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Original subtitles

Pubblico Ministero, da dove cominciamo?

Chiamo a testimoniare la parte offesa.

Signora Ripamonti, prego.

Ho conosciuto il professor Walter all'agenzia di viaggio dove lavoro.

Dicevo che per lui era una catarsi vedere finalmente quei posti che ha

tanto amato nei libri.

Insomma, si è creata un'amicizia.

Che genere di amicizia, signora?

All'inizio un'amicizia normale.

E poi è diventata più intima.

Una sera abbiamo dormito insieme.

Ma ora in questa sede io ci tengo a precisare che il rapporto che ne è

conseguito non è stato un abuso da parte del signor Valder.

In che senso, signora?

Quello che ho detto.

Il nostro è stato un rapporto...

consensuale.

Mi scusi.

Noi qui stiamo celebrando un processo ai danni del signor Angelo Valder in quanto

accusato da lei di averla abusata usando violenza.

Ora lei sta ritrattando la dichiarazione resa in precedenza.

Sto ritrattando, sì. Ho inventato tutto.

E perché lo ha fatto?

Perché dopo essere stati insieme quella notte ho capito che non le interessava

come avrei voluto.

E così mi sono vendicata.

Signora Ripamonti, aver reso false dichiarazioni ad un pubblico ufficiale

accusando consapevolmente un innocente configura il reato di calunnia.

Lo sa questo?

Lo so.

Sono pronto ad affrontare le conseguenze.

E adesso cosa succede?

Che rinunciamo a tutti i testimoni. Che cosa significa?

Che abbiamo vinto, professor.

Arrivo!

Le chiavi del portone sono queste, la password di internet me l'ho data.

Ah, e mi raccomando chiudete sempre le finestre che sono giorni di bora. Lo

speriamo, facciamo una barcolana. Io pure.

Mio figlio non è uno spacciatore, certo ha sbagliato, ma abbiamo sbagliato tutti

da ragazzi.

Mi sta ascoltando?

Scusi?

Signora, lei ha capito quello che è successo?

Certo che ho capito.

Suo figlio è stato trovato con 52 dosi di cocaina.

Ha forzato un fermo della polizia. Quando è stato arrestato ha dichiarato

false generalità dando il nome di suo fratello. Secondo lei merita una

condanna oppure no?

Ma lei da che parte sta?

Non è questo il punto.

Io ho il dovere di dirle che suo figlio non solo sarà giudicato colpevole ma si

farà anche il carcere perché ha commesso più reati e quindi in questo caso la

sospensione della pena non si applica. Va chiesto il rito abbreviato per

ottenere almeno una riduzione della pena.

Poi se non la convince la mia strategia può chiedere l'assegnazione a un altro

avvocato. Tranquillamente.

Mi avevano detto che lei era molto brava.

Lo so, no?

Arrivederci, signora.

Dai, muoviti che siamo in ritardo.

Elisabetta, l'ha cercata un certo signor Paolo Valduga. Dice di conoscerla.

Sì, mi dice qualcosa.

Ha sottolineato che è piuttosto urgente. Ok, diamogli un appuntamento ogni tardo

pomeriggio allora.

Sì. Anzi no, chiedimi se mi può raggiungere direttamente il tribunale.

Grazie.

Quindi anche quest'anno te ne vai per la barcolana?

Me ne vado Fabrizio, vado a casa dei miei genitori.

Invece te ne vai e ci abbandoni.

Sapete a quanto l'affitto la casa ha durato la settimana della barcolana? Vi

ricordo che ha avuto incendi. E io ti ricordo che la casa non è tua, quindi

tecnicamente non dovresti parlare di affitto, ma di subaffitto.

Proprio tu che sei un avvocato. Ma vaffanculo, vai.

dei suoi singoli aspetti con le esperienze di riforma del recente

passato, ha invocato la strada degli obiettivi e dei vincoli concordati nel

contesto del piano nazionale di ripresa e di residenza.

Tuttavia, vorrei anche dedurre la posizione di un legislatore invidiato, o

se si vuole.

Elisabetta! Valduga, liceo Petrarca. Liceo Petrarca.

Aspetta, noi andiamo. Quindi ti ricordi di me?

Certo. Era dimenticabile liceo strano.

Non eravamo in classe insieme però.

No, sezione uguale ma classi diverse.

Ti piace ancora la musica?

Andavi a tutti i concerti a liceo.

Beh, ne faccio molto meno adesso purtroppo.

Paolo, come posso esserti utile?

È una questione un po' delicata, infatti ho pensato a te per questo.

In poche parole, la mia società di comunicazioni rappresenta un'importante

azienda che sembra possa aver gestito illecitamente dei fondi pubblici.

Ma la tua società è effettivamente coinvolta?

Diciamo che non è questo l'importante. Ho bisogno di un avvocato, Elisabetta.

Non mi hai risposto.

Di questo voglio parlartene in ufficio, ma sappi che quello che facciamo in

azienda è assolutamente trasparente. Quindi si tratterebbe fondamentalmente

di ripulire la tua collaborazione con questa azienda.

Esatto. Io lo sapevo che dovevo parlare con te.

Eri brava anche al liceo.

