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Original subtitles

A seguito di un misterioso omicidio in cui trova la morte Antonio Tindari, uomo

della mafia e proprietario di un casino di recente apertura, Corrado Cattani

ritrova sulla sua strada Tano Cariddi, divenuto direttore generale della banca

Antinari e segretamente intento, per conto del Puparo, a investire denaro

mafioso in una grande società finanziaria in cui riesce a inserirsi

attraverso un matrimonio d'affari con la giovane Esther Rasi, figlia di un

facoltoso finanziere.

Mentre Corrado cerca testardamente il bandolo dell'omicidio Tindari, di cui è

autore Salvatore Frolo, Tano, grazie anche all'aiuto dell'inquietante

Espinosa, uomo dai mille poteri e dai mille misteri, incastra il finanziere

Rasi e lo costringe al suicidio. All'orizzonte di Corrado si profila

intanto la figura di Silvia Conti, una coraggiosa giudice che paga con la

violenza la sua strenua lotta contro il crimine, mentre Esther Rasi decide di

restare vicino a Tano per scoprirne i segreti e condurlo alla rovina.

Corrado purtroppo non riesce a dissuaderla e deve contemporaneamente

registrare un'altra sconfitta.

Davide Faeti, un giornalista disincantato che dall'incontro con

Corrado ha trovato nuovi motivi per tornare a vivere, viene barbaramente

ucciso da un killer mafioso. In punto di morte riesce però a consegnare a Corrado

una foto macchiata di sangue che ritrae una bambina.

È questo l'esile filo che Corrado ha in mano per tentare di risalire a una

oscura storia in cui anni addietro trovarono una morte atroce la figlia e

la moglie di Salvatore Frolo.

La scritta a penna potrebbe essere il nome della bambina.

E questo forse è il timbro del fotografo.

Bisognerebbe passare alla scientifica.

Quello che non capisco è che cosa c'entra Tinder in tutto questo.

Perché sua moglie voleva dare questa foto a Faeti?

E poi qual è il legame fra Tinder e la banca Antinari?

Fra Tinder e la mafia?

Fra Tinder e le assicurazioni internazionali.

Non lo capisco.

Senta, commissario, se lei vuole capire, deve avere un programma.

Vede qui.

Qui ci sono tante caselle bianche, no?

E lei deve riempirle, a poco a poco.

Per esempio, qui ci mettiamo la mafia che compra un casino.

Qui ci mettiamo Tinder e...

che è l'uomo della mafia.

E in quest'altra casella, la banca Antinari.

E poi?

E poi mi servono i dati. Me li dica.

C'è Tano Caritti, che sposa la figlia del presidente delle assicurazioni

internazionali, il quale poco dopo si suicida.

Benissimo. Ancora, ancora altri dati.

Poi c'è... c'è il Casinò, che è coperto da un'aggiunta comunale corrotta da un

assessore che si chiama...

Canopio. Perfetto. Vado avanti, altri dati.

Un giorno c'è un ricevimento alla banca di Nari. Benissimo.

Arriva Salvatore Frollo e spara Tindari, il mafioso proprietario del casino.

No, no, ma questo è disorganico all'insieme, non mi interessa, andiamo

avanti. Come non ti interessa?

Anni prima Tindari ha ammazzato la moglie e la figlia di Salvatore Frollo.

Sì, ma questo è un caso umano.

Questa è roba di sentimenti, odio, vendetta.

Io sto facendo un altro programma, a Frollo penseremo dopo.

Scusa, io non ti capisco.

Senta, commissario, nella vita i sentimenti stanno insieme al denaro e

agli affari.

Però se noi facciamo un programma dobbiamo scegliere. Ora, che cosa c'è

alla base di tutta questa faccenda? Il denaro o i sentimenti?

Il

denaro.

E allora pensiamo al denaro.

Ecco qua un po' di ordini di cattura, belli freschi freschi.

Firmati contro firmati e da eseguire subito. Firmati da chi?

Dalla giudice Silvia Conti. E tornate in ufficio. E tornate come?

In base alla votazione appena effettuata risulta

dunque approvato il piano finanziario comunale per l'anno accorrente. È perciò

con viva soddisfazione che dichiaro chiusa la seduta. Un attimo!

Chi è lei?

Ognuno resti a suo posto, sono il commissario Cattani della questura

centrale. Silenzio, prego.

Adesso leggerò un elenco di nomi. Le persone che chiamerò sono pregate di

alzarsi.

Giovanni Agliati, assessore all'istruzione.

Agliati.

Mario Bini, assessore al turismo.

Ettore Gorelli, consigliere comunale.

Flavia Mura, consigliere comunale.

La smetta lei, per favore.

Silenzio, prego.

Luciano Novanta, assessore al bilancio.

Lei è il sindaco Giulio Parisi?

Dovete venire con me.

Siete tutti in arresto, eseguite! Ma è uno scarto, come è possibile?

Ennesimo colpo di scena nello scandalo del casino. Il sostituto procuratore

Silvia Conti ha ordinato l'arresto di svariati membri del Consiglio Comunale

di Roviate, una cittadina dell'Interland milanese. Su loro pende ora l'accusa di

concussione e interesse privato in atti di ufficio. Sono finiti in carcere. Il

sindaco Giulio Parisi, l'assessore all'istruzione Giovanni Agliati, l

'assessore al turismo Mario Bini, l'assessore al bilancio Luciano Novanta

e inoltre due consiglieri coperti.

