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Ciao Fabrizio. Ciao.
Hai visto?
Anche quest'anno sono stata puntuale. Ho fatto di tutto per poter venire. Ah sì?
Brava.
La scuola è finita appena ieri.
Bene, ora andiamo.
Lo sai che ho avuto paura di non trovarti? Potevi aver dimenticato il
nostro appuntamento.
È passato un anno da quando l'abbiamo promesso.
Io invece non vedevo l'ora di arrivare, non volevo perdere neanche un giorno di
questa vacanza.
Ma perché non parli?
Perché non rispondi?
Lasciala stare.
Vieni.
Ero molto emozionata di ritrovare Fabrizio.
Il cuore mi batteva forte, come se dovesse volare via.
Mi piaceva il suo modo di guardare, di guidare.
ma mi dava anche soggezioni.
E non era mai stato così.
Mi imbarazzavano i suoi silenzi, perché non riuscivo a capire cosa pensasse.
E mi impedivano di saltare di gioia, di sfogare la mia eccitazione per essere di
nuovo lì, nel bosco dei nostri giochi.
Tutti gli anni, alla fine delle vacanze, quando arrivava il momento di ripartire.
Nascondevamo nel recinto del torrente tutti i nostri oggetti.
Una volta quel posto era sepolto dall'acqua, ma adesso l'acqua non c'era
più.
Fabrizio diceva che il torrente era misteriosamente sparito nella montagna.
Il suo letto si era dissecato all'improvviso. Le pietre erano
diventate tutte bianche.
E sulla roccia e sul legno umido era cresciuto il muschio.
Ero felice di ritrovare tutto intatto come l'avevamo lasciato.
Anche Fabrizio adesso era meno brusco ed era di nuovo gentile, come un tempo.
Era dolce e serio.
Ma mi guardava in un modo strano, non mi conoscesse.
E poi invece che mi leggesse nei pensieri.
Siamo arrossiti insieme e io ho pensato di colpo.
Che mi sarebbe piaciuto essere più grande.
Ma non ho capito perché.
Dov'è Iro?
Se ne sarà andato in giro, ma tornerà.
Torna sempre lui.
Dai giù.
Quando Fabrizio si allontanava e mi lasciava sola, mi prendeva il timore. Me
ne stavo rannicchiata ed immobile.
Per me il bosco non era come per Fabrizio. Lui ne conosceva tutti i
piccoli rumori e i suoni.
E tutti i sentieri.
Diceva che c'era un silenzio magico nella foresta e gli piaceva ascoltare.
Era il suo mondo.
Io da sola mi sentivo sperduta.
Avevo sempre paura di qualche presenza misteriosa che gli spiasse, che si
proverasse a farmi del mondo.
Stupida! Mi hai fatto fuggire la preda!
Te l'avevo detto di star ferma!
Vediamo se sei capace.
qui vicino! Se esci ti racconto una bella cosa, un sogno che ho fatto
stanotte!
Vieni fuori, Fabrizio!
Tanto lo so che sei qui vicino. Lo sai com'era il sogno?
Ero su una barca che andava via sulla corrente.
Prima ero sola, poi sei venuto tu.
Non lo so da dove, perché la barca era in mezzo all'acqua e non c'era nessuno.
Invece, invece dopo c'eri anche tu.
Io stavo dormendo sul fondo della barca.
Però, anche se dormivo, vedevo tutto. E mentre dormivo,
ho sentito che ti stavi avvicinando. Poi si è messo a nevicare.
Ma non era neve vera.
Cadevano giù dei grossi coriandoli.
Il lago si è ghiacciato tutto quanto.
Anche la barca è diventata tutta gelata.
Era così gelata che non riuscivo più ad andare avanti. E allora dopo mi sono
svegliata.
Come è grande.
Domani andremo su quella montagna.
Fabrizio aveva sempre sognato di raggiungere la montagna azzurra.
Era come una scommessa per lui riuscire a salire fino in su, dove si dominava
tutta la foresta.
Così ci mettemmo in viaggio per arrivarci. Ma più andavamo avanti, più
la foresta si faceva fitta e oscura.
C'erano piante strane ed era difficile superarle.
Ostacolavano il cammino.
Fabrizio non voleva arrendersi.
Insisteva per continuare.
Ma poi, all'improvviso, ci troviamo di fronte a qualcosa che non avremmo mai
immaginato. Che sarà?
Andiamo a vedere.
Proprio in mezzo al bosco, sorgeva una città misteriosa, con alte torri che
spuntavano tra gli alberi. Era tutta rinchiusa da barriere di piante e di
cespugli. Dentro c'erano piazze e scale, corridoi
e cunicoli.
