All language subtitles for 1972 Un Apprezzato Professionista Di Sicuro Avvenire vo - G.De Santis, L.Capolicchio, F.Benussi, R.Cucciolla

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Original subtitles

Grazie

grazie a

tutti

Dove sei?

Il maritino mio mi ha abbandonata.

È stata abbandonata.

Che fai?

Vieni su.

Mi suoni brutto catt...

Ma che fai?

Perché non mi coccoli stamattina?

Tu resta qui e chiami il comando. Voi altri controllate le uscite.

Voi venite con me.

Pronto intervento, chiama nucleo.

Che gli fai adesso alla mignottina tua?

Mi mangi tutta!

Ma che succede stamattina?

Sarà... Sarà il solito incidente sull'autostrada.

Uff... Vito, l'abbiamo posto a metro.

Quant'è?

Due metri e venti.

Che hai trovato?

Frammenti di cera.

Lascia perdere.

Poi hai trovato il medico legale?

Lo stanno cercando, maresciallo. E il procuratore?

E già in viaggio.

Vitolo. Signor sì.

Tu non stai servendo bis.

Tu stai facendo un indagino su un delitto.

La devi piantare con tutti i stinchini. Ci stai a far venire il mar de mare.

Sono devoto.

L'avvocato ha visto che ci è successo.

Maresciallo, mi scusi se mi sono permesso, ma Don Marco era per me come

un fratello.

Non si potrebbe, è fuori delle regole. Ma per lei?

Quando Giacomo mi ha telefonato non volevo crederci.

Ha visto che roba?

Prego.

Ma com'è successo?

Perché? Il mondo è impazzito, è impazzito.

Ma non avete trovato qualche indizio?

La cassetta delle lemosi, un furto da quattro soldi. Oggi si ammazza per poche

migliaia di lire.

Una sola ferita mortale, con un coltello, una baionetta che ancora non

abbiamo trovato.

Niente.

Un delitto comune, volgare, da quattro soldi, gliel'ho detto.

A meno che il furto dell'elemosine non rappresenti solo un tentativo di

simulazione per sviare le indagini e nascondere qualche altro motivo.

Ma no, è solo un delitto casuale.

Qualcuno di questi spostati che vivono ai margini della società basterà

guardarsi un po' intorno per arrivare all'assassino con un po' di fortuna e

forse anche 24 ore.

Me lo auguro.

Me lo auguro.

Scusi, maresciallo, posso trattenermi per una preghiera?

Veramente... Conosco le leggi.

Non farò niente che possa intralciare la sua indagine.

Anzi... Va bene. Grazie.

Allora, a che punto siamo?

Maresciallo, qui d'infronte ce ne stanno centomila.

Se la vedranno quella della scientifica.

Grazie.

Grazie

Maresciallo, questo è l'indirizzo dei genitori di Don Marco.

Provate ad avvertirvi.

Mi raccomando, sono due poveri vecchi, eh?

Devi fotografare tu.

Tutto, min cupava.

Applaudite.

Applaudite i miei nipoti.

E prima di seppellirmi altri cinque ne voglio avere.

Daglielo tu all'avvocato.

Per le sigarette.

Sandy, ma non sono un po' troppe ste attenzioni? Ogni giorno un regalo. No,

va bene così.

Lo sommergerò di soldi.

Di regali deve imparare con chi ha a che fare.

Finisce che vizi pure a lui. No, solo così riusciremo a tenerli legati a noi.

A non perdere la nostra gattona.

No, no, tu no. Adesso solo i fratelloni. Sì, sì, solo noi. I magnifici cinque.

Dai. Oh, faccia belli, eh? Fate.

Dite la verità. Vi dispiace che non partono col treno? Così potevate essere

là a dare il segnale. No, no, in fondo è meglio così. Con la macchina si nota

meno. L'automobile fa meno partenza.

Il treno è una cosa seria.

Un treno che parte è sempre un treno che parte, via.

Non lo capisci che non si può passare tutta una vita a fischiare i treni. Ma

io fra cinque anni ho un pensione. Dai, facciamo il treno. No, no, ho mangiato

troppo. Io no. Dai, c'è il capo stazione, facciamo il treno.

Ciuffa, ciuffa, ciuffa, ciuffa, ciuffa, ciuffa, ciuffa, ciuffa.

Prima stazione al rapallo.

Si riparte per chiamare...

Artiglio,

ecco, sei tutto sudato.

Lascia stare quel lavoro e vieni a lavorare con me. Lascia stare i treni, i

giocattolini da bambini.

Quanto ti paga lo Stato?

Un centone e mezzo? Due?

Io te ne offro tre.

No.

Alla tua età questo si butta.

Papà, papà ti senti male?

Questo è il regalo di papà.

Ma no, non possiamo.

Come no?

Da oggi in poi devi sentire anche il mio parere.

Dieci milioni.

Ehi, guardate che cosa ci ha regalato papà. Dieci milioni.

E alla chiesa? Niente?

Ce ne sono dieci pure per te.

Se ti decidi a vendermi il terreno che la famiglia Morbelli ha lasciato alla

chiesa. Tanto, che te ne fai? Se lei me ne offre dieci, vuol dire che ne vale

almeno cento.

Il mio papone, bello e buono.

Commendatore, io non volevo... Patito tu!

Devi imparare a dammeretta adesso, che fai parte della famiglia.

Ricordati, eh?

Entro un anno si deve parlare di bambini.

Attegno e lascia stare.

Femmine, eh?

Maschi non servono, basto io.

Ti porti via la nostra gattura.

Qualcosa in cambio ci devi dare.

E adesso andatevene.

Salutate tutti che la festa è finita.

È finita. È finita.

Cazzo di via adesso.

Speriamo che non mi veda piangere.

Un

momento,

la mia macchina!

Il papone più buono del mondo.

Brigadier, basta con queste fotografie. Non ci allarghiamo troppo.

Sennò il comando ci fa un altro cazziatore.

No,

secondo me non è un delitto per poche migliaia di lire.

Per me c'è sotto qualche cosa.

Cosa vuoi che ci sia?

Non lo so, magari una storia di donne, una passione segreta. Ma chi, Don Marco?

O che sarebbe il primo prete che se l'intende con una donna? Ma non dire ciò

che... Su tesoro, il bagno è pronto.

Possibile che ti devi sempre mettere la roba mia, è possibile.

Ti amo, sei mio e tutto quello che tu è mio.

Non ti pare che Don Marco negli ultimi tempi era cambiato?

Anche con noi.

come uno che avesse un peso sulla coscienza.

È una fissazione la tua, eh?

Voi uomini non avete sensibilità per certe cose, ma una donna lo capisce al

volo.

Per me aveva una relazione segreta.

Mi domando solo, con chi? Stai offendendo la memoria di quel povero

morto con dei sospetti ingiusti. Così, solo perché ti diverte l'idea.

Ti accalori un po' troppo a difenderlo, avvocato bello.

Comincio a sospettare che tu ne sappia qualcosa di più di quanto mi dici.

Eravate amici per la pelle da vent'anni, si sarà confidato qualche volta, no?

Guarda che io non ero il suo confessore, semmai lui il mio.

Voi uomini in fatto di donne siete tutti uguali, o esagerate o non dite niente.

Varesti proprio condannare un santo tu.

Non esistono santi.

E va bene, allora era un puttaniere.

Non dico questo.

Ma Don Marco era un certo tipo d'uomo, giovane, piacevole, intelligente.

Tonaca o non tonaca, ha sempre fatto gola a molte ragazze.

Anch'io, se devo essere sincera, l'ho sempre considerato soprattutto come un

uomo.

Se un giorno Don Marco fosse venuto a confidarti di avere una relazione, sì,

insomma, un'amichetta, sarebbe cambiato qualcosa tra voi?

Ci saresti rimasto male. Non so, non credo. Ma cosa vuoi che me ne importi?

Perché non desse motivo di scandalo.

Lo dice anche il Vangelo. Oh, per me sarebbe diventato più umano.

Tanto più che anche la Chiesa oramai.

Guarda che tra quello che dicono i giornali e quello che pensa veramente la

Chiesa, c'è un abisso, figurati.

Prendere una decisione oggi o fra cent'anni non fa gran differenza per chi

è abituato a trattare con l'eternità.

Però mi sarebbe piaciuto sapere...

Che tipo di donna piaceva a Don Marco?

Mi dispiace per te, ma ormai questo segreto se l'è portato nella tomba.

Ma sto bottone, sì, dico, non me lo potevi dire ieri sera?

Me ne sono accorto solo stamattina andando in chiesa. Deve essersi

strappato in macchina tornando da teatro.

Ma dove l'hai trovato, eh?

Pensa un po', proprio sotto il pedale dell'acceleratore.

