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- Un caffè? - No, grazie.
È casa di Inger. Suo marito è morto qualche anno fa.
- Sei in affitto, oppure...? - No... non sono in affitto.
Tu e la signora Aurland, allora? Sei tu il padre del bambino?
Smettila! È tutto frutto della tua immaginazione.
Il nostro matrimonio è soltanto una facciata.
È entrato nella Camera dei Lord, vuoi essere la sua bambola da mettere in mostra?
Sì, se necessario!
Voglio investire dei soldi. Ecco cosa dovete fare.
Ho alcune offerte di persone che vogliono restare anonime.
- Ho già abbastanza finanziamenti. - Accetta i soldi,
e vai a riprendere i miei gioielli, altrimenti tra di noi è finita.
Sottotitoli di Northway Fansub www.facebook.com/northwayfansub
Traduzione di Lexlex
Mikkel, te l'ho detto cento volte. Non disturbare Morten quando lavora.
- Non fa niente. - Sì, invece. Fuori.
È quello che stavi aspettando. È dell'avvocato Kvist a Hjørring.
- Ha firmato? - Sì.
Perché non hai lasciato perdere?
Mi è costato un anno di vita.
Sarebbe stato tutto diverso se non fosse stato per lui.
Sì, ma non saresti stato qui. E non ti avrei conosciuto.
No, probabilmente no.
Vado a vedere cosa combina il piccolo.
- Chi te l'ha data? - La signora Andersen.
- Vorrei stare in pace. - Cosa stai scrivendo?
Scrivo del mio progetto edilizio.
E tu blateri in continuazione!
Vedo che ti sei rianimato.
Starei ancora meglio se sapessi chi mi ha prestato i soldi.
- Qualcuno che ha fiducia in te. - E che si fa pagare bene.
Per ogni 10 corone che guadagno devo dargliene 6.
La madre di Ditmar vuole bere qualcosa con noi prima di partire.
Non ho tempo, devo lavorare.
- Ma smettila, Georg! - Non posso, devo finirlo!
- Dove sono i tuoi genitori? - Ho chiesto loro di venire.
- Avete deciso dove andrete? - No, vedremo strada facendo.
A sud. Vero, Amanda? Ma non oltre la Germania.
- Ti piace molto la Germania. - È bellissima.
E la lingua è facile da capire.
Ci farà bene un po' di moto dopo l'ottima cucina della signora Andersen.
Qui ci sono molte tentazioni. Ho ricevuto una lettera del redattore Bruun.
Il senatore Hjørting ti porge i suoi più sentiti saluti, Amanda.
- Grazie. - Gli hai fatto una buona impressione.
Verranno a Frijsenholm tra qualche settimana. Per allora sarete tornati, vero?
- Credo proprio di sì. - Vi desiderano al telefono, contessa.
Grazie.
- Come ci troviamo? - Ci telefoniamo.
Devi tornare tra 14 giorni. Dove andrete?
- Non lo sappiamo ancora. - Ma devo poterti telefonare.
- Ti chiamo io. Dove andrai? - Non ho ancora deciso.
Ci aiuterà la signorina Fie. Chiamala e dille dove sei.
- Sa proprio tutto? - No, non nel dettaglio.
- E i tuoi genitori? - No, pensano che partiamo insieme.
Non sono molti gli uomini che sopporterebbero una cosa simile.
Ah, ecco mamma.
- Era qualcosa di importante? - Johansen ha problemi con l'auto.
- Tarderà? - Non ce la fa a venire, oggi.
- Verrà domani. - Mi dispiace, ma...
- Noi dobbiamo partire lo stesso. - Ma non avevate ancora deciso.
Resteremo qui con te, ovviamente. Non è vero, cara?
- Siete già pronti? - Non parte.
- L'autista ha problemi con l'auto. - Peccato. E il vostro viaggio?
Resteremo finché non partirà mia suocera.
- Non scendiamo a bere, allora? - No, dato che non parte.
Mangeranno al nostro tavolo, basta e avanza.
- Ma fanno parte della famiglia. - Sì, sì, certo...
È senza speranza. Scendiamo a fare un bagno?
No, faccio una passeggiata.
- Ti accompagno? - No, non è necessario, mamma.
- Ditmar ti parla di noi? - In che senso?
È stufo di aiutarci economicamente?
