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Zulu
Siete un dentista?
Preferirei suonare il jazz e restare qui, vicino a voi.
- Sapete di cosa si tratta. - Sì, mi sto occupando di una cosa simile.
A Borups Allé. Cinque architetti parteciperanno alla gara.
Sono i disegni? Posso vederli?
- Io e Ditmar divorziamo. - Non dirai sul serio?
Intesterà la casa e l'auto a mamma.
- Continuerà a pagarvi ancora per un anno. - Un anno?
- Parlaci tu allora! - Non sono io quello che si è fatto l'amante!
No, ma sei stato tu a volere per forza un genero di origini nobili!
"Caro signor Frigh. Mi dispiace essere partita senza salutarvi".
- Chi te la manda? - La fabbrica.
Sottotitoli di Northway Fansub www.facebook.com/northwayfansub
Traduzione di Lexlex
Buongiorno. Hai dormito bene? È una splendida giornata.
Il sole splende e tu sei bella come un angelo.
Sono passato dal fornaio.
- Troppo champagne ieri? - Sì.
Non ricordo come siamo tornati a casa.
Lascia che ricordi io per entrambi. Ciò che è successo ieri è stato molto bello.
Metto su l'acqua per il caffè.
- Ho messo l'acqua. - Penso io al caffè.
Chi dovevi incontrare stasera?
- Gerhard Flügelhorn. - Gerhard?
Il regista. Mi ha promesso una parte nel suo film.
- Ma adesso non ne hai più bisogno. - Ho perso il lavoro al teatro.
Voglio dire... Adesso non dovrai più lavorare.
Adesso ci sono io. Mi occuperò io di te.
Torno in hotel e racconto tutto a Alice.
Sarà sorpresa, ma credo che capirà.
- Scusa, come hai detto? - Prendo il traghetto per Aalborg.
- Così domattina sarò in hotel. - Te ne vai?
- Sì. - Sì... è meglio così.
Buongiorno, signor Frigh. Non volete parlare con vostra moglie?
Posso andare a chiamarla.
Glielo riferirò.
- Era per me? - No, mi spiace, signor Weyse.
Se arrivasse una chiamata per me mi troverete nella mia stanza.
D'accordo...? Bene.
- Buongiorno, signora Frigh. - Buongiorno.
Vostro marito ha appena chiamato.
- È al telefono? - No, dovevo riferirvi che è a Aalborg.
- Aalborg? Otto è a Aalborg? - Sì, arriverà nel pomeriggio.
Beh... grazie. È una bellissima notizia.
Leslie e Bertha! Arriva papà.
- Davvero? - Viene per portarci a casa.
- Vostro marito torna qui? - Sì, viene a prenderci.
Arriva papà! Arriva papà! Arriva papà! Arriva papà!
Zitti, bambini! Non si sente il telefono.
Sono così felici. Il loro papà torna per portarci a casa.
Il signor Frigh tornerà nel pomeriggio.
Domani torneranno a casa.
- Sì, anche la signora Frigh era felice. - Anche questo?
- Sì. - I maiali mangiano il porridge?
- Sì, mangiano di tutto. - Lo porto là, signora Andersen?
No, resta qui, vado io.
Ci vado subito. Impacchetti tu il resto, Fie?
- Torno subito. - Fate pure con calma.
- Le piacciono un sacco questi maiali. - Non i maiali, ma il padre di Fie.
- C'è qualcosa tra di loro? - Non credo.
- Ci va in continuazione. - Sì, ma per i maiali.
Tu vedi l'amore ovunque.
- Dov'è Philip? Non sarà partito, vero? - No.
Bene. Ho portato del pane.
La signora Andersen l'ha appena sfornato. È caldo.
E poi c'è la marmellata, il formaggio e le uova.
- Che c'è? - Niente. Sono solo sorpreso di vederti qui.
- Beh, tu non vieni da me.... - L'ultima volta eri così arrabbiata.
Te lo meritavi. Ma poi ho pensato che lavori con mio padre.
Deve essere difficile per te. Sarà il tuo modo di chiedere scusa.
Giusto?
- Hai detto dove andavi? - Sì, certamente.
