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LA RAGAZZA DELLA QUINTA STRADA
È quì che tì sbaglì, questa non è pìù una socìetà da 10 mìlìonì dì dollarì,
è una socìetà da 10 mìlìonì di dollari che sta fallendo.
Ma non è questo ìl punto, ne abbìamo gìà dìscusso.
Il punto è che sìamo sull'orlo della bancarotta.
È una settìmana che parlo con glì operaì e nessuno di loro vuole scioperare,
se possono evìtarlo, non è vero Joe?
Non vogliono, ma dovranno, se i sindacati non si riuniscono.
- Ecco qua. - Non lascerò che Stanton ìnterferìsca.
Se la pensate così, perché non lo mettìamo aì votì?
- Sono qui da prima di voi. - Verrete eletti.
È quello che credete.
- Vuole forzarci a chiudere. - I nuovi contratti lo eviterebbero.
Abbiamo concesso al suo gruppo le 44 ore settimanali, che altro volete?
Ecco il problema, anche Stanton vuole le 44 ore a settimana.
- Esatto. - E ci manderebbe in rovina?
Se lo facessimo, dovremmo diminuire i salari.
Non possiamo accettarlo.
E noi non possiamo perdere mezzo mìlìone, non avremmo pìù capìtale.
Non è un nostro problema,
- ci sono i profitti dello scorso anno. - Buona parte se n'è andata ìn tasse.
- Non ci importa. - Signori...
Borden vuole solo tener aperta la fabbrica.
Alcuni operai sono qui da vent'anni, dobbiamo tutelarli, se possibile.
Senza capitale operativo, siamo finiti.
Che soldì useremmo? Non è rìmasto molto.
Potremmo vendere altre azioni.
- Il Tesoro ci fermerebbe. - O gli azionisti.
Signori, sono stanco e confuso,
Tesoro, sindacati, operai...
Per oggi ne ho avuto abbastanza,
se non vi spiace, ne riparliamo la prossima settimana.
Rìporterò alla commìssìone, sìgnor Borden, ma non credo otterrò nulla.
Non vogliamo creda che vogliamo gestire la sua azienda.
Non volete gestirla, ma non permettete a me di farlo, quindi...
buona giornata, signori.
Ciao, Joe, dite ai ragazzi che proveremo a non chiudere in qualche modo,
non so ancora come, ma troveremo un modo. La signora?
Bene. Tra 2 settimane, i ragazzi finiscono scuola e li porto a pescare.
- Portategli i miei saluti. - Grazie.
C'è altro prìma che vada?
- Un'altra cattiva notizia. - Dite pure.
La commissione tributaria ha respinto l'appello per il risarcimento.
Che bello, perlomeno abbiamo ancora la Hershey come cliente.
- Il contratto è arrìvato? - Doveva occuparsene vostro figlio.
È a prova dì ìdìota, chìunque potrebbe occuparsene, sono clienti da vent'anni.
- Ma non lo sono pìù. - Che? Che avete detto?
Volevano modificare il preventivo,
vostro fìglìo non c'era così sono andati dalla Acme.
- Perché non avete fatto nìente? - Ci avete detto di lasciarlo fare.
- Mìo fìglìo è quì? - E stato via tutta la settimana,
a giocare le finali internazionali di polo.
Polo.
Per oggì è tutto, sìgnorì, ho ì nervì a fìor dì pelle, credo andrò a casa.
- Sìgnorìna Watson, la mìa auto è quì? - Sì.
- Grazie, buonanotte. - Buonanotte.
Buonanotte.
Avete un attimo?
Sì, ma se sì tratta d'affarì, non voglio saperne niente.
Si tratta del vostro compleanno.
- È un pìccolo pensìero. - Molto gentile da parte vostra.
- Vi spiace se lo apro? - Se volete.
Che bella confezione.
- Non è molto. - È davvero bella.
Beh, questa sì che è una cravatta che si nota.
- Spero non sia troppo vistosa. - No, no, non dicevo in quel senso.
No, no, è davvero molto sobrìa, l'ho apprezzata moltissimo.
- Buonanotte. - Buonanotte.
Michael, sembra ci sia uno spiraglio di primavera.
Sì, sìgnore, è una cosa dì cuì possono godere persino i poveri.
Tanti auguri a me...
- Buonasera, Higgins. - Buonasera.
- Siete arrivato presto, signore. - Almeno un giorno l'anno, posso farlo.
Certo, signore.
Immagino la famiglia sì rìunìrà per cena.
- No, signore, non sono attesi per cena. - Volete dire nessuno?
Beh, la sìgnora Borden cenerà fuorì,
vostra figlia deve andare ad una festa e, a proposito, le serve la macchina
- e non ho sentito vostro... - Lo so.
È a rìsolvere un problema in un torneo di polo.
Gìà.
- Non si sente bene, signore? - No, sto bene.
- Forse è un po' dì febbre dì prìmavera. - Forse.
Lo sentita anch'io stamani, anche solo passeggiando nel parco.
Che parco?
- Central Park. - Sì, dìmentìcavo che è quì vìcìno.
A proposìto, c'è una lettera per leì.
Sapete, il parco era incantevole, stamani, i fiori sono sbocciati e
- persino gli aceri stanno gemmando. - Che fanno?
Gemmano. Sapete, fanno i germogli.
È dìvertente vedere la natura sboccìare.
- Davvero? - Beh, a me piace.
- E si vedono i germogli che sbocciano? - Beh, quasi.
Ma non saltano fuori all'improvviso, come popcorn, vero?
No, certo.
- Ci andate spesso? - Ogni volta che posso.
Ad alcuni piace guardare gli animali, ad altri andare in barca sul lago,
a me piace guardare alberi e fiori.
Immagino sia piacevole, se vi piacciono.
UFFICIO RASSEGNA STAMPA DI NEW YORK
10 APRILE 1939
SIGNORA DELLA QUINTA STRADA BALLA A RENO CON NOTO DONNAIOLO,
MENTRE IL MARITO TENTA DI SALVARE LA SUA FABBRICA.
EGREGIO SIGNORE, VI INVITO AD ISCRIVERVI ALLA NOSTRA RASSEGNA STAMPA. IN FEDE.
Cattive notizie, signore?
Siete sicuro di sentirvi bene?
Sedetevi, Higgins.
Per favore, signore, io...
- C'è qualcosa dì sbaglìato ìn me? - No, signore, non che io sappia.
- Forse spavento le persone? - No, per niente.
Credete che la mia famiglia sia spaventata da me?
- No. - Sedetevi.
Higgins,
mì domando perché le persone lavorìno così tanto e per ottenere cosa.
- Me lo chiedo spesso anch'io, signore. - Ve lo chiedete anche voi, eh?
- Sì, dopo tutto, che ne rìcavano? - Esatto, che ne ricavano?
- Sedetevi. - Mi sento a disagio, signore.
Sedetevi lo stesso, altrimenti metterete a disagio me.
Allora vi rende felice semplicemente guardare gli alberi e i fiori?
No, non solo quello, signore.
- Trovo il mio lavoro molto piacevole. - Perché?
A essere onesti, vuole che sia onesto, signore?
- Assolutamente. - Beh, ad essere onesti, signore...
noi domestici godiamo dei lussi dei ricchi, senza averne le responsabìlìtà.
Capisco.
Hìggìns, qual è ìl nome deglì alberi nel parco di cui mi parlavi?
Gli aceri, ce ne sono parecchi vicino lo stagno delle foche.
- Che guardate? - Lascia stare, andiamo.
- Forse c'è uno scoìattolo. - Di animali ne hai visti abbastanza.
Vedi quelle pinne? Le pinne in origine, secoli fa, erano mani.
E poi la natura le ha trasformate in pinne, per muoversi meglio nell'acqua.
Che buffi animali.
Forse pensano lo stesso di noi.
- Immagìno sìa così. - Non vi fate ingannare, signorina,
sono pìù ìntellìgentì dì moltì animali, eccetto i cani.
- Ma davvero? - In ogni caso, sembra si divertano.
Non trovo divertente nuotare con un cappotto di pelliccia.
No, signorina, queste non hanno pelliccia.
No?
- Sono una diversa specie. - E che altro?
Vedete quello, è un maschìo. Sì vede perché è pìù grande della femmìna.
- Quìndì la femmìna è pìù pìccola. - Sì, esatto e dì colore pìù chìaro.
Capisco...
ì maschì sono pìù cupì e pìù rumorosì.
Le foche si incontrano su delle isole ben precise.
E ìl loro verso è sìmìle ad un latrato.
Tutte cose che non sapevo.
Sembra affamato, magari vuole un biscotto.
Non lo mangerebbe, si nutrono di pesci
molluschi e crostacei, ne mangìano ìn quantìtà.
Avere un'aringa in tasca, per caso?
Mi spiace, sono venuto completamente impreparato.
Mi ha fatto piacere sapere tutto questo,
almeno ora so come vìve l'altra metà.
- Grazie tante. - Prego, signora.
Non so perché la sìgnorìna era quì, ma normalmente le foche comuni
dovrebbero essere monogame, mentre trichechi e altre foche sono poligame.
- Bene. - Poche persone lo sanno.
Sono felìce dì saperlo, è ìnteressante.
- Avete qualcosa da dare ai piccioni. - Certo.
- Uno, due? - Due.
- 20 centesimi. - Tenete il resto.
Grazie.
Vi spiace se mi siedo qui?
È una panchìna pubblìca.
Il nostro amico dello stagno sembra avere
una profonda conoscenza delle foche.
- I piccioni sono creature amichevoli. - Sembrano affamati.
Ne avevo un intero stormo, da bambino.
Di tutte le specie, colombe, tortore, anche due cornacchie.
Sono molto divertenti, non hanno equilibrio.
Peccato.
Dite, non crederete vi abbia seguita qui.
Perché? Cosa sìete, un pìedì pìattì?
Oh, intendete un poliziotto.
- No, no. - Beh, se lo siete, non ho niente.
- Lo sembro? - Potreste esserlo.
Avete mai sentito parlare dell'Amalgamated Pump?
- Scusate, cosa? - Amalgamated Pump.
Non so perché ve ne sto parlando, al momento non è un pensìero pìacevole.
- Allora perché parlarne? - Esatto, perché parlarne?
Ho sentito abbastanza anche di foche.
A questo punto, voglio essere onesto.
Effettivamente, vi ho seguita.
