All language subtitles for Chaste and Pure-Casta E Pura 1981 ITA Laura Antonelli 40y-1080p

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Original subtitles

Fai presto, fai presto!

Non mi volete muovere, sì o no? Fai presto, facciate presto!

Portate fuori il pacco, portatelo fuori tutto qua!

Avete capito o no?

Lascia il sangue a me!

Se non facciate ho detto!

Facciate io!

Allora mi chiedevi a portare presto! Si paruffo, vieni!

Presto, muoviti!

Magari non mi capite. Abbiate pazienza, farò un... Non capiscono, parlate più

chiaro. Ma come non capiscono? E chi se ne fotta? Portate fuori le vacche, via,

presto! Ma sei in pericolo? Il tetto, il tetto sta crollando. E chi se ne fotta?

Per me valgono più le vacche. Eh, giudizio universale, guarda comandante

che è assaggianato.

Farontoni, farontoni! La signora Emma, la farona, sta mal. Venite, presto,

venite.

Emma?

Che succede?

Ah,

le disgrazie non vengono mai solo. Ma tu guardalo poco, proprio adesso. Antonio!

Proprio a modo, beve. Antonio mio!

Emma, come sta?

Beh, beh, se vive, è viva.

Ciao, dottore.

A casa non riuscivamo più a mangiare. Da quando è morto il povero Felice, ti

giuro, non siamo più riusciti a mettere la forchetta nel piatto. Ti prego,

Antonio, tienimi qui. Ti farò la serva. La serva ti faccio aiutare. Ma che

esagerazione. La serva non si dice. Impara da parlare. Si dice la cameriera.

Va bene, la cameriera. Ma tuo figlio non saluta.

Fernando, saluta ozio.

Su, Fernando, vieni a salutare ozio Antonio.

E su, fammi piacere. Saluta ozio.

Già dove è? Tutto qua.

Via, fuori.

E' bravo Don Fernando.

Ma che cosa c'è da strillare tanto?

Ha avuto un'altra crisi, ha fatto quello che poteva.

Ma non c'è più speranza.

Dottore, voi così me lo dite?

E' inutile che vi scaldiate così.

Andate da lei piuttosto.

Io devo tornare in paese, hanno bisogno di me. Ma voi che state dicendo?

Ve ne andate? E se sta male ancora?

Dai, che diluvio, è il finimondo.

Comunque, se necessario, mi chiamate e io vengo immediatamente.

Ma vi avviso, se c'è una nuova crisi, chiamate subito il prete.

Madonna mia, Emma mi muore.

No, non può morire.

Che è questo?

Ma come dico io?

Uno si sposta per avere la moglie raccante e poi... Ha ragione, ha

ragione. Ah, ha ragione, eh?

E adesso, così e all'improvviso, una decide di morire.

E va bene.

Perdonami, Antonio.

Perdonami.

Te giuro non lo faccio più.

Emma.

Emma, tu sei una santa.

Tu sei una santa. Antonio, come sei buono.

Quante lacrime ti stai piacendo per me. Sì.

Sì. Sì, tu.

Se tu mi muori, chi penserà a me? Chi mi accudirà? Te lo sei chiesto, eh?

Chi mi terrà caldo in letto la notte se tu non ci stai più?

Chi è che mi servirà? I nostri fiori, Mario e Rosa.

Sì, tuo padre ha buon animo quando passò a miglior vita.

Fece tutto il possibile col suo testamento per rovinare il nostro

matrimonio, lasciando tutto a Rosa.

Le case, le terre, le stalle, la vigna, tutto, tutto, tutto, tutto quanto a

Rosa. Però scusa...

Noi altri non avevamo lo soffrutto. Da, parla per te. Non arrabbiarti.

Io non tengo niente, niente, niente, niente a me. Non mi lasciate niente.

E vuoi sapere che fine fa lo soffrutto?

Che fine fa?

Eh, se non muore con te. Ecco.

Oh, signor Madonna, anche gli usufrutti muore?

Questa è proprio una cosa che non avevo mai pensato. E io? Che faccio?

Povero solo, vecchio e stanco. Eh?

Dopo che ti da proprietà ci ho messo tutta l'anima. Sì.

Cosa fa quando Rosa si sposa? Rosa si sposa? No, lo dicevo, mettiamo che Rosa

si sposa.

Quando si sposa?

Ma è possibile che nessuno mi dica mai niente a me?

No, no, adesso è ancora piccerella. Però capisci, quando poi si sposerà, devo

chiedere la carità al mio genero. Vado cercando le lemosine per la vita. Ma,

ma, ma, Rosa, non sei così giovane? Sì, sì, no, e domani, e poi domani ancora.

Con tutti questi guaglioni che girano attorno a esso come mosche vicino il

miele. Hai capito? Basteranno quattro o cinque anni e la nostra Rosa se ne va a

farsi fottere. E con lei la casa, le terre, il denaro, tutto.

Ascolta, Tony, Tony.

Chiama, chiama Rosa subito.

Chiama subito Rosa.

Che lo dico a me, che lo dico a me. Quello che deve fare un voto, un

giuramento. Chiamala.

Tu sei proprio una santa, avvicinata da Fanuvuta.

Rosa Nubile deve restare.

Nubile finché io vivo.

Sì, dille di giurare solo di te. Va bene?

Rosa!

Vieni, Rosa, vieni.

Su Dio.

Giuro su Dio. E finché quel povero uomo, detto pare, vivrà, te che staravi

sì,

ah, come una moglie, è vero.

Come se fosse me, al tuo posto.

Va bene, mamma.

Casta.

Eppura.

Sì, mamma, casta eppura.

Figlia mia, ricordati.

Ricordate che te la giuravo sul letto di morte di tua mamma.

Rosa, Rosa!

Si resegna i carotoni, si è fatta la volontà di Dio.

Che tragedia, non l'ho vista.

Stavo cadendo, c'era il tappeto, si mette il tappeto. Ma quando mai si è

vista? Col mostro si mette il tappeto.

Ecco, qua sta un caffè per Antonio e un cappuccino per Dario. Sì, sì.

Puoi che glielo porti io?

Ancora me lo chiedi, lo sai com'è fatto papà?

Eh sì, ma non fa complimenti, eh?

E' un po' tardi stamattina, Rosa, eh?

Stasera è un poco tardi.

Mamma mia, pochi momenti, puoi pure aspettare.

A preghiera, papà.

Signore, benedici questo pane nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito

Santo a me.

Porci. Che vuoi fare?

Sono baglioni, giocano.

E voi due che state sempre in città per la casa, non vi erano venuti i sospetti,

il pensiero, niente? Ma papà, Dario... Tuo fratello è un fesso.

Guarda che caspita di guaio. E si sposano? Sicuro, stanno a sposare.

Accetta con benevolenza, o Signore, l'offerto che ti presentiamo, noi tuoi

ministri e questa tua famiglia.

Disponi nella tua pace i nostri giorni e accoglici nel greggio degli eletti. Per

Cristo nostro Signore.

Amore. Accetta con benevolenza o Signore l'offerta dei tuoi ministri, di questi

sposi, di tutta la famiglia, che supplica per loro la tua maestà e come

hai concesso ad essi di giungere al giorno delle nozze, così concedi all'oro

di giungere a una lunga e serena vecchiaia.

Amen.

Accetta con benevolenza o Signore l'offerto che ti presentiamo, noi tuoi

ministri e questa tua famiglia.

Accoglici nel greggio degli eletti e donaci la tua infinita bontà e

misericordia. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Accetto con benevolenza, signore, l'offerta dei tuoi ministri, di questi

sposi, che in quest'ora solenni chiedono la tua benedizione.

