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Original subtitles

Sarete assolutamente soli, voi tre e Tano.

Nessun contatto con l'esterno, tranne me.

Dovrete ricostruire quell'uomo, rivoltarlo come un guanto.

Se lei crede di poter liberare Tano dal suo demonio, generale... Non voglio

affatto liberarlo, al contrario.

Io voglio che quel demonio torni a vivere dentro di lui, ma a lavorare per

noi. Dovrete metterlo in grado di affrontare Salimbeni.

Starete alla villa 24 ore su 24.

Nei prossimi giorni io sarò a Roma.

Mi tengo a costantemente aggiornato. Voglio rapporti quotidiani.

Va bene.

Domande?

No, nessuna domanda.

Come sta l'icata?

La vedo un po' affaticato. No, no, niente. Solo un po' di mal di testa.

Se lei da giovane non avesse fatto del pugilato a quest'ora sarebbe morto, lo

sa? È tipico di guardia destra, spostarsi veloci.

Proprio così.

Esattamente come ha fatto lei quando quell'uomo ha sparato. Sa anche che era

un guardia destro.

Siamo piuttosto accurati quando dobbiamo scegliere qualcuno.

Io di lei so tutto.

Ad esempio so che lei era un attaccante, so che amava poco la difesa.

Tutto il contrario di me.

Anche lei ha fatto pugilato.

No, però vede, io passo le mie giornate a difendermi e a difendere i miei

uomini.

Comunque se io fossi solo a giocare con Tano, sicuramente perderei. Con lui la

difesa non serve.

Con lui ci vogliono gli attaccanti.

Come lei.

Mi creda Licata.

Lei è l'unico che può farcela.

Non lo so, generale.

Non so proprio quello che succederà.

Io sì.

Voi due vi assomigliate.

Un passato disastroso, un futuro confuso e una grande rabbia per tutto quello che

la vita vi ha riservato.

Lei vincerà perché la sua voglia di vincere sarà più forte di tutto.

E Tano le verrà dietro.

Calma.

Fermi.

Su, è passato Maria.

Per favore, per favore.

Ci sono io con te.

È tutto finito.

Sta buona, sta buona adesso.

È finito, sei qui ora.

Buongiorno, dottor Salimbeni.

Si ricorda di me?

No, no, no, guardi signorino, che io non... Il nostro comune amico Tano

Caridi vuole incontrarla in tempo e luogo che le saranno comunicati.

La prega vivamente di evitare ripetersi di incidenti come quello dell'altro

giorno.

No, non dica niente.

Risponda soltanto sì o no.

Sì.

Secondo giorno.

Tano appare sempre più confuso, lontano.

All'alba era già sveglio.

Scriveva una lettera per la sorella, anche se gli ho già fatto sapere che non

la consegneremo.

Più tardi ha fatto una lunghissima passeggiata, da solo.

Non mangia quasi nulla, beve solo acqua.

Finora non ha chiesto altro.

Ho provato a parlargli, ma lui non mi rivolge la parola, come se non

esistesse.

Terzo giorno.

È rimasto chiuso nella sua stanza tutto il pomeriggio.

Stava male.

Verso sera si è seduto sotto il portico, in silenzio.

I

ragazzi

ascoltavano della musica, gli ho chiesto se gli dava fastidio.

Vuoi che spenga?

No, lascia.

È bella.

Quarto giorno.

La sua stanza è accanto alla mia e la luce è ancora accesa.

Lo sento che passeggia avanti e indietro, avanti e indietro, lentamente,

senza fermarsi mai.

Mi cercavi?

Braccio mi ha detto che non potete far avere una mia lettera a Maria. Perché?

Maria è sotto sorveglianza.

E poi è inutile che scrivi.

Mandare in giro una tua lettera è un rischio che non possiamo correre.

Allora voglio che vai da lei. Voglio sapere come sta.

Voglio che le dici che... No, non è il momento.

Allora lo farò io.

Una di queste notti.

Li vedi quei due laggiù?

Fede, braccio?

Beh, sono capaci di colpire un bersaglio di 30 centimetri di diametro a 20 passi

di distanza.

E la ragazza, Fede, è più brava del ragazzo.

Insomma, se tu provi a oltrepassare quel muro laggiù, loro ti aprono la testa

come un'arancia.

Sesto giorno.

Finora è riuscito a non chiederci mai da bere.

Cammina tutto il tempo fino allo sfinimento senza fermarsi mai.

È inutile, non serve a niente! Dammi a sentire!

Ma chi sei tu?

Che cosa vuoi da me? Non ce la faccio! Ti ammasseranno tutti!

Ma non lo capite?

Non serve a niente che fai questo.

È inutile, lo vuoi capire?

Non serve a niente!

Avanti, fallo a me, non alle cose.

È me che vuoi spezzare, no? È noi che vuoi distruggere. Allora avanti, forza!

Picchi a me!

Io ti ammazzo!

Colpisci me, che fai?

Tiralo fuori quello che hai dentro.

Tutto lo schifo. Ti odio!

Tutto il male che hai dentro è quello che non ti fa vivere.

Coraggio, sfogati.

Tira fuori tutto.

Siamo tutti ad aspettare te, Danucariti.

E a nici incontro, tu l'hai promesso.

Fallo per Maria.

Davide, che succede?

Fallo per lei. Lascialo, Davide.

Davide.

