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Noi siamo pronti, dottor Ribeira.
È da molto che aspettavamo qui a Praga una sua visita dal Canada.
Sa, nei lunghi mesi che sono stato costretto a trascorrere in carcere, ho
pensato molto a lei e al suo grande disegno, perché
vede gli uomini come lei, uomini
così...
Assoluti. Effettivamente mi toccano il cuore.
Lei non ha un cuore, signor Barthel. Ha solamente delle casseforti vuote e sta
aspettandomi per riempirle. Per riuscire nel tentativo di rovesciare lo stato di
cose esistente e tornare al potere, a noi occorre molto denaro. E lo avrà,
signor Barthel, lo avrà.
Divideremo i profitti e poi lei del suo denaro potrà fare quello che vuole.
Come sta suo padre?
I medici gli hanno dato un anno di vita, dovrete aspettare quella data.
Finché lui è in vita io ho le mani legate.
Comunque erano i patti?
Lo so benissimo, ma la storia va avanti, la storia non conosce patti.
E le posso assicurare che ora qui da noi improvvisamente si è messa a correre e
va in una direzione che a me e ai miei amici non piace per niente.
La cosa non mi riguarda, signor Farf. Le sue chiacchiere non hanno alcuna
importanza per me.
Alla morte di mio padre potremo avviare il nostro progetto. A quel punto lascerò
il Canada e tornerò in Italia, a casa mia.
E una volta in Italia, niente sarà più come prima.
Allora, che ne dici?
Ce la compriamo questa tenuta?
Non lo so papà, sei tu che dici sempre che il nord non ti piace. Ma qua è tutto
verde, come dalle parti nostre.
Avere un macello è stato sempre il mio sogno.
Qua ci voglio avere perlomeno mille bestie.
Certo, la spesa è forte, però oggi finalmente il giorno li paga.
Oggi pago, pago tutti quanti fino all'ultimo.
Mi scusi.
Sì, va bene.
La Santissima Trinità se n'è volata in cielo.
La vecchia cupola non c'è più.
E il cane?
Gli uomini se lo sono preso, te lo portano domani.
Dimmi di quella specie di poliziotto, quella legata, che si era permesso di
venire dentro a casa nostra a fare lo spione.
C'ha tre pallottole in corpo.
Bene, così quelli che devono ancora capire chi è Milker e Brenno ora, ora lo
capiranno.
Te l'avevo detto, oggi pago, tutti quanti fino all'ultimo.
Bella, fragile, ma determinata. Signori, ecco a voi la giustizia.
Oggi forse smetterà di sorridere, Spinosa. Ma certo, oggi è il gran
giorno.
Entra alla corte, il presidente si alza e informa l'esimio pubblico che il gran
criminale Antonio Spinosa per un bel posto era in galera.
Lo spettacolo è assicurato ed è opera sua, gentile signora, la regia di tutto
questo. Complimenti vivissimi.
Che cos'è che la rende così cinico, perfino con se stesso? Non sono affatto
cinico.
Ho solamente molta esperienza degli esseri umani, il che in fondo è la
stessa cosa.
Un attentato! È stato fatto un attentato!
Dottore Saconti, venga con noi. L'udienza è stata sospesa.
Hanno sparato a Licata.
Professore, mi dica.
Si è fatto il possibile.
Purtroppo il proiettile della testa è penetrato in una zona in cui sarà
difficile rimuoverlo.
Speriamo che non abbia procurato lesioni vitali.
Comunque ci vorrà un altro intervento, ma a Milano.
E le probabilità che ha di... quante sono?
Poche.
Ce la fai, Davide?
Ce la fai?
Sta tranquillo, ce la fai.
Perché vuole essere trasferita?
Ormai il processo si è concluso.
Espinosa è stato condannato e penso che... penso che la mia partenza non
dovrebbe provocare intralci al suo ufficio.
Perdere una persona come lei... Ho fatto la mia parte.
Però adesso sono stanca di scorte giorno e notte, di auto blindate, di morti.
Va bene.
Inoltrerò oggi stesso la sua richiesta.
E per la nuova sede ha qualche preferenza?
Vorrei tornare a Milano.
Il procuratore a Palermo ci è rimasto male che non l'hai salutato.
Anch'io.
E sono venuta a stare a Milano.
Buongiorno. Vado alla 212.
Mi dispiace, non posso lasciarla passare.
Ma perché?
Non so che dirle. Qui c'è una disposizione precisa.
Il paziente non vuole ricevere visite.
Ma aspetti, cosa fa?
Non si può!
Davide?
Sono io, Silvia.
Davide, mi senti?
Tra un anno esatto da oggi io sarò fuori da quella cella in cui lei sogna di
rinchiudermi per sempre.
Bastardo!
Se tra un anno qualcuno ti tirerà fuori io sarò lì ad aspettarti.
E il tuo tempo allora sarà finito per sempre.
Questa devi prenderla ogni mattina, questa invece una sera sì e una sera no.
Ora devo andare, tra un'ora parte il treno per Bergamo.