Mi sentivo solo.
E prima mi avete parlato.
Vedete, oggì è ìl mìo compleanno.
I compleanni sono belli, ma mai come il primo.
Non avete paura di rovinarvi la cena?
È questa la mìa cena.
Siete a dieta?
Sì, ma contro la mìa volontà.
Non mi sembra molto efficiente.
Potrei tuffarmi nello stagno, forse mi tirerebbero un pesce.
Non avete un lavoro?
Chi lo ha?
Non sembra preoccuparvi.
Non mi preoccupa.
Sono viva, ho 5 dollari in tasca e la stanza è pagata per un'altra settìmana.
E dopo?
Non lo so.
Qualcosa salterà fuorì, succede sempre.
Sì, ma supponete non succeda.
Beh, c'è sempre ìl parco.
Volete dire che dormireste nel parco?
Che c'è dì male?
Volete dire che non vi preoccuperebbe?
Parlate come una di quelle mummie della quinta strada.
Mummie della quinta strada?
Sapete, quelli che vìvono là, ì mìlìonarì.
E come parlano?
Se ne stanno lì a starnazzare, mentre il paese va a rotoli.
Beh, anche loro hanno i loro problemi.
Che problemi?
A volte mi mettevo davanti al Plaza a guardarli tornare a casa,
Sembrano statue di cera che hanno mangiato troppi cetrioli sottaceto.
- Non sarete un po' troppo severa? - Forse sono stanca.
Beh, non piacciono nemmeno a me.
Ehi, ho un'idea.
Vedete, è ìl mìo compleanno.
- Ma non il mio. - Ora,
pensereste sia troppo sfacciato se vi chiedessi di aiutarmi a festeggiarlo?
In che modo?
Beh, potremmo andare a mangiare da qualche parte.
- Dove? - Beh, potremmo andare al Flamingo.
Il Flamingo? Intende quel posto molto elegante...
Beh, immagino ci si diverta molto lì, se costa così tanto.
Non mi state prendendo in giro?
No, dico davvero, mi piacerebbe andarci.
Anche a me. Ma mi accontento dei distributori automatici.
Ma è ìl mìo compleanno, potremmo divertirci ad insultare i ricchi.
Sicuro che non scapperete, lasciandomi il conto?
No, di soldi ne ho, molti.
L'ultimo uomo con cui sono uscita, è andato a telefonare e poì è sparìto.
Tenete,
potete tenere voi il denaro.
- Beh, non voglio pensiate che... - No, no, no, non lo penso.
Volete vi dia qualcosa di mio come garanzia?
No, penso andrà tutto bene.
- Grazie. - Bene. Andiamo a mangiare.
Se non mangio del cibo vero, potrei morire,
a quel punto, meglio morire di intossicazione alimentare.
Mì scusì, cosa c'è sull'albero?
Non lo so, è un po' che cerco di capirlo, ma non vedo niente.
Non lo so.
Una coppia di poveracci.
Buonasera, avete una prenotazione?
- No, ma... - E quei tavoli?
Sono riservati,
- ma se voleste attendere al bar... - Vogliamo mangiare.
Mì spìace, sìgnore, ma non c'è posto.
- Buona sera, Pierre. - Buona sera, signor Pape.
Ci sono tavoli davanti?
- Sì, le ho rìservato un bel tavolo. - Grazie.
- Prego. - Magnifico, abbiamo un buon tavolo.
Dovremmo andare a metterci in tiro.
Vi suggerisco di dargli 10 dollari.
- Per cosa? - Per quel signore ha funzionato.
Sono soldi vostri, dove li prendete, ve li stampate da solo?
- Ora possiamo avere un tavolo? - Grazie, signora, penso si possa fare.
- Sì è quasì preso anche ìl braccìo. - Il tavolo numero 4 ha cancellato.
Bene, bene, da questa parte.
Sìete fortunatì, è uno deì nostrì tavoli migliori, senza dubbio.
Il mio sangue scozzese sta ribollendo.
Dovrebbero regalarcelo il tavolo, con due sedie e un po' di argenteria.
Sembra ci siano molte di quelle ricche mummie, qui stasera.
Sembrano vestiti per una veglia.
- È tutto dì suo gusto? - Sì, perfetto.
Ora ascolti, vogliamo il meglio di tutto. E il mio compleanno.
- Tanti auguri, signore. - La carta dei vini?
- Cosa volete da bere? - Quanto costano?
- Non dovete preoccuparvi di questo. - Posso suggerire un Monet del '28?
- Quello cos'è? - Uno Cheviot del '26.
Lo vorreste?
- Ho paura sia troppo costoso. - E il mio compleanno.
Ne porti per tutti.
- Intendete tutti i presenti? - Sta solo scherzando.
Non sto scherzando, voglio festeggiare per bene.
Se volete proprio spenderli, vi aiuto con piacere.
- Ma ci sono molte persone nel locale. - Non si preoccupi, i soldi li abbiamo.
- Non lo stavo mettendo in dubbio. - Non l'ha detto, ma lo intendeva.
Ma solo per i presenti, non per i nuovi arrivati.
Certo, signora.
Glìene dìrò quattro, prìma dì andarmene.
C'è tempo, non dovreste ìnsultare nessuno a stomaco vuoto.
È molto buono.
Delìzìoso, non è vero?
- Con le mele è molto buono. - E con del Savoy.
Perché no?
Ognì sorso è come bere seì paia di calze di seta.
Se si potessero bere delle calze.
È solo ìl vostro compleanno o è arrìvato anche Natale?
È ìl mìo compleanno e cì dìvertìremo.
Non me lo faccio ripetere.
Che mi dite dei 15 milioni di disoccupati?
Mia cara, che possiamo farci, dobbiamo aver sbagliato qualcosa.
Ma la domanda è, lo stato interferisce troppo con le aziende,
o troppe aziende interferiscono con lo stato?
- Chiacchiere da Wall Street. - Ehi, voi! Lasciate in pace lo stato.
- Mi perdoni? - E pazza!
Sìlenzìo, debuttante, sì, debuttante nella guerra civile.
- Tutto bene, signora? - Dite ai pupazzi di cera
- che il governo non c'entra. - Signora...
Se gli dessi un colpetto sulla nuca, gli salterebbero via i baffi.
- La gente mi secca. - Secca anche me.
Seccano anche voi? Chi seccano, me o voi?
- Entrambi suppongo. - Va bene, balliamo!
Va bene, balliamo!
Cos'è? Non abbìamo chìesto champagne.
È offerto da quel gentìluomo, sìgnore.
È ìl suo compleanno.
- Beh, allora aiutiamolo a festeggiare. - Bene, qual è?
Quello lì, sìgnora.
Che problema c'è?
Nessuno.
Nessuno.
- Chi state salutando? - Solo un'amica.
Scusatemi, torno subito.
- Chì pagherà lo champagne? - Quel sìgnore, è ìl suo compleanno.
- Chi lo offre? - Quel sìgnore, è ìl suo compleanno.
- Che ci fai qui? - Festeggio il mio compleanno.
Vattene, per favore, stai dando spettacolo.
Un attimo, voglio conoscere il tuo accompagnatore.
Sir Hopkins,
- mio marito. - Piacere.
- Ho letto di voi sul giornale. - Non essere noioso.
Congratulazioni, avete buon gusto.
- Pìù dì quanto possa dìre dì te. - Beh,
se, pìù tardì, vorrete unìrvì a noì, di sicuro ci divertiremo.
Vorrei foste stata con me, volevo insultare un tipo,
ma non mì è venuto nìente da dìre.
Non so che succede, ma cominciano a piacermi tutti, persino lui.
- Grazie. Grazie. - Tanti auguri a te.
- Tanti auguri a te. - Auguri!
- Tanti auguri a te. - Congratulazioni.
Tanti auguri a te.
Tanti auguri a te.
Tanti auguri, tanti auguri...
- Buongiorno. - Buongiorno, mia cara.
Sei dell'umore per discutere alcune questioni importanti per entrambi?
Importanti? Preferirei, vedi, ci sono cose di cui devo occuparmi.
Sì, posso ìmmagìnarmelo.
- Il tuo occhìo è una dì queste. - Ho avuto un piccolo incidente.
Il giornale lo racconta in dettaglio.
Beh, ieri era il mio compleanno.
E sarebbe una scusa per folleggiare in un locale?
Andìamo, come pensì rìuscìrò a guardare in faccia i miei amici, adesso?
- Chi era quella donna? - Quale donna?
- Chi era? - Era una ragazza molto gentile.
- L'ho conosciuta nel parco. - Gentile di sicuro.
Non capìsco perché tante storìe per degli innocenti festeggiamenti.
Innocenti, dici?
- Da quanto la conosci? - La signorina Grey?
Te lo spiego subito,
- vedi, era il mio compleanno. - Questo me l'haì gìà rìcordato.
Mi sentivo solo, l'ho incontrata nel parco,
non l'avevo mai vista prima e probabìlmente non la rìvedrò pìù.
Buongiorno.
Sono felice siate ancora qui, avevo paura foste gìà uscìto.
Sìgnorìna Grey, questa è mìa moglie, la signora Borden.
Piacere di conoscerla.
- Da dove saltate fuori? - Dal piano di sopra.
- Lo so, ma come ci siete arrivata? - Non vi ricordate?
Alcune cose sì, altre no.
- La signora Borden era arrabbiata? - Sembra dì sì.
Con me?
Penso sia arrabbiata con entrambi.
- Credo sia meglio che vada. - No, per l'amor del cielo.
- Non se ne vada proprio adesso. - Quale momento migliore?
Non voglio solo sapere come voi siate arrivata qui,
ma anche come ci sono arrivato io.
- I miei ricordi sono un po' vaghi. - Beh, forse Hìggìns può aìutarcì.
Non so come possa non ricordarmi di questo posto.
Beh, ha un effetto strano sulle persone, meno lo sì vede, pìù pìace.
Mi spaventa.
Higgins?
Eravate sveglio quando siamo rientrati, la scorsa notte.
Certo, ero sveglio, signore.
Guardate, ne ha uno anche lui, solo dì un colore pìù bello.
- Scusate il mio aspetto, signore. - A voì com'è successo, Hìggìns?
- Beh... - Non importa, portateci la colazione.
- Sì, sìgnore. - Sentìte, è stata una splendìda serata,
ho un bel mal di testa e sono davvero felice, ma devo andare.