Le piante venivano fuori dalle finestre, crescevano sui muri e dalle pietre.
Camminavamo trattenendo il fiato.
Era come un luogo proibito e io mi aspettavo che da un momento all'altro
succedesse qualcosa.
Apparisse qualcuno a punirci di essere entrati lì, in quel posto segreto.
Vieni, vieni dietro a me.
Non sarà pericoloso. Stazzetta, vieni.
No, ti prego, non andare.
Lì dentro è buio, ho paura, andiamocene via.
Ci ritorneremo.
Sarà la nostra città segreta.
Non sa volare.
Magari è caduto dal nido.
Non ti piace?
Su, mangia.
Buona.
È buona, sai? Su, mangia.
Così, da bravo.
Mi aiuti a riparare la gabbietta?
Non mi riguarda. È roba tua, pensaci tu.
In quei giorni Fabrizio era diventato scontroso e insofferente.
Mi accusava di essere troppo bambina.
E diceva che non si divertiva più a stare con me.
Sembrava prenderci gusto a rimproverarmi e punirmi.
Spesso spariva per spaventarmi.
Dai, non nasconderti!
Vieni a prendermi.
Sei caduta nella mia trappola. Ho vinto.
Oh, no!
Sei la mia preda.
Adesso farò di te quello che voglio.
Nessuno verrà a liberarti.
Non puoi fare più niente ormai! Ti tengo!
Ho detto lasciami!
Basta! È inutile!
Tanto non può assentirti nessuno!
Non è giusto che tu mi faccia sempre del male.
Adesso è buio e i miei mi puniranno.
Pensi sempre a tornare a casa tu.
Non si può mai fare un gioco.
Appena si fa sera lo interrompi per andartene a casa.
Ma è tardi, mi aspettano. Portami a casa, ti prego.
Io non ti accompagno, ti accompagna Iro se vuoi. Ma non scherzare, lo sai che ho
paura.
Per favore, Fabrizio, non posso.
Non posso attraversare il bosco da sola a quest'ora. Ti prego, accompagnami.
No, ho detto di no. Ma Fabrizio... Lasciami solo adesso.
Vattene via, vattene via.
No, sono giusto, non devi fare così.
Lo vedi a tornare a casa da sola?
Resterò sempre qui. Non tornerò più a casa.
Fabrizio.
Fabrizio.
Ma perché non ti sei fatto più trovare?
Perché no, non te lo sei meritato.
Ed è inutile che cerchi di seguirmi, non ti voglio più, è chiaro?
Ma perché fai così?
Io la sera devo tornare a casa!
non si può proprio giocare sta scoppiando un temporale
su andiamo via avanti
Incredibile. Chissà dove porterà questo sotterraneo.
Sembra una casa di ghiaccio.
Vieni, cerchiamo un passaggio.
Io ho paura, Fabrizio. Sta tranquilla.
Ma che succede ora?
La torcia si sta spegnendo. Oh no, come facciamo?
Aspetta qui, cerco il passaggio.
No, resta, non lasciarmi, ho paura, voglio tornare a casa.
Non aver paura, ritroverò la strada.
No, ho paura. Stami vicino. Sei sicuro di riuscire a trovare la strada?
Aspettiamo che smetta la pioggia.
E poi ti porterò fuori di qui, puoi contarci.
Fidati.
Ma ti ho detto che ho freddo.
Che cosa mi vuoi fare?
Ci scalderemo stando abbracciati.
Ciao, sei qui.
Oh, che bella cintura, dammela.
Prendila.
E su, Fabrizio.
Fabrizio, scendi giù da lì, andiamo a giocare.
Ma su, non salire.
Fabrizio! Vedi che non la sai prendere?
Ascolta, ti voglio raccontare una storia. C'era una volta un giovane re
che improvvisamente un giorno si mise a camminare sugli alberi. Era un re
bizzarro? No, era un re stanco della sua città. La sua non gli piaceva e ne
costruì una in mezzo alla foresta.
E poi andò ad abitarci.
Anch'io ho trovato la mia città e voglio fare come quel re.
Io voglio essere la regina.
E resterai con me la sera fino a tardi? Lo sai che non posso, non mi farebbero
più uscire.
E così dopo non potrei più giocare con te.
E tu non tornare più a casa, così potremo restare sempre insieme a
giocare. Ma non è possibile.
E va bene, ho capito.
La sera, quando io rientravo a casa, Fabrizio restava solo a girovagare nel
bosco.
Io avrei voluto essere con lui e non riuscivo a prendere sonno.
