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Ciao, Marcello. Come è andata questa mattina? C'è di peggio. È già qualcosa,
soprattutto considerando il tuo standard di ottimismo. Forse è il mio modo di
difendermi, non credi?
Roma, 28 luglio 1987.
Caro Lorenzo.
Ma dai, Marcello, ti prego, perché devi sempre difenderti da qualcuno?
Secondo me tu pensi troppo.
E se è vero che nella vita tutto è relativo, sei fregato in partenza, amico
mio.
Giornata a posa, vero?
Sì, fa molto caldo.
Vado a cambiarmi, ci vediamo più tardi.
Desidero scriverti ancora.
Un silenzio perenne, ma volge.
Ogni cosa tace, dentro e fuori di me.
Avrei bisogno di risposta, ma nessuno può darmene.
Neanche tu.
Quello che più mi tormenta, però, è la paura.
Ciao, papà.
Vorrei fare un salto in città. Mi fai compagnia?
No, Marcello, ho bisogno di restare solo.
Dai, papà, è una bella giornata.
Andiamo.
Ti ho detto che voglio restare solo, smettila.
Non puoi dire sempre di no.
La paura, la certezza talvolta, che dietro l'amore dei miei si nasconda solo
pietà.
Con Chiara ho perso la mia stessa vita, la forza di amare, di sperare in
qualcosa di diverso.
Marta dice di amarmi, ma è solo pietà, ne sono convinto.
Non posso accettare quest'amore.
La merda!
Ma che fai, Giorgia? Ferma!
Lasciati andare, è solo un gioco.
Non rassegnarti così.
È inutile, è inutile.
Sono trascorsi quasi tre anni, non puoi tormentarmi. Lasciami.
Ti prego, riprendi a comporre, puoi farcela.
Per voi è tutto maledettamente facile, non è vero?
Starti vicino non lo è. Non farlo allora, non cerco la pietà di nessuno.
Ma di quale pietà parli? La vostra, non so che farmene.
E adesso lasciami solo.
Ti amo.
Anch'io.
Ho voglia di fare l'amore.
Anch'io.
Però prima devi prendermi.
È gomba forte, sai?
Sono pronta a scommettere che vincerà il Gran Premio. O comunque otterrà un
ottimo piazzamento. Anche perché Marcello sta facendo un ottimo lavoro.
Sono soltanto sogni.
Certo, e anche se fosse?
Mi fate tutti una grande tenerezza per non dire pena.
Ma cosa credi di ottenere?
Rispondi.
Su, fammelo sapere, sono molto curioso. Uno scopo. Non c'è spazio per i
sognatori. Tanto meno per i vinti.
Scusa papà, non volevo.
Sei troppo duro con lui, non meravigliarti se poi reagisce così.
Stagli vicino, ha bisogno di te.
Non ha bisogno di nessuno.
Dici così perché forse ti fa comodo crederlo.
E a te fa comodo fingere?
Fingere che cosa?
Beh...
Diciamo, di accettare me, per esempio.
Ora non devi rispondermi perché ho voglia di fare l'amore.
No, Federico, non così, ti prego, non voglio. Perché? Perché così?
Devi fare il tuo dovere di moglie. Non ti prego così, no! Stai zitta!
Lasciami, non devi trattarmi come un bambino.
Mi dai fastidio, vattene.
Il tuo dovere lo hai fatto.
Mervoso l'amico, eh?
Perché mi tratta così?
Perché è un uomo.
Se mi prometti di non russare e non scalciare, possiamo dormire insieme.
Dai, vieni con me.
Vieni, tesoro.
In fondo Federico ha ragione.
Non c'è spazio per i sognatori.
E anche tu lo sai bene.
Dai Marta, non fare così.
Ci sono io vicino a te a darti tutto l'amore che vuoi. Solo che tu lo voglia.
Il tuo unico difetto è solo quello di seguire il mito del grande amore.
Ma ormai siete rimaste solo tu e Liala.
Devi prendere ciò che ti serve e trattarlo come merita.
No, ferma.
Su, buono.
Ciao, Marcello.
Ciao.
Come sta il tuo amico?
Dici bene.
Lui sì che è un amico.
Vi ho sentito litigare stanotte.
Potrei saperne il motivo.
Allora?
Conosci tuo padre.
Lo sai che ce l'ha con me.
Porto Egon a galoppare. Vieni anche tu.
Ciao. Marcello, quando tua madre era qui, era tutto diverso, vero?
Figlio di puttana!
Ehi, dico a te!
Figlio di puttana!
