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Dopo i tragici avvenimenti che hanno segnato la sua vita e tormentato dai
dolorosi ricordi del suo passato, Corrado Cattani si reca in un monastero
dove fa la conoscenza dell'abate Lovani, un uomo di potere da tempo ritiratosi
dal mondo per vivere i suoi ultimi anni nella meditazione e nella preghiera. Da
questa quiete viene a distoglierlo l'agente federale Bert Di Donato, che lo
chiama a collaborare a un'indagine su un colossale traffico d'armi.
gestito dal faccendiere internazionale Kemal Ifter, in combutta con un vecchio
nemico di Cattani, Gianfranco Laudeo.
Corrado accetta la sfida del destino e si reca a Milano, dove in seguito al
rapimento della piccola Greta Antinari, che egli riesce a salvare, fa la
conoscenza del banchiere Carlo Antinari e della sua figlia maggiore Giulia, di
cui a poco a poco si innamora.
C'è poi un ambiguo personaggio che si muove nell'orbita della famiglia
Antinari. Si tratta del direttore generale della banca, Dino Alessi, che
scopriremo presto essere non solo l'amante di Anna, ma anche il tessitore
di oscure trame finanziarie.
Nel frattempo, Laudeo, pressato da Corrado, si decide a parlare. A questo
punto, la macchina criminale manovrata da Alessi si mette violentemente in
moto.
Laudeo... Muore avvelenato in carcere.
L'indagine congiunta di Corrado e di Bert li porta in breve tempo sulle
tracce di Dino Alessi, il direttore generale della banca, e spinge Corrado
in una difficile contraddizione.
Da una parte, infatti, l'amore per Giulia lo riporta lentamente alla vita.
Dall'altra, egli si rende conto che con ogni probabilità la famiglia a cui
Giulia appartiene è coinvolta nell'osco traffico su cui lui e Bert stanno
indagando.
I tragici avvenimenti che si susseguono decideranno per lui.
E avevo capito che aveva fatto l'assicurazione per noi.
E che un giorno o l'altro si sarebbe ucciso.
E lei era d'accordo?
Siamo poveri.
E lui era condannato.
In tutta la vita non ci siamo mai potuti permettere una vacanza.
Un divertimento.
Sì, lo so.
Sembrerà una bestemmia.
Ma io ho pensato che era giusto.
Certo.
Però suo marito per quell'assicurazione ha dovuto uccidere l'audeo. No.
E poi essere ucciso.
Non è vero. Sì. Non avrebbe mai accettato. Avevano deciso già tutto da
prima. Antonio era troppo buono per uccidere.
Lui doveva mettere il veleno nel caffè. Se ne sono sempre approfittati tutti.
E poi l'avrebbero tolto di mezzo.
E forse lui se l'era immaginato questo e aveva voluto l'assicurazione.
Così era sicuro che quel danaro sarebbe arrivato direttamente a lei.
Chi è stato?
Suo marito non ha mai incontrato qualcuno qui in casa?
Qualcuno che lei non aveva mai visto?
È venuto un signore, calvo, con gli occhiali d'oro.
Antonio mi ha detto che era un avvocato importante.
E adesso che succederà?
Mi leveranno il denaro.
Non si preoccupi, signora.
Non dirò niente a nessuno.
Beh, ma Corrado, però lei adesso dovrebbe andare dal giudice.
Dovrebbe raccontargli tutto.
Sì.
Se me l'hanno ammazzato li voglio vedere tutti in galera.
Tutti.
Tutti in galera.
Ma com'è possibile che una donna possa accettare in quel modo la morte del
marito? Ti rendi conto? Stava lì ad aspettare che si suicidasse. Però in
certe situazioni è difficile capire. Si diventa duri, cattivi.
La gente è volta per i soldi e disposta a tutto.
Io no.
Perché ne hai tanti.
Qui è venuto qualcuno. Hanno forzato la serratura della porta. Hanno rovistato
fra le lastre.