- Adesso è ufficiale? - L'ho detto soltanto a Fie.
- Quindi facciamo ancora finta di niente? - Glielo dirò quando partiremo.
- Ditmar è partito diversi giorni fa. - Ma oggi torna.
Con i documenti del divorzio. Gli parlerò anche dell'appartamento a Copenaghen.
Deve lasciarmelo per forza. Cinque stanze, al terzo piano.
Si vede tutta la città. Non vuoi stare lì con me?
- Amanda! - Ciao, Philip.
I vicini hanno ricevuto la posta?
- Cos'è questo profumo? - Il pane della signora Andersen.
- È arrivata la posta? - Sì.
- Cazzo! - Aspetti qualcosa di importante?
- Il vincitore della gara è stato deciso ieri. - Se avessi vinto avrei ricevuto una lettera.
- Probabilmente l'hanno mandata a Copenaghen. - Gli ho dato questo indirizzo.
Ho lavorato tutta l'estate a qualcosa che non era all'altezza.
Ho bisogno di quel lavoro! Devo pagare le bollette.
- Io potrei lavorare. - Tu?
E cosa farai? La figlia di papà o la contessa?
Preparo un po' di caffè?
- È incredibile quanto crescono. - È merito di tutti gli avanzi che portate.
Tra poco saranno grassi come i vostri clienti.
Guardate quello... sarà pronto per Natale.
E la scrofa partorirà ancora ad anno nuovo.
Saranno pronti da macellare quando riaprirete. Ci manca soltanto un verro.
Potremmo chiedere a Mads, il contadino della fattoria grande.
- Corre sempre dietro alle mie ragazze. - Beh, allora sa di cosa si tratta.
- Ahi! - C'è qualcosa che non va?
- Mal di denti? - Dice che non è niente.
È proprio da lui. È sicuramente tanto che ne soffre.
- Gli farò un impacco di garofano. - Olio e zenzero potrebbero aiutare.
- Sì, possiamo provare. - Oppure fiori di camomilla.
Se ha mal di denti forte non credo che i fiori di camomilla servano a qualcosa.
- Perché non chiamiamo Jesper? - Jesper?
Quello con la tromba all'hotel Panorama.
- Per suonare la tromba al papà di Fie? - È un dentista.
- Non è vero, Fie? - Non è il caso di disturbarlo.
Perché no?
Non gli farei mai vedere i miei denti. Un dentista che suona il jazz...
- Per chi è il vino? - Per la signora Frigh.
Di mattina?
- Grazie, signorina. - È stata un'ottima idea.
- Vero? Salute. - Salute.
- Quando arriva? - Nel pomeriggio.
- Così vi risparmierete il viaggio in treno. - Me la sarei cavata lo stesso.
- C'è anche la signorina Malling. - Sì, ma certo.
Sono in pensiero per Otto. È tutta l'estate che è giù di corda.
Quasi come se io e i bambini fossimo un peso per lui.
Non credo. Si fa tutta la strada da Copenaghen solo per venirvi a prendere.
Certo, avete sicuramente ragione.
Ecco Amanda. Sei stata a cercare funghi?
- No. - Noi ci godiamo l'ultimo giorno.
- Vuoi un bicchiere di vino? - No, grazie.
Mio marito viene a prendermi.
Anche il tuo, ha detto tua madre. Siamo proprio fortunate.
Già...
- Ultima passeggiata? - Sì, partiamo domattina.
Peccato non aver visto vostro figlio quest'anno. Erano in Svizzera?
Sì, dovevano restare tutto il mese, ma sono già tornati a casa.
- Era troppo sgradevole laggiù. - Beh, il caldo...
No, la situazione degli ebrei. La famiglia di Sybille è ebrea. E adesso anche Adam.
Un uomo gli ha strappato via la kippah e gli ha sputato in faccia.
- Sul serio? - Ma adesso sono tornati a Uppsala.
Mi hanno chiesto di andare là a proseguire le vacanze estive.
- Non me l'avevi detto. - No, tanto non ci andrò.
- Perché no? - Devo andare.
Si era appena addormentato.
Perché non vuoi andare in Svezia? Ti hanno invitato, no?
