Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
English
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Musica
Oggi è il primo giorno di primavera e sono la persona più felice della terra,
dell'universo, di tutto il creato.
Penso che l'erba non abbia mai emanato tanto profumo e il cielo non sia mai
stato così alto.
Comincio questo diario perché ieri ho incontrato Gianni e ho bisogno di dirlo
a qualcuno, magari a me stessa.
Ciao.
Senti, io... E beh, torno subito, non ce la faccio proprio più. Va, va bene.
Ehi, Rollo, guarda chi c'è, è arrivata Coscia Lunga.
Ciao,
io vado e torno, eh.
E piantala, no?
Metti, la vino.
Tony, lui è innamorato.
E tu che ci fai qui?
Medico, sai, con tutti questi guardoni non si sa mai.
Sarà.
Aspetta un momento, che c'è?
Ecco, sei nuova di qui?
Si vede. Da che cosa? Beh, un po' da tutto.
E poi non t'ho mai visto.
Senti, perché non ti iscrivi al gruppo?
Non so, io... Ma sì, dai, vieni, su.
Stefano, dammi una scheda.
Sotto allora, nome e cognome.
A che serve?
Ehi, vuoi far parte del gruppo o no?
Beh, io sì, ma... Sì o no?
Sì. Ti sei decisa. Allora, come ti chiamo?
Angela Marzi.
Luogo di nascita ed età? A Roma, anni 16.
Nubile?
Dove abiti? Via Giacomo Renzi, 18.
Tendenze politiche?
Beh... Ho capito, lascia perdere.
Filma.
Ecco fatto.
Adesso tu fai parte del nostro gruppo. Volevo dire che io non sono... Sei
pentita? Spero di no. No.
Ti piace questa musica?
Così, così.
È molto bella.
È l'inno di Bobby Tila, l'uomo nuovo della contestazione americana.
Le parole dell'inno si rivolgono a giovani come me e te e ci insegnano che
cosa dobbiamo fare. E che cosa dovremmo fare.
ma tu da quale pianeta vieni?
Dio mio, è tardi, devo tornare a casa.
Se vuoi ti accompagno io, non ti preoccupare. No, non ti disturbare, c'è
Marisa con me.
Marisa, vieni.
Accomodati. Forse è meglio che mi accompagni a casa tua. Sì, è meglio.
Ma è possibile?
Uno che lavora tutto il santo giorno deve amareggiarsi la cena in questo
modo.
E tu perché non mangi?
Guarda lui, guarda, il piatto si mangia. Non ho appetito.
Un corno non hai appetito?
Piuttosto perché non mi dici dove è andata a finire quella disgraziata di
Angela? È possibile che una madre non sappia dove si trovi sua figlia alle
nove di sera?
Se fossi in te non me la prenderei tanto, Corrado.
Sono ragazzi.
Se io fossi in te invece chiuderei la bocca, pensa un po'.
Eh già, ma tu non puoi. Devi mangiare.
Corrado, è tuo fratello.
E con questo?
Pensa a tua figlia tu piuttosto.
E questo è il significato del gruppo. Niente discorsi teorici o affermazioni
demagogiche, ma azione diretta, capisci?
Sì, ma io che c'entro.
Ci sediamo? Sì.
Tutti c'entriamo.
Bene o male, tutti i nostri atteggiamenti finiscono per avere un
significato sociale.
Facciamo tutti politica.
Meno zio Mario.
E chi è zio Mario? Il fratello di papà. Sai, lui suona il violino.
Angela, sei una frana.
Perché?
Perché con te non riesco ad arrabbiarmi.
A me quello che mi fa impazzire è che non so dove può essere andata.
Ma sì, ma io aspetto ancora un po', e se entro venti minuti non è tornata, io
chiamo la polizia. Ti prego, Corrado, le parlo io quando arriva, non accadrà più.
Corrado, stai esagerando. Per un paio d'ore di ritardo non casca il mondo.
Non c'è da drammatizzare.
Tu, Mario, fatti i cacchi tuoi, eh?
Ci manchi anche tu adesso.
Il fatto che ti abbia accolto qui per affetto fraterno non ti autorizza a
impicciarti di cose che non ti riguardano.
Ho solo espresso un parere.
Adesso che fai? Te ne vai?
Sì, ho da fare.
Senti, io mangio, non rego più dalla fame.
E così sei all'ivio anche tu, no?
Che classe fai? Il penultimo anno. Ah, io l'ultimo.
Frequentiamo la stessa scuola e non ti ho mai incontrato. Già.
Possibile che non ti abbia mai visto? È buffo, ma neanch'io.
Già, è proprio buffo.
Oddio, l'autobus! Ciao, io vado. Aspetta, Angela!
No, non posso, è troppo tardi. A casa mi aspettano.
Prenderei il prossimo. E chi lo sente, mio padre?
ferma.
Lo vedi che ora sono?
E' ora di tornare a casa questa, e adesso in camera tua, subito. Ma che ho
fatto di male? Ma come che hai fatto? Domani io e te dobbiamo fare un
discorsetto, capito?
E vai avanti con i discorsetti tu, si.
Discorsetti.
Vieni che mamma ti fa il discorsetto, peripitata.
Ti accorgerai quella lì che discorsetto.
proprio felice.
Anche se papà mi ha dato uno schiaffo e sto senza cena.
È mai possibile che i grandi non siano mai stati giovani?
Oppure non se lo ricordano?
Gianni, alzati, che ora?
Ciao papà, che ora sono?
Le sette e mezza, c'è tempo campione. Eh?
Le sette e mezza?
Ma è tardi! E poi basta con questa storia del campione. Ma sei un campione,
l'ho detto pure il professore di filosofia.
Sei uno dei migliori del liceo.
Ma no, sono uguali a tutti, siamo tutti uguali.
Le sperequazioni di giudizio creano le classi.
E questo è antisociale, papà.
Gianni, io non ho proprio capito niente di quello che tu hai detto. So soltanto
una cosa, che sono orgoglioso di te.
Ehi, Gianni!
Ciao, Gianni.
Buongiorno, signora.
Senti, Gianni, potresti darmi un'occhiata al carburatore? La macchina
perde i colpi. Lo sento sempre. Ho paura di fermarmi per strada, soprattutto.
Non sento quando accendono.
Guarda.
Beh, cercherò di dargli un'occhiata domani, signora, ma senza impegno. Te ne
sarai grata.
A presto. Sì.
Buongiorno, signora.
Che fai, non entri? E ora? Vengo, vengo subito. Hai preso un bel bidone, eh? Che
bidone? Ci vediamo in classe, ciao.
Ciao. Ciao.
