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Oh, Michele.
E mo vediamo se taglia.
Mio padre vi ha già restituto 10 lire.
Metà di quelle che voi gli avete prestato. Ma quelli sono gli interessi.
10 lire? Per due mesi? Per due mesi. Se è così, non vi restitiamo più un soldo,
va bene? Ha!
Hai fatto proprio una bella panzata.
Voi siete una strozzina.
E io non mi faccio mettere sotto da una come voi. Attenta a te che ti rovino. E
vediamo! Ehi, ma che succede?
Non mi impicciate voi.
Scusatelo, Don Michè.
Scusatelo, quella ha lo stesso carattere della buonanima della madre.
Non gli raccontare i fatti nostri tu. Non vuole che il padre paghi il giusto
interesse per un piccolo prestito che gli ho fatto.
Don Ma, vi posso essere utile? Don Michè, lasciate perdere.
Noi non abbiamo bisogno dell'aiuto di nessuno. Ma se non tenete nemmeno gli
occhi per piangere. Però dire un sacco di altre belle cose.
Don Michè, ma carità, non mi permettere mai.
Lavorate voi.
D'ora in poi.
Con questa qua, la vedo io.
Assunta spina.
Assunta. Mamma mia, guarda quanto si prende.
Stia dietro.
Ehi, ma via figlia che ti trovo la voletta.
Grazie.
Va bene. Ehi, scusa. Ah, bella gatta, eh.
Scusa. Scusa.
Scusa.
asciutti i suoi
Stai attento che se i panni si macchino chi la sente la padrona? Quella donna
rosa tiene un carattere. Sì, da noi di donna rosa non ce ne importa proprio
niente, capito?
Tu non devi fare più la lavandaia. E sai perché?
No, perché?
Perché io ti porto via.
Dove? Te la porto via, vieni, vieni, vieni.
No, no, no!
Noi ce ne andiamo lì, al di là del mare ce ne andiamo.
Assunti, tu lo sai quanto è grande l'America?
No. No? No.
L'America è così grande che non vedi mai la fine.
E laggiù ogni uomo può scegliersi il pezzo di terra dove vivere.
E quel pezzo di terra è per sempre suo e della sua innamorata.
Mi sa che l'America ti piace più di me, però, eh? Sì, adesso un di l'America è
fatta per i giovani come noi.
Ascolta una cosa, quest'anno la pesca è andata bene.
E io sono riuscito a mettere da parte i danari per un biglietto sopra il ponte.
Dobbiamo solo trovare i soldi per un biglietto tuo e ce ne partiamo tutti e
due. No, no, io invece voglio restare a Napoli. Voglio rimanere con i piedi per
terra perché mi voglio aprire una sirena tutta mia.
E voglio essere indipendente. E padrona del destino mio, salvatore. No, no, no,
no, stanno a sentire, l'America è meglio.
E vedrai che prima o poi ti convinco.
Mannaggia, mannaggia, questo... C'è le tasche bucate, però...
Eccolo, eccolo. L'ho tirato stamattina su con le reti. Come va?
Ti piace, eh?
Vieni qua, te lo metto al collo. Sai che figurone che fa.
Assunti, che profumo, assunti, che profumo. I tuoi capelli mi sembrano
seta.
Sì, basta!
Sì, basta!
Sì, basta!
Buongiorno. Allora, che hai fatto oggi? Ho passato tutti i giorni in stireria.
Per starla presto non ho passato neanche il carbone. E sto dicendo.
Ah, cazzi, che Assunto faceva la stiratrice, lo sapevo già.
Aspè, mo scendo. Non ti muovere.
Lo stai andando?
Aspè, fammi scendere.
Quando è uscita a stendere i panni sulla collina, è arrivato un giovanotto che l
'ha baciata. Hanno fatto cose?
Sì, dietro le lenzuole stese.
È l'infatiente.
E lo sai dove lavora? A Pasillivo. Si chiama Salvatore. Che esce a pesca con
una barca che parte da lì. Oh, bravo. Beh, lascia stato Mimì, il compagno mio,
che tiene cinque gozzi.
Sai che fai?
Vai a chiamare Mario, il padre di Assunto lo fa venire qua. Però non farti
vedere da nessuno.
C'è famma? Sì?
Guarda com'è bello il mare.
Quello dell'America è ancora più bello.
E tu come lo sai?
Io sono un marinaio.
Il mare è casa mia.
Il vespro, Salvatore, mi fa fare sempre tardi.
Assuntino, ricordati che ti voglio bene.
Sei la vita mia.
E il ragù?
Che fine ha fatto il pezzo di carne che mi ha regalato Don Michele?
La carne di Don Michele non è per noi.
L'ho data alla vicina.
Che te ne sei creatura.
Assu, ma tu ti sei scordato come siamo messi?
E non è colpa di nessuno se...
Se abbiamo speso tutti i soldi per le medicine di mamma.
Almeno fosse guarita.
E invece è morta.
Insieme a lei siete morti pure voi.
Prima eravate allegro.
Cantavate.
Assentibili papà.
Io non mi lamento per me.
Ma per te.
Bella come sei.
Ti meriteresti un'altra vita.
Don Michele mi ha fatto capire che ti vuole bene.
Basta che tu gli dici di sì e quello ti sposa subito. Michele non mi piace. Ma
perché?
Perché è un uomo ricco.
C'ha una posizione. È rispettato da tutti.
Non mi piace lo stesso.
Cesira, tu vai dai cocoli a consegnargli le lenzuola, ma solo se ti pagano il
conto della stagione passata.
Domenica tu sei in ritardo con i colletti del tenente Gribaudo. Chi l'è
piemondese ha detto venerdì e deve essere venerdì. Ah, nunziata, si deve
consegnare il bucato a donna Matilde. Vado io?
E vai, ah. Ma perché ci vuoi andare sempre tu? Quella abita al quarto piano,
pare pure che non dà delle buone mance, poi fa un lavoro strano.
Allora posso andare?
Vai!
Ormai la firma la faccio bene.
Guardate questo invece.
Fammi vedere.
Un grazie alla brava Matilde Serau che mi ha insegnato a scrivere
e pure a leggere.
Con rispetto di conoscenza.
La vostra Assunta Spina.
Così brava quando mi hai visto... Insegnarmi a leggere e a scrivere.
Ti meriti un regalo.
Però io vado di fretta, capito? Mi aspettano al giornale.
Donna Matilde, sono... Sono troppo sfacciata se vi chiedo un altro libro.
Un altro libro?
Eh, che quello di grammatica lo so a memoria.
Eh, che ti posso dare?
Questo è? Ti do questo.
Grazie.
Cuore.
Di Edmondo De Amicis.
E' uno scrittore bravissimo.
L'ho intervistato quando è venuto a Napoli.
E com'è, com'è questo De Amicis?
E' simpatico. E' uno che gli piace molto la giustizia.
E' assetato di giustizia proprio come me. Ma davvero il vostro giornale
comandate su tutti?
Pure su vostro marito?
Giuseppe? Ma Giuseppe non è mio marito.
Noi conviviamo.
Come pubblici peccatori, come si dice.
Ma perché ti pare strano che uno comanda su tutti, come dici tu?
Pure Donna Rosa comanda.
Ma voi siete differente.
Una creatura speciale come a voi.
Io non l'ho incontrata mai.
Eh, lo dicono tutti.
Però non so se è un complimento tante volte. A Napoli la donna pare che deve
sempre obbedire.
Eh, pure mio padre dice così.