La pratica di Viviani è sparita. Qui se viene fuori qualcosa io dico tutto.
No, voi non mi avevate detto come stavano le cose, no. Voi mi avevate
detto che era solo per fare un favore a qualcuno.
E invece qui c'è di mezzo un omicidio.
Io dico tutto.
Io parlo. Io vi denuncio.
Perché ti sei fermata?
Questo è un posto dove vengono gli innamorati.
E noi cosa ci siamo venuti a fare?
Avrei... Avrei voglia di darti un bacio.
Ma scusa, non hai visto che io ho qualche capello bianco?
Dovresti portarmi un po' di rispetto.
Ti sta bene qualche capello bianco?
E poi sono piuttosto malandato dentro.
Fa niente.
E ho una brutta fama, dove arrivo io arrivano guai. Ah sì?
Sì.
Davvero?
Mi piacciono i guai, da bambina ne combinavo un sacco.
Dai, dai, metti in moto, che mi accompagni in albergo e poi tu te ne
torni a casa.
Senti, la conosci quella filastrocca che fa?
Reginella, reginella.
Il castello con la fede con l'anello.
grazie
Chi è?
Il giudice Venturi vuole vederla.
Ma come adesso?
Subito? Sì, subito. La preghiamo di scusarci, commissario.
Oh, no.
Almeno me lo riportate più tardi. Di solito noi provvediamo solo all'andata.
Va bene, andiamo. Che fai? Mi telefoni dopo?
Sì, d'accordo. Ti richiamo appena posso. Ciao.
Salgo dietro? Sì, sì, dietro.
Perché mi ha fatto venire qui?
Allora, no grazie.
Allora neanche io, le porto solo per gli altri.
Qualche ora fa, un funzionario di polizia, dopo che ci è arrivata una
telefonata dalla casa della moglie di Antonio, si è recato lì e la signora gli
ha riferito che aveva appena parlato con lei e che lei le aveva mostrato alcune
radiografie. Mi segue?
Sì, ma dove vuole arrivare?
Commissario.
Lei non ha una grande opinione di noi giudici, però anche noi ogni tanto
abbiamo delle intuizioni felici.
Per esempio?
Per esempio che l'agente Antonio Viviani fosse stato corrotto.
E da chi?
Da una persona che lei conosce, l'avvocato di Letti, il difensore di
Laudeo. Come lo sa?
L'avvocato di Letti nel pomeriggio ha ricevuto una telefonata dal dottor
Morrone che si lamentava del furto di alcune radiografie. Così lei ha fatto
mettere sotto controllo il telefono del dottore? Beh, è una che accetta di
assicurare la vita di un poveraccio per 500 milioni.
Lei non lo controllerebbe?
Certo. Come vede, qualche passettino avanti lo facciamo anche noi.
Cosa vuole che le dica? Bravo?
Cattani, io conosco la sua storia e la stimo.
Perché non rientra nei ranghi della polizia invece di andarsene in giro da
solo come un'anima in pena?
Mi sta chiedendo di collaborare con lei.
No.
Io mi fermo qui.
E allora come l'avevo detto, lei può pescare solo pesci piccoli.
Veramente avevo cominciato ad indagare sulla banca Antinari.
Però ora l'inchiesta sarà portata avanti da un altro.
Io me ne vado.
Perché? Mi dica la verità.
L'indagine gli è stata tolta di mano.
Addio commissario.
Addio giudice. Buona fortuna.
Come l'ha capito mia figlia, lo capirà il giudice.
Comprare la vita di un uomo per spingerla a uccidere è mostruoso. Ma non
potevamo fare diversamente.
Laudeo voleva rivelare tutto, anche il tuo nome.
Non mi coinvolgere in questa storia, ho detto di no, dal primo momento.
Carlo, cerca di stare con i piedi per terra.
Se entro una settimana non firmi, fai fallire l'operazione, ma condanni anche
te stesso.
