Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
English
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Dopo i tragici avvenimenti che hanno segnato per sempre la sua vita, Corrado
Cattani è solo.
Si ritira in un monastero dove fa la conoscenza della Bate Lovani, ma la
ritrovata serenità è destinata a durare poco.
Tornato a Milano per collaborare con un agente federale americano, Bert Di
Donato, che è sulle tracce di un trafficante internazionale d'armi a nome
che Malifter, Corrado con un gesto di grande coraggio salva da un rapimento la
piccola Greta, e fa la conoscenza della famiglia Antinari. Intuisce che il
vecchio Nicola, fondatore dell'impero finanziario Antinari, si sta alleando
con la mafia e con una vecchia conoscenza di Corrado, l'avvocato
Terrasini. L'ingresso della mafia nell'affare sconvolge tutti i precedenti
equilibri. Dino viene eliminato da Tano, un giovane collaboratore del vecchio
Nicola. L'abate Lovani, che aveva cercato di aiutare Corrado, viene
trucidato al convento.
La violenza della mafia non risparmia nella sua crudeltà neanche la figura
innocente di Anna, la madre di Giulia. Il tentativo di Corrado di rinunciare a
una imparilotta e di vivere soltanto per se stesso e per l'amore di Giulia è a
questo punto impossibile.
Corrado riprende la pistola che aveva consegnato alla Bate Lovani e va a Roma.
La situazione precipita. Il professor Mattinera al quale la Bate Lovane si era
rivolto, è in realtà il misterioso personaggio coinvolto nell'affare
criminoso con Ifter e la mafia, preoccupata della sua fragilità
psicologica, decide di eliminarlo.
Mentre Giulia si reca alla banca con Nicola per prepararsi a prendere il suo
posto, Corrado torna in Sicilia e incontra il commissario di Venanzio, al
quale chiede di essere riammesso in servizio.
Ritrova anche il giudice Venturi.
Subito dopo va da Giulia e sfugge a un agguato della mafia solo grazie all
'intervento di Nicola, preoccupato per sua nipote.
Tano intanto ottiene dai vertici della mafia di subentrare a Terrasini.
Pastore? Dica.
Mi serve un mezzo per attraversare la città senza che nessuno mi veda.
Venga con me, la porto io nel furgoncino della lavandina.
Dove andiamo?
Al posto, mi lasci lì.
Mi viene a prendere più tardi.
Sei tu il tonno?
Che vuoi?
Me ne devo andare per mare, ci devo andare al più presto.
Che ti serve un lavoro o un viaggio?
Un viaggio.
Verso un paese arabo.
Mi hanno detto che forse c'è una nave che ci va.
Forse.
Ma da che scappe?
Da un morto.
I morti non corrono.
Il mio sì.
Per ora non c'è niente.
Però sai come sono queste cose, possono maturare da un giorno all'altro.
E quanti giorni?
Dipende.
Se serve una cacafoco, io ne ho una per cinque bigliettoni.
Vado là a giocare.
Spera e accecca il regatore pronto.
La macecola è allemata.
Ma tu che vai cercando veramente?
Perché io questa pistola te la posso dare in due modi.
Così.
Oppure così.
Te ne intende, eh?
Senti, io non sono venuto qua per giocare, hai capito? Devo partire fra
due giorni e se fai ancora uno stronzo ti faccio un buco nella pancia. Non fare
queste scherze, non mi piacciono.
Vuoi capire che sono in pericolo, che mi devo imbarcare? Ho un morto dietro le
spalle, leggi il giornale o no?
E poi questa pistola fa schifo, non vale nemmeno la metà di quello che chiedi. Ma
è perfetta, è un gioiello.
Tieni, questi sono i soldi per la pistola, dall'anticipo per l'imbarco.
Guarda che ci vogliono 5 milioni solo per uscire fuori dalle acque
territoriali. Le cose si sono fatte molto più difficili. Di che barca si
tratta? Veloce?
Quella che interessa a te non è veloce, ma è sicura. Quella non la tocca
nessuno. Come sarebbe? Una nave che va in un paese arabo non la perquisiscono.
E perché io mi dovrei fidare?
È protetta in paradiso.
Quando parte?
Domani. Viene alle due di notte e te ne vai prima di giorno.
Come si chiama la nave?
Ma che ti importa?
Tu domani sera vieni alla banchina di un barco. Dica che ti mando io.
