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Original subtitles

Niente 500 lire per la scuola. Dirai alla maestra che papà e mamma la

beneficenza se la fanno per conto loro, va bene?

Capito? Ma io avevo già detto di sì.

E vabbè, adesso invece gli dici di no. Non bisogna mai dire di sì, ricordalo,

mai. Sempre di no.

Perché con un no ti spicci, con un sì ti impicci.

Ma era per i poveri. Ma quali poveri? I poveri non esistono. Ma lo sai che

perfino i mendicanti sono pieni di milioni? Lo sai che quando muore un

povero gli trovano i biglietti da mille dentro il materasso? I soldi al posto

della lana li trovano.

Qualche volta poi succede che gli rosicchiano i topi e allora resta

soltanto un bel mucchietto di segatura. Sai, con quei dentini i topini fanno...

Tu li hai lavati i dentini? Fai vedere.

Faccio il tuo.

Sciacquati.

Buona? Sì.

Basta così?

Ne vuoi un'altra? No.

Due cappuccini e due paste. Due cappuccini e due paste?

Duecento.

Duecento?

Arrivederci, bellezza.

Ma papà, ne abbiamo mangiate sei.

E cosa te ne importa? Ne abbiamo pagate due, no? Bisogna farsi furbi nella vita,

ricordalo, farsi furbi. Chiaro? Sì.

Andiamo.

Apri la tasca.

Guarda quanti bei zuccherini papà ha pregato per te.

Andiamo, birichino.

Vedi, Paoletto, tu sei buono, intelligente e anche bellino, ma furbo

non lo sei.

Adesso ti dico una cosa.

Il mondo è tondo e chi non sa stare a galla va a fondo.

Capito?

Hai capito bene?

Ricordalo.

Aspetta che passo io.

Ma papà, di qui non si può. Ma che ti importa se è direzione vietata? C'è la

guardia, no? E allora?

Noi dobbiamo arrivare in orario scuola.

A te, Picetto, mando la... Fagli le corna, fagli le corna quel disgraziato.

Questa è la pezzettina. Mi raccomando, non metterla vicino al quaderno, sono lo

sporchio. E non darne i compagni, capito?

Mangiatela tutto da solo, niente i compagni.

Oh, non farmi arrabbiare la maestra, eh?

A proposito, mica male la maestrina, eh? Dì la verità, preferisci la maestra o

Fabio Lorenzo? E dai, cosa fai, diventi rosso?

Siamo uomini, no? Dobbiamo dirci tutto.

E su, alleo, dai.

Ciao. Ciao.

Ah, se per questo mio figlio... Sta diventando un vero mascalzone.

L'altro giorno c'era Luisa, un'amica di mia moglie. L'acqua a me? Dica male, eh.

Stava seduta in poltrona. Beh, lo sai che cosa ha fatto.

Scusate.

Hai capito che roba?

Sette anni e mezzo.

Beh, meglio così che tonto, no?

Ah, sì.

E il tuo? E il tuo come va? Beh, è abbastanza mascalzone anche il mio.

Oddio, forse è un po' timido, lo deve aver preso dalla madre.

Oh, ma io lo sto tirando super benino, eh. Si sta facendo, sì.

Giuliano, ti ha dato un pugno in un occhio?

Sì. E tu dovevi dargli un calcio in culo.

Ricordati, chi picchia per primo, picchia due volte.

Poi nella vita c'è sempre da rimetterci a buscarle.

A te piace di buscarle? No. E allora picchia, no? Picchia, picchia sodo.

Ricordi il proverbio? Sì, il mondo è tondo. No, non quello.

Meglio un bel processo che un bel funerale.

E adesso mangia la pera che arriva la notte. Non ho più fame. Dai, mangia la

pera, su. Non c'ho fame. E chi se ne frega, non mangiare. Senti, vuoi provare

questo caffè?

È una nuova miscela che ho preso al supermarket.

Proviamolo.

Vuoi un po' di caffè?

No.

Prendilo, ti fa bene.

Ti tira su, ti eccita.

Mi sembra un morto, mi sembra, sto bambino.

Porca schifo, guarda che fila che c'è. Come si fa a entrare qua dentro adesso?

Stai attento che scherzetto ti combina papà adesso, eh? Attenzione, eh?

Che fai? Stai zitto. Vieni con me. Vieni con me.

Scusate, eh? Sono un mutilato di guerra.

Passo avanti perché ho la gamba... Beh, altri voi che potete camminare.

Un mutilato. Il bambino non paga perché è sotto il metro. 200 lire.

Quelli come lei non dovrebbero pagare... Capite il proverbio?

Il mondo è tondo e chi non pagava va a pomo.

Bravo, bravo bambino. Entra che ti facciamo divertire.

Li vedi quei fogli?

Li vedi?

Quelli sarebbero i manifesti elettorali, capito? Quelli che vincono le elezioni,

come si chiamano?

Quelli si chiamano deputati e vanno in Parlamento. Anzi, adesso non si chiama

più nemmeno Parlamento, si chiama Pappamento, si chiama.

Tu ridi, eh? C'è mica tanto da ridere, sai? Ci sarebbe da piangere, altro che

storie. Perché vedi, quelli che dovrebbero pensare agli interessi

pubblici, pensano invece agli interessi propri.

Perché purtroppo c'è questa tendenza alla disonestà, questa tendenza alla

valafede. Perciò se vuoi andar bene nella vita, non bisogna mai fidarsi di

nessuno. Mai!

Mai fidarsi di nessuno, capito?

Neanche di tuo padre.

Oh, scherzavo. E di papà sì, dà un bacetto, va.

Ma cos'è?

Questi, perché non vanno avanti?

Muoversi, muoversi!

Tartarughe, dai, muoversi!

Muoversi!

Senti, glielo facciamo lo scherzo del fazzoletto, eh? Su, fai finta di essere

svenuto. Su, appoggia la testolina così.

Oh, fai finta, mica per vero.

Anzi, date una grattatina così pesca la manzia.

Che faccio?

Quasi niente. Ho registrato un cieco in televisione. Ah, bene, bene. Ho preso

parte da qualche carosello, mi avrei visto nel doppio Proto Star, no? Però,

benissimo. A teatro, niente. Eh, teatro. La crisi, Giulio mio, la crisi, la

congiuntura, non è soltanto crisi economica, tecnica.

Non solo, solo gli sprechi nelle scenografie, nei costumi. Ecco, guarda

questo costume, 600 mila lire. Hai capito? Che vergogna. La crisi è noi, la

peggiore è noi. Siamo noi che stiamo uccidendo il teatro. Giulio Milesi non

fa proprio parlarne. Beh, non parlo per me, certo. Non sono per fortuna nella

situazione di Albertelli che recita, se Dio vuole, a teatri semi vuoti. Carmen,

dammi l'orecchino, per favore. No, il successo c'è, gli applausi non mancano,

ma il suono di quegli applausi che non mi convince c'è qualche cosa, il teatro

che si stacca dalla realtà, che non rappresenta più la vita, capisci, non

rappresenta più la società, e allora noi uomini di teatro, tu lo sai meglio di

me, cadiamo, è triste dirlo, nella pania, nella lusinga del cinema, vero,

dei milioni del cinema, 60 milioni Giulio mio, 60 milioni mi hanno dato

per... L'ultimo film, li ho tutti qui sul cuore, guarda, come 60 anni che mi

invecchiano, 60 anni non meritati, non faticati, capisci? E poi il resto, le

stupidaggini, le campagne pubblicitarie, le grolle d'oro, i Davide di Donatello,

vieni con me a termine per il Davide. No, grazie, non posso, mi spiace, non

posso per ragioni come dire... Scusa, sai, ma volevo ricordarti, quella

telefona... Caverzago, dammi!

lo caccio via questo cos'è dimmi dimmi quella telefonata a garrone sai questa

volta pare fa una gran compagnia ci sarebbe una bella parte per me che

potrebbe essere come no come no senz'altro senz'altro appena finito il

primato gli faccio una bella telefonata lasciami il numero di telefono senz

'altro lo faccio molto volentieri allora ci conto vecchio fantaccino del teatro

tu sei rimasto ancora puro fedele puro povero ricco perché povero e bravo e

bravo e io mi ricordo sai mi ricordo di te Quattro anni fa, quando stavi con me,

quella piccola parte, quel bello applauso a scena aperta che prendesti,

mi ricordo. Una volta, sai, basta una piccola parte. Comunque, l'applauso era

meritato. Certo, meritato. È per questo che non lo dimentico. Caro, ecco, amico

fedele. Un momento!

Fedele.

Povero è per questo ricco. E non ci invidiare il nostro successo, sai.

Perché è un successo duro da portare, Giulio. È un successo scorante.

Carone, sto ancora tirando il fiato. Ho appena finito il primo atto di Otello.

Se ti telefono per raccomandarti l'attore Francusi, vuol dire che l

'attore Francusi è un attore che ti posso raccomandare in coscienza. Un

attore serio, professionista, avrà i suoi limiti, i suoi difetti, un po'

triste, quello che vuoi, ma è un attore.

Senti, carone, senti.

Voi siete in affiatamento con la compagnia nuova, no? La Savini Zamboni.

Ecco, so che state preparando la riduzione del Morgante. Un'idea mia, lo

sai, fra l'altro? E certo, ci avevo pensato tre anni fa, per me, sì.

No, no, no, poi l'ho accantonata. Non è nelle mie corde.

Senti, Carmen, fammi venire un momento il cavo Clac, per favore.

Bene, mi risulta che la parte di Margutte non l'avete distribuita ancora.

Avete il Margutte scoperto. No, dico, avete il Margutte scoperto. E prendetevi

francosi, allora.

Ma scusa, il Margutte ideale.

Proprio i suoi difetti vanno bene, no?

Come no? Quella tristezza, quel tanto di impaccio, va benissimo.

Ah, ci avevate già pensato. E allora fategli una telefonata e tutto a posto.

No, no, libero come una zitella, libero.

Poverino, non sta facendo niente, purtroppo. No, no, no, liberissimo, non

aspetta altro. Fa qualche particina in televisione e basta.

Eh? Eh, come mai? Lo sai, no? Lo sai come vanno le cose nel nostro ambiente?

Quando le ruote non girano, vero? Con la cattiveria che c'è in giro. E del

resto... No, no, via, no, no, non cominciare anche tu. No, non bisogna

dire... No, no, no, non è un menagramma, è un disgraziato, via. Non bisogna

essere cattivi. Scusa un momento, lucidi. Dì.