Lo sanno tutti che sei con l'acqua alla gola.
Non sanno però che a questo punto io preferisco affondare.
Ma scusa, che ti si chiede? Una firma e basta.
Tu fornisci la garanzia finanziaria all'operazione e in cambio il paese
acquirente investe nelle nostre banche quell'ingenti summe che ci permetteranno
di evitare il crollo della banca di Hong Kong. E se crolla la banca di Hong Kong,
crolla tutto.
È un affare come tanti altri.
Non è vero, non è come gli altri. È un affare da un milione di morti. E io non
lo faccio. Costi quello che costi. Tu vai verso la bancarotta e ti fai venire
degli scrupoli.
Tu ti permetti degli scrupoli in un mondo che non li permette al tuo
cameriere, alla tua segretaria, al tuo autista.
Sta' attento, Carlo, è molto pericoloso.
Non mi minacciare, Dino.
Io ho in mano qualcosa che ti può distruggere.
Io e te siamo legati come gli schiavi nelle galee, allo stesso remo.
Se affondo io...
affondi anche tu.
Lo sai, Dino, c'è una cosa di te che non riesco a sopportare. Quando parli di
denaro ti tremano le mani.
Tu tremi da una vita.
Firma, Carlo.
Firma o per te finita, per te e la tua famiglia.
Ti stavo aspettando, sali. Non eri a Basilea? Nessun problema, vieni.
Adesso ti posso spiegare tutto.
Perché proprio adesso?
Perché finalmente ho capito.
Ora ragazzi, attenzione.
Facciamo che questa mela è mia.
E diciamo che vale un miliardo, ok?
Bene.
Allora, Sims, io adesso te la vendo per due miliardi.
Non mi conviene.
Sì, invece, a te conviene perché i soldi sono miei. Vabbè, allora.
Adesso, Sims, tu la vendi a chioccia, ma chioccia la pagherà tre miliardi.
Ma se vale solamente un miliardo?
Io non capisco. Paga e stai zitto. Dagli i soldi.
Ok. Ora, Corrado, tu compri la mela da chioccia per uno,
due, tre, quattro miliardi.
Che cos'hai in mano adesso?
Ho una mela.
Da un miliardo di lire.
Che però, agli occhi degli altri, vale 4 miliardi di lire.
Io non capisco dove l'affare.
Se i soldi li hai tirati fuori tu.
Tu sei l'affare, perché tu sei una mia banca in un paese lontano.
E nelle tue casse ora c'è una mela che vale 4 miliardi di lire.
Scusa Berti, ma tu l'hai pagata con i tuoi soldi. Sei fuori di diversi
miliardi, ha ragione. Non sono fuori di niente, perché tutti voi siete banche
che appartengono a me.
Capito? Banche di mia proprietà.
Tu stai nel Liechtenstein.
Tu stai alle Bahamas. E tu, Corrado, vediamo un po'. Tu stai a Hong Kong. Un
momento.
Ma chi ti ha dato i soldi per pagare le varie banche? I clienti. I clienti delle
mie banche.
Tutte le persone che vengono ogni giorno agli sportelli e depositano i loro
risparmi, il loro denaro.
E adesso facciamo un po' di nomi.
Allora, diciamo che io sono il grande banchiere Carlo Antinari. Nella banca
di Hong Kong di miele come questa ne ho mille.
Cioè tu hai mille miliardi di capitali reali, ma tutti pensano che ce ne siano
quattromila. Esatto.
Il gioco funziona.
Finché nessuno viene a vedere nel mio piatto e mi costringe a vendere le mele,
perché a quel punto tornano a valere quello che valgono. E io mi ritrovo con
un buco di... un buco di 3.000 miliardi, che è più o meno il buco che ha
attualmente sulla banca di Hong Kong Carlo Antinari.
Soltanto che... soltanto che nessuno lo sa, eccetto tu, tu e tu.
Ma Efter è venuto da voi e con i suoi potenti amici ha scoperto tutto quanto.
