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Original subtitles

Espinosa! Si ricordi che dovunque andrà la seguirò. Finché potrò io le starò

dietro.

Addio, commissario.

E onore al merito.

Sono qua.

Lo giuro, Corrado, te lo giuro.

Mai un passo indietro.

Fino a quando non li avrò trovati.

Grazie.

Mi riconosci? Sono la giudice Silvia Conti.

Molto lieto.

Con me non serve la tua messa in scena, lo so che non sei pazzo.

Io sono malato.

Mi rispetti, la prego. No, tu sei un criminale.

Hai assassinato tua moglie e speri che un giorno o l'altro, quando le acque si

saranno calmate,

Si sono già calmate.

Io dentro mi sento calmo.

Tu lo sai chi ha ucciso Corrado.

Il processo sta per concludersi, è questione di poco ormai.

Ti daranno l'ergastolo. Hai un solo modo per salvarti.

Tu sei l'unica persona che ha avuto un filo diretto con Espinosa.

Testimonia contro di lui e io ti farò ridurre la pena.

La mia pena è qui.

E lei non può farci niente.

Non ti credo, io non ti credo.

è costato molto lavoro.

Attenzione prego, è in arrivo volo AZ741 proveniente da New York via Milano.

Attenzione prego, volo Air France 420 per Parigi, ultima chiamata, uscita 9.

Ehi tu, dammi un po' di violette.

Guardate che belli che sono.

Ciao, Mimmo.

Ciao.

Aspetta, aspetta. No, Elsie, non aspetto.

Stai tremando.

Non mi piace il viola.

È il colore della quaresima.

Sì? Parlo col barone Giovanni Lenori.

Sì, sono io.

Chi parla?

Le volevo dire che suo figlio Mimmo stanotte si è sentito poco bene, barone.

Non lo aspetti, a casa per ora non ci torna.

Ma dov'è Mimmo?

Che gli avete fatto?

Non alzare la voce, a noi non ci piacciono quelle che gridano.

Che devo fare?

Tu lo sai quello che deve fare.

Volo 742 in partenza con destinazione New York, uscita 1, imbarco immediato.

Volo 742, i signori passeggeri sono pregati di avviarsi all'imbarco.

25.000 dollari. 50.000.

80 mila, very well.

150 mila, siamo a 150 mila dollari.

300 mila, chi offre di più? 400 mila.

500 mila. 500 mila uno, 500 mila due.

600.000, siamo a 600.000 dollari.

Siamo a 600.000 dollari.

600.000, nessuno offre di più?

Salve, buongiorno. Nessuno offre 700.000? 700.000, thank you sir.

800.000, 800.000 dollari, nessuno offre di più?

Allora 800.001, 800.002, aggiudicato. E ora passiamo a un

pezzo di grande interesse, l'annunciazione.

Scuola del Beato Angelico, attribuibile in parte al maestro. Prezzo d'apertura,

250.000 dollari.

300.000.

400.000.

State per bene, Don Gallo.

Sedete, sedete.

Allora,

mancavi solamente tu. Hai fatto buon viaggio. Avanti.

Racconta com'è andata. Ho incontrato quel vostro conoscente.

E gli ho portato i saluti dalla famiglia.

E che cosa ha detto?

E che doveva dire.

È rimasto talmente contento che manco un fiato è fatto.

Hai fatto un buon lavoro, Massino, bravo.

Saremo sicuramente molto contenti in Sicilia.

Uno, due, aggiudicato!

Per un milione e trecentomila dollari. Ora, signore e signori, passiamo al

prossimo lotto. Il dipinto che potete ammirare alla mia destra è un'opera di

grande prestigio. Si tratta di un preziosissimo...

E

adesso, signori, un altro pezzo di grande interesse, sebbene

di piccolissime dimensioni.

Un'opera che, ne sono certo, susciterà il vostro entusiasmo.

Questa graziosa miniatura del Novecento è opera del Dipartimento Antidroga e io

sono il capitano Simon Barr. Che nessuno si muova, questa è un'operazione di

polizia.

State tranquilli, non vi preoccupate.

Vi chiediamo scusa per il disturbo, ma non muovetevi per nessuna ragione.

Sedetevi.

A tutti coloro che per caso dovessero possedere un gingillo così, sono pregati

di alzarsi e andare lì sotto il palco, con le braccia alzate.

Prego signori, uno alla volta.

Tutte le uscite sono sotto controllo, ripeto, tutte le uscite sono sotto

controllo.

Ehi bella, anche tu seduta.

Così, bravi.

Buoni, buoni, in silenzio, ordinati.

Ma il mandato ce l'avete?

E si può sapere a chi è venuta questa brillante idea?

A me.

E questa scena l'ho preparata proprio per te, Calogero Barretta.

Sei tu la star qui dentro.

Attenzione, due auto, rischiare il mondo.

Disporre un posto di blocco in entrata dei docks.

Un grosso colpo. Questo pomeriggio, infatti, la polizia ha fatto irruzione

in una sala d'aste clandestina a Jersey.

L'operazione rappresenta la conclusione di un lungo lavoro di inchiesta che ha

visto impegnati in uno sforzo congiunto le autorità italiane e quelle del nostro

paese. Alcune voci non confermate parlano dell'arresto di importanti boss

siciliani. Ora stiamo assistendo all'arrivo della giudice italiana Silvia

Conti, la più inflessibile e infaticabile cacciatrice di teste del

pool antimafia italiano.

Si deve in gran parte alla sua tenacia e alla sua esperienza, la riuscita di

questa operazione che rappresenta, come abbiamo già accennato, il coronamento di

un lungo lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura. La collaborazione

dell'FBI in alcune fasi dell'inchiesta è stata determinante per giungere alla

scoperta di alcune ramificazioni mafiose sparse in vari stati del Nord America.

