Signora Testamento, io sono da parte.
Giuseppe, non discutere, ti prego.
Tu vedo come io, io stavo...
Stanca, vita città, stanca.
Ma insomma, volete andare a tempo?
E chi fa di me?
E lei che fa?
Guarda che io sono una ballerina nata. Si vede che il crescente ha scordato
tutto. Come ti permetti?
Lascia fare il mio suolo.
Perché se no... La ridai, eh?
Eri te, Mottor Conte?
E' stato un attimo di nostalgia, siediti qui.
Sono stanchissimo, ho fatto mille telefonate, sono tutti contrari al
matrimonio, tu chi conosci?
Beh... Ma si, io non lo conosco. E chi è?
E' il procio Pinto.
Prova, e vedi se ha un amico. A proposito, le due ninfomani che fanno?
Le due che? Le cuginette.
Ah, stanno tutte e due a scuola di danza.
Ma che ne hai senti?
Signorine, sono un segno!
Ma che modi sono?
La mia pazienza è un limite!
Ma insomma, basta, basta!
Non la volete
finire qui o no?
Buongiorno, signor Conte.
Non fare lo schizofrenico.
Io, caro, non è tanto facile sbarazzarsi di me. Te ne stai qui tranquillo al
calduccio e ti sei messo pure a fare ruffiano.
So che cerchi marito per le tue cuginette. Dove sono queste cuginette?
Parla! Sei diventato muto?
Poverino, non ce la fai più a parlare.
Troppe scopate, vero?
Ma io le rompo queste puttanelle, hai capito?
Regolati di conseguenza. Faccio sul serio.
Aprite! Aprite!
Aprite!
Voglio uscire! Fatemi uscire!
Non mi frega niente dell'eredità.
Non mi frega niente dei soldi.
Andatevene tutti da casa mia, ho detto.
Voglio uscire.
Di che si tratta? Ti vuoi sposare? È l'occasione buona.
È comoda, ti prego.
Ti presento le cuginette del conte.
Vengono dall'America e cercano un marito italiano.
Vado a prepararvi un tè.
A dopo.
Permette, simboli della purezza.
Scusateci ancora per un po'. Dobbiamo spiegarci tra donne, poi vi libereremo.
La volete finire? Io sono fatta. Non mangio, non mangio. Cazzo, cazzo, cazzo.
È mio, è mio.
Lo prendo io.
Ma sì, ce lo cedo.
Non mi piace tanto.
Un momento.
Un momento ancora, ci riprovo. Ce n'è per tutte.
Guarda.
Guarda.
E' qua.
Ecco il tè.
Cugino, io vorrei possedere te e poi tornare in America.
Che hai detto? Tornare in America?
Io scherzavo prima.
Qui bisogna riaggiustare tutto e incassare l'eredità.
Ma piano!
Su!
Piano!
Quanto mi dispiace, Laura, che te ne vai?
Ricordati che esisto. Sta tranquillo, non mi vedrai mai più.
Io quella me la sposo qui.
Ma si fa come cazzo, De Paratino. Perché mi guardate come due stronzi? Io quella
penso che ora siamo noi i padroni della situazione.
Oh, sta' attento che quella è vergine, eh.
Ora non più, ha fatto l'amore con me. Va bene, va bene, lì si è aggiudicata. Ora
accoltatevi.
grazie
Col sasso. Non col cazzo che firmo la liberatoria. Vedrà.
Vedrà quel porco di Massimo.
Mi dispiace per Giuseppe.
Scusa. Scusa.
Prendilo quinto.
Fermati Giuseppe. Sei ragionevole. Su.
Vai.
Con quella strega vai.
Giuseppe. Annunciamento.
E allora?
Bravo, bravo Giuseppe, bravo.
Eh, Rosì, a me qua accordo che quando scopi tu, scopo io, non mi va mica tanto
bene, sai.
E neanche a me, facciamo così, quando scopi tu, non scopo io, quando scopo io,
non scopi tu, va bene? Va bene, facciamo così, tesoro mio.
Chi è?
Sono io, tuo cugino. Ti aspettavo Cesaro.
Povero Massimo.
Ricominciamo.
Scordatelo.
Lo sai di quanto è l'assegno? Non me ne importa niente. Quanto sei stronza. E tu
quanto sei ingusta.
Quel povero ragazzo si sta sacrificando per il bene di tutti.
Sì.
Grazie
Sì, sì.
Sì.
grazie
No!
No!
Grazie.
No!
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