Ma che brutto che sei sto Dario.

Perga veramente la faccia del terrore.

Molte famme l'hanno incastrata e mo è pure brutto. Fesso sì, ma brutto. Devono

ringraziare Dio, ma è la fortuna che gli è capitato.

Se i tuoi consulci fossero tanto gentili da litigare in un altro momento,

evitando di creare intoppia la cerimonia.

Che ad oggi è croce già il ritardo di un paio di mesi.

Hai sentito?

Era meglio che aspettavamo il battesimo, così facevamo un regalo unico.

Povero Dario, così giovane si sposa, invece per sua sorella è già troppo

tardi. Lo credo, da sotto la sottana viene fuori solo odore di incenso. Ma

cosa dite? Lo sapete che quelle un tantino stagionate quando si lasciano

andare, quando si aprono? Che fanno?

Danno dei punti a tutti.

Per Cristo nostro Signore.

Quanto è bello sposarsi. Stai zitto, col travo. Luigi, se continui così non

aiuteremo mai il nostro ragazzo. Sei troppo autoritario. Per Cristo nostro

Signore. Amen.

Vuoi tu, Dario, sposare la qui presente Lisetta?

Sì. E tu, Lisetta, vuoi sposare qui presente Dario?

Sì. Bene, scambiatevi le figlie.

Vi dichiaro marito e moglie finché la morte non vi separi. In nome del padre,

del figliolo, del... Un momento.

Sì, aspetta.

Ma che state facendo? È mia moglie!

Fermatevi. Natalio, siamo in chiesa.

Basta.

Continuo. Amore mio! Insomma, ma che maniere!

Basta! Dario! Basta, ho detto!

Ma lascio fare!

Ci sono sposati! Ma devono smettere! Andiamo, su! Ma che maniere è questa?

Eh, allora io! Ma se sei scandalista, ti scorsi a chiedere!

Ma no, chiedi a lei!

Allora, fuori! Fuori! Fuori!

Fuori! Fuori!

Fuori!

Fuori!

Fuori! Fuori! Fuori!

Fuori! Fuori!

Fuori! Fuori!

Fuori!

stacchiamo a questi tempi!

Forza, di là! Facciamo uno sforzo qui!

Tutti quanti, forza!

Pronto ragazze, su, fermate così!

Ma dove siamo arrivati?

Rosa!

Ciao!

Come stai? Fernando!

Figlio mio, figlio mio, bello, meno male che sei tornato.

Meno male, stavo tanto in pensiero, figlio mio, che bello, bello.

Allora Rosa, quando i tuoi confetti?

Eh sì, è una parola, quelle rose nasanno. Che ci posso fare?

Fesso. Dai pattini. Eh va bene, un fesso sui pattini.

Uno, due...

Non mi tira.

Non mi tira.

Non pensate ad altro, voi?

Che c'entro io?

Bella mia, qua se ci sta qualcuno che non pensa ad altro.

Buon proseguimento, eh?

Comodi, comodi. Grazie, ma non mi tira.

Ma certo.

Ah, si è andato. Uè, oggi niente di stesso, eh? Mi raccomando.

Ti dovrei parlare un momentino.

Fernandino si che sa vivere.

Per vivere il sa vivere, ma che avevo sentito cose rosche su come riesce a

procurarsi il conquibus. Ma perché non inventate qualcosa di nuovo, di più

eccitante, di più arrapente.

Vecchio maiale.

Ma non valete una lira, déjà vu, déjà vu.

Trenta milioni, per te non sono niente, per me è una questione di vita o di

morte. E chi sono quelli? Un prestito a sessanta giorni, due mesi e te li rendi.

Quelli sono capaci di ammazzarli, lo vuoi capire?

Ma quelli chi?

Eh, lo so io.

Lascia stare.

Allora, me li presti?

No, non è per farti torto. Ma gente che direbbe se io toccassi i denari di Rosa

per darli a te? Tu lo sai, io sono solo l'amministratore, è tutta roba sua.

No, no, non ci sta niente a fare.

Mamma, perché non ci facciamo una fotografia insieme? Va bene, caro.

Scusate.

Shirley, se vieni a casa mia e ti fa fare il bagnetto...

Ti do tante caramelline, guarda. La mia mamma non vuole. Perché?

Perché dice che fanno male ai denti. E allora come facciamo?

E allora ci facciamo il bagnetto senza le caramelle. Ah, sì.

E tutte queste caramelle a chi le do?

Caramelle?

Tu mi devi spiegare perché siamo qua.

Che cosa siamo venuti a fare?

È un matrimonio, questo è un matrimonio. Ah, è un matrimonio.

E chi ha sposato? Chi ha sposato?

Dario?

Elisetta?

Dario? E chi sono?

Dario è figlio di Tony. Elisetta, almeno sai chi è Elisetta?

No, non lo so, non me ne importa niente. A me interessa solo mangiare. Mangiamo,

mangiamo.

Sorridete.

Fermi così, eh?

Bene.

Bene.

Molto bene.

Cosa vai a pensare?

Gustavino è figlio di primo letto. Il professor Bottesini ha sposato in

seconda nozze la signora Maria e quindi lei effettivamente è la madre.

Di Gustavino? Di Gustavino.

Andiamo bene.

No, ho detto di no.

E allora sai che ti dico se andò?

Va a fanculo.

Sto a pegare il tono, sto a portare il panico. Ma va a fanculo tu che stai

parlando. Va a te, va a te.

Figlio mio.

Santa Rosa mia, Santa Rosa martire.

Ai tempi tuoi sì che i barbari erano barbari e i cristiani erano cristiani.

Ora sono tutti i barbari travestiti e il diavolo si è impossessato di tutti e

tutti fanno cose che non ti dico.

È diventato sempre più difficile resistere al peccato.

Beh, loro adesso possono farlo.

Sono uniti dal sacro vincolo del matrimonio.

Certo che non pensano ad altro.

Non pensano ad altro. Non pensano ad

altro. Non pensano ad altro.

Non pensano ad altro.

Tu

sei

odiato. Entri nella mia stanza, vieni a tentarmi.

Mi fai provare cose strane.

Ma anche se sei forte, non vincerai.

Vincerò io.

Vincerò io.

Vincerò io.

Non vincerai tu.

Oggi, Rosa, hai rotto 60 bicchieri. E di quelli del servizio buono.

Ma che tieni, eh?

Dimmi. Magari è stato per il ricevimento, ti sei stancata.

Se c'hai qualche altra cosa che me lo devi dire, dimmelo, belle papà.

Io tengo solamente a te. E tu lo sai.

Dario, ma che l'hanno fesso?

Quella che si è portata in casa è una cretina.

Io mi sono sacrificato per voi.

Da quando se ne andò per sempre l'anima benedetta di tua madre, lo sai che non

ho voluto mettere in casa un'altra donna. E allora ero ancora in condizioni

di poterlo fare.

Ma non l'ho fatto per il rispetto che ti porto, per non farti soffrire.

Però adesso, adesso che mi sono fatto vecchio, nessuno mi vuole più.

Nessuno.

Tengo solamente a te, Rosa, solo a te.

Lo sai che non mi sposerò mai.

Io starò sempre con te.

Non ti preoccupare, papà.

Sei una santa, Rosa.

Una santa.

Una santa.

Ma che ci posso fare, figlia mia, se sono dieci anni che fai lo stesso sogno?

Undici. Vabbè, dieci, undici.

Ma questi barbari che fanno? Ti fanno male, ti assalgono, ti mancano di

rispetto. Non so.

