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Grazie
Buongiorno, ammiraglio. Caro Nourous, come va? Sempre qui in accademia? Sì,
dal tempo che c'era lei, ammiraglio. L'accademia senza Nourous è come il
paradiso senza San Pietro.
E come va mio nipote? Molto bene, molto bene. È un ragazzo serio, sicuro di sé,
coraggioso. Ha visto il comandante Bernardi? Non è ancora.
Allora vado ad avvertirlo. Non disturbarlo.
Prego, ammiraglio.
Perché non ha la molla regolamentare?
Consegnato.
Lei perché non si è fatto tagliare i capelli?
Buongiorno, ammiraglio. Oh, caro Bernardi, eccomi tornato in accademia.
Qui, ammiraglio, lei è come a casa sua. Mi vorrebbe fare i suoi allievi? Magari.
Sono venuto a portare questo a mio... Venga, venga, si accomodi. No, no, no,
lasci. Vedo che sono in riga. Oh, non ha importanza, venga, venga lo stesso.
Loro non lo sanno che sull'attenti non si può parlare?
Consegnati tutti e due. Ero solo io che parlavo. Non importa, consegnati tutti e
due.
Cosa mastica lei?
Cioccolato. Ah sì, ha scambiato l'accademia per un asilo infantile.
Consegnato.
Signor Gabrielli.
Riposo.
Ecco comandante l'elenco dei puniti.
Anche il mio nome ai miei tempi c'era molto spesso.
Permette il signor Gabrielli, mio sottordine al corso. Piacere. Molto
lieto. Faccia uscire dalle righe l'allievo Silvestri.
Silvestri! È suo nonno, l'ammiraglio. Ah, sì?
Tieni. È il dono più prezioso che io possa farti.
Ho voluto portartelo oggi, che esci per la prima volta con la divisa e lo
spadino.
Oggi sono consegnato, nonno.
Consegnato?
Torna al tuo posto.
Arrivederci, signore. Posso accompagnarla, ammiraglio? No, prego,
non si distrugga. Arrivederla.
Arrivederla.
Faccia rompere le righe.
Attenti!
Rompete le righe!
Non le sembra siano troppi i consegnati oggi, signor Gabriele? Hanno tanto
atteso questo giorno.
Provi a rimettersi nel loro stato d'animo, la libera uscita con la divisa
nuova e lo spadino. Non se ne ricordi? Me ne ricordo benissimo.
E allora?
Ma io non ero consegnato.
Sarebbe bene che non lo fossero neanche loro.
Sì, signore. Comandi.
Consegnati proprio oggi. Oggi o un altro giorno è lo stesso. Qui è sempre una
prigione. Ma oggi uscivamo con lo scadino. Ma perché, non ce l'hai un
tagliacardo a casa?
Che lezione abbiamo adesso? Inglese, non vedi Zio Umbrella?
Ah, giusto lui.
Professore, va a dare lezione a Fioretta oggi?
Sì, perché?
Mi aspettava, ma non posso uscire perché quel pignolo di Gabrielli mi ha
consegnato... Avrà una delusione, povera Fioretta, di vedere me al tuo posto. Eh,
glielo dirò. Ma me li farete mangiare poi un giorno questi confetti, eh?
Paolo! Possiamo uscire in franchigia. Non siamo più consegnati. Dovete
ringraziare il vostro principale, però.
È un cannone quel Bernardino.
Davvero?
Prego.
Fare presto.
Assemblea nel piazzale.
Questa è la sorte di tutti, per arrivare al comando di una corazzata bisogna
prima farsi strozzare. Ma per me questo è troppo largo, ce ne vuole un altro. Va
bene, ne troveremo un altro.
Permetti?
Da tuo nonno è passato a tuo padre, vero?
Già. E adesso tuo padre dove è imbarcato?
Ma come, non hai visto il busto nel piazzale?
Capitano di corvetta Andrea Silvestri, caduto nella battaglia di Matapan.
Medaglia d'oro alla memoria. Ma non lo sapevo. E poi non ho molta dimestichezza
con i busti.
Andiamo, facciamo presto.
Abbiamo scapolato la consegna, non è il caso di farci beccare di nuovo, no?
Paolo.
Scusa, sai Paolo, per quello che ho detto del busto.
Figurati, oggi sono così felice. Vai a farti vedere da Fioretta? Già. E tu da
chi vai a farti vedere, Rubacuo? Da lei, ho anche io un appuntamento.
E chi è quella disgraziata?
La cassiera di un bar. E' innamorata di innamorata.
Ma se non fai che parlare di lei.
E tu dove vai?
Ah, vado da mio padre al cantiere.
Sarà contento di vederti in divisa? Non credo che sarà tanto contento perché ho
intenzione di andarci in borghese e quindi... Arrivederci.
Ciao. Ciao.
Sire, la chiave della mia camera. Non vedo l'ora di cavarmi questi panni di
dosso. Perché sta così bene? Mi pare di essere il lift dell'albergo. E poi lei
quando ha finito il servizio non... Se la toglie la livrea?
Va bene, siamo d'accordo. Uscirò alle 8.
Valerai solamente con me? Questo si vedrà.
Cosa vuoi?
Un gelato. Da quanto?
Quello piccolo.
50 allora.
Vieni a prendermi con la veste? Sì.
Ma sì, puntuale. Oh, sta tranquillo, non ti farò aspettare. Ebbene.
Vedrai che ci divertiremo.
Papà!
Ah, sei qua?
Dove sei stato fino adesso? In albergo a cambiarmi.
Hai una camera in albergo? Sì, sai, è più comodo vicino all'accademia. Eh già,
tanto pago io, ma si può sapere perché sei in borghese? Perché si sta meglio
così. Con quel colletto inamidato e quelle scarpe da curato non mi ci posso
vedere. E al dolore che mi davi non ci hai pensato nemmeno un momento?
Da quando sei nato non aspettavo altro che vederti con quella divisa e quello
spadino. E io dovevi togliermi un giorno.
Io all'accademia sono entrato solo per farti piacere, lo sai. Non puoi
pretendere che mi appassioni a questa vita.
Massimo, sei un avido, credo che non ti appassionerai mai a nulla.
A nulla.
Beh, ciao, ho da fare. Ma non dovevamo pranzare insieme stasera?
Ho cambiato idea.
Tutto in ordine?
Sì, non c'è male.
Sei il più bel marinaio del mondo. Mi hai visto abbastanza. No, ancora un
momento.
Conte Paolo Silvestri accetta di unirsi in matrimonio con la signorina Fioretta
Giusti? No.
Non so, quando eravamo bambini non dicevi così. Ho fatto male. Vedi poi
come ci si ritrova.
Dovresti invece toccare il cielo con un dito.
Pensa il giorno che tu sarai così al mio braccio e io sarò tutta vestita di
bianco, il velo con un bel diadema e uno strascico lungo lungo. Tenuto dai sette
nani. E tu vestiti in grande uniforme con la peluca e le spalline d'oro. E per
divorziare come ci vestiremo? In nessun modo, perché staremo sempre insieme.
Sì, tu a casa e io su una nave. E io farò come Butterfly e ti aspetterò alla
finestra guardando il mare.
Finché vedrò spuntare il fil di fuga. E io sbarcherò con una moglie americana.
Ma morirei? Ma no, resteremo sempre insieme.
E litigheremo dalla mattina alla sera. E poi diremo saudades, come quando eravamo
bambini. Sì, saudades.