Pensa alla tua parcella, Elisabetta.

Prodoppila.

Ciccia! Ciccia!

Avvocata!

Le mie lezioni.

Stavo giusto venendo da lei.

Poteva chiamare. Lo so, ma mi avrebbe ricevuto solo da qui a qualche giorno.

Invece ho bisogno di parlarle subito.

Purtroppo io adesso ho una persona che sta arrivando in studio. Due minuti, per

favore. Tre mesi di galera.

Tre mesi di ingiusta detenzione preventiva.

Una prova terribile. E poi un anno da aspettare il processo.

Non voglio fare la vittima.

Grazie. Non mi piace essere compatito, rivolgo solo ciò che è mio, ciò che era

mio. Beh, i termini non sono ancora scaduti, quindi può costituirsi parte

civile chiedere un risarcimento grande. Se si riferisce a Giulia Rifamonti le

dico che non rientra più nei miei pensieri.

Nei miei studi di storico ho imparato che le vendette conducono solo ad

ulteriori sofferenze.

Ho passato tutta la vita sui libri e i libri hanno motivato tutta la mia vita.

Ho bisogno di ricominciare ad insegnare come ho sempre fatto.

Togliermi questa possibilità vorrebbe dire uccidermi.

Ma quando la signora Ripamonti ha ritrattato lei è stato reintegrato all

'università? Sì, sì, sì, ma il reintegro non significa che non ci sia un giudizio

su di me. Sono tutti gentili, mi sorridono, ma fingono. Nel quotidiano mi

stanno rendendo la vita impossibile. Per questo ho deciso di citarla in giudizio.

Chi? L'università.

Per Mobbing.

Professore, è difficile.

È una causa che attiene al diritto del lavoro. La cosa più ovvia sarebbe... Lo

so, lo so cosa sarebbe la cosa più ovvia, ma... Ma l'ovvia è l'anticamera

della morte.

Per favore, mi dica che mi assisterà.

Mi dia qualche giorno, professore. Mi faccia pensare.

Le faccio sapere. Sì.

Giulia Ripamonti è ritrattato.

No, il professor Angelo Walter non basta.

A lui è stata ridata la cattedra, ma comunque vuole mettersi in una causa

contro l'università senza delle prove specifiche.

È insensato per me.

Su questo dipende da come se la sta vivendo.

Immagina come se la starà vivendo quella donna.

Senti, secondo me tu devi accettare. Ma cosa te ne frega? Mica lo fai gratis.

Guarda.

Queste sono le spese vive dello studio solo per questo mese. Devi lavorare.

Poi un avvocato bravo come te non può avere problemi di soldi. Il lavoro di

quel tale, quel Valduga, lo hai preso, no?

Fabri, non ti preoccupare per me.

Ho i soldi del subaffitto di casa.

Adesso faccio il bonifico.

Sì. Quel lavoro lo hai preso oppure... Sì, Fabri, lo prenderò.

Anche se non mi piace Valduga, è equivoco.

Pure lui.

Vabbè, scusa.

Non so se ho voglia di avere ancora a che fare con questa storia, dopo tutto

quello che mi è successo.

Mi scusi, il suo panino. Grazie.

grazie a

tutti

Grazie.

certo ci fu qualche tempesta anni d

'amore alla follia mille volte tu

dicesti basta mille volte io me

ne andai via ciao amore ti mando un video così durante la regata

se ti manco posso stare lì con te

Ed ogni immobile ricorda in questa stanza senza culla i lampi dei vecchi

contrasti.

Non c'era più una cosa giusta, avevi perso il tuo calore ed io la febbre di

conquistami.

Ero qui, ho sentito quella canzone per un attimo, poi è svanita come ha sempre

fatto lui.

Della nostra canzone, non una canzone qualunque.

Non è un caso che sia appena finita la condizionale.

Non essere paranoica.

È lui, Cristiano.

È Daniele.

Sono giorni che mi sento osservata, seguita, l'ho già vissuto. E so com'è

quando succede e sta succedendo di nuovo.

Ogni anno durante la barcolana è sempre la stessa storia.

Vabbè, senti, allora, se non vuoi aiutarmi, chiedo aiuto a qualcun altro.

Non mi faccio rovinare la vita di nuovo, Cristiano.

Figurati, non c'è bisogno che cerchi nessun altro.

Sto solo cercando di dirti che è molto improbabile che un uomo come Daniele

torni a stalkerizzare la sua ex, per la quale è già stato condannato.

Un profilo come il suo è difficilmente recidivo. Perché non mi credi?

Cioè, non mi hai mai... mai creduto fino in fondo.

Tu pensi che io abbia esagerato? Che stia esagerando in questo momento? E

allora? Non penso che tu abbia esagerato, dico solo che dopo quello che

ha passato anche lui... Ah, quello che ha passato lui.

Cristiano, quello che ha passato è quello che lui doveva passare.

Scusami, mi sono espresso male.

Non voglio sembrarti superficiale.

Allora non esserlo.

Tutto strano, Cristiano.

Mi sembra sempre che mi manchi un pezzo. Non riesco a lavorare, non riesco a

concentrarmi, non voglio ascoltare gli altri, i loro problemi.

