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Original subtitles

Grazie.

Una grande pianura.

Un paesaggio strano.

Anche la casa era strana.

Era grandissima.

E io stavo dentro questa casa, che era una camera sola.

Senza finestra e senza porto.

I muri erano sporchi di fumo.

E poi mi venivano addosso.

Allora io mi voltavo a guardarli, ma i muri diventavano uomini.

Cercavo di scappare e all'improvviso c'era una finestra. Lo vedi? Prima la

finestra non c'era, poi c'era. Come succede sempre nei sogni. Ma non era un

sogno, ero sveglia sul letto, con gli occhi aperti.

Non vedevo l'ora che venissi tu per raccontartelo.

Adesso non pensarci più.

Aspetta, perché proprio adesso mi salvo.

La finestra si apre, c'è il sole.

Ma è anche notte.

Sotto la finestra c'è il mare.

Allora io salto giù nel mare così gli uomini non mi prendono.

Ma io cammino con i piedi sulla sabbia, tutta nascosta dalle onde.

Come quando ci tuffi.

Non posso gridare.

E non posso dirlo a nessuno, se no apro la bocca e l'acqua mi soffoca. Adesso io

sono qui ed è finito tutto, non pensarci più.

Ma non ci riesco, mamma.

Ho sempre quel sogno davanti agli occhi.

Come faccio a dimenticarlo?

Papà e io siamo qui per aiutarti a dimenticare. Ti siamo vicini per questo.

Buongiorno, sono Ettore Ferretti.

Allora cosa vuole?

Non è per ragioni personali che ho chiesto di incontrarla.

Perché mi ha telefonato?

Beh, per controllare degli appunti che la riguardano.

Vogliamo fare due passi?

Commissario Corrado Cattani.

38 anni.

Inviato in Sicilia per indagare sull'uccisione di un collega, scopre l

'assassino, un pericoloso mafioso, tale Cerinà, e lo fa arrestare.

Proseguendo brillantemente le indagini, riesce ad individuare le menti direttive

della criminalità organizzata locale.

Ma proprio mentre sta per far scattare la mano della giustizia, smentisce tutta

la sua indagine, con una serie di ritrattazioni che culminano con una

missione pubblica, televisiva.

di abuso di potere, falso in atti di ufficio, inquinamento di prove.

Il Cattani giustifica il suo comportamento testimoniando di aver

agito in stato di necessità a seguito del rapimento di sua figlia, seviziata e

sembra... stuprata.

Mi scusi il linguaggio. Sì, è vero, le hanno usato a violenza.

Il Cattani riconosce esplicitamente di aver ceduto al ricatto e di aver agito

di conseguenza contro il suo dovere di funzionario di polizia.

Voi forse non vi rendete conto.

di quanto mi sia costato coprire certi crimini e diventare un complice.

Sì, io posso anche capire, ma lei sa meglio di me come sia difficile

cancellare quanto è accaduto.

Il Catania ha ricevuto una comunicazione giudiziaria dal giudice Bordonaro che

sta indagando sui fatti di qui sopra. È stato sospeso dal servizio ed è stata

aperta un'inchiesta ministeriale sul suo conto.

Attualmente vive in Svizzera, accanto alla figlia, ricoverata in una clinica

neurologica di Ginevra, e alla moglie, dalla quale è separato di fatto.

Non mi avrà cercato solo per dirmi questo? Se lei è così gentile da volermi

regalare ancora un po' del suo tempo, le spiego.

Conosce questo uomo?

Sebastiano Canito, capo del reparto Z del servizio segreto. Un tempo era suo

amico e protettore.

Lo è ancora?

Continua a non capire cosa vuole da me.

Capirà. Questo è il professor Laudeo.

Sa chi è?

Sì, l'ho conosciuto appena, in Sicilia.

È il segretario di una strana associazione diffusa in tutto il paese.

L'Itala.

Associazione per lo studio delle tradizioni popolari italiche.

Una bella facciata.

Sì, mi chiese anche di farne parte.

Io sono convinto che Sebastiano Canito fa parte di questa associazione.