No, deve mangiare qualcosa, inoltre ho bisogno di un suo consiglio.
Il mìo consìglìo a me stessa è dì andare fìnché sono ìntera.
Di qua.
- Avete una grande famiglia. - Ho paura di non averla affatto.
Avevo un compleanno da festeggiare
e ora, non festeggiarlo per altri dieci anni, non mi importerebbe.
Beh, ci siamo divertiti, per forza, ho anche speso un dollaro di tasca mia.
Non dovevate.
Era il motivo del litigio col tassista.
- Ricordate il tassista? - Come dimenticarlo?
Non per essere indiscreto, ma che è successo col tassìsta?
- Era pìù tranquìllo del polìzìotto. - Che poliziotto?
L'agente sì è calmato quando avete detto
che avreste difeso Miss America con la vita.
- Chi? - Miss America, signore.
- È successo altro? - No.
Siete stato silenzioso, dopo esser caduto dalle scale.
L'ultìma rìchìesta è stata una stanza per Miss America.
Miss America? C'era qualcun altro con noi?
No, sono io Miss America.
Scusate, Higgins, se vi ho causato problemi.
Non rìmpìango nìente, sìgnore, è stato bello vedervi felice, una volta tanto.
E poi il colore non mi spiace, signore.
Beh, questo è successo l'altra sera.
Ma stamattìna è successo qualcos'altro che non succedeva da tempo.
È stata la prìma volta, dopo annì, che mia moglie mi ha prestato attenzione.
E penso ne siate voi la causa.
Immagìno dì sì.
Avete detto che qualcosa sarebbe saltato fuori. Beh, eccolo.
Perché non venìte a lavorare per me?
- Che tipo di lavoro? - Qualcosa troveremo.
So che non vi piacciono i ricchi,
ma io non sono un capitalista, sono una vittima del capitalismo!
Va bene.
Non ho mai voluto tutto questo.
Non è colpa mìa se ho inventato una pompa idraulica.
Tutto quel che volevo dalla vita era divertirmi con la mia famiglia.
Beh, non ho pìù una famìglìa ed era un po' che non mi divertivo,
prima dell'altra notte.
- Da questa parte. - Che bella casa!
- Prego. - Grazie.
Katherine, qualcuno vive davvero qui?
- Io. - È come vìvere a Buckìngham Palace.
- Non ci butteranno fuori? - Non credo.
Beh, beviamo qualcosa, ho freddo, dove tenete l'alcol?
- Allora non dovevi buttarti in piscina. - Non mi ci sono buttato.
- Mi ci hanno buttato. - Dai, ora ti asciughi.
Dobbiamo spogliarlo, per asciugarlo.
- Guardate, ci sono delle persone! - Tranquìllì, è mìo padre con qualcuno.
È stato buttato ìn pìscìna e ha ingoiato un pesce rosso.
Skippy, deve depilarti le gambe.
- Che penserà tuo padre? - Nessuno bada a papà.
Non preoccuparti, Skippy, fate come foste a casa vostra.
Ti asciugherai in un attimo.
- Vi state divertendo, Skippy? - Non molto.
Avrete fatto anche voi pazzie, all'unìversìtà.
Una volta ho mangiato anguille vive.
Riesci a crederci?
50 mila dollari per un debutto.
50 mila dollari per il debutto di una scìocca ìn una socìetà dì scìocchì.
- Parlate di Wanda? - No, certo.
Pensiamo tutti sia sciocca. Manda, puoi asciugarli e stirarli?
- Non so stirare pantaloni da uomo. - Imparerai. E anche questo.
Questa poi.
Michael, vi spiacerebbe portarmi due bottiglie di champagne?
Sono in pausa, dovrei fare colazione, adesso.
- Per favore, sedetevi. - Sono solo un robot.
- Non devo sedermi in presenza... - Lo so.
Non dovete sedervi in presenza di feccia capitalista.
- Non l'ho detto. - Ma lo pensate.
Non devo pensare.
Devo solo aspettare davanti un hotel, tutta la notte,
mentre i capitalisti bevono e cadono in piscina.
Tieni a freno la lingua, Michael, siediti e mangia le tue uova.
Usa sempre questi paroloni, siediti.
- Vi sentirete meglio dopo una dormita. - Non devo dormire.
Basta ricaricarmi come un gioco meccanico.
- Non volevo essere scortese. - I ricchi possono permetterselo.
Ma non fa niente, un giorno ìl Sansone del proletarìato arrìverà,
sì appoggerà contro le colonne dì queste tempìo e le paretì verranno gìù.
- Michael, siete meraviglioso. - Michael parla troppo.
- Mi piace ascoltarlo. - Ecco, accomodatevi.
Non è per me, è una medìcìna, per Skìppy.
- Ha ingoiato un pesce rosso. - Una medicina?
Sapete che 40 milioni di persone in Amerìca, questa terra dì opportunìtà,
guadagnano l'anno meno del costo di 12 casse di quello.
E il 78 per cento meno del costo di 25 casse.
E il 67 per cento di questo 78 per cento
non può permettersì medìcìne senza rinunciare a beni primari.
Beh, grazie, Michael, cercherò dì rìcordarlo.
- Venite, l'ho preso. - Che vuoi farci con quello?
Lo facciamo bere a Skippy, nel caso il pesce rosso sia ancora vivo. Tieni.
Andiamo in camera mia, c'è l'ascensore oltre quella porta.
Questa è la norma da queste partì?
Questo può darvì un'ìdea deglì effettì della dìsoccupazìone sull'alta socìetà.
- Signore, l'ufficio al telefono. - Maledetto ufficio.
- Meglio che io... - Non andate, non andate.
Torno subito.
- Ciao, mamma, che succede? - Leggi, seconda colonna.
Hai sentito le voci su tuo padre, ultimamente?
Ho sentìto delle vocì, ma non su papà.
Questo non era necessario.
Dev'essere stato un bello spettacolo, mi spiace averlo perso.
- È messo male? - Ha solo un occhio nero.
Ma non è dìvertente, c'è dì peggìo.
- Chì è la bìonda dì cuì parlano? - Tì dìrò dì pìù,
- ha passato la notte qui. - Stai scherzando?
Ha dormito nella camera degli ospiti, ma pur sempre in casa.
- Va' gìù e lìberatene. - Come faccio a liberarmene?
Hai esperienza con quel tipo di donne, saprai come liberartene.
Cì proverò, spero non faccìano un occhio nero anche a me.
E di' a tuo padre che voglio vederlo subito nello studio.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Sono il figlio del signor Borden. - Mi hanno parlato di voi.
Veniamo al dunque.
Da quanto conoscete mio padre?
Da molto tempo, da ieri sera.
L'avete conosciuto solo ieri sera?
Nel parco.
- Vi ha abbordata. - Non è successo nìente dì così volgare.
- Come lo definireste? - Amore a prima vista, immagino.
Non mi faccia ridere, signora.
- Mìo padre è una persona anzìana. - L'età non ìmporta, se c'è l'amore.
E i soldi?
Di quelli vi importa?
Aiutano.
Adesso ci intendiamo.
Guadate, sapete quanti sono questi?
Sono 50 dollari.
Esatto, 50 dollari.
Sì,
sono veri, vedo la filigrana.
Scommetto 50 dollari, che riuscite ad uscire di qui in meno di 10 secondi.
- Mi sembrano pochi. - Potremmo fare 20.
Non credo di farcela.
Soffro di reumatismi, ultimamente.
- Mi hanno detto che gioca a polo. - Sì,
- che c'entra questo? - Nìente, è solo che mì sorprende.
Vi sorprende cosa?
Che i cavalli siano allevati meglio dei cavalieri che li montano.
Avete preso una decisione?
Sì, ho avuto un paìo dì proposte, tra le due, la vostra mi sembra la migliore.
Bene, predispongo subito per il trasloco, venite, discutiamo i dettagli.
- Vuoì dìre che vìvrà quì? - Ciao, chi ha vinto la partita di polo?
CHE BOLLE IN PENTOLA SULLA QUINTA STRADA?
Beh, ecco qui.
Un rapporto completo sullo stato degli affari e piuttosto onesto, aggiungerei.
- Volete dargli un'occhiata? - Odio queste cose, Tim, leggilo tu.
- Non so niente di pompe idrauliche. - Hai il nome su una porta in ufficio.
Le pompe hanno portato alla pazzia questa famiglia, non avranno anche me.
Beh, qualcuno deve fare qualcosa.
Se le cose contìnuano così, gli operai prenderanno tutti i profitti.
- Quando l'avete sentito l'ultima volta? - Il sìgnor Borden? Mercoledì.
La mattina dopo della notte ìn cuì è stato malato.
Sì, rìfìuta dì chìudere la fabbrìca.
Dice che gli operai lo hanno aiutato a fare fortuna e meritano di condividerla.
- Quindi approva questo scempio. - E la fine del capitalismo.
- Sai quel che dici? - Non devo saperlo.
La fìne è vìcìna, dobbìamo affrontarlo.
- Siediti. - Non sarà la fìne del capìtalìsmo,
ma se non persuadete il signor Borden a tornare,
sarà la fìne dell'Amalgamated Pump.
In nome del cìelo, perché glì uomini devono passare i 50?
Mìchael dìce che non c'è cura per la mezz'età.
- Non essere ridicola. - Non sono ridicola.
Suo zio, dopo i 50, ha cominciato a comportarsi stranamente.
- Dovevano sparargli e anche a Michael. - Beh, non l'hanno fatto.
L'hanno curato con bagni caldi e bicarbonato.
Basta con queste sciocchezze.
Mi aspetto che la mia famiglia mi sostenga durante questa crisi.
Credete sopporterei l'umiliazione di essere prigioniera in casa mia
se non fosse per voi.
Non fare la martire, io sono passato da quattro gol a zero in un attimo.
Lo zero ti si adatta bene.
Per l'amor del cielo, smetti di suonare, non riesco a concentrarmi.
Un giorno ascolterai questo motìvo e tì pìacerà.
- Hugo, siete stato gentile a venire. - Ciao Martha, come state?
- Ciao, Tim. - Dottore.
Terwilliger, vi presento il dottor Kessler.
- Piacere. - Piacere mio.
Il signor Terwilliger è ìl nostro avvocato.
Il dottor Kessler è uno psìchìatra.
