All language subtitles for La.Piovra.6x02.ITA.DVDRIP-mkeagle3

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian
br Breton
bg Bulgarian
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified)
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian
cs Czech
da Danish
nl Dutch
en English
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German
el Greek
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian
ja Japanese
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal)
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish
es-419 Spanish (Latin American)
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

Vai di qua.

Si è avvelenato, non ho fatto in tempo a fermarlo. Parla che hai fatto.

Maledetto, è troppo comodo così.

Avverti la centrale.

Fai mandare subito un medico. Dobbiamo farlo vomitare.

Respira.

Bastardo.

Forza.

Non morire adesso, bastardo.

Non morire.

Scrifuso figlio di puttana, non puoi farci questo.

Avanti, forza. Devi vivere.

Non morire. Non puoi farci questo.

Ecco.

Ecco, ho ripreso a respirare.

Carta. Buonasera.

Buonasera a voi.

C

'è

un gufo là fuori, su quell'albero.

I gufi?

I gufi aiutano a capire, non vi ricordate?

A capire.

Capire che cosa?

Quanto manca.

Bisogna ascoltare i loro richiami.

Al contadino ci dicono quanto manca il raccolto.

Alle ragazze quanto manca il matrimonio.

E ai vecchi come a mia, quante giorni ancora ci restano da vivere.

Quello sull'albero qua davanti, stanotte, finché non siete arrivato voi,

non cantava mai.

Kat, ho bisogno di te.

Sono solo e voglio fare la guerra a Brenno.

Che avete detto?

La guerra?

A Brenno? Sì, proprio a lui e a tutti quelli che comanda.

Voglio distruggere la mafia siciliana, voglio tagliarla fuori dal grande

traffico della droga per sempre.

Quell'isola tornerà ad essere quello che è sempre stata.

I fiori, il mare, il meraviglioso giardino che era.

Non sarà più morti, non più sangue, non più paura.

In fondo il barone Linori voleva le stesse cose.

Il barone Linori non c'è più.

E questo cane senza padrone che vi sta davanti è troppo vecchio.

Non ci piacciono le idee pazze.

Per quelle ci vogliono gli anni che avete voi.

Io sono solo, ma non sono pazzo.

È tutto pronto.

Però ora mi serve una persona come te.

Io oramai allevo Colombi.

E voi a Brenno non lo potete toccare.

Lui controlla tutto e tutti.

Non controlla te, però.

Io sono fuori dal gioco.

Ci rientrerai insieme a me.

Brenno sta combinando un affare da parecchi miliardi su... su certi

stanziamenti al Terzo Mondo.

Però io farò in modo che quel denaro prenda un'altra direzione. E tu dovrai

farmi conoscere le mosse di Brenno, aiutarmi a prevenirle.

Io qui a Como sono a soggiorno obbligato.

In attesa di sentenza. E oramai faccio gabbie per Colombi. Con il denaro che ti

darò io potrai comprare tutte le gabbie di questo mondo.

E che gusto c'è a comprarle?

Ancora non l'avete capito?

A me nessuno mi può offrire più niente.

Perché niente mi interessa più.

Io posso ancora offrirti qualcosa. La possibilità di vendicarti di chi ha

spazzato via la famiglia Linori. Io ti offro la vendetta.

Brenno è stato uno di quelli.

che non hanno alzato nemmeno un dito per salvare il tuo padrino.

Carta.

Devi lavorare per me.

Ma che bisogno avete di andarvi a cercare guai con Brenno?

Non vi bastano i soldi che vi ha lasciato vostro padre?

Mio padre per salvare quei soldi ha accettato di leccare la mano a chi gli

aveva ammazzato la moglie e i figli.

Io non sono come lui.

Non fu solo Brenno a condannare a morte i Linori.

Tutta famiglia, pure Becceletto.

I figli di tutto li tenevano altri.

E Spinosa.

E Tano.

Io non voglio solo a Brenno.

Voglio pure a loro.

Tano Caritti

Antonio e Spinosa.

Quelli non te li posso dare io.

Non saprei neanche... Loro verranno.

Se tu sarai bravo, come dici di essere, verranno.

A volte sono come sentiranno il rotore della carcassa di Brenno.

Verranno.

Io sarò qua, a aspettarli.

Allora, è un sì.

Le va di parlare?

Braccio è tornato.

Che succede, Davide? Perché mi hanno portato qui?

Perché ci sono le sbarre alle finestre? No, no, no, no.

No, non è quello che pensi tu.

Qui non ci sono, dottore, stai tranquillo.

Stai tranquillo.

Un aereo speciale per riportarmi in Italia.

Un posto che non è un carcere, sorveglianza continua.

E adesso addirittura un generale.

Ci deve essere uno sbaglio di persona.

Io non sono così importante.

O almeno non lo sono più.

Avanti, generale, mi dica cosa vuole.

Io sono qui per convincerla a collaborare con la giustizia.

E come intende fare?

Intende parlarmi di morale?

Di riscatto?

Di amore per la verità?

Per carità.

Non sono qui per annoiarla.

Ma no, ho un sacco di tempo. Non mi avete messo neanche un televisore in

questa stanza. Se non mi taglio la gola prima di sera non so davvero come farò a

prendere sonno.

Allora, da dove intende cominciare?

Voglio cominciare dall'odio.

E sa perché?