Qualcosa ti preoccupa?

No, sono solo un po' stanco.

E purtroppo oggi ho una giornata piena di appuntamenti.

Mi dispiace di non aver mai un po' di tempo da dedicarti.

A me?

E perché dovresti?

Noi siamo soltanto in affari.

È vero, scusa.

Ogni tanto me ne dimentico.

Comunque volevo dirti che puoi sciogliere il nostro contratto quando

vuoi. Anche subito.

Io... Io in questo momento vorrei soltanto sentirmi meno triste.

Tu puoi aiutarmi a non esserlo.

Io?

Io non sono capace di rendere allegre le persone.

Ti andrebbe di portarmi a cena fuori questa sera?

Per distrarmi un po'. È così che avrei dovuto dire.

Sì, è così.

Va bene.

A stasera.

È stasera.

Sono io. Hai visto la televisione?

Sono preoccupato. Sta diventando troppo pericolosa questa inchiesta sul casino.

Bisogna fare qualcosa.

Sto già facendo.

Lo faccio firmare.

Sì?

Ora vengo.

Che facciamo con gli arrestati? Li trasferiamo? No, voglio prima

interrogarli.

Dove stai andando?

Al carcere, l'omaca mi vuole vedere.

Mi sembri stanca, perché non rimandi a domani? Magari si è decisa a dire

qualcosa. Qualche tempo fa non l'avresti fatta. Avresti voluto prima una

richiesta scritta e poi magari incontrare l'avvocato difensore. Un po'

di tempo fa non ti conoscevo.

La moneta cattiva scaccia quella buona.

Vengo con te.

No, io non ci voglio nessuno qua dentro.

Le cose le devo dire a lei sola.

E lui?

Lui resta.

Mi hanno massacrato in quest'ora quei porci.

Ma io perdono tutto, perché so che il Domine Dio aiuta sempre gli innocenti.

Invece c'è chi non perdona.

Come quello che ci ha fatto a lei il servizio sul furgone.

Se lo ricorda, ce l'ha presente.

Lei sa chi è?

È certo che so chi è.

Come non lo so?

Ho qualcosa per lei da parte sua.

Cosa? Questo!

La prossima volta non ti salvo!

Ricordati del folklore!

Fammi vedere. Volevo uccidermi. No, sono un graffio.

Ci sono delle costruzioni?

Case di minatori. Una volta c'era una miniera di salgemma.

Perché è stata abbandonata?

Non c'era più niente.

Avevano scavato tutto.

Adesso è come un guscio vuoto.

Si è rimasto solo un grande buco.

Ecco, vedi?

È come un formicaio.

Chilometri e chilometri di gallerie.

Tutta l'isola è così.

Una specie di grattacielo rovesciato.

Piani su piani, sempre più giù.

I minatori dicevano che arrivava fino al centro della Terra, fino all'inferno.

E navi ce ne arrivano ancora?

E a fare che?

Ve l'ho detto, è un pezzo di roccia che non vale niente.

Troppo lontana da tutto.

Va bene, per me può bastare. Ho capito.

A

che

cosa pensi?

A Espinosa.

Voglio parlare con Falisci.

Forse è meglio che per un po' di tempo dell'inchiesta se ne occupi lui.

Io ho paura.

Un giudice non dovrebbe dirlo, però è la verità.

Perché non vai per un po' da tuo marito a Roma?

Perché?

Perché il nostro matrimonio è finito. Si è spento poco a poco.

Sai, ogni tanto, quando penso alla mia vita, mi vengono in mente solo colori un

po' sbiaditi.

Un rosa pallido, un grigio, un celeste.

Invece intorno a me solo colori forti.

Come questo rosso qua, il colore del sangue.

Andiamo?

Vai pure.

Hai freddo?

Sì, un po'. Castagne? Le abbiamo prese poco fa.

Le tenga fra le mani, riscaldalo.

Grazie.

Grazie.

Non la conosco questa torta.

No? Allora esprimi un desiderio.

Fatto.

È un segreto?

Sì. Tu ne hai tanti di segreti?

Sì, ne ho molti.

Però fa parte della professione.

Ma io intendevo dire segreti personali, donne, amanti.

Non mi piacciono le amanti.

Io ho una moglie.

Una moglie finta, però.

Erano i patti.

Tu stai sempre ai patti?

Quasi mai.

Ma con te sì.

Perché?

Perché... Perché con gli altri sono sempre

in guerra.

Con te invece no.

Anzi, io vorrei... Cosa vorresti?

Io vorrei che si esaudisse il desiderio che ho espresso poco fa.

Mi riguarda?

Sì.

E allora mangia la torta.

Altrimenti non si avvera.

Devo andare.

E non vorrei.

Portami con te.

Non posso.

Perché non puoi?

Dove devi andare?

Ciao.

Qualche giorno fa avevamo registrato dei piccoli movimenti della mano. Da ieri

poi è ripreso parzialmente l'uso del braccio destro.