E forse come lui anche uomini politici.

Direttori di giornali, importanti personaggi della burocrazia statale,

imprenditori, banchieri.

Lei ha le prove di quello che dice?

No, se no non sarei venuto qui a parlare con lei.

Vede, io tiro soltanto le conclusioni di certi fatti accaduti recentemente nel

nostro paese. Che so, scandali insabbiati, nomini a dir poco

sorprendenti, affari enormi e poco chiari, traffico d'armi.

Ecco, e ogni volta accanto...

a un uomo politico, o a un banchiere, o a un alto magistrato, spuntano sempre

fuori i nomi di Cannito e di Laudeo, con la sua associazione.

Beh, sarà una specie di mutuo soccorso.

No, sono affaristi senza scrupoli, trafficanti.

Faccendieri d'assalto.

No, ma il punto è questo.

Queste persone...

agiscono solo per i loro interessi privati o hanno anche delle connessioni

politiche a livello nazionale e internazionale.

Ecco, vogliono soltanto il potere economico o stanno cercando di creare

una... una rete di potere occulto che tenta di sopraffare le istituzioni.

Lei non mi ha ancora detto che cosa vuole precisamente da me.

Io farò chiudere immediatamente il procedimento disciplinare a suo carico e

la farò reintegrare in servizio.

Tanto per cominciare con una scorrettezza?

Katani, la posta in gioco è molto alta.

Se io ho ragione, qui si tratta di salvare le strutture dello Stato.

Noi lavoreremo insieme, segretamente.

Perché ha pensato proprio a me?

Perché?

Perché lei è un uomo onesto, leale, intelligente.

E tenace.

E poi perché so che è stato amico di Cannito.

E che forse Cannito ha qualche rimorso verso di lei.

Come forse lei ha qualche rancore verso di lui.

Brutale ma chiaro.

E lei?

Che rapporti ha con Cannito?

Sono il suo numero due.

Eh, allora ho capito.

Insomma, le solite faide interne, lotte di potere, rivalità.

Sì, ma non per quello che pensa lei.

Comunque non mi riguarda.

Io devo occuparmi di mia figlia.

Per ora mi interessa solo la sorte di Paola.

Capisco.

Mi ha deluso però.

Non mi aspettavo un rifiuto da parte sua.

Ci ripensi.

No, non ci speri.

Semmai sono i miei conti di uomo che devo chiudere, non quelli di poliziotto.

Arrivederci.

Certo, potremmo andare in Francia, Parigi, poi in Bretagna. Ci fermiamo

qualche giorno dai miei cugini.

C'è un mare diverso laggiù.

Ti ricordi, Paola, la spiaggia che appare e scompare?

Pensa che quando la marea si ritira lascia delle pozze d'acqua e poi granchi

dappertutto. Lo so, li ho visti.

Se vuoi non ci andiamo.

Facciamo come vuoi tu, eh?

Quando torno a vivere insieme a voi?

Ma ci stai già con noi. Mamma è qui con te. Io sono sempre a Ginevra. Io dico

quando esco dalla clinica.

Tesoro mio, per me anche domani. È l'unica cosa che desidero.

Sarebbe così bello tornare subito tutti insieme.

Lo so, non dipende da voi.

Lo decidono i medici.

E cosa voleva quell'uomo che ha insistito tanto per incontrarti?

Rimettermi nel giro.

E tu?

Gli ho detto che non ne voglio più sapere.

Gli indizi sono tanti, troppi.

Personalmente non avrei dubbi. Ne ho neanche io, stia tranquillo. Senta,

prima di uscire dall'ufficio mi chiami. Non so se potrò organizzare una scorta

come questa, ma qualcosa farò.

I miei colleghi moriranno di invidia. Qui tutti sanno di che cosa si sta

occupando. Facciamogli anche sapere che c'è sempre qualcuno intorno a lei.

Grazie, commissario.

Arrivederci, signor giudice.

Chi ti ha chiesto di tenere in casa la figlia di Cattani?

Giudice Bordonaro, come ve lo devo dire? Non li conoscevo!