Perché era quella la sua forza.

Il suo odio per il mondo intero.

E ora cosa è successo?

È diventato improvvisamente un agnellino, è stato tradito da tutti,

abbandonato da tutti, ma non reagisce.

Perché?

Davvero non ha più nessuno da detestare?

Nessuno da odiare?

Molti. Anche più di prima.

E quelli come lei più di tutti.

Perciò non ho nessuna intenzione di aiutarla.

Mi lasci stare, sono stanco.

E si metta l'anima in pace, prima o poi io lo farò di nuovo.

Mi dica una cosa.

Lei ha odiato anche Maria, sua sorella.

Perché mi dice questo?

Maria adesso sta abbastanza bene.

Ma non tanto da poter fare a meno di lei.

Se davvero ha deciso di uccidersi, prima dovrà convincerla che è una cosa giusta.

Una cosa inevitabile. Che cosa significa?

Maria è di là.

Ma scalzone, Maria non c'entra.

Lei generale è peggio di me per arrivare dove vuole, capace di tutto. Maria ha

già sofferto abbastanza, lei deve lasciarla fuori da questa storia. Questo

no, questo lei non può chiederlo.

Maria esiste, è viva.

Lei non può fare finta che non ci sia.

Bastardo.

Che scalzoni.

Io non voglio che mi veda così.

È stato un viaggio lungo, non ha dormito tutta la notte.

È stanco.

Ma sta bene?

Certo, certo, sta bene.

Ha solo bisogno di riposare, di riprendersi un po'. Suo fratello la sta

aspettando.

Io non ho avuto neanche il tempo di farmi la barba, di cambiarmi.

Maria, lo sai fare ancora il gabbiano?

Non ci gioco più da tanto, da tanto tempo.

Abbracciami.

Sei qui.

Sei qui adesso.

Qui con me.

Sì?

E braccio.

Tano ha chiesto di poter uscire con Maria, vuole fare una passeggiata verso

il bosco.

Lasciatelo andare.

Ma forse sarebbe meglio che Braccio li tenesse d'occhio.

No, lasciateli soli.

Va bene, lascialo pure.

Davide dice che ti aiuterà.

Lui è buono, è un amico di Silvia.

Devi fidarti di lui.

Mi fido, mi fido.

E dopo sarei libero.

È vero.

È vero che è così.

E quando sarei libero andremo via di qui.

Certo.

Andremo via.

Mi stai dicendo la verità?

L'isola in Africa, quella di cui mi hai scritto nella lettera, esiste?

Giurami che andremo là.

Sì, Maria, te lo giuro.

Te lo giuro sulla mia vita.

Vai, vai, vai!

Carta?

Mi avevano detto che sei morto.

Agli amici non ci dici buongiorno?

E manco una sedia ci offri. No, adesso non posso.

Tengo ospite.

E' bravo Santino.

Che vuoi?

Devi dire a Brenno che Carta ci bacia le mani.

E dici pure che mi dispiace.

Per quella volta che mi avevo offerto un lavoro e ci ho detto di no.

Ho capito.

Ci ricaprino che tu ti scusi.

Scusalo di colore teme.

Come quella che c'hai di là.

Pensa a letto, eh?

Ero appena uscito dal carcere e avevo la testa confusa.

Ma noi come preti siamo.

Ci possiamo levare i vestiti, ma la vocazione, quella non si cancella. Ho

capito. Ti vuoi mettere a servizio o poter tu?

A servizio ci stanno quelli come te.

I cani da catena.

Dicci solo che lo voglio incontrare.

E niente altro.

E cambia musica. Questa non è buona per fottere.

Eccomi. Sono tornato.

Rosto. Va bene, va bene, adesso lo aggiustiamo.

Uno dei proiettili stava lì.

Lo vedi questo numero?

Sì.

Questo è un prefisso per chiamare l'estero, sembra di Praga.

Tu sai se Bellini conosceva qualcuno a Praga?

Forse è meglio che lo trascriva in modo leggibile. Sì, grazie.

Ma che sta facendo quella là?

Ma chi si crede di essere?

Sì?

Che c'è ancora?

I primi due colpi sono stati sparati da qua, non è vero?

Certo, basta vedere la posizione del corpo.

Lui stava qui ed è stato scaraventato a terra, giusto?

Su, continui.

La prima cosa che mi chiedo è perché Nina doveva essere qui davanti alla

porta? Ma per quale motivo non doveva esserci?

Non lo so, però io di litigate sono un'esperta. Ne ho fatte di scenate in

vita mia.

Insomma... Se una donna grida e urla che vuole andarsene, che non ne può più e fa

la matta con un uomo, sicuramente lo farà nello studio o nel salotto o magari

in cucina, ma mai davanti alla porta d'ingresso.

Perché se lei deve scappare, lo fa.

Ma ammettiamo pure che sia andata così. Bellini si trova qui per terra,

agonizzante. E che mi metto a fare io?

Mi sposto come una deficiente tutto intorno al corpo.

Vengo da questa parte e da qui decido di esplodere un altro colpo contro il muro.

C'è qualcosa che non mi convince.

L'altra pistola, quella di Bellini, siamo sicuri che non abbia sparato?

È qui la pistola?

Sì.

Eccola.

Alla scientifica dicono che in occasione della morte di Bellini questo aggeggio

qua non ha fatto fuoco.

