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Canta più forte ma fallo in silenzio perché qui nessuno ci
sente e ci vede ma magari è casa e gioia e dolore,
magari non la dimentico,
dimentico,
dimentico.
Chissà è una storia un po' curiosa, un po' scontrusa, che
parla d'amore per le tradizioni, per le mie radici,
ma magari è casa.
Sicilia, anno 2099.
L'isola è interamente coperta dal ghiaccio, dalla neve e dalla nebbia.
Una Sicilia senza sole, senza spiagge felici, senza nuotate al mare, senza
arancine.
Sì, pure senza granite con la panna. Amore, è ora.
Eh? Cosa?
Come cosa?
Oggi comincia il tuo corso, Saverio. Ma non posso, ma figurati.
Sono in piena transcreativa qui, di corso.
Non ci voglio andare a scuola.
Saverio, vedrai che andrà bene.
Parli bene tu, lavori come architetto.
Ormai l'hai promessa a tuo padre.
Ma che promessa? È stato un ricatto diabolico. Pure la cassata mi ha fatto,
dai. Saverio?
Sì, uomo.
Peppe, lo affido a te.
Tranquilla, ci penso io. Controllo che entra a scuola e aspetto che i bidelli
chiudano pure il porto. Le manette no?
No, le manette no.
Fate i bravi!
Invece di lamentarti, perché non pensassi a lei.
E se ne poteva andare con i ragazzi della città del sole a Ragusa.
Invece si è adattato a lavorare qua, in quel vecchio baglio di mani.
Non ce la fai a farmi sentire in colpa.
Sono un essere felicemente abietto.
No, sei un grande egoista, sì.
Appunto, abietto ed egoista.
Pacchetto completo.
Pronto? Ciao Saverio, sono Serena Bellavista, ti ricordi di me?
Serena!
Sorpresona! Per una vita che non... Sì, Saverio, è da tanto.
Come stai?
Felice? Felice come stai? Scusa, Saverio, guarda, io e Felice siamo nei
guai. Cosa? Ma che è successo?
È successo un guaio tremendo, Maro, non posso parlare. Solo tu ci puoi aiutare.
Puoi venire a casa oggi?
Certo, certo. Io stamattina ho un impegno, diciamo, di lavoro, ma ti
raggiungo nel pomeriggio. Dove abiti? Dimmi l'indirizzo.
Via Leverdi, 22.
D'accordo, ci vediamo dopo.
Ti aspetto, grazie. Grazie, Saverio. Ciao.
Ma qual è sta Serena?
Niente di meno, è una mia ex dei tempi dell'università.
Poi l'ha sposato Felice, che era uno dei nostri amici lì del gruppo. Ma mi
costano anni che non la vedo.
E perché dopo tanto tempo ti capi?
Ah, non lo so.
Bello, eh?
Guarda quanti picciotti.
Vabbè, i picciotti fanno allegria.
Sto scrivendo un romanzo sull'apocalisse, l'allegria è l'ultima
cosa che mi serve.
Saperò, la merenda.
La merenda?
Che c'ho sei anni, la merenda. Sa bene, a scuola è fondamentale la merenda, come
le penne, come il grembiule con il fiocco rosso. Se questi hanno un liceo,
ti pare che questi hanno il grembiule col fiocchettino? Ah!
Sapevo, ma sono polpette.
Che polpette sono?
Polpette di pesce sfato, fritte fresche fresche.
Poi se le mangi fredde, sanno più buono.
E vabbè, dai, me le prendo. Dico, al limite le posso usare sempre come corpo
contundente. Oh, bella stavoletta, va bene.
Oh, ma è vero bella, ma dove le hai trovate? Ma si possono comprare?
Oh, queste le fa mia nipotema, il genio della casa.
E queste fanno parte dell'ultima collezione.
Beppe, ti prendono in giro e tu ci caschi pure.
Ma che bambino, è stupenda.
Hai visto?
Solo tu non lo capisci, solo tu.
Vabbè, io me ne vado, ci vediamo dopo. Ciao. Ciao, ciao.
Leggi qua.
Dottor Lamagna.
Salve. Ruggero Pomarancio, sono il vicepreside dell'istituto e sono
veramente molto lieto di accoglierla. Grazie, grazie. Prego. Ora però dobbiamo
andare perché tra pochi minuti comincia la lezione e se c'è una cosa che noi qui
detestiamo è il ritardo.
Certo, andiamo subito.
Mio zio ormanno porge i più fraterni saluti a suo padre e lo ringrazia per
averci messo in contatto. Lei sa che sono molto amici? Sì, sì, amici
fraterni.
Senta, una cosa, ma come mai ha pensato di propormi questo corso sul poliziesco?
A dire il vero, il suo nome mi è stato fatto dalla professoressa Pacino, che è
un'autentica perla, un faro, un punto di riferimento in questo istituto e pare
che la stimi molto.
Beh, beh.
Ah, questa è la sua classe, buona lezione, una cortesia.
Quando suona la campanella, non tergiversi, non chiacchiere, quando è
finita, è finita.
Benissimo. Sì.
Grazie. Arrivederci.
Buongiorno.
Salve, io sono Saverio Lamanna.
Ecco.
Non lo so, per cominciare così, per un po' il ghiaccio, potreste dirmi quali
sono i polizieschi che vi piacciono.
Polizieschi.
Vi piacciono i gialli, no?
Libri, film, serie tv?
Sì, in realtà i gialli li leggono mia madre e mio padre. Da me i nonni. A me
non sono mai interessati. Guardi, sinceramente nemmeno a me piacciono. A
noi ci piacciono altre cose, ecco.
Capisco, capisco.
Posso chiedervi perché avete scelto di fare questo corso?
Per i crediti, noi siamo all'ultimo anno.
Ah, certo, certo, i crediti sono un motivo eccellente ed è incomiabile.
È che io sta passione per i gialli proprio non la capisco. Cioè, ma non è
sempre la stessa storia. Cioè, uno viene ammazzato, uno che indaga e poi ad un
certo punto, dopo una serie di cantonate, trovano il colpevole.
Ecco tutto.
Ah sì, sì, in effetti è anche un po' vero questo, però vi assicuro che il
giallo non è affatto un genere minore, insomma ci sono libri straordinari, poi
il giallo è anche un po' un pretesto per raccontare cose importanti. Infatti anch
'io nel mio piccolo ho cercato di... Però io ho cercato qualche informazione
sul web per capire lei chi fosse e ho trovato una sua intervista dove dice che
anche lei vuole prendersi una pausa dai polizieschi e cercare altri. Io direi di
cominciare. Che ne dite? No?
Abbiate fede. Professore, ma abbiate fede che cosa? Anche lei si è seccato di
scrivere gialli.
Bene, dopo allora...
Ci vediamo.
Ciao,
sono Michela. Ciao, buongiorno, Saverio.
Mi insegno qui.
Ah. Com'è andata la prima lezione?
Beh, insomma, non ho visto sbadigli così nemmeno quando l'anaconda si mangia un
tapio.
Guarda, non ti preoccupare, all'inizio sono un po' svogliati, sembrano un po'
freddini, però piano piano si sciolgono, tranquillo.
Speriamo. Buongiorno professoressa Pacino, dopo sono pronto per l
'interrogazione. Eh, speriamo, va. Pacino, ma quindi scusami, sei stata tu
a propormi per fare queste lezioni sul giallo? Ho letto i tuoi libri, tutti
quanti, e mi sono piaciuti così tanto che ho pensato... Abbiamo un odore così
straordinario proprio dietro l'angolo e perché non poterne approfittare, almeno
incontrarlo, no?
Beh, guarda, dopo queste parole non posso che darti il privilegio di
dividere con me la merenda dei campioni. Sono polpette di pesce spada. Esatto. E
io le adoro.
Fantastico, sono un po' pesanturidde come merende, ma speriamo che almeno
siano buone.
Guarda, sono eccezionali. Poi, fredde, secondo me, sono ancora meglio. Ah, meno
male.
Ma guarda, poi alla fine se lo vai a conoscere è molto... Io lo adoro,
perché... Buonasera.
Michela.
Peppe Piccionello. Ma certo che sei Piccionello. Non so quante volte ho
letto di te.
E posso dirlo, poi, secondo me, il tuo è il personaggio più bello che Saverio
abbia creato. Dai, grazie. È vero? Eh, vabbè, creato. È vero? Se io sono io, è
merito mio.
Per presenza di me saresti un consumatore seriale di magliette e
ciabatte infradite, ricordati.
Ragazzi, io devo scappare, mi dispiace, però è stato davvero un piacere.
No, ma la macchina ce l'ho qua!
Stoccata la tua, poi.
Ciao! Ciao, ciao, mi chiedeva.
Ma che ridi, andiamo.
Buona giornata!
Ciao! Ciao!
Che cosa?
Esprimiti come un uomo sapiens sapiens se puoi. Da picciotta, facciamo
conoscenze. Sono public relation, che c'è di male?
Il male c'è se ce lo metti, Saverio.
Senti, per gli impuri tutto è impuro.
Chi è?
Ah, ciao amore.
Ehi, com'è andata la prima lezione?
Benissimo, considerando che non c'è stato ancora spargimento di sangue.
Senti, però scusami, adesso devo proprio scappare perché ho un impegno a Palermo.
Che impegno hai?
Eh, niente, devo vedere due vecchi amici, una cosa che... Ti racconto tutto
stasera, va bene?
Va bene, sentiamo dopo, impegnatissimo alla manna.
Ciao.
Stai zitto e non commentare niente.
Giulio? No, no, non mi disturbi affatto.
Saverio, grazie di essere venuto.
Mi spiace ci vedere in queste circostanze. Ma figurati felice.
Esso, ditemi che cosa è successo.
Ti ricordi nostro figlio?
Certo, si chiama... Si chiama Guglielmo, è a 16 anni.
Un mese fa ha litigato con un suo amico, si sono accapigliati e alla fine
Guglielmo gli ha dato un pugno sul naso.
Boh, è stata una rissa fra ragazzi.
Eh no, il fatto è che l'altro ragazzo ha riportato il setto a una sale rotto, ha
subito un piccolo intervento e i genitori ci hanno denunciato.
Minchia, quei bastardi ci hanno fatto una richiesta d'anni di 120.000 euro.
Cosa?
120.000 euro? Ma è una cifra enorme, una follia.
Però scusatemi, io non capisco cosa centro io in...
C'entri, c'entri. Lo sai chi è la mamma dell'altro ragazzo?
Antonio Emondi.
No, non ci posso credere.
