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Original subtitles

Che tosse che tiene!

Buona, che sono tornato!

Aspetta, adesso ti prendo un braccio.

Ma che tiene questo?

Scott, sta male?

Un po' di così, dai, dai, ma che c'è? Non è niente.

Non glielo hai detto ai bambini?

No, non ancora.

E loro non chiedono niente, come se avessero capito qualcosa.

Se ne stanno buoni, bravi, tutto il giorno.

In casa c'è pace, silenzio.

Non mi era mai capitato prima.

Se ci fosse anche Francesca, sarebbe una specie di felicità.

Ma come fate tu e Silvia a trovare il tempo anche per noi?

Comunque era meglio se non vi conoscevo.

Perché?

Perché poi un giorno ve ne andrete e io resterò sola come prima.

Tu non sei sola.

Hai Nicola, hai Serena.

Sono piccoli loro.

A loro mica lo posso dire quello che c'ho qui dentro.

Di giorno, quando stiamo insieme, devo essere normale.

Ogni tanto sorrido, scherzo.

Però poi la sera, quando mi metto a letto e comincio a pensare a...

a Francesca mia,

allora è proprio il momento peggiore.

È proprio il momento che non ce la faccio più a...

Questa è la pistola del fotografo Bellini, trovata accanto al suo

cadavere.

Ed ecco il professor Giovanni Canevari.

L'esame balistico ha rivelato che è stato ucciso pochi mesi prima, proprio

con questa pistola.

Ma c'è qualcosa che non riesco a capire.

Bellini, il fotografo, è un uomo della mafia.

Sei mesi fa uccide un giovane professore di storia contemporanea. Giovanni

Canevari, che è appena tornato da un viaggio a Praga, dove è andato per i

suoi studi. Che interesse aveva, cosa nostra, ad ammazzare un professore di

storia? Ma forse non l'ha ucciso per conto della mafia.

Forse per una volta Bellini ha lavorato improprio. Ma perché?

Ma perché il giovane professore aveva una cosa importante.

Una cosa che Bellini gli ha rubato dopo averlo ucciso.

Le fotografie.

Sì. Le fotografie che Bellini voleva vendere a un misterioso cliente, un

cliente pericoloso però, tanto che per impedire la cosa si è mossa la mafia.

Santino va a casa di Bellini e gli chiede le foto.

Bellini reagisce e Santino lo ammazza.

Poi, senza rendersene conto, porta via insieme alla bambina un globo di vetro

dentro cui ci stanno le foto che tutti cercano.

Allora le foto vengono da Praga?

Non lo so.

Però so che il giovane professore Canevari era appena tornato da Praga e

che a Praga c'è anche questo Jacek.

Ultimamente mio figlio Giovanni si stava occupando di un'antica fabbrica, ormai

in disuso, situata in una piccola striscia di terra tra la Cecoslovacchia,

l'Ungheria e la Romania.

Giovanni diceva che in quel posto era come se si fossero raccolte tutte le

tragedie del nostro secolo.

Agli inizi del Novecento lì furono prodotti gli ordigni di morte della

Prima Guerra Mondiale.

Poi, negli anni Quaranta, vi furono deportati gli ebrei e nel dopoguerra il

campo fu trasformato in un lager stalinista.

Mio figlio lo studiava da anni.

Le sue lezioni all'università erano molto seguite.

Alcuni studenti ne hanno filmata qualcuna col video.

È per questa ricerca che era rimasto tanto tempo a Praga?

Beh, le autorità del nuovo governo cecoslovacco avevano aperto molti

archivi che per anni erano rimasti segreti.

Sa se suo figlio conosceva un certo Bellini, un fotografo?

Ma certo.

Era Bellini che gli stampava queste vecchie foto.

Oppure gli sistemava dei negativi dei microfilm particolarmente rovinati.

E quelle cosa sono?

Ah, quelle.

Sono le musiche che venivano fatte ascoltare ai detenuti durante il lavoro

forzato.

Ah, e in una di queste, eccola, per sbaglio c'è registrata anche la voce di

Giovanni.

È stato un giorno di qualche mese fa, quando sono entrata in questa stanza e

mi sono accorta che aveva lavorato tutta la notte.

Negli ultimi tempi era ossessionato dalla sua ricerca.

Ma come fai tutto il giorno chiuso qui dentro?

A forza di occuparti di morti diventerai un fantasma anche tu.

Non sono questi i morti che mi fanno paura, mamma. E quali allora?

I morti vivi, quelli che stanno ancora in mezzo a noi.

Quelli mi fanno paura.

Due giorni.

Due giorni dopo me l'hanno ammazzato.

Non sono questi i morti che mi fanno paura, mamma.

I morti vivi, quelli che stanno ancora in mezzo a noi, quelli mi fanno paura.

Non mi è mai piaciuto, Cossu.

Strano, da qui Praga è bellissima.

Non mi riferivo al panorama.

Può stare tranquillo.

Da quando il mio paese ha, per così dire, ritrovato la libertà, questa sala

non è più riservata al servizio segreto.

Niente più microfoni sotto il tavolo, purtroppo.

Quando lei parla come se volesse il bene del suo paese mi fa un certo riberezzo.

Insieme ai suoi amici lei dice di voler restaurare il vecchio regime.

Invece io penso che vogliate solo restaurare voi stessi, tornare ai posti

di potere, rimpinguare i vostri conti in banca, riempire le vostre pance.

