All language subtitles for Fermo posta Tinto Brass (1995) ITA Ac3 2.0 BDRip 1080p H264 [ArMor] (1)

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Original subtitles

Caro Tinto, mi chiamo Milena, ho 19 anni e sono fidanzata con Dario.

Alcune settimane fa mi è capitato un fatto curioso che vorrei raccontarti e

magari sapere cosa ne pensi.

Non perché io mi senta colpevole di qualcosa, ma così, perché mi sei

simpatico e sono sicura che certe cose tu le capisci. Ero andata al mare col

mio ragazzo e cercavamo un punto della spiaggia dove poter amoreggiare in pace.

Solo allora mi accorsi che fra quelle dune non eravamo soli.

Se avvertivo Dario, temevo mi avrebbe costretta a cambiare posto, magari non

approvando quel gioco di sguardi che invece mi divertiva ed eccitava.

L'idea di essere vista da loro mi rendeva intraprendente, quasi sfacciata.

Ma,

non so, fai tu.

Ma se non è col fidanzato, che divertimento è?

E poi il malizioso sarei io.

Dimmi la verità.

L'hai mai tradito?

Cazzi miei! Le altre me lo dicono.

Io no.

Nemmeno col pensiero.

Che c'entra il pensiero?

Col pensiero non si tradisce mica.

Si immagina, si sogna, si fantastica.

Come nei suoi film, no?

Già, come nei miei film.

Caro signor Brass, riscrivo perché penso che lei sia la persona giusta con cui

confidarmi e a cui chiedere un parere circa quello che mi sta capitando. La

faccenda si è un po' delicata, ma so di poter contare sulla sua discrezione. Mi

chiamo Elena, vivo da sempre a Bassano e ho 28 anni.

Da sì io sono sposata con Guido, impiegato come programmatore di computer

in comune.

Beccando guadagni un granché, si è sempre opposto che io mi trovasse un

lavoro, perché preferisse che mi occupi delle faccende di casa.

Sei tu, Guido?

Ciao, amore.

Beh, come va?

Eh, come al solito.

Beh, non... Quanto manca?

Il tempo di fumarti una sigaretta e servo in tavola.

Che profumino.

Smettila Guido, mi fai tagliare.

Oddio Elena, vederti trafficare in cucina mi fa crescere l'appetito. Senti,

senti come mi cresce.

Lavate le mani, rispondo io.

Pronto?

Buonasera, contessa.

Quando?

Sì, penso di sì.

Ne parlo con mio mario.

Non credo che ci siano problemi.

D'accordo.

D'accordo.

Se non richiamo vuol dire che c'è ok.

A domani allora.

Alle tre.

Va bene?

Sì, va bene.

Buonasera, Contessa.

E questi

cosa sono?

Cosa sono?

Non lo so cosa sono, visto che con mia moglie io non li ho mai usati.

Cosa vuoi dire, amore?

Voglio sapere cosa ci fanno sti cosi nella tua borsetta e con chi li devi

usare!

Niente Guido, cosa vuoi pensare? Me ne ero persino dimenticata. Me ne andati

dei ragazzi quattro o cinque giorni fa uscendo dal supermercato.

Fammi capire, scusa.

Dei ragazzi te fermano per strada e così, tanto per gradire.

Ti regalano una scatola di preservativi.

Ma no, Simo, non è come dici tu.

Facevano una colletta anti-AIDS. Se offrivi qualcosa, ti davano una

confessione di questi.

Io non li volevo nemmeno, figurati. Proprio perché noi non li usiamo. Ma

loro hanno insistito. Mi goda 10.000 lire.

Ho fatto male.

Eh? Fa fare cosa?

L'offerta anti-AIDS.

Beh, ma perché non me l'hai detto?

E chi ci pensava più?

Dai, non fare così.

Non ci devono essere segreti fra noi, lo sai.

A proposito, chi era al telefono?

La Contessa Franca. Chi?

Ancora lei? Ma che cazzo vuole?

Che la compagni domani a Treviso.

A cosa fare?

A niente, il solito. La dama di compagnia.

Deve andare da un antiquario e vuole il mio parere per scegliere dei mobili.

Ma ti paga almeno?

Ma sì, lo sai, qualche regalino me lo fa sempre.

Elena, ti mi fa morire.

