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grazie
Grazie a
tutti.
grazie a tutti
Grazie.
Pronto? Sono Olga Camastra.
Ma come... Come fa a sapere che sono qui?
In città basta una mezza giornata e si sa tutto di tutti.
Come mai è tornato?
Ragioni personali.
Senta... Senta, mi scusi, ma non ho voglia di parlare con nessuno.
Buonasera.
Grazie.
Pronto? Sono ancora io?
Lei penserà che sono insistente. Ma che cosa posso fare?
Se ho voglia di parlare con lei?
Non abbiamo niente da dirci.
Io... Io ho voglia di vederla.
È impossibile. Ho da fare qui in casa.
Devo spiegarle tante cose.
Domani è un momento libero? No, nemmeno domani.
Le ho detto che ho da fare.
Mi dispiace rivederla.
Non mi lascia entrare?
Ho capito.
Lei ha detto che restava in casa perché era sicuro che io non sarei venuta.
Da queste parti non si usa una donna sola di notte nella casa di un uomo
solo.
Ma io posso permettermi di fare tutto quello che voglio. Beh certo, lei è una
donna di altro livello.
Perché è tornato qui?
Chi lo vuol sapere?
Io. Sono tornato per chiudere la casa.
È venuto solo?
Come sta sua figlia?
Mia figlia non c'è più.
Mia figlia è morta.
Oddio.
Mi dispiace.
Mi dispiace veramente.
Non sapevo nulla.
Non sapevamo nulla qui.
Ma come è successo?
Non vorrei più parlarne. La prego.
Noi due abbiamo dei brutti ricordi insieme.
Sì, infatti.
Ricordo che lei ha tentato di farmi ammazzare un giorno.
È vero.
Quando lei è venuto a chiedermi aiuto, io... io l'ho tradito.
Mi hanno ricattata, mi avrebbero uccisa se non avessi detto con quale auto era
venuto a trovarmi.
Ho scambiato la mia vita con la sua.
Vorrei non averlo fatto.
Lei vuole essere perdonata?
No.
Vorrei che lei mi credesse.
Non le sembra di chiedere un po' troppo?
Ha ragione.
Ho pagato con tanti rimorsi, ma forse... Qualcosa ho anche capito.
Seppure le credessi, non cambierebbe niente.
Niente.
Mi scusi per questa intrusione.
Spiegherò tutto agli amici. Voglio parlare con loro prima di farmi
scaricare in questo modo.
Lei ha sbagliato.
Uno sbaglio grave.
Il suo colloquio con il giudice Bordonaro è stato, diciamo, un po'
troppo lungo.
Speravo che mi aiutasse con gli amici, avvocato.
Come io ho sempre aiutato lei.
Questa volta è stato impossibile.
E allora li affronterò.
Ci tiene veramente a guardare in faccia agli amici.
Lo paghi così il suo sbaglio.
Firmi questa lettera, è meglio.
Ma che cos'è?
La delega accede a terzi le sue azioni della banca.
A che prezzo?
Una lira.
Ma lei è pazzo.
La mia quota vale almeno 8 miliardi.
Oggi vale solo una lira.
Ma posso almeno raggiungere mia figlia in Brasile?
Lei può fare quello che vuole, è un uomo libero.
E siamo in un paese democratico.
Firmi. Commendatore Ravanosa, cerchi di calmarsi, altrimenti la sua firma sarà
irriconoscibile.
Ho messo al corretto il mio cliente americano, Frank Carrisi, della nostra
adesione al suo progetto, ma adesso dobbiamo scegliere la banca sulla quale
appoggiare tutta l'operazione.
Io sono ancora in buoni rapporti con Nicola Sorbi, che anche voi conoscete da
molto tempo e che da qualche anno ha lasciato la nostra città per Roma e il
cui istituto finanziario ha ormai raggiunto un prestigio a livello
nazionale. Conosciamo tutti benissimo il dottor Sorbi.
Ma Ravanusa?
Mi dissero che l'altro giorno mandò in Brasile sua figlia con il genero e i
nipoti. Ma perché?