Dammi un nome qualunque, per fartelo conoscere. Lo devo dire al capitano.
Digli... Il Pettirosso.
Ma perché mi dici queste cose solo adesso?
Una delle ragioni per cui esistono i vecchi.
È per raccontare ai giovani i propri errori affinché non li ripetano.
Ma tu lo sapevi di papà. Tu lo sapevi che l'avrebbero ammazzato. Perché non
hai fatto niente? Perché?
Al punto in cui Carlo aveva portato le cose.
Io avevo le mani legate.
Era nelle regole.
E sono le regole, Giulia, non l'uomo a uccidere.
No, no, no, io non ti capisco.
Proprio non ti capisco, sai.
La morte di un uomo importante come tuo padre non può essere decisa soltanto da
una persona. A quel livello tutte le morti vengono stabilite da un meccanismo
immodificabile, più forte di qualsiasi volontà e di qualsiasi capriccio.
Qualcuno aveva bisogno di mettere in pari i conti.
La bilancia era sfavorevole a tuo padre.
E le regole esigono...
Che la bilancia sia sempre in equilibrio.
E quando mio padre è stato ucciso la bilancia è diventata spavolevole a Dino.
È così?
Esattamente.
E noi l'abbiamo riportata in pareggio.
Vuoi dire che... che sei stato tu a far uccidere Dino?
Ma allora così non finirà mai.
Allora così... così è una catena di vendette.
No, nessuna vendetta. La vendetta è solo un istinto, è per questo che è sempre
sbagliata. Le regole non ammettono morti inutili, sono stupide e dannose.
Lino non è stato ucciso per vendetta, ma solamente per chiudere una partita
contabile che lui aveva lasciato aperta in maniera incauta.
Un po' come quando il consiglio d'amministrazione deve deliberare, ci si
mette d'accordo, si decide e si elimina il sospeso passivo.
E questa specie di consiglio d'amministrazione, come lo chiami tu,
non si poteva riunire prima? Non poteva salvare la vita mio padre e mia madre?
No. Anche se avessi offerto la mia vita, non avrei potuto salvare la vita di
Carlo, che adoravo, e quella di Anna, a cui ero molto affezionato.
Il mio potere è grande, come sarà grande il tuo frappolo. Non lo voglio, il tuo
potere! Non lo voglio!
È sporco di fango, di sangue. Non fai altro che riempirtici la bocca. Mi fa
schifo.
Ma non ti vedi, nonno. Non ti vedi.
Stai parlando della morte di mio padre come... come se fosse un incidente di
percorso.
Ma era tuo figlio.
Era tuo figlio. Te ne sei dimenticato. Lasciami!
Lasciami! Ascolta, Giulia. Lasciami, non mi toccare.
Io non ti appartengo.
Io non sono una cosa tua.
Non sono un affare, non sono una banca.
Io non ti voglio più vedere, nonno. Non ti voglio più sentire. Stammi lontano,
sai.
Stammi lontano, altrimenti... Stammi lontano!
Forza, forza, tutti a bordo, presto!
Va bene, pastore.
Buongiorno, dottore, alla porta c'è una persona che chiede di lei.
Grazie. Prego.
Buongiorno.
Giulia.
Corrado, devo parlarti.
Ma perché sei venuta qui? Non dovevi?
Andiamo in un posto dove possiamo stare soli. Cos'è successo?
È importante, ti prego. Va bene.
Aprite, forza!
Dove stiamo andando?
Lontano
Perché mi hai portato qua?
Per parlarti. Vieni.
Voglio fare l'amore.
Senti, domani c'è il consiglio d'amministrazione della banca e io non
voglio esserci.
Andiamocene via.
Tu vieni con me, scappiamo di qui, ce ne andiamo lontano, lontano, via, lontano
da tutto.
Giulia, Giulia, io non posso andarmene. Guarda, guarda, ho preso due biglietti
per Parigi, domani mattina da Roma. Ce ne andiamo a vivere insieme, faremo,
faremo dei figli, ci troveremo un lavoro, faremo, faremo una vita normale
come tutti gli altri. Ma io non posso fuggire.
Non posso fuggire Giulia, non sarebbe giusto.
Ma di chi parli?
Ma per chi non è giusto?
Per tutte le persone che ho amato.
E che adesso non ci sono più.
E per tanti altri.
Persone che magari non ho mai conosciuto.
Ma che sono morte.
Per non dover dire sempre sì.
