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Original subtitles

Buongiorno, sono l'agente Maurizio Trevi, dovrei parlare con il commissario

Catani. Mi faccia vedere il tesserino, per favore. Sì.

Scusi, eh.

Eccolo.

Va bene, passi pure.

Tu sei quello nuovo?

Sì, ho qui la base di passaggio.

Però dovrei parlare con il commissario Catani. Saliti, ci porto io.

Sta qui il commisario?

Sì.

Ce l'hai la pistola? Una pistola?

No?

Tieni.

Ma io dovevo parlare al commisario per via del trasferimento, non... Adesso lo

vedi, vieni.

Devi arrivare un po' più tardi.

Mi hanno consegnato la macchina un'ora fa.

Lui è quello nuovo.

Ah, sei tornata. Era ora.

Zitto, non fiatare.

Apri la porta.

Ecco, quello è il commissario.

Che volete da me?

Parla, maiale!

Dove stanno?

Io non so niente! Non so niente! Sono solo!

Dimmelo! Io non lo so! Chi state cercando? Ma che volete da me?

Non so niente!

Dove li hai nascosti? Che cosa volete da me?

Parla! Chi state cercando? Io non c'entro!

Parlo, compazzo!

Parla! Che cosa mi vuoi fare?

Sì, dimmelo!

Avanti, parla!

Te lo dico! Lasciami! Sono lì! Sono lì!

Lì sotto c'è una stanza! Sì!

Fermati! Sono lì! Non sono lì sotto! Lì dove?

Dietro la botola!

Salite su!

Guardi qua, commissario.

Eroina.

Dio mio.

E a loro che la fai spacciare, eh? Ai bambini?

E quello è il guadagno di oggi?

Parla! Sì, sì.

Dove li hai trovati? Da dove vengono? Non lo so, me li hanno venduti.

Venduti? E quanto li hai pagati?

Un milione.

Un milione.

Tu come ti chiami?

Lui si chiama Chedire e io Michele.

Chedire e Michele.

Ciao.

E tu quanti anni hai?

Cinque.

Così?

Sono molto onorato.

L'iniziativa della sua banca è ammirevole. Ne parlerò con il ministro.

Dovremmo votare una legge che imponga agli antipubblici di fare la stessa

cosa. Bella davvero.

Per ogni miliardo di investimento. Grazie.

10 milioni dovrebbero essere destinati alla rivalutazione del nostro patrimonio

artistico. Non crede? Certo.

Ecco, guardi qua, senatore.

La cosa cui tengo di più è la mia nuova sala computer.

Da questo momento la banca è collegata 24 ore su 24 con tutti i mercati

finanziari del mondo.

Sta aspettando qualcuno? Una persona che non conosco, senatore, ma alla quale

tengo molto.

Una donna, immagino?

No. Il dottor Rasi, il presidente delle assicurazioni internazionali. Si mette

il cuore in pace.

Non verrà.

Come fa a saperlo?

Quella è sua figlia, Esther.

La luce ha dei suoi occhi.

Per non essere scortese ha mandato lei.

Salve.

Che ci fa una bella ragazza come lei in mezzo a questo mortorio?

Sono molto arrabbiata con lei. Lo sa che ogni volta che vengo al suo casino perdo

sempre. Deve perdere, altrimenti che ci stanno a fare le case da gioia.

Posso avere l'onore... Ma certo.

Esther, le presento il padrone di casa, il dottor Caridi. Piacere. Molto

piacere.

Mi spiace per papà. Si scusa moltissimo, ma proprio non si è potuto liberare.

Non importa.

Beh... A dir la verità era liberissimo, ma lui non ama molto le situazioni

mondane.

Mi piace giocare al casino.

Il tempo passa senza che uno se ne accorga e quando esce è già mattina.

Ma tu... Tu sei... Sì, io sono...

Aciduzzo.

Sono tornato.

C'è qualche bambino libanese e qualcuno jugoslavo, ma la maggior parte sono

italiani. Ma dove si portano in prigione?

Si tratta di un giro incredibile.

Uno dei prossimi giorni verrò a trovarla, commissario. Le devo parlare.

Di che cosa?

La prossima volta. Adesso devo pensare a loro.

Senta, perché non li mandavi la celeste? Almeno per un po' di tempo.

Sì, ci stavo giusto pensando.

Commissario, c'è una chiamata dalla centrale.

Portarsi alla banca Antinari, c'è stato un omicidio.

Attenzione, c'è un uomo armato.

Ripeto, banca Antinari.

Gonzales, andiamo.

Venite, è ancora nel salone, in fondo al corridoio. Non si è mosso.

Tenetelo sotto tiro, ma senza sparare.

Aspetti, commissario.

Può essere pericoloso.

Niente, portatelo via.

Sono io.

Inserisci il dispositivo antintercettazione.

Hanno ammazzato Tindale.

Sì, poco fa.

Era un siciliano malmesso.

Ha detto di chiamarsi Aciduzzo.

Chi era?

Era Tano.

Qualcuno ha chiuso la bocca a Tindari per sempre.

Chi è stato?

Non si sa il nome vero.

Pare che prima di sparare ha detto Aciduzzo.

Che importanza ha il nome vero?

In tanti anni che cammino su questa terra, a me mi hanno chiamato in mille

modi.

O pesci grosso, o lione, il puparo.

E qualcuno si è pure permesso di chiamarmi Pere Palomo, piede di

piccione. Per via.

di questa gamba matta che mi trascino dietro.

La lupara si mangiò tutto l'osso.

Però un po' di tempo dopo, quelli che fecero il lavoro finirono in una vasca d

'acido. E dopo quattro settimane esatte, l'osso mio, tutto bucato,

malandato, fatto a pezzi, c'era ancora.

Le ossa loro invece non c'erano più.