Ora cercheremo di avvicinare alcuni protagonisti di questa importante

operazione di polizia.

Ecco, sta arrivando l'ufficiale dell'FBI che ha coordinato l'operazione.

Ci scusi, capitano, è vero che uno dei membri della cupola, il nucleo direttivo

della mafia siciliana, sarebbe fra gli arrestati?

Magari, magari.

Come avete sentito, l'FBI non conferma le voci di cui vi stavo parlando, ma

sembra sempre evidente che l'operazione ha inferto un duro colpo alle attività

della mafia in America.

Fino a questo momento, l'unica notizia certa è che l'operazione coordinata per

l'FBI... Sai...

Senti Davide, tu devi andartene per un po' di tempo dall'Italia.

Li mettiamo su un aereo che parte stasera, ok?

Sei tu?

C'è poco traffico stasera.

Devono essere tutti alla partita degli Yankees.

David, noi stai bene?

Che cos'è?

Eh?

Rispondi. Niente, niente.

Niente, sul serio.

Brute notizie in tv?

No.

Solo che poco fa ho visto un fantasma.

Grazie.

Questo è il suo biglietto per Palermo.

Ecco, vede? Qui risulta con certezza che lei ieri è stato in Italia, è arrivato

in Sicilia col volo delle 16.40 ed è ripartito all'alba della mattina

seguente.

In tutto si è trattenuto soltanto poche ore.

Perché? Dove vuoi incontrare una donna?

Il nome?

Non si fa mai il nome di una donna.

E dove le ha passate queste poche ore?

Dentro un letto.

Grazie.

Simon. Come stai?

Davide. Stai buono.

Proprio Davide.

Ma che cavolo fai?

Voglio che mi racconti un po' di cose.

Che cosa vuoi sapere?

La verità.

Su tutto.

Anche su di te.

In tutti questi anni ho pensato che ti avevano ammazzato.

E invece ecco, sei qui.

Una pistola in mano e magari vuoi pure usarla.

Perché? Perché qualcuno mi ha venduto, Simon.

Tu.

Ma che stai dicendo?

Quella notte di tanti anni fa all'aereo su cui mi avevate caricato. Fece scavo a

Zurigo. Tentarono di ammazzarmi. Una palotola mi ha spezzato il braccio.

Qui.

Sono riuscito a scappare lo stesso.

Prima a Parigi e da lì a Tolone, dove però mi hanno trovato di nuovo.

Eppure nessuno sapeva dov'era.

Tranne Marta, alla quale avevo scritto una lettera che raccomandavo di far

leggere solo a te.

C'era qualcuno nei servizi segreti di allora che ti voleva morto.

Quella lettera, quando è arrivata a Marta, loro l'avevano già letta. Si

vedeva che era stata aperta e poi richiusa.

Per questo sono venuto a cercarti.

A me mi voleva morto la mafia.

Che c'entrano i servizi?

In quel periodo erano coinvolti anche loro in qualcosa su cui tu e la squadra

di Giorgi avevate messo le mani.

Anche fra i nostri e l'antinarcotici c'era qualcuno molto in alto che voleva

mettere tutto a tacere.

Pensa che a me per otto anni mi hanno sbattuto a Hong Kong.

Perché non ne inventi una migliore?

Va bene, d'accordo.

Me ne invento una migliore.

Bravo, Davide.

Hai capito tutto.

Sono stato io a tradirti.

E adesso che dovrei fare?

Dai, rispondi.

Devi sparare, Simon.

Giusto.

E poi?

Poi devi far sparire il corpo.

Giusto. Molto giusto.

E allora facciamola finita.

Io ero amico tuo e lo sono anche adesso.

Tu pensa quello che ti pare.

Se sei convinto di quello che dici, la pistola è lì sul letto.

Beh, da quando hai smesso?

Da quando ho cominciato a vedere i ragni sui muri.

Io che paura mi hai fatto?

E Marta?

L'hai più vista?

Sì, un paio d'anni fa, l'ultima volta che sono stato in Sicilia.

Si è sposata?

E il bambino?

Il bambino quest'anno dovrebbe essersi iscritto all'università.

Io l'ho visto solo una volta. Ha una cicatrice qui, la bruciatura del

proiettile.

E... come sta? Sta bene?

Sì, sì, sta bene.

È anche un bel ragazzo.

Beh, mi dispiace per prima.

Comunque...

Io adesso lavoro a Jersey, in un motel, il Caruso, sta dietro la stazione.

Se qualche volta ti capita di passare di lì... Certo.

Però ho cambiato nome.

Adesso mi chiamo Dave.

Dave Licata.

Sei solo o... C'è Kate.

Chi è lei? Cosa fa qui?

Io sono venuto a trovare una persona che... Fermo! Non muoverti!

E cos'è lei? Un rapinatore o un poliziotto?

Chi sono questi due?

I suoi angeli custodi?

In un certo senso sì.

Ci scusi, ci aveva un po' spaventato. Lei è la giudice italiana che ha fatto

tutti quegli arresti, vero?

Perché? Mi conosce?

Io l'ammiro molto.

Posso metterle ora le mani in tasca?

Prego.

Buona fortuna.

A tutti e tre.

Riposatevi un po', ci vediamo più tardi.

Te lo giuro.

Mai un passo indietro.

Fino a quando non li avrò trovati.

Tutti.

New

York

è diventata uno schifo negli ultimi tempi. È piena di negri e di poliziotti.

E allora perché non sei rimasto giù in Sicilia?

Mi dà fastidio il fumo. Sul serio?

Mi spiace, davvero.

Eh, ma dove minchia mi portate?

Parli un po' troppo, Don Calogero.

Risparmi il fiato.

Avanti, vieni con me. Una persona vuole parlarci. E chi sarebbe?

Io.

Il 20 marzo 1989.