Non mangia niente?

No.

Sono qui solo per confermarle che le cose vanno per il loro verso.

E qui a Praga quando arriverà il denaro?

La banca di Litvac ha già accordato il prestito. Il carico d'oro di 10 miliardi

parte da Milano domani.

Il resto dei mille miliardi arriverà per via telematica entro fine settimana. Di

lì a poco avrete qui a Praga la prima metà. Il resto alla fine dell

'operazione. Bene, bene.

Davvero molto bene.

Però noi qui diciamo è meglio non bere l'acqua mentre corre via.

La partita di droga si muoverà dalla Turchia solo quando il denaro sarà

realmente accreditato qui a Praga.

Non un minuto prima.

Quando ho cominciato a occuparmi di questo luogo, di questo campo, un

territorio da sempre conteso tra Ungheria, Cecoslovacchia e Romania, non

sapevo ancora che, in qualche modo, la ricerca mi avrebbe portato, idealmente,

a raggiungere il corteo dei condannati.

È come se avessi viaggiato con loro, attraversando l'inferno.

Ecco, vedete?

Questo è un treno di deportati dai Balcani.

Questa colonna invece viene dall'Italia.

Questo bambino era nato a Parma il 9 dicembre 1943.

Il giorno dopo, quando aveva un solo giorno di vita, fu caricato con sua

madre su un convoglio.

e transitò per questo campo, controllato allora dalle guardie di ferro, i

fascisti rumeni.

Poi fu spedito al nord, in Polonia.

E dalla Polonia non è più tornato.

Un furiere, particolarmente ordinato, trascrisse il suo nome su un foglio

entrata del campo e poi lo cancellò.

forse rimproverato da un suo superiore.

Che cosa poteva importare a un bambino che all'arrivo non aveva che 13 giorni

di vita?

Era denutrito, disidratato, mezzo assiderato.

Ma per merito di quel furiere pignolo, piano piano, grattando l'inchiostro

come se si trattasse di una reliquia, il nome è venuto fuori.

Marcellino Veneziani.

Morto chissà dove nel freddo di un campo polacco, quando non aveva neanche un

mese di vita.

Spero tra le braccia di sua madre.

Negli anni che seguirono, in questo stesso campo, altre vittime sono

scomparse.

Vittime di altri carnefici, altri nomi cancellati.

Guardate queste facce.

Uomini, donne, bambini.

Di tanti non sappiamo ancora il nome.

È per questo che bisogna cercare.

Dare un nome a ciascuno sarà un po' come richiamarli in vita.

È per questo che non bisogna dimenticare.

Per questo la memoria è sacra.

E anche questo luogo.

A che pensi?

Non lo so.

I morti vivi, quelli che stanno ancora in mezzo a noi.

Chissà cosa avrà voluto dire.

Penso che certe volte siamo tutti piccoli come bambini, crediamo di sapere

e non sappiamo niente.

Aveva ragione il professore, bisogna... bisogna cercare.

Cercare sempre.

Ma certe volte non c'è tempo.

Che vuol dire non c'è tempo?

Ah, pensavo a Canevari.

Voleva sapere e qualcuno gliel'ha impedito.

L'altra notte quando sei andata via, quel biglietto, lo pensi

ancora a quello che hai scritto?

Sì.

Volo SU-286 per Mosca, imbarco immediato, uscita numero 5.

Flight A...

Il 286 a Mosca, ora a portare la porta numero 5.

Finanza, la prego.

Dobbiamo fare un piccolo accertamento.

Ma non capiscono. Io stavo appunto per... Hanno appena chiamato il mio... È

questione di un attimo.

Ma dove stiamo andando?

Controlla da quella parte.

Sale in macchina e sta zitto. Se dici una parola ti spezza lo schiena.

E così, eh?

Ah sì, tenete, te volevi andare.

E bravo. Ma come?

Non dovevamo vederci, non dovevi fermare quelle carte per fare Marco

vicepresidente, eh?

Ho delle dita laggiù e, sai, in questo periodo ho qualche problema da quelle

parti.

E che ci dovevi comprare con tutte queste soldi, eh?

Mensa usale, eh?

Tu volevi farmi perso!

Proprio così, tu mi hai già venduto a Tano, a Ribera e adesso vuoi sparire. Ma

prima tu mi devi dire tutto, chiaro? Va veramente tutto.

Che c'è qua dentro?

I contratti e la contabilità.

Certo, sì.

Come le tartarughe, eh?

Te porti dietro casa e bottega.

Bene, ce le prendiamo noi.

Tieni, così vediamo gli imbrogli che hai fatto.

Fatti uscire il fiato. Parla.

L'affare con i paesi africani è... è saltato. Ma io non c'entro niente, io ci

rimetto quanto te.

Saltato?

Ho sentito bene.

Hai detto saltato?

Ribeira ha convinto la Europa Versus Bank di Litwag a versare quei soldi

sulla banca di Tano, in Austria.

E ha convinto Parbo, il turco, a dare il suo stoccaggio tipo il filabase a lui

invece che a te. Ma che minchia stai dicendo, ah?

Che stai dicendo?

Fargo è amico mio!

Ultimamente non tanto.

Ti sei scordato che gli hai detto di no a tutto quello che ti aveva chiesto? E

che cosa avrei dovuto fare?

Accettare di farmi prendere per il collo?

Quello schifoso d'un turco pure una quota sugli utili voleva.

E no!

