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Vedi, Caroline, se dopo due anni di terapia senti che non stai facendo più
alcun progresso, è possibile che tu abbia raggiunto un livello di
saturazione o che il tuo psichiatra abbia esaurito le frecce al suo arco.
Può anche succedere.
Forse è il momento di cambiare. È un tipo freddo e molto noioso.
Beh, devo ammettere che passare due anni a stretto contatto con uno psichiatra
freddo e piuttosto noioso deve essere frustrante. Sono d'accordo.
Grazie, dottor Crane. Le posso promettere che ci penserò.
Potrò chiamarle di nuovo per riversarle addosso ai miei problemi.
Certo, mi consideri pure la sua discarica mentale.
Bene, se n'è andato anche questo venerdì, Seattle.
E il dottor Frazier Crane vi augura un buon fine settimana.
Bel lavoro, Frazier. Oh, Rose, sto aspettando questo momento da sette
giorni.
È questo che mi piace di te, Fraser. Tu lavori duro, ma non ti scoraggi.
Rose, non hai idea di quanto aspettassi con ansia questo fine settimana.
Arriva il momento in cui anche il più coscienzioso degli psichiatri si può
riempire le scatole dei problemi degli altri.
Salve, uno di voi due è Rose Doyle? Sì, ma io non uso il mascara.
Prego.
Forse è il regalo di un tuo ammiratore, Rose.
Sarà... sarà una collana di perle.
Ho un paio di orecchini.
È un pezzo di formaggio.
Beh, sai, con il vestito adatto fa la sua bella figura.
Me lo mandano i miei genitori dal Wisconsin. C'è stata una riunione di
famiglia nel caseificio di mio zio. Perché non ci sei andata? Non ne ho
avuto il tempo, ma sinceramente mi sarebbe piaciuto. Fraser, io lì mi
diverto moltissimo. Come quella volta in cui eravamo a tavola, sepolti dai
latticini, mio zio ha iniziato a parlare il linguaggio dei formaggi. Sai, invece
di dire ciao, come stai? Dice come...
E l'altro risponde, oh, ha fumicato.
E così cominciano a dire battute una dopo l'altra. Beh, se io fossi lì,
cercherei subito una pistola.
Non scherzare. Io gli voglio molto bene. Oh, Rose.
Ti chiedo scusa. Facciamo dei giochi, cantiamo canzoni. Ma certo, non volevo
offenderti. E a volte la zia Libby fa la palla di cannone del lago.
I ricordi devono essere proprio... E quando lo zio Ned si ubriaca, prova a
mettere i pantaloni alle mucche che sono nel caseificio.
Sta calma.
Senti, Rose, se quello che ti manca è davvero l'atmosfera familiare, perché
non vieni a casa mia? Oggi è il compleanno di mio padre. L'anno scorso l
'avevo dimenticato e stavolta voglio rimediare. C'è soltanto una regola. Devi
solo pensare a divertirti. Fraser, io non so se ho voglia di venire. Rose, io
insisto. Non c'è nessun'altra con cui preferirei passare una serata. E poi non
posso vederti così. Io non... Ne sarei affumicato.
Sei davvero tanto carino.
Sono tornato.
È il compleanno di qualcuno oggi?
Spero che siate dell'umore giusto per festeggiare. Io non vedo l'ora.
Inca giù il bastone quando parla con me.
Vi prego, ditemi che non succede di nuovo. Ho deciso cosa voglio per il mio
compleanno. Licenza da fre.
Sareste costretti prima a riassumermi. Mi licenzio io. Non voglio più rimettere
piede qui e rivedere questo vecchio che si trascina con un treppiede.
Cosa c'è stavolta? Siamo alle solite. Io gli ho detto di fare i suoi esercizi e
lui ha storto la bocca come fanno tutti i bambini viziati. Perché non gli dice
in che modo me l'ha chiesto? Prima ha svuotato la mia lattina di birra nel
lavandino e poi ha suonato il gong sulla pentola. Sono qui per la sua salute e
non per la sua amicizia. Beh, perfetto, perché io ce l'ho già un amico e lui non
sta tutto il giorno a starazzare. Betty, prendilo!
Smettetela. Voi litigate sempre per lo stesso motivo. Non potreste rimandare il
tutto a domani. Stasera fingiamo di essere felici.
