All language subtitles for Il cacciatore 02E07 - L’anno del dragone

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Original subtitles

Sono le mie dimissioni dall'antemafia.

Quindi tu hai una data di scadezza stampata in tuo culo. Dai, tira giù,

fammi vedere.

Ma porca bottana, sapete, ma non vuoi finire di metterla in ridicolo? Non sei

obbligato a lasciare, se non è quello che vuoi.

Ci puoi girare intorno quanto vuoi, ma la verità è che tu mi stai abbandonando.

Io ho fatto una promessa alla mia famiglia.

L'11 gennaio 1996 l'hanno sciolto nell'acido a quel bambino.

Magari ce lo dimentichiamo, ci perdoniamo e riusciamo a vivere, che c

'è. Magari poi ce ne andiamo pure in pensione. Carlo, ma tu lo vuoi prendere,

Brusca? E tira fuori Cuglione!

Ma da quale Cuglione parli, eh?

E' Cuglione che ci vogliono per vivere sto schifo e tornare ogni sera a casa

dalla mia e dalla tua famiglia.

Oggi è il primo giorno che non chiamo.

Perché è impegnato con una polezzotta che è invischiata in un casino e gli ha

promesso il resto facile.

Tu te ne stai qua a aspettare la sua parte migliore, sapendo che quella parte

non c'è mai stata.

Lui non cambierà.

No, lui sa essere diverso.

Amore mio.

Ma sei tornata?

Buonasera. Ma sei gelosa? Dimmi che sei gelosa. Tu sei mio, sei solo mio.

I carabinieri del ROS potevano prendere Provenzano e non l'hanno fatto.

Non c'è nessuno nei covi indicati da Iacono.

Svegliati, Lagoglio. Viene da te perché sei ancora l'unica che gli crede.

Ti avevo promesso Provenzano, ma Provenzano non lo incontri se non hai un

problema da risolvere. E il problema io l'ho creato.

Forse se ne sono accorti.

Te lo ricordi quando sei arrivato a Palermo?

Parlavi sempre?

Delle sedie dei parcheggiatori abusivi. Dicevi che le avresti fatte sparire.

Eppure quelle sedie sono ancora lì.

Io penso che se vuoi riesci a fare tutto, Enzo.

Anche a smettere di fare un lavoro che non ti piace più.

Tanto se ci sei tu è bello ovunque.

Gli stai dicendo che mi ami?

Voglio conoscere chi è che ti fa perdere gli appuntamenti. Chi cazzo sei?

Dilli che sei, Enzi.

Ma che significa, Enzo? Chi sei?

Digli, la voglio vedere la faccia che fa.

Usacusiamo noi!

Enzo!

Ma tieni a casa, Maria.

Ma chi sei?

Pensi che ti stai rovinando la vita?

Ma te la sto salvando.

Oggi inizia il nostro piano, Enzo.

Tu guarda che minchia di terreno che ci avevo regalato a Duggo Innudo di

Monticciolo. Ci regaliamo pure qualche omicidio.

Perché chiedi che c'ho in testa io?

Loro non l'hanno pensato mai.

Causato può fottere anche da dentro.

Capace, la verità.

Di Matteo. La verità con tutti i dettagli.

Omicidio a Giammona. Data giusta, momento sbagliato e senza vito vitale.

Devi fare l'appendicite.

Se devi vedere la cicatrice.

Non mi stai dicendo che ci prendono, Gioao?

Che tutto stupido e denno di Albi, un è per futtere i provenzani e i pentiti, ma

è perché finiamo in carcere, no? Ma risponditi! E questo è il piano, eh?

Giovanni Enzo Bruschi.

Capisci cos'è?

Ti voglio bene, anzi.

Gioao.

Questi sono numeri crittografati.

Numeri di telefono, giusto?

C'è anche quello di Brusca.

Scommettiamo?

Scommettiamo. Ma scommettiamo se chi arriva prima è Giovanni Brusca.