Però è venuta fuori un'altra cosa.

La canna ha un difetto.

Fa una rigatura trasversale sul proiettile in uscita, per cui la

pallotta che esce da qui è come se fosse firmata.

Insomma, hanno scoperto che quest'arma, qualche mese fa, qua a Milano, ha ucciso

un uomo.

Chi? Un giovane professore universitario, Giovanni Canevari.

Era tornato da poco dall'estero. L'hanno fatto fuori nella zona dei Navigli.

Mi dia la rubrica.

Eccolo, Canevari. Bellini lo conosceva.

L'hai mai sentito nominare da lui?

No.

E sai se Bellini ha mai dato questa pistola a qualcuno?

Va bene, parliamo di qualcos'altro.

Dei tuoi bambini.

All'anagrafe non risultano. Com'è possibile?

Io non ci sono mai stata nel posto che dice lei, l'anagrafe.

Ma come? Cioè non li hai mai registrati?

Io lo so che sono figli a me. Ma per lo Stato è come se non fossero mai nati.

Ma perché se li registravo ci pensava lo Stato a loro?

Gli dava da mangiare lo Stato?

E le comprava lo Stato le scarpe?

Ho dato la mia autorizzazione al direttore del carcere perché tu possa

vedere i tuoi figli una volta alla settimana.

Io non li voglio vedere.

Loro sì, però.

Tu sei la madre.

Questa è una lettera di Nicola.

Per oggi abbiamo finito.

Grazie

Cara mamma, ci hanno messo in un istituto.

Non è come a casa, ma ci siamo già abituati.

Serena sta bene.

La notte, con la scusa di fare la pipì, vado a vedere se si è addormentata.

Noi siamo buoni, come hai detto tu.

Non diciamo niente, non diamo fastidio.

E ti aspettiamo.

La giudice ha dei sospetti.

La storia della ragazza non la convince.

E ha trovato uno strano numero di telefono. Sì, di telefono.

Un numero di Praga.

Praga?

Hai detto Praga?

Hai fatto bene a chiamare.

Te l'avevo informato di tutto.

Sì, ho accompagnato Maria a casa.

Vengo tra poco.

Buonasera. Ciao.

Non mi fai entrare?

Sì.

Sì.

Volevo dirti che c'è anche... D'accordo.

È venuto a trovarmi...

Va bene, rientro.

Come mai sei qui?

Niente.

Non vedevo da tanto tempo Maria e sono venuto a trovarla. Ci siamo fatti una

bella passeggiata, vero Maria?

Vado a prepararvi il caffè.

E quando sei tornato?

Ma sono rientrato da poco, ti avrei chiamato domani.

Immagino che non vorrai dirmi cosa sei andato a fare in Africa.

E adesso dove andrai?

Vado dove mi porta questo.

Sei di nuovo in servizio.

Eh sì, pare che fosse l'unico modo per non perdere vent'anni da retrati.

Comunque è una bella notizia.

Almeno vuol dire che non te ne vai per un po'. E la tua inchiesta come va?

Più ci vado dentro e meno ci capisco.

Devo essere un po' arrugginita.

A che cosa pensi?

Non mi sembri per niente arrugginito.

Ora devo proprio andare.

Magari ci vediamo un altro giorno.

Quando?

Molto presto, spero.

Non aspetti il caffè di Maria?

No è meglio che vada.

Salutala tu per me.

Non voglio rivederla più, Maria.

Mai più.

E anche un'altra cosa vorrei.

Non ditele quello che mi aspetta. Lei crede che fra poco mi lascerete libero.

Quello che le diremo o non le diremo dipende da lei.

Capisco, generale.

Niente più guanti bianchi, vero?

Allora, cosa volete?

Noi vogliamo la testa della piovra.

La testa della piovra.

Ma davvero?

La testa della piovra.

Per poi magari finire ammazzato in carcere.

Non mi dica che non li sa i nomi, generale.

La vecchia cupola, per quello che ne sappiamo, non esiste più.

I tre che erano rimasti sono stati uccisi.

E dal caos sembra che sia emerso un uomo nuovo.

Chi è?

Non lo so.

Però so che è uno che sta puntando sull'Africa.

L'Africa non è roba da mafia.

A chi si appoggia per un'operazione del genere?

Gente che traffica in aiuti per il terzo mondo.

Mi faccio un nome.

Solo un nome e poi basta.

Non le chiederò altro, io lo giuro.

Avanti.

Solo un nome.

Ettore Salimbeni, prima stava in politica.

Che mi dici, Fede, di Ettore Salimbeni?

Espulso dal suo partito quattro anni fa per indegnità morale.

Tre audizioni presso la commissione parlamentare d'inchiesta, due denunce

presso l'autorità giudiziaria.

Le accuse più gravi risultarono infondate, ma la sua carriera politica

finì lì.

Salimbeni è più potente di prima.

Attualmente dirige una società di intermediazione per gli aiuti al terzo

mondo.

Una cosa che gli permette di continuare i suoi affari meglio e più di un tempo.

Sono affermazioni gravi. Perché dovrei crederle?

Perché è la verità.

Bilol, il poliziotto africano che mi copriva giù a Dakar.

In cambio di soldi e di qualche buona entratura.

Le ultime che mi rimanevano presso alcuni trafficanti d'armi da quattro

soldi.

