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Antonio Canova è stato un artista inquieto e diviso, benché nessuno come lui appaia un
artista dell'armonia e di una misura perfetta di un mondo perduto, appunto perché è perduto,
perché Canova nasce 40 anni prima che finisca Venezia, lui è l'ultimo artista veneziano,
non ne ha visto soltanto il trionfo che Canaletto consacra nelle sue vedute, ma ne ha visto anche
la decadenza, è vero che era arrivato prima a Roma, ma quando Napoleone fa cadere la
Repubblica di Venezia, lui ha 40 anni, sta a Roma, entra in rapporti con Napoleone, supera
un passaggio storico in cui lui perde la sua civiltà e si avvia un'altra, diventa ritrattista
di Napoleone e ha l'intuizione che Napoleone non capì, lo fa perfetto come un nudo classico
e nudo appunto, perché l'eroe non ha bisogno di divisa. La vicenda che io ho sempre visto
della sua vita studiata da molti illustri studiosi e colleghi è di un uomo che vive
un tormento perché finisce qualcosa che era stato tutto e quindi l'idea di una bellezza
senza limite, senza tempo, che è la bellezza greca, che peraltro lui non conosce, conosce
le repliche romane, vive il momento di nascita dello spirito classico attraverso Winkelmann che
arriva dove c'erano pietre, i templi di Pestum e li fa diventare la Magna Grecia, lo spirito
antico, lo spirito greco, tutto questo lui lo sente e lo vive, ma lo vive come la certezza
che l'integrità di quel mondo è finita per sempre, quindi è l'uomo di una crisi
che nasconde ma che dentro di sé lo porta a essere l'uomo di due secoli, l'uomo di
due epoche, l'uomo di due civiltà. Quindi io introdurrei Canova come un artista della
crisi, è un artista che a tal punto è della crisi che quanto molto piace altrettanto
dispiace. Il più grande critico d'arte del Novecento è che Roberto Longhi lo odiava
perché lo vedeva come lo scultore nato morto, come lo definisce, e invece il critico
più popolare che Giulio Carlo Organ lo vedeva come l'artista più moderno, è strano poi
parlare di moderno per un artista che guarda l'antico, ma è vero che arrivò a intuire e a dire
che Canova aveva inventato il design, cioè delle forme così perfette che potevano essere
ripetute non dalla mano individuale dell'artista, ma quasi da una macchina, quindi la modernità
e la riproduzione meccanica. E oggi contemporaneamente noi vediamo a Napoli una grande mostra
su Canova, l'antico, che è perfettamente legittima e vedremo domani, se io come presidente
della fondazione Canova riuscirò a farla, Canova è il moderno, non per giocare una facile
contrapposizione, perché Canova è gravido di futuro quanto carico di passato e in questo
crinale della storia tra il Settecento e l'Ottocento vive la crisi di chi sente un mondo
finire e non sa bene cosa sta nascendo, nascerà poi qualcosa di straordinario perché l'Ottocento
che è più il Novecento saranno un'innovazione imprevedibile e lui non era un uomo di grandi
vedute verso il futuro, era di grandi vedute verso il passato, in maniera tale da impedire
che il passato volisse, il suo problema era fermare il tempo e il tempo ha fermato, lo ha
fermato in Napoleone, lo ha fermato in Paolina, la statua di Paolina nel 1805 circa è la statua
di una bellezza moderna che resiste perché si fa bellezza antica, diventa Venere. Ecco,
io credo che il tema della contraddizione sia quello più controverso e più difficile da
dimostrare, ma è quello che lo rende così grande, altrimenti sarebbe il semplice grande
artista di un'armonia compiuta e invece è un'armonia improvvisamente interrotta e a cui non si sa
che soluzione dare. Canova ha avuto il coraggio di inventare una bellezza come avevano fatto i
greci. Continueranno a insultarlo 50 anni dopo la sua morte e per questo la sua gloria non farà
che crescere sempre più in fretta. Come si dona il respiro a una cosa immobile? Negli anni le
statue di Canova hanno raggiunto il mondo intero attraversando continenti e sfidando distanze ampissime,
ma il punto di partenza di ogni opera è stato sempre uno, il modello di gesso, il ponte necessario
tra il bozzetto di argilla e la forma del marmo, il momento in cui l'artista e l'opera si guardano
negli occhi per la prima volta. Questa è la vita delle sculture che abitavano la bottega di Canova a
Roma, tappa di riferimento del Grand Tour per i nobili e i più importanti artisti e intellettuali
dell'epoca. Nel 1822, alla morte di Antonio Canova, lo studio è abbandonato, ma quattro anni dopo Giovanni
Battista Sartori, fratellastro e segretario dello scultore, accoglie tutti i modelli da quelle stanze
morenti e li porta con sé in un viaggio epico. Stipati su una nave, circunnavigano la penisola,
sbarcano a Venezia e con una lenta carovana raggiungono Possagno. La bottega di Canova torna dove tutto
era cominciato, a Possagno. Antonio Canova è nato in un piccolissimo paese della Pedemontana
del Grappa. Nasce in questa famiglia dove c'è un nonno che è scalpellino e da questo nonno imparerà
un mestiere, un mestiere di usare martello e scalpello per cimentarsi proprio nella produzione
di queste finiture. L'abilità era assolutamente eccezionale e dobbiamo proprio pensarlo come capace
di usare questi strumenti in un modo particolare, molto raffinato, perché il nonno era addirittura
stato scelto per realizzare colonne di altari di chiese, sculture decorative e via di seguito.
Nel 1761, quando il piccolo Canova ha solo 4 anni, il padre muore e la madre lascia Possagno
per un secondo matrimonio. Antonio invece rimane nel paese natale, tra la polvere e gli strumenti
della bottega del nonno. Questi decide di mandarlo a soli 11 anni da Giuseppe Bernardi,
un noto scultore della Pedemontana del Grappa. Il ragazzo affianca il maestro nel lavoro di
bottega, continuando il percorso di apprendistato già avviato con il nonno.