L'altro giorno è tornato anche Angelo Valter con quella storia terribile, non

so se te la ricordi, mi ha chiesto di assisterlo per un'altra causa.

Non è una cosa che mi fa stare bene, sono cose che si sommano ad altre cose.

Appena rientro in centrale faccio un controllo su Daniele, va bene?

Buongiorno, Anna Rita. Buongiorno.

Ah, Elisabetta, c'è il signor Angelo Valder per lei.

Non avevo appuntamento.

Eh, gliel'ho detto, dice che ha bisogno di parlarle.

È in sala d'attesa.

Cosa c'è?

Niente, forse non mi asciarbo.

Buongiorno, professore.

Avvocata, mi scusi. Non c'era nessuno e mi sono permesso di entrare. Spero che

non le dispiaccia.

Dica.

Credevo che avesse lei qualcosa da dirmi.

Aspettavo una sua risposta.

Le avevo chiesto qualche giorno per riflettere.

Ce l'ha avuto.

Ci siamo visti ieri, professore. Che succede?

È per la brutta avventura che ha vissuto.

È per questo che non sa se rappresentarmi di nuovo.

Che ne sa lei?

Me ne aveva parlato lei, ricorda?

Quando preparavamo la mia difesa. Era preoccupata perché il suo compagno era

particolarmente ossessivo.

Non ricordavo di averglielo raccontato.

Comunque no, professore, non è per questo. È un periodo molto pieno di

lavoro per me.

Da bambino desideravo ardentemente una vita normale.

Andare d'estate al mare con i miei, d'inverno in montagna.

Come facevano tutti i miei compagni di classe.

Non è facile, sa, avere due studiosi come genitori.

Sono persone rigide, con tantissime certezze e nessun dubbio.

Bisogna di fidare di chi non ha dubbi, non crede?

Per cui io la capisco benissimo se lei ha dei dubbi, è legittimo.

Però io non posso proprio fare a meno di lei, mi creda?

Ecco il materiale relativo ad Angelo Valder. Il resto ce l'ha sul computer.

Prego, da questa parte.

Piacere di conoscerla, intanto.

Il piacere è mio.

Dunque, innanzitutto le voglio dire che non ho commesso il crimine di cui sono

stato accusato. Sì, ho letto che si dichiara innocente.

No, non mi dichiaro innocente.

Sono innocente. Quindi perché questa donna l'accusa di un crimine così

violento? Giulia Ripamonti purtroppo è psichicamente instabile.

E aveva una fascinazione malata per me.

Voleva sapere tutto dei miei viaggi. Mi faceva domande per ore.

E così è nata una simpatia.

E poi siamo usciti a cena, una sera.

E lì mi sono accorto che c'era qualcosa che non andava.

Cioè?

Cioè ho visto i segni di... Di uno squilibrio. E questa cosa mi ha

spaventato, lo ammetto.

Nonostante però fosse molto spaventato quella notte, ha avuto un rapporto con

Giulio Ripomonti, giusto?

Giusto. Questo può sembrare un po' strano.

Sì, è stata una debolezza, lo ammetto.

E infatti subito dopo me ne sono andato via.

La signora Ripomonti ha raccontato completamente un'altra versione,

professore. La signora Ripomonti non dice la verità.

Guardi, è molto semplice stabilire la mia innocenza.

Basta distinguere fra una mente malata e una mente sana.

Scusi, stamattina ero seduta in quel tavolino lì in fondo, credo di aver

dimenticato una sciarpa rossa, non so se l'avete trovata. No, mi dispiace, non

abbiamo trovato niente.

Mi devi aspettare a casa, capito?

Fuori, smettila. Non sto facendo niente. Perché ti giustifichi sempre?

E i 100 euro nel portafoglio che avevi ieri che fino non ho fatto?

No, era una cosa che faceva sempre. Mi lasciava i bigliettini del parcheggio

sulla macchina. Che all'inizio poteva anche sembrare un gesto d'affetto, no?

Un gesto d'amore. Invece mi controllava. Mi voleva far vedere che sapeva dov'ero.

E lì stavo per chiamarti. Ho fatto fare un controllo in centrale ufficioso.

Quindi non dirai niente a nessuno, per favore. Ok, allora.

Sembra che Daniele sia molto tranquillo, risiede fuori Trieste, ha ricominciato a

lavorare e convive anche con una donna.

Vabbè, cosa vuol dire questo?

Sei sicura che non hai messo tu quel biglietto di parcheggio?

Chi eri?

Daniele, smettila, per favore, smettila. Perché mi dici le cazzate? Perché non c

'era... Perché? Guardami un attimo!

Guardami! Ehi, io ti tocco quando mi pare il piatto! Va bene?

Non ti sto facendo niente! Perché piangi?

Guardami!

Io ti tocco quando cazzo voglio. Hai capito?

Vieni qua. No, perché?

Adesso ti insegno io a dire le cazzate. Vieni qua.

Vai.

Per favore, fammi uscire, per favore.

Ma ricorda anche, nelle sue lezioni parigine del 1984,

che è all'interno di questo quadro che studia la nozione e

la pratica della parresia.