Come avrà capito, l'offerta anti-ice era una balla inventata lì per là. In realtà

quei preservativi erano i miei ferri del mestiere, perché da qualche mese io mi

recavo due volte alla settimana a Treviso, dove, lontan dagli occhi e da

pettegolessi de Bassano, nell'accogliente e discreta casa della

Contessa Franca, svolgevo l'attività di bella di giorno.

Che goduria, donne!

Dopo tutta una settimana fra i porsei, solo da porcone come voi altre, mi cava

la spussa che ho indosso.

Sì, dimmi troia che mi piace.

Ciao, patroia svissera, godi in barba quel beconde tuo mario. Sì, forza

Italia!

E chi pago?

A voi altre o alla contessa?

Per me lo stesso.

Fa come ti dice Michel.

Ciao tesoro, torna presto.

No, meglio a noi.

Lascia pure i soldi sul comò. E se mi vuoi ancora, combina con la contessa.

Se le demo, se le demo. E ancora tanto le porcai che amo di fare noi altri tre.

Michelle è il mio nome di battaglia. L'ho scelto perché mi piace la canzone

dei Beatles e anche perché in provincia un pizzico di francese fa sempre

effetto. Il vero nome della Vanda non lo so, so solo che è una signora di Losanna

che ogni tanto viene dalla contessa per fare, come dice lei, una curetta

ricostituente. Che buon odore di chiavate.

Mi sento rinascere.

Per impararsi lo spirito c'è chi va in vacanza a Capri, chi a Rimini. Io vengo

qua a farmi una bella scopacciata di sesso, lontano dai figli, dalla Svizzera

e da mio marito, una buona persona per carità, ma... A

lavorare per la contessa in genere siamo in cinque, ognuna con un suo motivo per

fare quello che io faccio, per togliermi i capricci che lo stipendio di guido non

mi permette.

Vanda ci viene per passione a fare il pieno di sesso, così può e può fare la

brava moglie svissera.

Irma, la professoressa Sadomaso, perché è separata e ha un figlio a carico.

Sofia, la bulgara, perché è scappata dal suo paese.

E Lucy, la lolita, perché si deve sposare.

Così invece quasi ci siamo.

Ma quando ti sarai sposata?

Ah no, appena mi sposo io smetto.

Ci mancherebbe altro.

Ma che scherziamo? Ma chi me lo fa fare?

Stop! Basta!

Chiuso!

Beata innocenza, fra qualche mese mi saprai dire.

Se la pensi ancora così... E pensare che per guadagnare quello che incasso qui in

una settimana, in Bulgaria dovevo lavorare un anno. E in più ti diverti

anche, vero Michel?

Beh, insomma, al manco mi trovo qualche spizio.

Oddio, se ogni tanto dovesse servirmi qualcosina. Che so, un fornetto a

microonde, una macchinetta per fare la spesa, una vacanzina alle Maldive.

Eh, perché no?

Una volta o due.

Con quel che mi ha fatto passare mio marì, a punirgli uomini mi che provo

anche gusto.

E più te li punisi, più i sei contenti.

Ragazze, c'è un signore che vi vorrei conoscere. È uno nuovo, mi raccomando.

Ci siamo capite?

Prego, si accomodi.

Irma.

Lucy.

Banda.

E Michelle?

Michelle?

Michelle? Demo?

Michelle.

Beh, che ci fai l'impalata?

Guido. Guido.

Io mi chiamo Carlo.

Carlo? Carlo, sì, Carlo.

Forza, che aspetti?

Spogliati.

Non sarai mica una puttana timida per caso.

No, no, è che... Ah, ho capito.

Vuoi essere pagata prima?

Quant'è?

Beh, di solito, normalmente sarebbero 300.000.

Ostrega!

Che c'è?

Spero proprio che te le meriti.

Ah!

Col preservativo o senza?

Col... senza sono 200.000 in più.

Caso? Eh?

Prima però, da brava puttana, me lo lecchi senza.

Va bene, se proprio insisti.

Vieni, andiamo in bagno.

A cosa fare?

Per prenderlo in bocca, lo devo lavare prima, no?

Ormai non mi restava che stare al suo gioco. Se Guido era Carlo e non mi

conosceva, io ero Michelle e l'avrei trattato come un cliente qualsiasi.