La fortuna volle che incontrasse nella sede di una villa qui vicino ad Asolo i fallier nobili
veneziani che durante il periodo estivo si recavano qui in terraferma e in questo caso il nonno era
incaricato della realizzazione degli scaloni per accedere a questo palazzo. E fu in quel luogo che
effettivamente Canova fu ammirato dal fallier e soprattutto fu quella l'occasione che permise
al Canova di far percepire la sua abilità eccezionale nell'uso del martello e dello scalpello.
Si racconta che in quel frangente durante una cena lui fosse stato invitato a realizzare una figura
su un panno di burro e che da questa rappresentazione ne traesse un leone. Ma questa è direi forse
fantasia popolare e noi affidiamo direi la memoria iniziale di Canova a questo messaggio.
Venezia nel Settecento è un'esplosione di colori, sfarzo e feste.
E' in questa città viva e sfolgorante che i fallier introducono Canova.
Il giovane si trova davanti ai sontuosi palazzi, agli abiti eleganti, alle acconciature di cui
aveva solo sentito parlare, al fermento di una delle città più brillanti e cosmopolite del tempo.
Il mondo dell'arte veneta lo circonda e lo affascina.
Frequentando l'Accademia del Nudo di Venezia ha modo di continuare a esercitarsi nella scultura.
Nel 1775, all'età di diciotto anni, apre il suo studio e realizza le sue prime opere.
Ma tra tutti i colori di Venezia, Canova si lascia sedurre dal bianco del marmo, della pietra e del gesso.
Se arrivava alla commissione produceva in argilla a grandezza naturale come sarebbe stata la scultura.
A quel punto l'avrebbe rivestita di gesso, avrebbe sciolto tutta l'argilla dall'interno quando il gesso si era solidificato
e da quel gesso ricavato, riempendo la forma vuota, avrebbe prodotto il modello che veniva riempito di questi chiodini di bronzo,
repere, reper, che venivano collocati in punti ben specifici della scultura e che poi con l'aiuto dei compassi
permetteva ai suoi collaboratori di sgrezzare un blocco di marmo per arrivare piano piano ad avvicinarsi alla rappresentazione della scultura stessa.
È un processo difficile, complesso, ma assolutamente unico per Canova e questo ci fa percepire una cosa,
che il marmo è la copia di un modello di gesso e da un modello di gesso sarebbe stato possibile realizzare X copie di marmo.
Per ordine di Minos, re di Creta, Deidalo fu rinchiuso con suo figlio Icaro nel labirinto da lui stesso progettato come prigione del Minotauro.
L'unico modo per uscirne era volando.
L'uomo fabbricò con la cera delle ali per sé e per il figlio, raccomandando al ragazzo di tenersi alla giusta distanza tra il mare e il sole.
I due si alzarono in volo, Icaro preso dall'entusiasmo disobbedì, spingendosi sempre più in alto, finché il calore non sciolse la cera delle ali, facendolo precipitare.
Il mito rivive nelle parole di Ovidio.
Poi al centro li fissa con fili di lino, alla base con cera e dopo averle saldate insieme le curva leggermente per imitare ali vere.
Icaro, il suo figliolo, gli stava accanto e, non sapendo di scherzare col proprio destino,
raggiante in volto, acchiappava le piume che con un soffio di vento sollevava
o ammorbidiva col pollice la cera color dell'oro e così, trastullando, si disturbava il lavoro prodigioso del padre.
Quando all'opera fu data l'ultima mano, l'artefice provò lui stesso a librarsi con due di queste ali
e, battendole, rimase sospeso in aria.
Per il giovane Canova, ormai conosciuto nel mondo artistico veneziano, questa statua è un punto di svolta,
un commiato dal nonno che lo aveva cresciuto e un punto di partenza per un volo ardito come quello di Icaro.
Il gusto che questo popolo ha manifestato nelle sue opere è rimasto un suo privilegio,
raramente si è allontanato dalla Grecia senza perdere qualche cosa.
Esiste una città millenaria, dove la grandiosità sommersa dell'architettura del passato si mostra in possenti rovine.
Una città che nei secoli ha raccolto l'eredità dell'arte greca, l'ha conservata e l'ha rielaborata.
Una città costruita su una bellezza antica, che ha vinto il tempo e che ancora riecheggia nelle strade,
nelle piazze luminose e nella penumbra dei palazzi.
A 22 anni, con i soldi ricavati dalla statua di Dedalo e Icaro, Canova parte per Roma e ne viene travolto.
Passeggia per i fori, ammiera le basiliche,
Si riempie gli occhi dei maestri del Rinascimento e del Barocco,
gode dei capolavori della scultura classica.
Il giovane si lascia affascinare,
assimila voracemente immagini e vedute che nutrono la sua inclinazione connaturata alla bellezza.
Fa propri gli strumenti che saranno fondamentali per intraprendere la strada dell'artista.
Ma per Antonio, che viene da Venezia, non è semplice inserirsi nell'ambiente romano come scultore.
Roma è ricca di giovani artisti in competizione,
un mondo molto più vasto e articolato di quello fino ad allora conosciuto.
Timido, ma allo stesso tempo ambizioso,
Canova inizia una battaglia per trovare approvazione e sostegno.
Ciò che desidera è affermare con forza la propria originalità di artista.
Non vuole realizzare copie, ma opere d'arte contemporanee.
Ma come convincere i romani a far sì che Canova potesse in qualche modo
mettersi a confronto all'interno, per esempio, della Basilica di San Pietro con Bernini e con Michelangelo,
se non convincendolo a produrre qualche cosa di reale per far vedere ai romani le sue qualità e le sue capacità.