Lucidi, questa applauso alla fine del primato, vuole venire o non vuole

venire? L'ho fatto, l'ho fatto. Ah sì, l'hai fatto, l'ho sentito, con le belle

manone di ferro, vero?

Non è questo, hai capito? Anche la clacca è una questione di gusto, di

garbo, di grazia.

Svegliati, Lucidi, svegliati! Hai capito? Non posso fare le figure di

merda per voi.

Hai capito? È disgraziata, ha avuto quelle due o tre cose, ma incidente,

scusa, mica colpa sua.

Va bene, è andato con Fioravanti, Fioravanti si è rotto la gamba, ma vuol

dire che se la doveva rompere, no? Ma cosa c'entra? Va bene, al piccolo di

Rovigo è venuta l'alluvione, ma è lui che ha provocato l'alluvione, andiamo,

siamo giusti.

Sì, d'accordo, anche quell'altro incidente, sì, ma lui non c'entra,

poveraccio, cosa doveva fare? Va bene, a Spoleto il regista si è innam

Che è un ragazzo che interessa, è un poverino che gli è venuto perfino l

'esaurimento nervoso, non bisogna essere cattivo. Che fai? Via, via!

Prendi altri 7-8 giovanotti, mettili in platea e non soltanto in galleria, che

gli applausi vengono solo dall'alto. Svegliati! Hai capito? Se no fili! Sì,

sì. È chiaro? Sì, sì.

Ti dico, un esaurimento nervoso terribile, veramente un caso pietoso,

eh? Ma no, manicomio, che brutta parola.

No, no, guarda, adesso, no, no, sta benissimo, sta benissimo, sta benissimo.

Ha anche più memoria di prima quando non beve.

Beh sì, beve, ma poco, poco. No, andiamo, non...

Cominciamole. Va benissimo, mi lasci parlare. Va benissimo, cara, se prendi

Francozzi tu fai un atto buono, fai un grande piacere a me, vero che dovrebbe

contare qualche cosa, fai un piacere a lui e ti sistemi. Io fra l'altro parlo

contro il mio interesse perché, pensandoci bene, avrei un elemento sotto

mano da proporti e mi farebbe anche comodo dartelo.

Cuccheri. Cuccheri che per certe cose, ti dirò, tecnicamente forse è anche più

adatto di Francozzi, se vogliamo.

Certo, e beh io l'ho scritturato e nell'hotel non mi lavora, quindi mi

grava anche sul bordero, figurati un po'. Ah no, ah no, ah no, Cuccheri è un

buon attore.

Vieni, vieni, palocchetto.

Eh no, Cucari è un buon attore, anzi se vogliamo forse è anche più aplon, vero,

di franco, ha più statura, più esperienza, più navigato, è più sano, è

più sano, e poi forse anche, vero, sul piano morale, pensandoci bene, perché

certo quella storia di Spolito non getta una buona luce su di lui, insomma,

adesso io non ti voglio influenzare, vero, decidi tu, ma guarda, io più ci

penso più al posto tuo mi prenderei proprio...

Questo Cucari... No, guarda, prenditi Cucari.

Prenditi Cucari, lascia perdere quel Francusi che finisce magari per

inguaiarti. Prenditi Cucari. Ciao, caro, ci vediamo. Vieni a Tormino per i

donatelli? Benissimo, ciao, caro.

Prenditi Cucari, lascia perdere quel menagramo di Francusi. Ti abbraccio.

Carmen, senti, di al portiere che se viene quel rompiscatolo di Francusi, non

lo faccia passare.

E gli dica anche che la telefonata l'ho fatta e che stia tranquilla a casa,

aspetti di essere chiamato, che insomma un giorno o l'altro si faranno vivi. E

di a Caverzago di dare una multa a quella comparsa con l'orologio.

Pallocchetta mia bella, quante volte ti devo dire che durante il mio monologo al

Senato non devi venire avanti in ribalta a prendere la luce e a mostrare le

cosine belle, vero? Perché altrimenti il monologuccio mio santo non lo sente più

nessuno e tutto finisce in vacca, è vero? Ecco, così invece andiamo d

'accordo, restiamo amici e sabato ti porto a Taormina a vedere il premio che

mi prendo e andiamo a fare il bagno nudi nel mare di Ulisse che ti fa bene pure

la cultura. Dammi un bacino, vuoi?

Vengo, vengo.

Ciao. Beh?

Scusami, Stefano, ma... Ma che ora è?

Vieni, vieni, chiudi.

Ecco, vedi, io... Cosa succede?

è successo stefano io ti devo parlare di luciana lo

sapevo madonna mia cosa ho fatto di male per essere svegliato di notte a sentire

le tue bagianate su luciana va bene va bene hai ragione tu d'accordo perché poi

vengo a dirti tutti i fatti miei non lo so anche se la cosa è grave a te che

interessa a di giorno già mi interessa ben poco figuriamoci come interessa di

notte beh c'è chi ci sei però raccontami tutto non ne parliamo più

Ah, fai presto, perché guarda, domani mi devo alzare, che deve essere una spina

qui. Visto che lo vuoi sapere, te lo dico.

Luciana mi tradisce.

Eh già, ti tradisce.

Me l'avrei detto in tre mesi, da quanto tempo hai sposato tre mesi?

Sei volte me l'hai detto, naturalmente sei sicuro. Guarda Stefano, ti giuro che

questa volta ti garantisco, è vero, credimi, non sono fissime.

Tu sei matto, te lo dico io, e io sono più matto ancora di te, che sto qui a

ascoltarti. Poi mi fa anche rabbia, perché io Luciana la conosco troppo

bene. E so che non può fare una cosa del genere.

Ma poi perché te la dovrebbe fare? Perché, scusami, siete sposati da tre

mesi, sposati per amore, non certo per interesse, perché tu non hai una lira.

Io ti dico che sono sicuro, questa volta non mi sbaglio. Ma perché poi ti

dovrebbe tradire dopo tre mesi di matrimonio. Fai venire anche il nervoso,

mi fai venire.

No, a questo punto te le meriteresti le corna, te lo dico io.

Perché lei ti è fedele, ma tu hai una testa dura e vuoi che ti tradisca. Per

aver ragione. Io non voglio aver ragione, voglio che mia moglie non mi

metta le corna, ecco. Dai, dai, bevi qualcosa.

Su, su, hai un vischino che ti tira su.

che scarica.

Vado a prendere il ghiaccio, eh. Parlami, parlami pure, io ti ascolto. Lo

sai che tutti i mercoledì io devo stare in ufficio fino a mezzanotte per

aspettare la telefonata da Amsterdam, no?

Allora Luciana ne approfitta per andare al cinema con una sua amica, una certa

Carla.

Tutti i mercoledì? Tutti i mercoledì.

Da un paio di mesi.

Ma sì?

Sempre al cinema?

Beh,

non fa mica niente di male, no.

Va al cinema. Sì, va bene, ma rincasa verso le due?

Ma sì, va.

Va al cinema però, mica vai in una casa d'appuntamenti.

Sì, ma ritorno alle due.

Beh, certo è un po' tardino, eh.

Però ripensarci bene, scusa, il film comincia alle undici, finisce a luna,

fai conto, due chiacchiere con un'amica, un caffè, un gelato.

Sì, d'accordo, sono cose che ho pensato anch'io.

Però cosa mi risponderesti se ti dicessi che questa sera telefono ad Amsterdam,

esco a mezzanotte, vado da Rosati e incontro Carla con il suo fidanzato.

Mi guarda a sornione e dice...

Salute Nellociana.

Cosa mi risponderesti?

Chi lo sa, molto probabilmente non è uscita con Carla, sarà uscita con un

'altra, che ne so.

No, sento che non è così, sento che non è così, non è così.

Ma tu hai telefonato a casa, per sapere.

Ma che telefono a fare, è inutile.

E allora può darsi che non sei uscita affatto. Come non è uscita? Non bisogna,

dai, creare un colpevole prima di essersi accertati.

La faccenda dell'assicurazione l'hai definita?

Sì, sì, la pratica è sul mio tavolo.

L'incaserà alle due, ormai questo è il suo orario.

Tutti i mercoledì.

Ma anche tu, porca miseria, questa telefonata ad Amsterdam, tutti i

mercoledì a mezzanotte, cambia orario, fai qualcosa.

Vuoi vedere che adesso la colpa è mia?

Ma non dico che sia colpa tua, dico soltanto che quando uno è geloso, non

lavora di notte.

Stefano, parlaci tu.

A te dice tutto.

A te ti sente, sei come un padre per lei, l'hai vista nascere.

E poi ci sono cose...

che si confessano più facilmente a un estraneo che al marito. Sì, vabbè, ma

dico, anche se le parlo e ammesso che abbia fatto qualche cosa di male, tu

credi che lo venga a dire proprio a me?

Stefano, parlaci tu.

Il matrimonio ti ha rovinato, sai, ti è venuto una faccia da deficiente, io non

lo so cos'è. Ci parli.

Facciamo una cosa, domani cos'è, giovedì?

Ecco, tu mi inviti a casa tua, vengo a pranzo, poi magari approfitto di un

momento che non ci sei e parlo con te. Con tua moglie. Ci parli? Ah, sì, le

parlo, le parlo, le parlo.

Però adesso per favore vattene, eh, io sono stanco, domani mattina mi devo

alzare presto, su.

Vai, buonino, vai a casa, stai tranquillo, non ti preoccupare che tutto

va bene.

Dai!

Ah, senti, dia a tua moglie di farmi le fettuccine, quelle buone, come le fanno

dalle sue parti. Sì, sì, sì, grazie.

E il vino, quello siciliano, il tuo, il di Siracusa.

Pirati, mezzo tanta seccatura, almeno...

Una bella mangiata. Grazie caro, grazie. Ciao, eh. Grazie. Stai tranquillo. Ci

parli? Sì, ci parlo, ci parlo.

Domani sono a pranzo da te.

Ho sentito.

Signora Ceccarelli, come sta signora Ceccarelli? No, no, io non vi conosco,

no. Va bene, buongiorno, ma io... Bella!

Abbiamo bisogno di lei un'altra volta, ma una cosa da niente, proprio, guardi,

adesso lei viene con noi, si fa una bella passeggiata, una bella mangiata,

una bella bevuta e poi la riportiamo a casa, va bene, d'accordo? No, no, no, ma

io non posso, non mi posso muovere, davvero, io sono malata, ma che male il

dottore, ecco qua, me l'ha scritto qui, c'è una cosa, come si chiama? L'artrosi,

è concertificato. Guardi, lei la mettiamo in una bella poltroncina. No,

guarda, te le furi a mia figlia!