Foucault sostiene che la parresia in democrazia è una componente

lasciata a ciascuno di dire ciò che pensa, ciò che corrisponde alla sua

volontà. particolare ciò che gli permette di soddisfare i suoi interessi

con le sue passioni

in

sintesi perché vi sia parresia bisogna che chi dice la verità introduca e

affronti il rischio di ferire l'altro di farlo andare in collera

di provocare in lui dei comportamenti che possono arrivare fino alla violenza

più estrema Foucault dice come fosse

arrivato a questo problema a partire dalla vecchia questione presente proprio

nel cuore della tradizione filosofica occidentale dei rapporti tra soggetto e

verità

Scusa, abita qui Giulia Ripamonti?

Lavora in un'agenzia di viaggio? Sì, sì, sta al secondo piano. Grazie.

Anarita, ciao.

Per favore scrivi ad Angelo Valder e digli che non possiamo più seguire il

suo caso.

Grazie.

Sono stanca.

Scusa.

Appena rientra in centrale faccio un controllo su Daniele, va bene?

Va bene, hai ragione.

È succedendo qualcosa qua.

Sai che faccio? Lo denuncio di nuovo.

Aspetta, intanto avverto la polizia postale che a volte si riesce a risalire

a chi manda mail anonimo.

Non mi serve la polizia postale che mi dica quello che già so, Cristiano.

Non ci sono gli estremi per una denuncia. Uno deve avere degli elementi

concreti per presentare una denuncia. Che ascoltasse quella canzone lo

possiamo dimostrare.

No, sono piena di video anonimi che mi mandava anche anni fa e ha già avuto una

condanna per stalking. Non basta, fidati.

Perché ho sempre la cazzo di sensazione che tu sia contro di me in questa cosa?

Perché non voglio vederti sbattere contro un muro.

Ok, e io voglio presentare una denuncia con divieto di avvicinamento.

Va bene.

Però devi fare delle cose per me, ok?

Devi tenere il cellulare acceso anche di notte.

Evitare di girare da sole. Quando ti chiamo mi devi rispondere sempre.

Ti voglio rintracciabile a qualsiasi ora, chiaro?

C'è una precauzione.

Sapete, piacere a tutti.

Sappiamo che il dottor Valdugale ha già illustrato i termini della vicenda.

Sì, sì, certo.

Il nostro reparto legal, Elisabetta, è a tua disposizione.

Per qualunque supporto.

Sei sicuro di ricordarti le cose giuste di me?

Se hai un reparto legal, la puoi risolvere con loro la questione o no?

Sì, ma avevo bisogno di un esterno che mi desse un punto di vista diverso.

Comunque, lavorerete insieme? Va bene, va bene. Poi glieli presentiamo.

Ti lascio con Anna, devo andare. Buon lavoro.

Dottoressa, di qua.

Tutto bene?

Devo usare un attimo il bagno.

Ah sì, qui subito sulla destra.

Non ci potevo credere che eri tu.

Che cosa ci fai qui?

Lavoro. Con Valduca?

No, chi è Valduca?

Ok, allora che cazzo ci fai qui?

Ma che domanda è?

Cioè mi hai fatto offrire questo lavoro apposta, non ci posso credere. Fammi

passare, fammi passare, voglio uscire. Ho paura di stare da sola qui dentro con

te. Tu? Sì. Tu hai paura?

Tu mi hai rovinato la vita.

Non te la rigirare come al solito, Daniele.

Lasciami stare, smettila di seguirmi o ti giuro che te la rovino veramente la

vita questa volta.

Non voglio sapere perché sei tornato ad essere un cazzo di stalker. Mi devi

lasciare stare.

Non è stato il tuo stalker. Certo, come no? E quindi il rito abbreviato? Perché

l'hai chiesto?

L'ho chiesto perché avevo paura.

Paura di quello che potevi farmi.

Lasciami stare, Betta.

Altrimenti questa volta giuro che ti denuncio io. Troppo tardi. Mi hai fatto

offrire un lavoro apposta. Tu sei completamente pazzo.

No. Non chiedere.

Io non ti ho fatto offrire nessun lavoro.

Non so nemmeno che cosa fanno qua. Te lo giuro.

Guarda che cosa mi sono ridotto a fare per colpa tua.

Consegno la cancelleria.

Quindi tu esageri.

Esageri sempre.

Quante sono queste?

No, non ho fatto niente.

Tu ne vedi dieci, ma sono cinque.

Mi scusi.

Continuiamo il giro?

Io vado.

Chiudi tu lo studio?

Sì.

Che c'è?

Vuoi che ti accompagni? Così stai più tranquilla.

Domattina come facciamo?

Torno a riprenderti.

Veramente? Lo faresti perché non ho voglia di tornare a casa da sola.

Certo.

Guarda che lo so, eh.

Che cosa sta succedendo negli ultimi giorni.

Tu ti dimentichi che sono io.

E io lo so quello che è passato.

Perché stai sempre sulla difensiva?

Perché mi giudicate.

Incredibile. Io ti giudico.

Dimentica quello che ho detto.

Vai che devo tornare a casa.

Aspetto che entri.

Come fai ad essere sempre così per bene, così tranquillo, così sicuro di te?

A un certo punto ho cominciato a fidarmi delle persone.

