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La famiglia è il luogo dove tutto accade.
Dove si nasce, si muore, e in mezzo c'è tutto quello che più
conta nella vita delle persone.
Forma il nostro modo di guardare e di stare al mondo.
Custodisce le nostre verità e nasconde i nostri segreti.
Coltiva, nutre e a volte tormenta gli affetti più grandi.
La famiglia è il luogo dove si impara l'amore, quella speciale forma d'amore
che sopravvive a tutto.
L'amore a prescindere, in nome del quale siamo pronti a fare qualsiasi
cosa.
E almeno in questo la mia famiglia non è diversa dalle altre.
Anche se nessuno di noi poteva immaginare cosa stava per
accaderci,
Buongiorno, Abi.
Buongiorno, signora. Come va? Bene.
Qui è quasi finito, eh?
Grazie.
Buongiorno, Amina.
Buongiorno. Ecco, signora, sapevo che stava arrivando.
Cos'è?
Un regalo nostro per signore Ernesto quando si sveglia.
Meraviglia. Grazie, Amina. Fate i biscotti.
Ah, Chiara arriva, signor Edoardo?
Adesso sentiamo, eh?
No, alle 15 non va bene, dobbiamo anticipare.
Eh, insomma, meno un orecchio.
Eh, no, no, fai il telefono.
Sì.
Va bene.
Sì. Pronto?
Ah, buongiorno Chiara, sono Eleonora.
Buongiorno Eleonora. Sì. Come va?
Bene, grazie. Mi passiedo?
Eh... Edo, è al telefono per lavoro.
A dopo, ciao.
Vuoi dire a me?
Ah, no, niente.
Volevo sapere, quando venite qui, la cena è per le otto?
Lui so che oggi ha un impegno. Se per te va bene, io verrei prima io, con i
bambini. Senti, puoi ricordarli che se per un giorno lavora un po' di meno e
arriva puntuale, non muore nessuno?
Lo farò.
Grazie.
Eleonora, volevo...
Ringraziarti per l'invito. Volevo dirti che mi è fatto piacere ricevere il tuo
invito. Bene.
E credo di aver trovato anche un regalo giusto per Ernesto. Signora Eleonora!
Che ho trovato... Signora Eleonora!
Arrivo, scusa Chiara, ci vediamo più tardi. Baci ai bambini e dietro di
chiamarmi, eh? Certo. Ciao.
La signora Ivana Trump?
Trump, Amina, si dice Ivana Trump.
Mi raccomando che non ti scappi mai detto davanti a Chiara.
Il compleanno del nonno.
Ma cosa significa che non ci può più mandare le torte?
Noi abbiamo preparato tutto per la cena, è l'unica cosa che abbiamo affidato ad
altri. E su, smetti la stupida che non ci credo.
Te l'ho detto che non ci credeva.
Perché te gli scherzi non li sai fare.
Certo, se lo faceva il giullare della casa era molto più credibile.
Vedrai più tardi quando l'evento si avvicina, la paranoia sale.
Ah, secondo me è già scattata.
Ah, tu ci sei venuta da Favia a prendermi in giro?
Paranoia piena.
Per calmarla bisogna aspettare l'arrivo del primo genito.
Forza ragazzi, cominciate a scendere. Sì. Ciao mamma.
Ciao.
Ciao.
Ciao. Ciao.
Amore, proprio non ce la fai stasera fare un po' prima?
Dai Chiara, mia madre ti mangia mica.
Vorrei che ci fossi tu.
Ho appena finito parto, non ti preoccupare.
Ti senti portare te ai ragazzi o vuoi che chiamano l'autista?
Eh sì, ci manca che arrivo con l'autista da tua mamma.
No, forse è meglio di no.
Strano, non ti ricordi mai?
Ma certo.
Scusa.
Vuole dire che lo farò più spesso.
Ciao.
Mettiti d'accordo con Laura per andare a casa dei miei, così non ti perdi. Ma non
mi perdo mica.
Adesso la chiamo io.
Forse.
Mamma? Ho visto, ho visto. È zia Edoardo.
Non posso, sto guidando.
È pericolo il tuo mestiere, però.
Vuole sapere quando arriviamo alla villa, rispondi tu.
Non mi va.
La frase che ripeti più spesso.
Cosa ti va invece non si riesce proprio a capire. Per esempio, oggi mi andava di
prendere il motorino. E adesso mi va di scendere qui senza che mi porti fino
davanti a scuola.
Parlare con te è diventato impossibile.
Parlane con zio Raul.
Magari vado a fare il doposcuola da lui, visto che è specializzato in ragazzini
con dei problemi.
Nicolò, non dillo niente più scherzo, eh? I bambini tirano, hanno dei problemi
veri. Invece... Invece non è niente che non va.
Ciao, fobocetta!
Silenzioso il ragazzo.
Senti, mamma, stai tranquilla.
Quando possiamo arriviamo.
Non ce la fate, eh, nel pomeriggio?
No, no, oggi pomeriggio non posso.
No, devo capire che cosa è successo con una richiesta dei finanziamenti che ho
fatto. Siccome non riesco a parlare con Edo, meglio se passo in ditta. Potrebbe
venire prima Martina con Salvatore?
Martina e Salvatore da soli?
No, mamma, Martina è in ospedale oggi.
Comunque stai tranquilla che tanto al massimo alle otto siamo lì. Ciao.
Ciao. Coraggio, il compleanno di tuo padre viene una volta all'anno. Sì.
Ma mettici anche Natale, Capodanno, Pasqua.
Le feste che organizza mia madre sono un incubo. Ma poi finiscono.
Poi si torna qui a casa.
Meno male.
Vi baciate molto voi due?
Eh sì,
ci vogliamo bene.
È una cosa buona, no?
Penso di sì.
Prima pensavo che lo facevate solo per me, per farmi vedere che siete felici.
No, come il mio papà e la mia mamma veri. Sai che facciamo oggi pomeriggio?
Andiamo insieme a comprare il regalo per il papà di Raul. E compriamo le
scarpette a ginnastica nuove anche per te.
E adesso?
Ma siamo proprio sicuri della radio per tuo papà? No, no, no, stai tranquilla
che va benissimo.
Lui si sente il GR la mattina e con le chiacchiere a pezzi, punto.
Punto? Sì, punto.
Intercalare è più testardo, tua madre, non te lo poteva attaccare.
Andiamo, va. Perché non glielo dici stasera.
Immagini. Senta, bella vita.
No, la conversazione finisce qui. La torta deve essere qua, entro le quattro
e punto.
Tanti auguri, amore mio.
Grazie.
Che eleganza.
Allora lo senti l'avvenimento?
Altro che stiamo per festeggiare un altro anno di sopravvivenza. Sì.
Grazie. E di cosa?
Perché non sei entrata mentre io cercavo il mio bastone.
T'ho visto sulla porta che mi guardavi. È gentile da parte tua farmi sentire
autosufficiente. E grazie anche perché hai invitato Chiara.
E... So che è stato un grande sforzo per te.
So che ti faceva piacere. Sì.
Giù c'è un bel regalo che ti aspetta.
Auguri! Oh, signore!
Ma cos'è questo?
È
bellissima.
Questa la voglio appesa in salotto, sulla parete grande.
Qualcosa di buono abbiamo fatto, no?
Eh sì, qualcosa di buono abbiamo fatto.