Però avrebbe bisogno di una stiratina.

Non te ne puoi mettere un altro? No, è meglio scuro.

Lo faccio per rispetto a Don Marco.

E anche per la gente. Tutti sanno che eravamo molto legati.

Prendimi una cravatta bleu, eh?

Farei tardi oggi?

Non lo so, è probabile.

Oh, ricordati che è il compleanno della bambina. Ci avevamo papà e mamma a

pranzo. Ma certo.

Questa va bene?

Perfetto.

Che hai deciso per Londra?

Ho quelle due cause e se non me ne libero sono guai.

La bambina si è svegliata. Corri, corri, fa presto.

Questo è un dirottamento. E dove andiamo? A Cuba?

Non si facciano spettacoli, continuiamo a camminare.

Oh, ma che ti sei riportato il cervello?

Una rapina!

Non è una rapina!

State qui quieti che non succederà niente.

E tu cammina, vai, vai, allontanati dal centro.

Giro la prima strada.

Ma dove ci vuoi portare?

A farci una bella mangiata. D'Aragosta e frutti di mare, va bene?

A te ti ho detto di non fermarti, cammini, cammini.

Grazie a Dio perciò, Guarnese, se no te lo facevo vedere io il dirottamento.

Mi faccia scendere, il bambino si spaventa, si spaventa.

No, no, mamma, adesso comincia a sparare.

Oh, mamma mia.

Agornuto, c'ho la precedenza.

Stia attento che lei si sta mettendo nei guai. Uno più, uno meno. Se faccio

valere, signor avvocato.

Non faccia sciocchezze.

Mi dia quella pistola.

Eh no, io sto a aspettare da un mese.

Lo dovevo fare. Ma fare che cosa? Non è che vi potevi fermare in mezzo alla

strada e puntarvi queste dentro alle costole.

Così ho aspettato che avete preso l'autobus e vi ho fatto prigioniere.

Ma allora è un rovimento!

Ma insomma, fate qualche cosa! E stai un po' zitta!

Ma allora sei tu che mi hai bucato tutte le gomme della macchina.

Avvocato, mi dovevi industriare.

Tu spingi con quel pedale.

Prende la strada del cimitero.

Cimitero?

Dammi la chiave.

Poi famiglia.

Andiamo, avvocato.

Apri. Scendo solo lui.

Voi rimanete qui.

Che puzza, ma quando si resiste? In principio, poi uno si abitua.

Venite, venite, avvocato.

Ecco, io abito qui.

Barracca senza accesso con bel vedere sulla merda. L'ideale per campare. Con

una moglie a carico.

Senza lavoro, senza assigli.

Pensare che sono venuto dalla Puglia per trovare, per vedere questa Svizzera. Il

problema dei baraccati è praticamente risolto. Sono stati fatti i

stanziamenti. Ma come no, ci sta scritto pure sui giornali. Solo che qui i soldi

se li ha fottuti qualcun altro. Tanto per cambiare.

Se vuole mamma.

No, non spostare.

Se tenevi i soldi me li andavo a spendere per una pistola vera.

Siamo avvocati.

Sono firmato duemila carto, presentato duemila documenti, certificato,

attestato. Tutto per farmi coglionare.

Oh, Marie, sono arrivato.

Venite, venite, accomodatevi.

Marie, ce l'ho fatto.

L'assessore ai lavori pubblici sta disformato a venire fino qui. Così ce la

trova lui in un'altra casa.

Eh, avvocato?

Ah!

Ah! Nico!

C'è Maria?

Ah! Le donne, Nico!

Oh, terra santa di Pietralcina!

Ah!

Ma come? Proprio adesso?

Sono fatti il tempo, Nico. Cusmo!

Ma sei sicura?

Non è già te. Ma fa subito, Nico.

Chiamo a qualcuno. Ma non può partorire qui da sola.

Come i selvaggi.

Tutta la messa.

L'autobus.

Ci sta l'autobus. Certo, certo. Marie, Marie, non ti si preoccupare. Ti

portiamo all'ospedale con l'autobus. L'avvocato c'è.

Andiamo, andiamo tutti intanto. Stringi, stringi, stringi. Avvocato, datemi una

mano. Sì, sì, subito.

Dunque, vediamo, vediamo un po'. Avvocato. E datemi una mano. Non vi

siete a girare tutto quanto abbabbiato così. Datemi una mano.

Sì, sì, prendete le braccia, non gli toccate le zizze. Sì, sì, sì. A te, a te

ti tiene la pancia, va bene? Sì, sì, sì. Piano, piano, ecco, ecco, calma, ecco,

coordina, vieni, vieni con il coordina. Attento, avvocato, andate avanti a

chiedere aiuto, avanti.

Su, su.

Qualcuno dia una mano!

C'è una donna che sta partorendo! Fate forza, belle mamme, fate forza, belle

mamme, non è niente. Pensa al bambino che deve nascere, lo sai che deve

nascere nella casa nuova, la casa nuova ce l'ha dall'avvocato. Non hai visto che

bella faccia che tiene? Io tengo fiducia in lui. Come lo vogliamo chiamare il

bambino? Lo chiamiamo Michele, come volevi

Aiutati, aiutati, per piacere, calma, calma, che si deve sedere.

Papà, papà! Apri, apri, che il bambino è rimasto fuori!

Pasquale, pure tu mi hai mancato, mi stavi a scardare pure te.

E tu, come ti senti tu?

Si ammazzano pure i preti, c'è proprio più religione.

Perché? Sti preti devono avere pure il privilegio di non morire ammazzati

adesso, eh?

Ah, Tony, inbrede, inbrede. Fa' me il piacere.

Ammazzano i presidenti, i magistrati, i ragazzini. Si ammazzano pure loro

qualche volta.

Ma che dobbiamo pagare sempre noi?

Ah, ma sei proprio un anticristo, sai. Ma, mori ammazzato. E faccia un botte.

Con te dei preti non ci si può disporre. Pare che vendi le candele.

Ciao.

Vincenzi. Povero Don Marco. Hai visto, eh?

Avvocato. Hai visto Nicola? Sì, è andato al gabinetto. Grazie. Prego.

Nicola, cercavo proprio te. Vi serve qualche cosa?

Però io ho quattro testimonianze.

Pronto, e io sarò qua per questo.

Avete sentito di Don Marco? Che brutta figlia.

Non me ne parlare pure tu.

Avvocato, ma lo sapete che questa cravata che mi avete regalato a voi mi

porta fortuna?

Tutti mi chiamano per qualche cosa.

Quando mi va bene faccio anche 5.000 lire al giorno.

Ho sentito che vi state a presentare da sindaco.

Boh, allora il posto in fabbrica me lo trovate.

Intanto non è detto che mi eleggano.

Andiamo su.

Mettiti vicino a me così ti fanno passare, eh?

Permesso, scusi.

Permesso, permesso.

Venite appresso a me, avvocato.

Permesso, permesso, permesso. Vi faccio strade gli avvocati.

Permesso, scusa mi fa passare, permesso. Ma un momento, io sto con l'avvocato, io

sono il testimonio, avvocato.

Ma che stavano alla fida?

Mi permettete?

Nicola Parrella, fu domenico.

Ma che?

Cosa vuol dire questa roba qua?

Occupo la chiesa.

Questa è mia moglie Maria, Pasqualina e Teresa.

Sono disoccupata.

Voglio faticare perché tanta disoccupazione ci fa triste.

Sì, ma se tutti i disoccupati facessero così, le chiese diventerebbero dei

bivacchi.

Su, su, via, cosa che sei da guardare? Eh, caro padre.

A forza di porgere l'altra guancia, come dite voi, mi hanno fatto una faccia

tanta. E mo' mi sono stangato.

Così adesso vengono i fotografi, i giornalisti.

E qualcuno si deve spaventare. E voglio vedere seppure questa volta non succede

niente. Ma quali fotografi, oh?

Quali giornalisti? Ma per carità di Dio!

Giacomino. Aspetta.

Sbarra il portone. Il portone a quest'ora?

E muoviti, Sempio, ma non mi potevi avvertire prima che entrassero? Ma mi

hanno fatto compassione. Stia tranquillo, è un amico mio. Ma che

amico? Poi facciamo i conti, va.

Dottor Martini, avrei bisogno di un grosso favore.

Un operaio.

Dovrebbe trovarmi un posto, ecco.

Un ottimo elemento.

Volonteroso.

Geniale, ecco.

Capisco.

Riduzione di personale.

Ma nemmeno una promessa per i prossimi mesi?

No, eh?

Beh, grazie lo stesso.

Scusi tanto.

E quando ho lavorato?

Sei mesi.