Ve lo dicevo che Tano sarebbe tornato. È qui, in Italia.

E Brenno è convinto che lui lavora per voi.

Io sapevo che Tano era finito.

L'erba cattiva ricresce sempre.

Non basta tagliarla, bisogna strappare le radici. Adesso no, adesso è troppo

presto. Ho problemi con le banche, i miei capitali sono stati bloccati al

momento e ho bisogno di molto denaro. Forse uno come Tano può aiutarmi ad

uscire da questa trappola. Quell'uomo è un veleno.

L'ho visto entrare nella vita di tante gente.

Che ora non c'è più.

Non fate pure voi lo stesso errore.

Pensavo che sarebbe stato facile, lineare, come in una partita a scacchi

preparata per anni.

Avevo già studiato ogni mossa, ogni variante.

E invece?

Prima l'imprevisto della morte di Pellini.

E adesso nuovi nemici senza volto.

La procura ha ricevuto dei documenti anonimi.

Chi può essere stato a tirarli fuori?

L'uomo delle carte.

Espinosa.

Il secondo avvoltoio comincia a avvicinarsi al banchetto.

Ma Espinosa, in questo momento, farebbe il gioco di

Brenno. Perché?

Forse perché è stato costretto.

Comunque quelle carte sono sicure roba sua.

Ci ha regattato mezzo mondo.

Dove le tiene nascoste?

Voi non avete idea di quanta gente lo vorrebbe sapere.

Quelle carte rappresentano da anni l'incubo di un sacco di bella gente.

E tu?

Saresti capace di trovarle?

Se posso provare.

E poi?

E poi potrai anche spedirlo all'inferno.

Fammi sapere.

Ma presto.

Chi ha messo le mani sui segreti della famiglia Ribeira doveva avere rapporti

con i vertici delle banche italiane ed europee. Non è roba da mafiosi. Ha in

mente qualcuno?

Mi dia quella busta.

Bergamo.

Il timbro è di Bergamo.

Dov'è l'elenco di chi ha visitato in carcere Espinosa?

Irene Espinosa.

Via la Libertà 18 Bergamo.

Sì, forse l'ha mandato lei.

Ti trovo bene, geluzzo.

Hai fatto carriera.

Secretario della procura, è bravo. Che vuoi da me?

Perché la pistola?

Quando stavi in Sicilia, lavoravi per noi.

E ora per chi lavori?

Per voi, sempre per voi.

Come prima, Carta. Te lo giuro, come prima.

Chi l'ha ammazzato a quel fotografo, a Bellini?

Santino.

Santino Rocchi.

E le fotografie?

Dove sono le fotografie?

Non lo so, questo.

Te lo giuro, Carta, non so niente.

Al procuratore capo ci hanno mandato dei documenti su Ribeira.

Una lettera anonima.

Pare che l'ha spedita la figlia di Espinosa.

E dove sta questa figlia di Espinosa?

A Bergamo.

A Bergamo? Sei sicuro? Lavora all'archivio storico. Ma perché mi

chiede queste cose? A Bergamo.

Non deve preoccuparsi, si tratta solo di un piccolo controllo, del tutto

informale. Sì, capisco, faccia pure.

Ma... ma perché?

Cosa c'è?

È strano, la sua macchina da scrivere ha lo stesso difetto di questa. La

maiuscola delle P batte più in alto.

Guardi questa busta.

Da quanto tempo lavora qui all'archivio?

Cinque anni.

E di che cosa si occupa esattamente?

Io sono responsabile dei lasciti, delle fondazioni e delle sezioni speciali.

Potrebbe spiegarsi più chiaramente?

Vuol dire che registro e classifico tutto quello che arriva all'archivio, ma

che non è accessibile al pubblico. Le spiace consegnarmi il catalogo dell

'archivio?

Comprese le sezioni di sua competenza.

Sì, certo.

Pronto papà?

Senti, c'è appena stata una giudice.

È venuta qui all'archivio, la giudice Silvia Conti.

Ascoltami, devi venire via di lì.

Prendi tutti i fascicoli della fondazione Favali e va nella nostra

villa di Lausanne.

Papà, non posso, non puoi chiedermi questo.

Irene, se mi vuoi bene, ascoltami e fa quello che ti dico, ti prego.

Devi portare via di lì quei fascicoli.

E dentro c'è la mia vita.

E anche la tua.

Con quelli in mano tu sarai sempre al sicuro. Hai capito?

Sempre.

Lì dentro c'è la storia di questi anni.

La storia vera, non quella ufficiale.

Tutto quello che la gente comune non sa.

I veleni segreti, le malattie di questo paese.

Porta via quei fascicoli con te.

E conservali.

Quando io ti dirò di farlo, le darai alla stampa.

A tutti i giornali, capito?

Sì, papà, ma tu che intendi fare?

Ma non puoi stare lì, ti devi nascondere.

Senti, dove ti posso cercare?

No, non mi devi più telefonare, per nessun motivo.

Cercherò di raggiungerti io, appena possibile.

Arrivederci, cara.

Sì, ciao.

Fa presto.

Chi è?

Sono Carta, c'è lavoro per te.

Vieni da solo, con un furgone, sulla statale a Bergamo.

Dovremo fare un travaggio voleto.

Va bene, ci vediamo.

O io parlare a Salimbe.

Ettore Salimbeni, per favore.

Gli dica semplicemente Tano.

Non si preoccupi, lui capirà.

