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La giudice Silvia Conti, che ha chiesto di essere trasferita in Sicilia dopo la
tragica morte del commissario Cattani, mette a segno una clamorosa operazione,
arrestando a New York un importante esponente della cupola, Don Calogero
Barretta. È aiutata nell'impresa dal capitano Simon Barth dell'Antinarcotici,
il quale, rientrato in albergo, si trova faccia a faccia con Davide, un ex
poliziotto italiano, rifugiatosi a New York tanti anni prima, in seguito a una
spietata caccia all'uomo, alla quale era miracolosamente scampato.
I due amici di un tempo, dopo un lungo tormentato chiarimento, decidono di
tornare in campo assieme.
Davide tenterà di infiltrare una ricchissima famiglia siciliana, quella
del barone Linori, che sembra aver avuto in passato stretti rapporti con la
cupola.
Spinto dal desiderio di ritrovare Marta, la compagna di un tempo, e Stefano, il
figlio che ha dovuto abbandonare, Davide torna dunque in Sicilia, dove però nel
frattempo... è rientrata anche Silvia, la quale per vie diverse si sta
interessando anche lei alla inquietante figura del barone Linori.
Mentre Davide rincontra Stefano, ormai ventenne, senza però rivelargli di
essere suo padre, Silvia scopre che Mimmo Linori, il figlio maggiore del
barone, è stato assassinato all'interno di una lotta spietata per l
'accaparramento di un enorme contributo pubblico. Il barone Linori, presidente
del consorzio Sicil Tecno Plus, ha rifiutato di cedere alle pressioni della
cupola che intendeva mettere un proprio uomo, il manager Annibale Corvo, alla
direzione generale del consorzio.
Davide riesce a farsi accettare come uomo di fiducia della famiglia Linori,
ma purtroppo Simon Barth viene ucciso in un agguato.
Dagli Stati Uniti arriva intanto il figlio minore del barone Linori, Andrea,
accompagnato dalla moglie Gloria e dal figlio Ninni.
Mentre Silvia comincia a nutrire sospetti su Davide, Andrea, il figlio
del barone, nel corso di un drammatico scontro con il padre, intuisce che la
sua famiglia ha rapporti d'affari con il mondo mafioso.
Su tutti si profila a questo punto l'ombra minacciosa di Tano, che senza
colpo ferire evade dal manicomio giudiziario nel quale era recluso.
Prego.
Niente.
La serratura non è stata manomessa.
Ha sentito?
Come lo spiega, direttore? Non lo so, non me lo spiego. Davvero non capisco.
Le serrature del corridoio sono intatte. In quella del cancello che dà sul
cortile c'è ancora la chiave dentro.
Ci sono impronte?
No, quelli della scientifica non hanno trovato niente.
Hanno fatto proprio un lavoretto coi fiocchi, se n'è andato alla grande.
Quante erano le persone di servizio stanotte? In questo reparto sei agenti e
due infermieri.
E all'esterno ci sono altri presidi di sorveglianza. In tutto 14 persone.
Bene, avverte a queste 14 persone di ritenersi sotto inchiesta.
Domani riceveranno 14 comunicazioni giudiziarie, la quindicesima arriverà a
lei direttamente. Io non ero nemmeno presente.
Restare qui non serve a niente.
Andiamocene.
Posso servire?
Nini, vieni, c'è la colazione.
Buongiorno.
Io mi chiamo Dave.
È un nome americano? Sì, fino a pochi giorni fa stavo nel New Jersey, adesso
lavoro qui.
Di qualunque cosa lei avesse bisogno...
Si siede.
Grazie, meglio di no.
Qui ognuno deve stare al suo posto.
Le dispiace se non le do la mano?
È un'abitudine che ho preso in questi ultimi tempi, evitare i contatti fisici.
Specie quelli superflui.
L'ho
capito laggiù, tra i pazzi.
Lì la gente non fa che toccarsi.
Forse per essere certa di esistere ancora.
La ringrazio di avermi tirato fuori da quell'inferno.
E ora mi dica cosa vuole da me.
Mi hanno ucciso un figlio.
Voglio vendetta.
Si cerchi qualcuno che sappia usare una pistola?
No.
La persona che voglio colpire...
Teme più la rovina che la morte.
Per questo ho bisogno di lei.
E chi sarebbe quest'uomo?
Annibale Corvo.
Annibale Corvo è la mafia.
È protetto in alto.
È intoccabile.
Anch'io lo ero fino a poco tempo fa.
Fino a quando mi hanno ucciso Mimmo.
Quella che lei mi chiede è un'impresa molto rischiosa.
Impossibile.
Un buon motivo per dirle di sì.
Naturalmente quale compenso per la sua collaborazione.
Io posso offrirle. Le dirò io quello che dovrà offrirmi.
Ma soltanto quando mi avrà fatto trasferire in un posto più decente di
questo canile.
Io mi assenterò per alcuni giorni con la mia famiglia.
Sarò in barca, lontano da qui.
Nel frattempo una persona di mia assoluta fiducia la sistemerà in un
palazzo in città.
Voglio avere il quadro completo della partita.
I dati del problema, la posta in gioco, le forze in campo.
Voglio sapere tutto della sua situazione finanziaria, conti bancari,
investimenti, azioni, quotazioni, movimenti di denaro.