E lo sa com'è che sono queste fabbriche che nascono con i contributi dello

Stato? Tutto mangia-mangia. Allora basta che alzano un muro.

Io queste cose le so perché ho fatto il muratore e un muro me lo so vedere al

naso.

Domani, tutta carta velina.

Sapete che cosa fanno?

Prendono tre o quattro macchine scassate e le sbattono dentro.

Chissà da dove che le hanno prese, forse da un rubi vecchio.

Fabbriche modello.

Modello d'antichità.

Non sono mica tutte così.

Domani, io che ne so, può darsi che a me mi caprono tutte quelle sbagliate.

Il trucco sapete dov'è che sta?

Appena questi signori intaschino il danare del governo, i salute sono. La

fabbrica si chiude, non frutta.

E che cosa doveva fruttare? I miliardi per loro.

Non hai mai pensato di ritornare al paese? Sì, come un fallito.

Per farmi dire che non sono buono a niente.

Adesso lascia stare, Maria.

Mangia qualcosa anche tu.

Ho finito, ho finito. Ma sta tona che era tutta scucita.

Certo a Vongi vorrebbe una femmina come una moglie.

Allora, Don Marco, avete capito?

Dunque, ci sta un beccatore?

Vuole l'assoluzione?

Benissimo. Per penitenzi.

Invece di tre pate rave glorie.

Vai da mangiare per tre mesi a uno povero cristiano.

Non so, mandieni un orfanello.

Regale qualche cosa a un ospedale. Eh, così nessuno si viene più a confessare.

Non è vero, Don Marco?

Se la gente già tocchi il portafoglio. Ma la chiesa ha le sue leggi.

Ma non si possono cambiare, scusa.

La gente ha paura dell'inferno.

Una tassa sul peccato. E beh, basta cominciare una volta.

E che quando aumenta la benzina, la gente non ci va più nell'automobile. Lo

dice. Ma dopo due o tre giorni, tutto quanto accorrerà come tanta sete. Ecco

fatto.

La vita è contenta.

Andrà benissimo. La tengo io.

Su, mangia.

Insomma, Don Marco.

Questa chiesa dice che si muove, si rinnova.

Ma che si rinnova? I muri, i pavimenti, l'aldare.

Aprite, aprite, sono il maresciallo. Apri.

Dove sta?

Ma che stai a fare? Il presepio vivente. Sei imbazzito? Prendi questa roba e

andiamo via.

Dovete portare via con la forza.

Qua dentro la chiesa non mi potete attoccare.

Attenta, te dico, qui finisciò male. È un berioto che ti stai agitando un po'

troppo. Prima sei questo, un autobus, ma mi occupi una chiesa. Uno di questi

giorni ti metti in manetta.

Oddio! Maria, non ti stai facendo impressionare. Questa volta sono qua i

brutti, eh?

Offeso alla religione, resistenza.

Maresciallo, per favore, non peggioriamo la situazione.

Se non l'ho chiamata vuol dire che non l'ho ritenuto opportuno.

Don Marco, ma lei è troppo buono.

Lasci giudicare a me come condurre la mia chiesa.

Va bene, come vuole. Però lascerò di guardia i miei uomini qui fuori, eh?

Sì, faccia pure.

Comunque credo che qui siamo già abbastanza protetti.

È meglio che me ne vada.

Così pazza.

Allora? Ormai si è fatta tardi.

Siamo forzati a rimanere qui. Come qui?

Domma, ma qua è tutto così grande.

Da noi se uno si alza in piedi sbatte la capa sotto al tetto.

Eh, Maria?

Va bene.

Va bene tanto ormai.

Speriamo solo che il Signore ci capisca e ci perdoni tutti.

Sì, ma glielo dite voi a quelli là fuori che non mi devono toccare. Sì.

Dormi adesso, quei carabinieri me la vedo io.

Dalla a me, Maria.

Io non ho sonno, te la tormento io.

Grazie.

Citto Pasquali, statta citto.

Ecco, sono fatta stardo bello capolavoro.

Ah, Nicola, ti ho preparato delle lettere di presentazione.

Forse qualcuno avvoccherà. Grazie, Don Macca, scusate tanto.

E questo è per un amico mio, l'avvocato Arduni, una brava persona. Chi, l

'assessore? Lo conosci?

Eh... Si è lodato Gesù Cristo.

Bene, mo, Maria.

Oh, Don Macca, mi raccomando a quelle, eh.

E buona fortuna! Che cosa poteva esserci in quella cassetta?

È lei che me lo deve dire.

Io?

Lei curava da anni gli interessi della parrocchia.

Don Marco le avrà compitate anche i suoi introiti e le mosina comprese.

Niente, 30-35 mila lire al massimo. Il sacrestano potrà essere più preciso.

Mi pare di ricordare che la cassetta venisse votata una volta al mese.

Proprio per poter accumulare una cifra di un certo rilievo. Guarda

combinazione, il mese scadeva proprio oggi, me l'ha detto il sacrestano.

Ah, poi c'è un candelabro che è scomparsa insieme ai soldi, un valore di

20-25 mila lire massimo.

Forse è l'arma del delitto.

È da questa mattina che penso a quei soldi.

A quest'ora magari gireranno per i negozi, i mercati, passando di mano in

mano. Pensavo, vede maresciallo, proprio l'altra mattina mi è capitato tra le

mani un biglietto da 10.000 con un bel numero annotato sopra, 112, me lo

ricordo benissimo, una calligrafia da cassiere, 112.

Se potessi vuotare le tasche di tutti gli abitanti della città, beh, la

riconoscerai subito. Un numero, certo.

Ho una peccetta incollata.

Ho una data, se lei ricordo quel numero, quel 112, a distanza di qualche giorno.

Forse qualcun altro potrà ricordare un particolare, che so, un dettaglio delle

500 lire o 1000 lire che ha dati nell'emosia.

Lei è una volpe, maresciallo.

Uno,

due, tre, quattro, quattro... Che c'è, Nicola?

Vi posso dire una cosa?

Proprio adesso.

È una cosa importante, avvocato.

Finisca lei qui, ma gli stia dietro, non possiamo rimanere così accampati. Va

bene, avvocato. Vieni, andiamo di là.

Entra, su.

Hai visto, eh?

Bisogna rinnovarsi, rinnovarsi.

Signorina, comodo, comodo.

Sì, avvocato.

Confermi l'appuntamento al Vescovado e si informi quando vanno i parenti di Don

Marco all'obitorio.

Allora.

Ancora con quel tuo vecchio debito, Nicola. Ma sei di una testadaggine

disarmante. T'ho detto e ripetuto... No, avvocato.

Questi me li so trovati in tasca, ma non sono i miei.

Ce l'ha messi qualcuno.

Sarà un benefattore.

Qualcuno che vuol darti una mano senza farlo sapere.

Magari temeva di offenderti.

Sei tanto suscettibile, tu.

Questi sono i soldi della chiesa, di Don Marco.

La cassetta che hanno rubato.

Il delitto.

Che cosa ti fa credere che possano essere proprio quelli?

Avvocato, io sono poverito ma non so fessi. Questi sono i soldi della chiesa.

Qua ci sta qualcuno che mi vuol colpire tra di me.

Se hai le mani pulite, non vedo perché ti scaldi tanto.

Poi c'è me, mi sono rotto anche io. Va bene?

Scusa, avvocato, ma ogni tanto la parola giusta ingevola.

Con tutti i casini che tengo, già manco pure Don Marco.

Avvocato, qua non si scherza.

Hanno ammazzato uno cristiano.

La polizia è po' fuguta, basta che gli lasci un dito e si prenda pure i bracci.

Non esageriamo.

Oggigiorno ci sono delle ampie garanzie per il cittadino. E che me ne faccio io

delle garanzie?

Io tengo da campare, tengo da dar da mangiare ai figli.

Che c'ho a che dire io con la polizia?

Questo me lo devi dire tu.

Va bene, avvocato, ho capito.

Ho sbagliato a venire, come non detto. Eh no.

Adesso resti.

Voglio sapere tutto.

Non è così semplice.

Vieni qui, mi getti sul tavolo quello che dici essere il corpo del reato e poi

ci ripensi come non detto.

Eh no, la mia etica professionale mi impone di... Non ve si taggitano,

avvocato.

Adesso vi racconto un bel fatto.

Un giorno stavo davanti a un negozio di frutta.

Arriva un cane, annusa belle belle, alza la gamba e pisce sopra una cassetta di

prugne. Esce il padrone da dentro al negozio, come una furia, gli occhi di

fuori, prende un coltello, corre a presa il cane e glielo schiaffa dentro la

ventra. Così ti imbari, dice. Dove vuoi arrivare? Eh sì, un cane, un poveraccio.