Mamma mia, non mi è mai piaciuto uccidere.

Quando è successo è stato perché qualcuno mi aveva fatto sgarbo,

mi aveva mancato del rispetto, oppure mi aveva

tradito.

Questo... Aciduzzo... lo dobbiamo cancellare dalla faccia della terra.

Ha perlomeno otto pallottole in corpo, due nel cuore.

Lei era presente, mi sa dire com'è accaduto?

È arrivato all'improvviso, si è avvicinato e ha sparato.

Mi consente di stringere la mano.

Sono il senatore Salimbeni.

La sua prova di coraggio e, diciamolo pure, di abnegazione non è qualcosa che

dimenticherò facilmente.

Grazie.

Immagino che lei ora avrà intenzione di trattenerci qui.

Tutti quanti, intendo dire. Certo, tutti quanti, alla prassi.

Dobbiamo fare i nostri accertamenti. Perfetto.

Perfetto.

Se tutti i servitori dello Stato si comportassero come lei, questo paese non

sarebbe ridotto così.

Così? Così come?

Lei mi ha capito benissimo, commissario.

Corruzione. Mancanza di senso civico.

Criminalità.

Se dovesse passare da Roma mi venga pure a trovare.

Di qualunque cosa avessi bisogno. Grazie, ma non ho bisogno di niente.

Non si sa mai.

Mi scusi. Prego.

Commissario.

La signorina e il signore sono stati testimoni del fatto.

Stavano parlando con la vittima.

Buonasera, commissario.

Dove ci sei tu c'è sempre sangue.

Potrei dire la stessa cosa di lei, Cattani.

Chi era?

Un buon cliente della mia banca, si chiamava Tindari.

E l'uomo che gli ha sparato? A lui l'invito non l'avevo mandato, non lo

conosco.

E lei?

Lei che cosa ha visto?

Io... Io non lo so.

Noi stavamo parlando.

Stavamo parlando. E a un certo punto è arrivato quell'uomo. Allora si sono

guardati in faccia. E poi lui ha cominciato a sparare. Sparava e lo

fissava. Sì, lo fissava come un pazzo.

Bevo qualcosa.

Si sono parlati.

Voglio dire... Davano un'impressione che si conoscessero.

Sì. L'uomo con la pistola ha detto... Sì, sono io.

Sono Aciduzzo.

Ne è sicura?

Ha detto proprio così.

Sono Aciduzzo.

Però non lo so che cosa vuol dire.

Lo so io.

È siciliano.

Significa uccellino.

Mi portasse via da qua, commissario.

Gli specchi.

Non la posso guardare.

Ci perdo gli occhi.

Come ti chiami?

È permesso?

Chi è lei?

Chi l'ha fatta passare?

Raggiunga gli altri di là.

Lei è in equivoco.

Per favore, signora, non ho nessuna intenzione di discutere con lei.

E invece temo che lo dovrà fare. Sono il sostituto procuratore della Repubblica,

Silvia Conti.

Giugni, porta quest'uomo nell'altra stanza.

No, lo lasci qui, per me va bene.

Non sopporta gli specchi, ha chiesto di non restare qui.

Se non le dispiace vorrei che me lo dicesse lui.

Vada, commissario.

Comissario, non mi sono ancora... Hai trovato l'indirizzo dei tinderi? Sì,

commissario. Ecco.

Ci vado io.

Lasci stare le condoglianze.

Mi ha costruito intorno questo museo.

Ma io sempre serve ero.

Di che cosa si occupava suo marito?

Soldi.

Gli ridevano gli occhi quando lo diceva.

Soldi, affari.

Ha per caso idea di chi poteva volerlo morto?

Sì, certo che ce l'ho.

Sarà stato qualche marito cornuto.

Gli piacevano le donne degli altri e se ne vantava. L'uomo che gli ha sparato

noi l'abbiamo preso.

Ha un soprannome.

Aciduzzo.

Lo conosce?

Io?

No.

No, non mi sembra.

No, ne sono sicura.

Che dice?

Ancora un istante.

Come mai te la cavi così bene con questa cosa?

Sto per lavorarmi in elettronica.

E perché sei in polizia?

Ho bisogno di lavorare.

Ci siamo.

Ancora un attimo per stampare.

Ecco, qui c'è tutto su Tinder.

È stato processato due volte per truffa aggravata e una per bancarotta

fraudolenta, però se l'è sempre gravata, per decorrenza termini.

Aveva una società, la CETIP.

Partecipazione societaria dell'ippodromo Racing New.

Poi acquisisce la maggioranza azionare del nuovo casino.

E invece sul conto di quello che ha sparato?

Sto aspettando la risposta dal casellario.

Se c'è una macchiolina piccola così è fatta. Là dentro ci sono tutti i peccati

d'Italia.

Magari. Beh, quasi tutti.

Ecco fatto.

Niente. Lui è pulito.

Per quale motivo si ostina a tacere?

È inutile, prima o poi sapremo chi è.

Non la capisco, mi creda. Il suo comportamento è del tutto illogico.

È assurdo il suo silenzio.

Se ne rende conto?

Mi scusi.

La moglie di Tinder ti conosce.

Lei non l'ha voluto ammettere, ma io l'ho capito.

Lei ha interrogato la moglie della vittima? Sì, ero andato lì per

comunicarle che... Ha fatto malissimo, commissario.

Quello era compito mio. E allora perché non l'ha fatto?

L'avrei fatto domani.

Domani? La signora avrebbe letto i giornali.

Sarebbe stata già in guardia.

Desolata, commissario, ma purtroppo non ho il dono dell'ubiquità. Non potevo

essere qua e là insieme. Ma allora mi ringrazi invece di fare l'offesa.

Commissario, mi stia a sentire.