Allora migliorerà ancora?

Può darsi, non lo sappiamo. Però sarà impossibile recuperare tutte le

funzioni. C'è un danno troppo grave alla colonna.

Ecco, è qua.

Era tanto che volevo venirti a trovare Ma sono successe tante cose

Non mi sono dimenticato della promessa che ti ho fatto

Hai visto?

Va meglio.

Vedrai, a poco a poco torni quello di prima.

Vuoi dirmi qualcosa?

Non devi chiedermi questo.

Tu devi vivere.

Tu devi guarire.

Devi tornare come prima.

Non ti ricordi la promessa?

Dobbiamo andare insieme in Sicilia.

Come stai?

Che ti hanno detto la scientifica? Ci aspettano.

La scritta è completamente cancellata. Non riesco a vederla neanche col

microscopio elettronico.

Non puoi tentare di rielaborarla con la macchina infrarossi? Sei un esperto in

questo campo.

Lascia stare, lo puoi fare o no? Possiamo provare, però ho bisogno di

qualche giorno per i test di colore.

Quanti giorni ti servono?

Perlomeno 15.

No, lo devi fare in 7 giorni. Ma guardi, commissario, che qui non è possibile.

Questa foto della gente è morta. Ci vediamo fra una settimana, d'accordo?

Il medico dice che ogni tanto devo far riposare i miei occhi. Ho scoperto che

talvolta, senza occhiali, quando tutto è sfocato, il mondo diventa migliore.

Quando comincerà ad invecchiare se ne accorgerà anche lei.

Per ora preferisco vedere tutto.

E che ha visto ultimamente?

Ho visto un'isola senza un albero sperduta in mezzo al mare.

Un'isola che non vale niente, a meno che qualcuno non voglia mettere nella sua

pancia bucata qualcosa di segreto, di oscuro.

Non era previsto nei nostri accordi che lei facesse delle indagini.

I miei amici non vogliono cedere l'isola senza sapere lo scopo a cui è destinata.

Io non le conosco i suoi amici!

Io conosco lei!

Io faccio affari con lei!

Stia attento. Con la morte di Rasi la situazione è mutata in mio favore.

Ora che abbiamo provveduto a liberarci anche del suo vice, nel comitato di

gestione delle internazionali ci sono persone che mi sono vicine.

Se non mi fa avere quell'isola posso bloccare tutto.

E dove le metterà quelle 500 tonnellate di scorie radioattive che le sono state

affidate?

Non li tolga, mi guardi bene in faccia.

Le pare che io mi sarei seduto a giocare con lei senza avere neanche un assi in

mano. Lei forse non mi conosce ancora bene. Io gioco solo per vincere.

Da chi ha saputo delle scorie radioattive?

Senta, Espinosa, smettiamola di giocare a carte coperte.

Io sono in contatto con i peggiori criminali di questa terra.

Con quelli che non si sporcano le mani.

Con quelli che abitano in ville come questa.

Vuole che uno come me non fosse al corrente del più grosso affare sul

piatto oggi in Europa?

Quando ieri mattino ho visto l'isola, è stata una specie di illuminazione.

A Berlino c'è un treno con 500 tonnellate di scori radioattivi in

attesa di essere eliminate o riciclate.

Provengono dai paesi dell'est e dell'ovest.

Sono scori di procedimenti segreti, di lavorazioni nascoste.

Quei rifiuti cercano una pattumiera.

E lei è stato incaricato di trovargliela.

Per questo mi sono rivolto a lei.

Cercavo uno che si intendesse di spazzatura.

Ha scelto bene.

Ma prima dovremo aspettare la risposta del padrone dell'isola.

E per aiutare lui a scegliere bene, dovrà invitarlo al banchetto.

Faccia la sua proposta.

Il 30%. Non se ne parla.

Arrivo al 10%. Che corrisponderebbe a quanto?

400 miliardi l'anno.

Per quanti anni?

Per sempre.

Finché durerà il mondo.

Finché un grande fuoco d'artificio non ci cancellerà tutti dalla faccia della

Terra. Quel carico di cui lei è stata così cortesemente informato non è che il

primo. Ce ne saranno altri e altri e altri ancora.

Le farò avere al più presto la risposta dei miei amici siciliani.

La cifra, comunque, mi pare accettabile.

Accettabile, certamente.

La saluto.

Fa bene ad andare. Non penso che questa casa possa sopportare la sua sporcizia

morale e la mia.

Mi aspetto che i muri crollino da un momento all'altro.

Perché il mio interrogatorio è stato rimandato?

Perché la dottoressa Conti sta poco bene.

Le devo parlare, commissario.

A me? Sì, a lei. E subito.

Fallo salire, Trevi.

Tutto quello di cui ci accusate è vero.

Siamo stati tutti pagati.

Anch'io.

Come mai hai deciso di ammetterlo?

Tutti gli altri hanno negato.

Perché ho accettato quel denaro, per paura.

Ci hanno minacciato, noi, le nostre mogli, i nostri figli.

Però io quei soldi non li ho toccati.

Li ho messi in una cassetta di sicurezza in banca. Qual è la cifra?

200 milioni a testa abbiamo preso, in contanti.

Chi vi ha pagati?