Lei è fuggito dall'Italia. Poche ore prima era stato spiccato, mandato di

cattura contro di lei e contro gli altri componenti della cupola. Chi l'aveva

informata dell'azione giudiziaria in corso? Io non sono affatto scappato dall

'Italia. Io sono venuto in America a trovare mio figlio Freddy.

Che c'è? È viadato forse?

Chi l'aveva informata? Risponda.

Pare che chiaro sono stato.

Chiaro come l'acqua di fonte.

Io sono americano da sei anni e qui tengo un figlio che volevo vedere da

mesi. È stato soltanto un caso. È stato un caso allora che mentre lei e gli

altri della cupola fuggivate un comando mafioso abbia assassinato il commissario

Cattani. Io non so niente a proposito di quel Cattani.

Comunque, quello era uno che la morte se l'è sempre cercata.

Ma lei lo sa, in tanti anni di non pieturo di coglioni, quanti nemici si

era fatto.

Sì, lo so. E lei era uno di questi.

Voglio sapere chi ha fatto uccidere il commissario Cattani.

Voglio sapere se è la cupola che ha dato quest'ordine.

O se è partito da più in alto, da un potere criminale ancora occulto.

Come posso risponderle?

Non so di che cosa parla, cupola, potere occulto. Che significa?

A me le cose bisogna spiegarmele per bene.

Andiamo.

Adesso vediamo se ti torna la memoria.

E che sarebbe questo vecchio?

Lei conferma quanto mi ha dichiarato in fase istruttoria su Calogero Barretta?

Lui è entrato a far parte della cupola nel 1980.

Era affiliato alla famiglia De Santi Accardo.

Poi è venuto in America.

Gli omicidi di Bonfanti, Fanagli e Gentella li ha organizzati lui.

Infame, ci vuoi trascinare tutti all'inferno, eh?

Bene, è evidente che lei conosce Antonio De Pises, il puparo.

Ma di quale puparo sta parlando?

Bisogna chiamarlo pupazzo nelle mani sue, gentile signora.

È vero schifoso, si è diventato buffone a corte e loro diranno il premio.

Senti Barretta, se ancora non l'hai capito, sei nei guai, guai grossi.

Ieri a Miami abbiamo arrestato tuo figlio con 4 kg di eroina.

Di questo parlerà con i giudici americani.

Io voglio sapere chi ha ordinato l'omicidio di Cattane.

Quella notte del 20 marzo 1989 io avevo altro da fare, come dice lei.

Ero occupato a scapparmene dall'Italia.

E lei veramente crede che avessi il tempo di pensare al commissario Gattani?

Per me Gattani era niente.

Era soltanto una rodella. Ma qualcuno ci pensava? Chi?

Anche gli altri della cupola stavano pensando a scappare.

Ho chiesto chi?

Chi ha dato l'ordine?

Allora, chi?

Il barone Giovanni Lenori.

Giovanni Lenori farebbe parte della cupola?

No. Lui ha sempre giocato in proprio e in

grande. Perché non mi ha mai parlato del barone Lenori?

Già.

Perché non l'hai fatto, infame?

Via, portatelo via!

Tanto siamo tutti morti, tutti morti!

Allora, perché non mi ha mai parlato di Giovanni Linori?

Io a lei ho parlato solo di mafia.

E Linori non è mafia.

Fa parte di quei nomi che non ho mai voluto fare.

Quelli che stanno dentro il mazzo di carte, ma ben mischiati.

Ma perché non si spiega meglio?

Vedi, giudice, la mafia è forte.

Sa molte cose.

Ma non è vero che può arrivare dappertutto.

Ci sono altri invece.

Quelli sì che possano arrivare dove vogliono.

Ho paura.

Se loro vogliono, mi ammazzano mia figlia.

Perciò, se lei mi mette davanti un verbale sotto il nome di Giovanni

Lenori, io la firma non ce la metto.

Davide! Hai dimenticato questa.

Dai, sali, vieni con me.

Su.

Non vuoi sapere dove stiamo andando?

Mi piacciono le sorprese.

Salve.

Lui chi è?

Un amico.

I poliziotti non hanno amici.

Cosa vuoi da me, Sbirro?

I quattro chili di eroina che abbiamo trovato addosso a tuo figlio Freddy

fanno all'incirca trent'anni di carcere.

Ma io ho il cuore buono.

E allora poco fa ho pensato chissà quanto dispiace a Calogero se suo figlio

Freddy entra in carcere con tutti i capelli neri e ne esce nel 2020 con

tutti i capelli bianchi.

Te l'ho già chiesto. Allora, che cosa vuoi da me?

Voglio che tu scrivi a una persona che conosci giù in Sicilia.

Magari ci metti la data di qualche giorno fa, prima dell'arresto insomma,

per non dare nell'occhio. Gli scrivi e gli dici che c'è una persona di queste

parti che sta in cattive acque e che avrebbe bisogno di starsene un po' al

caldo in Italia.

E quest'amico al quale dovrei scrivere chi sarebbe?

Il barone Giovanni Linori.

Insomma, tu vorresti mettere un poliziotto all'interno della famiglia

Linori, servendoti del mio nome per infiltrarla?

Sì.

Allora, me la scrivi o non me la scrivi questa letterina di Natale?

Ma tu ce lo dici a quel poliziotto che se per caso lo scoprono?

È praticamente un uomo morto. Glielo dico, non ti preoccupare.

E che sarebbe questo matto che devo raccomandare per il cimitero?

Lui.

Adesso sei tu che devi starmi a sentire.

Torno indietro a quegli anni lì.

Il capo della mobile, Giorgia, era proprio un matto, lo dicevano tutti.

Era arrivato giù in Sicilia da appena tre anni e aveva messo su una piccola

squadra investigativa di matti come lui.

Quattro agenti che messi insieme non facevano cent'anni di vita.