Oh, finalmente con la sognata divisa.
Ma che in accademia adesso usano il rossetto?
Hai detto a Paolo per domenica?
Sì, festeggiamo il mio compleanno con un balletto. Anzi, porta qualcuno dei tuoi
compagni. Non dimenticare di dirlo anche a Massimo. La mamma ha una passione per
Massimo. Ha ragione, è molto simpatico. E poi è ricco, e alle mamme i giovani
ricchi fanno sempre bene. Quando sei sciocchina, sono molto amica di suo
padre. Anzi, quando si separò da sua moglie si mise persino a farmi l
'accordo. Con quella pancia.
Era bello e giovane allora.
Non dimenticare che il professore d'inglese ti aspetta per la lezione.
Vieni anche tu?
Dove? Alla lezione d'inglese. Ah, no, grazie. Mi bastano quelle dell
'accademia. Eppure ancora non sai coniugare i verbi. Ti sbagli invece,
sono il mio forte.
I love.
Chi?
Io.
E questo, dopo di te, lo deve portare tuo figlio, e poi il figlio di tuo
figlio, e così via, fino alla consumazione dei semi. Un ordine capo?
Certo. Posso dartene ancora per qualche tempo, poi sarai tu a darmi a me.
Ecco, è smacchiato, ma puzza un po' di benzina. E sta attento a non decorarti
più col sugo di pomodoro.
Ah, fatti vedere.
Ah no, no, no, no. Si deve portare così, le ragazze lo guarderanno lo stesso.
Beh, ciao mamma. Ma è presto, manca più di mezz'ora alle dieci. Meglio un minuto
in anticipo che due giorni in prigione.
Giustissimo. Ordini comandante?
Sì, poche lire per l'autobus.
Proprio poche?
Beh, si fa per dire. Vado a prenderlo, papà. E fallo contento, papà, studia.
No, non è lo studio.
Sono le manovre con le vele, quei maledetti tuffi. Hai sempre paura?
Sì, no, non proprio paura.
Sai, è l'altezza dai pennoni, dal trampolino.
Capisci?
Impressione. Non dirlo mai a tuo padre, sarebbe un grande dolore per lui. Ma
cosa state sempre confabulando voi? Niente, gli raccomandavo di stare
attento a non prendere freddo. Sì, continua a tenerlo nell'ovatta. Quando
sulla plancia della sua nave sfiderà le tempeste non gli sarai mica vicino. Eh,
lo so.
Bastano cento lire?
Atte te!
Avanti!
... ... ... ... ...
E pensare che in divisa sta così bene.
Paola è il più elegante di tutti.
Però il nostro è quello che marca.
Vorrei che fosse tutti i giorni il mio compleanno.
Invecchieresti presto.
Che importa, ti avrei tutti i giorni vicino. Non ti annoierebbe ballare
sempre con me? A me no, a te.
Le ho contate, sai, tutte le volte che l'ho già ballato con quella civetta di
Marta. Non si dice così di un'amica.
Amica, quella?
Beh, molto carina, divertente, e poi è la figlia dell'ammiraglio, è quasi un
obbligo ballarci insieme.
Bella scusa, ti piace?
Abbastanza. Più di me? Perché costringermi a dire delle bugie?
Le giuro che non faccio la spia a mio padre, però lei sta molto meglio
indivisa. No, a me piace più l'abito borghese. Ma non ci sarà mica pericolo
che l'ammiraglio padre venga a prenderla, vero? Perché in prigione si
dorme molto male.
No, stia tranquillo, non viene.
Anzi, mi accompagnerà lei a casa con la macchina.
Volentieri. Ma non a casa.
Dove? Fuggiamo. Ci ribelliamo all'autorità costituita del genitore
ammiraglio.
Su, Fioretta, stavo scherzando.
Facciamo pace.
Saudades.
Saudades? Ma che state dicendo?
Saudades, che significa? È un verbo congolese, una nostra parola segreta.
Ah, ho capito, è una di quelle paroline che vuol dire ti amerò sempre e non ti
scordare di me. Solo gli innamorati sanno essere così scemi. Lei non è mai
stato innamorato? Da mezz'ora, della figlia dell'ammiraglio.
Che esagerato.
Paolo, andiamo a bere qualcosa.
Ti dispiace, Fioretta?
Tutte tue, eh? Andiamo.
Non abbiamo ancora fatto un ballo insieme.
Facciamo questo tango? Un tango della gelosia. Paolo balla con Marta e tu, eh?
No, è meglio che andiamo al bar. Ho pietà delle tue scarpe. E che c'entra?
Sì, perché quando ballo do dei testoni maledetti. Vieni, andiamo a bere, così
puoi sorvegliarti.
Buona. Quando bevo mi pare di essere un altro.
Allora dì, perché non far bere anche l'altro?
Facciamolo bere.
Balliamo? Al compleanno di Fioretta. Ai suoi 18 anni.
L'età delle promesse. Ah, 18 anni anche la ragazzina del popolo. All'età dell
'amore quella, è bella, gli piacciono. Beviamo allora all'amore.
Beviamo.
Preferisci più le tardone o le ragazzine?
Mi piacciono tutte.
All'etardone, allora.
All'etardone.
E le ragazzine?
Alle ragazzine.
Paolo, Massimo e Leoni. No, ti sbagli, Paolo sono io. E Massimo sono io.
No, tu sei, non importa, noi siamo amici, sempre amici, amicissimi, evviva
l'amicizia. Sì, evviva.
Che sborgna, bisogna farla entrare in accademia senza che se ne accorgono. Gli
fai tu da balia, io vado in albergo a mettermi la livrea. Va bene, andiamo.
Adesso basta, hai capito?
Sei pieno come una botte.
Andiamo, cammina.
Adesso entrando non ti posso aiutare, cerca di star su, capito? Stai
tranquillo.
E fa un bel saluto alla sentinella che non s'accorga. Sì, sì, sì.
Buonasera.
Svilla la tromba.
Svilla la tromba in frente.
Noi pugnere...
Guarda come l'abbiamo ridotto.
Hai ancora un poco di... Ma piantala. Ma aiutami a spogliarlo. Ma no, lascialo
dormire così.
Sbrighiamoci, che forse ce la siamo cavata.
Fregati.
Si vergognino.
Secondo loro l'Accademia è un'osteria.
In prigione.
Tutti e tre.
Sì, signore.
Andiamo.
Quei due li ho già visti.
Eccomi, eccomi, Paolo.
Oh, sei tu? Sì, signore. Paolo in prigione? Sì, chiasso in dormitorio.
Quanti giorni? Quattro di semplice. L'ha sorpreso il signor Gabrielli. Sa, quello
è un pignolo.
Giovane, ha il ricordo fresco delle punizioni avute.
Mi dispiace di Paolo. Oggi è domenica, è l'unico giorno che può restare con me.
Vedi, mi avevo comprato la torta di cui è di otto.
Non importa, sarà per un'altra volta. Vuol dire che resterai tu a farmi
compagnia. Ma se permetti, ora continuo il mio lavoretto.
Nell'attesa che la portiera ci porti il pranzo. Sai, quando si ritira la
cospicua pensione di ammiraglio, è meglio sistemare ogni cosa subito per
non lasciare debiti.
Dunque, affitto, luce e gas.
Quello che rimane è pochino, ma si ha la coscienza tranquilla.
Questo poi è il debito più sacro. E' di Paolo.
Mille lire che verso ogni mese nel suo libretto.