Non voglio che torni a casa da sola.
Non devi più occuparti di me. Pensavo ci fossimo chiarite.
Oh, siamo arrabbiati, piccolino?
- Hai passato una nottataccia? - Sì, non ho dormito molto.
- Potevi svegliarmi. - Non è colpa di Severin. È colpa mia.
- Ti senti male? - No, non so cos'ho.
- Riposati, lo porto fuori io. - Lo porti fuori tu?
Ma certo. Vieni da papà, piccolino.
Andiamo a fare una passeggiata, così mamma si riposa un po'.
Sì...
Sì? Ah, sei tu? Pensavo fosse il telefono.
- Devo parlarti. - Onestamente, Helene...
Non è un buon momento. Aspetto una chiamata dal teatro.
Oggi prenderanno una decisione. E non ho idea di come andrà a finire.
Se mi licenziassero... Senza il teatro non sono nessuno.
Senza ruoli sono come un guscio vuoto. Se solo sapessi chi ha scritto la lettera...
- E se fosse stato Hjalmar? - Ma lo avevamo escluso.
E se avesse sentito tutto?
Non è possibile. Abbiamo fatto le prove.
- Non si sentiva niente. - E se avessi mentito?
- Hai mentito? - Sì, ho mentito.
- Ho sentito ogni parola. - Allora pensi sia stato Hjalmar?
Sì, ma non mi ero accorta di niente. È così gentile e comprensivo.
Ma come può esserlo sapendo che tu sei il padre di Severin?
Che razza di uomo ho sposato?
E se ha fatto questo a te, chissà cosa potrebbe fare a me?
Aspetta che torniamo a casa per agire? Sono rimasta sveglia tutta la notte.
Su, su, adesso ci diamo una calmata.
- Quante volte è rimasto nella 11? - Una volta a settimana, forse due.
Quante sono le probabilità che fosse lì mentre ne parlavo con Kitty?
- Sì, hai ragione. - Certo che ho ragione.
Non hai notato niente perché non lo sa.
- Sì. - Sì.
- Sì... sono solo paranoica. - Sì.
- Cercherò di dormire un po'. - Sì, fai così.
Ah, sei qui?
Tra poco è ora di pranzo.
Essere un po' brilli al mattino è fantastico.
- Non ti sdrai un po' con me? - Non ha vinto.
Berggren. Ho parlato con Amanda.
Non gli hanno fatto sapere niente.
Che peccato. Perché non vieni qui?
- Facciamo in tempo prima di pranzo. - E quelli che mi hanno prestato i soldi...
C'è qualcosa di losco. Non riesco a scoprire niente.
Mi sembra di soffocare. Che cazzo possiamo fare?
Abbiamo Ditmar. Ha promesso di pagarci fino all'anno prossimo.
Non pensarci, Georg. Godiamoci l'ultimo giorno.
Non possiamo risolvere i nostri problemi se non riusciamo ad essere anche un po' liberi.
Non riesco a respirare.
Georg. Tesoro mio. Sdraiati.
Calmati. Ti senti meglio? Tra poco pranziamo.
- E dopo parleremo con Ditmar. - Non ce la faccio.
Allora lo farò io.
Se quando torni sarò morto voglio essere sepolto accanto a mia madre.
Sì, Georg, cercherò di ricordarlo.
- Georg non viene? - Si sta riposando.
- C'è qualcosa che non va? - È soltanto un po' stanco.
- Tua madre come sta? - Benissimo. Vi saluta.
- È gentile da parte sua. - Anche a lei dispiace tutta questa situazione.
- Dispiace a tutti noi. - Ho redatto un accordo.
Date una copia a mio suocero...
È tutto così formale. Perché non ci sediamo?
Come da accordi con Amanda,
vi sosterrò economicamente ancora per un anno.
La casa, la macchina e i beni personali saranno intestati a te, suocera.
- Un anno a partire da quando? - Da oggi, pensavo.
Non può partire da quando il divorzio entrerà in vigore?
- È tutta suo padre. - Sì, va bene.
E l'appartamento a Copenaghen?
- Resta a me. - Perché?