Guarda.
I nostri cinque figli.
Edoardo.
Laura.
Nicoletta e Stefano.
La nostra grande famiglia.
Guarda Edo, sempre davanti a tutti.
Il padrone del mondo.
Vieni Tino.
Eccoci.
Ciao Tino.
Ciao. Ciao, ci vediamo stasera.
Vai, vai.
Tino! Me la fai una promessa?
Che cosa?
Che mi vorrei sempre bene.
E che ti fiderei sempre soltanto di me.
Perché dici queste cose, papà?
Perché... Perché stai diventando grande. Quando un figlio diventa grande, un
padre ha sempre paura di perdere il suo cuore.
Il mio cuore non lo perderai mai.
Fai che sei tardi.
Ciao. Ciao.
Fai bravo.
Pulbi! Dai, il decampo non ti vuole in classe.
Dice che sei fuori da troppo tempo.
Ti piace l'idea di essere chiuso in bagno con cinque maschi, eh?
Ma non siamo qui per quello che vuoi tu.
Forza, dammi tutto quello che hai, cazzo.
I soldi non fanno mai male.
Il portafoglio, il granchetto, va bene.
Se parli sei fottuto, hai capito? Dile a tutti che sei stato tu a darceli, perché
ci volevi toccare.
Grazie di tutto.
Andiamo.
Abbi, tu ci sei mai stato qua dentro?
No. Al mattino ci sono soltanto i vecchi.
Ognuno... Al suo fisioterapista.
Faccia dei cerchietti nell'acqua col piedino. Bravo, bravo Pirla. Andiamo in
fabbrica.
Dottore, che fa?
Mi faccio un regalo di compleanno. Che da quando mi sono sentito male che non
ho più guidato la mia lancia.
Perché la signora Eleonora... Eleonora mica Eleonora. Andiamo in fabbrica.
Se tu stai zitto e non fai la spia, lei non saprà mai niente. E capì, testina?
In fabbrica.
Dottor Rengoni, che piacere.
Auguri.
Grazie, Serafina.
La trovo benissimo.
Ci conosciamo da una vita, vogliamo prenderci in giro?
No.
Andiamo, va.
Ascolti, direttore, io devo parlarle oggi, adesso, subito.
Sì, lo so che abbiamo già parlato, ma io le sto chiedendo di parlarne ancora.
Io me ne frego della direzione generale, sono vent'anni che fate profitti con la
Rengoni. Ora pure mezz'ora del suo tempo o no?
Sì, va bene.
Mezz'ora, sì.
Sì, arrivo.
Arrivo.
Grazie.
Bentornato. Antonio.
Quando lo buttiamo quel bastone? Quando tu andrai in pensione. E poi questo mi
può servire per i sindacalisti come te.
Vedo che le facce nuove. Sì, abbiamo molti operai nuovi. Ecco qui Francis.
Ciao Francis.
Buongiorno. Di dove sei?
Del Ghana.
Ben arrivato. E poi abbiamo Miscia della Romania.
Ciao Miscia.
Buona. E Piet della Moldavia. Ciao, Moldavia, ben arrivato. E Davide, beh
lui è dell'Abruzzo. In fondo facciamo il contrario di quelli che spostano le
fabbriche in tutto il mondo per risparmiare. Noi il mondo lo portiamo
qui. Facciamo bene Antonio, benissimo. Perché il Made in Italy deve essere
fatto qua, in Italy.
E adesso vi ringrazio e auguro a tutti buon lavoro.
Ciao Stefano. Uè, fratello Rengoni, cosa ci fai qua?
Ho bisogno di un'informazione.
Riservata? Voglio sapere quali sono i progetti che il consiglio d
'amministrazione della Rengoni ha deciso di sponsorizzare negli ultimi mesi.
E visto che il nostro caro fratellino non si degna di darmi una risposta da
quattro settimane, ho deciso di fare da solo.
Non c'è niente da fare, eh?
Il fantasma di Chiara la leggerà sempre tra di voi.
Piantala.
Guarda, è il ratto della Sabina che non ti va giù.
Eppure sono passati 18 anni da quando Edoardo ti ha rubato Chiara e se l'hai
sposata potresti anche perdonarlo.
Ma guarda che stronzo.
Ma guarda che stronzo!
Cosa ha fatto? Ti ha fregato la donna un'altra volta?
Adesso mi sente, cazzo.
È un prototipo.
Edoardo non me l'ha mai fatta neanche vedere.
Forse perché non è ancora sicura la produzione.
Eh sì, certo. Forse perché...
Decide tutto da solo ormai. No, non è vero. Ma lo vuole un caffè?
Sì, me lo porta su nella mia vecchia stanza.
Grazie. Certo.
Posso?
Sì. Dottore.
Grazie.
Ha visto?
La poltrona l'ha tenuta. E guardi qua.
Mi ha messo sotto vetro.
Su.
Guardi che non è stato facile prendere il suo posto così. Gli ictus dei
genitori ricadono sui figli. E qui tutti la rimpiangono. E non fanno niente per
nasconderlo. Povero Edo.
Perché è mica bravo? È bravissimo, ma non è lei.
Oh, eccolo.
Buongiorno, dottore. Buongiorno, Serafina. Le passo a mio padre, per
favore. Le passo il dottore.
Grazie.
Ciao, capo.
Ciao, papà, tanti auguri.
Grazie. Mi spiace di non poter essere lì oggi.
Eh, vabbè, il lavoro prima di tutto te l'ho insegnato io, ma tu mi prendi un
po' troppo la lettera, eh?
Lo sai che i genitori dicono anche delle cazzate? Te lo sei scordato?
Che effetto ti fa?
Strano.
Mi sembra di stare a casa tua.
Vabbè, papà, ormai stai meglio se vuoi tornare. Ma no, sto scherzando.
Sapere che vai alla grande è una cosa bellissima per la mia pensione.
Dove sei?
Sono... sono a Rimini, davanti all'hotel Goldstream, su Lungomare.
Pare che vogliono comprare i nostri mobili in tutto il nord Europa. Poi
questo pomeriggio a Riccione, il meeting con i russi. Famiglia auguri.
Non ne hai bisogno.
Ci vediamo stasera.
Ti voglio bene, papà.
Anche io, Edo.
Anche io.
Ciao.
Perché non vieni stanotte? Vittorio, io non posso venire stanotte.
Grazie. Nico, io ti aspetto.
Vittorio, smettila che c'è mia madre.
Ma tua madre non sente.
Certo, però quando ci ricapita di poter star fuori insieme. Ma è quello che dico
anch'io.
Riesci sempre a farmi cambiare idea. Lo so.
Ciao.
Ciao, amore mio.
Mi metto qui, signora.
Speriamo che non piova.
Ma non dovevi studiare?
Forse devo ripartire stanotte.
Ma dai!
Il prof vuole rivedere la tesi domattina.
Certo, mi dispiacerebbe rischiare di perdere l'incontro del secolo.
Secondo te a che ora arriva la Trump?
La domanda giusta è, riuscirà ad arrivare da sola?
Con quei poveri bambini?
E l'accoglienza?
L'accoglierò normalmente come sempre fatto.
Ti devo per caso ricordare cos'è successo l'ultima volta che vi siete
viste? No, grazie.