- Perché me lo chiedi? - Tuo padre è così scortese con Ditmar...
da quando si è rifiutato di prestargli i soldi per il nuovo progetto.
Non ha intenzione di smettere di aiutarci, vero?
No, puoi stare tranquilla.
Dobbiamo riapparecchiare. Ditmar, sua madre e Amanda partono domani.
Credevo che Ditmar e Amanda restassero tutta l'estate.
Anche io. Ma pare vadano a sud.
Allora, come va?
Ho fatto i pavimenti, finestre, cucina, mensole,
- e ho ridipinto la panca in cucina. - È incredibile.
Ho messo le tende in camera e in cucina,
ma devo fare l'orlo a quelle di sala.
Prendi un po' di caffè e qualche panino. Non hai pranzato.
Siediti un po', Fie.
Tuo padre può venire a mangiare qui quando arriva.
Non voglio arrecare disturbo. Ho avuto tutto il giorno libero.
Non sembrerebbe.
Non sembrerebbe.
- Chiediglielo. Mi farebbe piacere. - A Skagen ci sarà da divertirsi.
Arriveranno panfili da tutta l'Europa.
- Chi te l'ha detto? - È scritto sul giornale.
- È dell'altro ieri. - Cos'è un panfilo?
Non sai proprio niente, Martha. È un'imbarcazione.
Ed è solo per i ricchi.
Ieri c'erano le meduse, ma oggi no. Era meraviglioso.
Zuppa di mirtilli! Peccato che ce la perdiamo.
- Stasera non ceneremo qui. - Ah, non lo sapevamo.
Pensavo mio marito ve l'avesse detto. È così distratto ultimamente.
Partiamo per Fredrikshamn, e alloggeremo al Frydenstrand.
- Spero che il cibo sia buono come qui. - Lo è sicuramente.
Arrivano i gemelli e la governante con il traghetto.
- Buon viaggio, signora Frigh. - Grazie.
- Notizie da Copenaghen? - No, non ancora.
Peccato che sia dovuto tornare a casa. Era così felice di essere qui.
- Qualcosa a che fare con il ministero? - Sì, una cosa urgente.
Hjalmar non interrompe mai le sue vacanze.
- Beh, ma se era una cosa urgente... - Non conosco i dettagli.
Non sempre ci raccontano tutto. Grazie al cielo.
Otto? Dobbiamo partire.
- Ah, sei tu, Alice? - E chi sennò?
- Non avevi detto niente in cucina. - Di cosa?
- Del fatto che non ceneremo qui. - E perché non ceneremo qui?
- Perché andiamo a Fredrikshamn. - Sì, domattina.
Avevamo deciso di partire stasera. Alloggeremo al Frydenstrand.
Frydenstrand? Io non ne sapevo niente.
Ti ho chiesto se ti sembrava una buona idea. E tu hai annuito.
- Beh, non si concilia con i miei programmi. - Che programmi?
Niente. Non si può fare e basta.
Bene. Allora vai dalla signora Andersen e avvertila.
Pensavo che avremmo finalmente fatto qualcosa insieme, ma evidentemente no.
- Oh! - Che c'è?
Ho dimenticato il cappello. No, vado a prenderlo io. Tu scendi pure.
- Che succede? - "Purtroppo dobbiamo rimandare"...
"la nostra piccola gita. Domani busserò piano alla vostra porta."
"Busserò piano"?! Ma quale gita?
Il signor Frigh vuole mostrarmi la chiesa insabbiata.
- Ma davvero? - Dice che va vista per forza.
- Ma non mi dire. - Non gli ho promesso niente.
Ti resta tanto difficile rifiutare?
Però ho rifiutato i suoi soldi.
Hai mai pensato a cosa vorrebbe da te il signor Frigh?
Su, muoviamoci. Ricordati il quaderno. Adesso lavoriamo.
- E adesso che c'è? - Non parlarmi così.
Pensi sempre al peggio. Tu mi odi.
- Perché dici queste sciocchezze? - Lo sento dal tono della tua voce.
Tu mi disprezzi, pensi che non sappia fare niente, sbaglio sempre tutto.
- Non pensavo tu fossi come mio padre. - Tuo padre ti ha abbandonato.
- Ma io sono ancora qui. - Tu sei il mio padre buono.
Cerco di farti capire l'effetto che hai sugli uomini.
- Non credo tu ne sia consapevole. - Allora ti piaccio?
- Non fare così, Kitty. - Baciami.