Ti chiamo domani?
No, non telefonare, lo farò io.
Ciao papà.
A presto cara.
Eccola qui.
In un certo senso l'aspettavo.
Ero certo che un giorno o l'altro mi sarebbe venuto a trovare.
Mia cara, questo è il signor Licata.
Guardalo bene.
Uomini come lui la natura non ne fa più.
Fa piacere conoscere le persone speciali.
Nessuno è speciale come suo padre, glielo assicuro.
Sì, lo credo anch'io.
Allora papà hai promesso, eh?
Ricorda quello che le disse l'ultima volta che ci siamo visti?
Perfettamente.
Grandi parole, grandi minacce.
Se lei un giorno dovesse uscire di galera, io sarò lì pronto ad aspettarla.
Cose del genere.
Mi dispiace, ma purtroppo non ho nulla da offrirle.
I medici mi hanno proibito praticamente tutto.
Da loro ho solo il permesso di morire.
Niente di più.
L'ho sorpresa, eh? Dica la verità.
Leggendo i giornali avrà certamente pensato a un volgare trucco per poter
uscire di prigione.
E sotto la giacca magari ha anche una pistola.
Magari è venuto qui pensando di tener fede a quella stupida promessa.
Faccia pure, prego.
O abbia solo un po' di pazienza.
L'ognomo cattivo che si è anidato qua dentro.
Faranno molto, farà giustizia al suo posto. Allora è vero.
Mi dispiace per sua figlia. Ha una faccia pulita.
La faccia di una che non si merita un padre come lei.
Certamente non mi crederà, ma... Quell'attentato contro di lei mi è
sembrato una barbarie.
E in fondo lei che cos'è? Niente. Uno che non conta niente. Uno che... che non
fa paura a nessuno.
Che bisogno c'era allora di spararle una pallottola in testa?
Eh già.
Che bisogno c'era secondo lei?
Mio caro Licata, questo paese sta tornando indietro.
Itano Caritti...
se ne sono scappati via all'estero gli espinosi come vede si eclissano
e la cupola è stata
definitivamente eliminata da un brigante da quattro soldi di chi
sta parlando questo è un segreto
E se lei permette, amerei portarlo con me nella tomba.
Per amore di Irene.
Io la detesto, la mafia.
È brutale, volgare.
Ma naturalmente non mi piacciono neanche le persone come lei.
Mi dica il nome di chi mi ha sparato e non mi vedrà più.
Se crede può provare a cercare un tale che si chiama Bellini.
Fa il fotografo qui a Milano, dalle parti del Naviglio Grande.
Ne faccia quello che vuole, tanto non conta niente.
Lo consideri pure un mio regalo da Dio.
Quanti mesi le hanno dato di vita?
Sei, otto forse.
Numeri da nulla.
Specialmente per uno come me.
Attenzione, prego. I passeggeri del volo A3142 sono spiegati di recarsi al
centello 3. Marco, iniziamo.
E' lei il signor Lorenzo Ribeira? Sì, sono io.
Firmi qui.
Lei conferma a questa autorità che la salma qui racchiusa è quella
appartenente al defunto suo padre Ribeira Carmine, deceduto ad Hamilton,
Canada, tre giorni orsono per cause naturali?
Lo confermo.
Ritira adesso il feretro.
No, ho incaricato una ditta di trasferirlo in Sicilia.
Bene, allora firmi qui.
Anche qui.
Prego. Volo A789, partenza per Sydney, uscita numero 4.
I passeggeri sono pregati di recarsi all'impatto.
Allora, signor Bellini, che cosa aveva di tanto urgente da dirmi?
Le ho portato una foto della serie.
Giude che lei è la qualità.
Un ottimo lavoro.
Quando potrò avere le altre?
Ecco...
Ho repensato a quello che ci eravamo detti l'ultima volta che ci siamo visti
in Svizzera e allora... È insoddisfatto del nostro accordo, forse?
No, non è questo.
Trova che un compenso di 500 milioni non sia adeguato per le foto che ha
gentilmente pensato di offrirmi?
No, la cifra è grossa, ma... Ma cosa?
Vede, se lo vengono a sapere gli altri, se lo viene a sapere Brenno.
Ormai, dopo che ha fatto ammazzare i tre dalla vecchia cupola, lui è diventato
molto potente. Perché allora non ha pensato di offrire quelle sue foto a
lui?
Forse perché se le sarebbe prese senza darle un soldo.
È per questo?
Beh... Forse... Va bene, signor Bellini, comunque vedrò di accontentarlo.
Domani mi darà tutte le foto.
E io le darò l'altra metà.
A domani.
Pronto?
Sono Santino.
L'amico che aspettavate è arrivato.
E poco fa si è incontrato con uno che voi conoscete bene.
Bellini.
Bellini, un fotografo?
Ah, guarda.
Staglia dietro, dobbiamo capire bene che cosa vuole.
E che cosa devo fare?
Quello che vuoi.
A gusto tuo, hai carta bianca.
Vuoi bere?