Teste calde, inesperti, dicevano. E poi trasandati, con i capelli troppo lunghi,

le barbe marassate. Simon, lo so come eravamo, è inutile che me lo racconti.

No che non lo sai.

Non sai niente. Ma tu lo sai perché vi sono venuti addosso come una valanga.

Lo sai perché ti hanno cercato per mari e monti dopo che eri sfuggito al primo

attentato? Perché vi volevano tutti e cinque morti? Perché rompevamo le

scatole. Perché eravamo bravi.

Perché nell'ultimo anno avevamo messo dentro più di 40 mafiosi. Non era per

questo.

Tra quei 40 non c'era un solo pezzo grosso. Non avrebbero mai fatto una

strage di quelle proporzioni.

Io sono anni che ci penso.

Voi avevate messo le mani su qualcosa di molto più importante.

Cos'era andato a fare Giorgi a casa del barone Linori il giorno prima della

strage? E chi sarebbe questo barone Linori?

Ma non stavate indagando sugli appalti del porto di Alcantara?

Sì, ma solo perché qualcuno aveva parlato di irregolarità.

La ditta che vinse l'appalto era la Sicil Tecnoplus.

E il proprietario della Sicil Tecnoplus era, ed è tuttora...

Il barone Giovanni Linori.

Simon, che stai cercando di dirmi?

Sto cercando di dirti che Giorgi aveva scoperto qualcosa di tremendo.

Sto cercando di dirti che forse l'uomo che vi ha voluto morti era il barone

Giovanni Linori.

E tu adesso vorresti che io andassi con quella lettera scritta da Barretta in

Sicilia? Sì, vorrei proprio questo.

Voglio che infiltri la famiglia Linori.

E perché proprio io?

Perché la tua adesso, Davide, è una vita da niente.

Perché se davvero Linori ha fatto quello che ha fatto, tu hai un conto aperto con

lui. Anch'io ce l'ho un conto aperto.

E poi perché non troverai nessun altro disposto a fare una cosa del genere.

Vi serve uno di quei cinque matti, vero?

L'ultimo rimasto sulla piazza.

Sì, mi serve quel matto lì.

Quello non c'è più, Sam.

Rivolgiti da qualche altra parte.

Ti hanno ammazzato gli amici.

Ti hanno mandato via dal tuo paese, dalla tua casa, dal tuo figlio.

Hanno fatto di te un vagabondo.

Insomma, Davide, ma che altro ti serve per tornare ad essere un uomo? Dimmi un

po', tu.

In quale ufficio stavi mentre io e gli altri ci facevamo scannare?

Dove stavi quel giorno?

Tu e gli altri agenti americani che ti hai riportato dietro per insegnarci il

mestiere. Dove diavolo stavate? Si può sapere? Bene, Davide.

Ci sei ancora.

Sei vivo.

Io riparto oggi stesso per l'Italia e ti aspetto lì.

Dentro questa busta c'è la lettera di Barretta.

All'hotel Gibraltar, giù a Palermo, troverai una stanza prenotata a tuo

nome.

Se decido di partire e se scopro che davvero questo barone Linori è

responsabile di tutto, Che devo fare?

Ce la consegni?

No.

Io la ammazzo.

Non mi sembra una buona idea.

Tu devi andartene per un po' di tempo dall'Italia.

Ti mettiamo su un aereo che parte stasera, ok?

E Marta? E il bambino?

Non posso lasciare Stefano. Ascolta, è solo per un po' di tempo, Marta. Solo

per dare il tempo a Simon e agli altri di capire.

No, no, no.

Non è successo niente, Dave.

Sei qui, sognavi.

Sei qui ora.

Sei qui, sei qui. Non finirà mai.

Dave, ti va di parlare?

È scesa la nebbia, a Jonathan non piace, lo senti?

Mi hai sentito, ho chiesto se ti va di parlare.

Tra poco andrò via, torno in Italia.

Non starò via molto tempo, devo risolvere un problema.

Quale problema?

A Jonathan dispiacerà.

Non starò via molto tempo.

Niente bugie. Niente bugie, per favore.

Ricominciamo da capo, dal 20 marzo 89, quando Espinosa fugge e uccidono

Cattani. Leggimi di nuovo il rapporto della polizia olandese.

Espinosa va all'hotel North Pole, ad Amsterdam.

Ci resta due ore, poi prende un taxi, si fa portare all'aeroporto e parte per

Ionica. Che fa all'hotel North Pole?

Una decina di telefonate.

In piena notte? Sì, ma abbiamo controllato, nessuno in Italia.

Ecco.

Due ad Amsterdam, quattro a Londra, tutte le altre in Germania, eccetto una

in Belgio.

Rileggimi i cognomi di chi ha chiamato.

Ma l'abbiamo fatto cento volte.

Per favore.

Van Damme, Sickert, Johnston, Flybert, Orange, Glynors, Darmgast, Carven e

Skank. Tutti uomini d'affari, banchieri.

Sono appena arrivate le informazioni dalla banca dati.

Ci sono parecchie cose interessanti sulla famiglia Linori.

I Linori sono famosi proprietari terrieri, convertiti all'industria della

finanza verso gli anni 20.

Cementifici, banche, perfino un'acciaieria al nord.

Grandi lottizzatori di terreni edificabili verso gli anni 50.

Cioè, qui risulta che quando li compravano non erano edificabili, ma

poco tempo dopo lo diventavano.

Verso il 1970 Giovanni Linori crea il consorzio Sicil Tecnofluss.

E così moltiplica il fatturato delle sue aziende.

Ah, possiedono ditte anche all'estero.

Qui dice anche che i Linori sono una famiglia storica.

La loro origine è inglese.

Sono arrivati in Sicilia nel 1790, 200 anni fa.

Inglesi? E che altro dice? Chi fu il primo ad arrivare?

