Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
English
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Ciao!
Avanti! Dove sono i rivoltosi? Dove si sono cacciati? Ma no, non è una rivolta.
Più che altro è una protesta. Ma lo stesso, quanti sono?
Uno, uno solo, si è arrampicato sul tetto. Eccolo là.
Signor direttore, signor direttore. Che c'è?
Mi scusi, ma perché disturbare anche la polizia? Io gliel'ho detto, non scendo
finché non avrò parlato con il signor ingegnere. Cavadunni, non insistere,
adesso basta.
Non costringerci ad usare, come dire, le maniere forti.
Signor direttore.
Se qualcuno sale qua sopra, spiacente, io mi butto, l'ho avvertita.
Lancia un lacrimogeno.
No, no, che fa?
È una brava persona in fondo, possiamo ancora convincerlo. Lasci fare, è
inutile perdere tempo.
Spara.
Eh no, non cominciamo con questa roba.
Non sono mica un delinquente io, va bene?
Il mio passato è irreprensibile, lo dimostrano le mie referenze.
Scrivoco, si sappia.
Signor direttore, la prego, mandi a chiamare il signor ingegnere. Io non
scenderò finché non arriverà lui e chiederà ogni cosa.
Ora ti faccio vedere io.
No, no, no, fermo, fermo, tenenti, aspetti.
Forse è meglio assecondarlo.
Questo ingegnere è in un giro importante.
Ci sono di mezzo ministri, pezzi grossi.
comprensiva chiedo scusa per la bomba lacrimogena io aspetto
Ma tu guarda che pasticcio deve capitarmi, a me che credo di essere l
'unico domestico ad avere ricitato l'appellativo di collaboratore
familiare, di colf. Ma che significa colf? Il dottore non si fa mica chiamare
colme, collaboratore malati, oppure l'avvocato colde, collaboratore
delinquenti. La servitù io l'ho scelta non solo come professione, ma come
condizione umana.
Anche se forse non me ne rendevo conto quando la scelsi molti anni fa, in un
giorno fatidico per le scelte di tutti gli italiani.
Stato Maggiore? Sì o sì?
Riservatissimo. Facci che... Comando.
Dal Maresciallo Badotte.
Ehi là!
Padogno, quello ci spedisce altronde.
Ci farà combattere fino all'ultimo, pur di non arrendersi a capace di tutto.
Attenti!
Signori ufficiali, il comandante delle forze armate e capo del governo, sua
eccellenza il maresciallo Badoglio, mi comunica che è urgente bisogno di un
attendente. Che?
Mani mortaci!
Silenzio! Sto stronzo! Prima ci fa cagare sotto!
Silenzio! Maggiore, faccia provvedere subito.
Perché non vuoi fare l'attendente al maresciallo?
Badoglio è un eroe, io non sono un fegataccio come lui, capisci signor
Maggiore? Eh, la prego!
Invece di me, perché non ci mandate Cavadoni, quello là?
Quello ce l'ha proprio la vocazione dell'attendente, del feriere.
Signor Capitano, mi dispiace, dammi una mano, per piacere.
Cavadunni! Comanti! Mi si è storto il braccio, torno subito, signor Capitano.
Agli ordini, signor Maggiore! Ma sentire, Cavadunni, io so che tu sei un
gran bravo ragazzo, te la sentiresti... Aspetta, cosa fai? Lascia andare,
lascia, dimmi soltanto una cosa.
Te la sentiresti di fare l'attendente al maresciallo Badoglio, eh?
Ma... Signor Maggiore, farò l'attendente a un maresciallo, a un sottofficiale.
No, altro che sottofficiale, è il maresciallo d'Italia, è Badoglio, è il
capo dell'esercito, del governo, di tutto.
E io dovrei fare... Oh sì, è un'occasione d'oro per te, Cavadonni, ti
servirà per la carriera, sai.
Un giorno tu potrai dire, sono stato l'attendente del maresciallo Badoglio.
Pensa che referenza può essere, eh?
Questa è la villa del maresciallo... Sì, del maresciallo Badoio, che c'è?
Io sono il nuovo attendente, ecco la barca. Il maresciallo non c'è.
Senta, c'ho una sete, mi fa bere un po'. Ma che sei matto, ce lo sai che è l
'acqua razionata, no?
Ma che fai, ti metti a sete?
Prendo servizio, così quando arriva Sua Eccellenza mi trova... Ehi, quel
ragnatele, chissà quando torna quello, certe volte non arriva manco di notte,
sono giorni difficili, figlio bello.
Sentite, io c'ho un'arsura incredibile. Almeno un goccetto, non ce la faccio
più. Io te la darebbe pure tutta, ma non posso.
Non l'hai capito? È la razione del maresciallo per i fiori.
Ma io mi accontento pure di quelle che si spreca. Un goccetto. Non è... Mi fa
specie che sei un militare. Va, va, ripassa quando c'è Sua Eccellenza.
Ma non posso, l'ordine di presentarmi subito a lui. Ditemi almeno dov'è che lo
posso trovare. E che ne so? Ah, signora, qui c'è il nuovo attendente del
maresciallo. Dove lo può trovare? A Leijar, alla radio.
Aspetta, sento guai adesso.
A lei devo prendere servizio immediato, il maresciallo ha bisogno di me. Allora
stiamo a posto.
Lasciatemi pasciare.
Io posso, ce la pascia.
Sono l'attendente della sua eccellenza, ci sta aspettando.
Signor tenente, ecco la pascia.
Devo presentarmi alla sua eccellenza Marcello Badoglio.
Sì, ma ora non si può, non può passare nessuna. Ma perché parli così?
Sto muovendo la tenente, signor tenente, non c'è più saliva, sono tutto
asciugato. Vede, non c'è più saliva, non mi scende nemmeno la gattola. Vabbè,
vabbè, allora vai a bere, che tanto per sua eccellenza c'è tempo. C'è una
fontanella qua nel giardinetto all'angolo, vai. Allora vado a bere? Sì,
sì, sì. Grazie, signor tenente.
Attenzione, attenzione.
Interrompiamo le trasmissioni per trasmettere un proclama del capo del
governo. Parla Sua Eccellenza il maresciallo Pietro Badoglio. E sta
buono, fammi sentire.
Il governo italiano.
Riconosciuta la impossibilità di continuare la imparilotta contro la
sovracchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e
più gravi si augura alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale
Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.
La richiesta è stata accolta.
Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le porte anglo-americane deve
cessare da parte delle porte italiane in ogni luogo.
Non si può passare, basta via. Devo fare la tendenza a Badoglio, ho bisogno di
referente. Signor tenente, signor tenente, fatemi passare, fatemi passare
per piacere. Se perdo l'occasione d'oro sono fottuto.
Non riesco a parlare.
A meno per cinque minuti devo fare la tendenza a Badoglio. Servo la mia
carriera dopo il congelo. Ma il maresciallo non è qua, è andato via.
Ma come, si stava parlando alla radio adesso, l'ho sentito io. Ma no, quello
era un disco, l'ha inciso e poi è andato via. Se n'è andato?
Dove?
Non lo so, sarà tornato alla sua villa, mica lo dice a me il maresciallo dove
va. Già, purtroppo questo maresciallo fa le cose senza avvertire nessuno.
E quale sarà quello dell'acqua? E quale sarà?
Oddio!
Oddio, ferma!
Scusatemi, ma ti avevo un po' di sete. E chi si muove più ormai?
Sì, sì, sono la governante del maresciallo.
Come? La biancheria?
Sia tranquillo, penso a tutto io, anche le mutande, sì.
Suacellente è tornato, gli avete detto che sono qua. Ma che è tornato, magari.
Come magari?
Ah già, tu sei l'attendente, a te posso dirlo. Cosa?
Il maresciallo è alla guerra. Alla guerra? Il maresciallo? Ma come prima
dice che è finita. No, al ministero della guerra.
Mi ha fatto telefonare per dirmi che non sa quando torna e di non aspettarlo.
Questo se lo vedrò. E' meglio che lo raggiungi. Sì. E gli porti questa
biancheria per cambiarsi. Sì, signore. Ma mi raccomando, non dire niente a
nessuno. Dove la biancheria? Ma no, che non torna. Ah, sì.
Vai, vai presto.
Sono l'attendente di Marisciallo Badoglio, mi sta aspettando, mi ha
telefonato. Ormai è tardi, il Marisciallo è partito. Ha la sua
biancheria intima qua. Sì, in quell'auto. Come sta a partire? Freddo,
parici! Marisciallo! Via, via!
Marisciallo! Non può partire senza di me!