Canopio.

Però lui è soltanto un portaborse.

Sopra di lui a Roma c'è qualcuno che fa paura.

Un nome grosso.

Bene, allora chi è?

Il senatore Salimbeni.

Salimbeni?

Ma è sicuro di quello che dice?

Salimbeni viene eletto nel nostro collegio.

Lui ha fatto aprire il casino nel nostro comune ed ha aiutato la società di

Tindari a vincere la gara d'appalto.

Tindari gli passava una percentuale sulle vincite del casino.

Al senatore?

Beh, sa come vanno queste cose.

In politica chi conta veramente non si scopre mai.

Era Canopia a incassare per lui.

E di quanto si tratta?

Due miliardi.

Che il senatore ha investito nella sua campagna elettorale.

Lei è disposto a ripetere tutte le cose che mi ha detto davanti a un tribunale?

No, non mi fido.

L'unica possibilità è che lei faccia da solo, commissario. Però dovrà arrivare

in alto, molto in alto.

Dovrà arrivare a Roma, alla commissione d'inchiesta sul crimine organizzato.

Il presidente della commissione è un uomo onesto.

Io sono certo che farà aprire un'indagine.

Ma per convincerli ho bisogno di prove.

Questa è della mia cassetta di sicurezza.

L'ho aperta pochi giorni dopo la gara d'appalto per il casino.

Là dentro ci sono 200 milioni.

Andare a dormire. Va bene, ci vediamo.

Dov'è Corrado?

Ma noi l'abbiamo accompagnato a casa poco tempo fa.

Portami da lui.

Ma guardi, io non posso. La casa del commissario è segreta. Noi non siamo

autorizzati a... Ti autorizzo io, sono un giudice.

Sì, lo so, però mi scusi, io non prendo ordini da nessun giudice.

Ti prego, Trevi, devo parlarci. Te lo chiedo per favore.

Però la responsabilità se la prende lei.

Sì, sì, va bene.

Dentro quel magazzino ci sono delle scale.

In cima sulla porta interna c'è una targhetta, c'è scritto Bruni.

Lui sta lì.

Grazie.

Corrado.

Corrado, apri. Sono io, Silvia.

Chi ti ha dato questo indirizzo?

Devo restare sulla porta.

Entra.

Parti? No, quella è sempre pronta.

Serve a ricordarmi che sono di passaggio.

Di passaggio per andare dove?

Più in alto.

Dove tutto diventa più fitto, più intricato.

Dove senti che la gente... che la gente ha paura.

In fondo lo capisco.

Hanno tutti qualcosa da perdere.

Chi la casa, chi la moglie, i figli.

Ma io no, io non ho nessuno.

Per questo non ho paura.

Come fa Eti?

Io non voglio che tu finisca come fa Eti.

Silvia.

Tu adesso devi pensare a te.

Sto pensando a me.

Ho bisogno che tu mi stia vicino.

Io voglio che tu viva.

Voglio che tu un giorno possa lasciare questo posto senza sentirti minacciato,

senza sentirti inseguito.

Hai visto questa casa?

Hai visto come vivo?

Qui non c'è posto per nessuno.

Qui un giorno suoneranno quella porta e sarà qualcuno con una pistola in mano.

No. E voglio essere io ad aprire.

Corrado.

Io sono qui per parlare attraverso voi alla coscienza dei cittadini di questo

paese che voi rappresentate.

Ci sono verità che nessuno vuole ascoltare, verità che fanno paura a

tutti, anche ad alcuni organi di Stato preposti a questo compito, cioè di

accertare la verità.

Ma ho fiducia in lei, signor Presidente, e in voi, onorevoli senatori.

So che avrete più coraggio.

Io accuso il senatore Salimbeni di aver corrotto attraverso il suo portaborse

Canopio alcuni componenti di un'aggiunta comunale.

E lo accuso di aver ricevuto tangenti dalla CETIP, la società che gestisce il

casino.

Ma soprattutto lo accuso di aver corrotto dentro di noi, gente comune,

l'idea che la politica possa essere una cosa pulita, che riguarda tutti.

che richiede la partecipazione di tutti.

Ed è per questo che oggi sono qui davanti a voi, nella sede che ritengo la

più giusta e la più alta.

Io chiedo a questa commissione d'inchiesta di chiamare il senatore

Salimbeni a rispondere del suo operato.

Ecco, se questo avverrà, io mi impegno a portare qui un testimone che, prove alla

mano, potrà confermare ciò che ho detto.

Ho con me una chiave ed una cassetta di sicurezza.

Questa è la prima prova che quanto io affermo è vero.

Se qualcuno pensava che fossi scappato in Svizzera si sbagliava.

Sono qui e sto bene. E perché mai dovrei agitarmi?

Il commissario Catani dice affesserie.

Scrivetelo. E voglio che scriviate anche questo.

Qui due sono le cose.

O Catania è vittima di una manovra e allora va cacciato dalla polizia perché

l'ingenuità nei servitori dello Stato è una colpa.

Oppure è un mentecatto e allora va cacciato dalla polizia perché di scemi

in giro ce ne sono già troppi e non sta bene che occupino posti di

responsabilità.