Tutto.
Va bene.
Avrà tutto.
giochiamo insieme
Pronto. Parlo con il 748236.
Vorrei parlare con il dottore.
Che dica che è urgente.
Sono io.
Qua c'è stata una grossa novità.
Il vecchio si è preso il matto.
Sì, proprio lui.
Certo che sono sicuro. L'ho visto con questi occhi.
L'ha messo nel vecchio padiglione di caccia.
Ti avevo detto di non chiamarmi per nessuna ragione.
Comunque risolvi tu la cosa.
Richiamami, aspetto buone notizie.
Buone notizie.
D'accordo, ci risentiamo.
Papà, possibile che non riesci a staccarti dal telefono?
Non dovevi far sapere a nessuno che venivamo a Roma.
Eh, hai ragione.
Scusate ragazzi, io dovrei fare come tuo padre, mia cara.
Ritirarmi in pensione, chi si è visto si è visto. Se è per questo anche lui non
fa che stare tutto il giorno al telefono. Deve essere proprio una
malattia.
Sì, così, bravissimo.
Aspetta, ecco, guarda.
Che ne dici Riccardo, quando questi due si sposano gliela vogliamo regalare una
villa sull'Appia?
Vedremo, vedremo.
Strano. Avrebbe dovuto essere qua ormai.
Ho già fatto prenotare.
Fra qualche giorno, quando torneremo da Lampedusa, potrei tornartene in America.
Ah, eccola!
Te la ricordi, la nostra barca?
Chi ci sta al timone?
Filo.
E chi ci sta con lui?
Nessuno, è solo.
Forse è meglio cominciare a prepararsi.
Vieni, Nini, andiamo dalla nonna.
Ma quello non è Filo!
È una quattro, via!
Attento al bambino, attento!
Andiamo! Andiamo!
Non muovesi, Nini!
Nini!
Non c'è nessuno!
Il matto non è nemmeno qui.
No, non puoi!
Attento, Nini, giù!
Tenga giù il bambino, non si muova!
Giovanni.
Papà!
Papà!
Andate via! No! Via!
Ho paura!
Aiuto!
Pensare a Gloria e Nini. Papà!
Portali via!
No! Io non ti lascio! Portali via! Vieni via!
Vieni!
Raggiunga la macchina! La mette in moto! Presto!
Ah!
Salite!
Slenti!
Giovanni! No!
Fermati in macchina! Giovanni!
No! C'è mio padre laggiù! Dove vuole andare? È una pazzia! Ci penso io a suo
padre!
Eccoci a me!
Si sposti!
Che succede? Chi sparava? Giù alla spiaggia. Erano in cinque. Sono arrivati
con la stella del sud.
E tuo padre? Dov'è tuo padre?
Andiamo alla spiaggia. Preso.
Notizie dalla spiaggia?
Ci sono cinque cadaveri. Avranno sparato perlomeno 300 cul.
Abbiamo trovato un uomo incapretato ma ancora vivo. Si chiama Gianni Filò.
Ripeto, Gianni Filò. È un dipendente del barone Linori. Era lui che doveva
portare il motoscafo alla caletta.
Lei chi è?
Un amico. Il suo nome?
Carta. Carta a Giuseppe.
Era presente quando... Arrivai troppo tardi. I familiari sono tutti alla
villa.
Andiamo.
Va più piano, rallenta.
Ma è quell'americano che fa qui.
Va, non fermarti.
Va via, via.
Nini, di qualcosa.
Ti prego, amore.
Per favore.
Per favore, parlami.
C'è la mamma qui con te.
Se restava con quegli occhi spaventati, quel pianto se lo sarebbe portato
dentro.
Io... volevo ringraziarti.
Per prima e per ora.
Lo stringa, lo stringa più forte che può.
Un passerotto innamorato, un bottoncino mi ha
staccato, poi svelto svelto se ne è volato, la
giaccarotta mi ha lasciato, la giaccarotta mi ha
lasciato. Tesoro.
A Filò l'hanno rilasciato poco fa, ci ho già parlato.
Mentre controllava il motore sono saliti a bordo, l'hanno colpito a per sei
sensi. Poi l'hanno legato e incapprettato.
E alla fine di tutto, al momento di scappare, invece di ammazzarlo, l'hanno
lasciato sulla spiaggia.
Il motoscafo è stato ritrovato a punta stella, incendiato.
Chi poteva sapere che avevamo deciso di partire?
Lo sapevo io.
Gli uomini che stanno qua alla villa.
Lo sapeva Filò.
E quel americano.
Quell'americano ci ha salvato la vita.
Senza di lui ci avrebbero ammazzati tutti quanti.
Anche Ninni.
Secondo te, chi è che ci vuole morti?
Corvo.
Nella cupola.
E perché?
Tuo padre non era abituato a chinare la testa.
Voleva vendicare Mimmo.
E si era preso un uomo per farsi aiutare.
Chi è quest'uomo?
Ma che te ne importa?
Oramai è tutto finito.
Decido io quando una cosa è finita.
Voglio parlargli.
Andrea, per favore, puoi venire di sopra. C'è Nini che è ancora così
scosso, non riesco a addormentarlo.
È impaurito, piange.
