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Nella stessa cittadina siciliana dove anni prima Corrado Cattani iniziò la sua
guerra con la piovra, un detenuto, Rosario Granchio, chiede di parlare con
la giudice Silvia Conti, ma viene ucciso. La giudice si fa trasferire in
Sicilia e comincia a indagare, aiutata dal giovane vicecommissario Breda. La
morte di Granchio spinge sua figlia Sara a uccidere l'amante, e per un tragico
errore anche il figlio naturale, di Nuzzo Marciano.
il boss assassino di suo padre e del suo fidanzato.
Rimasta sola, Sara è costretta a unirsi alla banda di suo fratello Biagio, che
contende il controllo del racket a Nuzzo Marciano. Ma il boss massacra i compagni
di Sara e la ragazza decide di collaborare con la giustizia sotto la
protezione di Silvia Conti. Dalla Russia, intanto, arriva Saverio Bronta,
un italiano espatriato che a Pietroburgo ha scoperto un colossale traffico di
denaro sporco gestito da una nota industriale siciliana, la contessa Olga
Camastra, antica amante di Cattani. Bronta si allea con Nuzzo contro la
contessa e insieme si impadroniscono di 50.000 miliardi di proprietà dei
misteriosi soci della Camastra.
Intanto il commissario Breda ha trovato in un cimitero di mafia dei resti umani.
Grazie a Stefano Mura, un giovane mago dei computer, da quei crani vengono
ricostruiti dei volti.
Sara li riconosce come i compagni di suo padre, Rosario Granchio. Insieme a
Saverio Bronta e Annuzzo Marciano, costituivano anni prima un unico gruppo
criminale. La cosa viene confermata da Chiara, la moglie di Saverio Bronta, che
si è messa sotto la protezione della Conti e, delusa dal marito, inizia una
tenera storia d'amore con Stefano Mura.
Intanto Bronta invia anonimamente alla Conti le prove sui traffici della
Camastra, denunciandola. La Contessa viene arrestata.
e Bronta si reca in un paese dell'est a incontrare il professor Ramonte, un
tempo potente uomo politico siciliano.
Bronta espone davanti a Ramonte e ai soci della Camastra, riuniti in una
misteriosa associazione chiamata Accademia di Tule, un piano per usare i
50.000 miliardi che ha loro sottratto per riconquistare il potere perduto in
Sicilia. Il procuratore capo Orione sottrae al giudice Conti l'inchiesta
sulla Camastra, ma Silvia, in un drammatico interrogatorio notturno,
strappa alla sua antica rivale in amore una confessione. Fu lei a organizzare la
morte di Cattani per conto di mandanti di cui non vuol fare il nome.
In cambio, la camastra ottenne di essere assolta dalle accuse mossele da Cattani
grazie alla corruzione del giudice Orione.
Ma di me ne esci tu!
Grazie.
Sì, sono io.
Aspettavo la sua telefonata.
Questa storia rappresenta un serio problema.
Lei mi aveva assicurato che la Camastra non avrebbe parlato.
Con la sua confessione la Conte ci può distruggere.
Ma stia calmo.
Entro domani il problema Camastra non esisterà più.
I nostri amici sono già al lavoro.
Ormai è tardi.
La Conte è un esaltato, una fanatica.
Se la Gamastra ha parlato del Catania non la fermiamo più.
Ma non stia a preoccuparsi della Conti.
Questa volta ha fatto un passo falso.
Risolveremo il problema della Gamastra e quello della giudice in un colpo solo.
Dica al professore di stare tranquillo.
Mi tengo informato. Non si preoccupi.
C'è poco tempo.
Mi dispiace soltanto che non saranno le mani mie a farlo.
La notizia non è ancora ufficiale. La Contessa Olga Camastra si sarebbe tolta
la vita stamattina impiccandosi nella sua cella dove era detenuta sotto l
'accusa di aver riciclato capitali sporchi.
Se confermata, la morte della nota manager susciterà grande clamore,
considerato che segue a quella del marito, Alto Rannisi, rimasto vittima di
un infarto poche settimane fa, mentre si trovava agli arresti in ospedale sotto l
'accusa di favoreggiamento nei confronti di Aragonese, il noto boss mafioso.
Mi dispiace signora, ma non si può entrare. Sono un magistrato, aprite.
Non può passare nessuno, tutti i permessi d'entrata sono stati revocati.
Ora tu chiami dentro e dici che c'è la giudice Silvia Conti, sbrigati!
Che facciamo adesso?
Non lo so, Olga non era tipo da suicidarsi, voleva vivere.
Chi ha trovato il corpo? Voglio parlarci.
Perché non sono stata avvertita?
Lei non doveva essere avvertita.
Non ha niente da fare qui.
Io voglio protestare vivacemente per l'intimidazione della dottoressa Conti.
Dove sono le prove del suicidio? Voglio vedere i rilievi della scientifica.
Lei ha interrogato la Camastra illegalmente, senza un avvocato
difensore, senza lo straccio del verbale, senza essere titolare dell
'inchiesta. La Camastra avrebbe firmato una confessione stamattina. La Contessa
non potrà più fermare niente. È morta, si è suicidata e lei ne è responsabile.
Perché non ci chiede che cosa ha detto la Contessa? Non lo vuole sapere? Lascia
perdere.
La defererò al Consiglio Superiore.
Mi riservo di aprire contro di lei un procedimento per istigazione al
suicidio. Lei come giudice è finita.
Si comincia a parlare di giustizia che uccide.
Serpeggiano amarezza e delusione per la sconcertante condotta di un giudice fino
a ieri ritenuto modello.
Per ora la Conti è trincerata dietro un muro di silenzio. C'è grande attesa per
l'udienza alla commissione del consiglio superiore della magistratura dove il
caso della dottoressa Conti... La sola da storia prima.
Ti levano il sostegno dall'opinione pubblica.
E poi diventi un bersaglio.
Perché non facciamo qualcosa?
Perché non diciamo che la Camastra ha accusato Orione? La confessione non ha
valore, era illegale e non c'è nemmeno il verbale.
Ha ragione Orione.
E in più è lui che mi accusa.
Se lo attacco avrebbe l'effetto opposto.
Direbbero che l'ho fatto per motivi personali.
Dov'è il biglietto dell'aereo?
Ce l'ho io. Partiamo alle sette e mezza.
Come partiamo?
Io parto con te.
No.
Da questa situazione devo uscirne io. Nessuno può far niente.
Lo vedete come s'atteggia?
Guardatelo.
Sembra una star.
Ma possibile che non possiamo farci niente?
che ci abbiano fregato così.
Una cosa la posso ancora fare.
Come sapete, sono stato chiamato a fare un altro lavoro, ma il mio cuore è
ancora qui, in questa università.
Ed è per questo che sono stato felice di accettare l'invito ad aprire il vostro
corso di studi.
Questo mi dà l'occasione per dimostrare come il lavoro di parlamentare regionale
Non sia poi così lontano da quello di geologo.
Ecco, guardate.
Questa è pietra lavica.
All'origine era magma.
Nera, dura, sembra l'immagine della morte.
Ma qui c'è la vita.
La natura, sbriciolandola, ha creato uno dei terreni più fertili.