No, grazie papà. Io magari mi prendo un tè.
Un tè?
Acqua calda, eh.
Roba di femmine.
Dei fenocchi.
grazie
Santino. Salutammo.
Tu, tu qui non ci devi venire.
E bravo bellino.
Ci siamo fatti i piccoli.
Ce ne siamo accanati.
Abbiamo fatto fortuna.
Ti sei sistemato proprio bene.
E Nina?
Come sta Nina?
Sta bene?
Ma che tiene?
Sei bianco come la faccia di un cadavere.
Sudi.
Come a chiedere che tengo la coscienza sporca. Perché?
Io a voi non vi voglio più vedere, non ci dovevi venire qua.
Stai a parlare.
Dammi vedere.
È della bambina, lascia lo stare.
Che mi devi dire, avanti.
Tu lo sai che... che Renzino...
È tornato in Italia.
Lorenzino, e chi sarebbe?
Ma come?
Non ti ricordi? Il figlio di Carmela Ribeira.
Quello che faceva tre male mezza Sicilia.
Adesso si è fatto grande.
È diventato un uomo.
Adesso tutti lo chiamano Lorenzo Ribeira.
Un professore.
La prima.
Quando stavamo tutti giù dalle parti nostre, lui, Lenzino, era.
Te lo ricordi?
Va bene, è tornato. E allora, perché lo viene a raccontare proprio a me? Perché
adesso mi dici che voleva da te o che volevi tu da lui? Che cosa è venuto a
fare in Italia?
E cosa vi siete detti dentro con la macchina? Ah, belline! Lui vuole certe
fotografie, vuole. Quali fotografie?
Non lo so, roba vecchia, foto della sua famiglia, un rullino che tenevo qui da
qualche parte. Ti ho offerto soldi.
Ma che soldi? Ma che cosa ti viene in mente? Te l'ho detto, è roba di
famiglia.
Non ti ho offerto soldi.
400 milioni.
Tanto te le paga la fotografia.
Allora è roba grossa, roba importante.
Dalla a me questa fotografia, che è meglio per te.
Magari prendoci e ve lo date un'occhiata così per curiosità.
No, ma tu... Avanti, dammela, dove la tieni? Ma che te ne fai tu? Che se ne
fa, Breno?
Forza, vallo a prendere le belline.
Guarda che ti conviene. Ci siamo capiti, ti conviene. Non so neanche dove le ho
messe. Vallo a prendere!
Sa dove sono?
Vattenne, Santino, vattenne!
Stavolta non mi ferma nessuno.
Stavolta non mi faccio fregare da voi.
Mi bastano due giorni, Santino, due giorni. E poi piglionina, i bambini e me
ne vado. Tu stammi lontano, Santino. Sì, ma tu stai calmo, però.
Stammi lontano per due giorni e di ebellini non sentirete mai più parlare,
ve lo giuro. Io sono amico tuo, ci parlo io, comprendo, calmati. Questo è l
'affare della mia vita. Voi non potete portarmelo via.
Stai tranquillo, che ci penso io. Dammi l'assegno.
Quell'assegno? Sì, mettilo in terra.
Ecco. E ora, mettami via.
Oddio, Santé! Oddio, Santé, che hai fatto?
Stai in diretta, vieni qua!
Ma non è questa!
Adesso sto mi bene a sentire, Nina.
Sto mi a sentire, Nina.
Ho un mazzo pure a lei.
Lui voleva fare il furbo.
Teneva certe fotografie che servono a noi e non ce le voleva dare.
Adesso queste fotografie ce le devi dare tu. Hai capito? Sto andando a un mazzo.
Ma che stai dicendo? Io non so niente. Non so neanche di che stai parlando.
E allora pensaci.
Pianciaci, Nina. E ricordati una cosa.
A sto pezzo di merda ci hai sparato tu.
Tu non mi hai mai visto. Qua non ci sono mai venuti.
A me tu non mi conosci.
Ti prego.
Non ti prego.
Sta buona, buona.
No, Santino, lascialo!
Nena, ti ho avversato, eh! Che dice che mi hai visto? La bambina è morta! Ti
prego, non faccia niente!
Francesca!
La
dobbiamo
scappare, dobbiamo andare via.
Se la polizia ci trova, se ci fermano, tu non sai niente, non hai visto niente,
hai capito?
Francesca non la conosci.
Avete capito? Siete solo due, solo due.
Francesca non c'è.
Francesca non esiste.
Vattene via.
Calma, stai tranquilla, non voglio farti nulla di male. Vattene via o ti ammazzo.
Non preoccuparti, non voglio farti nulla di male.
Vattene via, non ti credo.
Stai calma.
Guarda che ti sparo, ti ammazzo, giuro che sparo. D'accordo, d'accordo, me ne
vado, attenta.
Fermo, che fai?
Lascialo, lascialo. Se è meglio che la tengo io, sta buona, non voglio farti
niente. Stai tranquilla, non aver paura.
Lascialo, lascialo. Non le faccio nulla, calma.
Lascialo. Stai tranquilla.