E cos'è? La voce di Giovanni Brusca. E chi è questo? È un suo numero di

telefono. Maria, loro sono venuti. Sono venuti da me con la loro ascionave. Mi

hanno guardato e poi se ne sono andati. Enzo, ora basta.

O vieni qua a dirmi che stai veramente guardandomi negli occhi, oppure chi sta?

È l'ultima volta che noi sentiamo.

Se tu mi dici che la vuoi, ce la portiamo in famiglia. Vengo domani

mattina alle 10.

Stiamo arrivando, pezzo di menta.

Non ci voglio andare.

Non è che tu non ci vuoi andare perché vuoi che già non ti vuole.

Forse sei tu che non la vuoi.

Niente, non c'è andato.

Lo stiamo per perdere per la terza volta.

Dai mamma, dai. Un giro veloce però, eh.

Lavoro solo.

Lo segui lì ma resta a distanza.

Si sono infilati in una delle case di zona.

Sono solo tre isolati.

Ha ammazzato quel bambino.

Falcone. Io non lo sopporto le date sconto di pena di una cella più grande

di questa stanza. Farò di tutto per farlo mentire, Carlo.

Tutti fermi. Ma io devo andare avanti.

Siamo pronti, ragazze!

Amore, cammini! Amore!

Amore!

Amore! Amore!

Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore!

Amore! Amore! Amore! Amore!

Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore!

Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Amore! Am

Non te la puoi andare per noi.

Non te la puoi andare.

E' il resto, sai.

Il resto.

Vorrei chiarire che questo non è un finale, ma è soltanto l'inizio.

Voglio parlare con il mio avvocato.

Se mai riusciamo ha deciso di pentirsi.

E adesso gli teme c'è la più grande della mia.

Sei pronto?

Carlo?

No, no, non sono pronto.

Falcone avrebbe fatto lo stesso.

Non lo so, non lo so. E siccome Giovanni Brusca l'ha ammazzata, Falcone, mi sa

che sto dubbio ce la teniamo.

Carlo? Solo se accettiamo la collaborazione di Brusca andiamo avanti.

Tu vuoi andare avanti, giusto?

Allora, Moni.

Sai qual è la cosa che mi fa incazzare di più?

Che quel pezzo di merda per farlo è scelto proprio oggi.

Quarto anniversario della strage di Capaci.

Giorno di festa.

E terrabbio.

E rivincita. E dolore.

Il giorno scelto da Giovanni Brusca per comunicare alla polizia la sua volontà

di collaborare con la giustizia.

Si svolgeva in gran segreto il primo incontro con il boia di Cosa Nostra.

Lontano dagli sguardi, dalle urla.

Dai giornali.

Dal clamore.

Per tenere quel pentimento eccellente nascosto il più a lungo possibile.

Peccato che lui avesse già previsto tutto.

E che quell'incontro fosse solo l'ESC.

Il primo mattone di...

Il piede schiacciato sull'acceleratore di una falciatrice diretta verso di noi.

Prima cosa, non si azzardi a dire che l'anniversario della morte di Falcone l

'ha fatta riflettere sui suoi errori o altre minchiate di questo tipo.

Lei quel nome non lo deve nemmeno pronunciare.

Altrimenti noi ci alziamo e ce ne andiamo e non avrà altra occasione.

Ne capiamo, vero?

La detente De Calipro.

Progetti di attentati omicidi, segreti all'interno dell'organizzazione.

A noi ci chiede il suo interesse.

Se i riscontri saranno positivi, valuteremo la possibilità di inserirla

in un programma di protezione che si traduce per lei in sconti di pena e nel

trasferimento immediato della sua famiglia in una località protetta.

Pietro Aglieri.

Interessa?

Dove lo troviamo?

Non lo so, ma conosco uno che vi può portare da Itto.

Carlo Greco.

Carruzzo. Da quando vede a lei non si fa più vedere a Santa Maria del Gesù come

da Itto.