Ciao, Betta.

Chi è?

Fabri?

Sei tu?

Chi c'è?

Professore.

Avvocata.

Che ci fa qui?

Che ci fa lei qui?

Veramente io ci abito qui, è la casa di mio padre.

Io ho affittato una casa da un paio di mesi qua dietro, giù dalla collina.

Pazzesca? Sì, incredibile.

Che succede?

È un bel disastro.

Con questo diluvio è venuta giù mezza montagna. Non sono riuscito a passare

con la macchina, la strada è bloccata. Volevo vedere se...

Se c'era qualcuno che poteva aiutarmi.

Mi spiace, sono solo io, non ho neanche la macchina.

Anzi, spero che l'amico che mi ha accompagnato non sia rimasto bloccato

anche lui.

Non credo.

Come, scusi?

No, dico, non credo.

Sarebbe tornato indietro, ma per i menti, no? Certo.

Vedrà che domandina si risolverà in qualche modo.

Buona serata, professore.

Avvocata.

Avvocata, mi scusi.

Non è che mi farebbe entrare per cortesia il tempo ad asciugarmi.

Casa mia sarà ancora congelata.

La prego.

Certo, siccome...

Cos

'è successo qui?

Ah, niente, il vento. Ho dimenticato la finestra aperta.

Vuole darmi il cappotto?

Sì, grazie.

Posso appoggiare qui?

Sì, sì.

Posso offrire un tè o una tisana?

Sì, benissimo, grazie.

Quindi come mai proprio da queste parti, professore? Per caso.

Il proprietario ha deciso di affittare per brevi periodi.

Non sapevo.

Ma qui o altrove sarebbe stata la stessa cosa.

Avevo bisogno di stare un po' fuori da tutto.

L'umanità mi ha deluso, avvocata.

Qui almeno posso ascoltare la mia musica, posso leggere i libri, studiare

le mie lezioni senza che nessuno mi disturbi.

Sono terribilmente retorico, mi scusi.

Avevo bisogno di un posto nuovo dove ricominciare a credere in qualcosa.

Quando ero piccolo mia madre mi portava in chiesa e mi diceva, devi credere in

Dio, devi credere in Dio.

Io restavo lì terrorizzato a guardare le immagini dei martiri.

Lei crede in Dio, avvocata?

Non saprei.

Risposta giusta.

Il dubbio è lecito, è stupida la mia domanda.

Mi è dispiaciuto che abbia rifiutato di assistermi.

Non dice niente.

Penso che la meriterei una spiegazione.

Non è per lei, professore. È veramente un periodo molto pieno di lavoro.

Non me lo aspettavo questo rifiuto da una donna come lei, sono sincero.

Scelga la tisana che preferisce.

Sul frigo.

Questa mi sembra particolarmente attraente.

Mi dispiace se la apro.

Prego. Ah, mi scusi, è l'allarme del mio telefono.

Per ricordarmi la pagina culturale della notte, ormai non dormo neanche più.

Avvocata, tutto bene?

E l'acqua che vuole?

Ha bisogno di aiuto.

Grazie.

Che? Ciao.

Ehi, ti ho chiamato un sacco di volte. Lo so, lo so, non sentivo il telefono.

Diluvia.

Ti sento agitata.

No, non sono agitata.

Un po', ma... Che hai?

Non volevo farti preoccupare, scusa.

Ho letto il messaggio, quindi hai visto Daniele?

Sì, ho visto Daniele, te l'ho scritto.

Stai tranquilla, adesso ci penso io.

Ok. Ci sentiamo domani, va bene? Va bene, grazie.

Questa sciarpa era nel tuo cappotto. È mia, l'ho persa qualche giorno fa in un

bar. Perché mi stai seguendo?

Che cosa ci faccio qui? Perché mi ha legato?

L'ho trovata per terra con la sciarpa, davanti al suo ufficio.

Tu sai che la mia vita in passato è stata un inferno e hai deciso di farmelo

rivivere. Che cosa vuoi da me?

Dove sono i miei occhiali?

Posso avere i miei occhiali, per favore? Che cos...

Io non voglio niente da lei.

Per questo hai preso una casa in affitto accanto alla mia? È un caso, l'ho detto.

Ma per favore, mi dia gli occhiali, per favore. No.

Mi lascia andare, mi lascia andare!

Senta, senta.

Lei è ossessionata, è pericolosa. Io non sono Daniele, mi lascia andare!

Come sai il suo nome?

Ancora. Me ne ha parlato lei.

Lei è paranoica.

Mi ha quasi ucciso ieri sera e poi mi ha sequestrato. Si sta vendicando di

qualcun altro che non sono io.

Lei è un avvocato, si rende conto. Lo sa che cosa accadrebbe se si sapesse quello

che sta succedendo qui? Mi lascia andare.

Vediamo se anche questa frana è un'altra delle tue cazzate.

Mi crede adesso?

Per favore, mi lasci andare.

Dov'è il tuo telefono?

Più avanti, più la situazione è peggiore, si rende conto.

Mi liberi, per favore, mi lasci andare.

È una strada isolata, non ci sono altre case qua vicino.

Che cosa fa?