Con quello che gli ha lasciato la sua povera mamma, quando sarà ufficiale, un
piccolo gruzzoletto se lo ritrova. Ecco, signor ammiraglio, la minestra è pronta.
Il signorino Paolo non c'è? No, c'è il suo carceriere.
Il fu comandante in capo alla flotta del Basso Tirreno ti invita a dividere con
lui una minestra e una frittata con cipolle.
Siedi, nostro uomo.
Da così, si!
Avanti, marchi!
Non avere fifa, eh?
No. Eh, sennò ti giochi la carriera.
Sì, signore.
Allora va.
Sì, signore.
Mi raccomando, fai una bella figura.
Andi lì, da così, si!
Avanti, marchi!
Buonanotte. Ottimo.
Lei, cosa aspetta? Su!
Beh, stiamo aspettando i suoi comodi.
Andiamo, si buttino!
Non vede che sta dando uno spettacolo pietoso?
Altro che chiamarsi leoni, sarebbe più giusto pecora.
Molla tutto!
Attenzione ai salti di vento.
Molla il fiocco, fuori.
Vuoi il rimorchio?
È una sfida? Va bene, l'accetto. Vita le scotte.
Pronti alla birra! Ti do la scotta!
C'è lo scoglio! Sei impazzito!
Il timone! Ma lo sapevo!
Tretino, perché hai mollato la scotta? Ne facessi una buona!
Che razza di marinai siete?
Ti serve un rimorchio?
Ma cosa sta dicendo?
Dici che con questo scherzo ha buttato a mare qualche migliaia di dollari?
E ha rovinato la scena più importante del film. Beh, gli dica che si calmi. Se
si tratta di questo glieli posso anche rimborsare i dollari.
Tanto più che mi sembra che ne valga la pena.
Perché non peschiamo?
Sarebbe divertente. No, è una barba.
Barba? Cosa vuol dire barba? Noia.
Noia. Bisogna proprio che perfezioni il mio italiano.
Eccomi qua.
Professore. Anche tutto fare.
Già, anche i salvatori di finti napreghi. Ma è la prima scena del nostro
film, salvataggio in mare.
Seconda scena, lui e lei sulla spiaggia soli al tramonto.
Si baciano, un attimo di buio sullo schermo, e poi si rivedono lui e lei
davanti all'altare. Non si fa sempre così in fretta nei film? Sì, perché in
film devi durare un'ora e mezza.
Ma la vita è più lunga.
Sì, ma la vita non ha ritmo.
Beh, andiamo.
Fa un po' fresco.
Eppure un film qui in riva al fiume con me come partner di Doris Ellington...
Io? Sì, avrebbe un grande successo. Magari anche un film breve. Ci vuole
prima uno che scrivi un soggetto. Io, faccio tutto io. Lo scrivo, lo recito e
lo dirigo. E poi per me è difficile recitare in italiano.
Lo facciamo in doppia versione. Ma bisogna imparare la parte.
Io la so già.
Voglio guidare io.
Ci sono delle mancanze non contemplate dal regolamento di disciplina, ma che
sono anche più gravi e che mettono a disagio il superiore che deve farle
notare.
Lei, per esempio, non ha ancora capito che farsi aspettare al cancello dell
'accademia da quella sua macchina con l'autista in uniforme è una questione di
gusto. Può darsi, ma si va più comodi.
Lo so bene.
Ma si possono anche godere le proprie ricchezze rimanendo signori. Non lo
metto in dubbio.
Ma fuori di qui si ragiona diversamente. Appunto per questo i cancelli dell
'Accademia rimangono sempre aperti.
Forse lei ignora che la Marina è una vocazione, non un obbligo.
E lei è ancora in tempo a modificare le sue decisioni.
In ogni caso mi sembra che abbia urgente bisogno di meditare a lungo su tali
questioni. Cominciamo subito.
Se ne vada quattro giorni in prigione.
Così darà tempo al suo cameriere di rifare la piega ai pantaloni del suo
abito borghese.
che è solito indossare durante la franchigia, mi sembra che questa sia una
precisa infrazione al regolamento.
Si accomodi.
Conosci Massimo Falchetti?
E' in prigione. In prigione? Non si spaventi, da noi ci sono cento motivi
per andare in prigione.
Comunque Massimo per qualche giorno non può uscire. Mi dispiace.
Dispiacerà più a lui.
Ne pensi?
Ne sono sicuro.
Thank you.
Don't mention it.
Parla inglese?
No, quattro o cinque parole.
Beautiful, love, lady, kiss.
Basta, no.
Beh, io vado.
Anch'io. Per di qua.
Anch'io. Stai su strada?
Sentiero obbligato, lo facciamo insieme?
Eh, forse.
E lei, inutile dirlo, è... Sì, io sono.
Sa che tutti in accademia abbiamo invidiato Massimo?
Perché? Per il bagno fuori stagione.
Avevano torto.
Ma corgo di no.
Gialante. Tutti così in accademia?
È il regolamento.
Lei però dimentica Massimo.
Me lo fa dimenticare lei?
Spero che non mi stia facendo la corte. Oh, no.
Allora, perché tutti questi complimenti? Per ubbidienza.
A chi? Al regolamento, articolo 32.
Tutte le volte che un allievo è costretto a sostituire un compagno
temporaneamente impedito, dovrà comportarsi in tutto e per tutto come
avrebbe fatto l'allievo sostituito.
Articolo vero?
No.
Lo immaginavo.
Mi perdona?
Ma sì.
Credo che ormai l'obbligo d'ubbedire al regolamento lei l'ha compiuto
perfettamente.
E il sentiero qui non è più obbligato.
Allora, arrivederci signor.
Signor. Paolo.
Un nome romantico.
Non so, non ci ho mai pensato.
Arrivederci Paolo.
Quando? Quando?
L'ha detto lei.
Arrivederci vuol dire che ci dobbiamo rivedere. Allora quando? Il mio italiano
è approssimativo. Volevo salutare. E si dice appunto arrivederci.
Domani per esempio.
Aspettiamo che Massimo sia uscito di prigione.
Andremo a fare una gita con lui nella sua macchina.
Detesto i terzetti. E poi Massimo non è il solo ad avere la macchina. Io ne ho
una molto più bella e più grande.
Domani vengo a prenderla e poi andremo. Non facciamo programmi.
Domani sì però.
Perché no?
Dubai.
Non la cambi a queste macchine?
Lo dirò a chi me l'ha noleggiata. Fortuna che non ne ha preso una più
grande. Se era come quelle di Massimo, stava fresco.
Speriamo che ci sia un garage vicino.
Doveva essere un guasto importante, se ci mette tanto tempo.
Peccato che la nostra gita sia finita così.
Ma non ne avevamo provare.
Sì, veramente la mia meta non era un garage.
Io mi ci trovo benissimo.
Mi ricordo l'infanzia.
Mia padre aveva un garage, quasi quasi come questo.
Un rifornimento di benzina, in una grande strada dalla California.
Abitavamo lì.
E quando ero bambina, passavo ore ed ore a vedere tutte le macchine che
arrivavano e partivano.
E sognavo di andarmene anch'io un giorno, sulla più bella.
Lontano, lontano.
Ma... ma chissà poi per chi l'ero conto queste cose.
Non le ho mai detto a nessuno.
Io se vuole sono nessuno.
Signore, la macchina è a posto, era soltanto chiusa la riserva della
benzina.
Ritorniamo allora, ormai è tardi. Lei in albergo e io alla casa.