Un commerciante di vini che in poco tempo impiantò parecchie distillerie in

tutta l'isola.

Il suo nome?

Si chiamava Charles Glynors.

Glynors.

Però poi il nome si è italianizzato da Glynors a Linori.

Glynors. Ecco, Espinosa ha telefonato a un Glynors a Londra.

Glynors Limited Centennial Street.

È il nome di una ditta.

Bisogna controllare tutte le partenze per Londra in marzo.

Glynors Limited Centennial Street.

Dopo anni e anni di rinvii, il progetto Meridione è da oggi legge di Stato.

Una legge tenacemente voluta da Riccardo Respighi in anni in cui

era al culmine della sua carriera politica. A lui va il nostro applauso.

Avrei voluto che oggi mio figlio Mimmo, in qualità di direttore generale del

nostro gruppo, fosse qui per illustrare le linee del progetto.

Ma purtroppo una piccola indisposizione glielo ha

impedito.

Vorrei perciò che fosse il dottore Spighi stesso a farlo al suo posto.

Perché nessuno meglio di lui potrà illustrare la grandezza del progetto

nella sua straordinaria, geniale e semplice...

Grazie, grazie.

Grazie a tutti.

Come sapete, proprio oggi lo Stato ha erogato i primi 5.000 miliardi previsti

dalla legge.

Altri 15.000 arriveranno entro pochi mesi.

In complesso, in un triennio, ben 50.000 miliardi saranno investiti dallo Stato

qui in Sicilia per creare due grandi poli industriali che serviranno, diciamo

così, da volano per il rilancio...

dell'economia dell'intera isola.

Nello stesso tempo lo Stato, vendendo a consorsi di privati alcune parti del suo

patrimonio, recupererà gran parte del proprio investimento.

In questa duplicità, in questo onesto scambio, si compie così un'opera di

portata storica che segnerà, io lo spero fortemente, l'inizio della rinascita

della Sicilia.

Oggi... Tornando a Roma, io potrò dire che un grande consorzio nato in questa

terra, in questa città, la Sicil Tecno Plus, sarà il perno dell'intera

operazione. È un impegno gravoso, ma allo stesso tempo esaltante, al quale ho

dedicato e dedicherò tutte le mie residue forze.

Mi hanno detto che volevi parlarmi.

L'ultima volta che ci siamo visti non ci davamo del tu.

Ah no?

Ah, beh, scusa.

La cosa non ti deve offendere, i tempi cambiano.

Già è vero.

Cambiano talmente che oggi uno come te può chiedere la direzione generale della

Siciltecno Plus al posto di mio figlio.

L'ho fatto semplicemente perché ritenevo che il tuo gruppo avesse bisogno di un

manager più esperto.

Eh, gestire 50.000 miliardi non è un gioco da ragazzi.

No, tu l'hai fatto perché dietro di te c'è la mafia.

Tu non conti niente.

Cane di pezza eri e cane di pezza rimani.

Eh sì, hai ragione. Io sono un cane che ha imparato a masticare tutto, ma anche

a mordere.

Eh, lo so.

Ed è per questo che sono qui.

Chiedimi qualunque cosa.

Terreni, denaro, quello che vuoi.

Ma se Mimma è ancora vivo, ridatemelo.

Se è morto, ditemi dov'è.

Così sua madre avrà un posto per piangerlo.

Ma io non so niente di tuo figlio.

Cosa vuoi che faccia?

Che ti implori?

Che mi metti in girocchio?

È questo che vuoi? Va bene, lo faccio. No, no, basta adesso.

Va bene, chiederò, vedrò cosa posso fare.

Ma se qualcuno mi domanda che intenzioni hai, che devo dire?

Di che Giovanni Linori sa di avere perso e

chiede pace.

Ecco.

È partito dall'Italia il 19 marzo ed è rientrato il 24.

Giovanni Linori era a Londra, nella sede della sua ditta.

E lì ho ricevuto la telefonata di Spinoza.

Giovanni, è venuta una giudice, è di là.

Dice che vuole parlarti.

L'ho fatta accomodare nel tuo studio.

Non devi preoccuparti.

Anche quel giorno c'era un cielo senza nuvole. Quale giorno?

Il 20 marzo dell'89, quando il commissario Cattani fu assassinato.

Ah, se ricordo.

Una cosa terribile.

Lei quel giorno era in Inghilterra.

Era a Londra.

Nella sede della Gliners Limited, in St. Emerald Street.

E la notte prima, verso le 4, ricevete una telefonata.

Un'ora un po' strana per fare conversazione, non le pare?

Non per me.

Quando vado a Londra sono solito riunire i consigli d'amministrazione alle ore

più impensate.

Non ricorda chi le telefonò?

Assolutamente no.

Comunque credo che lei lo sappia molto bene.

Antonio Espinosa.

Sì, sì, può darsi.

Chi aveva di tanto importante da dirle per disturbarla a quell'ora? Affari,

suppongo. Era già successo altre volte.

Le prospetto un possibile scenario.

Un gruppo di magistrati a Milano prepara una grande retata e sulla base delle

indagini del commissario Cattani spicca decine e decine di mandati d'arresto.

Alcuni membri della mafia siciliana finiscono in carcere e altri riescono a

fuggire.

Tutto questo avviene mentre lei è a Londra.

Antonio Espinosa, inseguito da un mandato di cattura, lascia la Svizzera

per Amsterdam dopo un colloquio col commissario Cattani.

Diciamo che vuole sbarazzarsi di lui, subito, alla svelta, ma non può mettersi

in contatto con i vertici mafiosi perché sono in fuga.

Allora decide di chiamare lei, un uomo insospettabile e che per di più è

lontano.

Lei gentilmente gli fa il favore che chiede.

Qualche ora dopo, cinque uomini aspettano il commissario all'uscita di

un ospedale milanese.