E che lo devo sapere io?

Eh, ma io mi sveglio sempre prima, purtroppo. Ma che purtroppo è purtroppo?

In ogni modo il sogno non è peccato, te l'ho detto già tante volte. Vai, non ti

preoccupare, figlia mia, vai, vai.

Ma non ho finito. Che c'è?

Ci sarebbe fatto del diavolo.

Del diavolo? Sì, quello che si infila nel mio cuscino.

Nel cuscino? E che ci fa?

Mi salta addosso, si muove su tutto il corpo. Io provo un'oscura sensazione di

piacere. Mi pare di natura sessuale repressa.

Io accarezzo la stoffa del cuscino come se si trattasse di... Uggie sul Giuseppe

Sant'Anna e Maria, ma questa è una cosa da pazza. Ma figlia mia, tu non hai

bisogno del confessore. A te ci vuole il psichiatra.

Adesso mi devo confessare pure in nome del padre, figliolo, spiritoso. Vai,

vai, figlia mia, vai, vai.

E a penitenza? A penitenza, ma perché non ti basta quello che ti ha dato tua

madre vent'anni fa? Ma che decide, Don Bottazzi?

Va bene, niente, niente, cosa mia, cosa mia.

Ecco, te absolvi dei peccati sui tuoi, sui nomi del Padre, sui tuoi figli e sul

tuo Spirito Santo.

Sei contenta? Vai.

Non è vero. Il diavolo. Ma che diavolo? Sono Fernando, ti ho detto.

Bugiardo. Questo vuoi? La mia carne? Rosa.

Rosa, sono Fernando.

Sta zitta che fai succedere un guaio. Vuoi il mio corpo?

Prendimi, prendimi.

Tutte le notti vieni a torturarmi. Sei un diavolo.

Eccomi. È quello, quello che vuoi. Il mio corpo.

Eccomi. Ecco, ti offro il mio grembo.

Prendilo.

Prendilo, fatemi quello che vuoi.

Prendilo.

Accarezzami, tu sei un diavolo.

Accarezzami ancora.

E vabbè, sono il diavolo.

Però ti voglio bene.

Ma te ne! Ma che ti fai?

Lo vedi che non mi vuoi bene?

Non si sta così, è peccato, è peccato.

Mattino, Mattino, via!

Sta buona, tu sei matta però, eh?

Mattino, Mattino. Zitta, zitta, me ne vado.

Non stava nel cuscino? No, era il diavolo, con la faccia di Fernando, ma

era il diavolo. Il cuscino con la faccia di Fernando, e che t'ha fatto?

Mi ha messo le mani addosso, ma io l'ho picchiato e l'ho cacciato via.

E puff, te è sparito? No, è andato via di corsa, ma mi pare di aver visto che

teneva dei gran piedoni biforcuti.

Ma tu, Rosa, eri sveglia o dormivi?

No, io dormivo, padre, ma era come se fossi sveglia.

Adesso vai tranquillo, non valgono. I sogni, te l'ho detto, non valgono, hai

capito? Va teno, va, e poi tu hai resistito.

Ah, un'altra cosa, non parlare con nessuno. Padre, padre, la penitenza. Ah,

la penitenza, sì. Dieci pater nostri, dieci Ave Maria e dieci Gloria Padre. E

trenta gocce di simpatolo per non dormire, così non sogni, vai.

che in questo caso è il nuovo semenza americana.

Guardate che splendore. Sì, certo, è un bel racconto, ma se fossi voi io mi

preoccuperei più per Rosa anziché per la semenza americana. E guardate, guardate

quanti germogli. Sì, lo so, lo vedo, ma Rosa, Rosa... E Rosa può essere solo

contenta, tutto questo è roba sua. Che cosa le manca?

Il marito. Ci manca il marito. Questo è il problema.

Un marito? Sì, è il voto. Ve lo siete scordato?

Ma il voto si può pure sciogliere, no? Sì, questo è vero. Un voto si può pure

sciogliere e una procura si può ritirare. Ma Rosa deve portare pazienza.

Deve aspettare la morte mia e magari sperare che io non ci metta troppo

tempo. Lo so, don Antonio, ma insomma voi non mi volete capire. E allora io

come ve lo devo dire? Con quali parole?

A Rosa ci manca l'uomo.

L'uomo ci manca. Il marito, lo sposo, l'amante. Non mi fate parlare, abbiate

pazienza. Io sono un sacerdote, no?

E fatevi il sacerdote. E lo so che faccio i sacerdoti, che me lo dovete

dire voi, scusate. Sì, ve lo voglio dire proprio io. Don Nando, ma fatela

aggiustare sta macchina, vengono strome che ha la gola.

Mamma mia, che se non cammina, che diavolo, fa solo salto.

Signora, ma...

Andiamo bene.

E gioca.

Gioca.

Ecco qua.

Ma come?

Esci a fiori invece di uscire a cuore. Ti sei scordato completamente come si

tengono le carte in mano.

Ma come? Mi hai fatto pure il segno. Ma quale segno? Ma che fate, barate? Ma

quale segno? E sto scimonito che fa i segni. Vabbè, dai, scarta, va.

Papà, ho caffè.

Ah, grazie. Ma che fai?

Rosa, che c'è, ti senti male?

Io non c'entro niente. No, no, non è niente, è da tu. Piuttosto venite a

giocare con noi, venite.

No, non mi va di giocare.

Ah, che fortuna, si è salvato solo il mio.

E perché, che ci sta scritto sopra il nome? E adesso scarto io.

Gustavino quando gioca si emoziona.

E scarto, belle mamma, scarto. È così sensibile?

Ma calma, Rosa.

Vai, brutto diavolo. Ah, questo diavolo, c'ho fame.

Vai via, vai via.

Ma non capisci niente.

Ma come, sono due ore che mi fai segno con la gamba. Ma perché non lo sai che

sono più di trent'anni che tengo l'utilità a questa gamba, no?

Ma che succede?

Che succede?

Custodino, non ti preoccupare. Ma niente, niente. Se la pira con la cassa

al volo quando c'è la luna piena. Quella tiene la luna.

E questi due con i pattini sono due cretini.

Va a ten.

Buona. Va a ten.

Amore mio, Rosa, fammi sentire. Maledetto!

Rosa, per favore, fammi sentire.

Non si tratta di una luna, mila di anni non ce l'ho già fatta.

Sono anni che sto predicando che l'unica cura efficace per la Rosa sarebbe un

marito. Dottore, è inutile che ne parliamo.

E quello dove sta andando?

Ma tu sei impazzita? Vattene, non mi avrei mai capito!

Per favore, Rosa, fammi sentire, io voglio mangiare.

Vieni, porco!

Tu tieni la capa tosta! Per favore!

Io voglio solo mangiare. Sarò un maledetto, ma fammi mangiare a me. È

permesso?

Votta tremenda.

Schifoso. Ehi, che esagerazione.

Per una carezza.

Ma Rosa, ti giuro che non l'ho fatta apposta. Sì, ma che ne hai fatta

apposta. Eh, basta.

Rosa, figlio, tutta sta roba rimettila al posto suo.

Sì, papà.

E tu, torna di là, non sei autorizzato a intervenire, siamo intesi.

E un altro po' e mi stacca la testa.

Che devo fare? Via!

Sì?

Senti Rosa, per lei papà mi fai un piacere, ma vuoi fornire e fare tutti

questi fessericchi?

Buonasera, arrivederci. Io mi sono capito che è successo. Una magnifica

festa. Mi sono proprio divertito. E io no.