Lascialo.
Non le faccio nulla, non le ho fatto nulla. Ecco, calma.
Andate su adesso, state buone.
Chi era quest'uomo per te?
Mi trattava come una bestia.
Mi teneva chiusa a chiave.
Tutte le sere tornavo ubriaco.
Mi buttava sul letto davanti ai bambini svegli.
E se fiatavo, mi massacrava di botte.
Tutta la vita trattata come una bestia.
Io l'ho ammazzato.
Io l'ho ammazzato con queste mie mani.
Comunque fate anche questa zona, si vedano bene i particolari. D'accordo, ci
penso io.
Stiamo rilevando le imponte e facendo le foto di tutto l'appartamento.
E'
stato rimosso il corpo?
Non ancora, aspettiamo il rispetto del medico legale.
Avvisateci appena avete qualche elemento, mi raccomando.
Bene.
Gli hanno sparato quattro volti, dei quali un'autostrada. Gli altri treni
alla base.
Interrogando i vicini per sapere se hanno sentito qualcosa.
Per ora niente.
Non parla.
I figli è come se non esistessero. Non si riesce a cavarle una parola di bocca.
È normale, sicuramente sotto sciocco.
Ma sarà.
Fatela visitare da un medico e troviamole un avvocato d'ufficio.
Poi portateli in procura, sia la donna che i bambini, e avvertite il tribunale
dei minori. Va bene, ma...
Un avvocato d'ufficio a quest'ora? Lo voglio interrogare subito, trovatelo.
Per sapere delle impronte sull'arma, quanto ci vorrà? Qualche ora.
La persona che ci ha telefonato dov'è? Ah, sì, sta là sopra.
Mi scusi.
Davide!
Che cosa ci fai qui?
Hai visto?
Non ho fatto intanto.
Qualcuno è arrivato prima di me.
Non capisco che cosa vuoi dire.
Quando hai lasciato la clinica?
Stamattina.
E sei venuto subito qui?
E' lui l'uomo che ha tentato di uccidermi un anno fa.
Volevo farci quattro cacchiere.
saperne qualcosa di più.
Ma forse neanche lui avrebbe potuto dirmi niente.
Prende adesso da un comunicato della Questura che il fotografo Bellini dai
primi accertamenti risulta incensurato.
La sua convivente, una giovane di cui gli inquirenti non hanno voluto per il
momento fornire il nome, potrebbe essere, allo stato attuale delle
informazioni in possesso della stampa, l'autrice del delitto.
Il notiziario di Radio Onda...
Pronto.
Parlo con l'avvocato Martina Ferrari.
Sì, sono io. Scusi per l'ora insolita, è la procura della Repubblica.
Mi scusi?
Ma sono stata disegnata io, è sicuro?
Sì, certo che è stata disegnata, ma se lei non se la sente naturalmente...
Cosa? Come sarebbe, non me la sento, sono mesi che aspetto.
Il tempo di vestirmi e arrivo.
Le prime analisi confermano che quella pistola ha esploso i colpi che hanno
ucciso Bellini e che con quella pistola tu hai sparato.
Buonasera, sono l'avvocato Martina Ferrari.
Scusatemi per il ritardo.
Si accomodi, avvocato. Grazie.
Mi dispiace.
E no, così all'improvviso... Ecco i risultati dell'esame balistico del
guanto di paraffina.
Bene, direi che per ora possiamo sospendere.
Lei parli con la sua assistente avvocata.
Possiamo darci del tuo?
Sai, è la mia prima causa e sono un po' emozionata.
Allora...
Raccontami tutto.
Sono stata io.
L'ho ammazzato io.
Sì, sì, certo, ho capito.
Sì, sono stata io.
L'ho sparato io.
Così.
Non mi ricordo bene. Ecco qui, prego. Grazie, grazie mille.
Tu sei Nicola, vero?
Sì.
E tu?
Serena. Bella.
Bel nome, Serena.
Io invece mi chiamo Davide.
Lo sapete voi chi era Davide?
Uno che ce l'aveva con Golia, il gigante.
E invece lui era piccolo piccolo.
Brava.
A domani, giudice. Buonanotte.
Che gli fanno a mamma? Perché l'hanno portata qui?
La mettono in carcere, vero?
No, no, non credo.
Io credo che sta nella stanza di quella signora... La giudice?
Sì.
Sì, la giudice. I giudici sono cattivi.
Vabbè, dai, mangiate, che ne sai tu dei giudici?
Io li conosco. Una volta ci volevano dividere a noi tre.
A noi due, cioè, e volevano mettere Serena in un istituto e me in un altro.
Anche qui faranno così.
E vostro padre dove sta?
No, il padre non ce l'abbiamo.
Hanno detto che per ora dobbiamo portarli qui, poi si vedrà.
Adesso il maresciallo Giugni vi porta in un posto dove ci sono altri bambini.
Insieme? Sì, insieme.
Allora va bene.
Questa scema non si addormenta se io non gli do la mano.
Mettiti questo. E mamma, quando la possiamo rivedere?