Ma chi è questo Antonio?
Ai tempi dell'università io ero fidanzato con Antonia e un giorno ha
scoperto che la tradivo proprio con Serena.
Ed io ero pure la migliore amica di Antonia.
Non ci ha mai perdonati.
Ma ti devi vergognare.
Ma io non lo so, va.
Ma stasso pure te a giovane prenderti il gioco di una zitta che ti voleva bene.
E smettila.
Guarda che chiedere questi soldi a noi è una carognata.
Saverio, essere una... non ce la passiamo bene.
Per Antonia quei soldi sono soltanto pochi spiccioli.
Lei ha sposato un broker ricchissimo. Sì, ma la casa non me la faccio portare
via.
Io non ti faccio schiacciare.
A costo che faccio una pazzia. Felice.
Calmati, dai. Non fare così.
Saverio, sei la nostra unica speranza.
Solo tu puoi convincere Antonia a lasciar perdere.
Saverio, stare a mezzo a due zite che si odiano è pericoloso. Ho capito, che ci
posso fare? Dimmi qua, dammi una mano piuttosto che devo fare una telefonata.
A casa non puoi telefonare, siamo arrivati.
No, non posso telefonare perché devo chiamare Antonia, una mia ex e non
voglio farlo davanti a su lei.
Va.
Pronto? Antonia, ciao, sono Saverio.
Ma che sorpresa incredibile!
Sì, fa piacere anche a me. Senti, pensavo domani passa da Palermo. Perché
non ci prendiamo un caffè e facciamo due chiacchiere?
Ma certo, è fatto benissimo.
Ti mando l'indirizzo.
Saverio, Saverio.
Ma lo sai che a sentirti ho quasi il batticuore? Eh, sono passati tanti anni.
No, lascia stare gli anni.
È che fra me e te era davvero speciale, no?
Sì, sì, lo era molto.
Ti ricordi quando...
Quando abbiamo passato tre giorni di fila a letto.
Sì, sì, un bel record.
Per me sono ricordi, non record.
Va bene, allora ci vediamo domani. Ti aspetto.
Ciao, ciao.
Tre giorni! Oh, ma è rimastoso!
E piantala!
Oh, e mi raccomando, non una parola consulenta, eh.
Ciao. Ehi.
Cos'era quell'impegno di cui parlavi a Palermo? Come?
Quegli amici che mi dicevi che... Ah, sì, sì.
Due vecchi amici.
Una rimpatriata.
Prendo da bene?
Ok.
Ma questo l'hai fatto tutto tu?
Guarda che bello.
Bravissimo. Questo è il retro.
Brava.
Ciao, Shushu. Ti ricordi quando ti chiamavo così? Non sai quanto sono
emozionata di rivederti.
Shushu.
Ecco.
Tieni. Che c'è?
Mi metti le corna e un pesce d'aprile con un mese di ritardo.
Cos'è questo messaggio?
Beh... E questi sono gli hacker.
Gli hacker che si infilano ormai dentro i telefoni. Sono diventati più molesti
dei call center. Pure a Peppa gli è capitato... Ah, gli hacker.
Ho capito, Peppa. Io lo dico, mamma mia.
Sediamoci, sediamoci che ti spiego tutto.
Cioè, rivedere un ex dopo anni è un discorso. Qui addirittura sono due.
Cioè, è una roba fuori di testa, da pazzi. Cioè, non esiste proprio.
Ma che ti devo dire? È stato il destino, cioè... Destino?
Questo messaggio da cosa squallida, cioè... E tu questa la vorresti pure
rivedere? Ma Antonia non ci prova, davvero. Lei fa così, fa la simpatica.
E poi, davvero, lo faccio per aiutare Serena e Felice, poveretti.
Poveretti.
Fai come vuoi.
Peppe, tu vai con lui.
Certo, sì.
Attento a te, Shushu.
Tranquilla, Peppe vigilerà sul mio onore.
Salario!
Ehi!
Ciao.
Siccome ero di strada dalla segreteria mi hanno detto di darti questi moduli.
Sono per il tuo corso. Ah, ma perché? Abiti qua vicino? Due chilometri. Anzi,
se ti verrà riconcito noi possiamo pure fare la strada assieme. Ma certo, ma
certo.
Su lei va? Sì.
Piacere, Michela. Ciao. Ho letto di te nei romanzi di Saverio, personaggio che
corrisponde perfettamente alla realtà.
Complimenti, sei bellissima.
Grazie, anche tu non scherzi.
E tu saresti una lettrice di Saverio? Insegno a Capugno Siculo, sono io che ho
promosso il suo corso. Ah, che bello. E ne vado fierissima, poi Saverio è uno
scrittore eccezionale.
Vabbè, io vado perché è tardissimo. È stato un piacere. Noi ci vediamo a
scuola. Peppe, ciao. Ciao, ciao, ciao. Ciao, ciao, a dopo.
Chi sarebbe questa gatta morta sexy che guarda a casa di una tua famiglia?
Dai, è un insegnante.
Ciao. Ciao.
È gentile.
Non mi hai mai parlato di lei.
Scusami, ma che... L'ho incontrata a scuola. A parte io manco lo volevo fare,
sto corso, per cui...
E poi non è che dobbiamo vivere come orsi nelle tane, no?
Che vorresti dire?
Dico che siamo animali sociali, è normale che se faccio un lavoro nuovo
incontro persone nuove, così come è normale che si presentino magari delle
persone. Ma poi scusami, non ero io quello geloso?
Tu sì.
D'accordo Ramanna, non faremo gli orsi nella tana.
Bene, ti farò un resoconto dettagliato.
Ciao animali sociali! Ciao!
Ciao, ciao!
Giulio?
stai ma guarda sei sempre il carico cucciolino
coccoloso ma quanto sei bella
Fatale incontrarsi io e te in fondo al viale del tempo perso. Ma la manna l
'unico tempo perso è quello che impieghi nello scrivere i tuoi inutili e stupidi
libracci. Ciao Marina, anche a me fa piacere rivederti. Come va?
Benissimo prima di incontrarti, guarda che giornata. Ma quanto stai? Quanto
stai? Guarda, solo oggi devo scrivere un articolo, però un'oretta ce l'ho.
Andiamo a prenderci un caffè?
Pulcino, burroso.
Sì, tranquillo Pulcino Burroso, non dico niente a Suleima. Facciamo che ti mando
la posizione quando arrivo lì e mi raggiungi. Va bene? Ciao ex collega e
cerchiamo di non rivederci troppo presto. Ciao ex collega!
Antonia! Ma come sono felice che ti sei ricordato di me!
Ma come dimenticarsi?
Ti sono mancata, dirai la verità?
Ma certo!
Ma guarda che bella casa che hai!
Grazie! Anche questi quadri sono molto molto belli!
Sì, il mio marito è un po' fissato con l'arte, più che altro come forma di
investimento. Certo.
Ma fatte vedere!
Ma lo sai che si è diventato proprio un bonazzo? Ma finisci la carinza!
Eh sì, forse con l'età ti facesti più virile.
Guarda che lì c'è... Ah,
è mio marito Bernardo, te lo presento.
Salve, sono un vecchio amico di Antonio, Salerio.
La manna. De Gregorio.
Ecco, già che è qui anche lei, allora ne approfitto per dirvi subito, io ho
parlato con Serena, Serena Bellavista, e mi ha raccontato del contenzioso per l
'alite. Dei vostri due figli, ecco.
Sono qui per capire se c'è la possibilità di trovare una soluzione...
Guardi, lasci perdere, è già tutto in mano agli avvocati.
Ecco, ma perché arrivare a questi estremi? Alla fine, dico, è una lite fra
picciottelli, insomma.
La legge è legge.
E ora mi scusi, ma ho impegni urgenti.
Sì.
Antonia, per questa cosa con Serena... Adesso non parliamo di quella stronza di
Serena, eh?
E come, non ci vediamo dopo tutti questi anni?
Antonia, dai... Non insistere.
Anzi, ho voglia di farmi una nuotata. Vieni con me?
Come una nuotata? Cioè, non c'ho neanche il costume.
E che fa? Il nudo integrale va benissimo. E dai, Antonia!
Sto scherzando, shushu.
Tranquillo. Bernardo è socio di un circolo nautico. Là c'è tutto.
E andiamo con la tua macchina? Ti va? L'ho vista, è benissima!
Grazie.
Io lo so qual è il tuo problema, Pigeon.
Tu sei troppo solo.
No, ma che dici?
A me mi vuole bene tutta Macari. Che vuole bene tutta Macari? Ma cosa dire
fai dell'affetto di Macari se ti manca l'amore, quello vero, una persona
accanto?
Eh, lo so, ma non è facile.
E poi io sapevo, quello...
È come un bambino piccolo per me. Saverio, Saverio, sempre Saverio. E
allora trascura il tuo cuore per Saverio.
Nasconditi dalla vita.
Io ti voglio bene, Pigeons. E mi dispiace così tanto vederti così
rassegnato.
Sì, Marina.
Guardami negli occhi.
Promettimi che ti guarderai intorno, che uscirai dal guscio.
Me lo prometti?
Te lo prometto.
A me non puoi dire bugie, eh?
No, no.
E poi basta con questo Saverio, sempre a parlare di Saverio. Tu meriti molto di
più che fargli da babysitter.
Saverio.
Oggi è la giornata perfetta per fare il bagno.
Già.
Teresa, ciao.
Ciao.
Lillo, buongiorno. Ci servirebbe un costume da bagno per il mio amichetto.
Certo. Amico, grazie. Taglia, direi, una 46.
Arrivo. Sei sempre un figurino, Saverio. Ma dai, Antonio.
Oh, c'è Gaspar, ti presento.
Gaspar, buongiorno.
Lui è Saverio Ciobbello.
Saverio, piacere.
Un amico?
Molto di più.
Tra me e Saverio è stata una grande storia d'amore.
Ma ti ricordi quanti sogni che avevamo? Quanta passione. Ma sì.
Vi hanno portato quello che avete chiesto.
Buon bacio. Grazie, grazie.
Prego. Uh, a strisce, le mie preferite. Un pattino, Lino.
Allora, mi vado a cambiare, mi aspetti qui?
Certo. Arrivo.
Perché hai voluto prendere il pattino?
Ogni tanto un po' di privacy ci vuole, no?
Privacy?
Puoi smettere di rimare, shushu.
Hai messo abbastanza mostri a bicipiti.
Antonio,
Antonio, che fai?
Serve il libretto di istruzioni?