Vuole che gli obbedisca e che mi sistemi con un uomo che non mi piace.
E tu che fai?
E io gli ho detto di no.
È brava, così devi fare.
Tu devi obbedire soltanto a te stessa, hai capito?
E se non ce la fai, ricordati, io sto qua.
Assù!
Voi mi fate torto, questa carne non l'avete comprata da me?
L'ho presa da un altro macellaio.
Ma perché, non vi è piaciuta la carne che ho dato a vostro padre?
La carne vostra l'ho regalata.
Però siccome mio padre Ragusi era fatto la bocca, Mi ho preso questo pezzo di
manzo.
E perché rifiutare un omaggio fatto con tutta la grazia?
Perché non voglio avere debiti.
Domiche, voi mi date carne, ma in cambio volete altra carne.
Io sono pronto a volervi bene, veramente.
E voi avete il coraggio di dirmi no.
Io non voglio dirvi sì.
Ma spiegatemi il perché.
Non mica mi fate andare.
O siamo qui fino a stanotte.
Prego.
Caterina, guarda!
Questo figlio mio si scalda troppo facilmente e siccome tiene troppa
dimestichezza con i coltelli, io la notte non ci dormo. Quanti punti ha
avuto l'acquaiolo che vostro figlio ha coltellato due anni fa per quella storia
di donne?
Dodici.
E 50 lire all'avvocato perché non lo mandasse in galera.
Speriamo che Assunto non tiene nessuno innamorato, sennò vostro figlio passa un
altro guaio.
Voi sapete qualche cosa?
Dipende.
Donna Carmè, se c'è veramente questo innamorato...
Tenetelo lontano da mio figlio, che dopo io so com'è disobbligarmi.
Ma voi che dite?
Lo so quello che dite.
Qua ti sta scritto che se il debito non viene pagato entro le dieci settimane,
il carretto diventa mio.
Donna Carmela, io non so leggere.
Ho firmato con la Croce e adesso voi... E che volete dire, che vi ho
imbrogliato? No, no, non mi permetterei mai.
Ma senza il carretto io sono un uomo finito.
Finito?
Cominciate a fare il padrone in casa vostra, sentite a me invece di
disperarvi.
Cioè?
Finché è assunta a fare l'amore con un pescatore di nome Salvatore, un morto di
fame, come a voi, non si metterà mai con Don Michele.
A me non ha mai detto niente. E se capisce, lei vuole la sua libertà.
Quella dovete convincere con le buone e con le cattive.
Farete la sua fortuna.
Eppure la vostra.
Andate.
E andate.
Tu esci solo quando te lo dico io, così vediamo che cosa fa con Salvatore. Eh
sì, sono innamorata di Salvatore. E allora?
Bravo, bravo, urla, urla così ti sento tutto avvicinato. E pure Don Michele. E
fatelo venire qua, che glielo spiego io di chi sono innamorata, Don Michele.
Brava, brava, così quello lo ha a coltella come ha fatto con l'acquaiola.
Non lo dite neanche per scherzo. Allora obbedisci a tuo padre.
No!
Obbedisci, così le cose si sistemano.
Stai rovinando la vita tu e l'hai rovinata pure a me.
Pure a me l'hai rovinata.
Pure a me.
Visto che Assunta tarda, tu Cesira vai al lavatoio e tu domenica sbrigati a
stirare i colletti del tenente Gribaudo. E voi?
Che cercate?
Per gli uomini lavoro non ne abbiamo.
Sono il padre di Assunta.
Volevo dire che stamattina mia figlia non può venire perché ha letto ammalata.
Intanto io le tolgo la giornata.
Ma quando ritorna?
Non lo so, è ammalata assai.
Ditele che l'aspetto domani, se no è inutile che si faccia vedere.
Ci sono tante ragazze che fanno la fila per venire a lavorare qui.
Nunziata? Sì?
Quelle lenzuola vanno dai caccioppoli. Subito.
Buongiorno.
Buongiorno. Buongiorno, tenente Gribaldo. I vostri colletti sono pronti?
Va bene, grazie.
Toma! Don Michele, buongiorno. E la vostra bella figlia? L'oggi non si è
vista passare. Eh, si è preso un brutto raffreddore. Che volete? Quella è stata
al mattino della sera con le mani nell'acqua gelata.
Sentite, vado a chiamare il medico. Anzi, la accompagno io stessa a casa
vostra. Non c'è bisogno. Beh, saranno due o tre giorni di riposo.
Aspettate un momento.
Mamma! Un bel pezzo di bollito, eh? Non vi disturbate, Don Michele.
Oima! Ehi!
Prepara qualche altro filetto e incartatelo con un pezzo di ginocchio.
Fatemi questo favore, va. Questo pezzo l'ha scelto stamattina la moglie del
notaio Perrone. E invece lo diamo al padre di Assute che si è ammalato, va
bene? Forza!
Come vuoi tu, come vuoi tu.
Però ricordati che i clienti paganti vanno sempre accontentati.
Ecco qua.
Un buon brodo caldo fa sempre bene.
Grazie, domenica. Arrivederci. Arrivederci. E fate tanti auguri di
pronta guarigione a vostra figlia. E ditegli che sto quartiere senza di lei è
come il cielo senza stella.
Preferirò. Arrivederci. Statevi bene.
E lì ci avrebbe dato il dotare per quel pezzo di carne e tu lo vai a regalare a
una che... E dire, mamma, ci avete qualcosa da ridire? Sì, c'ho da ridire
perché tutte le ragazze che girano, tu proprio della civetta più stupida e
morta di fame ti vai a incapricciare.
Non vi voglio più sentire.
Allora, sei convinta?
Assù, se continui a fare la muta di portici...
Domani stesso gli dico di salvatore. E vediamo quello che succede.
Gli ho dovuto dire che tu stai malato.
E lui, che è una persona generosissima, ci ha regalato questo pezzo di carne per
fare il brodo.
Ma come si fa questo brodo?
Assunti! Salvato!
Ehi!
E che fai qua a quest'ora?
Sono venuta a dirti che dobbiamo fare come vuoi tu.
Partiamo. Andiamo all'America. Adesso, subito.
A così quanto è mangiato?
Se non partiamo adesso non mi vedi più.
Ho chiesto al porto. C'è una nave che parte alle sette stasera.
Sì, ma come mai tutta sta fretta? Perché non voglio più aspettare, Salvato.
Partiamo e sulla nave ci sposiamo.
Dimmi di sì, Salvatore, dimmi di sì.
Io questo aspettavo.
Assuntimo il tuo biglietto, come lo paghiamo? A quello ci penso io. Tu dimmi
di sì.
E stasera dormiamo insieme, per la prima volta.
Alle sei, ti aspetto alle sei al porto.
E questa notte, l'unica cosa che avrò addosso saranno i miei capelli.
E questo coraggio.
Mi raccomando, Salvatore.
Alicei!
Che succede?
Signorina, ma dove andate? Fermatevi. Cerco donna Matilde. Non potete salire,
per piacere.
Dove andate? Fermatevi, signorina. Ma non l'avete appuntamento? E io vi ripeto
che donna Matilde mi ha detto di cercarla quando volevo. Signorina, non
potete entrare.
Avvocato, perdonate, ma questa furia non sono riuscito a fermarla.
Io voglio parlare solo cinque minuti con donna Matilde. Io voglio parlare con
lei.
Mi dispiace, ma donna Matilde è a Roma. È stata convocata dal ministro De
Pretis.