Lui mette la farina ma la torta alla fine non si tocca, è cosa nostra.

Noi la impastiamo e noi ce la mangiamo.

E poi la tentativa era ancora aperta. Ma mi devi credere, io...

Io ho provato in tutti i modi a convincere quelli della banca di

Litwack. Non c'è stato niente da fare.

Ribeira gli fa guadagnare il doppio di quello che gli facevi guadagnare tu con

l'affare dell'Africa.

Quanto gli presta la banca a Ribeira?

Mille miliardi.

Mille miliardi.

Ma non capisco.

Che se ne fa di tutta quella roba a Ribeira? A chi la dà?

Qua ci siamo noi.

Laggiù i colombiani e di là i cinesi.

Si può sapere a chi minchia la fa comprare tutta sta quantità di roba? Ma

non lo so, Brenno.

Te lo giuro, davvero non lo so.

Così no, va avanti. Che altro mi puoi dire?

Di questi mille miliardi, dieci sono in oro.

Il carico parte domani da Milano.

Dieci miliardi?

In oro?

E per chi?

Non lo so.

So che se quell'oro non arriva, va per aria tutta la baracca.

Allora, chissà.

Forse siamo ancora in corsa.

In perfetto orario.

Seguili ma non avvicinarti troppo, mi raccomando.

Il direttore della banca di Litvak ha voluto fare il trasferimento con la

massima discrezione. Lui e Salim Beni non devono sospettare che li teniamo

più.

Passiamo da sopra e riprendiamo all'uscita.

Deve essere successo qualcosa.

Andiamo a vedere, forza.

Aspetta, eccolo.

Non c'è più la scorta.

Andiamo.

Dai braccio, raggiungilo, ma fa attenzione.

accostalo attento braccio attento

accostalo

lentamente

Sta cambiando il caricatore.

Cerca di tenere dritta la macchina per qualche secondo.

Giù, forza!

Avverti Amadei, bisogna che copra tutto. Di questa cosa nessuno deve sapere

niente.

Loro partirà regolarmente, tutto deve procedere come previsto. E chiamano

ambulanza.

L'episodio, avvenuto nelle prime ore del mattino, è tuttora avvolto da una

cortina di mistero.

Dalle informazioni disponibili fino a questo momento si sarebbe trattato di

una rapina ai danni di un furgone portavalori che stava effettuando un

trasferimento.

Gli assalitori avrebbero bloccato l'automezzo mentre percorreva la strada

provinciale sotto la galleria del Monte Castello.

Nell'assalto ci sono comunque diversi lati che risultano ancora oscuri.

Ci si chiede quale fosse la reale consistenza del carico e quale la sua

destinazione.

Ma le autorità inquirenti hanno dichiarato che la drammatica rapina

rientrerebbe nel quadro delle imprese criminose.

Adesso sei proprio in un bel guaio.

Lo vedi a quello? Beh, la tua vita ormai vale molto meno. Sei da buttare. Ci

penso io, Ribea.

Lasciami questa possibilità, mandami da lui a casa sua. Dammi una pistola, io

gli tiro una pallottola in testa. Così tu sbagli. Ma che minchiate stai

dicendo? Per piccare una pallottola in testa a qualcuno ci vogliono le palle.

Sto zitto per...

Lascialo fare, papà.

Ribera ha quei documenti su di te.

Sei in mano sua.

Lascialo andare.

Forse lui ci può aiutare a scoprire dove le tiene.

Ribera si fida di te, no?

Sì.

Sì, forse ce la faccio. Guarda, io sono l'unico che può... Tu sei un buffone.

Però magari una volta l'hai sentito parlare, che so, di una cassetta di

sicurezza, o una cassaforte, o un notaio, o un avvocato. Sì.

Ho un notaio, sì. Sì, sì, è uno che gli serve per le faccende delicate.

Eh, va bene.

Va bene, però adesso vieni con me.

Firma quelle carte.

Vieni.

Entra.

Così non mi freghi più. Firma.

Sì, sì, sì, io firmo.

Firmo tutto.

Marco, diventa il tuo braccio destro, così non ci freghi più.

Però...

Se tutto va come deve andare, quella... C'hai già un piede nella

fossa e pensi ancora ai soldi?

Eh, te li ridò, te li ridò.

Non ti preoccupare.

Non voglio andare a casa.

Lasciami in centro e tieni la macchina.

Le volevo dire che... che Giacomo Carter... Lo so, ho letto i giornali.

Sistema due o tre uomini allo studio e resta anche tu con loro.

Mi farò sentire io.

Alberto, che fai in quell'angolo?

Ti sentivi solo, vero?

Ma adesso sono tornata. Sei proprio bello, Alberto.

Che dici?

Pensi che gli piacerà?

Che cosa fa ella?

È da tanto che aspetti.

Vieni, entra.

Sono venuto qui dall'aeroporto.

Non ho... voglia di tornare a casa.

Vuoi restare?

Prego, dica al dottor Ribeira che devo vederlo immediatamente.

È una cosa della massima urgenza.

Sono Ettore Salimbeni. Mi spiace, il dottore è fuori. Mi faccia entrare, lo

aspetterò dentro. Mi scusi, ma non ho ordini in merito.

Fammi entrare, deficiente.

No!

Grazie.

No, no, basta, no!

Società immobiliari, finanziarie, banche... Dove sta? Dove sta?

Allora? L'ho trovato. L'ho trovato, sì, l'ho trovato.