Ah, quindi lo ammetti che fa bene a disertare tutte le feste di famiglia? Fa
benissimo. Quest'anno è passato un anno meraviglioso.
L'unica cosa che mi dispiaceva era per Edoardo e per i bambini. Tu capisci
perché non mi perderei per nulla al mondo questo incontro, vero?
Lo capisco.
I signori sono serviti.
Perché mi guardate così?
Cos'è, una candid camera?
Cosa? È la prima volta che vieni a prenderci a scuola e tu questo posto lo
odi.
Ma no, è che così volevo stare un po' insieme.
Ma era anche inutile tornare a casa, mettersi a tavola e tutto.
Andiamo direttamente dai nonni.
E come si dice cos'era la pillola?
Indurare. Ma è sempre una pillola, rimane.
Vale, tuo papà ci tiene giustamente. E poi ogni tanto si può fare anche
qualcosa contro voglia.
Sapessi quanto ne faccio già.
Uno in più non sarà la fine del mondo.
Magari sarà anche divertente.
Sai cosa facciamo?
Quando torniamo andiamo a prendere la borsa che ti piace tanto.
Il dottor Bisogni è disposto a concedere un risarcimento d'anni ai vostri
clienti. Qual è la cifra che proponete?
Sì, aspettavamo qualcosa di più. Non ci sono molti margini di trattativa.
E allora si va a giudizio.
È così sicura di vincere, avvocato?
28 persone hanno passato all'inferno per le diagnosi sbagliate causate dal
malfunzionamento di una delle vostre macchine. Lei sa perfettamente che io
non sono direttamente responsabile. Ma c'è una responsabilità oggettiva che
ricade sulla struttura e ora questa struttura la dirige a lei.
Mi corre l'obbligo di precisare che l'avvocato Rengoni sta parlando a titolo
personale. Sì, sì, dico quello che penso.
Forse allora i colleghi debbano prima chiarirsi e poi potremmo... E quale
sarebbe il risarcimento adeguato, secondo lei?
Tre volte quello che avete offerto.
Bene, avrete una nostra risposta a breve. La ringrazio per la sua
franchezza.
Arrivederci.
Arrivederci. Arrivederci. Arrivederci.
Prega che ci facciano una controfferta, perché io non sono affatto convinto che
ci convenga andare in giudizio.
E comunque vada, questa è l'ultima volta che fai di testa tua, Laura.
È la mia testa?
Funziona così?
Sì, ma non è così che si fa questo mestiere.
Se perdi anche questo cellulare vedi di non farmelo sapere. Farò in modo di non
perdere.
Mi fa diventare odiosa.
Che cos'hai nella testa che parti sempre tutto?
E che succede?
Tuo padre si fa vivo?
Ciao! Ciao, lo trovi un momento per vederci? Certo che lo troviamo un
momento. Non mi puoi anticipare niente?
No, guarda, mi taglio di persona.
D'accordo. Va bene, ciao. Ciao, ciao. Ah, aspetta che c'è qui Nicolò che...
Non sapeva che eravamo insieme.
Tanto non sarebbe cambiato niente.
Rao, scusami, non posso parlarti adesso, vado di fretta.
Quando pensavi di dirmelo?
Rispondimi, quando cazzo pensavi di dirmelo? Cioè, ti dati una calmata, va
bene, te lo dico adesso, i soldi per il tuo centro non ci sono. Certo, perché l
'azienda preferisce sponsorizzare le gare d'auto d'epoca oppure il cineforum
del cazzo Fede Libertà piuttosto che dare dei soldi ad un centro che si
occupa di ragazzini con problemi psicomotori. Cioè, io non ho voglia di
discutere con te.
Va bene, questo è un periodo in cui le emergenze sono altre, punto.
Anche questo è un'emergenza!
Noi siamo pieni di ragazzi che ci fanno richieste e non possiamo accoglierle
perché ci servono più cavalli, ci servono più attrezzature, dovremmo
assumere dei nuovi operatori. E non possiamo farlo. E i ragazzi devono
venire qui a turni perché non abbiamo abbastanza tempo per loro.
Invece gli fa bene.
Migliorano, si divertono.
Fa piacere che le cose ti stiano andando bene, ma noi non possiamo aiutarti, la
tua richiesta non è passata.
Non è passata perché tu non l'hai fatta passare! Non mi prendere per il culo,
Edo! Sei sempre lo stesso, non ci sei solo tu.
Devi smetterla di avercela con me per una cosa di vent'anni fa.
Cazzo, non ci posso credere che ti rifare ancora questa storia. Non ci
posso credere. Adesso invece c'è un'amministrazione che deve occuparsi
anche di altre cose.
Mi dispiace, ma è così.
Non è vero.
Non ti dispiace un cazzo!
Vai!
Pronto? Buonasera, Serafina. Ci siamo.
È sicuro che... Sì, Serafina.
Non c'è niente che... Niente di diverso.
Sì, ho capito.
Tutto come ci siamo detti. Va bene.
Se dovesse succedere, sono pronta.
Ci risentiamo allora.
Va bene.
Che Dio ci aiuti tutti.
È mio fratello, cazzo, invece di darmi una mano.
Raul Rengoni, per caso voleva un atteggiamento di favore in virtù della
parentela? Ma no, assolutamente.
Mi fa sentire come uno che chiede l'emosina.
Dai, Edoardo non è un mostro.
Cerca di calmarti, eh, perché ce l'avrai davanti tutta la sera.
E vedi di sistemarti questi buchi, perché tuo padre te lo farà notare
appena ti vede. Ma che buchi? Questi qua.
Ops.
Ciao. Ciao.
Allora, come ti senti all'idea che tra poco saranno
tutti qui?
Tutti figli, tutti nipoti?
Mi sento vecchio e stanco. Oh, ne avrai di tempo per stare con la tua
grande famiglia. E' proprio questo che comincia a preoccuparmi. Il tempo.
Ne ho troppo e al tempo stesso troppo poco.
No, no, non ti permetterò di guastarti questa serata, sai?
Stasera farai a meno di questo.
Grazie per tutto quello che fai per me.
Ora non montarti la testa però, eh?
Su, su, su.
Stanno almeno, non peggio, che almeno un soggetto di questi... No, vabbè, non ci
credo. Cioè, tu hai un video di Moriarty che fa lezione?
Ti sei bevuto al cervello?
Cretino, sono dei corsi online e voleva il mio parere.
Guarda che quell'uomo ti ha deviato, eh? Ci sono uomini per i quali vale la pena
farsi deviare.
Senti, Giù, che succede?
La cena sta per cominciare.
Ovviamente la tensione alle stelle per l'incontro del secolo, ma si accettano
anche scommesse per sapere se una delle combattenti, ovviamente la Trump,
riuscirà a raggiungerci.
Almeno nelle prossime sei ore. 50 euro?
Ma per me anche 100.
Tra due chilometri, svoltare a destra. Come a destra?
Era a sinistra un punto fa.
Ernesto, puoi levare almeno i suoni?
Valentina, chiama papà, per favore, e passamelo. Un momento.
Non un momento, ora. Ci siamo persi ora.
Mamma, ma è possibile?
Tutte le volte.
Dov'è che vi siete persi?
L'ultimo cartello diceva Bar... Bar Vego, Bar... Barzago, forse? Barzago,
sì. Gira la macchina, fai un chilometro indietro. Superi la statale. La statale,
la supero. La superi di un chilometro, giri a sinistra e sei sulla strada
giusta. Dopo un chilometro giro a sinistra.