Comincia a ricattarmi, mi chiede la copertura...
E mi propone un affare.
Un affare da mille miliardi.
Mille miliardi? Proprio così. E se provo a rifiutare, Ifter manda a fondo il mio
impero finanziario.
Sì, ma Ifter, come può averlo saputo?
L'ho scoperto a Basilea. Spegni la luce.
Ok, vieni.
Questo è Dino Alessi, l'uomo che ha inventato il gioco delle mele.
Ne ha svelato i segreti a Ifter e insieme a lui vuole costringere Carlo a
dare il suo avallo all'affare.
Guardali, sono tutti molto tesi.
Infatti Ifter ha appena dato a Dino un ultimatum. Ha una settimana di tempo per
convincere Carlo a firmare.
E se Carlo rifiuta?
Addio mele, addio banche.
Addio, miliardi.
Non riesco a dormire.
Posso stare un po' qui?
Sei preoccupato?
No.
Dino dice che gli affari non vanno troppo bene.
Dino dice tante cose.
Faresti meglio non ascoltarlo ogni tanto.
Ti è sempre stato fedele.
Non mi pare che tu sia la persona più adatta a giudicare la fedeltà di Dino.
Quando vuoi fai male.
Anche tu fai male certe volte.
Sei andato via tu anni fa.
Mi sarebbe piaciuto suonare il piano.
L'ho studiato per tanti anni.
E poi l'ho abbandonato quando mio padre ha deciso che dovevo diventare... l'uomo
che avrebbe risollevato la finanza italiana.
Non ero nato per questo.
Non era la vita che volevo.
È il prezzo che si paga ad essere persone importanti come te.
Io faccio parte di quegli uomini che decidono la guerra o la pace, la povertà
o la ricchezza dei popoli.
Ma non mi fa felice.
Ti va di dormire con me stanotte?
Ciao Chioccio, grazie. È un piacere guidare in Italia.
Nessuno ti rompe le scatole se corri un po'. Ciao.
Oh, bentornato signore.
In fondo in fondo devo confessare che la stavo aspettando.
Da quando?
Dall'altra sera.
Lei ricorda dove eravamo rimasti?
Abbastanza. Abbastanza? Sì. Beh, io invece ricordo tutto, per filo e per
segno.
Eravamo rimasti esattamente, esattamente a questo punto.
Chi è?
Ciao, Giulia.
Ah, sei tu, nonno, ciao. Mi dovevi chiamare?
Sì. Ti sei scordata di me? No, in questi giorni ho avuto molto da fare. Molto?
Qual è la tua mossa?
Eh? La tua mossa. Ah, la mossa.
Sì, adesso te la dico, eh?
Lasciami pensare.
Allora, ti decidi?
Sì.
Turre in F8.
Questa mossa ti rovini.
L'alfiere nero ti dà scacco.
Eh?
Ah sì, lo so che mi dà scacco, però va bene così.
millenni questo lembo di terra ha fornito ai suoi abitanti il necessario
per vivere.
Poi di colpo tutto è cambiato, la vita si è trasformata per tutti loro in un
'immane tragedia.
Guardate questi bambini, sono affetti da una malattia terribile che ne uccide
ogni anno decine, centinaia di migliaia, la fame.
Chi ha strappato a questa zona d'Africa le sue piantagioni, i suoi pascoli, il
suo bestiame?
Chi ha trasformato i suoi campi in deserti?
La guerra.
Aerei, bombe, missili.
Forse agli occhi di questi bambini essi appaiono come prodigi delle forze del
male. Ma noi sappiamo che non è vero.
Noi sappiamo che sono i nuovi dei della guerra.
Trafficanti d'armi, faccendieri, uomini d'affari, gente senza scrupoli e senza
bandiere, disposta a vendere i suoi strumenti di morte a democrazie e a
dittature, a terroristi e a governi legittimi, in Asia come in Africa o in
America Latina.