- Starò lì quando entrerò alla Camera. - Tu abiterai da Berggren, no?
Quell'appartamento è l'unica cosa che io abbia mai scelto.
Per te è semplicissimo trovare qualcos'altro. Ma non lo è per me.
- È colpa tua se siamo in questa situazione. - Lo so, Ditmar.
Ho incontrato la signora Fjeldsø. Mi guardava in modo strano.
Pensavo fossimo d'accordo che gli ospiti non avrebbero dovuto sapere niente.
Ditmar, siediti. Nessuno sa niente. Neanche la signora Fjeldsø.
Guarda tutti in modo strano. È miope, ma non vuole ammetterlo.
Come facciamo con l'appartamento?
- Ho deciso di andare a Uppsala. - Davvero?
E vorrei che venissi anche tu.
- Io non sono stata invitata. - Non fa niente.
Saranno felici di vederti. E l'appartamento è enorme.
- E poi non sei mai stata a Uppsala. - È un'idea meravigliosa.
Però inizia la stagione dell'associazione di spiritismo.
- È così importante? - Sì, è importante, Olga!
Andate a trovare i nipotini in Svezia?
- Sì. - La piccola ha un anno e mezzo.
Già scorrazza in giro.
Torta?
- Siete tornato, signor Frigh? - Sì.
- Sapete dov'è mia moglie? - Ehm... è fuori.
- Dove? - È a passeggio con i gemelli.
- Ci vorrà un po' prima che tornino. - Grazie.
Il signor Frigh è tornato. Stavo per rovinare tutto.
- Che vuoi dire? - Gli stanno preparando una sorpresa.
- Come sta tuo padre? - Neanche lo zenzero aiuta.
Mi ha fatto vedere il dente. Si muove tantissimo.
- Non ha un bell'aspetto. - Chiama Jesper.
Dovresti farlo, Fie.
- Ah, siete voi? - Sì, scusate se disturbo.
- Volevo solo consultarmi con voi. - Riguardo cosa?
È una questione delicata, se potessi entrare un momento...
- Ma certo. - Grazie.
- Non volete...? Prego. - Sì.
Sì, scusate...
Dunque, Weyse... Vi siete sposato tre volte, giusto?
Sì.
- E avete divorziato tre volte. - Sì, è naturale.
- Come avete fatto? - A fare cosa?
A dire a vostra moglie che era finita.
Vedete, io non ho nessuna esperienza,
e all'improvviso mi trovo in questa situazione.
- Volete lasciare vostra moglie? - Sì, ho conosciuto un'altra donna.
Tanto vale che vi dica chi è, perché è anche colpa vostra.
- Mia!? - Sì, adesso avrete capito chi è.
- Kitty. - Kitty... Hansen?!
Sì. Kitty. Il mio piccolo angelo. La mia adorabile Kitty.
Quando la guardo so che questa è la decisione giusta.
Signor Frigh, devo raccontarvi una cosa...
Come posso spiegarvelo? Quando la conoscerete a fondo quanto me...
Perdonatemi, ma credo di conoscerla meglio di voi.
Dovete sapere che sono successe delle cose meravigliose tra me e Kitty, ieri sera.
Quando dite "cose meravigliose", non intenderete mica...?
Sì, proprio così, Weyse.
Posso mostrarvi una cosa?
È un rubino.
Pensate che le piacerà?
Vi sarà costato quanto un anno di stipendio di un attore, vero?
Dunque credete che le piacerà.
Voglio dirvi una cosa... è il mio regalo di fidanzamento.
Come va?
Ti porto i saluti di Ditmar. È stato un incontro piacevole.
Un avvocato dovrà soltanto controllare l'accordo.
Amanda è riuscita ad allungare i pagamenti, quindi smettila di frignare.
- Stai zitta e lasciami in pace! - Allora non sei morto? Che sollievo.
- Che ti prende, Georg? - Che dici?
Il Primo Ministro pensa che la mia proposta non sia abbastanza ambiziosa.
Ho dato un'opportunità a Berggren, e quello non vince neanche una misera gara.
E ho preso soldi in prestito a tassi da usuraio da gente che neanche conosco!