Vieni, Katherine. Penso sia meglio parlare nella libreria.
Venite anche voi signori, prego per favore?
- Come vanno gli affari? - Penso voglia parlarci di questo.
Hugo.
Te l'avevo detto che mamma avrebbe fatto un dramma.
Tim, puoi chiudere la porta, per favore?
Sedetevi.
Non sono stata completamente onesta.
Ma adesso che il dottor Kessler è quì e vì conoscìamo così bene,
penso possìate sapere la verìtà.
Sembra grave.
Beh, non so da dove cominciare, sono successo così tante cose.
- Ma posso dirle che riguarda una donna. - È più una ragazza, e molto attraente.
Non proprio attraente, almeno, non nel modo in cui intendiamo noi.
A me sembra che papà sì stìa divertendo, per una volta.
Presenta segni di isteria?
No, ed è la cosa peggìore.
È calmo, terrìbìlmente calmo e sorridente.
E non vuol parlare con nessuno di noi.
Ci sono volte in cui tutto sembra normale,
ma non riusciamo ad avvicinarlo,
con quella donna che lo segue come un barboncino.
Sta in piedi tutta la notte e dorme tutto il giorno.
Quello fa impazzire anche me.
Hugo,
sapete che il signor Borden non è tìpo da fare cose ìnsolìte.
Sono anni e anni che pensa solo agli affari, non so dirvi quanti.
Dì sìcuro è molto pìù vecchìo dì me, ma è da molto molto tempo.
È un padre devoto, è tutto quello che una moglìe può desìderare.
E tu sei stata tutto quel che un marìto può desìderare?
E ora, ora, proprio al momento sbagliato, ha sconvolto i miei piani.
Dopo tutti i sacrifici che ho fatto.
Tim, chiama Higgins.
Hugo,
tanto vale che lo sappiate,
ho deciso di andare a Reno.
- Capisco. - Ma non posso, con questa situazione.
- Che penserebbero i miei amici? - Che non te ne importa niente?
Smettìla dì comportartì così, tuo padre ha perso la testa.
Dì sìcuro, Hugo può convìncerlo che qualche giorno in una casa di cura,
lontano da quella donna,
e cibo sano lo faranno tornare a lavoro in un baleno.
Beh, cì scambìerò due chìacchìere con pìacere, è ìn casa?
- Avete chiamato? - Il sìgnor Borden è ìn camera?
- No, sìgnora, è sul tetto. - Non vorrà mìca saltare?
No, signora, non che io sappia.
Di sicuro vuole saltare, come se non parlassero abbastanza di noi.
Voi ragazzi state qui, potrei aver bisogno di voi, in caso di emergenza.
Venite, Hugo.
Volete qualcosa da bere?
No, grazie.
Credo che me ne andrò.
Speriamo mamma smetta di fare il dramma.
Fossì stata ìn papà, mi sarei buttata dieci anni fa.
- Venite a mangiare. - Su, venite.
Forza, venite.
Qui.
Forza, andiamo.
Andiamo, andiamo.
Che ne dite di far sgranchire un po' questi ometti?
- Quand'è che avete montato quellì? - Li ho montati stamattina presto.
Pronti.
- Contatto. - Si aprano le porte.
- A farsi un giro, forza. - Andiamo.
Veloci, veloci, fuori.
Andiamo, andiamo.
- Fuori, andiamo. - Fuori, fuori, fuori.
Andiamo, andiamo.
Timothy! Timothy!
Tìmothy, c'è ìl dottor Kessler, pensavo volessi rivederlo.
È sempre un pìacere vedere il dottor Kessler.
La signorina Grey, dottor Kessler.
- Piacere. - Piacere.
- È un suo passatempo, sìgnor Borden? - Sì.
Voleremo con loro un giorno.
Sì, come ì fratellì Wrìght.
- Non ve lo consiglio. - Sì può fare, con un po' dì ìmpegno.
- Non credete, Mary? - Non vedo perché no.
Hugo.
Sarò dì sotto.
Temo che la signora Borden non ami molto i piccioni.
- Temo di no. - Sembra divertente, posso unirmi?
Certo che no. Prendete il palo.
Non possiamo farli tornare adesso, ma possiamo far volare questi altri.
Pronti.
- Contatto. - Aprire.
Aprire. Andate.
Il dottore è su da molto tempo,
spero tuo padre non diventati violento.
Non rìesco a ìmmagìnare papà vìolento.
Non capisco cosa stia capitando in questa casa.
Anche quei piccioni sono pazzi.
Ecco il dottor Kessler.
Hugo,
- non abbìate paura dì dìrcì la verìtà. - Non c'è molto da dìre.
Vostro marìto è sano.
- Sano? - Sì, sì, è perfettamente normale.
Dottor Kessler,
volete dirmi che un uomo che abbandona glì affarì per allevare pìccìonì è sano?
Veramente, Martha, credo siate voi ad aver bisogno di un consulto.
Io?
- State insinuando io sia nevrotica? - No, solo incline a agitarsi per nulla.
Nulla?
Pensavo foste competente, vi ho raccomandato ai miei amici.
Deì pazìentì mì aspettano, rìpasserò tra un paio di giorni a controllare.
Sentito che ha detto?
- Vostro padre non è pazzo. - Sembra che sperassi lo fosse.
Immaginalo, a sventolare quella donna proprio sotto il mio naso
La sìtuazìone è ìntollerabìle, non posso pìù restare, andrò ìn hotel.
Così cì sarà un bel artìcolo sul giornale di domani,
''Matrona della quinta strada messa in fuga da giovane bionda''
- Non sono una matrona. - Non puoi scappare.
- Che succede se sposa papà? - Che c'è dì male, è gìovane e bella.
- E io sarei vecchia e brutta? - Che succederà aglì affarì?
Potresti pensarci tu, sei un giovane brillante.
È colpa tua, dovevì passare pìù tempo con luì.
Molti ragazzi giocano a golf coi padri, t'avrebbe fatto male?
- E giocare con... - E tu, comportarti da figlia,
- invece di uscire tutte le sere. - Volevì frequentassì l'alta socìetà.
È comìncìato tutto con l'artìcolo su te e Tommy Hopkins.
Non è vero.
E, ad ogni modo, ho diritto a vivere la mia vita, non sono una bambina.
Sei abbastanza vecchia da essere mia madre.
Sto per svenire.
Sto per svenire. Sto per avere una crisi di nervi.
- Svelto, chiama il dottor Kessler. - Sì.
- Arrìverà subìto. - Portala di sopra.
Manda.
- Come sta mamma, stamattina? - Meglìo, ìl dottor Kessler è con leì.
Bene.
Avete messo voi questi in camera mia?
- No, signore, non sono stata io. - E chì è stato?
Non so, signore, io no.
Se prendo chì è stato, sarà ìn grossì guaì.
Vi riferite a me?
Allora ce li avete messi voi.
Se volevo una foto di mio padre in camera, l'avrei chiesta.
Mì spìace, che c'è che non va in vostro padre?
Non è questo ìl punto.
E i documenti, ce li avete messi voi?
Beh, vìsto che vostro padre è troppo vecchio per lavorare.
Balle, non era troppo vecchio due settimane fa.
- Adesso, sembra pensare che lo sia. - State facendo la furba?
Cercate di suggestionarmi?
C'è da prendere il posto di vostro padre,
ma forse è troppo per voì.
- Volete dire che non sono un uomo? - Beh, indossate pantaloni.
Mettiamo le cose in chiaro, signorina,
che volete fare, distruggere questa famiglia?
- Non ho fatto nulla. - Ha fatto abbastanza.
- Cos'è che volete? - Ancora non ho deciso.
Credete che mia madre si farà da parte per voì?
- È quello che ho sentìto. - Beh, vi sbagliate!
Sono molto rammaricata.
Così, avevate ìn mente dì sposare mio padre, vero?
Meglio essere la vostra matrigna, che vostra madre.
- Lasciate stare mia madre. - Non ho detto nulla su vostra madre.
Penso di avervi capita, siete un'arrampicatrice sociale.
- E cosa sarebbe? - Una come voi.
Forse siete voi ad esserlo, che avete fatto per meritare tutto questo?
- Cosa avete ottenuto? - E voi, che volete ottenere?
Beh, ho avuto un assaggio di lusso e mi piace.
Se l'azìenda dì papà andrà a pìcco, ìl lusso la seguìrà.
Rìmarrà abbastanza per me.
Vi stavo cercando, c'è stato un ìncìdente.
- Il ragazzo s'è fatto male alla zampa. - E Archie?
È Eloìse, almeno mì sembra.
- Papà. - Ciao, figliolo.
Posso parlarti da solo?
Fissa un incontro con la signorina Grey.
- Le spiace se parlo con mio padre? - No.
Allora, per favore, se ne vada.
Siete per caso legati insieme con dello spago?
Papà, non so se lo saì, mamma ha avuto una crisi nervosa.
No, non lo sapevo.
Mi dispiace.
Non posso criticarti per trascurare mamma, se è una tua scelta, ma...
posso farlo per trascurare gli affari.
- Che affari? - Quelli della fabbrica.
Hai visto questi documenti?
- Li ho fatti portare via. - Mi spiace.
- Restate dove siete. - E tu li hai guardati?
Gli ho dato un'occhiata e la situazione sembra disperata.
- E perché non faì qualcosa? - Non so come si gestisce un'azienda.
Impareraì, non è dìffìcìle. Voglìamo vedere se riusciamo a curare Eloise?
Sì, sarà meglìo.
- Sembra una distorsione, non credete? - Non sembra rotta.
- Volete del brodo caldo, signora? - No, grazie, Manda.
- Non dimenticate la pasticca. - No, puoi chiamarmi Michael?
Sì, sìgnora.
Ecco l'uomo d'affari.
- Sta' zitta. - Ti sei divertito in ufficio, caro?
Se sento un'altra volta la parola ''pompe'', do di matto.
- Dobbiamo molto alle pompe. - L'uffìcìo è pìeno dì mummìe,
se non tiro fuori qualche idee, daranno la colpa a me.
L'ìmportante è che tu venda le pompe.
- L'ìmportante è che tu stìa zìtta. - Ragazzi, smettete di litigare.
Ho fatto una chiacchierata con dottor Kessler.
Dice che dobbiamo cambiare tattica.
Non sì può catturare una mosca con l'aceto.
È tutto ìl gìorno che faccìo dìscorsì pieni di metafore, che significa?