Domattina mi porterai da lui.
Voi due ve ne potete andare.
Fatevi un bel sonno stanotte.
Ci vediamo domani.
E come si fa a dormire con questa pietra sopra il cuore?
Se fossi partito subito, senza scendere giù a controllare la pompa dell'olio,
magari a quest'ora.
Quello è il destino, Filò.
Non c'è pensare.
Ognuno ha il suo.
E quando tocca...
Dai, andiamo a filo, ti accompagno io. Vieni su, vieni con me.
Si è appena addormentato.
Andrea, che sta succedendo?
Io non capisco, non capisco più niente.
Ora cerca di riposare un po', eh?
Domani. Non voglio aspettare domani.
Voglio che tu mi parli ora.
Voglio che tu mi spieghi.
Qui è come stare in guerra.
Senti, Gloria, è già tutto così difficile, così spaventoso.
Ti prego. Per anni non hai mai voluto venire qui.
Era casa tua. C'erano i tuoi genitori.
Tuo fratello.
Perché? Che cosa c'era che ti teneva lontano?
Non andavo d'accordo con mio padre.
Chi era tuo padre?
E che cos'hanno i Linori per essere odiati da tutti?
Io non lo so.
Non ti credo.
Non ti credo.
Allora, te lo fai o no questo bicchiere?
Mi sento stanco.
E poi le fedose mi hanno pure spaccato la faccia. Due minuti, dai, due minuti,
Filò, che ti fa bene.
Il resto della bottiglia te lo porti a casa, quello ti fa passare tutti i
dolori. O se no, se preferisci.
Filò, se vuoi ti faccio venire su una coperta.
Che dici?
Eh?
E quanto viene una coperta?
Dipende.
Se hai rosso di capelli, hai gli occhi verdi, e ti tiene caldo tutta la notte,
allora il prezzo sale.
Ma non ti preoccupare, dai, stasera ho frio.
Andiamo, Filò, vai.
Ma lo vedi che sei pure simpatico?
Stai attento che è 40 gradi. Il segreto è piano piano.
Ma senza fermarsi mai. Fino all'ultima goccia. Sta a vedere.
Dimmi per chi lavori.
A chi hai telefonato l'altro giorno di nascosto dallo studio.
E dimmi quanto ti hanno dato per vendere la vita del vecchio.
Ma che me che dici? Ma che ti stai inventando?
Tu a me ancora non mi conosci, tu non hai capito niente.
Se non mi dici tutto, tu da qui esci morto.
Io non gli dico niente, Eckhart.
Però da adesso in poi l'osso ce lo spolpiamo a metà.
Capito? Allora, a chi telefonavi l'altro giorno?
A Nebale Corvo.
E chi sarebbe?
Uno che conta assai.
Uno coesante in paradiso.
Dimmi un po'. Da quanto tempo lavori per i Linori, tu?
18 anni.
E come hai cominciato?
Mi chiamò mio fratello Saverio.
Io ero un ragazzo. C'era da ammazzare tre pastori.
Perché? Che avevano fatto?
Avevano massacrato una squadra di poliziotti.
Sapevano troppo.
Dovevano morire.
E chi erano questi poliziotti?
Cinque scassamenti.
Il loro capo si chiamava Giorgi.
Chi erano stati ammazzati?
A me lo chiede.
Io allora l'ultimo a ruota del carro ero.
A Linori dovevi domandarlo.
Cioè vuoi dire che era stato Linori a dare l'ordine della strage?
Rispondimi.
Sì, ma era per fare un favore a qualcun altro.
A chi?
Non lo so, te lo giuro.
A mio fratello Saverio, dopo questi fatti, gli vennero rimorsi le paure.
E un bel giorno sparì.
Io dissi che avevo dovuto ammazzare pure lui, perché voleva andare alla polizia a
raccontare tutto.
E invece?
Dov'era andato?
A cento chilometri da qui, sulle montagne, in un convento.
San Piero alle Mole.
Uno di quei posti dove non possono vedere nessuno e non possono parlare con
nessuno.
Dillo solo questo, mi è rimasto.
Dammi quell'anello.
Ma... Dammelo.
E adesso battene.
Vai via.
Questa per ora la tengo io, fuori.
Ti sta bene la metà di tutto?
Sì, mi sta bene.
Ma... Ehi!
Attento a quello che fai.
Andrea.
Dove vai così presto?
Ho un appuntamento.
Una cosa importante.
Andrea, ascoltami.
Io ti chiedo scusa per ieri.
Però ti prego, dimmi qualcosa.
Non tenerti tutto dentro.
Scusami, devo andare.
Andrea, aspetta.
Forse ho sbagliato.
Non te ci dovevo portare qua, comunque... Questo è Palazzo Cardano.
Lui sta là.
Non te fedele.
Quelli che servono troppe padroni, alla fine non sono fedeli a nessuno.
Quella è la situazione patrimoniale della sua famiglia in Italia.
Lì invece c'è il quadro completo degli affari attualmente in corso sui mercati
esteri.
E laggiù invece può vedere qual è la situazione... Non voglio vedere niente.
Voglio solo uscire da questo incubo.
Sono qui per sapere se lei può aiutarmi a farlo.
Vede la gente comune?