Carlo Greco.

Latitante da sette anni.

Mafioso del rango.

Indicato tra i responsabili della strage di Pietro Avelio.

L'uomo che avrebbe dovuto portarci dritti dritti dal suo padrino, Pietro

Aglieli. E che invece stava partendo per le vacanze.

Bisognava prenderlo subito.

Stavamo giaccolando a picco e nemmeno ce ne eravamo accorti.

Ciechi come topi e pronti, con quella firma, a mettere nero su bianco la

nostra condanna all'inferno.

Quindi Teresa non lo sa? No, ancora no.

Ma vedi che Carlo lo trova un modo per dirle che non se ne va.

Vedi che è facile.

E poi vuole restare. Cazzo se è il momento di restare.

Non l'ho capito perché me l'hai detto.

E perché non avrei dovuto, scusa? Perché Teresa è un'amica.

Ed è una vita che aspetta quel momento.

Ma tu lo capisci che se Brusca ci dà ieri è provenzano? Noi tiriamo giù

tutto, Giada.

Tutta cosa nostra. Io e Carlo Mazza insieme.

Buonasera. Buonasera.

Lo so, è tardi, scusa.

L'hanno ammazzato, serio.

Vicino a paterno.

Con la lingua mozzata.

È finita, Saverio, basta.

Non ce l'ho fatta, non ci sono riuscita.

Aspetta.

Aspetta.

Io a Catania ho le mani legate, ma Brusca ci sta dando roba suglieri.

Se riesco a farlo parlare di Provenzano, io un modo per entrarci lo trovo. E tu

ci entri insieme a me.

Hanno scoperto un infiltrato nella loro organizzazione. È morto, Saverio. Non

abbiamo più niente. Tu che lavoro fai, scusa?

Che lavoro fai?

Lo sai quante volte ho ricominciato da zero con Brusca?

E alla fine l'ho preso. E adesso pigliamo pure questi. E tiriamo giù

tutto, Francesca. Tutta cosa nostra. Tutto.

Saverio, non mi serve parlare di questo.

Non li vuoi prendere quei pezzi di merda?

Non gliela vuoi far pagare?

Quelli vogliono che molli invece di andare avanti, come fanno sempre.

Ti manca la forza, Francesca?

Vai dove l'hanno ammazzato.

Respira l'aria di quando gli hanno sparato. E quando ti senti pronto, vieni

con me.

Vito, lo so che non è un buon momento, ma sono contento che sei venuto. Io sono

contento di vederti.

Che posso fare per te?

Niente, mi dovevo andare, ma dopo Carlo Greco, no?

Ma mi dovevo aspettare altre sorprese.

A me non ha domande.

Adesso tu sei il capo.

Dopo Rina, Bagarella, Brusca.

Non so, mi dicono che te ne vai in giro a dire che dobbiamo farci sentire.

Forse facendo saltare in aria qualche magistrato.

Che dici?

Oltre a che te ne fuggi? A me niente, Vito.

Ma a Provenzano sì.

A lui farebbe molto piacere stare aggiornato sulle tue intenzioni. A

Provenzano io ci porto il rispetto.

Però dici che se ha bisogno di qualche chiarimento, me lo deve venire a

chiedere di persona.

E io sono contento di sentirtelo dire.

Allora se per te fa bene organizzare un incontro.

Però poi lo dovrei ascoltare attentamente.

No, non ti preoccupare che se ne vale la pena io attendo, Sugno.

Veniamo? No.

C'eri mai stato qua?

Qua prima c'estrevano lo zolfo, no?

E negli anni sono morte un bordello di persone.

Al buio, schiacciati dai masi, con i polmoni corrosi dalle salazioni.

Ora, l'amministrazione comunale vorrebbe farci un museo in memoria delle vittime.

Ma io invece dico che sarebbe più giusto farci un bel centro commerciale.

Con tanto di negozi, ristoranti, sale a gioca e tutto il resto.