- Dobbiamo lavorare. - Baciami, papà.
- Otto, guarda chi c'è. - Buongiorno, signorina Vetterstrøm.
Siete tornata?
Vostra moglie ha chiamato per dirmi che mia sorella era malata...
- La signora Fjeldsø è malata? - Credevamo fosse più grave, in realtà.
- Le cameriere hanno detto che sta bene. - Metto in moto la macchina.
Andiamo a Fredrikshamn. I gemelli arrivano con il traghetto.
È bello riavervi qui. Vostra sorella ne sarà felice.
Le siete mancata molto.
Adesso devo andare. Saremo di ritorno domani.
- Finalmente, stavo per venire a prenderti. - Non sarebbe stata una buona idea.
- Ma puoi sbucciare le patate, se vuoi. - Già, hai soltanto un braccio.
- Tanto tra poco me ne andrò. - No, devi restare qui.
- Ma io e Amanda andremo in Norvegia. - Davvero?
Sì, prendiamo una barca a Skagen. Poi un autobus per la montagna.
- Che te ne pare? - Meraviglioso.
- Dov'è la valigia? - Non possiamo partire oggi.
- Perché no? - La madre di Ditmar non è partita.
- Non è possibile. - Problemi con l'auto.
Può accompagnarla Ditmar.
No, abbiamo detto a tutti che partiamo insieme per un viaggio.
- Sono stufo di questa storia. - Sì, ma...
Trova sempre una scusa per restare.
Partiremo domani, Max. Devo tornare là.
- Non resti a mangiare con noi? - È tutto pronto.
- Fie, è arrivato tuo padre. - Di già?
Ero andata a prendere il prezzemolo. La macchina è lì.
- Vuoi una mano? - No, ho finito.
- Sei arrivato presto. - Sono passato dal cimitero.
- Chissà quando lo rivedrò. - Non è così lontano, papà.
Lì sono stato battezzato e ho fatto la comunione.
Io e tua madre ci siamo sposati lì.
- E tu e tua sorella... - Lo so, papà.
- Chi si occuperà della tomba di mamma? - Lo farà Ane.
- Che te ne pare? - Non sono ancora entrato.
Vieni a vedere, papà.
Non vedi?
- La tovaglia è nuova? - È tutto ciò che vedi?
Non puoi semplicemente dirmelo?
Non fa niente. Ti mostro una cosa in salotto.
Me l'ha data la signora Andersen, ma non ho fatto in tempo a metterla.
È avanzata dall'hotel. Bella, vero?
- Non è necessario, Fie. - No, ma è bella lo stesso.
Non ne ho bisogno, non sono uno degli ospiti raffinati dell'hotel.
- Lydia...? - Buongiorno, Olga.
- Sei tornata? - Pensavo fossi malata.
- Chi te l'ha detto? - La signora Frigh. Sembrava grave.
Era solo un raffreddore. Perché avrebbe dovuto chiamarti?
- Allora torno a casa. - Ma sei appena arrivata.
Sì, domani. Ho parlato con la signora Andersen, ho preso una camera.
Una camera? Che spreco di soldi. C'è un letto libero da me.
Non preoccuparti delle mie finanze. Me la cavo benissimo.
È già ora di cena? Vai a sederti. Io arrivo subito.
- Questo va bene? - Sì, se è il migliore che avete.
- È il più caro. - Benissimo.
- Volete assaggiarlo? - No, versate pure.
- Lo verso anche a vostra moglie? - Sì, grazie.
- È andata a fare una passeggiata. - Sì, fino a Råbjerg Mile.
- E perché? - È bello laggiù.
- Proprio adesso che dobbiamo mangiare? - Amanda è sempre stata un po' egocentrica.
- Ce ne siamo accorti. - Cosa vorreste dire?
Mi dicono che il progetto edile sta andando bene.
Beh, al contrario di te, c'è chi riesce a vederne il potenziale.
Nella nostra famiglia tendiamo ad essere un po' più cauti.
Vi riferite a tutti i debiti del vostro defunto marito?
Signora Fjeldsø! È bello che vostra sorella sia tornata.
- No, no. Non abbiamo ordinato il vino. - L'ho ordinato io.
- Mettetelo sul mio conto. - Sì, signorina Vetterstrom.
- Non ne vuoi un bicchiere? - No, grazie!
Beh... ormai l'hai comprato... Solo un bicchiere. Grazie.