Andiamo papà. E basta.

Grazie per la squisita accoglienza. Mi scusi, ho dimenticato mio marito. Ma ti

addormenti sempre.

Buonasera. Buonanotte. Buona serata.

Finalmente.

Guarda, guarda questi due cretini.

Uno,

due. Uno, due.

Io la porta mia la devo lasciare aperta per forza, se no non sento papà che mi

chiama. Ma voi perché l'ha lasciata aperta?

Perché dico io non la chiudete? E chiudetela!

Dario, senti, proviamo un'altra volta.

Sì, ma tu non ti incazzare se arrivo prima. L'importante è partecipare.

Attene, attene, attene adesso, lasciami stare, non torturarmi, aiuto,

aiuto, non te ne devi andare, ti darò tutto.

Non torturarmi, lasciami, aiuto, lasciami, lasciami.

Ah papà, fammi dormire. Che succede?

Non è papà, è la Sandra.

Ti darò tutto, aiuto, prendimi, lasciami.

Allora, è grande.

Dottor. Ma non ci dice niente, dottor.

Dottor, dottor, non ci dice niente. Non dice niente.

Andate via.

Via!

Eh, ma io sono la zia. Io sono il fratello.

Qui se non se provere subito mi, non rispondo più da niente.

Gesù, Gesù, ma questo... Ma certo, tutto quello che è necessario, che si deve

fare, si fa.

È proprio per questo che vi ho chiamato.

Beh, date le circostanze, il medico non sarebbe più niente. E allora?

Noi questo è il problema.

E qual è?

Insomma, è ora che ci parliamo.

Senza nessuna reticenza.

Da uomo a uomo.

A punto di uomini si tratta, ma non di noi due. Io intendo uomo nel senso

del... del maschio.

Soltanto di questo Rosa ha bisogno.

Lo sapevo.

La mia diagnosi l'ho fatta.

Ormai è un caso urgente. Caso contrario, non assumo responsabilità.

Eh, bella diagnosi!

Bella diagnosi del cazzo.

Ma guardate, guardate sti cretini.

Deficienti!

Rosa, non ci pensate?

Su, belle papà.

Sono piccoli malesseri.

Ma oggi ti trovo bene, sai? È vero?

Certamente. Rosa, sei una rosa.

Gesù, Gesù, ma che fessa.

Ma che ho varietà?

Ma papà, è un gioco di parole.

Ah, che speditosa.

Ho giochato di parole.

Che figlio cretino.

No, stai comodo, vado io.

Pronto? Pronto?

Pronto, mi senti? Sono Fernando, zianto. Ah, sei tu.

Ti sento lontano.

E per forza, chiamo da Roma. Senti, zianto, ti chiamo per quei 30 milioni

che già ti ho chiesto. Ho già detto di no. Ma, zianto, rischio grosso. È un

affare serio.

Questi mi spezzano le gambe se io non... E chi se ne fotte?

E poi, te l'ho già detto, i renari non sono i miei. D'accordo, zianto. Se i

soldi non sono tuoi, vorrò dire che li chiedo a Rosa, che è la padrona, no? Tu

non chiedi niente a nessuno, hai capito?

Lascia andare che stiamo mangiando.

Ah, stiamo mangiando.

Beh, adatti.

Ci sono tre giorni che non riesco a mangiare. Vabbè, comunque, ci sentiamo

presto, eh?

No, non ti voglio sentire.

Ci sentiamo, ci sentiamo.

Comunque, sento, salutami tutti.

In particolare a Rosa, danno un bacio a mamma pure. Sì, sì, va bene, va bene.

Addio.

Piero, papà. E a te che ti ho portato?

Era Fernando.

Mio figlio, Fernando mio. Mio figlio tu.

Perché dice così?

Perché è un figlio in trocchio.

Ma Rosa, ma che cos'hai?

Come sei sbiancata.

Davvero, sembra una morta.

Va bene, non è niente.

Ma dove stava?

Da dove chiamava?

Da Roma, ha detto.

Ma poi valla a capire, non mi piace.

Anche a me.

Andò?

È successo qualcosa?

No, no, va tutto bene.

Anzi, vi saluto a tutti.

Ma che tieni, Rosa?

Credo sia di poco bene.

No, papà, sto bene.

A me non mi pare.

Rosa?

Sei tornato anche stanotte?

Stavolta ti costringo a toglierti tutto.

Devo sfogliarmi tutta? Sì.

Non mi devi costringere, non serve.

Lo sai che farei tutto per te, perché ti amo.

Devo continuare, vero?

Che bello il giseno che hai.

Vuoi che mi spogli nuda?

Proprio tutta?

Aspetta, aspetta un momento.

O vuoi che mi lasci le calze, così ti sembro più puttana?

Brava Rosa, continua così.

Ha fatto proposte, dichiarazioni, ti ha detto qualcosa?

No, papà, mai.

Eh, ma quello è il tipo che lo fa, eh.

Quello gira attorno, fa lo spasimante, ti dice che sei la più bella di tutte.

Ma tu non lo devi pensare, non gli devi dare retta, capito?

Non c'è bisogno di dirmelo.

Ho fatto il voto, lo sai.

Brava, il voto, eh.

Il voto è una cosa sacra, inviolabile.

Non per me, Rosa, lo sai.

Anzi, e se tu lo ritieni troppo pesante, non è... No, papà, no.

Io dico per rispetto a te, sai.

Il rispetto che devi a te stessa.

Sì, signor.

La gente direbbe, ma come?

Rosa ha infranto il voto. Non occorre ripetermelo, ho capito.

Ma lo so, belle papà, lo so.

Io conosco gli uomini e quella è pure una buciarda.

E tu, Rosa, guarda lì in lo specchio ogni tanto.

E renditi conto che la sola bellezza che tieni tu sono le tue terre, la tua casa,

le tue vigne.

A quelle gli piacciono assai, Rosa.

Gli piacciono più i tei.

Capito?

Sì, papà.

Ehi, mi ha levato la torna! Lasciatemi stare! Lasciatemi stare!

Ehi!

Andrò, c'è una lettera per te.

E chiama?

Eh, non lo so.

Papà, ti senti male?

Venite, venite, venite!

Andò, andò, che ti... Dario, Lisetta, correte!

Oddio mio, no! Papà, sto male!

Papà! Ma che è stato?

Che è?

Che cos'ha, dottore?

Ma, dottor Natale, che cos'ha? È grave.

Sicuramente bene non sta. Ma che cos'ha mio fratello, dottor Natale? Non è un

colasso, non è un'intossicazione e neanche a paralisi. Perciò bisogna

attendere finché non avremo le analisi. Dottore, non potremmo portarlo all

'ospedale con la macchina grande? È comoda, no? Ah, no, no. Non è proprio il

caso di trasportarlo stasera. Dottore, pure il risetto sta male. Che le posso

dare?

Non è così semplice, però un bel paio di calci nel culo è la cosa migliore.

Bellissimo! Amore, ho la ricetta!

Un strano tipo di contrazione a carattere nervoso.

Io escluderei la paralisi.

Io gli insegherei la mano.

Ma che c'è dentro la busta?

Che c'è dentro la busta?

Non lo so proprio, anche se lo sapessi, non te lo direi. È un segreto.

Un segreto professionale.

Povera Rosa, adesso se il suo papà muore cosa farà?

Beh, c'è sempre Dario, no?

E Dario è un bravo ragazzo ma sta sempre a camminare a far l'amore con la

Lisetta. La roba costa?

Basta? Ai, quante volte ti devo dire di non toccare il petto a tua madre?

