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La mia è stata una vita avventurosa, una vita che ha
segnato la storia.
Il fato mi ha tracciato la via ed io, come Giulio Cesare, l'ho seguita.
Io, condottiero di un grande impero, voglio raccontare alla storia
dei miei amori, delle donne perfide.
e meravigliose creature, complici della grandezza e del mio oblio.
Generale, è un grande onore che abbiate scelto me per aprire il vostro cuore.
Spero di essere all'altezza di questo alto compito.
Vi ho scelto perché siete una donna e sono certo che la vostra penna
sarà una mia sensibile ed abile interprete.
Voi farete conoscere alla storia le verità che hanno fatalmente deciso
il mio destino. Ero ancora giovinetto quando lasciai la Corsica.
Fu una prostituta ad iniziarmi all'amore, a Parigi, in un misero
alberghetto.
E poi, finita la scuola militare, mi stabilì per un breve periodo a
Marsiglia.
Fu esattamente lì che incontrai una donna alquanto bizzarra che si rivelò
una focosa amante ed un'abile stratega militare.
Caro Napoleone, non siete un nemico temibile. Dovete spostare la vostra
fanteria esattamente da questa parte, così.
No.
Perché no? Mi accade meglio fare come dico io. Un soldato qui, un altro qui.
Il generale ed un soldato qui davanti e la strategia giusta è così.
Dovete spostare la fanteria ed armarvi con le vostre baionette.
Venite qui, vi mostro come fare. Arrivo, eccomi, non impietarti.
Sicuramente il nemico attaccherà da questa e da quest'altra zona. E quindi
voi dovrete appostarvi qui, qui e qui con la cavalleria.
Ma è un argomento serio il mio. Sì, sì, continua, ti ascolto. È chiaro? Quindi
quando loro attaccheranno venendo da questa zona, voi la cercherete e potrete
vincere la vostra...
La battaglia, è chiaro. Ehi, state fermo. Va bene, ho capito tutto.
Dunque, il nemico stretto da ogni parte dovrà rinunciare al suo piano e lasciare
il campo. Sì, eccellente. Il territorio sarà conquistato da voi, mio caro
Napoleone. Sei un'eccellente stratega militare. Che donna meravigliosa.
E adesso fai attenzione al mio piano. La cavalleria
avanza tra le montagne.
Sì, la cavalleria.
Sì, avanza di nascosto.
Essa si dirige fin sulla cima.
Ed è pronta da salire il nemico.
Ecco la fanteria che avanza dall'altra montagna così.
Che montagne bellissime.
Continuate. Il nemico si ritira spiazzato.
Sì, sì, bravo, bravo, bravissimo. Vuoi sapere dove piazzerò un altro gruppo di
soldati? Sì, sì, ditemi, dove?
Ascolta attentamente, sono un genio. Ecco i soldati.
Sono pronti a sfoderare le baionette.
E poi che cosa accade? Che cosa accade? Accade di tutto. Il territorio è tutto
mio. Sì.
E poi? E poi?
Ah, non ho finito. C'è dell'altro.
Sì, ascolta, altri soldati si nascondono tra i cespugli.
Che bei cespugli, fulghi e morbidi, meravigliosi. Ma io devo controllare la
situazione con il mio cannocchiale. Napoleone.
Napoleone.
Controllate, questo è il vostro territorio. È un incantevole territorio
da conquistare.
Sto per sfoderare la mia baionetta.
La mia artiglieria affronterà questa prova.
Sono pronta.
sto preparando il mio cannone adesso
sono pronto ad attaccare sto per sfoderare la mia
sciabola attenzione ecco che arrivo salto sul mio cavallo
Eccola mia marionetta!
No.
Grazie.
Sì, conquisterò tutto il territorio, tutto.
Sì.
Sfondate il fronte.
Un grandissimo stratega.
Sì.
Sì. Sì.
Sì.
Sì. Sì.
Sì.
Sì.
Sì.
Sì, sì.
Grazie.
Carlotta era un'amante straordinaria.