- Cosa vi porto da bere? - Una bottiglia di vino bianco, grazie.
- E limonata per la signorina Hansen. - Ve li porto subito.
- Anche io voglio il vino. - No, non lo vuoi.
Papà... posso averlo?
- Ci siete voi oggi? - Fie aiuta suo padre con il trasloco.
- Ha un aspetto delizioso, Martha. - Grazie.
Vuoi dirmi cosa ho detto per farti tornare a casa senza dirmi una parola?
- Non ricordi? - No. Per questo te lo sto chiedendo.
- Non ha importanza. - Dimmelo, per favore.
- Non mi va di dirtelo. - Ti comporti come quando eri una bambina.
- Beh, pace. Salute. - Salute.
- C'è una chiamata per voi. È il teatro. - Il teatro?
Sì, parla Edward Weyse. Buongiorno, direttore Konradsen.
Non siete a Rågeleje a rilassarvi?
Vi hanno chiamato a teatro? Mi dispiace per voi.
Quale questione problematica?
- Posso prendere il vostro piatto? - Sì, prego.
- Pensate che il signor Weyse tornerà? - Sta telefonando.
Non più, credo.
Non mangi più?
Che voleva il teatro?
Hanno ricevuto una lettera anonima nella quale si sostiene che
io abbia una relazione disdicevole con diverse alunne della scuola teatrale.
Diverse? Ce ne sono altre oltre a me?
Non capisci la gravità della cosa?
Io sono un insegnante, tu un'allieva. Mi hanno chiesto...
...di andare a teatro per un colloquio, domani.
Dimmelo, sei stata tu a spedire la lettera?
Io? E perché avrei dovuto?
Sì, tu e il tuo amico Frigh. Per sbarazzarvi di me.
Sono finito. Questa è la fine. Ed è tutta colpa mia.
Mi fa davvero piacere che tu ti sia rimesso in gioco, suocero.
- Venite a vedere il tramonto? - No, restiamo qui.
- Dov'è Amanda? - A fare una passeggiata.
- Perché non è ancora tornata? - Perde spesso la cognizione del tempo.
- Potrebbe essere andata da lui? - È finita, mamma.
Te l'ho già detto.
- Posso prendere il vassoio? - Sì, certo.
- C'è molto silenzio. - Sì.
È una serata insolita. La famiglia Frigh è Fredrikshamn.
La signora Fjeldsø e la sorella hanno portato caffè e liquore in camera.
La signorina Hansen e il signor Weyse sono appena partiti.
- Davvero? - Dovevano prendere il treno.
- Per dove? - Copenaghen.
Avevano una riunione importante a teatro.
Il signor Weyse non sapeva se sarebbero tornati.
- Ma pensa. - Ma vostro marito tornerà, vero?
Sì, l'idea è quella.
Grazie.
- Non hai portato tuo padre? - No, preferiva restare là.
- Gli è piaciuto come hai sistemato? - La carta da parati non mi servirà.
- Hai mangiato qualcosa? - No, sono molto stanca.
- Beh, è tutto il giorno che lavori. - Vado a letto.
Ma certo.
- Sembrava stanca. - Credo che suo padre non fosse contento.
- Non ne ha fatto parola. - Ma mi ha dato questa impressione.
Ah, sei tornata. Io e mamma ti aspettavamo.
Le ragazze hanno preparato qualche panino. Vieni.
- Sei tornata tardi. - Sei stata a Råbjerg Mile?
- Sì, e ho perso la cognizione del tempo. - Che ti avevo detto, mamma?
- Vieni, siediti e mangia qualcosa. - Sì.
- Io mi ritiro, allora. - Buonanotte.
- Buonanotte. - Buonanotte, figlio mio.
Avevamo deciso che non ci saresti andata mentre mamma era qui.
- Gli ho detto che oggi non potevamo partire. - E ci hai messo così tanto?
Ho davvero fatto una passeggiata... e ho pensato...
...a tutta questa situazione, Ditmar.
Mentiamo a tua madre, mentiamo ai miei genitori, e mentiamo a noi stessi.
Allora lascialo e torna da me.
Ditmar, lo sai che non sono la persona giusta per te.
È un anno che stiamo insieme. Tu vuoi qualcos'altro.
- Avrebbe potuto essere diverso. - Sai a cosa mi riferisco.