E quando torna?
Roma è... mica è dietro l'angolo.
Domani. O forse dopo.
Se volete lasciare il vostro nome... Io mi chiamo Assunta Spina.
E quando ripassate?
Forse mai più.
Ma ditele che non mi scordo quello che ha fatto per me.
E appena posso, le scrivo.
Se erano biondi vi avrei dato la cifra che cercate, ma sono scuri. O mi date
quello che vi ho chiesto, non se ne fa niente. Come si fa a dire no a una bella
ragazza come voi?
Aspettate! E perché?
Una ciocca, lasciatemela lunga.
Non vi preoccupate, state tranquilli.
Vi farò un bel taglio, molto grazioso.
È nuova, nuova, allora.
Un prezzo è come niente, ma da fare una fine stagione.
Sì, ma ci capite, a me i soldi mi servono super.
Eh, ma non è vero.
Non è vero.
Donna Carmela. Buongiorno, Don Mimì. Ti chiamo da Salvatore.
Toto, vieni qua. Con gli ordini, Don Mimì.
Questa è Donna Carmela e è una persona di mia fiducia.
Perciò devi fare tutto quello che ti dico.
Grazie, Don Mimì.
Tu lo sai perché Assunta c'ha tanta fretta di partire?
La tua Assunta, per scattare il carretto del padre che era stato pignorato, ha
rivolito la cassa della stideria.
Donna Rosa se ne è accorta e vuole avvertire i carabinieri. Come vi è
imbarcato, l'arrestano.
Voi che dite?
Assunta in galera?
Se la vuoi salvare, devi restituire oggi stesso i soldi del buio.
E come faccio? Come faccio? I soldi che avevo li ho spesi tutti per il mio
biglietto.
Io un'idea ti avrei.
No, niente una firma.
E io non la so fare la firma. Niente una croce. Tu. Qua.
Qua? Qua.
Ecco, così va bene. Allora, si salpa alle sette, ma l'imbarca tra un'ora
precisa. Attento perché il nostro uomo della Vittoria Emanuele è un tipo che
non perdona. Per cui se sgarri ancora un solo minuto, quello ti tiene a dieci
giorni a pane e acqua. No, per carità, io non faccio tardi. Allora, i soldi
dell'ingaggio li vuoi subito o li mandiamo mese per mese alla famiglia
tua? E subito.
Nassù. Nassù?
Ma tu non l'eri ammalato?
Me l'ha detto mio padre. Eh, stamattina è venuto in bottega. Eppure poco fa,
prima di entrare in osteria, ha ripetuto che non poteva uscire di casa.
Dite a donna Rosa che non torno più.
Parto. Ad in America.
In America?
Eh. Ma fatevi dare quello che mi deve.
È più di una settimana di paga, mi raccomando. Eh, certo.
Eh, Gesù. Addio. Madonna.
Sciacquata, ferma.
Fermati, dove vai?
Ma come, non lo sapete? Vostra figlia se ne parte per l'America. In America?
Astuti! Astuti, vieni qua!
Fermatevi!
Antonio, ma che succede?
Per favore, fatemi salire! Per favore!
Prego!
Vai, Antonio!
Dove scappa questa bella ragazza?
Vado al porto.
Però se vuoi signoreva da un'altra parte, basta che mi lasci più vicino
possibile. Senza scomodarsi.
Sei fortunata.
Vado proprio al mio circolo che è sul mare.
E tu che fai al porto?
Aspetti il tuo fidanzato? No.
Partiamo assieme.
Lui c'ha il suo biglietto e io qui c'ho i soldi per il mio.
Quell'uomo che ti corriva dietro chi è? Un vecchio amante?
No, no.
Era mio padre.
Attenta, sai.
Devi dirmi la verità.
Sono magistrato.
Altrimenti... Io ho solo deciso di partire.
Non ho fatto niente di male.
Sicuramente finirai per combinare qualche guaio.
Mi sposto sulla nave.
Che guai volete che convini?
Tutto il mondo è paese.
Di qua e di là dall'oceano una bella donna come te fa sconquasso.
Quanti anni hai?
Ho passati 21.
Sono lavandaio.
Ma so anche leggere e scrivere.
Pessima notizia.
Le donne sapute sono una calamità.
E che significa calamità?
Un guaio. Una femmina pericolosa.
Avanti, porti.
Ecco il porto. Io sono arrivata.
Ferma! Grazie.
Buongiorno. Arrivederci.
Vai, Antonio!
Altrimenti che la senti più buona.
Forza, forza, da questa parte, venite.
Andiamo.
Voglio timpare.
In fila.
In fondo, in fondo, seguite gli altri.
Vai, vai.
E questo sistema tutto.
Meno male che mio cugino mi deve un favore.
Perché il reclutamento dell'equipaggio è finito due giorni fa.
Sì, ma datela a me i soldi. Io li porti a Donna Rosa, eh? Ma così approfitta per
salutare Assunta. Sì, allora non hai capito. Ti devi sbrigare, devi partire.
Sì, ma un anno in mare, quello è lungo da passare. Io la devo vedere, la devo
salutare.
Sapo leggere la tua Assunta? Sì.
Sì, ma io non so scrivere.
Potevo. Eh.
Allora, detta, detta quello che vuoi, io scrivo e glielo faccio avere il
bigliettino. Su.
Scrivetele che...
Che non faccio altre fesserie.
Altre fesserie... E che se io mi sto imbarcando... Mi sto imbarcando... E per
salvare dalla galera.
Dalla galera... Perché le voglio bene.
C'è scritto tutto.
Datelo pure questo.
Ah.
Bella. E questo se lo devi mettere al collo, lo devi portare tutte le sere.
Bella. Perché tutte le sere mi devi pensare.
Sei un vero uomo, Salvatore.
Va, va, parte, parte, che è meglio. Eppure io la penso tutti e sei. Un vero
uomo, stato buono. Salvatore, parto, va.
Scusate, sapete dirmi che ho reso tutto?
Se tenevo i soldi per comprare un orologio, mi sembra che partivi.
Avete ragione, scusate tanto.
Questa è una nave mercantile, ma ha la disciplina.
che il comandante pretende e che io imporrò è la stessa di una nave
militare.
A bordo!
Ma questo è il corallo di Salvatore.
E perché ce l'hai tu?
E lui dove sta?
Se sapete leggere, sta tutto scritto qui.
Assunta ci ha pensato bene.
Sono troppo giovane per sposarmi. Mi imbarco da solo.
Il corallo tienilo pure per ricordo, Salvatore.
Partito. Come partito?
Dove sta?
Dove sta?
E che ne so?
Il mio figlietto mi l'ha dato donna Carmela. Dice che gliel'ha dettato lui.
Donna Carmela!
Donna Carmela!
Lo devo trovare!
Lo devo trovare!
Signori, se vi posso aiutare?
Vai a servire quella vibra di Carmela, tu!
Vassù! Vassù da!
Salvatore!
Salvatore no!
Non partire!
Vassù, aspetta che io torno!
Vassù, mi hai sentito?
Insomma, tu sei deciso.
Cognato caro, sono stufo di stare a Napoli, dal tribunale. Voglio un saggio
al Parlamento.
Voglio Roma.
Stai attento che la politica ha i suoi costi.
Lascia che te lo dica uno che si è in Senato già da qualche anno.
Spenderò quello che è necessario. Solo che i soldi sono il meno.
Federico, devi cambiare vita.
Un politico è sempre in vista. Deve essere un padre ed un marito esemplare.