Ma tu gli hai dato tanto a tutte queste persone.
Tu gli hai sacrificato la tua vita.
Adesso basta, Corrado.
Adesso devi pensare a te.
Dimentica, Corrado.
E come si fa?
Si fa.
Si fa.
Tornando a vivere, si fa.
Vedi, tutto quello che è successo in fondo è stata una scelta.
Capisci che io ho scelto di sapere.
Di non chiudere gli occhi.
E soltanto quando sei arrivata tu per la prima volta io... Basta, ti prego, basta
col passato.
Ecco, pensavo che avrei potuto rinunciare a tutto.
Sì.
E che avrei potuto chiudere gli occhi anche di fronte al fatto che la tua
famiglia è tutto quello contro cui ho sempre lottato.
Ma non è più possibile, capisci?
Tuo nonno è un criminale.
E io lo porterò davanti a un giudice. Sta zitto, non ti voglio più sentire. Io
non voglio più sentire parlare di questa guerra. Non ne posso più!
Giulia, io sto dalla parte dei tuoi morti. Sto dalla parte di tua madre,
dalla parte di tuo padre. Ma sono morti, Borrado, sono morti. E nessuno me li può
restituire, neanche tu.
Neanche la tua giustizia, neanche la tua verità.
Nessuno!
Sai qual è la cosa più brutta?
È che avrebbe potuto essere tutto.
Tutto così bello.
Veramente.
Io ti amo.
Non basta.
Tu sei come il nonno.
Anche tu hai le tue regole.
Prima viene il mondo, la giustizia e gli altri.
E poi vengo io.
Con te sarei sempre sola.
Come in questo momento.
Allora, lascia sopra.
Buonasera, commissario.
Che ci fai da qua?
Non sei l'ombra del giudice Venturi? Io sono l'ombra di chi ha più caldo. E il
giudice mi ha detto di rinfrescare lei.
Grazie. Dovere, commissario.
Eccomi qui, nonna.
Sono tornata.
Al mio posto.
E da domani al tuo posto.
Va bene così?
Vieni qui e dammi un bacio.
Sei amico del tonno?
Come ti chiami?
Sono il Pettirosso. I soldi ce li hai?
Sulla nave.
No, noi vogliamo prima.
Sulla nave.
I soldi vogliamo subito.
Niente da fare.
Allora? Allora, detto subito.
Buono adesso.
Allora, qual è la nave su cui mi devo imparcare?
La Panamense.
Che cosa trasporta?
Niente, auto.
Senti stronzo, quella nave porta qualcos'altro, perciò dimmi che c'è.
Io giuro, solo auto, non c'è altro in stiva.
Perché mi siete venuti addosso?
Il tonno ha chiesto, ma il capitano ha detto no, nessun passeggero.
Allora noi abbiamo pensato di rubare te qualche soldo.
Non è vero, voi dovete caricare qualcosa di speciale, che cosa?
Fino a ieri dovevamo caricare un Mercedes, per un ricco arabo.
E quello, pezzo raro.
Qual è la Mercedes?
Lasciami andare.
Quella là.
Poi hanno detto non caricare più.
Quale? Quella chiara.
Allora, la merce è sulla banchina.
E questi sono i documenti.
È tutto a posto, signor Leibniz.
Spero sia contento. Non contento, non triste.
Per me è tutto uguale.
Io devo solo consegnare.
Allora possiamo prendere Mercedes?
Ho già dato disposizione per l'embarco. Bene.
Tu dici al signor Antinari di stare tranquillo. Appena usciti dal porto,
partirà il telex immediatamente con l'accredito di denaro.
E prego, ringrazia lui.
La sua collaborazione è stata per me cosa molto... preziosa.
Tre bombe atomiche.
Per un valore di mille miliardi.
Ecco.
Ecco cos'era.
Vuole sapere una cosa, Tano, lo devo confessare.
Sono un po' emozionato all'idea di sedermi al tavolo del consiglio d
'amministrazione della banca antenare.
Te l'avevo detto, Salvo, i grandi affari è l'unico modo di guadagnarsi il
rispetto degli amici.
Che c'è, ti è caduta la lingua?
Sono contento, signore, se l'hai proprio meretato.
Fermati, Salvo.
Perché? C'è un vecchio ubriaco sdraiato in terra vicino alla strada.
Magari qualcuno lo investe.
Che cuore gentile, Tano.
