All language subtitles for I promessi Sposi - 1989 - 1x01 - webrip ita

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian
br Breton
bg Bulgarian
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified)
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian
cs Czech
da Danish
nl Dutch
en English Download
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German
el Greek
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian
ja Japanese
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal)
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish
es-419 Spanish (Latin American)
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno tra due catene non

interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del

rientrare di quelli, viene quasi a un tratto a ristringersi e a prender corso

e figura di fiume, chiuso all'estremità, o piuttosto smarrito, in un'andirivieni

di monti.

L'uno detto di San Martino, l'altro con voce lombarda, il resegone.

Dall'alture alla riva, da un poggio all'altro, correvano strade e stradette.

Per una di queste stradicciole tornava Belbello verso casa sulla sera Don

Abbondio, curato d'una di quelle terre.

Diceva tranquillamente il suo uffizio e talvolta...

Tra un salmo e l'altro chiudeva il breviario dietro la schiena, tenendo

dentro l'indice della mano per segno.

aiuto aiuto aiuto aiuto aiuto aiuto

aiuto

Oddio! Hanno tentato di violentarci! Somma, donna mia!

Don Abbondio, grazie al cielo! Ma mie care anime, quante volte ve l'ho detto e

ho continuato a dirvelo! Ma non credete, signor curato, che questa violenza debba

finire?

Ma mandare nei campi le donne da sole è rischioso!

Praticamente una provocazione! E poi venite a piangere da me! Voi che dite,

signor curato? Cosa bisogna fare?

Voi che fate?

E che dovrei fare?

Che volete da me?

Credete forse che faccia miracoli? Io sono un uomo di chiesa. Io posso pensare

alle vostre anime, non ai problemi materiali.

E rammentate, cari figlioli.

Soltanto chi bata le cose sue non farà mai brutti incontri.

Rammentate, non dimenticatelo.

Lucia! Tutto bene, no? Sì, Lucia, tutto bene. Lucia!

Lo sai che Fermino è caduto nel fiume? Sì, lo sapevo!

Sei sempre più bella. Siete molto buono, Don Attilio.

Guarda, senti questa, Rodrigo.

Com'è morbida e delicata.

Come la carezza di una donna.

Che cosa potrà diventare poi?

Un corpetto o una bella veste?

E poi chi vestirà? Una vecchia o una bella ragazza? Tu che cosa dici?

Io non ne ho idea.

Sono domande sciocche, caro cugino Attilio. Fa come me, ammira e apprezza

il silenzio.

Non dimenticare.

Ti ho parlato del mio amore, cara Lucia.

Dovete impedirgli di entrare.

Perché non sbarrate la porta?

Sono giovani.

Vogliono solo scherzare.

Tu devi stare quieto e pensare al tuo lavoro.

Eh, quell'uomo... Che volete dire, padrone?

Quell'uomo è molto potente, può fare del male.

Lo so.

Fra Cristoforo. Per voi, Fra Cristoforo.

Che Dio vi benedica, signora.

Andiamo.

Lo becchiamo?

Hai fatto molto bene, Lucia, a non parlarne.

Tua madre si sarebbe spaventata.

E Renzo è una testa calda davvero.

Si metterebbe subito nei guai.

Che devo fare, padre?

Quell'uomo è il diavolo.

Dovunque vado me lo trovo davanti, dappertutto. E mi segue, mi parla, mi

importuna.

È un uomo troppo sequiato e riverito da tutti.

Capace di soddisfare solo i suoi capricci.

È ciò che nella vita più privilegia la prepotenza.

Abbi pietà di lui.

Io invece ne ho tanta paura. Non hai niente da temere.

Stai inchiuso in casa.

Non vedendoti è facile che ti dimentichi.

Sono già pronte le carte del tuo matrimonio?

Sì, ci sposeremo tra un mese, padre.

Dì a Renzo che vuoi anticipare le nozze.

Perché dovrei farlo io?

Che cosa penserà di me?

Ma tu sei una ragazza sveglia, Lucia.

E saprai trovare di certo una scusa che non ti faccia passare da sfacciata.

Fatti coraggio e non dimenticare.

Nulla potrà mai offenderti o farti del male.

Quando si è vicino a Dio, si ha la salvezza.

Lucia!

Lucia!

Renzo!

Renzo, come mai sei qui tu? Aspettavo mia madre.

Non volevo che la camminata la stancasse, capisci?

Renzo, non farlo. Non fare cosa?

Siamo fidanzati, no? Stiamo quasi per sposarci.

Ah, Lucia, se tu vedessi la nostra casa. Ho finito di imbiancarla oggi, sai?

È come nuova, più grande, ed è come fatta adesso.

I mobili li ho raschiati e li ho passati a cera. Bellissimi, sembrano nuovi anche

loro. Tu spendi troppi soldi. Ma che?

Ho tutta la vita per guadagnare soldi. Voglio un matrimonio che tutti quanti

devono ricordare.

È proprio di questo che ti volevo parlare.

Alla Filanda ci è arrivato un lavoro molto grande.

Non ti so dire quante matasse di seta devono essere pronte prima di Natale.

Così avrò molto da fare.

Lucia, non starai pensando di rimandare il matrimonio, vero? No, Renzo, no. Io

vorrei anticiparlo, invece.

Quando?

Ah, no, voglio pensare a tutto io.

Ah, Lucia, io andrò da Don Abbondio, non cambia niente per lui. Sì, sì, dobbiamo

sposare al più presto con tutto il lavoro che dovrai fare.

Ma quando?

È lo sposo che deve decidere.

Grazie.

Padre. Eccolo. Signor curato.

Eh?

Sì? Sì?

Dite a me? Sì? Che comanda? Lei ha intenzione... Lei ha intenzione di

maritare domani?

Renzo Tramaglino e Lucia Mondella.

Ecco, io... Io penso... Loro signori sono uomini di mondo.

Sanno bene come vanno queste faccende.

E un povero prete di parrocchia non c'entra niente. I parrocchiani combinano

pasticce e poi vengono da noi, così come potrebbero andare ad un banco a

riscuotere denaro. Noi siamo al servizio della gente, nient'altro. Orbene, questo

matrimonio non sa da fare.

Né domani, né mai.

Signori, si degnino di mettersi nei miei panni? Se dipendesse da me, vedranno

bene che non me ne viene niente in tasca. Troppe chiacchiere.

Ne vogliamo saperne di più.

Uomo avvertito, lei ci intende. Ma loro, signori, sono troppo ragionevoli. Loro

sono troppo giusti per non capire.

Il povero curato ha i suoi obblighi. Ma perché?

È inutile, signor curato. Il matrimonio non si farà. O chi lo farà non avrà

tempo di pentirsi. No, no, il signor curato è molto avveduto.

È un uomo che sa il vivere del mondo.

E noi siamo galantuomini, che non vogliamo fargli del male.

Purché lui però usi giudizio.

Signor curato, l'illustrissimo signor Don Rodrigo, nostro padrone, la

reverisce caramente.

Don Rodrigo.

Se i loro signori sapessero suggerirmi qualcosa... Noi? Suggerire qualcosa a

noi a lei che conosce il latino? A lei tocca.