Insomma, anche Bilò l'aveva capito che quando Salimbeni veniva giù in Senegal

si dava da fare per conto dei siciliani.

E negli ultimi sei mesi è venuto in continuazione.

Perché così prodigo di informazioni su questo Salimbeni?

Perché lo detesto e lui detesta me.

In passato abbiamo avuto qualche piccolo screzio, per così dire.

Mi aiuti a crederle?

Mi dia qualcosa in più delle sue parole?

Dammi da scrivere.

Lo faccio vedere a Salimbeni.

Gli chiedo un incontro qui a Milano e lo minaccio.

Lui mi fisserà un appuntamento e poi cercherà di farmi ammazzare.

Spero che questo vi basterà come prova che quello che dico è vero.

L'avvocatessa si chiama Martina Ferrari.

Ave 27 anni e questa è la prima causa che fa.

Niente marito, niente fidanzato, però è bella, bella assai.

Lei è la sola che può avvicinare a Nina.

La sola a cui Nina può avere detto se sa o non sa dove sono quelle foto.

E questa Martina si può comprare?

Non è di quella razza.

Bene.

Di lei mi occuperò io.

E Brenno, che mi dici?

Tra qualche giorno viene qua a Milano e ci incontriamo.

Che viene a fare a Milano?

Pare che abbia un'azienda d'allevamento di bestiame qua vicino in campagna.

E poi viene per la partita allo stadio.

L'altro giorno la colomba ha finito di covare. Ci ha dovuto fare una gabbia più

grande.

Hai fatto bene.

Le famiglie devono restare unite.

Io domani devo partire per Praga. Quando torno mi trasferisco in una casa a

Milano. Non mi piace stare in albergo.

E la vostra casa?

Quella giù in Sicilia?

Vorrei che sprofondassi al centro della terra, invece di venirmi in sogno.

Tutte le notti.

A tormentarmi.

Se vuoi te la regalo.

La casa uno se la deve fare da giovane.

Il destino è stato cattivo con voi?

Non esiste il destino.

Studiando com'è fatto questo mondo, io non l'ho mai incontrato.

Eppure c'è.

È lui.

È il destino.

Che la notte non vi fa dormire.

Prenotami un posto allo stadio.

E brava, Fede.

Braccio, ci sei?

Mi senti bene?

Sì, Davide.

Sì, ti sento benissimo. Ci siamo. Vai a fare il collegamento. Sì, stavo appunto

andando. Grazie.

Buonasera. Il dottor Salimbeni, per favore. Mi dispiace, ma il dottor

Salimbeni a quest'ora non riceve nessuno.

Allora, per piacere, gli faccio avere questa.

Grazie. Intanto io aspetto qui.

Porta questa al dottor Salimbeni, stanza 274.

D'accordo, dottor Salimbeni, la faccio salire. Può andare, signori. Grazie.

Sono Braccio.

Davide, mi senti?

Ti sento bene. Ti sei collegato al telefono della stanza?

Sì, tutto fatto.

Bene così, Renezzo.

Ho quasi trent'anni, signor Licata.

Chi è che la manda?

L'ha appena letto.

Tano Cariti. Chiunque può scrivere il suo nome, visto che lui è sparito.

Magari è anche morto. È vivo, glielo garantisco.

È qui in Italia e attendo una risposta da lei.

Io a Tano non ho più niente da dire.

È lui che deve dirle delle cose.

Tenga, controlli di persona.

Pronto? Sì, sono io.

Dove sei?

Vicino. Che cosa vuoi da me?

In Africa, a Dakar, mi hanno raccontato un sacco di cose di te.

Ci vediamo tra due giorni.

Ti aspetto alle 10 di sera ai padiglioni Brezza.

Quelli ancora in costruzione sulla tangenziale, vicino a Segrade.

Mi scusi, signorina.

La sua apparizione è stata folgorante e va piena di mistero. La prego, si

accomodi.

Mi dispiace, devo proprio andare.

No, aspetti, io vorrei...

Centralino, ci sono due

uomini che si occupano della mia sicurezza. Dovrebbero essere lì nella...

Braccio, fa' attenzione.

Sta cercando i suoi uomini. Copri fede.

Dottor Salimbeni?

Mi scusi, ma non capisco.

Può ripetere?

Mi sente?

Mi sente?

Ma che diavolo sta succedendo?

Pronto! Mi scusi, signore, c'è un guasto alla centralina di zona.

Lei chi è? Con chi sto parlando? Sono l'altro centralinista. Se vuole possiamo

usare la mia linea. Mi ripeta il numero, per cortesia. No, gli uomini della

sicurezza, i miei uomini. I cerchi devono essere lì.

Signore, io qui nella hall non vedo nessuno.

Ma è impossibile, devono esserci per forza, sono la mia scorta. Glielo

ripeto, signore, qui non c'è nessuno. E dove diavolo sono?

E così Tano è tornato?

Sì. E te vuole incontrare?

Fra due giorni, sì. Ai padiglioni Brezza, in costruzione vicino a Segrate.

Guardagli i miei saluti.

Guarda, la vedi?

Lei non lo sa che là dentro l'ammazzano, eppure tiene il presentimento, come i

cristiani.

Allora, che cosa ne dici?

Che c'è?

Pure tu tieni il presentimento.

Io non ci scherzerei troppo. Tano è uno che sa un sacco di cose.

C'hai paura, eh?