Pensa che la cosa più difficile sia salire in cima.
Lei è la dimostrazione del contrario.
La morte di suo padre l'ha portata senza nessuna fatica in cima a una
straordinaria montagna di denaro.
Il suo problema è di scenderne.
E non è un problema facile, gliel'assicuro.
Sono disposto per farlo.
A perdere anche parte del mio patrimonio.
È disposto anche a perdere sua moglie? Suo figlio?
Vede?
20 anni fa, suo padre ha fatto un grosso affare con la mafia.
Un affare che gli ha fruttato molti miliardi.
Molti.
Recentemente la mafia è tornata a farsi viva.
Aveva bisogno della Siciltecno Plus per un nuovo grandissimo affare.
E ha proposto a suo padre di sostituire suo fratello Mimmo con un manager legato
alla cupola.
Annibale Corpo.
Questa volta suo padre ha detto no.
Le conseguenze sono sotto i suoi occhi.
Tirarsi indietro da rapporti anche antichi con la mafia equivale a una
dichiarazione di guerra.
E la guerra fa morti.
Lei che mi consiglia di fare?
È semplice.
Lei deve vincere.
Poi potrà fare quello che vorrà.
Ma per vincere deve combattere.
Ci sono vari modi.
C'è la forza, usare degli uomini armati.
C'è il cuore, colpire il nemico nei suoi affetti.
Una moglie, un figlio, un fratello.
E c'è l'intelligenza, che è l'unica che può funzionare veramente con un uomo
come Corvo.
Cioè?
Si spieghi.
Per il momento lei dovrà fingere di arrendersi.
Abbiamo bisogno di prendere tempo. Dobbiamo dare a Corvo la sensazione di
avere vinto.
Per poi colpirlo quando sarà più debole.
Sarà bene invitarlo al funerale di suo padre.
E lì fargli capire che lei rinuncia allo scontro.
Invitarlo al funerale?
Lei è pazzo.
Non pronunci mai quella parola in mia presenza.
Lei forse non lo sa, ma i pazzi sono le persone migliori della Terra.
Non ho altro da dirle, questo è tutto.
Ancora una cosa.
Come si chiama l'uomo che ha rischiato la vita per salvare suo padre?
Dave.
Dave Licata.
Ho bisogno di lui.
Gli dica di venire dopo domani sera con una macchina all'entrata vecchia del
porto. Se vuole può venire anche qui.
No.
Nessuno deve sapere dove vivo.
Perché proprio lui?
Perché è fedele.
Stefano!
T'ho visto uscire dall'albergo, mi sono fermato.
Scusami, ma adesso ho da fare, non posso perdere... Se vuoi ti posso
accompagnare.
Va bene, vai.
Sì. Dove?
Eh? Dove?
Vai dove ti pare, vai, basta che ti togli di qui, vai.
Dove l'hai rimediato quel?
In uno scantinato, è stata lì per anni, era di mio padre.
Anche questa catenina era di tuo padre, però c'era attaccata una piastrina d
'oro. Sai, di quelle con sopra segnato il gruppo sanguigno.
Ah sì? E a che gli serviva?
Beh, non lo so, in caso di incidente.
Doveva essere odioso, preciso, ragioniere.
Ma che razza di incidente poteva capitare a uno che faceva l'impiegato
alle poste?
Di un po', ma a te non ti va mai bene niente.
Ma come fa a sopportarti tua madre?
Sai, non è mica vero che lì in albergo ci sono capitato per caso.
Ci sono venuto apposta.
Erano quasi due ore che ti stavo aspettando.
Questo si era capito.
Da che cosa?
Quando sono salito sulla Lambretta, la marmite era fredda.
Ma capisci sempre tutto tu.
Ehi, magari.
Non so neanche come ti chiami.
Tutti mi chiamano Licata.
Col cognome?
Sì, col cognome, come a scuola.
Senti un po', Licata, questa grande merda di mio padre, che fa in America?
C'ha una moglie, dei figli?
No, non ho niente.
Di un po', si può sapere chi sei?
Sono uno che lavorava alle poste con tuo padre, stessa stanza, stesso tavolo.
E poi sono uno a cui non piace farsi mettere le mani addosso.
Dai, accompagnami in centro, sono in ritardo. Su.
Sali.
Come facevi a sapere che per accenderla devi dare un calcio al magnete?
Dai, su, dai, monta! Questi vecchi catorci hanno tutti lo stesso difetto,
dai! Forza, vado di fretta!
Mi hai detto un sacco di stronzate, eh?
Andiamo, andiamo, non perdere altro tempo!
Io lavoro qua, faccio il guardia macchina. Sono arrivato.
Bravo.
Beh, io ti saluto.
Ciao. Dove vai adesso?
Se non è un segreto.
A un funerale. Perché mi prendi sempre in giro?
Non mi credi?
Senti, tuo padre mi ha chiesto solamente di fargli questo favore. Ti dovevo dare
del danaro e io te l'ho dato.
E allora?
Non mi ha detto di cambiarti anche il pannolino. Sì.
Capito?
Perciò... Lasciali in pace, d'accordo?
Ma va a farti fottere.
andare al cimitero per controllare se tutto è a posto. Va bene.
Vi ringrazio di essere venuto.