Bel divertimento. Una giornata riuscita proprio bene.
Ma il mondo non finisce stasera.
Il tempo si misura di cielo ieri, oggi, domani. Ma domani io non posso uscire.
Bisogna aspettare fino a sabato e due giorni sono lunghi, anche se si è
nessuno. Il destino ha voluto così ed è bello lasciarsi guidare da lui.
Oggi ci ha portati in questa classe.
E sabato? Lo sa lui.
Andiamo, signor Nessuno.
Se no il posto in accademia te lo giochi.
Lei che fa qui?
Perché non è sul pennone? L'ho destinato io alla sezione di coperta.
Va bene.
Vai ora.
Grazie, Nostro Bu.
Che rabbia.
Credi che abbia fatto una brutta figura?
No, non ti preoccupare.
Senti Leoni, appena puoi telefona a Fioretta che sono consegnato.
Consegnato? No, ma fa quello che ti dico, non ci pensare, prendi questa
cima.
Nostromo, vorrei domandare un permesso per uscire prima.
Perché?
Mio nonno non sta bene.
L'ammiraglio?
Vatti a cambiare, ci penso io.
Mi dispiace.
Nessuno.
Anche se sia nessuno, non si entra in una camera d'albergo senza prima farsi
annunciare del portiere.
C'è il rischio di sentirsi rispondere di non salire.
E poi non eravamo d'accordo di vederci oggi?
Sì, ma... non in camera mia.
E poi non mi sembra che questa sia l'ora della vostra uscita.
Ho chiesto un permesso.
Oggi è giorno di festa per me. Festa?
Sì. È un anniversario. Sono esattamente quattro giorni, quindici ore e
quattordici minuti che ci siamo conosciuti. Ma allora, da quando ci
siamo lasciati non ha fatto che i conti. Così fanno gli innamorati.
Che parole importanti. Ma molto adatta in questo caso.
Forse è stato detto troppo presto.
Meglio dirla subito.
Sì, ma quattro giorni, quindici ore... E diciotto minuti? Sono un po' pochi.
A me sono sembrati un'eternità.
Hello?
Oh, finiti prigione?
Ci vediamo oggi? No, impossibile. Oggi lavoriamo fino a tardi. Allora ci
vediamo domani?
Domani? Sì, vedremo.
Imparata la parte?
No, molto difficile.
Well, goodbye.
Massimo? Sì.
Perché telefonava?
Volevo vedermi.
Ha telefonato altre volte?
No. Povero Massimo.
Sento un po' di rimorso per lui.
Perché?
È stato molto caro con me.
Mi pare che stiamo parlando di lui da troppo tempo.
Ora è cattivo.
Non bisogna dimenticare che gli dobbiamo della gratitudine.
Gratitudine?
Non è per merito suo che ci siamo conosciuti?
Già.
Lo vede domani?
Forse.
Forse sì o forse no?
Ma è un interrogatorio.
Non deve vederlo più.
Perché?
Perché...
Non voglio più dire parole importanti.
Quella che ho detto prima le contiene tutte.
Quale?
La ricordi benissimo.
Fa piacere sentirle ripetere.
No, no, e si dice love.
Ora non mi pare così bella come la vostra.
Evidentemente il romanticismo italiano è male contagioso.
Toccato, porro, che voi complicate tutto.
Con tormenti e sospetti.
Ma perché?
Ciao, Massimo. Ciao.
Sola, soletta, oggi? Eh, per forza. Paolo è consegnato. Consegnato?
Sì. Me l'ha fatta telefonare da Leoni. Ma che consegnato? Ha chiesto il
permesso di uscire prima perché ha il nonno ammalato. L'ammiraglio? Ma si sta
benissimo. È stata colazione da noi oggi. Ah, il blasonato dice anche bugie.
Noi plebei, sincerità, serietà, praticità. Sei sempre in tempo a
ricrederti sul mio... Ciao, manutengolo.
Buonasera, Fioretta. Hai anche il coraggio di salutarmi?
Li mandi subito al Palace Hotel. Doris Ellington?
Devo mandarle anche quelli.
Buongiorno. Buongiorno.
Le piace il mio berretto, signor Polchetti?
Lo vuol comprare? No, senza nastro non vale niente.
Era meglio se non lo usavi per le rose.
Credo che tu sia su una falsa rotta. Tu sei andato in secca!
Ah sì, niente, l'allievo graduato vada in prigione.
La mia chiave.
Mi chiama il Corriere del Tirreno. Subito, signore.
Prego. Corriere del Tirreno, mi dia il cronista.
Lo sai che in divisa stai meglio?
Può darsi, ma non ci si può far vedere in divisa in quell'osteria del porto
dove vuoi andare tu.
Speriamo piuttosto che qualche ufficiale non mi sorprenda in borghese. Perché?
Prigione.
Per me?
Thank you, darling.
Fermi, prego.
Ottimo servizio per il mio giornale.
La famosa diva americana Doris Ellington, il neofidanzato Conte Paolo
Silvestri, fotografati all'uscita del Palace Hotel dopo la fatale promessa.
È enorme!
È una cosa indegna! Enorme, sì, enorme.
Ma riprendiamo la nostra lezione. Dunque, ti dicevo che in inglese il
genitivo sassone... È in abito borghese.
Con il rischio di farsi cacciare fuori dall'Accademia su due piedi.
Paolo Silvestri, capisce? Lui!
Figlio e nipote di Marinai che lascia lo spadino, lo appende a un chiodo e se ne
va dietro la prima donna che incontra.
La diva!
E lei?
Lei perché non dice niente? Secondo lei non c'è niente da dire, vero? Ma sì,
qualcosa che non va c'è, ma il pasticcio più grosso non è quello dell'abito
borghese, a quello si rimedia. Ma sì, e come si rimedia? Quando l'hanno messo
fuori dall'Accademia non ci ritorna più.
Vedi, il pasticcio più grosso è che la cosiddetta fidanzata è una donna
piuttosto interessante. Qui il rimedio è più difficile.
Il giornale di oggi. Lo so, lo so. Con la notizia del... Ho già letto.
Alle 10 di stamane si riunisce il consiglio di disciplina per i
provvedimenti del caso.
In città l'eco dello scandalo... Deciderà il comando dell'accademia. C'è
in parlatorio l'ammiraglio Silvestri.
Mi ha telefonato stamattina alle 6.
E ha chiesto di vedere il nipote. Ma l'allievo Silvestri è in prigione di
rigore. Lo faccia uscire per un quarto d'ora. Ho più fiducia nel vecchio
ammiraglio che non nella prigione.
Comandi. Si accomodi.
E ricordati, se l'Accademia ti manda via, cosa molto probabile, che i
naufraghi della vita...
Non mi hanno mai fatto pietà.
Addio, non russo.
A quanti confetti, Paolo?
Anche lei è un autografo?
No, grazie.
Sia comodi.
Lei spiace se continuo?
Dunque?
Perché si è fatta fotografare con Paolo? Sì, perché?
Se per lei è un'originale pubblicità, per lui no, sa?
Come? Che dice?
Non capisco.
Non può capirmi.
Per quella fotografia Paolo può essere cacciato dall'accademia.
E Paola era un allievo perfetto finché non ha incontrato lei.
Ma scusi, lei chi è?
Io... io sono come una sorella per lui.
Nessuno meglio di me può giudicare la gravità della situazione in cui si è
cacciato. E non c'è altro?