Beh, vorrei vedere te.

Già mi ha fatto sapere che sa dell'Africa.

Che cosa sa?

Che sono stato giù a Dakar.

Fa sul serio, allora.

Ecco, tieni.

Su, avanti, fammi vedere che ci sai fare.

Come, come sai?

Indovina, ammazzane una. Vai là e gli sfari in testa.

Ma perché, scusa, che... Perché, perché, perché bisogna che impari.

Perché è difficile sparare in mezzo a due occhi vivi. Ma un giorno potrai

averne bisogno.

Va!

Su, forza!

Tra due giorni a Tano gli facciamo la stessa cosa. No, no, no, aspetta, non

facciamo pazienza. Senti, se metti in piedi un'impresa così sai che sborserai

miliardi e che avrai a che fare con montagne di merda e di sangue. Tu che

cosa hai fatto in Africa?

Ci hai messo in un affare più grande assai e anche molto più sporco.

E ora pensi forse di uscirtele pulito pulito?

Non lo sapevo che ti piaceva la partita.

Le fatti non mi piacciono.

È tutto finto.

Nella vita quando uno ti fa lo scambetto non c'è l'arbitro a fermare il gioco.

Ti devi rialzare da solo.

O con l'aiuto degli amici.

Allora, che vuoi da me?

Lassù.

A soggiorno obbligato.

Le giornate non passano mai.

E ci devo stare ancora per anni.

Guarda queste mani, sono ancora buone, non tremano. E questa testa, sa

funzionare bene, meglio di quella di questi tre compagni.

Ho saputo che hai un'azienda da queste parti con più di duemila vesti.

Magari ne serve qualcuno, qui a Milano.

Ciao a mio figlio, ci metto noi qua a Milano.

Le piante giovani hanno bisogno di stare all'ombra di quelle vecchie per crescere

riparate e sicure.

State zitto, state zitto ora che c'è un rigore.

Questo è un operativo di polizia!

Lasciatevi andi e scendete dalla macchina tra le vostre azione!

Vai, vai!

Tutto bene? Ehi, facciamo sparire Tano e filiamo.

Forza, andiamo.

Come lo sai? Chi te l'ha detto? Ho sentito la radio della polizia. Dice che

hanno trovato quattro morti.

Tano.

Schifosa.

Ma da solo?

Come può aver fatto Tano da solo?

Le coppe. Le porto a conoscere qualcuno che ora ci spiega tutto.

È aperto.

Voi restate fuori e tu chiudi la porta.

Che mi dici?

Ed è quello buono?

Chi si festeggia? Noi altri.

Ci rivediamo.

Non ho ghiaccio nel bicchiere di cristallo.

Visto.

Così si comporta un vero signore.

Niente ghiaccio.

Niente champagne.

Bella entrata.

E ora... Dimmi che puoi.

Mi hanno ammazzato quattro uomini.

Allora hai sbagliato indirizzo, ti servono le pompe funebri.

Non è fantastico, l'hai visto?

È davvero incredibile.

Mena che non lo conosce non ci credi.

Quei quattro avevano, diciamo, un appuntamento con Tano che si è

deciso a tornarsene qua in Italia.

Sarà stato lui a farmele fuori.

Anche se è tornato, Tano non ha eserciti. È solo.

Ma potrebbe essersi alleato con qualcuno, no?

E con chi?

I tuoi nemici stanno tutti sotto terra.

Esatto.

Ma ce n'è uno che non è ancora sotto terra.

È vero, il giovane professore. Magari si sono messi insieme.

Che ne pensi?

Che cosa ne sai tu di...

Di Ribella.

Io non so niente di niente.

Sono fuori da tutto.

Io sono malato e vorrei essere lasciato in pace.

Io apposta sono qui per lasciarti in pace.

Tu mi dici quello che sai su Ribella e io te lascio in pace. Però se non mi

dici niente, allora mi offendo.

Ci resto male.

Ribeira è ricchissimo.

Il padre, lo sai bene, trafficava droga.

In Canada e in Medio Oriente.

Credo che gli abbia lasciato un patrimonio di qualche centinaio di

miliardi. Allora, se ne poteva stare tranquillo, no?

Se voleva stare tranquillo non tornava in Italia.

E' venuto per seppellire suo padre.

Invece io penso che sia venuto per seppellire te.

E ora ti dispiacerebbe?

È tardi, io sono molto stanco.

Per stavolta la consulenza è gratis.

Ma che guerra mi può fare?

Io se voglio lo schiaccio come lui. Ma lo capisci?

No.

Ti parla la guerra dei soldi.

Nessun uomo può tenere immobilizzato un patrimonio come il suo.

Lui ti attaccherà con il suo denaro.

Magari sfruttando l'intelligenza di Tano.

Avevo pensato giusto.

Stanno insieme.

Sì, può essere.

Trovo un modo per neutralizzarlo. E presto! Ma ti ho già detto che io... Non

me ne prego un cazzo di quello che hai detto!

Ti abbiamo tenuto sul palmo della mano in tutti questi anni, noi!

Sì, noi!

Ti abbiamo fatto ricco, noi!

Hai sempre avuto tutto quello che volevi, sei stato il padrone!

Adesso, prima di andartene nell'altro mondo, devi farmi questa cosa, senza

mai, senza sé! Devi farla! Devi farla e basta!