E soprattutto, non si lascia uscire parola su quest'avviso che l'abbiamo

dato per suo bene, signor curato.

Altrimenti, sarebbe lo stesso che fare quel tal matrimonio.

Buona fortuna, reverendo.

E ora?

E ora dove vado io?

Devo andare a casa, a casa, al sicuro, a casa!

E adesso, che faccio io? Per amore del cielo, oh mio Dio! E

buonasera! Buonasera, Carabondio! Sì, sì, buonasera! Buonasera, Carabondio!

E piano, come ti metti?

E come fa un povero curato? Come fa?

Perpetua!

Perpetua! Buonasera, don Abbondio. Quando si ha a tuffare con certi

signori, cosa mi doveva succedere?

Perpetua!

Proprio a me.

Dio mio!

E rivelisco.

Perpetua!

A casa, a casa, a casa.

Ecco, Dio sia notato.

Perpetua, eccomi, perpetua. Don Abbondio, misericordia, ma che cos'ha,

signor padrone?

Che mai è successo?

Niente, niente, niente di niente. Ma come niente?

Niente. E lei si aspetta forse che le creda, così spaventato com'è?

Oh, per l'amor del cielo, quando io dico niente, o è niente, o è cosa altrimenti

che non posso dire per niente.

Oh, domanda! Sì, don Abbondio, don Abbondio, le credo.

Datemi un bicchiere del mio vino.

Datemelo, che mi fa bene.

Non vorrà dirmi che non le è capitato niente, vero? E datemelo, il mio vino.

Vuole forse costringermi a domandare di qua e di là cos'è mai accaduto il mio

padrone?

Non domandate niente.

Non fate pettegolezzi, non fate schiamazzi.

È una questione.

Di vita o di morte.

Di vita o di morte? Di vita o di morte, sì!

Lei sa molto bene che ogni volta che mi ha detto qualcosa sinceramente di

confidenza, io non l'ho mai detto.

Sì, sembra vero.

Come quella volta quando... Per carità, io non vi dirò niente per Peduan.

Niente, mai!

Ma perché non glielo diciamo a Renzo?

Dio mi liberi! Anche Renzo è una testa.

È buono un agnello, ma se nessuno lo tocca... Ma se uno vuol contraddirgli,

allora beh, e poi è così, così perduto dietro a quella Lucia.

È così, è così, è così, ragazzacci senza cervello,

che per non sapere che fare si innamorano, vogliono maritarsi e non si

fanno carico dei travagli che mettono un povero gran tuomo.

Devo guadagnare tempo, povero me.

Perpetua!

Perpetua!

Perpetua!

Perpetua! L'avvento! L'avvento? Ma di che cosa parla? Fra pochi giorni l

'avvento comincia. E con l'avvento i matrimoni sono proibiti.

Se riesco, se riesco a tenere a bada quel Renzo per pochi giorni, allora sì

che avrei despiro.

Per due mesi, due mesi. Per me non è una buona azione.

Non create altre storie voi.

Renzo pensa solo all'amore per la sua Lucia e io penso alla mia pelle, ecco.

Oh,

andiamo. Don Abbondio.

Ah, faccio peccato forse. Don Abbondio, io per sollevarle l'animo ce l'avrei un

parere. Don Abbondio.

Don Abbondio!

Don Abbondio!

Don Abbondio cosa?

Avanti, dite!

Il mio parere, se volete saperlo, sarebbe che siccome dicono che il nostro

arcivescovo Federico è praticamente un santo uomo e che non ha paura di nessuno

e quando può far stare a dovere uno di questi prepotenti per sostenere un

povero curato di parrocchia è felice e contento! Io penserei e dico che se lei

scrivesse una bella lettera per informarlo di tutto quello che è

successo... Volete star sitta?

Ma che pareri sono codesti da dare a un povero uomo?

Se mi toccasse una schioppettata nella schiena, Dio liberi, forse l'arcipescovo

me la leverebbe.

E io devo morire perché quei due si vogliono maritare.

Ci siamo, Renzo.

Buongiorno, Renzo.

Salve.

Congratulazioni, Renzo.

Felicità alla sposa. Grazie, grazie.

Buongiorno, Renzo.

Buongiorno. Buongiorno, Renzo.

Grazie Renzo!

Grazie! Felicità alla sposa!

Posso entrare?

Don Abbondio?

Chi è?

Oh, Renzo!

Che cosa vuoi?

Volevo sapere a che ora le comoda di vederci in chiesa.

In chiesa?

Ma... Renzo, ma di che cosa stai parlando?

Ma Don Abbondio se l'ha dimenticato che si è fissato per oggi?

Come oggi?

Oggi? Abbi pazienza, ma oggi non posso.

Non può? Che cosa è nato? Perché?

E come perché?

Prima di tutto puoi anche vederlo da solo. Io non mi sento tanto bene.

Mi dispiace, perché da fare di così poco tempo e di così poca fatica.

E poi... E poi cosa?

Renzo, e poi c'è degli imbrogli.

Quali imbrogli ci può essere?

E dovresti essere un povero parroco anche tu per conoscere quanti impicci

nascono in queste materie e quanti conti si ha da rendere. Io sono troppo dolce

di cuore. Io penso solo a levar di mezzo gli ostacoli, a fare le cose bene, per

far piacere agli altri e così trascuro il mio dovere.

E poi mi toccano l'improvo e anche peggio.

Oh, per l'amor del cielo, don Abbondio, non mi tenga sospeso così sulla corda e

mi dica chiaro e netto cosa c'è che non va.

Ma tu sai quali e quante formalità ci vogliono per fare un matrimonio in

perfetta regola? Ma si è fatto tutto ciò che si doveva fare.

E tu hai idea di quanti siano gli impedimenti? Che vuole che ne sappia io

di impedimenti?

Renzo, ascoltami.

Gli impedimenti sono error, condizion, votum.

Cognazio, crimen. Lei si piglia il gioco di me. Cosa vuole che ne sappia io del

suo latinorum?

Per favore, la collera parte.

Siediti, siediti. Sta calmo, quieto.

Renzo, io sono qui per aiutarti.

Io sono pronto a fare tutte quelle cose che dipendono da me. Da parte mia io

vorrei vederti contento. Tu sai quanto io ti voglio bene.

Quando penso che tu stavi così bene e ti è saltato il grillo di maridarti.

Ma che discorsi sono questi?

Ma lo dico per dire, abbi pazienza.

Io dico che vorrei vederti contento, figliolo.

Insomma... Insomma, Renzo, che colpa ne ho io? Non l'ho fatta io la legge.

Ma perché lei mi ha detto che era tutto pronto? Ecco, vedi, tu mi rimproveri

perché io sono troppo dolce di cuore.

Ecco. Cosa vorrebbe che facessi?

Pazientare, abbi pazienza. Per qualche giorno.

Sì, ma per quanti giorni?

E quanti...

Pochi, pochi.

Due settimane, ecco.

Cercherò, vedrò di fare... Due settimane?

Abbiamo fatto quello che ha voluto.