La Sicilia un tempo era il granaio d'Italia, ma da questa terra...
qualcuno ha preferito fare mattoni.
L'hanno strappata dal fianco delle montagne, hanno soffocato le falde
acquifere, hanno estirpato boschi, hanno prosciugato fiumi e
hanno eretto dighe dove non c'era l'acqua. L'unica ossessione era quella
di costruire sempre di più.
Perché?
Perché con la speculazione edilizia e la corruzione che l'ha accompagnata molti
mafiosi hanno accumulato enormi capitali che successivamente hanno potuto
investire nel nuovo mercato dell'eroina e da qui nell'economia legale anche del
nord.
Chi le ha dato questi documenti?
Daniele Rannisi che ha ereditato le imprese Camastra.
È la contabilità nera del gruppo. E per quale ragione è venuta da me?
Beh, ho pensato che come membro della commissione regionale contro il
riciclaggio, lei può dimostrare che le imprese camastra si finanziano con soldi
sporchi. Lei lo sa come si prepara un'eruzione vulcanica, dottoressa Conti?
Il denaro sporco è come la lava, scorre sotto terra.
Si mescola alla terra buona.
Inquina e riesce a diventare indispensabile.
Fino a poco fa questo fiume di denaro era in fuga verso l'est o verso i paesi
asiatici.
Adesso lo vedo riaffiorare qui, creando le basi per un nuovo avvelenamento dell
'economia legale.
È il caso delle imprese camastra.
Potrebbe essere il primo della nuova strategia mafiosa.
In questo periodo di confusione stanno iniziando un'opera di infiltrazione
economica.
Lei che cosa può fare?
Chiederò un'inchiesta pubblica e... il sequestro dei capitali.
Faranno qualunque cosa per fermarla.
Potrò sempre tornare a fare il professore di geologia a tempo pieno,
eventualmente.
Non hai mangiato niente?
Ma che hai paura, che ti avvalenano?
No, è che non c'ho fame.
Eh, ti capisco.
Per te è un vero guaio questa storia della giudice.
Purtroppo... Ora sei rimasta l'unica testimone a carico di Nuzzo dopo che la
contessa è morta. Nuzzo non mi fa paura.
Ho dato la mia parola a Silvia. Ma aiuterà lei al tribunale?
Bisogna vedere se ci sarà il tribunale.
Che vuoi dire?
Che la trasferiscono, come minimo.
Ti ho portato quello che ti avevo promesso.
Dentro. C'è una vecchia gazzetta di cantautori.
Però quando torno me la ridai, eh? Ci tengo.
Perché? Dove vai?
Devo stare fuori solo qualche giorno.
Non ti preoccupare.
E qua chi ci rimane al posto tuo?
Chi lo sente a quest'ora?
Coprimi tu, sostituiscimi, inventati qualcosa.
Ma Silvio dov'è? Che gli è successo?
Deve andare a Roma.
Ma lei è una giudice, perché le fanno questo processo?
Non è proprio un processo.
Lei spiegherà come sono andate le cose e le crederanno.
E se non le credono?
Non ci torna più qua.
Andrà tutto bene.
Johnny!
Come faccio?
Come faccio senza di voi?
Ho paura.
Non ti preoccupare.
Torno presto.
Non dire niente.
Ormai mi devi buttare giù dall'aereo per farmi scendere.
Grazie.
Ho sentito bene.
Hai detto grazie?
Sì, ma non ti ci abituare.
Abbiamo la massima considerazione per lei e per i suoi meriti, dottoressa.
Ma se si rifiuta di dare spiegazioni, aggrava la sua posizione.
Come possiamo aiutarla?
Per compiere una scorrettezza così grave avrà avuto dei seri motivi.
Quali rivelazioni cercava di ottenere dall'imputata?
Ed è riuscita a ottenerle?
Ha subito delle minacce?
Non può parlare? Non voglio mancare di rispetto a questa commissione, ma non mi
è possibile portare elementi in mia difesa.
Accetterò le vostre decisioni.
Vi chiedo solo di non coinvolgere i miei collaboratori.
Sono io la sola responsabile, so... di aver sbagliato.
sospesa dal suo incarico. Non potrà più condurre alcuna inchiesta in attesa del
verdetto definitivo.
La Gamastra è morta.
La giudice è fuori gioco e coi 50.000 miliardi compreremo la città.
Resta solo Sara Granke a darti fastidia.
Quella è un problema mio.
Dovevano sospenderti dalla magistratura per avere una giornata libera.
A cosa stai pensando?
A niente.
A volte è bello non pensare a niente.
Anche davanti alla commissione d'inchiesta li guardavo, ma era... come
se non fossi lì.
Perché non ti sei difesa?
Perché avevano ragione.
Le regole vanno rispettate.
Ma la Camastra ha confessato, no?
E se al posto mio ci fosse stato un giudice colluso con la mafia e al posto
della Camastra un innocente da intimidire? La legge o vale per tutti
oppure non vale.
Le tue inchieste adesso passano al giudice Orione.
Che pensi di fare?
Ancora non lo so.
Sono molto stanca.
Cos'è?
Che cosa hai fatto?
La lettera di trasferimento.
Ce l'ho in tasca da due giorni.
L'avevi chiesto tu?
Mi rimandano qua a Roma, al commissariato sotto casa mia.
Un mese fa avrei fatto i salti di gioia.
Ma tu?
Che hai intenzione di fare?
Non ti lascerò sola.
Silvia.
Se torni in Sicilia ti ammazzano.
Dai, vieni.
Che prima di tornare in guerra ti presento una persona.
Come sta adesso?
Meglio, molto meglio. Lavora.
Se continua così potrà uscirne presto.
Hai fatto bene a venire. Per lei sei sempre un punto di riferimento, lo sai.
Era un pezzo che le cose non andavano bene.
E poi una sera mi hanno beccato la roba in casa.
E per Gianni sono stati guai grossi. L'hanno spedito in Sicilia.
Da quando siamo separati...
Lui mi viene a trovare spesso qua dentro.
E adesso tornate insieme laggiù.
Mi ha parlato tanto di te.
E scommetto che di me non ti ha detto niente.
Sì, mi ha detto che vi siete amati molto.
Io gli voglio ancora molto bene.
Sembra che la dottoressa Conti debba rispondere anche del caso di Sara
Granchio, la pluriomicida alla quale ha concesso uno speciale regime di
detenzione, un'indulgenza scandalosa che questa emittente segnala da settimane.
Il caso Granchio fece molto scalpore per la sua inumana ferocia... Che ti avevo
detto?
Voleva spostare le montagne, la giudice.
E non ha spostato niente.
Nemmeno un sassolino.
E ora ci vai di mezzo tu.
Tornerà qua, non mi lascerà da sola.
A Silvia la sostituiscono, non hai sentito?
Ma che ti credi? Che ti lasciano qua con la televisione e tutto il resto?
In galera ti sbattono, di sicuro.
Là non ci sarò io a proteggerti.
Ma tu da che parte stai?
Non mi piace vedere una come te che si rovina la vita per niente.
Purtroppo sei rimasta l'unica testimone a carico denunzio.
Ti tocca questa croce.
E che ci posso fare io?
Io quelle dichiarazioni le ho fatte e firmate.
Beh, non lo so.