E il confronto avvenne con la produzione di una scultura che rappresentava Teseo in lotta con il Minotauro,
che permette a Canova di far capire ai romani le sue capacità.
Il labirinto che rinchiusa Deidalo e Icaro era destinato a un solo prigioniero,
un mostro dal corpo di uomo e la testa di toro.
Il Minotauro.
La sua mente era dominata da un istinto bestiale che nulla aveva a che vedere con le fattezze umane.
Ma da un uomo fu sconfitto.
Teseo.
Un'armonia di corpi che dà forma a un'idea.
Il conflitto di una tempesta assedato da una mente calma.
La superiorità dell'intelletto umano sull'irrazionalità animale.
La vittoria della bellezza sulla ferocia.
Dando voce all'ideale neoclassico, Canova si fa conoscere a Roma
e riesce ad aprire uno studio, compiendo il primo passo verso la sua affermazione artistica.
Pensiamolo perché è un omino piccolo piccolo, ce lo descrive Juliette Recamier
quando entrava nella sua bottega in via delle colonnette e dice
ti veniva incontro un omino piccolo piccolo pieno di polvere con un berretto di carta in testa
e soprattutto con il martello e lo scalpello in mano
e ti diceva, anche se non so leggere e se non so scrivere,
con questi due strumenti so fare delle poesie.
In Grecia viveva Psiche, una principessa così bella
che era impossibile descriverla con parole umane.
Venere gelosa ordinò al figlio Cupido di fare innamorare Psiche
dell'uomo più brutto che esistesse sulla terra.
Ma distrattamente, Cupido si ferì con la sua stessa freccia,
innamorandosi della fanciulla.
La portò con sé nel suo palazzo
e per non incorrere nell'ira di Venere
stabilì che Psiche non avrebbe mai dovuto vedere il suo volto.
Nell'oscurità, i due si amarono con una passione
che nessun mortale aveva mai conosciuto.
Ma presto, Psiche volle vedere il suo amante.
Il Dio, adirato per la disobbedienza della ragazza,
volò via, lasciandola sola.
Per molto tempo, Psiche vagò in cerca dell'amato, disperata.
Finché Giove, mosso a compassione,
non le concesse di unirsi nuovamente al suo amore.
Con le parole di Apuleio
fu così che l'innocente Psiche,
senza accorgersene,
si innamorò di amore
e subito arse di desiderio per lui
e gli si abbandonò sopra
e con le labbra schiuse per il piacere,
di furia,
temendo che si destasse,
cominciò a baciarlo tutto
con baci lunghi e languidi.
L'incontro con i capolavori dell'arte classica
lascia un segno indelebile nella sensibilità di Canova,
quello stesso segno che gli imprime alle opere
durante l'ideazione e la modellazione del gesso.
La posa dei soggetti,
la grazia delle forme,
la calma idealizzata dei vulti
hanno radici molto profonde
a cui Canova attinge continuamente.
Nella bottega,
tra le polveri del gesso
e i colpi di scalpello,
riecheggiano i versi
dei grandi poeti classici
che Canova si fa leggere
durante le ore del lavoro.
Miti e cronache antiche
tessono attorno alle sue statue
un mondo di poesia
che egli traduce in materia.
Il confronto con le opere classiche
ammirate a Roma
è un rapporto continuo di emulazione.
Quello che percepiamo però
è il fatto che Canova
si rapporta sempre all'arte classica.
Lo scriverà,
lo scriverà nei dettagli dicendo
chi coppia resterà sempre coppista.
È importante invece studiare
le opere degli antichi
che sono direi il fondamento
per quanto riguarda uno scultore,
assimilarle,
lui dice mandarsele in corpo
e poi alla fine produrre
qualche cosa di nuovo.
Per tutta la sua vita
i più grandi capolavori
della scultura greca
conservati nei ricchi palazzi romani
saranno maestri da cui imparare
e modelli da riscoprire.
Per noi,
l'unica via per diventare grandi
e, se possibile, inimitabili
è limitazione degli antichi.
Ai giochi di Nemea,
Creugante di Durazzo
e Damosseno di Siracusa
si sfidarono nel pugilato.
Nessuno dei due
risultò vincitore.
I giudici decretarono
che ciascuno dei due
avrebbe potuto vibrare
un solo colpo ancora.
Damosseno tradendo i patti
con un colpo sleale
ferì Creugante a morte.
Alla fine degli anni Ottanta
Canova riceve
le prime commissioni internazionali.
In particolare progetta
per il re di Polonia
Stanislaw Poniatowski
un gruppo scultorio
da collocare
in una delle sale
del Palazzo Reale
adone incoronato da Venere.
Ma venute a mancare le finanze
il re ritira l'ordine.
L'incompiutezza dell'opera
diventa oggi
una testimonianza tangibile
del metodo di lavorazione
dello scultore.
Essa, infatti,
non fu mai trasposta in marmo
e rappresenta un pezzo unico
e irripetibile.
Il gesso
non è ancora stato levigato
se non per i volti
dei soggetti
che l'artista
era solito lavorare per primi.
Si racconta che Venere
colpita accidentalmente
da una delle frecce fatate
del figlio Cupido
fu conquistata
dalla bellezza di Adone
un giovane cacciatore mortale
e prese ad accompagnarlo
nascondendosi con lui
nei boschi.
In uno di questi incontri
lo avvertì
di guardarsi
dalle bestie feroci
ma l'ardimento
di un cacciatore
non conosce ammonimenti.
Un giorno
stanato un cinchiale
Adone lo trafisse
con un colpo di spiego.
Fulminio,
l'animale,
si strappò di dosso
la punta
e si avventò sul giovane.