Ho fatto tardi, ma c'era un traffico del diavolo. Mi hai aspettato?
Aspettato? Ma niente ho fatto, sono arrivata proprio adesso. Anzi, pensavo
che ti fossi stufato di aspettarmi.
Senti... Ci vediamo dopo, altrimenti ci chiudono fuori, va bene? D'accordo. Ci
vediamo all'uscita, eh? Ciao. Ciao.
E dai piantala, si vede lontano meglio che lo stai aspettando.
Ciao Angela.
Ciao, questa è Marisa.
La conosco già, ci siamo viste al gruppo, ricordi? Oh, è probabile, io non
mi ricordo.
Eri troppo occupata.
Oh bravi, fate anche i guardoni, belle cose fate.
Io vado eh.
No aspetta, devo scappare anch'io, a casa un momentaccio. Controllo orario?
Momenti brutti.
Se volete, perché non venite alle 5 al collettivo?
Ancora politica? Che palle!
Io verrei, solo che temo che non mi facciano uscire tanto facilmente.
Ecco, se tu venissi a prendermi con una scusa, che so io, una ricerca per quella
di storia, una fesseria del genere, ho capito, mi toccherà ancora sopportare
Carlo Marx.
Dai, ti prego! Va bene, ti vengo a prendere alle cinque.
Ma tu, un'altra volta, non far aspettare le signore in mezzo alla strada. Non l
'ho mai vista arrivare tanto presto a scuola.
Ma che dici? Non è vero non darle retta. Ma che ti salta in testa? Dai, andiamo.
A stasera. Ciao.
Ma quello che soprattutto conta è la graduale presa di coscienza da parte
della collettività. Ma come ci arrivi alla presa di coscienza? Con i fumetti?
Con l'istruzione ci arrivo.
Bisogna fare in modo che tutti possano avere la stessa possibilità di
sviluppare le loro aspirazioni.
Ma lascia perdere, se devi pensare a mangiare, come cacchio fai a pensare all
'istruzione?
Compagni, scusate, fare politica, come la intendo io, non significa parlare, ma
agire, ottenere dei risultati. Non c'è bisogno di citare interi brani del
capitale, o magari sapere a memoria il libro rosso di Mao Tse-Tung, per
renderci conto che gli operai di una tale fabbrica lavorano in condizioni
impossibili, e che migliaia di famiglie non hanno un tetto.
Mentre la speculazione edilizia raggiunge punte mai registrate nel
passato. Noi non possiamo restare indifferenti a tutto questo. Non basta
parlare di riforme, è necessario che le riforme vengano realizzate al più
presto, prima che sia troppo tardi per tutti.
L'importante è modificare le condizioni dei lavoratori e non discutere sul come
la società operaia potrebbe essere in un mondo futuro.
Urge dare una casa a chi non ce l'ha e non teorizzare sul diritto al
livellamento sociale.
Il giorno che vi deciderete ad uscire da questa stanza e ad aiutare quei
poveracci che stanno là fuori, mi troverete con voi.
Ma tornarmene a casa, come faccio tutte le sere, soddisfatto solo perché il
compagno Lanzi ci ha deliziato con alcuni passi scelti della teoria della
rivoluzione russa, questo non servirà né alla mia coscienza né agli interessi di
chi ha sfruttato ingiustamente.
Arrivederci.
Ma tu te la prendi troppo Gianni, il mondo è sempre andato così, c'è chi
parla e chi si muove, tutto serve. Guarda me, che cosa cavolo faccio,
dipingo, è il mio modo di parlare, non ne conosco altro.
Ciao. Ciao.
Piuttosto andiamo che vi offro una pizza. Se Angela è d'accordo. Devo
chiederlo a Marisa, senza lei a casa non posso tornare.
E chi mi chiama?
Senti Marisa, vuoi venire a mangiare una pizza con lui?
Dal momento che nessuno mi ha offerto caviale e champagne.
Nel fondo le barbe mi sono sempre state simpatiche.
Perciò, come dice Gianni, azione, andiamo.
Sì, giusto!
E viva la rivoluzione! E viva! È la teoria che fa la prassi. Ma vaffanculo,
siete una massa di pecore ignoranti.
Senti chi parla.
No, ma va, se non mi arrabbio.
Ma perché vi incazzate da? Con tutto sto ben di Dio a disposizione.
Sì, ma la scopata mica è un fatto politico. D'accordo, non sarà politico,
non sarà democratico, ma è democratico, sta buono.
Giovannotto! I signori comandano?
Va bene quattro pizze? Va bene. Allora, quattro pizze. Va bene. E una birra.
Bene.
Guarda, guarda i maiali.
Vivono esclusivamente per mangiare. Si riempiono di cibo soddisfatti del loro
graduale aumento di peso.
E non si rendono conto che quell'apparente benessere...
È parte di un gioco molto più ampio, quello di una civiltà dei consumi che ha
bisogno della loro carne.
Mi fai venire i brividi. Ma no, ti apro gli occhi, dolcezza.
Prendi per esempio i maschi delle api, ce ne sono miliardi. Una volta che hanno
fecondato le loro femmine, muoiono, sticchiti.
Non a caso Esopo ha scritto le sue favole ispirandosi agli animali.
C'è una stretta analogia fra loro e noi.
E tu che animale sei?
Io?
Un asino.
Sì, un asino, filosofia speciale e rassegnazione.
Più?
Una certa dotazione fallica, mi lascia mandare.
Porco! No, no, no, asino, asino, è diversa la cosa.
Senti, Piero, ma perché te ne vai?
Non so, forse perché ho bisogno di muovermi, di cambiare, anche se poi
niente cambia e niente si muove.
Forse nemmeno il tempo esiste.
Per me non è tanto una questione di tempo, ma di realizzazione. Puoi vivere
cento anni e restare un bambino.
Oppure riuscire a raggiungere il tuo risultato completo in un solo giorno.
Sei spaventosamente romantica.
E il tuo studio è in Trastevere?
Ti interessa?
Non lo so, potrebbe anche interessarmi.
È tuo.
Ti avviserò quando avrò sgomberato il campo.
Intanto, eccoti la chiave. Grazie. Io ne ho un'altra coppia.
Si sta facendo tardi. E poi domattina dobbiamo essere a scuola alle sette. Vai
alla gita?
Sì. Gita? Quale Gita?
Barbarano. Civiltà scomparse, l'Etruria. Ci va quasi tutta la classe, la tua no?
Certo, io senz'altro. E verrà anche Marisa, vero?
Che cosa farebbe il mondo senza di me? Senza questa libellula.
Perché libellula?
Oh, me lo so, è un'immagine, soltanto un'immagine.