Visto che dovremo lavorare insieme, sarà meglio metterci d'accordo.

Prima regola, non prende iniziative di testa sua, per favore.

Seconda, eviti di entrare quando è in corso un mio interrogatorio.

E se non può farne a meno, è pregato di bussare.

Terza, non faccia mai domande a un imputato che sta rendendo delle

dichiarazioni. Veramente a me pareva che finora l'imputato non avesse detto

neanche una parola.

Per oggi basta.

Riportatelo in cella.

Giulio Antinari cade in mare e muore a largo di Nassau.

Entri come una ladra.

Credevo che dormissi.

Problemi?

Una storia senza capo né coda.

E un commissario senza regole.

Che si può chiedere di peggio alla vita?

Un seggio al Senato.

In un mese che sto lì non ho ancora capito che cosa devo fare.

Sembra che adesso mi abbiano assegnato alla commissione sul crimine

organizzato.

Chissà perché.

Forse perché gli uomini di scienza sono onesti.

E spesso deboli.

Non capisco perché ti sei presentato se non ti piace la politica.

Potevi restare all'università.

Per la stessa ragione per cui studio le formiche da anni.

Perché sono un esperto di società complesse.

Anche nel formicaio ci sono i ruoli, le funzioni.

Anche lì c'è un organismo articolato, formato da tanti individui.

Ci sono anche i criminali?

Oh, certamente.

E sono molto crudeli.

Quello che non ho mai visto sono i giudici.

Si vede che non servono.

Non mi guardare, sono orribile.

Sei bellissima.

Non sei ancora stanco di me?

Quando sto insieme a te, io sono in pace.

Ho tutto.

Ti manca un figlio.

Forse la natura ha una sua saggezza.

Non mi piacciono questi discorsi.

Ulisse, come stai?

Hai sempre fame tu.

Dai, andiamo a mangiare.

Sì, adesso te la do.

Ecco, arrivo.

Ha perlomeno otto pallottole in corpo, due nel cuore.

Otto pallottole.

Vai. Oggi quando mi hai puntato la pistola contro, tu non mi volevi

sparare, perché la tua pistola era scarica. Io sì, io ti potevo ammazzare.

Magari. E chi non l'hai fatto?

Tu sei un uomo che vuole morire e io voglio capire il perché.

Stanotte pure le nuvole si vedono.

Quella là pare nacola.

Se vedono le ali o un becco.

Ogni giorno è importante, ha la sua nuvola, lo sapeva?

Se vede che questo per me era il giorno dell'aquila.

Non ti capisco.

Ma Ceduzzo si fece forte oggi.

Si è preso coraggio.

Da uccellino che era, si mise l'artiglia.

Che cosa ti ha fatto, Tindari?

Parla.

Forse io ti posso aiutare.

Ora non serve più.

Ti avessi dovuto ingongiare tanti anni fa in Sicilia.

Posso sapere il tuo nome?

Quello vero.

Frolo mi chiamo.

Frolo Salvatore.

È difficile, sappiamo troppo poco.

Abbiamo mandato un fonogramma giù in Sicilia.

Ma per accertare chi è quell'uomo ci vorrà del tempo.

Sì, lo so, però qui è come cercare una con un pagliaio.

Dai, cambia.

Va, va.

Non dovevamo essere soli.

Salvo è sangue mio.

E le mie braccia.

Le mie gambe.

Io sto sempre qui dentro, da anni.

Ci sono i giudici di mezzo mondo che mi vogliono portare in tribunale.

Italiani, americani.

Io me ne sto a casa.

E lui se ne va in giro per il mondo, vero?

Tra un po', anzi, se ne verrà a Milano, per seguire gli affari di famiglia, di

tutte le famiglie, e per stare vicino.

Per controllarmi?

Anche, anche.

Sei giovane, Tano.

Se ci scappi, chi ti riprende più?

Io non voglio scappare.

Tutti lo vogliono.

Gli uomini...

Sono come gli uccelli, le gabbie non ci piacciono.

Prima o poi te ne vorrai fuggire anche tu.

Io lo so.

E invece tu sei nostro.

Io non ho fermato nessun giuramento.

E non appartengo a nessuna famiglia.

Infatti, tu appartieni a tutte le famiglie.

Tu appartieni alla cupola.

E io rispondo per te di quello che fai.

Se sbagli tu, pago io.

Ho mai sbagliato finora? No.

Però adesso basta con i misteri.

In questi ultimi tempi ti abbiamo mandato attraverso Tinder proposte su

come investire il danaro nostro.

E tu hai saputo solo dire fermatevi, aspettate.

Aspettare cosa?

Quella è la cifra che le famiglie hanno deciso di investire.

5.000 miliardi.

È peccato mortale, Tano, tenere tutti quei soldi ad ammuffire.

Perciò tu adesso te devi decidere.

Io ho già deciso. E allora parla.

Io ho pensato per voi qualcosa di straordinario.

Basta con le armi e il sangue, la vera grande strada del crimine oggi è la

legalità.

Vedete, nel mondo del danaro è avvenuta una rivoluzione e sapete chi l'ha fatta?

Il piccolo risparmiatore.

Un fiume di miliardi ha invaso il mercato e lo stagno si è trasformato in

un mare pieno di piccoli pesci che si muovono in branco e finiscono nelle reti

tenute in mano dai grandi gruppi finanziari.

Ecco quello che farò per voi.

Porterò il mio attacco...

In borsa mi impadronirò di un grande impero finanziario, uno dei più grandi.

Le assicurazioni internazionali.

E quando nel 92 il mercato europeo si aprirà, quando le frontiere cadranno,

voi sarete in grado di manovrare l'intero continente.

Quella non è roba per noi, Tano.

Avete 5.000 miliardi.

Lasciatemi fare.

Io ve li moltiplicherò per 5, per 10, per 100.