Philip mi ha detto del tuo amico tedesco. Mi dispiace che sia morto.
Era solo un conoscente. Non dire un'altra parola.
Possiamo sistemare tutto. Aiutiamoci a vicenda. Sono io che voglio divorziare.
Mi prenderò tutta la colpa. Parteggeranno tutti per te.
Non dovrai risposarti. Capiranno tutti quanto sei rimasto deluso.
Se mi vuoi davvero bene lasciami andare.
So che non potrai aiutare i miei genitori per tutta la vita.
Mio padre si sta risollevando.
Ti chiedo solo di aiutarli per altri due anni.
Non ti sembra ragionevole, dopo tutto ciò che mio padre ti ha dato?
- Non gli è piaciuto ciò che hai fatto? - Non credo gli interessi qualcosa.
L'hai resa molto più bella di quanto era prima.
Ho pensato a come avrei arredato quella casa per un anno intero.
Sapevo esattamente come la volevo.
Per quando tu e Morten vi sareste trasferiti lì?
Non so cosa ci faccio ancora qui.
Vorrei andarmene. Ricominciare da capo da qualche altra parte.
Ma adesso mio padre abita qui, e non andrò da nessuna parte.
E la signora Andersen si aspetta che resti qui per sempre.
- Sì, lo penso anch'io. - È sempre stata così buona con me.
Ma con Morten è finita.
Ed è giusto così.
- Sono andati tutti a letto. - Che ne dite del bicchiere della buonanotte?
- No, grazie. Voglio solo dormire. - Un bicchierino soltanto.
Dove l'avete preso?
Il signor Weyse ha lasciato il vino bianco. Quello rosso è avanzato al tavolo dei Madsen.
- Ordina sempre il più costoso. - La birra non l'hanno neanche toccata.
- Salute. - A cosa brindiamo?
Alla nuova vita di Morten.
- Salute, Morten. - Salute, Morten!
Non ero così fragile.
Mamma è papà dicevano sempre che dovevamo stare attenti con Lydia.
E allora mi sentivo costretta a fortificarti.
Così mi nascosi nell'armadio e ti feci paura, e tu ti facesti la pipì addosso.
Non so quanto mi abbia fortificato.
Papà te le suonò, e mamma mi diede la cioccolata.
Almeno ci ho provato. Tu ottenevi tutto su un piatto d'argento,
mentre io dovevo essere all'altezza delle aspettative di papà.
- Le aspettative di papà? - Sì, tutte le aspettative di papà.
Dovevo sposarmi, formare una famiglia e avere una casa ben curata.
Ho dovuto sopportare infiniti inviti a cena, e dovevo essere responsabile.
- Io non dovevo essere responsabile? - Te la sei sempre cavata più facilmente.
Era a me che papà stava addosso quando si trattava di scuola e compiti.
Con te si era arreso.
- Tu hai scelto la strada più facile. - Io?
La vita che mamma e papà ritenevano giusta.
Io ho dovuto lottare per poter essere quella che sono.
Eri una bambina particolare, Lydia. Devi ammetterlo.
Per questo mi sono presa cura di te.
E ti sembra di farlo ancora?
No... non lo so. Forse un pochino. Sei la mia sorellina.
- Credo che andrò in camera mia. - Non hai neanche finito di bere.
Quando hai avuto bisogno io ci sono sempre stata.
Quando tuo marito non aveva tempo. O tuo figlio.
Ma tu hai soltanto "sopportato" la mia compagnia. Per compassione.
Buonanotte.
Pensa se qualcuno degli ospiti si sveglia e noi non ci siamo.
Non si sveglieranno.
- Andiamo, Otilia, sei una fifona. - Non sono una fifona.
Aspettate un attimo.
- C'è qualcosa laggiù. - Non ce la dai a bere, Otilia.
C'è qualcosa laggiù.
È vero. Cos'è?
Sembra una persona.
Ha intenzione di andare là?
È meglio non toccarlo.
Ehi?
Ehi?
- Sta dormendo, possiamo andare a letto. - Ha detto qualcosa?
Ha detto di non chiamare il medico. Aveva nuotato ed era stanco.
Starà bene appena si sarà riscaldato.
Deve essersi tuffato qua vicino. Domani cercheremo i suoi vestiti.
- Buonanotte, ragazze. - Buonanotte.
Siete sveglio?
La ragazza di ieri.
- Come vi sentite? - Bene, credo.