Ravanusa ormai non esce più da casa da molto tempo.
Vive chiuso nelle sue stanze.
Per quanto mi risulta non si interessa più a niente e fa rispondere di essere
malato. Povero Ravanusa. Eh sì, dobbiamo rassegnarci. Anche per gli uomini ci
sono alberi radiosi e malinconici tramonti. Ma i suoi affari invece sono
sani. La banca del Ravanusa svolge una funzione che dobbiamo salvaguardare ad
ogni costo. Ma signore, Ravanusa è il pacchetto azionario più forte.
Lo può vendere.
E chi le comprerebbe l'azione del Ravanusa in questo momento?
Lo stesso dottor Sorbi.
Ma il Ravanusa gliel'ha già cedute.
Ha dato a me la procura per trattare la cosa.
Allora non c'è problema.
Consideriamo Ravanusa definitivamente fuori.
Ritengo dunque già concluso questo accordo con l'istituto finanziario del
dottor... Un nostro illustre conterraneo torna così al suo paese d'origine, dai
suoi antichi amici, e questo rafforzerà i nostri legami con il continente.
A proposito di continente, ho saputo che si aggira in città quel Cattani.
Sì, ne ho avuto notizie anch'io. E che ne pensa lei?
È solo de passaggio. È venuto per riprendersi i suoi mobili.
Guai familiari, problemi personali, mi ha detto la contessa Camascia.
Ma io non ci credo, lo conosco bene.
Comunque non vi preoccupate.
Gli toglieremo il vizio di impicciarsi degli affari degli altri. Ho già preso
le mie precauzioni.
Pronto? Dottor Cattani.
Il comandato della Manusa adesso dovrebbe vederla.
Perché? Se vorrebbe parlare.
Ma io sono di passaggio.
Non ho più nessun rapporto con gli affari di questa città.
Oh, dice il commendatore che si tratta di una cosa delicata, importante, una
cosa che la riguarda molto da vicino.
Perché non mi ha telefonato lui personalmente?
Me lo passi, per favore?
Ma sta riposando.
Mi permetto di insistere. Perché il commendatore mi ha pregato di insistere
con lei.
Se lei è così gentile di venire, l'aspetta oggi stesso.
Come ha saputo della mia presenza qui in città? Questo non lo so, dottore, non lo
so.
Sicuramente qualcuno che l'ha vista e ce l'ha ripetuto al commendatore.
Va bene.
Mi dia l'indirizzo, per favore.
Via Giuseppe Nekotala, 64.
A che ora?
Anche subito.
Sarò lì tra mezz'ora.
Va bene.
Allora, commendatore, sto uscendo.
A chi hai telefonato?
Eh, a mia moglie. C'è la picciritta che sta ancora male, c'ha la febbre.
Faccio una scappata a casa.
Sbrigati a tornare.
Già che ci sono faccio un poco di spesa.
Mancherò una mezz'oretta.
Chiudi bene il cancello, eh?
Ti raccomando.
Senz'altro.
Buongiorno. Buongiorno. Mi dà un gettone per favore, anche un caffè.
Eccole.
Pronto?
Buongiorno, sono Cattani.
Che sorpresa.
Grazie per aver diffuso la notizia della mia presenza in città.
Non sono stata io a diffonderla.
Ho ricevuto un invito di un suo amico, il commentatore Ravanusa.
Chi le ha telefonato?
Non lo so, un suo incaricato, il cameriere credo.
Io non ci andrei.
E perché?
Non lo so perché, ma non ci andrei.
Ormai ho detto di sì.
Lei non è venuto qui solo per chiudere la sua casa.
Non si rassegna.
Fermo! Sulle mani!
Siete arrivati al momento giusto.
Guardate in tutte le camere, frugate tutta la casa se c'è qualcun altro. Non
c'è nessun altro in casa, brigadiere. Molteni, chiama la centrale!
Stai fermo! Sulle mani!
Perquisiscilo!
Sono Corrado Cattani.
Ero il capo della squadra mobile di questa città.
Ha voluto dare spettacolo, direttore?