Grazie. E che qui cambiano continuamente la segnaletica.
Te com'è andata?
Che cosa dovevi fare?
Ma, vedere un russo, una catena alberghiera. Molto bene, sono passati
per la nuova linea.
Mi fa piacere. E quando arrivi?
Ma, parto adesso, un'oretta, un'oretta e mezza.
Magari un po' di più, c'è brutto tempo, inizia a piovere.
Stai attento.
E non lasciarmi sola.
I cuccioli come stanno?
Ernestino videogame.
Valentina stranamente ha passato il viaggio a mandare sms.
Bacciali per me.
Un bacio da papà.
Insomma, hai capito la strada?
Tutto chiaro.
Ciao. Ciao.
siete? Ciao tesoro, come sei? La mia prima figlia femmine, il mio primo
nipote maschio.
Ciao, grazie, grazie, grazie.
Per te papà.
Pensa eh,
ma lo sai che tua nonna ha deciso di farmi rompere l'osso del collo il giorno
del mio compleanno? E cioè?
Mi ha tolto il bastone.
Vado a far partire le aperitivi. È tutto il giorno che si comporta come una
pazza.
È arrivata Sor Laura?
Eccola là!
Sor Laura!
Ecco il buffone di coro!
Come fa mamma a sopportarti in giro ancora per casa? Ma sei persa senza di
me, lo sai?
Ma non avevi un appartamentino in paese?
Appartamentino?
Io lo chiamerei in un modo un po' più colorito. Che te ne fai poi? Sei sempre
qui. Eh, che te ne fai Stefano? Ho capito, me lo immagino da sola.
Perfetto, eh?
Vecchio e testamento, assolutamente appropriato. Sappi che non sono stato
consultato. Ah sì?
Pensavo che fosse tua idea dell'edizione in latino. Dai papà. Ma sto scherzando,
è bellissimo, grazie. Mezz'ora di ritardo e nessuna notizia della Trump.
Mamma non ci posso credere, hai di nuovo sbagliato strada.
Chiama per favore, chiama.
Chi? La villa.
Chiedi se c'è Raul. Non vuoi che ti risponda la nonna?
Chiarezza, non stiamo in ritardo?
Attenti a quello che dici, è arrivato lo strizza cervelli.
Per tua fortuna lo strizza cervelli è venuto in pace. Tanto con te non c'è
speranza.
Fammi salutare la parte migliore dei Rengoni.
Ciao. Ma chi c'è qua?
Chi c'è? Che belle.
Ciao.
Pronto? Pronto.
Buonasera, a casa Rengoni.
C'è Raul?
Sì, sono Chiara.
Si è persa, signora?
No, no, non mi sono persa, è che... Posso parlare con Raul? Subito.
Ma che deve fare un padre per farsi fare gli auguri di compleanno dal figlio?
Il compleanno viene una volta all'anno, se viene.
Ho saputo che stamattina sei passato in azienda.
Ma hai ignorato, eh? Mi dispiace papà, ma ero veramente di fretta.
Tanti auguri. Grazie.
Fatti abbracciare.
Senti, Salvatore, perché non l'hai portato? Vediamo, vediamo se appare.
Scusate, signor Raul. Ciao, Abi. Buonasera, che la signora Chiara ha il
telefono per te.
Per me? Sì.
Strano, Chiara ogni volta che ha un problema chiede di Raul. Ma smettila. Mi
teme.
Cerca la complicità del suo vecchio amore.
Hai boccato il viale?
Sì. Allora è fatta. Siamo praticamente arrivati, no? Ma se sì, ormai ci siete.
Quanto mancherà?
Non sarà neanche un chilometro.
Raul, non le dire che mi sono così persa.
Sì. D'accordo?
D'accordo.
Allora a tra poco.
A tra poco.
Mamma. Potevi evitare di portarci a casa quella testa vuota?
Se non fosse stato per te, Edo non l'avrebbe mai conosciuta.
Sì, è vero, l'ho portata io, ma alla fine se l'è sposata lui.
Tu non l'avresti mai sposata, infatti, dato il tuo sacro terrore per il
matrimonio. Lei, senza garanzie, sarebbe scappata e non l'avremmo vista più.
Ma poi, come al solito, Ed è stato più furbo.
Io vorrei sapere, quando è che la smetterete di becchettarvi come due...
per quella donna, poi?
Lo sai che Chiara non c'entra più niente da tempo ormai?
Sono altri motivi per cui Ed riesce ancora a farmi nervosire.
Cioè?
Cosa è successo?
Valentina, Tino, ragazzi, ci siamo. Siamo arrivati.
Dico sul serio, siamo arrivati.
Vi ho chiesto un finanziamento per il centro di ipoterapia per i ragazzi.
Invece Edoardo ha finanziato Cani e Porci piuttosto che finanziare questo
progetto. E la cosa che mi ha fatto più male è come me l'ha detto.
Avreste dovuto sentire con quale arroganza. È veramente serio questo
progetto? Mamma, ma tu hai mai visto uno di quei bambini che va a cavallo?
Quei bambini non hanno niente.
Beh, allora tu diglielo a Edo.
Diglielo a tuo fratello, punto.
Ma non stasera, per favore.
Ti prego, non stasera.
Stasera siamo in pace.
E lo dici a me?
Voglio proprio vedere la tua reazione quando vedrai Chiara. Sarò perfetta,
come sempre.
Buonasera.
Ciao.
Ciao.
Scusate, un po' di ritardo. Come siete belli.
Magari vado a cambiarmi anch'io.
Sì.
Oh, scusa Ernesto, tanti auguri. Grazie, grazie.
Il regalo è qui, eh?
Magari te lo do più tardi, ufficialmente. Quando vuoi.
E... Eleonora?
La saluto dopo.
Scusate, eh?
Dino, vieni qua. Vieni qua.
Ciao, amore mio. Vieni qua.
Oh, non troppo entusiasmo, eh?
Ma piove?
No, no!
Papà, vai dentro!
Sì!
Tutto in ordine.
Si non lo vede.
No,
sono due gocce, ma due.
Eccoli gli amori miei. Ciao, ben arrivati.
Tesoro. Ciao nonna. Ciao nonna.
Bella la mia bambina, bella.
Ma dov'è vostra mamma?
Si sta cambiando. Ah sì? Andate anche voi, dai, dai.
Oh signore.
Piove?
Peccato. Ciao Eleonora.
Benvenuta Chiara.
Benvenuta, grazie.
Ciao. Ciao.
Martina, bella.
Ciao Martina. Ciao Chiara.
Che piacere. Scusatemi.
Continui a detestarmi, è evidente. Guarda come saluta Martina. Diciamo che
il vostro non è un amore reciproco.
Adesso sei qui e in pace.
Solo perché mi ha invitato lei. Solo per quello.
Se ti può consolare, sono passate tutte da questa fase.
Anche Martina.
Sì, ma come continua, continua, continua.
Perché l'hai portato via il primo genito, l'erede al trono, l'infante
della finanza.
Perché se fossi stata con te sarebbe stato diverso?
No, non credo. E comunque non è successo appunto.
Così mi piacerebbe un giorno vestirmi così.
Vuoi vedere l'effetto che fa?
Povero il mio Edo.