Ci vediamo nella tua casa a Ponte Tresa tra tre giorni.

Sì, a casa tua.

Non discutere, trovati lì e basta.

E da solo.

Il primo anno che fu in prigione stavo in una cella senza finestre, c'era solo

una presa d'aria, ma molto in alto.

Allora io guardavo un angolo di muro che a poco a poco cambiava colore. Prima era

nero, poi blu, poi celeste, poi bianco.

Questo voleva dire che fuori nel mondo dei vivi era giorno.

Oggi vado a Milano.

Prima di partire per Ponte Tresa voglio vedere Maria.

Ti dirò come sta.

Fosse stato per i miei genitori, che erano poverissimi, Maria sarebbe finita

in manicomio.

Laggiù a casa mia, in Sicilia, quando nasceva un maschio,

L'acqua in cui era stato lavato veniva gettata per strada.

Quando invece nasceva una femmina, allora l'acqua veniva versata nei vasi

di basilico che stavano sui davanzali delle cucine.

Questo perché l'uomo è fatto per stare nel mondo e la donna invece in casa,

nascosta.

E' Maria che piangeva sempre, che era gracile e malata.

È rimasta in casa nascosta tutta la vita.

Niente è giusto a questo mondo.

Anche per colpa di quelli come te?

Ti hanno distrutto la vita.

Eppure tu ci credi ancora, speri ancora di vedere un po' di giustizia.

Se mi riesce prima di morire, mi piacerebbe.

E tu puoi aiutarmi ad esaudire questo piccolo desiderio.

Quando vedrò Salimbeni, lui è furbo.

Al minimo errore capirà che non sono più lo stesso.

Ma se ci riesco, se lo aggancio e vi porto fino in fondo, allora poi voglio

che mi lasciate andare.

Mi bastano due passaporti, per me e per Maria, e vi giuro che nessuno sentirà

mai più parlare di me.

Tu sei un pericolo mortale per Maria.

Appena smettiamo di sorvegliarvi, vi ammazzano tutti e due.

Andremo in una piccola isola, nell'oceano, di fronte alle coste del

Senegal, e fuori da ogni rotta.

Lasciatemi andare.

Ve lo chiedo per Maria, solo per lei, ve lo giuro.

Io non posso prometterti niente.

Vuoi tirarti indietro?

Indietro dove? Indietro non c'è niente.

Allora andiamo avanti.

Insieme.

Sulla stessa strada.

Finché non ne troverò una migliore.

Io voglio solo rimettere in pari tutti i conti.

Di voi non me ne importa nulla. Di te, del nucleo, di Amadei.

Io voglio riportare in pari la bilancia.

E poi ognuno per sé.

Ognuno per sé.

Ecco. Tre anni fa l'archivio ha ricevuto una donazione da un misterioso

benefattore, il cui nome è Favali.

Per l'ascito testamentario i materiali della donazione non possono essere

visionati fino al 2020.

Il piccolo particolare è che non esiste un signor Favali. Cioè, lei pensa che...

No, io non penso. Sono sicura che è l'archivio segreto di Espinosa.

All'interno di un'istituzione pubblica?

È l'unico posto dove nessuno penserebbe di cercarlo.

Che cosa intende fare?

Voglio tornare lì immediatamente e sequestrare tutto.

Venga, se appena vuoi la costringi a fermarsi.

Non così sotto, deficienti.

Quella stronza, adesso la sveglia. Non mi ne penserei e non la devi perdere.

Cerca di fermarla, ma con gare.

E tra quella macchina c'è roba, cavalli, una montagna di miliardi.

Attento! Puttana, ma che fa?

Perché c'ha paura?

Ma che fa?

Ah, scappi, eh? E dove va?

Attento a fare l'invenire, coglione!

Adesso me la faccio!

Adesso me la faccio! Ma che vecchia... Guarda un po' che ti faccio!

No!

Davide! Sali, presto!

Che succede? La figlia di Spinosa, l'hanno uccisa.

Sollevi il lenzuolo.

Basta, suoniamo via.

La ringrazio di essere venuta personalmente, giudice.

In questo mondo di manichini lei è uno dei pochi esseri umani veri che mi è

capitato di incontrare.

Vede, io ho sempre amato le cose rare, preziose,

cose apprezzate da pochi e

sconosciuti ai più, come quella carta, è del 1497.

Forse l'ingenuo cartografo che l'ha disegnata era su una delle navi di

Colombo che raggiunsero le Americhe.

Questa carta ci parla di cose eterne, le leggi del vento, i cicli della luna, le

maree.

Questa carta ci dice che ogni cosa finisce nel suo contrario.

Alle tempeste segue la quiete e ai pleni luni seguono le notti buie.

Io l'ho sempre saputo che sarebbe finita così.

Qualcuno prima o poi avrebbe trovato quei documenti e me li avrebbe fatti

pagare.

Sebbene in tutta la vita io non abbia fatto altro che convivere con l'orrore,

senza però mai divulgarlo.

E mi creda, non è stato facile.

Se Irene fosse riuscita a fuggire all'estero avevo già deciso di rendere

tutto pubblico.

E tra qualche mese, dopo la mia scomparsa dalle scene, la gente

avrebbe potuto conoscere la vera storia di questi anni, lo squallore, il marcio

e il merdaio infernale in cui tutti siamo vissuti.

E di cui sono stato uno degli artifici.