Applico solo il regolamento.
Devo fare questa pescolina con me?
No. Ti sono antapato?
Ho detto no.
Ma tale questa cosa fetosa.
Ma guarda chi si vede, commissario.
Ciao, Cattani.
Ben arrivato.
Non ti ricordi di me?
No.
Fiorito, quello che ha fatto arrestare D'Altero per spaccio di droga nella zona
del porto.
Ho fatto bene.
Dici, fratello? Non sapevo di avere fratelli. Nemmeno io. Hai visto che fino
ha fatto D'Altero?
Già. E tu quando crepi?
Quando lo decide il padre eterno.
Più tardi possibile tu e il carcere te lo devi godere. Vedrai che divertimento.
Senti, ma che cosa vuoi da me? Io non ti conosco nemmeno.
Come? Tu e i tuoi sbirri, tre volte mi metteste le mani addosso e adesso manco
mi conosci.
Ma che dici? Attento a chi?
Quando me la fai pagare? Quando te lo fanno commessare?
Mi dispiace, dottore, ma sono stato trasferito da Palermo da poco e non
conosco ancora a fondo questo procedimento e non voglio dare adida a
equivoci e immaginazioni.
Lei mi capisce, avvocato?
Certo, signor giudice, capisco.
Forse è inutile che le ripeta ciò che lei già conosce benissimo.
Ho ripercorso tutte le carte del fascicolo che la riguarda.
Riassumendo, lei ha asserito che sua figlia...
È stata rapita da un'organizzazione criminale della quale sostiene che
facesse parte anche il defunto commendatore Ravanusa.
Sì, è vero. È vero.
La verità ha sempre tante facce, dottore.
E tocca a me, disgraziatamente, trovare quella giusta.
No, non capisco le sue perplessità.
Che cosa è andato a fare in casa Ravanusa?
Il mio cliente lo ha già dichiarato.
Il commendatore gli aveva chiesto un colloquio. Su quale argomento?
Non ha fatto in tempo a dirmelo. Quando sono arrivato era già morto.
Si rende conto che secondo le sue stesse dichiarazioni lei aveva validi motivi di
rancore contro il defunto commendatore Ravanusa?
Certo.
E che questi motivi potrebbero configurarsi anche come un vero e
proprio movente?
Sì, certo.
Non ha altro da dire?
Sì.
Sono preparato e rassegnato a tutto quello che mi sta succedendo, compreso
lei.
Lei ha tutta l'aria di volermi prendere in giro.
Guardi che può essere pericoloso.
Pericoloso per me?
Ormai avete tutto in mano.
Il cadavere, il movente e l'assassino.
Si farebbe smontare delle mie contestazioni?
Sì, se fossero plausibili.
Lei nella sua mente ha già chiuso l'istruttoria.
Perché segui da interrogarmi?
Dentro, dentro!
Tutti i decimi, avanti, cameracci!
Pure tu, forza, dentro!
Può fare un spreduto se c'è chi è il camerale.
Avanti, pure a te, dentro!
Commissario. Ma che c'è? Che è successo? Eh, ma stanno schizzando, un poco di
movimento, no, Viri?
Commissario, il divertimento è cominciato.
Ti piace?
Superiore, sono di cella di punizione.
Quello è già da morto, puzza.
Qua sono, andiamo. Vieni, vieni, che questa volta lo paghiamo.
Commissario, sono venuto a darti la buonanotte, non sei contento?
E che c'è? Hai perso la lingua?
Commissario, che faccio? Destruzzo! Che faccio? Destacco la testa e lo butto
dentro il cesso!
Commissario, ma che fai?
Commissario, per stanotte il divartamento è finito, ma ci rivediamo.
Guardia!
Guardia!
Che c'è?
Ti devo parlare.
Mi devi fare un favore.
Qua sono, commissario.
Devo parlare con la signora condessa.
E tu chi sei?
Mi chiamo Salvatore, ho una lettera per lei.
Io la consegno io. No, devo dargliela di persona e aspettare la risposta.
Se la condessa non getta non alcio a volta.