Fissato il giorno, il giorno arriva e dobbiamo aspettare due settimane.

Renzo, non devi alterarti. Io non mi sento nemmeno bene, ho bisogno di

riposo. E due settimane... No, no, una sola.

Aspetterò una settimana.

Ma ricordi bene quando i sette giorni saranno passati.

Non mi basteranno più le chiacchiere!

Come sono sciocchi gli innamorati fuori di senno!

Non corre, aspettami!

Perpetua!

Perpetua!

Sentite!

Vi prego, dovete farmi un piacere.

Quel benedetto uomo del curato mi ha impastrocchiato certe ragioni che non ho

capito bene.

Spiegatemi meglio voi perché non vuole e non può maritarci oggi.

Ma Renzo, pensate che io sappia i segreti del padrone.

Perpetua, siamo amici.

Ditemi quello che sapete, io... Eh, caro mio Renzo, è brutto nascere poveri. È

vero, ma tocca forse ai preti dover trattare male i poveri. Statemi bene a

sentire. Io non posso dirvi proprio niente, perché io non so niente di

niente. Ma posso assicurarvi una sola cosa, che il mio padrone non ci ha

colpa. Allora chi è che ci ha colpa?

Ve l'ho detto, io non so niente di niente.

Comunque io difendo il mio povero padrone, perché lo si accuse di far

dispiacere a qualcuno.

Povero uomo, se lui sbaglia è solo per troppa bontà. E ci sono troppi uomini

prepotenti a questo mondo, furbi, cattivi e senza timore di Dio.

Chi è il prepotente? Cosa?

Cosa? Ma che novità è mai questa?

Don Abbondio, chi è quel prepotente che non vuole che sposi Lucia? Ma quale

Lucia?

Parlerà adesso, sa?

Tutti sanno i fatti miei tranne me. Voglio saperli anch'io, accidenti. Come

si chiama?

Renzo, Renzo, per amor del cielo.

Bada quel che fai, pensa alla tua anima. Penso che io lo voglio sapere subito.

Al momento.

Oh, misericordia.

Lo voglio sapere adesso.

Eh? Eh, voglio sapere.

Ma chi ti ha detto?

Parli subito, è chiaro.

Tu mi vuoi morto? Eh?

Io voglio sapere quello che ho ragione di sapere.

Renzo, Renzo, ma se parlo io sono morto, capisci?

Parli.

Sì.

Promettimi, prima...

Giuro di non parlare con nessuno, che non dirai mai... Le prometto che io

faccio uno sproposito se non mi dice subito il nome di quel prepotente, ora!

Sì, sì, sì.

Io te lo dirò.

È Don.

Don? Don è... Don?

È Don.

Don? È Don... Don Rodrigo.

Cane!

Ecco.

Vorrei che fosse toccato a te come è toccato a me, che non sento mai nulla in

questo affare.

Il vostro povero curato. Ma perché?

Perché? Lui mi vuole morto.

Loro decidono di sposarsi.

E io... e io sono morto.

Renzo! Aspettate! Non farete il matto, eh!

Buongiorno, Renzo!

Ma cosa avete, Renzi? C'è lo sposo!

C'è lo sposo! Zitta, zitta, Bettina!

Dov'è Lucia? È di sopra! La chiamo? Sì!

Mamma, mi state facendo male!

La sofferenza è il prezzo della bellezza!

Su, Lucia, voltati!

Oh, se non mi fate finire di pettinarla, Lucia non sarà mai pronta! Verrà anche

per voi il gran giorno, ragazze!

Spero anch'io di sposarmi presto!

Per oggi niente matrimonio. Dio sa quando potremo essere marito e moglie.

Cosa? Cosa vuoi dire?

Ma che succede?

Don Rodrigo!

Che?

Fino a questo punto?

Tu sapevi? Che cosa sapevi?

Non farmi parlare. Non mi far piangere. Lucia, che c'entra Don Rodrigo? Lucia!

Che cosa c'è che non va? Ma che è successo, Lucia?

Che c'è, Lucia? Si può sapere che cos'hai? Che cosa è accaduto?

Il matrimonio non si fa, perché il signor curato non sta bene.

Ma come può essere?

Fino a ieri stava benissimo.

Sì, ma ieri sera...

Lui

mi aspettava, mi seguiva, mi importunava sempre.

Come ti importunava?

Dove? Quando?

Ma perché non ce l'hai detto? Io l'ho detto, l'ho detto a Fra Cristoforo in

confessione. Questa qui è l'ultima bravata che fa, quel maledetto! Enzo, ti

prego.

Ascolta, tu hai un mestiere e io ho un buon lavoro.

Andiamocene via di qui, perché lui non senta più parlare di noi.

E poi, Lucia... Ma come ha potuto far

questo senza un segno da parte tua?

Lucia, dimmi che non gli hai mai dato alcun motivo, dimmelo.

Come puoi sospettare una cosa del genere, Renzo?

Così non ti riconosco più.

Lucia!

Ti prego, Lucia, perdonami. Io non so più quello che dico. È quel cane che ha

avvelenato la mia mente. Ti prego, perdonami.

Io sono fuori di me.

Per l'amor del cielo, Lucia.

Madre, sì, vi prego, dite qualcosa a voi.

Figlioli, statemi bene a sentire.

Purtroppo le matasse sono sempre ingarbugliate di più per la povera gente

come noi, perché non sappiamo trovarne il bandolo.

Ma alle volte succede che la parola di qualcuno che abbia studiato, non so, un

suo parere... Io so molto bene quel che voglio dire.

Voi dovete seguire il mio consiglio, Renzo.

Dovete andare subito all'ecco.

E cercare un certo avvocato. Lo chiamano Azzecca Garbugli. Ma voi non dovete

chiamarlo così.

È un soprannome.

Chiamatelo signor dottore.

Lucia, tu che ne pensi?

Sì, va.

Va e fa presto.

Poi delle cipolle e poi...

Non avete un misuratore?

Questa qui è bella.

Avrei bisogno anche di un salatino.

Padrone?

Padrone!

Padrone!

Padrone, questo giovane vuole vedervi. Ha portato quattro capponi.

Venite, venite.

Accomodatevi.

Accomodatevi. Ditemi il vostro caso.

Vorrei dirle una parola in confidenza, dottore.

Prego, raccontateli.

Ecco, io vorrei sapere da un uomo che ha studiato.

I fatti, per favore. Io voglio i fatti.

Mi perdoni, signore.

Noi poveri purtroppo non sappiamo parlare bene. Io vorrei sapere...

Ma perché invece siete tutti uguali?

Invece di venire qui a raccontare i fatti, no signore, venite a fare delle

domande perché avete già un vostro disegno nella testa. I fatti!

Mi deve scusare signor dottore, io vorrei sapere se amminacciare un povero

parroco perché non celebri un matrimonio già stabilito c'è una penale, se è

contro la legge?

Oh, adesso è chiaro, ho capito, è un caso molto serio.

Avete fatto molto bene a vedere da me. Ci sono fiori di grida che contemplano

questo caso, anche quelli dell'anno scorso, del nuovo governatore. Ma ve lo

faccio vedere, vedete, voglio farvi toccare con mano. Vedete qua, ecco,

adesso non si è scattato niente, non si è cazzato, si è chiamato per avere un

sacco di cose.