Io darò una tale spallata alla finanza italiana che niente sarà più come prima.

Sarà come passare dal Vecchio al Nuovo Testamento.

E voi non avrete più soltanto il denaro, ma il potere. E chi ti garantisce che

riuscirai a farlo?

Non ho chiesto il tuo parere, Salvo.

Qui la luce l'accendo solo io.

E per fare quello che vuoi fare, di cosa hai bisogno?

Innanzitutto devo passare dal mio 11% al controllo della quota di maggioranza

della banca Antinari.

Ma questo è un problema mio.

E come farai?

Ho chiesto l'affidamento della piccola Greta Antinari.

Tra pochi giorni ci sarà la sentenza del tribunale dei minori.

E alla piccola che ci farai?

Finirà come la sorella, affogata.

Io non sono come voi, non l'ho uccisa io Giulia, è stata una disgrazia. Io non c

'ero su quella barca. Va bene Tano, non te scaldare, va avanti.

Mi serve il primo gradino, Ifter, il turco. Di questo ci occuperemo noi.

Nient'altro?

Nient'altro.

Ti piacciono le cose grandi, eh, Tano?

Grandi assai.

Anche a me.

Va bene.

Comprati le assicurazioni.

E quando tutto sarà finito, se andrà come dici tu,

che cosa vorrai per regalo?

Ne vorrò due di regali.

La banca Antinari tutta mia e non vedervi mai più.

Li avrai.

Tutti e due.

Forse abbiamo trovato quello che cercavamo.

Guarda un po'. Scomparse un giovane in Sicilia, dove è finito Salvatore

Frollo.

Non si riesce a leggere il nome del giornalista.

Ingrandiamolo.

Davide Faeti.

Al giornale dove lavorava ci hanno detto che Davide Feiti è solo uno pseudonimo.

Qual è il suo vero nome?

Mi dica che cosa vuole.

Ho letto i suoi articoli di quando

era giù in Sicilia.

Erano molto coraggiosi.

Per molto meno c'è chi è finito con un sasso in bocca.

E chi è venuto qui a farmi dei complimenti?

Come mai è finito qui al nord?

E lei?

Lo sapeva che al giornale la chiamavamo il morto che cammina. Poco prima di

andarmene avevo preparato il suo coccodrillo, uno di quegli articoli che

teniamo pronti per quando l'eroe muore. Devo avercelo ancora.

Un pensiero carino.

Comunque, non può negare che la sua vita con una pallottola in fronte sarebbe

stata un vero capolavoro.

Dico dal punto di vista giornalistico. Beh, è tanto meglio per lei. Ora di che

si occupa? Di vecchiette scippate?

Ora mi occupo di Salvatore Frollo.

18 anni fa, lei scrisse un articolo sulla scomparsa di Salvatore Frollo, ma

nessun altro giornale riprese la notizia.

E non ci tornò sopra neanche lei.

Perché?

Roba di provincia che non interessava nessuno. Lei non immagina di quante

Frollo ho scritto in quel periodo. Se non ci fossero stati, me li sarei

inventati. Mi servivano per mangiare. Di quante righe era quel pezzo?

Una ventina, credo.

Frollo per me era una cena, ma senza il dessert.

Invece adesso con Ventiriga cosa ci fa?

Se volessi potrei affittarmici un ristorante, tutto per me.

Mi può dire almeno chi le passò la notizia? Un giudice della città dove

stavo. Si chiamava Fiorani.

Uno mezzo matto, sempre contro tutti.

Dove lo posso trovare?

Al cimitero.

Un'imboscata della mafia.

Quando?

Circa 18 anni fa, credo.

Poco dopo la scomparsa di Frollo.

Vede che lei sa molte cose, però non me le vuole raccontare. Perché?

Adesso ne ho abbastanza. Tutto quello che sapevo l'ho scritto. È roba lontana.

Ora mi occupo d'altro. Faccio un altro tipo di giornalismo.

Certo.

Perché per lei è giornalismo anche questo.

Che cos'è? Mi vuole fare la morale.

Mi vuole dire che faccio schifo? Beh, è arrivato tardi, commessario. Me lo dico

da solo, ogni mattina, quando me faccio la barba.

Mi lasci in pace.

Scusi, le posso parlare? Si può sapere chi l'ha autorizzata a vedere Frollo?

Visto il risultato mi pare che ne sia valsa la pena. Lei non era riuscita

neanche a strappargli il nome.

Io procedo per ordine. Non mi piacciono i polveroni e non mi piace chi li

solleva. Ha paura di sporcarsi le mani? Ho paura di sbagliare, lei no.

Solo che non rischia, non sbaglia mai.

La smetta di farmi confusione intorno. Mi serve tranquillità.

La sua tranquillità non la porterà da nessuna parte. Neppure la sua rabbia.

Adesso!

Fermi! Sia fermo, superiore! Fermo!

Buono, superiore! Non facciamo niente, ma sia buono!

Ci è giunta proprio in questo momento una notizia sconcertante.

Il trafficante d'armi Kemal Ifter è evaso questa mattina dal carcere

siciliano in cui era detenuto con l'aiuto di alcuni complici che sono

serviti di un elicottero trafugato alla Croce Rossa.

Come si ricorderà, Ifter era stato tratto in arresto due anni fa grazie ad

una brillante operazione di polizia condotta dal commissario Cattani e

successivamente processato e condannato a...

che ne passò

La sedia.

Qui.

E tu chi sei? Cosa vuoi da me? Parlo io.

Tu siedi e ascolta.

Te ne devi andare dall'Italia.

Io?

E perché?

Il perché diglielo tu, Salvo.

Ci serve il tuo pacchetto di azioni delle assicurazioni internazionali.

Ma voi siete pazzi?

Quello vale miliardi.