Presto.
Ecco.
Andiamo su.
Ciao, giudice. Ciao, Serena.
Stati bene, Nicola?
Mangia il panino, su.
Finiscilo.
E adesso che farai?
Non lo so.
Forse è il momento di vivere una vita normale.
Una vita normale?
Da quando ho lasciato Palermo ho scoperto tante cose che avevo
dimenticato. Come stare in un bar all'aperto.
Perché non hai voluto più vedermi?
Ma io non volevo vedere nessuno.
Anche adesso, per la verità, ho bisogno di stermene un po' da solo.
Quello che ti è successo devi solo dimenticarlo.
Non è facile.
Penso anch'io ogni tanto di lasciar perdere.
Ma tu sei un giudice. Ci sono... Ci sono un sacco di cose da fare per le persone
come te.
Io... Io non sono così importante.
Hai deciso di partire?
Sì, penso di sì.
Mio figlio sta in America.
È giusto che torni da lui.
Comunque ti scrivo, te lo prometto.
C'è una cosa importante che vorrei dirti, ma a parole non mi viene.
Com'è che non hai più la scorta?
Si vede che sono meno importante di quello che credi.
Comunque, guardati sempre dietro prima di scendere.
Mi raccomando.
Certo.
Ciao.
Ciao.
E pensa a me qualche volta.
Dov'è Spencer?
Aspetta qui.
Chi siete che volete?
Ti ho fatto una domanda.
Noi siamo del nucleo operativo.
Il tesserino è qui. Ferma.
Nucleo operativo e investigativo.
Chi state cercando?
Te.
Prego. Come preferisce che la chiami? Pardi, che poi sarebbe il suo vero nome,
oppure Licata, come pare la chiamino tutti, o più semplicemente
Davide. E lei come devo chiamarla?
Io sono il generale Alessio Amadei.
Alessio non mi pare il caso.
Generale mi è sempre sembrato un po' pomposo.
Decida lei.
Generale va bene.
E per me facciamo Licata.
Come sta Licata?
Come va la sua testa?
Posso sapere perché sono qui?
Lo sa Licata che lei ufficialmente è ancora un dipendente di questo Stato.
Anzi, lei deve ancora avere circa 20 anni di arretrati.
Questa è una buona notizia.
Abbiamo bisogno di uno come lei. Qui.
Con noi.
A nucleo.
Mi dispiace, ma io sono in partenza. Me ne torno in America.
Lasci stare l'America, Licata.
E torni a fare quello che sa fare.
Con noi.
Posso sapere di cosa vi occupate voi?
Noi ci occupiamo della piovra.
Noi, signor Licata, abbiamo un mandato da parte delle massime autorità dello
Stato che ci affida un compito specifico.
Ma abbiamo bisogno di sapere chi sono i nuovi capi, le nuove alleanze.
E per sapere tutto questo abbiamo bisogno di un uomo che finora ci è
sfuggito, ma che ora lei troverà.
Tano Carindi.
Senta, a me sembra che lei non sappia... Lei non deve fare
altro che firmare.
Abbiamo pensato a tutto, come vedi.
Lei mette qua sotto il suo nome e da questo momento entra in forza al nucleo.
Generale, io sono stato appena dimesso da una clinica.
Lo so, ma a me non interessa da dove viene.
Mi interessa dove riuscirà ad arrivare.
Sono mesi che la sto aspettando, licata.
In genere non ho tanta pazienza.
Il chirurgo... mi ha detto che tra pochi mesi
probabilmente io dovrò subire un nuovo intervento. Non li sopporto i chirurghi.
Se uno non li scappa dalle mani sono capaci di operarti perfino se hai un
raffreddore.
Non mi parli come un vecchio pensionato.
È uscita da quella clinica portandosi dietro una calibro 9.
È una cosa che in genere i pensionati non fanno.
Avanti. Non si faccia pregare.
Ma perché proprio io?
Vedi, delicata, lei ha infiltrato una famiglia mafiosa in passato, eppure non
è mai riuscita a vedere in faccia il male.
Quello vero, quello che sta sopra tutti, il che si mangia vivo questo stato,
quello più nascosto, più segreto.
E poi perché il nucleo è composto da tante piccole squadre di tre o quattro
uomini, come tanti quartetti di musica da camera, a presente.
In genere suonano piuttosto bene.
Stavolta però per arrivare dove dico io, ho bisogno di un primo violino.
Starò con voi solo pochi mesi.
Pochi mesi basteranno.
Questo è l'albergo.
C'è una prenotazione a tuo nome.
Io mi chiamo Fede.
Scusami per prima.
Spero di non averti fatto male.
Per fortuna mi ero accorta che stavi arrivando.
Altrimenti avrei potuto farti molto male io.
Con questa.
Grazie, buona giornata.
Ciao, Maria.
Sono Davide. Ti ricordi di me?
Sì. Sì, mi ricordo.
Sei un amico di Silvia.
Tu vivi qui?
No.
Io ci lavoro qui.
