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Dopo le tragiche vicende che hanno dolorosamente segnato la sua vita,
Corrado Cattani ha ritrovato un po' di serenità nel monastero dell'Abate
Lovani. Da questa quiete viene a distoglierlo l'agente federale Bert Di
Donato, che lo chiama a collaborare a un'indagine su un colossale traffico d
'armi gestito dal faccendiere internazionale Kemal Ifter, in combutta
con un vecchio nemico di Cattani, Gianfranco Laudeu.
Corrado accetta la sfida del destino e si reca a Milano, dove in seguito al
rapimento della piccola Greta Antinari, che egli riesce a salvare, fa la
conoscenza del banchiere Carlo Antinari e della sua figlia maggiore Giulia, di
cui a poco a poco si innamora.
Non riesce però ad evitare che l'audeo, ormai deciso a rivelare i termini dell
'affare Ifter, venga assassinato in carcere.
L'indagine congiunta di Corrado e di Bert li porta in breve tempo sulle
tracce di Dino Alessi, il direttore generale della banca, e spinge Corrado
in una difficile contraddizione.
Da una parte, infatti, l'amore per Giulia lo riporta lentamente alla vita.
Dall'altra, egli si rende conto che con ogni probabilità la famiglia a cui
Giulia appartiene è coinvolta nell'osco traffico su cui lui e Bert stanno
indagando.
I tragici avvenimenti che si susseguono decideranno per lui.
Infatti, mentre Carlo Antinari corre in Sicilia a chiedere aiuto al suo vecchio
padre, Nicola Antinari, e mentre l'avvocato Terrasini, l'antico
avversario di Corrado, esce dal carcere animato da truci propositi di rivalsa,
Bert, su ordine di Dino Alessi, viene trucidato assieme ai suoi uomini.
Corrado, di nuovo solo, decide di abbandonare la lotta.
e di vivere la sua storia d'amore con Giulia.
Ecco, io volevo cercare di convincerla a vendere qualche metro quadrato di semio.
Semio è la patria della famiglia Antinari, terra santa.
Finché ci sarò io le posso assicurare che nessuno avrà il permesso di
dissacrarla e di profanarla contaminandola con la costruzione di un
villaggio turistico.
Va bene, io non insisto, la capisco.
Alcuni amici mi avevano pregato di trattare per loro conto.
Tano mi aveva già anticipato la sua risposta.
Sì, Tano è un tipo in gamma, è sottile. Sa prevedere sempre tutto.
Quando l'ho conosciuto si era appena laureato, non è vero? All'università di
Palermo. Era ancora un ragazzo molto timido, severo.
Non mi fece nemmeno una buona impressione.
E invece adesso non saprei davvero come cavarmela senza di lui.
Lei è troppo gentile.
Se ci dovessero pensare, me lo faccia sapere.
L'accompagno, avvocato.
Allora, Tano, che vuole da me, Terrasini?
Beh, gliel'ha detto, vorrebbe semia.
Quello che ti domando è che cos'è realmente che l'avvocato Terrasini vuole
da me.
L'avvocato Terrasini in questi ultimi tempi ha avuto parecchie difficoltà con
la giustizia.
È uscito molto provato dal carcere, ma ora sembra che abbia intenzione di
riguadagnare il tempo perduto.
Io credo che voglia entrare in affari con lei per recuperare credibilità
presso i suoi amici.
Non mi è mai piaciuta la mafia.
I mafiosi non riescono mai ad essere degli autentici ricchi. Però in questo
momento potrebbero esservi di grande aiuto. Loro hanno bisogno di un sistema
di banche come il vostro, di respiro internazionale.
E cosa chiederebbero in cambio?
Io non credo più di quanto le chiederà Dino Alessi.
Già, è vero.
Dino sta per arrivare.
E tu lo sai perché viene.
Lui sa che la banca non può morire.
E io mi domando fino a che punto dovrò cedere alle sue pressioni.
Resta qui.
La tua presenza mi è necessaria più che mai.
Come mai ti sei deciso di abbandonare tutto?
Perché se andavo avanti, alla fine avrei perso anche te.
Senti, c'è una cosa che vorrei chiederti.
Che cosa stavi cercando, Corrado? Non me l'hai mai detto?
La verità.
La verità sull'Audeo e la sua associazione.