Il procuratore Orione certe cose le capisce.
Puoi sempre dire che è stata Silvia a costringerti a firmare quella
dichiarazione. Come con la Contessa Camascia.
Pensaci, figlia mia.
Sei così giovane.
Io intanto parlo col procuratore, va bene?
Ma non ci pensare troppo.
Domani mattina mi devi dare una risposta.
Ricordati che hai ammazzato un bambino.
Tua moglie ti vuole ancora molto bene, lo sai?
Adesso sta meglio, per fortuna.
Perché io non posso pensare a lei ora.
Caro Gianni, cara Silvia, non penso che vi rivedrò più.
Ho tante cose da dire e c'ho poco tempo.
L'ispettore Livoti ha ragione quando dice che a me nessuno mi può perdonare
per quello che ho fatto.
Perché sono io la prima che non mi perdono.
Ma poi siete venuti voi che mi avete arrestato.
Per me eravate solo sbirri, poliziotti.
Ma io che ho rubato.
Che ho ammazzato un bambino.
Sono stata trattata da voi come un essere umano.
Io non lo posso dimenticare.
Ed è per questo che non voglio tradire la fiducia che mi avete dato.
Il procuratore Orione ti vuole vedere.
Ho deciso di andarmene.
Che tanto una come me non serve a nessuno. E nessuno piangerà.
Devo stare attenta a non farglielo accorgere.
Avrò paura del salto.
Lui, lui lo capisce dagli occhi. Non lo devo guardare.
Ho contato i passi dal corridoio alla finestra.
Sono solo nove.
Gli ultimi li farò a occhi chiusi.
Lui non sospetterà.
Devo stare attenta, perché è furbo rispettare gli voti.
Una.
Io non volevo.
Perdonatemi, loro sono troppo forti e io senza di voi ho paura di non farcela
resistere.
C'ho solo 18 anni, ma me ne sento addosso 100.
Per vivere ci vuole qualcuno a cui pensare.
Io c'ho solo qualcuno per cui morire.
Nuzzo.
Perché se muoio non può cancellare più quello che ho detto.
Volevi fregare a me?
Il suo nome e la sua sorte sono stati segnati dalla strage della famiglia
Rodio, Sara Granchio, 18 anni. Da allora aveva deciso di collaborare con la
giustizia. Aveva denunciato un bosso, Nuzzo Marciano. Oggi si è tolta la vita,
forse vinta dai rimorsi, forse inseguita dalla paura. Stiamo per collegarci con
il nostro inviato, intanto restiamo in Sicilia e passiamo a un'altra notizia.
Secondo indiscrezioni, l'onorevole Monteverde, membro della Commissione
regionale contro il riciclaggio, starebbe per promuovere un'inchiesta
sulle attività finanziarie delle industrie camastra. Stando ai si dice, l
'onorevole Monteverde sarebbe sul punto di chiedere il sequestro del complesso
finanziario, accusato di essere un colossale strumento di riciclaggio di
denaro sporco in attività lecite.
Se ciò fosse vero l'economia di un'intera città rischierebbe la
paralisi. Si parla anche di un possibile sequestro giudiziario. Ricordiamo che le
industrie camastra con le società collegate danno lavoro.
L'alfiere da scacco al re.
Quando è successo?
La Conte ha consegnato il dossier a Monteverde subito dopo il suicidio della
Camastra. E lui vuole congelare l'industria Camastra. Ne faranno uno
scandalo che potrebbe arrivare a noi e distruggere i nostri progetti.
Lei lo conosce, professore. È un idealista, un fanatico, convinto di
avere la verità in tasca.
E la gente è con lui.
Mi sono fidato di te.
E ti ho appoggiato con tutto il credito di cui dispongo.
Ma sono stanco di nutrire false speranze.
Attento, Saverio.
Ormai non ho più molto da perdere.
D'accordo.
Tu hai fatto il danno e devi trovare il modo per riparare.
Io non intendo finire i miei giorni qua giù.
Un morto diventa un martire.
Un uomo vivo invece prima o poi si sporca.
Lei vuole corromperlo, ma è ridicolo.
Quell'uomo ha fatto dell'onestà una bandiera.
È un simbolo.
E noi la infangheremo questa bandiera.
Distruggeremo questo simbolo.
Che cos'è per lui quest'onestà di cui si freggia?
Una bella coccarda da mettere sul vestito, vanità.
Ed è questa la sua debolezza.
La sua faccia pulita.
Ci basta trovare un neo su quella pelle troppo bianca e crollerà.
Ponte Verde è un'occasione straordinaria.
Io non vi sto offrendo solo il ritorno in patria.
Io vi regalo il trionfo di un'idea.
Quell'idea che ha dominato tutta la vostra vita e che mi avete fatto
imparare sulla mia pelle.
L'uomo è fango.
I Monteverdi hanno convinto la gente di essere diversi.
Ma se dimostriamo che hanno mentito, allora quanti gli hanno creduto si
sveglieranno dal sogno e calpesteranno chi li ha illusi.
La notte.
Se gli incubi mi tormentano e non mi fanno dormire, lo sveglio e veniamo qui
a giocare, io e lui, senza parlare.
Sento il suo respiro regolare, guardo la sua mano bianca che solleva
delicatamente un pezzo e penso che fino
a quando io sarò vivo lui rimarrà così, puro, perché lui è innocente.
È solo un fanciullo.
Noi invece siamo uomini venuti a patti con il fango che abbiamo dentro.
Lo abbiamo usato come un fertilizzante per far germogliare ricchezza e potere.
Ma Monteverde crede di essere diverso, è vero, Severio.
Quell'uomo ha deciso di fare una passione intransigente della sua
purezza.
La adora come un idolo.
ne fa mostra e la espone al popolo come la veste di un fariseo.
Lui è convinto di essere una specie di santo.
Ma tutti i santi sono stati grandi peccatori, almeno un giorno nella vita.
Sapevo che mi avreste capito.
Lo volete ricattare?
E con che cosa?
E se non trovate niente?
Monteverde si è allontanato dalla politica e ne è rimasto fuori per anni.
Perché se non aveva nulla da nascondere?
E se così non fosse?
A volte i fatti inventati fanno più male di quelli veri. Lei lo può calunniare
quanto vuole, ma la gente non ci crederà.
Ha troppa fiducia in lui.
Fra qualche settimana, professore, io vi regalerò due cose.
Una città e la
sua anima più nobile.
Ti sei assunto una grave responsabilità, Saverio.
Hai saputo riaccendere una fiammella di speranza in un vecchio che non ne aveva
più.
Tienila viva e saprò essere molto riconoscente.
Lasciala morire e sarò implacabile.
Lei è molto fortunato, la stima del professore è un bene raro e prezioso.
Ed io lo terrò da conto.
Purtroppo ha un carattere mutevole, io lo conosco da anni, un grande uomo,
grandi idee, grandi progetti.
Ma a volte dimentica i particolari spiacevoli, è mio compito
ricordarglieli. Cosa vuole dire?
Lei ci aveva promesso che avrebbe allontanato per sempre dalla Sicilia la
giudice Conti.
Ma ci hanno avvertito che è tornata.
Guardi che è stata sospesa dal servizio, non può fare più niente contro di noi.