Se invece dovesse venire fuori che il commissario, come dice qualcuno, è stato

solo un po' irruento, un po' incauto, e va bene.

Io lo perdonerò. No, scrivete voi.

Lo perdonerò e lo proporrò come direttore di un giardino per l'infanzia.

Così potrà sfogarsi.

E raccontare lì ai bambini tutte le favole che vorrà.

Senatore, ancora una domanda.

Un attimo, senatore. Per favore, un attimo solo.

Senatore.

Io chiedo a questa commissione d'inchiesta di chiamare il senatore

Salimbeni a rispondere del suo operato.

Ecco, se questo avverrà io mi impegno a portare qui un testimone che, prove alla

mano, potrà confermare ciò che ho detto.

Sì, sì ho saputo.

Anch'io sono molto preoccupato.

Aspetta un attimo.

Perlomeno sapete chi ha parlato.

Sì, sì, vedrò se posso fare qualcosa, ma è difficile.

Va bene, ci pensiamo noi.

A che volete?

Lasciatemi!

Lasciatemi! Non ti succederà niente.

Sta buono.

Adesso devi fare quello che te dicevo. Dai, fermo! Capito?

Scrivi.

Scrivi ora.

Scrivi quello che ti ho detto.

Tua moglie e tua figlia le facciamo in mille pezzi.

Se non scrivi, le spacchiamo a metà come una mela con questo.

Forza, scrivi!

Il commissario Cattani mi ha costretto a

dire cose false.

Mi ha sottratto con la forza la chiave della cassetta di

sicurezza, dove sono conservati i miei risparmi.

Provo vergogna per il mio gesto.

Chiedo scusa a tutti.

venga

Grazie.

Commissario Cattani, lei sa che come presidente ho accettato di adottare una

procedura eccezionale per poterla ascoltare.

L'ho fatto per la stima e l'ammirazione che io e tutta la commissione abbiamo

per lei.

E anche perché la denuncia della corruzione di chi occupa posti di alta

responsabilità è stato da sempre l'obiettivo prioritario della mia pur

modesta attività politica.

Ma adesso questa lettera dell'assessore Bini mette in discussione tutte le sue

accuse.

Lei che cosa ha da dire in proposito?

Io?

Voglio dire che mi sento colpevole.

Sì,

colpevole di aver lasciato credere all'assessore Bini che in

questo paese c'è ancora posto per chi ha coraggio, per chi non vuole tacere né

rassegnarsi.

Ma evidentemente mi sbagliavo.

Mi sbagliavo, signor Presidente.

Grazie.

Silvia! Che cosa fai qui?

Non sono venuta a Roma per te.

Di qualcosa.

Sei tu che devi dirmi qualcosa.

Dilla.

È difficile.

Io ti ascolto.

Sono venuta per Corrado.

Gli dai del tu?

Da un po' di tempo.

Mi ero immaginato qualcosa del genere.

Non volevo farti del male.

È solo che la mia vita è cambiata e anch'io sono cambiata.

Tutto qui.

E...

Cos'ha lui più di me?

Niente.

Ha molto meno di te.

Meno senso della realtà, meno equilibrio, meno ragionevolezza.

Immagino che questo lo renda molto affascinante.

Sempre sulla linea del fuoco, in trincea.

Come ieri in commissione, come poco fa.

La commissione crederà alla lettera di Bini.

L'hanno costretto a scriverla. L'hanno minacciato perché non parlasse.

Corrado dice la verità.

Tu devi difenderlo.

Proprio a me chiedi questo?

Sì, perché lui è un uomo giusto come te.

Gli vuoi bene davvero.

Si vede.

Dimentichi che sei un magistrato e stai cercando di influenzare il membro di una

commissione parlamentare.

Silvia, che ti succede? Non ti riconosco più.

Sembri aver perso la testa.

Sì, l'ho persa, è così.

E ne sono felice.

Non avercela con me Non posso avercela con te Io ti amo

Questa commissione dovrà perciò stabilire se sussistono elementi di

fatto sufficienti per richiedere la convocazione del senatore Salimbeni.

Esprimete il vostro parere, prego.

No. No.

No. No. No.

No.

Sì. No.

No. No.

Questa commissione parlamentare considera chiuso il caso.

Rinvia però alla magistratura ordinaria e al Ministero degli Interni la

deposizione del commissario Cattani per quanto di loro competenza.

Corrado.

Il presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul crimine

organizzato non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito all'accaduto,

limitandosi ad esprimere il disagio suo e degli altri onorevoli per la difficile

situazione in cui si sono venuti a trovare.

La stima e l'ammirazione per il commissario Cattani, di cui si conoscono

il profondo senso dello Stato, nonché le tragiche vicende personali, hanno messo

la commissione in un delicato conflitto tra l'evidenza dei fatti e l'imbarazzo

di una scelta difficile.

ma ovviamente irrinunciabile.

La notizia della temporanea sospensione dal servizio del commissario Cattani è

arrivata poco dopo, ma solo... Dammi un po' di soldi. ...ha trovato conferma

ufficiale. E ora, le notizie dall'estero.

Sebbene più volte sollecitata, la riunione degli organi internazionali,

chiamata a discutere l'annosa questione dei paesi del Terzo Mondo... Dai,

ancora!