Eh no, no, no, no, no, no, no, io, io sono fidanzato. E allora?
Ma come allora?
È una cosa seria, si chiama su lei, ma... Ok.
Scusa se ho pensato che fossimo traduiti.
La manna che fa il marittimo fedele.
Ma te la perché fai così?
Ma quel qui al circo... Il tuo marito lo conoscono tutti, non ti importa di lui?
Allora non hai capito.
Quello fra me e Bernardo è un rapporto molto libero.
Vabbè, puoi riprendere a vogare.
Possiamo tornare.
Come vuoi.
Oh, ragazzi, stasera c'è una festa da sera in un attimo che vado a dirla a
mamma. Voi intanto raccontate alle ragazze.
Ciao, mamma.
Amore, ciao.
Ciao.
Saverio, questo è il mio bellissimo figlio, Fabrizio.
Ciao, sono Saverio, un amico. Un piacere.
Mamma, stasera vado con Vittorio e gli altri, si fa un po' tardi. Va bene,
gioia, divertiti. E chiama.
Bene, arrivederci.
Antonia, senti... Per quella causa che avete intentato contro Serena...
Bernardo non ti ha già detto di lasciar perdere.
Ma dai, ma che senso ha?
Serena e Felice sono due disgraziati.
Devo commuovermi.
Antonia, quei soldi per te e tuo marito sono un'inezia.
Perché vi accanite contro quei due poveracci?
Fabrizio ha subito un danno.
Ma è stata una zuffa fra ragazzini, dai. Ma poi l'ho visto, sta benissimo, non si
vede niente.
Sai, sei diventato noioso.
Vado a prendere il sole.
Venga, dice che era vicino questa villa.
Ehi, pulcino burroso!
Sei sopravvissuto al caffè con Marina?
Non t'ho più sentito e temevo il peggio.
Dai, Savelio, non mi piace che parli così di Marina.
E poi muoviamoci, che alle quattro c'è lezione.
Lo so, che camurria.
Che? Non ti trovi bene coi picciotti? Mi sentirei più a mio agio in un fight
club. Mi pare di parlare al muro, tutti con ste facce annoiate.
Saverio, coi picciotti ci vuole l'empatia.
Cosa?
Empatia? Ma che ne sai tu di empatia?
Passi un'ora con Marina e già mi parli come l'angolo della posta del cuore.
Tu e le tue frequentazioni.
E' chiusa.
Ci scusi, dottor Lamanna, ma abbiamo bisogno della sua ora per un'assemblea
di classe.
Carini, mi hanno dato buca.
Eh dai, non fare così. Può essere che è un'assemblea importante.
Meglio così.
Così andiamo prima da serene e felici.
Papà! Severio?
Sei a scuola?
Come va il corso?
Benissimo, sono già il beniamino di tutto il liceo. Eh, ma veramente mi
dici? Certo, ti ho mai mentito?
Non babbiare, fatto onore, va bene. Io mi sono tanto impegnato col mio amico
fraterno Ormanno.
Stai tranquillo, il tuo fraterno amico Ormanno sarà fiero di me e pure tutto il
ministro della pubblica istruzione.
Bravo, bravo, mi fa piacere.
Ciao, un abbraccio. Ciao, ciao.
Ah,
bravo, bravo. Che bello anche il matto, che bravo.
Niente, non c'è stato modo di convincerla. Antonia e suo marito
andranno avanti con la denuncia. Ma come andiamo avanti con la denuncia?
Siamo pieni di problemi. Non abbiamo soldi.
Ma che dobbiamo prendere la casa adesso?
Questa stronzata... Non fare così, amore.
Io mi vergogno.
Come padre.
Non c'ho un lavoro, non posso fare niente.
Che gli diciamo adesso a Guglielmo?
Che cosa gli diciamo a Guglielmo?
Ma che gli abbiamo fatto a questi due?
Se ci rovino la vita, io non rimango a guardare!
Non se la godono la stravinesco pestata! Prendo un'arma e gliela faccio pagare!
No, no, no, Felice, queste cose non dirle nemmeno per scherzo. Va bene,
adesso proveremo a riparlarci, cercheremo una soluzione. Stai
tranquillo.
Sapere questi due se la stanno ridendo.
Nella disperazione non c'è da ridere.
C'è da avere paura.
E c'è Saverio?
Sei preoccupato per i tuoi amici? Eh sì.
Mamma mia che giornatina.
C'ho proprio bisogno di starmelo un poco con Suleima.
Eh sì, dai.
Sei tranquillo?
Minchia! Saverio, non fare gesti insani, eh? Ma calma.
Saverio, ciao.
Ma che succede?
Esterio, Peppe, questo è Giulio, il mio amico, il mio più caro amico.
Abbiamo fatto l'università insieme, è arrivato poco fa da Roma.
Ciao. Ciao.
Scusate le lacrime che mi ha appena lasciato la ragazza.
Buona.
È dura, eh?
Giulio, ci siamo sentiti spesso negli ultimi giorni e, tanto che stava sempre
peggio, ho pensato di invitarlo.
Scusami se sono arrivato così all'improvviso, ma mi ho preso poco
male.
Quella con Gwenda era una storia importante.
Avevo bisogno della mia amica del cuore.
Appena mi ha invitato ho preso il primo aereo.
Certo, capisco.
Giulio ha bisogno del mio aiuto.
E io vorrei per qualche giorno ospitarlo da noi.
Sì, va bene.
Grazie, grazie.
Grazie.
Su lei come l'ha detto che sei una persona speciale.
Cercherò di rompere le scatole il meno possibile, promesso.
Oh, ma che fanno? Stocca a casa nostra?
Giulio, si vede che non ti ho scelto pure.
Ma se non ho capito, invece se sveglia tutti gli altri si sente meno solo?
Perché quando è depresso ascolta musica, ma hai molta pazienza.
Nel cuore della notte? A parte che è l'alba.
Poi dai, te l'ho detto, mi lascio andiamo.
Giulio, caro, non è che potresti abbassare un po' la musica? Perché sai
com'è, in Sicilia il sonno è sacro, poi la Sicilia dorme da secoli. Ma scusami,
tu è che ho un timpano lesionato e qui non posso mettere gli auricolari perché
mi fanno fastidio, mi danno... Ah, capisco, ti danno fastidio, scusami.
Potresti anche dare in camera tua che magari è un po' più isolato, eh?
Perchè non si fa in camera sua, non capisco.
Vieni.
Buongiorno. Perché mangi l'insalata così dalla busta?
Quando sono un po' giù di corda mi viene voglia di mangiare le patatine come
quando ero bambino. Solo che le patatine fanno male, allora faccio così. È tutta
una questione mentale.
Capisco.
Grazie.
E oggi fai un po' il turista?
No.
Pensavo di stare con Suleima.
L'aiuterò con il lavoro al bagno, almeno evito di pensare a Gwenda.
Pure tu sei architetto?
Sì, ho studiato architettura, ma diciamo che per lavoro io rubo.
Cioè, che faccio? Porto l'argenteria da piccionello?
Rubo vibrazioni, scintille che mi giungono dalla vita. Mi occupo di arte
visiva.
Sì, Giulio è un artista emergente. Ha fatto una mostra a Stoccolma che ha
avuto un successo straordinario.
Vabbè, vado in bagno.
Grazie, sta già meglio.
Sicuramente.
Oh, ma le mie cassatelle!
Le ha mangiate Giulia con il caffè.
Cioè, fammi capire, le patatine no, le cassatelle sì?
Giulia, ma sei ancora dentro?
Sì, sto facendo i cinque tibetani.
E i cinque cosa?
Sono esercizi ginnici, li faccio in bagno così poi posso gettarmi
direttamente sotto la doccia gelata. Comunque mi manca poco, altri 20 minuti.
Ma come 20 minuti? Ma io c'ho appuntamento col vicepreside.
Allora perché ti sei svegliato così tardi? Eh, perché mi sono svegliato così
tardi?
Guarda uno che deve soffrire per onorare i doveri dell'ospitalità.
Ah, eppure gelato!
Ah! Ah!
Ah!
Ah! Ah! Ah! Ah!
Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!
Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!
Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!
Ah!
Ah!
Oh, Michela!
È una bellissima idea farsi la doccia all'aria petta. Sì, no, è che c'è stato
un problema di sovrappollamento in bagno e... Comunque sono venuta perché si era
detto di fare la scuola insieme.
Ah, ma certo, certo. Adesso possiamo prendere anche Peppe che si è votato a
farmi da sostegno morale e andiamo. Giusto l'ultima passatina nel... Sì,
certo.
Amore.
Ehi! Non ti vai a mettere qualcosa di decente?
Certo, tu perché non dici al tuo amico di non usare il nostro bagno come sala
fitness?
Arrivo, arrivo.
Riferirò.
Vabbè, divertitevi a scuola. Ci proviamo. Buona giornata. A te.
Ho sempre saputo che avrei fatto l'insegnante.
Mi sono pagata gli studi facendo ripetizioni.
Poi da lì ho capito che mi piaceva lavorare con i ragazzi.
Scusami ragazzi.
Vai, fai.
Antonia? Saverio, c'è qui la polizia.
Che cosa?
Hanno ammazzato Bernardo, mio marito. Ma com'è successo?
Gli hanno sparato, sono stati di sicuro serene e felice. Sono stati loro.
Ascoltami, ti hanno detto dove è successo?
A Punta Zirafa.
Antonia, ascoltami, sei a casa per ora, sei da sola, c'è tuo figlio con te?
Sì, sì, Fabrizio è qui con me. Va bene, io ti raggiungo appena posso.
Va bene.
A dopo, a dopo.
Hanno ammazzato il marito di Antonia.
Se non c'era questa riunione io... Vuoi andare là?
Eh sì, ma come c'è... E non ci andiamo a sta riunione.
Ci penso io, lo chiamo io pomerancio.
E mica me lo posso perdere poi la manna all'opera, no?
Sì, un attimo che vedo arrivare una macchina di curiosi.
Saverio, senti, io non mi sono ammazzato.
Ah, vabbè, allora poi magari rimani un po' indietro, che è meglio, sai?
Ok.
Saveriuccio bello mio, certo è passata una vita, un sacco di tempo che non mi
viene a fracassare i cosiddetti.
Guarda, tutto per farti piacere, Rondone. Davvero?
Io pensavo invece che a te non ti serviva più materia per i tuoi
scadentissimi libri gialli. A parte che nei miei gialli il personaggio più
odiato sei tu. E comunque adesso scrivo altro.
Sono qua perché conoscevo la vittima.
Minchia te pareva.