Oh, saluta!

Andiamoci.

Me ne vado a dormire.

Tu vai costituire Santino, spiegagli che Tano ci sta rompendo le scatole e dìgli

che c'è lavoro per lui.

Chi è?

Sono Marco, apri.

Mettela via.

Vengo da parte di mio padre.

Ci bacio la mano.

Te la ricordi la sorella di Tano?

Quella che abbiamo scoperto che lavora alla biblioteca.

Ma la ricordo.

Dobbiamo pagare il conto al fratello.

Dobbiamo fargli abbassare la cresta.

E dobbiamo scoprire dov'è che sta.

La devi sistemare.

Con questa?

No.

Non la devi ammazzare.

Dobbiamo solo pagare il conto a te.

Ho capito, ci penso io.

Va bene Tano, ci hai detto la verità. Salimbeni è un mascalzone in contatto

con la mafia.

E noi dovremmo arrestarlo, ma per ora... non vogliamo farlo.

Salimbeni non ci basta.

Con te possiamo andare molto più lontano.

Tu forse vuoi andare più lontano.

Ma gli altri?

Con me?

Che significa con me?

Ti stiamo chiedendo di collaborare.

Naturalmente in cambio lei...

potrà beneficiare delle leggi relative, la sua pena potrà venire notevolmente

ridotta.

Insomma voi, voi mi state chiedendo di fare il doppio gioco, se ho capito bene.

Ho capito benissimo.

Ma per quello ci vuole la gente come lui, quelli con le grandi cause, i

buoni.

Ma come le può venire in mente di chiedere una cosa del genere proprio a

me?

Noi abbiamo fatto un patto, io l'ho rispettato, voi volevate sapere un nome

e io ve l'ho dato adesso, adesso basta.

Ma mi ha visto bene.

Guardi, guardi questa mano.

Vedi come trema?

E non è per l'alcol che non mi passate più e neanche per la mancanza dell'oppio

che prendevo per stordirmi quando stavo giù in Africa, è una cosa qui.

Lasci perdere, generale. Mi faccia trasferire in un carcere.

Facciamola finita.

Riportala nella sua estanza.

Guarda che io non sono buona come pensi tu.

Mi hai salvato la vita l'altro giorno.

Solo perché ci servi, lo hai capito?

E per Maria, che è stata male abbastanza.

Se fosse per te, per quello che sei, per tutta la gente che hai fatto soffrire,

io già ti avrei sparato in testa in quell'albergo in Africa, sappilo.

E mi avresti fatto un favore.

La sua città è bellissima, signor Bartoli. E lei commette un delitto a

guardarla con quegli occhiali scuri. Perde tutte le sfumature dei colori.

Questa città a me non piace più.

Rimpiange il passato?

Certo.

E non sono il solo, mi creda.

Anche i miei amici la pensano come me.

Milos Danek.

Ha diretto per vent'anni la polizia di frontiera del nostro paese.

Il generale Boleslav Kutz, polacco, coordinava i servizi del patto di

Varsavia.

Anatold Agiliev controllava la rete distributiva dei prodotti industriali

nella zona di Leningrado.

Ador Ziliev.

Fino a pochi anni fa dirigeva una società di import-export legata ai

servizi segreti bulgari.

Ognuno di loro rappresenta molta gente.

Molte persone che non sono per niente soddisfatte di come sono andate le cose

in questi ultimi tempi.

E che aspettano solo una buona occasione per tornare ad alzare la testa.

È per questo che siamo qui.

Un bel gruppetto di idealisti, insomma.

Davvero lei pensa che io creda a una sciocchezza del genere?

E perché crede allora che correremmo il rischio di metterci con gente come lei?

Per soldi, per avidità, perché voi volete utilizzare nel vostro interesse i

canali che in passato controllavate per conto dello Stato. Si sbaglia.

E glielo dimostreremo.

Comunque la cosa mi lascia del tutto indifferente. A me interessano solo i

vostri magazzini segreti, i vostri itinerari sicuri, le vostre persone

fidate alle frontiere.

Insomma, tutto quello che può garantire il passaggio e la raffinazione della

morfina base sul vostro territorio, e quindi la distribuzione dell'eroina in

tutti i paesi dell'Est.

Prego.

I miei amici sono impazienti di conoscerla.

Ci vuole ancora molto per arrivare?

Ci siamo quasi.

Per quale motivo non è venuto anche il turco all'incontro di prima?

Giorgio Parbo ci tiene molto a non confondersi con gli altri.

È uno degli uomini più ricchi del mondo.

Lui è un produttore.

Noi siamo solo dei distributori, non è una distinzione da poco.

E poi... Parbo...

Non lascia quasi mai la Turchia.

Soltanto il suo onore ha fatto questa eccezione.

Ecco, accosti qui.

Barbola invita a far analizzare da chi vuole. È morfina di prima qualità.

Che dice?

È un po' dispiaciuto. La prima partita della merce è già a Istanbul, ma non può

restare lì.

Allora trasferitela qui a Praga. Lei mi aveva garantito di aver risolto i

problemi organizzativi.

Infatti la nostra rete distributiva è pronta.

Però Parbo vuole che la merce venga pagata prima di spostarla da Istanbul.

È compito suo.

E non dimentichi che la prima trans avversaria è necessaria per attivare la

nostra organizzazione.

Quanto?

Dieci miliardi.