Non può essere sbagliato, deve essere chi per forza di questa... Eccola qua,

infatti. Sapete leggere?

Seguite che ho l'occhio. Milano, il 15 ottobre 1627.

Quelli dell'anno scorso.

Grida fresca. Sono quelli che fanno più pausa.

Sebbene per la grida pubblica, l'ordine del signor vice governatore Ferrara,

eccetera, eccetera, in merito ad oppressioni, concussioni e atti

tirannici, poi in faccia di un legato, su forse dai sudditi, dei voti, a sua

maestà, eccetera, eccetera...

le sopportate con la parere del senato e della giunta eccetera eccetera eccolo

qua esercitano concussioni ed opprimono i più deboli in vari modi eccetera

sentite che seguono o non seguono i voti eh si questo qui è il mio caso non è

finita non è finita Adesso trovo il seguito.

Eccolo qua.

Sì, siamo. Sentite, sentite. Sebbene altro, dove eravamo? Ecco qua. I preti,

sì che quel prete non faccia quel che è obbligato per il suo... Oh, bene!

Questa grida l'hanno fatta apposta per me. ...ed altre simili violenze,

eccetera, ordina e comanda che contro i contravventori si proceda, eccetera,

eccetera, appena pecuniaria e corporale e ancora relegazione di galera.

Fino alla morte.

Ah, sì, sì, molto giusto.

E sorride, questo po' qui.

Ad ogni modo avete fatto bene a venire qui disarmato. Dal momento però che vi

siete messi nelle mie mani, per favore, era inutile che mi truccaste o mi

travestissi da contadino, no?

Ma è la verità, dottore. Io non vado in giro armato. Io sono un povero

contadino, ho solo uno schermo.

Sentite, parliamoci chiaro. O avete fiducia in me, altrimenti non se ne fa

niente. Chi dice le bugie all'avvocato poi immancabilmente dirà la verità al

giudice. Andiamo all'avvocato, bisogna dire tutto, è chiaro.

Sarà poi a noi a progliare un po' le carte. Dovete dire tutto, a vincere da

quelli che vi hanno dato il mandato. E soprattutto se voi avete organizzato le

cose per conto vostro.

Guardate, con un pochettino di spesa io, se non avete offeso personaggi

importanti, io riuscirò a tirarvi fuori di qua. Perché se perci fare con le

grida, insomma, vi dico la verità.

Nessuno è innocente e nessuno è colpente.

Ah, dottore, ma che cosa ha capito?

Io non ho fatto alcuna minaccia. Sono io che ho subito il torto.

Io non ho mai fatto prepotenze, perché io... Ma come? Ma che cosa state

raccontando? Io vengo qui per ottenere giustizia.

Io sono molto contento di aver visto la grida. Sì, voglio dire, di aver visto

quella legge... Ma che razza di pasticcio avete combinato? Ma possibile

che non riusciate mai a dire le cose chiare una volta?

Mi scusi, signor dottore, ma lei non mi ha dato nemmeno il tempo.

Ma voglio raccontarle tutto quanto dal principio.

Ma qualità, pure da capo. Quei prepotenti di Don Rodrigo. Don Rodrigo!

Don Rodrigo?

Ma cosa venite a rompermi la testa? Ma certi discorsi fateli fra voi

ragazzotti, non venite a fare con della gente da bene che sa che cosa parlano le

parole. Andiamo fuori, andiamo, via!

Ma io, io le giuro... Ma non mi interessa niente il vostro impuramento.

Ascolta, io... Via, via, via, via, fuori!

Don Rodrigo!

Don Rodrigo!

Che gli venga un accidente! Mangiatevi i vostri carponi!

Che cosa avete combinato?

Lei non ci abbandonerà, vero, fra Cristoforo? Se io vi abbandonassi, come

potrei chiedere a Dio qualcosa per me stesso?

Oh, lei, padre, non è uno di quelli che danno sempre torto ai poveri come fa il

signor curato.

Né come quella gente che mi sono rivolto perché mi aiutassero.

Ma che amici!

Erano pronti a dare il sangue per me.

Mi hanno anche promesso che mi avrebbero sostenuto contro il diavolo.

Se avessi avuto un nemico avrebbe finito presto di mangiare pane.

Beh, li vedessi adesso come si tirano indietro.

Renzo, ma che pretendi di fare?

Vuoi forse difenderti dalla violenza con la violenza?

Tu andavi in cerca di amici che non ti avrebbero potuto aiutare.

Non sai che Dio è l'amico dei tribolati che confidano in Lui.

E anche quando ti avessero aiutato.

Quale terribile guadagno.

Ma padre, quel prepotente va castigato se c'è giustizia.

Vuoi forse coltivare la violenza? Dare spazio all'odio e alla vendetta?

Quella è la via della morte.

Lascia che sia Dio a punire e a far giustizia.

Chiedi a lui la forza di perdonare.

Quella è la via della vita.

Ascoltate figlioli.

andrò io a parlare a quell'uomo.

Se Dio gli tocca il cuore e dà alle mie parole la forza, allora bene.

Diversamente ci farà trovare lui un altro rimedio.

Largo fra Cristoforo, uomini!

Noi siamo amici del monastero, padre.

Io ci sono stato qui tutta una volta, quando fuori l'aria non era troppo buona

per me.

Se mi avessero tenuto la porta chiusa mi sarebbe andata male.

Tutti così questi franti cappuccini, sempre in giro a chiedere l'elemosina in

cambio di preghiere.

Buongiorno, padre.

Venga adelante, padre.

Nosotros non facciamo aspettare i frati Capuccio.

Il nostro padrone sarà felice di vederlo. Chissà cosa l'ha portato qui.

Il signor conte Don Rodrigo è a tavola con il conte Attilio e c'è anche il

signor Podestà con altri, vero, altri gentiluomini. Posso aspettare? No,

padre, se non l'annuncia subito.

Io passerò dei guai, capisci? La bandiera francese da questo momento non

servirà ad altro, padre. E tu levati di mezzo, per favore, in faccia, via, vai,

finisci. Cosa credi tu, che una donna la tratti così? Venga, padre. Ehi, padre,

che fa? Venga qui a sedere con noi.

Padre, c'è da mangiare da bere.

Venga, padre, venga.

Venga, venga, venga con me, venga, venga.

Ragazzi, ragazzi, venga di sopra con me, mi seguono, sono lei.

Sei il padre Cristoforo di Pescarenico?

Come vedete, padre.

Sara, qui c'è che per far del bene, se ne può far sempre ed ha per tutto del

bene, vero padre?

Ho ragione.

Le donne, le donne. Sì, è così.

Oh, padre Riverito, venga, non se ne vada.

Venga, revarendo padre, venga.

Io mi scuso con tutti per essere qui in un'ora inopportuna. Prego, da sedere per

il padre.

Vorrei parlarle da sola solo, Rodrigo, con suo comodo.

Per un affare d'importanza.

Va bene, parleremo.