Venere da lontano
riconobbe il suo gemito
e vide il corpo esanime
torcersi nel sangue
piangendo di sé
«Non però di ogni cosa
il destino potrà disporre.
Un ricordo del mio lutto,
o Adone,
rimarrà in eterno».
Impietosito,
Zeus permise
che il giovane
rimanesse nel mondo dei morti
solo per una parte dell'anno.
così
in primavera
e in estate
Adone risorge
sempre più bello
e vigoroso
per tornare da Venere.
Canova
riprende il mito
in una nuova scultura
commissionata
dal marchese
Francesco Berio
per il tempietto
situato nel giardino
del suo palazzo
a Napoli.
L'artista
rievoca
la conclusione
tragica del mito
ma ferma
il tempo
prima che
l'ultima caccia
di Adone
abbia inizio.
Venere
spogliata
della divinità
trasmette
con il suo gesto
di protezione
un amore
terreno.
Con Venere
e Adone
Canova
viene consacrato
come
scultore
della grazia.
A quel tempo
tuttavia
soprattutto
negli ambienti
accademici
quella di
scultore
della grazia
può non essere
un'accezione
del tutto
positiva.
Nascono
dicerie
sul conto
di Canova.
Si insinua
che sia capace
di fare
solo sculture
dolci
tenui
e senza
carattere.
Durante
il breve
soggiorno
a Napoli
viene invitato
a cena
nella sontuosa
dimora
del conte
Don Gaetani
uno dei maggiori
collezionisti
della città.
in questa
occasione
il conte
sfida
l'artista
a scolpire
una statua
che metta
finalmente
a tacere
le sconsigliate
lingue
che abbaiano
a sproposito.
Un'opera
furiosa
e drammatica
l'episodio
di Ercole
e Elika
è la
violentissima
conclusione
di uno
dei miti
più famosi
dell'antichità.
Quando il
centauro
nesso
rapì
la moglie
di Ercole
Deienira
l'eroe
lo punì
con la morte.
Il centauro
in fin di vita
donò
a Deienira
un po'
del proprio sangue
con il quale
avrebbe potuto
preparare
un unguento
per conservare
l'amore
del marito.
Tempo dopo
Deienira
gelosa
della giovane
e bella
Iole
cercò
di riconquistare
Ercole
donandogli
una veste
indrisa
del sangue
di Nesso.
Fu il servo
Lica
a consegnarla.
Ma il sangue
che Nesso
aveva dato
alla donna
era velino
e quando
Ercole
indossò
la veste
esso
gli bruciò
la pelle
rendendolo
pazzo
per il dolore.
Preso
da violenta
ira
l'eroe
scatenò
la sua furia
contro
l'innocente
Lica.
L'episodio
è così
raccontato
dalle parole
attribuite
a Seneca.
E un gemito
riempie
il cielo
di orrido
clamore
come un toro
in fuga
riempie
di uno smisurato
mugito
il santuario
che ne trema
così
Ercole
turba
le stelle
e il mare
col suo gemito
volgendo
intorno
lo sguardo
uno tra tutti
segue
con gli occhi
di fuoco
cerca
Lica
quello
abbracciato
all'altare
con mano
tremante
consuma
la morte
nel terrore
a questa
mano
dice
si dovrà
dire
che sono
stato
vinto
Ercole
l'ha sconfitto
Lica
viene
scagliato
quel corpo
fino alle
stelle
ecco
sparge
le nubi
del suo
sangue
il tronco
cade in mare
tra le rocce
la testa
oh
sorte
amara
allora
malferma
in trono
e sbigottita
la tirannia
tremò
parve
del mondo
allora
l'antica
servitù
finita
ma tutte
pose le speranze
al fondo
la delira
Parigi
e libertate
inerini
cangiò
che furibondo
spiegò
l'artiglio
e prime
al suol
troncate
cadder
le teste
dei suoi figli
e quante
fur più
sacre
e famose
e onorate
e onorate
il gruppo di
Ercole
e Lica
aspetterà
quasi dieci anni
prima di essere
completato
le vicende storiche
di fine settecento
irrompono con prepotenza
nella vita di Canova
la rivoluzione
francese
scuote
profondamente
il mondo
nel
1796
le truppe
rivoluzionarie
guidate dal
giovane
Napoleone
Bonaparte
giungono in Italia
per piegare
le potenze
monarchiche
dell'antico
regime
l'obiettivo
è quello
di conquistare
la penisola
militarmente
politicamente
e culturalmente
quando Venezia
perde l'indipendenza
Canova
scrive
all'amico
Fallier
vedo
l'Italia
tutta
anzi
l'Europa
tutta
talmente
rovinosa
che se non
fossi trattenuto
da tante cose
che mi incatenano
qui
sarei tentato
di andare
in America
perché
mi sento
morire
per il mio
povero
stato
di Venezia
che io
tanto amo
dopo Venezia
i francesi
prendono Roma
le truppe
saccheggiano
i tesori
del Vaticano
depongono
Papa Pio VI
e instaurano
una repubblica
di stampo
rivoluzionario
Canova
non riesce
a reggere
il confronto
con la devastante
grandezza
di questi eventi
la vita a Roma
gli appare
perversa
e inquietante
quando i rivoluzionari
francesi
gli chiedono
di giurare
odio ai sovrani
egli
lascia
la città
con poche
tristi parole
io
non odio
nessuno
consegna
lo studio
all'amico
Antonio
d'Este
e torna
a Possagno
qui
non avendo
con sé
il marmo
si dedica
alla pittura
e ad alcuni
buzzitti
in questo periodo
di profondo
turbamento
dipinge
il proprio
autoritratto
nel 1799
decide
di tornare
a Roma
l'unico luogo
in cui
possa esercitare
la sua arte
in seguito
agli ultimi
accordi
tra la Francia
e l'autorità papale
con l'istituzione
della Repubblica
italiana
per qualche anno
sembra che
la tempesta
sia passata
i repubblicani
commissionano
a Canova
una scultura
di forte impatto
Teseo
in lotta
con il centauro
l'uomo
che sconfigge
la bestia