Alzi una gamba e t'ammazzano.

Così ti imbari, dice.

Eh no, così io non imbario proprio niente, caro avvocato.

Perché se ci deve essere guerra, non deve essere da una parte sola.

Perché se tu me la tiri, io per forza che mi difendo, ti do un morso che ti

stacco un orecchio. Queste sono parole, Nicola.

A me servono i fatti.

Ma ditemi un po' una cosa, avvocato.

Che cos'è che vi siete messi in testa? Che sono io l'assassino?

Questo in ogni caso dovrà stabilirlo il giudice. Allora che cos'è che andate

cercando? Una confessione? Perché non lo dite? La verità.

Mi basta la verità.

Allora, allora mantenetevi forte, avvocato, che vi dico tutto.

Mi posso sedere?

La volete sapere, la vera franchezza?

Questo Don Marco non mi è mai andato per la quale.

Dice che sta coi poveracci, e andando si mantiene a galla coi signori.

Dice, ti sistemo io.

Però la preoccupazione sua è di sistemarsi da solo.

Ma ieri sera mi so proprio aggirato.

Con i bambini malati, mia moglie che si è ridotta un'alice, l'aspetta dentro

alla chiesa e gli dico educatamente, Don Marco, è qua un'altra epoca che

aspettiamo, ci trovate al cimitero.

Subito si è angazzato, mi guarda attraverso, dice che sono un

rompiscatole, che io non tengo niente da pretende, che la carità non è

obbligatoria, che sono un bestemmiatore senza fede, un magabondo.

Si è girato che pareva una iena, ma quando mi spinge, via, via, per i comizi

c'è la piazza, per i delinquenti la galera.

Beh, in quel momento non ci ho visto più.

L'ho preso per il petto.

Ci siamo insultati che quei poveri santi si dovevano a chiudo l'orecchia.

Parevo uno sesso.

Inges ho dato in un mappino e lui mi ha risposto con un calcio.

Quello era diventato una pelva.

Altro che girare l'altra guancia.

E io che dovevo fare?

Perduto per perduto ho cercato a difendermi. Ho riuscito a prendere il

coltello per darci una botta così doveva e va.

L'ho preso proprio in mezzo al petto.

Aperte le braccia, come un gristo in croce.

Pieno di sangue, la bocca aperta, come un pesce.

Povero Don Marco.

Poi, va da boffa.

Morto stecchito.

La capa magerava, non poteva neanche camminare. Quando che ho ripreso fiato e

cercato se tenevo qualche soldo.

Allora mi ho preso la cassetta e delle lemosine.

È via.

Come un lebro, come un disperato.

Avete visto?

Non ci vuole assai per uccidere un cristiano.

Lo posso fare io?

Lo può fare il maresciallo?

Pure voi.

Tipo capitano.

Col coltello in mano.

Non portiamo nessuna differenza.

Scusami, dovevo provocarti per sapere.

È un piccolo trucco del mestiere.

No, non fumo mai.

Ma loro non ci avete creduto.

Ho imparato a non mettere mai le mani sul fuoco per nessuno. Come dici tu, può

capitare a chiunque.

Ma nel tuo caso era tutto così scoperto.

E poi credo di conoscerti ormai.

E questi?

Credo che la cosa migliore sia di consegnarli ai carabinieri.

E non ce li potete portare voi al maresciallo?

Sembrarebbe che tu abbia qualcosa da nascondere.

No, ci vai tu.

Ma una parte me l'ho consumato. Ha maggior ragione, dunque.

Qualcuno potrebbe riconoscerti dove li hai spesi.

Un rischio inutile. Ora diventa indispensabile che ti presenti.

Non hai nulla da temere. Solo compiere un dovere.

Ma dimmi un po', questo spettacolo com'è? La gente ci viene?

Ieri sera era il debutto, non mancava il sonno, sembrava adesso era la scala. La

figura te la mangi a te? Eh, insomma.

Ma chi è che ci stava, me lo fai sapere? E fammi divertire, no?

Eh, c'era Liberti, quello delle bibite, poi c'era il sindaco, ah, i conti

salvemini, gli dice che la fiera ha un malaccio brutto, po' a retta.

Poi c'era pure il prefetto, quei della fabbrica di gomme, gli americani, gli

dice che a Portadrio serve fare.

Ma l'avvocato Arduni, ci stava? E come non c'era?

Stava lì, quinta fila, ottima posizione.

Sta sempre ben piazzato quello, eh? Anche lei non scherza. Chi?

Lei, Linetta Lucetta, come si chiama la moglie? Eh, che femmina. La che aveva

tutta le forre ieri sera. D'altri, se la mangiava con gli occi.

E il beato si apporta in giro come la Maserati.

Porca la vacca! Non ti sei riscaldato, che poi ti fa male.

Salta chi vuole, migliora mai.

Ma dov'è che stavi seduto? L'avvocato. Ma stava lì. Dove ti stavi?

Proprio lì.

Scusa, mi posso sedere un poco? E sentiti pure.

Avvocato, assessore.

Ma il tempo che lo fanno si dice che quello sicuro riesce. Col culo che si

ritrova, hai visto mai? Che ha condatto.

E porti fortuna pure a me.

Augurio.

Vabbè.

Chi ha finito di scaldare il culo su sta poltrona? Andiamo, andiamo a aiutermela.

Cosa ti interessa a te questo avvocato Arduni? Ma no, darsi che quello è un

amico mio. Allora lui si sta preoccupando del fatto di domani, sai?

Ah, sì, sì.

mattisera.

Vincenzo, sta studiando, ha mandato me.

Ci ha mandato di andare questo secaiolo.

Oh, ti pareva.

Te tu mi vuoi rovinare, te tu mi vuoi mandare in galera.

Ma come, ti chiedo di darmi una mano o tu mi mandi sto pischera in posto tuo?

Figurati, tu sta a fare tante storie per una leva.

Ma se è colpa mia non vi arrabbiate.

Dopotutto l'uso è rimasto qui per studiare, non per pigrizia.

Madonna ragazzi, ma sempre ho il capo in mezzo a questi libri, ma che ci sarà?

Ci sarà la strada per uscire da questo squallore, da questo puzzo di treni.

E' questa puzza di treni che ti aiuta a studiare, non te lo dimenticare, capito?

Ma cosa dite? Ha le capacità per riuscire, per affermarsi.

Non è possibile che voi non sentite orgoglio per tutto questo.

Ma che vuoi che senta?

Sente solo treni lui, c'ha solo l'orario ferroviario in testa.

Io non voglio finire come te, a guardare gli altri che passano.

Te tu sei ignorante, io no.

Te tu sei modesto e io no. Te tu ti accontenti e io no. Ti prego, Vin, non

trascendere. Ma sì, lascialo dire meglio.

Meglio sapere razza di figliolo cresciuto.

Dove eravamo, Marco?

Cosa fai ancora qui?

Fuori da casa mia!

Tu me l'hai ucciso!

Tu me l'hai ucciso!

Tu!

Cosa dici? Calmati!

Mamma mia!

Sei inutile, sei inutile! Ho preso la mia decisione. Apri bene le

orecchie, giovinotto.

Da come andai in seminario, perché non avevo i soldi per farti studiare?

Non per farti prete!

Ma avevo 12 anni allora, cosa dovevo capire?

I fatti erano chiari.

Finiti gli studi, gli salutabili e ti devi avere una professione.

Cosa c'è adesso di questa novità, di questa coglioneria?

Ma c'è una vocazione.

Ho sentito che questa sia la mia strada, va bene?

La tua strada, la sei quella che ho scelto io.

Mi sono rotto la schiena nei campi al posto tuo.

Per chi l'ho fatto allora?

Per Gesù Cristo.

Gli ho regato.

Non è il caso.

Ma vai in mona.

Ma sei tua madre che ti ha messo in testa l'idea di farti prete, eh?

Io?

La mamma non entra, sei ridicolo. Ah, questi figli.

Una la vai in Australia, l'altra a Torino. Ma cosa la gastatera? La peste

che scappano via tutti?

E mica che avevo sognato per te una vita normale.

I figli, la famiglia e tanti, tanti nipotini.

Ma un bel ragazzo come te, le femmine ti guardano tutte.

E ti vuol mettere la tonica? Ma va a ramengo!

O cosa perde?

L'avrà tutto.

Meglio e più facilmente ad un altro. Se poi c'ha anche la voazione.

Oh, gli è l'ideale.

Gli orizzonti della chiesa sono infiniti, papà. E io sento che posso

dare, aiutare tutti.

No, Gosput, ha sangue per farti aiutare gli altri.

Mi ti chiudo in casa e ti gonfio di botte piuttosto. Ma ti inseminare non ti

torni, capio?