Ero agitata da strane sensazioni.
Fabrizio invece era come nell'attesa che accadesse qualcosa, ma non sapeva bene
che cosa.
Quando scoprì quella grande villa deserta nel bosco, non mi disse nulla,
anche se era rimasto molto colpito.
perché non immaginava che in mezzo alla foresta ci abitasse qualcuno o ci avesse
abitato.
Quel pensiero non gli dava pace, ma ormai teneva i segreti solo per sé,
anche se io avrei dato qualsiasi cosa perché tornasse ad essere gentile con
me.
Avete visto, mio sire? Questa ragazza vuole arredare la nostra città. Vorrebbe
diventare regina.
Mio sire, cosa ne pensate?
Buffone, vuole essere regina? Ha detto?
Questa sì che è bella. Mai, mai.
Non potrai mai essere regina. Vuoi sempre tornare a casa.
Questa non è la tua città.
Fabrizio, ascolta.
Lasciami stare.
È una cosa importante, ma mi piace moltissimo stare con te.
Quando mi fai del male, io vorrei fuggire via.
Ma dopo non posso fare a meno di tornare. Non so stare senza di te.
Però la sera non posso rimanere.
E allora restatene a casa.
Capisci? I miei verrebbero a cercarmi e sarebbe la fine.
Non mi lascerebbero più venire. Non mi permetterebbero più di vederti.
Io non voglio che finisca.
Aspettami. Non fare così.
Ascoltami, Fabrizio, ti prego.
Mi devi ascoltare.
Io voglio stare con te come nel sotterraneo.
Non abbiamo più fatto come quel giorno.
Mi piaceva tanto quando mi baciavi.
Io voglio che mi baci lì.
Ti prego, fallo ancora.
Ti prego, non essere arrabbiato con me.
Faccio tutto quello che vuoi. Ma non chiedermi di non tornare a casa la sera.
Però tutto il resto sì.
Fabrizio, dimmi che cosa vuoi e io lo faccio.
Fammi vedere queste.
Avanti, tira le forme.
Ti ho detto di non seguirmi. Non fare così, perché non sei gentile con me?
Chi ci abita in questa villa, lo sai?
No, non l'avevo mai vista prima.
C'è una ragazza in quella villa laggiù.
Salve. Ciao, vuoi venire a giocare con noi?
Che hai Fabrizio? Perché non vuoi più giocare?
Sta zitta, non capisci niente.
Se tu sei triste lo sono anch'io. Ah, sei noiosa.
La sera, quando tutti dormono, vado alla finestra e guardo il
bosco dove ci sei tu.
E io invece non ti voglio più vedere.
Forse sono le tue stupidaggini che mi fanno diventare triste.
Smettila di seguirmi! Ho detto che non voglio più vederti!
Piro!
Davvero ti sei spaventata?
Non ti farei mai del male.
E tu vattene via!
Torna a casa, via!
E non farti più vedere!
Non venire mai più qui!
Allora sei contenta ora?
Adesso puoi finirla con le tue paure.
Puoi finirla di continuare a piagnucolare come una bambina.
Iro non verrà più.
L'ho cacciato per colpa tua! E Hiro è il mio migliore amico! Per quella tua
maledetta paura, perché hai sempre paura di tutto!
E adesso io ti odio, ti odio, ti odio!
Però sono anche disposto a perdonarti, ma ad una sola condizione, che tu mi
porti qui quella ragazza.
Sei soddisfatto? Salve.
Benvenuta. Questo č il mio regno. Come grande.
Io mi chiamo Silvia.
So che sei Fabrizio, il re.
Bel colpo!
Ancora, attento! Attento che scappa!
Non sfuggirā, č legato.
L'ho centrato!
Fabrizio e Silvia, vi ho riconosciuti!
E se proprio ci preghi.
Dai, mettiti la maschera.
Visto Fabrizio, non gioca.
Avanti, muovi.
Giochiamo.
Non gioco più con voi.
Ma come se... Non fare la panorina.
Avanti, vieni a giocare con noi.
Su, vieni.
Avanti, non fare quella faccia.
Smettila di piagnucolare.
Ma è possibile che non si può mai scherzare con te?
Guarda, Fabrizio, mi sono fatta male.
Che cosa hai fatto, Silvia?
Figuriamoci, si è fatta male lei.
Quante storie per un graffietto!
Così non sento più male, Fabrizio.
Invece non hai niente! L'ho fatto apposta! L'ho fatto apposta per farmi
dispetto! Sì che è così, l'ho fatto apposta!