E tu mi domandi cosa ho? Ma ci sei con la testa?!
Grazie tante. Sei riuscito a mettere di cattivo umore anche me.
Adesso ti senti meglio?
- Amanda? - Ecco la brioche della signora Andersen.
- Deliziosa. Hai sentito, Max? - Ci sono novità?
- No, purtroppo no. - Ditmar è partito?
- No, resta fino a domani. - Dormite insieme.
Max, lo abbiamo fatto per un anno intero senza che facesse nessuna differenza.
- Ma ho ottenuto l'appartamento. - Io non ho intenzione di viverci.
- Che vuoi dire? - Disegno appartamenti per gli operai.
Due stanze, e se sei fortunato, anche il bagno. Non posso vivere lì.
È perché era di Ditmar? Ma non ci abbiamo mai abitato.
Ci siamo trasferiti a Frijsenholm quando si è ammalato suo padre.
Sei come mio padre. Anche lui si è messo a letto. È arrabbiato perché non hai vinto.
- Sul serio? - E mia madre cerca di farlo mangiare.
- È talmente ridicolo. - Vado a fare una passeggiata.
Ti accompagno?
Aprite bene la bocca.
- Siete sicuro di saperlo fare? - Sì, state tranquillo.
Fie mi ha detto che suonate in un hotel.
- È vero. - Allora come fate a essere un dentista?
Suono e faccio il dentista. Aprite la bocca più che potete...
- È quello? - Ahi, maledizione!
- Quel dente va tolto. - Quel dente non andrà da nessuna parte.
Sta benissimo. Tornate a suonare nella vostra orchestra.
- Il dolore passerà. - Forse mi sono sbagliato.
Fatemi vedere.
Aprite bene...
Ahi! Che diavolo avete fatto?!
- Porco diavolo! - Non dire parolacce.
- Ha preso il mio dente! - Altrimenti l'avreste ingoiato intero.
Dobbiamo disinfettare la gengiva.
- È il brandy della signora Andersen. - Sciacquatevi la bocca.
- Adesso sputate. - Mai sputato il brandy in vita mia.
A proposito... vi restituisco questa.
La pinza da zucchero della signora Andersen.
Quando avete chiamato, pensavo fosse perché mi volevate sentire suonare.
- Non ho avuto tempo. - Stasera è l'ultima sera.
È l'ultima sera anche per noi.
Mi dovrò accontentare di pensarvi, allora.
- Grazie dell'aiuto. - Di niente. Vi aiuto volentieri.
- È difficile invitarti ad uscire. - Stavi origliando?
- Pensi ancora all'altro? - Chi?
- Morten. - Non dire sciocchezze, papà.
Era solo una domanda. Ahi...
- Vostra moglie ha detto che potevo entrare. - Non è mia moglie.
- Affitto i locali da lei. - Ah, pensavo che...
Cosa volete, Kvist?
Niente di grave. Volevate che il prestito a Madsen restasse anonimo, vero?
- Spero che lo sia. - Certamente.
Ma qualcuno a Hjørring ha iniziato ad informarsi sui miei clienti.
- Chi? - Non lo so con certezza, ma...
Pare si tratti del Governatore.
Sì, lui e Madsen sono vecchi amici.
- Allora pensate si tratti di Madsen? - Potrebbe essere una coincidenza.
Dove tenete la nostra corrispondenza?
Beh, non penserete mica che facciano irruzione nel mio ufficio, vero?
Quindi avete tenuto la corrispondenza? Non è prudente. Dovete disfarvene.
- Avete capito? - Naturalmente. Me ne occuperò subito.
- Berggren è contento dell'appartamento? - Non ne abbiamo parlato.
- Sei rimasto qui? - Sì, altrimenti mi chiedono tutti dove sei.
Non vado più a fare passeggiate.
Pensi a come dirlo a Bruun e Hjørting?
Ho rimandato l'incontro.
Mi hanno scelto alla Camera perché ci vedevano come i nuovi conti.
- Sono certa che troverai l'amore, un giorno. - Tu la fai facile.
- Philip parla spesso di te. - Vuoi smetterla di insistere?
Ciò che è successo l'anno scorso non significa niente.