si racconta
che Canova
per rappresentare
realisticamente
il corpo
del centauro
faccia
uccidere
un cavallo
ricoprendono
il corpo
con il gesso
per prenderne
la forma
il centauro
secondo il mito
è Euritione
che durante
le nozze
di Pirito
e Ippodamia
inebriato dal vino
cercò di rapire
la giovane sposa
innescando
il caos
tra i centauri
invitati
che tentarono
di sottrarre
le donne
presenti
Teseo
pose fine
a questa
improvvisa
follia
e guidò
gli uomini
in una
sanguinosa
lotta
che mise
i centauri
in fuga
la scultura
è dedicata
al generale
Napoleone
lo stesso
che nel
1809
divenuto
imperatore
riporta
agli eserciti
francesi
in Italia
Antonio d'Est
ci racconta
di un Canova
che desidera
evadere
dalla drammaticità
del tempo
e si affligge
nel vedere
da lungi
alcuni nembi
che torbare
potevano
la pace
d'Italia
il che
gli die motivo
di modellare
le danzatrici
che essendo
di loro natura
allegri
contrapponevansi
alla malinconia
la serie
delle danzatrici
testimonia
il desiderio
giocoso
e ricreativo
dello scultore
che rievoca
figure ispirate
ai dipinti
parietali
di Napoli
ed Ercolano
la danzatrice
col dito
al mento
è contemporanea
alla deportazione
di Papa Pio VII
e alla malattia
di Luigia Giulie
governante
di Canova
lo scultore
incide
sul modello
di gesso
della statua
lavorata
in giorni
tristissimi
scrive
a Quatre Mar
di essere caduto
in uno stato
di prostrazione
fisica e morale
che lui stesso
attribuisce
al male
di qualche amico
e alle vicende
del mondo
ma Canova
sa anche
affrontare
il suo tempo
e farsene
interprete
l'arte classica
gli serve
da lente
per osservare
questo particolare
momento storico
e ritrarne
i protagonisti
Paolina Bonaparte
sorella di Napoleone
sposa
Camillo Borghese
conquistando
una posizione
privilegiata
nella nobiltà romana
Canova
la ritrae
in scultura
come Venere
traendo ispirazione
dai dipinti
di Tiziano
e Giorgione
si narra
che Giunone
Minerva
e Venere
si sfidarono
per stabilire
quale delle tre
fosse la più bella
alla vincitrice
sarebbe spettata
una mela
d'oro
e il ruolo
di giudice
fu ricoperto
dal principe
Paride
questi
spinto
dalla promessa
dell'amore
di Elena
scelse
infine
Venere
che ottenne
il frutto
il pomo
della discordia
lo stesso
che Canova
scolpisce
nella mano
di Paolina
la sorella
dell'imperatore
conserva così
la bellezza
e l'eleganza
della dea
vincitrice
Camilla
otteneva
questa scultura
bellissima
nella sua camera
da letto
perché
non era permesso
vedere
una figura
nuda
o seminuda
come lo è
Paolina
se la persona
era ancora vivente
tant'è vero
che il cardinal
Consalvi
e perfino il papa
scriveranno
a Paolina
Borghese
non devi far
vedere
quell'opera d'arte
e poi
ci raccontano
che
i custodi
della villa
a fronte
di qualche
soldino
permettevano
al pubblico
di entrare
nella camera
da letto
di Camillo
Borghese
e di guardare
la proprietaria
della villa
così rappresentata
in questa scultura
e Camillo
capì
che forse
forse
era il caso
di istituire
il ticket
per visitare
i musei
e da là
nasce
questa realtà
singolare
oggi
io so
per certo
perché ci ritorno
molto spesso
chi va
in galleria
Borghese
viene catturato
prima di tutto
dall'attenzione
di Paolina
Borghese
di Canova
quindi
dopo va a vedere
Bernini
dopo va a vedere
Caravaggio
dopo va a vedere
gli altri
capolavori
di cui la villa
è assolutamente
piena
Paolina Borghese
è esemplare
tutti
nascono
anonimi
come me
in un'anonima
Iaccio
in un'anonima
isola
in un anonimo
15 agosto
di un anonimo
1769
da due
anonimi
Carlo e Letizia
Caramolino
solo dopo
diventano qualcuno
e se prima
di ogni altra cosa
sono capaci
di non deludere
se stessi
anche la volontà divina
si manifesta
sull'uomo
mentre il mondo
intero
si piega
al volere
di Napoleone
Canova
non si fa
intimidire
e riesce
a far valere
le proprie necessità
di uomo
e artista
l'imperatore
gli commissiona
il proprio
ritratto
in scultura
di questa sua
diplomazia
Canova
ne fece
un mestiere
al punto che
quando fu invitato
da Napoleone
a Parigi
per realizzare
il ritratto
che era destinato
alla produzione
di una scultura
da collocare
in Place Vendon
Canova
non esitò
a dialogare
con questo personaggio
uno stimolava
l'altro provocava
Canova rispondeva
soprattutto
sosteneva
che era fondamentale
per una persona
essere libera
perché quando Napoleone
in qualche modo
cercherà
di convincerlo
a rimanere
a fare il direttore
del museo universale
che lui stava realizzando
con le opere
portate via
da tutti gli stati
d'Europa
Canova risponderà
che assolutamente no
dice
io ho capito
rimanendo qui
per così poco tempo
che
gli onori
che lei mi vuole
dare
mi costringerebbero
in qualche modo
a sottostare
a degli obblighi
io amo
la mia casa
la mia famiglia
e i miei amici
Roma
mi sta aspettando
nei suoi diari
descrive così
l'episodio
lo ringraziai
dell'onore
che mi aveva fatto
di volermi
presso di sé
annoverando
quante cose
stavo facendo
per lui
per la famiglia
e altri
e gli chiedevo
la grazia
di presto