Lavora solo per pagare il guardaroba a quella.
È arrivato Babbo Natale!
Eccoli là. Questi sono i nostri giochi di quando eravamo piccoli.
Vi piacciono?
Guardate che sono divertenti.
Cioè, voi vi divertivate con tipo questo?
Magari proprio questo qua no.
Sapevamo anche divertirci senza giochi. Anzi, facciamo una cosa. Tutti con me?
Devo giocare a un, due, tre stella.
Corri, corri, corri tutti di là.
Così. Vai Valentina! Vieni, vieni.
Con entusiasmo, con entusiasmo. Chi ci portiamo via? Vieni con noi. Un, due,
tre stelle. Pronti?
Pronti. Due, eh.
Un, due, tre stelle. È proprio tutto quello che volevo.
È tutto quello che volevamo, eh.
Vero?
Tanti auguri, amore mio.
Grazie.
Signora.
Signore, Edoardo ha il telefono per lei.
Pronto? Mondo e tre stella!
Parla più forte perché non ti sento.
Aspetta, aspetta.
Scusate, potete abbassare la voce perché Edoardo non sento cosa dice. Il primo
genito chiama, Villarengoni risponde.
Grazie.
Cosa dicevi?
Pronto?
C'è il... come? Chiara, metti via la voce.
Sì, come si fa?
E' qua.
Allora, numero uno, come me lo sei ancora qua?
Direi che è un tempo troppo brutto, non si riesce ad atterrare.
Non riesce ad atterrare?
È stato brutto? È uno scherzo.
Sì, ma non riesce ad atterrare.
Dai, bel tipo, che questi scherzi la mamma non li perdona neanche a te.
Magari scherzassi, sto passando sul lago, qui la tempesta sembra essere meno
forte.
Ti richiamo quando sono a terra.
Edo!
Stai su!
Stai su!
Aiuto! Aiuto!
Edo!
Pronto Edo?
Pronto Edo? Edo che succede? Edo?
Non si sente più niente.
Non chiedermi di rientrare.
Io qui mi sento più vicino a lui.
Ma quando aveva 16 anni però aspettavo la notte che tornasse il motorino.
Avevo paura.
Però lui tornava sempre.
Tornava sempre.
Io non voglio dormire. Vale, non devi dormire per forza. Dai, stai qui, fai
compagnia a Tim.
Non capisco perché vi preoccupate tanto.
Papà sta bene, io lo so.
Giusto.
Come no?
Mio papà è invincibile.
Vabbè, senti, ci sto io qua con lui.
Però, se ci sono notizie, mi televisarci, va bene?
Certo.
Vado a dormire.
E tu, dormi.
Che ci fai qui?
Non riesco a dormire.
Sto nervoso, questa casa è troppo grande.
Va bene, adesso noi ci mettiamo a cercare la stanza più piccola che c'è.
Possiamo chiamarla, mamma?
Certo che sì.
Ma è tardi adesso, perché vuoi chiamarla mamma adesso? È troppo tardi. Vuoi
sapere che c'è?
Certo che c'è.
E anche io e Ravo ci siamo.
Qualsiasi cosa succederà stanotte, noi ci saremo sempre.
Perché succederà una cosa brutta, vero?
Andiamo.
Andiamo a cercare la stanzetta.
Andiamo a cercare la stanza.
Vediamo questa qui.
Prego, signore, il caffè. Grazie.
Zucchero? Io lo porto.
Ma l'hai sentito?
Prego.
Nicolò, amore. La vita? No, niente, niente ancora.
Ti chiamo io. Va bene.
Tu adesso cercati di riposarti, stai... Va bene.
C'è anche anche tu di dire una preghiera per un zio.
Mamma, per favore. Va come vuoi allora.
Ciao amore, ti chiamo io, ciao.
Ciao.
Vorrei essere come te Laura.
Vorrei pensare davvero che pregare serva a qualcosa.
Non riesco.
A me sembra di impazzire star qui.
A me lo dici come fai?
Come fai a mandar giù quel caffè sapendo che tuo marito, che il mio Edo sta in
quel lago?
Non si sa se è vivo o se è morto.
Ma come fai?
Mamma. Io sono libera di indignarmi, va bene?
Questa è una vergogna, te lo dico, è una vergogna. Ecco, cos'è?
Pensi veramente che io sia meno preoccupata di te perché bevo un caffè?
Sì, con lo zucchero.
Mamma.
Ho troppo rispetto per il tuo dolore e per il mio.
Per risponderti commento per lei veramente.
Non parliamo né più.
Lasciami pensare a Edoardo.
Ma... Capitano...
Ma voi comunque potete cercarlo lo stesso, no? Noi continueremo a cercarlo,
certo signora Però credo che voi dobbiate prepararvi a questa
eventualità
Forse è meglio se vieni a casa.
Sei stata qua tutta la notte.
Io resto qui.
Non preoccuparti.
Anch'io non ce la faccio stare qui.
Vado a cercare una chiesa.
Stefano, andiamo.
Nicoletta, vieni con noi.
Andiamo a prendervi qualcosa da mangiare.
Nella vita c'è un tempo per ridere, per giocare, per lavorare.
C'è perfino un tempo per annoiarsi.
E c'è un tempo per essere sereni e felici.
Il Signore ce n'ha dato tanto di tempo.
Oggi è il tempo di piangere e addolorarsi.
il suo corpo venga restituito a noi, ai suoi cari, per un ultimo
abbraccio degno e rituale.
Edoardo Rengoni, prima che un grande imprenditore, è stato un amico,
fratello, figlio, padre pieno di amore.
Tutti quelli che hanno conosciuto Edoardo porteranno per sempre nel cuore
di lui un ricordo speciale.
Edoardo è stato una persona allegra, generosa con se stesse e con gli altri,
ma anche una persona dura, testarda, tenace. Edoardo Rengoni è stato anche
questo. Era anche bello il mio Edoardo.
Tutti noi conosciamo la forza, la determinazione, il coraggio col quale si
è dedicato all'azienda di famiglia dopo la malattia di suo padre.
Oggi non sappiamo quanto questo compito sia stato duro per lui, ma sappiamo
quanto gli è costato.
Preghiamo per Edoardo, per la sua sposa, per i figli, per i fratelli e per
i genitori perché trovino la forza di affrontare e di superare tutto questo.
Preghiamo.
Ernesto, mi dispiace veramente.
Grazie Antonio.
Condoglianze.
Grazie.
Avvocato.
Buongiorno, dottor Bisogni.
Grazie di essere venuto.
Proprio non me lo aspettavo. Adesso stia con la sua famiglia.
E poi quando ha un momento, mi chiami?
Sì.
Signora, condoglianze, sono Vittorio Sironi.
Seguo la tesi di dottorato di Nicoletta, sono il suo professore.
Coraggio. Grazie, professore. Quanto tempo ci mette la mamma a capirlo?
Cosa? Che è una storia con lui.
Se qualcuno non pensa bene di andarvelo a dire, potrebbe anche non capirlo mai.
Speriamo.
Ruggero.
Beh, direi che siamo un po' cresciuti dall'ultima volta.
Meno brufoli, più dispiaceri.
Mi dispiace moltissimo per Edoardo.
Quando sei tornato?
Due giorni fa.
Ti trovo bene.