- Niente! - Scusa se te l'ho detto, Ditmar.
Vieni qui...vieni.
- Ah, eccoti qui, Alice. - Sei stato gentile a venire fin qui.
- Ma ci mancherebbe... - No, sei stato molto gentile.
Alice...
- Venite, bambini! - Guarda cosa abbiamo, papà.
- Sono pancake. - E marmellata di mirtilli.
I bambini hanno raccolto i mirtilli. Venite, mettiamoli qui.
- Siediti, Otto. - Io... sì.
- Puoi mangiarli, papà. - Grazie, Bertha.
No, sai cosa c'è scritto?
Swedenborg ha una casa a Stoccolma. Magari potresti visitarla.
Lo troverebbe strano. Non lo conosco.
Emanuel Swedenborg, il medium.
È morto 150 anni fa. La sua casa è a Skansen, a Stoccolma.
- Davvero? - Sarebbe molto interessante.
Dicono che si senta la sua presenza in maniera molto forte.
- Tu non ci sei stata? - No.
Se vieni con me a Uppsala,
possiamo fermarci a Stoccolma e andare a visitarla.
No, è la tua famiglia, Olga.
Adam è occupato con l'università.
- Sibylle ha le sue amiche, e... - Sì, ma...
Cristo, Lydia. Devo proprio chiedertelo in ginocchio?
Dovrò stare con tutti quei domestici svedesi,
e non capisco una parola di quello che dicono.
Adesso che c'è, Helene?
Hjalmar è giù dalle cameriere con Severin.
Sul suo tavolo ho visto questo. È un articolo su di te.
Su di me? È di quando feci "Haremsnatten."
Se perdo il lavoro al teatro... Non farò mai più film.
C'è scritto che tuo padre si chiama Charles.
Papà... è menzionato nell'articolo?
Charles, Edward... Hjalmar ha trovato il giornale nel salone.
Era aperto a questa pagina. Conosce il nome di tuo padre.
Gli avevo detto che era per Dickens. Ha capito tutto.
È tutto collegato. Ha sentito te e Kitty,
e poi è andato a Copenaghen a spedire la lettera anonima.
E continua a far finta di niente. Non ce la faccio più.
- Che vuoi dire? - Vado a parlargli.
- Rovinerai il tuo matrimonio. - Matrimonio? Sono sposata con una bestia.
- Sì? - C'è una chiamata per voi, signor Weyse.
Sono nel mezzo di una conversazione. Che lascino un messaggio.
- È la telefonata che aspettavate. - Oddio, il teatro.
La campagna elettorale in Germania è iniziata ormai da due settimane.
Ed è quasi impossibile prevedere il risultato.
Ma non c'è alcun dubbio su chi si stia impegnando maggiormente.
È il signor Hitler. In treno e in macchina attraversa quel grande Paese
per parlare al popolo...
- Hjalmar, spegnila. - Un momento.
- ...dalla Renania alla Baviera... - Spegnila, Hjalmar!
Il signor Hitler e il signor Goebbels istigano a quel cambiamento...
- C'è qualcosa che non va, Helene? - Lo sai benissimo cosa c'è che non va.
È una campagna diffamatoria contro di me.
Ho il diritto di sapere chi c'è dietro!
Chi?
Lui...?!
Non un capoufficio del Ministero dell'Istruzione?
Ne siete certo? Oh, Dio...
Che problema c'è se sono gentile con te?
Perché? Vuoi proprio umiliarmi costringendomi a dirlo.
Ma se è questo che vuoi, lo farò.
Sì?
Posso parlare un attimo con vostra moglie?
- Mia moglie? Ma certo. - Non ora. Sto parlando con mio marito.
Devo comunicarvi un breve messaggio in privato, è importante.
- Dovrete farlo più tardi. - È molto importante.
Beh, potete sentirlo anche voi, signor Aurland. Non è privato in quel senso.
- Non entrate? - Sì, certo.
Ho coinvolto vostra moglie in quell'orribile campagna diffamatoria
contro di me, quella per la quale sono stato cacciato dal teatro.
Non ne sapevo niente.
- Ma davvero? - Non me ne hai parlato.