Vieni dentro.
Voscienza la vuole.
Non c'è scritto niente.
Le parole le so io, ma costano un milione, perché vengono dal carcere.
D'accordo.
Ti darò il milione.
Sì, ho capito.
Te lo darò subito.
Le parole sono queste. Il commissario Gattani le vuole vedere.
È cosa urgente.
Signor giudice. Buongiorno. Lei non è cortese. Non sono io scortese. È che
oggi è domenica. Mi riservavo di telefonarle domani mattina. Ci sono
delle novità?
A nessuna, sfortunatamente.
Mi è proprio impossibile accordarle quel colloquio con il dottor Cattani finché
non avrò terminato tutti gli interrogatori.
Di che cosa ha paura? Che glielo porti via?
Non è paura, è la legge. E la legge non permette a nessun estraneo di avvicinare
l'imputato prima della conclusione dell'istruttoria.
Neanche con un piccolo sforzo personale?
Lei non mi chiede un piccolo sforzo, lei mi chiede una trasgressione.
E io non la posso fare, altrimenti l'imputato diventerei io.
Contessa.
Allora, avvocato, me lo procura questo colloquio?
Gli vuole chiedere se è stato davvero lui ad ammazzare Ravanusa?
Mi incuriosisce parlargli.
Ostenata, eh?
Ma è vietato dalla procedura.
È contro la legge, lo sa.
Me l'ha già detto il giudice.
È proprio per questo che lo chiedo a lei.
Lei mi fa un bel complemento.
Mi considera un imbroglione.
No.
Soltanto un abile avvocato, amico del giudice, più di me.
Forse anche lei avrà la curiosità di sapere come se la passa Cattani.
Che cosa ha in mente?
Contessa, malgrado certi suoi capricci, finiamo sempre per metterci d'accordo.
In fondo noi ci somigliamo.
Lei non trova?
Dio mio, com'è ridotto.
Cosa le è successo? Chi è stato?
C'è uno qui dentro che si diverte a provocarmi.
Forse ha deciso di massacrarmi a rate.
Ma chi?
Uno spacciatore, una specie di gorilla.
Pagato da qualcuno per tormentarmi.
O forse crede di fare un favore a qualcuno.
Ma lei deve protestare con gli agenti, con il direttore.
La mia faccia protesta da sola.
Comunque grazie per essere venuta.
Mi dica che cosa posso fare.
Le è costato molto il messaggio.
Non si preoccupi.
Purtroppo non avevo altro modo per farglielo arrivare.
Vuol dire che avrà un debito con te?
Sì, certo.
Anche per quello che sto per chiederle.
Devo fidarmi completamente di lei.
Non deve dire niente a Terrasini.
Se la sente?
Proprio a fidarsi.
Vediamo cosa ne viene fuori.
Tanto, peggio di così.
Già, al massimo possono suicidarmi.
Allora, mi dica che cosa posso fare.
L'amico arrestato in Sicilia ha bisogno di parlare con lei.
Chi ha il telefono?
Ha capito di chi parlo?
Sì. Lui dice che è importante non solo per lui, ma anche per lei.
Per me?
Sì, per lei.
Dice che potrebbe essere costretto a rivelare cose che non vorrebbe.
Lui sa perché un certo giudice di qui voleva parlare con lei e poi è stato
ammazzato a Roma.
Tutto questo non lo vuole dire perché è suo amico, ma si aspetta anche da lei.
Un gesto di amicizia.
Comunque non servirebbe a niente chiudergli la bocca per sempre.
Ha depositato una memoria presso un notaio.
Qual è il primo aereo disponibile per Palermo?
Un attimo, dottore.
Può partire alle 15.30 da Ciampino.
Va bene, mi fissi subito un posto e mi annulli tutti gli appuntamenti per oggi
e per domani.
Avverta Sua Eccellenza che non posso partecipare alla riunione e mi scusi
molto con lui. Bene, dottore.
Sono il direttore, prego. Molto lieto.
Buonasera. Buonasera.
Ecco la mia autorizzazione.