So che ero un grande amico di mio padre.
Tu resta qua.
E tu guarda da quella parte.
Io e Filò ispezioniamo la cappella.
Guardiamo dentro.
Fa buon viaggio, Giuda.
Mettetelo là dentro e ricoprite tutto.
Avanti.
Prego.
È bello, vero?
L'ho appena acquistato a un'asta.
Gli orologi sono sempre stati una delle mie grandi passioni. Mi piace aprirli,
controllare il loro funzionamento, regolarne il meccanismo.
Occorre una mano molto ferma?
La mia mano è ferma, vede, io non tremo mai.
Anche se naturalmente i nemici non mi mancano.
Certi giudici, certi poliziotti che mi danno la caccia come se fossi una belva
feroce.
Certi politici, perfino nei partiti che un tempo mi erano amici.
Ma la cosa non mi sorprende.
L'arte di apparire è la forza che muove il mondo di oggi.
Stare sotto le luci, mettersi in mostra.
Le persone come me abituate all'ombra sono diventate delle vere rarità.
A che punto sono le trattative africane?
A un ottimo punto.
Ho concluso per voi un accordo di massima direttamente col capo di un
governo africano.
Un uomo che è un vero campione di rapacità, mi creda.
Tra due mesi vi spediranno il primo carico di 50 tonnellate di eroina
lavorata nelle loro nuove raffinerie. Potrete averla a un quarto del prezzo
thailandese.
E potrete evitarvi il rischio.
di avere le raffinerie sotto casa.
Una notizia eccellente. Naturalmente vogliono essere pagati soprattutto con
armi. Ma non è affatto un problema, visto che da un po' di tempo nel mondo
sembra essere scoppiata improvvisamente la pace.
E ci sono parecchi arsenali che non sanno come smaltire le scorte.
Ma chi ci metterà in contatto con i paesi che intendono vendere gli
armamenti?
Io.
E quanto chiede per sé?
Per ora una tangente del 15% sulla cifra lorda, naturalmente.
E in più, un piccolissimo favore. Che genere di favore?
Voglio che lei faccia eliminare la giudice Silvia Conti.
Ma questo non era nei patti. La giudice è un personaggio molto in vista.
Per i criminali che lei frequenta, e che ci hanno liberato dal barone Linori sarà
un gioco da ragazzi esaudire il piccolo desiderio che ho espresso
Simon Bart è arrivato al villaggio Residence verso le 5 del mattino con la
sua auto, in compagnia di una spogliarellista, una certa Elsie, che
aveva agganciato al club l'Inferno. Le hai parlato?
No, da quella notte è sparita.
Qualcuno però dice di averla vista alla stazione di Castelvetro, pochi
chilometri fuori città. Un controllore se la ricorda, anche perché deve essere
una che non passa tanto inosservata.
Va avanti e senza commenti, per favore.
Insomma, ha preso il treno per Roma verso le 6 del mattino.
Ho già contattato la questura di lì, pensavo di farci un salto.
Forse hanno una traccia.
Hai una sua foto?
Beh, sì, sì, però è un po' come dire...
Effettivamente non passa inosservata. Fala trasmettere immediatamente a
tutte le questure e ai posti di frontiere. Bene.
Tu controlla se sono arrivati i dati su Mimolino.
Subito.
Mimmo Linori, anni 37, Celime.
La perizia dice che a sparare è stata una Smith & Wesson calibro 38 col
silenziatore.
A quando risale l'omicidio?
Tre settimane fa.
Tre settimane fa è arrivato un giovane che abbiamo arrestato nella sala d'aste
di New York. Si è fermato soltanto poche ore. Dov'è il verbale degli
interrogatori fatti in America?
Ecco, eccolo qua.
Masino Salierno, due volte processato per traffico di droghe e tentato
omicidio. 27 anni di cui sei trascorsi in prigione.
Signorina, prepari un telex per New York e avverta l'ufficio estradizioni. Il
nome del sospetto è Masino Salierno, il capo di imputazione omicidio.
Ok ragazzi, basta così per oggi.
Andate pure.
Già, siamo andati avanti parecchi. Ci vediamo domani. Ciao.
La stavo aspettando, è da molto che la cerco.
Fate il giro dall'altra parte, presto!
Lasciami! Buona, sta buona, non ti faccio niente, te lo giuro!
No, no, lasciami!
Guardi un po' chi c'era al funerale.
Sì?
Va bene.
Quadri ha trovato la ragazza.
Speriamo che non perda la testa durante il viaggio.
Aveva mai visto Simon Barth prima di quella sera?
No.
Era la prima volta.
Era mai venuto al club l'inferno?
No, mai che io sappia.
E allora perché si è fatta accompagnare a casa da lui quella notte?
Beh, lui mi faceva un po' di corte.
Cerchi di spiegarsi meglio.
Voleva fare l'amore con me.
Ah, e lei accetta di fare l'amore col primo venuto?
Io mi sono solo fatta accompagnare a casa.
E poi che cosa è successo?
Ma l'ero già detto.
Allora lo ripeta.
Lui mi ha accompagnata a casa e poi se n'è andato via.
Ma non voleva fare l'amore con lei?
Sì, lui sì.
Ma io non volevo. Ero stanchia.