Cara, ma perché non gli dici di smettere? Non è possibile.
No, no, no, no. Io l'ammazzo quello.
Mario.
Mario. Ma perché non te ne vai al mare?
E non si può, nemmeno per carità cristiana.
E per bacco.
Hai messo lo zucchero? No.
Tu quanti ne vuoi? Due.
Ciao papà, ciao mamma.
Ah, Angela. Il bacetto non me lo dai più?
Vieni di là un momento, ti devo dire una cosa.
A me mi fa ridere, ogni volta che la vede, vieni di là, che ti devo dire una
cosa. Ma che le deve dire?
Ma che le dirà?
Boh.
Mh, mica è dolce.
Io ce ne metto un altro.
A me mi piacciono le cose dolci.
Crepi l'avarezia.
Tu devi capirlo, Angela.
Tuo padre è molto stimato nel suo ambiente.
Soprattutto per l'integrità morale che lo contraddistingue. Ma che ho fatto di
tanto grave?
Non sta bene che una ragazza della tua età se ne vada in giro tutti i giorni
con quegli scioperati dei giovani d'oggi, drogati o peggio.
Mamma, ti prego.
Lasciami finire. E poi, che significa tornare a casa a certe ore della sera?
Ti sembra giusta la tua età?
Certamente non si può fare niente di onesto di sera.
Si può essere disonesti anche alle tre del pomeriggio, mamma.
Ma che razza di discorsi fai?
Io alla tua età uscivo solo con mia madre e non avevo amici, ma amiche,
gente per bene ed ineccepibile moralità.
Mi ha detto la signora Landi di averti visto un paio di volte con un gruppo di
orrendi capelloni, sporchi e strascinati.
Questo nuoce alla tua reputazione. Che cosa vuoi che dica la gente?
Che concetto può farsi di te? La gente, la gente.
Ma che mi importa di quello che dice la gente?
Tu pensi che io faccia qualcosa di male? Non lo so.
Lo fai?
Mamma, ti prego.
Voglio crederti. Buonanotte.
Buonanotte, mamma.
Ah, eccolo qua, il lupo della favola.
Buongiorno, signore. Ciao. Ciao, papà.
Stavamo proprio parlando di te.
Di me? Tuo padre mi diceva che sei un formidabile elettrotecnico.
Papà, ma quando la smetterai di dire balle sul mio conto? Ecco, lo vedi com'è
fatto, signore? È troppo modesto.
Tre settimane fa ha riparato l'impianto dell'ascensore della palazzina C e non
ci ha messo nemmeno 20 minuti.
Ma era solo una valvola fusa.
Non credo che nel mio caso si tratti di peggio. Comunque è un piacere che ti
chiedo. Se domani puoi venire a vedere l'impianto del mio studio, te ne sarò
molto grata, verrai.
Sicuro che verrà, vero Gianni? Bene, allora domani, questo è l'indirizzo,
entra a Steven, non preoccuparti dell'ora.
Ciao.
Arrivederci.
Devi essere gentile con la signora Gianni. Vedi, suo marito ci può essere
utile, può aiutarci a risolvere il problema della pensione di zia Amalia.
Sai, lui è molto ammanicato con i pezzi grossi. Va bene papà, sarò gentile,
ciao.
Ascoltatemi ragazzi, ciò che più sollecita il nostro interesse è la
disposizione circolare delle singole tombe, che certamente non a caso
riproduce... il cerchio infinito del legame tra la vita e la morte.
Prima di osservare le singole tombe, esaminiamo con cura gli aspetti della
concentricità dei vari circoli iscritti nella maggiore circonferenza della
necropoli. Avanti ragazzi, seguitemi. Non vi dividete, mi raccomando, restate
uniti. E non dimenticate che questa è una regolare lezione, non una gita
domenicale. Avanti, su.
Ma a chi vuoi che interessi, Nico? Sì, è vero.
Dovrebbero discutere piuttosto l'impianto della società etrusca, i
rapporti fra dirigenti e popolo.
Sì, hai ragione, Stefano, ma io c'ho da fare. Ciao.
No, Gianni, dove vai? Non me lasciare solo. Senti un po'. Secondo te, era una
società a sfondo demo oppure autocratico?
Senti, Stefano, ti posso dire una cosa, ma sinceramente, con tutto il cuore?
Certo, tutti hanno il diritto di parlare. Ecco, a me, degli etruschi...
Non me ne frega un cazzo. Ma sei ignorante, sei inutile al consorzio
civile. No, sono uno che vuole donne.
Come te lo devo dire, mannaggia sosta? Te saluto!
senti tu vado a quella parte se lo vedi chiama capito? se lo vedo me lo becco io
si provaci così ti cavo gli occhi correrò il rischio
ti
stavo cercando ti stavo cercando anche io
Restate in fila e fate silenzio!
Ma perché?
I morti non hanno mai fatto del male a nessuno. È dei vivi che devi aver paura.
Anche di te?
Che diavolo stai dicendo?
Io... Io per te sono un amico.
Ma che fai?
Che ti salta in mente?
Sono morta. Ma dai, scendi giù.
Perché? Non mi piace, porta sfortuna. Dai, scendi giù.
Non credi che due possono amarsi anche dopo?
Dopo che cosa?
Dopo che sono morti.
Non lo so, non ci ho mai pensato.
Io sì.
A tutte quelle storie sull'inferno, il paradiso, il purgatorio, non ci credo
proprio. Ma non posso credere che una cosa bella come l'amore debba finire
così, solo perché uno muore. Ma quando uno muore finisce tutto.
E invece no.
Se puoi voler bene a una persona, anche quando è lontana, vuol dire che l'amore
non dipende solo dalla tua presenza.
Angela. Sì?
Prima ti stavo per dire qualcosa.
Ma poi mi sono vergognato.
Lo so.
Hai avuto paura di dirmi che mi vuoi bene.
Sì.
Anch'io te ne voglio tanto, sai.
Pronto? Ah, Angela, finalmente.
Ma dove sei?
Le tue compagne non fanno che telefonare per chiedermi dove sei andata a finire.
Abbiamo perso il pullman della scuola.
Io, Marisa e un altro ragazzo.
No, non ti preoccupare, sto benissimo.
Prendiamo l'autobus e arriviamo.
Ti dico di no.
Ciao.
Sali, sali pure!
Oh, bravo!
Sono contenta che sei venuto.
Se mi dice dove sta la cassetta delle valvole?
Cosa?
Valvole? Ma quali valvole?
Non dovevo dare un'occhiata all'impianto elettrico?
Ah, quello?
Era solo una scusa. Alla tua età credi ancora agli impianti elettrici.
Vieni qui, guarda.