Come hanno fatto mostri di questa portata a varcare illegalmente più di
una frontiera?
Dietro ogni guerra si agitano interessi giganteschi.
segreti impensabili.
Essi vengono nascosti in stanze blindate, gelosamente conservati dalla
memoria infallibile e discreta dei computer.
Nei loro tabulati una guerra come questa è solo una sigla in codice, un carico di
armi è solo un numero di partita, un genocidio è una cifra a molti zeri.
Ma nei loro tabulati non ci sarà mai un nome, una sigla o un numero per
ricordare queste braccia.
queste gambe, questi volti, questi occhi vuoti.
Pronto?
Sì, sono io chi è.
Sì. Sì, sì, certo, vengo subito.
Che succede?
Mio padre...
Signorina Giulia, è di sopra, c'è il dottore.
Non ci mancava che questa.
Tanto ce ne erano già pochi di guai.
Ma tuo marito non poteva avere un'idea migliore.
Vattene! Vattene da questa casa!
Basta, mamma! Sei ubriaca!
Basta! Calmati! Sta' attenta a non lo fare più, eh?
Calmati, mamma! Non ci provare più! Ma è tutta colpa sua! Non ci provare più,
capito? Vattene da qui!
Sei stato tu, sei stato tu che l'hai portata alla rovina!
Vuoi vederla morto?
Questa è una riunione di famiglia. Lei dispiacerebbe accomodarsi di là.
Cara Anna, solo poche parole.
Tu lo sai, io non giudico i tuoi sentimenti, però ti prego a non fidarti
di Dino. Lui è stato contro di me e sarà in futuro contro tutti voi.
Dopo che io non ci sarò più, voi sarete in pericolo.
Andate da mio padre, lui saprà proteggervi.
Ti lascio la chiave di una cassetta di sicurezza alla stazione.
La troverai qualcosa che impedirà a Dino di farvi del male, ma non parlare
assolutamente con lui di questa chiave.
Gli raccomando in particolare Giulia.
Lei è l'erede della nostra famiglia e perciò è la più esposta, la più
minacciata.
Posso chiederle che cosa stava leggendo?
No.
Lei non è il tipo che apre la corrispondenza che non le appartiene? Mi
sembrava di aver visto un abuso. No, ha visto male.
Greta si è svegliata, vuole vederla.
Ci vado subito.
Immagino che lei stia andando via.
Immagina giusto.
Mi sembrava, infatti, che non fosse la serata buona per lei.
Per fortuna, signora, è arrivata in tempo. Ne ha prese molte. Due ore più
tardi e sarebbe stato difficile salvarlo.
Ma è ancora grave?
No, è soltanto un po' stordito, frastornato. Presto starà bene.
Gli abbiamo fatto una lavanda gastrica e gli ho dato dei cardiotonici. Senta,
adesso possiamo vederlo? Possiamo parlargli? Certo. E stategli vicino. Chi
fa un gesto del genere, se è veramente intenzionato, può anche riprovarci.
Andiamo.
C'era una volta, in un paese lontano, lontano, un re.
Era molto triste, perché la sua bambina non voleva crescere.
Ed era soprannominata Chicco di Riso.
Era piccola, piccola, piccola.
Allora il re fece chiamare a consulto tutti i dottori, tutti i grandi
scienziati da tutte le parti del mondo.
Ma nessuno. riusciva a far diventare Chicco di Riso più grande.
Finché... finché in quel paese un bel giorno arrivò un ragazzo.
Anche lui era piccolo, piccolo, piccolo come... come Chicco di Riso.
Quando lei lo vide, spalancò gli occhi per la sorpresa ed esclamò Ma tu... tu
sei piccolo come me.
Dimmi, qual è il tuo nome?
Io mi chiamo Chicco di Grano. rispose il ragazzo e vivo in un paese molto lontano
dove tutti sono come noi ho saputo che tu non vuoi crescere
Non sono capace neanche di uccidermi.
Ma perché, papà?