Lo spero. Un'ultima cosa, un'altra persona è tornata, sua moglie Chiara.
Ed è andata a mettersi proprio sotto la protezione di Silvia Conti.
Il professore potrebbe trovare tutto questo molto strano.
E molto pericoloso.
E dica, perché espone così sua moglie?
Ma cosa è venuto a fare qui a casa?
Sono preoccupato per lei.
Non la capisco più e non so cosa sta facendo.
Beh, non è più come una volta.
Hai trovato la valigia?
Sì. Ti serve aiuto?
No, devo prendere solo pochi vestiti.
Sono stata io un sister per sposarci.
I miei genitori sono morti quando ero piccola.
E Saverio, che era mio cugino, per me... è stato un fratello maggiore, un padre.
L'uomo più forte e intelligente che conoscevo.
Era inevitabile che lo sposassi, ma è stato uno sbaglio. Lui aveva bisogno di
un sostegno più che di una compagna.
Tra di noi la fiducia che c'è tra marito e moglie non c'è stata mai.
È malato, c'ha un pensiero fisso, un'ossessione che l'ha rovanato.
Ha sempre voluto nascondermelo, ma in Russia ho scoperto che si tratta di un
fatto che lo lega un uomo importante, il professor Ramonte.
E ora, ora si è allontanato da me.
Non hai mai parlato con lui di questo?
No.
Ho tentato, ma lui non me l'ha permesso.
Si è tenuto tutto dentro.
Io ho cercato di aiutarlo.
Ho cercato di guarirlo, di amarlo.
Come se per me fosse stato un dovere.
Ma non è stato possibile.
Andiamo via.
Tu lasciata sola, Chiara.
Via!
Vieni dentro.
Saveri, cosa vuoi?
Avanti!
Che hai fatto?
Si può sapere che stai facendo?
Ma che succede? Che hai?
Cosa credi di fare con me?
Avanti, parla, chi è quello?
Si chiama Stefano.
Che cosa vuole da te?
Ti vuole scopare? O magari l'ha già fatto?
No, lui non mi vuole scopare. Lui mi vuole bene.
Tu devi venire via da là.
Subito, devi stare con me.
Mi dispiace, non è possibile.
È troppo tardi. Se non fai quello che dico io te ne pentirai per tutta la
vita.
Che vuoi dire?
Voglio dire che fino adesso ti ho protetta.
Se resti ancora là ci andrai di mezzo anche tu assieme a loro.
Ma perché? Che cosa ci succederà?
Che cosa ci farai?
Io?
Io niente.
E allora chi?
I tuoi nuovi amici, quelli che mi dovrebbero proteggere.
Ma che stai dicendo? Ma che credi di saperne?
Saverio, io non so niente perché tu non mi dici niente.
E la verità da te non la saprò mai.
E lo sai cosa succederà?
Che alla fine lo saprò da qualcun altro chi sei veramente.
E sarà la cosa peggiore che ci potesse capitare.
Chiara, io ti voglio bene.
Noi ci vogliamo bene.
Io e te.
Mi dispiace, io non ce la faccio più.
Se te ne vai, divento pazzo.
Va bene, rimango con te.
Ma ho un patto.
Lascia tutto.
Le tue vecchie storie, l'odio che ti porta dentro, tutto.
Mi basta poco, Saverio, lo sai.
Mi basta una parola.
E non andrò più via.
Dillo. Dimmi di sì.
Il materasso non è granché, ma... Non ti preoccupare.
Ci dormirò benissimo, grazie.
E ora che sei sospesa, come fai?
Continuerò l'indagine come una privata cittadina.
Non c'è nessuna legge che lo vieti.
E non c'è nessuna legge che ci vieta di aiutarti, mi pare.
No.
Allora, abbiamo due piste.
Dobbiamo scavare nel processo alla Camastra. In cambio della sua
soluzione... Ha organizzato l'assassinio del commissario Cattani. Orione è l
'unico tramite che abbiamo con i mandanti.
Dobbiamo sapere tutto su quel processo.
E l'altra pista è dentro il tuo computer.
Nella lista in codice della Camastra.
Ci sono milioni di possibilità.
E potrei non riuscire mai a decifrare i nomi dei finanziatori della Camastra.
Devi riuscirci.
Se Monteverde fallisce, quella lista di nomi è l'unico legame che abbiamo fra la
Camastra e i suoi soci.
C'è sempre Orione.
Troveremo il modo per metterlo con le spalle al muro.
Chiara, cos'è successo?
Savario.
È qui. Da quanto tempo?
Era già in Sicilia quando sono arrivata.
Dice che si nasconde per i suoi nemici.
Ma io non ci posso più credere a quello che dice.
Lo so che è un guaio grosso.
In tutti questi anni si è riempito di odio, adesso non ci rinuncia. Non
rinuncia a che cosa?
Alla vendetta.
Si sta vendicando di chi gli ha rovinato la vita e per farlo se la sta rovinando
per sempre.
Ma ce l'ha mandata lui le informazioni che inchiodavano la camastra e
probabilmente anche la fine di Aragonese, opera sua.
Non ti ha parlato di Nuzzo? No, ma io credo che se lui sta qua loro stanno
insieme. Loro sono come fratelli.
E poi mi ha detto che ha degli amici nuovi.
Quali amici?
Io non lo so chi sono.
Io credo solo che avesse paura di loro, per questo non voleva parlarmi.
Chiara, scusami, ti ho svegliato.
Non dormevo.
Ora mi deve dire la verità.
Cosa ha fatto a sapere con Nuzza e gli altri?
Davanti, tu lo sai.
Io sono stanca di essere trattata come una ragazzina.
Ho bisogno di saperlo.
Sei anni fa, Chiara, quando tu sei fuggita, era successo
qualcosa di tremendo.
Ammazzarono un poliziotto famoso.
Il commensale Cattane.
Io credo che Saverio non avesse scelta.
Quando ti chiedono cose del genere, non te puoi rifiutare.
Adesso non mi devi lasciare più.
Stai tranquilla.
Stai tranquilla.
Buongiorno, permesso? Beati voi.
Come?
Stavo dicendo solo che invidio molto voi giovani che riuscite a lavorare
ascoltando la musica.
Beh, così non sento il rumore del traffico. Dieci anni del suo governo e
questa città è una camera a gas.
Mi dica, che cosa vuole?
Ah, niente.
Sono venuto semplicemente a sentire come stai.
Non ci vediamo più dai funerali di tuo padre.
Spero non ti dispiaccia.
Io ho sempre avuto molta stima di te.
Tuo padre, buon'anima, si sfogava con me per qualche tua intemperanza.
Allora io gli dicevo, non te la prendere. Il tuo Daniele è un artista,
non è un conformista.
Vedrai che quel ragazzo ti darà delle soddisfazioni.
E non mi sbagliavo.
Io ti ho perdonato anche gli atti. attacchi personali che mi hai fatto
molto spesso.
Anche quando la spottanai per radio dicendo che mandava la sua amante a fare
spese con l'auto di servizio?
Io te l'ho perdonata.
Eh, sarà difficile che riesca a farlo mia moglie, forse.
Adesso comunque lasciamoci alle spalle il passato.
Tu ora sei l'erede di tutto.