La gente non vuole pensare alla morte, Vito, vuole vivere, vuole distrarsi.

Noi questo gli diamo.

Ottantamila metri quadri di distrazione.

Vedi che c'è un bel delizio a Vaglio, eh?

E ovviamente c'è una bella fetta anche per te.

Ma è fondamentale, Vito, che la gente continua a restare distratta.

Ne capiamo, giusto?

Ognuno ci avviso a gusti, piaccio.

A me è un rumore, ma piace.

Sta ma buono. L'organizza sta minchia appuntamento.

Allora, chi è tutta sta fretta?

Ci ha fottute, se è.

Due pezzi in mezzo e mi fottino.

Chi?

Sono le dichiarazioni di Brusca. Dal giorno dopo che avete firmato il

programma di protezione.

Sta screditando tutti.

Montecciolo, Calvaruso, Di Maggio.

Tutti i pentiti che lo accusano ai processi. E allora?

E la sua parola contro la loro? Sta cercando di confondere le acque, no? E

accusa di cose che ha fatto lui e risconge tornano tutti.

Come? Armi, omicidi, cadavri, date.

Tutto come dice Brusca.

Eccolo sì. Lui parla, noi controlliamo ed è tutto mio.

Cazzo Saleri, cazzo.

Se cadono le dichiarazioni dei venditi io arrisco pure un processo di

pagarella. E Dio solo sa dove arriviamo.

È un virus questo, è un virus della minchia che sta inquinando tutto, tutto.

Adesso Brusca vuole parlare anche delle stragi.

E le procure di Firenze e Caltanissetta a quanto pare lo vogliono ascoltare.

Cristo santo.

A questo è fatto pure a loro.

Cristo santo!

Sta vecchia, va bene?

Mettiamo sotto il fratello.

E allora ti farà piacere sapere che, guarda caso, proprio stamattina Enzo

Brusca ha chiesto di parlare con voi.

Galtiolo Urbano, San Cipirello, Via dello Statuto 2, Conciada, Case Nuove,

Altavilla, Milicia, Sciarra, Angelo, Massima, Antonietta, Partenico.

Brusca, andiamo.

Giovanni Enzo Brusca, Giovanni Enzo Brusca, Giovanni Enzo Brusca.

Buongiorno Enzo.

Prego.

28 gennaio 1995.

Omicidio di Giusto Gemmona.

A sparare ci risulta che siete stati lei e Vito Vitale.

A sparare è stato Monticciolo Giuseppe. Io e Vito Vitale eravamo a un macimonio.

Trovate un album di fotografie a casa degli sposi. Sciarra, Angelo Massimo e

Antonietta. Partenite.

Via San Francesco 86.

Monticciolo c'aveva una festa per la sorella di Giammona, tutto qua. Per

questo che il mese successivo, lui e Vincenzo Chioda ammazzano pure Iggia col

marito.

Monticciolo dice che siete stati lei e Bagarella.

Ah sì?

Allora spiegassi perché le armi che hanno utilizzato stanno sotterrate nel

terreno del suo cognato.

Se scrivesse l'indirizzo.

San Cipirello, via dello statuto 2.

Non lei pensa che basti ripetere le menchiate di suo fratello per

guadagnarsi la nostra protezione?

Enzo, mi dica qualcosa che io non so.

Qualcosa di vero.

Io ricco quello che è vero, procuratore.

Omicidio fratelli Caccamo.

Che donna roba mia.

L'accento nelle famiglie d'Alta Villa.

Andate a dare un'occhiata in Conciata Casanuve.

I cadaveri in Conciata Casanuve?

Corrisponde. Corrisponde.

L'Igalashnikov nel terreno del cognato di Monticciolo.

Corrisponde.

Cambio.

Omicidio Giusto Giammona.

A sparare è stato Giuseppe Monticciolo. Io quel giorno mi trovavo a un

macimoglio. Le armi le trovate nel terreno del suo cognato, a San

Cipirello. I fratelli Cacca. Omicidio fratelli Cacca. Altarilla, conciata a

casa nuova.