Questo è un centro studi per i padri missionari. Io vivo qui vicino.
Maria, io sto cercando Tano.
Tu potresti aiutarmi?
Perché lo vuoi vedere?
Ma perché vorrei convincerlo a tornare.
Tano non può tornare qua.
Silvia dice che se ci prova lo arrestano.
No, no, non è così.
Se io lo convinco a tornare poi si sistema tutto.
Tu sai dov'è?
In tutto questo tempo mi ha scritto soltanto una volta.
Maria carissima, ti scrivo da un piccolo albergo sull'oceano.
Dalla finestra posso vedere il porto con tante navi e il cielo pieno di colori.
L'altro giorno sono stato su una piccolissima isola a 40 miglia dalla
costa. È piena di gabbiani e di alberi e c'è soltanto una casa. Una piccola casa
bianca dove io e te, da soli, potremmo vivere per sé.
Da quanto tempo è arrivata?
Tanti mesi fa.
E senza francobollo, te l'ha portata qualcuno?
Padre Matteo, una volta che è tornato dall'Africa.
Padre Matteo è molto buono, però è ripartito.
E sai dove è adesso?
No.
Guarda.
Me le ha fatte esili.
Mi ha portato al mare.
Ti piacciono?
Guarda questa.
Questa l'ho fatta io.
Silvia è bellissima, vero?
Sì, sì, è molto bella.
Sì? Apri porta 22.
Come vede, il nostro presidente, Stefan Lidvac, che così raramente viene qui
nella filiale italiana, è in riunione. A parte che lui non riceve mai nessuno.
Scusi, ma la sede centrale della banca dov'è? È in Svizzera. Però ho l
'autorizzazione a fornire informazioni coperte dal segreto bancario. Solo il
presidente può concederle. Beh, io aspetterò, non si preoccupi.
Credo proprio che sarà inutile, signor Licata.
Non mi muoverò di qui senza aver avuto personalmente da lui un sì o un no.
Aspetti qui.
Grazie.
Da più parti ci viene rivolto di finanziare un enorme piano di invio di
forniture alimentari e sanitarie ad alcuni paesi africani colpiti da una
spaventosa carestia.
La nostra commissione di studio sulla base delle garanzie internazionali
fornite dalla Afro-Asian International Business, una delle migliori società
private di consulenza per gli investimenti nel terzo mondo,
egregiamente diretta dal...
dottor Ettore Salimbeni, è a buon punto nella elaborazione di un piano
dettagliato.
Si tratta di paesi ricchi di miniere d'oro, di giacimenti petroliferi. In
casi estremi la banca potrà rivalersi acquisendo sia le miniere che i
giacimenti.
Lei sa che di fronte a questa eventualità interverebbero pressioni a
livello internazionale a legarci le mani?
Questo tipo di investimenti mi preoccupano.
Mi rendo conto che sono necessari per la nostra immagine, non devono però
travalicare dei limiti, come dire, simbolici.
Il presidente si assume personalmente la
responsabilità della cosa.
Noi daremo a quei paesi mille miliardi.
Grazie signori, non c'è altro.
Il presidente ha detto di mettere a disposizione tutte le informazioni che
riterrà utili per assicurare la giustizia a Tano Caridi.
Bene. Un personaggio che ha seminato il caos nella finanza internazionale, che
non ha diritto ad alcuna copertura da parte di banche rispettabili come la
nostra. Bene, allora cosa può dirmi su quel conto intestato alla sorella? C'è
stato un solo versamento, qualche mese fa.
20.000 dollari, poi più nulla. E da dove vengono quei soldi?
Dakar, in Senegal.
Il versamento è stato effettuato da un italiano, un certo Salvatore Balestra.
Balestra.
Salvatore Balestra, in Senegal.
Di qua.
A sinistra.
Non è un po' rischioso incontrarsi così, ma come ve lo devo dire che io... Io,
io, io.
Tu e il lusso parlamentare, dice sempre io.
No, no, no, io non sono più onorevole da molto tempo ormai. Lo so, t'hanno fatto
fuori. No, la commissione d'inchiesta ha stabilito che ero totalmente estraneo.
Oh, sì, certo.
Ho capito, non ricominciare, eh?
Conosci mio figlio?
Marco.
Piacere, Salimbeni. Già, me lo sono portato qua al nord per farlo svegliare
un po'. Si è fatto dieci anni di collegio e quattro di università, tutta
colpa di sua madre, ma adesso ci penso io.
Per cominciare ieri sera l'ho portato a Bottani.
Beh, mi pare giusto, certo.
E ora io presento te.
Ti ho portato la situazione.
Allora... La banca di Litva che erogherà lo stanziamento fra pochi giorni.
Fra una cosa e l'altra il 20% dovrebbe venire a noi, e cioè il 14% a te e il 6%
a me.
Il 6% è il gioppo.
Senza di me non si fa l'affare, eh?
Il 6% è il gioppo.
E tu lo sai.
Non fare il furbo con me.
Allora, il quattro?
Con tutte le spese che ho, alla fine mi resta solo il due.