Non le pare abbastanza? Se si tratta solo di questo, faccio una telefonata al
comandante dell'accademia.
E tutto si accomoda.
No, no per carità.
E allora che altro posso fare? Mi dica a lei.
Andarsene, subito, senza più farsi vedere da Paolo.
Cara signorina, io ho già una gente che mi dice quando devo partire o restare.
Ma soprattutto c'è di cosa so spregamela da sola.
Dovevo saperla prima di venire qua.
Non ho altro da dirla. Ah sì?
Crede di sbrigarsela così?
Ma si sbaglia, sa?
Se sono qui è perché a Paolo voglio bene, gliene ho sempre voluto.
Siamo cresciuti insieme, abbiamo giocato insieme.
E Paolo le vuol bene?
Me ne ha sempre voluto.
Davvero? Sì, fino al momento in cui lei è entrata nella sua vita.
Da quel giorno tutto è cambiato.
Vedi dunque, il grande amore di Paolo per lei non ha resistito ad una nuova
amicizia. E la chiama amicizia la sua? Non le permetto questo tono. Non mi
permette! Prima mi porta via Paolo e poi non mi permette. Ma sono io che non
permetta a lei di continuare a fare la stupida con Paolo. Ora basta.
Esca immediatamente.
No, non me ne vado.
Io, io...
Anche
le lacrime adesso.
Sì. Sì, voglio piangere, finché ne ho voglia.
Su, via.
Non è così che riconquisterai il suo Paolo.
Cosa se ne fa di Paolo, lei? Lei può averne cento, mille meglio di lui.
Lei è bella, celebre, la sua fotografia è dappertutto. Io lo so che con lei non
posso lottare. E Paolo, da chi ha conosciuto lei, forse mi giudica
sciocca, noiosa.
Sì, lui è così, è un ragazzo che si monta subito la testa.
Ma lo sa che eravamo quasi fidanzati?
E ora come farò?
E vorrebbe saperle di me come fare per riprenderla.
Cara signorina, questo è davvero buffo.
Le assicuro che non mi era mai capitato.
Deve volergli un gran bene lei. Sì, allora lo lascia, me lo promette. E come
corre? Non vuole.
Come si è egoisti, quando si è molto giovani.
Arrivederci. Arrivederci.
Dì, ma vuoi farmi andare in gattabuglia anche me?
Eh, se mi pescano qui dentro... Su, cosa vuoi? Che razza d'inglese mi ha
insegnato? Cosa hai imparato tu, piuttosto?
Me la traduca.
Avanti, legga. Eh, un momento.
Ti scrivo in inglese, dice, per spiegarmi meglio.
Credo veramente che se la pubblicità is useful, è giovevole a una star, non lo è
like, like, like, altrettanto per un Nevis Officer.
Qui ti promuove perché ti fa già ufficiale. Avanti, avanti.
Perciò, poiché finalmente il mio film è finito, pari.
So però che hai vicino a te una cara creatura che ti vuole un gran bene.
Ho capito.
So chi è stato.
Ma domani che esco... Paolo!
Sei andata tu da Doris?
Sì. E allora sappi già che ti vuoi impicciare dai fatti degli altri che io
a Doris voglio molto bene e che la seguirò anche in capo al mondo.
E che niente e nessuno potrà mai separarmi da lei, tanto meno tu.
Comandante, novità? Dato l'esito negativo degli esami, il comandante sta
studiando la situazione. Mi auguro che prima di prendere provvedimenti voglia
ascoltare anche il parere di chi ha vissuto giorno e notte con gli allievi.
28 bocciati in un corso di 100 è una percentuale preoccupante.
Infatti ce ne stiamo preoccupando tutti.
Io mi domando per esempio come si possa seguitare a tollerare in accademia un
allievo come Silvestri, tanto per dirne uno.
Bocciato in quattro materie, navigazione inclusa, lui figlio e nipote di marinai,
tutto perché per una donna.
Lei da allievo non ha mai preso una cotta?
Per essere esatto no. Io sì, ne ho prese. Sono infortuni che capitano.
Avreste dovuto pensarci prima, studiare un po' di più e avreste avuto la fortuna
di partecipare alla crociera del Vespucci.
Voi non sapete come sia bello vedere il mondo, la Spagna, l'Africa, l
'Inghilterra.
Ho paura che sia troppo tardi.
A meno che il vostro santo protettore Bernardi non ottenga
che i signori rimandati si imbarchino ugualmente.
Se dipendesse da me, vi manderei tutti a bordo.
Durante la licenza ci vedremo qualche volta.
Sarà difficile, me ne vado da Livorno.
Doris, vero?
E dov'è?
La troverò.
E questa volta credo che non ci rivedremo tanto presto.
E la crociera?
Che me ne importa della crociera?
Chi ha pane non ha denti. E pensare che io ho tanta paura di non essere
imbarcato. Accidenti ai pennoni, quando si è una pecorella...
Pensa, ancora la crociera sul Vespucci e poi al posto di questa riga ne metterai
due. E poi, comandante... Non è ancora detto, papà, dopo la crociera
decideranno. Oh, il più ormai è fatto. Gli esami sono la cosa difficile, ma
navigare, manovrare le vele, arrampicarsi sui pennoni è facile.
Lo dici tu, ma poi...
Poi cosa? Poi mi dispiace che Paolo non ritorni più all'accademia. Stavamo
sempre insieme noi due.
Durante la navigazione mi sentirò molto solo.
Hai tanti altri compagni. Il mare ha fratella. Uno vede terre nuove, gente
nuova, belle donne. Stai attento perché più sono belle e più sono pericolose. Ma
sai, io mi so difendere, capisci?
Ciao papà.
E allora, com'è andata?
Non ti emozionare. Sono stato promosso a pieni voti. E me lo dici così?
Beh, è come vuoi che te lo dica. Ma lo sai che è la più grande gioia che potevi
darmi? Anzi, ti dirò che me lo aspettavo. Guarda, avevo già preparato
questa assegna.
Grazie, ma calmati.
Ma come non sei contento?
Ricordo sempre quanto sofferto io il giorno che mi mandarono via dall
'accademia per questa maledalista.
Ma perché tu volevi diventare ufficiale di Marina, io invece no. Per questo la
promozione non mi fa né caldo né freddo.
Anzi, credo che sia arrivato il momento di parlarci chiaro. Del resto mi sembra
di avertelo fatto sempre capire che io non ho mai avuto intenzione di rimanere
in accademia. E tu hai fatto sempre finta di non sentirci da quell'orecchio.
Ora è bene che tu sappia una volta per sempre che io là dentro non ci metterò
più piede. Cosa dici Massimo, sei impazzito? Se è una pazzia non voler
diventare ufficiale, sì. Ma allora tutto quello che ho fatto fino ad oggi non è
servito a nulla.
Tu di me non hai capito niente. Non hai capito che ho lavorato, ho faticato come
un cane per tutta la vita per accumulare questa ricchezza per te. Per fare di te
quello che desideravo essere io.
Realizzare in te il sogno della mia giovinezza. E tu ora vuoi distruggere
tutto così? Ma perché i sogni non sono trasferibili?
Ognuno la sua vita vuol farsela come crede. Ma ti pare possibile che io possa
sacrificarmi per fare il marinaio al tuo posto?
A me sgobbare, ubbidire, per arrivare un giorno a comandare degli altri
disgraziati come me. No, non è questo il genere di vita che desidero. Quale hai
scelto, allora?