Quello vale la tua vita.

Dicono che è quel 2% delle assicurazioni internazionali.

Ce l'hai in Svizzera.

Bene.

Salvo verrà con te.

E tu gli fermerai la cessione delle azioni alla banca Antenari.

Io non fermerò niente.

Hai capito?

Non fermerò niente!

Vuoi fare l'affare o no?

Lascialo.

Il bastone.

E adesso vattene via, sparisci!

Però fa attenzione.

Questa volta hai sbagliato e noi ti abbiamo perdonato. La prossima volta, se

provi ad alzare la testa, te la schiacciamo.

E poi te riportiamo qui in Sicilia a far concime alle terre nostre.

È bianco adesso lo schermo? Come?

È bianco lo schermo?

Sì, sì, è acceso.

Ma

che

stai facendo da stamattina? Che faccio? Lotto, totip, totocalcio,

concorsi a premi.

Faccio di tutto. Da 35 anni.

E hai mai vinto?

Mai.

Vediamo.

50 milioni di italiani.

Per due colonne.

Per 56 settimane. Per 35 anni. Per un

coefficiente di ripartizione 20.

Una variabile 15.

Hai buone speranze, sai?

Devi insistere.

Ma veramente?

Avanti!

Buongiorno. Buongiorno, giudice.

Il commissario c'è?

Sì, sì.

È di là, prego. Grazie.

Allora, che dice?

Ci sono 84 possibilità su 100 che entro i prossimi sei mesi tu possa vincere.

Lo sai che me lo sento pure io?

Qua sta per succedere qualcosa, eh?

Lei conosce Tano Cariddi, il direttore della banca Antinari?

Sì. Che uomo è?

È un criminale.

Veramente il dottor Cariddi è uscito piuttosto bene dal processo che si è

tenuto in Sicilia.

Infatti non sto parlando del processo.

Sto parlando della morte di Giulio Antinari.

È stato lui a farlo uccidere.

Ma si è trattato di un incidente, l'hanno scritto tutti i giornali.

No, è stato lui.

Commissario, io non voglio separare i personali.

Se ha delle cose concrete da dire, le dica, altrimenti... Ma perché le

interessa tanto?

Voglio dire, cosa c'entra Tano Caridi con il Tribunale dei Minori?

Ha richiesto l'affidamento della piccola Greta Antinari.

Ma Greta è in America?

No.

No, non più, è in viaggio. E domani arriverà a Milano.

Non capisce che lui...

Lui vuole Greta solo per i suoi soldi.

Sì, solo per quello. Lui vuole l'affidamento perché così la banca sarà

totalmente nelle sue mani. Ma lei non lo deve concedere.

Finora la gestione del patrimonio antinario è stata condotta dal dottor

Caritti in modo ineccepibile.

Nel giro di soli due anni la banca ha zerato i suoi debiti, si è totalmente

ristrutturata ed oggi è una delle banche private più solide del nostro paese.

Lei sa che Greta ultimamente ha ricevuto dividendi altissimi?

Sì, lo so.

Ma lei gli deve rifiutare l'affidamento. Quell'uomo è pericoloso.

Mi dia un motivo.

Sono qui per ascoltarla.

Mi dia una prova.

Quell'uomo... Lui sapeva tutto.

Era l'uomo di fiducia del vecchio Antinari. Gli è stato sempre vicino,

fino alla morte.

E in qualche modo è riuscito a farsi assegnare l'11% della banca.

A quel punto aveva davanti a sé soltanto due ostacoli.

Giulia e Greta.

Di Giulia sei già liberato.

Adesso toccherà la piccola Greta.

Non è un uomo, è un mostro.

Ho capito.

Ho sbagliato a venire qui.

Lei ha qualcosa di personale contro Tano Cariti.

Era innamorato di Giulia, vero?

Sì.

Mi spiace.

Mi spiace, commissario, ma non posso ritenerlo a testa attendibile.

Desidera? Voglio vedere Greta. Ho ordine di non farla passare. Ordine di chi? Del

signor Tano. No, signor commissario, mi fa passare dei guai. Non si può.

Ma chi è? Greta.

Crede.

Cosa credevi di trovare?

Una stanza di tortura?

Non ti avvicinare.

Non voglio che la tocchi.

Tu sei pazzo.

Senti, Fred.

Non è possibile che non ti ricordi di me. Io sono Corrado.

Ti ricordi di Corrado?

Ti prego, dimmi qualcosa.

Rispondimi.

Corrado.

Vieni con me.

Ecco, ti porto a letto.

Ecco.

Ti ricordi?

Ti ricordi?

Ti avverto.

Fa tutti i tuoi imbrogli.

Prenditi anche tutti i suoi soldi, però non tazzardare a sfiorarla.

Giuro che se le tocchi anche un capello ti pianta una pallottola in testa.

Vincenzi, devi stare fermo.

Guarda che questa è una cosa seria.

Una cosa che tu ti porti appresso e che devi far vedere a tutti quanti.

Guarda che poi ti dicono, mamma mia, com'è brutto Vincenzino.

Fermo così, non ti vuole.

Vincenzi, sei uno splendore.

Ecco fatto.

Adesso arrivi, non ti preoccupare. E se qualcuno ti chiede chi sei, dove stai,

tu gliela fai subito vedere.

Hai capito?

Ecco qua, tieni. Non la lasciare mai.

Avanti un altro.

Mettiti qua.

Ah, eccoti.

Proprio a te cercavo.

Mi hai fatto proprio un bel regalo.

Perché? Mi hai mandato dieci angioletti.

Ehi, e tu chi sei?

Ah, sei questo qua.

Tieni. Grazie.

Hai finito? No.

No, devo fare ancora la faccia.

Brava. Adesso fai la faccia. Ti serve il rosso? No, voglio il nero.