Così tu avresti trasformato la tua casa in una prigione per una bambina senza

nemmeno sapere a chi facevi questo favore.

Pensi che i corti d'assise ti crederanno?

Marrocco, ci sono anche le prove che ti hanno pagato.

Non capisci che se parli ti posso aiutare?

Al processo avrai le attenuanti?

Sto parlando.

Che volete che vi dica di più?

Signor giudice, sono quattro ore che ve lo ripeto.

Sono venuto un giorno in tre e mi hanno detto che avevano bisogno della stalla.

È vuota.

Non ci sono più le bestie.

La bambina non l'avevo neanche vista.

E che ci chiedeva il nome?

Quelle si vedevano che non scherzavano.

Crede che potevo dire di no?

Stato di necessità, signor giudice.

Non li conoscevi, non li avevi mai visti.

E perché allora avrebbero scelto te? Eh, Marrocco, me lo dici perché?

Secondo te quelli vanno a rapire una bambina senza sapere prima dove la

porteranno?

Chi ha dato i soldi a tua madre e a tua moglie per comprare il negozio?

Parla, Marrocco, è meglio per te!

Fate sempre le stesse domande, signor giudice!

Non vi siete ancora stancato?

Io sì, e mi potete pure ammazzare.

Ma adesso dormo.

Niente, Marrocco non parla.

Ho provato in tutti i modi durante l'interrogatorio.

Non c'è niente da fare, ha troppa paura. Non ci rimane altro che la testimonianza

di Cattani.

Oltretutto, poveraccio, è anche sotto inchiesta disciplinare.

Se vogliamo ottenere qualcosa, bisogna smuovere le acque e seminare il panico.

E se spargessi la voce che Marocco ha parlato?

È un gioco pericoloso.

In 24 ore gliel'ammazzano.

Beh, io lo terrei in isolamento, sorvegnato notte e giorno.

Il commissario Catani diceva una grande verità.

Noi poliziotti siamo come i pescatori che gettano le reti.

Però quando si tirano su, c'è pericolo che ci si impigli qualche mina.

Lei cosa farebbe a mio posto?

Io riprenderei le ispezioni nelle banche in collaborazione con la Guardia di

Finanza, poi ordinerei alcuni controlli telefonici sugli apparecchi dell

'avvocato Terrasini e anche su quelli del suo compare, Ravanusa.

Insomma, cercherei qualche prova in più, qualcosa di più concreto. Così rischiamo

di far passare degli anni e con gli anni sparirebbero sia le prove sia i

testimoni. No, non abbiamo tutto questo tempo.

Ecco il caffè, signor giudice.

Grazie, signora.

Poco zucchero.

Grazie. Che fai, porti fuori la benda?

Sì, la porto con me. È meglio che prenda un po' d'aria.

Papà, non mi porti in barca, me l'avevi promesso. Lo so tesoro, ma non posso,

non posso. Quest'altra domenica, eh? Su tesoro, oggi papà... Mi dispiace, l'ho

sequestrato suo marito anche oggi. Non fa niente, ormai ci sono abituata,

signor giudice. Arrivederla signore.

Ciao. Ciao, ciao. Ciao papà. Ciao.

Adesso lei rimarrà in pensiero finché non tornerà?

Eh sì.

Dopo il rapimento della figlia di Katani non sono più tranquillo.

Non si fermano davanti a niente.

Ma bisogna reagire.

Tentare almeno di vivere nella maniera più normale possibile.

Ve l'ho detto, il procedimento istruttorio per il rapimento della

figlia del commissario Cattani sta facendo la sua strada, con ottimi

risultati. Crede di poter risalire da Marrocco in andante? Per adesso posso

soltanto confermare che la bambina è stata tenuta nella casa di Marrocco.

Questo l'abbiamo appurato con certezza. In che modo?

C'è segreto istruttorio, mi dispiace, non posso dirle di più. Ci dica almeno

se sono imminenti altri arresti. Contiamo molto sulla collaborazione dell

'imputato. Allora le indiscrezioni erano giuste.

Marrocco sta parlando.