Marisciallo!
Maresciallo Badoglio!
Che minchia vi portate a fare in Germania, scusate!
il mio primo viaggio all'estero.
Fu un viaggio lungo e molto istruttivo.
Servì infatti a convincermi che il vero domestico deve essere sempre al di fuori
delle beghe, degli intrighi, dei contrasti ideologici che affannano tanto
l'umanità. Come diceva giustamente Seneca, il buon servo non ha nemici ma
solo padroni.
Se esiste un padrone esemplare, bisogna ammettere che questo era il generale von
Werner, raffinatissimo in ogni sua manifestazione.
Era soprattutto a tavola, però, che esprimeva la sua squisitezza di
gastronomo, di enologo, di vero gourmet. Fu veramente prezioso per la mia
formazione professionale.
Grazie. Mi sento fantastico.
Il Maggiore O'Brien, purtroppo, non aveva le qualità che distinguevano il
generale Von Werner.
Però era un uomo molto spontaneo.
Arrivò così la fine della guerra e con la guerra finì anche la bella
spensieratezza che aveva caratterizzato quel periodo della mia vita.
Il dopoguerra, infatti, con i suoi fermenti sociali, fu portatore di tempi
duri per i padroni, ma lo fu ancora di più per i domestici, considerando il
fatto che i padroni potevano fare a meno dei domestici, mentre i domestici non
potevano fare a meno dei padroni.
Abbasso i padroni.
Eh, non vado a questi.
È viva, i padroni.
Pisolo, sta' buonino, dai, sei diventato matto.
Fermo! Sta' buono, sta' zitto e lascia stare il signore.
Donati!
Non mi riconosci? Sono Rosario Cavadunni, sa' sa'.
Poi è un mondo musica, ma tutti!
Come stai?
Scusalo tanto, sai, ma non può vedere le persone vestite un po'... un po' strano,
malmesse, scusa. Vabbè, però pure tu mica sei tanto elegante, scusa.
Che meraviglia! Ma com'è... Sai, meglio non farla vedere in giro.
Con i tempi che corrono, il padrone potrebbe passare dei guai. Giusto, hai
ragione. Guarda dove sono arrivato. Ti abbasso i padroni.
Purtroppo. Ma te piuttosto, dimmi, come andò a finire con Badoglio? Gli
raccontai tutte le peripezie passate e le mie preoccupazioni per la situazione
attuale. Nel momento in cui ero diventato un vero domestico, non c'erano
più padroni da servire. I padroni veri, autentici, no? Quelli stanno un po'
nascosti per vedere un po' come si mette. Ma adesso ci sono i nuovi
padroni, gli arricchiti.
Anzi, senti un po'. Se non ti formalizzi, per il momento ce ne sarebbe
uno.
E fu così che con l'aiuto insperato di Donati trovai servizio presso uno dei
tipici padroni dell'epoca. Era un produttore cinematografico molto noto
per i film neorealistici che avevano successo in quei tempi. Le sue origini
finanziarie collegate con la borsa nera e coi traffici nel porto di Napoli
apparivano abbastanza chiare dal suo folcloristico comportamento.
Il commendatore Sparano era legato da affettuosa amicizia con un'attrice di
moda in quel periodo, anche lei di origini oscure e simpaticamente nota per
la sua genuinità romanesca.
Per me il rosso. No, no, col caviale no, signore. Io consiglierei il vino bianco,
questo corvo del 45 è quello che ci vuole, mi dia ascolto. Se lo dici tu.
Ma come, picciolino, non mangi.
Questo è caviale autentico, me l'ha venduto uno del PC, che l'ha avuto dall
'ambasciata russa. Mi ha già fatto venire la cascia intera e tutto quanto
per te.
Ani, e lascia me perdere, non me va.
Ma come non te va? Questo è un mangiare da signore. Diglielo tu, sa, sa.
Effettivamente il generale von Werner, di cui mi onoro di essere stato a
servizio, diceva sempre che... Oh, e questo generale tedesco ce l'hai fatto a
peperini. Sarà stato raffinato, ma la guerra l'ha persa, no?
Noi avevamo sempre mangiato pasta e fascioli, ma perché ce ne avevamo ci
basta a schifezza?
C'è, mangiatevelo voi sto caviale, a voi forse vi piace.
Ma che caspita fai? Pazzia, mi ha costato un sacco di soldi.
Basta, ti proibisco di comportarti così, hai capito?
Io se cose non le posso fare, a riguardo che tu sei una femmina, e che non me se
cose le posso portare fino a un certo punto.
Ah, perché sei un uomo tu, per quanto mi riguarda puoi essere pure frocio.
Ma perché, che vorresti dire? Non siamo perdere, che ci dai per dopo?
Ma te lo vai a dire che ce dai?
Finocchio al gratin.
E ti pareva?
Ma è tutto chiarissimo.
Non avendo più rapporti con lui, quella è una donna insoddisfatta, capisci? Che
sfoga su te la sua insoddisfazione.
Ma va là che sei un uomo fortunato. Ma che fortunato? Mi tratta peggio dei
cani. Buoni voi!
Ma fa così per provocarti.
Ha bisogno del maschio.
Qui ci vuole il croissant.
Il croissant. Il croissant?
Non sai cos'è il croissant? Sì, sì, una specie di brioche, un cornetto salato.
No, cosa c'entra il cornetto? È vero che è la prima volta che hai una padrona,
però certe cose sono l'ABC per un buon domestico, caro mio.
Vedi, in certi casi il croissant è un pretesto, un tacito accordo tra
padrona e domestico, capisci? Il croissant!
Tu la mattina le porti la colazione mentre lei è ancora a letto nel
dormiveglia. Questo è il momento in cui la donna è particolarmente vogliosa,
desiderosa di cedere dopo il sonno e i sogni.
Sono le nove, signora, buongiorno.
Lei risponderà con un mugolio, vedrai.
Bene, questo è il momento di offrire il croissant.
Signora, vuole il croissant?
E' fatta.
Non ti resta che spogliarti e metterti a letto con lei.
Sa, sa.
Comandi, signora.
Quel croissant, portalo a tua sorella.
Sì, signora.
Non è cosa, commentatore bello. Non è possibile che tre giorni dopo l'inizio
delle riprese non hai ancora trovato, come si chiama, l'agonista. L
'antagonista. L'antagonista, come dici tu, leatrua.
Ma non mi preoccupo io che sono il regista, ti preoccupi te, lo troverò. Eh
ma mi preoccupo io perché sono il produttore, perché i soldi li caccio io
e ne caccio tanti. Chiama che tagliare un Giacchetti o un Nazari, un attore
vero. Mai.
Noi possiamo prendere un attore vero, ha così no legge, caccia più soldi. I miei
personaggi sono reali, autentici, io li prendo dalla strada. Eh dalla strada,
perché a Bruno non l'hai presa, che l'hai presa dalla strada a Bruno?
Ani, ma sei proprio uno stronzo, sai.
E chissà da dove vengo io? D'Arquidinale? Bruno è un personaggio
reale! È lui!
Io. Ti ho trovato!
Finalmente, mascalzone e delinquente!
Ma io veramente?
Come sarebbe?
Cosa? Ma che hai fatto al commentatore? Niente, signore, lo giuro, niente. La
prima volta che lo vedo non gli ho fatto niente. Ma se ce l'ha con te gli avrei
fatto qualcosa. No, no, no, no.
Proprio a te stavo cercando.
Parola d'onore, non l'ho mai visto prima d'ora. Deve esserci un equivoco, parola.
Parabutto, canaglia, delinquente. È un mese che ti cerco. A me? È un mese che
ti stiamo cercando tutti.
Giù quel vassoio.
Giù quel vassoio!
Ma perché vorresti dire che lui potrebbe... Ma sì, non lo vedi? È lui, è
perfetto, guardalo. Non è vero? Sì, sì, è lui, nato e sputato.
Magnifico. È proprio criminale. È proprio un delinc... E anche Ruffiano. E
anche Ruffiano. Lascia, arriva l'educato, via con quella manazza.
Guarda, guarda.
Violento, aggressivo, sanguinario. È proprio quello che ci vuole.
Lampi sulla risaia, 121 prima.
Azione. Vai.
Affranta.
La gamba.
La coscia, falla vedere, non ti coprire con la mano.
Così. Trofina, sexy.
La porta, panoramica sulla porta, sa sa.
Chigno, battuta.
Sono presa.
Scusi dottore, mi ha mandato il fumo negli occhi. Ma dove l'hai trovato
questo? Nella cazzo del produttore, no?
Dunque.