Lo sai, Fabrizio, sognavo di stare in una barca che andava sull'acqua. E io
dormivo. E poi sei venuto tu, Fabrizio.
Sono venuto io, capito?
Non lo so.
Non lo so che cosa è successo. Io dormivo, Fabrizio. Ma ho sentito tutto.
Ho visto ogni cosa.
Ma poi è nevicato. E non so che cosa è successo.
Erano coriandoli. La barca è diventata tutta gelata.
Senti, Fabrizio, non lo so che cosa è successo. Io dormivo.
Io dormivo, Fabrizio.
Che cosa sarà mai successo mentre io dormivo? Non lo so.
Adesso la leghiamo a terra e la facciamo mangiare dalle formiche rosse.
No, la strangoliamo con un laccio di seta come facevano i Tux.
Per favore lasciatelo, sono stanca.
Se vuoi tornare libera fai una penitenza. È vero, Silvia?
Siamo disposti a perdonarti se fai una penitenza. Io invece direi di
ammazzarla, è troppo lamentosa, non si sopporta. Per questa volta saremo
magnanimi. In questo caso deve essere una penitenza coi fiocchi, altrimenti è
meglio che l'ammazziamo.
No, no, poi se l'ammazziamo con chi ci divertiamo.
Dunque, vediamo.
Trovato. Adesso ti dico io quello che deve fare.
Ci deve mostrare come fa quando fa la pipì. Io l'ho vista un giorno che era
nascosto dietro la cascata.
Credeva di essere sola e si è tirata giù le mutandine.
Avanti, mostraci come fai la pipì, lo voglio vedere anch'io.
Fai come hai fatto quel giorno, fa finta di essere sola. Noi ci nascondiamo e ti
guardiamo.
Avanti, questo è il solo modo per salvarti.
Se tenti di scappare nessuno ti potrà salvare. Non ci sarà più scampo per te.
Ho detto muoviti, che cosa aspetti?
La nostra ancella è stata scacciata, ma non se n'è voluta andare.
Ha supplicato di tenerla con noi e nella nostra magnanimità glielo consentiamo.
Adesso però l'ancella dovrà obbedire a tutti gli ordini.
Tu, passa alla regina le insegne del potere.
Grazie.
Lascia, lo faccio io.
Che bei capelli.
Quattro, cinque...
6, 7, 8, 9 e 10.
Tocca a te.
Sono sicuro che non riuscirei a trovarci. Però non andate troppo
lontano, se no non vale.
Conta a non guardare.
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10.
A me fa paura solo a guardare.
Vieni Silvio.
Nella città incantata c'è una ragazza bella. Il re che l'ha guardata l'ha
presa.
Uccidiamola. Perché?
Non mi piace.
Nemmeno a me. Va bene, buttiamola di sotto.
Non ci scappi.
Mi stai fermando? No!
Ma che fate?
Lasciatemi! Buona, buona, comportati bene, eh? No, Fabrizio, così mi fai
male! Stai buona! Stai zitta!
Lasciatemi! Buona!
No!
Vi prego, lasciatemi!
Non da buona! Facciamo un altro gioco!
Non stiamo giocando!
Vi prego, mi fate male!
Silvia!
Silvia, aiutami tu. Ci metterà molto a morire. La caduta è lunga, soffrirà.
No, no, non voglio.
Questa è una regolare esecuzione. Ti abbiamo condannata da molto tempo. In
conformità delle leggi del mio regno, eseguiamo la sentenza.
Preparati. È profondo.
Secondo i miei calcoli, saranno almeno 50 metri.
E tu morirai sfracellandoti sulle rocce. Ora conterò fino a dieci.
No!
Sbrigati!
Non farci perdere la pazienza, avanti!
No! Uno, due, tre, quattro, cinque, sei... Non mi piace questo gioco!
Quando capirai che non è un gioco, ti piacerà ancora meno. Prego, lasciate!
Girare, girare! Ho vinto!
Arrivederci, Silvia. Ciao.
Ciao. Ciao.
E tu che cosa fai? Che aspetti? Perché non te ne vai? È tardi, no? Tornavi
sempre a casa a quest'ora.
Anche Silvia torna sempre a casa a quest'ora.
Vuoi che resti con te?
E perché mai? Voglio star solo.
E ciao, allora.
Perché tu dormi fuori la sera?
È più bello, io sto bene.
Ma sei matto, che razza di detti vengono in testa?
Io preferisco un bel letto e un bagno quando mi sveglio.
Io mi lavo sempre nel lago.
Non ho mai conosciuto nessuno come te, sai, sei proprio buffo.
Un giorno ci accorgemmo che stava venendo l'autunno.