C'era dentro di tutto.
Anche le banche?
Sì, anche le banche.
E mio padre c'entra qualcosa in tutto questo?
Non lo so, non credo.
Comunque non voglio più saperne, è acqua passata.
Io non credo che si debba avere paura della verità.
Dipende, a che serve conoscerla se dietro c'è solo la morte?
Allora cosa bisogna fare secondo te?
Bisogna chiudere gli occhi, bisogna mentire?
Io a te non ho mai mentito e non ho mai chiuso gli occhi.
Attento, attento che mi fai uscire di strada.
Non posso permettere che l'affare vada a monte.
Non c'è soltanto il vostro impero finanziario in ballo, c'è la mia vita,
tutto quello per cui ho lottato.
Ho coinvolto in questa storia gente importante di mezzo mondo.
E io non posso permettere che quel pazzo di tuo figlio faccia saltare tutto in
aria.
Tu lo sai, Nicola.
Quella è gente che non scherza.
Carlo è rimasto un ragazzo.
Bisogna prenderlo per quello che è. Ha bisogno di essere guidato.
Ora dimmi, quante possibilità abbiamo di salvare le
banche senza portare avanti questa operazione a cui si oppone Carlo?
Nessuna.
E se si ostina a non voler firmare, noi che cosa rischiamo?
E cosa rischia lui?
Tu lo sai, Nicola.
La regola del gioco l'ha insegnata a tutti noi.
Potevi insegnarle anche a tuo figlio.
No?
Ascolta.
Io posso girare a tuo favore la procura generale che Carlo mi ha dato. In questo
modo... Tu firmerai al suo posto.
Questo garantirà qualcosa a Carlo?
Tuo figlio è impazzito.
Non possiamo più fidarci di lui.
Rischiamo di finire tutti sulle prime pagine dei giornali.
So di poter garantire per lui.
Quando si troverà di fronte al fatto compiuto non si metterà contro di me.
Non ti prometto niente.
Devo sentire gli altri.
Allora?
Mi dai pieni poteri?
Sono suo padre, non lo dimenticare.
Speravo di arrivare stasera, Semio. Ma è come qui?
No, molto più bello.
Allora è il paradiso.
Ho passato una brutta notte.
Non sono riuscito a dormire, ho pensato al discorso che abbiamo fatto ieri.
Voglio incontrare Terrasini prima possibile.
Bene.
Avevi detto che non c'era nessuno?
Ma non so, strano.
La boxe è sempre stata la mia passione.
E fin da ragazzo il mio idolo era Rocky Marciano, un vero lottatore.
Io penso che nel suo campo in fondo anche lei è un po' come Marciano.
A quanto mi risulta si è riterato senza aver perso un incontro.
In un certo senso.
In effetti ormai ogni tanto mi manca il ring.
Sento il bisogno di un avversario.
Spero che non mi abbia fatto venire qui per questo. No, non è questo il motivo.
L'ho pregata di venire qui perché ho intenzione di farle una proposta.
Finalmente ha deciso di vendere l'isola di Semio? No, l'ho fatta chiamare perché
ho bisogno del suo aiuto.
Pronto? Sì.
Sì, sì, ora glielo dì.
È successa una disgrazia.
A Semio.
Carlo?
Si è suicidato.
Forse è meglio che io... No,
no, non ti ne andare.
No,
no, non mi lasciare, ti prego.
E il certificato di morte.
Suicidio causato da forte depressione nervosa.
Dato anche quel precedente che mi diceva.
Va bene, grazie.
Beh, adesso io vado.
Se posso esservi utile.
Ciao, Tano.
Su, vieni via.
Gli altri stanno per partire.
Qualche cosa che non va, dottor Cattani.
Stavo guardando quella trave.
Ma secondo lei come fa un uomo ad arrampicarsi fino lassù, stando in
bilico su una sedia?
Chi ha deciso di suicidarsi è capace di tutto.
E purtroppo il dottor Antenari aveva già dimostrato di fare sul sedio.
Sì, forse ha ragione lei.
Vuole avere la cortesia di seguirmi.
Perché mi ha voluto vedere?
Perché da quando Giulia frequenta lei la nostra partita a scacchi non va più
avanti.
E poi?
E poi... Beh, perché... volevo raccomandarle di stare molto
attento. A cosa?