No, guarda, te le furi a mia figlia!

che se fa male, mannaggia!

Ma che ne fa le forze? Stimbola! Va di tranquilla, gli ho detto!

No, stop!

Ecco, la vecchia, come al solito, non ha capito un cazzo.

Comunque questa si stampa, va. Metti riserva.

Buona la undicesima e ora ne facciamo un'altra così la vecchia rimbambita

impara a notare e che non faccia la deficiente, la buona vecchia.

Ripescate la vecchia e asciugatela. E che si tuffi con più slancio.

Signora Ceccarelli, ne facciamo un'altra.

Namo, signora Ceccarelli, si sbrighi che ne dobbiamo fare una. Aiuto, aiuto.

Namo, e non giochi, signora Ceccarelli, forza che il dottore mica può

aspettarsi. Ok, dottore, pronti per la tredicesima. Namo, vada a cambiare, non

fa la mappina.

Signor Battacchi, scusi, eh?

A nome del mio giornale vorrei... Eccolo, eccolo!

Eccolo qui!

Un attimo, un attimo!

Ancora un po', prego!

Un attimo!

Ancora, ancora!

Sì, l'hanno trovata lì.

Vedi, tua sorella non era più come tre anni fa quando lasciò il paese e venne a

servizio a Roma.

Si era evoluta, tu mi capisci?

Si era fatto l'appartamentino, col giradischi, la televisione, il whisky.

Scommetto che tu non l'hai mai bevuto.

Aveva dei vestiti, la macchina, non mica una fuori serie, una 600.

Queste sono cose che si pagano e tua sorella poveretta le ha pagate un po'

troppo.

Se vuoi rimani pure, io ti aspetto giù.

Scusi, potrei parlare col signor direttore?

E' occupato adesso, dica pure a me.

Io sono Battacchi, fratello della povera Elidi Battacchi.

Ha detto Battacchi? Lei è il fratello? Sì, sì.

Sono contento. Cioè, no, scusi, datevi un'ognazze.

Venga, venga, il redattore Gabo lo riceve subito.

Sei comodi. E Battacchi, il fratello della Elidi.

Certo, una brutta licenza, signor Battacchi.

Ma... C'è solo da augurarsi che l'assassino venga scoperto.

Eh, sì.

E che il caso di sua sorella non venga archiviato, come purtroppo si è già

verificato molte volte in questi ultimi anni. Da parte nostra, se possiamo

esserle utili in qualche modo... Ecco, vedi, signor direttore, io mi sono

permesso, è vero, di venire qua da lei per vedere... Sì, insomma, se è

possibile... Con tutto quello che io adesso vado a dirci...

Cercare di vederci un pochino chiaro su questa disgrazia che ha colpito la mia

famiglia, tutti, insomma anche la povera Elide.

Si faccia coraggio, mi dica, signor Battacchi.

Quando sono andato nell'appartamento della povera Elide, sa lì al parioli

dove stava di casa, combinazione, stavo seduto sul divano, e così per caso nel

poggiare il braccio mi è andata la mano sotto nell'intrespizio tra il bracciuolo

e la tavoletta orizzontale.

Così sa.

Ma io da civile faccio il falegname, loro c'ho un po' di competenza.

Ecco appunto, proprio lì, nell'interstizio, come dicevo, tra il

bracciuolo e la tavoletta.

Sì, va bene, ma cosa ha trovato?

Ho trovato il diario della povera Elite.

Di sua sorella?

E c'è scritto qualche... Tutto.

C'è scritto tutto qua, quello che faceva.

Da quando è venuta a Roma.

Tutto, giorno per giorno, c'è scritto tutto qua.

Anche i nomi, sa.

Tutto quanto, insomma, io non lo so. Io non riesco a capire.

Io non so come ha potuto conoscere tutti gli uomini lì.

Dove faceva altre cose?

A suo paese dove faceva altre cose?

Era una brava ragazza, onesta.

Mi va a leggere, vero?

Io ho letto tutto, sai, in una notte.

Indirisi, tu.

Guardi, guardi qua.

17 luglio. Andato a casa il comandatore Beppe Vogogna.

Moglie fuori in villeggiatura.

Poi c'è anche un numero.

25 mila. Non so, forse numero di telefono.

Ecco qua.

18 agosto. Venuto a Roma l'ingegnere Mario Cinini.

Cena.

Pipistrello.

Presidente Palacce.

E c'è il numero di telefono anche lì?

Eh sì, 35000.

35000.

Sì.

Insomma, c'è tutto qua dentro, ecco.

Sai, io volevo andare alla polizia, ma poi ho pensato... Lì ti danno un sacco

di seccature, e allora ho pensato che era meglio che venissi qui da lei,

perché lei mi può dare una mano, lei mi può aiutare, vero, nelle indagini,

vedere di scoprire questo...

Questo farabutto che ha massato mia sorella. Ma certamente, caro Battacchi,

sono io anzi che la devo ringraziare per la preferenza che lei... Lei capisce,

vero, che per un povero militare come me, insomma, mettere in piazza tutto

quello che ha fatto la sorella non è mica una bella cosa, sa?

Già il giornale d'Italia voleva il diario della mia povera sorella, ma io

non glielo ho mica dato. Sono andato là.

Non sa cosa mi avevano offerto.

Tre milioni mi avevano offerto.

Ma io non glielo ho mica dato, Sara.

No.

Io sono venuto qui da lei.

Ho pensato che se lei mi può dare qualcosa di più, tre milioni e mezzo

magari, io glielo do a lei, guardi.

Perché, beh, è proprio per una questione affettiva.

Io lo so, mia sorella era venuta qui a questo giornale quando ha fatto un

'inserzione per venire a fare la cabelliera qui a Roma. È venuta qua e è

venuta.

Il suo era il giornale che preferiva, sa.

Insomma, me li dà, tre milioni e mezzo o no?

Se no vado a giornale d'Italia, sa.

Persilia, persilia, mo pure il lattaio, non ce n'ha più niente a buffo, mi ha

dato solo mezzo litro di latte, ti è piena la bottiglia.

Dottor, dottor mi dica la verità, non mi nasconda niente, come sta sta

creaturina, sta grave, dottor, sta grave? Su, su, non è caso di fare

tragedie. Eh, dice bene.

Eventualmente somministreremo degli antibiotici. Gli antibiotici, dottore?

Bisognerebbe fare le analisi delle orine. Le orine? Dai, pure le orine,

sentite, devo portare le orine all'ambulatorio. E come faccio? Allora

non ci posso andare là? Non ci posso andare, sono le due. Nonni, così ci devi

andare, facce, no?

Sì, devo andare, sì. E all'ambulatorio? All'ambulatorio, io ci vado io. Eh già,

e le creature che fanno? Restano a casa? Cioè, assolutamente.

Dai, gli danno un'occhiata a lei.

Vedere che i malati mi fanno effetto, che vorrei morire io al posto loro.

Ma piú tosto, Nicó, il dottore Gorgi. Sō giā quattro volte che viene.

Bisognerà dargli qualche cosa.

Lui non li chiede, ma... E vabbè, vabbè, vabbè.

Tutto quello che c'ho.

Novecento lire.

Darglielo al dottore per dire che l'anno non c'e' vato più niente. Vuol dire che

era il destino mio.

Porco destino! No, Nicó, non ti devi sacrificare i prenditi. Ma io c'e'

dovuto andare là, come faccio? Ci devi andare e ce' vai. Non ti devi

sacrificare. Ma come faccio? Che pure se non paghi al dottore ci stanno le

medicine, gli autobiotici, ci stanno le urine, ci stanno l'anima, ci sono i

portaci. Tu, destino! Tu no!

Al dottore gli rideremo un'altra volta. Sì. Le altre cose ora dicono che in

qualche modo ci arrangeremo.

E domani che ci mangiamo le medicine, lo spiratino con le supposte, ci mangiamo.

Forse assunto ci può prestare qualche cosa. Sì, sì, adesso non c'è niente da

fare. Tutto male, mamma, è tutto male. Ma sì, e va. Ma non ci posso andare, non

ci sto più con la testa. Non ci sto con la testa. Non ci sto con la testa, pensa

tutto te. Ma sì, sì, sta tranquillo.

Porco giorno!

Io ce la do là, ma non sto tranquillo. E tu non ti muovi, se alleggi Topolino.

La colazione all'onorevole.

Permesso.

Don Ilario, buongiorno.

Ben levato, onorevole. Bella giornata oggi, eh?

Mensana. In coro pure sano.

La rete del mattino fa di molto bene.

O come mai non ci sono i fichi raccolti nell'ordicello, eh?

Onorevole, il padre Priore ha fatto la chiamata. Tra un quarto d'ora avrà in

linea Fortelemarmi.

Grazie, grazie.

Don Ilario, ti trovo un po' sciupatino.

Ma con che lo fate il caffè, cosceci?

Sì, molto bene, sto bene.

Anche voi tutti bene?

E i bimbi?

Carluccio, Pietruccio, Alcida, Mintore, Carlo, Lisetta, Maria.

No, non ho mica dimenticato nessuno.

Ah, sì, è vero.

Riccardo, come sta?

La tonsillite.

Oh, mi raccomando, eh, niente bagni.

E soprattutto letto presto la sera, eh.

No, no, no, no.

Beh, se c'è il celentano andate pure alla capannina, ma cercate di non fare

tardi, eh, tornate presto a casa.

Sì, andate pure con i toglietti, senz'altro.

No, no, io per carità, no, è la nove e mezzo, sono già a letto.

Mi guardo un pochino il telegiornale, vuol subito dormire.

Eh, qui ci si sveglia col gallo, sai.

Mensana in corpore sano.

Oh, io mi trovo benone, sai.

Con i frati si sta proprio bene, meglio che in hotel, te lo dico io.

Molto meglio.

Sì, Adele.

In vera letizia e serenità.

E così spero anche di voi.

Oh, lampanella, scusa, sai, devo scappare perché adesso c'è la messa.

È alle otto e mezza, devo essere in ufficio.

No, no, alla camera non ci vado proprio.

No, oggi è giornata morta. No, no, nulla. Beh, io scappo, eh.

Mi raccomando Riccardo, eh.

Beh, arrivederci, arrivederci a tutti, eh.

Bacioni, bacioni, ciao, ciao, ciao.

Sia lodato Gesù Cristo.

Guido, vorrei che tu e l'apo e Dio fossimo presi per incantamento.

Onorevole, un espresso per lei. Grazie.