Ha detto che abbiamo sbagliato atteggiamento verso questa ragazza.
Vorrei prenderla e buttarla dalla finestra.
- Sei proprio un macho! - Manteniamo la calma.
Il dottor Kessler dice che se facciamo sentìre papà a suo agìo a casa sua,
dìmentìcherà del tutto la ragazza e la sua psìcosì sparìrà!
- Cos'è, magìa nera? - No, solo psicologia.
Potremmo organizzare un vaudeville in salotto, quello lo terrebbe a casa.
Via, Tim!
È ìmportante che tuttì cambiamo atteggiamento.
Dobbiamo essere gentili con questa signorina Grey,
e vostro padre non avrà pìù nulla da dire, non vedete?
- Io no. - Non puoi affascinarla, sciccoso come sei?
- Smettila! - Uno sguardo e la fai cadere ai tuoi piedi.
Farò cadere aì mìeì pìedì qualcun altro, tra un po'!
Bìstìccìare non rìsolverà i nostri problemi.
Non uscirebbe comunque con te.
Cos'haì fatto tu, per far tornare papà? Gli occhi dolci a quell'idiota di Michael?
- Michael? - Sei geloso?
Non hai la minima idea di quello di cui parla!
- Avanti! - Lui non ha abbastanza cervello da saperlo!
- Ma di che state parlando? - Lascia in pace Michael!
- Salve, Michael. - Oh, entrate, Michael.
Saremmo curiosi di sapere dove va il signor Borden, stasera.
Sono un automa, non una spia.
Che risposta sarebbe? Ti diamo lo stipendio, abbiamo il diritto...
C'è qualcuno che abbìa deì dìrìttì? Alcunì forse sì.
Il diritto alla giustizia, a possedere i frutti del proprio lavoro.
- Ma di che parla? - Voglìamo solo sapere cosa fa papà dì sera.
Non mi interessano i passatempi della borghesia.
- Siate civile, almeno! - Solo quando la cìvìltà è ìn perìcolo.
Non so di cosa parlate, Michael. Potete andare.
Volete dire che devo restituire questo emblema dì servìtù?
Se licenzi Michael, scappo di casa!
Nessuno ha mai parlato di licenziamento!
Via, Michael, tornatevene in cucina o in garage, e grazie di essere venuto.
Dunque, dov'eravamo rimasti?
Ah, sì. Se saremo cordiali con lei, rivelerà le sue vere intenzioni. È tipico.
- E papà se ne stancherà. Vedete? Semplìce! - A me sembra troppo facile.
Perché seì così ansìosa per papà? Pensavo te ne saresti andata a Reno.
- Beh, Reno può aspettare. - Se Tommy Hopkins non trascura la mamma.
Nulla del genere!
Sì è trattato dì un'emergenza. Non possìamo far fare a papà la fìgura dello scìocco!
Lo salviamo da se stesso e torniamo alla nostra vecchia vita!
Salviamo anche un po' del suo denaro, gìà che cì sìamo.
Il denaro non c'entra nulla. Ognuno deve fare la sua parte. Ora, Tim,
voglio che affascini la ragazza. Sai farlo, ti ho visto.
Cosa devo fare, mettermi in competizione col mio vecchio?
- Non sa rubare una ragazza a suo padre! - E il minimo, con tutti i miei sacrifici.
Mì sacrìfìco gìà abbastanza andando in ufficio tutti i giorni,
- Non passerò le sere con una donna che odìo! - E i sacrifici che sto facendo io?
Vivo praticamente da reclusa, non esco, non vedo nessuno, ho abbandonato le amiche!
- O loro hanno abbandonato te. - Ne ho abbastanza di te, signorina!
Avremo successo solo se collaboriamo.
- Michael lo chiama ''fronte unito''. - Per l'ultima volta, vi chiamo a raccolta!
Guardati, mamma! Sembrì la Statua della Lìbertà.
Il sìgnor Borden sì sìederà quì, e la signorina Grey vicino a Timothy.
E la signorina Katherine vicino a me. Avete preparato i suoi piatti preferiti?
Tutto tranne lo stufato di manzo, signora. Non avevamo la ricetta.
Non pensavo servisse la ricetta, per lo stufato. Qual è la portata prìncìpale?
- Un delizioso pasticcio di piccioni, credo. - Oh, andrà benìssìmo.
- Un delizioso cosa? - Pasticcio di piccioni, signora.
Dove l'ha preso?
- Al mercato. - Ah, che paura.
No, temo che non si possa fare. Mìo marìto è molto sensìbìle.
- Fate altro. Buonasera, signorina Grey. - Sì, sìgnora.
Siete bellissima. Ragazzi, venite a vedere che bel vestito nuovo! Andiamo in salotto?
- Ma il signor Borden mi aspetta in auto. - Non è ancora sceso.
Abbiamo improvvisato una cena. Speravamo che voi e il signor Borden vi uniste a noi.
Tìmothy, non è affascìnante la signorina Grey?
Sì, è vero.
- È un vestìto nuovo? - Sì.
- Molto chic. Dove l'avete preso? - Dove?
- Non lo so. Cìoè, non rìcordo. - Cara, non fare troppe domande.
Mi dispiace non avervi conosciuto meglio.
Dopotutto, siete parte della famiglia. Ma la mia malattia ha sconvolto tutto.
Sì, la mamma aveva quasì un piede nella tomba.
Che ìdea assurda! Non sono così vecchìa.
In verìtà, sìamo statì tutti un po' sconvolti.
- Scusatemi se vi sono sembrato scortese. - Oh, non lo siete stato affatto.
Eccolo qui.
- Scusate, mi esercitavo con la rumba. - Stavo parlando con vostra moglie.
Che bello sarebbe se vi uniste a noi per cena!
- Per cena? Oh, beh, non saprei... - Ho cucinato i tuoi piatti preferiti.
Ah, sì? Perché non me l'haì detto?
Beh, era una specie di sorpresa.
- Che ne pensate, signorina Grey? - Il problema è che glì amìcì cì aspettano...
- Sì, e non starebbe bene farlì aspettare. - No, affatto.
Mi dispiace. Possiamo farlo un'altra sera?
Come vuoi Timothy.
Beh, meglio che ci incamminiamo. Si fa tardi, e non vorrei farli aspettare.
Penso di aver imparato quel passo di rumba.
Ecco 5 milioni di dollari che se ne vanno in completi da ballo, e niente per impedirlo.
- Papà sta bene, vestìto elegante. - Vostro padre era molto bello, da giovane,
- ma questo non risolve i nostri problemi. - Cosa facciamo, ora?
Chiamiamo il dottor Kessler.
- Vì è pìacìuta la mìa rumba? - Non siete niente male.
È un peccato contìnuare a ìngannare la mìa famìglìa così.
- No, è per ìl loro bene. - Siete voi il capo. Andiamo.
Michael, un giro del parco come sempre, stasera.
Vi faremo sapere quando vorremo tornare.
La gente davvero si concia così tutte le sere per uscìre?
Non chiedetelo a me.
E come possano tracannare champagne notte dopo notte va oltre la mia comprensione.
Sento ancora gli effetti del vostro compleanno ogni volta che muovo la testa.
Sentite, la mia famiglia era molto gentile con voi, quando sono arrivato.
- Mi hanno quasi fatto prendere un infarto. - Ultimamente, sono gentili anche con me.
Beh, è molto semplìce: toglì loro qualcosa che non vogliono, e la desiderano da pazzi.
- Avete molto buonsenso. - Voì l'avete perso, ma tornerà.
Avete qualcosa dì pìù del buonsenso.
- Bisogna averne molto, nel mio mondo. - C'è molta brava gente, nel vostro mondo.
L'erba del vicino sembra sempre pìù verde.
Il mio mondo vi sembra molto diverso, ora?
- Potete tenervelo tranquillamente. - Inìzìate a provare pìetà per ì rìcchì, eh?
Immagino che i ricchi siano solo dei poveri con i soldi.
Sentìte, devo toglìermelo. È...
Questa tremenda vita notturna che mi fate fare mi sta distruggendo.
Non sono molto brava a fingere.
Per dimostrare qualcosa, devo provarlo.
Non pensate che sia ora che me ne vada?
Non vi vorrei mai perdere.
Dovrei tornare nel mio mondo, prima che mi abitui troppo a questo tipo di vita.
Non ve ne potete andare, abbiamo un contratto.
È ìl lavoro pìù pazzo che abbìa maì fatto. Non so cosa stia facendo, in quella casa,
- tranne mettermi nei guai. - Qualsiasi cosa sia, pare che funzioni.
- Perché cì tenete così tanto, a loro? - Mi piacciono.
- Dite sul serio? - Sono una bella famiglia, da come ricordo.
A ognuno il suo destino.
È come avere una vecchìa auto, a cuì sì è abìtuatì.
La sì può mandare allo sfascìacarrozze o cercare di salvarla.
Siete ancora innamorato di vostra moglie, vero?
Beh, no.
Vedete, dopo un po' di tempo, quando l'amore se ne va,
prende il suo posto qualcosa che è ancora pìù ìmportante.
Beh, se va bene a voi, va bene anche a me. Io dopotutto vengo pagata.
Lasciate perdere me, al momento. Dobbiamo pensare al vostro, di futuro.
Non vi preoccupate. Io non me ne preoccupo.
Non mi attende nulla di speciale.
Casa, dolce casa!
- Dio la benedica! - Devo togliermi subito queste scarpe.
Mi stanno uccidendo.
Chìssà chì le ha ìnventate.
Se il mondo fosse coperto di cuoio, non ci servirebbero le scarpe e andremmo scalzi.
Avremmo dovuto stare a casa.
Penso che abbiano fatto lo stufato di manzo.
Ah, sì, mì aveva proprìo stufato!
- Cosa vi ha stufato? - Tutto quel baccano!
Pensavo che avreste fatto una rissa. Meno male che l'hanno buttato fuori!
- Che vi prende? - E che buffo eravate a fingere che fosse
- di nuovo il vostro compleanno! - II compleanno di chi?
- II vostro! - Ah, il mio!
- Sì. - Sì!
- Il vostro compleanno! - Sarà ìl mìo compleanno ognì gìorno!
- Ma certo che sì! - Tanti auguri a me...
- Tanti auguri a voi. - Tanti auguri a me...
- Vi sentirete meglio domattina. - Tanti auguri a me...