È qui.

Ecco, deve essere questo.

Notario Paride Sorrenti. Sta a Lecco, a questo indirizzo.

Ho trascritto tutti i dati qua sopra.

Mio padre ci sta aspettando, voi liberatevi da lui.

Andiamo.

Non te ne andare, resta ancora un po'. Aspetta, stavo dimenticando.

Ecco, avevo preso una cosa anche per te.

Nel negozio per cani? In quello accanto.

È bellissima.

Tu sei bellissima.

Non la voglio, è troppo. Scambiala con l'osso del cucciolo alberto.

Sono sicuro che a lui piace, si vede che è vanitoso.

Facciamo ancora l'amore.

Devo andare.

Ti chiamo domani.

Bravo. Sai, ti dico la verità. Non ci credevo.

Per me te ne puoi pure andare.

E... stati bene.

Sì, però dovresti... dovresti restituirmi i miei... la mia borsa.

Ah, sì, certo. Ma che ti crede? Che rubo io?

No, no, no, no, no. Assolutamente io non credo questo.

Cinque. Dagli quello che gli devi dare, fino all'ultimo.

No, no, no!

Avanti, fatelo sparire.

Un tempo se qualcuno mi avesse chiesto cosa vuoi dalla vita avrei risposto

questo.

Adesso invece non mi fa più nessun effetto.

Ci credi?

No.

Perfetto esempio di buon poliziotto.

Mai familiarizzare col criminale di turno.

Ecco, adesso è tutto regolare.

Possiamo comunicare che il carico è pronto e che presto partirà per Praga.

Portatelo via.

Si è stabilito che sono beni culturali pubblici, quelli definiti dalle

legislazioni nazionali, e quindi le collezioni di proprietà dello Stato, di

un'autorità locale o di un ente pubblico... Mi partiva via Corridoni al

numero 4. Ci scusiamo dell'interruzione, ma è arrivata in questo momento in

redazione una notizia drammatica che riguarda uno degli uomini più in vista

della nostra città per molti anni consigliere comunale qui a Lecco, Paride

Sorrenti. Il famoso notaio è stato trovato ucciso nel suo studio.

Ignota per ora le cause dell'omicidio. La polizia per il momento indaga in

tutte le direzioni.

Riprendiamo il notiziario culturale a cura dell'Associazione Amici dell'Arte e

Cultura... Per favore, ritorni a Milano.

Mi porti a un albergo qui vicino, presto!

E tu che cosa vuoi? Pure tu porti notizie allegre? Questi sono gli

incartamenti del notaio che abbiamo sistemato.

Qua.

Ribera ora non ha più niente in mano.

Il gioco suo è finito e quello della carta pure.

Sono fottute.

Tutti e due.

Quando ho cominciato a preoccuparmi di questa faccenda, avevo in mano tutte

carte coperte.

Come queste.

E tra queste dovevo cercare la più importante.

L'uomo nuovo.

Il nuovo re della mafia siciliana.

Chi sono?

i suoi uomini il fotografo Bellini che

ogni tanto per arrotondare gli fa dei lavoretti prima spara a Licata e poi

uccide un giovane ricercatore dell'istituto di storia contemporanea

Giovanni Cannevari poi c'è Salim Beni che briga

con lui per mettere in piedi un grosso affare con i paesi africani

Salimbeni ha a sua volta un vero e proprio asso nella manica, il banchiere

svizzero Stefan Litvak.

Chi conosce il suo passato non può avanzare i dubbi sull'onestà di Litvak,

eppure Salimbeni, forse facendo leva sulla nobiltà morale dell'impresa,

riesce a coinvolgerlo. Litvak promette a Salimbeni un prestito di mille miliardi.

A questo punto entriamo in campo.

Scopriamo che la posizione di Bellini non è quella che pensavamo, lui non sta

qui, sta da un'altra parte.

E poco dopo anche Salimbeni cambia mazzo e si tira dietro

Litvac, il quale probabilmente ingannato da Salimbeni o dal suo direttore,

accetta di trasferire l'investimento, niente più danaro ai paesi africani,

bensì... a Praga, su un misterioso conto occidente.

Ecco, è evidente che c'è qui sotto qualcosa o

qualcuno che agisce come una potente calamita.

Anche lui è un re, un uomo coraggioso, con forti disponibilità

economiche.

Con ramificati rapporti internazionali. E' lui che chiede a Bellini quelle foto

che gli costeranno la vita?

Certo.

Ed è lui che col falso nome Iacek va all'hotel Novotnik a Brega. E' così.

Lui è dietro a tutta la manovra.

Ma sta correndo un rischio enorme perché quest'altro re ha cominciato a capire

tutto. E tanto per mettere le cose in chiaro, ha eliminato Salimbeni.

Che cosa intende fare, generale?

Andare a Praga.

Tutte le tracce alla fine convergono lì.

A Praga c'è il misterioso signor Jacek. A Praga ha soggiornato Canevari

prima di essere ucciso.

E a Praga finirà...

Il gigantesco prestito della banca di Litvak.

Praga è il centro di tutto.

È lì che bisogna cercare.

Tano si reccherà lì insieme a Fede e cercherà di capire chi si nasconde

dietro il conto occidente.

Ma a Praga ci sarà anche Davide.

Il suo compito consisterà nel prendere contatto con quest'uomo.

Si chiama Milos.

È una mia vecchia conoscenza. È una foto di tanti anni fa.