Qui ci sono dei vestiti che potete usare finché non ritrovate i vostri.
Sono di mio padre. Spero vi stiano.
- Cos'è questo posto? - Un hotel.
- L'hotel di vostro padre? - No, mio padre abita qui vicino.
È l'hotel della signora Andersen. L'avete conosciuta ieri sera.
Ricordo soltanto voi.
Sono scesa in spiaggia a cercare i vostri vestiti ma non li ho trovati.
- Dove siete entrato in acqua? - Ero su una barca.
- Facevate il bagno dalla barca? - Non stavo facendo il bagno.
Io...
È difficile da spiegare.
- L'hanno buttato in mare? - Avrebbe potuto affogare.
- Dobbiamo avvisare la polizia. - È stata colpa sua.
- Che barca era? - Uno yacht che andava a Skagen.
Perché era nudo?
- Non so se posso dirvelo. - Sì, dai, diccelo.
Lo hanno beccato con la figlia del proprietario.
Un marinaio con la figlia del proprietario? Non è stata una mossa intelligente.
Non è un marinaio. Suona nell'orchestra.
- Quale orchestra? - L'orchestra privata dello yacht.
- Dov'è il porto? - Qui non c'è il porto.
- Il più vicino è a Skagen. - Non siamo a Skagen?
- Quanto è lontano Skagen? - Dieci chilometri.
Dieci chilometri? Ho bisogno della mia tromba. Avete una bicicletta?
È importante. Devo recuperarla prima che ripartano.
Posso chiedere alla signora Andersen.
Potete venire anche voi.
- Buongiorno, contessa Frijs. - Buongiorno.
Mio figlio e mia nuora non si sono ancora alzati?
No. Non li abbiamo visti.
Scusatemi. Avete intenzione di partire prima o dopo pranzo?
Partirò quando il mio autista avrà fatto ripartire l'automobile.
Vi farò sapere.
È della signora Andersen, abbiatene cura.
- Come vi chiamate? - Fie.
Io mi chiamo Jesper.
A presto, signorina.
- A presto, signorina? - Tornerà con la bici e i vestiti.
Ah, ecco perché.
No, no. Non si può.
- Perché non scendete in spiaggia? - Sì. Andiamo in spiaggia?
- Io vado a riposarmi un po'. - Ma sono soltanto le 11.
Mi sono alzato presto e il viaggio è stato lungo e caldo. Voi andate pure.
- Non sarà mica malato? - Non credo, signorina Malling.
Era così silenzioso durante il viaggio... Vi aiuto a disfare le valigie?
No. Andate con i bambini, vi raggiungo con i costumi da bagno.
- Che fine ha fatto? - Deve aspettare che parta la suocera.
Quando va là non torna mai.
- Questa frase non ha senso. - Che?
Deve essere tornata per forza.
- Philip, non sono dell'umore giusto. - Scusami.
Ci sono rimaste soltanto due tazze.
Andiamo a fare il bagno?
- Devi rinfrescarti le idee. - Io resto qui.
Se tra mezz'ora non è tornata, vado a prenderla.
Come se servisse a qualcosa.
- Cosa ti sei messo? - Dei pantaloni corti.
Se non te ne sei accorta, è estate, Alice.
- Chi te li ha dati? - Li ho comprati.
- Quando? - L'ultima volta che sono andato a Skagen.
Ah, la gita con la piccola Kitty. È lei che ti mette i grilli in testa?
Niente affatto.
Non volevi riposarti? O vai da lei a renderti ridicolo?
Ma di che parli? Stavo venendo da voi.
Risparmia il fiato. E non voglio che i gemelli ti vedano conciato così.
E la signorina Kitty è andata a Copenaghen con il signor Weyse.
Preferirei che non mi chiamassi.
Dobbiamo parlare. Mi hanno sospeso. Mi hanno mandato via.
Non posso farmi vedere a teatro mentre indagano sulla questione.
È una catastrofe. Non c'è un singolo teatro che mi vuole.
Dovrò recitare in Norvegia?
- Chi ha spedito la lettera? - Non lo so. Era anonima.
- Cosa ci fa tuo marito a Copenaghen? - Aveva un impegno al ministero.
Il ministero della Cultura? È il ministero del teatro. È da lì che è arrivata la lettera.
Non penserai mica che sia stato Hjalmar?
Perché no? Magari ha scoperto che...