- Tanti auguri a voi, tanti auguri, fratello. - Tanti auguri a me...
- Tanti auguri, tanti auguri. - Tanti, tanti, tanti auguri...
- tanti auguri, tanti auguri... - Tanti auguri.
Sogni d'oro.
Grazie.
Ehi!
Vi devo parlare.
Venite a sedervi. Mi serve un consiglio.
- Cosa succede? - Ho un problema.
- Chi non ne ha? - Riguarda Michael.
- Che cos'ha? - Non reagisce.
- Non fa cosa? - Sono una capìtalìsta, ma non è colpa mìa.
Cerco di capire tutto quello che dice, anche se spesso non so di cosa parli.
- Di cosa parlate, voi? - Vedete...
ho una mente molto aperta.
Capìsco perfettamente voì e papà.
- Non state correndo con l'immaginazione? - Giovani e vecchi possono sposarsi.
Le grasse sposano i magri, le alte sposano i bassi.
- Temo che non comprendiate la situazione. - Non sono una bambina.
Beh, benissimo. Voi siete gìovane e papà è vecchìo.
Mìchael è povero e ìo sono rìcca.
Lo amo molto, ma non vedo l'ora che arrivi il giorno.
- Quale giorno? - Quello in cui saremo tutti compagni!
Michael lo chiama materialismo storico.
- Cosa vuol dire? - Non ne sono certa, ma
credo quando saremo pìù o meno tutti come Michael.
Beh, sono un po' stanca, e penso che lo siate anche voi.
Ma cosa posso fare?
- Per cosa? - Per Michael!
- Dovreste parlarne con vostra madre. - La mamma non capisce queste cose.
Non è la sola.
- Se lavorassi, forse le cose cambierebbero! - Potrebbe essere una buona idea.
Ecco cosa farò!
Se fossi parte della massa, non potrebbe pìù ìgnorarmì, vero?
- Non saprei. - Siete meravigliosa.
- Perché? - Per questo bel consiglio.
No, io non ho detto proprio nulla. Sono gìà abbastanza ìmpopolare, quì.
Mi siete stata di grande aiuto. Chìssà se è ancora dabbasso.
- Chi? - Penso dì sì. Vado subìto gìù e glìelo dìco!
Sei fantastica.
- Buonasera, Michael. - Non posso stare tranquillo neanche ora?
- Cosa state facendo? - Sto lavorando a un progetto.
- Posso aiutarvi? - No.
Tutto quello che fate mi interessa!
Michael, ho una sorpresa per voi.
- Davvero? Che cosa? - Mi serve un passaggio in auto, domattina.
La volete domattina e domani sera. Questo rende le cose molto semplici.
- Non andrò a letto del tutto. - No, Michael.
Non vado al ballo della Junior League, domani sera.
Non andrò pìù a nessuna festa.
Non dovreste venire quaggìù vestìta così.
- Non vi piace? - No.
È molto costoso.
- Cosa direbbe vostra madre? - Ha i suoi problemi.
Va bene, volete l'auto e l'avrete. Tornate a letto.
- Ma non sono stanca! - Perché contìnuate a seguìrmì?
- Non lo sapete? - Vi prego, tornare nei vostri quartieri.
- Ma non vi ho ancora svelato la sorpresa. - Va bene, svelatemi la sorpresa.
Andrò a lavorare.
- Cosa? - Ho chiuso con i privilegi che odiate tanto,
e mì troverò un lavoro da papà, o da qualche altra parte.
È così?
15 milioni di disoccupati, e voi impedite a una persona onesta di guadagnarsi da vivere?
Michael...
- Niente di quello che faccio vi fa piacere. - Faccìo parte della servìtù.
Nessuno fa nulla per far pìacere alla servìtù.
Niente, proprio niente?
Allora, il ragazzo se la sta cavando bene, eh?
- Sì, ha avanzato delle ìdee nìente male. - Beh, è mìo fìglìo.
Vuole lanciare una nuova offerta.
- Non se ne parla! Nemmeno per sogno. - Un attimo.
L'idea ha del merito.
Capisce tutto del nuovo sistema di credito.
Propone di estendere il credito ai contadini in posti...
colpìtì dalla sìccìtà o nei Paesi del Sudamerica.
Compreranno le nostre pompe per irrigare i raccolti.
Possiamo prendere cambiali a credito e tenere attive le fabbriche.
- Ora come ora, nessuno farà la prìma mossa. - Sì, sembra facìle.
- Perché non cì abbìamo pensato noì? - Beh, non l'abbiamo fatto.
Beh...
- forse il novellino ha ragione, dopotutto. - Disturbo?
Niente affatto. Io e il signor Terwilliger stavamo parlando di questioni private.
Grazie per essere passato.
- Buonanotte. - Buonanotte. Domani...
- parlerà con l'allevatore dì pìccìonì. - Oh, i piccioni, non dimenticatevi!
Ditegli che mi piacerebbe comprare, ma che non posso permettermelo, ora.
Cos'è questa storìa del credìto ampliato e delle pompe a buon mercato?
Le tue pompe sono tutte impolverate, così come le tue ìdee.
- Se fossi io il capo, farei a modo mio. - Un momento.
- Sono 25 anni che quest'azienda... - Avantì così, sarebbe successo lo stesso.
L'unico modo per imparare qualcosa è trovare nuove ìdee.
Beh, sei tu il capo. Fa' come vuoi.
Non è dì questo che volevo parlartì, papà.
- La mamma mi preoccupa. Sta davvero male. - Io non ho fatto nulla.
Non è facìle vìvere con un'altra donna nella stessa casa.
Quale altra donna? Ah...
Nessuno capisce la situazione, neanch'io. Sposerai quella ragazza o no?
Io non metto il naso nei tuoi affari privati. Non vedo perché tu debba farlo con me.
- Non tì è cara la mamma? - Penso che sia una donna molto per bene.
Perché non le daì tregua? Perché non le parlì?
- Non sapevo che volesse parlarmi. - Sì. Le ho appena parlato, è dì sopra.
Senti, stasera esco e vi lascio da soli.
Così tu e la mamma potete chìarìrvì.
- Salve, Mary. - Salve.
Scusate il ritardo, stavamo parlando. Vado subito a vestirmi.
- Non c'è fretta. - Papà!
Sarei felice di accompagnare la signorina Grey ovunque voglia andare stasera.
Non ho impegni.
Non preoccupatevi per me, Timothy. Non mi dispiace passare la serata a casa.
Un momento!
Ho qualcosa che non va? Ho la forfora, o qualcosa del genere?
Mary, odio doverglielo chiedere,
ma vi spiace andare al concerto con mio figlio?
Non saprei...
- non ho particolarmente voglia di... - Oh, sì che l'avete.
Non fate complimenti con me. E comunque, devo parlare con la signora Borden.
Divertitevi!
In questo caso, mi va benissimo andare. Se a voi non dispiace accompagnarmi, ovvio.
Dìspìacermì? Ma no, è un pìacere. La macchìna è gìà fuorì?
Via, allora. Cosa ci trattiene? Andiamo!
Buonasera, Michael.
- Comunque, dove andiamo? - Non lo so...
- Non ho voglia di andare da nessuna parte. - Perché no?
Non mi sento molto bene.
- È un posto ìn cuì vì vergognate dì me? - Non direi esattamente ''vergognarsi''.
In realtà, avremmo fatto una semplice passeggiata nel parco.
- Una passeggiata nel parco vestita da sera? - Lo faccio molto spesso.
- È per questo che volevate l'auto? - No, saremmo andati a sentire la banda.
Certo, andate ad ascoltare la banda col vestito da sera.
Non mì lascerò ìnterrogare se non mi mostrate un distintivo.
- Non vì lascerò andare al parco da sola. - Lo faccio spesso. Non serve che veniate,
non ho paura del buio.
- Quanto vengono le mele? - 5 ciascuna.
Ne prendo due.
- Ne volete una? - Grazie. E la cena?
- Offro io, stasera. - Dove andremo a mangiare della carne?
C'è lo zoo quì vìcìno. Potete servìrvì a vostro piacimento, se vi va bene cruda.
Bisogna essere veloci per trovare un posto a sedere, qui.
Avete un centesimo per un caffè, sìgnora?
Certo.
- Tenga. - Grazie.
- Era vostro amico? - Un parente.
Signora, le spiace spostarsi un po?
È l'unìca panchìna nel parco?
- Ho incontrato vostro padre, qui. - Difficile non farlo, su questa panchina.
Me ne stavo seduta qui, e lui era proprio al vostro posto.
Questo la rende un pezzo da museo.
È questo che fate voì e papà tutte le sere?
Non tutte.
Potevate almeno scegliere una panchina lontano dallo stagno delle foche.
Volete sapere qualcosa sulle foche?
Mi basta sentirne l'odore.
Mangiano ostriche fresche ogni giorno.
Peccato che non mangino bionde fresche, mi sarei liberato subito di voi.
Una volta ci sono entrata, ma mi hanno mandata via.
- Sìete pìù sveglìa dì quanto ìmmagìnassì. - Perché non bìstìccìate a casa vostra?
Vedete, li avete spaventati.
Scusate, amici. Siediti, cara.
Ho una ragazza in ogni porto, ìn Svezìa c'è Hìlda.
Il bacio del capitano l'ha lasciata fredda, ma quello del marinaio l'ha conquistata.
- Puoi scegliere una ragazza... - Perché non andate a casa?
Posso starmene seduto tanto a lungo quanto voi.
Inoltre, uno dei vostri amici potrebbe fare un colpo di testa.
- Vi piacerebbe. - Mi piacerebbe darglielo.
Vi dispiace abbassare la voce? La signora vorrebbe ascoltare la banda.
Cosa c'è dì male?
Puoi mettere insieme una piccola ciurma, non c'è nìente dì pìù bello.
- Avresti vicino il tuo nostromo... - Fate silenzio, o vi silenzio io.
Senti, amico.
Le baruffe le faccio in marina. Questa è una notte per l'amore!
Una ragazza indiana vendeva perline di ogni colore,
in 40 minuti d'orologio guadagnò 10.000 dollarì.
La ragazza indiana cadde in mare, gli squali si avventarono,
se la mangiarono in un boccone ma morirono per le coliche.
- Silenzio! - Sentite...
voi mi spaventate, signore. Cos'è, un'unìforme da boy scout?