A tutto.
Per esempio, lei non ha molti amici in Sicilia, commissario.
Non vorrei che decidesse di scendere a Trapani o a Palermo insieme a mia nipote
con il rischio di ritrovarvi tutti e due in un fosso impallinati da un mafioso di
quarto ordine.
No, per me la guerra è finita.
Io ormai non do più fastidio a nessuno.
Dai così sicuro?
Guardi, sono anche disarmato. Nemmeno io porto armi addosso. Ma questo non vuol
dire niente. Non ne ho mai portate.
Eppure, quando ho voluto... Torna con me a Milano.
Quest'isola è maledetta.
No.
Voglio stare ancora un po' vicino a papà.
Non ha più bisogno di nessuno.
Sì, ma sono io che ho bisogno di lui.
Mi dispiace disturbarti in un momento come questo, ma dobbiamo parlare.
Sì, capisco, hai fretta.
Ma come vedi, io faccio tutto molto lentamente.
Penso che sarebbe il caso di ridiscutere la mia posizione in banca.
Lo so, me l'aspettavo.
Tu vuoi entrare a far parte del consiglio di amministrazione.
E sentiamo, quanto pensi che ti debba aspettare per ringraziarti di tutto
quello che hai fatto per noi?
Il 3, 4, 5 per cento?
Voglio l'undici.
È troppo, non posso dartelo.
L'undici è la quota che fa la differenza tra i piccoli azionisti e il 40% della
nostra famiglia.
Tu così diventeresti lago della bilancia. Io sono già lago della
bilancia.
Sono l'unica possibilità di salvezza per te e la tua famiglia.
Voglio quell'undici per cento.
Me lo sono meritato.
Se la barca non è andata a fondo è perché al timone c'ero io.
Tuo figlio era un debole.
Uno che ha sbagliato mestiere.
Hai ragione.
Per sopravvivere in questa giungla bisogna essere degli animali feroci come
te.
O come te.
Bene.
Avrai il tuo 11%.
Non dovevamo
lasciarlo partire. Non doveva restare solo.
Era così fragile.
Ciao, mamma.
Adesso devi pensare a Greta.
Stai alle vicine.
Me lo prometti?
Ho saputo di lei e di Giulia. Sono molto contento.
È così bello vedere due persone innamorate.
E poi, l'amore è un buon investimento.
Raddoppia le gioie e dimezzi i dolori. Non è così?
Beh, non mi risponde.
Le dice qualcosa questa moneta?
Ma, a occhi e croce, sembra fuori corso.
Lei fa collezione di monete.
Era di un mio amico.
Si chiamava Bert.
No, no, lei non l'ha mai conosciuto.
Ma lui conosceva lei.
Ah.
E dove mi ha visto?
In fotografia.
Senta, la getti in mare. Può darsi che porti fortuna a lei e a Giulia.
Tano.
Che possibilità abbiamo di spazzare via quel verme di Dino?
Molte, signor Antenari.
Non pensi che sia troppo vecchio per ritornare sul ring?
Nei match ad alto livello, più che i muscoli, quello che conta è la scelta
del tempo, colpire d'incontro al momento giusto.
Ricordati di telefonarmi.
Dobbiamo finire la nostra partita.
Penso proprio che dovrò dartela vinta, nonno.
Perché mai?
Avevo una bella mossa in testa.
Però adesso l'ho dimenticata.
Ciao. A presto.
Tan, fissami un appuntamento con l'avvocato Terrasini.
Abbiamo provveduto in data odierna a trasferire su Overseas Nassau Bank fondi
in regione di un milione di dollari USA, come da voi richiesto, Banca Antinari
Sicilia.
Tesoro mio, non vedo l'ora di riabbracciarti.
Qui a Semio sto molto meglio.
Raggiungimi appena puoi.
Avrei voglia di fare un lungo viaggio con te.
E voglio mantenere la promessa che ti ho fatto quando ci siamo lasciati.
E voglio mantenere la promessa che ti ho fatto quando ci siamo lasciati.
Ti spiegherò tutto quello che è accaduto in questi ultimi tempi.
Ho ordinato a Moncada, ricordi? Quel gioielliere siciliano.
Un regalino per te.
Sento che devo farmi perdonare molte cose.
Domani verrà il marinaio, ti spedirà lui il nastro a Milano.