Senza film.
Per esempio, perché non porti la fede al dito?
Mi stringe. Ma cos'è? Una predica che ti ha suggerito mia moglie?
È il politico che ti parla, non il cognato.
Tu devi finirla di far inquietare mia sorella.
Un uomo avrà diritto a scappicciarsi un po'? Ecco, queste cose non voglio
neanche sentirtele dire.
Altrimenti Roma te la puoi scordare.
Quanto è giudizioso questo cognato mio onorevole.
Signori, vi ho ancora qua, state.
Salvato. Ma quale salvatore?
Io sono Cazzillo e voi siete ridotti a male assai.
Salvato.
Addio carbone.
Potete curare con questa mollata.
E chi lo sa, qua ci stanno più degenti che letti.
Comunque, fammela venire.
Vabbè. Adesso arrivo.
A chi appartiene la ragazza? La signorina è mia sorella. Ha passato
tutta la notte alla vento.
Stravallava di febbre e perciò l'ho portata qui.
Ha una polmonite che è grave assai. La sorella deve assolutamente ricoverarla.
Sì, dottore.
Anche se non so dove la devo mettere. Allora vorrei chiamare il suo, il nostro
padre.
Brava, brava, vai.
Quale che vi ho trovato?
Vostra figlia sta all'ospedale. All'ospedale?
Ma non doveva stare sulla nave?
Volete perdere tempo con le domande? Oppure andarla a vedere? No, no, vado
subito, vado subito. Vedi?
Mamma, ma vostra figlia si è rimessa? Ma quale rimessa? È grave, sta all'ospedale
sta. Un momento, ahimà, chiudete voi.
Sì, vabbè.
Mamma, arrivo!
Ma quale domattina? Sapete?
Muovela o non si muove, dalle le pene, sapete che faccio? Io me la pegno e me
la porto via. No, Don Michele, Don Michele, ma a casa chi ne cura? Qui sta
meglio.
Ma io se non la vedo con gli occhi miei non mi rendo incapace. Va bene, giusto
per un momento però.
Se vi fermano dite che siete delle pompe funebri. A quest'ora sono gli unici che
fanno passare. Ma quale pompe funebri ti è?
Scusate, sore.
Ma chi l'ha tagliata di capilla così?
Pur malato quanto è bella.
Ma di polmonite si guarisce?
La sonda guarirà.
Voglio meglio medici. La medicina è più costosa, amore.
Forza, forza, bisogna andare, forza!
Non ti lascio solo amore mio.
Non ti lascio. Venite.
Non vi dovete preoccupare, alla figlia vostra ci penso io.
Sentite voi.
Domani trasferite la signorina in una stanza a pagamento. E mi raccomando, se
no il funerale lo faccio a voi.
Tenete.
Non è che vi pigliate poco per il vostro disturbo, eh? Ma io non ci guadagno
niente. Neanche un soldo. Ah no?
No, no. Per convincere il ragazzo a imbarcarsi ho dovuto dargli del danaro e
poi fargli pure un poco di corretto.
E che glielo devo pagare io? Ma così il ragazzo si è tolto dalla circolazione e
Michele i coltelli li usa solamente dentro la macelleria.
E adesso chi gliela toglie dalla testa quella assunta? Ma voi non mi avete
detto che è finita l'ospedale? E allora, state allegre donna Conce. State
allegre, state allegre.
Può essere che mora.
E ci leviamo il pensiero.
Sì, lo so.
Era ora che vi svegliavate.
Si è venuta a spiarmi pure qua.
Se non era per me, voi eravate ancora sul muro, morta schiattata.
Non mi fare la moina.
Tu lavori per Carmelo.
Ma trovate voi una la padrona che ogni tanto mi prego cosa mangiare e mi fa
domire nella caponacchia. Io sono coffe, non mangio arancione.
Era una sanguisuga.
Ma è no.
Io l'ho salvato, anche se mi avete mandato una malaparola. Perché non mi
prendi i tassi a vizi?
Non ce l'ho mai avuto un servitore.
E poi non ti posso pagare.
Mi date metà della vostra menestra, metà del pane e siamo pari. Va buono così.
Prenditi pure tutto.
Tant'ora non ho fame.
Donne, su, pronte.
Oggi pasta e patate.
Signori, mi raccomando, dite che tenete appetito.
Tutte quelle che non mangiate voi, le faccio fare solo io.
Allora mi faccio dare doppia razione.
Sto a Roma una settimana, soltanto una settimana.
Torno e trovo il mattino il giornale del mio ex marito Scalfoglio, nostro
concorrente, che pubblica un'inchiesta esclusiva sugli ospedali napoletani.
Inchiesta che avremmo dovuto fare noi.
Quando eri al mattino. E adesso dirigo il giorno.
Un giornale che è stato sempre il primo a parlare delle piaghe di questa città.
E io non voglio che il mattino ci mangi in testa.
Giuseppe. Sì, carissima.
Stasera il giornale lo dici tu. Io torno a fare la cronista.
Matilde, è venuta a cercarti una ragazza.
Si chiama Assunta Spina.
Assunta, non tengo tempo. La vado a trovare domani alla sirevia dove lavora.
Pessico! Pessico! Venite con me!
Subito!
È che i fondi sono pochi, signora.
Quando mai il denaro è stato per la povera gente, dottore mio?
Sì, lo so, però purtroppo adesso vi devo proprio lasciare.
Non ti preoccupi, lei vada. Ne continuiamo a fare il nostro giro. Se
volete. Prego, prego.
Assunta!
Dove la portate? La signorina va in una stanza a pagamento.
E se la pormonite?
Oh, figlia mia.
Bessico, tu continua a fare il giro. Io voglio stare un poco con Assu.
È andata così.
Io dovevo partire con il mio fidanzato.
E lui se n'è andato senza di me.
Ti ha lasciato?
Così sta scritto nel biglietto.
Ma siccome c'è di mezzo una strozzina di cui non mi fido, appena esco di qua la
vado a cercare e mi faccio dire tutta la verità.
No, tu adesso devi pensare prima a rimetterti in saluta.
Così mi posso trovare pure un altro posto.
Di sicuro donna Rosa non mi vuole più.
E che te ne porto? Tu vieni da me, me ne occupo io.
A Napoli il lavoro non si trova, ma qualche cosa vedrai e riusciamo a
trovare.
Magari.
Grazie, donna Matita.
Bella.
Io resterei a farti compagnia, ma me ne devo andare. C'ho un sacco di cose da
fare.
Va bene.
No, no, no.
Si fa malato pure voi.
Chi io? Quelli germi si mettono paura di me.
Donna Matì? Sì?
Mi lasciate il giornale Catanita?
Certo.
Grazie.
Allora, Assunta, hai capito? Se non posso tornare io, mando qualcuno a
chiedere notizie. Appena esci di qua, vieni subito a cercarmi.
L'ho presa per voi, magari vi fa voglia.
Dopo, magari.
Adesso fammi leggere che un giornale fresco di giornata non l'ho mai avuto.
Ma potete fare tutte e due.
Leggete con gli occhi e mangiate con la bocca.
È naufragato il piroscafo.
Non ci sono superstiti.
Signori, chiedetemi, perché piange?
Vedrete che fior di sistemazione.
Una stanza con una bella finestra.
Prima mi ha spedito a fare un giro perché c'aveva sogno. Voleva essere
libera da ammazzarsi.
Ma il taglio qua è profondo. Bisogna chiamare un chirurgo, altrimenti...