Non lo so, tenterò anch'io la mia strada. Sei stato capace tu, perché non
dovrei esserlo io? Non sei altro che un presuntuoso e un ingrato.
Ecco quello che sei. Non mi conosci. Forse ti conosco anche troppo. E ho
paura che la vita che tu desideri sia solo quella che hai fatto finora.
L'automobile, il conto in banca, troppo comodo. Vuoi lasciare l'accademia? Sia
pure. Vuoi sceglierti la strada? Padrone, esci da quella porta.
E cominci la tua vita partendo da zero.
Perché torni in avanti una lira che una lira da me non avrai mai più. E con
questo posso fare anche a meno del tuo denaro.
Siamo della stessa razza noi due.
Addio papà.
Erano soldi suoi, niente di male quindi.
Ma farlo così di nascosto, per andarsene senza neanche salutarmi.
Eh, sa com'è, ragazzi, una donna gli fa girare la testa. Ragazzi, ragazzi, lo
siamo stati tutti.
E le donne non sono un'invenzione d'oggi.
E poi non c'ero io per confidarsi, per consigliarlo.
Sono vecchio, lo so, ma ho cercato sempre di essere gli amico. È una
gioventù un po' strana.
Senti, Lurus...
Qui ho pregato di venire qui per una cosa. Sempre ai suoi ordini. No, non
sono ordini.
Gli oggetti preziosi non mi è rimasto che questo.
L'ho portato sempre con me, per tutta la carriera.
Da quando andai in Cina con la Caboto.
Ma la retta dell'Accademia la voglio e la devo pagare.
Tu capisci, qui a Livorno...
Mi secca andare in giro per antiquari... Sì, sì, ci penso io, ammiraglio. Ho
qualcuno che lo comprerà, certamente.
Ho pensato a lei perché dagli antiquari, purtroppo, c'era poco da sperare.
Ha fatto bene.
Ma io non sapevo, povero ammiraglio.
E quel bel tipo del nipote, dov'è andato? Ah, non si sa.
E suo figlio?
Nourous, l'ho intestata a lei l'assegno perché non voglio che l'ammiraglio
sappia che sono io. Lo iscuota e gli consegni il contante.
È troppo. L'oggetto è prezioso e l'ammiraglio è stato mio comandante.
Sa che è un peccato che un uomo come quello sia costretto a starsene così
inoperoso in pensione?
Non le sembra, Nulus?
È vero.
Arrivederci.
Arrivederci.
Ecco le carte, la licenza nautica e... No, nada que hacer. Yo de documentos no
me entiendo mucho.
Angelo, tu non parli lo spagnolo. Si può sapere perché ti vuoi imbarcare? No,
così per cambiare aria.
Qualche cosa che non va da questa parte?
No, tutto regolare.
Non per interessarmi dei fatti tuoi, ma è bene che tu sappi, amico, che non si
tratta di una passeggiata. L'Italia te la devi scordare per qualche mese. È
quello che voglio.
Quando è così, porta il tuo sacco a bordo e va dal nostro uomo che ti darà
un posto. Grazie capitano. Va.
La signorina Doris Ellington? Non c'è, è partita giorni fa.
Partita? Per dove? Per Napoli.
E l'indirizzo? Ancora non lo sappiamo, lo attendiamo per inviarle la
corrispondenza.
Porta giù il bagaglio 215.
Pronto? Sì?
Ecco, ammiraglio, questo è il suo ufficio. Dandomi questo incarico, lei mi
leva vent'anni di dossi. Io avevo bisogno di un uomo come lei.
Non per vecchio sentimentalismo.
L'impresa recuperi è una branca molto importante della mia attività, ma va
diretta da un uomo energico. Ci sono molti tesori in fondo al mare.
Purtroppo, i più preziosi...
Non si possono recuperare.
Questo mi permetterà anche di andare per mare qualche volta. Come e quando vuole,
ammiraglio. Mi pare un sogno non essere più solamente un pensionato dello Stato.
Che ignora la riconoscenza per chi lo ha servito.
E questo?
Ah, sapevo che era la sua mascotte.
Allora è stato lei che... No, no, è stato Nulus.
Ammiraglio, posso avere il piacere di averla a cena con me questa sera?
saremo meno soli.
Grazie, arrivederci.
E cosa amare a piena l'ha più cara
è amare come si.
Te voglio bene, te voglio bene e tu mi fai morire.
Come mai è nata?
Mi piacciono le canzoni napoletane, sono venuto a sentirle sul posto. Ti credevo
già in mare per la tua crociera. Invece ho viaggiato per terra.
L'Italia non è molto grande, ma non è facile lo stesso trovare una persona.
Quando finalmente ho saputo che eri a Napoli, la ricerca è stata più semplice.
E infatti, eccomi qua.
Non ho saputo più nulla di te.
Ti ho scritto prima di lasciare Livorno?
Sì, mi hai scritto addio e poi silenzio assoluto.
Noi italiani, come tu dici, complichiamo certamente la vita.
Ma voi americane la semplificate un po' troppo.
Mi dispiace di averti disturbata.
Vedo che sei in compagnia.
Sono giornalisti. Sai, noi dobbiamo sempre pensare un poco anche alla
pubblicità. Vieni anche tu con noi.
No.
Io di pubblicità non ne ho bisogno.
Ti aspetto.
Cercherò di liberarmi, caro, prestissimo.
In questi giorni non ho fatto che pensarti, Doris.
Senza di te non posso più vivere.
Allora non mi rimane che arruolarmi nella marina italiana.
C'è un mezzo più semplice.
Sposarci.
Quando un uomo, speciale a tua età, dice un'enormità così grossa, meriterebbe
sentire rispondere sì.
Capirebbe allora che succede a come ti non si scherza. Ma io non scherzo
affatto. Non desidero altro che sentirmi dire di sì.
Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo?
Me ne rendo conto benissimo.
Ma ora che ti ho ritrovata non posso rinunciare a te. È per questo che voglio
sposarti. Ma è assurdo, Paolo.
Assurdo che due si sposino? Certo, quando quei due siamo io e te.
Io che non sono più una bimba in attesa del principe azzurro.
Che ho ormai la mia vita, il mio lavoro, la mia passione.
E tu che sei un ragazzo che inizia ora la sua carriera.
Ho deciso di lasciare l'accademia.
Non mi imbarco più. No, no, Paolo.
Quello che stai dicendo è molto commovente.
Ma scusi, mi sa anche molto sciocco.
Saresti tu il primo a riemprovarmi tutto.
Tu devi partire.
La Marina va avanti lo stesso, anche senza l'allievo Silvestri.
Devi partire.
Altrimenti non mi vedresti mai più, capisci?
Questo tuo lungo viaggio sarà anzi una prova del bene che dici di velermi.
Ma come posso stare tanto tempo senza vederti, senza sapere di te ogni giorno,
ogni ora?
Se non ci fossero quelli che si vogliono bene anche da lontano, la posta e il
telegrafo salirebbero.
Ti scriverò, Paolo.
Ti scriverò sempre. E quando tornerai ci rivedremo.
Ma tu lo desideri, vero?
Non facciamo, Paolo.
Impaladire i sogni dicendo ancora delle parole inutili.
Guarda piuttosto come è bello e quanta pace c'è in questo mare che tu
navigherai in lungo e in largo. Che invidia. Dolce.
E chi vuoi che me l'abbia fatta? Sono solo.
Già non c'entra più niente, c'è tanta poca roba.