ritornarmene a casa
mi disse
che la capitale
è questa
e che qui
sarei stato bene
io gli aggiunsi
che egli
era il mio
sovrano
padrone
della vita mia
ma che
se voleva
che questa mia vita
si impiegasse
per lui
non vi era altro
che farmi
ritornare
a Roma
mentre affida
allo scultore
il nobile compito
di ritrarlo
l'imperatore
ha in mente
il dipinto
di Jacques-Louis David
che lo raffigura
mentre attraversa
le Alpi
al passo
del San Bernardo
solenne
nelle vesti
da imperatore
Canova
lo sorprende
il Napoleone
canoviano
è ispirato
a Marte
pacificature
che
imponente
regge
gli strumenti
del potere
secondo i canoni
dell'arte classica
però
lo fa nudo
e
quando il marmo
arriva a Parigi
Napoleone
lo nasconde
all'interno
del palazzo
del Louvre
nudo in piazza
non ci andrò mai
dirà Napoleone
ed è così
che
quel capolavoro
alla fine
verrà venduto
dai francesi
quando Napoleone
verrà distrutto
e
verrà venduto
dai francesi
e sarà comprato
dagli inglesi
che lo regaleranno
a Wellington
il generale
che ha sconfitto
Napoleone
a batterlo
e che si trova
oggi
all'interno
della sua casa
fu vera gloria
ai posteri
l'ardo a sentenza
noi
che ne hanno
la fronte
al massimo
fattore
che volle
in lui
del creatore
suo spirito
più vasta
ormastampar
in quegli stessi decenni
tra la fine
del settecento
e l'inizio
dell'ottocento
un'altra
grande rivoluzione
cambia il mondo
la nascita
degli stati uniti
d'america
ben prima
di divenire
il terzo presidente
della federazione
Thomas Jefferson
trascorre lunghi anni
a Parigi
durante i primi
fermenti
della rivoluzione
francese
elabora
e condivide
con i rivoluzionari
un ideale politico
che sarà
alla base
della concezione
democratica
della nuova nazione
inoltre
viaggiando
in Francia
e nell'Italia
settentrionale
Jefferson
scopre
la raffinatezza
europea
e in particolare
italiana
rimasto
da allora
un collezionista
d'arte
è lui
nel 1818
a dare disposizioni
per la realizzazione
di un monumento
di capitale
importanza
una statua
di George Washington
per gli americani
Washington
non è solo
un presidente
è una guida
una figura
fondamentale
e per Jefferson
il padre
della patria
non può che essere
ritratto
dal maestro
della scultura
Antonio Canova
i cui lavori
si dice
eguagliano
le migliori
opere antiche
Canova
crea
ben quattro
modelli in gesso
facendosi guidare
dalle parole
dello storico
Carlo Botta
che gli permettono
di scoprire
in Washington
un uomo
che fu
soldato
e statista
ed ebbe
il coraggio
e l'onestà
di rinunciare
al ruolo
per tornare
a essere
un uomo libero
Washington
allora
arrizzato
si impie
con incredibile
maestà
favellando
incominciò
i grandi
avvenimenti
dai quali
la rinunziazione
mia
dipendeva
avendo finalmente
avuto luogo
ho io ora
l'onore
di rappresentarmi
al congresso
per impetrare
di ritirarmi
dai servigi
della patria
felice
per la confermazione
della nostra indipendenza
io rassegno
con soddisfazione
quel mandato
che con tanta
diffidenza
aveva accettato
al pensiero
di non essere capace
di riempire
quell'arduo ufficio
quando ebbe
il presidente
posto fine
al suo
favellare
stettero taciti
gli ascoltanti
grandemente
commossi
alla novità
di quello spettacolo
alla ricordanza
delle passate cose
alla felicità
alla felicità presente
alle speranze
dell'avvenire
George Washington
alla fine della sua vita
dopo due mandati presidenziali
stabilirà che
il potere
di una nazione
non può continuamente
essere in mano
a una sola persona
è giusto
realizzare
dei cambiamenti
si ritirerà
a vita privata
e farà
il contadino
tant'è vero
che aveva
una distilleria
importantissima
si ritirerà
nelle sue
proprietà
e Canova
lo rappresenterà
vestito
come un generale
dell'esercito romano
proprio come
cincinnato
che alla fine della vita
si ritira
a fare il contadino
ritornerà ad essere
una persona libera
fondamentale
concetto
per Canova
e
il monumento
oggi
è determinante
per questo contenuto
con la propria arte
Canova
dimostra
di aver compreso
i cambiamenti
epocali
del suo tempo
e riesce
a rappresentarne
la natura
se Washington
è seduto
intento a scrivere
la rinuncia
al potere
Napoleone
è invece
in piedi
regge
lo scettro
e la vittoria
alata
simbolo
della conquista
del mondo
intero
sono rappresentazioni
di due concetti
contrastanti
di potere
politico
due visioni
del mondo
al crocevia
della storia
da una parte
Napoleone
l'ultimo
imperatore
dall'altra
Washington
il primo
presidente
di una democrazia
moderna
il portavoce
di una concezione
di potere
che deriva
da un mandato
del popolo
e non
da un diritto
divino
è un uomo
la cui grandezza
sta nella serena
rinuncia
a tale potere
è l'unico
scultore italiano
che lavora
direttamente
per gli Stati Uniti
e questo
va sottolineato
perché ci dice
l'internazionalità
di questo
scultore
che ricordiamo
è stato
neoclassico
ma è stato
un grande
protagonista
della sua
storia
di quel momento
particolare
perché è il momento
del congresso
di Vienna
è il momento
in cui
Napoleone
ha finito