Io so benissimo del momento estremamente difficile che attraversano le tue
imprese e sono venuto per assicurarti il mio appoggio.
Immagino che sicuramente ti sarai reso conto che erano le commesse pubbliche la
parte più consistente del fatturato delle imprese di tuo padre.
Sì, me ne sono reso conto.
Certo.
Tra poco ci sarà l'inchiesta.
E non vorrei che Monteverde avesse troppa collaborazione da voi.
Lo sa cos'è questa?
È la contabilità nera degli anni passati.
Lei in dieci anni ha incassato più di 5 miliardi di tangenti dalle imprese
rannisi. Sì, può darsi, ma alla tua famiglia ne ho fatti guadagnare almeno
20 volte tanti.
Stai attento.
Da questi libri potrebbe venire fuori un tale marciume che il gruppo industriale
rannisi finirebbe sevolto nei buchi dei suoi bilanci fasulli.
Usali e ti rovinerai da solo. E con te rovinerai mezza città.
Saranno i tuoi stessi operai che non te lo permetteranno.
I volti dei disoccupati, dei lavoratori in cassa integrazione, degli anziani
abbandonati a se stessi, dei giovani in cerca di futuro.
Ora non solo queste luci, ma quelle dell'intera città rischiano di spegnersi
lasciandoli al buio.
L'onorevole Monteverde vuole mettere sotto sequestro l'industria camastra e
in parole povere sta per togliere la luce alla nostra città.
Ma noi non ci stiamo.
Daniele Rannisi, un tempo contestatore e giornalista d'assalto, ora facoltoso
erede del gruppo Camastra di cui pretende il controllo. È vero che lei è
l'ispiratore dell'attacco alle imprese che danno lavoro a mezza città.
Io ho soltanto reso pubblico quello che ho scoperto.
Ecco, questa è quella che in gergo si chiama contabilità nera delle aziende
che ho ereditato.
E sapete cosa ci dice?
Ci racconta che le industrie Camastra... Hanno riciclato miliardi che provenivano
da attività mafiose.
E ci dice anche che di questo giro di denaro sporco in passato hanno
beneficiato le personalità più in vista della città.
A cominciare dal sindaco Rambau. Io questo non lo permetto. È un'imboscata.
Ne risponderà in tribunale.
La querelerò per calunnia. Questa volta ha fatto un passo falso. Signor sindaco,
signor sindaco, la prego.
Aspetti, signor sindaco, non può andarsene.
Non gli ha nemmeno risposto quel verme.
Il sindaco Rambaudo non era certo il solo a prendere tangenti. Un vero fiume
di denaro sporco alimentava questa emittente televisiva.
Guardi, Radisi, io non mi occupo di bilanci. Io sto davanti alle tre camere.
E nessuno, tantomeno la povera Olga Camastra, mi ha mai suggerito cosa
dovessi dire o non dire in trasmissione.
Di questo potete stare sicuri e sapete perché?
Perché loro a casa se ne sarebbero accorti e avrebbero cambiato canale.
Hai ragione tu, è veramente un idiota Rambauto.
Grazie. Turi, chiama.
È ora che si calmi.
Proviamo questo.
Io non ho paura. Non ci riusciremo mai.
Vorrei ricordarle, per esempio, certi servizi confezionati ad arte contro la
giudice Conti.
Silvia!
Silvia, vieni, parlano di te.
La giudice Conti ha sempre goduto del nostro appoggio, almeno finché la sua
condotta si è mantenuta entro i limiti della correttezza. Non siamo stati noi a
condannarla, ma il consiglio superiore della magistratura. Torniamo alle
industrie rannisica maestra, tra poco le sue industrie.
Con la sua denuncia lei ha messo in crisi la società. Che soluzione
prospetta? Vuole dichiarare bancarotta e chiudere i cancelli degli stabilimenti
in faccia ai lavoratori?
Glielo dica. Li guardi bene dietro di lei e glielo dica che risanerà l'azienda
di papà lasciandoli a casa.
Tutti uguali sono.
Prima rubano e poi ci chiedono di fare i sacrifici. Certo, ci saranno per tutti
noi dei prezzi da pagare se vogliamo davvero voltare pagina.
Quali prezzi? Sia preciso.
Qua non siamo ai microfoni di Radio Tam Tam.
Qua non se la può cavare con un paio di canzonette.
Questo Panadea ci sa proprio fare.
Quasi quasi ci credo anch'io a quello che dici.
Il sindaco dice che è appena arrivato.
Cercheremo.
E allora?
Questo Rannisi è solo un provocatore. Lo inchioderò in tribunale.
Se rimangerà tutto quello che ha detto.
Ho già parlato con il mio avvocato.
No, lascialo stare l'avvocato. Non cambierebbe le cose.
Tu ormai sei troppo sputtanato. Non penserai di poterti rifare una faccia
portando Rannisi in tribunale.
Aspetterai che la giustizia faccia il suo corso.
Ormai la tua carriera è finita.
Ma sta attaccato alla tua coltrona, ci serve ancora.
Poi troveremo qualcun altro.
Ma è un suicidio!
Tutto si è già suicidato in televisione.
Calma, calma, parlerete tutti.
A Diana TV, finché ci daranno la possibilità, parleranno tutti.
Ecco, sentiamo la professoressa Giulia Altofonte, a nome del comitato anti
-racket della città.
Io, anzi, noi del comitato costituitosi dopo la morte di mio marito, appoggeremo
il tentativo di Daniele Rannisi.
Signora, mi scusi, lei conosce gli operai presenti in studio?
Magari c'è il padre di qualcuno dei suoi allievi di scuola. Ecco, si rivolga a
lui e a suo figlio, il piccolo... Marco.
Marco, sì, ecco, spieghi a Marco e al papà perché è giusto appoggiare il piano
di licenziamenti di Daniele Rannisi.
Il figliastro della Contessa Camandra.
Lei e Marco dovete sapere una cosa.
Daniele ha messo in vendita l'intero patrimonio familiare, compresa la sua
casa. Di suo non ha più niente.
E utilizzerà il ricavato per il rifinanziamento delle imprese.
Grazie.
Devo dire che, pur apprezzando da un punto di vista umano il gesto del
giovane Rannisi, l'economia di un gruppo industriale non si risana vendendo
qualche gioiello di famiglia.
Senza contare che, se il gesto generoso non l'avesse fatto Rannisi, l'avrebbe
compiuto il tribunale fallimentare per legge.
Io a Rannisi non lo conosco.
Ma la maestra Altofonte sì.
E ci creda a quello che dice.
Se Rannisi ha voglia di mettersi con noi attorno a un tavolo a parlare, io ci
sto. E penso anche gli altri.
Questo Rannisi ci sta facendo più danni che giudici e poliziotti.
Se la gente gli va dietro, ci ritroviamo la città contro.
Cerchiamo di non fare pazzie.
Che facciamo, santo Rannisi Marti?
È vero, chi non fa niente non sbaglia mai, ma rimane pure con le mani vuote.
Non possiamo aspettare che il ragazzo distrucca le imprese.
Dice che vuole rivoluzionare la fabbrica.
A noi ci diamo una mano.
Come avete visto, questa sera a Diana TV hanno potuto parlare tutti.
Anche e soprattutto i nostri nemici.