Comunque sei un grandissimo maleducato.
Che? Non mi hai nemmeno presentato la signorina. Scusa.
Piacere. Giacomo.
Incantato. Michela.
Sono un'amica di Saverio. Ah.
E Suleima?
Che fa, mi sono perso qualche cosa?
Ma quando c'è... Suleima sta al lavoro.
Lei è una nostra conoscente e ci ha fatto la cortesia di accompagnarci qui.
Sì, va bene. Adesso possiamo concentrarci su De Gregorio?
E dici come è stata ammazzata?
Che quanto siete pesanti.
Venite, venite.
Mi raccomando signorina, faccia attenzione che la strada è un poco
impervia.
Prego da questa parte.
Ho ammazzato con un colpo di pistola in fronte, presumibilmente nelle prime luci
dell'alba, ma siccome questo è un posto isolato, qui non ci sono testimoni.
Ma si sa perché era venuto qui?
No.
La moglie ci disse che De Gregorio uscì di casa presto, ma senza dare
spiegazioni.
Beh, se è venuto in un posto come questo è perché doveva incontrarsi con qualcuno
lontano da occhi indiscreti.
Probabilmente, sì. E Kisho, bellamente, gli sparò a bruciapelo.
Senti, ma... c'è dell'altro?
Sì.
Una cosa strana.
La macchina di De Gregorio non è stata ancora trovata.
Va bene.
È stato un piacere vedervi, ma se non mi dispiace il dovere mi chiama.
Micionello, Saveri, addios.
Certo che fa impressione trovarsi in mezzo a un'indagine vera.
Eh, già.
Solo che, Saveri, io ho lezione tra poco, dovremmo andare.
Mi dispiace. Già, pure io ho il corso, mannaggia.
Certo, se potessi rimanere qui dopo quello che è successo.
Certo, sì.
Ti faccio rinviare alla lezione al pomeriggio. Dai, ci penso io.
Davvero lo puoi fare? Sì, tranquillo. Poi Marancio mi corteggia da sempre, non
mi dirà di no.
Piuttosto voi, come fate a muovervi?
No, tranquilla. Noi prendiamo un taxi fino a casa e poi recuperiamo la
macchina. Sicuro, sì? Sì, sì.
Vado. Ciao. Ciao, ciao.
Grazie.
E insomma, mentre stavo con Antonia, capitò con Serena. Alt, fermati, che io
già so tutto dei tuoi precedenti di laido sciupa femmine.
Eppure della scazzottata dei due figli, eh. La vedova mi contò tutto.
Ah. Eh?
E ora io me vado a sfruculeare Arnone, il marito della tua amica.
Cosa? Felice? Ma sicuramente non è stato felice. Io lo conosco. Savè, ascolta me,
felicetto tuo, uno o un bel movente?
E due non ha un alibi per l'ora del delitto, quindi fai tu.
Randone, Felice è un uomo disperato, ma sicuramente non è un assassino. Questo è
tutto da dimostrare.
Saverio, Saverio, non ho fatto niente. Lo so, lo so. Non sono stato io. Lo so
che non sei stato tu. Non sono stato, te lo giuro. Lo so che non sei stato tu.
Chiariremo tutto.
Forse sei tu che si deve chiarire le idee.
Guarda che qua il poliziotto sono io. Ah, davvero?
Non mi fare girare i cosiddetti, sa beh. Quello è un sospettato e sono io che lo
devo interrogare.
Buongiorno, Vincenzo.
Davvero non hai idea di chi possa aver incontrato Bernardo?
Guarda che l'indagine la sta facendo la polizia.
E comunque non ci sono misteri qua. Lo sappiamo bene chi è stato.
Lo conosci anche tu, Felice. Sai benissimo che non può essere stato lui.
Saverio, forse è meglio se ve ne andate.
Adesso devo pensare a mio figlio.
Fabrizio! E tu con che faccia ti presenti qua?
Ma tu sei il figlio di Sereme?
Sì, sono io. Fabri, mi dispiace tantissimo per tuo padre, ma non è stato
mio padre, mi devi credere!
Rendimi quel pugno, spaccami la faccia, ammazzami pure!
Ma non potete accusare mio padre!
Lui non c'entra niente, Fabri, è un uomo buono.
Guglielmo... Guglielmo, vattene!
Sei l'ultima persona che Fabrizio dovrebbe vedere adesso.
Ti ho detto di andartene.
Antonio, andiamo via anche noi, però... dobbiamo parlare.
Me lo potete dare un passaggio?
Certo, dove?
Alla Super Strong, in palestra.
Ho bisogno... mi voglio stancare fino a che non sento più nulla. Ma ora non ce
la faccio a mettermi sullo scooter.
Vado a prendere la borsa.
Ehi! Ciao!
Ciao! Com'è andata? Non mi hai fatto più sapere nulla.
Eh sì, perché è stato tutto un po' di corso.
Purtroppo da Antonia non abbiamo saputo niente.
Ammettilo. Ti sta tornando la voglia di scrivere i polizieschi.
No, nessuna crisi di astinenza per ora.
Però devo aiutare Serena e Felice.
A me i tuoi gialli piacevano.
È stata la gatta morta.
La gatta morta?
La tua fan di scuola.
Michela, mi cercava.
Mi ha detto che vi ha accompagnato sulla scena del crimine.
Sì, in effetti stavo andando a scuola quando l'ho saputo e quindi mi ero
scordato di dirtero.
Che strana amnesia. Eh dai, che ora ti racconto tutto.
Lo sai che i tuoi consigli per me sono preziosissimi, no?
Tu sei la mia sorgente infinita di dopamina.
Beh, forse stavolta è meglio che me ne tieni fuori.
Sai, un delitto in cui sono coinvolte ben due tue ex.
Scusatemi. Ecco.
Mi dispiace, volevo fare una bella cenetta per Saverio e Peppe, ma...
Quando mi metto a pensare a Gwenda... Ma cos'era?
Melanzane buttonate.
Vabbè, a tutto c'è rimedio.
Andiamo da Marilù e almeno...
Buonasera.
Io sono Marilù. Gli amici di Suleima sono amici miei.
Giulio, è un piacere.
Adesso vi arrivano delle delizie.
Wow. Eccoci.
Ma questo piatto è bellissimo.
Chi l'ha composto ha un gusto incredibile. Che è stato?
Questa è opera di Azra, che oltre ad essere una cuoca eccezionale, ha questo
dono di comporre i piatti come fossero opere d'arte.
Sì, Azra è bravissima. Fa delle foto stupende. Dovresti vedere come ha
allestito la sala dentro.
Vero, vero. Ma adesso sei qua nelle vicinanze della... Ecco, Asra, vieni.
C'è un signore qua che si chiama Giulio che ti voleva fare i complimenti.
Giulio, Giulio. Non ho mai visto una portata guarnita con tanto estro.
Dove hai imparato? Grazie.
Ma in realtà è un po' un dono di famiglia. Mio padre era decoratore.
Io cucino, ma insomma, perché quello che è buono non deve anche essere bello?
Giusto, però io ho più la passione per il buono.
Oh, anch'io ti faccio i complimenti. Ah sì?
Eh sì, perché Solima mi ha tanto parlato di te che ho guardato su internet le
foto della tua mostra a Stoccolma.
Ma è davvero stupenda.
Detto da te lo apprezzo molto, grazie.
Prepari già una seconda mostra?
Eh, in realtà è un periodo un po' difficile per me, sai. In recente è
finita male con la mia compagna, quindi...
Eh vabbè, niente. Quindi sono in crisi, non ce la faccio proprio a pensare a una
nuova mostra.
Però magari qui, lontano da tutto, è grazie a Suleima.
Chissà.
Dai, faccio il tifo per te.
Azra, il tonno per i signori.
Scusate, scappo in cucina, sennò i camerieri impazziscono. Vai.
Complimenti. Grazie. Azra!
Azra!
Va bene, vi lascio a degustare.
Io vado a dare una controllatina in giro.
Buonissimi.
Niente di iniziare con questa crema così.
Vai.
È buonissima. Hai ragione, grande piccio, ti
adoro.
Ragazzi, la tavola calda un euro e il piccio menù due euro.
I picciotti si lamentavano delle merende nelle macchinette,
tutte infillate nella plastica. E allora ho pensato di fare questa proposta da
sdra, fare questa merenda naturale da marino.
Così si fa pure la pubblicità, giusto?
Bravo. E dici, vieni qua, vieni. Mettimi un po' di ghiaccio.
Assaggia, assaggia.
Piccione, io volevo la bevanda dello studente.
La bevanda dello studente, eh, eh, ti fa diventare intelligente. Ma tu come fai a
farti amare così tanto dagli adolescenti?
Sapete, ti fai troppo problemi.
I picciotti sono come noi adulti, solo che non hanno lavoro.
Ma Peppe, manco tu hai un lavoro.
E per questo io li capisco a meraviglia.
Vabbè, va. Ci vediamo dopo.
Gioia, dimmi. Un piccimenù. Un piccimenù, sì, certo.
Un passaggio fondamentale è l'invenzione del personaggio di Filo Banzi, creato
dal grande Ben Daim.
Vabbè, andiamo avanti.
Livo, come ti speccia?
ammettersi con due eccessite, va bene?
Ma non ci pensavi che ne sarebbe uscito un finimondo?
Tante parole, professore! No, ma la finiamo!
Cioè, è una cosa di vent'anni fa, dico, pure le corna vanno in prescrizione, eh.
Piuttosto è un'altra la cosa che non capisco.
Che cosa non capisci?
Quando Guglielmo si è presentato a casa di Antonio, lì sul terrazzo, io da
Fabrizio mi sarei aspettato una reazione...
Credo, uno scatto d'ira.
Invece niente, è rimasto così, abbattuto, quasi svuotato.
Ma poi lo era abbattuto per la morte del padre.
Una cosa strana è un'altra.
Cioè?
Dici che avete accompagnato Fabrizio alla Super Strogo, che è una palestra di
boxe. Se Fabrizio frequenta un posto come questo, perché tutta questa
tragedia per un bugno che ha preso da un amico?
Asciantini, muoviti su queste gambe, avanti che pari il pezzo di lì.
Buongiorno, lei è il proprietario?
E' a lei che ci interessa.
Ah, ma volevamo iscriverci.
Ma qui, coauci, a bocca se.
Ah, che? Lei sembra strano.
Abbastanza.
Avanti, forza con questo geppo, forza!
Arrabbiateci la guaglia, c'è niente con il gancio, forza che lo mandi giù, dai!