E adesso, se non vi dispiace, vorrei restare solo.

Stiamo cercando un uomo, si chiama Santino Rocchi.

Ha rapito Maria, la sorella di Tano Caridi.

Lei probabilmente sa chi è e per chi lavora.

Perché non mi vuole lasciare in pace, Licata?

Non le faccio nessuna pietà, almeno in questo momento.

Mi fa pietà sua figlia, che era così giovane e adesso non è più niente.

Lei invece è ancora qui.

Si muove, parla.

No, lei non mi fa nessuna pietà.

Ciao, Maria.

Possiamo stare un poco qui, Maria?

Attano, dicevano.

Mi stringevano, mi toccavano, mi

facevano male.

Dove è stata?

Urlavano.

Dicevo, ti ammazziamo.

Però io non gliel'ho detto.

Io ho mantenuto il segreto.

Maria, cerca di ricordare.

È molto importante.

Com'erano quegli uomini?

Erano brutti.

Erano sporchi.

Uno aveva tanti denti d'oro che brillavano.

A Danio dicevano raccontacelo a Danio.

Davide, forse non... Il posto, Maria, il posto. Cerca di ricordare com'era il

posto. Ti prego. Aspetta, aspetta.

E cosa vedevi dalle finestre, Maria?

Era tutto buio.

Era scuro.

Basta adesso.

E che cosa sentivi? C'erano voci fuori? Dei rumori? C'era traffico?

I treni.

I treni?

Passavano i treni.

Smettila, Davide. Ora lasciala in pace. Non vedi che non... I treni. Ti ricordi

della macchina? Il viaggio, Maria. Il viaggio è stato lungo.

Quando ti hanno lasciato... Smettila. Basta. Te lo ricordi, Maria? Lasciala

stare. Vattene.

La vicina.

La vicina.

È tutto passato.

Sta tranquilla.

Calmati.

Il posto dove l'hanno tenuta prigioniera deve essere dalle parti della stazione.

Voglio che troviate presto quest'uomo con i denti d'oro. E voglio questo

Santino Rocchi.

Avete l'identikit, cercatelo. Trovatelo. No, non voglio che cominciate a cercare

domani mattina.

Voglio che iniziate stanotte stessa.

Grazie.

Sì, parlate con Giugni. Lui sa tutto.

D'accordo, a domani.

Mi spiace per prima con Maria.

No, avevi ragione tu.

Sei stanca?

Vieni, siediti.

Voglio che mi spieghi.

Eh no, niente domande, giudice.

Eravamo d'accordo.

Ma si può sapere come mai ogni tanto sparisci, poi ricompari? Dove stai, dove

vai?

Cosa fai?

Faccio quello che fai tu.

Solo che lo faccio in una maniera un po'... un po' meno elegante.

Come prima con Maria.

Ma con il nucleo di cosa ti stai occupando?

Mi faccio sentire io, eh?

Aspetta.

L'altra volta mi hai detto che... che c'era una cosa importante che me l

'avresti scritta.

Beh... Che cos'era?

Niente.

È... È una cosa che... Niente,

davvero.

Devi veramente andare.

Voglio essere felice.

Voglio tornare a vivere. A vivere.

E voglio... Io voglio solo te.

E non pensare più a niente.

E non pensare più a niente.

Merda.

Bene.

Cosa ne sei che mi piace?

Ecco le mezz'ora che aspetto.

A Picciridda non si voleva addormentare.

È colpa tua.

Me lo immagino che ci avrei cantato, ma i conosci i ninna e nanna?

Io conosco un modo solo per far addormentare la gente.

E funziona sempre.

Solo che poi non si svegliano più.

Non è che per caso tu?

No.

Gli ho dato delle gocce.

Dorme fino a domani.

Che brava bambinaia.

Io intanto c'ho buone notizie.

La maggiora piccioletta l'hanno lavata dall'isolamento.

E' arrivato il momento di muoversi.

E tu... devi fare una cosa.

Ecco qua. Adesso fai la brava.

E ci facciamo un bel bagno.

Ecco, così.

Mette di saluta.

Così.

Ecco.

Che cos'è questo?

Fa vedere.

E poi te lo mi do.

Ma voi quante docce facevate quando lavoravate a Via dei Serpetti?

Due al giorno, mattino e sera. Perché?

Io ogni volta che finivo con clienti... Ma allora mai!

Guarda che io di docce me ne facevo perlomeno dieci al giorno.

Lo sapete che io tra due mesi esco? L'avvocato mi ha detto che mi condonano

un anno.

Sì, per infermità mentale! Fate la finta!

Piantate la pazzetta!

Qualcuno vada alla porta e avvertitemi se arriva gente. Ma perché? Che c'è? C'è

che adesso vi dovete stare zitte.

Vabbè, vabbè...

Tu questi così non ce li puoi tenere.

Devi stare un po' più ordinata.

Se no, uno di questi giorni ti facciamo il taglio da suora.

Va bene.

Tieni.

Mettitici questo nei capelli.

E te l'ha dato?

Dove l'hai preso? Me l'hanno dato certi amici che ti mandano a te. Con qui sta!

Come sta? Non ti preoccupare che sta bene.

Sta come un fiore, ma non per molto.

E pensa pure agli altri due che stanno fuori.

Se tu non dici dove stanno quelle fuori.

Fanno una brutta fine.

È chiaro?