Travestita da uomo, la portai con me al fronte.
Alla fine di ogni battaglia mi rifugiavo tra le sue braccia.
Questa donna mi fu preziosa non solo come amante, ma anche come stratega
militare.
Fu grazie ai suoi consigli che vinsi la mia battaglia più importante.
Tolone.
Ma ormai il mio destino era segnato.
Parigi era in fermento. La rivoluzione aveva creato scompiglio. Le mie campagne
vittoriose mi fecero diventare l'uomo del momento.
E fu così che attraverso Barras colombi Giuseppina.
Durante l'ultima battaglia, ad un certo punto, ero circondato da moltissimi
nemici.
Ma... Non mi sono dato per vinto. In sella al mio cavallo ho lottato.
Uccidendone prima uno al mio fianco, poi un altro davanti, sono riuscito a
difendermi con onore.
I miei nemici non sapevano più quale tattica attuare. Il mio cavallo
scalciava impazzito e fiumi di sangue scorrevano.
I miei uomini erano tutti feriti o morti. Ero rimasto solo io a combattere.
Li ho colpiti con il cannone, con le baionette. Ho combattuto.
Abbiamo vinto la battaglia Siamo usciti vittoriosi I miei complimenti Oh,
bravo, bravo, bravissimo Che grande uomo Si, un uomo impavido Un valoroso
combattente Generale Barras, avrete anche voi delle storie da raccontare Ah,
certamente Venite con me, vi prego Vi racconterò quello che desiderate Con
vero piacere
Caro generale, so che voi siete un uomo altrettanto combattivo e coraggioso.
Beh, così dicono.
Il nemico non mi ha mai spaventato.
Il vostro amico Napoleone avrà un avvenire. Diventerà sicuramente un uomo
famoso e potente.
Sì, ma per fare carriera avrebbe bisogno di un piccolo aiuto.
Giuseppina, vi vedo triste.
Il vostro amante vi ha forse tradita?
Vi sbagliate, Napoleone. Io sono libera e assetata d'amore. Non ho nessun
amante.
Una donna incantevole come voi non può non essere amata. Ora capisco perché
tanta tristezza.
Sarò ben felice di aiutare il vostro amico.
Lo farete davvero. Ve lo prometto.
Non so come ringraziarvi, ma so come mettermi a vostra disposizione.
Oh mio generale.
Che mani forti.
Ma a Napoleone? Non vi preoccupate, pensiamo a noi. Siete sicure?
Sì.
Gradite qualcosa da bere, Giuseppina? Molto volentieri. Un cognac francese.
Della migliore annata.
Facciamo un brindisi al nostro incontro. E dalla donna più bella... che io abbia
incontrato. Voi mi lo zingate.
Grazie, alla salute.
Un po' di cognac è quello che ci vuole, mia cara.
Ed ora brindiamo.
Giuseppina, alla vostra bellezza.
Non esisto più.
Per il momento mi fino a stare lì.
Ardua emozione.
La vostra amica non ha perso tempo. In amore in battaglia non è mai tempo
perso. Venite più vicino.
Ecco, così.
Quindi volete conoscermi meglio?
È così.
Anch'io desidero.
Conoscervi meglio, incantevole, dolcissima creatura. Voglio conoscere
tutto di voi, come siete belli.
Che lingua ardente.
Oh, Giuseppina.
Oh, Sire.
Sono tutta ridotta.
Mi sembrava con la lingua, sì.
Com'è dura.
che potenza fantastica
Grazie.
E così.
Forte, sì, forte.
Ancora.
E così ancora. Forte.
Sì. Mi piace così.
Sì.
Ah, sì.
Ah, che passione.
Così ancora?
Grazie.
Grazie.
Giuseppina diventò mia moglie.
Le donne vi hanno dunque aiutato nella carriera?
Era un momento molto importante per me.
Si giocava il mio destino.
Fui mandato a comandare l'armata d'Egitto.
E fu lì che conobbi Madame Four, da me chiamata Belinotte.
E questa...
Cleopatra francese mi fu molto utile.