Che? Non siamo adatti?
Senza offesa, eh?
No.
Comunque, a po' altri, come ci mandò qua?
Ma ci ha raccomandato questo posto Fabrizio De Gregorio, siamo parenti,
quindi... Perché?
Com'è Fabrizio?
Che non è bravo?
No, bravo sarebbe pure bravo, è solo che ci manca a buccia, a
pettacce.
Cioè? Che vuole dire?
È che sarà stato una mesata fa, mi incassò male un descio in allenamento
e finì giù a tappeto con il naso rotto.
Cioè, scusi un attimo, Fabrizio il naso se l'è rotto qui?
Il cacetto regolare con la boxe succede sempre.
Solo che io sono troppo signorino e si dice magari operare, capito?
Oh, ma non volevate fare la boxe con gli altri?
No, no, ci cerchiamo un campo da golf, siamo più adatti.
Meglio io.
L'avete mentito fin dall'inizio.
Che cosa vuoi, Saverio? Non sono affari tuoi.
Fabrizio, il naso se l'è rotto in un incontro di box, non nella vita con
Guglielmo. Ma chi sei tu per venire qui a farmi il processo, eh?
Fuori da casa mia.
Antonia, non siamo qui per farlo il processo.
La verità è come la muffa delle muri.
Uno crede di coprirla con un po' di vernice, e invece salta sempre fuori.
L'unico modo per liberarsene è scoprirla, tirandola fuori tutta.
Antonia, serena e felice, sono delle brave persone.
E va bene, era un imbroglio.
Ho fatto quella denuncia perché ci servivano soldi.
Molti soldi.
Soldi? Ma se siete ricchissimi, solo questa casa chissà quanto vale.
Sì. Peccato che fra poche settimane tutto questo sparirà. E lo sai perché?
Perché tutto pignorato è sequestrato dalle banche. Siamo pieni di debiti.
Debiti che aveva fatto Bernardo.
Bernardo, scusami, non era un mago della finanza?
Che negli ultimi anni si era letteralmente rovinato.
Investimenti sbagliati. Abbiamo perso tutto, ogni cosa per colpa sua.
E nessuno sapeva niente.
Mi vergognavo troppo.
Ho cercato di tenere nascosta la cosa.
Anche se negli ultimi tempi lo studio di Bernardo ormai era chiuso.
Lui riusciva a rimediare qualcosa qua e là con dei prestiti. Non lo so nemmeno
io come.
Poi è saltata fuori la cosa del pugno.
E avete pensato di rimediare un po' di soldi in questo modo.
L'idea è stata mia.
Bernardo non voleva perché era una truffa.
Ma io mi imposi.
Se eravamo in questa situazione era solo per colpa sua, quindi doveva lasciarmi
fare.
Ma io l'ho fatto per Fabrizio.
Non è nato nella miseria, non si meritava di finirci proprio ora.
Per questo eri così fredda dopo la morte di Bernardo.
Hai continuato a portargli il rancore per come vi ha rovinati.
Avete avuto quello che volevate.
La strada la conoscete.
Vabbè,
dici che basterà questa cosa per tirare fuori dai guai felici?
Eh, non lo so, Peppe.
Cioè, che flash, ma c'è tutto!
Domani ne parliamo con Ram.
Ma che è sto baule?
Ciao. Ehi, che fate?
Sono i nostri progetti, i nostri sogni.
Quando eravamo all'università anch'io sognavo di essere artista.
E poi io e Giulio lavoravamo insieme e abbiamo creato questi schizzi, a metà
fra l'architettura e le installazioni artistiche.
Diciamo, le città inattese.
Guarda per te.
Beh, non mi hai mai detto niente.
Vabbè, ma non sapevo nemmeno che esistessero ancora.
Giulio mi ha fatto una sorpresa e li ha portati.
Che ricordi?
Sognevamo di girare il mondo insieme, allestendo le nostre installazioni.
Hai detto... insieme?
Sì, all'epoca stavamo assieme.
Ah!
Non lo sapevi? No!
Vabbè, dai, cos'hai questa faccia?
Eravamo...
Eravamo studenti, adesso siamo amici, il medico è passato da un pezzo. Sì, sì,
per carità, ma anche con la modernità è bene non esagerare troppo, direi. Ma
insomma, raccontami un po', giusto per sapere.
Dunque, siamo stati insieme quattro anni e poi ci siamo lasciati perché Giulio è
andato a fare un master, un Sidney.
Oh! Sì. Ma insomma, quattro anni!
Sì, è stata su lei ma lasciarmi. All'epoca ero troppo concentrato su me
stesso. Però abbiamo deciso di rimanere amici, per me su lei era troppo
importante.
Ed è tutto.
Dai amore, facci una doccia, che fra un'oretta ce ne andiamo.
Va bene, io me ne vado. Ciao.
Ti accompagno Peppe.
Che regalo mi hai fatto.
Ma chi è questo scappato di casa?
Uno che mangia insalata dalla busta, senza olio, senza aceto, senza niente.
Non mi piace, eh? Non mi piace.
Me ne vado io.
Ciao.
Beh, potevi dirmelo che era un tuo ex.
L'umertà è una piaga.
Eh, si vede che è contagiosa. Perché nemmeno tu volevi dirmi che Antonio e
Serena sono tuo ex.
Beh, almeno io la mia ex non te l'ho portata in casa.
Tu in compenso ci porti quella stalker di scrittori?
Aspetta un attimo, fammi capire. Cioè, tu hai invitato quel pennellone mangia
insalata qui per vendetta?
Sai, quando hai detto che non dobbiamo rintanarci come orsi nella tana, mi ha
ferita.
Cioè, è come se mi accusassi di essere chiusa, possessiva.
Io non sono così e non voglio esserlo.
Sule, ma io non volevo certo... Lo so.
Ma il lavoro al baglio è noioso.
E sono sempre sola.
E Giulio non l'ho invitato qui per vendetta.
Ma perché è uno dei miei più cari amici.
E ha bisogno di aiuto.
Scusa se ti ho fatto sentire così.
Scusa tu se non mi sono interessata più alla tua indagine.
Prometto di ritrovare il tempo.
Come sempre.
Alleluia.
Sai, come a confrontarmi solo con Piccinello rischiavo di piccinellizzarmi
troppo.
Basta però, dai!
Chi penso io?
di idee, amore.
Mi raccomando, se crolla la casa, avvertimi.
Save, tu sei uno scopritore di acqua calda.
Per chi ciuffa o non ciuffa, questa storia della scazzottata dei picciotti a
noi ci fece sfardare un sacco di tempo. Ma perché? Che vuoi dire?
Voglio dire che la posizione di Felice Arnone è cangiata.
Dal GPS del cellulare ci risultano confermati gli spostamenti che lui ci
riferì, e cioè lontano dove venne sparato De Gregorio.
E vai, lo sapevo!
Eh sì, hai visto che avevamo un ragione noi? Sì!
Dottore Randono, che lei non si fida di sapere la manna, ma a meno di mia si
deve fidare.
Ma calmiamo questa esuberanza, che è tutto un entusiasmo.
Questa non è mica una prova di ferro. Certo, ammetto che comunque è un punto a
favore del Bosciamico.
Scusate.
Sì?
Ah, no.
Hanno trovato la macchina di De Gregorio.
Ah, e dove?
Alle bacche abbandonate, vicino alla Torre Alta. Scusate, devo andare.
Ma non è che potremmo anche noi... Che fa, volete venire pure voi?
Magari. Sì, però con la Bosciamacchia, non con quella di servizio. Certo,
certo, certo.
Avanti, come si dice.
Prendi un sorriso e regalala a chi non ce l'ha.
Abracadabra!
Cos'è?
Voilà!
La torre.
Ci giocavamo sempre per schiarirci le idee.
Ora abbiamo giusto bisogno di una pausa. Ok.
Ok. Ok.
Inizio io.
Vai.
Posso farti una domanda delicata?
Solo se non è talmente delicata da risultare indelicata.
Ti piace lavorare qui?
Beh,
per ora è ok.
Poi non so cosa succederà una volta finito qui.
Tutto qua?
Secondo me la verità è che non sei soddisfatta e questo non va per niente
bene.
Il fatto è che non ho uno spazio mio.
Devo sempre appoggiarmi qui.
Avevo trovato uno studio per fare dei progetti miei.
Era un posto.
Bellissimo. Ma poi non ho avuto il coraggio.
E perché?
Se poi non arrivano altri lavori.
Facciamo insieme?
Eh?
Ti aiuto io.
Dov'è quel posto che dicevi prima?
Qui vicino.
E andiamo.
Andiamo.
Andiamo?
Venti io.
Dottore, qui c'è qualcosa.
All'apparenza direi abiti femminili.
L'apparenza è un corno.
Non si vede che sono abiti femminili.
Può essere che sono della moglie.
Sicuramente no.
Ma perché ti sei messo a fare il guardarrobiere? Questi sono articoli da
grandi magazzini.
Antonio veste sempre con abiti griffati, molto costosi.
Meglio.
Vuol dire che c'è un'altra donna.
Ora io vado dalla signora per vedere che faccia fa.
Ma perché vuole andare da Antonio se i vestiti non sono suoi? Dottor Randò.
Piccionello.
Si vede che tu sei innocente.
No, non sono miei. E non conosco nessuno che abbia abiti così.
Signora, mi scusi.
Le deve scusare la mia indelicatezza, ma questi abiti femminili noi sospettiamo
che appartengano a un amante.
Lei è sicura che suo marito non avesse una relazione extra-coniugale?
Bernardo, non credo. Io non saprei.
Antonia, non nascondere nulla a questo punto non ha più senso.
Sto dicendo la verità.
Non ho mai avuto l'impressione che Bernardo avesse una storia.
Ma insomma non è da escludere.
Che cosa vorresti dire?
Dopo che Bernardo ci rovinò...
Ero furiosa con lui.
Ci eravamo allontanati e eravamo come separati in casa.
Ero delusa e furiosa per quello che aveva fatto.
E così ho cominciato a tradirlo.
L'ho tradito tante volte, senza nascondermi.
Anche con uomini che lui conosceva?
Sì.
Anche uomini che conosceva.
Volevo ridicolizzarlo.
Era l'unico modo che avevo per ferirlo.
Insomma, lui aveva distrutto la nostra vita e io volevo punirlo.
Anche se ogni volta che lo tradivo ero io a starci male per prima.
Meschina. Oh, a mia mi ha fatto pena.
Ma chi lei?
Ma pensa al marito che c'ha più corna in testa di un cesto di lumache.