Lì c'è tutto, numeri di telefono, persone da contattare.

E chi è questo Milos? Un vecchio comunista.

Di quelli che mangiavano i bambini?

Più o meno.

Partigiano a 18 anni, eroe della resistenza, giovane intellettuale di

punta, giovane dirigente del partito.

A 30 anni era già un capo dei servizi segreti.

Poi ho cominciato a fare il doppio gioco.

in maniera strana.

Passava notizie sui russi, sul patto di Varsavia, sul partito, ma mai niente che

potesse far del male al suo paese.

Col nuovo governo ha problemi seri per via del suo passato.

Ma c'è anche un sacco di gente del vecchio regime che vorrebbe eliminarlo.

E noi cosa abbiamo da offrire a uno così?

Un passaporto americano e molto denaro.

Agire in territorio straniero non è molto... A Praga andrà anche lei,

giudice, con braccio.

Procuratore, vorrei che lei chiedesse la collaborazione della magistratura

cecoslovacca per la giudice Conti. La guerra che sta per scatenarsi fra questi

due travolgerà tutto e tutti.

La posta in gioco è la possibile alternanza al vertice della criminalità

organizzata. Io non so chi è questo re rosso, ma so che il re nero...

Ormai è addosso e la sua vita pesa un filo.

Ora parti di nuovo.

Te ne vai?

Non starò via molto tempo, te lo prometto.

E quando torno vedrai, ce ne andremo via di qui.

Non andartene.

Io voglio stare con te, sempre con te.

Sei stata bravissima.

Hai messo tutto così.

In ordine.

Non lasciarmi.

Io ho paura.

Sta tranquilla.

Sta tranquilla, Maria.

Ho capito, ho capito benissimo. Lei parla italiano, mi sento bene.

Le porti pure di là, grazie.

Aspetti, venga.

Grazie. Prego.

Siamo qua.

Ciao. Ciao.

Hai già preparato tutto?

Sì, quasi.

Allora, sono riuscito a piazzare solo due microfoni. Uno sta qui, l'altro sta

là. C'è solo una telecamera, lassù. Può ruotare soltanto di 90 gradi.

La posizione ideale sarebbe proprio questa, in quest'area qui.

Hai controllato se... È quello che stavo facendo, ma per adesso non ho trovato

nessuna microspia. Tutto pulito.

La giudice? È appena uscita, comunque sarà qui a momenti. Doveva incontrare un

giudice del posto.

E adesso aspettiamo.

Ecco, da qui potremo ascoltare e vedere tutto.

E questo apparecchio registrerà la conversazione.

Però io... io non so davvero.

Ecco, io sono veramente molto... molto certo.

La vostra inchiesta interessa anche noi.

Ma allo stesso tempo, per fare questo, penso ci vorranno... ci vorranno. Ho

usato bene il futuro.

Sa, ci tengo molto al mio italiano.

Ho studiato per due anni a Bologna. Si dice così, vorranno.

Sì, in Italia si dice così, giudice Pissnick.

Quello che voglio dire è che comunque ci sono delle regole da rispettare.

Ci vuole tempo.

Non ne abbiamo, giudice, per questo l'ho fatta venire.

Non possiamo aspettare di avere tutti i permessi scritti.

A partire da questo momento, l'operazione passa sotto il suo

controllo.

Che cos'è?

È una cosa che facevo tanto tempo fa.

Un cigno.

Stanno venendo, sono sulle scale.

Fede, sta attenta. Sono in quattro, stanno arrivando. Cerca di non farli

entrare tutti.

Forse fra poco sapremo chi c'è dietro il conto occidente.

È lei che ha messo la telecamera?

Sì, sono stato io. Io ho messo anche i microfoni.

Il suo nome, prego. Sono Braccio.

Bene, signor Braccio.

Tenga presente che la citerò per danni all'immobile.

E quando tutto sarà finito, citerò tutti voi per cose molto più gravi.

Si dice così, citerò, vero?

Si dice così, bravo.

Scusi, ma con chi ho il piacere? Voglio parlare con lui.

Mandi via questa donna.

Io e lei dobbiamo... Noi dobbiamo solo essere educati, signore.

Questa è la regola numero uno.

La numero due è che la signorina resta e i suoi uomini invece vanno fuori.

La tre è il suo nome.

Non sono abituato a parlare nella mia stanza con degli sconosciuti.

Mi chiamo Kertes.

Sono stato informato del suo arrivo a Praga dal direttore della banca.

Venga avanti, signor Kertes. Non se ne stia in ombra. Prego, si accomodi.

Dio santo.

Warfel.

Ha detto di chiamarsi Kertes.

No.

No, il suo vero nome è Otto Warfel.

Chi è?

Lui... Lui anni fa era... uno molto importante nel

partito. Un uomo corrotto.

Un tipo pericoloso.

Ha finito di scontare la sua pena in prigione un anno fa.

Che significa questa sua iniziativa?

Perché è venuto qui?

Chi l'ha autorizzata ha un passo simile.

Lei doveva solo trasmettere l'accredito ricevuto sul conto occidente qui a

Praga. Nient'altro.

Niente incontri col direttore della banca, niente domande, niente di niente.

Lei, signor Kertes, è completamente fuoristrada.

Mi sta parlando come se io fossi un semplice esecutore, come se fossi il

figlio della serva.

E sbaglia.