Volevo solo che mi lasciasse in pace.
E poi, se non ho capito male, cinque minuti dopo è uscita di casa senza
prendere una valigia, niente, ed è scappata via.
Ma non lo so, non lo so.
Ho sentito sparare, macchine che si inseguivano, grida. Non so niente,
niente.
Coraggio.
Beva e cerchi di calmarsi.
Tra qualche giorno la metterò a confronto con un giovane americano,
Masino Salierno.
Masino.
Lo conosce per caso?
Sì.
Lo conosco.
È stato lui a uccidere i miei molinori.
A casa mia.
Poi una sera venne quel Simon al locale dove lavoravo.
Aveva scoperto tutto.
Per questo l'hanno ammazzato, credo. Io mi sono salvata perché uno che non
conosco mi ha accompagnata fino alla stazione.
Si è fatto dire tutto.
Poi se n'è andato.
E di chi si trattava? Era un uomo di Linore?
Sì, credo di sì.
Mi può descrivere quest'uomo?
Forse. Però per me gli uomini sono tutti uguali.
Sì, è lui.
Bentornato papà.
Guarda un po' a cerca e ricerca che ho trovato.
La tua medaglietta.
Ma cos'è quella? Una pistola?
Ah, certo!
Ecco cosa fa in America il gangster.
Te la sei bevuta tutta tu.
Cos'è? Vuoi fare la morale a me?
Tu vuoi fare la morale a me?
Che facciamo? Ci chiamo padre e figlia. Tieni la tua medaglietta.
Qui dentro ci sta un cervello di primo ordine.
L'ho capito subito che eri strano. I soldi, la lambretta, la medaglietta.
Che cosa sei venuto a fare qui?
Lo sai cosa sono venuto a fare qui?
A dirti che sei un verme.
Che fai schifo.
Non hai avuto neanche il coraggio di presentarti.
Ti vergogni, vero?
Lasciami in pace, brutto stronzo, lasciami in pace. Faccio da solo.
Sono vent'anni che faccio da solo, hai capito?
Stefano. Vieni.
Stai su.
Mettiti qui.
Non ti muovere.
Aspetta.
Signor Licata, ci deve seguire in questura. C'è un mandato d'arresto per
lei. Ecco.
Di che cosa sono accusato?
Associazione mafiosa.
andiamo
Grazie.
grazie
Prendi la giacca, la giudice ti sta aspettando.
Non le piace l'ambiente?
Insomma, dove crede di stare?
Si sieda. Credo che stiano preparando un attentato contro di lei. Poco fa ho
visto consegnare uno strano pacco a un detenuto. Ma la smetta di inventarsi
delle storie, basta.
È la verità, glielo giuro, mi deve credere. Faccia controllare quelle celle
laggiù. Non farò controllare proprio niente. Mi ascolti, la prego, faccia
controllare.
Ora si metta a sedere, signor Licata.
Non mi chiamo Licata, mi chiamo Davide Pardi.
Anni fa ero un agente di polizia, facevo parte della squadra del capo della
mobile Giorgi. Ne ha mai sentito parlare? La squadra di Giorgi fu
sterminata.
Io mi sono salvato, come vede.
Portatela via da questa stanza, presto.
Attenta!
No!
No, aspetti, resti qui.
A quel
tempo
portavo la barba e i capelli più lunghi, andavo in giro con una vecchia
lambretta.
Giorgi ci aveva diviso per zone, a me erano toccati i quartieri vecchi dietro
la cattedrale e giù fino al mare.
Poi nel giro di poche ore è successo tutto.
Prima...
Ammazzarono Giorgi e i miei compagni e poi toccava a me.
Io vivevo con Marta.
Avevamo appena avuto un figlio.
Stefano restò ferito.
Come potevo fuggire con un bambino di pochi mesi dietro?
L'ho rivisto dopo quasi vent'anni la settimana scorsa.
È stato Simon a convincermi a tornare. Eravamo amici.
Molto.
Un attimo.
Come l'avete trovato?
Trevi al centro operativo della questura. È stato lui a passarci l
'informazione. Sembra che abbia trovato anche delle cose su di lui.
Le chiedo scusa, signore. Sono la giudice Silvia Conti.
Ma che succede? Perché mi avete portato qui? Le spiegherò tutto, venga.
Lei conosce quell'uomo?
E Davide, il padre di mio figlio.
Adesso che cosa pensa di fare?
Se mi tirate fuori di qui, tornarmene da dove sono venuto.
E se le proponessi di passare a me le informazioni che doveva fornire a Simon?
È una cosa che si fa?
Voglio dire, è una cosa che un giudice può fare?
Glielo sto chiedendo, mi pare.
Tutti i mezzi sono buoni pur di vincere, eh?
Anche uno come me, tutto sommato, può andar bene.
Ma io non ci guadagno niente. Al massimo posso ritrovarmi una pallottola in
testa, come poco fa.
E allora perché lo fa?
Perché è giusto.
E io?
Perché dovrei farlo?
Perché è giusto.
Io ero venuto qui per rimettere insieme la mia vita.
Tutto qui.
Non faccio patti con nessuno.
Io le chiedo solamente una cosa.
Di fare un pezzo di strada insieme.
Non le offro niente, né denaro né medaglie.