Omicidio Giusto Giammona.

Basta. Mi sembra che il mio assistito abbia già dimostrato tutta la sua buona

volontà. Ma siamo qui da ore e domani all'alba ci aspettano a Caltanissetta

per l'udienza su Capaci.

Se non le fermiamo queste distruggono tutto, sai.

Il mio lavoro, lo tuo.

Quello di Falcone.

Tutto.

Tu vattene.

Che fai, esci?

Ozzomino fece sapere cosa fai stasera.

Giusto.

Provenzano chiama e Vitale risponde.

Ma chi è già tu squeddasti?

Come l'hanno trattato il tuo amico Giovanni Brusca? Giovanni Brusca?

Giovanni Brusca oramai mangiava un tavolo di magge sciate, io un aiucchio

amici. E forse devo cominciare a farmene di nuove.

Tu non l'hai capito quello che sta facendo?

Ecco, leggi.

Giovanni Brusca smonta le verità di Balduccio Noacci.

L'attacca ai venditi.

Li fa cadere tutti una pressa all'auto.

E tu ti stai stendendo il tappeto rosso.

Io l'ho sempre detta a mamma.

Tu dovevi nascere mascolo, però ricordati che non da sta casa che tu

capi i coglioni sogno sempre io.

A casa come va?

Teresa non mi parla.

Quando mi parla è per dire... è pronta la cena.

Ho un mal di testa, me ne vado a letto.

Punto.

Io lo devo dire, Carlo.

Che poi figurati se non l'ha capito da sola.

Mettessi la lettera di dimissione dentro l'anno del dragone.

Un film che parla di uno sbirro che non molla mai.

Se non è un messaggio subliminale questo, io non lo so. Che messaggio

subliminale? Ma che dici?

Ah no?

Io dico che forse è due film. È meglio che te lo rivedi.

Subliminale.

Caro Saverio, ci siamo.

Buongiorno.

Buongiorno. Purtroppo il rapporto di collaborazione con Giovanni Brusca non

sta dando i risultati che speravano.

Ed è per questo che alla scadenza di tre mesi intendiamo revocar le misure

urgenti di protezione.

Mi sembra che qualche risultato l'avete ottenuto però.

Carlo Greco non è proprio un arresto da niente. Carlo Greco era una mela

avvenenata per guadagnarsi la nostra fiducia.

Da quel momento in poi Brusca non ha fatto altro che smentire i pentiti più

importanti senza fornire alcun elemento di novità.

Io di pentiti importanti qui ne vedo solo uno.

Giovanni Brusca.

Un capo mandamento.

Vi rendete conto di quello che ci può dare? Per quello che ci riguarda, le

dichiarazioni di Brusca riempiono vuoti significativi nella ricostruzione di

Capasci. E, se mi posso permettere, anche a Palermo mi pare che stanno

venendo fuori riscontri interessanti sulla detenzione di Giuseppe Di Matteo.

Quindi non direi... Come ti permetti? Come ti permetti di tirare fuori il nome

di quel bambino per tenerti stretto il tuo pentito e guadagnarti qualche titolo

sui giornali? Quello a cui piacciono le telecamere sei tu, Barone. Adesso non

spostare l'argomento, non spostare... Saverio, per favore.

Giorgio, perdonami, ma io devo dirtelo. Il metodo mi lascia quanto perplesso.

Brusca l'abbiamo preso noi, la collaborazione l'abbiamo avviata noi.

Andrea, avevamo deciso. La cosa si fa solo se tutte le procure coinvolte sono

d'accordo.

Quindi, di Blasio.

Tantanissetta vuole andare avanti.

Allo scadere dei tre mesi chiederemo l'applicazione del programma definitivo.

Allora, signori, direi che siamo d'accordo.

Non c'è altro.

Ciao. Tra cinque minuti si mangia. Sono a casa.