Quelli che vogliono la fine della vostra TV, della nostra città.
Fra qualche istante il vostro schermo si oscurerà. Per ora è soltanto un effetto
creato dalla nostra regia.
Ma se Monteverde e Rannisi andranno avanti, si spegnerà qualcosa di molto
più importante.
Le luci delle nostre case, la vita economica della nostra città.
Ce lo meritiamo.
È un giornale dell'85.
Questo è quello che ho trovato sul processo della camastra.
Qui dice che il giorno del verdetto questo nini paradiso si è strappato gli
abiti, ha rivolto frasi irripetibili e bestemmie contro la corte e il
presidente Orione. Sì, partecipò diligentemente a tutto il processo,
senza mai dare segni di alterazione mentale.
Poi, poco prima del verdetto, in camera di consiglio fu colto da un accesso di
pazzia.
Si fece sei metri in un ospedale psichiatrico.
Dopo è tornato qua.
Era il suo paese.
Ma un terremoto l'ha distrutto e ora non ci vive più nessuno.
... ... ...
... ...
... ... ...
E a notte alla tua porta aspetto osari, diri amore mio
quanto si bella, a notte giorno prima di
svegliare.
E la mattina prima di svegliarmi... Nini Paradiso?
Lasciatemi spetti! Andate via! Andate via!
Siamo venuti solo per parlare.
Se la ricorda Olga Camastra?
Il processo?
E il giudice Orione? Se lo ricorda? Siete amici suoi?
No.
La faccia del commissario Gattani, non me la ricordo,
ma la sua voce mi suona ancora dentro la testa.
Quel giorno in tribunale disse parole che bruciavano come un fuoco contro la
contessa e tutte le altre.
Era la prima volta che quei prepotenti si scantavano.
Avevano paura.
Per una settimana restammo chiusi là, dentro la camera di consiglio.
Come i carcerati ci venivano a portare da mangiare.
Il giudice Orioni diceva che aveva ragione. Il commissario Cattani che
accusava la contessa.
Quella aveva vasato Santino, diceva Orioni.
Mafiosa era, insomma.
Gli aveva fatto una prestanoma per l'aucio mafioso per pigliarsi gli
appalti.
Tutto chiaro?
E poi?
E davvero vuole sapere che è successo, signora giudice?
Io a lei la conosco.
Se Gattani non faceva quella fine, lei sarà promessa a lui, non è vero?
Vado avanti.
Che cosa fece il giudice Orione?
Il giudice Orione.
La sera prima del verdetto, pensò in quella stanza bianco come uno sudario.
Era d'ottobre, ma lui sudava come se fosse rinto una menera de sale in pieno
agosto.
E non ci guardava più negli occhi.
Disse che...
Il commissario Cattani aveva avuto rapporti intimi con l'imputata e per
questo la sua parola voleva come la mela marcia.
E disse che in Cina erano molte prove.
Io ci dispugnivi con mia se Cattani si fotteva con te, se non me ne importava
niente. Sempre mafiosa e già restava.
Ma che poteva fare?
La voce mia ignorante.
Contra quella sua?
Che poteva fare?
Il giorno della sentenza, nel corridoio del tribunale,
mi avvicinano e mi dicono che se continuo a dire che la camastra era
colpevole, era un povero pazzo.
E se pazzo non ero.
Allora, mi dovevano ammazzare.
È per questo che ha dato di matto il giorno del verdetto?
Quel verdetto non porta la firma di Nenni Paradiso.
Perché un pazzo non può giudicare.
E a un pazzo non ci fanno male.
Le cose sono cambiate.
Se accetta di parlare davanti a un tribunale, noi la porteremo a Roma,
lontano dalla Sicilia.
Nini Paradiso, in tribunale. Non ci torna!
Che ci faccio?
A Roma? Io sto bene qua.
Ma come fa a stare bene qua?
Non lo vede? È tutto distrutto. Non c'è più nessuno.
È meglio così.
Io me lo ricordo sto paese prima.
Quando c'era la gente, ti dicevano sempre quello che dovevi fare, che cosa
dovevi pensare.
Ma ora invece uno può vivere e cremare come ci pare piace.
Posso pure dire la verità.
Chi me sente?
I pupi?
Io ci vedessi di sera, o tardi o lì e tu, e la mattina prima
di svegliare, e se l'ho letto tu, e stretto lì e
tu, vieni ora mio.
Chi c'è?
Chi è?
Grazie.
Giudice, ma che ci fa lei qua? Dov'è Daniele?
Lo stanno cercando, ma se è là dentro...
Infermieri!
Infermieri, venite!
Dottore, viene che c'è un ferito!
Piano, piano, fate piano! Ecco, ecco!
Andiamo per le gambe.
Attenzione, potrebbe avere delle lesioni interne.
Appoggiatelo qua, sulla barretta.
Aspettate un momento.
Ci vado io con lui.
L'hanno trovato.
Come? È vivo?
Veramente.
Ora che farà?
Chiuderà le indagini domani?
Scriverà che Daniele ha piccato lui il fuoco per prendere soldi dall
'assicurazione? Lascia stare.
Oppure dirà che si è trattato di un tentato a Sicilia e darà la colpa a noi
anche questa volta? Basta, andiamo via! Non può permetterse di parlarmi così.
Farà rapporto ai suoi superiori. Lei sta interferendo con le indagini in corso.
Se lo ricorda Nini Paradiso, a lui l'avete fatto diventare pazzo. Ma con me
non ci riuscite. A me mi dovete far ammazzare. Vieni via.
Andiamo. Calmati adesso.
Per favore, devo parlare con il commissario Breda. In questura mi hanno
detto che è qui. Lei chi è ? Mi faccia vedere un documento.
Sì, sono sua moglie.
No, non importa, lasci perdere.
Tiziana !
Che cosa è successo?
Che ci fai qui?
Mi hanno dato qualche giorno di vacanza e avevo pensato di passarli con te, ma
forse non è il momento più adatto.
Dai, vieni con me.
Mi accusa in pubblico.
Non so come, ma...
Deve aver saputo qualcosa del processo Gamassa. Lei ci aveva assicurato che non
esistono prove.
Non esistono se nessuno le cerca.
La Conti usa questo breta per continuare le indagini.
Non so, trasferitelo, promuovetelo.
Io questo commissario non lo voglio più vedere.
Stia attento a non tradirsi.
Per il suo bene.
Ma ha ragione.
Questo commissario è diventato un problema per tutti.
Lo risolveremo.
Hanno un po' di grana, ma l'assassino si vede bene. E anche la spranga.
Le ha scattate un nostro agente che si era infiltrato tra i manifestanti.
Le ha consegnate subito al suo superiore. E qualche mese dopo il fatto,
quell'agente è morto in servizio.
E il suo superiore?
Ero io.
È una delle poche cose che ho salvato dal mio precedente incarico.
Ha con lei i soldi?
Deve scusarmi, ma ho pochissimo tempo.
Ho un mandato di cattura sul collo.
Porti i miei saluti al professor Ramonte.
Questo attentato dimostra che lei rappresenta un serio pericolo per la
mafia. Lo sai che ha detto Panarea in TV?
Che ammettere la bomba non è stata la mafia.