Beh, però ci sono persone che magari vogliono fare male agli altri e alla
fine invece si fanno male a loro stessi.
E a me queste persone mi fanno pena.
Filosofone sei.
Ma comunque secondo me Bernardo De Gregori aveva un amante.
Deve essere lei stessa l'assassina.
Tutto sta ora a trovare questa femmina.
Bernardo era un uomo rovinato, il suo matrimonio era finito. Perché mai questa
doveva farlo fuori?
Ma quando hai smesso di scrivere libri gialli tu hai perso pure quel
milligrammo di fiuto che avevi.
Con permesso vado a lavorare.
Saveri, che si fa ora?
Non lo so.
Ne voglio parlare con Suleima.
Ciao. Ciao.
C'è una bellissima novità. Sì? Che fate?
Sperimentate nuove tecniche di imballaggio?
Dai, scemo.
Ho deciso di riaprire uno studio tutto mio. Ho parlato col proprietario del
locale e mi ha detto che è tutto ok.
E ora ho un milione di cose da fare.
Ma dai!
Non mi avevi detto niente.
Ma certo che te ne ho parlato. È un'idea che ho da un sacco di tempo.
Appunto, un'idea. Di solito tra la teoria e la prassi passa sempre un po'
di tempo.
Insomma, un po' come tra il dire e il fare.
Ho convinto io e Suleima a fare tutto subito. Le cose importanti vanno fatte
così, ben di botto, senza pensarci.
Senti, io però devo parlarti del delitto. Sono successe alcune cose
che... Amore, mi dispiace. Devo andare a firmare subito il contratto. Ne parliamo
dopo, ok?
Ok.
Ciao.
Suleima. Non è che cercate un assistente, sai, Azra è brava con le
cose artistiche, magari quando non lavora da marilù. Ma certo, Azra è un
talento, ha un occhio incredibile, bravo. Sì, grazie.
Senti, sai che è un'idea meravigliosa?
Perché non vai a parlarle subito?
Certo, però mi hai dato un passaggio. Va bene. Ma che fai Peppe? Mi molli pure
tu? Mi lasci qua così, solo sul cuore della terra?
Dai, non fare il picciolino che ha morito, sono tra due ore e ti ritengo.
Andiamo, andiamo.
Ma che era?
Ciao, che ci fai qui?
Ero venuto a farmi una nuotata in quella galetta lì e ti ho visto.
Come va?
Ho preso una pausa per riflettere un po'. Ti è venuto il modo di spiegare il
mio libro da questa storia? No, no, no, per la verità no.
Scusami se te lo chiedo perché ci conosciamo da poco, però...
Non capisco perché puoi smettere voi gialli.
Ma con i gialli è difficile vincere un Nobel e io un viaggetto in Svezia lo
farei volentieri.
Però il demone dell'indagine ce l'hai.
Guarda che quello è un talento che non si può frenare un lungo.
Ti ringrazio anche se... Anche se questa pausa di riflessione l'ho persa anche
perché sulla vicenda di Gregorio non ci sto capendo molto.
Perché non me ne parli?
Ecco.
No, anche a me questa storia dell'amante non convince.
Come mai?
Da come me l'hai descritta.
Antonia non è un avutociutto sugli occhi.
Cioè, se il marito avesse avuto un amante se ne sarebbe accorta.
Non sai che hai ragione.
Io invece penserei più ai debiti di Bernardo. Secondo me da quelli si può
scoprire qualcosa.
Perché? Le banche gli avevano sequestrato tutto.
Lui non lavorava da due anni.
Come facevano a tirare avanti.
Giusto.
Bernardo potrebbe aver chiesto soldi a persone pericolose.
Ad essersi messo nei guai.
Professoressa Pacino, mi sei stata davvero utilissima, lo sai?
Se vuoi, fino a che non torna aperta, ti posso aiutare io.
Certo.
Ma sì?
Si va?
Vabbè.
Antonia, lei è una mia collaboratrice. Salve.
Vorremmo chiederti di poter vedere lo studio di Bernardo.
Ma mi spieghi perché ti mischi nell'indagine?
Tu Bernardo nemmeno lo conoscevi.
Antonia, non vuoi sapere chi ha ucciso tuo marito?
E che importanza potrebbe avere ormai?
Lascia perdere, Saverio. Lasciami in pace.
Aspetti.
Mi creda è importantissimo che si sappia come è morto suo marito.
Soprattutto per suo figlio.
Ma lei che ne sa?
Io sono un'insegnante.
Con i ragazzi di quell'età ci lavoro.
E so che quando si subisce una grave perdita, la cosa peggiore è non
comprenderla.
È fondamentale che Fabrizio sappia perché suo papà sia morto.
Altrimenti... rimarebbe con questa domanda che potrebbe condizionare tutta
la sua vita.
Secondo me perdete tempo.
È tanto che Bernardo non lavorava in questo studio.
Sì, in effetti qua ci sono solo carte vecchie.
È
questo?
È un regalo di Fabrizio. Lo aveva fatto l'elementare per me e suo padre.
Minchia. Che sono questi fogli?
Queste sono cambiali, tante cambiali.
E tra l'altro anche a interessi molto alti.
Quindi credi che... Bernardo per tirare avanti si era affidato a uno strozzino.
Non ci posso credere, è Gaspare.
Cosa? Che stai dicendo? Chi è Gaspare? Gaspare Migliaccio, è lui che prestava i
soldi a Bernardo.
Tu dici il padrone del circolo nautico?
Antonia?
Che succede?
È che io ci sono anche andata a letto. È successo una volta sola.
Poi lui continuava a insistere, voleva rivedermi.
Ma io non volevo avere una relazione con lui.
Eh, ecco.
Meno male che mio cugino mi ha prestato il moterino nuovo. Eh, nuovissimo.
Come va il tuo nuovo lavoro di sensale per architetti?
Va bene, ma perché fai ancora l'offeso?
Guarda che il posto che ha scelto su lei è bellissimo. Sì? Anzi, molto, molto
bello. Va bene. Dovresti andare a vederlo. Adesso però abbiamo da fare.
Guardi che cosa abbiamo trovato.
Sentite, se credete che io ci intrigo la morte di Bernardo, vi sbagliate di
grosso.
Intanto mi prestava soldi con interessi da usuraio.
Sì, ma non sono un criminale.
Presto soldi perché così si fanno bei guadagni.
Ma l'ho fatto solo con gente che conosco, non ho mai fatto male a
nessuno. Uno strozzino gentile.
Insolito, no?
La pensi come vuole, ma io volevo bene a Bernardo.
Quando le cose gli giravano bene, eravamo amici.
Abbiamo passato tante belle giornate in barca.
Questo però non l'ha impedito di finire a letto con Antonia.
E so che avrebbe pure voluto continuare.
Facendo fuori Bernardo, poteva avere strada libera con lei.
Giusto, Michela.
Giusto sì, però meglio che fai parlare a Saverio, che il signore se no si
confonde.
Sì, è vero, Antonio, mi piace molto.
Ma è anche vero che mi sentivo in colpa con Bernardo.
Tant'è che andando contro il mio stesso interesse, gli concessi un accordo sui
prestiti. Che accordo?
Annulai tutti gli interessi e tolsi ogni scadenza.
E infatti Bernardo cominciò a restituirmi i soldi a poco a poco, come
poter. Ogni tanto mi dava 200 o 300 euro. Ho pure le ricevute.
Sì, ma dico, anche poco alla volta, come faceva a pagarla? Visto che non aveva
più nessuna entrata.
Questo non lo so.
Però a dire il vero, Bernardo ultimamente mi sembrava molto impegnato.
Era sempre in giro con la macchina.
E lei come fa a sapere queste cose?
Lo so, perché lui qui aveva un armadietto.
Passava tutti i giorni.
Ecco, questo è l'armadietto.
Ma che cavolo?
Cos'è? Sembra tipo un costume da clown. Cos'è? Eh sì, ci sono pure i trucchi per
il viso.
Ma che ci faceva De Gregorio con un costume da pagliaccio?
Ah, però c'è anche questa.
Una pistola.
Sì, ma questa non è da clown, questa è una pistola vera.
Sì.
Bisogna partire a randone.
Beh, intanto la rimetto qua.
Ah, c'è anche un telefono.
C'è soltanto un numero fra le chiamate.
Chiamiamo?
Chiamiamo.
Pronto?
Chi è?
Sono un amico di Bernardo.
Cosa vuole da me?
Dobbiamo vederci.
Va bene, d'accordo. Tu avresti dovuto chiamarmi subito e invece ci hai fatto
pure una telefonata con quel cellulare. Va bene. Ora che ti sei sfogato e hai
sfiorato l'infarto, mi dici se hai controllato la pistola?
L'ho controllata.
La matricola è a brasa.
Segno che De Gregorio la pistola se la procurò illegalmente.
E tu che idea ti sei fatta?
Secondo me Bernardo si era messo a fare rapine.
Il costume da clown gli serviva per camuffarsi.
Non è la prima volta che si sente di queste bande che vanno in giro a fare
mascherate rapine, a rubatine. Dai, Randone, queste cose si vedono solo nei
film. Senti a me.
Le rapine si possono giustificare con il costume da clown e con la pistola. E
questa femmina che tu sentiste al telefono è di sicuro una sua complice.
Va bene, ma al di là di queste ipotesi fantasiose, ora che facciamo? Io con
quella ci ho preso appuntamento per domani.
E niente, che tu e Peppe vi presentate all'appuntamento. Come ci presentiamo?
Che dobbiamo fare?
E io e i miei uomini ci appostiamo e poi al momento opportuno veniamo fuori.
Ma scusami, se va male... E se va male vi compro i crisantemi a tutte e due
quando sono in offerta. Ora scusami che devo andare a lavorare.
Io me ne vado, sapevo. Dove vai? Devo aiutare a Zra a fare le merendine. Devo
preparare tante cose per la scuola. Sì, la merenda, la scuola.
Scusa.
Che bella giornata.
Mi dispiace che sia finita.
Senti, se ci andiamo a bere una cosa, che dici?
A bere una cosa?
Sì, perché no? Conosco un posto qui vicino. E portamici. Perché ci porto?
Oi Peppe, mi raccomando, non correre troppo.
Tranquillo.
Non mi hai più detto niente del corso. Come va con i ragazzi?
Per la verità, sto pensando di mollare.
Dici vero? È appena cominciato.
Ma sì, ma a loro non interessa. Io poi non riesco ad appassionarli, per cui è
meglio piantarla qui e liberi tutti.