E basta, vacca troia, smettila! 300.000 per una sega è il colmo! Ma fermo, ma

che fai? Quello che non ho mai fatto a mia moglie! Il culo!

No, Guido, no!

Dagliela con sto Guido! Io sono Carlo, capirlo sì o no!

Carlo, Carlo,

Carlo!

E vabbè, ho capito, sei Carlo!

Ma lo puoi fare lo stesso, no? No!

E chi me lo proibisce?

Chi? Chi? Io mi scelgo. Hai pagato solo la tariffa preservativo. Oh, stai

tranquilla. Il resto te lo do la prossima volta.

Perché, cara mia, io da te ci torno. Ci torno. E come se ci torno?

Ed in effetti Carlo, dalla Contessa Franca, ci è tornato varie volte,

comportandosi sempre come un cliente desideroso di fare con la puttana

Michelle le porcherie che non si era mai permesso con la moglie Elena.

Al milione.

Ti rendi conto, Elena?

Mentre i padri e i mariti si occupano del lavoro per portare a casa dolire di

stipendio, queste vacche qua, con mezza giornata di schifesse, si fanno i

milioni. È proprio vero che certe donne nascono puttane.

Beh, può a rete. Magari lo fanno per arrotondare il bilancio familiare.

Concedersi una piccola stravaganza.

Uno sfizio innocente.

Chiamalo innocente.

A proposito di bilanci familiari, dimmi un po' una cosa.

Col tuo lavoretto di dama di compagnia, non ce la facciamo a comprarci una

macchinetta nuova?

Quella che abbiamo fa proprio schifo.

Magari fai qualche giornata in più?

Naturalmente la macchina nuova l'abbiamo comprata.

Una bella Alfa GTV rossa fiamante.

Ma a me, caro signor Brass, è rimasto un dubbio.

Guido, il mio casto maretino, ci fa o ci è?

Ne vuole sentire una di bella?

E tu? Ne vuoi assaggiare uno di speciale?

Non mi faccia macchiare però.

Succhia, succhia bene. Un po' con le labbra, un po' con i denti.

Brava! Vedo che sai cucciare anche gli asparagi.

Brava!

Buono. Magari un tantinello tenero, ma buono.

Leggi, leggi pure.

Caro Tinto Brass, secondo me tu sei un guaiere.

Anzi, un esteta guaiere.

Non è un rimprovero che ti faccio, ma la semplice constatazione di una che certe

cose le capisce al volo.

A noi tutte, in fondo, piace essere un po' guardate e desiderate e perfino

sentirci addosso a certi sguardi eccitati.

È un'emozione inebriante che mi dà anche una deliziosa sensazione di potere.

Continua, continua.

Sembra interessante.

Ho 19 anni, il mio nome è Elisabetta, ma tutti mi chiamano Betta e dicono che

sono carina. L'altro giorno, per esempio, ero seduta sulle gradinate dell

'Anfiteatro Etrusco di Sutri e leggevo la guida aspettando il mio fidanzato,

che era andato in paese a prendermi un panino.

Non c'era nessuno, solo io e un turista giapponese con curiosi occhialoni da

sole dalle misteriose lenti a specchia.

Anche se non gli vedevo materialmente gli occhi, sapevo che mi stava

guardando. Sentivo fisicamente il suo sguardo sul mio corpo e ciò mi procurava

un piacevole eccitamento.

Mi sentivo come al cinema.

risucchiata nella trama di un tuo film.

Sapevo perfettamente che il giapponese faceva solo finta di fotografarmi. In

realtà usava lo zoom come un cannocchiale.

Sarò anche un voyeur, ma questa betta è una bella briccona. Che faccio?

Archivio?

Archivio, archivio.

Sì, proprio una simpatica bricconcella esibizionista.

Un po' come tutte le donne del resto, lo dice lei stessa.

Crede?

Io credo sempre a quello che vedo.

Avanti! Posta celere per Tinto Brass. Grazie, di a me.

Ne ha di cose da raccontare questa qua.

Caro dottor Brass, le mando d'accordo con mio marito queste foto e questa

cassetta. Vorremmo sapere cosa ne pensa dal punto di vista artistico e

professionale e da quello erotico e sessuale. Non le nascondo che nutro

anche la speranza di essere un giorno chiamata a girare un film con lei.