...nei confronti dei paesi industrializzati... Tieni.

Mi regali anche questo? Ma va, va via.

Ciao.

Notizie?

A Catane l'hanno sospeso dalla polizia.

Ma davvero?

Sospeso?

Oggi fa il suo ultimo giorno all'acquistura.

Bisogna fargli una festa, allora.

Una festa grande.

Lei sa che è stata una montatura, lo sa!

Perché Catani avrebbe costretto Bini a mentire? Che interesse aveva ad accusare

Salimbeni? Sa che significa sospenderlo dal servizio?

In casi come questo l'inchiesta disciplinare è d'obbligo. Il commissario

ha sbagliato. No, lui non ha sbagliato!

Ha fatto quello che ogni tanto anche noi dovremmo fare.

Ha gridato quello che altri sussurrano. E voglio gridare anch'io e voglio che

gridi anche lei!

Perché non rende pubblico tutto quello che abbiamo messo a verbale?

Perché non prende posizione? Non si schiera? Noi siamo giudici.

Dobbiamo stare nel mezzo, non possiamo... Ma lei lo sa che Corrado è

innocente? Lei lo sa!

Perché allora non muove nemmeno un dito?

Perché?

Sì, lo so.

Ma adesso mi dispiace, non posso fare niente.

Beh?

Allora, che si fa? Non si lavora oggi?

Arrivederci, Giugno.

E mi raccomando, non ingrassare troppo.

Con chi ce l'avete, commissario?

Lo dico a tutte e due.

L'accompagno, commissario.

No, grazie.

E tu quando ti laurei?

Fra un paio di settimane.

E allora, forza, sotto a studiare.

Senta, io volevo dirle... Cioè, no, noi volevamo dirle che... Lasciamo stare i

discorsi, ragazzi.

I discorsi si fanno in altre occasioni.

E a me che dispiace di più.

Mi dispiace perché non vi ho mai trattato troppo bene.

Poi invece ve lo sareste meritato perché siete bravi.

Molto. Siete il meglio che potessi desiderare.

Prego? Devo parlare al commissario Cattani. Il commissario Cattani non sta

più qui, è andato via.

Ma come è andato via? Dove? Non lo so, non è più in questura.

Senta, non c'è nessuno della sua squadra? Nessuno, sono usciti poco fa.

Grazie.

Ma che farà?

Dove andrà?

Non lo so, non ci ho ancora pensato.

Comunque ci sarà un'inchiesta e poi forse alla fine mi riprenderanno in

servizio. Non ti preoccupare.

Senti, perché non rimani qua?

Magari potremmo fare... No, non è possibile.

Qui ci sono i bambini. Già oggi non sarei dovuto venire. Non ti preoccupare

per i bambini, qui non ti troverà nessuno.

Guarda Vincenzio cosa sta combinando.

Madonna Santissima del Carmine, ma che stai facendo, Vincenzino?

Dammi qua, va.

Vincenzino, eh, devi fare così.

Ecco così, bravo. Mi raccomando, resta rindà a nuvole, eh.

Piano, piano.

Eh, prova.

Prova tu.

Va.

Piano, piano. Continua da sola, eh.

Purtroppo dovrò stare via per un po' di tempo.

Ma quando torno ti porto un regalo bellissimo.

Perché vai via?

Perché certe volte i grandi non possono fare quello che vogliono.

A me per esempio piacerebbe stare qua con te per sempre.

Magari Bernardo mi dà una cameretta piccola piccola, così tu la mattina

tocco tocco e mi bussi, eh? Mi porti il caffè.

Ma non si può.

Però ti manderò tante cartoline bellissime.

Piene di colori.

Io non voglio che tu vai via.

Dammi un bacio.

Giù, commissario, a terra!

A terra!

Bambini, state giù! State giù!

Preparatevi dietro l'altare, aspetti!

Che fate lì?

Mettetevi a riparo!

Presto! Presto!

Corri verso la chiesa, bisogna girarlo. Forza, vai!

Bella mia, non mi da dire!

Ma tu non dovresti essere a casa.

Il tuo turno finiva alle 5.

Allora siamo straordinari.

Tutto a posto, commissario.

Grazie, ragazzi. Però non potete continuare a farmi da balia. Noi stiamo

qui per sorvegliare la casa della giudice. Minchia per lei.

Va bene, grazie.

Ci vediamo.

Sono Trevi. Allora, a che punto siete?

Non hanno voluto portarmi a casa. Dicono che è troppo pericoloso. Puoi rimanere

qui.

Solo per qualche giorno. No, non voglio stare qui.

Sono venuto solo per salutarti. Io ho ancora diritto alla scorta.

Resta.

Ho

sentito

adesso la scientifica.

Ce l'hanno fatta.

Hanno ricostruito le scritte sulla foto.

Ecco, vedete quell'alone arancio sulla sinistra? Quello rivela che la foto non

è stata scattata in studio, ma l'ha aperto in una giornata di sole.

Sul retro sono venute fuori le cose più interessanti.

Ecco, vedete?

Studio Limiti, Salem.

Si tratta di una piccola cittadina della Sicilia.

Quello in alto invece deve essere il nome della bambina.