La foresta cominciava a cambiare colore, le piante diventavano secche e il cielo
si riempiva di pioggia.
Presto tutto sarebbe finito e avremmo dovuto partire.
Adesso che l'estate se ne andava, Fabrizio diventò chiuso e turbato.
Pareva che soffrisse.
Spariva per lunghe ore.
Non rideva e non scherzava più.
E sembrava solo anche quando era con noi.
Che peccato.
Le vacanze stanno per finire.
Mi dispiace davvero, siamo stati così bene.
Io non voglio che tu torni a casa, voglio che resti nel bosco con me.
Ma che dici?
Non scherzo, voglio davvero che resti con me.
Diciamo che ci penserò e ti farò conoscere la mia decisione questa sera
o domani.
E allora?
Allora che? La risposta!
Qual è la tua decisione?
Oh, ma io scherzavo!
Ciao!
Ciao Fabrizio!
a tardi ciao ciao
Grazie.
I miei genitori vogliono partire domani. Dobbiamo essere in città prima di
domenica.
Che secatura tornare a scuola. Si stava così bene qui.
Allora?
È l'ultimo giorno e non siamo neanche riusciti ad andare su quella montagna.
La montagna azzurra.
Andiamoci adesso.
Siamo ancora in tempo.
Partiamo subito, svelta.
È coperta dalle nuvole, non ci arriveremo mai.
Sta per scoppiare un temporale. È troppo lontana, sono stanca. Andiamo,
impariamoci nella città segreta.
Presto, o ci prenderà il temporale.
Aspetta, non ce la faccio.
Aspetta Fabrizio.
Entrate dentro, al riparo.
Com'è strano qui dentro, sembra un labirinto.
Mi piace, poi è tardi, devo tornare.
Davvero, è tardi, devo tornare a casa.
Non è possibile.
È notte e di fuori è già buio.
Di notte nel bosco non troveremo mai la strada.
Ma io devo tornare a casa.
Ci siamo perduti, non so più tornare indietro.
Passeremo la notte qui.
Domani tenteremo. Non puoi farmi questo, ti prego.
I miei genitori saranno in pensiero. Mi staranno cercando, capisci, Fabrizio?
Te l'ho detto.
Non è possibile.
Io non conosco la strada, Silvia.
Ti supplico, io devo tornare.
Portami a casa, ti prego, Fabrizio!
Silvia si mise a cercare disperatamente una via d'uscita, correndo tra le grandi
pietre della caverna.
Cadeva e si rialzava.
Continuava a piangere terrorizzata.
Aveva perso la sua impertinenza, la sua arroganza. Era solo una bambina
spaventata.
Venne verso di me e pianse fra le mie braccia.
Io non osavo muovermi.
Ero imbarazzata.
Confusa e infelice.
Le carezzai i capelli e la teni stretta.
Ma non le dissi che Fabrizio conosceva l'uscita e che anch'io forse avrei
potuto ritrovarla.
Dopo ognuno tornò nel suo isolamento.
Ci muovevamo senza saper che fare e io pensavo che avrei voluto essere sola
nella mia casa.
E piangere.
Vedevo Fabrizio e Silvia come macchie confuse.
Tutto quello che accadeva era più forte di me.
Avevo una grande stanchezza e mi lasciai abbandonare al sonno, sperando che a
risveglio tutto sarebbe stato diverso e saremmo usciti al sole, fuori da quel
labirinto dove un giorno ero stata felice e adesso...
C'era solo tanta angoscia.
Deve essere giorno, adesso andiamo via.
Non è vero?
Ti prego, Fabrizio, portami via.
Io non voglio stare qui, ho paura. Per favore, se mi vuoi bene, portami a casa.
No, Silvia, non andremo via.
Resteremo sempre insieme.
Lasciami! Lasciami, non mi toccare!
Voglio andar via!
Mi aspettano! Lasciami! Devo partire! Devo andar via!
Devo andar via!
Ti prego, signoretta Coppè, ti vedo in un posto, saremo sempre insieme. Perché
vuoi andartene? Perché? Non voglio perderti! Non voglio!
Lasciami! Lasciami!
Ci siamo già passati, ricordi?
Tieni la luce.
Vai ora.
E tu?
Che cosa vuoi fare?
Resterò qui.
No, ti supplico, vieni.
Vieni via. Se vieni fuori farò tutto quello che vuoi tu.
Resterò nel bosco insieme a te e non tornerò mai più a casa.
E senza voltarti indietro. Vai.
Ma perché? Non fare così.
Ti prego, accompagnami.
Fabrizio, vieni via. Fabrizio.
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