Sacramento.

Dai, dai, Marco, presto! Non trovavo il Vangelo.

Marco! Marco!

Torna in via!

Satana da tua parete ruba!

E ricordati che se un giorno diventi papa, lo devi a me!

O ma si farà tardi per il pranzo? Con tutto quello che è successo, non mi è

riuscito a venire prima.

Ma come si fa a levar dal mondo un uomo come Don Marco?

Serio, onesto, gli volevano bene tutti.

Eh, ti sei scelto una bella sega di mestiere, sì.

Ma se domani ti capitasse di dover difendere un mostro come quello che l'ha

ammazzato, che che tu faresti?

Mi rifiuto, babbo.

Mi rifiuto.

Certo, e noi ci si vede solo nelle grandi occasioni, eh?

Hai ragione.

Ma non ho mai tempo.

La bambina come la sta, bene?

Sì, sì.

Pensare a Dio buono gli è già passato un anno dalla nascita e sembra ieri, sembra

che vi siete sposati.

Quando eri in collegio ho sempre pensato che la prima notte di nozze avrei voluto

spogliare io mio marito. Ma che dici, Lucetta?

Peccato che non abbiamo fatto niente prima. A quest'ora non ci sentiremmo

così impacciati.

Che usanza, Barbara, il viaggio di nozze. Una stanza estranea, un letto che

non ti appartiene e tutti in albergo che ti guardano con quell'aria ironica.

Pensa invece come sarebbe stato più bello a casa nostra.

Tutto più dolce, più vero.

Lo sai che una volta avevo quasi deciso di farmi suora? E perché?

Così. Mi piaceva il vestito.

Stupidina.

Come sei bello. Il più bello del mondo.

È tutto mio.

Sì. Che mi trovi sfacciata?

A parte qualche giorno ha detto che girava in collegio e quello che si può

vedere nelle statue dei musei, beh, è proprio la prima volta che ne vedo uno

vero. Bugiarda.

Lo giuro, prima visione assoluta.

Ha un'aria così buffa, però. Ma davvero, non l'avevi mai visto?

Ma figurati, con quattro fratelli in casa.

Quello dei bambini, il sesso degli angeli, non quello del diavolo.

Mostro, mostro, perché vuoi farmi soffrire?

Non abbiamo aspettato abbastanza.

Mostro, mostro.

Non farmi aspettare ancora.

E anche l'emozione, il viaggio, la stanchezza.

Non ci pensare su.

Prova, prova ancora.

No, è inutile, è inutile.

Allora, accarezzami.

È bello anche così.

Sì, sì.

Non devi soffrire per me.

Voglio che tu sia...

Sono un uomo finito, un mezzo uomo.

Potrebbe essere un difetto come un altro, ci sono i ciechi, gli sciancati.

E invece no.

Fa ridere, capisci?

Specie in un paese di galli, come l'Italia.

Ma che ci importa degli altri?

Noi ci amiamo. La mia carriera, il mio avvenire, sogni, ambizioni.

Se un giorno qualcuno venisse a scoprire tutto questo, li sento già i commenti.

Chi è quello? È un avvocato senza...

Lo zimbello della città.

Non potrei più mettere piede in tribunale, vestire la toga.

La gente maligna, spietata.

Ma non ne abbiamo fatto a meno fino a oggi.

Eppure ci siamo amati e ci amiamo. Sì, sì. Non cambia niente, sai.

Non cambia niente, credimi. Almeno per me.

Sei buona.

Sei meravigliosa.

Sei la donna migliore del mondo.

Io non ti lascio, no.

Anzi... Ti amo di più se è possibile.

Mio, mio, mio.

E poi, chi ti dice che ci manca tutto?

I tuoi baci, le tue carizie, sapranno sempre rendermi felice.

Potranno darmi tutto il piacere del mondo.

Ti amo, ti amo,

ti amo.

Scusate, dovrei parlare un minuto col maresciallo. Sì, va bene, ma aspetta il

suo turno.

Galeazzi e Eugenio, avanti.

Tu pure tu stai qui per le lemosine?

Sì.

Ma io te ne ho visto mai.

Ma visto dove?

In chiesa, no?

Io ce l'ho con quelli che ci marciano, guarda un po' si quanta gente. Signori

che ce li fa, mo fatevi i cavoli vostri.

Allora, com'erano ste 500 lire?

E beh, com'hanno da essere, te lo so dito.

Così, eh.

Ma, dico, c'era qualche segno particolare che ti ricordi? Eh, che ne

so.

Ma, non ti ricordi niente?

Ah, c'era Giuseppe Verdi.

Ma allora erano mille. No, no, cinquecento. Che me lo confondi?

Sì, va bene, va bene. Abbiamo finito, te ne puoi andare.

Vieni, vieni.

Vai.

Vai, vai.

Sì, eh. E dimmi un po'. Che?

Quando mi dai? Che cosa?

I sorti miei.

Beh? Le elemosina. Ma che mi ha preso per una banca? Come sarebbe? Ma insomma

mi ha fatto venire fino qua, soltanto per fatte di, come sono fatte i 500

lire? Oh, da quando il maresciallo cerca chi ha fatto le elemosina alla chiesa di

Don Marco, siamo diventati tutti benefattori.

Ma io, io non sono qui per questo.

Oh, scusa, e tu dove vai?

Volevo parlare con il maresciallo, ma è occupato e posso ritornare. E per che

cosa?

No, niente.

Io volevo qualche informazione per la morte di Don Marco. Dates che mi ha

mandato l'avvocato Arduni.

Ma se il maresciallo è occupato io... No, vieni, vieni.

Maresciallo, è permesso?

Avanti. Per questo che vi vuole parlare?

Nicola Parella. Ah, sei tu.

Forse so quel che andate cercando.

E come mai ce l'hai tu?

L'ho trovato.

Ci ho pensato e così sono venuto qui.

Titolo. Comandi.

Non mi fai scottare spaghetta. Subito.

Dove l'hai trovato?

In tasca.

Me li ho trovati in tasca.

Chissà come.

Maresciallo, posso dire?

Di, di. Qua ci sta qualcuno che me lo mette in gola. Ma a me nessuno me lo

mette.

Ma perché proprio a te?

E quello che dico anch'io, non lo so.

Siediti.

Tu volessi fare una spagatata a bordo?

Se ci sono.

Grazie.

E mo ci devi raccontare tutto, per fine e per segno.

Tanti auguri a te, tanti auguri a

te, tanti auguri a Monica, tanti auguri a

te.

Su soffia, soffia Monica, no no no, su soffia.

Ecco, adesso tutti gli zii applaudono, bravi.

Ma come, non avete ancora aperto lo champagne?

Forza ragazzi!

Sei una morale, è tu con lui che gli tieni mano.

Ma siamo giovani, vogliamo goderci la vita, che fretta c'è? I figli si fanno

quando si è giovani.

Guardate gli americani, tutte belle famiglie, presidenti in testa.

Una bella famiglia significa successo.

Affermazione, carriera, potenza!

Ma no, non c'ho più l'allenamento, in collegio era un'altra cosa.

Ma su, vieni, suonavi tanto bene, ma che ti abbiamo fatto studiare?

Mamma, noi stiamo qua a divertirci nel Don Marco, poveretto. Non ci pensare, e

poi era così allegro, di idee così moderne.

Magari se ci vede è pure contento. E poi voleva così bene a sta bambina.

Su, andiamo.

Lo zucchero c'è.

Ma che te costa?

E fateli, sti figli.

Poi, quando gli hai dato i nipotini, te lo rivolti come un pedalino.

Oh, senti, io non ho cresciuto una figlia per fare una zitella. Papà. Sì,

signore, una zitella sterile.

Ma guarda qua, guarda, guarda, ha il corpo di una fattrice.

E tu stai lì a far signorino.

Sono due anni che siete sposati, non vi siete divertiti abbastanza?

O siete soltanto degli sforcaccioni?

Sei contento adesso?

Se me l'avate retta, a quest'ora ne potevate avere due.

Con tutto quello che succede in giro, droga, violenza, corruzione, c'è solo da

aver paura a mettere al mondo dei figli. Ah, questo egoismo. Per me è più egoista

chi fa i figli solo per assicurarsi il bastone della vecchiaia, la

continuazione della stirpe e tante altre puttanate. Oh, se sei diventato un

avvocato richiesto, lo devi a me.

Se vengono da te è per fare un favore a me, da solo.

Non sei niente, sei soltanto il figlio di un ferroviere.

Ecco chi ti ha messo in testa questa idea, tuo padre socialista.

No, non è vero, non è vero perché anch'io volevo una famiglia numerosa,

solo che la mia moglie è morta troppo presto.

Poerino.

Quando vedi il vescovo?