Non sapevi che il teatro ha ricevuto una lettera anonima
dove lo si accusa di sedurre le allieve?
E non sai neanche chi l'ha mandata?
No, come potrebbe saperlo? Mi hanno appena telefonato.
- È stato il mio collega Sophus Poulsen. - Il vostro collega?
Sì, è stato lui a mandarla.
Sicuramente è geloso di tutti i bei ruoli che ho ottenuto.
- La gelosia è una brutta bestia. - Già...
Ti senti male, Helene? Vieni... siediti qui.
Riposati, penso io a Severin.
- Scusate, signor Weyse? - Sì?
Adesso il teatro ritirerà il licenziamento, vero?
Non esattamente. Sono stato condannato ad un anno di sospensione.
Ma è assurdo.
Hanno interrogato tutte le giovani donne della scuola di teatro.
L'unica che mi ha pugnalato alle spalle è stata la signorina Kitty Hansen.
- L'avete conosciuta. - E lei sostiene che voi...
Sono soltanto fantasie.
Ma come avete detto voi stesso: pensate cosa può fare la gelosia...
Anche io ho notato il lato dissoluto della signorina Kitty.
Ehm... l'altro giorno, mentre riposavo nella camera 11,
ho sentito la voce della signorina Kitty attraverso la parete.
Sosteneva che voi e mia moglie aveste...
No, non riesco a dirlo.
E di conseguenza, il piccolo Severin...
- No...! - Mi vergogno soltanto a dirlo.
Ma avrete anche sentito quando lo negavo fermamente, vero?
Naturalmente.
Beh... quella Kitty Hansen.
Ho appena saputo della sua ultima trovata.
Si è appena fidanzata con un uomo più giovane che ha conosciuto da poco.
Kitty Hansen...
Venite a lavarvi le mani, bambini. Tra poco è ora di mangiare.
- Oh, Dio, Frigh... - Frigh?
Scusatemi, si tratta di un altro matrimonio.
- Che volete dire? - Niente. La signora Frigh è tornata?
La signora Frigh?
Andrò a chiedere di sotto. Scusatemi, signor Aurland.
Ehi?
- Ti sono piaciuti i pancake? - Sì.
Ma il modo in cui hai chiesto ai bambini di andarsene...
Volevo restare solo con te.
Alice, so che non sono rimasto con te e i bambini
quanto avrei dovuto, quest'estate. Ma il fatto è che...
Buongiorno, signora Frigh, posso scambiare due parole con vostro marito?
- Certo, entrate. - Ho bisogno di un consiglio in privato.
Da uomo a uomo. Avete un minuto, Frigh?
- Non può aspettare? - No.
Beh, allora...
Non avete ancora parlato con vostra moglie, vero?
- Stavo per farlo. - Oh, grazie a Dio!
- La signorina Kitty si è fidanzata. - Ma che dite?
- Si è fidanzata. - Vi sbagliate.
L'ho saputo da fonte sicura. Il direttore del teatro.
È successo oggi o ieri sera. È il regista Gerhard Flügelhorn.
Non lo conosco di persona, ma è un uomo giovane.
Oh, Dio...
Ma...
- Gia... assomiglia a un angelo, ma... - Sì...
Un angelo.
Con Kitty mi sentivo...
Mi sentivo di nuovo giovane.
Le sono comunque grato per questo.
Ci sono momenti in cui apprezziamo di più quello che eravamo
di quello che siamo diventati.
Parole sante, vecchio amico mio.
- No! Lazzaro è resuscitato? - Zitta! Devo solo pisciare.
- Vi sentite meglio, Madsen? - Perché siete seduti qui?
Parliamo del tempo che passa.
Buongiorno, signora Madsen. C'è vostro marito?
Eccovi qui. Ho buone notizie. Ho appena ricevuto un telegramma.
Berggren e Dupont mangiano qui. E il signor Madsen ha ordinato champagne per tutti.
- Non era malato? - Ora sta bene. Vado a prenderlo.
- A cosa vi serve il cestino? - Ho promesso al padre di Fie un po' di cibo.
- Volete che glielo porti io? - No, posso farlo io.