la sua corsa
ed è il momento
in cui
l'arte italiana
continuerà
ad essere
esemplare
per il mondo
in questa
diletta
visione
marmorea
al di sopra
delle opere
dei pensieri
dell'uomo
ciò che la natura
avrebbe potuto
ma non volle
fare
bellezza
e canova
possono
al di là
della forza
dell'immaginazione
al di là
dell'arte
sconfitta
del bardo
con l'immortalità
sua dote
guardate
ecco
l'elena
del cuore
nel 1805
papa Pio VII
premia Canova
per il successo
dei suoi rapporti
internazionali
nominandolo
presidente
della commissione
pontificia
per le belle arti
il suo compito
è quello
di valutare
tutte le opere
d'arte
che gli scavi
portano
alla luce
approvando
o meno
eventuali vendite
ed esportazioni
in queste vesti
Canova
mette a punto
un concetto chiave
della storia
dell'arte
su cui si baseranno
tutte le leggi
di conservazione
del patrimonio
il valore
di un'opera
è legato
a una nazione
e alla sua storia
e per questo
essa
deve rimanere
all'interno
del territorio
questo vale
per l'arte
della Grecia
classica
per quella
dell'antica Roma
così come
per quella
contemporanea
questo ruolo
ufficiale
contribuisce
ancora di più
a rendere
la sua
bottega
di Roma
un punto
di riferimento
per i
grand tour
ottocenteschi
dalle stanze
polverose
di via
delle colonnette
passano
centinaia
di ammiratori
e acquirenti
e la fama
di Canova
si diffonde
in tutto
il mondo
divenuto
ormai
un personaggio
di spicco
della cultura
di inizio
ottocento
alterna
i periodi
di lavorazione
a Roma
con svariati
soggiorni
nelle corti
di tutta Europa
in seguito
a un viaggio
a Londra
Canova
riceve
un'importante
commissione
dal re
di Inilterra
Giorgio VI
Marte
e Venere
ciò che colpisce
e che sottolinea
la modernità
delle tecniche
di produzione
artistica
canoviane
è la richiesta
che il re
fece allo scultore
in cambio
di una paga
più alta
promettere
di non riprodurre
mai una seconda
copia in marmo
derivante
dal modello
l'artista italiano
infatti
era ormai
noto
per la capacità
di produrre
più esemplari
marmori
identici
tra loro
a partire
da una singola
opera
in gesso
come la profondità
del mare
che resta
sempre immobile
per quanto agitata
ne sia la superficie
l'espressione
delle figure greche
per quanto agitate
e da passioni
mostra sempre
un'anima grande
e pusata
questo inglese
che si chiamava
John Russell
era il sesto duca
di Bedford
voleva comprarle
queste grazie
ma Canova
fedele come sempre
ai suoi impegni
sottolineerà
che era impossibile
acquistarla
quell'opera
perché l'aveva promessa
la sua amica
niente po' di meno
che Josephine de Boarnet
la prima imperatrice
e in questo caso
però
non esitò
a sottolineare
a questo nobile inglese
che
se
avesse voluto
acquistarne una
lui aveva il modello
e dal modello
poteva realizzare
in serie
tante altre
sculture che rappresentavano
lo stesso soggetto
e così avvenne
perché due anni dopo
Canova si recherà
a Londra
e avrà modo
di vedere il luogo
in cui
sarebbero state
collocate
queste figure
seconda versione
come si percepisce
la prima
finisce
nella collezione
Boarnet
la seconda
viene realizzata
per il duca di
Bedford
poi
per quanto succede
della collezione
Boarnet
sappiamo che
farà un lungo percorso
in giro per l'Europa
si trasferirà
a Monaco di Baviera
dove
Eugène de Boarnet
aveva portato
tutta la collezione
dopo che se n'era
andata da Parigi
e alla fine
il figlio
Massimiliano
porterà
avendo sposato
una principessa russa
tutto a San Pietroburgo
e verrà venduto
tutto
allo zar
Alessandro
che è quello
che contribuisce
a direi
all'ampliamento
della grande collezione
d'arte
conservata all'interno
del museo
dell'Ermitage
Canova
sa riprodurre
nella scultura
i principi
di nobile semplicità
e quieta grandezza
attribuiti
all'arte classica
così
viene scelto
per creare
la copia
della Venere
Medicea
di Cleomene
di Apollo d'oro
sottratta
agli uffizi
di Firenze
dai francesi
reinterpreta
l'opera
a modo suo
e riesce
a raggiungerne
il cuore
e a rielaborarla
senza scalfirne
l'identità profonda
anzi
esaltandola
la Venere
Medicea
è solo uno
dei capolavori
dell'arte classica
e rinascimentale
che Napoleone
ha strappato
all'Italia
conosciute come
il più grande
spostamento
d'opere d'arte
della storia
le spogliazioni
napoleoniche
provocano anche
la dispersione
e la distruzione
di molti pezzi
d'arte
è una tragedia
che ha lasciato
nell'orgoglio
degli artisti italiani
una ferita
che sembrava
insanabile
Canova
è quello
che viene mandato
da Papa Pio VII
a Parigi
a convincere
il nuovo sovrano
Luigi XVIII
a restituire
quello che Napoleone
aveva portato via
dall'Italia
ci sono capolavori
che devono tornare
al loro posto
perché sono nati
solo ed esclusivamente
per essere collocati
in quel luogo
e allora
il Laoconte
deve tornare a Roma
e allora
Raffaello
deve tornare a Roma
e allora
i cavalli di San Marco
devono tornare a Venezia
era stato portato via
tutto
e Canova
è quello
che restituisce le cose
citiamo molto spesso
Napoleone
come quello