Oggi pomeriggio.

Ah, ti ho portato i vestiti per i suoi poveri, sono giù in macchina.

Ho comprato uno stock al mercatino americano, con 20.000 lire mi sono

levato la paura.

Pensi proprio a tutto, eh?

Io sì.

E tu, ti ricorderai di chiedermi quel terreno che appartiene alla varocchia di

Don Marco?

Certo, certo.

Ma ha detto l'Eda che i Sceroni vendono un cottuso, due cagli, un levi, non so

che altro.

Li prendiamo?

Come mai?

Sono in piena crisi, pare.

A proposito, dicono in giro che tuo fratello ha un amante.

Gianni. No, Luciano. Perché anche Gianni?

Non lo so, mi era sembrato.

Solo io resto il fedelissimo della prima ora.

Ma non c'è modo di farla star zitta, sta bambina.

Bisogna lasciarla piangere, le deve farsi i polmoni. Non riesco, non riesco

ad affezionarmi a lei.

Faccio sforzi, ci provo.

A volte ho paura che mi si leghi in faccia, che non è mia.

Ti fai venire un esaurimento nervoso perché ti serve un figlio.

Cascava il mondo se non ce l'avevamo.

Io ti capisco, per amore, perché non voglio perderti.

Accetto un altro uomo.

E adesso mi vieni a dire che non ti affezioni, che hai paura che ti si legga

in faccia.

E no, amore mio, non ti si deve leggere in faccia.

Ormai siamo in ballo e dobbiamo ballare fino in fondo.

Hai ragione.

Scusami.

È che oggi mi sento così strano.

Non lo so nemmeno io.

Scrivilo tu, io non so che metterci. Ma che ci vuoi scrivere?

Lucetta e Vincenzo con affetto.

Su una corona mica puoi scrivere un romanzo, no?

Già, ma facciamola grande, bella.

Papà si è raccomandato tanto.

Pure sto papà.

Non ha proprio rispetto per nessuno.

Quel povero Don Marco è ancora caldo, si può dire.

E lui già si raccomanda perché io corro dal vescovo a fregargli quel terreno

dell'ascito Morpelli.

Vuole tutto, non si accontenta mai.

Più gli dai e più ti chiede.

Se mi trovo in questa tragedia è colpa sua.

Quale tragedia? Eh?

E la bambina, no?

Quale altra tragedia vuoi che ci sia?

Lo sai, è tornato Vittorio dall'America. Con certe cosine.

Dice che laggiù il mercato dell'erotismo ha toccato punte mai viste. Poi te le

passa? Certo, certo.

Senti un po', ma lui lo sa che le vedo pure io. Non gliel'avrei mica

raccontato. Cosa credi, che lui non le guardi con sua moglie? È tutto così

oggi, tesoro. Non siamo i soli.

Pio, pio, pio, pio. Pio, pio, pio, pio.

Pio, pio, pio, pio.

Mi dica francamente, avvocato, se c'è qualcosa di misterioso in questo

orribile atto.

Noi dobbiamo vederci chiaro prima di impegnarci in un funerale. No, Eminenza,

soltanto un volgare assassino.

Si sente poco bene?

No, no, è solo un po' di stanchezza. Capisco.

Ci sono questioni in sospeso?

Pagamenti, cambiali? Grazie.

So che Don Marco pur di accontentare i suoi poveri... Qualche conto c'è, ma

niente di urgente.

Fornitori che capiscono, specie ora... Quanto? Li ho portato un promemoria, lo

può esaminare con comodo.

Tutte pendenze che Don Marco pensava di risolvere cedendo quel terreno dell

'ascito Morbelli.

Proprio nei giorni scorsi mio suocero, lei sa, il costruttore, gli aveva fatto

una buona offerta e Don Marco mi aveva incaricato di predisporre tutti i

documenti necessari. Ma voleva prima sentire il parere di sua eminenza.

Allora era di questo che Don Marco voleva parlarmi.

Mi aveva chiesto un colloquio.

Credo, credo di sì.

Comunque le ho fatto un appunto anche su questo.

Avvocato. Lei riscuote tutta la nostra fiducia. Bontà sua. Ma suo suocero è

soprattutto un affarista.

Noi abbiamo altre idee su quel terreno. E non credo che suo suocero le capirebbe

mai.

Comunque, lo ringrazi per quei vestiti che ha voluto offrire ai nostri poveri.

Posso sperare nel suo appoggio per la prossima elezione del sindaco.

Abbiamo già fatto qualcosa.

Vedrà che sarà contento.

Sarà contento.

Tanti auguri per la sua salute, Eminenza.

Grazie. Anche lei vada a casa e si riposi.

Di nuovo.

Brigadiere, brigadiere, venite.

Presto, presto, porta qua.

Maresciallo, maresciallo, eccomi.

Finalmente, si è trovato.

Chiama il comando, operazione positiva.

Maresciallo. Oh, avvocato, che l'avevo detto, bastava guardarsi intorno.

Una curiosa congidenza, però.

Trovare la cassetta dell'elemosina davanti alla casa di Nicola è l'arma del

delitto. È con questo che la utilizzo.

Ma sarà proprio lui?

Beh, diciamo indiziato, ma fortemente indiziato.

Comunque, altri avvocati, bisogna stare attenti alle parole. E chi più ha fatti?

O segue, avvocato? Forza, forza, muovetevi! Andiamo, ragazzi!

Marco! Ciao, Vincenzo.

Allora.

È venuto a trovarmi tuo suocero. Mi ha fatto tutto uno sfogo sulla questione

dei figli, sul nipotino che non arriva.

Dovevi cacciarlo via.

Sta veramente esagerando.

Tu sai come la penso io.

Sì, è vero, per la chiesa il matrimonio si santifica con la prole.

Ma io preferisco lasciare ampia libertà ai colloci.

Mettere al mondo dei figli è una questione di maturità.

E mica si diventa tutti maturi quando si diventa maggiorenni. Non è questo,

Marco.

Non è questo.

Via, via, andate a giocare un po' più in là.

Cosa c'è, Vincenzo?

Forse hai bisogno di sfogarti.

Parla, dimmi.

Solo in confessione, Marco.

Solo in confessione. Ma la confessione è un sacramento.

Solo in confessione, ho detto.

Ora, subito se vuoi.

Puoi parlare.

C'è che sono impotente, Marco.

Matrimonio non consumato, ecco cosa c'è.

E voi mi venite a parlare dei figli.

Ma perché pensi che la gente finirebbe per accusare solo te?

Il dubbio della sterilità potrebbe esistere anche su tua moglie.

Te lo immagini, mio suocero.

La porterebbe da mille ginecologi per potermi sputare in faccia la verità e

annientarmi.

Puoi magari farle sposare un altro.

Perché? Volete dividervi?

Ma non ci pensiamo nemmeno.

Lucetta è un angelo, povera ragazza.

Pronta a mettersi anche contro il padre.

Lo dicevo perché so che certe donne...

Non vanno tanto per il sottile.

Tu sei prete.

Di certe cose non te ne intendi.

Ma ci sono tanti modi per far felice una donna lo stesso.

Sai, mica... mica sono donna Bondio io, eh?

Marco! Marco!

Non ti ci facevo? Qualche volta...

Non avete mai pensato di adottare un bambino?

Sarebbe come ammettere tutto pubblicamente.

Ecco qua, da solo non ce l'ho fatta.

E poi che ne sai di che figlio un trovatello?

Di alcolizzati, magari di genitori sifilitici, tarati, no, no. Se hai di

queste preoccupazioni c'è la fecondazione artificiale. Fior di

istituti che...

Eh sì, la chiesa non l'accetta, ma ognuno è libero di ascoltare la propria

coscienza. Come animali, ci pensi Marco?

Ho visto qualcosa del genere.

Queste banche del seme conservato in quelle provette.

Catalogato per età, nazionalità, razza.

Qualcosa tra il nazismo e il mondo del futuro applicato al sesso.

E poi questa pistola per ignetà.

No, no Marco!

Hai ragione.

Quello che mi chiedi è mostruoso.

E da chi andavo?

Da uno che poteva vantarsi in giro quando voleva di essere stato con mia

moglie.

Che poteva ricattarmi in tutti i sensi. Ma io sono un prete!

Sei l'unico amico che possa garantirmi di portare questo segreto fino alla

tomba.

Sei l'unico amico che ho.

Sei per me come un fratello.

Sei l'unico che mi faccia pensare... Insomma...

Non ci sia io stesso.

Ma ti rendi conto cosa mi chiedi?

È fornicazione, è peccato mortale. I comandamenti non sono mica acqua.

Questo per un prete qualsiasi, ma non per te, che hai sempre preteso di essere

spregiudicato, moderno.