Smazzo?

Vado con la seconda? Vai.

Però... Fa vedere, cala, dai.

Un simpaticone.

Non male.

Oh, questa sì che se ne intende.

In che senso, scusi?

Il pelo sotto le ascelle.

Qui, guarda.

Lei ha capito che non va tagliato.

Contento?

Sublime. Boh.

Se lo dice lei.

Perché? Non sei d'accordo?

Tu per caso te li tagli?

Beh sì, certo, come tutte del resto.

Purtroppo? Ma poi tutte chi?

Quelle insipide barbie della televisione? Ah, che disastro la

videodipendenza. Mi chiamo Renata e ho 28 anni. Da tre sono sposata con Piero

che ne ha 35 di mestieri falcuoco.

Non abbiamo figli e per il momento nemmeno ne vogliamo, presi come siamo a

mandare avanti la trattoria in Romagna che mio marito ha prelevato dal

precedente proprietario.

All'inizio le cose fra noi andavano bene perché c'era affetto, solidarietà e

anche grande intesa sessuale. Ma poi, poco a poco, il lavoro ci stava

abbrutendo e anche la vita di coppia diventava sempre più grama.

Così, per dare una scossa al nostro rapporto, a Piero è venuta l'idea delle

foto. Come vedrà, sono tutte senza faccia.

Ma non per vergogna e neanche per paura di essere riconosciuti.

Forse le abbiamo fatte così per illuderci quando le riguardiamo di non

essere noi.

È stato un bel gioco, ma come si dice è durato poco e ci ha restituito solo in

parte quella gioia di darci che avevamo perduto.

Un giorno ho visto un cliente riprendere con una videocamera la sua donna e ho

detto a Piero di comprarne una anche lui.

Rapidamente mio marito è diventato un maniaco, del mezzo tecnico intendo dire,

come potrà giudicare dalla cassetta che le mandiamo.

Contiene un nostro video, più una sorpresa.

Ferma, torna indietro, voglio vederlo dall'inizio. Va bene, non si arrabbi,

non è colpa mia se era caricato male.

Le immagini, mia cara, vanno dominate, non subite.

Era un sogno che facevo spesso.

Apparecchiare la sala e servire ai tavoli nuda. Così è un lunedì di

chiusura. Io e mio marito ci siamo divertiti da matti a giocare allo stessa

porca e al cliente sozzone.

Oh ben, mi è cascata la forchetta.

Sei forte, Renata.

Ma signore, ma cosa fa? Ma cosa tocca?

Dove va?

Signorina! Venga qua, mi serve in tavola. Ho una fame boia e un

'inquadratura da Dio. E ti pariva, ormai sono tutti registi.

Televisivi però.

Lo credo bene.

Se togli qualche vecchio bisonte di cinematografici non ce ne sono più.

Testa fresca, piatto prelibato.

Mo lo sai come si mangia?

Cerenata, come sei appetitosa.

Basta, ne posso più.

Sei troppo appetitosa.

Ma dove vai? Torna qua.

Assaggi, signore. Assaggi lo streghetta.

Aveva proprio ragione lei.

La signora sì che se ne intende. Già, sa tener conto delle esigenze della

ripresa.

Renata, Renata, sei uno schianto.

Ecco, eravamo partiti da qui.

Semplice ma buona. Cosa?

La trovata del pranzo.

Televisivamente parlando, intende dire.

Certo, certo, televisivamente parlando.

Ti piace guardarmi, eh? Dillo che ti piace, porcelone. Sì, mi piace, mi

piace. Mi piace ancor di più leccarti, mangiarti.

Geniale.

Bravini. L'hanno anche montato.

Come no? Roba da Oscar.

Jessica Lange e Jack Nicholson nel postino sono sempre due volte.

Ma la sorpresa qual è?

Perfetto! Lo zampillo scintilla! Sei in irraggio di sole, Maria!

Uffa, ma siete proprio dei porci! Non si può fare neanche un bisogno non tanta

pace!

Vai Maria, che sei meglio della Sandrani nella chiave!

Ha fatto scuola, maestro.

Puoi ben dirlo, lo sanno tutti che la pipì è un miotopos.