Perché l'hai fatto?
Perché non si può, non si può vivere tutta la vita con una maschera.
Passano gli anni e alla fine scopri che non va più via.
Quella maschera è diventata la tua vera faccia.
Smettila, smettila, ti prego, non posso più sentirti.
Non si può dire che tu abbia un gran papà.
Non è vero?
Tu sei il papà migliore del mondo.
Non sono come pensi, Giulia.
La banca mi ha consumato a poco a poco. Adesso basta.
Basta parlare così.
Come sta?
Male.
E' disperato, non vuole più vivere.
Non lo so, è come se gli si fosse spezzato qualcosa dentro.
Non ce la so.
Giulia.
Non fare così, dai.
È peggio.
Senti, io resto a dormire qui stanotte. D'accordo.
Devo... Devo prendere la tua macchina.
Grazie.
C'è una busta gialla, grande.
Mi pare che dentro ci sia una fotografia.
Sì, è una fotografia.
Non lo perdere di vista neanche un istante.
grazie
Sta accelerando.
Penso che mi abbia visto. L'ordine è di non perderlo a nessun costo.
Lo prendo in consegna io.
È una cosa importante.
Giurami che non hai dato quella lettera a Dino. Ma te lo giuro, Carlo.
Io non l'ho mai vista quella lettera. Non so nemmeno di che cosa parli.
Lo so che non ti fidi di me, ma non ti sto mentendo. L'ha rubata.
Chi?
Dino, l'ha presa lui.
Ma cosa? Che lettera? Di che lettera stai parlando? Devo partire, devo andare
subito da mio padre.
Ma non puoi, il dottore ha detto che non sei ancora... Non dirla a nessuno, ti
prego. Ma soprattutto non ne parlare a Dino.
Carlo, lasciami venire con te.
No, no. Ti prego, ti prego, dammi una possibilità. No, Anna, no.
Mi accompagnerà Giulia.
Papà, senti, è tutta la notte che ci penso.
Perché ieri sera hai detto che non sei un buon padre?
Per me tu sei sempre stato la persona... Fra qualche giorno spero di spiegarti
tante cose, ma per adesso non posso.
Devo parlare con il nonno prima.
Ma non puoi fare un piccolo sforzo ora?
Non lo so, magari ti farebbe bene... No, basta Giulia, non insistere, non è il
momento. Ti prego.
Dino Alessi, Laudeo, Ifter.
Questi li conosciamo già.
Questo qui invece tu non lo conosci, ma io sì. È una spia di un paese dell'est.
Uno importante.
Si fa chiamare Leibniz.
Questa foto è una bomba.
Ma perché Carlo non l'ha tirata fuori?
Non lo so.
Ma penso che il vero problema sia quel tizio lì.
Chi può essere?
Un uomo che Carlo può compromettere solo per salvare la famiglia.
E dopo aver scelto di morire.
Eppure non ha una faccia da criminale.
Papà, fammi venire con te, dai. Non mi va di lasciarti partire così.
No, cara, resta qui. Devi stare vicino alla mamma e a Greta.
Tu sei la più grande della famiglia, ricordalo.
Quando torni?
Presto, Giulia.
Presto.
Ecco qua, tieni.
Ma a te piace questa vita?
Lontano da casa, in un paese che non conosci, per tutto questo tempo.
Sarà strano, ma questo lavoro mi piace proprio... proprio perché è oscuro.
Nessuno ti vede, nessuno ti sente.
Qui, per esempio, è tutto schermato, coperto, insonorizzato.
Corrado, per me è bello fare delle cose importanti anche senza stare alla
ribalta. E magari non ti possono dare neanche una medaglia. No, ti sbagli.
Me l'hanno già data per...
Per cosa?
Ah, per servizi segretissimi resi allo Stato, ma non posso mostrarlo a nessuno.
È al sicuro in cassaforte nel Maryland, ma qualche volta se voglio posso dargli
un'occhiata.