Mi scusi, dottore, ma la sigaretta è piccola e il fumo non è qui.
Non colpa mia. Tu hai capito qual è il tuo personaggio? Sì, signore, io sono un
farabutto. Ho violentato e sfruttato la signora qui presente, mi scusi, signore.
Ma lei è scappata e si è rifatta una nuova vita onesta. E adesso io... Sì,
però questo è l'antepasso e non ci interessa. Io adesso voglio sapere la
scena di adesso. Com'è? Qual è? È che io finalmente ho ritrovato la signora qui
presente e ne approfitto per ricattarla. La voglio baciare e violentare. E dico
queste parole.
Sorpresa. Ma non così.
Sorpresa, eh?
Sorpresa. Su, non fare quella faccia. Non sei contenta di rivedermi?
Sì, va bene, ma tu sei un duro.
Tu sei uno coi coglioni. Uno che la donna le sfrutta. Uno che la donna le
calpesta.
Sì, questo mi viene facile, ma sono le parole che non riesco a mantenere al
mente. Non riesci a dire battute di numeri.
I numeri. Sì, uno, due, tre.
Basta che fai le espressioni giuste, capito? Io dico i numeri. Poi tanto
questo bisogna doppiare. Andiamo, andiamo, andiamo.
I numeri, eh?
Giriamo, che siamo in ritardo. Su.
Ma chi mi hai trovato? Ma siete voi che l'avete scelto? Io, io volevo un azzare,
i giochetti.
Fai per silenzio.
Attenzione. Silenzio.
Rampi sulla risaglia, cento e ventuno secondi.
Uno, due, tre, quattro.
Conti con le dita, con la bocca, giù con le mani.
Avanti. Espressione, chiudi la porta.
Avanti, non so di lei. Vi ride.
Un, due, tre.
4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12.
Vattene, tra noi è finita, non voglio più vederti, capisci? 13, 14, 15, 16.
No, io lavoro adesso, sono nesta.
17, 18, 19 e 20. No, vattene. 21, 22.
No, lasciami. 23.
No.
Ma che è successo? La bottiglia non si è rotta. 23, 24... No, voglio dire, mi ha
fatto un po' male, dottore.
Forse la colpa è mia, non sono adatto a fare dottore, mi dispiace. No, qui la
bottiglia si deve rompere, di gesto.
Cirino, ma che non si rompe? Non è colpa mia, è l'attrezzista.
Magocchio! Magocchio!
Magocchio, ma che non si rompe?
Comandatore, non capisco. La bottiglia si deve dare un pi. È fatta regola d
'arte, allora.
Guardi, forse è stata sbattuta. Adesso vado io, eh!
Dottore, è meglio forse cambiare attore, io non... No, qui bisogna cambiare le
bottiglie, porta tutte le bottiglie che c'hai, 20, 40. Ma sono tutte uguali,
commendato, basta saperle usare.
È che non bisogna tenerle troppo vicino qua, sennò fa forza, capisci?
Non si rompe, non si rompe.
No, no, mi dispiace, ma io non ci posso stare.
Scusatemi, ma io non... Scusatemi, ma io non... Scusatemi, ma io non...
Scusatemi, ma io non... Scusatemi, ma io non...
E la scena delle bottigliate è abolita, vieni.
Sei contento?
Silenzio, silenzio.
Ripigliamo dal momento in cui tu puoi violentare la ragazza. Però ricordati
che tu sei uno che le donne se le schiaccia sopra i piedi, per Dio.
Dai, avanti, su. Ciao per la prova, avanti. Cereno!
No, no, no, è una prova.
Silenzio, per favore.
Vai,
vai.
Sbottati, non star lì come un torso.
E che signora, mi fa male un po' la testa.
Tasta me, me devi da provoca', capisci? Io provo. Ma che fai bullo solo col
crastano?
Dai, prova.
Strigna, dai.
Ecco, bravo, così.
Proviamo a girarne una. Dai motore, Cirino.
Motore. Dai.
Cacchincanto.
Lampi sulla risaia, 122 prima.
Azione.
Guarda, violenza!
Perfetto, straordinario!
Mi fa male, mi fa male, signora! No, no, io che no, io che no, signora!
Avanti, forza, difenditi!
Sei più forte tu, schiacciala per Dio!
Brava, bravissimo, è bravo sto ragazzo. Lo scelto io.
Era una vita gravosa.
Io non mi sentivo portato per la carriera artistica, proprio no,
veramente. Ed altronde non volevo rinunciare alla mia vera professione.
Ah, ti ho fatto male?
Ragazzi, fatti che ci siamo. Tu fai presto che entri in scena. Voi riposate
perché entrate in scena dopo.
E che cavolo con questa ragazza sempre a parlare? La pistola è pronta, è pronta.
E tu, dammela, forza. E che diavolo.
Va subito a fare una telefonata e cerca di convincerlo, capito? Eh sì, ci
proverò, speriamo bene. Io ti aspetto. Sì, sì, tu lo dubbi.
Fai presto e convincili.
Vai che in campo, in campo.
Lacrime?
Votore, vai via. Lampi sulla risaia, 230, ventesima.
Azione.
Il tuo uomo buono e onesto da questa notte giace nella risaia.
Muoto. No, non può aver fatto questo, assaltino, mostro. Prendi la pistola là.
Cosa c'è? La battuta, tocca a te, tocca.
Battuta. 27 e 36.
Arretra, presola di destra. Ti ucciderò.
Cirino! Sì?
Allora, adesso andiamo giù con la macchina e ci prepariamo alla scena di
Zaza che precipita dalla finestra. Io con la macchina dovrei fare io dalla
finestra. Devi precipitare, sì, perché adesso la prendiamo dal basso, che
ripensa da giù e fa molto più effetto, capisci?
Scusi, dottore, io non metto in dubbio che da giù faccia più effetto, ma siamo
a secondo piano.
Saranno otto metri, guarda qua!
9, 9, 9 metri. Senta, dottore, la signora mi ha già sparato tre colpi, ma
che necessità c'è di farmi cadere dalla finestra? Non potrei morire qui, che poi
mi sembra più elegante, lì ho di cadere il regista. Sa, sa, chi è il regista del
film? No, dico, vero? Il film deve finire con te morto, sfracellato, nel
sangue, è molto più... È molto più scioccante, capisci? Cirino, per favore,
non dire fregnacce, vero?
Ecco, è molto più scioccante. E portalo giù da me!
Tra qualche giorno. Come sai? Gli hai spiegato in che situazione mi trovo? L
'hai cambiato, sono scaduto.
Dicono che dovete aspettare. Che perita non posso?
Aspettare che? Qua se il film si interrompe, sono rovinato, non posso più
aspettare. E io, che dico io? Carano, mi permetta! Che c'è?
Io dico a lei, al commentatore, vogliono che io caschi dalla finestra, ma io sono
un domestico, non posso, io dico a lei. Ma dico che non faccia storia, che ci
sono i cartoni e sopra i materasini.
Ma che paura è paura? Ci sono i cartoni, non vede? Non ti preoccupare, questo è
un letto di piume, eh? Ma non ci sta qualche buon uguaglione che se me ne ha
la coppa? Ecco, la sono sparata, ora io la faccio vedere io, così la facciamo
finita con questa storia. Ecco, brava, mini tutù, oggi facendo, bravo. Ecco,
ora io la facciamo vedere, va.
Stia attento, eh?
Che vi ho detto?
E' una stronzata, che ci fa?
Hai visto, sa, sa?
Hai visto?
Allora, giriamo, no?
Certo, se è proprio necessario girerò come dite voi, tanto è una stronzata. E
appunto, bravo Sasassi. Andiamo, andiamo, andiamo.
Levate i cartoni. Ma come? Sì, pure i materazzini, è più realistico, ci penso
io, fidatevi di me. Tanti ho camerieri miei, ci penso io, non vi preoccupate.
Ringraziando di Dio, hai i vari soldi.
Chi è il protagonista, no?
Cade, se fa male, va all'ospedale. Noi interrobbiamo il film, l'assicurazione
ci paga e possiamo aspettare con calma i soldi. Sì, ma sai che non finiamo in
galera? Ma che galera?
Dico, sono puliti, eh? Sì, sì, sono belli tutti i capelli che stavano giù.
Mi dispiace, signora, se prima le ho dato l'impressione di avere un po'
paura. Ma sai, io non conosco i trucchi del mestiere. Sapevo che c'erano i
cartoni. Beh, ti dirò che io ci avrei paura lo stesso.
No, no, adesso sono tranquillissimo, guardi. Se lo dici tu.