Ah!

Uè, ciao!

Scusami se ti sono venuto a pescare fino a qua su, ma ho da dirti una cosina

piuttosto urgente.

Sì, sì, parla, parla.

Entedatteri.

Vieni, si va nel chiosco?

Sì, come tu sai, vero?

Ai lavori pubblici firmiamo i contratti per l'acquisto dell'ex latifondo

Pallanzi, delle cooperative dei villini destinati ai, come dire, 3.000

dipendenti dell'ente datteri. L'ente datteri ha 3.000 dipendenti? Eh sì, ora

è intervenuto un fatto nuovo, vero? C'è un certo generale Olivazzi, tu dovresti

conoscerlo, vero? Sì, è un perito del ministero. Ah, sì.

Beh, come dire, è una gran brava personcina, vero? Però adesso si è messo

a verificare per conto suo il prezzo reale del terreno, vero? Capisci?

Beh, nessuno gli può levare dalla testa che quei terreni valgono circa dieci

volte di meno di quanto vengono pagati dal governo. E siccome lui minaccia

entro oggi di presentare il suo dossier, vero, alla tua attenzione come

presidente della commissione parlamentare, vero, sono venuto a

pegarmi... E lasciami finire. Hai già finito.

E sturati per benino le orecchie.

Io sono deputato e ho delle responsabilità verso il Parlamento e

verso i paesi.

E oltretutto anche verso la mia coscienza.

Ergo, qualora questo generale Olivazzi dovesse sottopormi su dossier e io

andassi a riscontrare la fondatezza delle sue affermazioni, mi dispiace per

tutti quanti voi, un lo voglio in Dio, ma farò il mio dovere fino in fondo. Se

questo generale mi porta... La tua ultima decisione è allora.

Certo. Beh, sì, di qua scoppierà uno scato terribile da farci ballare tutti,

anche il governo, anche i partiti. Eh, va bene, vorrei dire che se scoppierà il

temporale, e ci bagneremo.

Buongiorno, onorevole. Buongiorno.

Comodi, comodi.

Come si va, Giacinto, come si va?

Onorevole, c'è di là il generale Olivazzi. Olivazzi? Dice che è cosa

urgentissima.

Fallo passare, fallo passare.

Buongiorno, eccellenza.

Carissima, buongiorno. C'è la lista degli appuntamenti, ecco qua i giornali

del mattino. Brava, brava. Stai benino stamattina? Che hai fatto? Hai cambiato

pettinatura? Bene, bene.

Brava, brava. Grazie.

Eccellenza?

Generale, appena ho saputo del suo arrivo mi sono premurato di riceverla.

Una cosa importante, eccellenza. Prego, si accomodi. Ho qui dei documenti. Ciao,

purtroppo io devo sbrigare due o tre cosine urgenti, importanti, ma appena ho

terminato sono subito da lei.

Eccellenza, basterebbe che lei mi concedesse... Senz'altro, ma lei la si

accomodi. È una cosa orgogliosissima. Lei la si accomodi. Perché ora era la

cerimonia al paladino. Alle dieci? Ma lei mi ha fatto dire che non sarebbe...

Invece ci devo andare, figuriamoci, sono gli amici della Valtellina. Vai, vai a

telefonare.

Ho telefonato allo studio, il generale è ancora lì che l'attende. Non sei ancora

andato? No.

Ma se ne è ancora andato, eccellenza. Eh, ma io purtroppo adesso devo andare

alla camera.

Parla l'onorevole Capesci. La mia presenza è assolutamente necessaria, non

posso mancare.

Eh sì, per forza.

Alla camera.

Vuoi per riunire tutte le forze sane del paese?

Vuoi per impedire certi pericolosi esperimenti di cosiddetta apertura?

Vuoi per evitare il baratro delle nazionalizzazioni?

Vuoi per restituire forza e fiducia alla libera iniziativa che costituisce la

base e la garanzia del progresso economico del paese. Quel progresso

economico che già ebbe inizio nel lontano cosiddetto e bistrattato

Vendegno, con buona pace di Nenni e dei suoi amici, vuoi... Voglio che te stai

zitto!

Vuoi una coscienza finalmente nazionale?

Ha telefonato un'altra volta l'onorevole, dice che gli dispiace ma

che non si può muovere, che c'è una riunione molto importante.

Io andrebbe a mangiare un boccone, che io porto un panino, generale. No, no,

no, grazie, vai pure, io aspetto l'onorevole.

Conoscetevi, posso dire che avete visto il meglio di Parì.

Grazie, ben detto.

Cartoni magnifici, adatti soprattutto ai nidi d'infanzia e agli orfanotrofi. E

istruttivi, sì, perché il prepotente soccombe in favore dell'inerbe, senza

peraltro porgere l'altra guancia, non è vero, reverendo?

Come si chiama quel pulcino che si chiama?

Flip! Flip!

Ah, simpaticissimo!

Che ora abbiamo fatto?

Le nove, eccellenza.

Prego, eccellenza.

Prego, prego, reverendo.

Signorina. Vado, vado. No, no, no, dopo di lei.

Sono veramente costernato. Ha visto che ora si è fatta?

Meglio le guerre, che lo dico io. Meglio le guerre.

Comunque la mi dica, la mi dica. Sono qui. Sono... Sono tuttore. Oramai,

eccellenza, a quest'ora, quell'infame contratto è già stato firmato.

Contratto? Lei ha parlato di contratto. Quale contratto, scusi?

Quello delle cooperative dell'ente d'atteri, l'ex latifondo Pallanzi, che

costa allo Stato due miliardi in più del valore effettivo.

Una vera truffa, eccellenza.

Ma... Generale, se non conoscessi la sua onestà, la sua rettitudine, dubiterei

anche di lei.

Ho qui con me tutto il dossier, con tutte le cifre, al centesimo. Mi sarebbe

bastato parlare con lei stamattina, anche nel pomeriggio. Ma perché non me l

'ha detto subito, caro generale?

Avessi saputo l'importanza della cosa avrei provveduto d'urgenza, come si

dice, minor cessa.

Due miliardi, sì, avrei potuto rivolgermi ad altri.

Ma il generale Olivazzi non si presterà mai a simili speculazioni

scandalistiche. Non è nel mio costume.

Solo a lei, eccellenza, potevo rivolgermi per sottoporre quanto ho

raccolto.

Ah, generale.

Si sente male?

Mi perdoni.

Generale. Non ho toccato cibo tutto il giorno.

Non sono più un ragazzino.

70 anni sono nati.

Generale. Non è niente, è un piccolo giramento di testa. Generale Olivazzi!

Mi sente?

Sono contento. Sono contento che il nostro generale sta benino. Sono proprio

contento. Tuttavia non possiamo abusare dell'onestà e della solerzia dei nostri

funzionari che hanno superato i limiti d'età.

Ebbene, 70 anni sono sempre 70 anni.

Non mi dicono scherzo quando c'è di mezzo la pelle.

Lo metteremo in pensione, eh?

Senz'altro onorevole. Se lo merita, se lo merita in generale.

Stasera, se c'è la luna, il bagno no de facciamo.

Ho un grande passione per le tombe atrusche. Ci sono i tumuli magnifici a

Cervetri. I morti, naturalmente, non ci sono più, ma restano lì a freschi,

amore, base.

Ma queste cose non ti interessano. Io vado per fare un bagno. Ciao.

Vieni anche tu.

Come on.

Sulle labbra tue dolcissime, un profumo di salsedine,

sentirò per tutto il tempo di questa estate d

'amor. Quando il viso tuo nerissimo tornerà di nuovo

pallido, questi giorni in ritmo.

abbracciato con te, bronzatissima.

Come risulta dalle testimonianze, come dimostrato dal biglietto ferroviario e

confermato dal controllore, l'imputato viaggiò sul rapido Milano-Roma il giorno

22 aprile.

Il povero ingegnere fu ucciso la sera dello stesso giorno.

Quella stessa sera una mia parente fu rubato il cane, forse è stato l

'imputato.

Avvocato d'amore, lei è vivamente pregato di non interrompere.

Mi attengo, presidente, mi attengo. Ucciso alle ore 22.

L'ora dopo, cioè alle ore 24, l'imputato riprese il treno per Milano. Sì, la

qualcosa vera non è minimamente dimostrata. Ed è perlomeno singolare che

un individuo arrivato da Milano alle ore 22...

Riparta per Milano alle ore 24.

Forse aveva dimenticato lo spazzolino da denti.

Mi dispiace per il collega della difesa, ma questa precipitosa partenza sarà

confermata da un testimone volontario.

Come vede, avvocato d'amore, non mi arrogo nessun merito.

Si è chiamato in aula il teste Fiorovan di Pilade.

Non so perché ma ho tanta paura.

Di che cosa?

A dire la verità non c'è niente da temere, niente.

Forse avresti fatto bene a non presentarti. In fondo nessuno ti ha

cercato. Ma perché, scusa, perché? Eh, testimoniare è un dovere verso la

giustizia. Chi sa e non parla, si rende sia pure e involontariamente complice d

'assassino. Eh, scusa.

Hai ragione, è certo che... Eh?

Sono io? È certo che con il tuo carattere ne avresti avuto rimorso per

tutta la vita. Sì, sì, andiamo, andiamo.

Che dici, ci metteranno sul giornale?

Posso entrare? Si è comodi, prego.

Siediti. Vati, vati pure. Sì.

È mio marito.

Giuri di dire la verità. Tutta la verità, nient'altro che la verità. Dico

lo giuro. Lo giuro.

Signor Fioravanti, lei nella sua lettera asserisce di aver viaggiato la notte fra

il 22 e il 23 aprile sul rapido Roma-Milano.

Voi lo riconfermate? Lo confermo, signor Presidente. Si avvicina al microfono.

Lo confermo, signor Presidente.

Viaggiavo da Roma a Milano per ragioni d'ufficio.

Signor Fioravanti, nel suo scompartimento c'erano altri

viaggiatori? Sì, quattro. Parli con me!

Sì, eravamo in quattro nello scompartimento. C'era un signore con la

barba, un signore anziano.

Poi c'era anche una signora bionda e poi c'era un giovanotto.

Alto, con una cravatta a strisce e un abito blu.

L'ho riconosciuto anche dalle fotografie.

Ed è presente in quest'aula?

Eh, sì, sì, signor Presidente. E lo saprebbe indicare? Sì, sì.

Eccolo là.

È lui.

Grazie, signor Fioravanti.

Avvocato d'amore, lei vuole controinterrogare il test o rinuncia?