Io, e chi mi conosce lo sa, anche quando siedo al tavolo con altri gioco sempre

improprio. Sempre, se lo ricordi.

Che cosa vorrebbe dire?

Che sta tentando di... Sono qui per sapere.

Io non faccio l'amore al buio, specie se la persona con cui ho deciso di passare

la notte potrebbe avere un coltello nascosto tra le lenzuola.

Di che sta parlando?

Né io né i miei amici abbiamo intenzione di accoltellarla, signor Carito.

Per il semplice fatto che lei ci serve.

E mi pare che l'abbia capito benissimo.

Altrimenti non sarebbe qui.

Avanti, faccia la sua richiesta, quanto vuole.

Ma allora lei ancora non mi ha capito, io non le voglio le briciole, io voglio

stare dentro l'affare.

Come sarebbe?

Si tratta di droga, vero?

Le ho già detto che questo non... Mi risponda, signor Kertesz, si tratta di

droga.

Tonnellate di droga.

Troppa per questo paese. Non c'è mercato sufficiente a smaltirla.

Il mercato dipende dall'offerta e dalle nostre capacità distributive.

Dovrebbe saperlo meglio di me.

Certo, ma è troppa ugualmente.

Dove avete intenzione di diffonderla?

Avanti, signor Kertes, non si faccia pregare. Dove la smercerete tutta quella

roba? Non riesce ad arrivarci da solo.

Voglio sentirlo dire da lei.

Qui da noi.

E in Polonia, in Romania, in Ungheria.

E naturalmente anche in Russia.

Naturalmente.

E quali canali userete per distribuirla su un territorio tanto vasto?

Vecchi canali.

Vecchi nel senso che prima erano usati per altri traffici?

Esattamente. Che traffici?

Le ho chiesto che traffici, signor Kertes?

Adesso ha capito perché volevo sapere?

Faccia i miei complimenti alla mente che ha inventato tutto questo. Io la trovo

un'idea assolutamente geniale.

Invadere di droga l'immenso mercato dei paesi dell'est. Questo è capitalismo

allo stato puro, barbarico, senza mezze misure. Ciò che vi manca, noi ve lo

diamo.

E come potevate pensare che mi sarei limitato al semplice ruolo di

passacarte?

Faccia sapere a chi l'ha in bocca che io voglio conoscerlo, voglio incontrarlo.

Gli metto a disposizione la mia banca, la mia competenza, la mia cattiveria.

Ora e sempre, finché durerà l'affare.

Io francamente non penso che... La sua opinione non mi interessa. Quello che

lei pensa non ha nessuna importanza per me, signor Kertes. Il vostro denaro è

dentro la mia cassaforte e così pure il vostro oro. Perciò adesso sono io che

dirigo il gioco.

Voglio una risposta entro domani.

È lei l'amico mandato dal mio amico italiano?

In quel punto

prima c'era una statua di Stalin.

L'hanno sostituita con questo per ricordarci che il tempo esiste ancora.

Da noi si era fermato 25 anni fa.

Venga con me e mi spiegherà tutto passeggiando.

Ha visto com'è bella la mia città?

Che cosa vuole il vecchio Amadei da me?

Una persona che sicuramente le conosce sta organizzando un enorme traffico di

droga in questo paese, utilizzando vecchi canali dei servizi segreti.

E chi sarebbe questa persona?

Si chiama Otto Warfel.

Warfel... Pensa di poterci essere utile?

Sì, forse.

Che cosa mi può dire di questo Warfel?

Prima stava al coordinamento e si è occupato per anni dei magazzini deposito

dei vecchi servizi segreti.

Se dice di voler utilizzare i vecchi canali sicuramente si riferisce a questa

rete segreta.

E dove sono questi depositi? Un po' dappertutto, ma molti sono stati

scoperti e non sono più utilizzabili. E poi all'inizio probabilmente ne useranno

solo uno e quello che useranno deve essere il più sicuro di tutti.

non troppo lontano dalla frontiera, possibilmente trattato di un binario,

oppure molto vicino a una strada nazionale.

Non possono correre troppi rischi.

Ah, lei, ma dov'è? La cercavo.

Come mai non è a Milano?

I miei nemici hanno trovato dei documenti importanti che fino a ieri

erano in mano mia.

Sono in pericolo adesso.

Dovrò stare lontano dalla mia casa.

Mi stia a sentire.

Anche qui ci sono problemi.

Il signor Cariddi è a Praga e vuole una bella fetta della torta.

Ho sentito il nostro amico turco, è molto preoccupato.

E desidera vederci, tutti quanti da lui.

Sì, gli dica che va bene.

Partirò domani.

Ma questo è?

Sì, questo è un campo di concentramento.

All'inizio del secolo era una fabbrica d'armi.

Questo Lager fu uno fra gli ultimi a essere liberato.

nella primavera del 1945.

Quando i russi arrivarono non trovarono più nessuno, solo cadaveri a centinaia,

tutti ebrei.

Sazardi divenne per qualche tempo una base segreta dei servizi dell'Armata

Rossa.

Scomparve dalle carte.

Nessuno ne poteva parlare, nessuno doveva sapere che esisteva.

Poi cominciammo a utilizzarlo noi.

Una strada a pochi chilometri da qui fu fatta saltare, così un ponte.

L'unico modo per arriverci era un trenino a scartamento ridotto.

nella strada dissestata che abbiamo fatto poco fa.

E voi che ci facevate qui?

Noi?