Ma non dovranno essere in valuta, in oro.

Questo... il nostro accordo non lo prevedeva.

Deve capire che in un mercato povero come il nostro...

Le cifre di questo genere non possono passare per le banche senza dare nell

'occhio. Ho avuto un problema imprevisto.

Contavo molto su un uomo che doveva darmi delle vecchie foto, ma purtroppo è

morto in circostanze misteriose.

A parvo questo non interessa. Se il primo carico non parte subito, c'è il

rischio che salti tutto.

Se lo dice lui, le assicuro che può credergli.

È difficile mettere insieme tanto oro.

No. A quanto ci risulta le riserve della sua famiglia superano ampiamente questa

cifra.

Quanto potete aspettare?

Pochi giorni. Fra pochi giorni onorerò personalmente quanto convinto.

Cara,

so che a te non sembra un piccolo favore quello che ti ho appena chiesto. Ma non

l'avevi mai fatto se non l'avessi una grande importanza.

Lo capisci, vero?

Ti prego, se mi vuoi bene devi fare esattamente quello che ti ho detto.

Aspetto una tua telefonata di conferma.

Ma papà, non puoi chiedermi questo. Ti rendi conto di cosa significa?

Sì, sì, lo so, ma devi farlo per me, Irene.

Papà, ho fatto come mi hai chiesto. Ti ringrazio, cara.

Sei stata gentile.

No, no.

Per ora non ho bisogno d'altro.

Vorrei che ti prendessi una vacanza.

Perché non vai per un po' all'estero?

D'accordo.

Sì, ci sentiamo presto.

No, no, non venire a trovarmi per nessuna ragione.

Fermati. Ma come fanno a mantenervi in giro così giovani?

Non lo sanno che ci vuole l'esperienza per fare la sorveglianza.

Sapermi se andate a marzo.

Hai capito?

Tu adesso vieni con me.

Che ti porto a una festa.

Cammina.

Senti! Senti!

Se vieni!

Apite!

Nella mano del padrone mio!

Fatemi dire dove è nascosto suo fratello, erano cariti!

E poi, mi raccomando, fateci un po' di festa!

Senti!

Sì, chi è?

L'avvocato Martina Ferrari?

Sì, sono io.

Mi chiamo Ribeira.

Come? Lorenzo Ribeira.

Vorrei vederla.

Ma a che ore sono?

Non si preoccupi dell'ora. Va dalla finestra.

Un attimo.

C'è la mia auto da te.

Sì, la vedo. Lei non mi conosce, ma... Ma, senta, non penso proprio... Venga da

me subito. Ho da proporle una cosa molto importante.

Va bene, vengo. Il tempo ad arrivare.

L'aspetto.

Questo deve essere matto.

Buongiorno. Buongiorno. L'avvocato Martina Ferrari?

Prego, si accomodi.

grazie grazie

Buongiorno.

Prego, si accomodi.

E mi scusi ancora, avvocato.

È stata molto gentile a venire.

Non le dirò che è molto bella e immagino che non ne potrà più di sentirselo

ripetere. E comunque non è per questo che l'ho pregata di accettare questo

incontro. Beh, lo spero bene.

Guardi questa casa.

Le piace?

Sì, è bellissima.

Ma immagino che non ne potrà più di sentirselo ripetere.

Questo è uno dei molti immobili che possiedo.

Appartamenti, ville, complessi residenziali, ne ho un po' in tutta

Italia. E poi partecipazioni azionari in varie imprese, una decina d'alberghi,

due compagnie d'assicurazione, non so bene cos'altro.

Non me ne sono mai interessato.

C'era qualcuno che lo faceva al posto suo?

Sì, mio padre.

Tutto il patrimonio è intestato a due società. Una con sede in Canada dove lui

risiedeva e l'altra in Venezuela dove ha abitato per molti anni.

Per quanto riguarda me mi sono laureato in fisica a Ginevra.

Mi sarebbe piaciuto lavorare come ricercatore ma non ho potuto. Perché?

Diciamo che ho dovuto viaggiare. Ho cambiato spesso città.

Los Angeles, Londra, Praga, Varsavia, Parigi.

Ma quasi mai... quasi mai per mia scelta, in effetti.

Forse al telefono il mio nome le è sfuggito.

Dovrebbe sapere chi sono.

Lei è il figlio di Carmine Ribeira.

Esattamente.

Carmine Ribeira. Mette paura a questo nome, vero?

La capisco.

Per tanti anni ha messo paura anche a me.

Comunque la magistratura dei Cinque Continenti non è riuscita a dimostrare

che mio padre, Carmine Ribeira, fosse davvero un mafioso.

E tutte le sue ricchezze ora sono passate a me.

Sono appena arrivato in Italia e ho bisogno di un legale.

Ma perché non si è rivolto a un grande studio?

Io non voglio uno studio famoso, voglio qualcuno come lei.

Chi le ha fatto il mio nome?

Non posso dirglielo, non è molto importante.

Allora, le offro uno stipendio di 300 milioni netti all'anno.

Avrà una macchina con autista e potrà lavorare in uno studio in centro.

E se non le piace l'appartamento in cui vive attualmente, potrà trasferirsi in

uno... Di quelli di mia proprietà.

Sono avvocato penalista. In questo momento sto seguendo una causa. Lei non

dovrà abbandonare né quella causa, né le altre cause che potranno capitarle.