Deve smettere di fare così.

Così come?

Così come stai facendo, stai zitta. No, io quella che sta zitta.

Sicuro sei?

Carlo, sei tu che non mi parli più, lo sai perché? Perché ti senti in colpa.

Va bene, ok, mi sento in colpa, va bene.

Mi sento in colpa con te, con Aurora, con Falcone, con tutti quanti. Mi sento

in colpa, va meglio adesso.

Io ho scelto la mano del suo assassino, ti rendi conto?

Mi sono fatto prendere per il culo dall'unico a cui avevo giurato di farla

pagare.

Che cosa direbbe Giovanni di me? Forse dovresti smetterla di chiedertelo, non

sei più il suo cacanido.

Teresa.

Teresa.

Io non posso lasciare adesso, lo capisci?

Perché altrimenti tutti i nostri sacrifici non sono serviti a niente.

A niente.

Allora fai quello che devi fare.

Sistema questa cosa e assicurati che quel bastardo passi la sua vita in una

cella a due metri per due.

Però puoi tornare a me, Carlo.

Perché io ti aspetto.

Girati piano e alza le mani.

Avoni!

L'ha messa in chiave.

È quell'occhio nero che te l'ha fatto?

L'ultimo che hai provato a rapinare?

Non so, cazzo. Dove è? L'ha messa in chiave. Avoni!

Lo vedi quel cancello verde?

Là comincia il territorio degli zarconi.

Su in collina comandano i messicati e oltre il distributore la zona dei di

salvo.

Pessimo posto per rapinare, no?

Ti dico questo perché a volte nella vita è un attimo che ci si confonde.

E magari può capitare che la famiglia a cui hai chiesto l'autorizzazione per

giocare a fare il bandito non è quella giusta.

Ma l'hai capito che per rubare una macchina del cazzo stai puntando la

pistola alla persona sbagliata?

Vieni, guida.

E come affare?

Allora, da chi è che ti sei fatto prendere a legnate?

Hai paura?

Io ho paura un noio.

Guarda che non c'è niente di male, anzi, conoscere la paura è conoscere il

proprio limite.

La forza di un uomo sta tutta lì.

La pistola che ti porti appresso invece, quella è debolezza.

Accosta la cappella.

Che cos'è fare per lavorare per te?

La macchina... Tenitela.

Un'estate intera.

Tre mesi d'inferno.

Caldo, torrido e siccità.

L'estate della grande tournée dello Scanna Cristiani.

Perenze, Melano, Roma.

Non c'era processo per mafia in cui Giovanni Brusca non avesse qualcosa da

dire.

Il copione era sempre lo stesso.

Per ogni stronzata di Giovanni arrivava la conferma del fratello.

e alla conferma seguivano i riscontri.

Case riaperti, condanne revocate, ergastoli definitivi trasformati in

pochi anni di reclusione, decine di processi da rifare.

Così, in quell'estate senza acqua, a piovere erano soltanto gli sconti di

pena per Giovanni Brusca.

Sono sceso giù dal bambino e insieme a me c'erano Chiodo e Monticciolo.

Ho fatto fatica ad aprire il catenaccio per chi era roginito, che

era sempre umido lì sotto per chi c'era il corpo rinchiuso, senza aria.

Gli ho detto di mettersi faccia al muro e poi è arrivato Vincenzo Chiodo di

dietro con la corta.

E il bambino è venuto giù subito, era tipo molle, anche se

non ci mancava da mangiare, non ci mancava niente.

Era tipo tenero, tipo

di burro.

Penso che non ha capito che stava morendo perché si è mosso un attimo.

E poi non si è mosso più.

Cioè solo gli occhi.

Muoveva gli occhi, girava gli occhi tipo.

E sentirli anche oggi?

È finito.

Sì.

È davvero indispensabile, sape?

Sì, è indispensabile, Giada.

Quelli ridono, se fanno il loro cazzo dei segni.

Ma prima o poi un errore l'hanno a fare. E io ci devo essere.