Altrimenti questa ci lascia.
Forza, fate qualcosa!
Assunta!
Dobbighè, guarda da là, Dobbighè.
Assunta, assunta.
Assunta, risponde!
Assunta!
Salcicce e broccoli come piacciono a te.
Ecco qua.
Un po' di broccoli che ti piacciono, lo so.
Bene, così.
Se vuoi gli altri, poi te li do.
Ecco qua, sartù di riso dal ristorante Leondoro che fornisco io.
Non ho fame.
Allora, un goccio di vino che vi fa tornare un po' di rossore sulle guanci.
Se mai dopo.
E allora, una fettina pastiera. L'ha fatta mamma, sentite che è dura.
Una fetta di mollone.
Se per caso non c'è qualcosa, spenso io.
Dopo. Assunti, come ti senti?
Mi manca l'aria.
Era meglio se morivo.
Da quanto è saputo che ha perso il posto dentro la stileria, non si dà più pace.
Oh, vera figlia, tanta disperazione per così poco.
Per favore, lasciatemi sola. Tutti quanti.
Sentite, domani.
Perché non glielo dite voi?
Che gliela possa accontentare.
Assunti.
Assunti, belli papà.
Papà.
Sono stanca, papà. Assù, se permettete.
Se voi mi sposate, non patirete più la fame. Né voi, né vostro padre.
E manco questo povero vaglione.
La vita mia non c'è più.
Io la regalo a voi.
Non mi chiede.
Siamo tutti quanti nelle vostre mani.
Vi giuro che non vi pentirete.
Ve lo giuro.
Assurdo! Assurdo!
E basta con stimare all'acqua fredda. Il dottore vi ha proibito di farlo. Per
favore. Ma sono solo due stracci, mica. E poi qualcuno dovrà pure tenere pulito.
Scusa. Voi dovete fare la patrona.
E non la serve.
Venite. Almeno le mani, fammela asciugare.
Venite.
Venite, venite con me.
Fatemi sentire le mani.
Ecco, sono ghiacciato.
Una ragazza bella come voi.
Venite, venite, assolutamente.
Venite a vedere.
Eh?
Ma guardate, guardate in alto.
Una stileria tutta mia.
Ma come avete fatto a indovinare?
E da quando vi vedevo lavorare da donna rossa si capiva subito che questo era il
vostro lavoro.
Vi piace?
Non l'avrei mai immaginato. Mai.
Fatevi guardare.
Perché?
Vedete, è il primo sorriso che mi fate.
E me lo voglio godere, assù.
Grazie.
Grazie.
Venite.
Guardate, guardate quanto è bellezza.
Qua io mi sono battezzato.
E qua mi vorrei sposare, in questa natura, guardato mare.
Domichè, io della mia promessa non mi rimangio niente.
Però per il matrimonio preferisco aspettare.
Ma perché?
È giusto che lo sappiate.
Io stavo già per sposarmi.
Ma l'innamorato mio è morto.
Improvvisamente.
Ma chi era questo innamorato vostro?
Si chiamava Salvatore.
Faceva il marinaio. Era di Posiglio.
La sua nave ha fatto un affraccio.
E poi gli volevate bene?
Io l'ho amato con tutta me stessa.
Cassù, a me non mi importa niente del passato.
L'importante è che adesso voi avete accettato di stare con me.
Però ancora non me la sento di pensare all'altare.
Non fa niente.
Il matrimonio può aspettare.
Noi adesso ci mettiamo insieme.
Voi imparate a volermi bene.
E poi piano piano tutto si sistema.
Mi fa piacere che hai capito.
Non è merito mio.
Ma del bene che vi voglio, ricordate?
Del bene che vi voglio.
Ma venite a vedere questa chiesetta.
È inutile che mi chiedi di tornare. Sei stata via troppo tempo e adesso non ti
riprendo. Donna Rosa, è fatta un'opera di carità.
La ragazza è stata malata.
Per comprarsi le medicine si è venduto pure la sua bella treccia. Troppo
gentile, donna Emilia.
Ma neppure se fossi alla fame, tornerai a lavorare qua.
A faticare per una donna cattiva, avara, che affama queste povere ragazze
e risparmia sul sapone.
Adesso io ho una stileria tutta mia.
E se loro ci stanno, le prendo a lavorare a tutte e tre.
Cesira. Non siate, è pure domenica.
E ha due soldi di più di quel niente che gli date voi.
Due soldi al giorno?
Zitta tu!
Due soldi di più all'ora.
Però non occorre che mi diciate subito di sì.
Ci pensate.
E poi mi fate sapere.
Mamma, io ho le prove a teatro. Aspetta tu, stai zitta.
Non mi pare vero.
Che bello.
Allora, che aspettate? Venite. Che bisogna sistemare gli scaffali, dai.
Mi piace.
Grande, bello. Ah, bello.
Meraviglioso.
Vedo che qua fate le cose alla grande, senza risparmio.
Andate qua.
Quello che succede è qua.
A voi non vi deve riguardare.
Sei una creatura ingrata, assurdo.
La prima a capire che stavi seduto sulla tua fortuna sono stata io. E tu in
cambio che hai fatto?
Si è pigliato pure a cazzino.
Il ragazzino resta con me.
Contenta tu.
Per uno che perdo, cento ne trovo.
Donna Carmen.
Ma cosa avete raccontato a Salvatore per convincerlo a partire senza di me?
Non mi dire che pensa ancora al pescatore.
Avete ragione.
A voi non vi devo chiedere più niente.
Stira, stira.
Assunta, stira.
Stira.
Don Michele!
Don Michele!
Tutto quello che avete ordinato.
Tutta roba di lusso, di qualità.
Tutta mobili ragazzi, compresi i matarazzi. Ma questi matarazzi sono di l
'era buona, sì.
Se lo volete aprire con uno dei vostri coltelli.
No, no, è che lo riaggiusto dopo.
Quando l'avrò provato, se non sono rimasto soddisfatto, vuol dire che il
coltello lo provo nella panza vostra. Eh, va bene. Ma vedrete che ci starete
come un papa. Sì, sì, andate, andate. E non solo per dormire. Andate, andate.
Mi raccomando i mobili, eh.
Ma hanno usato nemmeno il profumo e già hai pagato tutta la pietanza.
E si vede che mi andavate a fare così?
Oh, io dico che... Sentite, io vi rispetto come mamma, voi mi dovete
rispettare come uomo. No, io dico solamente... Basta, se no faccio lo
sproposito. No, sia come sia, Assunto non è una femmina da sposare.
Ma, ma volete che faccia lo sproposito?
Guarda, qua c'è sta la stileria, proprio qua di fronte.
Tu ti affacci e così non devi andare in giro che ti sciupi.
Hai pensato a tutto.
Vieni, vieni.
Abiti. In questa armata ci stanno tutte le vestite per te.
Tu ormai sei la padrona. Devi essere perfetta.
Mi raccomando.
Ecco, in ogni caso, se non ti piacciono quelle vestite, ne compriamo altre.
Magari le andiamo a scegliere assieme. Guarda che belle sedie che ho fatte
mettere. Questa l'ha fatta un amico mio.
Qua ci sta la cucina.
Ti piace?
È grande.
Mica, che ti devo dire?
Hai pensato proprio a tutto, io non... No, no, lascia perdere, io non voglio
ringraziamenti.
Voglio l'amore tuo.
E come faccio a non voler bere un uomo che si prende cura di me così?