Stavi a molto?
No, non lo so, un mesetto forse.
Non occorre mica tanta roba quando si va per mare.
Contento di fare questo viaggio? E me lo chiedi?
Se l'impermeabile non c'entra, lascialo fuori. Eh sì, forse è meglio.
Di solito chi ti fa la valigia è la donna che ti ama.
Ma io le voglio bene, ammiraglio. Ah, lo so, è per questo che vieni a trovarmi
tutti i giorni.
Ma anch'io ti voglio bene. Chi è?
Ah.
Chi arriva e chi parte.
Buongiorno, Paolo.
Ciao, Fioletta.
Senti, nonno. No, è inutile.
Tanto il perdono si finisce sempre col darlo. Quindi sono superfluo alle
spiegazioni. Anche perché porterebbero involontariamente a fare qualche
predica. È una cosa che detesto. Oggi poi è una giornata speciale per me.
Mi imbarco.
Sì, mi imbarco.
Falchetti mi ha dato un lavoro nella compagnia di recuperi. E non mi pare
vero di mettere il mare fra me e certe cose che non mi vanno giù.
E poi sono del parere che ognuno si impicca all'albero che vuole, specie
quando si è o si crede di essere uomini.
Andiamo, Fioretta. Non voglio correre il rischio di rimanere a terra.
Nel tuo libretto, e tu sai dov'è, vero?
È stata rimessa tutta la somma.
Se ne hai bisogno...
Addio, Paolo.
Spetti sulle sarfie! Saltare! Saltare!
Quella cima!
Ah, lasciami stare.
Che cosa fai?
Il tuo posto è là sopra.
Sì, sì, a ballo mi voglio proprio divertire. Dicono che qui a Mallorca
dalle donne non ti salvi.
Figuriamoci io.
Postaglievi!
Finalmente, la posta.
Rossi. Presente.
Guarini. Eccomi.
Silva. Cos'è?
Niccolini. Questa è mia.
Fagoni. Grazie.
Graveri. Eccomi.
Leoni.
Si sta bene quando non si aspetta posta da nessuno.
Per questo io sono rimasto scapolo.
L'ho subito scoperta in mezzo a tutte le altre. Scoperta? Sì, vista, occhi. Ah,
los ojos!
Sì, sì, los ojos, bellissimi, due fari. Fari?
Sì, domani.
Cosa fai lì?
Hai visto che belle ragazze ci sono?
Peccato che io sia vecchio.
Ai miei tempi, una donna in ogni porto.
Mettitelo bene in testa.
Prego.
Dunque, balliamo? È incantato.
Ah, sei qui. Hai fatto bene, da questo spagnolo non ci si salva. Ti saltono
addosso e non riesci a liberartene. Sono stato costretto per domani a prendere
quattro appuntamenti.
Però sono veloce, eh? E poi credo che io sia il tipo loro.
Tutte quelle che hanno parlato con me e me lo hanno confessato.
Hai ricevuto posta? No. Io sì.
Due lettere.
Una è di Fioretta.
Mi domanda di te.
Non le scrivi? Non mi seccare.
Mi dice anche che Massimo sia imbarcato su un mercantile. Si chiama Hidalgo.
L'ha pensata meglio di noi?
Non riesci a dimenticarla, vero?
Cosa vuoi dire?
Niente, non volevo mica offenderti. Se la prendi così... Leoni?
Che vuoi, dimmi?
Non ce la faccio più.
Questa vita è diventata un inferno.
Ce l'ho sempre davanti agli occhi.
Questo mare fra noi, è lei che non si fa viva, non scrive, non so dov'è, con chi
è, cosa fa.
Senti, Leoni, devi aiutarmi.
Aiutarti io? Sì, tu.
Non è un'alzata di testa.
Ho riflettuto, molto.
Posso contare su di te? Certo, ma non capisco. Capirai.
È molto semplice.
Al momento opportuno ti dirò come.
Per la prima volta da quando siamo partiti abbiamo avuto una navigazione
abbastanza tranquilla.
Eccoci arrivati ad Anvers.
Le solite salve di cannone per salutare i soliti pezzi grossi che vengono a
bordo. La solita visita alla città.
E finalmente, dopo tanti giorni di navigazione, un po' di libertà, a terra.
Paolo però anche questa volta non è potuto scendere con me.
Peccato. Le spagnole sono belle, ma anche le belve non scherzano. Come
saranno le scozzesi?
Le vedremo fra dieci giorni.
Mare grosso e vento, vento e mare grosso.
Dieci giorni di mare sulle sarzie e sui pennoni.
Qui non c'è che puligine e carbone.
E tutti pensiamo con nostalgia, oh sole mio.
Le donne sono biondissime e hanno tutti gli occhi celesti.
E per me vanno benissimo.
A Paolo invece continuo a pensare alla sabbuna e resto a bordo.
Da qui partiremo per l'ultima tappa della crociera, l'Africa.
Buonasera, signorito. Chi lavora e chi va a spasso, eh?
Eccentro, oggi era il mio turno. Come vai? Un altro carico? Che state
imbarcando?
Sciocchezzuole, non ti preoccupare. C'è sempre qualcuno che riesce a mettersi d
'accordo con la dogana.
Basta, jessa!
Ho letto il suo giornale di bordo, Silvestri. Siamo quasi alla fine della
crociera e da queste pagine non traspare certo né slancio né entusiasmo.
Ho scritto quello che pensavo?
Sì, un solo pensiero, dominante.
È un peccato che l'aver navigato, l'aver visto alla sua età a tanta parte del
mondo non le abbia suggerito nulla.
Si direbbe che abbia fatto la crociera come... come il mio baule, non si
offenda. Non le parlo come comandante, le parlo come compagno di corso di suo
padre.
Tra poche ore saremo ad Algeri.
Potrà così scendere e respirare un po' d'aria africana. Ha il suo fascino,
creda. Non scenderò, comandante. Per non dimenticare la sua pena?
Male. Bisogna saperla affrontare la vita e vincerla. Non si naviga solo se il
cielo è sereno.
Spero che ci siamo capiti. Ha altri comandi?
Vada pure, Silvestri.
Ma che guardi, ti piace quella carretta da grano? Volevo distinguerne il nome.
Hidalgo, non ci vedi?
Hidalgo? Sì.
Allora il cargo sul quale è imbarcato Massimo. Eh già, cosa hai detto?
Che quello è l'Hidalgo. Ti ho detto che Fioretta mi aveva scritto che Massimo si
era imbarcato su quel mercantile.
Come mai esci anche tu oggi?
Sì, ho cambiato idea.
Andiamo insieme?
Senti, è arrivato il momento che ho bisogno di te.
Usciremo insieme come se niente fosse.
E poi stasera io non rientro a bordo e tu inventi una bugia. Voglio andare da
Massimo, è una fortuna che anche lui sia qui. E spero che mi aiuti, che abbia
dimenticato quello che è successo fra noi.
Ma scusa, non posso venire anch'io a salutare Massimo? No.
Perché io sulla nave di Massimo voglio restarci. Ma sei pazzo?
No, Paolo, non farlo. No, Paolo. Ho già deciso. Qui non ci resisto. Me ne voglio
andare. No, no, non farlo, Paolo. Salsito!
Piuttosto bada nullus.
Quello ha sempre gli occhi incollati su di me.
Prima di che io passa avanti, marci!
La può raggiungere ad ogni costo.
Come si fa il nostro uomo? Io gli voglio bene a Paolo.