Sono già mesi che lo ripeti, ma quelli non sbagliano.

O mi serve me lo ricordi, eh? O mi serve a niente sentirmelo dire.

È quello che li lega a renderli forti.

Se vuoi che le cose cambino, forse... è quel legame che devi spezzare.

Brusca, sveglia.

Prepari la sua roba.

Ma è per il programma di protezione?

No, c'è un ordine di trasferimento.

A me è successa una cosa incredibile, Maria.

Loro sono venuti. Sono venuti da me con la loro assonave.

Giuro.

Mi hanno guardato e poi se ne sono andati.

Lo sai perché?

Perché tu non c'eri.

Ecco perché.

Cazzo, ma ti rendi conto di quello che è successo?

E tu mi parli di minchiate. Non sono minchiate, Maria. Invece sì.

Come tutte quelle che mi conti da mesi. Ma stai facendo la pipì?

Lo so che quando ti emozioni potrei andare in bagno.

Come prima di cantare. Enzo, ora basta.

O vieni a cattirmi che stai veramente guardandomi negli occhi.

Siamo arrivati, dottore. Puro chista, è l'ultima volta che ne sentiamo.

Vado, lo faccio crollare e torno. Va bene, domani mattina alle 10.

Facciamo un viaggio. Grazie.

Leonardo, ti dispiacerebbe mettere un po' di musica?

Certo, signora.

Si chiama adrenalina, aumenta l'affezione, mi sale la pressione per la

coppia.

Andiamo. Dove le devo mettere? Dove vuoi, sono tutte libere.

Buongiorno Enzo.

Hai visto che bel regalo che ti ho fatto?

Un carcere solo per te e per me.

C'è bisogno di spazio per pensare, per riordinare le idee, per ricordi.

Corleone, gennaio 1995.

Omicidio Giusto Giammone. A sparare è stato Giuseppe Monticciolo. Io e Vito

Vitale eravamo a un macemonio. Nome dei coniugi? San Angelo Massimo Antonietta.

Omicidio Fratelli Caccamo. Lì c'entrano le famiglie di Altavilla. Conciata

Casenove, giusto?

Giusto.

Maria Savoca.

Tu ricordi?

Ti aiuto io.

Il 19 maggio vi sentite per telefono e vi date appuntamento al giorno dopo.

Ma tu non ti presenti.

Per chi ci sei andato, Enzo?

Noi ci eravamo lì ad aspettarti, lo so.

E forse... forse per chi me lo sentivo.

Ah sì?

Te lo sentivi?

E anche lei se lo sentiva chi eri?

O l'ha scoperto dopo?

Uno che assangola i bambini e li scioglie all'insallacito.

Procuratore, o abbassi i toni, o la chiudiamo qui.

Se la domanda è che quella che mi scopava in quel periodo sapeva che ho

ammazzato Giuseppe Di Matteo, la risposta è no, procuratore. Non lo

sapeva.

Mi serve altro?

Come ha detto che si chiama?

Si chiama Volta Stella Chiavagoccia.

Sono 15 anni che abito qui dietro e non ci sono mai entrato in questo posto. Mai

entrato? Dai, Zazza. Lavoro troppo, che le devo dire?

E io invece avevo proprio voglia di tornarci.

Grazie, Leonardo.

Un piacere.

Ehi, come stai?

Ho bisogno di sentirmi dire che ce la faccio.

Ce la fai, Saverio.

Tu un modo alla fine lo trovi sempre.

Ti amo.

Lo so.

Dottore, il turno di giorno sta andando via. E' sicuro di non volere nulla?

No, grazie.

Chiedete al detenuto e fategli avere ciò che vuole.

Arrivederci.

Hai dormito bene Enzo?

Io no.

Troppo silenzio.

Dalle volte è peggio del rumore.

Sarà che una notte in galera non l'avevo mai passata.

Sai che pensavo mentre non dormevo?

Ma com'è?