Ah, è così, eh?
Ho detto scusa.
Vuoi che striscia i tuoi piedi flagellandomi la schiena?
Per la miseria, fai qualcosa, urla, incazzati, menami, ma fai qualcosa.
Qualche preferenza.
Eh?
Fatta male?
Stavo meglio prima.
Gaia. Marcello, piacere.
Assali sempre così la gente?
Con la moto, volevo dire.
Non sempre.
E come allora?
Ma dipende, dipende dall'incontro.
E questo incontro tu come lo consideri? Ma ancora non lo so, non l'ho ancora ben
valutato. Per ben valutarlo cosa ti ci vuole? Dipende da molti fattori.
Sei sempre così enigmatica dopo una caduta dalla moto.
Ora sei antipatico. Non volevo, ti chiedo scusa. Il signore è scusato. E se
io non accettassi le scuse?
Dinanzi a una simile prospettiva, l'impotata abbandona l'aula.
Alla prossima.
Non sai neanche dove abito.
Volere è potere. Non lo metto in dubbio. Comunque scusami ancora.
Ciao.
Marcello, ci aspetta il medico, non te lo ricordi?
Andiamo.
Andiamo a regalare un po' di soldi a quel cantastorie.
Dice che miglioro, il buffone, che potrei camminare ancora.
Dipende solo da me, dice.
Ah, buffoni, sono tutti buffoni, tutti.
Ti ho portato il phone.
Grazie.
E poi devo dirti una cosa importante.
Federico non può capire.
Non vuole capire.
Per lui sei solo una compagnia. E basta.
Nient'altro.
No, Giorgia, no, ti prego, non voglio. Tu hai bisogno di amore, Marta. E io
posso dartene tanto.
Lasciati andare.
Voglio darti solo dolcezza, quella che non hai. No, Giorgia, no. Buon amore
mio, rilassati.
Grazie.
Tu sei Gaia, suppongo. Marta. Un piacere.
Marcello, è in curva che perdi secondi. Forza!
Sempre così?
A volte va peggio.
No, volevo dire ogni mattina così. Si allena per il Gran Premio. Dai,
Marcello!
Possibilità. Arrivare nei primi sei sarebbe straordinario. Dai, Marcello,
così!
Marcello mi ha parlato di te.
Bene o male? Diciamo solo che... Mi ha parlato.
Bravo Egon.
Ciao Marcello.
Ah, mi hai trovato allora.
Così sembra.
Ok, per oggi basta.
Dallo a me, ci penso io a lui.
Tu fai gli onori di casa.
Ciao Gaia.
Ciao.
Scommetto che non ci pensavi più di rivedermi. Beh, sei qui, no? Hai visto
che volere potere.
Alle vostre spalle, tutto intorno a voi, immerso in una lussureggiante
vegetazione, potete ammirare il grande parco. Sulla destra, invece, la modesta
costruzione della nostra casa.
Chi è che suona?
Mio padre.
Non volevo disturbarti.
Ingannavo il tempo, nient'altro.
Ti prego, continuo. No, sono stanco.
Sai Federico, vorrei parlarti, ma ormai... ormai... credo che abbiamo
perso l'abitudine da molto tempo.
Siamo cresciuti.
Credi che non parlare più voglia dire crescere?
E tu?
No.
Neanche io.
Però mi piacerebbe.
Non parlare più?
No.
Crescere.
Devo scappare. Di già.
Sono passata solo per un saluto. E la guida archeologica nei meandri della
villa? Alla prossima volta.
Ce ne sarà un'altra?
E perché no?
Credo che ci siano buone possibilità.
La rete comincia a stringersi.
Il piccolo pesce sta per essere preso. E il pescatore come ti sembra? Biondo era,
bello e di gentile aspetto.
Sapessi come sono felice quando ti vedo così. Vorrei esserlo sempre ma non ci
riesco. Prendere o lasciare? Non rovinare questi attimi, ti prego
Federico. Ma sì Marta, sì. Come mi vedresti nei panni di nonno?
Ho visto nonni peggiori. Che posizione avrei nella tua speciale classifica?
A metà. Con tendenza al rialzo.
Siamo d'accordo, ti aspetto domani alle 10.
Non mi prendi in giro, vero?
E perché dovrei?
Grazie.
A domani alle 10, non dimenticartelo!
Grazie. E di che cosa?
Di questo bel momento.
Vorrei che il tempo si fermasse.
Non mettiamola sul patetico, godiamocelo e basta.
Vorrei baciarti, posso?