Ciao tesoro, a presto.
È tuo?
Una volta era mio.
Adesso è di Greta.
E prima ancora era di mio padre.
Insomma, è nostro.
Degli antinari.
Aspetta sempre di diritto al più giovane della famiglia.
È una cosa molto preziosa.
Però... a me piace perché...
Non ho mai visto un'orchestrina più disastrata di questa.
Un po' come la mia famiglia.
Che c'è?
Se ne è andato così senza... senza disturbare nessuno.
E nessuno di noi ha fatto niente.
Niente per cercare di fermarlo.
Per cercare di capire che cosa gli... che cosa gli ha impedito di vivere, che
cosa si teneva dentro.
E io invece adesso vorrei capire, vorrei chiedere, vorrei...
Forse aveva ragione mia madre.
È stato uno sbaglio restare qui.
Andiamoci a ricordare.
Questa è la spilla che suo padre aveva ordinato per lei.
Ecco, mi è dispiaciuto tanto per suo padre, era così felice all'idea di
questo regalo.
Guardi la purezza di questo smeraldo e la forma, eccentrica ma di gran classe.
È bellissima.
Sì, meravigliosa.
Anche per me è stata un'emozione averla fra le mani. C'è solo un altro smeraldo
uguale a questo, quello del braccialetto della stessa parura.
Posso vederlo?
A suo padre piaceva di meno, per questo non l'ha regalato a lei.
E a chi?
Non so, in una macchina con un autista a riterarlo.
Beh, ma le avrei detto almeno a nome di chi, no?
Non posso.
La prego.
La prego, me lo dica.
Mi faccia controllare.
Ecco, era per...
Beh, signorina, qui c'è un nome, come posso dire, di copertura, Agrippina.
Deve essere un braccialetto da almeno 100 milioni.
Oh, molto di più, signorina.
Senta, chi c'è dietro questa Agrippina?
Sa, io non sono autorizzato e poi l'ordinazione venne fatta direttamente
da Milano.
Va bene, ma avrà ricevuto un assegno? Sì, due assegni separati. La spilla
della signorina è stata pagata con un assegno personale del dottor Antinari e
il braccialetto con uno della banca.
Firmato da mio padre.
Firmato Dino Alessi.
Buongiorno, dottor Alessio. Buongiorno.
Ho un appuntamento col professore.
Prego.
No, dottore, non di lì. Si accomodi nella stanza a sinistra.
Si può accomodare nell'altra stanza.
Di qua.
Prego.
L'aveva dimenticata di là.
Buongiorno. Buongiorno.
Hai fatto presto. Te l'avevo detto che sarei tornato in giornata.
Ma che ci vai a fare a Roma?
Qualcuno dei tuoi imbrogli, immagino.
Finiscila.
Ti va di bere qualcosa?
Lo fai già tu per tutte e due.
Ma cosa ci fai con quella valigetta in mano?
Hai paura che te la rubino?
Ci sono i domestici.
I domestici sono pagati per servire e stare zitti. C'è anche Greta.
Dorme?
Come mai sei così eccitato?
In genere ti succede quando concludi un buon affare.
Lasciami.
Lasciami stare.
Smettila, non ti voglio. Mi piace di più quando fai così.
Hai sentito che ho detto?
Voglio sapere la verità.
Carlo era disperato e tu non hai mosso un dito per salvarlo.
Ti stava bene così, vero?
Giulia?
Senti, scendo un attimo, ho dimenticato di prendere i giornali.
No, aspetta.
Corrado? Corrado?
Senti, chi sarà questa grippina secondo te?
Pensi che non lo sappia?
Forse.
Mi piacerebbe passare a salutarlo. Che ne dici?
Ma che c'è, Corrado?
Che c'è? Te ne stai sempre zitto, sempre pensieroso.
Ti sei pentito di essere venuto in Sicilia?
Non ti ricorda?
Un po'. Mi dispiace.
Ehi, dove vai?
Ti servono proprio questi giornali?
E' importante che sia un camion a silenzio.
Chi ti manda?
Parla! Amici siamo, ci manda il nonno della signorina per proteggervi.
Voglio proprio vedere se dice le bugie.
Accompagnami. È vero.
Accompagnami. Lo giuro.
Stasera un artista canterà per me.