Sembrerà proprio che mi sfracello veramente.
Pronto, Sasa?
Prontissimo! Con permesso, signora.
Ecco che arrivo. Un momento, eh?
Un momento,
un momento!
Buttati giù via!
Oddio, è morto, è morto!
No, non ero morto, ma c'era mancato poco.
Quella bruttissima esperienza, però, non era stata inutile, anzi, mi era servita
a stabilire un principio fondamentale nella mia professione, cioè, prima di
accettare un padrone, bisogna sempre controllare le sue referenze e avere
così le massime garantie.
Tisolo, non mi riconosci? Come stai?
Eh? Eh?
Qua, Pisolo, vieni qua. E dov'è il tuo padrone Pisolo?
Pisolo, vieni qua, non dar fastidio al signore.
Pisolo, tu non devi andare dal primo che passa.
Scusi, sa, ma il cane è così affettuoso che... Sì, lo so.
Questo è il cane che porta sempre qua Donati, Andrea Donati. Forse è il suo...
Caberiere. Eh? Sì, lo era.
Ah, non lo è più?
Mi dispiace.
Signore, io ero venuto qua per cercarlo. Mi può dire dove posso trovarlo?
Il signore purtroppo ha voluto riprenderlo con sé. Per forza, con la
penude di camerieri bravi che c'è.
Mi può dare l'indirizzo del signore che... È morto. Chi, il signore? No,
Donati, Andrea, poverino.
No, è morto.
Oddio.
Quella notizia mi sconvolse, ma mi resi conto che la scomparsa del povero Donati
aveva lasciato un gran vuoto nella famiglia dei suoi padroni, i principi
marescalli. una delle casate più antiche e illustri della nobiltà nera romana.
Cosa potevo fare in omaggio alla memoria del defunto se non riempire quel vuoto
lasciato da lui?
Al servizio della famiglia Medescalli sarei rimasto per ben otto anni,
dedicandomi soprattutto al vecchio principe Eugenio, che viveva con la
principessa Adele, sua moglie, con la sorella Citella Margherita, con la
cognata vedova Eunice, con la principessina Mafalda, sua figlia, E con
donna Medeo, erede maschia della nobile casata, purtroppo destinata all
'estinzione.
Dominus vobiscum.
Ecco un spirito tuo.
Devo ammettere che come vita non era molto allegra, però quella, quella
austera signorilità, quell'aristocratico rigore, quei solenni silenzi, mi
facevano provare sentimenti ed emozioni che soltanto chi nasce con la vocazione
e la sensibilità del domestico come me, può capire.
Ruggero, vai fuori. E si capisce, è giovedì. Ma oggi è scirocco, papà. Non
puoi rinunciare? È la mia passeggiata settimanale, non ci rinuncio.
Va bene, papà, fai pure la tua passeggiata, ma copriti bene. E respira
col naso.
Sassà, mi raccomando, l'altro giovedì me l'hai fatto tornare un po' affaticato.
Ricordi che non succede anche oggi.
Stia tranquilla, principessa, farò del mio meglio. Se loro permettono, i miei
rispetti.
Quella passeggiata costituiva l'unico mio svago settimanale e me la assaporavo
tanto quanto il vecchio principe.
Torno subito.
Ma che c'è un freddo?
Eh no, ci siamo prima noi.
Un momentino, via, ve le rimando subito. Ma è ora che sto qui.
Appunto, potevi deciderci prima.
Qua non si fa flanella.
Visto, principe, che bella quindicina abbiamo.
Ce la scordiamo, sta roba, se chiudono casini? Ma no, che chiudono, ci
mancherebbe altro.
I bordelli sono sempre esistiti, sappilo, e nessuno ha pensato mai da
bolilli. Già, ma con quella merlì là, eh.
La merlì? Ma chi è da retta quella?
Tra poco manco sa ricorda.
Ma Rita non c'è?
Sì, c'è, c'è, ma credevo, principe mio, che volessi cambiare un po', eh? La
signora ha ragione, signor principe, se mi permette ogni tanto fa bene cambiare.
Ma io sono abituato a Rita. Appunto, signor principe, l'abitudine è
pericolosa, rende tutto meno eccitante, più, più faticoso, e le lo sa non si può
affaticare.
Guarda che roba, eh, principe?
Beh... Si chiama Esther, che ne dici?
Eh?
Esther? Beh, certo.
Oddio. Ma c'ha pazienza? Esther è una ricamatrice.
Che ne dici? Se mi posso permettere, signor principe, direi che la signorina
Esther è un'ottima scelta. E poi così promettente.
E va bene.
Andiamo, spingimi in camera. Questo è il freno, attenzione che è un po'
difettoso. Figati.
Però un'altra volta voglio rita.
Intesi?
E tu, Sasa, chi vuoi? Come chi voglio, Rita.
Perché hai voluto me stavolta?
Beh, io veramente ti avrei voluto anche altre volte, ma c'era sempre il
principe, allora io non potevo, capisci? Che brava persona, eh?
È un santo, un santo.
Mi fa tanta tenerezza.
E poi è così generoso.
Vedi, tu sei diversa dalle altre. Vabbè, a parte il fatto che sei giovane, bella,
con la faccetta pulita, sei sensibile soprattutto.
Ma che ci stai a fare qua?
Purtroppo ho una bambina di quattro anni da mantenere e sono sola.
E che vuol dire? Ci sono tanti altri mestieri, scusa.
E allora, secondo te che dovrei fare?
La serva?
A parte il termine spregiativo, io sono un servo, come dici tu, ma vado a testa
alta.
Sì, hai ragione, scusami, non volevo mica offenderti.
Tu mi piaci, sai.
Sei buono, mi parli, ti interessi a me, alla mia sensibilità.
Gli altri invece vengono qua e... e vogliono scopare, solo scopare.
D'altronde se uno viene qua bisogna pure capirlo.
Se trovassi qualcuno che mi porta via da qui io... Lo troverai, lo troverai una
volta o l'altra, sta tranquilla.
Adesso non ci pensare, adesso non ci pensare.
Che? Che c'è?
Il principe si è inteso male, ha perso la conoscenza. Presto, vieni, Sasa,
vieni.
Oddio, lasciami i capelli, oddio, oddio.
È tutto colpo mio, è tutto colpo mio.
Pareva che se lo sentisse lui voleva, Rita voleva.
Che egoista che sono, che egoista.
Via, via, che state a fare qui?
Ecco fatto.
Allora, dottore. Beh, che le devo dire?
Io ho fatto un cardiotonico e ora bisogna vedere, aspettare.
Aspettare? Quanto?
Ma due, tre ore.
Non so.
Perché? Perché, perché non si può aspettare tanto. Devo riportarlo subito
a casa. Tra due ore succede il filimone. È colpa tua.
Ma non hai detto...
Dovevate preoccuparvi prima, non ora, di portare un uomo di quell'età qui.
Adesso è tardi.
Non si deve muovere assolutamente, per ora.
Ma se non rientra subito è peggio, mi crede, lei non conosce la famiglia. Se
scoprono che qua ci saranno altri tre infarmi, muoiono a stecchiti tutti,
quelle gente serie, baciapile.
Fermi tutti!
Ha detto fra due ore, vero?
Beh, forse.
Io lo spero.
E lo spero anch'io.
Dunque, adesso sono le sei meno un quarto.
Alle sei precise in casa dei principi Marescalli si recita il Santo Rosario.
Ave Maria piena di grazie, il Signore è teco, tu sei benedetta fra le donne
e benedetta il frutto del seno tuo Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso è l'ora della nostra
morte. Ave Maria, piena di grazia, Signore, tu sei la benedetta fra le
donne e benedetto è il frutto del seno tuo, Gesù.
Adosso, tutto.
Santa Maria, Madre di Dio, adesso dormo e vado a la madre. Ave Maria,
piena di grazia, Signore, tu sei la benedetta fra le donne e benedetto è il
frutto del seno tuo, Gesù. Grazie Signore, ecco tu sei benedetta fra le
donne e benedetto il frutto del seno tuo.
Incoscienti, lasciatemi vestire, devo andare a casa, c'è il rosario.
Sto benissimo e alle otto si mangia. No, io non voglio altri guai, sta buono il
principe, ha detto che sistema tutto lui. Ma che sistema, sistema, se a casa
si accorgono che sono in un casino, povero Sassà che mi ci ha portato. Il
principe ha ragione, è meglio che lo portiamo a casa, io chiamo un taxi.
Sì, come lo mettiamo sul taxi, Sassà ha portato via tutto.
Tu sta zitta e ti avverto che non ti pago la marchetta, dicevi che questa ci
aveva pazienza.