...che sono il padre di Severin. Si sta vendicando. Vuole rovinarmi.
Me ne sarei accorta se avesse scoperto qualcosa. È mio marito.
- Ma non capisci la gravità della cosa? - Devo riagganciare.
È tornato.
Glielo comunicherò, Larsen. Eccoti qui.
Che viaggio soffocante. In treno non si apriva il finestrino.
Scusa se non ti ho chiamato ieri. Come sta Severin?
- Benissimo. Sta dormendo. - Bene.
- Hai sistemato tutto a Copenaghen? - Sì. È andato tutto bene, credo.
- Di che si trattava? - Niente di particolare. Una sciocchezza.
Sì?
Il signor Aurland è appena arrivato dalla stazione.
Ha detto che l'autista ti sta aspettando.
- Sono pronta. - Vai già a casa? Sei appena arrivata.
Non mi dispiace.
Ok. Mi dispiace per quello che ho detto ieri.
- Davvero? - Sì. Vorrei che restassi.
Non dovrai più prenderti cura di me.
Lydia, cosa vuoi che ti dica?
Eh?
Che... apprezzo molto la tua compagnia?
È così. Almeno possiamo buttarci alle spalle tutta questa cosa.
Solo se lo pensi davvero.
Allora dico al signor Larsen che può ripartire,
e comunico alla signora Andersen che ti trasferisci in camera mia.
- Olga? - Sì?
Solo se mi lasci pagare la mia parte.
- Max? - Che fine hai fatto?
- Ti ha visto qualcuno? - Ha importanza?
- Sì. Ti ha visto qualcuno? - No, nessuno.
- Devi andartene. Passa dal retro. - Non senza di te.
- Vai! Altrimenti rovinerai tutto. - Cosa?
Ditmar ha acconsentito a divorziare aiutando comunque i miei genitori.
Deve solo trovare il modo di dirlo a sua madre.
Non deve trovarti qui. Ti prego, vattene.
Verrò da te prima possibile.
C'era da immaginarselo. Che se ne fa mio figlio di una come te?
- Dovete chiederlo a lui. - Non sto parlando con voi.
- Vai, ti prego. - Siete cieca?
Non vedete che questo matrimonio è una farsa? Qualcuno deve pur dire la verità!
È tutta una farsa per coprire...
A vostro figlio piacciono gli uomini, non le donne.
Vieni, Amanda. Partiamo.
Non posso.
Non posso.
Che succede?
Amanda? Che succede?
Permesso?
C'è nessuno?
- Ah, siete voi? - Volevo darvi il benvenuto.
Ho portato qualcosa.
Non era necessario... ma grazie.
Il caffè è ancora caldo. Ne volete una tazza?
Sì, grazie. Volentieri.
Come avete passato la prima notte?
- Non ci sono le pale del mulino. - Le avete sentite per tutta la vita, vero?
Devo abituarmi al silenzio.
- Non è sempre silenzioso, qui. - No.
No. Fie ha detto che spesso tira vento.
Ci potete scommettere.
Quando mi sono trasferita qui, la cosa che mi ha colpito di più è stato il cielo.
È così alto, quando te ne stai da solo in spiaggia.
Ti rendi conto che esiste qualcosa che è molto più grande di te.
Sono felice che abbiate comprato la casa.
Ah, già. L'orto.
No, non per l'orto. È piacevole avere vicino delle brave persone.
- Potete venire da noi quando volete. - No, non voglio disturbare.
Non disturbate affatto.
Sono due anni che Fie è con me. Vi sono molto grata.
Non l'ho neanche ringraziata per tutto quello che ha fatto qui in casa.
Siete ancora in tempo.
- Fie, ti vogliono al telefono. - Chi è?
Il ragazzo della spiaggia. Chiede di te.
Pronto? Parla Fie.
L'ho trovata. E anche i miei vestiti.
Passerò a riportare quelli che mi avete prestato. E anche la bicicletta.
Quello che vi ho raccontato.... di solito non mi comporto così.
- Non sono affari miei. - Volevo che lo sapeste.
Potreste venire qui a riprendere la bici, così mi sentireste suonare.
Lavorerò all'hotel Strand. All'orchestra mancava un trombettista.
Prenderemo il posto di una coppia che suonava l'armonica.
Lascerò due biglietti al guardaroba. Venite appena sarete libera. Ora devo andare.
A presto, signorina.
A presto.
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