Pensavo che fossero qui per la festa del santo patrono.
La festa viene celebrata fuori, tra la gente, ma Tano ha riservato il giardino
per noi soli.
Le ricorrenze popolari sono una bella cosa, ma purtroppo hanno un
inconveniente. Il popolo.
Io penso invece che le feste vadano fatte sempre con il popolo.
È un modo per aumentare la devozione, il rispetto.
Per il rispetto basta il denaro. Beh, comunque, se non sbaglio, non siamo qui
per parlare del santo patrono. No, infatti.
Non perdiamo altro tempo.
Tano, hai già spiegato all'avvocato Terrasini i termini della questione?
Sì, come mi aveva detto, sì.
Ebbene, che ne dice? L'affare ci interessa.
Lei pensa di essere in grado con i mezzi di cui dispone, con i suoi contatti, di
far fronte ai problemi organizzativi dell'operazione?
Ad alcune famiglie amiche è già capitato di avere rapporti d'affari con i paesi
arabi e sempre con soddisfazione reciproca. Però c'è una cosa che Dino
Alessi sa fare molto bene e mi chiedo se voi sarete... Dica pure.
Per fare in modo che il carico arrivi in Italia passando attraverso i Balcani,
Dino si è messo in contatto con qualcuno a Roma che dovrebbe facilitare
il trasferimento.
Mi capisce?
Finanza, servizi segreti, sono tutti ambienti dove contiamo molte amicizie.
Non sarà difficile trovare quel qualcuno e convincerlo ad accordarsi con
noi. E che cosa volete in cambio?
Siamo molto ragionevoli. Un posto in consiglio d'amministrazione e l'undici
per cento di Dino Alessi.
È moltissimo.
Tenga conto che dal momento in cui entrerò nella banca molti miliardi
affluiranno nelle sue casse. E Dino Alessi?
È evidente che questo è un problema vostro.
Mi scusi, avvocato, c'è mia nipote.
Vieni.
Giulia. Ciao, nonno.
Buonasera.
Un attimo solo e te lo lascio, eh? Va bene.
Prego, si accomodi al nostro tavolo.
Non posso dire di essere contento di rivederla, commissario.
No, non sono più commissario.
E lei?
È ancora avvocato?
Certo. L'immaginavo.
Così vanno le cose in questo paese.
E come mai qui?
Affari. Con il bel Cantinari?
Ha detto che non è più commissario, però le domande continua a farle. Sì, come
lei continua a fare i suoi affari.
Non posso più sopportare la sua faccia, Cattani.
E io la sua.
Sa che me la sogno anche di notte.
Non so se devo considerarlo un onore.
No, lo considero un pericolo, avvocato.
Se le nostre strade dovessero incrociarsi di nuovo.
Le auguro che ciò non accada.
Sono un po' cambiato.
Ho molta meno pazienza.
Quel posto di velleggiatura che lei mi ha consigliato non ha giovato ai miei
nervi. Infatti la trovo meno spiritoso.
Più aggressivo.
Forse ha paura.
O forse è seccato che io l'abbia vista col vecchio Antinari. E lei?
Che cosa ci fa qui?
Ce la vedo poco come cacciatore di dote.
Io vado a caccia solo di belve feroci.
Come lei?
Ne ho abbastanza!
La smetta di venirmi già ai piedi o la schiaccerò come un insetto!
Porga i miei migliori saluti al signor Antenari.
La accompagno.
Ti piace?
È un regalo di papà.
Gusto squisito. Carlo era un artista.
Poco tempo prima di morire, papà ha regalato un braccialetto con delle
pietre identiche a queste a una signora.
Tu non sai chi è?
Voglio dire, sai se papà aveva un amante?
E anche se fosse?
Niente, doveva volerle bene davvero perché è un regalo molto costoso.
Poi credo che dovesse essere una relazione...
Molto riservata perché alla giugnalleria mi hanno detto che questa signora si fa
chiamare Agrippina.
Ti dice niente questo nome?
Sei sicura che quel braccialetto l'abbia acquistato lui? Sì, sì.
Però è Dino che l'ha pagato.
Ma forse dovrei chiedere a lui comunque.
Io non penso che sia il caso di farlo.
Nonno, io non sono più una ragazzina.
Io ho il diritto di sapere chi era veramente mio padre.