Li chiamo o non li chiamo i soccorsi perché... perché suonerebbe molto strano

se non lo facessi. Il telefono.

Nella tasca del cappotto.

Se chiama la guardia forestale c'è il rischio che mi trovino qui.

È già una scelta decisiva, ho già pensato.

E basta, mi stai...

Ehi! Ciao, eccomi, scusate.

Ciao, Betta. Ciao. Ciao, ciao.

Allora, ti ricordi il caso Roberti?

Sì. Il problema è che abbiamo il cliente di là e sembra che non voglia più andare

in aula.

Noi abbiamo esaminato il caso e da una parte, con un caso come questo, non è

facile andare a dibattimento. Però dall'altra, a me sembra un peccato

patteggiare. Tu avevi controllato le carte e sostenevi che dovessimo andare a

dibattimento. Ora la posizione del cliente è cambiata.

Ma per convincerlo c'è bisogno che siamo tutti d'accordo. Tu sei ancora della

stessa idea?

Scusate un attimo, scusate.

In questo caso penso che sia a discrezione del

cliente.

Personalmente andrei in aula, però.

In aula, allora. Va bene.

E infatti.

Grazie, Betta.

Sì, ciao. A presto.

Mi liberi!

Per favore, Elisabetta!

Mi liberi!

Mi lasci andare, la prego!

Per favore.

Voglio la verità.

La smetto.

Dimmi la verità e la smetto.

Senta, la supplico, mi lascia andare via, non dirò niente a nessuno, glielo

prometto. Non fare la vittima, come hai fatto con Giulio Ripamonti.

Ma cosa sta dicendo?

Quella donna ha ritrattato, io sono stato assolto.

Non si ricorda, è lei che mi ha difeso, ora lei è il mio avvocato.

La mia avvocata, mi scusi.

Ti puoi prendere tutto il tempo che vuoi.

Tanto finirò in galera, non credo, non farò più l'avvocato, può darsi.

Ma tu non esci da qui fino a che non avrai ammesso, chissà veramente.

Tu devi pagare per tutti quelli come te.

No, no, no, no, no, aspetti, non posso togliere i guanti, ho una forma di

dermatite. Non posso, non posso, la prego, la prego, per favore, Elisabetta,

la supplico.

Anche mia madre mi imboccava così.

Ciao, Cree. Eli, abbiamo richiesto il divieto di avvicinamento d'urgenza.

Avevi ragione tu, il fatto che l'hai incontrato in quel posto ci ha aiutato.

Ok. Cos'hai?

Sei un distante? No, no, no, sono contenta, grazie, Cree.

Veramente. Volevi un divieto di avvicinamento, no? L'hai ottenuto.

È già tutto operativo, se passi in centrale finiamo di formalizzarlo.

Io non mi posso muovere, però. Come non ti puoi muovere?

No, è frenata la strada.

Sono bloccata a casa dei miei genitori in campagna.

Grazie. Hai chiamato la forestale?

No, perché credevo che i soccorsi partissero in automatico, che qualcuno

avesse già segnalato. Ma cosa dici, ti pare?

Ci penso io, dai, li chiamo subito, mandami l'indirizzo preciso.

Va bene. Ah, ti devo chiedere una cosa. Sai Angelo Valder, il tuo cliente?

Sì, certo.

Non si è presentato all'università, a casa non è rientrato e non risponde al

telefono da due giorni. Mi spiace. Lo stiamo cercando adesso.

Tu per caso l'hai visto, l'hai sentito? No, perché dovrei?

Non lo so, per quella storia della nuova causa che mi avevi detto.

No, l'ho visto l'ultima volta tre giorni fa.

E poi gli ho fatto dire dalla mia segretaria che non potevo seguire il suo

caso e sto...

Allora hai deciso?

Che cosa ho deciso?

Lo sai.

Ma lei cosa pensa di essere?

Una specie di missionaria?

Peccato che i missionari non sequestravano le persone.

Magari convertivano gli infedeli.

Con la retorica, professore.

Ammetti quello che hai fatto.

Io l'amiro, sa?

Mi ammiri?

Sì, l'amiro.

Sono sincero.

Perché non mi hai legato i piedi alla sedia?

Fermati, siedi, fai un altro passo, ti infilo questo in gola.

Perché in fondo lei desidera che io mi liberi.

Anche se non vuole che io me ne vada.

È pericoloso giocare con l'inconscia, Elisabetta lo sa. Stai zitto, stai

delirando. No, sto solo seguendo il mio estinto esattamente come lei.

Ho un piano.

Perché qualcuno avrà denunciato la mia scomparsa.

Negli ultimi giorni molte persone ci hanno visto insieme. E ben presto il suo

amico poliziotto comincerà a dubitare anche di lei.

Allontanati. Ha pensato alla storia da raccontargli.

Lo vede che stiamo accendo nello stesso modo.

Stiamo seguendo tutti e due l'istinto.

Elisabetta, noi due siamo uguali e questa è la nostra epifania.

Allontanati, allontanati.

È soddisfatta di sé.

Anni d'amore alla follia, mille volte tu dicesti

basta

Betta?

Non so che sei lì, fammi entrare.