Scusa, in un giorno così non è la frase giusta da dire. Un complimento va bene
anche in un giorno così, non preoccuparti.
Devo andare, ci vediamo.
Sì.
Come va?
Bene. Grazie.
Grazie. Ci
perderai
un'altra volta?
Potevamo aspettare gli altri?
Non avevo più voglia di aspettare.
E poi non sono cretina.
Peccato che è esattamente quello che pensano tutti.
Non lo vedi come ti trattano?
Se tu glielo lasci fare vuol dire che te lo meriti.
Non ti permettere mai più di parlarmi così.
Hai capito? Mai più!
io non ce la faccio non ce la faccio dobbiamo essere forti
Buongiorno, signor Roberto.
Ciao, mamma.
Prego.
Ciao, Roberto.
Leonore, ciao.
Mi dispiace tanto non avervi fatto in tempo per la messa. Davvero, mi
dispiace.
Niccolò e Laura stanno arrivando, eh?
Vieni, Roberto, vieni pure.
Ho avvisato a scuola che arriverai tra qualche giorno.
Se ne sarebbero accorti da soli che non c'ero.
Ho preferito chiamarli.
Non si è mai che ti dimenticavi di essere perfetta anche oggi.
Sono davvero così insopportabile, Nicolò.
No.
In fondo c'è di peggio.
Dobbiamo essere contenti di vederlo.
E tu che ne pensi?
Tuo padre, ancora mio marito, dire proprio di sì.
Allora mi preparo a far finta.
Io penso che con questo può bastare, signora.
Ma no, dai, facciamone almeno un altro vassoio, mi ripeto a me.
Perché a Natale ne facciamo sempre tanto.
E poi è arrivato anche Roberto, magari rimane a cena, no?
Eh?
Sì, lo so, lo so.
Lo so che oggi non è Natale, ma se penso ai capperi, al tonno, alle olive, io non
penso.
Non pensare.
Dai, facciamone un altro, dai. Un altro.
Beh, allora?
Con la scuola?
Mi ha detto la mamma che non è che ci vai tanto volentieri. No.
Non ci vado volentieri per niente.
Nicolò, guarda che questi sono anni che non tornano.
Te le dovresti godere invece.
Lo sai quante volte io penso quanto vuole tornare indietro agli anni del
liceo? Forse nel tuo liceo non c'erano gli stronzi che ci sono nel mio.
Questo linguaggio da scaricatore di porto dov'è che l'hai imparato?
Nella stessa scuola dove dovrei studiare.
Non ci vado d'accordo con i miei compagni. Ci sarà qualcuno con cui vai d
'accordo, no? No, nessuno.
Perché sei tornato?
No.
Una cosa di cui voglio parlare prima con la mamma e poi te la dico anche a te.
Allora, vado a cambiarmi.
Tanto direi che la conversazione standard padre-figlio si è esaurita e
lei starà aspettando fuori per non interromperci.
Certo che ti è venuto fuori proprio un bel caratterino a te, eh? Sì, ma non
sentirti responsabile.
Non sei la causa di tutti i mali del mondo, solo di una buona parte.
A dopo.
Va beh.
Scusa.
C'è una te con noi stasera?
Meglio di no.
Col buio ho paura di perdermi.
Insomma, lo sai come sono fatta.
Forse non sai che potresti usufruire di un ottimo accompagnatore di donne senza
il minimo senso dell'orientamento. Ho fatto un corso.
Come quei cani allenati per recuperare gli uomini in acqua.
Scusa.
Fermatevi solo per cena.
Questa sera volevamo rimanere tutti insieme.
Se ti fa piacere.
Bene.
Senti, Laura.
Io ho conosciuto una donna e vorrei rifarmi una vita.
Ma non...
Non sarà la prima storia che hai avuto, ma è la prima che ho il gusto di
comunicarmi. Oggi, oggi poi.
Vogliamo sposarci.
Ti voglio il divorzio, Laura.
Scusami se te lo dico in questo momento.
Il divorzio per me non esiste, non è una possibilità.
Preferirei che mi dicessi che ti fa soffrire pensarmi con un'altra donna.
L'idea che io mi possa rifare una famiglia.
Cambierebbe qualcosa.
A te il dolore che procuri agli altri non ti ferma, ti fa dire solo belle
parole, belle, inutili.
A Nicolò, hai pensato come la prenderebbe?
Ma non credo che cambierà niente per lui.
No. A meno che tu non voglia intraprendere una battaglia legale,
allora sì che gli faresti del male.
Perché è questo quello che vuoi.
Laura, guarda che io ho intenzione di andare avanti.
Esci da questa casa, per favore.
Quando torni a Pavia?
Voglio aiutare papà a sistemare delle cose in azienda.
Devi essere forte adesso, Nico.
Devi essere come sei quando stai con me.
Decisa e dolce.
Va bene.
Ciao.
Grazie di essere venuto.
Non me l'aspettavo.
Volevo solo fare qualcosa per starti vicino.
Buonasera Nicoletta. Ciao Amina.
Come ti viene in mente di avere una storia con un uomo tanto più grande di
te?
Io non ci posso credere.
Io non ho detto niente.
L'hanno scoperto da soli. Ah, perché tu lo sapevi già.
Eh, beh, certo.
I vasi comunicanti.
Questi due sono sempre in combutta.
Guarda che siamo fratelli anche noi.
Quanto ha più di te?
Trent'anni?
Cosa pensi di costruire?
Spiegami. Proprio te che mi viene a dire come costruire qualcosa?
Non mi sembra che il tuo matrimonio abbia funzionato. E quanti anni avete di
differenza? Due?
Per favore, c'è Nicolò.
Posso sentire, mamma, non mi sconvolgo mica.
È talmente evidente che tra tempo papà non ha funzionato. Anzi, cosa voleva?
Niente, Roberto, anzi, vi saluto a tutti, ma è dovuto ripartire e si scusa.
Beh, direi che riusciremo a sopravvivere.
Se gli hai detto qualcos'altro io ti ammazzo.
Tranquilla che sposato non lo sanno, il furbo non la porta alla fine del dito Ma
la smettete di confabulare voi due? Poi scusa eh sorellina, quel bacio dato
proprio davanti alla nostra finestra, uno anche non volendo Con il papà e la
mamma riusciamo a tenere la bocca chiusa? Se vi riferite a quel professore
effettivamente è un po' vecchio per te, però è simpatico Ma non dirlo a tuo
padre, lo sai com'è lui poi Magari si stranisce. Oh, signor. Mamma, ma non
siamo mica un reggimento. Oggi si mangia tutto senza affiatare.
Grazie.
Noi allora mangiamo un boccone e poi andiamo.
Ah, sì, sì, certo.
Va bene.
Venite, venite.
Certo, certo.
Sedetevi.
Venite.
Prego.
Oh, mi passi il pane, Nico?
Sì, tieni.
Papà, il bicchiere.
C'è anche buono, questi piatti dei profili.
Sapevo cosa stava succedendo.
Stavamo provando a non pensare, volevamo una pausa dal dolore che ci avrebbe
raggiunto ancora più forte appena ci saremmo lasciati. Finché rimanevamo lì,
invece, insieme, sapevamo cosa fare, quali parole usare, quali gesti
compiere. E anche se solo per qualche attimo riprendere a respirare.
Che belli che sono i miei nipoti.