Quello che io ti chiedo è di interpretare i dettami della tua fede

secondo un'apertura mentale diversa.

In una sfera più elevata!

Stai diventando blasfemo! Smettila, Vincenzo!

Ti sto parlando soltanto di un atto d'amore che Dio non può renegare.

Di un atto d'amore verso il tuo prossimo.

Ma non lo senti? È il mistero eterno dell'annunciazione che si può ripetere.

Siamo soltanto dei piccoli uomini.

Cosa possiamo sapere? Il gioco è stato scritto e predisposto per noi dal volere

di Dio.

Forse... Questo dramma, la nostra amicizia, l'ispirazione che la mia

scelta sia caduta su di te.

Tutto, tutto questo segreto che ci unisce e ci divide.

Forse tutto questo fa parte di un disegno più alto che ci sfugge.

No, no Vincenzo!

Non sono un mostro, Marco.

Non credere che sia stato facile.

Nemmeno per me.

Non mi resta che uccidermi.

Non ho altra scelta.

Meglio un atto disperato che continuare a vivere così.

Non mi resta che uccidermi.

Forse sarebbe meglio che ne prendessi un'altra.

No, potrebbe farti male.

Voglio essere sicura, sicura di perdere completamente la conoscenza.

Sono dosi terapeutiche, calcolate per la cura del sonno.

Vedrai, tra poco sarai in uno stato di totale ipnosi.

E se poi dovessi ricordare qualcosa?

Stai tranquilla, non ricorderai niente.

Comunque, prima di lasciarmi, assicurati che dormo profondamente. Certo, certo.

Lascia stare, ci penso io. No, Vincenzo, mi distraggo.

Sei nervosa?

Un po'. O forse solo un po' di malinconia.

Malinconia? Non lo so, tristezza.

Vieni, siediti.

Distenditi un momento.

Ci hai pensato?

No.

E tu?

Sarebbe troppo tardi.

Vieni. Sì.

Dove sei?

Stammi vicino. Eccomi.

Lo faccio solo per amore, vero?

Se non ti amassi come ti amo, io non potrei.

Lo so.

Vieni qui.

Abbracciami.

Sono qui, tesoro.

Sono qui. Fammi addormentare fra le tue braccia, almeno.

Sei sicura che non vorrai sapere chi è?

Per me sei tu.

Non esiste nessun altro.

Nessun altro.

Solo tu.

Solo tu.

Torni adesso.

Ma guarda qua, guarda!

è il corpo di una patria

Ma poi, in fondo, che te cosa?

Da solo?

Non sei niente. Sei soltanto il figlio di un ferroviere.

significa successo, affermazione, carriera, potenza.

Ahahahah!

Biglietto da 500 lire serie F numero 32778, riconosciuto di proprietà di

Filiberto Olivieri e successivamente riconosciuto al negoziato Filippo Sorci

come spese da Nicola Parrella, verso le ore 12 di oggi per l'acquisto di

alimenti vari.

Avete fatto la scoperta della melanzana, ma quando vi ho portato i soldi ve l'ho

pure detto che una parte me l'ero consumata.

E la cassetta dell'elemosi l'ho trovata davanti a casa tua, ti ce l'ha portata,

con spirito santo. E questa che ti aveva nascosta nel fango, che poi te l'andava

a vendere, quando era finita tutta cosa.

Sicché, secondo voi, un ammazzo qualcuno, poi si prende il cadavere e se

lo porta davanti alla casa.

Così, tanto per dare una mano alla polizia, per non farvi perdere tempo a

voi. Come mai hai parlato di ammazzare qualcuno?

Come ti è venuto questa idea del cadavere? Non lo so.

Ti conviene parlare, Nico?

Oramai sei in trappola.

E' meglio per te.

Voi è inutile che vi arrabbiate.

Qua se non viene l'avvocato, l'avvocato Arduvni, io non parlo.

Tanto non mi potete toccare. Se non vi denuncio, portatelo via.

Altrimenti ve lo mangio vivo.

Maria, vieni.

Nicola, che ti fanno? L'avvocato l'hai trovato? Non lo so, manca la casa.

Quando è che ti lasci lasciare fuori? Presto, presto, ma mi serve l'avvocato.

Ci devo parlare a tutti i costi.

Se tu fai un'altra cosa invece dell'avvocato.

Andiamo, su, cammina.

Andiamo.

Su.

L'avvocato Arduni. Sì. Ci hanno detto che è qui.

Ma c'è la seduta del consiglio comunale.

Chiamatelo.

Benzina, sì, benzina. È di quella migliore.

Super.

Per aggirare l'ostacolo della zona verde, centinaia di migliaia di alberi

sono stati irrorati metodicamente di benzina.

Questa è la verità.

E non quella che hai detto tu.

Posso?

Accuse velleitarie.

A riguardo, c'è tanto di relazione del professor Presti Filippo, che, se

permetti, ne sa più di tutti noi messi insieme.

E gli parla esplicitamente.

Di cancro delle piante in forma epidemica! Non vi fregnate, il professor

Presti Filippo a quest'ora se la sta spassando sulla barca che tuo suocero

gentilmente gli ha regalato. E allora, come si spiega il fatto, visto che vi

piace tanto gettare fango addosso a tutti, che anche in altre zone verdi

della città, nelle quali notoriamente mio suocero non ha interessi, hanno

accusato lo stesso malanno epidemico?

E che anche lì migliaia di alberi d'alto fusto stanno inesorabilmente volendo. Ma

non fa l'incenuo, è un vecchio trucco. Per non dare nell'occhio se butta

benzina un po' dappertutto. La mafia dell'edilizia lavora defino ormai.

Dite quello che vi pare.

Quando verrà lo svincolo della lottizzazione, le vostre accuse non

serviranno più.

La gente ha fame di casa.

E voi non fermerete lo sviluppo cittadino per i vostri interessi di

partito. Ah, è così.

Va bene.

Allora ci appelleremo alla magistratura. Che te credi che siamo fessi noi?

Avvocato Ardoni, da fuori c'è stanno due carabinieri che cercano te.

È urgente.

Era ora, era.

Con tutti sti casini che state a combinare tra te e tuo suocero.

Scherza, scherza. Prima o poi te la faccio pagare.

Sì, è proprio così.

Non avrei mai creduto di doverti ringraziare.

Ho scoperto il segreto della vita.

Ho capito il piacere profondo della procreazione.

Un sentimento vivificante, esaltante.

Non c'è niente di peggio di un uomo che scopre il sesso dopo i trent'anni.

Figuriamoci un prete, poi.

Ora sono io che ti chiedo di trascendere il fatto materiale.

Ma non capisci.

Avevi ragione tu.

Sei riuscito a farmi sentire quello che tu stesso avevi così saggiamente

intuito.

Dare la vita a un altro essere, creare una vita dal nulla.

Non ti scaldare tanto, succede tutti i giorni.

No, no, Vincenzo, forse è che non mi so spiegare.

Vedi, io non ho mai parlato di queste cose, ma quella bambina così piccola,

così dolce, una creatura nuova, un batuffolo di carne nato dall'atto di un

uomo e di una donna.

Ma il vero impotente ero io, capisci?

Perché uno non può attraversare questo mondo senza... senza mai provare questa

meravigliosa gioia della paternità.

Stai solo cercando un alibi alla tua coscienza. La verità è che sei ancora

legato a quella sera.

Non hai saputo dare a quel lato il distacco obiettivo, la funzionalità

asettica, la dimensione mistica che ti avevo chiesto.

Mi hai deluso.

Mi hai profondamente deluso.

Dio solo sa quali siano stati i miei veri turbamenti in questi mesi.

Ma ho finalmente capito l'errore di valutazione che ho commesso scegliendo

il sacerdozio.

È tutto qui.

Mi resta solo da ammettere questo e andarmene per la mia strada.

Quale strada?

Andare dove?

Non pretenderai che continui a vestire questi abiti dopo quello che ti ho

detto?

Vuoi spretarti?

Il vescovo è comprensivo, capirà.

E poi alla chiesa d'oggi non servono più dei martiri.

Non le servono nemmeno gli scandali, se è per questo.

Un prete che lascia il sacerdozio non è più uno scandalo, non ci bada più

nessuno. Succede anche questo tutti i giorni.

Ho confessato il mio segreto ad un prete, ed ora questo prete non andrà in

giro per il mondo a deritarmi, a sputtanarmi con la scusa che gli è

venuta meno la vocazione.

Niente ti autorizza a pensare questo.

Devi essere pazzo. No!

Prima eri legato al segreto della confessione, e comunque come prete non

ti sarebbe mai convenuto ad andarlo a raccontare.

Il giuramento che ti ho fatto valeva come prete.