Sporcacciona!
Forza ragazze, forza!
Aspetta ragazze, su!
Aspetta, aspetta!
Dai,
dai, aspetta!
Poi ti accornavo.
Aiutaci anche lui.
Certo, certo.
Ecco papà.
Io sono arrivato, grazie.
Oddio, il prego!
Oddio!
Allora? Papà non è in camera e non si trova nemmeno Tassà. Oh, dove saranno
finiti?
E allora, che succede? Non si mangia? Sono le otto.
Bravo, Sassà.
Andata bene, eh?
Diciamo che poteva andare peggio, signor Principe.
Ah, Sassà, piuttosto. Fa che la carrozzella sia riparata per domani.
Domani? Certo. Voglio tornare al casino.
Signor Principe, veramente non mi sembra il caso.
Io non lascio mai le cose a metà, sappilo.
E poi, il casino è la mia vita.
Voti favorevoli 393, voti contrari 168, astenuti 42.
La legge è stata approvata. Finalmente! La provvidenza!
Come mai tanta allegria in questa casa? Vai a vedere, Susanna.
Subito la sua notizia. La giustizia è forza!
Papà, una notizia per il genio! La razza l'ha comunicato proprio adesso! Il
Parlamento ha approvato la legge Merlini!
Cioè? Che cosa vuol dire? Ma papà, dovresti saperlo! È una legge che
renderà gli uomini migliori! Verranno chiuse le case del vizio per sempre!
Le case? I casini?
No! No!
No!
Dio vinci!
Dio vinci!
Le mie passeggiate settimanali col principe così si interruppero
drammaticamente.
Ma come è successo?
Eh, la notizia delle leggi Merlin, così all'improvviso.
La gioia è stata troppo grande, il tuo nobile cuore non ha retto.
Il suo funerale fu quasi il simbolo della fine di un epo.
Questa sarebbe la ricompensa per uno come me che ha fatto sempre il suo
dovere, il carcere.
Una sola volta forse mi sono comportato verso i padroni non troppo
correttamente. Quando è stato? Nel 63 o nel 64?
Non mi ricordo bene.
Eravamo in pieno boom economico, questo è certo. I padroni erano ormai diventati
quasi più numerosi dei domestici.
Fui fortunato nel trovare dei signori che non avrei potuto desiderarne di
migliori. Ricchi, eleganti, pieni di fascino.
Veramente una coppia ideale.
In casa loro si mangiava bene e si beveva meglio.
Il fatto poi di essere così moderni, diciamo, non impediva che si
comportassero nel modo più tradizionalmente romantico.
Ah, vederli così innamorati e felici dava quasi un senso di beatitudine,
anche se talvolta quell'atmosfera così intima creava qualche inconveniente.
A dividerli era soltanto la loro professione.
Lei era una nota disegnatrice di moda, lui un architetto. E questo li
costringeva spesso a fare viaggi anche all'estero.
Partivano insieme, ma per direzioni opposte.
Per me questi erano periodi di libertà, che mi consentivano finalmente di avere
quegli svaghi che la mentalità dei principi marescalli aveva reso negli
anni passati tanto problematici.
Perché non ce ne andiamo di là a sentire un po' di musica, a bere qualcosetto? Ma
che sei matta?
Ma come matta? È la prima volta che mi porti in casa tua e mi tieni chiusa qua
dentro. Di là non si può, è roba dei padroni.
Padroni?
Siamo ancora alla storia dei padroni e dei servi? Ma come? Mi avevi detto che t
'avevo convinto, che la pensavi come me?
Invece? Era solo per fare l'amore, allora.
E che è una colpa se mi piaci, eh?
Io quando... Biscotti.
Ecco fatto.
Tu lo sai che mi piaci, no?
E ti ho dimostrato che ti voglio anche bene.
Ma se non la penso come te, che ti frego?
Oh, sì, sì.
Eh? Che? Hai sentito? Ma sono i tuoi padroni, chi ti frega? Ma quali padroni?
Che padroni? Ma dai, vieni a letto, vedi che sono tornati. Quelli stanno a letto,
lo figurati.
Questi sono ladri, ladri. Ma che roba tua, lascia stare. Adesso li faccio
vedere io.
Chi è là?
Sasa, ma che fai qua?
Mi scusi, signore, non sapevo che era tornato. Perdoni il disturbo.
Sasa!
Comandi, signore.
Mi perdoni la tenuta, ma ero a letto. Ma sì, certo, non importa, no.
Sa, sa, piuttosto... Vorrei che lei dimenticasse quello che ha visto là, eh?
Signore, so qual è il mio dovere.
Io non ho visto nulla.
Sì, sì, bene, ma senta un'altra cosa.
Se telefona mia moglie, io sono ancora a Londra, d'accordo?
Naturalmente, signore.
Grazie.
Che cosa hai da ridere? Hai stilcanassato, eh?
Rido, sì.
La coppia romantica, dicevi. Gli sposini ideali. E adesso?
Non lo avrei mai immaginato.
Certo che mi dispiace per la signora poverina. Lei sta a Parigi? Sì, con l
'amico anche lei.
Ma cosa dice?
Come si vede che non la conosci. Beh, adesso vestiti che devi andare via.
Ma perché?
Non fare domande assurde, c'è il padrone in casa.
Sì, con l'amichetta. Io non devo saperlo.
Perché non vuoi capire che i padroni sono uguali a noi, eh? Senti, non ho
nessuna intenzione di fare della politica, va bene?
Se scopa lui, ma scopi anche tu, no?
Com'è che hai detto?
Ma va là che hai capito.
Forse questa volta hai ragione.
Vieni, vieni tesoro.
Ma je ne vois rien.
Non posso accendere la luce, tu compas, mon petit chou. C'è il temeriere.
Chi è?
Sasa, è lei?
Mio marito.
Presto, nasconditi.
Dietro il paravento.
Giacomo!
Caro, ma come mai sei qui?
Ma non dovevi essere a lungo?
Mio, quale gioia.
Vieni, caro, ma sapessi, sono così stanca del viaggio.
Oh, povera piccola. No, lì no, scusa, vieni un momento che ti spiego, caro. E
allora, come mai sei qui?
La nebbia. L'aereo non è partito e loro ti tengono lì per ore e ore, sai, prima
di decidere, no?
Ma tu piuttosto non dovevi essere a Parigi, eh? Sì, cioè, no, la nebbia,
anch'io la nebbia.
Questo buco si soffoca.
Andiamo a prendere qualcosa da bere.
Dopo, dopo.
Ora ci vado io. No, di là c'è il padrone, dopo ci vado io. No, adesso.
Adesso.
Chi è là?
E lei chi è?
L'ho fatto proprio come piace a te.
Oddio, la signora.
Allora lei è quella che stava di là col padrone?
Sorte? Che sorte? Come fa a sortire? La signora sta di là. L'uscita sta pure di
là. Che sorte?
La farò sortire dopo.
Lo credo, sono imbattibile.
Ma questa chi è?
E' l'amichetta del padrone, l'ho trovata di là.
Uè, dico, non penserai mica di fare la mucchiata, eh?
Ma che mucchiata stupida?
E' arrivata la padrona, figurati. Allora lei si è nascosta e io me la sono
trovata davanti e l'ho portata qua.
Ah, ma allora stanotte ci facciamo due risate con quelli là.
Shhh, che stanno a urlare. Non posso permettere che per una sciocchezza del
genere quei due si separino. Devo salvare il loro matrimonio, ecco.
Mo dico, ma chi sei, un cameriere o Fanfani?
T'ho detto di non buttarla in politica, va bene? Ma che sono fetti? Ne riuscirà!
Che sorti? Come sorti? Di razza e confusione! Dopo, con calma, calma!
Ecco, mettiti qua sedere, alzi qua!
Silence!
Adesso vado di là a farti un bel sandwich, eh? No, no, no, no, no, vado
io di là in cucina! Ah, va bene!
Senti, allora, facciamo una cosa, io ti aspetto in camera, va bene?
Sì, bravo!
Aspettami!
Su, presto, presto. Su, rivestiti.
Hai sentito che c'è mia moglie?
Come? Tua moglie?
Oh, Gesù mio.
Signora, bentornata.
Grazie. Posso fare qualcosa per lei?
Eh, no.
Ossia, si sa, sono nei guai. Ma che pensava che mio marito fosse a casa?
Appunto chi pensava che tornasse.
Io sono tornata, ma con me c'è una persona, purtroppo. Anche lei?
Come anch'io.