Non c'è bisogno che mi accompagni, credo di potermela cavare da sola.
E poi adesso dovrò incominciare a fare tante cose da sola.
Meglio abituarsi subito.
Mi sembra un buon atteggiamento per cominciare a reagire.
Grazie di tutto.
Stai attenta e... buon viaggio.
Raul, magari solo fino all'imbocco della satale, d'accordo?
Vienimi dietro.
Tanto alla fine mi fidi sempre tu.
Stai partendo?
Sì, sono pronta.
Cosa pensavi, mamma?
A mia madre.
E addio.
Avrei qualcosa da chiedergli.
Ho perso due fratelli, lo sai.
Quando vivevo in campagna con tua nonna, la morte la conoscevi.
E gli animali... nelle cose, ma perdere un figlio è molto,
molto diverso.
Me la ricordo mia madre, sembrava una bestia ferita,
ma ha sempre continuato a lavorare, a occuparsi di noi.
Era qualcosa di più forte di lei, era la vita, credo.
Lei non si è mai persa d'animo, non ha mai smesso di pensare a quello che gli
era successo, ma non l'ha mai vista lamentarsi con qualcuno, prendersela con
qualcuno. Io vorrei avere la sua stessa foto.
Ma tu ce l'hai mamma, ce l'hai.
Ce l'hai, ce l'hai.
Io so che voi avete bisogno di me, sì.
Soprattutto Ernesto.
E anche i figli di Edoardo.
Ecco, è questo che voglio chiedergli a Dio.
Voglio dirgli che anche se mi ha portato via mio figlio, io continuo ad andare
avanti. E se non mi vede piangere, non è perché non soffro.
Che dici?
Lo capirà?
Vi ringrazio anche a nome della mia famiglia per esserci stati tanto vicini
in questi giorni così difficili.
D'ora in poi avremo ancora più bisogno di voi, del vostro aiuto.
Non era certo nei miei programmi tornare, ma... ma sono
tornato.
E adesso mettiamoci al lavoro tutti insieme.
Grazie.
Ciao Antonio.
Si accomodi pure qui e mio padre arriverà a momenti. Grazie mille. Di
nulla si immagini.
Chi è quello lì?
È responsabile dell'ufficio crediti della banca. Non so cosa voglia ma non
mi piace.
Piuttosto, è possibile che era solo edo ad avere accesso alla contabilità?
No, aveva un paio di consulenti ma non li voleva intorno.
Poi ha diviso la contabilità tra gli impiegati per evitare che qualcuno
potesse avere la visione del quadro completo.
Ma perché? Che cosa succede?
Ecco il papà.
Vieni. Ciao ragazzi. Ciao papà. C'è qualcuno per te.
Chi è?
Vai. Quello che non capisco, cosa ci guadagnate a metterci in difficoltà.
La Rengoni per voi è un cliente importante, ma è un'azienda che
funziona. Mi perdoni se la interrompo, dottor Rengoni.
Noi non vogliamo creare difficoltà. Capisco anche che la situazione sia
davvero terribile per lei e per la sua famiglia. Però le assicuro che se la
situazione non fosse così seria, non sarei venuto qui da lei oggi.
La cifra di cui stiamo parlando è davvero considerevole. Cosa intende dire
per considerevole?
20 milioni di euro.
Suo figlio si era esposto con la nostra banca per questa cifra.
E poco prima del suo incidente aveva richiesto un'ulteriore linea di credito
che ovviamente la banca non gli aveva concesso.
Ora, data la situazione, la banca preferisce chiudere la linea di credito
con la vostra azienda e chiede rientro del fido. 20 milioni di euro.
Bene.
Avvocato, volevo dirle che mi piacerebbe che lei venisse a lavorare per me.
Mi piace la sua integrità.
Il San Giulio è la prima azienda ospedaliera italiana.
Non posso più permettermi errori.
Che cosa le fa pensare che con me non si sbaglierà?
Istinto.
È un fascicolo alto così di informazioni che mi dicono che lei è la persona di
cui ho bisogno.
È tutto il giorno, papà.
Tutto il giorno che cerchiamo di venirne a capo e niente. Abbiamo parlato con
chiunque, amministratori, collaboratori.
Perché cerchiamo una giustificazione?
Delle fatture non registrate non significano nulla.
Edoardo si è esposto con le banche.
Per delle cifre che non ha mai avuto e che non poteva assolutamente coprire.
Sono riuscito a strappare le banche.
Un poco di tempo, ma...
Ma questa è una roba da fallimento.
Dottore, mi ha chiamato?
Sì, se la figlia non venga, dobbiamo parlare anche con lei.
Signora, signora, io vado. Le lasagne per
stasera sono soltanto da scaldare. Grazie, Anna.
Arrivederci, signora.
Lei era a conoscenza della situazione economica della nostra azienda? Io ero a
conoscenza di quello di cui suo figlio mi metteva a conoscenza, dottore.
Non sapeva niente di un grosso, grossissimo indebitamento della nostra
azienda con le banche?
No, dottore.
No?
Abbiamo trovato delle fatture regolarmente messe, che però non
corrispondono a niente. Lei non sa niente neanche di questo?
No.
Suo fratello si fidava di me, ma evidentemente non fino a questo punto.
Se tutto questo fosse vero, Serafina, vorrebbe dire che mio figlio ha
ritoccato i bilanci... Falsificato.
Puoi tranquillamente dire falsificato, papà. Che mio figlio ha falsificato i
bilanci dell'azienda.
E infatti le cifre non corrispondono al giro di denaro sui conti correnti
intestati alla ditta. Sa questo che cosa vuol dire?
Forse su questo può darci una spiegazione.
Qui ci sono dei documenti che mancano e che forse potrebbero aiutarci a capire
qualcosa. Dove si trovano?
Lei non sa neanche questo.
Non mi piace, dottore, che mi si parli in questo modo dopo tanti anni che
lavoro per la vostra famiglia.
E parliamo in questo modo perché cerchiamo di capire qualcosa.
Le chiedo scusa.
Siamo tutti molto nervosi.
Grazie, Serafina.
La conosco da 40 anni.
E quindi ti fidi di lei?
Ho detto che la conosco.
Ha mentito.
Mamma!
Mamma!
Dimmi, tesoro.
Offreddo, mi dai un maglione di papà?
Quale vuoi.
Quello rosa.
Sarà un po' grande però.
Non mi importa.
Poi quando torna le lo ridò.
Tesoro, devi abituarti all'idea che forse... forse
papà non torna più.
Questo lo dice Valentina perché lei è cattiva. Io lo so che papà torna, non
devi preoccuparti mamma.
Tino! Che basta, ancora con questa storia?
Lo vuoi capire che papà non torna più, Ernesto?
E tu, mamma, perché gli dai corda?
Valentina, ti prego, mi vuoi aiutare invece di peggiorare la situazione?
Stasera esco, vado con Giada in giro. Ti aiuto, così hai una persona in meno per
cui scaldare la cena.
Valentina... È venerdì, sono sempre uscita di venerdì. Giada la conosci? Che
ho fatto di sbagliato?
Forse qualcosa è cambiato nelle nostre vite, no?
Sì, mamma, è cambiato, ma a me tutta questa tristezza non mi va, mi fa
schifo. Se vuoi resta a casa, però mi chiudo in camera mia e non mi vedi fino
a domattina. Scegli tu.