Il numero di telefono di Praga trovato fra le carte di Bellini è dell'hotel

Novotnik, dove risulta che a chiamare Bellini è stato un certo signor Jacek.

Ti dice niente questo nome?

Sempre da Praga abbiamo avuto informazioni su Giovanni Canevari, il

giovane storico ucciso dalla pistola di Bellini.

Sembra che fosse stato a Praga per parecchi mesi, per motivi di studio.

Bellini ti ha mai parlato di lui?

Ma come ve lo devo dire che non so niente?

Perché lui non mi diceva mai niente.

Lo volete capire sì o no?

Ecco, questo è per Serena e per Nicola.

Per ora li abbiamo sistemati presso un istituto. Ma tu devi autorizzare un

affido temporaneo fino a quando non uscirai di qui. Perché? Ma che cos'è

questo foglio? Che significa?

Significa che magari si trova una famiglia che li terrà con sé per un po',

finché tu non uscirai.

Allora se io decido che i miei figli non li voglio più, posso scegliere a chi

darli?

Ma che stai dicendo?

Come sarebbe? Non li vuoi più?

Posso decidere a chi darli sì o no.

Perché? Da chi vorresti farli adottare?

Da una famiglia qualsiasi, però lontana da qui.

In Australia, magari.

In Australia?

Li vorresti spedire in Australia?

Ma non ti importa niente di loro.

Non li voglio vedere mai più.

Di cosa si sta occupando in questo momento?

Ho la mia prima causa e confesso che sono davvero disperata.

Mi racconti.

È un caso di omicidio. La ragazza si chiama Nina, ha solo 20 anni, ma è mamma

di due bambini, che adesso vuole anche abbandonare.

Insomma, non ha intenzione di difendersi. Continua a ripetere che ha

commesso lei quell'omicidio.

Che interesse avrebbe la ragazza ad accusarsi? Non capisco.

Piacerebbe anche a me saperlo.

Può essere che a questa Nina l'uomo abbia detto qualcosa prima di morire e

lei voglia tenerla per sé.

Può essere, ma se le danno trent'anni di prigione.

Certo.

Ha pensato alla mia piccola proposta di lavoro?

Non ci ho dormito per due notti, Sam.

E la risposta?

Ascolti, la cifra che mi ha proposto non posso proprio accettarla.

Non ho mai rubato a nessuno e non voglio cominciare con lei.

L'ha detto tutto d'un fiato.

Per caso se l'era preparato questo discorsetto?

Sì.

È della mia idea di offrirle uno studio?

Non me la sento proprio di accettare.

Aspetti, la procura ha ordinato il controllo di alcuni miei conti di una

certa consistenza.

E questo sulla base di una denuncia anonima. Le sembra giusto? Lei è un

avvocato. Le chiedo semplicemente una cosa.

Mi aiuti.

Mi dovrò pur difendere in qualche modo, no?

Sì, certamente.

Senta, facciamo così allora.

Lei dia un'occhiata alle mie carte, poi se si rende conto che io sono un

mascalzone, molli tutto, va bene?

D'accordo?

Si prenda qualche giorno prima di decidere. Ma perché? A che cosa serve?

La prego, la prego.

Solo qualche giorno.

Il posto dove stiamo è buono.

Si mangia bene e ci danno pure le merendine.

La sera però è brutto.

Lui le favole me le racconta male.

Si scorda sempre le parole.

Adesso te ne racconto una io, eh?

Tu quando torni?

Perché stai qui?

È un posto bello questo.

Di là ci sono i libri, c'è anche la televisione.

E poi c'è anche un giardino per fare le passeggiate.

È un posto per le donne.

Allora ci posso venire pure io?

No, bisogna essere scelte.

A me, per esempio, ma non scelta.

E tanto tempo che ci dovevo venire.

Il mio nome era già stato scritto.

Da qualche parte.

Stamattina hai detto che mi volevi assolutamente vedere.

Che cosa mi volevi dire?

Niente.

Riportatemi in cella.

Su, Sara.

Anche tu, Nicola.

Silvia, ho fatto più in fretta che potevo. Ha già incontrato i bambini.

Ma come mai si è decisa a vederli?

Già, è strano.

Vieni, presto.

Aprite la porta.

Lei comunichi di farmi passare.

Aprite, aprite porta 7.

Porta Otto.

Ecco, è qui.

L'infermeria, presto, chiami qua subito.

Avete l'infermeria? Che mandino il dottore?

Più forte.

Grazie.

Deve essere bello volare, eh, carta?

E invece ci tocca camminare su questa schifaterra.

Gli altri camminano. Tu vuoli non te lamentare.

Avanti, Dicchio.

Io? Sì, tu.

E forza.

Ieri ha chiamato Salimbene.

Lo sai chi è? Ma sai chi lo sa? Tutti lo sanno. Avanti, parla.

Lui ha ricevuto un invito da Tano, Tano Caritti, per un appuntamento.

Domani nella sua casa di Ponte Tresa.

Noi, cioè mio... mio padre vuole che a quell'appuntamento

insieme a Salembene ci vai pure tu.

Insomma non ti fedi di Salembene?

Non mi fedo di nessuno io.

Manco di me.

E allora perché mi mandi?

Perché so bene che tu, Attano, mi vorresti spezzare il collo.

E se lo fai, ti do la mia benedizione.

D'accello.

E a metà di cento milioni.

L'altra metà la picchia cosa fatti.