Sia gentile, non mi chieda altro.

Chiarirà tutto all'ordinanza di rinvio a giudizio. Una domanda ancora, signor

giudice. Prevede di sentire il commissario Cattani?

Per favore, abbiate pazienza, non posso dire altro.

Arrivederci.

Comunque Marrocco ha cominciato a collaborare concretamente con la

giustizia.

Perché lo viene a dire proprio a me?

Perché penso che la possa interessare.

Lei è su una strada sbagliata.

Signor giudice, sbagliata e pericolosa.

Che cosa fa Terrasini? Mi minaccia?

Me ne guarderei bene. Sono un uomo di legge e conosco la legge. Del resto sono

così tranquillo che ho rinunciato anche a farmi assistere da un difensore.

Lei non ha nulla da dire riguardo al rapimento di Paola Cattani?

Assolutamente nulla.

Il commissario Cattani l'ha accusata formalmente di finanziare attraverso

certi conti bancari...

Un grosso traffico di droga. Sì, lo so, sì, io avrei avuto un conto in banca col

nome di un fiore. Lei permette che mi alzi, signor giudice. Ma lo stesso

commissario Cattani ritrattò tutto a suo tempo.

Il commissario ritrattò per le pressioni di chi gli aveva rapito la figlia.

Ah, ma allora sarebbe ancora più preoccupante. Un commissario che non sa

calcolare i rischi.

Che è più padre che poliziotto. È pericoloso per le nostre istituzioni.

No, è un uomo che aveva perso la testa tra il profumo degli aranci e la

passione per titti, pezzi e scialoie.

Ricorda quella storia.

E perché, secondo lei, il dottor Cattani è tornato ad accusarla?

Ma è chiaro, per avere ancora il coraggio di guardarsi allo specchio.

Se lui non arriva a convincersi che c'è un responsabile, che c'è un

persecutore... Come fa a sopportare l'idea di non aver protetto sua figlia?

Di aver commesso un sacco di sciocchezze e di aver perso la testa?

No, creda a me, sono i rimorsi che lo rodono dentro.

Ma che dice, avvocato? I rimorsi dovrebbe averli che ha ordinato quel

sequestro e quelle morti.

Lei ha ragione, signor giudice.

E sta a lei trovarlo.

Mi scusi, Contessa, se l'ho disturbata. Si accomodi.

Ho bisogno di una piccola precisazione.

Dica pure, se posso esserle utile.

Un negozio sito nello stabile da lei costruito in via Mercati e

contrassegnato dal numero civico 14?

Sì, l'ha costruito la mia impresa.

Infatti.

Quel negozio, ci risulta, è stato venduto a Lucia Marrocco.

moglie di un detenuto, accusato di aver tenuto segregata nella propria casa la

figlia del commissario Cattani.

Posso far fare una ricerca nel mio ufficio vendite.

Lei che cosa vorrebbe sapere di preciso?

Le modalità di pagamento, come è stato acquistato l'immobile.

Su questo posso esserle esatta anche subito.

Due terzi del prezzo con un mutuo bancario.

È un terzo al momento della firma, di solito con un assegno circolare.

Gliene farò avere gli estremi dal mio ragioniere, così potrà rintracciarlo

nella banca dalla quale è stato emesso.

Scommetto che sarà la banca di Ravanusa.

Può essere.

Commendatore Ravanusa, il commissario Cattani ordinò un'ispezione nella sua

banca. Che riempie di fastidi tanti miei clienti. Quindi il dottor Cattani sarà

fatto un nemico in lei.

In me.

Non diciamo sciocchezze, non l'ho mai considerato tale.

Era un uomo di poco peso, questo sì.

Che cosa intende per uomo di poco peso?

Quello che dicono le parole.

Ma insomma si può sapere che cosa vuole lei da me?

Non si agiti, stia tranquillo.

Da lei voglio solo risposte alle mie domande.

Con calma, abbiamo tempo.

E io no, io ho i miei impegni e non posso passare le mie giornate nel suo

ufficio. Questo se permette.

Lo decido io. Guardi, signor giudice, che c'è gente più importante di lei in

Italia.