Dottore, ci mancherebbe altro.
Apri. Sì, signore.
Prego. Dovete essere più rigidi con i vostri visitatori.
Nessun privilegio per nessuno.
Per carità.
E controllando più le facce conosciute di quelle sconosciute, si serve meglio
lo Stato.
Naturalmente con le dovute eccezioni, dottore.
Com'è possibile, ragazzo mio, che tu debba sempre andarti a ficcare negli
impicci?
Non ho ucciso Rabanosa.
Lei lo sa che non ne sarei capace.
E infatti, quando mi hanno detto dell'accusa non ci ho creduto.
Però ti sei cacciato lo stesso in una brutta storia. Mi hanno teso la
trappola.
Ormai soltanto lei può riuscire a tirarmi fuori di qui.
Io? E come?
Non è nei miei poteri.
Possono uccidermi quando vogliono qui dentro.
E perché dovrebbero?
E chi, soprattutto?
Forse pensano che io abbia parlato con il giudice Bordonaro.
Prima che lo ammazzassero.
E tu hai parlato con il giudice Bordonaro?
Sì.
Per telefono.
All'uso qualcosa.
So che Ravanusa aveva parlato, fatto dei nomi.
Anche il suo.
Il mio?
Sì, ma forse Ravanusa non si era reso conto di quello che diceva e Bordonaro
avrà scambiato un semplice rapporto di conoscenza con una complicità.
Bene.
Allora cosa posso fare per te?
Voglio dimenticare tutto.
Non voglio più sapere niente.
Mia figlia è morta.
Ormai penso solo a me stesso.
Vi faccio uscire da questo inferno.
Se hai ancora un po' d'amicizia per me.
Come puoi mettere in dubbio la mia amicizia?
Non sono venuto qui subito.
Quella telefonata è stata molto imprudente.
Sì, lo so, ero disperato.
Chi era quella donna?
La moglie di un detenuto che ho conosciuto qui.
Comunque quel numero telefonico non esiste più.
La ringrazio di tutto, dottor Cannito.
Io ti sono sinceramente affezionato.
E devi affidarti a me.
Completamente.
È quello che desidero di più.
In questo momento.
Prego.
Si accomodi, no? Grazie.
La vedo preoccupata, dottore. Che le succede?
C'è il commissario Catani in carcere.
Già.
Lo so.
Non si preoccupi di Catani, lo lascia il suo destino.
Non si può fare qualcosa per lui.
È un ragazzo che conosco da 15 anni.
Sì, ma... Adesso ne ha 15 di più.
E la testa gli gira storta.
In prigione si calmerà.
Non sono mai intervenuto nella vostra decisione.
E questa storia non mi riguarda.
Ci sono stato tirato dentro.
Deve ammettere che avete commesso degli errori.
Se errore c'è stato è meglio dimenticarlo.
Che non ne rimanga nemmeno il ricordo.
A che cosa brindiamo questa sera, avvocato?
Alla nostra tranquillità.
Non è d'accordo, dottore?
Avvocato Terrasini?
Sono io.
Mi riga.
Mi scusi se le telefono a quest'ora, ma penso che per la questione Cattani
possa esserci una via d'uscita.
Indolore è più conveniente per tutti quanti, anche se le potrà sembrare
rischiosa.
Quale?
Ascolto.
È una soluzione interessante.
Se accetta, sono d'accordo.
Sono riuscito a convincere Terrasini ad assumere la tua difesa.
Terrasini è il responsabile della morte di mia figlia.
Come puoi dire una cosa del genere?
Capisco il tuo dolore, ma devi farti forza.
Comunque ricordati che Terrasini è sempre un eccellente avvocato e può
ottenere rapidamente il tuo proscioglimento.
Ne sono sicuro.
Bisogna essere realisti, amico mio.
Se è necessario, si deve accettare anche il compromesso.
Ma è giusto?
Farsi sputare in faccia?
Io non so se sia giusto o no.
Ma è una lezione che ci dà la vita.
È vero, a volte forse ci costringe ad infilarci nel fango.