No, facciamo il cinque, come l'altra volta.
Allora, Marco, che ne dici?
Ma non saprei, non ho capito bene. Ehi, ehi, ehi, ma che c'è da capire,
imbecille? Qui c'è stata una barca di miliardi per tre paesi africani.
E la banca ce li mette ed è lui, con l'aiuto del direttore, che se le piglia.
E poi li deve distribuire a varie ditte che ci daranno il 20% dell'intera somma.
Se no, non gli facciamo prendere l'appalto.
Ecco.
Allora, è chiaro o no?
Sì, sì, è chiaro.
C'è un piccolo problema. Ho saputo che è tornato Ribeira. E allora?
Che te ne importa a te?
No, no, a me niente. Ma non è che voi adesso ricominciate a fare la guerra,
perché questo, lo sai, sarebbe un guaio. Noi abbiamo bisogno di calma, di
tranquillità.
Ribeira è cosa mia, hai capito?
E a te non te deve importare.
Va bene come non detto, sai, lo dicevo solo per dire.
Vattene ora, c'ho l'aereo che sta per partire.
Ce ne andiamo giù in Sicilia a fare una visitina di cortesia.
Renzino! Renzino!
Mi chiamo sempre per nome quelli che devo minacciare.
Mette più paura.
E ti pare che io abbia paura?
No.
Ti fai male.
Sono venuto solo per seppellire mio padre. Domani me ne torno a Milano.
Devo sbrigare un po' d'affari e poi... Che affari può avere uno come te in
comune con un malacarne come Bellini?
Allora sei stato tu che hai fatto ammazzare quel poveraccio?
Certo, quello era un poveraccio forse, ma stava per diventare ricco.
Ricco assai.
Gli avevi dato 400 milioni, potrei sapere per chi.
Avresti dovuto chiederlo a lui, non pensi?
Purtroppo lui non ce l'ha voluto dire.
Ora stammi a sentire bene, io non centro niente con voi. Questa Sicilia che vi
piace tanto a me fa orrore.
Con mio padre non ci parlavamo da anni quando è morto, ma io l'ho voluto
riportare qui a casa perché lui era come te. Gli piaceva questo odore nauseante,
l'odore d'arancia e di limoni.
Questa salsedine che arriva ogni sera dal mare e ti si incolla alla pelle.
Tutto è dolcissimo qui.
Non per me però.
Io ho ereditato una grande quantità di denaro e intendo investirlo, certo, ma
lontano da qui.
In una cassaforte, mio padre ha lasciato cose che ti riguardano.
Te lo ricordi? Il primo che hai ammazzato.
Era un giornalista e la tua seconda vittima?
Un ragazzino di 17 anni.
Queste belle carte sono al sicuro in un posto dove né tutti i tuoi uomini, né
tutte le tue pistole potranno mai arrivare.
Allora, tu lasciami in pace e io lascerò in pace te.
Ho una parola di quello che dici.
Il sangue che tieni nelle vene è il sangue dei riperi.
E quel sangue ha sempre chiamato altro sangue.
Va bene.
Tornatene a Belano, Renzino.
Ma state accorti che un giorno o l'altro te vengo a trovare.
Ho una tenuta da quelle parti.
Ci macello le bestie.
E se tu non ti dovesse comportare da uomo, là ci sta già un gancio pronto
pure per te.
Devi dirci la verità se vuoi che ti aiutiamo.
Le tue prime dichiarazioni sono risultate quasi tutte false.
Per esempio, dici che Bellini ti maltrattava, ti picchiava, ma non ci
sono tracce di violenza su di te.
Perché hai deciso di ucciderlo?
Aspetto una risposta.
Me ne volevo scappare con uno.
Vuoi dire che ti eri innamorata di un altro e Bellini non ti voleva lasciare
andare? Avvocato, sono io che faccio le domande.
Avevo trovato uno che mi portava via.
E perché non l'hai più fatto?
Lui, Bellini, l'ha scoperto e mi voleva legare e io gli ho sparato.
Mettendo a confronto i diversi verbali, emergono parecchie incongruità.
Ed è questa la ragione per cui voi tutti siete qui.
Davide, aiutami a ricostruire con precisione quello che è successo dopo il
delitto, quello che hai visto.
Lei era molto spaventata quando sono entrato.
Mi ha puntato subito contro la pistola come se... come se già si aspettasse l
'arrivo di qualcuno, qualcuno di cui aveva paura.
E proteggeva i suoi due bambini come se temesse per la loro vita.
Nina, allora...
Avvocato, ci vuole provare lei?
Nina, ascolta e cerca di capire.
Sono qui per aiutarti. Non voglio essere aiutata da te, non voglio essere aiutata
da nessuno.
Già vi ho detto che l'ho ammazzato.
Ebbè, non vi basta?
Ma che volete da me? Ma perché non mi lasciate in pace?
Quando ho chiesto al maresciallo di venire a cercarti, ero convinta che
fossi già partito.
Parto stanotte, ma non per gli Stati Uniti.