Ma intanto si porti qualcosa da bere al padre.

Perdonatemi, ma di solito io non bevo. No, perbacco, non credo che lei mi farà

questo torto.

Un frate Cappuccino non lascerà mai questa casa senza aver gustato il mio

vino. Né un creditore senza aver assaggiato la legna dei miei boschi. Lei

mi intende, vero padre?

Quei cinghiali sono miei.

I miei battitori li hanno spovati e inseguiti.

E io li ho uccisi con la mia lancia. Sulle mie terre.

Per quello che ne so, questo è territorio libero. Signore, voi sapete

molto bene che da secoli la mia nobile famiglia viene a caccia su questo

territorio.

Qui qualsiasi cosa è nostra, di diritto.

Per consuetudine, forse.

Ma per quale ragione avvelenarci questa bellissima serata?

Cristoforo, vino per il gentiluomo.

No, grazie, non serve. Voi non somigliate per niente a vostro padre.

Era un uomo per bene e di grande animo.

La mia famiglia ha richiesto spesso i suoi servizi. Lo mandavamo a chiamare

tutte le volte che avevamo bisogno di stoffa per le livrei dei nostri servi.

Era un uomo onesto.

Un mercante compiacente.

E sapeva stare al suo posto.

Via! Via!

Alla vittoria!

A lunga vita Filippo IV di Spagna e il signore di Milano! A Filippo di Spagna!

E che questa guerra possa mettere in ginocchio Richelieu e la Francia.

E che il duca di Nevers possa essere cacciato da Mantova per sempre.

Permettetemi due parole, signori.

Io dico, proferisco e sentenzio che questo è il re di Spagna dei vini.

Io dico, dichiaro e definisco che i pranzi dell'illustrissimo signor Don

Rodrigo superano e vincono le cene di Elio Gabalo e che la carestia è per

sempre bandita da questo palazzo. La carestia non esiste.

Sono gli incettatori che nascondono il grano.

Noi siamo pieni di grano.

L'hanno murato, l'hanno nascosto e l'hanno sepolto, ma il grano c'è.

L'invenzione della carestia serve solo a far salire il prezzo della farina per

poterla vendere al doppio del suo valore a Venezia e a Ferrara.

Il signor Polestà ha ragione.

A Milano nel frattempo il popolo sta morendo di fame.

Dovremmo impiccarli tutti quanti.

Fornai e incettatori, senza alcuna pietà. Sì, ma dopo un regolare processo.

Processo? Ci vuole giustizia sommaria.

Prenderne 4 o 5 di loro, i più ricchi e i più cari, e impiccarli. E salterà

fuori grano da tutte le parti.

Si processano le persone rispettabili. I processi sono roba per gentiluomini.

Mercante, dovete farmi strada, dovete farmi passare.

Voi dovete farmi strada, la diritta è la mia. Con i vostri pari è un gentiluomo

ad avere sempre la diritta.

Se l'arroganza dei vostri pari fosse legge per i miei pari, quest'uomo va

gettato nel fargo.

È quello che staremo a vedere.

Avanti, presto!

A che serve essere armati?

Grazie.

Ehi, signor Lodovico.

Com'è successo? E quell'altro chi è? È stato ammazzato?

Era un prepotente che ha tentato di uccidere il povero Cristoforo. Allora l

'ha pagata per tutte.

Santa Maria, che sconquasso.

Il signor Lodovico butta sangue da tutte le parti.

Mio Dio, salvatelo.

Qualcuno lo salvi.

Portatelo nel convento, che lì non lo tocca nessuno.

Fate presto, prima che arrivino gli altri.

L'ha fatto per sua difesa. È un uomo da bene che ha freddato un prepotente.

Aprite! Aprite!

Padre, per carità aiutateci. Un uomo ferito chiede asilo. I suoi nemici

stanno venendo qui per ammazzarlo.

Presto, fratelli, dategli una mano.

Pogliatori di mezzo, lurdi villari!

Largo, fate largo!

C'è un altro uomo che sta morendo là fuori.

Chiudiamo il cuore.

Non mi sfuggirai, vile mercante!

La pagherai per questo tuo debito!

Sì, vigliacco, loro ti proteggeranno, ma non è finita!

Perché io sarò qui ad aspettarti! Non servirà niente nasconderti! Non ti

basterà la protezione di questi maledetti frati capuccini!

Un giorno... sarai costretta ad abbandonare il convento e mi troverai

qui a vendicare la morte di mio fratello, dovessi attendere tutto il

resto della mia vita!

Ci rammentalo!

Calmati, figliolo.

Il tuo nemico è morto in grazia di Dio.

Egli ha chiesto di essere perdonato e di portarti il suo perdono.

Che ne è del mio Cristoforo, di quel buon vecchio?

È morto prima che io arrivassi.

No, non devi avere paura. Nessuno può minacciarti qui. Sta tranquillo.

Non avete capito? È di Dio che ho paura.

Sei tu, figliolo, che non hai capito.

Guarda lassù.

È lui che soffre la vendetta di Dio.

Cristo fu punito per i nostri peccati.

Per darci la salvezza.

Padre, ditemi che devo fare.

Figliolo, fermati.

Solitario e in silenzio, fermati e pentiti.

La sua rabbia dura solo un momento.

La sua bontà dura per sempre.

Io ho assassinato vostro fratello.

Dio sa come vorrei versare il mio sangue, se fosse possibile

restituirvelo. Solo il rispetto che abbiamo verso il padre superiore ha

persuaso tutta quanta la mia famiglia, mio padre e me stesso a ricevervi.

Il mio crimine non merita tutta la vostra generosità. E se non fosse per la

fiducia che tutti quanti noi abbiamo per il reverendo padre, vostro superiore e

guardiano?

Noi penseremmo che la vostra decisione di indossare la tonaca che portate è

dovuta più alla paura della nostra vendetta che ad una vocazione sincera.

Tuttavia, noi riconosciamo che siete venuti umilmente a prostrarvi

davanti a noi, alla famiglia e ai nostri amici.

E l'aver rinunciato a tutti i privilegi e alle vostre grandi ricchezze per

vivere una vita di povertà, di stenti e di elemosine, è per tutti quanti noi una

punizione sufficiente e adeguata alla vostra offesa.

Questa vita di penitenza non potrà cancellare il mio crimine o liberarmi

dal rimorso. Mio... mio fratello.

Vostro fratello.

Vostro figlio.

Vostro padre.

Passato nella quiete dell'eterno silenzio, ucciso da queste mie mani, ha

fatto sì che il mio cuore cambiasse per sempre.

È Dio che mi ha colto in un monastero, mi ha dato il segno del suo volere.

Alzatevi.

Alzatevi!

Io rimarrò in ginocchio per sempre se non mi perdonerete.

Per voi stesso, per quest'abito che portate,

per il rispetto che dovete a voi stesso, vi prego,

non restate in ginocchio.

Il crimine, la vostra offesa, tutte

le cose del mondo avvengono per volere di Dio.

Devo partire per un lungo viaggio.

Datemi un pezzo di pane perché io posso dire di aver goduto della vostra carità

e ricevuto un segno del vostro perdono.