Lo so, ma lei deve dirmi lo stesso se è vero che i conti intestati a Fiordaliso

e a Gelsomino appartenevano a lei e all'avvocato Terrasini.

Signor giudice, lei sta sottoponendo il mio cliente a una pressione psicologica

al limite del consentito, scusi.

Smetterò subito se il suo cliente mi dirà a chi appartenevano quei conti. Non

me lo ricordo.

E come si può credere che lei non ricordi i nomi dei suoi due correntisti

più importanti?

Passavano miliardi attraverso quei conti. Io non mi occupo dei fatti

privati dei miei clienti. Neanche di quei clienti che tramite la sua banca

hanno emesso l'assegno circolare che è servito alla famiglia Marrocco per

comprare il negozio? Che cosa vuole dire con questo? Che quei soldi sono passati

attraverso la banca del suo cliente.

Marrocco non è soltanto il proprietario della casa dove fu tenuta segregata

Paola Cattani.

Può essere anche un testimone prezioso.

Se spieghi meglio, signor giudice, che cosa avrebbe detto questo signor

Marrocco? È un uomo che sa molte cose.

È un avanzo di galera, non è vero, avvocato?

Però esiste una perfetta corrispondenza tra i fatti

che andiamo accertando e le accuse del dottor Cattaneo.

Cattaneo ritrattò in una trasmissione televisiva. Ora però ha riconfermato

tutto.

E lei dà credito all'odio di un uomo a cui hanno rapito e stuprato la figlia?

Chi gliel'ha detto che la bambina è stata violentata?

Lo sanno tutti.

Non lo sa nessuno e non dovrebbe saperlo nemmeno lei.

Che cosa vuol dire?

Chi ordinò quel sequestro? Io con quello che è successo non c'entro niente. Però

sapeva che il sequestro era stato ordinato. No.

Quella bambina è stata violentata e lei lo sapeva. Non poteva non sapere del

sequestro. Chi l'ha ordinato?

Non lo so. L'avvocato Terrasini?

Non so niente, non ho detto niente. Parlo solo di quello che dice la gente.

Non so niente, niente.

Va bene.

Come vuole lei.

L'avverto però che ho prove sufficienti per ordinare il suo arresto.

Per complicità, posso accusarla di aver partecipato all'organizzazione del

rapimento di Paola Cattani. Quali indizi, quali prove può portare lei a

carico del comendatore Ravanusa? Lo leggerà nel mandato di cattura.

Signor giudice.

Quando lo firmerò?

Possiamo sospendere un momento l'interrogatorio, giudice Pordonero?

Siamo tutti un po' stanchi.

Ci facciamo magari due chiacchiere?

Più amichevolmente.

Barduzzo, ci riposiamo cinque minuti. Vado a prendersi un caffè.

Allora, commendatore, vogliamo parlare...

Cominciamo da capo, magari anche da prima del sequestro di Paola Cattani. Ci

sono tante cose che mi piacerebbe chiarire.

Secondo il mio punto di vista, questa è la più importante proposta che ci sia

mai capitata in questi ultimi anni.

L'amico Frank Carrisi e il suo gruppo americano sono disposti ad investire

oltre 300 milioni di dollari In una industria di apparecchiature

elettroniche di rilevanza strategica. Vi renderete conto di che cosa significhi e

cosa rappresenta un'operazione come questa.

Comunque i dettagli del progetto sono a vostra disposizione.

Sì, è una prospettiva apprezzabile, ma finanziariamente come si procederebbe?

Il denaro affluirà dagli Stati Uniti attraverso una banca di nostra totale

fiducia. Su questo bisogna andarci con i piedi di piombo. Non è facile fare

arrivare una somma così grande di denaro.

L'equilibrio attuale delle nostre attività è delicato.

Il comendatore Ravanusa avrebbe potuto darci dei chiarimenti. Come mai non è

venuto? È molto stanco. Qualche giorno fa ha avuto un lungo colloquio con il

giudice Bordonaro, dal quale è uscito, direi, prostrato.