Come ti sembra?
Bello. L'ha fatto lei?
Sì, ma è freddo, geometrico, senza vita.
E sai perché?
Perché non avevo il modello adatto.
E adesso ce l'ho.
Non credo di poterle essere tanto utile, signora.
Gianni, ma io ti sto chiedendo un favore.
Non è carino dire di no a una signora? Non ti sembra?
Sì, ma che devo fare?
Ma posare per me, per una mezz'oretta, non di più.
Beh, se si tratta di mezz'ora.
Lei però non lo dice a mio padre, lui sa che sono venuto per le valvole. Va bene,
non lo dirò a tuo padre, resterà un segreto tra te e me.
D'accordo?
D'accordo.
Allora fai due cose, dammi del tu e spogliati.
Come ha detto?
Dammi del tu, il lei è superfluo.
Sì, ma lei ha detto anche un'altra cosa. Ho detto spogliati.
Non hai visto effetto o studi sul corpo umano, non sui vestiti?
Beh?
Allora su, spogliati.
Incredibile, ti vergogni, ma dai!
Ma insomma, cosa fai?
Così va meglio?
Vieni qui.
Vieni qui.
Spogliati.
No, no, posso fare da me. Togli quelle mani, lasciami fare.
Ma insomma, smettila, faccio io.
Ma tu non mi stai aiutando affatto.
Ma che ti succede?
Mi dispiace, signora.
Tesoro, mi dispiace.
Sei un bambino adorabile.
Quattro o cinque pose e diventerai un asso.
Verrai ancora a posare per me?
Sì, sì, signora. E io ti aspetterò sempre, a braccia aperte.
Oggi sono particolarmente felice, non per il bacio che ieri mi ha dato, ma per
tutto il resto, per come io mi sento cambiata dentro.
Non so se questo sia amore, ma se anche lo fosse, quella che provo è una
sensazione bellissima, la più bella da che so di vivere.
Ciao scrittrice, ma cosa scrivi poi?
Come stai? Bene, sono venuta a prendere il libro. Se non consegno entro domani
quelle ricerche su Standal, mi gioco la promozione in italiano.
Eh già, tanto è poco tenera la zitella.
I libri sono di là, vieni.
Vieni, vieni.
Cercalo, dovrebbe essere da queste parti.
Intanto che tu lo cerchi, io vado avanti con i miei compiti. D'accordo, faccia da
me, vai pure.
Elena, ma perché non mi dite mai niente quando c'è qualcuno in casa?
Mi fate fare delle figure di merda. Corrado, ma che vuoi? Ti serve qualcosa?
No, niente, niente.
Non chiami la polizia ragioniere, ho l'autorizzazione di Angela. Sto cercando
un volume su Standal.
Ah, fai pure, fai pure.
È che io sono in un abbigliamento poco... Hai sentito che è caldo fa
fuori? E poi tu sei di casa.
Oh, male pare.
Lei è in casa sua, ragioniere.
Che cosa cerchi di standare?
La certosa di Parma.
Mi ha detto Angela di cercarlo qui. Sempre a studiare, la nostra cara
Marisa. Brava, brava.
Strano, non riesco a trovarlo.
Deve essere lì a destra, in alto, vedi?
Ci provo, eh? Ecco sì, lì, lì, a destra, brava.
Un pochino più in là.
Su, su.
Ecco, brava lì.
Ecco tu, sei attenta però, eh.
Attenta.
No, ma cosa fai?
Potevi farti dare la scaletta, così rischi di romperti l'osso del collo. In
tal caso ci sarebbe stato lei ad accogliermi fra le sue braccia. Già, ci
sarei stato io ad accoglierti.
Ma che fa, se ne va? Mi aiuti, no?
Ah, sì.
Dunque, prova un po' a mettere un piede qui. Ma come faccio? La sedia scivola.
Allora, vediamo un po'.
vediamo vediamo vediamo ti tiro giù io eh vieni vieni no no no lasciati
lasciati andare piano lasciati andare piano ti reggo io ti reggo vieni ma che
fa ma che mi regge ti reggo ti reggo fidati di me piano piano piano ma che
piano e adesso che fa si mette a guardare i libri
i libri no no no no
dovresti appoggiare appoggiare la gamba qui piano piano piano piano ecco
così ecco fatto che
faticata che c'è il libro ah era lì
sei sicura che non ti serve più niente no vorrei scendere grazie
Perché non le sembra abbastanza per oggi?
A proposito ragioniere, lei è proprio sfortunato. Perché? Di solito non porto
mutandine, oggi ho fatto un'eccezione.
Lo sa che sei una bella lazzarona.
Buongiorno ragioniere.
Vuoi sapere che cosa le ho detto?
Vuoi proprio saperlo?
Sta a sentire.
Le ho detto senti bellezza, se si tratta di valvole vuol dire che la testata ce l
'hai proprio bassa.
Porca zuzza, proprio così gli ha detto? Certo.
Ammazza.
Io veramente non l'ho capito. Lascia perdere.
Beh, tu non ci crederai. È diventata un agnellino.
Docile e obbediente.
E poi l'ho fatta spogliare.
Tutta?
Oddio. Eh, tutta.
E me la sono lavorata bene per due o tre ore.
Non si reggeva più in piedi da quanto era sfiancata.
Ammazza Gianni, tutta nuda, deve essere fantastico.
Non male, ma a me le ninfomani non piacciono.
A lei sarebbe? Una ninfomane, al cento per cento.
Ma allora c'ha bisogno di uomini?
Più di uno sicuramente.
Più di uno? Più di uno. Gianni, perché non mi porti con te?
Ma levatelo dalla testa, per lei ci vogliono persone d'un certo tipo, di che
è nata ieri quindi.
Peccato.
Mi sarebbe piaciuta anche a me far quello che ha fatto te.
Magari con marito.
Le ragazzine non valgono niente. Sono divertenti, simpatico, ma per certe cose
una signora resta sempre una signora.
E poi l'esperienza, il desiderio. Quando si danno, danno tutto.
Beh, io vado.
Paga tu.
Io? E perché pago io? Perché tu non scopri.
Ho fatto più presto che ho potuto. Con mamma non è facile di questi tempi. Se
mi sentesto un sacco di idee.
Che idee, scusa?
Oh, niente di importante. Lo sai com'è fatta, no?
Tradizione e rispettabilità.
E così è nostra.
Già, è partito ieri sera e prima di partire mi ha telefonato.
Abbiamo una casa.
Non vedo l'ora, è la prima volta che una casa tutta mia.
Coraggio che aspettiamo.
Andiamo, dai!
Io ho un po' di paura, ma forse non è nemmeno paura la mia.