Valentina.
Ma perché fa così?
Perché è molto arrabbiata.
Dottore, buonasera. Ciao. Prego, si accomodi.
Disturbo? No, no, prego.
Stavate mangiando?
No, la mamma sta preparando, ma la chiamo subito.
No, non c'è bisogno, Sara.
Continua tu in cucina.
Arrivederci, dottore Angoni.
Arrivederci.
È diventata grande sua figlia, eh?
Me l'ha salvata Edoardo. Era entrata in un brutto giro.
Io a Edoardo devo la cosa che amo di più al mondo.
La mia ragione di vita, se l'avesse vista.
Pesava 40 chili.
gli occhi vuoti, le mani e i piedi pieni di buchi.
E lui l'ha tirata fuori.
E lo conosceva come Edoardo.
Serafina, io penso di non averlo mai conosciuto
abbastanza. Serafina, ci conosciamo da tanto tempo noi due.
Siamo diventati troppo vecchi per portarci dietro dei segreti.
Mi faccia capire lei.
Chi è?
Quante volte ti ho detto di bussare quando entri?
Sto male, ho una febbre.
Non mi hai risposto. Chi è?
Matteo Bisogni. Era anche alla messa per zio Edo. L'amministratore di un'azienda
ospedaliera.
Vorrebbe che lavorassi per lui. Con quella faccia sarà sicuramente un
cravattone. No, nessun cravattone. Ha idee molto vicine alle mie.
Comunque non gli ho ancora risposto.
Perché non ti fidi di me?
Io sto male.
Guardami.
Nicola ti guarda?
E vedo un ragazzino viziato che pur di non andare a scuola è disposto a dire
bugie come un bambino di cinque anni.
Non è vero.
Tu non mi guardi.
Non lo sai proprio fare.
Nicolò, tu domani vai a scuola e non solo ti accompagno io in macchina, ma
resta a aspettare fino a quando non ti vedo entrare, capito?
Punto!
È storta.
Ecco.
Ecco. Così mi sembra perfetta, no?
Rimani a cena da noi, Raul? No, grazie.
Sono voluto per farti un saluto.
Non preoccupatevi per me.
Preoccupatevi anche di voi.
Tanto è per tutti la stessa cosa, no?
Io poi mi trovo sempre dei lavoretti da fare.
Passare il tempo per... per non pensare.
Tutto bene, papà?
Papà, adesso io devo andare a casa. Però per qualsiasi cosa, grazie.
Ma non preoccuparti, io ho i miei diavoli custodi qua.
Salutami Martina e Salvatore.
Certo.
Papà, che cosa succede?
Problemi in azienda?
No, no, nessun problema.
Stai tranquillo.
È tutto il giorno che mi dite di non preoccuparmi. Che cosa significa?
Stefano, per favore, non stasera.
Va bene, comunque non è mai il momento per me.
Allora così per chiarirvi le idee, anche io faccio parte di questa famiglia e
lavoro in quell'azienda là, così nel caso ve lo dimenticaste. Adesso andiamo
a tavola perché poi Nicoletta deve partire, chiaro? No, visto che sono il
figlio minore, quello notoriamente inaffidabile, vado a farmi un giro,
senza rancore.
Ah, se non ha voglia di andare a scuola per una volta, tu lascialo fare.
E va bene Laura, fa come credi, tanto tu mi chiedi un parere per fare l'opposto,
va bene? Ciao.
Mi chiede un parere, poi mi critica dicendo che io non ho saputo educare i
miei figli, come se i figli venissero su così come noi li vorremmo.
Forse perché non li conosciamo mai abbastanza, i nostri figli.
Cosa vuoi dire?
Che ti possono riservare delle sorprese.
Papà.
Quali sorprese?
È troppo presto per parlarne.
Cosa vuol dire presto per parlarne?
Io lo conosco lui quando fa così.
Ci sono notizie che riguardano Edoardo?
Papà si riferisce a qualcosa che abbiamo trovato in azienda.
Qualcosa che non era come doveva essere.
È normale.
D'altronde Edoardo sapeva che non sarebbe più rientrato in quell'ufficio.
Facile criticarlo, no?
Eleonora, Eleonora, tuo figlio, no, no, nostro figlio, ha
imbrugliato tu.
Ha falsificato delle fatture, ha gonfiato dei conti, si è indebitato con
le banche.
Avrà avuto le sue buone ragioni del giorno. Ha utilizzato delle fatture
false per stornare dalla contabilità dei contanti che nessuno sa più dove siano
finiti. Nora!
20 milioni di euro.
Edoardo non era un ladro, era una persona responsabile. Tu lo sai che lui
è entrato al lavoro solo perché tu eri entrato in ospedale. Ha sfruttato anche
Serafina.
Ha adoperato i problemi che ha sua figlia. Le ha detto no, no, le ha
ordinato di distruggere dei documenti. Se gli fosse successo qualcosa, Nora,
questo cosa vuol dire?
È vero?
Eh?
È vero quello che dice tuo padre?
È vero.
Ma come?
Ma hai ragione tu, mamma. Ci deve essere una spiegazione.
Ecco, tu lo accusi, sai perché?
Perché sei a capo di un'azienda dove non sai più dove mettere le mani.
E questo è quello che vuoi sentirti dire, Nora?
Sì, io sono un vecchio, un vecchio rincoglionito che non sa più far
funzionare la sua azienda, che non sa distinguere se un bilancio è falso o se
è corretto. Ecco, io sono così, rimbecillito e rincoglionito e vecchio.
E questo è quello che vuoi sentirti dire?
Benissimo!
Non riesco a togliermi dalla testa le sue mani.
Quando è nato aveva mani piccole.
Io non avevo mai visto delle mani così piccole.
E ho sempre pensato che venisse su un bambino fragile e insicuro.
Invece no.
Era il più forte di tutti.
Poi, quelle mani sono cresciute.
Erano delle belle mani che non hanno mai rubato io, di questo sono sicura.
Io non voglio segreti sul mio figlio.
Che succede?
Guarda, guarda che non c'è.
Che cosa?
Il disegno che avevo fatto con la mia di papà insieme non c'è più. L'ha preso
lui.
Amore, forse è caduto per terra e Anna l'ha buttato o l'ha messo da qualche
altra parte.
No, sono sicuro che è stato papà.
Perché gli piaceva tanto? Non può essere così?
Ma io sono sicuro.
Sei sicuro, ma sei anche stanco.
Dai, lo cerchiamo domani insieme.
Rimani con me, mamma?
Certo.
Te devi soltanto pensare a riprenderti e riposarti.
In fabbrica penserò tutto io.
Certo che ci hai fatto prendere un bello spavento, eh?
E' una vita che mi prepara questo papà.
Ma ti giuro che sto provo a essere all'altezza.
In fabbrica penserò tutto io.
E' una vita che mi prepara questo papà.
Ce la metterò tutto, puoi fidarti di me.
Pronto. Buonasera, Serafina.
Vi siete parlati?
Sì, ovviamente sì.
Non ho detto niente di più di quello che vi ho scritto nella posta elettronica.
Bene, come le è sembrato?
Arrabbiato, direi.
Lei sa che non ci sono alternative.
Va bene, va bene, come volete.
Però io... Mi dica, Serafina. Io non so se ce la faccio andare avanti. Ce la
farà.
Pronto.
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