Possiamo credere a quello che dice Ravanusa?

Non l'ho mai immaginato come una persona importante.

Sì, traffica con le sue banche, fa apparire e sparire soldi, ma non è lui

che decide, che organizza, non è lui che ordina.

Non ha la statura di un Terrasini.

Lo Terrasini siamo a ben altro livello.

Lui, secondo Ravanusa, è il punto di incontro di alcuni tra i più grandi

operatori economici che controllano tutto.

Imprese edili, appalti, trasporti, concessionarie automobilistiche.

Hanno le mani sulle industrie vinicole, ma anche sul giro della droga.

Ravanusa è stato abbastanza chiaro. E quando siamo arrivati alle connessioni

con il potere, non si è tirato indietro.

Ah, ha fatto un nome molto, troppo importante.

Lei sa di chi parlo.

Eh, caro dottore, quando si toccano le connessioni, tutto si arroventa.

E cosa dovrei fare?

Girarci intorno?

No, no, ma si deve coprire in qualche modo.

Preferisco attaccare al massimo livello.

Sì? Il giudice Bordonaro?

Chi è?

Da dove telefona?

Va bene, me lo passi.

Buongiorno, signor giudice. Che posso fare per lei?

Ho bisogno di un colloquio riservato con lei, dottore. È urgente.

Riguardo a che cosa?

Il caso del commissario Cattani.

Ricorda? Sì, ma se avesse la gentilezza di spiegarmi... È una questione

delicata.

Credo che sia necessario agire subito, ma preferirei parlargliene a voce.

Lei pensa di poter venire a Roma?

Sì, certo, sono pronto a partire anche subito.

Va bene.

Giovedì alle 17, allora, l'aspetto.

Signor giudice, mi scusi, ci siamo mai conosciuti noi?

No. Va bene, sarò da lei giovedì alle 17.

Arrivederci. Arrivederci.

Pronto? Una telefonata per lei dall'Italia. Me la passi?

Gattani, sono il giudice Bordonaro.

Ho dei fatti nuovi.

Ho interrogato Ravanusa.

Sto andando a Roma.

Ho preso un appuntamento con Cannito.

Perché Ravanusa ha fatto il nome di Cannito?

Sì. Senta, Bordonaro, disdica subito quell'appuntamento.

Sì, con una scusa qualsiasi.

Disdica subito quell'appuntamento! Ma perché?

Ma perché non le posso spiegare, adesso per telefono. Facciamo una cosa, vengo

io giù a Roma e ne parliamo, eh?

Ma è importante che lei non incontri Cannito e non si confidi con nessuno

prima di aver parlato con me.

Allora, incontriamoci giovedì stesso.

Facciamo verso le cinque, cinque e mezza, al casello autostradale di Roma

Nordale, va bene?

La terapia, Paola.

Mi hanno detto che hai dormito bene stanotte. Sì, benissimo.

Durerà per molto questa roba da bere?

Ancora per poco, Paola.

Paola. No, no, no, lasci stare.

Non deve preoccuparsi.

Tanto non la prendo più.

E tu sbrigati a tornare.

L'altra volta quando non c'eri avevo sempre sonno.

Ma poi non mi addormentavo mai.

Vedrai che questa volta nemmeno ti accorgerai che non ci sono.

Paola, su.

Non lasciarci papà, ti prego mai, per favore. Perché dovrei?

Sei la cosa più cara che ho al mondo.

Sì, grazie.

Era la mia segretaria.

Certo che è strano.

Molto strano.

Lei conosce il giudice Bordonaro?

Non di persona.

Mi aveva chiesto con grande urgenza un appuntamento per giovedì.

L'euro dell'ufficio mi dicono che lo ha annullato.

Non riesco a capire.

Lei ne sa qualcosa?

So di cosa si sta occupando il giudice Bordonaro. È quella vecchia storia nella

quale era coinvolto il commissario Cattani.

Già, una brutta storia.

Che dalla Sicilia minaccia di risalire la penisola e arrivare fin qui. Andiamo,

non si preoccupi, dottore. Andrò in Sicilia a parlare con Terrasini.