Quando mi farà scarcerare?
Immediatamente.
E dove potremo incontrarci?
Ha questo indirizzo, il telefono è quello privato.
Ma lei...
Di cosa è fatta?
Di ferro?
Cos'è che la rende così forte?
Non sono così forte come lei crede.
Cioè qualche volta anche a lei è capitato di piangere.
Un po' di tempo fa.
In un grande cortile pieno di gente.
Davanti a tutti ho pianto tutte le lacrime che avevo.
Sì, capisco. Mi rendo conto.
Ma il nostro abate ci ha lasciato ieri notte. Lei arriva in un momento,
capisce? E comunque io non posso farla parlare con un uomo che ha scelto
volontariamente di ritirarsi dal mondo.
Lei vuole dire che nessuno parla con lui, con Saverio?
Da vent'anni?
È così.
Frate Giglio, è questo ora il suo nome, passa l'intera sua giornata in cella. Io
stesso non l'ho mai visto in faccia.
Vive nel silenzio e il suo silenzio va rispettato.
E dov'è?
Laggiù, nell'ultima cella. Quella più lontana.
Saverio Filò, apri.
Aprimi.
Sono venuto a parlarti di tuo fratello.
Mi hai chiamato con un nome che io... io ho cercato di dimenticare.
Ora sono frate Gillo, servitore di Cristo.
E nient'altro.
E invece tu... che hai questo anello, chi sei?
Tu fratello è morto.
L'ha ammazzato Giuseppe Carta.
Però prima di morire è stato lui a dirmi che ti eri venuto a seppellire qui
dentro.
Io in questo convento sono venuto per rinascere.
No. Quello che sei stato non si cancella solo perché te ne stai qui dentro al
buio a pregare.
Quello che hai fatto non lo puoi pagare solo col silenzio. Non basta.
Tu devi dirmi chi fu a ordinare la strage della squadra di Giorgi. Chi c
'era sopra Giovanni Linori.
Avvicinati.
Sei un uomo che ha pianto, che ha molto
sofferto.
Me lo dicono i segni attorno agli occhi e il calore della fronte.
Chi sei?
Io sono l'unico della squadra che non siete riusciti ad uccidere.
Dimmi quello che sai.
Che se ne fa Dio del tuo dolore? Cosa gliene importa del tuo silenzio? A che
serve? Dimmi chi fu a chiedere a Lenori quella strage. Dimmi come si chiama.
Andai io a cercare i tre pastori
che dovevano fare il lavoro.
Stavano sulle montagne.
Gente che manco il proprio nome sapeva scrivere.
Non erano uomini.
Erano bestie abituate al sangue.
A uno di quei poliziotti gli iterarono a lupare.
Non è anche un metro qui in faccia.
Giorgio e l'altro insieme li spararono.
Quando si avvicinarono, il più giovane era ancora vivo.
E uno dei tre, per finirlo, ci infilò il coltello.
Qua, come si fa, come
si fa con le pecore.
Il giorno dopo, Lenore o Barone mi disse
che quei tre bisognava farli muti per sempre.
Ci pensammo io e mio fratello e poi andai a incassare.
Era l'ultima notte di carnevale e la gente ballava e...
L'appuntamento era a Palazzo Lenori, dove facevano una gran festa, ma
io tenevo l'animo infiammato.
Uno di quei già pastori lo conoscevo da bambino
e quando gli avevo appoggiato la canna al petto e avevo sparato
lui credeva che scherzavo.
Glielo dissi a Lenore e all'uomo che era con lui in quella stanza buia.
Chi era quell'uomo?
Non lo so.
Ricordo solo che mentre parlavo lui sorrideva.
E poi ricordo che era vestito come un nobile antico. Aveva il cappello
piumato, una camicia di seta.
Quei gemelli d'oro.
E c'era... Un triangolo di diamanti sopra quei gemelli.
Sorridevo.
E... E... Quando poi Lenore mi mise... Mi mise
in mano i 3 milioni che mi aveva promesso... Lui ci mise in più 200.000
lire.
che conoscevo da bambino e che gli avevo appena spaccato il cuore
con un colpo di pistola.
Allora decisi di venire qua, ma non per trovare la pace come credi.
No, non fu per quello.
La cosa che cercavo...
Con questa povera testa confusa era un perché.
Perché il Signore ci ha dato da vivere l'inferno sulla terra?
Perché a quell'uomo il demonio ha fatto carne e a tante Saverio Filò
come me.
Per quale ragione il Signore non le cancellava dal mondo con un solo gesto
della mano?
Perché?
Tu sapresti riconoscerlo, quell'uomo?
I miei occhi vedono ormai solo ombre.
E la voce?
Sapresti riconoscerla, la voce?
Quella sì.
Sì.
Sì. Quella ce l'ho qua dentro.
E parte tutto il tempo. Di giorno e di notte.
Da vent'anni.
Chi è?
Apri Davide.
Stefano non lo vedo molto.
Sai come sono i ragazzi della sua età.
È voluto restare in città con la scusa dello studio.
Ha anche trovato un lavoro.
La verità è che non ha accettato molto bene l'idea che io mi sposassi.
E poi non va tanto d'accordo con... con lui.
Ci ho messo a dimenticarti.