Torniamo in albergo.
Questa macchina è sporca, falla lavare.
Trasmette questo telex.
Presto! Sono già partiti!
Per mare!
Come partiti? Su un'imbarcazione d'alto mare. E si tratta di uranio.
Uranio? Andiamo, presto!
Un regalino per te.
Sento che devo farmi perdonare molte cose.
Domani verrà il marinaio, ti spedirà lui il nastro a Milano.
Ciao tesoro, a presto.
Abbiamo appena superato l'isola di Linosa.
Puntano verso le acque internazionali.
A tutta forza!
Disponetevi a ventaglio, apritevi di più!
Che si fa?
Attenzione, fermatevi!
Attenzione, fermatevi!
Fermate le macchine!
i colpi di avvertimento.
Fuoco!
Buttate a mare la macchina!
Avanti, forza!
Presto, presto, muovetevi!
Avanti, forza!
La valigetta.
Con tutti i documenti.
La buttano a mare.
Venturi, la stanno buttando a mare, guardi! Cosa?
Ciao Bert.
Riposa in pace.
Luxembourg Union Bank.
Pregasi accreditare a sede centrale Banca Antinari Milano, in porto come da
precedenti accordi, Kemal Ifter.
Ci dovremo occupare di Nicola Antinari.
Faremo bloccare il versamento, poi preparerò il mandato di cattura, se la
sente di andare lei.
Hanno appena chiamato dal comando. Ci hanno segnalato di portarci a Macaletta,
a nord della vecchia Darset.
Io vi avevo convocati qui oggi con la speranza
di potervi comunicare l'avvenuto
risanamento della nostra difficile situazione finanziaria.
Purtroppo alcune cattive notizie che mi sono appena arrivate mi inducono a un
cambiamento di programma.
L'unico modo per salvare le nostre banche è quello di tagliare i rami
secchi e poi ristrutturare la holding.
Ritireremo i nostri titoli privilegiati e la banca di Hong Kong crollerà insieme
alle banche minori consociate sui mercati asiatici.
Abbiamo bisogno di acquisire una nuova patente di legalità.
per riparare agli errori fatti dalla gestione
dello scomparso di Noanessi.
E ora, se mi consentite, voglio parlare della banca che porta il mio nome.
Voi sapete che per salvarla i fulmini della sventura si sono abbattuti sulla
nostra famiglia.
Abbiamo pagato molto, troppo.
La vita di mio figlio, quella di sua moglie.
Tutto questo mi ha molto provato.
Così, io ho deciso di passare la mano.
Vi chiedo di accogliere come nuovo presidente mia nipote Giulia, a cui
cedo il 40% del pacchetto azionario.
Ho deciso inoltre di cedere l'11%
a Gaetano Cariddi, che per tanti anni è stato
mio amico e mio consigliere.
Grazie a lui ogni anno molti miliardi affluiranno la nostra banca
a rinsanguare la nostra carente liquidità.
I documenti sono già pronti, dovete solamente firmarli.
E adesso vi prego di scusarmi.
I dettagli li discuteremo un'altra volta.
Desidererei restare un po' da solo.
Vi ringrazio.
Immagino che lei sarà molto fiero del suo mandato di cattura.
A me invece non importa niente. Avevo previsto anche questo.
E la stavo aspettando.
Non le dico di accomodarsi.
Penso che avrà molta fretta.
Infatti.
Mi dica, Catani.
Lei crede veramente di aver vinto?
Non lo so se c'è qualcuno che ha vinto.
Ma so che è lei.
Ha perso.
È qualcosa più grande di me e di lei che ha vinto.
Il denaro.
Me ne vado, esco di scena.
Ma Giulia e Tano sono il futuro della mia banca. A lei invece, dopo tanti anni
di battaglia, che cosa resta in mano?
Il corpo di un avvocato che non contava più niente.
E la mia persona.
Gli scarti di un vecchio teatro.
Lei permette, vero?
Grazie.
Sei venuto ad arrestare anche me?
No, sono venuto per parlarti.
No, è tardi, devo partire.
Ascoltami.
Quante volte mi hai detto che volevi essere felice, eh?
Quante volte?
E adesso chi ti è rimasto accanto?
Lui.
Guardalo, guardalo.
Quello non è un uomo, è un mostro. Lasciami, lasciami.
È rimasto vicino a tuo nonno e gli ha succhiato il sangue giorno dopo giorno.