Così per me l'ammazzassi subito, anche tu.

Ma tu, prima, che vuoi sapere?

Voglio sapere che ci passa per testa.

E poi, siccome ci vuole rompere i coglioni e a me salen bene, voglio

sapere quello che c'hai in mano.

Voglio sapere se è bara o se è veramente carico d'asse.

E se è carico d'asse?

Ci toccherà prendere i provvedimenti, ma questo non ti deve incaricare.

Questo è cosa nostra.

Sono pronto, possiamo andare.

Qui Fede, qui Fede, mi sentite?

Pronto, mi sentite?

Senti braccio?

Sì, Fede.

Mi senti, Licata?

Ti sento benissimo, Fede. Puoi andare.

Attenzione, c'è un imprevisto. Sta arrivando qualcuno.

Il suo padrone mi ha avvertito del suo arrivo.

Proprio un bel duetto ha messo su Brenno.

Uno come me con uno come lei.

L'importante è che ognuno suona che ciò deve suonare.

Generale, ci sono dei problemi. Davide dice che con Salimbeni c'è uno

pericoloso. Si chiama Carta.

Devi tenersi pronto a intervenire in qualunque momento.

D'accordo.

Pronto, Davide.

Ricevuto.

Rano e Fede sono arrivati, stanno entrando.

Immagino che vi conosciate.

L'ultima volta che t'ho visto avevi una pistola in mano.

E avevi appena ammazzato un innocente.

Che ci fa qui quest'uomo?

Rappresenta certi amici siciliani.

Noi dovevamo essere soli. Non so che farci, io l'invito e non glielo ho

spedito.

Lei è bellissima, signorina, ma anche la sua presenza qui non era prevista.

Queste non sono cose per donne.

Toglile le mani di Dossole, non è una delle tue segretarie.

E tu vattene di là.

Davide, è entrata in funzione la microspia di Fede. La senti? La sento

perfettamente. Sei venuto per chiedere o per ricattare?

Che differenza fa?

Tu, sei mesi fa, hai stipulato a nome della tua società Un contratto con i

capi di un'impresa africana di import-export.

La Sirtan.

Chi cavolo ti ha detto una cosa simile?

L'ambiente dei bianchi nelle città africane è molto piccolo, si sa tutto di

tutti.

Avete pranzato insieme a Locamba, un locale un po' appartato.

Poi, una volta concluso l'affare, tu sei salito in camera con una ragazza. Questi

sono fattacci miei, se non ti dispiace.

D'accordo, vengo al fatto.

Con la Sirtan hai trattato roba per un sacco di miliardi.

Prodotti alimentari.

Medicinali. Ragazzi, è grande.

Per

chi

lavori?

Sempre per lo stesso padrone, me stesso.

E tu?

Cos'è che vuoi?

Restare in Italia con il ruolo che mi compete, affiancarti nell'affare. Ti

metto a disposizione la mia testa e quello che resta delle mie banche.

In cambio voglio il 10%. Ma tu sei pazzo!

Il 10%! Ma forse tu non ti rendi conto di che cifre stiamo trattando? A Londra

avevo un professore di letteratura che ci obbligava a studiare a memoria 300

versi al giorno. Lo so, diceva, è ingiusto.

Ma la vita non è giusta e pretenderà da voi cose impossibili. Il mio dovere è

prepararvi a sopportarle.

Tu invece devi aver avuto dei professori che non ti hanno aiutato a capire come

va il mondo.

Quando si intrappola come sei tu in questo momento non serve a niente

gridare. Non sapevo che avevi ancora banche.

Non erano tutte sequestrate?

Ufficialmente tutte.

Allora, ce l'hai o non ce l'hai? Si può sapere?

Ho una banca fuori d'Italia.

Una banca speciale fuori dai controlli.

Nessuno ci può mettere il naso. Per questo sei salvato. Il nome?

Il nome sono fatti che non ti riguardano.

Insomma, danno avimpugno a Tia e a tutti gli amici tuoi.

Guarda che gli amici miei sono anche i tuoi, sai.

Non ti muovere.

Sta succedendo qualcosa, mi pare che... Fermo.

È meglio che ti calmi.

Ora finemmela con le chiacchiere.

Assettati. Ma che stai facendo? Sei diventato scemo?

Sei tutto.

Eppure tu.

Ora vi tengo in pugno io.

A tutte e due.

Carta o una pistola?

Una pistola.

Sì, ha capito benissimo, generale. Una pistola.

Riccata, tolga Tano da quell'impiccio.

Comunica a Federi intervenire subito e lei vada giù a darle una mano.

Riccata, mi sente?

Mi sente?

Aspettiamo.

Agli amici tu hai la bella notizia che il progetto africano salta.

Ce la darei con comodo.

Anzi, ce la daremo insieme.

Ma quello ci ammazza.

Quello è uno che non scherza mica.

Manco io.

E poi i soldi.

Tutta quella montagna di soldi è una banca che li mette.

Allora tu vai a quella banca e la convinci a lasciare perdere il progetto

degli aiuti.

E poi ci spieghi che hai per le mani un affare più grosso assai.

Ma io non posso.

Senti, ma tu a nome di chi parli?

Chi c'è?

Dietro tutta questa messa in scena.

Lo saprai quando sarà il momento.

È vera la storia di quella banca speciale che è ancora tua?

Allora pure tu mi servi.