Senti come rimbomba? Ma è l'eco.
Chissà quanta gente sarà salita su per queste scale. Voglio dire, come te e me,
non ti sembra?
Siamo arrivati.
No, no, aspetta, è un momento storico. Che fai? Porta bene, l'ingresso della
sposa nella nuova casa.
Ecco fatto.
Non è certo quel che si dice un ambiente entusiasmante qua, eh?
Tutto per aria, in disordine, polvere a volontà.
E poi tutti quei quadri di Pierre.
È proprio una soffitta.
È un po' bruttarella, eh?
Ah, ma non hai fantasia, Gianni?
È il più bel posto che abbia mai visto.
Certo è malandato, ma con un po' di buona volontà si può rimettere in sesto,
no?
Tu sei il classico esempio di femmina casalinga.
Una volta trovato il guscio, ti ci attacchi con tutte le forze.
La donna è una chiocciola.
Ci pensi a portare tutta questa roba sulle spalle?
E invece l'idea è che sarà divertente rimettere tutto a posto, come noi la
vogliamo. Ogni giorno qualcosa in più.
Fino a quando la casa sarà completa.
E poi?
E poi sarà il nostro rifugio.
Non ti basta?
Può darsi.
Credi che ci vorrà molto tempo?
Non lo so, una settimana o un mese, due mesi. Che importanza ha il tempo?
L'importante è metterla su bene, come vogliamo noi.
Hai mai pensato che quasi tutta la nostra esistenza si svolge su un letto?
Voglio dire, i momenti essenziali. Ci si nasce, ci si fa l'amore, ci si muore.
C'è chi nasce e muore in una strada, però. Sì, va bene, ma nascere o morire è
meno importante, neanche te ne accorci. Ma fare l'amore per strada mica è tanto
divertente, però.
Angela, tu hai mai fatto l'amore?
Vuoi dire se sono vergine?
Ti farà ridere, ma lo sono.
Ridere?
Perché dovrei ridere?
Perché quasi tutti i ragazzi prendono in giro le ragazze che non fanno l'amore a
destra e a sinistra.
Ma io non volevo dire questo.
Mi riferivo a te, al tuo modo di pensare.
Se non hai fatto ancora l'amore, una ragione ci deve essere, suppongo.
Forse l'educazione che mi hanno dato a casa.
I miei genitori sono molto rigidi in fatto di morale tradizionale.
Non ammetterebbero mai certi rapporti prima del matrimonio.
Allora anche tu la pensi così.
Ma neanche per idea.
La religione e la morale non c'entrano affatto.
La mia idea è che una ragazza non dovrebbe gettarsi via.
Che intendi per gettarsi via?
Andare a letto col primo venuto, per esempio.
Certe esperienze, secondo me, vanno fatte con maturità, con cognizione.
Ecco, io non dico che la virginità sia un tesoro, ma non è neanche una cosa da
sottovalutare.
Per me è più una maniera di essere che uno stato fisico.
Sì, ma un giorno dovrai rinunciarci, è inevitabile.
Certo, ma non posso prevederlo.
Quando accadrà sarà un fatto naturale.
Voglio dire, accadrà perché doveva accadere, perché era giusto che
accadesse. Io dico che le donne sono complicate.
Siamo complicate e semplici. Il problema è riuscire a comprenderci.
Io lo voglio.
E tu?
Anch'io lo voglio.
Stavamo per dimenticare le pareti, è la prima cosa alla quale dobbiamo pensare.
Hai un'idea del colore che preferisci?
Non lo so.
Penso che rosa starebbe benissimo, tu che dici?
Assegnato è rosa, compreremo il necessario e faremo tutto da noi. D
'accordo? Sì. Che hai in mano?
Dove l'hai trovata?
Di là, in bagno. Sono barbiturici, tranquillanti.
Grazie a Dio noi non ne abbiamo bisogno, siamo tranquilli di natura.
Bene, l'inaugurazione ufficiosa è stata fatta. Adesso sotto con i lavori fino al
gran giorno della cerimonia ufficiale.
L'uscita è da questa parte, principessa. Saprò ricompensarvi per la vostra
fedeltà, Sir Robin.
Oh, finalmente tesoro, ti stavamo aspettando tutti.
Francesca era veramente impaziente di vederti.
Sei stata in biblioteca tutto questo tempo? C'era molta gente e hanno tardato
a consegnarmi i libri che avevo richiesto. Ma fatti vedere, ma non è
possibile. Tu saresti quella ragazzina tutta ossa che ho tenuto sulle
ginocchia. Ti sei fatta una donna adesso, che donna.
Gustavo, guarda Angela.
Quanto è carina. Come no, complimenti, ti sei fatta grande, complimenti.
Stavi dicendo? Stavo dicendo che lo stesso ministro una mezza parola se l'ha
lasciata scappare. Io credo che la segreteria per me sia ormai a portata di
mano.
Sarà questione di un mese più, un mese meno. Ma sempre di politica dovete
parlare voi.
Gli uomini sono insopportabili, o fanfani o gigiriva, non c'è alternativa.
Hai già qualche simpatia in giro, qualche bel ragazzo. Dì la verità.
Scusate, dove sono i guanti? Non riesco a trovarli. Ma dove sono sempre? Nell
'astuccio del violino.
Chiedo scusa, ma ho un concerto alle sei.
E allora... Va, va, va.
Ciao, caro.
Gli artisti sono sempre artisti. Se mio marito avesse continuato a studiare il
piano, chissà dove si troverebbe a quest'ora.
Tu suoni qualche strumento? No, no, signora.
Ma vi chiedo scusa anch'io, ho un po' di mal di testa e preferirei ritirarmi.
Ma che c'è, ti senti male? È successo qualcosa?
No, no, cose da nulla, niente di importante.
Ma che hai? Non ti preoccupare, mamma, è soltanto un'emicrania. Sarà stato il
chiuso della biblioteca.
Lieta di averla rivista, signora.
Buonasera a tutti.
Gustavo, Angela ha salutato. Ah, sì, sì.
Ma neanche per idea.
Il rialzo della lira è un'utopia bella e buona.
Sono veramente preoccupata.
Da un po' di tempo qui la ragazza è così strana che... No, ma non ci fa caso,
sono ragazze. Certo non è più come ai nostri tempi. Eh, no.
La maggior parte della gente in mezzo alla quale sono costretta a vivere è
insopportabile.
Possibile che non si rendano conto di quanto sono sciocche le loro domande e
le loro pose.
Ma le loro idiozie non mi toccano più.
Adesso ho anch'io una casa.
Una casa tutta per me.
Gianni è un ragazzo adorabile.