Il nero? Passami il rosso.

Aspetta, piccere.

Prova a metterci un po' di questo blu qua.

Ti piace così? Vedrai che viene meglio.

Ecco il nero.

Non l'avete miscato bene, vedi? Sta tutto sul fondo. Vedrai che adesso

attacca meglio.

Dai, prova.

Non ci mettere troppo. Ma ce la farai a tenerli qui per un po' di tempo?

Eh, dieci o venti.

È la stessa cosa, con l'aiuto del Signore.

Ma a te il Signore che dice? Ti vuole ancora così senza saio?

Al convento non ci potevo più stare.

Mi mancava la gente.

E poi all'ordine hanno detto che potevo servire Dio pure così.

Guarda, hai dimenticato qua, lo vedi?

E poi qui ti sto vicino, perché tu da solo chissà quanti guai combineresti.

Greta è tornata.

Tano ha chiesto l'affidamento.

Ma cosa facciamo?

Continua ancora un po', dipingi un'altra statuetta.

Vuole il controllo della maggioranza della banca.

E noi che possiamo fare?

rosso.

Questo è l'ultimo.

Grazie.

Che cosa ne farete?

Che cosa avete in mente?

Che cosa c'è, Tano, che ti preoccupa?

Siamo sicuri che Ifter non ci farà qualche scherzo.

E poi chi è quello che ha ammazzato Tindari?

Chi l'ha mandato?

Questi non sono pensieri per te.

Tu adesso in testa ci devi avere solo i soldi.

I soldi e basta.

E li devi moltiplicare.

Alle cose malfatte ci pensiamo noi.

Caro Tano.

Il mondo è quadrato.

Ogni tanto c'è qualche spigolo e lo dobbiamo togliere. Piano, piano, con

pazienza.

State attenti a non fare mosse avventate.

In questo momento potrebbe essere pericoloso.

Mio fratello dice che quando noi ci muoviamo non si devono sentire neanche

le cicale.

Ma io gli ho detto, se vuoi riposare bene, basta un colpo di fucile e le

cicale tacciano.

Allora questo vuol dire che... Che se Fiterra apre la bocca, noi gli chiudiamo

gli occhi, lui lo sa.

E comunque a te che te ne importa.

Quando sarà il momento arriveranno i soldi.

Tu intanto prepara l'attacco al re.

Ma chi è poi questo re che vuoi attaccare?

Come si chiama?

Voi mi date cinque e io vi rendo cinquanta.

Che ve ne importa del re e della regina, dei cavalli?

Quello che gioca sono io.

Non ve basta stare alla cassa.

È venuto per me? No, sono qui per vedere suo padre.

Ha un appuntamento?

No.

Lo sa da quanti anni viviamo in questa casa?

Quasi lì, la mia età.

Mio padre la comprò per festeggiare.

Beh, in vent'anni non ho mai visto nessuno che volesse parlare di affari

superare quella porta.

Io lo farò.

Scommettiamo?

Scommettiamo.

Permetti?

Lo consegno al dottor Rasi.

Venga.

Venga.

È bello il lago.

Guardi, guardi qua.

La talpa.

L'ho trovata.

È lei che ci rovina il prato.

Mi dia una mano, mi aiuti a scavare.

Preferirei di no.

Perché?

Non mi sporco se non è necessario.

Ma lo sa che lei è un presuntuoso?

Il dottor Rasil attende.

Ah!

Si può sapere cosa aveva scritto sul biglietto?

Non è importante.

Però ho vinto la scommessa.

Non abbiamo stabilito il pegno.

Che cosa vuole?

Acquisterò le assicurazioni internazionali.

Adoro le frasi lapidarie.

Hanno una vibrazione misteriosa.

Pensi alla più nota di tutte.

Dio esiste.

Sublime.

Peccato che nessuno sia riuscito a spiegarne il senso. Gli affari si

possono spiegare.

Guardi qui, è l'albero della felicità.

Ogni frutto vale miliardi e miliardi.

Ognuno di questi rami rappresenta il meglio della finanza italiana.

E vuole sapere qual è il segreto?

Nessuno di loro può crescere troppo, perché c'è un patto qui alla radice che

impedisce a tutti di superare il 7%. Io non ho sottoscritto nessun patto,

intendo comprare e comprerò.

Ho già il 2%.

Queste due società sono mie.

Ed è soltanto l'inizio.

Il pacchetto libanese.

Lo conosco molto bene, sono anni che gira.

Ma è sporco.

È traffico d'armi, di valuta.

È la vergogna della mia finanziaria.

Nessuno tratterà con lei, solo per il fatto che questa robaccia è nelle sue

mani.

Tra poco lancerò un'offerta straordinaria a tutti i piccoli

azionisti che vogliono vendere.

Comprerò azioni delle internazionali anche al doppio del loro valore, ma alla

fine arriverò al 31%, cioè alla quota di controllo.

Non penso che possa disporre di tutto questo denaro.

Aspetti e vedrà.

Sta bleffando.

Può darsi, ma può darsi anche di no.

Perché lei è venuto da me?

Per un'alleanza.

In cambio dei suoi consigli lei potrà conservare la carica di presidente e

avrà anche una quota delle assicurazioni tutta per sé.

Perché me lo propone se è così sicuro di sé?

Lei solo conosce i punti deboli del suo impero.

Con il suo aiuto io potrei evitarmi l'ingrescioso dispendio dell'offerta

pubblica.

Un famoso uomo di finanza diceva che esistono due tipi di peccati, uno

veniale e uno mortale. Quello veniale è scappare con la cassa, quello mortale è

fornire un'informazione riservata ad altri.

Faccia quello mortale.

Non farò né l'uno né l'altro.

Buongiorno, commissario.

Di là c'è una persona che vuol parlare con lei.