Oh, per l'amor di Dio, signor Presidente, ma come rinunziare a

interrogare un testimone così fatto, ovvero così interessante, un fenomeno

dell'occhio fotografico, mai più, eh?

Soltanto date l'ora tarda e la conseguente calata degli zuccherieri.

Io proporrei alla Corte di aggiornare la seduta domani, se lei permette, signor

Presidente.

L'udienza riprenderà domani mattina alle nove e lei sia presente in aula.

Sì, veramente, signor Presidente, io domani avrei un impegno di lavoro.

Guri, Savoli, vi scusi, volevo dirle una parola, ecco.

Questo, questo testo... stimone volontario, quel fioravanti lì, mi

piacerebbe saperne qualche cosa di più, chi è, cosa fa, parenti, amici, è vero,

lei mi ha capito, insomma, lei forse potrebbe, con quel suo fiuto, questo

spirito di osservazione, sopra noto in gamba, però insomma, me lo settacci un

po', quel fioravanti lì, è vero? Sì, sempre.

Tutto in giustizia, sì, ben inteso.

Molte grazie, bene, conto su di lei, bravo.

Signor Fioravanti, che bella cravatta che porta oggi, ricorda un poco quella

che io portavo ieri. Lei ricorda a caso di che colore era?

Ma non lo so, non mi ricordo.

A distanza di più di un anno, lei ricorda perfettamente che l'imputato

portava una cravatta chiara strisse, un vestito blu, insomma tutti i dettagli, e

oggi non ricorda la cravatta che io portavo ieri.

Beh, scusi...

Io non sono stato otto ore con lei come sono stato con... Bene, bene, bene.

Dunque lei, vero, ricorderebbe perfettamente certe cose e ne

dimenticherebbe con facilità altre. Una memoria, per così dire, flutuante, ho

capito benissimo, niente di male.

Quandoque dorme Tatomerus, vero signor Presidente, noi ci intendiamo.

Dunque lei, se non vado errato, viaggiava per conto del suo ufficio, è

corretto? Sì, sì, sì. Ecco bene.

Il suo ufficio rimborsa, pare, ai dipendenti, vero, in queste occasioni,

il biglietto di prima classe. È corretto anche questo, vero? Sì, sì. E tuttavia

risulta qua, cioè lei ha dichiarato espressamente di aver viaggiato con l

'imputato in uno scompartimento di seconda classe.

E allora che cosa devo dedurre? Una deduzione d'altronde meccanica, vero,

elementare. Se non che lei ha intascato la differenza dell'importo del biglietto

truffando i suoi superiori. E' indegno parlare di truffa, si vuole mettere in

cattiva luce il testimone. Ma di quella realtà!

Avvocato d'amore, interroghi il test sui fatti che ci interessano, sia gentile.

Oh, certo gentile, ma di come si richiama la gentilezza quando è in gioco

la figura morale, la vita, l'avenire, la pelle di un uomo?

Lei conosce il signor Pagani Mario, signor Fioravanti?

Lo conosce? Lo conosce? No? Ah, non ricorda? Ah, no? Ecco, ecco un'altra

falla di questa strana e lacunosa memoria. Ma andiamo, signor Piero

Avanti. Il pagani Mario il suo barbiere in via Merulana.

Ah, sì, però che? Adesso lo ricordo, lo ricordo.

Presso il quale lavorava, se non vado errato, vero? Una certa manicure, dalla

condotta, se non propriamente immorale, almeno, direi, disinvolta, ecco, paga.

Lorella si chiamava, è vero? Lorella, signor Piero Avanti. Andiamo, adesso

ricorda, vero?

Comunque... Il suddetto Mario e tutti i suoi lavoranti ricordano perfettamente

di averla vista varie sere, è vero, attendere nella sua 600, che il

figliolo, la suddetta Lorella, terminasse il lavoro per allontanarsi

con lei verso un'ignota e altrettanto vaga destinazione, corretto anche

questo. Protesto! La difesa invade la vita privata del testimone. Un uomo che

è capace di ingannare sua moglie.

Che è capace di inganare i suoi superiori perché non potrebbe, dico io,

e anzi perché non dovrebbe, aggiungo, inganare o almeno tentare di inganare

anche la corte.

Sorvolando sul fatto che nel 60 il Fioravanti è stato arrestato e

trattenuto due giorni in guardina per ubriachezza molesta. Ma era capodanno.

Motivo di più per non cominciare l'anno in galera, vero figliolo? Oh ma c'è dell

'altro, perché il Fioravanti è una miniera, perché nel 61 fu arrestato e

questa volta per invasione di campo in una partita di calcio. Ma è vero, è una

pacifica partita di calcio, Roma-Napoli, è vero? E c'è di più che il suo nome è

scritto nel bollettino dei protesti per cambiare i non pagati, è vero? Che ha

una sorella schedata la... questura di... E che altro vi devo dire? Che

altro potrei aggiungere? Che ha un fratello quasi demente, affetto da

tipica distimia schizoide, grazie.

Che suo padre, ma è vero, tanto per continuare, per completare questa

edificante anamnesi familiare, suo padre è scomparso recentemente per etilismo

acuto. che sempre suo padre fu processato da un tribunale militare

durante la grande, sacra, vittoriosa guerra del 15 18, vero, durante la

grande guerra, durante la grande guerra questo completa il quadro clinico e

civico, è vero, per tentativo di diserzione, attraverso foglio di licenza

falso abusivo, scritto da lui, scritto da lui, e allora talis pater, talis

filius, vorrei concludere, a meno che non si voglia dare un balicalcio a tutte

le leggi genetiche del Mendel.

Signore della Corte, io ho terminato. Vorrei aggiungere soltanto questo. Ora è

rotundo che il fioravanti Pilade non ha mai viaggiato con l'imputato nel treno,

che non ha mai visto l'imputato, che si è presentato qui soltanto in cerca di

una facile pubblicità e per la tipica mania smagna esibizionistica che

caratterizza i neuropatici. Io accuso quindi il fioravanti Pilade...

Di mendazzo, invito la corte a processarlo d'urgenza per falsa

testimonianza.

Mi pare che gli abbiamo dato una buona sistemata.

Corte non ritiene di doversi ritirare per decidere in merito.

Dichiariamo nulla la testimonianza del Fioravanti.

Per questa volta, signor Fioravanti, lei torna a casa impunito.

Ma che questo le serva e le sia di lezione.

Non si scherza con le cose della legge.

Ed ora vada, si alzi e esca dall'aula.

Permesso.

il successo in amore assicurato grazie grazie assai il successo in amore

scusi reverendo abbiamo tompato canta Michelino canta

Grazie assai, il signore vi rimeriti e vi conservi quello che avete.

Bella e buona, brava.

Che succede?

Cos'è, un suo parente il giovanotto? Tu canta, canta.

No, è un amico mio, ma siamo come fratelli. Io ci do una mano per farci

guadagnare qualche soldo, poveretto.

Ma non avete pensato mai a farlo visitare da qualche specialista? Eh, per

cacciar via i denari, no? Meglio aspettare la grazia di Sant'Antonio. Non

sono affatto d'accordo. Eh, mette qua, piccerello, mette qua.

Secondo me invece c'è qualche cosa da fare. Ma di dove è? Che succede? Non ti

preoccupare, che anda Michelino, metti giù, metti giù, stai buono.

Naturalmente, prima dovrei visitarlo con calma, camminarlo bene, ma ci sono molte

speranze. Ma come, di riacquistare la vista? Si capisce, non sarebbe il primo

caso, io stesso ho eseguito diversi interventi sulla cataratta.

L'intervento molto difficile, ma che spesso riesce.

Comunque vale la pena di tentare. No, no, no, dite a me, dite a me, Bruce. Ma

come non vale la pena?

Riacquistare la vista, professore, quel poveretto, poter rivedere ancora.

Volete scherzare? Ma si può? Ma certo.

Si può? Vedi quel cartello clinico-oculistico? Eh, lo vedo, lo

vedo. Ecco, io l'ambulatorio lì. Eh, ho capito. Se lei me lo porta oggi, gli

facciamo una bella visita. Sì, sì, sì, come no. Naturalmente è tutto gratis.

Grazie, bacio. No, no, lascia andare. Troppo generoso. Quando possiamo?

Anche subito.

Ah, benissimo. Chiede del professor Pinzutto. Pinzutto, benissimo.

Pinzutto con la P. Certo, ci do il pianeta della fortuna e veniamo subito,

grazie. Alla vostra bontà, alla salute.

Andiamo, Michelino, stai fermo.

Andiamo io, va.

Ah, niente, era il commissario della zona, ha detto che se ci ritrova qua ci

mette in galera, dobbiamo sloggiarci. Andiamo ai parioli dove ci stanno i

signori e facciamo i denari, Michelino. E se tutto va bene, ti porto a Lourdes

il prossimo anno. Scanda col sorriso triste, vai, vai.

Grazie.

Cerca di capirmi, Giuliana, io lo dico per te, non per me.

Sarò fatto male, ma io sono fatto così, ho il senso della responsabilità. E ho

il rimorso di averti fatto perdere questi cinque anni.

Quasi sei.

Ah, sei, ancora peggio allora.

E per una donna sono gli anni migliori, fra l'altro.

Figuriamoci, quando ti ho conosciuto eri quasi una bambina, avevi poco più che

vent'anni.

Anche se, insomma, se vogliamo essere giusti, vero?

Le tue esperienze le avevi già avute, ma... Con un uomo che voleva sposarmi.

Certo, certo.

Ed è appunto per questo che mi sento doppiamente colpevole.

Colpevole di cosa?

Io non ripiango niente, lo sai, io sono contenta. Adesso, ma più tardi, quando

non sarai più così giovane, quando dovrai fare un bilancio della tua vita,

tu fatalmente finirai per chiederti, va bene, va bene, vediamo, Roberto che cosa

mi ha dato. E ti dovrai rispondere niente, perché purtroppo questa è la

verità, non ti ho dato niente, Giuliano. Ma perché dici così? Non sono contenta

con te.

Noi siamo insieme da sei anni. Io vorrei essere con te altri cinque, altri dieci,

tutta la mia vita. Certo.

Se mi ami ancora.

Ma come se ti amo? Andiamo? Ti pare che stare qui a parlare con te, a cercare di

convincerti per il tuo bene? Andiamo, ragiona un po', Giuliana.

È vero.

Scusami. No. Sei tanto buono, Robert.

No. No, non è questione di bontà, guarda, è questione che anche tu hai

diritto ad avere una tua vita, avere una tua casa, avere tutte quelle cose che io

purtroppo con la migliore buona volontà non ti posso dare.