Taci, non mi picchiare. Sei sempre manesco. Sì, che era una contrazione, ho

capito. Sì, ho capito. Sì, nella busta, che c'è?

È colpa mia, è colpa mia.

Il diavolo mi ha fatto mancare il giuramento e mio povero papà paga per

me. È un solito diavoletto.

No, non era il diavolo, era un uomo in carne ed ossa. Un uomo?

E dove?

In camera mia.

Ma dopo che mi sono addormentata, mi trattava come una schiava. Non vale, non

vale, non è peccato. Lui mi ha fatto fare cose irrepetibili, ho vergogna. Ma

non vale, non è peccato, te l'ho detto. Mi ha toccato davanti all'immagine sagra

di Santa Rosa.

Non vale, perché Santa Rosa non è più santa. E non cominciamo con questa

storia di Santa Rosa.

Un'oscura sensazione di piacere, lo so. Ma non era tanto oscura, anzi, mi

piaceva proprio.

Oh.

Voleva che mi spogliassi, voleva tutto e subito.

Non vale, è un sogno, non vale, non ti preoccupare.

Piuttosto preghiamo per tuo padre, per quel povero uomo.

È colpa mia, povero papà. Su, andiamo, su, non fare così, Rosa, su.

Calmati, non piangere, su, Rosa, su.

Su, andiamo. Rosa, uno gli amici ti vogliono salutare. Due papà stanno

sempre peggio.

3 è arrivato Fernando, 4 lo tenevo sulla punta della lingua, 4... 4,

sei sempre un solito strunzo.

Buono che voglia contraria, però gli amici lo fanno sempre solo.

Sempre strunzo sì, va, va, va.

Qualsiasi cosa chiamatemi, coraggio.

Io sono a disposizione a qualunque ora, se ci sono degli sviluppi sul contenuto

della busta mi chiamate subito. Caramella? No.

Ha da passare un'ultata.

Eheh, navoli milionarie. Che cosa dici?

Natale in caso cupiello, che dici? Filumena margurata. Eh, questi fantasmi,

ti dilunghi sempre in discorsi inutili.

Non tutto il male viene per nuocere, anche papà mi picchia sempre.

Luigi, ti puoi visco di mettere il mani addosso al bambino? Sì, cara.

Tanto sapete dove trovarmi, eh?

Vado a riposare, Rosa.

Resto io qua.

Sto tranquillo.

Non so a cosi caro ogni zianto.

Ma tu sei pazza. Sei proprio pazza. E anche masochista.

E sarei io?

Masochista, che ti piace soffrire?

Ma in che mondo vivi, eh? I voti, i fioretti, i giuramenti, ma non capisci

che ti distruggi la vita?

Che quello è un egoista, di te se ne frega!

Rosa, ma come fai a non capirlo, eh?

No, Fernando, che vuoi fare?

Ancora un gioco, ormai, ti prego.

Prego, aspetta.

Che fate? Che è questa porcheria?

Spolcacione! Che state facendo? Proprio sotto gli occhi miei!

Papà, ti prego, ti fa male.

Sta calma, si andrò. No, non sto a calma. Il cuore ti mangia a te e a sta

spergiura. Svergognati proprio davanti alla camera dove sto morendo. Papà, ti

prego, ti fa male.

E a te? A te non ti ha fatto male, stufa ti e te merda. Ehi, che esagerazione.

Oh, sentitelo. Che esagerazione.

Chiavo tu.

Tu la rossa non la devi nemmeno toccare, eh? Ti piacerebbe.

La signorina te ne fregole. E lui gliele fa passare. L'hai disonorato un bacio a

me. Ma io a Rosa non gli ho fatto niente. Meno male.

E allora che si è venuto a fare?

Volevi fare una bella fotografia pure a me?

Ma guarda, sento, io gli voglio veramente bene a Rosa. Io la voglio

bene. Tuo bene non sai nemmeno addosso.

E Rosa non si tocca fino a quando campo io. Tu invece le vuoi bene.

Gli hai rovinato l'esistenza, l'hai ridotta una deficiente.

Se Rosa è deficiente, sono affari miei.

A te cazzo una forza.

Bisogna pensarci bene, meditare a fondo. È una scelta difficile.

Io capisco, figlia mia, quando sei rimasta ferita, ma questa è una

decisione seria.

Ma io a lei lo sto chiedendo. Mi dica qualche cosa a lei. Ma che ti devo dire?

Per me? No, no, no, no.

Non è una soluzione giusta. Anzi, non è nemmeno una soluzione. Non è proprio una

soluzione. Ma che ti credi di essere Santa Rita?

Santa Chiara?

Santa Teresa? Figlia mia, abbi pazienza. Ma vattene e pensaci bene, mi

raccomando. No, io a casa non ci voglio andare.

E dove ti metti? Non puoi rimanere. A casa non ci voglio andare. Ma Rosso, tu

non sei una perpetua, non puoi stare in chiesa. Nella canone, te la prego. Non è

proibito, io lo vengo a sapere il vescovo. Chi leggere non può vedere.

È il segno della croce. Ma no, è il segno della croce. Va, fammi prendere un

caffè, va. Che adesso devo dire messa, va.

Vai, vai, vai.

Fatemi ascoltare, don Antonio, ci troviamo un bravo giorno, li facciamo

sposare e con tutti i sacramenti e con rispetto parlando gliele infiliamo

dentro a letto e non se ne parla più. Avete capito? Dello scioglimento del

voto parlo io col vescovo, quello mi tiene tanto in simpatia. Bravi il nostro

Don Bottazio, fa specie di voi e dell'abito che portate, bell'abito.

Ma perché, che tenne st'abito don Antonio?

Dico che per combinare una fedentissima chiavata, perché di questo si tratta, la

Santa Chiesa Cattolica Romana è disposta niente di meno che a sciogliere un voto.

Un giuramento sacro fatto sopra il letto di morte di una madre. Eh, meno male che

a difendere principi come questi esistono uomini come me. A difendere l

'anima di mia figlia.

Da questa indegnità ci penso io, Don Bottazzi. L'anima di vostra figlia sta

già in paradiso. Ce l'avete mandato voi con 20 anni di tortura.

Ma adesso quello che bisogna pensare è salvare il corpo di quella disgraziata.

O il patrimonio di famiglia, eh?

Che a voi interessa molto di più, è vero?

Che intendete dire?

Dico che Rosa si vuol fare suora e vuole donare tutto quanto il patrimonio. Lo

vuole donare alle sue di clausura. Dice che questi sono soldi maledetti, soldi

del diavolo.

No, questa è fatica mia di trent'anni e non permetterà a nessuno di distruggere

il mio lavoro.

E bravo tuo padre, c'è riuscito, eh? O voleva fregare o terrone e l'ha fregata.

Ah, ma io te l'avevo detto, impugniamo il testamento.

E tu no, no, no, no.

Non si può mancare di rispetto alla santa memoria.

E così, adesso, eccomi qua, con una mano annanza, è nata a rete.

Ah, è pronto.

E sarebbe questo il pranzo che hai preparato?

Rosa si è ancora in letto, la si è assunta che l'ha scritta le mani e lei

sa bene, papà, che la cucina non è il mio forte.

Eh già,

eh già, tu in cucina.

Sei filata una brava moglie, Dario, guarda, affettato di prosciutto,

affettato di salame, tutto affettato.

Cazzo! Basta! Oh, Lisetta, amore!

Fermo!

Assettate!

Altro che vocazione religiosa, io ho saccio che sta da fa'. Sono tornato in

vita troppo presto. Era cosa fatta se tardavo una mezz'oretta.