Scusate, ma non sono sicuro del fuoco, si può ripetere? Ma non è possibile,

scene così devono essere buone alla prima!

E dai Maria, un pastore, ti ha chiesto di rifarla? Un po' di buona volontà,

immediatamente nella parte e su!

Ottimo, buona la seconda.

Forza Renata, che ti aspetti? Entra il capo anche tu.

Ferma, blocca sul viso.

Finalmente la vedo in faccia.

Che gliene pare?

Attraente.

Un po' da porcona però.

Ma che dici? È un volto genuino, autentico.

Più o meno come me l'ero immaginato. Dai, continua, vai avanti.

Ma sai che sei proprio brava, ma brava, davvero brava.

Proprio brava. Azione Renata, aiuta la mia moglie a togliersi le mozandine.

Che belle.

E'

brava Renata, ma adesso spogliati anche tu.

Dai, cosa aspetti? Dai, sfogliati!

Quanto pelo che hai! Sei così anche sotto?

Ma che curiosona!

Vedere, vedere! Tagli le pantaloni, Maria!

Mmm, soggiano che è freddo!

Ma qui fa caldo!

Bellissimo, come d'un'infe!

Forza!

Abbracciatevi! Brave!

Accarezzatevi adesso!

Bene così!

Splendido!

Baciatevi!

Baciatevi dai, con convinzione!

Attenti, c'è un satiro che vi spia!

Dopo un po' però anche l'esperienza dei video casalinghi era diventata

ripetitiva. Iniziamo allora tramite annunci su riviste specializzate a

scambiarci le cassette con altri amatori del genere, con chi cioè aveva come noi

il piacere di guardare e farsi guardare. Fu così che entrammo in contatto con

Mario e Maria, una coppia di videofili, come si dichiaravano, che ci proposero

di riprenderci vicendevolmente. Ci parvi una prospettiva alletante, anche perché

gli accordi dicevano espressamente... Ha messo i giochi orali e manuali,

penetrazione tassativamente slusa. Il video che sta vedendo è il risultato di

quell'incontro ed è anche la sorpresa che l'avevo pronunciato nella lettera.

Non sarà detto penetrazione tassativamente esclusa.

Quello vale per il video.

Dai, Piero, fallo con me.

Passiamo anche noi dalla finzione alla realtà.

Da allora gli scambi di cassette e gli incontri si sono ripetuti e l'intesa fra

me e Piero si è ricreata perfettamente.

Sono anche caduti, come avrà capito, quei divetti tassativi stabiliti all

'inizio. Mi auguro tanto di esserle piaciuta, cosicché quando farò un film

io posso sperare che lei si ricordi di me.

L'idea che mi vedano centomila o un milione di spettatori mi manda

letteralmente in brodo di giugiole.

Beh, che ne dice?

Insomma, si può sapere cosa ne pensa?

Interessante.

Mi fa crescere l'ispirazione.

Dice davvero? Come no? Quella che è mezzo legale.

Vabbè, ho capito.

Io stacco.

Guardi che è tardi.

A casa hai i nipoti che l'aspettano.

E qui fuori c'è il mio fidanzato che è venuto a prendermi.

Bye bye, maestro.

Bye bye.

Scusi il ritardo.

Che ti è successo?

Sono passata al fermo post.

Egregio signor Brass, mi chiamo Rossella e ho visto alcuni dei suoi film, però

mai al cinema, ma solo nelle videocassette che il Gianni, mio marito,

ogni tanto porta a casa e vuole a tutti i costi visionare insieme a me. Ho 33

anni e credo di essere una donna dalla vita quieta e normale, certo molto

lontana dalle allegre donnine che le mostra di prediligere nei suoi lavori,

eh? Eppure sere fa mi è successo un fatto talmente incredibile che mi pare

perfino impossibile che sia capitato a me. Forse è per questo che le scrivo.

Ero arrabbiatissima con mio marito perché mi aveva telefonato per dirmi che

il lavoro lo tratteneva in clinica e non sarebbe passata a prendermi per andare a

cena fuori come d'accordo. Lo sapevi no che mi ero già organizzata per uscire. I

bambini li ho portati dalla mamma e per cena non ho preparato un bel niente.

Potevi dirmelo prima che avevi cambiato idea.

Scusami Rossella ma non è colpa mia. A cena fuori ci andremo un'altra volta.