Cioè, volevo dire, anche lei però, signora, a fare certe cose, mi scusi,
ma... Sì, Sassà, lo so, ho sbagliato, ma adesso dov'è finita questa persona? Dov
'è se è nascosta?
Di là Giacomo mi aspetta. Devo andare di là, se non si insospettisce.
Vai, vai, svelto!
Gliela cerco io, quella persona. Sì. Va, va, lascia.
Grazie, Sassà, grazie.
Chi va là?
Lei sarebbe la persona... Mi aiuti, non trovo l'uscita. Eh, l'uscita si fa dopo,
in massa.
Venga.
Venga.
Venga!
Ah,
e questo chi è?
L'amico della signora. Ah, te lo dicevo io.
Certo che per salvare sto matrimonio, altro che referendum.
Ecco, fai pure la spiritosa.
Ma tieni di conto della gravità della situazione.
Per fortuna nessuno dei padroni sa dell'altro fino ad ora e bisogna evitare
che lo sappiano.
Silvana, tu mi devi aiutare.
Cosa? Aiutarti in che cosa? A fare la ruffiana dei tuoi padroni? Di quei due
là che sono carichi di milioni?
Ma sei maschio, sei proprio maschio!
Lo sai quanto prendo io, no?
120.000 lire al mese. È vero o no? 120.000 miserabili lire per fare la
commessa e fare impieghi tutto il giorno.
Ma cosa c'entra sto fatto? Cosa c'entra? E io che sono una povera lavoratrice
dovrei mettermi a aiutare i ricchi. Ma va là, sgrazie, disgraziato!
La prego signorina, c'è stato un equivoco. Ma che signorina, io sono una
compagna, sono una donna libera io. E dovevo capirlo subito che non dovevo
mettermi con un tipo come te. Un servo, un lecca pieghi, un traditore. Mi
dispiace signorina. Io me ne vado, qua dentro si soffoca, siamo in troppi.
Non sa quello che dice.
Mi dispiace, sono desolato. Non so nemmeno chi fosse.
Ma come, non la conosce?
Sì, ma...
Così di vista.
Anzi, credevo che fosse monarchica.
E, dato che loro signori erano fuori, io mi sono permesso... Ma certo, Sasà, è
normalissimo. Non deve scusarsi. Anzi, mi dispiace che sia finita così per lei,
Sasà.
Grazie, molto gentili.
Adesso, se loro signori vogliono ritirarsi, io resto solo e... e potrei
dare una...
Sistematina qua intorno. Sì, ecco, noi ci ritiriamo e lei sistema.
Bravo, Sassà, sì.
Giusto, che stiamo a fare noi qui?
Sistemi, sistemi.
Buonanotte, io...
Fuori,
presto, fuori!
La strada è libera. O puoi sortire? Qui, seguitemi, ma fate piano, ad agio.
Che sbagliato! No, no, no, aspetta!
Righirarsi! Righirarsi!
Ti prego, cara, tu sei stanca! E così ti porto anche un bel bicchiere di muscadè
freddo, freddo, come piace a te!
Dov'è? Eccola qua!
E quella chi è?
Come chi è? Senti, architetto, si mette a fingere con me adesso lei?
Giacomo!
Senza burro! Sì, sì, d'accordo!
Va bene, cara, senza burro.
Dov'è?
Eccolo qua.
Amore, ho quasi fatto, vengo subito.
Ma che sorti!
Tesoro, cosa fai tu qua?
Ah, sai, non volevo lasciarti solo.
Oh, che carina.
Si esce, ma non dico io, capito? Si esce, ma non dico io.
Si esce, ma non dico io.
Aspetta, aspetta, aspetta.
Sì, manda questo.
Non ti ci mette il volto, capito? No, no, no. Fermi, fermi. Tutti le zinde
fuori.
E cosa combina, sa, sa? Tu resta qui, vado a vedere. No, no, no, vado io.
Oh, scusi, non siamo ogni tanto un'orgetta, loro sono così
comprensibili. Insomma, basta!
No, signora, non le faccia niente, non le faccia niente, la prego, architetto!
Signora, lasci stare, non è il caso!
Architetto, glielo dica lei di non fare... Oh, povero amore mio, ma che t
'hanno fatto?
Su, non piangere. Su, su, adesso hai passato tutto, bambinone, bello,
sorridi, su.
Fammi un bel sorrisetto, su.
Oh, amore mio.
Adesso ti protegge Giacomino tuo, no?
Sa, sa, è proprio deciso.
Dio, sassà, non faccia così, la preghiamo tutti, resti qui con noi,
avanti.
In fondo non è successo niente di irreparabile.
Noi ci siamo spiegati e perdonati, vero? Ma certo, sassà.
Senta, lei mi dovrebbe fare un piacere. Dica.
Dovrebbe dire a quel signore che sono... No, mi dispiace, è un forso. Ah sì, che
buono. No, no, mi dispiace, è un forso.
Bene.
Beh, mi ripeta comunque.
Quest'ultima esperienza mi portò ad essere ancora più diffidente e pignolo
nella scelta dei padroni. Non ricordo più nemmeno quanto ne cambiai fino all
'estate del 69, quando cioè accettai il servizio presso l'ingegnere Perigatti,
il noto petroliere milanese.
L'ingegnere l'è un po' fissato con l'astronautica e ora sapete, con questo
sbarco sulla luna non capisce più nulla. L'è tutto il giorno davanti al
televisore, però... Gli è una gran brava persona.
E lei, la signora, com'è la signora? Ah, parola giusta avete detto.
Proprio una vera signora. Non mi scusi, signora, c'è il nuovo cameriere.
Ah sì, venga pure avanti.
Prego.
Buongiorno, signora.
Roberto, va a chiamare mio marito.
Subito.
Sasa, io non so cosa dire.
Ecco, tu capisci che... Capisco, signora.
Se la mia presenza è imbarazzante per lei, io posso andarmene anche subito.
No, no, no, no, non è questo che voglio dire, ma... Allora la signora può stare
più che tranquilla. Io ho il piacere di conoscerla soltanto in questo momento.
Grazie, Sasa.
Oh, finalmente sei arrivata.
un domestico oggi l'è più difficile che andare sulla luna.
Ambrogio, io vado al mare.
Vedi mia moglie, l'ha rimasta imbarazzata.
Imbarazzata? In che senso? Mia moglie è strana, un po' agitata, è vero caro?
Sassà. Com'è? Sassà sta per Rosario. Ah sì, mia moglie ha un peso, un grosso
peso che la tormenta, capisci?
Veramente no.
Porca... C'è l'edizione straordinaria del tele.
Rinteressa a lei quella roba lì, quella della luna? Beh, sì, un po'. Venga,
venga.
Dicevamo? Dicevamo del peso.
Quale peso? Il peso di sua moglie.
Il peso di mia moglie?
Ah, ah, no.
Dicevo, mia moglie è una bambina molto bellina, ma con un piccolo difetto
fisico, ma non è tanto importante, ma sa come sono le donne, che si preoccupano.
E adesso che torna dalla Svizzera, dal Collegio, guarda, guarda, guarda.
La prima viaggio da un pianeta all'altro è tutto.
Quando vedo che scoschi, mi viene a pensare... Oh, cavolo!
Oh, guarda!
Oh,
cavolo!
La signora non è felice?
No, Sasa.
Ho saputo che sua figlia ha un piccolo difetto.
Già, ma la mia angoscia non dipende solo da mia figlia.
Vedi, Sasa, mi sono rifatta una vita, ma non sono stata molto fortunata.
Un po' di soda?
Sì, mio marito è ricchissimo.
Ma basta il denaro?
Beh, aiuta.
Prego.
Vedi, Sassà, mio marito è un uomo adorabile, premuroso,
ma è talmente occupato dal suo lavoro, dai suoi hobby astronautici, che mi
triscia.
Sassà, da quando ti ho rivisto, mi chiedo se non eravamo più spensierati e
felici dieci anni fa.
Eh, certo, la giovinezza.
Che nostalgia.
Ti ricordi quel giorno che il principe si sentì male? Noi eravamo insieme,
Sasà, ti ricordi? Mi ricordo che fummo interrotti, ma allora il nostro rapporto
era diverso, signora.
Preferisci forse quello di oggi?
Signora, la prego, si ricordi la sua posizione?
Oh, io ricordo solo quella d'allora.
Per l'appuntamento e l'aggancio... Dai, dai, aggancia!
...è un duro lavoro, De Corcella.
Permette signora, posso entrare? Che aspetti?
No,
no, no, no, fermo Tosà, fermo.
Rimorso? No, no, no, no, mi fa male.
Eppure io.