Chi è lei?

Sono l'avvocato Egiras.

Sia comodo.

Che cosa vuole?

Voglio portare via lei con me e con la mia auto, ma senza la sua pistola che

lei lascerà gentilmente qui.

Un uomo che ama molto gli elicotteri vuole vederla.

Elicotteri che volano anche sulle carceri?

Esattamente.

È lunga, ma dai più in lungo. Venga.

Preso.

Quanto c'è?

30 centimetri. Faccio?

No, vieni a qui.

Sapevo che saresti venuto.

Tu sei coraggioso, ma anche intelligente. E hai capito. Che cosa?

Che fra me e te forse non ci sono gli stessi amici.

Ma un comune nemico sì.

La mafia.

Non sei molto riconoscente.

Ti hanno liberato, non ti basta?

Che cos'è un uomo senza il suo potere?

Senza i suoi soldi? Senza gli amici che un tempo aveva e ora lo hanno

abbandonato?

Niente. Io so molte cose.

E posso aiutarti a distruggere la mafia.

E come?

Vedi, ho solo questa pistola, ma non posso puntarla ora contro i miei nemici.

Lo farei tu per me.

Mettila via.

Lo sai che mi piacerebbe molto scaricarla anche contro di te, ma non

voglio fare questo.

Anzi, ti dirò un segreto.

Tu sai che la mafia vende armi a molti paesi?

In questo momento sta investendo al nord, in piccole fabbriche d'armi. Tra

poco ne comprerà una.

Che si chiama Megator.

E questo è l'uomo che farà l'acquisto.

Tra dieci giorni dovrà pagare i primi 800 milioni.

L'accordo è già fatto.

Lui non ha il denaro, ma la mafia lo darà a lui.

E in che modo?

Semplice.

Vincerà il casino.

Quello di Tindery.

Lui giovedì sera andrà lì.

Giocherà e vincerà 800 milioni.

So anche altre cose.

Su Frollo, per esempio.

Quello che ha sparato.

Lui è stato ricoverato in una casa di cura per molto tempo, in un manicomio a

Santa Maria dell'Orto, a circa 200 chilometri da qui.

Puoi controllare.

Che altro sai?

Un'altra cosa, forse.

Ma questo te lo dirò più avanti, in futuro.

Voglio essere certo.

Ci incontreremo all'hotel Mozart. Dovrei chiedere del signor Carame.

Perché mi dici queste cose?

Lo sai che potrei arrestarti?

Non puoi farlo.

Ti servo.

Tu vuoi distruggere Tano?

Anch'io.

E solo con me potrai farlo.

Arrivederci, commissario.

Rimpiango sempre un po' le nebbie del nord.

Sono uno stato d'animo.

Chi c'è nato se le porta dentro per sempre.

Ma io l'ho interrotta, mi scusi. Se non sbaglio, lei mi stava offrendo qualcosa.

Con questa mano, sì.

Però non aveva ancora sollevato quest'altra. Con questa le stavo

chiedendo qualcosa.

Mi parli prima di quella?

Le offro il controllo di una delle più importanti catene editoriali italiane.

Due quotidiani, una casa editrice e una stazione televisiva di prima grandezza.

Insomma, le offro il modo di ottenere più consenso, più voti, più potere

politico. E poi le offro il 4% della media res, vale 9 miliardi.

E tutto questo a me?

A lei, al suo partito, alla sua corrente, a chi vuole. L'uso che ne farà

non mi interessa.

Mi avevano detto che lei era un po' megalomani, ma francamente... Voglio

acquistare le assicurazioni internazionali.

Le internazionali?

Senta, io non ho tempo da perdere.

Tra poco lancerò un'offerta pubblica.

Sono pronto a investire per 5.000 miliardi.

Se dai suoi amici non vengono ostacoli, posso farcela.

Lo vedi questo orologio?

È stato costruito nel 700 da un orafo alla corte del re di Francia.

E in 200 e più anni non si è mai rotto. E sa perché?

Perché è semplice.

Da qui cade una goccia d'acqua che batte il tempo, fa il suo giro, risale e cade

di nuovo.

Ecco, io mi ispiro alla stessa filosofia, alla semplicità.

La sua iniziativa, invece, è quanto di più complesso si possa immaginare.

Qui dentro c'è un cristallo di quarzo.

È un minerale che ha la proprietà di oscillare ogni volta che viene

sollecitato da una corrente elettrica. E lo fa sempre allo stesso modo, 35.000

vibrazioni al secondo.

Questo è mille volte più preciso del suo orologio. Tenga, glielo regalo, è il

presente.

Smetta di pensare a quello che è stato, comincia a pensare in modo nuovo, in

modo diverso.

Nessuno può comprare le internazionali, anche se è pieno di soldi fin qui.

C'è erasi alle internazionali, erasi non si compra.

Ed è appunto questo che sono venuto a chiedere.

Voi gli avete dato quel posto, voi lo potete togliere di lì. Noi?

Voi. Lei e i suoi amici, il vostro partito.

Il potere che ha siete voi ad averglielo dato.

Ci serviva un garante, un uomo al di sopra delle parti.

Erano anni difficili per il paese.

E poi è stata un'altra persona a consigliarcelo.

Chi?

Qualcuno che forse sarebbe bene imbarcare nell'affare.

Sempre che io decida di accettare, naturalmente. Chi?

Si chiama...

Antonio Espinosa.

Anni fa era un grande manager di Stato, dirigeva il più importante gruppo a

capitale misto. Poi decise di ritirarsi. Ora fa il collezionista.

Collezionista? Di che?

Oggetti d'arte, dice.

Quadri, gioielli, antichi strumenti musicali. In realtà?

In realtà collezioni segreti di questo paese.

Ciò che nessuno sa.