E l'ammazzano.

Io adoro i romanzi.

I grandi intrecci.

Ma le pare che un'azione del genere potesse essere organizzata da Londra?

No, ma può aver affidato la faccenda a suo figlio Mimmo.

Lasci fuori Mimmo, non c'entra niente. Sono venuta qui per parlare anche con

lui.

Mimmo non è qui.

D'accordo, allora quando tornerà gli dica di presentarsi in procura.

Mio figlio Mimmo è scomparso.

È uscito un pomeriggio di 14 giorni fa e non è più tornato a casa.

Signori, la corte!

In nome del popolo italiano, visti gli articoli 428, 285, 323 e

bis del codice di procedura penale, questa Corte ritiene l'imputato Gaetano

Carilli non giudicabile per l'accusa di omicidio, in quanto incapace di

intendere e di volere.

Ne dispone pertanto l'immediato ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario.

Condanna i seguenti nominati, in quanto facenti parte dell'associazione mafiosa

denominata Cupola, Pancheri Girolamo, Barocci Flavio, Parillo Salvatore, Di

Gatto Alfonso, alla pena di anni 30.

Assolve inoltre Espinosa Antonio, non essendo emersi a suo carico indizi

provanti circa l'accusa di associazione mafiosa, né corresponsabilità accertate

relativamente all'omicidio del commissario Corrado Cattani.

Signore Spinosa, mi segua per favore. Si tratta di un controllo.

È questione di un attimo. I signori possono aspettare qui.

Credo che le presentazioni siano inutili.

Che cos'è questo?

È un interrogatorio?

Un arresto?

No, per la legge, lei lo sa bene, gli amici della mafia non sono

necessariamente dei mafiosi, altrimenti si sarebbe ben guardato dal tornare in

Italia.

Specie se perseguitato ingiustamente da una giudice prevenuta e resa cieca dal

dolore.

Comunque, malgrado tutto, io non ce l'ho con lei.

Perché lo so che era molto legata al commissario Catani.

Lei è sicuro di sé, sicuro di aver vinto.

L'unica cosa certa è che lei ha perso.

L'istruttoria per la morte del commissario Cattani è ancora aperta. C'è

ancora tempo.

E io non mi rassegno.

Tutt'altro.

Sono qui per sfidarla.

Al primo passo falso che commetterà la sbatterò a vita dentro un carcere.

Ma avevano detto che lei si era fatta trasferire in Sicilia per andare a

caccia di mafiosi, suppongo.

Perché non mi lascia in pace?

Non ci speri.

Non la lascerò in pace.

Certo, deve essere bello credere in valori eterni, avere dei grandi ideali,

guardare verso orizzonti sconfinati.

Il mio orizzonte, invece, è regolabile.

Si adatta alle necessità.

È per questo che sono riuscito a sopravvivere.

riuscirò a sopravvivere anche a lei.

1727, proveniente da New York, via Milano.

Ecco le chiavi, signore.

Grazie.

Grazie.

Scusa, tu non mi conosci, ma io sì.

È un... È una cosa di tanto tempo fa.

Tu eri appena nato, ancora non avevi quella... quella cicatrice sul collo.

Prima dell'operazione?

Sì, sì, prima dell'operazione.

Io sono un amico di tuo padre.

No, scusa, aspetta un attimo.

Senti un po'. Vieni qua, ti siedi e attacchi a parlare con me. Io non ti

conosco. Che vuoi? Che cerchi? Tuo padre sta in America, io vengo da lì.

Ho capito.

Sta in America, eh? Mi fa piacere.

Allora digli che io sono qui tutti i giorni, sabato compreso.

E gli posso anche sputare in faccia se torna.

Tuo padre ti manda questi.

Senti, sarà anche amico tuo, ma mi fa proprio schifo.

Ha lasciato me e mia madre da un giorno all'altro senza dire una parola.

E all'improvviso mi manda un suo amico dopo vent'anni con un pacco di dollari.

Allora, li vuoi o non li vuoi?

Li voglio, sì, mi servono, ma tu non t'azzardare a dirgli grazie.

Di un po', ce l'hai la ragazza tu?

E tu?

Io no.

Io sono fatti miei.

Beh, se ce l'hai e sei sempre di questo umore anche con lei, proprio non la

invidi.

Ok.

Simon, sono al Gibraltar.

Sapevo che saresti venuto. Sì.

Ti passo a prendere stasera.

Ah, senti, dà un'occhiata sopra il boiler.

Va bene.

Ci vediamo stasera.

Prego. Tu sei americano?

Metà e metà.

Questo quadro l'ha dipinto un pittore molto famoso, che vive a due passi da

dove stai tu, nel West Side.

Ti piace?

No.

E anche a me.

Prima c'era una deposizione di Pietro Novelli, ma mio figlio ha voluto

cambiare.

E io ho detto di sì.

Perché?

Il nuovo.

Bisogna adeguarsi al nuovo.

Per non sentirsi da parte.

Come sta il vecchio Calogero?

Passa le sue giornate a pescare.

Già.

I vecchi fanno questo genere di cose.

E che cosa posso aiutarti?

Hai bisogno di denaro?

Anche ma quello mi piace guadagnarmelo.

E che cosa sai fare?

Sono fedele.

A chi mi fa del bene?

Il vecchio Linori è nei guai.

Nel giro della malavita non si parla che di quel numero di targa.

Appartiene alla Mercedes del figlio di Linori, Mimmo, che è sparito da un paio

di settimane.

A chi lo ritrova, il padre ha promesso un premio di 50 milioni.

Sai, io ci ho pensato parecchio e mi è venuta in mente una cosa.

Mimo Linori.

Scompare il 2 ottobre verso sera.

E lo stesso 2 ottobre arriva qui in Sicilia un certo Masino Salierno che noi

abbiamo arrestato alla sala d'asse clandestina.