Se pensate che sia un boy scout, andiamo dietro quei cespugli e scopriamolo.
Beh, quando bisogna andare, bisogna andare.
Perché non date del tranquillante al vostro ragazzo?
Perché non chìudete ìl becco?
- Volete fare una rissa voi signore? - Su, Minnesota, andiamocene.
Che persone volgari. Saranno un cameriere e la sua sgualdrina.
Siete venuto per litigare o per ascoltare la musica?
- Non lo so perché sono venuto. - Se non vi spiace, ora vorrei ascoltare.
È ìl mìo brano preferìto.
Potrebbe spostarsi un po', per favore?
- Ti amo. - Anch'io ti amo.
Salve, Mary. È andata bene, la serata?
Cosa succede, signorino? E successo qualcosa?
- Vi stavo aspettando. - Non stasera, per favore. Un'altra volta.
- Non mi stupisce che non vogliate parlarmi. - Non voglio parlare con nessuno, al momento.
Volevo solo dirvi cosa penso di voi.
Ho conosciuto molte persone false, in vita mia, ma voi siete la peggiore!
- Cos'ho fatto? - Come se non lo sapeste!
- Non lo so. - Voi...
mi avete coperto di ridicolo!
- Calmatevi, cara. - No, non mi toccate!
Cosa pensi che abbia fatto?
Ho detto a Michael che avrei cercato un lavoro.
Per poco non mi ha picchiata. Non mi ama!
Un gìorno succederà a voì, e capirete cosa si prova!
- È così che funzìona, allora. - Perché me l'avete lascìato fare?
Non vi ho lasciato fare niente, è stata una vostra ìdea.
Avreste potuto fermarmi.
Avevo fiducia in voi, confidavo in voi!
Non c'era nessun altro da cui potessi andare!
- Su, faremo qualcosa. - Avete fatto abbastanza!
Non ve ne ìmporta nìente dì papà.
Uscite con lui ogni sera per poter restare vicino a Michael!
- Oh, per l'amor di Dio! - Ma non l'avrete!
Se non potrò averlo ìo, non l'avrà nessuno!
Vi odio! Oh, vi odio!
No, no, non capite assolutamente.
Come possiamo avere uguali diritti se la rìcchezza non è dìstrìbuìta equamente?
- Non ne ho idea. - Non ce l'ha neanche Michael!
- Di che sta parlando? - Se il capitale fosse equamente diviso,
avremmo tutti 533 dollari e 87 centesimi.
Prego, continuate.
Giovanotto, aprite bene le orecchie! Ho 2.000 dollari in banca.
Ho lavorato duro per guadagnarmeli, e nessuno cì metterà le manì sopra!
- Ricordatevelo! - Oh, buongiorno!
- Posso sedermì e avere una tazza dì caffè? - Oh, certamente, ve lo prendo subito.
Avete cambiato classe sociale?
- Io non appartengo a nessuna. - Ci interrogavamo su di voi.
- Qual è la vostra posìzìone ìn questa casa? - Non chiedetelo a me.
- Siete una spia? - Penso proprio di no.
- Allora posso parlare liberamente. - Così pare.
La signora Borden ha detto a Higgins che siete un'amica di famiglia.
I buoni servitori sono sordi.
Servitori? Ah!
Schiavi sfruttati dai potenti capitalisti!
- Vi ho detto di non fare discorsi in cucina. - Preferirei essere libero da questi ceppi.
Bla, bla, bla.
Schiavi, schiavi che alimentano ìl fuoco della loro ìnfelìcìtà.
Avete mai reso infelice qualcuno?
- Questo non c'entra niente. - Perché straparlate dì cose che non sapete?
- Se non fossero così, non sareì come sono! - Ci sarebbe gente come voi comunque.
- Il contatto con il lusso vi ha ammorbidita. - Certo, come no.
So solo che, oltre quelle porte, c'è l'orìgìne della caduta della cìvìltà!
Dietro quelle porte...
ci sono molte persone infelici, e voi ne siete in parte responsabile.
- Date la colpa a me? - Do a voi la colpa di essere un codardo!
Ben vi sta!
Siete innamorato, ma non avete il fegato di lottare per quello che volete.
- Non ascolterò altre stupìdaggìnì. - Volete che tutti siano infelici.
Cercate di convincere gli altri, ma non siete convinto neanche voi.
Ebbene.
- Pensate di conoscermi. - Siete un libro aperto per me, fratello.
Non riuscite a essere un capitalista, e volete trascinare tutti al vostro livello.
- Siete una pedina del capitalismo! - Sono che cosa?
- Avete rinnegato la vostra classe! - Ah, è così?
- Michael! - Non potete parlarmì così e farla franca!
Michael!
Cosa pensate di fare, arpia bionda?
- Oh, mio Dio, ha un coltello! - Smettetela subito!
- Basta! - Avete perso la ragione?
- La prossima volta, ti taglio la lingua! - Fatemi quel che volete, ma non toccate lei.
Cosa mì è preso? Cosa succede, cosa sto facendo?
- Cosa sto facendo? - Oh, povera ragazza.
È svenuta. Su, alzatevì!
- È svenuta. - Avanti, riprenditi.
Oh, Higgins, meglio non andare in cucina. Ci dev'essere una rivoluzione in corso.
- Buongiorno. - Giorno, signorina. Spero non le dispiaccia.
No, niente affatto.
Voglio solo comportarmi bene. So che finora non l'ho fatto.
Diventiamo amiche.
- Certo, certo. - Non sono stata sincera, in passato.
Ora lo sarò del tutto.
- È una buona cosa. - Ammetto che vi ho odiata, all'inizio.
Chì può bìasìmarvì?
E ho provato con ogni trucco femminile che conosco a buttarvi fuori da questa casa.
Ma nessuno ha funzionato.
Dopotutto, avete dalla vostra la gìoventù e la bellezza.
- Non direi... - Siate sincera anche voi.
Non sono davvero bella. Devo sistemarmi un bel po'.
Beh, per come stanno ora le cose, nessuno è felìce.
Mìo marìto ha scelto, ed è la sua felìcìtà che mì ìnteressa.
Ecco perché mì faccìo da parte.
- Oh, no... non lo fate. - Scusate.
Ma è un vero peccato che non vì sìate ìnnamorata dì un uomo pìù gìovane.
Ora non ha importanza.
Gli unici giovani che conosco sono spiantati.
- Non starete col signor Borden per i soldi! - No, non esattamente.
Ma ne ha parecchio, vero?
Dovrebbe bastare per entrambe.
Dopotutto, vi meritate qualcosa per essergli stata vicino tutti questi anni.
È questo che pensate dì mìo marìto?
Se devo essere sincera, sono un po' delusa.
Mi divertivo molto all'inizio, e anche lui, ma
non so cosa gli sia capitato. Penso che inizi a perdere colpi.
Temo di non capire.
È un vecchìo sentìmentale, sempre a parlare del passato...
L'altra sera mi ha portato a mangiare lo stufato di manzo. Io lo detesto.
Ero furiosa.
Il sìgnor Borden è un uomo semplice, all'antica.
Stavo pensando di sgattaiolarmene via, stasera, per andare a mangiare come si deve.
- Pensate che glì darà fastìdìo? - Beh, non ne ho proprio idea.
Tutti dobbiamo fare dei sacrifici. Magari un gìorno mì pìacerà lo stufato dì manzo.
- Ne dubito, ma... - Voglio solo che mi consideriate un'amica.
Mi fa piacere saperlo. Queste situazioni possono diventare un po' confuse.
Sì, questo è certo.
- È bello che sìate dalla mìa parte. - Certo che sì.
Possiamo parlare di nuovo, prima che ve ne andiate.
Sì, dì sìcuro.
Sì, sì. Capìsco perfettamente.
Il ragazzo se la cava benissimo.
Lasciatelo in pace, allora.
Avanti. Dite a Terwillinger che ci vedremo la prossima settimana.
Avrò pìù tempo, allora.
Benissimo. Arrivederci.
- Salve, Mary. - Salve.
Giusto in tempo per aiutarmi con la cravatta.
- Dove siete stata tutto il giorno? - Oh, mi sono occupata di alcune faccende.
Ecco, venite a sedervi qui.
Non riesco ad annodarla bene, se no.
- Ho dormito per quasi tutto il giorno. - Perché non state a casa, stasera?
Oh, mi piacerebbe molto, ma dobbiamo portare a termine questa faccenda.
Non è gìà andata avantì abbastanza?
Non conoscete mia moglie come la conosco io.
Non è male.
- Vi ha parlato? - Oh, solo per salutarmi.
Dovete fare attenzione, è una donna molto persuasìva.
Specialmente quando piange.
Se mi fermo ancora, perderete la vostra famiglia
e ìo perderò la ragìone.
- Non mi lascerete qui da solo? - Non esattamente.
Vì manderò vìa quando sarà ora, ma se pensa di poterlo fare lei, non ho risolto nulla.
- Dite quel che volete, ho la sensazione... - Lasciate perdere le sensazioni.
Andate a vestirvi.
Sfasciafamiglie, sirena...
vampira!
- Immagino di essere una persona terribile. - Potete scommetterci.
- Ci vediamo di sotto tra mezz'ora. - Va bene.
- Buonasera. - Buonasera.
- Fate la ronda, stasera? - Forse.
- Avete una vittima in mente? - Non giocate col fuoco.
Non siete vestita elegante. Niente banda, stasera?
Se tacete, forse riesco a sentirla da qui.
Dìffìcìle. Sarà pìeno di marinai, al parco.
Cos'avete contro i marinai? Ci fanno vincere la guerra.
E sono dei bravi amanti.
Ma questo posto è mìglìore.
- C'è un vecchìo mìlìonarìo che passa dì quì. - Grazie del consiglio.
- Mi fate perdere la ragione. - Dovreste averla, per cominciare.
- Vi spiace se mi siedo qui? - No, ìl portìco è vostro.
- Fate mai altro, oltre a star seduta? - Mi piace star seduta.
- Buonasera, Timothy. - Buonasera, Martha.
- Sei da solo, stasera? - No, esco con la signorina Grey.
- Ma la sìgnorìna Grey se n'è andata. - Cosa?
- Intendì che non tornerà? - Oh, non so, ma ha detto
- che andava fuori a cena. - Che maleducazione! Non mi piace.
Volevo mangiare un boccone a casa. Vuoi unirti a me?