Eh, lo dico per te Giuliano, eh scusa, in fondo per me le cose vanno bene come

stanno, ragiona un momento, io vengo a casa tua, sì, quando mi pare, mi offri

pranzo, mi fico a letto, faccio i miei comodi, no?

Giuliano, dai, non fare il broncio, fai un sorrisino a Robertuccia tua, eh?

Scusa, io che ci rimetto?

Niente, anzi, per me la situazione è ideale.

Ho moglie, figli e in più... Hai figli?

Bambini? Come? Da quanto tempo? Sta per arrivare. Eh sì, è questo che

ti volevo dire.

Sì, mia moglie è incinta.

Sono contenta per te.

Contenta? Altre responsabilità, altre preoccupazioni.

E poi sapessi che umiliazione, soprattutto adesso, ogni sera, dover

cercare delle ragioni, delle scuse, l'ufficio, il lavoro, per strappare

questi pochi minuti con te.

No, vedi, è un giro di menzogne, che mi affilisce, che mi esaspera, capisci, che

non posso più sopportare. Non per me, eh, per te, tesoro, per te, hai capito?

Per te che meriti tanto di più, Giuliano, tanto di più.

Che avresti il diritto di avere un uomo tutto per te, non uno che ti può dare

soltanto i ritagli di tempo, come purtroppo faccio io.

Tu ti devi far sposare. Hai più diritto di tante a una sistemazione.

Io questo purtroppo non te lo posso più dare. Grazie, fossi scapolo.

Scusa, due anni fa tu eri scapolo. Stavamo già insieme da tanto tempo.

Perché non hai sposato me? Invece hai preferito sposare un'altra donna.

Rispondi, perché non hai sposato me?

Ecco, ecco. Ah, perché? Mi chiedi il perché?

Eh sì.

Ma perché ti amavo troppo, no, Giuliana?

Perché avevo paura.

Paura di renderti infelice.

Ma non lo vedi? Non lo vedi che razza di marito che sono io?

Abbi pazienza, sto qui con te in questo momento mentre mia moglie mi crede in

ufficio. Mia moglie che, te l'ho detto, aspetta un bambino.

Andiamo via.

Che vergogna.

E se avessi sposato te, guarda, prima o poi, prima o poi avrei ingannato te con

un'altra, perché già io mi conosco.

Buono? Buono io?

Andiamo via, io sono una carogna, solo che ho il coraggio di riconoscerlo.

Buono. Guarda, che le sposi o no, prima o poi le donne che stanno con me

finiscono con l'essere delle infelici.

Ed è appunto per questo, è per non rischiare di renderti più infelice

ancora, che io adesso... Tu vuoi lasciarmi?

Ah io?

Ah sono... Ah perché sono io che voglio lasciare te adesso, beh ma allora io

cosa faccio? Parlo, parlo, a chi parlo? Al vento, non mi capisci?

Abbi pazienza Giuliana, mettiti al posto mio.

Eh magari, magari avresti il coraggio di dare un bel taglio netto.

Giuliana, lasciamoci. Eh grazie, andrebbe benissimo, la coscienza

andrebbe a posto.

Ma io questo coraggio non ce l'ho e non ce l'avrò mai, capito?

Questa forza io non ce l'ho.

Dovresti essere tu ad averla, certo, cerca di capire.

Sì, dovresti essere tu a, insomma, a cercare di dirmi, sì, Roberto, Roberto,

guarda, Roberto, lasciamoci, è così.

Dovresti essere tu, capisci? Dai, via, non fare così.

Fai un sorrisino, Roberto, cioè tuo, sì, così.

Bravo, fatti forza.

Andiamo? Sì.

No,

no, guarda Giuliano, io... Io sono sicuro che se tu trovi la forza di

lasciarmi, in pochi mesi ti sistemerai.

Ti troverai meglio, potrai essere felice.

Il brutto sarà per me, sono io che mi devo rassegnare.

Ecco per esempio quel... quel tipo con cui eri fidanzata cinque anni fa. Come

si chiamava?

Astolfo.

Astolfo.

Beh, potresti anche riprendere con lui. In fondo dicevi sempre che era un tipo

buono, generoso, comprensivo. Se ha capito allora, perché non dovrebbe

capire adesso?

Le occasioni non ti mancheranno, certo.

Hai tutte le qualità.

Sei bella, buona.

Sai fare l'amore.

Che c'è, ti sei offesa?

È un complimento, mica un insulto.

Dai, non fare quella faccia.

Da bacchietto pasquale, lo sai che non la sopporto.

Va bene, Roberto.

Lasciamoci, è finita. Sono io che te lo chiedo.

Ah, va bene.

Va bene, se è questo che vuoi.

Forse è meglio così, meglio per tutti.

Sarà duro, eh?

Sarà duro per me.

Ma in fondo è il mio lavoro.

E poi anche, diciamolo, il piccolo borghese conforto di poter finalmente

guardare negli occhi di mia moglie senza sentirmi colpito.

Non piangere, Giuliana, non rendere le cose ancora più difficili. Non piangere,

ti prego. Non piango.

Sei convinta almeno che se prendiamo questa decisione è soltanto per il tuo

bene, per il tuo avvenire, nel tuo interesse?

Sei convinta? Io capisco, Roberto.

Vuoi salire a prendere qualche cosa? No, no.

Meglio di no.

Non avrei più la forza di lasciarti.

Vai, vai Giuliano, non pensare a me. Vai, vai.

Senza voltarti.

Addio.

Addio.

Tesoro? Sono qui, amore.

Finalmente una serata tutta per noi. Ti ho un po' trascurata, eh, questa

settimana?

Mi dispiace. Roberto, ma io non ti ho mai detto niente.

Da oggi in poi avrò molto più tempo per te.

Scusa.

È pronto, vieni. Ah, scusa, do appena un colpo di telefono.

A chi telefoni?

A mia moglie, scusami.

Faccio subito.

Pronto? Ciao, cara.

Ah, senti, ti volevo dire che ho un impegno di lavoro stasera. Mi dispiace,

farò un po' tardi. Sì, mi... No, no, non mi aspettare perché farò un po' molto

tardi. Sì, scusami tanto. No, no, non fare il bronzo. No, no, non fare. Così

dai, fai il sorrisino a Robertuccio tuo. Fatto il sorrisino?

Grazie. Ciao, caro.

Eccomi qua.

No, la sua è grigio alba.

Vediamo un po'. E questa qui è la mia? No, no, no.

Anche questa.

Questa no.

No, eppure dovrebbe essere a questa parte.

No? Ah, eccola qui, sì.

Ah, sì, è questa qui. Sì, sì, è questa qui, senza altro.

La troviamo.

Va bene, va bene.

Piazzai!

Tira fuori sta 600.

È di quel signore lì.

Permesso? Scusi.

Margherita, sono io.

L'ho presa, sai?

Sì, sì, in questo momento.

No, avorio non c'era, l'ho presa grigio alba.

Ce l'ho qui, davanti a me.

Sì, ma forse è meglio, sai? Eh sì, perché tiene di più lo sporco.

Eh, ho firmato cambiali per 25 minuti, c'ho ancora il braccio che mi fa male.

Ma certo che ce la facciamo, perché non ce la dovremmo fare? Abbiamo sempre

pagato tutto.

Ma dai, Margherita, perché ci dovremmo pentire?

Scusa. Non esageriamo, la macchina ormai non è mica più un lusso, è una necessità

per tutti.

No, no, no, i bambini non li manderà a letto.

Venite tutti alla finestra, così quando arrivo suono e la vedete.

Cosa?

Eh sì, la Mercedes.

Dì a Marcellino che è la Mercedes.

No, non gli dire niente, se no quello lì a scuola poi ripete tutto.

Va bene.

Sarò lì fra un'oretta.

Sì, aspettatemi, eh.

Mi raccomando.

Ciao, Margherita.

Ciao, né?

Ecco le chiavi.

Grazie.

Andiamo? Dai fai presto che sono conosciuto. In macchina 5, in camera 10.

Sì, dai, andiamo, dai.

Ah, vabbè, ho capito. Eh, dai, non andar via, miseria, vabbè, facciamo 5, dai,

monta. E 9, eh?

E allora, dopo quello che abbiamo letto, quest'anno il premio non lo dovremmo

nemmeno assegnare. Bravissimo già, così l'azienda autonoma di Fiuggi ci dà ben

servito a tutti quanti.

Figuratevi che per la sera della premiazione hanno invitato anche la

Callas. Ma invitino chi vogliono, noi se permettete dobbiamo solamente trovare un

buon libro, se c'è. E se non c'è, tanto peggio per le serate di Callas. Serate

di Callas vorrei dire.

Andiamo ragazzi, cerchiamo almeno di fare una rosa di papabili. Ma sì,

facciamo sta rosa.

Elisa?

Ma non la disturbate. Lei sta cercando l'optimum. Sta per trovare casualmente

il capolavoro. Vedrete se mi sbaglio. Sì, sì.

Credo proprio che questa volta sentiremo il discorso dell'eureka. Non è vero,

Elisa? Tra quelli che ho letto io, il meno... il meno aggressivo, il meno

offensivo è questo.

Contrassegnato dal motto... No!

Fermi, fermi tutti, bonini, bonini, che forse la sottoscritta qui qualche cosina

ha trovato. E per puro caso, intendiamoci, dopo quintali di noia

mortale, guardate qui, ci fosse una cosa che si salvi dal ruco dell

'insufficienza. Unica, unica, unica, unica, questa cosina qui. Nulla di

eccezionale, intendiamoci, nulla di ultra, però una di quelle cosine

fresche, c'è l'unica garbate di quelle cose che vi fanno dire finalmente

Eureka. E il motto qual è? Ah, vediamo, non ci ho badato, figuriamoci.

Dunque...

Bari, mi fe, disfece, mi puntini. Bella e originale. Fondori su Policastro? Sì,

esatto. L'ho letto anch'io, mi sembra una gran fregnaccia.

Senti, gioia, se non ti vuoi sbagliare, stai sempre zittino. Insomma, io vi

garantisco, con quel po' d'esperienza che ho, che qui un ingegnaccio c'è, un

talentaccio. Rozzo, se volete, anzi, più che rozzo, afro addirittura, ma

autentico. Insomma, c'è sangue, c'è nervo, c'è virilità. È vero che con

tutte queste checche in giro non ne parliamo, presenti esclusi,

naturalmente. Senti, io vorrei che tu un'occhiata ce la dessi, sai, perché a

te ti piace.