Bravo, deve essere una bella soddisfazione.
Senti Corrado, se tutto andrà bene...
Io farò dare una medaglia anche a te.
Anche quella dovresti tenerla in archivio, immagino.
Naturale. In ogni caso, quando vorrai venire a vederla, ti basterà prendere un
aereo. E se invece ti dovesse capitare qualcosa e la medaglia fosse una
medaglia alla memoria, beh, noi consentiamo anche l'accesso ai parenti.
Io non ho nessuno.
Allora, in nome del governo degli Stati Uniti, io ti posso regalare questa.
Al fiocco pensaci tu.
Ma come fai ad essere sempre così allegro?
Non lo so.
La vita è una gran bella cosa.
Ho un quadro da consegnare.
Aiutami.
Ecco, questo... Questo è Bert.
Ed è morto per colpa mia.
Ho portato gli assassini fino alla sua porta. Non ti prendere colpe che non
sono tue.
Io porto la morte.
Mi sono trovato davanti a quel ragazzo all'improvviso.
Avrà avuto neanche vent'anni.
E l'ho ucciso.
Perché non ha sparato lui per primo?
Forse perché aveva solo vent'anni.
E perché invece io ho sparato? L'hai fatto per salvarti?
No, io l'ho fatto... L'ho fatto per odio.
Capisce? L'ho fatto perché volevo vedere se il suo sangue era uguale a quello di
Bert, di Elsa e di Paola.
No, no.
È meglio che la tenga lei.
Ecco.
Uno come me è meglio che vada in giro per il mondo a mani nude.
La tenga lei.
Sì.
La terrò io.
E spero che tu non venga mai qui a riprenderla.
Per nessun motivo.
Non ti ha aiutato fino ad ora.
E non ti aiuterà in futuro.
Nessun'arma può cancellare il male fatto.
Né quello subito.
E adesso?
Che farai?
Non lo so.
Non ho nessuna prova, non ho niente. Nessuno mi crederà.
E loro hanno vinto.
Chi sono loro?
Hanno tante facce, ma per me sono una cosa sola, sono il male.
Brava, brava, Rosaria.
Il sorriso di una bella fanciulla è quello che un uomo ingiustamente privato
della libertà desidera di più quando ritorna alla vita.
Ciao, salvo.
Le ho
portato i dolci.
Scommetto che l'hai fatta tu.
Quando tua madre ti affedò a me eri ancora un bocciolo pieno di spine.
Ma ora sei diventata un fiore.
Me lo merito anch'io, un bravo, no?
Allora, Salvo, come andiamo?
Così. Da quando lei ha avuto tutte queste noie non c'è più molto rispetto
fra gli amici. Non importa, ce lo riprendiamo il rispetto.
E sai come col denaro.
Molto denaro, molti nuovi affari.
Più è il denaro, più sono gli affari e più è il rispetto.
Dico bene, Rosario.
E ora corre, Salva, portaci subito a casa.
Bene.
Perlomeno qui è rimasto tutto com'era.
Non ci sarà bisogno di rimettere in ordine.
Di qua, suo padre la sta aspettando.
Prego.
Purtroppo, ho di nuovo bisogno di aiuto.
A me fa piacere, invece.
Mi ridai un po' di vita.
Mi stavo addormentando e tu mi risvegli.
Ascolta, papà... Adesso te ne stai un po' di giorni qui e parliamo di tutto.
Del resto è giusto. Un figlio che non dà preoccupazioni al padre non è veramente
un figlio.
Non ti sentivo da così tanto tempo che quasi m'ero dimenticato che esistevi.
Tutti i paesi vendono le armi.
È un commercio che è sempre esistito.
L'Italia vende le armi all'Argentina, l'Egitto vende le armi all'Iran, Israele
vende le armi alla Repubblica Sudafricana, la Francia, la Germania, la
Russia, gli Stati Uniti.
Da ogni parte del mondo arrivano armi. È solo una partita di giro sulla quale
tutti chiudono gli occhi. Ma io no.