Sentivo l'odore di qualcosa sui fornelli.
Santo cielo, si sente da qui? Devono essere le cipolle.
Qualsìasì cosa sìa, è molto penetrante.
Seì certa che non tornerà?
Beh, se n'è andata da mezz'ora.
- Non ci posso credere! - Avevo voglia di stufato di manzo, stasera.
- Ma ce n'è abbastanza? - In abbondanza. Devo controllarlo, vieni.
Va bene.
La cucìna è deserta. Dov'è la servìtù?
Seì gìà ìrrìtato, caro, non ne voglio parlare.
Cosa intendi?
Beh, a dìr la verìtà, la cuoca sì è lìcenzìata.
L'intera cucina era sottosopra, stamane. La servìtù era sull'orlo dì una crìsì.
Qualcuno ha inseguito qualcun altro con un coltello, non saprei.
- Ti spiace se mangiamo in cucina? - Chi ha inseguito chi con un coltello?
Preferisco non fare nomi. Seì così affezìonato alla sìgnorìna...
- a certe cose. - Sono molto arrabbiato con lei, ora.
Sì, ma ìo penso che sìa meglìo scoprìre le cose da sé.
Spero che non abbia problemi mentali.
Preferisco non esprimermi.
Che gran delusione. La ritenevo una ragazza semplice, con i piedi per terra.
Beh, sai come sono i giovani d'oggi. Sìedìtì, sarà pronta tra un mìnuto.
- Non vuoi che ti aiuti? - No, e ora levati.
- Sicura di non avere altri programmi? - No, stasera rìmarrò a casa.
- Hai un vestito elegante... - Questo? E uno straccetto per stare in casa.
È molto bello.
Fa vedere il mio fisico in una buona luce, vero?
Beh, di certo ne fa vedere parecchio, se è questo che ìntendì.
Timothy, va' a sederti.
Ecco qui. Non aspettarmi, mangia pure.
Oh, che buon odore.
- Chi l'ha preparato? - Timothy!
Ah, l'hai fatto tu? Pensavo che ti fossi dimenticata.
Non penso che ci voglia tanto, a fare uno stufato di manzo.
Delizioso!
È molto tempo che non mangiavamo in cucina.
Sì, ma non dobbìamo restare qui per forza, se non vuoi.
Scusa, non volevo portare a galla vecchi ricordi.
Riporta a galla tutti i ricordi che vuoi, caro. Mi fa molto piacere.
- Sembra scomodo, perché non lo toglì? - No, no, mì pìace stare vestìto così.
Il vestito elegante ti sta molto bene.
- Non c'è scìocco peggìore dì un vecchìo. - Cosa intendi?
Che è gìà scappata una volta.
- Non pensavo di doverci fare l'abitudine. - Tìmothy, dov'è ìl tuo senso dell'umorìsmo?
Beh, non è molto bello rìtrovartì tutto da solo alla mìa età.
Non devi stare da solo, se non vuoi.
- Non serve che mì faccìa la carìtà. - Non lo faccio. Dopotutto, sei mio marito.
Ne abbiamo passate, di cose.
Per come vanno gli affari, probabìlmente fìnìrò ìn povertà.
Beh, possiamo ricominciare da capo.
Dopo quello che ho fatto, come potrei chiederti di ricominciare da capo?
Non ti sei comportato peggio di me!
Siamo entrambi responsabili.
- È tutta colpa mìa. - No, è anche colpa mìa.
Quei tuoi piccoli flirt non significavano nulla?
Certo che no.
Abbiamo tutti delle amicizie speciali.
Questì gìornalì terrìbìlì rovìnano pìù matrimoni di quanto possa immaginare.
Ma parliamo di noi.
- Sai cos'ho fatto nel mio tempo libero? - Cosa?
Ho imparato a ballare la rumba.
Sapevo che ti avrebbe fatto piacere.
È meravìglìoso.
Smettiamola, cara.
È vero che avete sconvolto questa casa, ma forse è stato un bene, pìù che un danno.
Tutti questi misteri mi hanno stancato.
- Che mìstero sarò maì? - Siete una ragazza per bene.
- È questo che pensì? - Non lo siete?
Che ve ne importa?
- Avete sconvolto mio padre, e ora me. - Io non ho fatto niente.
- No, ìnfattì, non granché. - Certo che no.
- Non molto. - Cos'ho fatto a voi?
- Cos'avete fatto a me? - Sì, cosa?
Va bene, cosa?
- Perché non ve ne andate? - Starò quì fìnché non confesserete.
Allora ve ne starete qui per un bel po'.
- Che buono! - Mì fa molto pìacere vedertì mangìare così.
Vuoi un po' di bicarbonato?
Non riuscirei a mettere nient'altro nello stomaco.
- Accendo la radio e metto della musica. - Come preferisci.
Anzi, forse no. Non ho voglia di musica, ora.
Oh, va bene.
Stavo riordinando delle cose, oggi, e ho trovato qualcosa che tì pìacerà molto.
Chìssà quantì rìcordì tì porterà alla mente!
Ma ti avverto...
preparati a essere sconvolto.
Ricordi questa coppia sfavillante?
- Sembravo parecchio spaventato. - Lo eri.
Tu seì pìù bella ora dì allora.
Dovrebbero farti arrabbiare ogni sera, Timothy.
Se la gente sfoglìasse pìù spesso glì album, non sì prenderebbe così sul serìo.
Questa saltiamola.
Ah, ricordi questo piccolo gentiluomo?
Un nudo di Timothy Borden Junior.
Difficile credere che questo cherubino sia ora a capo di una grande industria.
Povero ragazzo, ora ne ha di cose per le mani.
- Non mi piacciono le cose brusche. - Perché non sìamo sìncerì?
Siete un vero macho, no? Perché non mì lascìate ìn pace?
- Cosa c'è, avete paura? - Non di voi.
- Di voi stessa? - State lontano, o vi picchio con questo!
Qualche problema, signorina?
No, no, niente.
Avevamo circa 18 anni.
- La piccola Katherine spunta all'orizzonte. - Che carina.
È la mìa gìoìa.
Era adorabile, da bambina.
- Ha sempre avuto i tuoi occhi. - Sì? Ho sempre pensato che avesse ì tuoì.
- Non riesco a credere che sia cresciuta. - Oh, ma è ancora una bambìna.
- Mamma? - Ciao, cara! Stavamo giusto parlando di te.
È successo qualcosa? Spero nessun incidente!
- Diglielo, Michael. - No, diglielo tu.
Io e Michael ci siamo sposati.
- Cosa siete? - Sposati!
- Oh, basta sciocchezze. - Non sono sciocchezze.
Fammi vedere il dito.
- Non ci credo! Sposata con un autista! - Non è un autìsta!
Restìtuìsco questo emblema dì servìtù.
Smettila di porgermi questa cosa e va' in cucina, Michael!
- Non ci puoi separare. - Va' in camera tua!
Resta dove sei.
Che insolenza! Timothy, mandalo via! La ragazza ha perso la ragione!
- Devi andartene, Michael. - Katherìne verrà con me.
- Ovvìamente, è tua moglìe. - Oh, papà!
- Congratulazioni. - Oh, Timothy...
Solo un momento, ora, Martha.
- Non cì augurì tanta felìcìtà, mamma? - Oh, questo è troppo.
- Sposata con un autista! - Non ero diverso, quando hai sposato me.
- Ma è solo una bambìna! - All'ìncìrca dell'età che avevì tu.
Va bene.
Congratulazioni, cara.
Spero che sarete molto felici.
Congratulazioni, Michael. Come ti chiami, di cognome?
Farnsbother.
Ecco la signorina Grey!
- Siete meravigliosa! - Cos'ho fatto, ora?
Sarei una zitella, non fosse stato per voi.
- Di cosa parli? - Io e Michael ci siamo sposati, genio.
- Come vi manterrete? - Non saremo parassiti capitalisti.
- Vero, Michael? - Certo che no.
- E cosa sarete? - Michael ha un negozio di riparazioni.
Ma questo non ti rende un capitalista, Michael?
Non dìmentìcherò maì le mie origini proletarie!
Andiamo, tesoro.
- Non dovresti parlare con la signorina Grey? - Come?
Ah, sì.
Aspettate un momento, signorina Grey.
Bene, si spieghi.
Cos'avete da dire in vostra difesa?
- Niente. - Niente?
È vero che avete consìglìato a mìa figlia di fuggire con l'autista?
- Immagìno dì sì. - Immagìnate dì sì?
Vì comunìco che questa è la fìne.
È l'ultìma volta che vì ìntromettete tra me e la mia famiglia.
- Non seì un po' troppo severo, papà? - Severo?
Dopo tutto quello che ci ha fatto questa donna?
Tua madre era sull'orlo di una crisi di nervi!
Tua sorella... guarda cos'ha fatto lei!
Siete una donna malvagia e intrigante!
Siete una cacciatrice di patrimoni, una vampira, una sirena!
Mi avete ipnotizzato e avete distrutto la mia famiglia!
Devo chiedervi di lasciare questa casa.
Non rìesco pìù a fìngere.
Non stavo facendo niente a nessuno. Me ne stavo solo seduta su una panchina,
a farmi gli affari miei.
Non ve l'ho chiesto io, questo lavoro! Mi ci avete costretta voi!
Rimpiango di avervi mai conosciuto!
Rimpiango di essere stata qui.
Non ce la faccìo pìù...
Cosa vuol dire ''lavoro''?
''Lavoro''?
Papà.
- Lavorava qui? - Non so di cosa stesse...
- Lavorava qui?! - Ti ho detto che non so di cosa...
Lavorava davvero qui!
Mary, Mary Grey!
Mary!
Mary...
Mary, non andartene!
- Mary! - Sono molto preoccupato...
Timothy.
- Sì, cara? - Guardami negli occhi.
Timothy Borden, sei un vecchio imbroglione.
Beh...
stavo cercando solo di essere felice e di fare felici voi, immagino.
- Che cì sì può aspettare da uno come me? - Timothy?
Mary.
- Dove pensi di andare? - Cosa importa a te?
- Me ne importa molto. - Torno al mio posto.
- Dìreì che cì seì gìà. - Ehì, mettìmì gìù!
- Mettìmì gìù, non puoì farmì questo! - Ehi, cosa succede, qui?
Perché non vì fate glì affarì vostrì?
FINE
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