Poi ti farò sapere come.

Io ti offro quello che hai chiesto a lui e che lui non ti voleva dare.

Ma sta' attento, Tano.

La mia non me freghi.

Stavolta siamo sulla stessa barca.

Se vado giù io, tiro giù pure a te.

Tutto finito.

Se ne stanno andando tutti.

Ho pensato che era meglio vedere come andava a finire, generale.

Lei ha disobbedito a un mio preciso ordine.

Lo so.

E ha fatto benissimo.

Cos'è questa storia della tua banca? La banca non esiste.

Vuoi un po' d'acqua?

Grazie.

E adesso come si fa?

Mi trovi una banca generale, piccola, fuori dai confini dell'Italia, ma

regolare, insospettabile.

Faccia in modo che tutti i dipendenti, direttore compreso, se ne vadano in

vacanza e la riempia di uomini del nucleo.

Ma sta scherzando?

Come faccio io a... Se vuole che faccia il pifferaio e mi trascini dietro tutti

i topi, deve perlomeno darmi il flauto, generale.

Si può sapere dove mi sta portando?

In montagna, non ti piace? Ma insomma, io voglio sapere.

Aspetta, fra poco saprai.

Ti sta aspettando.

Benvenuto tra noi, caro Salim Beni.

Non si troverà male nella nostra cordata.

Ma chi è lei?

Chi sono?

Sì.

Lorenzo Ribeira.

Ribeira? Sì.

Il figlio di Carmine.

Cos'è la spaventa questa nuca?

Non... Non ho affatto... È solo che non pensavo... Non credevo che... Mi stia

a sentire, Salimbeni, perché non ho tempo.

Adesso le dirò quello che dovrà fare per meritarsi la sua parte quando tutto sarà

concluso. La mia parte?

Ho stabilito in 20 miliardi il suo appannaggio. Per il disturbo che le

arricchiamo, potrà ritirarli all'eco presso il notaio che segue i miei affari

più delicati.

Naturalmente, a cose fatte.

20 miliardi?

Sì, le sembrano pochi?

No, no.

Mi dica la scoperta.

Insomma, si è capito che voleva questo dannissimo figliar russo e un etano?

Beh, lui voleva, no, anzi vorrebbe, entrare in società con noi, però in

pratica non ha niente da offrirci e così gli ho detto di no. Ma lui, che ne sa

lui dell'Africa?

Ma no, niente.

No, era un bluff.

Qualcuno gli ha detto di avermi visto giù a Dakar.

Guarda, io lo conosco.

Non è più quello di una volta.

È finito.

E tu perché allora non gli hai fatto un buco in fronte?

Non era solo, la della degli uomini.

L'avevamo avvisato di non fare lo stronzo.

Ce l'abbiamo detto attraverso quella scema della sorella e lui niente, ancora

non l'ha capito.

Non mi piace questa storia, non mi piace per niente.

Quello è un uomo pericoloso, è un serpente.

C'ha il veleno nella coda.

Comunque al punto in cui siamo sarebbe meglio non fare troppo rumore.

Tano è qui, può avere ancora qualche amico.

Ma non hai appena detto che era finito?

Sì, sì, sì, però... Ma che però? Però una minchia!

Qua quando dice una cosa quella deve essere, se no io non ti capisco.

Forse ha ragione lui, papà.

In un momento come questo sarebbe meglio non fare troppo rumore.

Senti, piccatalo bene in testa, la moda è per tutti.

Il rumore che faccio io si chiama paura.

E più uno fa paura, più gli altri se ne stanno zitti e buoni.

E più uno fa paura, e meno fa fatica ad arricchire se.

Sentiamo, tu che faresti?

Chi comanda tu sei.

Non lo tocchi tu, quel serpente detano.

Fino a che striscia, ancora va bene.

Ma se prova a tirarsi su, e a sputarci addosso il suo veleno, gli devi staccare

la testa.

Ecco, questa potrebbe essere la sua stanza.

Naturalmente avrà carta bianca anche per quanto riguarda segretarie ed eventuali

collaboratori, sempre che li ritenga necessari. Sì, ho capito.

Qualcosa non va?

No, no, niente.

E lì che cosa c'è?

Là c'è il mio studio, ma comunque mi vedrà poco. Io detesto gli uffici.

Posso sapere a che sta pensando?

È successo qualcosa in tribunale? Problemi?

Sa quella ragazza. Quella che dovevo difendere.

Ha tentato di uccidersi.

Mi dispiace.

Siamo riusciti a salvarla per miracolo.

Adesso è in ospedale.

E sono forse indiscreto se le chiedo perché l'ha fatto.

Non lo so proprio.

E neanche la giudice sa il perché.

Per me, io sono sicura che è innocente.

Sono sicura che sta coprendo qualcuno.

Non ne poteva più e così ha deciso di farla finita.

Grazie.

E in questo momento la giudice la sta interrogando?

No, ora è sotto l'effetto dei sedativi.

Vedremo domani.

Certo, è bellissimo qui.

Ma è talmente grande.

Se avessi un cane mi terrebbe compagnia.

Mi scusi.

Sì, sono io. Dimmi.

Ho trovato quello che cercava e le ho portato l'uomo che voleva. Adesso voglio

la mia parte.

No, no.

Niente spiace.

Niente rinvii.

La vendetta mia l'aspetto da troppo.

Lei sa qual era il patto.