Fammi entrare, Betta! Se provi a fare un rumore, giuro che ti ammazzo.

Betta, mi fai entrare? Ci devo parlare.

Non me ne vado finché non esco!

Finalmente. Che ci fai qui?

Sei sola?

Sì, cosa vuoi?

Perché hai chiesto di nuovo un divieto di avvicinamento?

Che stai violando, tra l'altro.

Non me ne frega un cazzo.

Voglio sapere perché.

Perché ho avuto paura.

Quando ti ho visto in quell'ufficio mi sono spaventata.

Ma tu ancora credi che io voglia avere a che fare con te dopo tutto quello che ho

passato? Tu sei la mia maledizione.

Io voglio solo che mi lasci in pace.

Te lo giuro su quello che ho di più caro al mondo, cazzo. C'ho un lavoro, c'ho

una donna, ma perché mi dovrei mettere nei casini per te? Ma adesso mi stai

accusando di qualcosa che io non ho fatto. Va bene, va bene. Non so cosa

dirti. Daniele, se ho sbagliato, ritirerò la denuncia.

Grazie. Però tu non devi più presentarti a casa mia, hai capito? Sì, va bene.

Scusa, come hai fatto ad arrivare qui?

La strada è franata, come hai fatto ad arrivare fino a qui?

La via dei boschi.

Che via dei boschi?

Che via dei boschi, Daniele?

Quando stavamo insieme...

Tu venivi il weekend dai tuoi, io volevo controllare solo che fosse vero.

Scusami, l'ho fatto per amore.

Per amore?

Ti senti come cazzo parli?

Lo sai qual è il tuo problema?

Che tu, nella tua testa, pensi di aver pagato ingiustamente.

Non mi interessa se mi hai seguita, perché mi hai seguita, quando mi hai

seguita. Tu sei colpevole, Daniele, perché sei un violento di merda.

E hai anche il coraggio di venirmi a dire che ho sbagliato, a denunciarti che

ho esagerato.

Tu giustifichi la tua gelosia come un atto d'amore e ti credi innocente solo

perché io sono ancora viva. Mi fai schifo.

Avevi detto che eri sola.

Sei tu che nascondi sempre qualcosa e non dici mai la verità.

Quell'uomo non ti merita, Elisabetta.

Vaffanculo, non è il mio uomo.

Scusa, ti ho dato del tu.

È uno stupido, ha tutto il mio disprezzo.

Non capisci la persona che sei, ti rimpiangerà per tutta la vita.

Io non farei mai scappare la persona che amo.

Buongiorno. È lei Elisabetta Sferzi?

Salve.

Volevo avvisarla che sono arrivati i soccorsi per liberare la strada. Bene,

finalmente. La macchina al di là della frana è la sua?

Sì.

Immaginavo. L'ispettore Gandola mi ha detto di chiamarla non appena l'avrei

incontrata. Ok.

Tengo. Intanto vado a suonare vicino. No, non c'è nessuno in quella casa.

Elisabetta. Ciocri, stanno liberando finalmente.

Devi venire subito a Trieste.

Non posso venire adesso, sto lavorando. Elisabetta, c'è un problema.

Che vuol dire un problema?

Mi devi raggiungere subito a Trieste, sennò ti raggiungo io. No, no, no, ma

non venire tu, arrivo, sì.

Ok, ripassami il ragazzo.

Te lo ripasso.

Vuole parlare con lei?

Cristiano? Va bene, va bene, ciao.

La accompagno alla macchina.

Ok.

Dove sono le chiavi della macchina?

Grazie.

Tutto bene?

Sì, sì.

Quindi cosa c'era di così urgente?

Abbiamo fatto un controllo sul cellulare di Angelo Walder. Sono tre giorni che è

sparito ormai.

Quindi? E quindi il risultato è che l'ultimo aggancio l'ha avuta la cella di

casa tua.

Quella in montagna di tuoi genitori esattamente due giorni fa. Poi il

cellulare è stato spento e non si è più riacceso.

E secondo quello che mi hai detto al telefono, l'hai visto per l'ultima volta

quattro giorni fa.

Cosa sta succedendo?

Perché non mi hai detto che l'hai vista?

Senti, non mi piace questo interrogatorio. No, nessun

interrogatorio. Voglio solamente capire che cazzo sta succedendo.

Anche sta storia che non hai chiamato la forestale è assurda. Vabbè, ma te l'ho

detto. Pensavo che i soccorsi partissero in automatico.

È un po' strana come cosa da pensare, no?

E poi all'improvviso Valder sparisce da vicino a casa tua. E non può essere una

coincidenza.

O mi stai accusando di qualcosa?

Assolutamente no. Ok, allora se non sono accusata di niente, non è un

interrogatorio, io vado.

Cazzo, sei la prima persona che mi ha fatto sentire una criminale in vita mia.

deve entrare

Che ci fa qui?

Volevo parlarle.

Lei non può presentarsi così a casa mia.

Ha ragione, mi spiace, volevo solo vederla un attimo fuori dall'aula di un

tribunale.

Come è venuto a sapere il mio indirizzo?

Era sulle carte del processo.

Lei si comporta in modo strano, avvocata.