- Grazie per il cibo. - E adesso un po' di caffè.
- Ce la fanno senza di voi? - Sì, abbiamo già servito la cena.
Le ragazze penseranno a tutto il resto. Tra poco non avranno più bisogno di me.
Ma davvero?
- Siete riuscito a masticare bene? - Benissimo.
- Per fortuna c'era quel giovane. - Credo sia interessato a Fie.
- Non me ne ero accorta. - Sì...
Ma non credo a lei interessi.
- Pensa ancora a Morten, credo. - Sì, forse.
So che avete un rapporto particolare con Morten. Me l'ha detto Fie.
No sapevo ve l'avesse detto.
Non sono in molti a saperlo. Neanche Morten lo sa.
State parlando d'altro, non intendevo questo.
Fie mi ha soltanto detto che voi e Morten eravate in buoni rapporti.
Che quando aveva dei problemi veniva sempre da voi.
Non volevo impicciarmi. Non mi permetterei mai.
Non voglio che sia un segreto per voi. Morten è mio figlio.
Ma lui non lo sa.
- Non volete dirglielo? - No, è troppo tardi.
Davvero troppo tardi.
- Come è andata? - Sono andati quasi tutti a letto.
Hanno bevuto molto champagne, dormiranno bene, credo.
Ho detto alle altre che potevano andare, tanto sono rimasti in pochi quaggiù.
Benissimo.
Il signor Weyse è andato all'hotel Panorama per ascoltare la musica.
- Magari dovresti farlo anche tu. - Io?
- Ci penso io agli ultimi ospiti. - No. Resto qui.
- Buonanotte. - Buonanotte.
Berggren, questo è solo l'inizio.
I socialdemocratici non sanno di aver fatto entrare una volpe nel pollaio.
Quando mi metto in moto, divento inarrestabile. Non è vero, Ditmar?
- Sì, suocero. - Smettila di chiamarmi suocero.
Tanto lo sanno tutti.
Georg, è ora di andare a letto.
Therese, sei una donna meravigliosa. Siete tutti meravigliosi.
Amanda, Berggren, Dupont e Ditmar, siete meravigliosi.
- Su, andiamo a dormire. - Non ora, sei così meravigliosa.
Non potete aspettare di essere soli?
Tuo padre si è ripreso alla grande.
- Anche io mi ritiro. Buonanotte. - Buonanotte.
- Beh, è tardi. Salgo anch'io. - Vengo tra poco.
- Buonanotte, signor Berggren. - Buonanotte.
È una bellissima serata.
Io vado a fare un bagno. Mi fate compagnia?
- Non ho il costume. - Non ce n'è bisogno.
- È bello fare il bagno al chiaro di luna. - Sì, immagino.
- Un'altra volta, magari. - Venite, se cambiate idea.
Ehi...
- Cosa faremo domani? - Ditmar ci accompagnerà al treno.
Scusa. Oggi sono stato un idiota.
Sì.
- Max, questo appartamento... - Staremo benissimo nel mio.
Non io. Voglio un appartamento mio e un lavoro.
Avrei piacere che tu abitassi con me. Altrimenti ci starò da sola. Buonanotte.
Ci vediamo domani.
- Non vai a letto? - No, non ho sonno.
- Vado a fare un bagno. - Vuoi che venga anch'io?
No. Cercherò di non svegliarti quando rientro.
- Buonanotte. - Buonanotte. Sogni d'oro.
Ahi, porca miseria! Entrate, ragazzi.
Sembra siano tutti a letto. Possiamo?
Certo, non è mica l'hotel Panorama, che chiude all'una.
Ero ancora piccolino
quando mia madre morì.
Feci da madre a mia sorella. È stata dura.
Ma ricordo ancora le ultime parole di mia madre.
Abbi cura della sorellina, non farla diventare una sgualdrina.
Ma poi... uno, due, tre, quattro. Maggiduddi, Maggiduddi, Maggida...
Io e Maggiduddi siamo andati a fare un giro.
Voglio... che fine ha fatto il trombettista?
- È andato con la bella signorina. - Sì, giovanotti...
Maggiduddi, Maggiduddi...
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