Com'è che ci si sente a sapere che dovrei rinunciare a tutto?

Tutto.

Per sempre.

Ciò che ti piace.

Ciò che hai sempre voluto.

Sognato.

Questo io non ce la farei.

Non sei obbligato a rispondere.

Io non rinnego quello che so.

Forse lei lo facesse, procuratore, io no.

Eh, non lo so.

Diciamo che dovrebbe valerne la pena.

E evidentemente, fida picciotta, Maria, non ne vale la pena.

O no?

Allora, 1989,

omicidio Filippi.

Ricominciamo da lì.

Adesso prendi le mie mani

Stanotte

Comincia a rincorrermi

Ma all'inizio l'ascoltavo solo per le indagini.

Adesso la metto di continuo.

Cigaretta?

A mia moglie ci piace l'altra.

Quando canta quella, ci mettiamo sul divano e l'ascoltiamo.

Va, alza, muori.

Quella di quella cantante. Com'è?

Per l'avverte.

L'avverte.

L'avverte.

Minchia se la fa bene.

Mi piace quasi più dell'originale.

Che poi quando ci parli, non sembra.

Nasale come poce.

Stridola.

O no?

Ha detto qualcosa di me?

Tante cose.

Tante.

Ma tu vuoi sapere se anche per lei non ne valeva la pena, giusto?

Enzo.

Procuratore.

Io domani ti faccio a pezzi.

Buongiorno Enzo.

Il mio avvocato dov'è?

È colpa mia, sogno in anticipo.

Siediti, aspettiamolo insieme.

Sei pronto a dichiarare che tu e tuo frate state recendo un mucchio di

minchiate?

Io sono pronto a rispondere alle sue domande.

Come ho fatto ieri, come ho fatto l'altro ieri e come faccio da tre mesi,

procuratore.

Tu mi hai dannato, lo sai.

Perché tu hai ucciso Giuseppe.

Che io cercavo da 779 giorni.

E l'idea, l'idea di non avervi fermato in tempo.

L'idea di non averlo salvato.

Tu mi hai condannato all'inferno, te stai cazzo.

Te lo sai, quella è la cosa che mi fa impazzire.

Che ad una possibilità ce l'hai, e io no.

Tu sì, e io no.

Perché io te la posso urlare.

E non mi può parlare senza il mio avvocato.

Ma tu pensi veramente che basti un avvocato per liberarti di me?

No, Enzo, no.

Io sono il tuo demone, ti porto oggetto a oggetto all'inferno.

Vengo qui tutti i giorni per tutta la tua cazzo di vita e ti faccio le stesse

cazzo di domande.

Tu, frate, magari tra vent'anni esci e passa la storia come il grande pentito

di Cosa Nostra. Ma tu no, Enzo, no.

Tu restarei sempre a mazza bambini. O frate scemo, con mia vi sempre, che te

ricordo che una possibilità ce l'avevi e l'hai buttata nel cesso.

Lo vuoi sapere che cosa mi ha detto di De Maria?

O non lo vuoi sapere, lo vuoi sapere?

Dammi quello che voglio, un domani magari ce lo domandi di persona.

Chissà l'ultima volta che te lo chiedo, eh? L'ultima!

Poi quanto è vero il Dio, Marcino, ma insieme in un posto molto peggiore di

questo, fidati. La vuoi questa opportunità o non la vuoi? La vuoi o non

la vuoi?

Aiutami Enzo, aiutami! E un domani magari a Palermo ci trovi una vita

diversa da aspettarti.

Aiutami, aiutami!

Sai?

Ce la guardiamo?

Adesso?

Adesso.

Bentornato, dottore.

A casa.

A casa, Leonardo.

Enzo, sei mai tornato?

Brusca.

Ciao Maria.

Ciao, amore mio.

Avevi ragione.

Alla fine un moto lo trovo sempre.

Amore, tutto bene?

Sì, sì, tutto bene.

Allora, ti aspetto.

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