Ma guarda che insegnare ai ragazzi può essere un'esperienza bellissima. Non la
sottovalutare. Sì, lo so.
È che con me non ha funzionato.
Tutto sta nel trovare un dialogo.
E vedi che creare un dialogo con i ragazzi ti fa capire tanto non solo di
loro ma pure di te stesso.
È che la uno per certe cose deve esserci portato.
Un po' come con il calcio, il basket, il furto con destrezza.
È solo una questione d'approccio.
Tu puoi dare tanto.
Grazie, però davvero non saprei come... Allora, non sei un insegnante, quindi
non provare a fare il professore.
Sei uno scrittore e cerco un approccio più personale.
Non lo so, pensa... Pensa a come hai cominciato a fare lo scrittore di
romanzi gialli.
A cosa ti ha spinto ad appassionarti a casi polizieschi.
E guarda che spesso aprirsi è il modo migliore per creare uno spiraglio.
Vabbè. Non c'è la faccia di una cappellana subito in un sermone. No, no,
figurati. Ho fatto uno sproloquio. C'è un po' di deformazione professionale.
Proprio una bella giornata.
Sì.
Ehi picciotto, silenzio ora!
Mi raccomando.
Seduti.
Oggi vi devo chiedere scusa.
Scusa? Perché?
Ma perché con voi sono partito con il piede sbagliato.
Forse avrei dovuto cominciare col dirvi che fino a qualche anno fa anch'io ero
esattamente come voi.
Del giallo, del poliziesco.
Non me ne fregava assolutamente niente.
Davvero? Sì, sì. Però poi mi sono ricreduto.
Perché ho capito che il poliziesco è anche un modo per parlare della verità.
Del bisogno vitale che abbiamo della verità.
Provo a spiegarvi meglio. Assistente?
Ecco qua.
Questa è una delle magliette di piccionello che vi piacciono tanto.
Adesso immaginate che... questo tessuto sia il tessuto del nostro mondo, della
nostra comunità.
E questo è un omicidio.
Tranquilli, Deciotti, ce n'è un altro uguale. Fatela girare.
Un delitto è come uno strappo, uno strappo che lacera il nostro mondo.
Intende uno strappo nel potto sociale che ci lega.
Esatto. E la ricerca della verità, ovvero del colpevole, è l'unico modo che
abbiamo per ricucire quello strappo. Forse non riporterà indietro la vittima,
però è l'unico modo che abbiamo.
Scusi, ma se prima lei la pensava come noi, quando è che cominciò a
interessarsi ai polizieschi?
È successo qualche anno fa, quando per caso mi ritrovai in una vera indagine.
Ero tornato a Macari dopo tanti anni e proprio in quei giorni un povero bambino
sparì. Ed è morto, vero?
Mi ricordo lo scarmazzo che ci fu.
Purtroppo sì.
A un certo punto sentii come il bisogno di... di fare qualcosa, di non restare
in disparte.
Se volete ve la racconto. Sì, sì, assolutamente.
Sì, sì, dai. Sì, ve la racconto?
Va bene.
Fu così che risolvemmo l'indagine.
Mi mise a scrivere il mio primo romanzo giallo.
Un dovere, un dovere verso tutte le persone che aveva aiutato e...
soprattutto anche verso chi non ero riuscito ad aiutare.
Professore, così ci fa piangere.
Grazie. Prof, scrivere è una cosa meravigliosa. È necessario.
C'è solo un professore!
Un professore, c'è solo un professore, c
'è solo un professore.
Ehi, sono venuta a prendere delle cose.
Ah, vedo.
Perché non vieni in studio con me?
Sta farendo benissimo, sono davvero contenta. È che ho una missione segreta
con Peppe più tardi e te ne avrei anche parlato, ma sei sempre col tuo amico
geniale.
Saverio, già è impossibile sopportarti quando sei normale. Quando fai così
proprio... Quando se ne va Giulietto?
Avevi detto qualche giorno.
Come?
Perché?
Perché si è infilato nella nostra casa e la nostra vita non è più la stessa.
Ti ha pure convinta di aprire uno studio di architettura a Macari.
Lo studio è un'idea mia.
Giulio mi ha solo incoraggiata, cosa che tu non hai fatto.
E poi mi sa che c'è un'altra persona che si è messa in mezzo.
Come? Di che parli? Beh, la tua Michelina.
So che ti ha dato pure una mano con il caso.
Ma non sono venuta qui a rinfacciartelo.
Bene, quindi Peppe ha fatto la spia.
E comunque Giulio è venuto qui perché aveva bisogno di un aiuto.
E adesso mi sta dando una mano con lo studio.
Tutto qui. Se tu ci vedi qualcosa di male, è un problema tuo, Saverio.
Capo, che faccio?
Faccio mettere l'azienda.
Savelio, ma siamo sicuri che il posto è questo? E qua, ha detto, tra i due
grandi ficus vicino alla casina della villa.
Scusate, ma voi chi siete? Che ci fate qua? Questo è un complanno privato.
Guardi, io ammiro il suo amore paterno, però... Stiamo pronti.
Vabbè, vabbè, è che stiamo aspettando una persona per questo, non è... E non
potete aspettarla più in latico, Gisto, qua dovete aspettarla.
Purtroppo no, dobbiamo aspettare qua, però le prometto che non ci imbucheremo
alla fessa per mangiarci le arancinette, le pizzettine dei bambini, va bene?
Oh, ma per chi può cuore? Amene, dai, ora prendetene qua, no!
Bicciotti, lui è Andiano!
Fermi tutti!
Fermi tutti!
Questa è un'operazione di polizia e lei deve stare caldo!
Scusate, ma questa è una festa di complanno, eh? La festa di Pasqualino,
mio figlio.
Ah, questo è il complanno di Pasqualino?
Scusate, scusate, ci siamo sbagliati. È stato un malinteso. Vergogna! Farà
scantare a cussie, povere carose!
Signora, non è che l'abbiamo fatto apposta. Noi ci scusiamo, siamo
costernati. Proprio ora che...
Spegnere le candeline e fare scartalacarta. Ma voi potete fare tutto,
spegnere le candeline, scartalacarta, tranquillamente. Andate ad arrestare
Malacarna invece di rovinare i compagni dei piccoli. Va bene, vi chiediamo scusa
a tutti e tanti auguri a Pasqualino.
Grazie.
Ma dico io, è possibile, eh? È possibile che voi due mi mettete sempre nei
casino? Ma sei tu che pigli l'uccele per lanterne?
Scusate, siete voi gli amici di Bernardo?
Ah, quindi avevamo fissato con te? Eh sì, oggi lavoravo qui, ma la festa è
cominciata con molto ritardo, per questo è successo questo pasticcio incredibile.
Signorina, ora lei viene con noi in questura perché noi sappiamo che lei era
complice di Bernardo De Gregori.
Complice? Scusi, ma di cosa?
Noi sospettiamo che lei e De Gregorio eravate autori di efferate rapine.
Rapine? No, guardi che io e Bernardo facevamo proprio quello che avete appena
visto.
Cioè?
Facevamo gli animatori alle feste per bambini. Io vestita da fata e Bernardo
da clown.
Rapine, ma a chi è che gli viene in mente una roba simile?
A chi è che viene in mente una roba simile?
Andiamo, venite con me.
Fra me e Bernardo era nata una bella amicizia.
Finora non mi sono fatta viva perché per Bernardo il nostro lavoro era un
segreto. Non voleva farlo sapere ad Antonio e Fabrizio?
Era stato un grande professionista, si vergognava.
Senti, gli abiti che abbiamo trovato nella macchina erano i tuoi?
Sì, avevamo l'abitudine di cambiarci in macchina prima di andare alle feste.
Tenevo sempre nell'auto un cambio di scorta.
Sì, ma tu e Bernardo come vi siete conosciuti?
In un centro per l'impiego, disoccupati tutti e due.
Gli parlai del mio progetto di tirare su qualche soldo facendo l'animatrice alle
feste. A Bernardo sembrò una bellissima idea e si ricordò che aveva un costume
da clown.
Così ci facemmo simpatia e ci mettemmo a lavorare assieme. E a De Gregorio andava
bene? E come!
Bernardo era bravissimo.
Anche se i soldi erano pochi, era felice. Era felice di fare qualcosa che
gli piaceva e che lo faceva stare bene.
Senti, là dove abbiamo trovato il costume da clown c'era una pistola. Tu
ne sai qualcosa?
Una pistola?
Sì.
È impossibile.
Bernardo era un uomo buono e pacifico.
È impossibile.
Né amanti e né rapine.
Sì, ma ora non tornerai mica a dare il tormento al povero Felice, spero. Sa
beh, tu devi stare zitto. Perché grazie a te ho sfardato un sacco di tempo e ho
fatto la figura dello scimunito davanti a tutta la questura.
Berlandone, non te la prendere con me se ancora non hai chiuso il caso.
Tieni, ritienetelo.
che hai fatto un buco nell'acqua, come tutto quello che hai combinato.
Andiamo, Vincenzo.
Mi scusi?
Sì? Ma lei è il famoso scrittore di gialli Saverio Lamanna?
Ah sì?
Io ho letto tutti i suoi libri, sono un suo grande fan!
Grazie. Ma grazie a lei.
Adesso scappo che mamma mi aspetta. Devo scappare.
Arrivederci. Arrivederci, ciao.
Che carina.
Sta bene.
Ma ora che si fa?
Voglio andare ad Antonia.
Anche se a lei non interessa, voglio che sappia la verità su suo marito.
Beh, lo dobbiamo almeno a lui, no?
Non aveva nessun amante.
Lavorava di nascosto come clown alle feste per bambini.
Era questa la sua seconda vita.
Un lavoro che gli rendeva poco, ma con cui dava gioia ricevendo gioia. Lo
faceva stare molto bene.
Come se stesse cercando un altro se stesso.
Allora era questo.
Era questo che facevi?
Il fatto viene dopo.
Quando muore qualcuno che ami, molto spesso il fatto non arriva subito. Non
lo senti.
Ma poi arriva il dolore.
Quello ti prende dietro le spalle, all'improvviso, quando non l'aspettiamo
più.
Ma non cercava un nuovo se stesso.
Questo era lui, il mio Bernardo.
Lo aveva comprato quando Fabrizio era piccolo e se lo metteva per fare
divertire i bambini alle sue feste di compleanno.
Poi però Fabrizio diventò grande e il costume finì in cantina.
Sono sicuro che dentro di lui sapeva che lo amavi ancora.