Che vale come uomo! Figuriamoci! I tuoi giuramenti sono come la tua vocazione!

E noi idioti, a credervi onesti, ispirati, a raccontarvi le nostre

miserie, siete solo una cozzaglia di opportunisti, pronti a renegare

missione, voti, sacramenti!

Proprio tu mi parli di opportunismo.

Tu che hai passato tutta la tua vita ad arrampicarti.

Hai pietito, hai elemosinato, pianto.

Ti sei prostituito solo per arrivare.

Ma per arrivare dove?

Dove tu non puoi nemmeno immaginare, con la tua mentalità ristretta da parroco di

provincia. Ti sei mai chiesto di cosa è fatta la strada del tuo successo?

Solo compromessi, mortificazioni, rancori.

Un prezzo duro da pagare per restare quello che eri in partenza.

Questo lo dici tu.

E cos'hai più di allora?

Negli abiti nuovi?

Un conto in banca?

Una bella casa?

Solo questo?

Per stare al servizio di una società che appena volti le spalle è pronta a

rinnegarti. E nemmeno per 30 denari.

Il mondo di ipocrisia che ci soffoca l'ha concepito e favorito la chiesa. E

non sarai tu a smontarlo per il tuo torneconto personale.

Tu non ti toglierai questa veste.

Io te lo impedirò, te lo impedirò!

La mia decisione è presa e non sarai tu a fermarmi.

Il mio piano è stato mostruoso. È vero. Ma tu ne sei complice.

Colpevole quanto me.

Siamo legati, Marco.

Mettitelo bene in testa.

Ti tengo.

Ti tengo.

E smettila di piedire.

Mi dai fastidio. Mi fai soltanto pena.

Perdonami Marco.

Svelti, svelti con quel terone.

Pozza, pozza.

Ma maresciallo, è buono o buono? Che invece mettete pure voi?

Guarda, Pasquale, guarda.

Passi avvocato, il maresciallo sta aspettando.

Ce lo siamo fatti scappare come fessi.

Dice che il primo che si avvicina manda già uno dei suoi figli.

Io non ci credo.

E se fosse pazzo veramente.

Ha detto che va a parlare soltanto con lei.

Guardate, guardate.

Da quale parte si passa? Da quella parte è più comodo. Se vuole gli emanno due

uomini, avvocato.

No, no, vado da solo. Mi dia quel megafono.

Non fare imprudenze, Vince, mi raccomando, quello è pazzo sul serio. Ma

proprio il cantiere mio doveva scegliere quello. Non ho ancora fatto l

'assicurazione, se succede una disgrazia, sono guai grossi, indagini,

eccetera, eccetera. Cerca di convincerlo, mi raccomando.

Va bene.

Avvocato, avvocato!

Vuole un'arma?

No, no.

Ma che gli vorrà dire? Se l'ha mandata a chiamare ci sarà una ragione, no?

Avanti, avvocati, forza! E' bello che ci arrivate!

Bravo, ce l'avete fatta!

Nicola, ma che sei impazzito? Che ti è preso?

Avete visto com'è alto?

Bello, eh?

Dammi almeno il bambino, non hai il diritto di... Tengo la corda!

Allora stai scherzando?

Accomodatevi, avvocato, che dobbiamo parlare.

Ma da mamma tu che pensi?

Che altro c'è? Quanto mi daranno, avvocato?

Per Don Marco, voglio dire.

Ahì.

Hai confessato.

E allora?

Ma in caso che mi confesso, così a occhi e croci. Beh, dipende.

Meno di dieci, nove anni è difficile.

Poi dipende anche dal giudice.

E voi li sapete i giudici, come li dovete parlare? Con uno come voi che mi

difenda?

Beh... Non so se potrò.

Ho già tanti impegni, lo sai.

Marco, vi ho chiamato fino qui a questo spettacolo. È per voi che l'ho

preparato.

Che c'entro io?

Domani escono tutti i giornali, la televisione, giovane avvocato che salva

da sicuro morto un disperato con tutta la famiglia. Io già me lo vedo.

Telegramma, auguri, fotografie.

Io già vi vedo, sindaco, prima ancora della campagna delle elezioni.

Però dentro al patto ci sta compresa che voi mi dovete difendere.

Devi capire, Nicola, che Don Marco era un mio amico. Siamo cresciuti insieme.

Come posso difendere il suo assass... Assassino.

Eh, avvocato.

Assassino. È una brutta parola.

E poi lo deve dire il giudice come sono andate le cose. È così o no? Eh, vabbè.

Ti difenderò. Vedi, avvocato.

Io ho tenuto una giornata intera per pensare a questa cosa.

Allora diceva dentro di me.

Nico, e tu sei proprietario soltanto della libertà, e perché non te la vendi?

Ma quale libertà?

Si dice che vuoi andare in galera.

E' questo, la libertà d'andare in galera.

Ma chi, chi vuoi che interessi, scusa?

Vuoi vendere la libertà se hai un acquirente, se no... Ci sta, ci sta.

Mocchi!

Da un giorno all'altro, io mi trovo con quei soldi in tasca e un delitto sopra

le spalle.

Certo può succedere tutto al mondo, pur che io ieri sera stava a teatro.

All'Astra, per esempio.

Mi sono trovato in tasca il biglietto.

Lo sai dov'è che stava?

Stava in mezzo a quei soldi della cassetta delle lemosine.

Quinta fila, poltrona 28.

Io ci sono stato a controllare.

Ottima posizione.

Ma dice che non è possibile, perché ieri sera a quel posto ci stavi tu con la tua

signora. È vero, Marie?

Cosa credi di poter fare o provare con quel biglietto del cinema?

Io niente, sono loro che devono provare, i carabinieri. È soltanto un pezzo di

carta senza importanza. Non prova niente, non aggiunge niente alle

indagini. E poi, la mia parola contro la tua.

Cerca di essere realista.

Avvocato, i carabinieri ci campano coi sospetti.

Magari che la mia parola non vale niente.

Ma puoi vedere che fanno finta di crederci, e ti domandano, e ti

interrogano, e mettono il naso dove gli pare a loro, dove non fa comodo a te, e

a loro come cazzate mie, t'avvocato!

Qualcuno che te la tira ci sta sempre! Stai cercando di ricattarmi? Sei un

farabutto, un porco!

Tu puoi essere sindaco, hai fatto tanta sforza per tanti anni, per arrivare

sotto, e ora vuoi rovinare tutto per una fesseria? Ma quale ricatto, avvocato?

Io vado dentro e tu mantieni la mia famiglia. Che cosa ti costa?

Non è che ti cerchi milioni.

Ne voglio sapere per quale ragione hai ammazzato quel povero prete.

Sta zitto.

Pensaci, avvocato.

Zitto. Io dico che è un affare.

Oppure ti devo far vedere qualche altra cosa. Oh, ma si capatosta, sa?

Marie, porta la reliquia. Sì, sì.

Sulle iniziali tue o no?

Chissà quanto avrai faticato per cercarlo tutto il giorno.

E invece l'ha trovato Maria, per combinazione. Ogni tanto ci sta qualche

santa che si ricorda dei poveri cristiani.

Allora?

Siamo d'accordo?

Oh, avvocato!

Pasqualino deve fare l'università, deve diventare avvocato come te, imbroglione

come a te.

Deve avere un avvenire sicuro.

Tutto come a te.

Maria!

Buongiorno, eh?

Si viste che almeno una cosa è riuscita bene?

Se ti consigli!

Noi facciamo.

Non ti sei preoccupante. Ci sta l'avvocata che penserà a voi.

L'avvocata è una brava persona.

Ebbene, ebbene, non si facena così.

Ciao, poi torno.

Hai finito circa questo.

Bravo, bravo. Ho dovuto promettergli che mi sarei occupato della sua famiglia.

Solo così ha accettato di recedere dal suo proposito. Hai fatto benissimo,

tanto una volta che è in galera... Buona fortuna, avvocato!

Allora io domani mi trasferisco, avvocato.

Domani? E quando allora?

Vabbè, vieni domani, va.

Siamo, Pasquali.

Ciao, Vuga.

Vin, mi hanno avvertita solo adesso. Hai avuto paura?

Niente, cara.

Sciocchezza.

Ma chi è a quest'ora?

E'

la famiglia di quello che ha ucciso Don Marco.

Sono già arrivati.

Bruzza mi tutta, voglio essere tutta profumata.

È stata una giornata molto dolorosa quella di ieri. Eh, già.

Dovresti proprio prenderti una vacanza.

Chissà quante cose avrai da confidarmi.

Tu sai tutto di me.

Proprio tutto?

È tutto, è tutto. È tutta mia, sì.

Mi mangi.

Mi mangi.

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