Con questa premura, che indovina tutti i desideri miei. Senti, trasferisci tu
oggi stesso qua.
E io vengo solo quando lo desideri tu.
Eh? Lasciami un altro po' di tè.
Va bene.
Come vuoi tu.
Neanche abbiamo aperto e già sono venuti sei clienti. E il tenente Cribato quando
l'ho incontrato mi ha promesso che da ora in poi si serve da noi.
Clienti ce n'è per tutti, non occorre pigliare quelli di Donna Rosa.
Sara, ma volete mettere la soddisfazione?
Questo sì, però se noi facciamo bene il nostro lavoro... Glielo mettete a quel
posto e a quella cornacchia.
Buongiorno. Diglielo tu Gemma che lavorare bene ci si guadagna sempre.
Appena hanno sentito la sua voce l'hanno presa subito a fare la chantosa al
teatro delle maschere. Perché non venite a vederla? Mi dispiace donna Mima, oggi
aspetto i clienti, magari un'altra volta.
Capisco, troppo lavoro, però vi conservo un palchetto proprio vicino al
palcoscenico. Grazie. Vi aspetto.
Io ho assunto a spina, l'ho cercata dappertutto.
Sono stato nelle stanze dei paganti, nella corsia dei derelitti, sono stato
pure al sifilocomio.
Sifilocomio, Persico?
Sifilocomio.
Nessuno mi ha saputo dire niente.
La lista che ti messi, l'hai vista?
Quella no.
Eh no.
Eh già, Persico, vai a fare i necrologi, va.
Va che è meglio, va. Se volete torno subito in ospedale. No, no, lascia
perdere, lascia perdere. Tanto Assunta se ha bisogno di me sa dove trovarmi.
Michele. Assunta, avete bisogno di qualcosa?
Scusate. No, Michele, ci sta tutto.
Eppure di più.
Va bene, allora tolgo il disturbo. No, aspetta.
Vieni.
Vieni.
Ma perché proprio io, Michele?
A Napoli ci stanno tante belle ragazze.
Assù, io la prima volta che vi ho vista mi sono subito innamorato di voi.
Eravate così belle, così giovani.
E voi capite, per un uomo come me, di una certa età, insomma... Comunque, mi
feci avanti e... E poi... Eh, lo so.
E poi le cose sono andate come sono andate. Ma comunque voi non vi dovete
sentire obbligate. Sentite, io aspetterò un anno, conterrò 365 giorni e sarò
paziente. L'importante è che siate contenti.
Amiche, ma tu
tutto questo bene mi vuoi?
Assù, come ti voglio bene io non ti vuole bene nessuno.
Veramente.
È carino qua? Sì, molto.
Un goccio di vino.
Chi è quel militare?
È un cliente della stireria.
Prima si serviva da donna rosa.
Adesso si serve da me.
Vedi... Voglio dire, tu appartieni soltanto a me.
Poi c'è stata la guilla.
Ma che discorsi fai?
Tutti ti desiderano. Hai visto quel militare là?
Eh? Come ti sorrideva.
E che male c'è a sorridere.
Se mi dici così, mi fai pentire di averti detto di sì.
No, no.
Va bene, va bene, dai. Fai conto che non ti ho detto niente.
Ah, ecco qua.
Grazie.
Ah, che meraviglia.
Basta lo scarpariello.
Ti piace?
Sì.
Allora, tu ti metti buono buono qua, seduto qua e non ti muovere. Ma che se
ne va?
Questo
solo
volevo dirvi.
Per voi Biancheria è lavata gratuitamente tutto l'anno.
Ma perché?
Io non ho fatto niente, hai fatto tutto tu.
Nemmeno t'ho trovato all'ospedale, va bene che t'ho spedito quel tontolone di
Persico a cercarti.
E che mi sono sentita meglio e sono uscita.
Comunque adesso che è un negozio tutto mio e non mi scordo quello che avete
fatto per me, se non sapevo leggere e scrivere, la bottega non la potevo
tenere.
E chi te l'ha aperta la bottega?
Un uomo che mi vuole bene.
E tu gli vuoi bene tu?
Scusa. Scusa, non te lo dovevo chiedere. Ma sai, noi giornalisti siamo in
piccione per il mestiere.
Comunque, adesso devo tornare al lavoro.
E ogni sabato vi vengo a ritirare bucato, eh?
E mi porti il conto. Mi raccomando, non ti scordare.
Il lavoro va pagato, sempre.
Va bene.
Ah!
A chi è intestata la stileria?
A me.
Tu mi devi credere.
Stare qua è meglio che dormire nella stileria. Lera, vicino a te io ti voglio
bene. Eppure io ti voglio bene.
Come una sorella.
Come una mamma, no?
Bene, bene, cazzi.
E io te ne voglio tanto.
Per questo devi stare qua.
Vai a scuola e ti impari pure un mestiere.
A proposito, come vanno le scarpe nuove?
Non ci sono abituato, ma non mi danno fastidio.
Qui sembra una prigione. Ehi!
Non lo direi neanche per scherzo.
Tu dalla prigione devi stare lontano.
E poi io ti verrò a trovare ogni giovedì e pure ogni domenica.
E mi porti a mangiare le sopple?
Tutte quelle che vuoi.
Mi raccomando però, eh.
Andrà.
Abbiate un po' di pazienza.
Pazienza, signor. Ce ne vuole tanta con questi ragazzini.
Ciao, cazzi.
Andiamo.
Cammino.
Cammino.
Andiamo. Cammino.
Cammino, cammino.
Grazie.
Dove è la padrona?
Se n'è andata nel pomeriggio.
E dove?
Non lo so, non mi chiede.
Sempre colpa tua quando si sceglie.
Dove sei stata?
Alla stelerina non mi hanno saputo di niente.
Sono andata ad accompagnare Cazzilla al convitto.
E poi?
Sei stata fuori tutto il pomeriggio.
Miche, che significa questo interrogatorio?
Avrò diritto di sapere dove vai e pure con chi.
E te l'ho detto.
E perché non mi hai avvisato stamattina?
Miche, guarda che se per uscire ti devo chiedere il permesso. Hai capito male.
Assù!
Il bene che ti voglio mi ha fatto superare tante cose, ma tu mi devi fare
il santo favore di non approfittarne.
Io non devo rendere conto a nessuno, Michè.
Manca a te.
Amore mio, mi hai fatto male, scusa, ma non volevo.
Ti chiedo perdono, non volevo, non volevo.
Stai attento, Michè, perché come ho iniziato a volerti bene, posso pure
sbarr...
Hai ragione, scusami.
La
roba
scritta sulla lista di pignoramento ci sta tutta.
Se dopo aver venduto resta qualche cosa, mi farete sapere.
Passate tranquilla.
Cos'è?
Sei venuta a divertirti?
Mi dispiace per voi, donna Rosa.
Questa è bella.
Prima mi rovini e poi mi compiangi.
Io ho fatto solo il mio lavoro.
Ma se voi volete stirare per me, io ci sto.
Basta che rimanete a casa, però.
Perché la vostra faccia l'ho vista troppe volte.
Ti farò sapere.
E poi?
Dona Rosa che altro ha detto?
Niente, si è girato e se n'è andata. Vedrete che tornerà.
Sennò chi la fa lavorare più? Anziana e con quel brutto carattere che tiene.
L'impresario voleva la mossa, ma io mi sono opposta. Mia figlia è un'artista.
Adesso fa solo questo, ma il capocomico ha detto che poi la canzone gliela fa
fare tutta e le mette pure il nome in cartellone.