Per anni ho aspettato, aspettato.
Lo sai cosa vuol dire sobbalzare ogni squillo di telefono?
Tremare a ogni lettera intravista nella cassetta della posta?
Abituarsi all'idea che ti avessero ucciso.
Ogni notte ti sognavo.
Ti immaginavo riversi in un fosso.
La mano stretta intorno alla pistola.
L'avevi in mano l'ultima volta che t'ho visto.
Quando hai lasciato Stefano e me all'ospedale.
E così ti ritrovo.
Ma non hai ancora capito che non serve a niente.
Quelli contro cui tu combattevi allora e... Non so, forse combatti ancora
adesso.
Non li sconfiggi con quella lì.
Perché è per questo che sei tornato, vero?
Per ricominciare dal punto esatto in cui ti avevano costretto a fermarti.
Non è così?
Io ti voglio bene.
Anch'io ti voglio bene.
Ma c'è un'altra persona nella mia vita adesso.
Davide, ti prego, vai via.
Tra poco, quando avrò fatto quello che devo fare.
Ma ora stammi a sentire, Marta.
Tu devi dimenticare questo posto.
Io ho sbagliato a cercare Stefano e non succederà più, te lo giuro.
Però tu mi devi promettere che non verrai mai più in questo albergo.
Per nessun motivo, Marta. Ma che cosa stai cercando di fare? Cosa...
Adesso va.
Oh, Davide, come posso aiutarti?
Come posso farti capire che ti ammazzeranno?
Qualsiasi cosa tu stia cercando di fare... A me è come se mi avessero già
ammazzato.
L'hanno fatto tanti anni fa.
Non si torna indietro e nessuno è concesso.
Ti sei stancato di camminare?
Nini non può restare qui dopo quello che ha visto.
Dobbiamo andarcene, che senso ha aspettare? Non ti sei mai occupato degli
affari della famiglia.
E poi... io ho paura.
Ormai dopo la morte di papà... è tutto finito.
No, non tutto.
Questo posto, questa casa... sta facendo del male a te. Ti sta cambiando dentro.
Io... io non ti riconosco più.
Sono giorni che non rivolgi la parola neanche a tuo figlio.
Te ne stai tutto il tempo chiuso qui.
Tu e Nini potete partire anche subito.
Te l'ho già detto. Ma io non voglio partire senza di te.
Adesso basta!
Decido io quello che devo fare della mia vita.
Avanti.
C'è il signor Licata.
Gli dica di aspettare. No.
Gli dica di passare.
Ti prego, adesso è da fare.
Dove sei stato tutto ieri?
In un cimitero, 200 chilometri da qui, c'è sepolta la mia famiglia e... Va
bene, va bene, non me ne importa niente della tua famiglia.
Ascolta.
Stasera ti devi trovare con una macchina all'ingresso del portovecchio.
Verrai una persona e la farai salire.
E la porterai dove lui ti dirà.
E chi è?
Non t'ho chiesto di sapere chi è.
T'ho chiesto solo di farli d'autista.
C'è altro?
Puoi andare.
Non te voltare e non accendere nessuna luce interna. Mi piace il buio.
Segui la strada indicata.
Guida lentamente, non fare domande.
Gira quello specchietto.
Grazie.
Se tutti i bambini del mondo
si dessero la mano,
allora si
farebbe un giro tondo.
Perché non sei venuto a trovarmi ieri?
T'ho aspettato tanto.
Sono molti anni che non vengo, Maria.
Stavo lontano, al nord.
Tu non sei venuto ieri.
Lo ricordo benissimo.
Sì, Maria, è vero.
Tano, come fai il gabbiano?
Non lo so, Maria.
Tu lo sai.
Te lo sei dimenticato.
Non te lo ricordi più.
È tantissimo tempo che non ci giochiamo.
La donna mi ha detto che stai sempre in casa.
Sì, non mi va di uscire.
Perché ti hanno preso in giro?
È buona gente.
Mi vuole bene.
Ma io sto bene sola qui.
No, la gente è cattiva, ma tu devi uscire lo stesso.
Non devono credere che hai paura di loro.
Mi vogliono tutti bene.
La gente è buona.
La gente è buona.
È colpa mia, sono io che do fastidio.
Anche a papà e mamma davo fastidio.
E loro mi tenevano sempre in casa.
Anche la domenica quando andavano a messa.
Loro si vergognavano di te.
E avevano ragione.
Non sono tanto bella da vedere.
No, Maria.
Tu sei bellissima.
Non voglio uscire.
Voglio... Voglio restare sempre qui, in casa.
C'è troppo rumore fuori, troppo.
Troppo. Troppo rumore.
Perché non resti qui?
Mi piacerebbe, ma non posso.
Allora te ne vai un'altra volta.
Dai Maria, fai lo scogliatolo.
Maria, hai conservato la chiave dello studio che ti avevo dato?
Certo.
Ce l'ho qui.
E l'hai sempre tenuta tu, non l'hai fatta vedere a nessuno?
A nessuno, come mi avevi detto.
Vieni.
Portami giù.
Voglio vedere.
Ave Maria, sei stata bravissima.
Vai.
Quando rientriamo in città fermati alla prima buca delle lettere e spedisci
questa busta.
... ...
Grazie.
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