Ha qualche idea un po' storta per la mente, ma tutto sommato è buono.
Quando mi ha baciato, ho sentito che è stato sul punto di perdere le staffe.
Ma si è ripreso e gliene sono grata.
Non voglio sciopare tutto per la fretta.
Adesso la cosa più importante è la nostra mansarda.
Le ragazze vanno a sfogliarsi in quel casotto laggiù.
Sia ben chiaro, chi cerca di fare lo spiritoso si becca questo sulla
capoccia.
volete lasciarle bene?
E state zitta, sottosviluppato. Ah, sottosviluppato, con tutto sto ben di
Dio, io mi sento sviluppato tutto.
Au, ma sta roba la lasciamo così?
Io c'ho freddo. Ma che freddo, mancarlo che si muore.
A me i professori che scioperano mi stanno simpatici. Au, Gianni, senti un
po', ma perché non incorporiamo nel gruppo anche loro?
Giusto, più professori che scioperano, più gira a freggere.
La basse rotta.
Porca miseria.
Quanto ti depone.
E dai, Marisa, portati, portati.
E andiamo, vai tu, portati.
Oh, che stai facendo tu?
Stavo andando a fare un goccio d'acqua, che non si vede?
Se non scompari entro tre secondi ti sbacco la testa.
Sono già scomparso.
Non sono cattivi, in fondo hanno un loro modo di ragionare, ecco tutto.
I tempi sono cambiati, dovrebbero capirlo.
Vengono dal meridione, soprattutto mamma.
Non riescono a concepire che una ragazza possa avere dei rapporti prematrimoniali
con un altro ragazzo. Per loro il matrimonio è sacro.
E il sesso è una cosa sporca che solo l'unione davanti a Dio rende
accettabile.
Ma allora non lo sanno ancora che noi due ci amiamo?
Se mamma sapesse che ho un ragazzo penso che non mi farebbe più uscire sola.
La rispettabilità della famiglia sarebbe compromessa. Che cosa direbbe la gente?
Ho dovuto lottare come una matta solo per riuscire a mettermi una minigonna.
Ed essi gli abiti di mia madre.
Mia tescolatura è bordo oltre il ginocchio.
Allora hai poco dialogo con i tuoi? Non ne ho affatto e mi dispiace.
Qualche volta vorrei poter parlare a qualcuno.
Riderai ma ho cominciato a tenere un diario. Ah sì? Mi piacerebbe tanto
sapere quello che hai scritto di me.
Eh no, non si può. Un diario deve restare segreto, se no che diario è?
Giusto, allora lo pubblicheremo dopo la tua morte.
Diario segreto di una ragazza incompresa.
Sarà il best seller degli anni 2000.
E tu parli con i tuoi?
Poco, ma le ragioni sono diverse.
Mio padre e mia madre vengono dalla campagna.
Facevano i contadini e i contadini sono rimasti.
Mio padre fa il portiere e spende più di quanto potrebbe, poveraccio, per farmi
ottenere una laurea.
Tu credi ancora alla vita?
Io credo a te.
Tu sei la mia vita.
E allora un giorno l'ho mandato a chiamare e gli ho fatto dire che lo
aspettavo infinita.
Quando lui è arrivato gli ho chiesto la prova d'amore.
Gli ho detto che se mi amava doveva amarmi come ama uno bravo.
Lui prima non voleva.
E poi è successo.
E com'è finita?
È finita che abbiamo fatto l'amore.
E poi ci siamo messi a piangere come due scimi.
Da quel giorno non l'ho più visto, scomparso come neve al sole.
E tu?
E io ho continuato a fare l'amore, quando volevo e con chi mi piaceva,
senza più piangere però.
Ehi ragazzi, vogliamo andare?
Su, presto, andiamo.
Ma io non lo so.
Non lo so.
C'è nessuno?
Olga, sei su?
Sali, sali tesoro!
Vengo, vengo subito.
Ciao.
E no, lo sai che questo piace farlo a me?
È sempre stata una cosa che mi ha affascinata. Quando ero piccola volevo
sempre essere io ad aprire i pacchi e non facevo come gli altri, strappando
carta e spago.
Su, preferivo sciogliere i nodi uno dopo l'altro, poi
sollevare la carta senza romperla e infine togliere il
coperchio. Ecco fatto, la sorpresa mi sembra più bella.
Anche se conoscevi già il contenuto.
Dipende, il tuo contenuto non mi stanca, non mi
stancherei mai.
Sì, ti voglio, ti voglio.
Ehi!
Ehi!
Gianni, sei un ragazzo stupendo. Se continui così, sarei io a dover dire
basta. E per ora?
E per ora ti dico ancora.
Mica sono tanto puliti però.
Ho sempre sottovalutato mia madre.
Pulire i vetri è veramente un'impresa improba. Ma non quando si tratta delle
nostre finestre. E poi di che ti lamenti? Non fai che gridare
quattroventi, uguaglianza, libertà, parità di diritti.
Non ti riferivi a noi donne? Ma neanche per idea.
Lo hai detto tu, la politica è faccenda da uomo. Ma hai anche detto che tutto è
politica. Perciò anche lavare i vetri delle finestre rientra nei tuoi doveri,
no? Mai scegliere per compagna una donna intelligente.
Un'oca è quello che ci vorrebbe.
Alla lunga ti soffresti.
Di te mai.
Vuoi dire che sono un'oca?
Voglio dire che sei bella.
Mi piace.
Senti Gianni.
Dobbiamo scegliere, o mettiamo sulla casa o perdiamo il tempo a questi
giochetti. Ma che significa? Lo sai che non abbiamo che poche ore al giorno a
nostra disposizione. Ma non potremmo fare tutte e due le cose?
Scusami, forse sono fatta male, ma io ho la mania dell'ordine.
Tutto a suo tempo.
Eh già, è giusto.
Dopo il matrimonio, per la morale.
Il matrimonio non c'entra e non c'entra neanche la morale. È una questione mia,
con me stessa.
Voglio che quel momento, quando arriverà, sia un momento magico. Voglio
anche poterlo ricordare per tutta la vita come l'attimo più bello della mia
esistenza.
Se non potessi avere almeno questo, sento che la vita per me non avrebbe
nessun senso.
Preferisco morire, piuttosto.
Ma che razza di discorsi stai facendo?
Non sarà mica una scusa per battere la piacca?
Piuttosto, oggi si incomincia a dipingere le pareti.
Eh?
Eccoti i barattoli.
Questo è il mescolatore.
Prepara la miscela, al resto penso io.
Hai
visto
il terrore?
Ah,
ecco Gianni, beato chi si rivede.
Mancia competente a chi lo trova.
Dove te li cacciò? Fatti miei.