Lorella De Pisis.

De Pisis.

De Pisis.

È il nome che era sull'agenda di Fter.

Questa è la coppia definitiva che abbiamo ottenuto.

A che pensi?

Stavo guardando il mare.

Per un attimo mi ero dimenticato di tutto.

Scusami, ho rotto l'incantesimo.

Siete starde.

E io sono matto a portarti con me. Non mi porti tu, vengo da sola.

La mafia ci vuole ammazzare.

E noi che cosa facciamo?

Ne andiamo incontro.

Non hai paura?

Con te no.

dirti tante cose, ma non riesco a trovare le parole.

Tu non te ne andrai, vero?

Non hai dormito stanotte?

Com'è bella la Sicilia.

Me l'avevo dimenticato.

Eri felice qui?

Sì.

C'era mia figlia.

Tutte le mattine...

Mi chiedeva di accompagnarla a scuola.

Cominciava già a diventare grande.

Però quando doveva attraversare la strada, mi guardava.

E poi mi prendeva la mano.

Mi sembra di sentirlo ancora quel calore, il calore della sua mano.

E sullo sfondo c'era sempre questo mare.

Questo profumo.

Lo senti?

Questo profumo c'è solo qui in Sicilia, lo sai?

È un po' come te.

Amaro e dolce.

Sì, il tempo è mio.

Si tratta di un ingrandimento.

Però chi se lo ricorda da quale originale l'avrò tirato? Sono passati

tanti anni.

Ma il cognome De Pisis lo conosce? Voglio dire, è gente di queste parti?

No, di qui no.

Qui non c'è mai stato nessun De Pisis.

Ah, ecco, c'è la goccarda.

Non me ne ero accorto.

Guardate. Che significa?

La vedete?

È dell'Istituto Santa Teresa Semeria, il collegio delle suore.

Ecco perché il cognome non lo conosco.

Quello era un collegio dove venivano bambini da tutta la Sicilia.

Deve essere una foto di scuola. E questo è il dettaglio ingrandito.

Dove si trova questo collegio? A due chilometri da qui.

Però ormai è chiuso. C'è solo il custode.

Buongiorno. Entrate.

Vi aspettavo. Mi hanno telefonato poco fa per avvertirmi.

Venite da questa parte.

Eccome, non me la ricordo, Lorella. Me la ricordo benissimo.

Io, qua dentro, ho come un libro di storia.

Ogni tanto me lo sfoglio e ci vedo dentro gli anni che passano, i bambini

che diventano grandi.

Eh, sì, Svorlocella me lo diceva sempre.

Tu avresti dovuto fare al professore.

Il professore. Per fare al professore avrei dovuto imparare a leggere e

scrivere meglio.

Ecco. Entra da qua.

Ci sono i registri.

Prego.

C'è un po' di confusione qua dentro.

Non ci viene mai nessuno.

Ecco, i registri sono qua.

Ma scusi.

Era orfana?

Orfana, certo.

Ce la portarono qui una mattina molto presto. Saranno state le cinque.

Pioveva. E lei era tutta bagnata.

E piangeva, povera creatura.

Suor Lucilla era preoccupata.

Poteva prendersi una polmonite.

Fu un uomo o una donna a portarla?

Un uomo. Andai ad aprire io, ma vedi solo la bambina lì davanti. E un'ombra

che scappava via.

Fanno tutte così.

Quelle che lasciano i figli.

Scappano perché si vargognano.

Queste invece sono le fotografie degli anni scolastici.

Posso? Prego.

Lorella De Pesis era il suo nome vero?

Eh no, ce l'ha mise dopo la famiglia che l'adottò.

Perché la bambina non è che sia rimasta qui per molto tempo. Ecco, vedi, ecco,

ecco qui. Questa è lei.

È una fotografia del 1977.

Però non è che la bambina è rimasta qui per sette anni. È stata adottata che

aveva pochi mesi, ma poi lei veniva qui per la scuola.

Arrivava ogni mattina con una macchina e a fine mattina la macchina tornava a

repegliarsi.

Allora fu adottata nel 70?

Ecco, sì, nel 1970.

Cerchi la data esatta dell'adozione?

Sì.

Aprile, maggio, giugno, luglio e

agosto. Agosto, sì, brava. Me lo ricordo perfettamente. L'adottarono nel mese d

'agosto.

L'hanno strappato la pagina, guarda.

Sì. È vero, mancano due mesi.

Lei ha mai conosciuto questi De Pisis?

Mai. Io non li ho mai visti.

E da quanto tempo stava qui la bambina quando fu adottata? Beh, tre mesi più o

meno.

Tre mesi, allora la portarono a maggio? Eh, beh, credo di sì.

Aspetta, guardo io.

12 maggio del 70.

Eccola.

12 maggio 1970.

La stessa notte in cui sparirono la moglie e la figlia di Frollo.

Insomma... E Spinoza ci chiede di buttarci da noi stessi il veleno nelle

vene.

E noi che dovremmo rispondergli, eh?

Quell'isola è solo un ammasso di rocce.

E inoltre le scorie sono sigillate.

E allora perché non se le tengono in Germania, in Francia, in Belgio?

Perché ce le vengono a buttare proprio qua?