Ti piace qui? Sì.
Buonasera, Marcello.
Ci devi far mangiare alla grana. Preferenze? Fai tu.
Grazie.
Posso servire? Certo, Pierino.
Cercavi me? Ti ho sentito suonare ancora oggi.
Sembra che quelle poche note abbiano suscitato grande interesse in casa.
Ma a noi questo ci riempie il cuore di gioia.
Non ho ripreso a comporre, se è questo che vuoi sapere.
Sei tu che devi sapere.
Cosa? Non potendo fare il mio lavoro di segretaria, vista la tua inabilità al
lavoro, ho preso Marta e abbiamo fatto l'amore. E lo faremo ancora.
Non è vero. Hai sempre detto che non c'è spazio per i sognatori, ma adesso sei tu
a sognare.
Cosa le hai offerto in questi anni?
Pensaci.
Marta non ha bisogno di te. È stato nel bagno. Tu eri fuori con Marcello.
L'ho baciata ovunque.
L'ho accarezzata.
Ho sentito il suo corpo freme, bruciare di piacere. Le ho dato l'amore di cui
ogni donna ha diritto. Tu non ne sei mai stato capace.
E poi Marta me lo ha confessato.
Hai sempre pensato al tuo piacere.
Lei non contava nulla.
Neanche in quei momenti.
Marta non ha bisogno di te.
E tu non reagisci, come sempre.
Che cosa vuoi che faccia?
Che la butti fuori a calci come un cane rognoso?
Se pensi questo ti assicuro che non hai capito niente.
E adesso vattene!
Lasciami in pace!
Ma certo!
Sei tu, potevi almeno bussare.
La porta era aperta.
Generalmente le porte sono fatte per essere aperte e poi richiuse.
E quando sono chiusa servono magari a nascondere qualcosa.
Che ragionamento profondo.
Se fossi in te non farei tanto la spiritosa. Ma Federico, che cosa ti
prende? Cosa mi prende?
Voglio fare l'amore subito.
No Federico, così no, ti prego. E perché no?
C'è una porta a nasconderci, ora la chiudiamo, sta tranquilla, rilassati. O
forse è il luogo a darti fastidio.
Non credo che una come te abbia di questi problemi. E poi sai cosa ti dico,
i bagni mi eccitano e sono sicuro che anche a te fanno lo stesso effetto. Dì
che non è vero se hai il coraggio, dimmi che non è vero!
Dimmelo, dimmelo!
Vattene, vattene via!
Mamma mia.
Adesso basta, eh?
Voglio vedere cosa sei capace di fare. Su, muori con il mio coraggio.
Sbaglio o volevi fare l'amore?
Certo.
Adesso ho voglia di fare un bagno.
Ci siamo quasi, allora.
Possibilità reali?
Quanto basta per tentare.
Papà verrà?
Non lo so.
Perché non dovrebbe?
Misteri della psiche umana.
Federico? Federico, sei qui?
Caro Lorenzo, fedele al nostro appuntamento di sempre, torno ancora a
scriverti.
È trascorso un anno ormai e mi ritrovo a combattere con la stessa insopprimibile
angoscia, con la stessa infinita tristezza.
La perdita di Chiara è cosa che mi opprime, non mi fa più vivere.
Dire questo è ammettere la mia sconfitta, lo so.
Ma reagire...
tornare a vivere, sono per me parole vuote.
La mia vita è ormai soltanto attesa.
Non so di cosa.
Talvolta ho paura che sia solo attesa della morte.
Pochi giorni fa ho conosciuto Marta.
Se tu potessi incontrarla, sono certo che ne rimarresti affascinato.
Sai, credo di non esserle del tutto indifferente.
E così mi sorprendo talvolta a sognare.
Poi però, la realtà torna prepotente.
Se anche fosse chi potrebbe liberarmi dall'incubo della sua pietà.
Caro Lorenzo, desidero scriverti ancora.
Un silenzio perenne mi avvolge.
Ogni cosa tace, dentro e fuori di me.
Avrei bisogno di risposte, ma nessuno può darmene, neanche tu.
Ciao.
Che fai?
Ti stavo cercando.
Bene, mi hai trovato.
È per domani.
E allora?
Marcello vorrebbe che ci fossi anche tu. Anch'io ci terrei tanto che tu venissi,
Federico. Ti prego, vieni con noi.
Almeno questa volta non dire di no.
Vedo che la mia presenza è molto richiesta.
È forse la giornata della bontà.
Federico.
Te l'ho già detto.
Nessuno ti ha mai chiesto nulla.