Una persona normale potrebbe anche aver paura di lei. Ho pensato che se le

avessi citofonato magari non mi avrebbe aperta e... Pensava bene.

Ora mi hai visto.

Chiedo scusa ma ho da fare.

Aspetti, scusi.

Come sta?

Lei vuole sapere come sto?

O è qui per il suo assistito?

O perché è una donna anche lei?

Perché hai mentito?

Ho cominciato a minacciarmi prima del processo.

E l'avevo fatto con maestria.

Con intelligenza.

Appariva e scompariva in continuazione.

Io non ero più solo anche quando credevo di esserlo.

Forse non c'era neanche, ma...

Ormai lo vedevo ovunque.

Sentivo la sua voce tra le persone, al bar, per strada.

Per questo hai ritrattato.

Posso aiutarti, Giulia? Devi credermi.

O forse sì.

Non mi cercherai più.

Io non voglio più vivere la paura.

Io voglio andare avanti.

E solo il fatto che tu sei qui dimostra che lui esiste ancora nella mia vita.

Cos'è?

La nave dei folli.

Non te ne ha mai parlato?

No.

Non salirci anche tu.

Sei ancora in tempo.

Qualsiasi cosa lui ti chiede di fare, non lo fare.

Sei tu che mi hai sempre seguita.

Sono stata a casa tua, ho trovato le mie foto.

Di cosa mi stai accusando?

Di averti guardata?

Sì.

E che cosa c'è di male?

Pensi di essere una persona anonima?

O hai paura di poter essere speciale per qualcuno?

Tu sei sola, Elisabetta.

Tutte le persone che ti stanno intorno non ti capiscono, non ti guardano.

Non puoi rimproverarmi per averti vista.

Che cazzo significa?

Che io sono l'unica persona che ti ha protetta.

Non ho bisogno di essere protetta.

Men che meno da te.

Sono qui legato su una sedia e tu stai tremando. Non sto tremando.

Elisabetta, ma lo capisci o no che io sono l'unica persona della quale non

devi avere paura?

Tu ti puoi fidare di me.

Daniele, dicevo la stessa cosa.

Daniele, non è mai stato capace di renderti felice.

È vigliacco, violento. Tu l'hai manipolato.

No.

Ho fatto giustizia.

Meritava di pagare un prezzo.

Io ti ho aiutato a liberarti da lui, non avevo forse ragione.

Tu mi hai rovinato la vita.

Mi spi da anni.

Io non ti spio.

Io ho vissuto la mia vita e tu ne fai parte.

Elisabetta, io non sono mai stato felice come in questi giorni. Non sono stato io

a legarmi a questa sedia, sei stata tu a farlo ed è stato un regalo meraviglioso.

Come quando t'ho vista la prima volta, alla tua tesi di laurea.

L'hai discusso in un modo... eccezionale.

Basta. Tu così, così brillante, così sicura di te. Basta. Tante volte dopo ho

provato ad avvicinarti per venire a parlarti, ma... ma non ci sono mai

riuscito e allora...

Ho cominciato a farti delle foto, a filmarti, a... Sei pazzo. A mandarti dei

messaggi per creare una connessione fra di noi, lo capisci?

Giulia cosa c'entra?

Giulia non c'entra.

È stato un tentativo per dimenticarmi di te, ma non è stata all'altezza.

E non ha funzionato.

Però quando mi ha denunciato ho sentito che quella poteva essere la mia grande

occasione per stare con te, per passare del tempo con te.

Sapevo che come avvocato avresti accettato il mio caso.

Me lo sentivo.

Hai violentato una persona per colpa mia.

No, no, no.

Le colpe non c'entrano. E allora perché sei venuto qui?

Io sono stato costretto a venire qui. Sei stato costretto a venire qui? Perché

tu hai rifiutato la causa contro l'università. Avevo paura di perderti

per sempre. Lo capisci?

per quella che sei veramente.

Nessun sentimento che proviamo è totalmente sotto il nostro controllo, lo

capisci?

Io e te siamo uguali, Elisabetta. No. Tu ti devi solo arrendere a quest'idea. Non

ci provare. Io e te non siamo uguali, stronzo! Pensi che non mi sia accorto

che mi hai registrato di nascosto la prima volta che sono venuto in studio da

te. È un prassi. Non è vero, ci vuole l'autorizzazione, lo sai benissimo. Io e

te non siamo uguali. Sei venuta a controllarmi quando faccio le mie

lezioni. Pensavi che non ti avessi vista.

Sei entrata in casa mia. Stai zitto, stai zitto. Non puoi rimproverarmi per

averti vista. Io non sono come te. Siamo uguali.

Elisabetta, noi siamo uguali. Stai zitto. Lo capisci? Elisabetta. Noi non

siamo uguali. Stai zitto, pazzo di merda.

Ah sì?

Sì, stringi, stringi.

Potremmo essere uniti per sempre.

Uccidimi, Elisabetta.

Ti prego, continua, Elisabetta!

Io e te.

Pensavo tu fossi Cepro.

Ehi. Ciao.

Scusami per ieri. Devo parlarti, puoi raggiungermi? Certo, dove sei?

Casa dei miei.

Ok, ok, ci vediamo lì.

Ok.

Tutto bene.

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