Chi avrebbe pensato che quel gran fedente l'avrebbe rispettata?

Ma adesso si deve dare da fare.

Sì, andò, non mi sei mai piaciuto. E nemmeno tu, Fernando.

Amore è anche interesse tuo.

E se il rosso si fa monaco non te la puoi sposare oggi e nemmai.

E chi mi garantisce che dopo quando tu, da qui a cent'anni... Sarò crepato. Non

ci sarà più, il rosso mi vorrà ancora sposare.

E questo non te lo garantisce nessuno.

Sono affari tuoi.

Di farti o non farti sposare.

Fermo!

Io ti garantisco la salvezza. Ti pago tutti i debiti e ti do anche un premio.

Quanto? Vedremo, ma prima tutto nero su bianco.

Una firmetta su ogni pagina, Fernando.

Che cosa sta firmando?

Ma che firma?

Ma che firma? Che è che firma? Questo alto, papà, questo!

Ma possibile che non ti ricordi? Ne abbiamo parlato ieri. Non me lo ricordo.

Non se lo ricorda.

Va bene, va bene.

20 milioni, avevamo detto così, no?

30.

25?

Sì, Antonio, lo sai che con meno di 30 non risolvo niente.

Andiamo, signori, non fate le pescivendole, cos'è questo mercato? Ma

che c'è il mercato? Che c'è il mercato? Perché... Papà, l'atto tra loro due!

L'atto non è un mercato, è un mercato o un atto? L'atto!

L'atto, quello di prima!

Quello di prima!

E tu mi vuoi rovinare?

Sì, andò, per favore.

Non mi fa cagnere, eh?

Carlette, dacciolo, signorina, qua.

La cosa è fatta e con piena soddisfazione di tutti quanti. Grazie. A

me, a me, a me, a me. Sono io il notaio. Notaio? Che c'entra?

Notaio? Devo tenere io, fino alla piena soddisfazione di tutti.

Ecco, qui adesso... Non c'entra.

Basta!

C'è un'ultima condizione. Che condizione?

Ranzo può mai sapere. Le potrebbe venire la fantasia di chiedere una riparazione,

di pretendere il matrimonio.

E allora?

E allora, per evitare che Rosa abbia questa tentazione, chi lo servizia non

glielo deve fare da solo.

Hai capito adesso, no?

Stai scherzando?

No. Tu capisci, se c'è un altro, mi vengono a mancare gli estremi per

individuare le responsabilità.

Rosa, pardon, il soggetto in questione. E dico, mica può pretendere di farsi

sposare da tutti. No!

Una bella festa. Si fa una bella festa.

Musica, gente e tante bambine. E viene meglio se ci mettiamo dentro qualche

altra donna.

Tanto le puttane non mancano. C'è la signora qui!

Approfittiamo della festa di Santa Rosa per divertirci un po' tutti.

Starò io vicino a Rosa. Così vediamo che cosa combina il mio Gustavino.

Tu capisci, una cosa è dire fosse dotta da Fernando.

E una cosa è dire prese parte ad un'orgia. Come si dice? A una mischia, a

un'incroppata generale. Via!

Basta! È una porcata. Ma perché?

Se lo facessi tu da solo ti sembrerebbe una cosa pulita, una galanteria.

No, no, che c'entra? Io non mi sembra giusto, non me la sento.

Non ci sto.

Carletto, domani fammi un favore di rompere l'atto e l'assegno.

Sì.

Amici come sempre, Fernando.

Come sempre, anche se non siamo mai stati amici.

Devi scartare tu.

Ti piace?

Ti diverti? Sì.

Vieni qua, un assaggio per cortesia. E poi me ne vado, certo non posso

rimanere. Perché? Se è divertimento. Ma che divertimento? Questo è un rito

pagano. C'è una tradizione.

Bella tradizione.

I ragazzi che rincorrono i ragazzi e poi si rinnovano i sacrifici di Santa Rosa.

È proprio così?

Santa Rosa non esiste. Ma è bello lo stesso.

Vabbè, senti, dammi due patate. Ah no, sono contato.

E quante ne sono?

325. Vabbè, 324. Ah no, è il signor Tony Megadito. Il signor Tony ha detto.

Il signor Tony si veste da re e poi si conta le patate. Ma questa che schifezza

è? Io non so niente. Ma lei perché non si è vestito da papa? Si divertiva. Io?

Stavo bene da papa.

Non mi indurre in tentazione.

Ma noi altri barbari non mangiamo.

Guarda che idea.

Io ho fame.

Beh, guarda, mi ora mangio.

Che non ci chiamano? Io non so. Ma che è, la cena delle beffe? Ma cosa bisogna

fare? È quello che abbiamo fatto tutti gli anni. Tu sei barbara e fai il

barbaro. E poi si corre dietro a tutte le donne. È chiaro che ognuno insegue la

sua, eh? La guerra è guerra. Il saccheggio è saccheggio e ognuno ciappa

ciò che vuole. Però Lisette è mia moglie. E poi papà è il proprietario.

Ecco, bravo Dario, sono d'accordo con te. Rosa la inseguo io da solo, se no vi

mando a fanculo. Avete capito? Per favore, io sono già agitato. Se no

piglia e me ne vado. Ma che stai dicendo?

Atto mercato?

Ma su che cosa?

Il rosa.

Ma non fosse pazzo?

Vado ad avvertire che non è più possibile trattenere gli uomini e le

bestie. Aspettate, calma. Ma che è questa premura? Devo calmare. Uno per

tutti? Tutti per uno.

Ma che c'entra? E il film? No, i tre moschettieri.

Ma vaffanculo, va.

Vada, servo ad avvertire.

Vado. E vado, eh. Ma tu non trattarmi così?

Barbaro di merda.

Ecco, avete visto che figuro mi fate fare?

No, non è possibile fare la guerra in questa maniera.

Vieni.

Ecco qua i miei gioielli.

Vieni, Cocca, proviamoci un po', vediamo che succede. Stasera ti accitiamo. Eh, l

'allero. Ma senti, perché mi hanno vestito così? Cosa stiamo facendo?

È una festa, ci stiamo divertendo. Ti diverti tu, io no.

Oddio, scappiamo, ma faccio paura io.

Carriamo, scappiamo.

Oddio, mi è girata questa.

Ce la faccio più.

Ma che ci saranno le vipere qua? Sì, cobra.

E i pitoni, i cavalloni, i calzoni e i supplì.

Non mi succede niente.

Rosa!

Rosa!

Attento alla buca! Quale? Questa!

Mamma, mi fa male la milcia. Voi siete gentili.

No, no, no, ero in scena, gliel'ho tolto mica. No, quello l'ho tolto mica.

Barbaro, ti prego, lascia stare la mia mamma. Non tirarla sulle vesti.

Altrimenti ti mozzico.

Barbaro, fermi.

Barbaro.

Ah, vai giù scopente.

Ma che non ti importa niente?

Ma anche a te non ti importa niente? No, non me ne frega niente.

E beh, ora come ce la fai? A papà che ci vuol dici?

Dai, c'è c'è sulla mente, ora. Dai, c'è c'è sulla mente.

Cosa? Fernando!

Fernando?

Ricordati che è un'indroppata!

Gustavo, io non ti aspetto, eh!

Ma non mi lasciare nel bosco a paura del lupo cattivo!

Almeno da solo lo fai. Ti piace?

Ti piace, Rosa, eh?

Lasciati guardare.

Lasciati aggredire.

Grazie.

Adesso andate.