A vederci piangere.
Beh, qui non piange nessuno.
Guarda.
E lo sai perché?
Perché mia nonna era come tutti gli altri.
E forse anche peggio.
E io ho sbagliato con lui.
Come con te.
Anche lui l'ho amato troppo.
E non se lo meritava.
Non farti distruggere come hanno distrutto tuo padre. Non sarò come mio
padre. Ho imparato la lezione.
No, aspetta.
Non andare via.
Giulia, ti prego, non andartene.
Resta con me.
Hai detto che non volevi questa vita.
Lasciami, Corrado. E adesso perché?
Lasciami! Perché?
Dimmi perché.
Io non voglio che tu fai via. Lasciami, non ti voglio più. Dobbiamo restare
uniti. Capisci? Lasciami!
Greta.
Sta fermo.
Adesso andiamo via, amore. Ce ne torniamo a casa. Sei contenta?
Greta. Sei sempre più bella.
La porti sempre con te?
Frate Bernardo dice, questo è Corrado, l'uomo che cerca.
Andiamo, Greta.
Dammela, Corrado, dobbiamo partire.
No, senti, non portarla via con te.
Lasciala ai contadini, al monastero.
Con gli altri bambini starà bene. Vieni, Greta, andiamo.
Vieni di su.
Vieni su.
Corrado! Corrado!
Corrado!
Greta.
Però lui ha vinto.
No.
Ha perso.
E molto.
Grazie, ma io non so fare discorsi.
Che devo dire?
Beh, intanto che sono felice, eh?
Sì, sono felice di questo matrimonio, celebrato qui dentro, fra queste quattro
mura in cui viviamo, un po' bene, un po' male, però viviamo.
E dobbiamo vivere anche per quelli che abbiamo amato e che adesso non ci
sono più.
Viviamo cercando di dire quello che non va, di combattere quelli che non ci
vorrebbero far parlare. E invece noi parliamo.
Ecco, io credo che sia importante parlare, anche quando non c'è nessuno
che ti ascolta.
Perché qualcuno c'è sempre.
Perché fuori da questa specie di trincea la gente c'è.
Noi non la vediamo, ma esiste, no?
È lì fuori.
C'è chi dice che la gente comune ha soltanto piccoli desideri, eh?
Ma non è vero.
Ne ha di desideri belli, grandi, solo che non li vede mai realizzarsi,
allora... E allora ecco che spesso rimane in silenzio.
La sera torna dal lavoro, siede davanti al televisore e si sente sgomenta di
fronte alle grandi corruzioni, ai grandi scandali, ai grandi poteri...
Criminari che spesso sfuggono alla giustizia. Io lo so quello che si prova
perché tutto questo è capitato anche a me lungo la strada che mi ha portato
fino a qui.
Io ho conosciuto un impero finanziario costruito sul sangue, un uomo politico
che svendeva il nostro paese, un traffico d'armi da un milione di morti e
poi la mafia, questa specie di tumore che si ramifica in tutto il corpo del
paese. E che arriva non si sa dove, che lega insieme potere, delitto, denaro,
inganni. Io lo so che cosa si prova.
Ci si sente soli, abbandonati. E invece no.
Noi ci siamo.
E ognuno di noi, come tanti altri, fa la sua parte.
Beh, certo, qualche volta... qualche volta abbiamo paura, perché... noi non
siamo eroi, siamo gente comune.
Come tutti gli altri.
Con i nostri timori, le nostre incertezze, le nostre nostalgie,
le nostre croci.
Voi lo sapete, no? Io... Io ho perduto tutto.
E tutto quello che ho adesso siete voi.
Questa grande famiglia che vive qui dentro, per sua scelta.
E poi ci siete voi due.
Michele e Lucia.
Ecco, l'augurio che io vi faccio di cuore è che voi possiate uscire, presto,
da quella porta lì, senza timore, e insieme passeggiare nel corso,
confondervi tra la gente, entrare in un bar, scendere al mare, abbracciarvi
sulla spiaggia.
E poi, naturalmente, vi auguro di avere dei figli, di vederli
crescere accanto a voi felici, di vederli diventare grandi come...
Come a me non è stato possibile.
Magari un po' meno grandi di Michele, che deve farsi tutto su misura.
Sapete... Secondo me ci vuole...
Ci vuole coraggio per vivere come voi.
Molto coraggio.
Per vivere come tutti voi.
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.