Non voglio più chiudere gli occhi. Sei un uomo che appartiene a questa società
e dirigi un'impresa che fa circolare denaro.
Il denaro non ha morale.
È colpa nostra se i politici favoriscono lo sviluppo delle industrie militari?
E se l'industria delle armi è uno dei settori che rende più denaro? Noi non
siamo né santi né demoni. Noi siamo soltanto dei notai. Notai degli affari
altrui e talvolta della corruzione altrui. Io però non voglio più
autorizzare milioni di morti. Ma la nostra partecipazione è puramente
tecnica.
Non possiamo sentirci responsabili.
Perché diamo una copertura finanziaria ad affari che non ci riguardano. Quello
che dici non è vero.
I nostri finanziamenti uccidono.
Provocano dei massacri. Ma abbiamo finanziato anche ospedali, strade, case,
scuole. Perché vuoi far finta di non capire?
Che cosa pretendi da me?
Io ti avevo lasciato un sistema di banche sano, efficiente. Sei tu che hai
fatto delle speculazioni sbagliate. È facile essere sani e efficienti quando
si acconsente al riciclaggio del denaro sporco.
quando si ammette il traffico delle armi.
Lo vuoi sapere perché ho fatto quelle che tu definisci speculazioni sbagliate?
Perché mi eri illuso di poter spezzare in questo modo il cerchio dei traffici
illeciti.
Volevo dimostrarti che si può essere uomini di finanza senza sporcarsi le
mani.
E pensi di aver vinto?
Se avessi vinto non sarei qui.
Pazienza, vuol dire che avrai fatto esperienza per la prossima volta.
Però devi coprire al più presto il buco della banca di Hong Kong.
Tento di farlo da tanto tempo, ma... è come cercare il petrolio scavando con le
mani.
Ci sono solo due modi.
Per colpire il boccino.
E tutti e due di sponda.
Da una parte c'è l'operazione di Dino.
Che devi ammetterlo è geniale.
E dall'altra parte c'è il denaro che puoi recuperare svendendo agli avvoltoi
che aspettano tranquillamente la nostra rovina. Scegli.
Non voglio giocare di sponda.
Allora non puoi fare altro che questo.
Hai visto?
Sei andato per la tua strada. Ma ci sono dieci punti di penalità e quei birilli
abbattuti siamo tutti noi che ne paghiamo il prezzo.
Ma posso fare un'altra cosa?
ritirarvi, abbandonare la partita.
Dove sei?
Senti, ti aspetto sull'autostrada. Sta' attenta che non ti seguano.
Ma che c'è? E' successo qualcosa?
Ti spiegherò a voce.
Comunque non dire niente a nessuno. Puoi venire?
Sì. Sì, sì, certo, vengo subito.
Sei sicura che nessuno ti abbia seguito?
No, non credo.
Ma che sta succedendo, Corrado? Perché ti nascondi?
Giulia.
Ho bisogno di te, Giulia.
Anch'io. Ti amo, sai?
Anch'io ti amo. Ti amo tanto.
Senti, senti, andiamocene via. Ti porto in un posto dove non potrà trovarci
nessuno. Va bene.
Ok.
Vieni via con me.
Che cosa conti di fare con questa procura?
Quello che tu stesso hai stabilito.
Venderemo gli immobili, cederemo le ipoteche, asciugheremo i depositi di
copertura, liquidizzeremo i crediti e se poi sarà necessario
rischieremo sui mercati esteri con delle garanzie personali. Mi occuperò io di
tutto.
Sta tranquillo, ne verremo fuori, vedrai.
Fidati di me.
Perché non te ne vai un po' a Semio?
È bellissima in questo periodo. Hai bisogno di riposarti, ti farà bene.
È già stato tutto predisposto per il tuo arrivo.
Papà, tu non mi tradirai, non è vero?
Va a Semio.
Devi avere fiducia in me.
Non ti tradirò.
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