Lui per mia figlia tiene un debolo.
Assurdo, è vero che la signorina Gemma è meravigliosa?
Sì, sì, molto carina. Vi piace, eh? Assai.
Buongiorno, è Don Michele?
E chi lo sa, adesso al negozio viene sempre di meno.
Tra il mattatoio, i ristoranti e le distrazioni.
L'uomo è cacciatore, e che volete fare? Eh, mio figlio ha trovato la cacciagione
sbagliata. Oima!
Ancora!
Ad essere in prova di me, eh, e la tua assunta può fare tutto quello che vuole.
Andare a divertirsi, uscire con gli attori.
Ma che state dicendo? L'ho vista io, con i miei occhi.
Al caffè che si strusciava con un attore della compagnia del teatro delle
maschere.
Vieni al Vespro in piazza Plebiscito.
Oh, e chiediglielo se non mi credi.
Volevo affilare i coltelli, ma è meglio che me ne vado. Domandate, Don Sabati,
venite qua.
Venite a fare il vostro lavoro.
I miei coltelli devono essere sempre affilati.
Come rasoi.
60 lire per le ragazze, 20 per il carbone.
Signora Assunta, buonasera. Tenente Cribato, ma che ci fate qua?
Sono venuto a ritirare i miei colletti e già che c'ero, le ho portato questo.
Profumo ancora, no?
Davvero per me?
Mi spediscono in Calabria.
Però prima di partire volevo lasciarle un piccolo pensiero.
Un omaggio alla vostra grazia.
Troppo gentile, tenente.
Aspettate che vi prendo i colletti.
Eccoli.
Quanto vi devo?
Niente.
Omaggio della casa.
E allora... Grazie, signora Suanta.
Che ci fate a quest'ora nel negozio?
Ventilavo i miei colletti.
No, voi avete portato dei fiori alla donna mia.
Il tenente era di partenza e allora mi ha... Non dovete fraintendere un omaggio
gentile, no? Come vi siete permesso.
Come? Miche, stai calmo. Che fai, lo difendi tu? La signora sta... Ehi, non
vi picciate voi!
Che delusione, assù.
Io ti faccio regina e tu ricevi uomini da sola?
Tenente, andatevene. Io intendo chiarire. Tenente.
Tu mi devi trattare in un altro modo, Michè.
Altrimenti questa storia ci è giorni contati.
Che vuoi dire?
Quello che hai capito.
E fammi capire allora.
Che stai dicendo?
Che ti puoi fare un altro uomo?
Se me ne vado di qua, chi trovo, trovo.
Non è affare tuo.
Sei calmo, Michè. Che vuoi fare?
Sei tu che devi stare calma.
E mi devi chiedere perdono.
E di che cosa?
Perdono di che cosa? L'ho parlato con un cliente. Con un cliente? E con
Salvatore? E con l'attore?
Eh? E tutti gli altri? La donna mia non può fare come dei suoi.
Io non sono tua.
Io non sono di nessuno.
Hai capito?
Di nessuno! Ora vediamo.
Miche.
Miche, stai calmo.
No, Miche, no.
No, Miche.
Io lo sapevo che non dovevo lasciarti sola.
Oh, Cristo.
Signora Assunta.
Fortuna che d'istinto avete girato il viso.
Altrimenti il coltello vi avrebbe sfigurato.
Comunque, quando la ferita si sarà rimarginata, basterà un ricciolo a
coprire il tutto.
Posso andare adesso?
Non ancora.
Nove punti non sono uno scherzo.
Io ce la faccio.
Finalmente mi trovo.
Mamma mia.
Tutto il quartiere strillava. Assunta Spina è stata accoltellata.
Ma nessuno mi sapeva dire dove stavate.
Povera figlia.
Comunque bisognerà fare la denuncia. È la regola. Sì, ma questo ci ha pensato
già il tenente Gribauda. Ha detto tutto ai carabinieri.
Grazie, dottor.
Assunta, ma dove andate?
Assunta, aspettate!
Vi dico che mio figlio non c'è, è fuori Napoli da ieri e è partito per Scauri
perché lì abbiamo delle terre. Mi dovete credere, non c'è! Vuoi male?
È inutile.
Ho sbagliato.
E devo pagare.
Siete voi Michele Bocca di fugo?
Sì, sono io. Siete in arresto.
Oh mamma mia, mio figlio è in p***a! in prigione per colpa di quella
disgraziata. Smettete, è avvisato l'avvocato di caccia pure.
Oddio mio, oddio mio, oddio mio, disgraziata, maledetta Assunta Spina,
maledetta, maledetta, me l'ha rovinato, maledetta.
Donna Conce, parliamoci chiaro, vostro figlio è recidivo, prima l
'acquaiolo, mo' la stiratrice.
I privilegi della condizionale ce li siamo giocati. E allora?
E allora adesso Michele paga per il prima e per il dopo.
Tre anni se va bene.
A meno che... C'è una strada?
C'è, c'è.
La strada.
Per alleggerire la posizione di vostro figlio.
Assunta Spina dovrebbe dichiarare...
Vedrete
che in un mese la cicatrice sparisce. È tornata bella più di prima.
E lo dico io che sono levatrice e di medicina ne capisco.
Questa deve essere mia figlia Gemma. Le ho detto di passare dopo il teatro.
E' meglio se vi lascio soli.
Che ti hanno fatto, povera figlia mia.
Mi dovete fare un favore, papà.
Tutto quello che vuoi, Assuntino.
Tutto.
Domani è giovedì.
Andate al convitto e chiedete ad un ragazzino di nome Cazzillo.
Portateli un po' di zeppole e ditegli che io ho avuto da fare.
Ma poi... Posso tornare da te.
Ti devo parlare.
Vieni con me.
Per colpa tua mio figlio sta in galera.
Vostro figlio ha tentato di ammazzarmi e voi avete la faccia tosta di venire ad
accusare a me.
Quando sarà il processo tu racconterai che Michele l'hai provocato tu.
E qualsiasi uomo d'onore al suo posto avrebbe tirato fuori il coltello.
Allora io ti levo il negozio.
Sì, sì, la licenza è tua, ma le mura sono di Michele.
E tu lo sai.
Ma se cacciano a lei cacciano pure a noi.
Aspetta,
io non mi faccio ricattare.
E al processo dirò quello che mi sento di dire.
E la tua ultima parola?
Dona Conce.
Voi state tentando di comprarmi.
Non c'è riuscito vostro figlio.
Figuratevi voi.
Signorina! Stiamo aspettando la vostra risposta.
È vero, mi ha ferito.
Solo per la sua stupida gelosia.
Però non mi voglio ricordare soltanto il male di Michele, pure il bene.
Lui è l'uomo che mi ha curato nella malattia e che mi ha aiutato nella
povertà.
Sì, è vero, ha sbagliato.
Ha sbagliato.
Ma io non lo posso condannare.
L'imputato non è nuovo a questi fatti di coltello e di questo si dovrà tenere
conto in sede di giudizio.
La Corte si ritira.
La Corte, in piedi.
Il Tribunale di Napoli, così deciso, condanna l
'imbutato Michele Bocca di Fuoco alla pena di mesi 17 di reclusione.
Luca, è quasi un anno e mezzo. State contenti della concetta, non potevamo
sperare di meglio.
Signor giudice, una preghiera.
Sì. Chiedo a vostra signoria un colloquio con Assunta
Spina.
Per chiederle perdono.