No, Fra Cristoforo.

Non è questo il momento né il luogo adatto.

Lei potrà parlarmi della mia coscienza soltanto quando verrò a confessarmi da

lei. Quanto poi, al mio onore, deve sapere che io e solo io ne sono il

custode.

E chiunque ardisca solo parlarme, io lo considero un

insolente.

Io sono venuto qui solo a suggerire un atto di giustizia.

Una sua parola può restituire a quei due giovani la propria tranquillità.

Ed è per suo potere, per sua coscienza e onore, per amor di Dio.

Non rifiuti un atto di giustizia così facile alla povera gente.

Non dimentichi, Dio ha sempre gli occhi sui poveri e ascolta il loro pianto di

dolore. No, padre.

Io ho un grande rispetto per l'abito che lei porta.

E una sola cosa potrebbe farmelo dimenticare.

Il fatto di vederlo indossare da un uomo.

che si introduce qui come una spia nella mia nobile casa.

Lei sa bene che io non sono una spia, che la ragione per cui sono qui non è

vile né spreggevole.

Lei deve ascoltarmi, Don Rodrigo, per non doversi pentire un giorno di non

averlo fatto.

Non avrà nessuna gloria da questo.

E quale gloria, Don Rodrigo?

Quale povera gloria davanti a me e a Dio?

Lei ha un grande potere sulla terra, ma... Quando avrò voglia di una predica,

padre, andrò a sentirla in chiesa, come fanno tutti gli altri.

Ma in casa mia?

Lei mi tratta da più di quel che sono.

Il predicatore in casa.

Non l'hanno che i principi.

Non sono venuto qui a predicare, ma a pregare invece per un innocente.

Io non so bene quel che voglia dire, padre.

Credo di aver capito che deve esserci una qualche fanciulla che le sta molto a

cuore.

Ma le sue confidenze le faccia ad altri.

E non si prende la libertà di infastidire più a lungo un gentiluomo.

È vero che la ragazza mi sta molto a cuore.

Ma lei mi sta a cuore nella stessa misura.

Perché le vostre anime mi premono più della mia vita, Don Rodrigo.

Io posso solo pregare per lei, ma posso farlo con tutto il mio cuore.

Non rifiuti, la prego.

Perché far vivere una ragazza innocente nel terrore quando una sua parola

risolverebbe tutto?

Ebbene, se lei crede che io possa fare molto per questa persona, e questa

persona è così ben voluta da lei,

Ebbene. Ebbene.

Ebbene le consigli di venire qui a metterci sotto la mia protezione.

Avrà qualsiasi cosa voglia avere e nessuno le farà più del male.

È una promessa che manterrò.

La sua protezione è una proposta indegna di un gentiluomo.

Lei ha passato ogni limite e non ho più paura di lei. Bada come parli, frate. Io

parlo come si parla a chi è abbandonato da Dio, un uomo che non fa paura a

nessuno.

Lucia. Guardi come pronuncio questo nome a testa alta. Come osa?

In questa casa?

La maledizione cadrà su questa casa.

Pensa che la giustizia di Dio risparmi quattro mura e tema i suoi sgherri?

Crede che Dio abbia fatto una creatura a sua immagine per darle il piacere di

tormentarla?

Che Dio sia forse incapace di difenderla?

Chi disprezza Dio verrà giudicato.

Lucia non deve temere.

E attento a lei.

Rammenti bene quel che dico.

Io le prometto che verrà il giorno in cui... No!

Aspetta, aspetta.

Senti.

Ancora senti.

Senti. Eh, ma non è possibile.

Su, portami fuori.

Rodrigo, che cosa mi dici di Lucia?

Hai perso la scommessa, devi pagare.

Abbiamo detto San Martino.

C'è ancora tempo.

Sarà meglio che paghi subito.

Passeranno tutti i santi del calendario prima che... Questo è ancora da vedersi.

Cugino, io so che tu vuoi fare il politico.

Ma io conosco tutta la storia.

Sono così sicuro di vincere la scommessa che sono pronto a farne un'altra,

Rodrigo.

Sentiamo. Quel padre, sì, come si chiama? Quel frate di cui non ricordo il

nome. Per cosa?

Scommetto quel che vuoi che hai riuscito a convertire.

Non dire sciocchezze, cugino.

Eh sì, per me quello ti ha convertito.

Lasciami dire che sono molto felice per te.

Sarà un bello spettacolo vederti tutto compunto con gli occhi bassi e

penitente.

Vieni qui tu.

Sta giù. E chissà che gloria per quel frate.

Sarà tornato in convento pieno di orgoglio.

Sei una bella preda per lui.

Ti porterà come esempio.

Se vuoi puoi raddoppiare la scommessa.

Sono pronto, cugino.

Griso!

Griso!

Ai vostri ordini, eccellenza.

Fammi vedere quello che vale, Griso.

Quella Lucia.

Devi portarmela a casa.

Non dovete preoccuparvi, figlioli. Se vi fidate di vostra madre e vi manterrete

quieti e sarete furbi, vi toglierò io da questo impiccio. E molto più in fretta

di padre Cristoforo.

È vero che... che se voi due foste maritati, ci sarebbe già un pezzo

avanti. Non ci sarebbe dubbio per questo.

Maritati che fossimo, potremmo passare il confine e arrivare nel Bergamasco e

rifugiarci dal mio cugino aborto. Me l'ha chiesto tante volte di andare, ma

se non gli ho mai dato retta è perché... perché il mio cuore era qui. Vero,

Lucia?

Sì, sì, la cosa è facile. È facile a saperla fare.

Certo, per sposarvi vi serve un prete, questo è naturale.

Ma non è detto che debba essere d'accordo per sposarvi.

Basta solo che sia presente.

Come? Tutto qua?

Quello di cui avete bisogno sono due testimoni d'accordo con voi quando

andrete dal curato.

Il punto sta di prenderlo all'improvviso in modo che non abbia il tempo di

scapparsene via.

L'uomo dice svelto svelto signor curato questa è mia moglie e la donna dice

svelta svelta signor curato questo è mio marito.

E fare in modo che i testimoni sentano.

I due sono sposati.

E il matrimonio è bellefatto, un matrimonio vero e sacrosanto come se lo

avesse celebrato il Papa.

Madre, ma perché?

Perché Fra Cristoforo non l'ha pensato questo?

Perché i religiosi, a sentir loro, dicono che non c'è alcuna ragione di

fare una cosa simile e che non sta bene.

Ma che volete che vi dica?

La legge l'hanno fatta loro e l'hanno fatta come gli è parso e gli è piaciuto.

E noi, noi purtroppo non siamo che povera gente, non abbiamo studiato e non

possiamo capire tutto quanto.

Ma se questa cosa non sta bene, meglio non farla allora.

Credi che ti darei un consiglio contro il timor di Dio?

Tua madre non lo farebbe mai, Lucia. Ma non bisogna parlarne a padre Cristoforo

prima di aver fatto la cosa.

Ma solo, solo quando sarà tutto finito.

E che cosa pensi che ti dirà il padre?