Per questo ho ritenuto utile spendere un'ora di aereo e venire a informarla

direttamente.

Grazie.

Secondo me la cosa è abbastanza strana.

Lei che ne pensa?

Io ne penso male.

Soprattutto perché il giudice Bordonaro ha deciso di partire.

Ha annullato l'appuntamento con il dottor Cannito, ma non ha annullato il

biglietto d'aereo. Allora è ancora più grave di quello che immaginassi.

È probabile.

Comunque, se Bordonaro ha saputo qualche cosa, gliela faremo tenere per sé.

E il suo amico americano?

Mister Carri si arriverà presto.

Noi qui nell'isola l'abbiamo trovato, l'accordo nostro.

Anche a Roma le cose andranno bene.

Io le assicuro l'appoggio dell'associazione.

E in particolare quello del dottor Cannito, che è indispensabile in questo

affare. È quello che penso anch'io.

Perciò meglio non far nascere complicazioni per le interferenze e i

capricci di un giudice di provincia.

E adesso che cosa gradiscono i signori?

Desidera qualcosa di particolare, professore?

Grazie, apprezzo molto l'offerta, ma mi accontento di un caffè.

E va bene, lei mi ha contagiato. Ho preso delle precauzioni anch'io.

Qui dentro c'è una fotocopia dell'interrogatorio di Ravanusa. E l

'originale? Ce l'ho qui, lo porto con me a Roma.

Arrivederci.

Buongiorno. Buongiorno.

Buongiorno.

Buongiorno.

Tra che si come?

Io no.

Sai come?

Io no.

È passato in questo momento.

grazie

Taxi! E va bene tutto.

Sa, fumi pure sta sigaretta, se proprio non puoi farne a meno.

Grazie. Sa, in aereo non ho potuto fumare. Ne vuole una anche lei.

No, grazie. Io sto viziaccio me lo so tolto, per fortuna. E poi con quello che

costa nei sigaretti. E' molto lontano il casello autostradale di Roma Nord. Beh,

se Pia me raccorda nulla, in tre quarti d'ora ci sta.

Ho un appuntamento lì alle 5.

Eeeh, sono le tre e mezza.

Famo pure a te, papi, a cercafe.

Ma lei può aspettarmi poi per riportarmi a Roma?

Beh, se non fa troppo tardi, sì. Io stacco alle otto.

Dacci tua!

Sto disgraziato a te che ti ho dato la patente!

Presti. Grazie.

Prego, dove va lei?

Sono un commissario di polizia.

Cos'è successo, tenente?

Hanno ammazzato un magistrato più avanti, a 4 km da qui.

Quando? Mezz'ora fa.

Prego.

Posso passare? Certo, se preferisce.

Ma se devi andare in città, non credo che le convenga, perché là c'è una gran

confusione. No, non importa. Perderà più tempo. Passo ugualmente.

Lasciate passare.

Abbiamo avuto conferma adesso.

Il giudice veniva da Palermo con l'aereo delle 15.30. Aveva niente con sé? No,

niente. O perlomeno in macchina non c'era niente.

Certo è molto strano.

Doveva recarsi direttamente in città.

E invece è venuto qui sull'autostrada del suo.

Se sapessimo perché tutto sarebbe più chiaro. Sì, certo.

Doveva incontrare lei, vero?

L'ho vista arrivare e ho capito.

È un po' che la sto osservando.

C'è un'altra notizia che lei sicuramente ancora non conosce.

Mi dispiace perché sarà un altro dolore terribile per lei.

Oggi in un agguato in Sicilia hanno ammazzato anche Altero.

Si erano avvicinati troppo al fuoco.

E li hanno bruciati subito.

A chi si erano avvicinati?

Catani, mi dica, perché Bordonaro aveva un appuntamento qui con lei?

Ma insomma, neanche sul sangue di Bordonaro e di Altero se la sente di

darmi la mano.

No.

E sa perché?

Perché erano gli ultimi amici che avevo.

Ma temo che voi siate tutti uguali. No, non mi interessano più i vostri sporchi

giochi di potere.