Conosceva l'arabo e aveva imparato l'arte della danza del ventre.
Insieme ad una sua amica, Berinoth si introdusse nella tenda del comando
militare dei Mamelucchi e riuscì a rubare la mappa che mi fece vincere la
battaglia di Elgiza.
Salpammo da Tolone con 400 navi e 2000 pezzi d'artiglieria.
Con le piramidi per vase volevo unire l'est all'ovest.
La vittoria in Egitto era necessaria, un passo avanti per portare l'ordine e la
pace in Europa.
Il viaggio fu molto lungo e faticoso. I soldati erano stremati, ma continuavano
a marciare sotto il mio comando.
Volevo fare della Francia un impero fastoso come quello dei Cesari.
Quando arrivammo rimanemmo folgorati dallo splendore di quell'antica civiltà.
Grande merito per la vittoria.
Lo dovevo comunque alla coraggiosa Belinotte.
Che stupenda, si dice molto.
Danzalo bene.
Eh già.
Sì, puoi toccarla, Sari.
Certo, certo che puoi. Sono qui per noi.
Guarda così.
Guarda. Vieni qua.
Vieni.
Ecco, vieni qua.
Avvicini.
Vabbè...
No!
Sì, mi raccomando.
Grazie.
No.
Cosa c
'è?
Grazie.
Grazie.
No.
Grazie.
Grazie.
Oh!
Ah!
Oh!
Oh!
Grazie.
Grazie.
Attenzione, fai piano.
Ero diventato primo console.
Le mie battaglie erano tutte vittoriose.
Ma la mia ambizione non trovava pace.
Fu decisiva mia moglie.
Appena lui le toccò i seni, ella ebbe un sussulto di piacere.
Il suo giovane corpo non aveva ancora conosciuto le gioie del sesso. Le mani
dell'uomo erano invece esperte e sapevano come apprezzarla.
Ella non riusciva a resistergli.
Poi lui iniziò a baciarla con passione.
La giovane ragazza si abbandonò completamente al godimento e al piacere.
Allargò timidamente le gambe. Era così invitante. A quella vista... L'uomo
affondò sempre di più il viso sul sesso aperto della giovane donna, succhiandolo
con ardore.
Chi sarà?
Avanti! Devo smettere?
Sì.
Signora, è arrivata una lettera di vostro marito.
Ah, grazie.
C'è anche il generale Fouché.
Fatelo entrare.
Generale? Lo avete invitato? Sì.
Voi sapete perché vi ho invitato. Temo di non poter far nulla per vostro
marito. La Costituzione prevede un governo affidato ad un imperatore.
La Costituzione si può cambiare. Voi avete molta influenza sul direttorio.
Dovrei chiedere dei favori. Sì, ma potrete sempre godere dei miei, caro
Fusci.
Posso fare qualcosa, ma dovrò essere molto prudente.
Mettiamo il caro Fusci a spazio. Signora, cosa stai facendo?
Francine, leggi la lettera di mio marito.
Mia adorata, dolce e incomparabile amata, non vedo l'ora di riabbracciarti.
Le vittorie in queste lande ostili non mi ripagano della perdita della tua
vicinanza, del tuo caldo seno da baciare, del tuo sesso, dove nel mare
del tuo godimento è dolce affogare.
Mi manchi molto.
Il dolce ricordo della tua volutà inebria i miei sensi in queste terre
lontane. Ho voglia di prendere tutto il tuo corpo, specialmente le tue naviche,
sempre pronte ad accogliere l'elsa dell'amore.
Presto sarò da te.
Sento già il tuo odore.
Preparati ad abbracciarmi.
Non ti lavare. Fa sì che il profumo e l'umore della tua carne siano da guida
alla mia bramosia. Ma, signora, sono un po' inimbarazzata.
Ho tanta voglia di baciarti.
di prenderti in ogni momento della giornata.
Spero che anche tu bruci dal desiderio di amarmi. Quando giungerà il momento
del nostro incontro, i nostri corpi si uniranno all'unisono, bruceranno insieme
nel fuoco della passione.