Si ferma poche ore e riparte subito per New York.

Non è strano?

Che cosa ha fatto Masino in quelle ore?

Forse qui troviamo qualcuno che lo sa.

Mi dai un whisky?

Un gin tonic per il tavolo 13.

La conosci lei?

Elsie? Certo.

Vorrei conoscerla anch'io, si può fare?

Non credo, è sempre molto impegnato.

Tu prova.

Dille che conosco gente che la conosce.

Un certo Masino, per esempio.

Se mi vedesse mia moglie.

Hai pure una moglie?

E anche quattro figli.

Salute.

Beh, devi essere un tipo fedele, tu.

Se me lo dicevi quando stavamo nel New Jersey, il sabato sera al motel ne

passavano un sacco come quello.

Anche meglio.

Senti, visto che fai tanto lo spiritoso, tu adesso te ne vai.

Tanto sei superiore a questa roba, no?

E mi aspetti al vilino 202 del villaggio Residence Betia.

È la casa di questo capolavoro della natura.

Dacci un'occhiata.

Io arriverò tra un paio d'ore dopo che mi sarò lavorato la ragazza. Va bene.

Ah, eh... Sta' attento alla pressione.

Grazie.

Grazie, Dave.

Qui fuori c'è uno che ti vuole parlare. È americano.

Io non voglio vedere nessuno. Dice che è amico di un certo Masino.

Buonasera.

Chi è lei?

È meglio che si vesta. La accompagno a casa.

E strada facendo le spiegherò tutto.

Chi sono quelli? Mi seguoi? No, non li conosco.

Via, portala via. Passa da dietro. Io non ti lascio solo. Lei è più

importante. Lei sa tutto.

Grazie.

Grazie mille.

A presto stronzo!

Le dice qualcosa?

Dave, Hotel Gibraltar, stanza 119.

Fate un controllo, forse è l'ultima persona che ha visto.

Ci vado io.

Era un amico mio, lo conoscevo da vent'anni.

E si è fatto ammazzare come un cane perché era sicuro che tu sapevi tutto.

Spero che sia vero, lo spero per te.

Avanti, racconta.

Mi hanno perseguitato in tutti i modi possibili, per settimane, per mesi.

Mi hanno minacciato di morte.

Poi una sera mi hanno presa e mi hanno massacrata di botte.

Loro sapevano che Mimmo mi voleva da un sacco di tempo e che io ero quella

giusta per attirarle una trappola. Ma io non volevo, non volevo, te lo giuro.

Senti, lascia perdere.

Se tutti facessero come te la Sicilia a quest'ora sarebbe un cimitero.

Io volevo solo dire che... Non me ne frega niente di te!

Sei come lui, solo due cose mi interessano.

Primo, dove sta il corpo.

Secondo, non dire mai a nessuno di avermi incontrato, chiaro?

Va bene, va bene, te lo giuro.

Dove sta quel disgraziato?

Massino l'ha caricato in macchina e l'ha buttato in mare, al molo pastore.

E chi è che lo voleva morto?

Chi?

Uno della mafia.

Un importante, ma non so come si chiama.

Quanto ti hanno dato?

Quanto? 20 milioni.

Tu mi denuncerai alla polizia?

No, non ce n'è bisogno.

Tanto ti troveranno prima loro.

Andrea. Ciao, papà.

Andrea, caro, finalmente.

Mamma, come stai?

Giovanino, dai un bacio alla nonna.

Gloria.

Vedi, Ninni, questa è la casa del nonno.

C'è qui una persona che vorrebbe salutarti, te lo ricordi? Carta, come

stai?

Certo che ha perso un po' di capelli.

La vita è bastola e non ci si può fare niente.

Nini, senti, tu lo conosci l'italiano?

Allora non sei americano.

Io sono Giovanni Linori.

Vieni. Il nonno ti ha preparato un bel regalo. Vieni a vederlo.

Ti piacerà?

Normale, tranquillo. Il bambino si sarà annoiato. No, era contentissimo.

Guarda.

Ti piace quel cavallino?

Guarda che bello.

E tu?

Così, ecco.

Pronto, sono Dave. Voglio parlare col barone Linori.

Digli che è importante.

Sì, molto importante. Ho notizie di suo figlio Mimmo.

Sì?

Hanno trovato Mimmo.

Giovanni, perché?

Dov'è mio fratello?

Non fare avvicinare nessuno.

Grazie.

È lui.

Come ha saputo che era qui?

Una telefonata anonima.

Ha qualche idea di chi?

Volevano colpire lei?

Dopo il riconoscimento ho solo l'obbligo di firmare il verbale.

Non ho niente da dire.

Chi è?

Polizia.

Buongiorno, sono... Ah, è lei, signor Davy Licata. E lei chi è?

Ci siamo conosciuti in un altro albergo, parecchio distante da qui.

Ah, già.

L'angelo custode.

La giudice Silvia Conti vorrebbe fare quattro chiacchiere con lei.

Dave Licata

Oggi

abbiamo trovato un uomo ucciso a colpi di pistola. Si tratta di Simon Barth,

del Dipartimento Antinarcotici americano.

Poche ore dopo, al Molo Pastore, vicino a Punta Cancedda, la polizia ha

ripescato il cadavere di Mimmo Linori, il figlio maggiore del barone Linori.

Non sappiamo se c'è un collegamento fra i due omicidi, non abbiamo nessuna

traccia.

Tranne una.

Sta parlando di me? Il suo nome era scritto sull'agenda di Simon Barth.

Mi riferisco al Simon Barth che lei ha incontrato in America, nell'albergo dove

per caso abbiamo fatto conoscenza.

Sì, lo conoscevo.

Io lavoro in un motel a Jersey.

Ci viene un sacco di brutta gente.