Io voglio soltanto salvare mia figlia. È l'unica cosa importante che ho.

Non è vero, perché lei ha lasciato sua figlia per venire a incontrare

Bordonato. Sicuro, perché sapevo che lui era in pericolo. Ma sono arrivato troppo

tardi.

Beh, non abbiamo altro da dirti.

Catani, lei sta sbagliando tutto.

Con voi stavolta ho chiuso per sempre.

Spero ci rincontriamo. Non credo.

A che ora finisce?

Tra un quarto d'ora.

Vogliamo andare?

E tu adesso?

Resto con voi.

Mi chiedo solo come dovremo affrontare i nostri problemi quando sarà guarita

Paola.

Pensi che dovremmo farla?

Forse magari, forse non ce ne sarà bisogno.

Se noi... Credi sempre che dobbiamo tornare a vivere insieme?

Sì.

Perché credo che solo noi due potremo salvarla.

Per Paola è l'unica soluzione. Ne sei proprio sicuro? No, noi non dobbiamo

continuare a ingannarla. Sì, se vogliamo salvarla.

Datemi le mani.

Gira tutto.

Mi sono divertita tanto.

Papà e mamma mi hanno promesso di starmi sempre vicino.

Perché loro si vogliono bene.

E anch'io gliene voglio. E poi devo tornare a scuola.

Ma non so in quale città, perché papà non sa ancora dove lo mandano.

Lui ha un lavoro così.

Cambia sempre città.

A me cambiare casa non piace molto.

Però a certe volte, beh, anche sì.

Dobbiamo continuare a volerci bene, a stimarci da separati.

E così Paola continuerà ad illudersi sulla sua casa felice, con mamma e

papà che si vogliono tanto bene.

Oh, senti, io non ci sto a questo ricatto.

È finita.

Bisogna che tu te ne renda conto, che accetti questa realtà, altrimenti sarà

un inferno per te, per me e per Paola.

È finita per sempre. Noi non avremo mai più una casa insieme. Il nostro

matrimonio è finito. No!

Paola!

No, no!

Paola! Oddio!

Paola!

Paola! Io mi rovino la vita a te, mamma! E tu non mi vuoi più bene!

Non vedi l'ora di andarsene per sempre?

Ma che dici, tesoro mio? Non è bene!

Ti prendo, Paola. Ma non è vero. Non è vero che voglio andare via. Io voglio

stare sempre vicino a te. Te lo giuro.

Te lo dici a tuo papà. Paola.

Paola.

Senti, Paola. No, non dire così. Non dire questo.

Paola.

Paola, ti prego. Ti prego, non fare questo.

Paola.

Paola. La carta che mi lega le mani mi fa male. No!

Mi fa male. No, no.

No, senti, tesoro mio.

Torneremo a vivere insieme. Noi dobbiamo soltanto accettare quello che ci dirà.

Ma Paola si rifiuta di parlare. Sono più di otto giorni che non apre bocca. Si

rifiuta di parlare. Ma noi siamo i suoi genitori. A noi ci ascolterà.

È del nostro amore che ha bisogno.

Non vuoi parlare ancora?

Vuoi camminare un po'? Non vuoi uscire?

Sei libera di far tutto quello che vuoi?

Ah, tua madre mi ha detto di chiederti se hai voglia di vederla.

Da sola o con tuo padre?

Abiteranno di nuovo insieme.

Me l'ha detto tua madre.

E resteranno insieme per sempre.

Non li vuoi vedere?

Grazie.

Ciao.

Grazie.

Le faccio le mie condolenze.

Era una bambina.

Una creatura innocente.

E sono molto vicino, mi creda.

Vengo con te.

No, abbiamo già deciso. Paola viene con me, resta con me.

Non posso lasciare Paola così.

Lasciami, ti prego. Non ti voglio più vedere.

Ma perché mi devi aggredire?

Hai avuto tutto quello che volevi.

Adesso non c'è più lei a tenerti unito a me per forza.

Lasciami in pace.

E se lo vicino a io, gli chiederò io di perdonarci.

grazie

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