Più vado avanti, più mi sembra di non capirci niente.
Perché non dovrei parlare con Dino?
Perché in questo momento abbiamo delle divergenze.
Mi sta creando un po' di problemi riguardo la gestione della banca.
A quanto pare il nostro caro Dino ha deciso di mangiarsi una bella fetta
della torta.
Non capisco, mi sembra che lui sia sempre stato... Sì, ma diciamo che per
le nostre banche il periodo di pace è finito. E io adesso devo pensare prima
di tutto a salvaguardare quello che la nostra famiglia ha costruito in tanti
anni.
Abbiamo moltissimi nemici.
Ma perché?
Perché? Ma perché siamo importanti, perché abbiamo molto denaro, molto
potere. Però a me piace la battaglia, quando tutto comincia a girare come una
giostra, titoli, azioni, banche. È un po' come un enorme vortice che sconvolge
ogni cosa, una specie di roulette in cui bisogna puntare al volo.
E per saperlo fare ci vuole l'istinto di un animale da preda.
E tu naturalmente ce l'hai, mi sbaglio?
Allora, Catania, voleva vedermi?
Sì. Intanto non mi va di essere seguito dai suoi uomini.
Non li ho mandati a seguire lei, ma Giulia, per impedire che le facciano del
male. Lei capisce, dopo il suicidio di mio figlio, io... Suo figlio non si è
suicidato.
È stato ucciso.
Voleva andarsene via dall'Italia.
E aveva trasferito molto denaro all'estero.
Ecco, guardi.
Trasferire un milione di dollari?
E credo di sapere chi lo ha ammazzato.
Dino Alessi.
Per favore non dica stupidaggini.
La banca doveva concludere un grosso affare al quale suo figlio si opponeva e
che invece Dino Alessi sollecitava.
Per questo l'ha fatto uccidere.
Ma come fa lei a conoscere gli affari delle nostre banche?
Chi le ha dato queste informazioni? Quel laudeo che si è avvelenato in carcere?
Forse. Dino è sempre stato fedele alla famiglia, è una supposizione ridicola.
A che cosa pensa?
Vuole leggermi nel cuore?
No.
Non riesco a capire come mai una notizia del genere non la sconvolge.
Perché è un'assurda invenzione.
O forse lei già sapeva la verità.
Sì, forse lei sa chi ha ucciso suo figlio e perché.
E pensa che me ne starei qui con le mani in mano?
No, no, lei non se ne sta con le mani in mano. Lei...
Lei ha chiamato in suo aiuto l
'avvocato Terrasini.
Terrasini è venuto da me perché vuole costruire un villaggio a Semia.
La finisca di inventare storie.
Mi scusi.
È vero, io continuo a fare supposizioni. Sono solo supposizioni, però se sono
giuste vuol dire che Dino... Sì, insomma, che Dino è finito.
Buonanotte. Ci lascia così presto?
Sì, Giulia mi sta aspettando.
Grazie a tutti.
Non è che l'hai rubato.
Tieni.
Ciao.
Ecco un regalo che non ti ha mai fatto nessuno.
Non è oro né argento, però luccica.
È come te.
Giulia, io vorrei dirti...
Tutto, spiegarti... Ma mi è molto difficile.
Però penso che dovresti avere fiducia in me.
Dovresti venire via di qui.
E tu allora perché non ti fidi di me?
Perché?
Perché non mi dici mai niente?
Tu te ne vai, torni, riparti, sempre silenzio, misteri.
Io non so niente di te, non so chi sei, che fai.
Sì, so che ti amo.
Ma tu?
Sei la cosa più importante per me.
E allora perché non mi dici quello che pensi?
Perché non mi dici quello che hai in testa?
Che cos'è che ti fa star male?
Dimmi la verità, Corrado.
Ti prego.
Anche se la verità significasse la fine per noi due, vorresti conoscerla
ugualmente?
Non ti capisco, Corrado, mi fai paura.
Come la fine?
Beh, sì, comunque, sì, penso che vorrei conoscerla lo stesso, sì.
Comincia a far freddo.
Senti, facciamo così.
Io vado a Milano.
Starò via un po' di tempo.
E quando torno...
Quando torno ti dico tutto.
Promesso?
Sì.
D'accordo.
Allora vai via subito, subito, subito.
E torna prima che puoi.
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