Sono andato da Emilio a prenderti la torta al limone che ti piace tanto.
Qualche stuzzichino e una bottiglia di champagne.
Vediamo di calmarci e di goderci la serata.
Questa deve essere sicuramente Rose. Sentite, lei è un po' giù di morale.
Quello di cui ha bisogno è un ambiente tranquillo e accogliente. Francamente,
ne avrei bisogno anch'io.
Non potreste fare una fregua?
Sì, basta che mi sento stretta a parlare.
Ciao, Frazier.
Signor Martin, con i migliori auguri di buon compleanno. Non dovevi disturbarti,
davvero.
Grazie, Rosa, le conserverò gelosamente.
Riuscirebbe a mandarle giù ancora sigillata. Qui c'è un compleanno da
festeggiare, cerchiamo di comportarci civilmente.
Sei solamente un ciarlatano.
Sei incredibilmente scorretto.
Buon compleanno, papà. Grazie.
Nice, ma di che cosa stai parlando? Oggi tu hai parlato con una mia paziente,
Caroline. E con i tuoi metodi da fast food della psichiatria l'hai convinta a
lasciarmi.
E così Caroline era una tua paziente? Due anni del mio duro lavoro spazzati
via da soli due minuti della tua Mac-terapia.
Nice. Le ho soltanto suggerito di apportare qualche cambiamento. Basato su
quale principio diagnostico? Più salsa e meno verdura?
È davvero divertente. Sicuramente questa vostra animosità deve essere un fatto
ereditario. Qua.
Esattamente, papà. Qua.
Io stavo parlando a lei. Ehi, non la indicare con quell'arnese. Vuoi anche
dirmi cosa devo fare? Ma ti siete dimenticati che oggi è il compleanno di
papà. Cercate di avere un po' di rispetto.
Avevo espressamente chiesto una tregua. Ehi, ora basta!
Rose, dove vai?
Vado lontano da qui. Oh, ma non è successo niente. Facevamo solo quattro
chiacchiere.
Lo so, ma voglio restare da sola.
Grazie, ragazzi. Sono stata benissimo.
Noi dovevamo farla divertire. Lei? Guarda che è il mio compleanno. Giusto,
e ora siamo arrivati al momento che aspettavamo. Chi vuole la torta?
Sentite, non voglio trattenere nessuno più di quanto sia necessario, perciò ora
faremo il rito abbreviato. Grazie per la splendida festa.
Avevi l'alito un po' pesante, papà.
Tutta la città è senza luce. Dio, è proprio un blackout. State calmi. Ci
saremmo potuti trovare anche in posti peggiori. Nell'ascensore. Oh mio Dio,
Rose. Avrei preferito Daphne.
Mi ridi a quel bastone.
Forse dovremmo fare un po' di luce.
Eddie, dove sei finito? Le chiedo scusa, dottor Craig. Non è niente, Daphne.
Daphne, dov'è la lampada a petrolio? È in cucina, la vado a prendere. Va bene,
tu, papà, accendi una candela.
Mi scusi, dottor Craig. Non può capitare.
Eddie, dove sei, Eddie?
Ma porca la trovata!
Così va un po' meglio. Vado a prendere la mia radio, voglio sapere che sta
succedendo. D'accordo.
Oh, Rose!
Rose, stai bene? Sto bene.
Ho rischiato di rimanere in ascensore. La porta si è aperta solo al
quattordicesimo piano.
Così sono uscita pensando se fosse meglio dirigermi qui da voi oppure
avventurarmi in strada e correre il rischio di incontrare dei
malintenzionati.
Ho cominciato a scendere per un paio di piani.
Ma poi ci ho ripensato.
Vedrai che già mi staranno svaliggiando l'appartamento. Sì, mi hanno detto che
in certi mercatini vanno a ruba degli orrendi tavoli da caffè in formica.
Beh, in questo campo io ho una mentalità abbastanza aperta. Tu invece non
compreresti una sedia se prima qualche effeminato aristocratico francese non ci
avesse posato le sue chiappe regali. Luigi XIV non era effeminato. I tacchi
alti erano di gran moda in quel periodo. Vorrei guardare nella tua scatina. Non
permetto a nessuno... Silenzio!
Silenzio!
Basta!