Ah figliola, è una scappata grossa ma l'avete fatta. Purtroppo devono parlare

così religiosi, ma in cuor suo sarà contento anche lui.

Quando è così la cosa è fatta.

Piano, piano.

Prima bisogna trovare i testimoni. Quelli li trovo io.

No Renzo, non voglio sposare in questo modo.

Lucia!

Lucia, tu non puoi far questo, non puoi!

Ascolta, Renzo, non voglio diventare tua moglie con sotterfugge e finzioni.

Voglio camminare a testa alta davanti a tutti. Chiacchiere!

Sono solo chiacchiere.

È che tu non vuoi sposarmi, ma stai tranquilla. Lo troverò io il verso per

farmi giustizia. Il momento è già arrivato, lo libererò io il paese.

Renzo... Può anche avere cento, mille diavoli dentro di lui, ma è di carne e

ossa come me, quel prepotente. No, ti prego, Renzo, non dire queste cose. Lo

vedrai!

Io non potrò averti, ma nemmeno lui.

Io non riuscirò più a sposarti, ma lui andrà all'inferno.

Renzo, non posso vederti così. Non posso vedere con gli occhi, ti prego. Tu credi

che abbia paura? Non è così!

Vedrai, è ormai tempo, lo toglierò di mezzo e tutti quanti mi benediranno.

E non pensi a me.

Che male ti ho fatto io perché tu mi faccia morire.

Tu,

tu, quanto bene mi vuoi, tu che non vuoi più essere mia moglie.

Eh?

Io ti ho pregata e pregata ancora.

Che male c'è a dire di sì quando è tutto a fin di bene? Ma tu no, sempre no,

soltanto no!

Sì.

Sì, verrò dal curato domani.

Ora. Verrò anche adesso.

Se tu vuoi.

Tu torna quello di prima e io verrò.

Me lo prometti?

Te lo prometto.

Bene, me l'hai promesso, Lucia.

A tavola che gli vuoi.

Buongiorno a tutti, buon appetito.

Buongiorno a voi, Renzo.

Volete restare servito?

No, no, vi ringrazio. Venivo solamente per dire una parolina a Tonio.

Anzi, per non disturbare voi, se Tonio vuole possiamo andare all'osteria,

parleremo lì.

Noi staremo più tranquilli e voi potrete mangiare in pace.

La polenta, tutto per voi.

Meno male, così noi ne mangiamo un po' di più.

Tonio, tu hai un debito di 25 lire con Don Abbondio per il suo campo che avevi

in affitto l'anno scorso, è così?

Lorenzo, tu mi rovini il pranzo, questo vino lo fai diventare aceto.

Ma che discorsi mi fai?

Ascolta, se ho parlato di quel debito è perché se tu vuoi ti posso dare una mano

a pagarlo, Tonio.

Dici davvero?

Magari così ho finito di vedere quelle facce, e quello che ha facce, e quei

cerni del capo che il curato mi fa ogni volta che lo incontro. No, non ne vedrai

più. Se tu mi aiuterai, le 25 berlinghe che gli devi sono qui, già preparate.

Ecco.

Ho solo bisogno di te e di tuo fratello Gervaso. Gervaso? Se vorrà accettare.

Bisogna chiederglielo, pensi di poterlo convincere? Ma Gervaso è mio fratello,

lo sai.

Lo convincerò io. Sta tranquillo, farà tutto quello che vorrò. Ma di chi si

tratta? Adesso ti spiego. Ma non dirlo a nessuno, eh.

Mi raccomando, più passano i giorni e più il signor curato tira in lungo il

mio matrimonio, cavando fuori mille ragioni. E allora... Dobbiamo agire con

prudenza e con determinazione. Grigna poco, tu verrai con me.

Qui molti ti conoscono, nessuno sospetterà di noi.

In paese ci sono anche uomini decisi, dobbiamo rimanere tutti uniti. Voi due

invece rimarrete all'imbocco del paese.

Nel caso ci fosse qualcosa che non va, tira dritto, prendi con te due uomini.

Quando noi saremo entrati in casa, voi scavalcherete il muro del giardino e ci

aspetterete sotto il fico per non farvi vedere.

Ah, se ci fosse qualche bifolco ficcanaso, voi altri penserete a farlo

star zitto. È tutto chiaro? Sì, Griso. Non ti preoccupi. Voi due, occupatevi

della portantina. Ci muoveremo col buio. Ho dato la mia parola al signor padrone

e non ammetterò errori.

Siamo intesi?

Se vi prendono acqua in bocca.

Se invece scappate...

Se non vi ammazzano i contadini, vi ammazzo io.

Buonasera, Renzo. Buonasera.

Lucia, Tonio e Gervaso verranno qui all'Ave Maria.

Verremo a prenderti.

Lucia, aspetta.

Sta tranquilla, non devi avere paura. Ma io non ho paura, Renzo. Non ho paura.

E hanno lasciato il palazzo in direzione del paese e io sono corso qui per

avvisarvi. Dovete aiutarli.

Sì, capisco. Non c'è un minuto da perdere. E che il Signore ci aiuti.

Menico!

Menico! Eccomi, padre.

Vai da tua zia Agnese, corre. Dille di venire qui da me con Lucia

immediatamente. Che è successo? Dì che è una cosa importante, una cosa grave. Che

non perdano nemmeno un minuto, anche le aspetto qui, hai capito?

Sì, padre.

Vai allora, corri e non ti fermare, mi raccomando. Più presto arrivi e meglio

sarà per tutti quanti. Vai, corri!

Ci siamo tutti.

Zitti, piano.

Cervaso, vieni con noi.

Su.

Su, venite.

Prendi qua, donne, prendi qua.

Facciamo presto.

Su.

Su, andiamo.

Andiamo.

Ma non finisce più questa salita.

Pensa, ora che è vuota, figuriamoci dopo.

Visto, la cammino.

Grigna poco. Tu vieni con me per calmare le donne.

Senza far rumore. Devono essere già a letto.

Voi altri aspettate fuori e mettetevi di guardia. Andiamo.

Ma che non c'è nessuno? Chi ne sa che è il cane tra i dori che ha fatto la spia?

Aspettiamo, prima o poi dovranno tornare.

Zitto, sei morto!

Sta fermo!

Coraggio!

Chi è a quest'ora?

E forse è accaduta qualche disgrazia. E sono io, Tonio. E questo è mio fratello

Gervaso. Volevamo parlare col signor curato.

E ora dai cristiani questo, Tonio. Vi pare discrezione?

Tornate domani. Va bene, potrei tornare domani.

Ma forse no.

E venivo a saldare solo quel vecchio debituccio, che voi sapete.

Avevo qui nella mia borsa 25 belle berlinghe nuove. Ecco, vedete? Ma se non

si può, pazienza.

Ma perché venire a pagare un debito proprio a quest'ora?

Perché l'ho avuta poco fa e se la tengo a dormire con me. Non so di che idea

sarò domattina, capite?

Sì, sì, ho capito. Aspettate un momento.

Ora chiede e torno con la risposta.

Carneade.

Chi era costui?

Carneade.

Questo nome mi par bene di averlo già letto o sentito da qualche parte.