Ma la vita è anche fango.
Non dimenticarlo, Corrado. È corruzione e compromesso. È duro e scomodo, ma
necessario.
Come gli schiaffi che ci davano i maestri a scuola.
Comunque, è la filosofia di questa società.
Per non essere sopraffatti, per conservare la propria libertà, a volte
si deve stringere qualche mano non troppo pulita.
Terrasini è l'elemento necessario del nostro accolto.
Tu dimentica il giudice Bordonaro.
E tutta questa storia.
D'accordo?
Come vuole.
Ciao, Corrado.
Vieni a Roma a trovarmi. Ti vedrò molto volentieri.
Se hai bisogno di aiuto, io esisto sempre.
Ti aspetto.
Buongiorno, commissario.
Buongiorno.
Si accomodi.
Un amico comune mi ha pregato di assumere la sua difesa, se lei è d
'accordo, naturalmente.
Al punto in cui sono, non mi pare che possa rifiutare qualcosa.
Meglio così.
Sarà molto più facile intendersi.
Si rilassi.
Dunque, lei è accusata di aver ucciso il commendatore Ravanusa.
Io credo alla sua versione, alla sua innocenza.
E lo sa perché?
Perché ne ho le prove. Mi hanno detto che lei ha sempre dichiarato di aver
trovato il commendatore Ravanusa già morto.
Infatti. E che nessuno era presente sul posto.
Sì, è così.
No, non è così.
È qui che lei si sbaglia, commissario. C'è un testimone, il domestico di casa
Ravanusa, che dice di essere rientrato dopo mezz'ora e di aver trovato il suo
padrone già morto.
E questo non è tutto.
Ha detto anche che è fuggito spaventato e che appena uscito di casa ha visto
lei che scendeva da un tassì.
Certo.
La verità è questa.
E allora il caso è risolto. Stia tranquillo.
Non ne resta che fermare questo mandato con cui mi affida la sua difesa.
Allora, è soddisfatto?
Sì, certamente.
Molto bene.
Possiamo salutarci.
Arrivederla, cattane. Arrivederci.
forza forza dai forza forza forza forza forza forza forza forza forza forza
forza
forza
Conferma che il qui presente Corrado Cattani è stato da lei visto, nella data
indicata, entrare in casa del commendatore Ravanusa dopo che lei
aveva visto il suddetto già morto in casa sua.
Sì, sì, lo confermo.
Perché non si è presentato prima?
Signor giudice, lei conosce meglio di me la condizione di torpida arretratezza di
certe zone della nostra terra.
È doloroso, ma non possiamo ignorare una realtà che esiste. Molta gente
preferisce evitare i contatti con la giustizia, non per malvagità, ma per
tradizione secolare.
Una paura ingiustificata, una forma di diffidenza primitiva. Sì, sì.
Firmi qua sotto.
Veramente, signor giudice, io scrivo poco e male.
Posso mettere la croce?
No, no, ti deve sforzare.
Nome e cognome.
Non serve altro.
Congratulazioni, dottore.
Lei si è trovato l'avvocato giusto.
Buonasera, dottore. L'avvocato Terrasini la sta aspettando.
Venga con me, l'accompagno.
Salga su, commissario, venga. Lo ringrazio, ma non si disturbi. Posso
prendere anche un taxi?
No, salga su.
Venga a bere qualche cosa a casa mia.
Dobbiamo festeggiare l'avvenimento.
Rendiamo al nostro successo.
Confesso che è un onore e una soddisfazione. Puoi andare.
Ogni volta che ottengo una vettoria mi creda. Oggi è una giornata felice per
me. Dobbiamo parlare del suo compenso. Non ci pensi neppure. Per pochi giorni
di lavoro.
Vorrei chiuderlo. Non insisto, la prego. La considererei una mancanza di
cortesia. E la mancanza di cortesia tra amici è una cosa grave.
Alla nostra amicizia, dottor Cattanei.
All'amicizia.
A proposito di amicizia, pensi per esempio a quell'uomo, il domestico del
Ravanusa, che ha confermato la sua innocenza indiscutibile.