che realizza
questo furto immenso
ma non ricordiamo mai
che è stato Canova
l'eroe
che ha riportato in Italia
questi capolavori
all'ombra dei cipressi
e dentro l'urne
confortate di pianto
è forse il sonno
della morte
non duro
qualfia ristoro
a di perduti
un sasso
che distingua le mie
dalle infinite
ossa
che in terra
e in mar
semina morte
ma il mortale
non vive
e forse
anche su terra
quando
gli sarà muta
l'armonia del giorno
se può destarla
con suavi cure
nella mente
dei suoi
celeste
è questa
corrispondenza
ad amorosi sensi
celeste dote
è negli umani
contemporaneo a Canova
Foscolo
nei sepolcri
scrive
del bisogno
dell'uomo
di lasciare
una testimonianza
del suo valore
consapevole
un giorno
di dover lasciare
questo mondo
Canova
in quanto artista
e interprete
del proprio tempo
è chiamato
a confrontarsi
con la morte
e con il desiderio
dell'uomo
di essere ricordato
lo scultore
rimane particolarmente
scosso
dalla morte
di Papa Pio VI
Canova
è ancora a Roma
quando nel 1798
le truppe francesi
danno inizio
all'occupazione
della città
il pontefice
viene trascinato
a forza
fuori dalle mura
costretto all'esilio
deve spostarsi
continuamente
finché
prostrato
giunge in Francia
dove si ammala
gravemente
e nel 1799
muore
è sepolto
l'anno successivo
come un comune
cittadino
in un cimitero
civico
Canova
gli dedica
un cenotafio
per rendere
giustizia
alla memoria
di questo Papa
morto in terra
straniera
il cui corpo
è rimasto
insepulto
così a lungo
per Papa Clemente
XIV invece
Canova
realizza
un sepolcro
che ne metta
in luce
la tenacia
e la predisposizione
per il potere
produrrà
una cosa
assolutamente nuova
è una tomba
vivente
perché
sulla sommità
di questa rappresentazione
viene collocato
il Papa
che con il suo braccio
teso
è capace
di dominare
assolutamente
il mondo
ricordiamo che
Papa Ganganelli
è stato il Papa
che ha soppresso
l'ordine religioso
dei gesuiti
perché era diventato
più forte
e più potente
perfino
della curia pontificia
e questa forza
viene impressa
da Canova
nell'immagine
del Papa
collocato
sul suo sarcofago
con questo braccio
assolutamente
pronunciato
che dà
l'idea
della forza
di questo
sovrano
della chiesa
nel 1803
la contessa
Louise Stolberg
commissiona a Canova
il monumento
funebre
in ricordo
del suo compagno
il drammaturgo
Vittorio Alfieri
Piemontese
aveva scelto
come seconda patria
Firenze
e il monumento
completato
nel 1810
viene collocato
proprio
nella chiesa
di Santa Croce
insieme ad altri
italiani illustri
quali Galileo
e Michelangelo
figura dominante
dell'opera
è una donna
allegoria
dell'Italia
dolente
per la perdita
di uno dei suoi
più stimati figli
Stendhal
alla vista
della tomba
scrive
da Firenze
finché esisterà Canova
si potrà
comprare
l'immortalità
lo scrittore
francese
che ammira
molto Canova
commenta
un altro
monumento
funebre
dello scultore
come
la prima
delle tombe
esistenti
il sepolcro
a Maria Cristina
d'Austria
l'opera
viene commissionata
a Canova
dal marito
della donna
Alberto
di Sassonia
il principe
vuole rendere
omaggio
al ricordo
della moglie
e alle caratteristiche
che ne fanno
la sua consorte
in vita
attraverso
un complesso
di personaggi
allegorici
ideato
da lui stesso
apre il triste
corteo
una donna
che incede
il capo
chino
sull'urna
delle ceneri
della defunta
personificazione
della virtù
la seguono
una bambina
e un'altra donna
la beneficenza
che accompagna
un vecchio
Canova
rappresenta
così
l'età
della vita
sulla destra
un leone
rappresenta
la fortezza
appoggiato
a lui
c'è un genio
alato
allegoria
del sonno
Canova
utilizza
la piramide
per rappresentare
il mondo
dei defunti
in continuità
con i personaggi
che vi si addentrano
appartenenti
al mondo
dei vivi
porte
apparecchi
e riposato
albergo
ove una volta
la fortuna
cessi
dalle vendette
e la mistà
raccolga
non di tesori
eredità
ma caldi
sensi
e di liberal
carme
l'esempio
Canova
dedica
la sua
ultima opera
a Pussagno
come estremo
lascito
al mondo
e alla terra
natale
un tempio
che unisce
in sé
le caratteristiche
dei grandi
edifici
classici
dal pantheon
Canova
muore il 12 ottobre
1822
a Venezia
il tempio
viene terminato
dieci anni
dopo
è qui
che le sue spoglie
hanno trovato
sepoltura
è qui
che si trova
il cuore
dell'eredità
di Canova
a Pussagno
anime
custodite
nei gessi
che è un uomo
appazientemente
modellato
e lavorato
in cerca
di quella bellezza
capace
di innalzare
gli uomini
oltre i confini
di ciò
che è terreno
di diventare
un'arma
per affrontare
il presente
e i suoi momenti
oscuri
una bellezza
che ha raggiunto
e ancora
incanta
il mondo
intero
tu forma
silenziosa
come l'eternità
tormenti
e spezzi
la nostra ragione
quando l'età
avrà devastato
questa generazione
ancora
tu ci sarai
eterna
tra nuovi dolori
non più nostri
amica
all'uomo
cui dirai
la bellezza
è verità
la verità
bellezza
questo è tutto
ciò che sapete
al mondo
e tutto ciò
che basta sapere
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