Certe cose non sempre si ha il coraggio di chiederle. Certe cose sono così
importanti che di fronte a un rifiuto... Si potrebbe anche morirne.
Cosa vorresti dire?
Niente. Marcello, spera che tu vada. Stagli vicino, per lui è un momento
molto importante.
Non puoi abbandonarlo proprio adesso.
Non è altro che una maledetta corsa di cavalli.
Sbagli, è molto di più. Oh, sì, come no, dimenticavo. La realizzazione
psicologica, l'obiettivo supremo della sua carriera di uomo, il traguardo
ideale che springe a sacrificarti, lo scopo della sua vita e chissà quante
altre stronzate.
Non vi rendete conto che prendete in giro voi stessi?
Per voi una semplice e banale corsa di cavalli e il suo insignificante
risultato è il massimo della vita per un uomo?
Federico, calmati. Io insisto nel dire che per Marcello è una giornata troppo
importante. Ha bisogno che tu gli sia vicino. Se c'è una cosa che odio è l
'insistenza. Perché fai così?
Perché gli illusi non mi sono mai piaciuti. Marcello non lo è. Ha solo
voglia di credere in qualcosa, di lottare per qualcosa.
Che sia un fallito allora.
Io non voglio più saperne.
Non voglio che tu domani sia con me. Perché no?
Non voglio.
Non voglio e basta, capito?
Marcello.
Grazie.
I cavalli sono pronti per la partenza. Ecco, partiti! Vediamo subito balzare in
testa Zor, uno dei favoriti, montato da Zebiani, mentre Storano, altro temibile
concorrente, rinviene con forza dall'interno.
In terza posizione, Scialanca, condotto da Zeno, seguono Ron e Gustaf e poi man
mano tutti gli altri.
Zor è sempre al comando del gruppo, seguito a un paio di lunghezze da
Storano, che con Almein e Ron cercano di riguadagnare il terreno perduto.
I cavalli hanno già affrontato la grande piegata di fondo, il gruppo è sempre
compatto. Zorro conduce la corsa con Storano a un'incollatura.
Anche le altre posizioni non sono cambiate, i cavalli sembrano impegnati a
mantenere le loro posizioni in attesa del momento propizio per attaccare a
fondo.
Purtroppo il nostro Egon montato dal giovane Marcello Brandi è ultimo.
Speriamo solo che si tratti di una tattica del Fantino che il nostro
portacolori possa terminare la corsa in modo soddisfacente.
Ora i cavalli stanno per affrontare la grande curva. L'andatura è piuttosto
sostenuta, le posizioni rimangono per il momento immutate. È una corsa ancora
tutta da vedere, con Thor che cerca un parco all'interno, contrastato però dal
prepotente allungo di Cervolino, seguito dal nostro Egon. È un finale che
potrebbe anche portare i nostri colori alla vittoria.
Ora i cavalli stanno per imboccare la seconda grande curva.
Qualcosa sta cambiando, mentre Thor sembra ormai irraggiungibile, vediamo il
nostro Egon riguadagnare posizioni su posizioni.
Eccoli infine all'ingresso dell'ultima curva, prima che i concorrenti
imbocchino il rettilineo finale.
Egon continua a guadagnare terreno, si fa sempre più a ridosso dei primi. Devo
dire, cari ascoltatori, che è un finale degno della grande corsa alla quale
stiamo assistendo. Thor è ormai vicino, ma quello che ci entusiasma è Egon.
Eccolo, in questo momento ha raggiunto la seconda posizione.
Egon è incalzato da Storano che sembra non volere accettare il sorpasso. Egon
mantiene bene il passo e sembra non dover cedere.
I cavalli sono allo sprint finale.
Mancano pochi metri al traguardo. Thor è sempre in testa, ha deciso a non mollare
la prima posizione.
Anche Storano rinviene bene ma Egon resiste.
Thor! Ha vinto Thor!
Ma Egon è secondo.
Il nostro giovane Marcello Brandi ha ottenuto il secondo posto. Grande
giornata per il nostro portacolori.
Che la vittoria di Thor fosse scontata era quasi certo, ma la grande sorpresa e
soprattutto la grande gioia di noi tutti è quella di aver visto trionfare al
secondo posto un posto importantissimo, Aegon.
Ce l'hai fatta, ce l'hai fatta, bravo Marcello.
Sono felice lo sai, chissà se papà avrà visto la cosa. Certo che l'avrà vista.
Mi hai promesso che avremmo festeggiato, ricordatelo.