No, no, no, no, niente, è un sassolino.
Signora mia.
E adesso chissà cosa penserai di me.
Eccola, è lei, quella lì. Ma dove? Non vedo nessuna bambina io.
È quella che corre con la gonna a quadretti.
Ma è grandicella. Eh sì, ha quasi sedici anni ormai. Come sedici?
Sì, ma non è figlia di mio marito. Ce l'avevo già allora.
Non ricordi? Te ne parlai.
Martina!
Martina!
Mamma! Bambina!
Stiamo qui!
Un po' di... Sì, è un nostro abismo di venere.
Martina, tesoro, vieni da mamma! Bambina!
Amore!
Signorina, la sua mamma è questa.
È carina, vero?
Sasa!
Sasa!
Comandi, signorina, comandi.
Quando torna la mamma?
Non lo so, è uscita con l'ingegnere.
Oh, scusami, tu stavi dormendo, eh? No, no, non fa niente.
Desidera altro?
Sì!
Io, io ho paura a stare sola.
Mi dispiace, signorina, ma... Ti prego, vieni, sediti qui e leggimi questo
libro, ti dispiace.
No, no, ma... però io... Non sai leggere? Sì, certo.
Che libro è?
Papero e Poppea.
Come? Papero che?
L'epopea di Paperino e Paperone.
Molto istruttivo.
Da dove?
Dove c'è il segno, quando il giudice Nanolungo ordina di eseguire la
sentenza. Eh?
Ecco qua.
E così, su due piedi eseguiranno la sentenza. Paf, paf, paf, ai, ai, crash,
big, boom, splash, ai, ai, strosh.
Va bene così?
Sì, continua.
Ora accade che il giorno Paperone tornava da Reno.
Per tre giorni camminò nel deserto e poi trovò uno stagno.
Puff, puff, che caldo e che sede, dice Paperone. Puff,
puff, puff, puff.
La colpa era del governo.
Ah, Martina ha lasciato la luce accesa.
Andiamo su? Andiamo.
rumore, mi svegli la bambina.
Sì, sì, faccio piano, ma non si sveglia, ragazzi, sono degli innocenti.
I pantaloni!
E che me lo canoti? Oddio!
Sei addormentata senza spegnere.
Fosse stata la bambina.
Ma dico, mi rendete conto? Sono 58 km al secondo di velocità d'evasione solare. E
che significa che se la capsula parte da qui per arrivare a Milano, sono 350 km.
Divido 58, si ottengono 24.875, 922 secondi. Divido
60... Come sarebbe? Ci metterebbe due giorni da qui a Milano. Ma che stira la
paracca, lei! Ma saranno 10 secondi, al massimo!
Ma caro, è possibile che pensi solo agli astronauti? Basta, grazie.
Se penso a questa roba qui, mi impazzisco, sembra assurdo.
Che poi lì lassù non ho spazio, non ho mica le comodità che abbiamo noi qui.
Noi qui abbiamo il prosciutto, il salame, le olivette, i cetriolini. Ma
noi i cetriolini, poveretti, come li mangiano?
No, dico, è accesso?
No,
dico, noi abbiamo la cartigenica, abbiamo il sapone, le tovagliette. Ma
loro? Ecco caro, siamo a tavola.
No, no, grazie. Oh, scusa, cara, ma se penso che per fare le cose loro, poi,
ragazzi, c'è una pompetta.
Vabbè, vabbè, lasciamo parlare.
Oh, il tuo vagliolo.
Lasci, li faccio io.
Grazie, puoi andare.
Prego, signorina.
La salvo io. Si è grattisima.
Ma, qui si tocca. Eh?
Ma no, social, cosa pensi? Mi sono perso solamente le mutandine. Le mutandine?
Sì, sono qua sotto.
Qua sotto?
Su, cercale. Devono stare qua sotto. Sì, sotto. Le cerco su.
Le ho recuperate.
Grazie, ormai non mi servono più.
Dove vai?
Asciugami piuttosto, su!
Asciugami davanti.
Asciugami. No.
Obedisci, sennò lo dico a papà, eh?
Va bene così, papà.
Domani bisogna essere in forma, domani è il giorno più lungo.
Sbarchiamo sulla luna.
Dì la verità, Zazà, sei emozionato?
Beh...
farei a dormire? Dipende. Ah già, dipende. Da che?
Da che? Dai fattori.
Quali fattori? Fattori ambientali. Ah già, buonanotte caro. Buonanotte
ingegnere.
La signora ha bisogno di qualcosa?
No, grazie. Ma io intendevo... Sassa, ho capito benissimo. Non ho bisogno di
niente. Magari domattina, a colazione, un croissant?
Ma basta, non insistere.
Puoi andare.
Ma perché?
Per mia figlia, Sassa.
Andiamo.
Cerca di capire, anche tu non ti senti colpevole di fronte alla sua ingenuità,
al suo candore, alla sua purezza? Di sua figlia. Certo!
Per me è un continuo rimprovero, specialmente quando mi guarda fissandomi
con quei suoi occhioni.
Per la verità, quando fissa lei vuol dire che sta guardando suo marito.
Oh, insomma, basta, Sessa. Ho fatto un voto, sappilo. Fino a che non sarà
guarita, fino ad allora devi rassegnarti anche tu, Sessa.
Buonanotte signora, buonanotte. Ciao.
Cominciano ad arrivare le voci, le comunicazioni radio sono tuttavia un po'
disturbate.
Beautiful view, che bella visione, questa è la voce che è arrivata dallo
spazio. Non sappiamo se da Collins oppure dai suoi due compagni di volo a
bordo del modulo lunare le comunicazioni continuano a essere disturbate.
Calma signore, calma, sono qui per servirvi tutti, calma.
Prego signore.
Sì, sì, sì.
Sì, sì, sì.
Sì, sì, sì. Sì, sì, sì.
Sì, sì, sì.
Sì, sì, sì. Sì, sì, sì.
Sì, sì, sì. Sì, sì, sì. Sì, sì, sì.
Sì, sì, sì.
Sì, sì, sì. Sì, sì, sì.
Sì, sì,
sì. Sì, sì, sì. Sì, sì, sì. Sì, sì, sì. Sì, sì, sì. Sì, sì, sì. Sì, sì, sì.
Sì, sì, sì.
Sì, sì, sì.
Sì, sì, sì. Sì, sì, sì. Sì, sì, sì. Sì, sì, sì. Sì, sì, sì.
Sì, sì, sì.
Sì, sì, Dai, Ambrogio, non arrabbiarti, mangia anche te. Ah, no, io sono
nervoso. Ho una sensibilità, io. Che cosa c'entra? Scusa, non si può mica
digiunare perché ce lo sbarco solo allora.
E la tua bambina non c'è? È in camera sua, dorme, è troppo tardi per lei.
Lo sapete qual è l'uccello che vola più in alto?
L'aquila! Il condor! Il parco!
Qual è? Quello dell'astronauta!
La signorina ha chiamato?
Sì.
Tadà, ti è riuscita a fare un massaggino al piede?
Mi è venuto come un crampo.
Signorina, di là ci sono gli invitati, non mi faccia perdere tempo, la prego.
Un minuto, solo un massaggino.
È passato, signorina?
Posso andare?
Sada, Sada, guarda gli occhi!
Oddio, Sada, gli occhi mi si sono sorti di nuovo!
Non capisco, Sada, mi si erano raddrizzati!
Signorina. Sì, Sada?
Se è così, forse esiste una soluzione per guarirla dal suo difetto.
Sì, sì, Sosa, proviamo.
Lavami il difetto.
Oh, signore, ci sono.
Si apre?
Ma quanto ci metto?
Mettetela, è tutto cronometrato, no?
Ci mettono quanto ci devono mettere. È sul pianerottolo, è fuori, su quello che
si chiama il po'. Hai fatto il primo passo, gli è stato detto, dalla scaletta
evidentemente.
Troppo in basso con il piede.
Eh no, io dico che non ce la fa.
Un po' di pazienza, no?
Vediamo l'astronauta di spalle.
Oddio, tesoro, sei guarita, sei guarita.
Il mio voto allora è servito.
Ambrogio!
Guarda, guarda i suoi occhi.
È guarita.
Ma è un miracolo. Sì.
Ma come è successo? Lo sbarco sulla luna.
Mi sono permesso di fare un tentativo che fortunatamente ho riuscito.
La signorina Martina è stata da me, diciamo così...
Indotta a guardare lo sbarco sulla luna.
Ma brava, bevi!
Il trauma piuttosto violento è stato salutare per lei.
L'emozione, il piede sulla luna.