Il primo passo è stato fatto.

E ora mi prendo quello che mi ha promesso.

L'uomo delle carte.

Vi aspettavo un po' prima, siete in ritardo.

È un Balzac del 1837, originale, stampato e

rilegato a mano.

Anche se lei non può saperlo, si parla di me qui dentro, del nostro

mondo.

E perfino di lei.

Io lo lascio.

Sempre che lei ovviamente legga un po' di francese.

Ma perché fa questo?

Ma che fa? Si fermi!

Sono cose così belle.

Le persone che io ci volevo bene e che lei ha distrutto

erano più belle, sai, di queste cose qua.

Se ricorda...

Perfino un bambino è morto per colpa sua.

Non si ricorda, eh?

Si chiamava Ninni.

E aveva solo sette anni.

Ci è rimasto un colpo solo.

Quello per te.

Ma sei sicuro che viene qui?

L'abbiamo fotografato già tre volte.

Verso quest'ora si incontra con un po' di spacciatori della zona.

Roba piccola.

Viene solo o con altri?

Sono cinque fratelli.

Fino a tre anni fa loro giravano le piazze. Lui faceva l'umo più forte del

mondo.

Spezzava catene, mangiava pezzi di vetro. Forse è per questo che ha quattro

denti d'oro.

Di solito i fratelli non vengono mai, ma abbiamo già individuato dove vive.

Ciao ragazzi. Bene, hai portato roba buona? È buona, è buona, non ti

preoccupare.

Hai visto i quattro denti d'oro?

Tra poco gliene serviranno otto, tu resta qui. Aspetta, chiamiamo la

centrale. Mani in alto, polizia! Merda! Via! Non ti muovere, fermo dove sei!

Ma che vuole?

Adesso tu da bravo mi dici dove sta un nostro amico che si chiama Santino

Rocchi. Santino? Io non conosco nessun Santino.

Adesso te lo ripeto.

Santino Rocchi.

Sì, sì, ho capito, ho capito.

Davide, fina.

Piano, piano.

Piano.

Davide, Davide.

A me mancano solo 26 giorni alla pensione.

Lo dico così giusto per dire.

Santino, sono Rico. Devi sparire. La polizia ha preso il calco. Stanno

venendo a cercarti.

Ho capito.

Va bene.

Ma siamo sicuri che quello non ci ha preso in giro?

Altro che Sandino Rocchi.

Qui ci sta qualcuno che c'è un bambino piccolo.

Un bambino?

Bravo, Giulia.

Chiama Silvia.

Dille di venire in ospedale da Nina, subito.

Fotografi tutti gli oggetti colpiti.

Vuole controllare?

E fotografate anche le altre stanze.

Bene, grazie.

Portatelo via.

È

il

maresciallo Giugni, dice che è urgente. Grazie.

Sì, giugni.

Perché non ci hai detto niente?

Avremmo potuto aiutarti.

Come si chiama la bambina?

Francesca.

E quanti anni ha?

Piccola, piccola.

A dire solo... poche parole.

Hanno detto che me l'ammazzano se non parlo.

Ma io non so niente delle foto.

Niente.

Bellini non mi aveva detto niente.

Ma loro non mi hanno creduto.

E allora ho pensato che se morivo io magari loro si convincevano e lasciavano

libera Francesca.

Tanto a me.

Mi sembra di essere morta tante di quelle volte.

Nove anni.

Tenevo solo nove anni quando ho cominciato a lavorare.

Un contadino ricco che teneva un sacco di terra giù dalle mie parti.

Pago per me 500.000 lire che mio padre si sarà bevuto in un mese e

mi portò via da casa.

Lavoravo 12 ore al giorno, tutto il tempo che la famiglia del padrone stava

nei campi.

Prima veniva il padre e poi due figli grandi senza mai dire una parola.

A 11 anni sono scappata.

Ho vissuto per un po' a Palermo, poi a Napoli.

Facevo la prostituta.

Dopo un anno è nato Nicola.

Chi era il padre non l'ho mai saputo, né chi è il padre di Serena e Francesca, ma

non mi ha mai portato niente.

Erano miei e basta.

Appena nato all'ospedale Nicola me lo volevano portare via e metterlo in un

istituto. Io l'ho preso e sono scappata.

un posto di baracche, coi tetti di lamiera, vicino a dei palazzi andati

giù con il terremoto.

Passavo le notti sveglia, c'avevo il terrore che me lo portassero via, perché

lì c'era gente che li rubava i bambini.

Come sei arrivata a Milano?

Avevo 18 anni, 18 anni e tre figli.

Un giorno in una casa, una di quelle case dove avevo trovato lavoro,

ho conosciuto Bellini.

Aveva quasi trent'anni più di me, ma mi voleva bene.

Era un po' come il primo padrone, gli facevo la serva e ci dormivo insieme.

Ma i bambini avevano le scarpe, i giubbotti colorati.

Come tutti gli altri.

Vestivano bene.

Gli facevo il bagno ogni giorno.

Tutti i giorni.

Me la trovate voi, Francesca?

Me la trovate voi?

È ancora viva, vero?

Tu, tu che te ne integni di queste cose?

Non l'hanno già ammazzata, vero?

No, è piccola, non hanno bisogno di lei.

Vedrai che la lasciano.

Prima o poi la liberano, vedrai.

Te la trovo io, Francesca, te lo prometto, Nina.

Te lo giuro.

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