Senta, io... Ho bisogno di lei.

Ho bisogno di qualcuno senza pregiudizi.

Qualcuno... che non pensi ogni volta che mi vede quello è il figlio di suo padre.

Cosa le fa credere che io sia così?

I suoi occhi.

I miei occhi? Sì, i suoi occhi.

La luce che c'è dentro.

Mi serve del tempo per pensarci. Quanto?

Beh, almeno qualche giorno.

Bene.

La passerò a prendere dopo domani sera.

E qualunque sia la sua risposta, sarò comunque felice di averla mia ospite per

cena.

A presto, allora.

A presto.

Sì. Capisco.

Dica al procuratore che verrò oggi stesso.

Verso le sei, va bene?

Bene.

Arrivederci.

I documenti che abbiamo ricevuto sono di una gravità eccezionale.

E dai primi riscontri appaiono attendibili.

Se dovessero reggere anche la prova di indagini più accurate, gran parte del

patrimonio che suo padre le ha lasciate in eredità risulterebbe costituito da

denaro sporco, frutto di un complesso riciclaggio.

È prassi normale per la magistratura di questo paese dar credito a lettere

nonne? È prassi normale per la magistratura di questo paese?

Verificare anche le documentazioni anonime.

Qui risulterebbe che lei ha depositato ultimamente presso una banca

italiana circa 100 miliardi di lire.

Io sono un imprenditore e intendo fare investimenti in Italia. È anche questo

un crimine?

Se il denaro è di provenienza pulita, assolutamente no.

Io volevo semplicemente avvisarla che da questo momento i suoi conti correnti

bancari in Italia saranno oggetto di attenta indagine.

Affiderò l'incarico al giudice Silvia Conti.

Non c'è per ora nessun avviso di reato nei suoi confronti e spero che non ce ne

sarà nessuno in futuro.

Ma prima dobbiamo controllare. In altre parole i miei affari sono bloccati?

In altre parole direi di sì.

Mi scusi.

L'agente che era di guardia alla casa di Maria, la sorella di Tano Caridi, è

stato ritrovato senza conoscenza e lei è scomparsa.

Sei sicuro che ci dobbiamo occupare noi di questa cosa? Vai, guida e fai in

fretta.

Amadei non la prenderà molto bene. Non me ne importa niente di come la prende

Amadei. Vai!

Grazie

Io sto male!

Non la voglio quella roba! Portala via!

Portala via!

Sono tre giorni che non mangi!

Devi cercare di mangiare qualcosa!

Perché non mi trasferiti in un carcere?

E gli altri dove stanno? Dove sono spariti tutti?

Fattene via!

Fattene! Va bene, va bene, me ne vado!

Dammi qualcosa da bere!

Fermo! Dammi da bere subito!

Questo non posso farlo!

Maledetti! Non posso farlo!

Davide. Che si sa finora? La gente che era qui ha visto in faccia chi l'ha

aggredito. Cercano di ricostruire l'identikit.

Ma chi può avercela con Maria?

Forse non ce l'hanno con lei, ce l'hanno con Tano.

Sì, ma lui è lottano ormai.

Davide!

Eccolo. Tieni, è appena arrivato. È l'identikit. L'hanno mandato per fax.

Che dati ci sono su quest'uomo? È un pregiudicato? Si chiama Santino Rocchi.

È un killer.

Tre condanne.

12 anni di carcere.

Qui c'è una sfilza di reati che non finisce più.

Giudice! Giudice! L'hanno trovata! Dove?

Dalle parti dell'idroscala.

Forza, andiamo!

No, è meglio che no. Vengo con te. E va bene.

È terrorizzata, non riesce a parlare.

Maria, non mi toccate! Maria,

sono Davide.

Calma. Non mi toccate! È finito, è tutto finito, Maria.

Maria, sono qui per portarti a casa. Non mi toccate, Maria!

Sono Davide, non mi riconosci? Anche tu!

Maria, guardami, guardami, sono io. Maria, non mi toccate!

Dammi la mano. Lasciala stare, Davide.

Tu non puoi farci niente.

Maria, sono io.

Calmati. Calmati Maria, sono io. Sono Silvia.

È tutto finito.

Va tutto bene adesso.

È finita.

È finita. Su.

Una coperta.

Una coperta, presto.

Su.

tutto finito.

Calmati.

Vieni con me adesso.

Andiamo al carro.

Avanti.

Ah, venga, sia comodi.

Come sta la ragazza? È ancora viva.

Bene.

Voglio l'inchiesta su questo sequestro.

Veramente? Avevo pensato a lei per un'indagine molto delicata. Si tratta

del figlio di... Mi affidi pure tutto quello che vuole, però voglio anche l

'inchiesta su Maria.

Va bene, giudice.

Proceda pure.

Grazie.

Dice che non mi confusi dell'ira.

Abbiamo portato Tano.

Sta salendo adesso.

Non vuole venire via.

Le tiene la mano, le parla.

Lei è sotto sedativi, non può sentirlo. Ma lui continua.

Non so, parla, parla.

casa di legno.

Puoi farmi passare questo?

Da solo no.

Devi aiutarmi tu.

Ma come posso fare? Come posso?

Una volta tu a queste mani è ordinato di uccidere.

Loro fanno quello che decidi tu.

Aiutami.

E poi?

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.