Tu te ne puoi andare. Su, fuori. Ehi, è geloso?

Che gelosia retroattiva?

Fuori. Il signore è innamorato. Ve ne volete andare? Sì o no?

Via. E pure voi. Fuori.

Ma guarda che pezzo di merda. Ma chi sei, Attila?

Via, via, via. Su, anche tu. Fuori.

Però io mi sono divertito. Pure io.

Vuoi fare del bene?

Eh sì, eh.

È una meraviglia.

Che bella festa, è vero? Io ancora non ho capito, cosa succede?

Rosa, io mi faccio schifo.

L'ho fatto per i soldi.

Io non potevo aspettare, io mi dovevo salvare. I soldi mi servivano, mi

servono subito, adesso.

Capisci?

Rosa, io... Io adesso se ti dico una cosa, tu forse non mi dirai, ma io te la

dico lo stesso.

Io ti voglio bene, veramente.

È la verità.

Te lo giuro.

È perché te mi faccio schifo due volte.

Perdonami.

Io ti devo ringraziare.

Scusa, ti che sai fare tutto? Ti dispiace lavarmi la camicetta?

Dario, Rosa è diventata matta. Mi ha buttato la camicia nel cesso.

Dario, ascoltami!

Guarda, guarda che ha fatto.

Stanotte, mentre stava dormendo, è venuta e mi ha tagliato.

Guarda, guarda, vendemela lì. Dario, mi fa paura.

Io no, tanto mi faccio dire a papà e la faccio spezzare le cosce.

È solo il caffè e il latte, fra poco si mangia.

Che t'ha fatto? Ti sei fatta male?

Perché non si vede?

Scusatemi. Mi fa molto male.

Oh, che paura.

Ha gettato la mia camicetta e poi col caffellato mi ha bruciato la mano.

Sì, sì, è proprio diventato schizofrenico. Che cose giuste mi gesto

sbagliate. O è il contrario, papà?

Sei un solito cretino. Ce l'avete sempre tutti con quella povera creatura. Calma,

calma, ci vuole calma. Facciamo finta che non è niente.

Che buon odore.

E' brava Rosa.

Non è vero.

Quella è matta, magari c'ha velena. Quella non è matta, è schizofrenica.

Madonna mia, quella non rispetta manco la vecchiaia.

Ci vogliono i pompieri e un medico.

lo dispetti bambinate poi le passeranno stasera ci parlici ma voi state

calmi non vi dovete agitare ma che c

'è Rosa?

oggi ci hai bruciato un palato a tutto quanto all'esetto l'hai fatta una mano

tanta ma sono distrazione è vero bello il papà?

non fa niente basta che non si ripetano

Mi passi la borsa?

È stata una bella festa, eh?

No,

Rosa non è pazza. Ha un piccolo squilibrio passeggero.

Ha le sue buone ragioni, mi pare, no?

Io dico una cosa e lei ne dice sempre un'altra.

Rosa è pazza da ricovero, da interdizione. No, no, ci vuole solo

pazienza. Rosa ha bisogno di affetto e di dolcezza.

Dopo quello che è successo.

Rosa ha bisogno di comprensione.

A posto.

Papà, dov'è che ti fa male qua?

E a te ti fa male qua, cretino? Papà, non mi vuoi più bene.

Rosa?

Rosa?

Leva, ti vado io.

Rosa? E beh, io che avevo detto?

Rosalina di papà?

Sei sveglia?

È permesso?

Ma non vedi che non ci sta?

Ma pare un altro, è completamente

cambiato.

Beh, era ora finalmente.

Ma che cosa fa?

A più tardi.

Far una mani gang.

Seguila.

Guarda dove va. Ma non tu va per e?

Elementare, Dario, elementare.

Qua doveva venire.

E non è proprio possibile, non mi posso sposare. Il sacerdote non si può

sposare. Comunque con lei non mi sposerei. I candelabri invece li accetto

con piacere. Ecco qua. E mo' vattenno, va'. Vecchio coglione!

Papà ha dei clienti?

Ne avrà per un pochino?

Beh, posso aspettare.

Vuoi accomodarti in archivio?

Ti faccio compagnia?

Eh?

Prego. Hai chiuso la chiave?

Sì, per stare con te, Rosa.

Come l'altra notte. Ti ricordi? Dimmi che ti ricordi. Magari per sputarmi in

faccia, ma ti devi ricordare.

Sì.

Ho sognato che mi baciavi.

Sulla bocca.

Fallo ancora.

Davvero posso farlo?

Eh?

Se fai l'amore meglio di Fernando, lascio lui e sposo te.

Non si può ne manca apparecchiare la tavola.

Ma com'è possibile? Non sei stato nemmeno capace di guardare a Rosa che

lavorava per tutti.

Sei sicuro che è entrato in chiesa?

Sì, quante volte lo devo ripetere, papà? Tutte le volte che te lo chiedo. Cento

volte e tu cento volte me ne hai ripetere, capito?

Mezz'ora è messa.

40 minuti.

Mezz'ora per so' confessare. Beh, data la situazione nuova, 40 minuti, eh?

Un'ora.

Mo' che avrete?

Santo Dio!

Su e due!

Sarà una penitenza più lunga, eh?

Eh, certo.

Don Bottazzi sarà caduto in terra se di tutta quella diridera.

Ma se tu mi vuoi far morire fama, basta che me lo dici.

A casa mia non facevo niente. Se vuol farsi servire, se prendo la serva!

Ah.

È incinta, papà. Un piccolo Darietto. Oh, per carità.

Sai, Carletto, penso proprio che non ti sposerò. Perché ce l'ho piccolo.

Medio.

Piccolo. Tu hai il cuore e il cervello piccoli. Non riusciresti a rendere

felice nessuno.

Ma scusa, fino all'altra sera eri vergine, adesso che sei diventata

missalina.

Io l'altra sera non ti ho neanche visto, né a te né agli altri.

Adesso ti vedo come sei veramente.

Un ometto.

Ma vi dico che non l'ho vista.

Quando viene si siede sempre al secondo banco, quindi sicuramente l'avrei vista.

Sono due o tre giorni che in chiesa non ci viene.

Ve lo garantisco io. Ma nemmeno per se confossare.

Vi ho detto di no.

Ma perché mi facete queste domande? Scusate, non andò.

È successo qualche cosa? No, no, non è successo niente, però stamattina uscendo

mi ha detto che sarebbe passata da voi, ma se voi non l'avete vista... E non

rimanete per la benedizione, vi farebbe bene. La benedizione a me? Vuol dire

pazziato o un bottazzo? Vieni via, ruffiato!

Scusi papà, ammette di aver sbagliato, ma stai a fermo con questo bastone.

E tu qui la cerchi? Ha già chiesto, Fernando, non fa un difficile.

Da stamattina che è uscita, Dario l'ha seguita e l'ha vista entrare in chiesa.

Eh, bastava domandarla a Don Bottazzi, no?

Brava Assunta, noi non ci avevamo pensato.

Stai sempre male?

C'ho l'artrite alle mani, ziandò. Guardare per credere.

Ah,

qua non faccio niente nessuno.

Tu ti preoccupi per l'assenza di una giornata?

Non l'avevo mai fatto.

C'è sempre una prima volta per tutto, vero ziandò? Non ti sta da prendere

pena. Per te resta una povera deficiente, invece è diventata una

donna. Libera.

E se capisce, ha fatto la guerra di indipendenza. È tornata Rosa, è tornata.

È salita in camera sua e si è messa a dormire.

Ah, sei tu.

E chi vuoi che sia?