Sì, l'ho già scorso anch Ah sì, allora?

E per la verità l'ho trovato alquanto sgrammaticato, eh? Oh, ma dico, siamo

ancora alla grammatica, questo proprio non l'è da te, che c'entra la

grammatica? E poi mi pare che i precedenti non ci manchino, scusa, la

Marangoli per Bigrazia, che pizzi rutifi, si va bene, dormi, si sogni d

'oro, bambino, dormi, dormi, che pizzi rutifi, l'anno scorso ha voluto far

vincere a forza, anche la Marangoli mi pare che con la sintassi e la

grammatica, vero, non ne parliamo nemmeno, la Marangoli di buono c'aveva

soltanto il culo, non me lo fate dire che è meglio. Il culo?

Ecco, bravo, vedo che tu menti. Allora si rifà una bella votazione democratica

su questo folgore di Policastro, d'accordo? Tu voti a favore, però

naturalmente non se ne parla nemmeno. Tutti intorno a me, e te sono, non li

voglio vedere, questi puntacci bassi, via subito. Ciao, tutti intorno a me, e

chi un lecco a me le contro di me, è chiaro?

E allora sei contenta, l'hai avuto questo premio.

Sei tanto lottato con gli amici per fartela avere, ma sei lottato

volentieri, non ti confondere, perché l'hai meritato.

Adesso, naturalmente, viene il momento difficile delle responsabilità. Ah,

guarda, guarda, se ti invitano i bigonci, non ci devi andare perché

quelli già ti sbranano in quattro e quattr'otto.

Tu devi mantenere il senso delle proporzioni, vero? Sapere che questo era

stato un premio opera prima, per così dire, un premio di incoraggiamento, d

'avvio, un premio meritato, intendiamoci, da un talento che nasce,

che sboccia, che già l'è consapevole della sua natura selvaggia, è vero?

Quasi ve ce n'è, se a tutta servizia si ritorna sempre lì.

Che hai? Sei tutto timido, tutto riservato, tutti intisi, non ti voglio

mica vedere così, sai?

Che bevi, eh? Si beve una cosa insieme, cioè, sì.

Eh, tesoro, che te tu vuoi? Una Pepsi Cola.

La Pepsi Cola, va la birbante che ne sai più del diavolo. Niente, niente, ti do

un whisky a te, guarda che ti dico. Eh, va bene, un pochino di whisky se ti fa

piacere. Ecco, dicevo, vero, che l'è il momento di aggiungere un pochino di

mestiere alla natura, di vero, di imparare un po' di sintassi, perché te

tu sei peggio dell'aretino, sai, e l'aretino l'era un'altra cosa. E poi l

'anacoluto, spiegami una cosa, te tu ce l'hai fitta con l'anacoluto?

Anacoluto? Anacoluto?

Anacoluto?

No, è che io scrivo così, non so come mi viene, con l'anacoluto, come la natura.

Senti una cosa a proposito, figliolo. C'è qualcosa qui nella prima parte...

Vieni, vieni. Nella prima parte? Vieni, non ti mordo mica, non aver paura,

vieni. C'è qualcosa nella prima parte che non riesco ad afferrare, perché io,

sai, con la mia arida intellettuale sono una granciuca.

No, la struttura va bene, anzi direi che è la cosa più felice, proprio la forma,

l'intelaiatura. Grazie. Nei personaggi, ecco, c'è qualcosa nei personaggi che

non riesco a captare. C'è questo poldino, ma lo sai che ci ho dato in

capo tutta la notte? Eh, quello, poldino, è un amico, un mio amico De

Mere, sì.

All'autobiografico, il poldino, io com'è interessante.

Io proprio non me l'era immaginato, io pensavo, che birbante, che birbante

questo poldino, l'autobiografico. Che hai, sei tutto bagnato, stenditi, no?

Vuoi che spengiamo un po' con la luce, che forse si trova meglio la

concentrazione, eh?

Lo sai che io proprio ero sicura che fosse stato inventato tutto, invece l

'autobiografico... Dove sei, dove ti sei?

Stai volendo.

Questo poldino.

Che bella invenzione, questo poltino.

Basta per favore!

Il muretto della nostra villa lo farei proprio come quello.

Semplice, solo con le decoline sopra.

Sì.

Sì, sì.

Mi lascerete attraversare, sì?

Eh?

Ma mi volete far passarmi sulle strisce?

Calma, calma! Maleducati!

I civili!

Bella, tanto bella,

dolce, tanto dolce,

ti ho vista tra la folla, ma

ora non ci sei più.

Ti cercherò.

Tesoro.

Chi è?

Niente, il portiere con le chiavi del terrazzo.

C'è tuo marito.

Ma certo che c'è, stupidone.

Vieni.

Ma come, non dice niente? Non è geloso? Altro che, figurati che proprio ieri ha

fatto pugni con un tassista perché mi stava guardando dentro la scollatura.

Che cosa significa?

Se dovevate fare uno scherzo vi dico subito che non l'ho trovato divertente.

Non è uno scherzo.

Ah no, io me ne vado. Ma no, vieni.

Per niente al mondo si muoverebbe di lì. È come se non fosse in casa.

Avanti, cammina.

Che fai? Lascia aperta la porta? Certo, così sentiamo quando finisce il

programma.

Sta tranquillo, non aver paura.

L'importante è non disturbarlo e lui è contento. Tu la pensi come Cristo?

Credi che io sia un uomo finito? Un relitto che si deve mettere da parte?

Adesso ho bisogno di quella medicina che hai preparato per me. No.

È l'unica cosa che riesce a calmarmi, lo sai?

Abusarne sarebbe pericoloso. Margaret!

Tu sola vuoi aiutarmi, ti prego.

Cerca di rilassarti.

Ma dovevo ucciderlo per far ricadere la colpa su Kendall.

Io dovevo ucciderlo.

Non lo capisce, avvocato Malden.

Non lo capisce!

Primo stadio, aumentare le vibrazioni e i rumori.

Avanti, aumentare le vibrazioni.

E che tipo di donna è questa vedova Wilson?

Carina.

facilmente consolabile e anche piuttosto scantre.

Non è uno scherzo, signor Haller. Le prove sulla resistenza di Greaves hanno

dato risultati negativi. Lo sostituisca. Ma è solo una forma di nevrosi ansiosa.

La Teresa Horn, vuole forse che io mandi a dare un progetto di centinaia di

migliaia di dollari soltanto perché un pilota è diventato all'improvviso un po'

nervoso?

Di primo grado.

Abbiamo trovato l'arma del delitto, una rivoltella d'ordinanza calibro 45.

Quindi tutto il piano con gli orari dei movimenti e la preparazione della scena

che doveva accusare Greaves del delitto che ha commesso lei, Chatter.

Vede, avvocato Malden, io non avevo niente contro il generale Glenn.

Lo conoscevo appena. Ma dovevo ucciderlo!

Quarto stadio, aumentare le vibrazioni.

Coraggio, signor astronauta!

Tutta l'America vi sta guardando.

Io non ti avrei rispettato. Ho consentito di chiedere una proroga di

dieci giorni. Ma crede che servirebbe?

Avanti, risponda.

Tesoro, mi porteresti un whisky?

Sì, amore, dov'è? Di là, in salotto.

Eh?

Ma dai, puoi andarci tranquillamente.

Non si volta mica, sai?

Sì, sì, vado, vado.

Un whisky.

Con un po' di ghiaccio, amore. Sì, sì, col ghiaccio.

Avanti, la porta è aperta.

Mani in alto, sarà bene che veniate con noi. E per quale ragione? Le consiglio

di non fare difficoltà, signor Haller. Adesso si può finalmente sapere che

diavolo è successo? Glielo dica, signor Holden.

Arrivando a casa ho trovato la porta aperta. Le stanze erano tutte sossopra

come se ci fosse stata una lotta. Il senatore era morto. Che cosa?

Avevano tagliato i fili del telefono. Così sono tornato in città per chiamare

la polizia. Che ore erano? Le otto e tre quarti. Dove era stato fino a quel

momento? Al mio ufficio e poi al laboratorio di ricerche spaziali. Tutta

questa storia è semplicemente assurda.

Hai sentito, Haller? Non è possibile.

Sono entrato nella villa dopo che c'era stato lei. Non ho visto un oggetto fuori

posto. Il senatore Branger era vivo quanto me. Ho parlato con lui non più di

un quarto d'ora fa, alle nove, là dentro. E non sono pazzo.

Allora ci deve spiegare questo mistero. Lei non mi crederà, le sembrerà una

storia incredibile, assurda, ma le giuro, avvocato Malden, che non c'era il

minimo disordine in quella stanza e che ho parlato con Brangen.

Basta, portatelo via.

Prima di andartene, portami il curriculum che ti ho chiesto tre giorni

fa.

Hai avuto paura, eh?

Io?

Sì, sì.

La trasmissione è terminata e il signore se ne deve andare.

Eh? Urca!

Va piano, c'è ancora qualche minuto, sai.

Devono ancora annunciare il programma di domani. La cravatta, dov'è la cravatta?

Ci vediamo domani sera, eh? Non è possibile, c'è tribuna politica. È l

'unica cosa che non vede. Va bene venerdì? Va bene.

Ciao. Ciao.

Ciao. Ciao. Ciao.

Ciao.

Che ti sei persa.

Paladini, che notizie abbiamo?

Importantissime.

Taranto. Il presidente Segni è tornato sull'incrociatore lanciamissili

Garibaldi per visitare la bella unità, la più efficiente della nostra marina

militare.

Messina, l'isola di Lipari è stata invasa dalle cavallette.

Ecco benissimo, cerchiamo solo magari di non esagerare con il retto sulla guancia

in questo punto perché io sono un po' forte di mascella, vero? Non vorrei che

venissi... Ecco bene, lei continui con le mani, signorina, che sono importanti.

Ecco, molto bene, mi pare che ci siamo.

Benissimo. Ecco, solo non vorrei che fosse troppo forte lo stacco.

Qui dove finisce il pancake, eh?

La vogliamo sfumare un po'? È già sfumata abbastanza. Io direi di

lasciarsela. Lo dice lei, vero? Io non ho molta pratica, non sono attore. Le

mani, signorina, le mani hanno molta importanza per il gesto.

Le mani parlano. Ciao, Paladini. Buongiorno.

Ecco, un'ultima cosa. Io se fossi lei magari accentuerei un po' questa

ombreggiatura qui sull'occhio. Perché dà più forza lo sguardo, vero?