Ha qualche tuo operaio che ha perso il posto.
Spero di riuscire a fornire le prove che Diana TV ha rapporti con la mafia.
E spero di farlo più presto.
Intanto Panarea si è già trovato un'altra occupazione.
Ti esprime tutta la sua solidarietà, la sua stima.
Diana TV si schiera contro Monteverde. Ma ha lanciato una campagna per la
salvezza della città. E raccoglie firme contro l'inchiesta.
È probabile che riuscirà anche a fermarla.
Non è uno stupido ed è molto popolare.
Quello va dove tira il vento.
Prima aveva dietro la camastra i soldi mafiosi.
E ora usa la paura della gente di perdere il lavoro.
Ma allora non cambierà mai niente.
Che sono morti a fare suo marito e gli altri.
Anche chi ci sosteneva passa con lui.
C'è uno solo che può battere Panarea.
Daniele.
E che cosa vorresti che facessi?
Beh, tu sei più popolare di lui. È più coerente.
Non mi sembra proprio che le mie iniziative siano molto apprezzate dalla
gente. Io la sento, la gente al mio bar.
Dice che sei un eroe.
Se solo vuoi, puoi ancora portarli dalla tua parte.
Non lo so, non so più che fare.
Ogni cosa che io tocco sembra che vada a finire in malora. Lei sa come scuotere
le coscienze e ha il dovere di fare qualcosa.
Quello che sta accadendo conferma le mie peggiori previsioni su quella che è
la nuova strategia mafiosa.
Facendo leva sull'economia stanno cominciando a gettare le basi.
Di una nuova aggregazione tra potere criminale e vita civile.
Quello che sta accadendo è che la piovra sta per nascere di nuovo.
E se non la fermiamo subito, non la fermeremo più.
Onorevole. Hanno portato una busta per lei.
Grazie.
Onorevole, che cosa ha? Non si sente bene?
Buonasera, onorevole Monteverde.
Chi è lei?
Posso essere il suo peggior nemico o il suo più prezioso alleato.
Ho sbagliato, non dovevo venire qua.
Non facciale ingenuo.
Se è venuto è perché le interessa trattare.
Con lei non intendo parlare, è un ricattatore.
Guardi che siamo qui per parlare dei suoi crimini, non dei miei.
È di questi tempi.
Il crimine di un politico è un bene molto ricercato.
Lei ha ucciso.
Allora avevo solamente 19 anni.
E lui aveva un coltello.
Queste foto sono uscite da un fascicolo riservato.
Perché non mi hanno arrestato quando accadde?
Se ci fossi stato io al suo posto, sarei marcito sicuramente in galera.
Ma lei era un giovane di buona famiglia e già prometteva molto bene in politica.
Certo, chi comanda è sempre comprensivo con i suoi figli.
Guarda lontano.
Oltre gli errori di gioventù, non è così?
Io non ho chiesto niente.
E non chiedo niente neanche oggi.
Questo io lo so.
Ma quando queste foto saranno sui giornali, che cosa penserà la gente che
ha avuto fiducia in lei?
No,
lei non è solo.
Cerchi di vedere i volti di quelli che la stimano, dei suoi amici.
Se li immagini davanti a questa foto.
E pensi a quante cose potrebbe fare ancora per la Sicilia, per la sua causa.
Che volete?
Io le chiedo solo una piccola cosa, per contraccambiare quel favore di tanto
tempo fa.
Poi non sarà più disturbato.
Alla prossima riunione della Commissione regionale di controllo contro il
riciclaggio.
Blocchi l'apertura di questa sua inchiesta.
Potrebbe ottenere esattamente lo stesso risultato rendendo pubbliche le foto.
Sarei costretto a dimettermi dal mio incarico.
Ma io credo in quello che sta facendo.
La seguo e la sostengo, onorevole. Lei lo sa che potrei farla arrestare subito,
vero?
Dovrei soltanto... farmi arrestare con lei.
Ma lei non lo farà.
Sono contento di averla conosciuta.
Ho sempre avuto una stima immensa di lei.
Ti voglio dire una cosa, Gianni.
Quando ero in comunità e stavo male... Non pensare più a quel periodo. Ormai è
finita, stai bene.
Mi dicevo che dovevo guarire, che lo dovevo fare per te.
Ma è soprattutto per te che dovevi farlo. Mi dicevo...
Così dopo potrai tornare da lui.
E invece, quando sono arrivata l'altro giorno e ti ho visto con Silvia, ho
capito che non era possibile.
No, non ti devi scusare di niente.
Tu mi hai aiutata a guarire.
Lasciala stare la bionda, viene a giocare.
Cos'è, una sfida?
Adesso vi faccio vedere io.
È una vita che non tocca un pallone.
Vediamo se sono ancora capace.
Su,
vai. Gianni, attento!
Via, via, bambini!
Puntatevi a terra! A terra!
Viziana! VIZIANA!
Largo, largo, fate largo.
Cos'è successo? Un agguato.
Breda è ferito.
E l'altro chi è?
È sua moglie, è in fin di vita.
Che cosa c'entravi tu?
Perché?
Povero amore mio.
Che t'hanno fatto?
Che cosa c'entravi tu?
Non può entrare, il procuratore... Lascia passare!
La lascia entrare, prego.
Si accomode.
Come sta il commissario?
Sua moglie è morta.
Aveva solo vent'anni.
Mi dispiace molto, io farò di tutto per cercare... Io credevo di conoscerla,
credevo che lei fosse solo un piccolo corrotto.
Un complice per vigliaccheria.
Ma invece lei è un assassino. Ma che cosa dici? Assurdo. Io sono sconvolto
quanto lei. Lei è un assassino.
Peggiore di chi ha sparato. Loro almeno hanno il coraggio di prendere in mano
una pistola.
Quelli come lei invece se ne stanno nei loro uffici.
A contare i morti come gli scatti della carriera.
Parliamone allora della sua carriera. Com'è iniziata?
Le è bastato fare assolvere la camastra?
Ho dovuto segnalare i colleghi scomodi.
La gente come lei mi fa veramente orrore.
Ma dove va? Il dottore ha detto che deve rimanere a letto. Chiamo il dottore.
Io non avevo chiesto questo orrore.
Io non sono un assassino.
Non voglio avere più niente a che fare con voi.
Ma che cosa pensava?
Ha avuto quello che aveva chiesto. Il commissario non doveva dare più fastidi.
Si prende un buon tranquillante e vada a dormire se non le reggono i nervi.
Pronto sono io, pronto.
Il procuratore è nervoso, la Conte è andata a trovarlo.
Eh, bisogna sovegliarlo notte e giorno.
Questa sera è morta una ragazza di vent'anni.
Aveva solo una colpa.
La colpa di essere la moglie del commissario Gianni Breda.
Io ho messo in piedi questa radio perché c'era troppo silenzio in questa città.
Adesso invece parlano in molti.
Parlano anche quelli che dovrebbero avere il pudore di tacere.
Ma quello che è successo oggi è il segno che sta avvenendo qualcosa che non
possiamo tollerare.
Quell'intreccio perverso.
fra affari politica e crimine organizzato.
La piovra sembrava ferita a morte, però non è così, perché la piovra,
quando le tagli i tentacoli, sa farli ricrescere, sa nascondersi dietro una
nuve d'inchiostro e riapparire sotto nuove forme.