È per aiutarlo che tradisco il suo segreto.
E vabbè, vai in riga.
A tardi.
Baglioni.
Rossi.
Mauri.
Silvestri.
Trigoli.
E lei vorrebbe uscire con quei pantaloni?
Se li vada a cambiare.
Non ne ho di ricambio.
E poi, questi sono puliti. Puliti?
Ah, non so più distinguere un pantalone pulito da uno sulicio. Vada a basso e
resti consegnato.
O vuole andare in prigione di rigore per insubordinazione.
Chi è figliacco è anche spia.
Ehi, cosa fai là?
Cosa significano queste armi? Te lo dirà il capitano, così imparerai a occuparti
dei fatti tuoi. Resta lì per ora.
Brutta malattia la curiosità.
Un mio amico è finito molto male per questo. E io conosco molti altri che per
fare questo contrabbando sono finiti peggio. Si vede che avevano sbagliato
mestiere. E allora vuol dire che l'ho sbagliato anch'io. Ridatemi la mia
carta. E perché?
Perché voglio sbarcare.
Ah sì?
Vuoi una medaglia dalla polizia?
Credi di trattare con dei novellini?
Non è la prima volta.
che al momento della conclusione la paura fa girare la testa a qualche
animuccia più sensibile delle altre, mettendo a rischio l'esito dell'affare.
A me certi giochetti non si fanno, ragazzo mio.
Ora siamo tutti in ballo e tutti dobbiamo ballare.
Avete sbagliato stavolta, non mi conoscete.
Ve la farò pagare cara, dovessi farmi ammazzare avanti di galera.
Guardate, guardate, eh?
Che non si incontri oltre il dia, hasta che non si è descargato d'oro.
Mirate, a chi cercai? Un avio italiano.
Hai che cuidarle molto, eh, se ti fermi.
Mentre si descargano le mercantili, non voglio che si stia qui.
Un uomo si chiede con lui.
Quanto a te, ti consiglio di scrivere una cartolina alla tua amorosa, ragazzo.
Sai, quando si va per mare possono accadere tante cose.
Massimo è in pericolo su quel bastimento. Perché, Paolo? Che è stato?
Che c'entra Falchetta? Vi spiegherò dopo. Tu vai a chiamare i compagni, dove
li trovi.
Tu vai per le strade. E noi?
Noi saliamo a bordo.
Venite con me.
Vorrei salutare un certo Massimo Falchetti, imbarcato qui sopra.
Falchetti?
Qui a bordo non c'è nessun Falchetti.
A me risulta il contrario.
Forse hai sbagliato un'ale, buenas noches.
Ehi amico, non fare il furbo, mandalo a chiamare.
Guidato!
Non sapevo che quella carogna avesse tanti amici.
Va bene, anche voi gli andrete a fare compagnia e farete la sua fine.
Portateli giù, legateli e preparatevi a salpare. Via!
E chi ti ha liberato, carogna?
ancora niente? Niente.
Non capisco perché impieghino tanto tempo per prendere una decisione così
semplice. Lei non vede l'ora di saperli tutti puniti.
Ma perché?
Non vedo perché dovrebbero essere puniti. Al posto loro io avrei fatto lo
stesso. Una brillantissima azione di polizia.
Beh, che ha da guardarmi con quella faccia?
E allora?
Tutto è andato per il meglio.
Sta tranquillo, Norus.
All'inizio si parlava di una grave punizione collettiva, ma poi il
consiglio ha finito per superare la questione formale e ha valutato i fatti
nella loro sostanza. Oh, meno male, ci è voluta una riunione di due ore.
Comandi.
Tutto sommato i nostri allievi hanno sventato una losca azione di
contrabbando. E Falchetti?
Eh, l'ammiraglio vuole sbarcarlo all'ospedale, ma io spero di farlo
sbarcare in accademia. Eh, non sarebbe male.
di essere riammesso al primo corso dell'Accademia Navale di Livorno.
Va bene?
Sì. Scrivila all'host Italia, ma la firma la devi mettere tu.
Ecco.
Ecco, la porto subito al comandante Bernardi.
Grazie, Nostromo.
E telegrafo anche a tuo padre.
Buonanotte. Buonanotte.
Buona guardia, frate!
Buona guardia al centro!
Buona guardia a buffa!
Che fai lassù?
Sto facendo la guardia, nostromo!
È pericoloso!
Quando si naviga la vela non bisogna aver paura di nulla. Torna subito al tuo
posto. Sì, signore.
Navigazione regolare?
Regolare. La pratica funziona meglio della teoria, allora.
Non per niente si è figli e nipoti di marinai, non ti pare?
Falchetti ha firmato la domanda di riammissione.
La sua fuga su quella carretta di contrabandiere è stata una salvezza per
lui.
Ma non so se per te sarà lo stesso.
Voglio darti un consiglio, Silvestri.
Se non hai la vocazione per questa nostra vita...
È meglio dirci addio ora che torniamo in Italia.
Due passioni non si possono avere, il mare si prende tutto di noi.
Ciò non toglie che un marinaio possa essere un perfetto marito e un ottimo
padre.
Ma ci sono momenti in cui dobbiamo lasciare a terra i nostri affetti.
Se no, è meglio rimanere scapoli.
Come ho fatto io.
O scegliersi un altro mestiere. Hai visto a che cosa ha portato il colpo di
testa di Massimo?
E ce ne sono tanti come lui.
Ho conosciuto un tale che un giorno volle tagliare i ponti con la vita di
mare.
Ma da quel momento cominciò come a morire.
Sì, a morire.
E non lo sapeva. Quando se ne accorse sentì di essere come vuoto dentro.
Senza più una ragione per vivere.
Scoppiò la guerra del 15, rimise piede su una nave e ritornò a vivere.
Proprio come un naufrago ripreso all'ultimo momento per i capelli.
Ma attenzione, perché non è sempre così.
Ad altri può accadere di andarsene e di non poter più ritornare.
Eh, sì.
Ecco ciò che volevo dirti.
Quante miglia da Livorno?
120, Nostromo.
Buonanotte.
Nostromo.
Lo conosceva lei quel tale?
Credo di sì.
Anch'io credo di conoscerlo.
Permesso? Avanti.
Notizie di Paolo. Oh, finalmente.
Ma perché a te e non a me?
Daremo fondo a Livorno fra 24 ore.
Saudades, Paolo.
Saudades? Ma che, un nuovo cifrario della Marina?
No, è un cifraio nostro, significa che mi vuol bene.
Saudades? Saudades.
E allora diremo saudades anche noi, ci faremo dare un rimorchiatore da
Falchetti per andargli incontro.
Comandante, un rimorchiatore di Prora, c'è a bordo l'amiraglio Silvestri. Ah
sì? Si potrebbe salutarlo alla voce. Il saluto alla voce a un amiraglio in
pensione, credo sia il caso.
Beh, povero vecchio, è giusto, se lo mandi.
Va, Nostromo, dà gli ordini.
Speriamo però che questa iniziativa non ci crei delle grade.
Va a fare un bel saluto a tuo nonno, vai.
Eccola Vespucci, com'è bella.
Vede più il suo cuore che i nostri carocchiali. Ma cosa fanno? Salgono
sulle sardine con le vele spiegate?
Prenderanno gli onori a qualcuno?
Certamente a lei.
E un poco anche al mio grande sogno. Arrivederò, Paolo.
Forza! Ti sfoghi, eh?
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