Avete visto Aldo? Se n'è andato un cinque minuti fa.
Gianni, sta a sentire.
Avevamo rimediato quattro staccone, una meglio dell'altra. Vuoi venire con noi?
Volentieri, ma stasera c'ho da fare. Ah, ma Paolo, che scherzi che te fa l'amore
a te. Sì, l'amore. Stasera c'ho il collettivo. No, peggio per te, era una
grossa occasione. Sono le ragazze di un college americano.
Eh, vabbè, ma lo sottituisco io. Tu, ma fai il piacere, ma che c'è famo di te?
Ma che te frega, te devo uno meno.
Vengo io, no?
Vuoi venire con noi?
Eh, vabbè.
Però, devi adoperarti per la collettività. Che devo fare?
a vedi la farmacia devi comprare quattro preservativi per quelli lubrificati però
tutto qui e che c'è va vado e torno
allora me ne vado ci vediamo domani ciao ciao ciao
buongiorno
dottore si rivolga alla dottoressa
Desidera?
Senta... Sì, dica.
Allora? Mi dia... 4 aspirine.
3,80.
Ma non significa un bel niente. Che razza di padre sei tu?
Perché non le parli qualche volta? Cerca di avere un dialogo con lei. Un dialogo?
E tutti i tuoi discorsetti, tutte le volte che te la porti in camera sua.
Questa è una cosa che dovete vedervela fra donne. Cosa posso farci io? Ciao
papà, ciao mamma, io non ceno questa sera. Ma come non ceni, ti ho fatto
trovare il pesce. Oh mamma, lo sai che il pesce non mi piace.
Che cos'è questa novità che non mangi più? Alla tua età mangiavo per quattro.
E la linea? Ai miei tempi non ci pensavamo. Senti Elena, scusami, ti
lascio, io ho da fare. Torni a mangiare, almeno tu.
Sì, sì, verso le nove però.
E poi, anche se eravamo un po' in salute, ci vestivamo in modo che nessuno
se ne accorgeva. Oggi voi non nascondete più niente. Che cosa dovrei nascondere,
secondo te? Tutto!
Non esiste più né pudore né vergogna. Ma che cosa scoprirà vostro marito la notte
delle nozze? Lo sa solo il padre eterno. Ma che cosa deve scoprire? Se due
persone decidono di stare insieme, è proprio perché hanno scoperto tutto
quello che c'era da scoprire.
Comprare a scatola chiusa è inutile e pericoloso. Sì!
Però l'amore non si compra, è un sentimento sacro che va rispettato e
onorato. E solo in una famiglia sana e onesta può trovare la sua giusta
realizzazione. Capito?
Amen.
La situazione degli ospedali ha raggiunto il limite della sopportazione
umana. È vero che la riforma della scuola sia renata in un mare di pseudo
concessioni e di vuoti ripensamenti. Ma è un problema quello dell'istruzione che
secondo me passa in seconda linea.
Il diritto di essere assistito, che ad ogni cittadino deriva dalla stessa
Costituzione... È quello che dico anch'io.
Dobbiamo studiare una riforma. Ma la riforma c'è già.
Dobbiamo farla funzionare. A quella ci penseremo in seguito.
Ma tu lo sai che mentre noi parliamo qui, c'è della gente che crepa in
ospedale perché non trova un posto in corsia. E tu che cosa proponi?
Una manifestazione di protesta. Ci accorderemo con gli altri gruppi.
Scenderemo in piazza e sbandiereremo la situazione a chi vorrà ascoltarla.
Arrivederci. Dove vado? Vado a dipingere di rosa una parete.
Di rosa?
Eh già, ho tradito la mia fede politica. Ma sai, il rosso era troppo eccessivo,
data la situazione.
Perché pensavi il contrario?
Ciao, Marisa.
Ma che hai oggi? È un anniversario. E lì che?
Dopo te lo dico.
Ciao. Ciao.
Ho lavorato fino a tardi, però ce l'ho fatta, sai? Bravo. Allora tutto a posto?
Tutto a posto.
Troverò una scusa per i miei. Va bene. Ci troviamo alle quattro lì? Sì, alle
quattro. Ciao. Ciao.
Che scherzetti che fa l'amore, eh?
Grazie mille.
Auguri Gianni. Auguri a te Angela.
Questi sono per te.
E questi per te.
Li mettiamo in un vaso.
Voglio che muoiano il più tardi possibile.
Va bene.
Ma non abbiamo niente per festeggiare il nostro avvenimento.
Non mi sottovalutare. Ho pensato anche a questo.
Spumante.
Evviva. Ma non abbiamo bicchieri.
Li ho fabbricati io. E come?
Vedrai. Eccoli qua.
Questo per te.
E questo per me.
Ti sembra strano, ma non avevo mai visto dei bicchieri fatti con fogli di carta.
Adesso lo sai.
Attenzione.
A noi due.
A quello che tu desideri. No, a quello che noi desideriamo, è più giusto.
Nessun altro deve bere in questo bicchiere.
Ma quanto hai vinto prima?
250 eh?
Sì. Eh, aspetta, aspetta, che non abbiamo ancora finito. Non abbiamo
finito.
Tieni, alza.
250, eh? Sì.
250.
Finché c'è vita, c'è speranza. Allora, qual è il mio?
Il tuo?
Dai, su, lo stesso, andiamo.
Ecco questo.
No, no, no, non guardare adesso.
Eh, no, no. È uguale. Tu dove punti?
Io punto...
chiudo gli occhi si fa la conta adesso questo solo questo punti su questo punto
20 e su questo 200 ti sei svenata eh 20 lire tirchina la moglietta
20 lire basta va bene andiamo a scoprire le carte signori
oppla mortacci 2 4 aspetta
aspetta aspetta non è finita
Visto? Tutto fa brodo. 20 lire, d'accordo. Hai vinto 20 lire, ma
aspetta, non è mica finita. Vediamo questo.
Questo vince.
Vediamo, vediamo.
Sì! Ho puntato 200 lire. D'accordo, hai vinto 200 lire.
E ce li facciamo subito.
Ciao papà. Ciao.
Ciao mamma. Che c'è per cena oggi? Un appetito formidabile. È pronto, è
pronto.
Ha fame, è strano.
Allora, uno, due, ne faccio cinque come prima.
Quattro e cinque.
Aspetta un momento, scusa. Ma dove vai?
Angela? Sì?
Ma si può sapere che hai? Perché?
Mi sei sembrata un po' strana. Perché ho appetito, e allora non ho fame.
Non scherzare.
È tutto in ordine?
Oh, avanti, ma la vuoi piantare con queste parole sull'ordine e sullo star
bene? Ma di che ti preoccupi?