Ma non le portano qua, quell'isola è lontana dalla Sicilia.

A te non te voglio sentire.

Tutto quello che dici è sbagliato, tutto quello che fai ci costa. Ma io... Sta

zitto!

Sei giovane, Tano.

Adesso hai il vento buono e navighi sicuro.

Ma arriverà anche per te la tempesta.

Arriva per tutti. E quando succederà, allora...

pure tu devolterai verso riva a cercare la terra tua.

Allora capirai perché uno come me che se potrebbe comprare Mezzomondo se ne sta

sempre chiuso qui dentro tra queste quattro mura con quello spicchio d

'orizzonte sempre lo stesso da dieci anni.

L'unica terra mia sarà quella in cui verrò sepolto. È bella quell'isola,

Tano. E tu vorresti farla diventare un secchio per la spazzatura.

Se non concediamo l'isola a Espinosa, l'affare delle internazionali salta.

Tu devi dire a Espinosa che sulla terra mia accetto consigli

da tutti, ma ordini da nessuno. La terra, la famiglia, la casa.

Voi dovete adeguare la vostra testa ai vostri miliardi.

Pretendete di manovrare le banche, i governi, i mercati internazionali e poi

ragionate come i vostri contadini.

Quando io sarò morto, con lui potrai fare quello che vorrai.

Lui ti venderà l'isola di Terene, la Sicilia e anche l'Italia, se gliela

chiederai. Ma finché io sarò vivo, no.

La borsa era già una cosa troppo grossa. E adesso questo affare di roba nucleare.

No, non ti seguo su questa strada, Tano.

Sono migliaia di miliardi, migliaia. È un affare che non finirà mai, perché non

volete capirlo? Lo capisco.

Certo, ve lo capisco.

Però tu a Espenosa ci devi dire no, grazie.

E l'internazionale?

Sei tu la mente.

Trova un altro modo per averle.

E se non ne sei capace, torna a fare il ragioniere.

in qualche ufficio e adesso levatevi di torno tutti

e due

Lei è stato molto gentile, giudice. La storia che mi avete raccontato è

talmente incredibile.

Ecco, chi sta?

Chi compose la salma della bambina? Un medico legale, che però è morto anni fa.

Senta, io le devo chiedere una cosa.

Insomma, noi siamo qui in veste non ufficiale.

Noi qua in Sicilia le vogliamo bene, commissario.

Mi prenderò io la responsabilità.

Allora faccio aprire questa tomba.

Le altre famiglie? La cupola, che dice?

Non lo sanno ancora.

E tu che ne dici?

Mio fratello è vecchio.

Fammi parlare alla cupola.

Non è possibile, non è mai successo. Fammi parlare alla cupola e non te ne

pentirai.

Non si può aprire una barra, porta male.

Evviva.

La figlia di Frollo, evviva.

Sei sicuro?

L'hanno vista in due c'è parti.

Prima a Salemi, poi alla tenenza dei carabinieri, e io a Agosta.

Era solo.

No, c'era la giudice con lui.

Chiama Santuzzo.

Digli che c'è lavoro per lui.

Santuzzo!

Santuzzo!

Devi venire alla villa.

Fresche, fresche sono, fresche, fresche.

Signora, sentiste che c'ho rimasto?

Niente.

Niente, guardate. Non esiste più un documento. Un atto qualsiasi.

Niente di niente. L'unica cosa certa è che l'uomo che veniva ad accompagnare

Lorella a scuola era Tindari. La descrizione del custode corrisponde.

Tindari.

Ma perché quella notte risparmia la bambina?

E perché due mesi dopo l'adottò?

E perché le mise un cognome diverso dal suo?

Beh, forse perché in quel periodo era iniziata la guerra tra le famiglie

mafiose. Ci furono centinaia di morti. E chi vinse alla fine?

Il popario, il quale dopo un po' decise di espandersi al nord.

E Tindari partì per Milano.

Deve averla portata con sé.

È a Milano che dobbiamo cercarla, non qui.

Sì, ma non ci risultava che Tindari avesse una figlia.

Viveva da solo con sua moglie.

Potrebbe averla messa di nuovo in un collegio.

Sì.

Deve essere così.

Facciosi via!

Da quando siamo partiti non hai detto una parola.

L'hai visto quel sedile?

Bucato dai proiettili.

Non riesco a levarmelo dalla testa.

Saresti morta se non ti avessi tirato via.

Siediti qui vicino a me.

È meglio che non ci vediamo almeno per un po' di tempo.

Questa guerra non rispetta nessuno.

Ho paura per te.

Non voglio che... Corrado, io voglio esattamente le stesse cose che vuoi tu.

Voglio soltanto capire.

Sì, ma quando quell'uomo... Quando ha sparato io ho pensato soltanto a

proteggere te.

Se fossi stato solo magari... Che cosa? L'avresti ucciso?

E a che sarebbe servito?

Non lo so.

Comunque voglio essere libero.

Silvia, io voglio fare a modo mio, lo capisci?

Per un po' di tempo non devi cercarmi. Non voglio che vieni a casa mia.

Me lo prometti?

Ma che cosa vuoi fare?

Non lo so ancora.

Non lo so.

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