Ciò che nessuno vede.

Mi procuri un appuntamento con lui.

Commissario, lei mi farà passare dei guai. Non preoccuparti.

Lei non può fare così. Sta tranquillo.

La responsabilità è mia.

Cerchi di capire.

Domani il direttore chi lo sente?

Ma perché non torna domani mattina? Così almeno... Vuoi stare zitto?

Dov'è la cella?

È qua. La chiave.

Guardi che... Dammi la chiave.

Aciduzzo. Permesso? Avanti, avanti.

Vi serve altro? No, vada pure, Ferretti.

Finora in effetti siamo proprio al buio.

Ma insomma, chi è questo Frollo? Che cosa sappiamo di lui?

Molto poco, praticamente niente.

È un tipo strano, sta zitto per delle ore.

Però non sembra un professionista.

E poi è piuttosto mal ridotto, ha dei problemi polmonari. L'ho fatto

ricoverare in clinica per dei controlli.

E chi è che si è occupato del trasferimento?

Doveva pensarci il commissario Catani, ma era introvabile.

E come si trova con lui?

Devo dire la verità, nient'altro che la verità?

No, non è necessario. Me l'immagino.

Compare e scompare, fa di testa sua, non rispetta le consegne, tratta male gli

avvocati e i colleghi.

E poi la giustizia per lui è qualcosa di personale.

Una partita a due.

Ha sofferto molto.

Tanti altri al suo posto si sarebbero tirati indietro. Lui invece è sempre lì.

Ed è il migliore.

Non me lo tratti troppo male.

Credo che lo dovrebbe dire a lui.

Sì, sì, lo so, lo conosco.

Però lo vuole un consiglio.

Lo lasci fare.

Noi ormai l'abbiamo capito e ce lo teniamo così com'è.

Senza briglie.

Buongiorno, commissario.

Guardi che la giudice l'ha cercata tutto il giorno, eh?

Per via del trasferimento di Frollo. Che trasferimento?

L'hanno portato in una clinica per degli esami.

Io ero qui da solo e ho mandato Trevi. Hai mandato Trevi? Un ragazzino che è

appena uscito dalla scuola di polizia? Dai, chiama Quadre Gonzales, muoviti.

Muoviti, castiglio! Sì, sì, sì, subito, subito.

Sì ci ho parlato.

Dov'è Frollo? È qui, però ci hanno detto che non si può stare dentro.

Ma è pazzo, non si può entrare. Scusi, dobbiamo fare un controllo.

Ma insomma, si può sapere chi è lei?

È pericoloso, insomma.

Zitto, stia zitto!

C'è una bomba! Via!

Via, presto, presto!

Usciamo di qui! Fuori!

Allora, perché mi hai mandato a chiamare?

Ti volevo dire grazie.

Chi è che ti vuole morto?

Forse l'amico di Tindri.

Perché l'hai ammazzato?

Per l'onore mio.

Onore è una parola che sa di mafia?

No.

Io c'avevo la mafia mia.

La mafia, una sola?

No, io c'avevo quella mia.

Ma che ne sai tu?

Cittadino, poliziotto.

Ero... ero ragazzo.

E un giorno mi rubarono la moto.

Nel quartiere mio c'era Don Beto Sorano.

Aveva la pelle bianca bianca, perché se ne stava sempre chiuso in casa.

Lui mi disse, aspetta.

E mezz'ora dopo la moto era sotto gas.

Io mi volevo sdebettare, ma lui, tu, tu non mi devi offendere.

Questa era la mafia mia.

E ti sbagliavi, perché quella non è giustizia.

La giustizia che dici tu.

A me casa non ha mai bussato. Ma ci ha bussato Don Vito Sorano, il giorno che

venne a chiederti di restituirgli il favore, è vero?

È vero.

Ma non venne Don Vito.

Mandò lui.

Tenderli.

Mi dette una pistola.

E mi disse, spara.

Spari.

Ho letto un libro dove ti spiegano quanto volano i venti in un secondo.

C'è mece e un alito.

Dieci, un soffio che fa piegare i rami.

Trenta, una tempesta.

Quaranta, un uragano.

Ma per spostare un grilletto ci vuole un vento

più forte.

Più forte assai.

Ero forte come un toro, allora.

Ma quella forza la... non ce l'avevo.

Scappai.

Per colpa mia due uomini della famiglia morirono.

Quando tornai a casa, mia moglie e mia figlia non c'erano più.

La campagna era senza luna.

Dietro una curva vitte un fuoco, giù in basso, vicino al fiume.

La macchina bruciava piano piano.

Poi esplose tutto.

A un giudice parrai per ore e ore.

Io lo sapevo che era stato Tinder.

E glielo dissi.

Ma dopo un po', quello smise di venire.

Arrivò un altro.

Io dissi poche parole.

E quello mi fece recitare il nome delle dita e qual era la destra e la sinistra.

E se pesa più un chilo di lana o un chilo di ferro.

Alla fine mi chiese il nome del mio maestro elementare.

Non me lo ricordavo.

Mi rinchiusero.

C'erano mura alte come montagne.

Urla.

Silenzi.

Io credavo che non ero pazzo.

che la mia rovina era Tindari, che mi aveva bruciato la moglie e la figlia.

Ma che io gridavo e che mi dicevano pazzo, e mi stringevano la testa in un

lenzuolo bagnato, stretto, stretto, e mi levava il respiro.

Allora dissi, basta.

E giurai.

E fu silenzio.

Per quindici anni.

Non ho nemmeno cinquant'anni.

E non sono neanche più capace di piangere.

Manco le lacrime mi hanno lasciato.

Però a qualcuno fai ancora paura.

Perché?

È vero che pure a te ti morì una figlia?

Ho sentito qualcuno che lo raccontava.

È vero.

Povero commissario.

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