Potete rimanere qui nella penombra a rovinarvi la serata oppure provare a
divertirvi. Io chiamo Maris.
Lui se la rovina. Voi che cosa fate?
Io vado a prendermi un bel bicchiere di vino.
Beh, credo che non sia più il caso di fare le bistecche. Vado a vedere se
trovo qualcos'altro.
Grazie.
Scusi, dottor Craig. Non è niente.
C'è stato un guasto alla centrale di Seattle. Adesso ci stanno lavorando.
Pronto? Maris, grazie a Dio ti ho trovato. Senti, non c'è motivo di
agitarsi. L'importante è restare calmi.
Per il blackout.
Maris, Maris, togliti la maschera.
No,
no, resta calma. Cara, tesoro, ti prego. Tesoro, cara.
Tesoro, no, senti.
Sta bene.
Oh, guarda, qui c'è qualcosa che fa al nostro caso.
Due belle confezioni di gelato, crema e vaniglia ancora nuove. Beh, certo vanno
consumate, altrimenti finiranno per sciogliersi. Non c'è da preoccuparsi, il
freezer le terrà freddi ancora per 24 ore. Stia zitto.
Non vorrei sembrare un nostalgico, ma rimpiango l'anno scorso quando ti
dimenticassi del mio compleanno.
Bene, adesso sapete cosa bisogna fare?
Bisogna ravvivare un po' questa serata. Facciamo un gioco, d'accordo? Qual era
quello che abbiamo fatto dai Van der Kellins mentre usavano la servitù per
rievocare una partita a scatto?
Oh sì, ora ricordo. Credo si chiamasse Io sono un idiota. Scegli almeno un
gioco in cui anche gli altri possano vincere.
Va bene, vediamo come va a finire, d'accordo? Coraggio, papà, vieni qui. La
regola di questo gioco è che tutti abbiano qualche penny e che cerchino di
vincere quelli che hanno gli avversari.
Aspetta, rallento un attimo.
Dunque, vediamo. Se dovessi cominciare io, potrei dire io sono proprio un
idiota perché non sono mai stato sulle montagne russe e così chi tra voi è
stato sulle montagne russe dovrà darmi un penny. Bene, credo che ora ne abbiamo
tutti a sufficienza.
Chi vuole iniziare?
Daphne? Ora non ho niente da dire. Beh, almeno si sforzi. Provi a dire la prima
cosa che le viene in mente. Io sono proprio un idiota perché... Non riesco a
pensare a niente. Forse perché non ho mai fatto l'amore in ascensore in una
cabina telefonica o a bordo di un aeroplano oppure, non so, su una
giostra. Ma non è certo così che riuscirà ad avere i nostri penni.
Dovrebbe far riferimento a qualcosa che uno di noi possa realmente... aver
fatto.
Ero al liceo e cercavo solo di trovare una dimensione.
Perché nella nostra eri già stata con tutti.
Coraggio, papà. È il tuo turno. E va bene, io sono proprio un idiota perché
fino ad oggi non sono mai andato in Francia.
Magnifico, papà. Hai capito il meccanismo. Ora tocca a te, Niles.
Non hai qualche rimorso?
Beh, fammi pensare, io sono proprio un idiota perché non ho mai sabotato la
carriera di mio fratello. Ehi, vogliamo darci un taglio? Sì, lo di anche alla
lingua di suo padre.
Guarda, guarda.
Voi mi state torturando. Presenterà un reclamo ad Amnesty International.
Adesso fa anche l'ufficio.
Abbastanza, me ne vado. Ma papà, non hai nemmeno assaggiato la torta. Si può
sapere dove va. In bagno, con l'asciugacapelli acceso, così saprò
quando sarà tornata la corrente.
Beh. Si è fatto molto tardi. È ora di affrontare il buio e di ritornare da
Maris.
Spero che non si comporti come durante quella tempesta. Per farla uscire da
sotto le coperte ho dovuto legare il prozac a una cordicella.
Rose?
Vuoi una fetta di torta?
No, grazie.
Sembra proprio il Wisconsin.
Tutto buio e deserto.
Chissà che belle cartoline, eh?
Rose, per quale motivo non sei andata dai tuoi parenti se l'avevi sempre
fatto?