Ah, e per dove?
Africa.
Posso sapere che vai a fare in Africa?
No, non posso dirti niente.
Spero che non farai qualche pazzia.
Non credo.
Fa' attenzione.
Prometti?
Mi scusi, dov'è la missione 14?
È laggiù in fondo sulla spiaggia. Grazie. Prego.
Buongiorno, voi siete della missione?
Scusatemi, io sto cercando padre Matteo. No, non è qui, è nel campo dei
rifugiati, nel nord del paese. Sì, ma dove esattamente? Aspetta un momento.
Guarda qui, è nella zona di Casamazzo.
Sta calma, eh?
Ora la facciamo.
Buongiorno. Buongiorno. Padre Matteo?
Sì.
Finalmente.
Padre, sto cercando quest'uomo, lo conosce?
Mi dispiace di non poterle essere d'aiuto.
Chi è?
Si chiama Tano, Tano Cariddi.
Però è probabile che da queste parti si faccia chiamare Balestra.
Salvatore Balestra.
Perché lo cerca?
C'è un mandato di cattura internazionale su di lui.
Da queste parti nessuno cerca mai nessuno.
D'altronde è comprensibile.
Se un uomo ha scelto volontariamente di venire a vivere in questo inferno,
sarebbe buona regola lasciarlo in pace.
Padre, lei ha consegnato una lettera a Maria, la sorella di Tano.
È stato circa quattro mesi fa.
Perché dice di non conoscerla? Ah, qui la gente non si presenta col nome e col
cognome. Insomma, lei lo sa dov'è, sì o no?
No. E anche se lo sapessi non glielo direi. Perché?
Tribunali, sentenze, carceri. La giustizia degli uomini non mi interessa.
Ho altro a cui pensare.
Sono profughi.
Vengono a piedi e per arrivare fin qui hanno percorso più di mille chilometri.
Per questi cento sopravvissuti ce ne sono almeno altri cinquecento, mille
morti lungo la strada.
Ha ancora voglia di farmi le sue sciocche domande?
Lo cerchi da solo il suo uomo.
Lascia in pace.
Collega italiano, benvenuto. Che piacere.
Buongiorno.
Salve. Ha fatto bene venire qui a cercare Bilò, amico di Italia.
Prima di arrivare qui a dirigere l'ufficio stranieri, ha lavorato anni a
Roma. Ah.
Questo l'ha lasciato.
Qui, tutti gli italiani cercano me. Bene, bene, bene. Quindi, anche
Salvatore Balestra.
Scusa, non ha capito.
Chi ha detto?
Lo conosci?
Beh, lo dovresti conoscere. Padre Matteo alla missione ha detto che sta qui a
Dakar.
Sai dove posso intracciarlo?
Bilol, quest'uomo è inseguito da un mandato di cattura internazionale.
A te non risulta che stia qui.
Ma...
Veramente, in questo momento?
Ho capito.
Beh, allora... Io dovrò riferire agli organismi internazionali di polizia. Tu
questo lo capisci, no, Bilal? Ma no, aspetta. Un momento, un momento.
Fammi vedere.
Farò un ricerco. Ci penso a...
Lui farà buon lavoro.
Bravo, Bilal.
Lo sai, per un momento avevo pensato che magari vi aveva corrotto. Lo sai come
vanno queste cose, no?
Ma tu stai scherzando, collega? Certo, caro collega.
Certo che sto scherzando.
Io scherzo sempre.
Buongiorno.
Grazie.
Stai bene?
Questi ragazzi me li ha mandati a Bilò, vero?
Yes, Bilò.
E adesso?
Ti farai arrestare?
Io proverò.
L'uomo che cerchi vive all'hotel New Republic.
Aspetta, Donner!
Aspetta! Dubai, Donner! You take care, ok?
Grazie.
Sei arrivato.
Ti aspettavo.
Non mi importa di sapere chi ti manda.
Sei qui per fare il lavoro.
E questo è quello che conta.
Bene.
A infre...
Avanti. Sbrigati.
Davide Licata.
Peccato.
Tu non sei di quelli che sparano a freddo.
Tu prova a scappare e vedrai.
Hai cinque minuti per raccogliere la tua roba.
Se torna a casa, signor Carpiti.
Ah, siete voi.
Vi bacio le mani.
Sì, vi ho cercato io perché voglio capire che cosa succede.
Qua con la piscina c'ho dei problemi.
Bisogna fare qualche cosa.
Bisogna rinfrescare la mamma della madre. Ma subito.
L'amico che sta in procura ci ha detto che per il momento la ragazza è in
carcere e può vedere solo l'avvocato e la giudice.
Fino a che stai in isolamento, teniamo le mani ragazze. E io intanto che
faccio? Tu state calmo.
Vi aspetti.
Ma questi non sono lavori che sto facendo, non sono cose per me. Tutto il
giorno chiuso qua dentro.
Stanotte la bici sbagliava, io non ho chiuso occhio. Per poco non la sbatto al
muro.
Va bene.
Faccio come volete voi.
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