Noi da qui avevamo l'incarico di tenere d'occhio il socialismo.

Io me ne stavo rinchiuso nell'archivio, stilavo lunghi elenchi di nomi,

criminali di guerra, ex nazisti, nemici del comunismo, collaborazionisti,

fascisti.

Qualcuno sosteneva nonostante tutto la possibilità di rieducarli, a me invece

sembrava un atto di inutile generosità.

Io ero per fucilarli e devo dire che in genere ero molto ascoltato.

D'altronde su questo punto il compagno Stalin si era espresso con molta

chiarezza. Il comunismo e giustizia, aveva detto, dura, terribile, ma

uguale per tutti.

Poi però, a poco a poco, quei nomi

cominciarono a cambiare.

Non schedavamo più soltanto i vecchi arnesi del nazismo.

Gli elenchi ora riguardavano studenti, operai, professori di scuola.

E le accuse erano terribili. Rapine, omicidi, sabotaggi alla produzione.

Quelli erano i nuovi. nemici del popolo.

Erano le spie imperialiste e i terroristi.

E poi, un giorno mi capitò sotto gli occhi il nome di una ragazza che

conoscevo, si chiamava Elena Rosenthal.

L'avevo conosciuta durante la resistenza, stavamo nello stesso gruppo

combattente.

Come potevano dire quegli elenchi che Elena Rosenthal era diventata una nemica

del popolo.

E allora tu cosa hai fatto?

Niente. Chiesi di essere trasferito ad altro ricarico.

E a quel tempo che hai cominciato a passare le informazioni ai servizi

occidentali? No, quello fu dopo.

Anni dopo quando le Lena Rosenthal cominciarono a diventare migliaia.

In anni più recenti, almeno fino alla caduta del vecchio regime, questo campo

in cui siamo ora fu usato per i traffici d'armi e dei servizi segreti. E gente

come Warfel si occupò della cosa, i più sporchi di tutti.

Dicevano di essere dei comunisti e intanto trafficavano in armi.

persino con il Sudafrica. E adesso tu pensi che?

Ti faccio vedere.

Sì, io penso che laggiù, nella baracca centrale, dove c'era il deposito dei

materiali, Warfeld abbia preparato la culla per il suo bambino.

Una raffineria.

Ecco cosa ci fanno.

Già, una raffineria per poter trasformare in eroina la morfina base.

Milos.

Che lingua è questa che c'è scritto qui?

È una scritta in ebraico.

E tu sai tradurre?

Sì, credo di sì. C'è scritto... Noi tutti... Noi tutti siamo

morti qui.

Stephen Litvac.

Qui ad Egenberg abbiamo trovato la raffineria. È tutto pronto, aspettano

solo il carico.

Chiederò a Piznik di farlo sorvegliare. Sì, ma per il momento non bisogna

arrestare nessuno.

Attenzione, ci sono visite per Tano.

Il signor Kertes desidera vederla. E non qui, deve venire con noi.

Il motivo?

Un incontro con persone importanti. Quali persone?

Un amico italiano, un amico turco.

Va bene.

Vengo con te.

No, è meglio di no.

Non voglio nessuno.

Nessuno.

Prego, signor Carini.

Dove stiamo andando?

In un altro mondo.

Li dobbiamo fermare?

No. Se adesso usciamo lo scoperto è finito davvero, va tutto per aria.

Ma tu non puoi, Davide! Sì che posso, l'operazione è mia e lui prende ordini

da me e non da te.

Non ti muovere tu.

Lui sapeva dall'inizio che sarebbe arrivato questo momento.

Per il suo gioco, lo sa fare e lo fa meglio di chiunque altro al mondo.

Lasciamo fare a lui.

Ma tu non l'hai ancora capito, Tano. Lui... Lui quando afferma che gioca per

se stesso, dice la verità.

Se parte con quell'aereo non lo vedremo mai più. Finché ci teniamo stretti,

Maria, lui torna.

Non la lasciano.

Torna.

Rientriamo a Praga, devo vedere Milos, qui non abbiamo più niente da fare.

Purtroppo non ho molto tempo, amico.

Ordiniamo una bottiglia.

Come va?

Bene.

Grazie, lasci per qui la bottiglia.

Beh, quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto. Domani mattina noi partiamo.

Prima però... volevo darti questo.

Oh, è troppo.

Ecco, questo mi sembra un rimborso spese giusto.

Perché?

Non vuoi partire?

Prenditi il passaporto e vieni via con me, poi da Milano vai dove vuoi.

Io ho una persona qui.

Non ci vivo assieme, ma la vado a trovare regolarmente ogni giorno.

È una promessa che le ho fatto tanti anni fa.

Che non sarei fuggito mai.

Che sarei rimasto qui assieme a lei.

sarai rimasto qualunque cosa fosse avvenuta.

Capisci?

E poi, ma non l'hai vista questa città?

Per me è la più bella del mondo.

E questo posto a te non dice niente. Ma vedi, laggiù,

Proprio su quel divano, tanti anni fa, ogni giorno sedeva Jaroslav

Ashik, il poeta, ubriaco dall'alba al tramonto, sempre.

E a quel tavolo laggiù c'era Mayring, lo scrittore, ormai pazzo.

Su una tovaglia a quadri piena di briciole, narrava i misfatti del golem,

sfuggito di mano al suo creatore.

E ogni notte proprio verso quest'ora anche Franz Kafka passava là fuori sulla

via scetana per tornare alla sua casa.