Buongiorno. Bevi il caffè finché è caldo. Stamattina stai bene.

Sei allegra, contenta. Mi fa piacere, sai.

Mi sposo.

Eh? Che hai detto?

Mi sposo.

Non te lo permetterò mai.

Non ti sto chiedendo il permesso, ti sto solo dando la notizia. Ma quale notizia?

Che mi sposo.

Mi sposo. Lo capisci, no, l'italiano? Mi sposo.

E ho voto. Ti sei scordato del voto? Del voto non mi importa niente.

Ah, ecco, chi ti sposa?

O sanno tutto quanto quello che hai fatto?

Chi sa, piglio una gomma a te.

Mi sposo Fernando.

Siamo già d'accordo.

Fernando.

Nei nostri accordi non si era parlato proprio, è matrimonio. I taggi ho pagato

profumatamente. Ma non poto far sposare. Abbiamo deciso di dimenticare tutto.

Ci vogliamo bene.

Ti andò?

O sola?

Te lo do io, sola.

Ferna, i dacci! Tu stai parlando con Antonio Di Maggio. Non stai parlando con

quella deficiente Rosa.

Così vi volete bene. Tu vuoi bene solo al denaro. E io il denaro te l'ho già

dato. Tu ti devi levare dai coglioni, fuori da questa casa.

Va tenne. Sta calma, si andò.

Questo pezzo di carta non vale niente.

Lo puoi pure buttare nel cesso.

Ma perché?

Perché non va? È tutto preciso.

La data, la cifra, la firma.

Dica, ma che cos'è che non va? L'assegno va benissimo, signor Di Maggio, ma è

rimasto impagato perché il conto, beh, sono certo che si tratta di un equivoco

tra lei e sua figlia, il conto è stato bloccato dal notaio Morosini. Ecco, ce l

'ho qui.

La signorina Rosa le ha ritirato la procura generale che le aveva fatto per

amministrare i suoi beni, esautorandola così dal disporre del suo patrimonio in

qualunque forma, delle cassette di sicurezza, del suo conto corrente, delle

carte, dei titoli.

Le chiediamo scusa, signor Di Maggio. Se fosse trattato di una cifra modesta non

avremmo creato problemi, però si tratta di 30 milioni, quindi, le capisce, ci

necessita la firma della signorina Rosa.

Qualche non mi hai avvertito.

E Rosa mi ha obbligato al silenzio, al segreto professionale. E adesso se ne va

girando per la proprietà, quella disgraziata. E così mi ha detto,

disposizioni da dare, controlli. Io appiglio poco alla chiesa infame. Mi

deve spiegare, eh se mi deve spiegare. Ehi tu!

Hai visto Rosa?

Sì signor Tony, è venuta e se n'è andata. E che ha fatto? Che ha detto?

Niente. Che ha detto mia figlia?

Rispondete! Signor Tony, lasci perdere, lasci perdere.

Rispondete per Dio!

Rispondete! E allora?

Allora? Che ha detto?

Ha detto che non conti più un cazzo! Ha detto che non conti più un cazzo!

Ha detto che non conti più un cazzo!

Se la vi, non se la prenda!

Signor Tony!

Si sente male? Diciamo un colpo!

Signor Tony, si sente male?

Dovrete lasciare questa casa, perché ho intenzione di ristrutturarla

completamente.

Voi però potrete abitare nella casa di Campodarsego, che è una buona casa,

confortevolissima.

Ma che l'è una catavecchia? A chi la vuoi dare?

Che vi do insieme un assegno mensile, non perché sia generoso, ma perché è

giusto, visto che dovrete occuparvi di papà che ha bisogno di cure quotidiane.

E tu, Dario, dovrai occuparti del lavoro delle stalle e delle campagne, mi

riferirai. Io, fattore, non ci pensavo proprio.

Mi non ho voglia di fare l'infermiera a un vecchio bavoso. Con rispetto

parlando, papà, e poi sono incinta.

Se non vi sta bene, possiamo mettere papà in una bella casa di cura. Questa è

una buona idea.

Senza segno però.

Asciuga il babbo al papà, fa presto, fa presto, asciuga il babbo al papà.

Saremo a Roma? Chi se ne frega? C'è un cazzetto così, una voglia d'acqua.

Ma si vedrai che ti porteremo, vero Luigi, che lo porteremo a Carletta?

Prima non capiva. È caduto davanti a me, mi sono sporcato tutto, ero furioso.

È la seconda volta che mi fa venire di corso e non muore mai. Io gli insegherei

la testa. Ma chi è caduto?

Sto zitto tu.

Ehi! Viaggio di nozze a New York!

Ah, New York! Ma che c'è stata? Ma che c'è stata? Ma che c'è stata? Ma che c'è

stata? Ma che c'è stata? Ma che c'è stata? Ma che c'è stata? Ma che c'è

stata? Ma che c'è stata?

Ma che c'è stata? Ma che c'è stata?

Ma che c'è stata?

Ma che c

'è

stata? È venuto il tuo momento, Rosa. Stai bene e goditi la vita.

A godere ho imparato subito.

Lei è stato sempre buono con me.

Santa Rosa non sarà santa, ma a me il miracolo l'ha fatto.

Benedetta. E a noi non ci ringrazi?

Certo, vi devo ringraziare tutti. Mi avete tolto un problema grosso.

Voi che di problemi ne avete tanti. Non è vero?

Tu,

Carletto, no. Il tuo problema è piccolo.

Eh, voglia d'ago.

Da me certo non ha preso.

Dici tu ti dovresti far vedere, alla tua età non mi sembri mica tanto normale,

sai?

Caramelle? Bagnettini? Rosa!

Degenerato!

Tu, Gustavo, hai la passione per mamma, ma i fruncoli ti vengono lo stesso.

Rosa, non te permetto, sa! E poi ci sono io che penso a fargli disparire, vero

che sono io? Oh, mamma, mamma, ma su, vado, vado a New York pure io!

Rosa, andiamo, dai, che si fa buio.

Rosa!

Non posso fare a meno di baciarti.

Come già fatto.

Come già fatto, ecco. Brava, Rosa. Mi raccomando, non fatemi perdere.

Scrivimi, mi raccomando.

Mi raccomando. Ah, la valigia.

Hai chiuso? È pieno lì.

Vabbè, la mettiamo dentro, sui sedili di Dino.

Che fai, guidi tu?

Cosa c'è? Che succede?

Paga il tuo debito, il resto fatelo bastare.

Ma non capisco, che significa?

Il favore che mi hai fatto vale molto di più.

Ti voglio ringraziare perché mi hai fatto capire un sacco di cose.

Rosa, ma io ti amo, tu lo sai.

Amore, mi devi credere, per favore.

Non ridere, Rosa, stammi a sentire.

Rosa!

Poi rinasce un'altra primavera che racconta la

crescita di un fiore, mentre lei accanto ad una

caffettiera sta aspettando la stagione dell'amore.

L'innocenza regalata una promessa nell

'attesa del suo...

Per il cavallo bianco, che la faccia diventare principessa,

per dar vita ad un sogno ormai stanco.

Rosa sogna l'amore, per

sentirne il sapore, Rosa finge l

'amore.

è una breve emozione è

la prima evasione

il

sudore poi attende un'altra sera

Trasformandosi in un segreto pianto Mentre lei chiede

aiuto a una preghiera Per sfuggir l'amore della porta al campo

Poi il destino in una notte la accompagna

Per donarle una luna fatta di miele

Lei nascosta nel profumo di campagna, sta aspettando

di incontrare il primo sole.

Cosa vive l'amore per

sordare il dolore?

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