Appunto, il piede sulla luna.
Ben arrivato, signor ingegnere. Scusi il disturbo, ma quel patto non ha voluto
sentire ragioni. Adesso sistemiamo tutto, stia tranquillo.
Signor ingegnere! Signor ingegnere, sono quassù!
Buongiorno, grazie per essere venuto. Mi dispiace di averla scomodata a quest
'ora. Ciao, Zaza, stai calmo. Adesso sistemiamo tutto.
Speriamo bene.
Oh, e dico, se non mi aiuta lui, sono tanti anni che sono a suo servizio, e
lui sa bene che non ho mai fatto niente di disonesto, mai.
E poi come avrei potuto con delle persone che mi hanno sempre dimostrato
la loro gratitudine.
L'unica che non mi fu riconoscente fu proprio Martina.
Incosciente come tutti i giovani, non vedeva l'ora di mostrare ai suoi
compagni di collega in Svizzera che era guarita.
Quale differenza con il comportamento dei genitori? Per loro fu una vera gara
a chi mi offriva di più.
Rita? Rita, stai dormendo? Chi è?
Scusa, volevo dirti una cosa.
Adesso?
Una cosa che riguarda Zaza.
Zaza!
Si è fatto tanto per noi, quel povero Pio, e mi sembra che dobbiamo fare anche
noi qualcosa per lui, ti pare?
Ma certo, può darsi.
Però, proprio adesso, scusa.
Sì, sì, hai ragione, ne parliamo stasera. Buon riposo, ciao, cara, ciao.
Signor Abilio!
ci viene qualcosa in testa, oi, non ci ho dormito stanotte.
Se c'ho una cosa in testa, devo farla, e subito.
Senti, Gesù. Dica, ingegnere. Tu sei una persona per bene, hai molti meriti. Tu
diventerai il mio uomo di fiducia.
Signore ingegnere, io sono nato domestico. Ah, ma lascia perdere il
domestico. Tu con me farei strada, un giorno, beh, non dico che mi dovrei
sostituire in tutto e per tutto, ci mancherebbe altro, vero Rita?
Ambrocio.
Si scherzano.
E allora ci rivediamo a Roma, eh? Allora ciao, ciao, ciao.
Buon viaggio.
L'ingegnere Perigatti fu
veramente un uomo di parola. In termine di un anno diventai il suo segretario
particolare, malgrado tutte le mie resistenze.
Ma quando è che la smetterai di fare il cameriere? Mi scusi, ingegnere, è più
forte di me, non riesco... Ma bucala, piantela, lo dico per te, sai, con tutti
i soldi che ti do. Non dico di no, ma... Ma dai che ho messo il mio libretto
degli assegni. Forse l'ha dimenticato a casa, se vuole lo vado a prendere. Ma
no, no, fa niente.
Tu ce l'hai il libretto degli assegni?
Sì, certo. Allora fammelo poi tu un assegno.
Subito. Di quanto? Un momento.
Allora sono 600 più 300, sono 900.
Ora tondiamola, un miliardo.
A nome di Concettina Filippi.
Voi.
Ma io in banca ci avrò se no tre o quattro milioni.
Stupido, lo metti in data di domani, te lo copro subito.
In data di domani lei poi me lo copra. Ti comprometto per un assegnavoto.
Mi creda, signor ingegnere, che non ho mai sospettato una cosa del genere.
Un miliardo, vai. Volentiero, un miliardo. Con quanti zeri? Nove.
Ah, va bene, no. Un miliardo sono mille milioni. Non riesco a scrivere un
miliardo, eh? A nome di Concettina Filippi.
Filippi.
Ferma. Filippi.
E poi lo consegna a Kesky.
Cosa significa questo assegno?
L'ingegnere Perigatti mi ha detto di consegnarlo a lei, signor Ministro. A
me?
E per quale motivo?
A che gioco giochiamo? Io non ho nulla a che vedere con l'ingegnere Perigatti,
capito? E non voglio che si sospetti nemmeno.
Ha ragione, ha ragione, signor Ministro. Non è mica per lei.
Vede? L'assegno è per la sua domestica, guardi.
Ah, è per Concettina.
Allora è un'altra faccenda, povera Concettina. Ne aveva proprio bisogno.
Ma da chi è firmato? Da me, signor Ministro, Rosario Cavadunni. Ah, beh,
allora molto meglio, certo.
Molto meglio.
Da quel momento non fece che firmare assegni e consegnarli a ministri,
sottosegretari, direttori generali.
L'innata riservatezza di domestico che non mi ha mai abbandonato mi impedì di
approfondire quel mistero.
Perché tutti quegli assegni intestati a cameriere, a cuochi, a giardinieri, a
guarda robiere di alte personalità?
Perché? Fu appunto questa la domanda che mi rivolse il commissario quando venne a
trovare.
Perché?
Glielo ho già detto, non lo so.
L'unico che potrebbe chiarire tutto è l'ingegnere Perigatti.
Già, che per una strana combinazione si trova negli Stati Uniti.
Ecco l'arresto del famigerato Cavadunni Rosario, effettuato dopo accurate
indagini dalle forze dell'ordine.
C'è ancora molto da chiarire sulla losca attività del Cavadunni, ma quel che è
certo è che egli è un grande corruttore.
Capito? Il grande corruttore è io. Che razza di imbecilli.
Intanto però, mi hanno schiaffato qua dentro.
Adesso ci pensa l'ingegnere.
Eccolo là. Sì, attento!
Sì, attento, che questo è pericoloso.
Adagio, adagio.
Attento!
Sta, sta, ma cosa mi combini? Signor ingegnere, lei non ha idea a quali cose
mi accusano.
Finanziamento di partiti, corruzione di ministri, fondi neri. Lo sa che io non c
'entro niente. Sei sicuro?
Ma certo, non sospetterà di me, spero. Io ho parlato adesso con il magistrato.
Ci sono gli assegni firmati da te.
Sei stato visto nei ministeri, ci sono dei testimoni.
Sì, lo so, ma è stato lei che... Io, io, io. Per il magistrato sei tu, lo vuoi
capire? E vabbè, ma bisogna fare qualcosa, non pretendere mica che resti
qua dentro.
Beh, per tirarti fuori un sistema ci sarebbe, dovrei andare dentro io.
Già, ma non te le immagini tu le conseguenze, eh?
No, quali?
Incosciente. Se vado dentro io è un disastro. Pensa quante persone sarebbero
coinvolte. La speculazione politica entrerebbe in moto.
Lo stesso governo andrebbe in crisi. La vuoi tu, una crisi del governo?
Un'altra crisi in questo momento?
E poi a favore di chi? A vantaggio di chi? Eh, a vantaggio di chi? Di chi?
Dei comunisti. Tu vuoi il vantaggio dei comunisti? No, no, no, no, no.
E allora il sistema già minato salterebbe, la bilancia dei pagamenti
crollerebbe, le riforme non sarebbero più attuate e la stretta creditizia, e
la stretta creditizia, dove andrebbe a finire la stretta creditizia? E chi ne
so? E non sarebbe tutta battaglia di comunisti?
Beh... Guarda, se vuoi io vado dentro, ma te la assumi tu tutte le
responsabilità che ho io di dirigere un'industria? 10.000 persone, te la
senti tu di mandare tutta questa gente sull'astrico?
Ma come posso? Io... io sono soltanto un domestico. Ecco!
Questo è il punto.
Vedi, qui da noi, se un domestico va in galera, nessuno se ne accorge. Tutti se
ne fregano. Ma se vado in galera io, è la catastrofe, è il disastro.
Ma che gli sta dicendo? Vuoi l'apocalisse?
Vuoi l'apocalisse?
Sansa, questa è la tua grande occasione.
Il tuo compito non è quello di servire me o un altro padrone come me.
Per te ora è il momento di servire un padrone molto più importante, molto più
in alto, molto più nobile. E sai chi? Eh? Sai chi? Eh? Sai chi?
Chi? La patria, la nazione.
Zaza, col tuo sacrificio permetterai che nella nostra nazione tutto proceda
esattamente come prima.
Signor direttore, signor direttore! Che c'è?
La protesta è finita!
È stata un po' lunghetta, ma ce l'ho fatta. No, bisogna riconoscere che lui è
proprio una brava persona.
Povero Sasà, quanti anni dovrà restare là dentro?
Che cosa farà in carcere?
Una sbobba al 131!
Due stotte al 142!
Ehi Sasà, ti sei scordato di me?
C'è prima il 110, non urli, calma!
In ordine, ecco a lei!
Sasà!
Grazie.
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.