Sono felice, sono innamorata.
Sei contenta adesso?
Era proprio quello che temevo. Chi è?
Aspetta un momento, mamma. Io ho detto che sono felice.
Non che ho rubato la marmellata.
Non dire sciocchezze. Ho il diritto di sapere. Sono tua madre.
Finché ti esprimerai in questo modo, nei confronti della mia vita, non potrò
considerarti mia madre.
Ingra...
Un'ingrata amorale.
Se finirai in mezzo a una strada, non potrai dire che sarà stato per colpa
mia.
Non lo dirò, sei pur sicura.
Oggi sono una donna.
Ora so cosa significa.
È come se fossi nata una seconda volta.
Tutto è diverso intorno a me.
Luci, colori, cose.
E l'ho distrutta. Ma chi è? Una delle nostre? Ma no, non è una del giro. E poi
manco la conosce.
È una vergine.
Ammazza! Esistono ancora le vergine?
Senti, perché non ce la fai vedere?
Fossi matto, mica roba per voi.
Figurale, magari certezze ero.
Ma guarda tu che iella, proprio oggi che mi ero preparata la filastrocca quella
cretina si va ad ammalare.
Se lo avessi saputo ieri avrei detto a Roberto di far sega. Non te la prendere,
meglio fuori che in classe.
Mica tanto, mi tocca aspettare l'uscita degli altri, ho dato appuntamento a
Franco all'una.
Ma quanti ragazzi hai?
Li hai contati tu? Io non me li ricordo.
Che fai adesso?
Un salto a casa, poi se riesco a trovare una scusa buona filo dritto a rifugio. A
proposito, se vedi Gianni, digli che lo aspetto là. Sta tranquillo. D'accordo.
Ciao. Ciao. Ciao. Ciao.
Angela, lascia che ti spieghi.
Vattene mamma, vattene.
Perché lo ha fatto?
Perché ha voluto distruggere tutto quello che rappresentava per me?
Se mio padre, la mia famiglia e i nostri affetti più cari per mia madre hanno
tanto poco valore, che ragione c'è di continuare a vivere?
E' tutta buona!
Rollo! Ah, ciao Angela!
Hai visto Gianni?
Certo che l'ho visto, perché?
Devo parlargli, subito.
Subito? Beh, credo proprio che non sia possibile.
Piantala, Rollo, non scherzare.
Se sai dov'è, dimmelo. Ma se faccio? Non fare mica sul serio.
E invece faccio sul serio, dov'è?
Chi lo sa perché, ma la gente non riesce a stabilire che cosa sei. Ti schizza. Da
quando sono entrato a far parte del gruppo, hanno deciso che dovevo essere
il buffone della compagnia. E io ho bozzato, perché ho capito che era l
'unico modo di comunicare con loro.
Altrimenti non mi avrebbero accettato.
Beh, io non sono un buffone e le cose le vedo chiare, forse più di loro messe
insieme.
Tu sei una brava ragazza, Angela, e forse te la sei presa troppo calda con
Gianni. Io gli voglio bene, è tutto.
È troppo, credi a me, lascialo perdere, è meglio.
Io non ti capisco, Lola.
Lui se la fa con le signore e le piglia in giro le ragazzine come te.
Adesso ha conosciuto un tipo super carrozzato e ogni volta che il marito
parte se lo spupazza.
Quando ci racconta i particolari di quello che combinano, mi fa una rabbia,
come se fosse lui l'unico al mondo ad avere una... una tardona che... che se
lo coccola. E dice che quando lo vuole, lei inventa la scusa delle valvole che
non funzionano.
Ma vi racconta proprio tutto?
Sicuro. E adesso c'è pure una ragazzina, un pulcino come la chiama lui. L'altra
sera ci ha tenuto bloccati un'ora per raccontarci come se l'è sverginata.
Dai, retta a me.
Lascia perdere finché sei in tempo. Lui non è roba per te.
Eh?
Che ho fatto male a dirtelo?
E perché?
Figurati.
Per quello che me ne importa.
Ah, non ci pensare.
Ridici tu, eh? Ciao, Angiolini. Ci vediamo.
Senta, mi scusi, lei è il padre di Gianni? Sì, e lei chi è? Una compagna di
scuola? In un certo senso sì, volevo sapere se era a casa.
No, non è ancora rientrato, ma non dovrebbe tardare molto.
Se vuole accomodarsi... No, no, preferisco attenderlo qui. Come vuole.
Grazie.
Ciao, che cosa fai qui?
Volevo vederti. Solo vedermi? Solo vederti, lo trovi strano? No, no,
anzi... Tuo padre mi ha detto che non eri ancora rientrato. Ah, già, non ho
fatto tempo ad entrare che un tale del terzo piano mi ha pregato di dargli un
'occhiata alle valvole di casa sua, così... Un tale o una tale?
Che vuoi dire?
Nulla, scusami, devo andare.
La vuoi piantare? Mi vuoi spiegare che cosa t'ha preso? Non mi toccare,
lasciami andare, lasciami!
Ma fermati, dove vai? Aspetta!
Non fare la stupida, ci staranno tutti a guardare. E allora lasciami stare. Ho
detto aspetta.
Va bene, non era un tale, era una tale. Ho fatto l'amore con lei fino a cinque
minuti fa. Va bene così?
Contenta?
Angela!
Angela!
È l'ultimo giorno di primavera.
Sono stanca, tanto stanca.
Vorrei chiudere gli occhi e dormire, ma ho paura del buio.
Ho bisogno di stare al caldo, di sentirmi sicura, protetta.
Ma non c'è un posto così per me.
Forse se potessi tornare nel ventre di mia madre, tutti i problemi
cesserebbero.
Ma non si può tornare indietro.
O forse si può.
Ma come?
Vemus Deus, cui proprium est miserere semper et parcere, te supplices exoramus
pro animae famule tue, Angele, quam odie et hoc seculo migrare iussisti, ut non
trada seam in manus inimici, neque obbliviscares infinem, se iubea seam a
sanctis Angelis suscipi, et ad epatem paradisi perduci, ut quia in te speravit
et credidit non penas inferni sustineat, sed gaudi eterna possidiat per Christum
Dominum nostrum.
Te supplici es ex oramus pro anima e famule tue, qua modi ed e hoc secula
migrari uscisti, ut non trada se ami manus inimici, neque obbibiscares in
fine, sed iubea mea ma sanctis angelis isuscipi, et ad patria paradisi perduci,
ut quia in te speravit et creditit non penas inferni sustineat, sed gaudi
eterna possideat, per Christum Domnum Nostrum.
Grazie a tutti.
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.