Insomma, ogni tanto gli passavo qualche notizia, qualche informazione, piccole

cose.

Lei è un informatore del dipartimento antinarcotici?

Ho detto solo che conoscevo Simon.

Veniva pagato per le informazioni?

Ogni tanto.

Qualcuno può provarlo?

Non sono cose per cui ti rilasciano la ricevuta.

Qualcuno lo può confermare?

No.

Che cosa era andata a fare quella notte in America da Simon?

Avevo intenzione di fare una vacanza in Italia.

E siccome sapevo che lui ci veniva spesso, era andato a chiedergli qualche

indirizzo, alberghi, ristoranti, cose del genere.

E se invece fosse andato lì per uccidere o per minacciare?

Ha qualcuno che può provarlo?

Qualcuno che lo confermi?

Non credo a una parola di quanto vi ha raccontato.

Per il momento lei è libero, ma il suo passaporto resta qui.

A presto, signor Licata.

Ah, se dovesse cambiare albergo, è tenuto a comunicarci la sua nuova

residenza.

Non sta bene entrare senza bussare?

Il corpo, come l'hai trovato?

Potresti almeno ringraziarmi?

Questo l'abbiamo già fatto.

Strana giornata oggi.

Ero appena rimasto senza un soldo.

Ora si tratta di vedere se te li puoi godere.

Bravi.

Bravi.

Pensate proprio a tutto voi, eh?

Come l'hai trovato?

Hai letto sui giornali la storia di quella sala d'aste clandestina in

America?

Tutti quegli arresti?

Tu eri là?

Sì.

E c'era pure un certo Masino.

Masino Salierno.

Che era appena tornato dalla Sicilia, dove si era trattenuto solo poche ore.

Il tempo diceva di fare un servizietto e ripartire.

Che giorno era?

Il 3 di ottobre.

Va avanti.

Masino se l'ha fatto aiutare da una certa Elsie.

Un orientale.

Fa la ballerina al nightclub L'Inferno.

Mimmo Linori le stava dietro da parecchio tempo.

Lei è stata l'esca.

E dove si trova ora questo masino?

In carcere, in America.

E a te perché ti hanno rilasciato?

Ero pulito.

E questa è, sì.

È stata lei che ti ha raccontato tutto.

Sì, ma adesso è lontana, è partita non so per dove.

Dovevi ammazzare.

Primo, io non ammazzo le donne.

E poi non sono in paga.

Entro in paga domani.

Vieni alla villa.

Ti occuperai di Andrea e figlio di Giovanni Lenore.

Della moglie e del loro bambino.

Gli dategli la pistola.

Questa poltrona ha tre volte la mia età.

C'è stato seduto mio padre, mio nonno e prima ancora il padre di mio nonno.

Era destinata a Mimmo.

Come mai, papà?

In tanti anni non ti è mai venuto in mente di parlare anche a me degli affari

di famiglia.

Ne parlavo con Mimmo.

Era... era lui che doveva prendere in mano tutto.

Sì, certo, è naturale.

Lui te l'hai ritenuto vicino proprio per questo, per farne un Linori vero.

Per me invece avevi deciso altrimenti.

Ma in base a cosa avevi deciso?

Perché lui qui e io lontano?

Perché uno vicino a te e uno lontano da te?

La mamma voleva che tu studiassi negli Stati Uniti.

Sai, papà,

Qualche mese fa all'improvviso mi è tornata in mente una scena.

Io avevo dieci anni e Mimmo tredici.

Eravamo qua dove una volta c'era il fontanile.

E tu volevi che ci battessimo, che facessimo appugni.

Rispettando le regole naturalmente.

In fondo sei un inglese a modo tuo.

Tu facevi da arbitro e dicevi che l'incontro sarebbe

terminato solo quando uno di noi due fosse riuscito a mandare al tappeto l

'altro.

Insomma, ci stavamo ammazzando e tu ci guardavi.

Poi dal portico è uscita la mamma e ti ha affrontato.

T'ha detto gridando una cosa che finora io non avevo mai capito bene.

T'ha gridato in faccia, abbracciandoci, che uno,

perlomeno uno, glielo dovevi lasciare.

Te lo ricordi, papà?

Me lo ricordo.

Voleva dire, credo,

Essere un linori qui in Sicilia significa correre un grande rischio.

Non è così?

Sì, è così.

E questo rischio è tanto più grande quanto più si diventa

ricchi.

Specie se si moltiplica per 10, per 20 e poi per 100.

Il proprio patrimonio.

E c'è una sola cosa che fa diventare tanto ricchi in così poco tempo.

Papà, e tu sai cos'è?

Le giuste alleanze.

La mafia.

Io sono solo un uomo d'affari.

La droga, le armi, l'eroina, questi sono i tuoi affari!

Ed è per questo che hanno ammazzato Mimmo. Per questo, è vero! È vero che

così...

Un

mese

fa ho passato tutto a Mimmo.

Ma da tanti anni avevo cominciato a diradare i vecchi rapporti.

Io non ti credo. La Sicil Tecnoplus è stata circa vent'anni fa, il canale

attraverso cui sono passate alcune transazioni sporche.

La faccenda durò poco, dal 70 al 73.

Ora però è venuto fuori un affare da 50.000 miliardi.

E loro hanno chiesto di nominare Animale Corvo, che è un loro uomo, direttore

generale. Io ho detto no.

Per questo Mimo è stato ucciso.

E ora?

Che succederà ora?

A chi toccherà la prossima volta?

A te?

Non ci sarà una prossima volta.

E come fai a dirlo?

Ho un'arma segreta.

Una persona.

È tanto tempo che l'aspetto.

E presto l'avrò.

Il viaggio sarà lungo, signore.

Non importa.

Tu pensa a guidare.

Se hai bisogno di qualcosa... Non ho bisogno di niente. Chiudi.

Grazie.

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