Lo sai, l'ultima volta che parlammo davvero rincasavo e trovai
Bernardo davanti al computer.
Aveva preso l'hard disk, quello dove teniamo i video di Fabrizio di quando
era piccolo.
E quando si accorsi di me si sbrigò subito a chiudere tutto come se si
vergognasse.
E mi fece una tenerezza.
Lo immagino.
Poi mi disse che gli mancavano quegli anni, che tutto era più bello,
che gli piaceva vedere Fabrizio crescere.
E adesso che Fabrizio invece era diventato grande, tutto si è fatto più
complicato.
Bernardo sembrava preoccupato, teneva un'angoscia.
Io avrei voluto chiedergli che aveva.
Ma poi mi fece pigliare dalla solita rabbia e gli disse che se ora stavamo
così male era solo per colpa sua.
E poi me ne andai.
Sono convinto che ti capiva, Antonia.
Ti capiva.
Saverio, non lasciare mai che le cose con la tua fidanzata si guastino.
Tanto da non vedere più chi è davanti.
Che io Bernardo lo tenevo davanti agli occhi, ma non lo vedevo più.
Mio marito era qui.
Ma io ormai ero troppo lontana.
Ricordati di guardare chi ami.
E che può cascare il mondo, ma lei rimane la persona che hai scelto e
voluto per sempre.
Meglio così o così?
Così? Ciao!
Ciao!
Avevi ragione, è davvero bello qui, avete fatto uno splendido lavoro.
Questi sono i progetti che hai fatto con Giulio? Sì.
Giulio ha pensato di appenderne qualcuno qui.
Aiuteranno a muovere le idee.
Giusto, hai ragione Giulio, sono davvero incredibili.
Pensare che l'altro giorno non l'hai nemmeno guardata.
Noi andiamo a fare delle commissioni.
Ciao.
Io devo
chiederti scusa.
Avere un tuo ex per casa non ha tirato fuori proprio il meglio di me.
Stavolta con le scuse facciamo a metà.
Diciamo che ho iniziato io.
È che la paura ci ha fregati.
La paura del passato e delle novità. Sì, e la paura mangia l
'anima.
Mi
parli
del caso?
Il caso?
Ma hai tempo?
Lo dico veramente senza ironia.
Facciamo che il tempo lo trova.
Da quello che mi ha detto Antonio ho avuto l'impressione che Bernardo fosse
preoccupato per loro figlio.
Perché non parli con il ragazzo?
Ma ci abbiamo provato, si è subito chiuso a riccio.
C'è qualcosa che non torna.
Cosa?
Antonio ha detto di aver sorpreso Bernardo mentre guardava i video di
Fabrizio Bambino. Sì.
E poi quando lui l'ha vista ha subito spento il computer.
Perché?
Forse era imbarazzato.
Sì, ma Bernardo amava Antonio.
E quei video potevano essere un pretesto per riavvicinarsi, per ricordare i bei
tempi felici.
Perché spegnere il computer?
Hai ragione.
Deve esserci per forza un altro motivo.
Ma lo vedi?
Quanto ho bisogno di te.
Peppe, dobbiamo andare.
No, no, no, lascia stare il tuo lavoro di merendero perché...
Partiamo subito, sì.
Bene.
Allora io vado. Il tuo studio è fichissimo.
Ecco, è questa.
Ma perché la vuoi vedere?
Giusto un'occhiata, per scrupolo.
Te l'ho detto, ci sono solo vecchi video.
Recite di scuola, filmini delle vacanze.
No, non sono soltanto vecchi video.
Guarda le date.
Queste risalgono a poche settimane fa.
Com'è possibile?
Questo non è un video per piccerina.
Quello è Fabrizio.
Sta spacciando droga.
Fabrizio è uno spacciatore.
È chiaro che Bernardo lo sta riprendendo di nascosto.
Ci sono tanti altri video così.
Questi saranno i suoi compari di spaccio.
Non è possibile.
Io non avrei mai creduto.
Mamma.
Fabrizio.
Questi video li ha girati tuo padre.
Tu non ne sapevi niente, vero?
Dio, papà.
L'ho ammazzato per colpa mia.
Ma no, Fabrizio, che dici?
Ma certo che non è colpa tua.
Saverio, diglielo anche tu.
Tuo padre aveva capito che spacciavi.
Avrà sicuramente provato a parlarti o a chiederti di smettere.
Mille volte papà ha provato a dirmi di smettere.
Lui mi pregava.
Evidentemente tuo padre aveva capito che questi tipi erano molto pericolosi.
Ma io non lo volevo nemmeno ascoltare.
E io gli ridevo in faccia.
Gli dicevo che era un fallito, un perdente.
Gli dicevo che non volevo essere come lui.
Tuo padre forse era un fallito come broker, ma era un padre.
E lo è stato fino alla fine.
Pagando con la sua vita.
Voleva salvarti a tutti i costi da quei criminali.
E allora ha avuto un'idea.
Ha cominciato a seguirti.
A fare quei video di nascosto.
Come? Quei video? Allora... Sì.
Quei video, Fabrizio, erano delle prove.
Prove che potevano incastrare quei delinquenti che ti tenevano in pugno.
Tuo padre voleva ricattarli.
Costringerli...
ad allontanarti da loro.
Bernardo ha corso un rischio molto alto, però era anche l'unica possibilità che
aveva per salvarti.
Fabrizio, ora devi parlare.
Per chi spacciavi?
Signor Venturino!
Ma lì chi c'è, va?
Ero i promesseri alla box.
E pure le guardie.
Che volete?
Arrestarla. Per l'omicidio di Bernardo De Gregorio. De Gregorio, io?
Ma che minchia dite? Io mi occupo pure box.
Sì, diciamo che ha anche altri interessi più stupefacenti.
Fabrizio ci ha raccontato tutto.
E ci disse pure dei video.
E quelli potevano mandare in galera te e i comparuzzi tuoi. Ma come inchiasi tu?
Ma come ti permetti?
Vediamo di stare calmi.
Bernardo, aveva fissato con te alla grotta per parlarti.
Siccome sei un criminale, si era pure procurato una pistola nel caso avesse
dovuto difendersi.
Ma poi, da ingenuo qual era, manco se la portò. Perché pensava che sarebbe stato
pure peggio.
Bernardo voleva solo parlarti.
Convincerti a lasciare in pace Fabrizio. Tu invece sei un animale.
E per questo hai pensato che lui fosse un animale proprio come te.
E quindi che non gli sarebbe bastato che tu lasciassi libero suo figlio.
E per questo gli hai sparato.
E valla a raccontare al mio avvocato allora. Sì, abbiamo trovato l'arma del
delitto nel suo garage.
L'avvocato ci avrà un gran bel da fare.
Minchia, Piccionello!
E io quando lavoravo nelle navi, tiravo the box.
Peppe, la tua biografia è un mistero quasi quanto te, eh?
Ammarettatelo.
Anzi no, meglio chiamare l'ambulanza.
Piccionello!
È bello vedere trionfare l'amicizia, anche tra di voi, dopo vent'anni.
Zuleima, stai attenta.
Quante te ne potremmo raccontare di sto picciottazzo?
Sì, anche perché il lupo perde il pelo, ma non il vizio. E Saverio di vizi ne ha
sempre tenuti assai.
Bene, bene, certo me la sono cercata, ma credo che adesso noi dobbiamo andare.
Al di là di tutto, è stato davvero bello.
Arrivedervi. Sì.
Grazie per tutto, Sadario.
Chi l'avrebbe mai detto, eh?
Cosa? Che saresti diventato una così bella persona.
Non esageriamo adesso.
Ciao.
Ciao. Ciao.
Ciao.
Allora, chiamate i ragazzi.
Come promesso, le maglie. Oh, sì.
Ciao.
Cosa? Ah, nulla. Alla fine sono...
Simpatica. Beh, ti avevo detto, panica alla fine.
Buongiorno, buongiorno.
Oddio, ma cos'è il tradimento?
Vieni qui.
Ti devo dire una cosa.
Cosa?
Un bello brutto.
Giulio vorrebbe restare un maquerello.
Tutta la vita?
Vorremmo rivavorare le nostre città inattese.
Sai, da quando abbiamo rivisto quei disegni, Giulio si è acceso alla
speranza, come se stesse superando il dolore per Gwenda.
Una domanda.
Questi progetti sono importanti anche per te o lo fai solo per Giulio? Lo sono
anche per me.
Quando ho rivisto i progetti ho capito che avevo la solita parte contata, la
parte di me.
Bene, allora alcune semplici richieste.
Giulio non mi deve più rubare la colazione, non deve usare il nostro
bagno per fare fitness estremo e non deve mettere la musica di notte a tutto
volume come un torturatore professionista.
Giulio andrà a dormire nel betto.
Oh sì, sì, questa è una grande notizia, guarda. Potrei anche commuoverle.
Ciao, Pigeons! Come stai?
Allora, ricordati, la vita è un sonno, l'amore è il sogno, eh?
Ciao!
Forza, Peppe!
Fare il zonno per favore!
Astra! Ciao Pepe!
Le ho ordinate io queste?
No, sono del mio cugino, erano per Astra.
Vedi, non faccio perdere tempo. No, no. Le verdure di mio cugino, questa è la
nuova scusa. Te le ho portate, le verdure di mio cugino. Come ti avevo
promesso. Oh, ma grazie.
Ma come, Giulio? Eravamo quasi pronti. L'allestimento, le luci... Paolo, Paolo,
te lo ripeto, io non posso tornare adesso.
Ma Giulio, è la tua seconda mostra.
Sì, ma tu sei il mio agente.
Il tuo dovere è innanzitutto capirmi come persona.
Quando potrò, tornerò e finiremo la mostra.
Ma guarda, cabbaia.
Ciao, Gwenda!
Come sta, Gwendina bella? Non è che sta male?
Giulio, ha soli i vermi. Devo portarla dal veterinario. E portala subito! O io
mi sono fidato di te, trattamela bene, eh!
Sì, sì, Giulio, tranquillo.
Eh, tranquillo.
Senti, ma mi vuoi spiegare che cosa ci sei andato a fare a Macari?
Qua c'è la donna della mia vita.
Io devo riprendermela. Ciao Paolo.
Cercavo, cercavo, non ho trovato
l'uomo che ascolta il
caso.
Cercavo davvero qualcosa che facesse al caso mio.
Non ho trovato nessuno che parlasse qui con me.
Non ho trovato nessuno che parlasse qui con me.
Cercavo, cercavo, cercavo, cercavo.
Grazie
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