Beh... No, no, hai detto che per oggi non vuoi più sentir parlare di problemi
e io sono d'accordo. Sì, ma abbiamo ancora tempo anche per un altro
ascoltatore, se vuoi.
Beh...
Tutti gli anni vado dai miei parenti e mi sommergono di domande e io sono
costretta a dare sempre le stesse risposte.
Non sono sposata, non ho bambini.
Sì, ho sempre quel bel tatuaggio. No, non puoi vederlo.
Sarebbe magnifico andare lì e dire che ho fatto una carriera favolosa.
Ma la tua è una splendida carriera.
Raccontalo ai miei parenti. Sai, a sentir loro io sprecherei quattro ore al
giorno al telefono con un esercito di perdenti e il più delle volte di
complessati che poi affido a una specie di santone della psiche che non fa altro
che dar loro dei consigli inutili.
Ma non è che lo pensi io, è quello che dice l'ozio Ned.
Oh, certo, quello che vuole vestire le mucche.
Sai, dieci anni fa nella KACL non c'erano donne.
Tu sei una pioniera.
Hai vinto dei premi e aiuti le persone.
Forse è proprio così.
Forse ti aspetti troppo dal tuo lavoro. Che ne dici di esplorare nuovi lati
della tua vita? Può darsi che sia il momento di una relazione seria.
Forse hai ragione.
Insomma, per quanto ancora dovrò andare dietro a quei venticinquenni tutti
muscoli senza un briciolo di cervello? Esatto, Rose.
No, sul serio, è una domanda. Per quanto? Tre, quattro anni?
Questa non ci voleva.
Daphne, sta bene? Sono mortificata. Ho rotto quel cucchiaio antico che suo
padre aveva preso da Atlantic City.
Le garantisco che quando avrò la mia cucina, terrò i cucchiai ordinati negli
appositi cassetti.
L'ho sempre detto. Non appena avrò messo da parte 2.000 dollari, io mi prenderò
una casa.
E ora quanto ha da parte? 4.000.
No, so benissimo che cosa starà pensando.
Perché non prendo una decisione? Cosa mi trattiene qui? No, veramente pensavo che
forse la pago troppo.
Tutti gli amici mi dicono dovresti andare a vivere da sola, avere una casa
e farti una vita.
Perché continuo a stare qui?
Beh, forse perché ci vuole bene.
Lo sa, mia nonna aveva un gatto, era un vero disastro. Non faceva che rovinarle
i mobili e io le chiesi perché lo tenesse. Lei mi rispose che forse le
faceva piacere avere qualcun altro dentro quella casa.
Sì, ma a me in questo modo sembra di non essere per niente ambiziosa.
Io adesso potrei lavorare in un ospedale o in una clinica. Ha ragione, ma
probabilmente per lei ora non è la cosa più importante.
Preferisce far parte di una famiglia.
Che cosa c'è di male?
Credo che non ci sia niente di male.
Ad ogni modo, gli amici mi chiedono come faccio a vivere con una persona così
esigente. Ah, io sarei esigente? No, lei per loro è solo un pallone gonfiato.
Ma lei ha capito che non lo sono? No, ho capito che non devo farci caso.
Scusatemi, io prendo una birra. So che non è l'ideale per la mia salute e so
anche che mi farà ingrassare. E che invece di mettermi a bere potrei fare
gli esercizi. Deve aggiungere qualcos'altro? Certo!
Buon compleanno, vecchio brontolone.
Questa è una tattica per confondermi.
È ancora tiepida. È come la vecchia Inghilterra, un altro posto dove non
potrò mai andare.
Tu hai detto che saresti andato in Europa non appena la tua gamba fosse
migliorata. Ora dici che non ci andrai più. Cos'è cambiato?
Niente. La mia gamba è malandata come un anno fa.
Pensavo che sarebbe migliorata, ma purtroppo resterò così tutta la vita.
Tu non riesci a capire. Tu sei felice su quella poltrona, a parlare con quegli
svitati, a vivere di immaginazione, ma io ero abituato a muovermi.
Eddie!
Senti, papà, ma tu puoi ancora viaggiare?
Forse non potrai... passeggiare per Parigi, ma... puoi sempre sederti a un
caffè e lasciare che sia Parigi a mostrarsi.
E potresti offrire un bel bicchiere di vino alle mademoiselles.