Quello che ha fatto non ha prezzo, capisci?
È sincero, onesto, è un amico e va trattato come tale.
Se gli volessi offrire dei soldi lui si sentirebbe offeso.
Ma può contare su di me come io posso contare su di lui in qualsiasi momento.
Che cosa potrò mai fare io per lei?
Spero che mi oserebbe lo stesso trattamento, se mai ne avesse bisogno.
Certamente.
Sa cosa pensavo, avvocato?
Il giudice non ha chiesto al cameriere se era stato lui a telefonarmi per
invitarmi da Ravanusa.
Lei non ha perso il vizio del suo mestiere, eh?
Vale sempre sapere tutto.
È molto curioso.
È un mio difetto.
Faccia in modo di toglierselo, è come mettere le dita nel naso.
Da fastidio.
Cercherò di seguire il suo consiglio. Sì, ma senza arrabbiarsi, senza sentirsi
umiliato, senza soffrire.
Fredda tutta questa faccenda più allegramente.
Come la vita.
E la morte.
Sì, la morte è anche vero.
Come quella di Revanusa, per esempio.
Dottor Cattani, vorrei che mi facesse un favore.
Non mi parli più del Ravanosa.
È stato un grande dolore per me.
Era mio amico da tanti anni.
E allora?
Cosa hai intenzione di fare adesso?
Andrò a Roma.
Ha già un punto di riferimento?
Il dottor Cannito.
Ottima decisione.
Allora ci incontreremo nella capitale.
Vedrà, non ci mancheranno le occasioni, dottore.
Fa bene ad andare via.
Quando ha deciso di partire?
Credo domani sera.
Ho già spedito le ultime cose che avevo in casa.
Ma... è stata dura.
Però comincio a imparare.
E forse cominciò anche ad adattarmi.
Ho preso troppi schiaffi nella vita.
Li abbiamo presi tutti.
Lei non è un privilegiato in questo senso.
Forse adesso mi capirà di più.
Sì, forse ci capiremo di più.
Abbiamo un terrasino in comune.
Perché vuole essere così insopportabile?
Che cosa vuole di più?
Vuole sfogarsi con me?
Lo faccia.
Non protesterò, non dirò una parola.
Mi scusi.
Perché?
Perché non è amore.
Comunque serve a tirare avanti.
Dì la verità.
Lo fai per i tuoi rimorsi?
Lo faccio soltanto perché ho voglia di farlo.
Da tanto tempo.
Se è una cosa che mi piace, basta.
Grazie a tutti.
Grazie.
Grazie. Non sei più tornata dalla tua madre?
No, vivo sola.
Lavoro nella biblioteca municipale.
E tu?
Non lo so, forse andrò a Roma.
Sono stato in Sicilia.
Ti ho spedito la tua roba.
Ho pensato molto in tutto questo tempo.
Forse sognavo un marito con un lavoro che non coinvolgesse la mia vita.
E quella di mia figlia.
No, non volevo parlare del passato.
Io certe volte mi sento come...
Come se tutti mi volessero strangolare.
C'è chi vuole usare la mia rabbia, il mio dolore.
Umiliarmi.
E chi vuole costringermi alla resa dopo... dopo avermi preso tutto.
Mi è sempre stato difficile capire i tuoi problemi.
Il tuo orgoglio.
I tuoi moralismi.
Tu non sai perdonare.
Forse è questo che ha distrutto tutto.
Messie. Buongiorno.
Buongiorno.
Voi sapete dove è la tomba di Paola Catani?
Ah, Paola Catani.
La prima è la quattrima tomba.
Grazie.
Quante volte mi hai aspettato?
Eh, Paola?
E io non arrivavo mai.
Avevi tanto bisogno di me allora.
E adesso sono io che ho bisogno di te.
Io... io non mi rassegnerò mai.
Mai.
Tutto è così ingiusto, così crudele.
Avevi diritto alla tua vita.
E anche se niente e nessuno te la potrà mai ridare, forse mi perdonerai se
riuscirò a fare un po' di giustizia.
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