Sì,

per chi ci è nato non si può vivere lontano da questa città.

Ciao italiano, paga tu la bottiglia, visto che sei pieno di dollari.

Quando ho cominciato a occuparmi di questo luogo, di questo campo, non

sapevo ancora che, in qualche modo, la ricerca mi avrebbe portato, idealmente,

a raggiungere il corteo dei condannati.

È come se avessi viaggiato con loro, attraversando l'inferno.

Guardate queste facce, uomini, donne, bambini.

Di tanti non sappiamo ancora il nome.

E per questo... che bisogna cercare.

Dare un nome a ciascuno sarà un po' come richiamarli in vita.

È per questo che non bisogna dimenticare.

Per questo la memoria è sacra.

E anche questo luogo.

I morti vivi.

Dare un nome a ciascuno sarà un po' come richiamarli in vita.

È per questo che non bisogna dimenticare.

Per questo la memoria è sacra.

anche questo luogo.

Non sono questi i morti che mi fanno paura, ma i morti vivi, quelli che

stanno ancora in mezzo a noi, quelli mi fanno paura.

Milos non ha voluto il passaporto.

No, non se l'è sentita di andarsene da sola.

Mi ha parlato di una persona che ha qui.

Milos non ha nessuno.

Non ha figli. La moglie è morta tanti anni fa e non si è mai risposato.

Com'è morta la moglie?

Fucilata.

Durante le purghe del 53.

Come si chiamava?

Elena. Elena Rosenthal.

È un'ora che ti aspetto.

E che vuoi?

C'è un lavoro da fare.

Bisogna trovare uno che si è fatto lepre e mandarlo al Campo Santo.

Uno che si chiama Renzino Rigbeira.

Cercatemi un altro, mi sento male io.

Che ci sta là dentro?

Perché lo tieni chiuso col lucchetto? Hai paura che qualcuno ti rubi i quadri?

Tu a me non mi ha toccato il senco.

Te l'ho detto, cercatemi un altro.

Io ho già pensato a carta.

Levate dei piedi ora!

Vai!

Ecco, guarda.

Ti ho portato le medicine.

Così guarisci.

Ma che c'hai? Ma perché ti la metti? Ci sono io qui, Santino sono, non mi

riconosci?

Ma che c'hai?

Non fate così, c'è spi, dai.

Respira bene, su.

Piano piano.

Sta buono, non avere paura.

Nena, devi venire con me, Francesca sta male, ma la sai, la vicinità ha bisogno

di te, va bene?

Entra qua.

Grazie.

Hai già visto qualcosa?

Hai un'idea?

No, ma ancora no. Io stavo ad esercitare.

I

malecarni

si rincontrano sempre.

Tu non sei amico distinto.

Eppure De Santino mi ha detto di portarti i suoi saluti. E dove l'hai

visto tu?

Ai carrozzoni, dietro al naviglio. E mi ha detto di darti questo.

Vedo! Mi sento male! Mi sento male! Voglio andare in infermeria! Portatemi

in infermeria! Voglio andare in infermeria!

Auto Aquila da centrale.

Portate la giudice Silvia Conti all'ospedale di Niguarda.

Ripeto, recarsi all'ospedale di Niguarda con estrema urgenza. Chiedi cosa è

successo. Sono Licata, sono qui con la giudice. Di che si tratta? In carcere c

'è stato un attentato. Hanno ferito uno che si chiama Giacomo Carta. Pare che

sia gravissimo.

Va bene, andiamo subito.

Vai, braccio.

Non c'è niente da fare, lo sa anche lui. Ci ha chiesto di portargli qui il suo

colombo.

È finita, Carter.

Se vuoi salvarti l'anima ti resta poco tempo, ormai.

Dimmi il nome dell'uomo che ha organizzato tutto.

Dimmelo.

Dimmi dove posso trovarlo.

Dimmi allora dove sta Santino.

Santino ha ammazzato una bambina, questo lo sai, no?

Dimmi dove sta.

Dimmi dove posso trovarlo.

Santino, ai carrozzoni, dietro al

naviglio.

Grazie.

State ferma, giudice.

Eh!

Dammi la pistola.

La pistola!

Avanti, dammi!

Eh!

Vieni!

Vieni fuori, poi ti avviciniamo e ci andiamo.

Lasciale, Santino.

Dalle a noi e noi lasciamo libero te, te lo giuro. Non ce la fai a scappare. Tra

due minuti ti staranno addosso tutte le volanti di Milano. Non fai un passo, c'è

spada in testa. Stai fermo!

Dammi Francesca! Non ti muovi!

Lina!

Svegate! Metti Franceschina dentro la macchina, vai! Non hai spazio, capisci?

Consegnale a noi, noi ti lasciamo andare, non puoi scappare, non... Fermi!

E quindi chi cazzo sono?

Chi sono?

Avanti, buttate le pistole!

Buttatele! Buttatele le pistole, ci faccio... Fate come dice, fate quello

che dice, mettetele a terra!

Buttatele! Butta! Che vuoi fare, eh?

Buttate le pistole, stronzi! A te!

A te!

Bravi! E tu non ti muovi!

Lasciale Santino!

Non ti servirà niente!

Lasciale! Noi lasceremo te! Te lo giuro! Lasciale!

Lasciale!

Ambulanza, presto!

In vieta, in vieta, in vieta, in vieta.

Respira in cura.

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