O magari potresti offrirgli anche una bella birra. Chissà che razza di birra
avranno. Potresti portarti quelle che ti ha regalato Rosie.
A Parigi... saresti il classico americain.
A Parigi adorano gli americani.
Con i baffi sarei più interessante.
Sono sceso di 19 piani.
Porta garage elettrica bloccata.
Risalgo di 20 piani. Era buio. Mi ha aperto una pazza. Grosso cane.
Ho rischiato la morte.
Ehi, attrezzato a te, amico!
Ma con chi state parlando?
Con degli scalmanati qui sotto. Venga fuori, Martin, che glieli voglio
presentare.
Eccomi. Adesso arrivo.
Su, coraggio, dammi il capotto. Ah, perché?
Mi vuoi portare via anche questo?
Finiscila, Niles. Ti comporti in modo irrazionale. La cosa non mi tocca. Sei
tale quale a papà.
Fresi, ritira quell'affermazione.
Non fingere di avercela con me, Niles. Io non ho mai detto a quella donna di
lasciarti. Ho detto di prendere una decisione. È stata una sua scelta.
Forse sei arrabbiato perché lei non è migliorata.
Vedi, io non sopporto che tu mi faccia una critica alla quale non posso
replicare. Ma ho ragione o no?
Certo, ecco perché non lo sopporto.
Tu sai che io ho cercato davvero di aiutarla.
Sì, certamente.
Niles, tu sei un perfezionista.
Anche per i migliori c'è una causa persa.
Avrei preferito essere io a dirle che era il momento di smettere.
Invece di uno dei più loquaci ed esperti dottori della psichiatria radiofonica.
Quegli scalmanati ci hanno invitato a partecipare a un black out party. E
hanno la birra gelata. E di buona marca. È buffo, prima mi sentivo depressa e ora
invece sono dell'umore giusto per fare follia. Allora vengo anch'io. Ma questa
festa non vi piace?
Lì ci sono tante persone. E pagano il barbecue.
Coraggio, Fresi. No, no, lasciatemi stare, a me è già passata la voglia di
festeggiare. Andiamo. Ora non faccio il guastafeste. Ah, non si stupisca, gli è
sempre piaciuto distinguersi. Va bene, aspettate.
Forse è il momento di spiegarvi il modo in cui vive la vita colui che definite
un guastafeste.
Per tutta la settimana io ho a che fare con delle persone disturbate e con chi
mi fa degli scherzi idioti.
E quando poi mi tolgo la cuffia, non finisce lì.
Anche per strada, dentro i bar, nel mio palazzo, mi vengono a trovare a casa con
centomila problemi.
Credono che questa sia una cosa normale solo perché è il mio lavoro.
Ma ogni volta che cerco di aiutarli, loro mi sottraggono una piccola parte di
me stesso.
Un po' questo, un po' quello, un po' questo, un po' quello.
E mi riducono come la carcassa di una povera zebra ricoperta da famenici
avvoltori.
È accaduto anche questa settimana.
Io avevo dei grandi progetti. Volevo tornare a casa e passare una piacevole
serata con la mia famiglia. Ma al mio ritorno ho visto tutti voi che vi
comportavate peggio dei Borgia quando erano nervosi.
Io mi sono sacrificato.
Ho offerto a tutti il mio aiuto.
E ora vi sentite meglio.
E appena qualcuno del balcone di sotto vi fa un paio di fischi, voi togliete il
disturbo senza neanche dire grazie.
Beh, vi ringrazio per il vostro interessamento. Ora ne ho abbastanza
delle persone e di tutti i loro problemi.
Il dottore è stanco.
Non volevo parlarti di me. Basta, smettetela. Accetto le vostre scuse.
Allora andiamo.
No, ascoltatemi.
Io vi voglio molto bene, davvero, dovete credermi. Ma adesso quello che desidero
è restare qui da solo dove nessuno ha bisogno del mio aiuto.
Allora, mi porteremo da mangiare. Ti prenderò io qualcosa dal barbecue.
Certo, ci vediamo dopo.
Divertitevi. Sì.
Oh mio Dio, attenti, teniamoci per mano.
Adesso ti ci metti anche tu, Eddie.
No, non voglio farlo.
No.
But I don't know what to do with those tossed salads and scrambled eggs They're
calling again Frasier has left the building
Can't find what you're looking for?
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