Desidero sentire le tue labbra umide affondare sul mio sesso e farti bere
fino all'ultima goccia del mio godimento.
Desidero i tuoi caldi baci sulle mie labbra.
Il tuo adorato Napoleone.
Sì.
Vi piacerà molto.
Sì.
Sì. Sì, scocciatevi.
Sedetevi.
Scocciatevi. I meandri imperiali.
Sì.
Ciao!
Grazie.
No.
Grazie.
La mia carriera era in fulgida ascesa.
L'epilogo fu la mia incoronazione ad imperatore.
La vita di corte era piacevole.
Le donne...
Erano tutte impazienti di dividere il mio letto.
Raccontatemi qualcosa di Maria Luisa d'Austria.
Ah, Maria Luisa.
Il matrimonio con Maria Luisa fu un fatto politico.
Volevo l'Austria come alleata.
Ed ero talmente ansioso di conoscerla che mi recai ad incontrarla in una
locanda dove sapevo che lei si sarebbe fermata.
E quando vidi quella rubiconda e sorridente ragazza con un culo e due
tette molto belle, ero talmente eccitato che la presi nella stalla.
Maria Luisa era una creatura meravigliosa, bella ed affascinante. Mi
faceva impazzire un piacere. Le codiai Giuseppina per lei.
Alzati, scioltrone.
Questo tavolo è per Maria Luisa Arciduchessa d'Austria.
Ed io sono Napoleone, idiota!
Andate, portate qui Maria Luisa.
Agli ordini.
Subito!
Che soldati!
Maria Luisa, finalmente!
Napoleone, cosa ci fate qui?
Sono venuto qui per incontrarvi.
Sapevo che vi sareste fermata in questa locanda.
Dovevo vedervi assolutamente. Non capisco. Perdonate il modo di fare, ma
non resistevo più. Dovevo conoscervi.
Potevamo conoscerci in un altro luogo. Perdonatemi, Maria Luisa. Sarebbe stato
opportuno presentarci ufficialmente.
Lo so, ma sarebbe passato troppo tempo. Non potevo resistere.
Controllatevi, Napoleone. Ci sono i soldati. Venite. Ma cosa... cosa fate?
Voi due fate la guardia. Fuori!
Ma Napoleone, calmate il vostro ardore.
Vi prego.
Che cosa fate?
Calmatevi, vi prego.
Napoleone.
Voi mi confondete. Siete bellissimo.
Bellissimo.
Che ben segnate.
O sei così brava?
Continuate.
Sì, bella.
Grazie.
Restammo alla locanda per due giorni, facendo l'amore sempre.
Ogni posto era buono.
Mi piaceva quella sua allegria contadina. La presi nella stalla, nelle
camere della locanda, nelle cantine, fuori nel prato.
Maria Luisa diventò la mia seconda moglie.
Ma...
Vi prego, non fermate, vi raccontate. Voglio sapere tutto di voi.
Vi racconterò, mia cara.
Dopo tanti trionfi, ci fu la disastrosa campagna di Russia.
E purtroppo fu l'inizio della mia rovina.
E la fine... La fine fu la battaglia di Waterloo.
Io penso che la truppa...
Devo scendere da questa zona qui, costeggiando il fiume.
E tutta l'affanteria dovrà postarsi sulla montagna, preparando i cannoni
sulla cima di essa.
Il nemico arriverà da questa parte.
E così la battaglia avrà luogo in quel punto. Ma, signore generale, bisogna
tener conto che i cavalli sono stanchi. Dovremmo combattere corpo a corpo.
D'altronde hanno galopato molto. E allora prendiamo altri uomini, altri
cavalli, organizziamoci.
Non vuole arruolarsi più nessuno.
Mart! Mart!
Cosa dobbiamo fare, secondo voi?
Io proporrei il seguente piano.
Farei arrivare la cavalleria da questa parte, qui.
Formeremo più falangi.
Alcune penetreranno nel loro schieramento.
E vinceremo la battaglia. Ma cosa dite? Vinceremo sicuramente. Non è un piano.