Sono stato bravo. Ma certo.
Grazie.
Perché tarda tanto a tornare, maledetta?
Con Gaia come va?
Così.
Perché non l'hai voluta con te oggi?
Le avrebbe fatto piacere.
Ma... Non mi dire che non ti interessa più.
Marta, credo di aver paura.
Paura di che cosa?
Di soffrire forse, come te e papà.
Spesso non è l'amore a far male, ma il modo in cui lo si vive. Ma ora basta con
questi discorsi, dobbiamo festeggiare.
Sei un'amica. L'amicizia è un legame. E anche per un amico si può soffrire.
Perciò se provi qualcosa per Gaia, non mollare, non aver paura. Male che vada,
potrei sempre dire d'aver vissuto.
Ehi, ma qui si va verso la malinconia. Sbaglio o dovevamo festeggiare?
Allora festeggiamo.
Siediti. Non credi che sia ora di tornare?
Vuoi andare già via, Romeo?
È ancora lontano il giorno.
Non era la lodola, era l'usignolo che trafisse il tuo orecchio timoroso.
bravo bravo era la lodola messaggera dell'alba
non l'usignolo guarda amore le candele della
notte non ardono più e il giorno in punta di piedi si sporge felice
dalle cime nebbiose dei mondi devo andare
è la vita o restare o morire
Quel chiarore laggiù non è la luce del giorno, lo so.
È una meteora, sì, una meteora che
si libera per te dal sole questa notte.
La torcia per farti lume sulla via di Mantova.
Riprendano pure, sarà certo la morte, ma sono felice se tu vuoi così.
E dirò allora che là quel grigio non è l'occhio del mattino, che non è la
lodola a battere la volta del cielo.
Io voglio restare, non voglio più partire.
Vieni o morte, sarai la benvenuta.
Bene, bravo.
Mi accompagni, Marcello?
Certo, papà.
Non erano questi i pasti.
Quali pasti?
Marcello deve restarne fuori. Fuori da che cosa?
Non fingere di non capire. Lasciami, mi fai male.
Ti voglio ancora con me, subito. Ti sbagli.
Ci starai. Che cosa te lo fa credere?
Il fatto che altrimenti Federico potrebbe sapere.
E tu questo non lo vuoi, vero?
Vieni, coraggio.
Una cosa però devo dirti.
Non credere di essere migliore di lui.
Perché? Chiedi dolcezza e io te la offro in cambio del tuo corpo.
Non hai scelta.
E poi tutto sommato mi sembra un buon affare. Sei una bastarda, Giorgia. Lo
so.
Gaia... Non parlare. I momenti come questi si dicono solo stupidaggi.
Meglio altrove, no?
E te la fai venire adesso, questa idea.
Va via da questa casa! Marcello, non fai così! Va via!
Via!
Marcello, che è successo?
È ridotto male, ma può farcela, a vivere intendo. E a correre?
Beh, diciamo il 5% delle possibilità, nulla di più.
Molto dipende da te.
Ti prego, aspetta un momento.
Hai proprio deciso di partire? Vi lascio al vostro troiaio. Non giudicare così,
Red. Non servirebbe a nulla, perché tu... tu non vuoi proprio ascoltarmi,
vero?
Allora vomita la tua rabbia, ma non farlo con tuo padre.
Chi è Lorenzo? È un suo amico.
Il migliore.
Siediti un momento.
Lo sai, sono in imbarazzo.
Certo, devo riconoscere che non sono un padre che ti ha allevato con esempi, con
insegnamenti.
Ma adesso sento di doverti dire una cosa.
Vorrei che tu fossi uno di loro.
E la prima volta che ti chiedo, potrei superarlo.
Lo so, troverai tutto questo un po' ridicolo, magari anche patetico.
Stesso, non ti ho mai chiesto niente, non ti ho mai obbligato a fare nulla.
Marcello, non fare questa sciocchezza.
È tuo padre che te lo chiede, è un padre disperato, hai idea?
Ti prego, non mi dire di no.
A Federico puoi dire che sono qui ad aspettarlo. Se lui vorrà, cominceremo a
crescere insieme.
A condividere ogni cosa.
Povero amore mio.
Eccomi qui a scriverti.
Ogni cosa sembra avvolta nella stasi di sempre.
Non è così.
Dico in più.
Suo padre.
E se è vero che un padre può imparare da un figlio, allora io ho imparato a
sperare. Figlio.
Vivere per una donna che sento finalmente mia.
Ormai meglio di te non mi conoscevo.
Non voler bene.
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