Leggera, leggera, eh? Certo. Delicata, faccia pure.

Ecco, magari senza...

Senza cambiare la forma del sopracciglio, perché il sopracciglio ha

personalità. Chiude gli occhi un momento. Ecco.

Con mano leggerissima, così va bene.

Cipria ne avete?

Adesso la mettiamo. Bene.

No, perché è lucido, dà veramente fastidio.

Ecco fatto.

Il vetro degli occhiali non sparerà, vero?

No.

Sì, siamo a posto.

Molto bene.

Bene, bene, un po' qua forse.

Prego.

Così appena appena un'ombra, sa, appena una... No, perché sono quei piccoli

dettagli che hanno la loro importanza, vero?

Faccia, signorina, che siamo in ritardo. Mi scusi, un pochettino qua il viso.

Grazie.

La pace sia con voi, fratelli.

O alto e glorioso mi signore, dammi fede diritta, simplicitate e

tumiditate.

poiché io non debbo piacere agli uomini, ma alle anime loro, poiché la vanità te

face perdere lo regno degli cieli, poiché indegno della tua grazia è lo

frate che pensa alle cose dello mondo.

Questo, o mia diletta famiglia d'ascolto, è, come sapete, il testamento

del nostro suavissimo Francesco d'Assisi, il poverello di Cristo.

Per Peter Pesce è una brana.

È più sberta al sacco di lui.

Ma chi l'ha detto, questo fatto? Tiene una bella castagna. Sì, lisa la

castagna. Sì. Oh, Bordignon sta già in gran forma, eh?

Pure troppo. Billy Kid, il catanchese, ha rifiutato l'incontro. Mi ha fatto un

telegramma.

Non accept match with Bordignon.

Hai capito? Oh, guarda.

C'è Guarnaci? Ma che cosa faccio io? Lo sai,

cerca la grana, no?

Vieni via, dai la corda.

Fate gli scherzi, fate, perché?

Io sono solo per salutarvi. Non si salutano più gli amici, scusa.

Non è aria, Guarnaccio, hai un sacco da fare.

Te saluto.

Ma no, aspetta.

Io sono venuto perché ho saputo che per venerdì 28 ho organizzato una riunione

al palazzetto.

Beh, ma che vuoi sapere?

Inclusi, non avete?

Perché, se no tu ce l'hai.

No, ma potrei organizzare qualche cosa in contorno.

Ma guarda, quante volte te lo devo dire? Tu nell'ambiente non dai più

affidamento. Per esempio, da voi rimedi a qualche cosa.

Te metti la cassetta del popcorn sulle spalle e te guadambi la giornata.

La cassetta del popcorn a me?

Vuoi omigliarmi o vuoi?

Io sono passato da difendere, sai.

E intanto incomincia a difendere il presente.

Piglia te sta mille lire e pedala.

Io ho portato il titolo al temi e al tidore, non dimentichiamocelo. E passò

quel tempenea, uno al titolo, dieci al macello.

Ma insomma, sta milla lire te la vuoi pigliare, sì o no?

Però se ti porto il nome grosso... Brava, portaci il nome grosso e poi ne

parliamo.

Ce l'hai una sigaretta?

È fresco?

Eh!

Artemio, un po' d'acqua per piacere.

E svegliati.

Muovo.

Dagli l'acqua, quelli.

Artemio, tiè, via a mangiare, che è pronto. Lì fuori vogliono l'acqua.

Porta io un po' d'acqua minerale. Eh vabbè, ho capito, tu mangia, io porto

aspartago, no?

Chi sono?

Chi sei?

Chi sono?

Ma come, non mi riconosci, Artemio?

Guarnacci!

Bello!

Come stai?

È un mucchio di tempo che non ci vediamo, ma sai, nel nostro mestiere ci

si vede e non ci si vede.

Ma io sono stato in America, ho organizzato, insomma... Bravo, mi fa

piacere, bravo.

Sono stato anche in America del Sud, in Brasile.

Adesso sto con Roggetti e Zappalà.

Sai, gli aiuto un pochino, perché loro di boxe ne masticano un poco.

E tu come stai? Sei bene?

Tua moglie... Ma sono contento!

Sono contento! No, dicevo, tua moglie è sempre bella, sempre simpatica.

Beh!

Ma lo sai che ti trovo proprio in forma, ti trovo, sai?

Eppure i tuoi tre...

E 30, 32 anni e ce li hai. 35!

35!

Porca vacca! Ma lo sai che sembri mio figlio, sembri.

Fa sentire il muscolotto, fa sentire.

Mi spezzi il dito, mi spezzi.

Ma tu ti alleni?

Sì, con i clienti.

No, dico, ma lo fai un po' di corda o un po' di foot in qualche corsetta?

Perché dovrebbe fare corsetta?

Se posso sapere.

Buongiorno, signora. È tua moglie, eh?

Ti presento mia moglie. L'ho riconosciuta subito. Sempre bella,

sempre simpatica. Senta, sei venuto per dargli una stoccata come due anni fa?

Ma hai da parlare con me?

No, qual è stoccata? Io, modestamente, oggi sono in auge. Allora è meglio così.

Vado per la maggiore. Guardi che sei venuto per mettergli qualche grillo in

testa. Ha sbagliato indirizzo. Ma no, io sono... Buongiorno e grazie. Ma no, io

sono venuto per fare quattro chiacchiere, per parlare del nostro

sport, del pugginato, che ci piace tanto.

Io non ho mica tempo da perdere, sai.

È mia moglie.

Empatica tua foglia.

È buona, è buona. Ma lo sai che in palestra si ricordano tutti sempre?

Ah, si ricordano? Eh, eh.

Ma dove lo trovano più, un campione?

Come a te, New York.

Beh, sono contento.

Cos'è, provolone?

Vuoi mangiare? Magna. No, no, andiamo a mangiare.

No.

No, è che sono ancora imbarattato perché ho mangiato con Dabalà e Rocchini. Ah

sì, me li ricordo, me ricordo.

Appunto, dato che loro organizzano il 28 al Palazzetto dello Sport, un torneo,

sì, dato che sì, Zaffaroni ha lasciato vacante il titolo. Ah,

so contento.

Guardi sempre le donne, eh?

No, no.

Eh, dai, dai, io non so come fai.

Eppure sei arrivato anche al titolo, sei arrivato. Io non lo so.

Sempre guardare le donne, niente allenamenti, eppure a loro li guarda.

Vuoi mangiare? Magna.

A guardare. Mi fa piacere, magna.

Ma, Giovanni.

No, dicevo, dato che sei in Polonia...

Ha lasciato vacante il titolo?

Allora la federazione ha pensato di organizzare un torneo di presidenti.

Bravo.

È tutto da ridere, eh?

Che c'è da ridere?

No, no, dico... Ma lo sai chi sono i presidenti, lo sai?

No.

Zamaglino, Di Palma e Borsignon.

Due morti e un cadare.

E Bortignon mica è tanto un cadavere.

Bortignon mena, sa va?

Mena, mena.

Ma chi mena?

Guarda, combinare un incontro con lui sarebbe come fare una rapina. Una

rapina. Ma perché ha abbandonato? Perché?

Io non riesco a capire. Il titolo in tasca, ci avevi. Guarda, col silico che

hai. Io non lo so, eh. Guarda che musso, sentite la rega roba.

Io...

Io divento manto, divento... E lo so io perché, i cazzotti fanno male. Fanno

male quando si prendono, ma quando uno ha il gioco di tronco come te... Beh,

insomma... Ma lo sai che Bortignon c'ha il sinistro di vetro?

Io l'ho visto combattere in tv.

C'è il pugno di vetro infrangibile.

Mena, mena, mena.

Bortignon mena brutto, lo dico io.

Lo metti giù quando vuoi.

E se lo dici te...

Artemio...

Beh,

ma qui come ti trovi?

Beh, discretamente, discretamente.

E' certo che fai un po' il cameriere, eh? E' certo.

Beh, insomma, dico, a cosi così, come va? Beh, so' contento, nonno, so'

contento. Certo che non è mica più come quando facevi la boxe. Era arrivato, era

arrivato, a quanto era arrivato?

A 300.000 pure.

Beh, lo sai che ti danno 200.000 lire se combatti al palazzetto. E poi vuoi

mettere il pubblico, i fans, il siarbo, insomma.

I cazzotti.

Lo sai che anche un giornalista mi ha domandato di te, mi ha domandato. Ah sì?

Che ti ha detto? Mi ha detto, ma Antinori, con me che ritorna a quadrato?

Ti ha detto così? Mi ha detto così, mi ha detto.

Mi ha detto, ma ti ricordi l'ultimo compasso? Eh, come non mi ricordo.

Forte, forte. Certo, i cazzotti.

Sei preso col destro, lo dico. No, no, no, col sinistro, io ho portato il

montante al fegato, va a vita. No, col destro prima, poi dopo si è andato

proprio col sinistro. Per le mie moglie, hai capito? Col gancio, io ho fintato e

lui mi ha arrivato prima all'occhio. Allora io, vengo, scusa.

Kilogrammi 94 e 400.

Amici sportivi, ci sfuggono i motivi che hanno suggerito questo singolare

repesciage di un vecchio pugile ormai fuori lizza da più di cinque anni per

metterlo a confronto con un giovane atleta nella sua migliore stagione.

Infatti, Bortignon va dal sinistro. Va bene, va bene!

Meno piano e attento a non fargli male.

Hai capito? Tiro sempre lontano. Non ti preoccupare.

Prima mi sono dimenticato di dirti una cosa.

Guarda che sul contratto ho dovuto per forza mettere una cosa.

Me l'hanno obbligato quei mascazzoni lì, me l'hanno obbligato. Devi stare in

piedi almeno una ripresa, capito? Se no non ci danno la borsa, capito? La borsa

non ce la danno, capito? Che fa che non sto su manco la ripresa? Ma io a quello

me lo mangio, sa?

è finito no il tuo angolo e quella sì sì so contento hai

capito forse notte nella

seconda ripresa seconda ripresa buttati per terra hai capito buca tipo tanto la

borsa e cosa te ne frega ma cosa te ne frega la borsa è

nostra

tirata mai nessuno, ma io l'ammazzo a quello!

Ma sei matto, eh? Io mi t'ho fuggito la cuglia! Ma io l'ammazzo! Ma chi è a dire

la cuglia?

Cinque,

sei, sette, otto, nove, out!

No, poverello, soffri non soffre.

Anzi, è contento.

Eccolo là, è diventato come un bambino.

Mello, Mello, Mello!

Ciao!

Ciao!

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