In questo modo perderemo ancora.
Qui c'è purtroppo il fiume. Dobbiamo evitare di spostare di lì la nostra
cavalleria. È l'unica soluzione.
Credo abbiate ragione.
Io dico che la miglior cosa sia preparare i nostri cannoni qui.
Dobbiamo assolutamente far arrivare altri cavalli.
Se permettete, signor generale, vorrei far presente che potremmo piazzare qui
la fanteria. Scusate, maestà. Cosa c'è? È arrivato il generale Cambron. Fatelo
entrare. Subito.
Io penso di piazzare la fanteria qui e la cavalleria invece da questa parte.
Buongiorno, generale. O al buon vento, amico.
Come state?
Oh, ma insomma, generale, che cosa vedo? Ancora qui a lavorare, sempre troppo
lavoro.
Ma domani sarà una grande giornata. C'è una grande battaglia da vincere.
C'è un problema con la strategia, non abbiamo soldati sufficienti a
disposizione. Ma voi dovete riposarvi. Qui c'è il vostro amico fidatissimo che
vi aiuterà.
Se volete potrei studiare io i piani, questa notte magari.
Ma questa battaglia è importante, siamo a Waterloo. Ma c'è il vostro generale.
Cabron, dovete fidarvi. Io baderò ai vostri interessi. Ragionerò con la
vostra testa. Sistemerò tutto io. Mi sono permesso di farvi un cadeau. Un
piccolo regalo al mio grande generale.
Un regalo per me?
Vi farà piacere.
Bene. Due donzelle.
Voi che ne dite, ufficiale?
Certo, è un bel regalo.
Fate entrare queste fanciulle. Oh, generale, un po' di distrazione vi farà
certamente bene.
Vado.
Vedrete che dopo vi sentirete molto meglio.
Forse ha ragione. Ma i nostri piani c'è da fidarsi. Ci penserà lui, è molto
bravo. Ricordate Austerlitz? È stato valoroso.
Ma sì, abbandoniamoci al piacere. Un po' di delizie non ci faranno male.
Ecco le donzelle, mio generale.
Prego.
Che cosa ne dite, generale?
Belle. Sono molto belle.
E voi che ne dite?
E beh, sono proprio belle.
Fatemi vedere qualcosa.
Eh?
Eh?
Belle, belle.
Quattro palle di cannone.
Care mia, andate lì in fondo.
Andate.
Magnifica e meravigliosa.
Bene.
Bene. Vai, amico mio, vai.
Pensate ai piani voi.
Vediamo un po' cosa fare qui.
Lavorerò tutta la notte, ma non sarò il solo a lavorare, purtroppo.
Grazie.
Caro generale, ci voleva proprio questo.
Che regalo che ci ha portato il nostro amico.
Abbiamo fatto bene di lasciarci un po', amico mio. Ci voleva e poi domani
vinceremo, combatteremo molto meglio.
E voi, generale, a che punto siete?
Tranquillo, generale, tranquillo.
Penserò io a tutto.
Voi divertitevi. Eh, sì, sì.
grazie
No.
Possiamo fare in questo modo.
Se non ci fossi io, penso sempre a tutto.
Maxi!
Maxi!
Maxi!
Maxi!
Maxi!
Maxi!
Maxi!
Maxi!
Sì. Sì.
Sì. Sì.
Sposto la cavalleria nord-est.
Ecco così.
No!
Grazie.
E una bella battaglia anche quella, eh, generale?
In quella battaglia fui sconfitto definitivamente dall'ese brussiano.
Fui mandato in esilio qui a Sant'Elema, in questa isoletta in mezzo alla zona
atlantica.
Quella notte d'amore mi fu fatale.
Durante la notte, centinaia di prostitute mandate dal nemico entrarono
nelle tende del mio esercito.
Il giorno dopo, le perdite furono ingenti.
Waterloo fu la mia più grande disfatta. E così le donne, che erano state
importanti nella mia vita militare, decisero la fine della mia carriera di
imperatore.
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