Doveva essere un uomo di studio, una persona colta, un letteratone del tempo

antico.

E' il nome di quelli, sì, non c'è dubbio.

Carnea... Don Abbondio!

Don Abbondio!

Eh? Di fuori c'è il Tonio, vuol vederla. Dice che è venuto per pagare il debito

che ha con lei. Ha portato i soldi. Ha i soldi? Sì. A quest'ora? Di notte?

Ehi, fatelo entrare.

Il signor curato ha detto che potete entrare, però se veramente avete i

soldi. Ma certo che li abbiamo.

Eccoli. Buonasera, perpetua.

Buonasera, Agnese. Buonasera, Agnese. Di dove venite a quest'ora?

È tardi, lo so, vengo dalla Filanda. Ah, cara perpetua, se sapeste, mi sono

fermata un po' di più appunto in grazia vostra. Perché?

Perché la Filanda, una di quelle donne che non sanno bene le cose e vogliono

parlare, si ostina a dire che non vi siete maritata con Beppe Suola Vecchia

né con Anselmo Lunghigna perché non vi hanno voluta. Io dicevo invece che siete

state voi che le avete rifiutati tutte e due. Sicuro? Olla bugiarda, che

bugiarda, ma chi è quella lì?

Guardate se si può inventare a questo modo.

In quanto a Beppe tutti sanno e hanno potuto vedere.

Deo, grazie.

Chi è?

Accomodatevi.

Il signor curato dirà che sono venuto un po' tardi.

È sicuro che è tardi. Non sapete che sono ammalato?

Oh, mi dispiace.

Signor curato, si ricorda della collana che vi ho lasciato?

Sì, sì, mi ricordo. Tonio, ditemi una cosa.

Ma perché stasera vi siete portato dietro quel figliolo?

Così, per compagnia.

Ah. Per compagnia? Sì, signor collana. Bene.

Come le ho detto, sono qui per pagare il mio debito.

Bravo. Qui dentro ci sono 25 berlinghe nuove.

Di quelle costate a Ambrosio.

A cavallo. Va bene, date qua.

E fatemi vedere.

È la mia collana?

È la vostra collana, certo.

È qui dentro, ora l'avrete.

Com'è sospettoso il mondo.

Nessuno si fida.

Ecco, venite.

Bene, allora.

E date qua. Signor curato, 25 pezzi nuovi.

Eccola con l'acqua. Grazie.

Signor curato, in presenza di questi testimoni, questa è mia moglie. Questo è

mio marito.

Tradimento! Aiuto!

Perpetua! Perpetua!

Tradimento!

Aiuto! Dove siete?

Perpetua!

Perpetua! Oh misericordia! Avete sentito? Sì, cosa c'è? Che è successo?

Fuori! Fuori da questa casa!

Perpetua! Perpetua! Aiuto! Tradimento!

Correte! Gente in casa!

Ambroggio! Ambroggio!

Aiutatemi, tradimento!

Le campane! Suonate le campane!

Venite tutti, aiutatemi!

Aiuto! Ambroggio!

I contadini devono averci scoperto. È pericoloso rimanere qui.

Andiamo via, presto.

Il ragazzo sta scappando. Noi portate con l'andare. Bisogna avvertire gli

altri. Tira fuori il vento, senti.

Veni qua, veni qui. Dove andate? Indietro. C'è il diavolo in casa, l'ho

visto io.

Ma che succede?

Avete sentito?

Le campane stanno sull'alto! Va a fuoco qualcosa!

Ci sono i ladri o i banditi!

Rapido! Rapido! Maledetti!

Correre! Correre!

Eccoli! Sono qui!

Di dietro! Presto! Presto!

Eccoli! Addosso! Non devono scappare!

Sono briganti!

Chiamate aiuto!

È stato padre Cristoforo a mandarmi qui. Vi sto aspettando. Andate da lui.

Lucia! Agnese!

Andiamo presto.

Grazie, medico.

Lucia!

Venite!

Svelti, svelti!

Oh, suerte! Non ti inseguono mas!

Sì, ma non mi fermate! Correte, forza!

Se ne sono andati? Credo di sì.

Andate alla finestra a vedere.

Oh, Signore, vi ringrazio.

Padre Cristoforo.

Dio sia benedetto. Ci siete tutti.

Venite.

Ma, padre.

Padre, di notte. In chiesa, con donne.

Con la porta chiusa.

Padre, la regola.

Omnia mundamundis.

Ci siamo riusciti ad evitare gli artigli del lupo.

Ringraziate il signore che va scampati da un grande pericolo.

Ora dovete andarvene subito. Come andarcene?

Perché? Non abbiamo fatto niente a nessuno.

No, no padre, io non me ne vado. Ma padre, andrà via così, come dai

furfanti. E dove poi?

E la casa?

Che ne sarà della casa?

Datemi retta.

Questo paese non è più sicuro per voi.

Eh no.

No, è ora di finirla. Adesso basta.

Io non mi voglio arrendere. Non scapperò, tornerò indietro. Tutto il

paese è con me.

Andrò a cercarlo io stavolta, l'eccellentissimo signor Don Rodrigo.

Renzo, ti ho dato ascolto una volta.

Ora dai tu ascolto a me.

Segui il consiglio di Fra Cristoforo. Lui sa quello che dice. Cosa potresti

fare da solo contro quella gente?

E se ti accadesse qualcosa, chi ti aiuterebbe? Mia madre ha ragione, poi a

me non ci pensi. C'è una barca che vi aspetta.

Vi porterà al di là del lago.

Voi donne potrete fermarvi a Monza.

Questa lettera è per il padre guardiano del nostro convento.

E anche tu, Renzo, anche tu devi metterti in salvo dalla rabbia degli

altri e dalla tua.

Consegna questa lettera a padre Bonaventura del nostro convento di Porto

Orientale a Milano.

Lui ti aiuterà.

Barca!

Barca!

Barca!

C'è nessuno qui!

Barcaiolo!

Che c'è? Per chi è la barca?

Per San Francesco.

Volete una barca?

Per San Francesco c'è sempre una barca.

Grazie.

Addio, monti sorgenti dall'acque ed elevati al cielo.

Cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi e impresse nella sua mente,

non meno che lo sia l'aspetto dei suoi più familiari.

Non meno che lo sia l'aspetto dei suoi più familiari.

Addio.

Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana.

Chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo,

chi aveva composti in essi tutti i disegni dell'avvenire e ne è sbalzato

lontano da una forza perversa. Chi, staccato a un tempo dalle più care

abitudini e disturbato nelle più care speranze, lascia quei monti.

Lascia quei monti.

E non può con l'immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno.

Addio casa ancora straniera, nella quale la mente si figurava un soggiorno

tranquillo e perpetuo di sposa.

Addio chiesa, dove l'animo tornò tante volte sereno. Dove l'animo tornò tante

volte sereno.

dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto.

Addio.

Addio. Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto e non turba mai

la gioia dei suoi figli.

E non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una

più certa e più grande.

Se non per prepararne loro.

una più certa e più grande.

Se non per prepararne loro una più certa e più grande.

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.