Sta succedendo qui, sotto i nostri occhi, che non vogliono vedere.
Panarea dice...
Che la città morirà se l'inchiesta di Monteverde solleverà il coperchio che ha
nascosto il marcio per tutti questi lunghi anni.
Io vi dico invece che dobbiamo tirarlo fuori, il marcio, per non morire
soffocati.
Chi ha ucciso Tiziana Breda voleva fermare la città onesta con la paura.
Io vi dico allora che dobbiamo avere coraggio.
La nostra risposta deve essere una sola e chiara.
Non si torna indietro.
Non possiamo, anche se magari sarebbe più facile.
Non possiamo per quella ragazza che è morta oggi.
E io continuerò a gridarlo finché non vi costringerò ad ascoltarmi.
Questa è una promessa.
Pronto? Sono il procuratore Orione.
Le devo parlare, dottoressa Conti.
Ciao. Ui, ciao.
Non hai dormito?
No.
È molto complesso.
C'è una doppia chiave di codifica.
La prima è alfanumerica, più facile da interpretare.
Sono numeri e lettere, progressivi, messi in modo alternato, proprio per
scoraggiare eventuali programmi di decodifica.
L'altra è probabilmente un codice di quattro parole, l'ultima l'ho quasi
completata, tool.
Ma è strana, non è italiano.
Comunque... Tra poco sapremo chi sono gli eventuali complici della Gamastra.
Mi mancano solo 19 lettere.
Ci vuole tempo.
O fortuna.
Anzi, senti, perché non ci provi tu?
Guarda. Schiacci qui e inserisci una lettera. Prova.
Io? Dai.
No, non sono fortunata io. Perché no? Prova.
Andiamoci a prendere un caffè.
Ma che succede?
Orione ha deciso di parlare. Con la sua confessione li avremo in pugno.
Vengo con te.
No, non ce n'è bisogno. Non te lascio andare sola e poi ti serve un testimone.
Va bene, sbrigati.
Non andare.
Di che cosa hai paura?
Stai tranquilla.
Sal. Tu.
Salus.
Nostra extrema.
Proprio loro.
I nuovi amici di Saverio.
Allora... è vero.
È tutto vero.
Corinto.
Oreone.
Sono venuti? Sì, sono arrivati adesso.
Anche Breda?
No, sta ancora in ospedale.
No, no, lascia. Va bene, se mi vuole lei.
Io lo sapevo che prima o poi avrei dovuto rendere conto a lei.
Sono qui per ascoltarla.
Prego.
Aveva ragione. Il procuratore Crollato ha chiamato la Conti.
Lei ci aveva garantito che quella donna non ci avrebbe dato più fastidi.
La deve fermare.
Definitivamente.
Questa è l'opinione del professor Ramonte. Questa è la mia opinione.
Il professor Ramonte è molto scontento di lei.
Lascio la soluzione alla sua sensibilità.
Bene, la darò informata.
Hanno ragione loro, lo sai. Dovevamo ammazzarla subito. Che ti importa di
quella buttana?
Non voglio più aspettare.
Adesso basta.
Questa città lo deve sapere chi comanda.
Ci andrà anche Oleg.
Che cosa vorresti dire?
Questo affare è troppo importante, non puoi affidarlo solo ai tuoi uomini.
Ma perché non ci mandiamo anche i voti allora?
Guarda, svegliati.
Chiara, che succede?
Devi andare da Silvia.
È questo quello che Stefano non riusciva a scoprire.
Dov'è Silvia?
È dal giudice Orione, con Stefano.
E Orione è nella lista.
Ma questa perché ce l'hai tu? Ho trovato la chiave che mi ha permesso di
decifrare la lista.
Stava su questo medaglione.
Me l'ha dato Saverio.
Perché non ce l'hai detto prima?
Mi aveva detto di non parlarne a nessuno, se no l'ammazzavano.
Ma ora so che c'è lui dietro questo affare, c'è Saverio.
Cominciò con degli inveti.
Si trattava di andare al circolo cittadino con gente stemata.
Industriali, banchieri, avvocati.
Tutte persone rispettabili che mi offrivano la loro amicizia. E io venivo
da una famiglia molto semplice, quindi... E lei non ha pensato che un
giudice non avrebbe dovuto incontrare delle persone come Olga Camastra?
Sì. In Italia, da retta alle chiacchiere, un giudice potrebbe uscire
a malapena con sua madre.
No, io avevo la coscienza a posto.
Se mi fossero arrivate delle proposte poco chiare, le avrei rifiutate.
E quando le sono cominciate ad arrivare, queste proposte?
No, non fu subito, no, no. Prima successo era delle altre cose.
Che so, per esempio, mio nepote cercava lavoro e subito qualche amico era felice
di assumerlo.
Avevo bisogno di una licenza edilizia. Non c'era problema.
La mia carriera si sbloccò, tutti mi volevano bene.
Gli anni passavano, le amicizie si rinsaldavano e a me sembrava che quella
benevolenza nei miei confronti fosse un fatto naturale, stavamo tutti dalla
stessa parte.
Ormai era già troppo tardi per fermarsi perché se accetti un favore da loro,
anche uno solo.
Non puoi più tirarti indietro.
E lei non si tirò indietro.
Chi le chiese di aggiustare il processo Camastra?
Corinto. Corinto era un politico molto influente prima dello scandalo.
E lo conosceva?
L'avevo incontrato solo per l'inaugurazione del nuovo tribunale.
Era un uomo molto influente in Sicilia e anche a Roma.
Amico del Ramonte.
E la richiesta come avvenne?
Mi chiamò.
Nel suo studio di Palermo.
Mi disse che il processo della camastra gli stava molto a cuore.
Perché decise di accettare? Perché... Ma lei lo sa chi era Corinto?
Era lo Stato.
Mettersi contro di lui sembrava dai saltati, dai retici, quasi come... Come
Cattani? Sì, Cattani.
Cattani.
Ma in fin dei conti che cosa mi chiedevano?
Contro la Camastra non c'erano prove chiare. Si trattava di usare clemenza.
Era solo un piccolo strappo alle regole. E loro in cambio di quel piccolo strappo
hanno chiesto a Olga Camastra di far uccidere Cattani. Ma io questo non lo
sapevo. Non lo sapevo!
Era solo uno scambio di favore tra i poteri dello Stato, come se ne facevano
tanti. Ma lei è un giudice!
Adesso sembra passato un secolo.
Ma allora...
Allora era normale, normale.
E io questo ho sempre voluto essere. Una persona normale, in regola, come tutti
gli altri.
Io non sono un ambizioso.
Non ho mai preso denaro.
Sono rimasto sempre in questa vecchia città.
La mia carriera si è bloccata.
Mi chiesero anche di passare alla procura.
Lì gli avrei fatto più comodo.
Lei mi deve credere.
Io fino a qualche settimana fa pensavo di essere una persona buona.
Non un santo magari, ma certamente migliore di tanti altri.
Pensavo che sarei andato in pensione e sarei morto
contento.
Lo sa cosa l'aspetta.
Lei mi deve aiutare a sopportare la vergogna.
Deve costringermi a non cambiare idea.
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