Grazie. Non mi potevo immaginare che avresti detto quelle parole davanti al
giudice per me.
Ho detto quello che sentivo.
Assù.
Assù, io ti voglio bene.
E l'ultima cosa che voglio è farti del male.
E se mi odiavi che facevi?
Mi sgozzavi come un agnello?
Tu hai ragione. Ma ti giuro che il coltello me lo scordo quando esco di
qua.
Voglio ricominciare tutto da capo.
Con il matrimonio.
Ti voglio sposare.
Io non lo so se mi posso scordare che mi hai accoltellato.
Ma se tu mi lasci, sarai il rimpianto di tutta la vita.
È vero che il mio amore è un amore sbagliato, però è amore.
Non so.
Per questo ho parlato così al giudice.
Mi verrai a trovare ogni tanto.
Così sto carcere sarà meno duro.
Me lo prometti?
Abbiamo andato!
Ricorda da su.
Che come ti voglio bene io, non ti voglio bene nessuno.
Ricordati.
Era così avvenito, poverino, che mi ha toccato il cuore.
Quello vi ama veramente.
Se vi ci mettete lo fate diventare dolce e morbido come un babà.
Intanto gli ho promesso di andarlo a trovare tutte le settimane.
Brava. Ricominciate tutto da capo e vedrete che va tutto a posto.
Voi dite? Ma sì, tenete un anno e mezzo di tempo per intendervi. Sto sicura che
quando esce ci saranno pure i confetti.
La tua candidatura è cosa fatta? Ora quello che voglio individuare è un
collegio sicuro.
Federico, ti ho detto.
Ah, scusami. No, è che quella popolana mi sembrava una persona che avevo
incontrato... Ma quante volte te lo devo ripetere? Tu, le donne, te le devi
dimenticare. Scusami.
Che cosa dicevi del saggio?
Cancellier.
Cancellier, ero venuto a informarmi per i colloqui col mio assistito.
Bocca di fuoco, Michele.
Le visite sono una volta a settimana, Tavellino.
E come mai me lo mandate così lontano?
Allora non avete letto quello che ha scritto la sera o sul giornale?
No, non l'ho comprato.
Quanto poco vale la carne di una donna napoletana?
Poco, troppo poco.
Il tribunale ha combinato una pena ridicola ad un uomo dal coltello facile.
Ecco, sto scritto.
Poi continuo dicendo che di sicuro l'accoltellatore resterà a Napoli e
allora noi per darle torto lo spediamo ad Avellino.
E non c'è modo per fargli cambiare la destinazione.
Non credo proprio.
Che vi devo dire?
Buona giornata. Un saluto alla famiglia. Se fosse per me manderei pure quella d
'Avellino. Perché?
Perché mia moglie mi ha fatto cinque figlie femmine.
Mi aspetta il sesto e dice che è maschio, ma io non ci spero più.
Intanto poco, poco.
Sono sciocchezze, Cancellini. Di nuovo buona giornata. Buona giornata.
Arrivederci. Arrivederci.
Giuseppe lo dice sempre, mai guardare i conti dell'amministrazione di sera e
poi... La notte non ci dormo.
Assunta!
M'hai spaventato? Credevo che fossi il contabile.
Per colpa del vostro giornale mandano Michela d'Avellino.
Non capisco.
Michele ti ha coltellato e tu lo difendi.
Quello che faccio io riguarda solo me. E voi non vi dovete impicciare.
Hai ragione.
Te l'avevo detto.
Noi giornalisti siamo impiccioni.
E fatelo con gli altri però.
A me mi dovete lasciare in pace.
E già che ci sono, mi restituisco pure questo.
Per Avellino ci vogliono dieci ore a andare e dieci ore a tornare.
Stupida io che non ci ho pensato prima.
Ma perché vi volete giocare un altro terno? No, io conosco un vice
cancelliere del tribunale. L'ho visto una sola volta.
Però assistite la cugina quando è partorita. Perché non ci andate a
chiedere aiuto? E come si chiama? Si chiama Federico Funelli.
Cinque minuti sono per me per assunta. Signora, non riceve.
Signora, non riceve.
Il cancelliere Funelli non riceve. Ma come ve lo devo dire? Non riceve. Ma
come ve lo devo dire?
Ma qui non potete stare.
Questa non è una sala d'aspetto.
Questa è una sala d'aspetto.
Siete una capatosta.
Allora, cos'è questo chiasso? Avvocato, scusate, perdonate, ma queste sono una
furia, anzi due furie sono.
Prego, Vittorio, vada.
Tutte e due cercavamo voi.
Eccellenza, perché ci ha mandato l'allevatrice di vostra cugina. Noi
avremmo bisogno di... Prego.
Capisco il vostro cuore di madre.
Io vi prego di non peggiorare la pena di Michele Bucca di Fuoco, che per il bene
che mi vuole in prigione sta cambiando.
La sentite, eccellenza? Vi prego a lei che è la vittima.
Oddio, un taglietto piccolo piccolo che nemmeno si vede, ma insomma...
Nove punti.
Lei vi chiede clemenza per mio figlio.
Le carceri di Napoli sono stracolme e bisogna spostare molti detenuti.
Vedrò.
E vi farò sapere.
Che il Signore ve ne renda merito.
Domani sera vi riporto tutto stirato.
Non vi preoccupate, donna Rosa.
Fate con conto.
Non ve l'avevo mai detto prima, ma siete una donna di cuore.
Un cuore.
Lasciamolo stare un cuore.
Cancelliere Funelli.
Sono contento che ricordiate il mio nome.
La prima volta che ci siamo visti in carrozza non ho avuto neanche il tempo
di presentarmi.
Allora mi avete riconosciuta.
Naturale.
Anzi, mi sono chiesto perché avete fatto finta di niente.
La ragazza che vi ha chiesto di accompagnarla al porto non c'è più.
Adesso io sono un'altra.
E quel fidanzato con cui dovevate partire?
Beh, allora come mai... Comunque non mi va di parlare di cose private.
Soprattutto in mezzo alla strada.
Certo.
Allora posso invitarvi a pranzo.
Così possiamo parlare di tutto con calma.
Anche di Michele Bucca di Fuoco.
Come volete.
Ma voi questo Michele lo amate?
Prema.
Io per lui sono tutto.
E si sa, l'amore porta a troppo.
Però vi ha coltellato.
La stava poco e vi sfigurava.
Però non l'ha fatto.
E si paga solo per ciò che si fa.
Mi avete chiesto di venire qui per tenerlo vicino.
Le donne.
Chi le capisce?
È pentito.
È in carcere e mi ha detto che...
che si stava buttando alle spalle il suo brutto carattere.
Sì, ne conosco molti di uomini così, che però il coltello non lo scordano.
Comunque, proprio per farvi un favore, la notizia è ufficiosa, è sicura.
Il detenuto Michele Bocca di Fuoco resterà a Napoli.
Aspettate a dirlo in giro.
Aspettate che esca la comunicazione scritta, è meglio.
Mi sono depitrice.
Mi fa piacere accontentare una donna bella come voi.
Cosa vi devo in cambio della vostra gentilezza?
Niente.
Solo che mi sorridiate un po', se ogni tanto vengo a trovarvi per fare due
chiacchiere.
Vadete veramente?
È naturale.
Voi siete una femmina regina e come tale avete diritto ad ogni premura e
rispetto.
Ed è tutto quello che vi offrirò, se me lo permetterete.
Nessuno mi ha mai detto parole così.
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