Sono anche molto stanco.

Fai sempre così te.

Prima tu te resti e poi per ultima io tua moglie. Non dire così, lo sai che

non è vero. Ti ho chiesto scusa. Ah, se per questo sei uno specialista, te a

chiedere scusa. E così mi freghi sempre.

Ti preoccupi solo di te. Tutto deve girare intorno a te, in funzione di te,

vero? Gli altri non contano che s'arrangino. Tanto io per te sono solo

una casalinga, nient'altro che la serva di casa.

Smetti la rossella.

Ho visitato ammalati tutto il giorno, sono stanco morto e tu stai impiantando

una questione per niente su niente.

Adesso basta, non fare l'isterica.

E poi qui non posso parlare, lo sai?

Se c'è qualcosa da spiegare ce lo diremo a casa. Cosa hai detto?

Isterica? A chi?

Pronto? Pronto!

Ero fuori di me dalla rabbia. Io mi conosco, eh. Quando mio marito si

comporta così divento una bestia. Perdo il controllo, non ragiono più.

Ero sicura che fosse ancora il Gianni, però non c'avevo nessuna voglia né di

parlargli né di starlo a sentire.

Amore, ti devo dire una cosa.

Ho il cazzo duro.

Mi senti, cara?

Pensavo a te e mi è venuto duro.

Beato lei.

Ma chi parla? E tu non sei Teresa.

Infatti, sono Rossella.

E io cosa ci posso fare?

E dammi una mano.

Ma chi le ha permesso di darmi del tu?

Ha ragione, mi scusi, pensavo ancora a Teresa.

Carino lui, le ho detto che sono Rossella.

Va bene lo stesso, mi dia una mano, sia gentile.

Come una mano? Non capisco.

Una mano, la sua mano.

Io me lo tocco, ma per godere ho bisogno di pensare che la mia mano sia la sua.

Ma lei è pazzo! No, non riattacchi per favore. Non riuscivo a staccarmi da

quella voce. Avevo un suono sensuale che mi bloccava. Emanava una passione, un

desiderio, una lussuria che mi trasmettevano sensazioni che non avevo

mai provato.

Sì.

Beh,

momentaneamente.

Un tanghero.

Ma adesso non c'è.

Era più forte di me. Mi venne spontaneo accontentare quello sconosciuto, che

tanto non c'era, non mi vedeva e non mi conosceva.

Lo stai facendo, Rossella?

Sì. Brava. Ma dove ti accarezzi?

Dimmelo, devo saperlo. Cosa ti tocchi? Il petto.

Dentro la camicetta.

Sopra il reggiseno. No, toglilo.

Sì, mi piace.

Brava, continua così.

E pensa alla tua mano che va su e giù dolce, caresevole sul mio cello

gonfietturo.

Pirla.

Rossella, amore mio, fammi sentire quanto sei bagnata.

Toccati, amore mio, è il mio dito che ti entra nelle mutandine.

Affonda nel tuo nido caldo e cespuglioso, ti accarezza le labbra

gonfie di desiderio, si bagna dei tuoi amore dolci e salati.

Lo senti come mi scoppia tra le tue mani? Sempre più grande, più gonfio, più

duro.

Lo senti, amore, come pulsa di desiderio?

Rispondi, Rossella, dimmi che lo senti.

Oh sì, lo sento, lo sento, lo sento.

Piano, piano, lentamente.

Oh, non ce la faccio più.

No, anche tu.

Piano, piano.

Che dito prepotente che hai.

Mi fai impazzire.

Sì, continua così.

Entrami, ti prego. Ti voglio dentro. Prendimi, ti scongiuro.

Non ti fermare. Più svelto, più dentro.

Ti prego, più forte.

Prendimi. sbattimi dai colpisci mi affondo si così così dai

si così così toccami coglione tesoro accaresami le palle oh che bello

si si più giù più giù abba cascetta ti piace stuzzicare il buchetto adesso

vedrai cosa ti faccio mi bagno il dito e te lo ficco in culo si dai fallo fallo

amore mio dai dammi una mano si ti prego dammi una mano

Dai. Dio, com'è stretto. Ma il tuo uomo non te lo sfonda mai. No, mai, mai, mai.

Hai ragione ad arrabbiarti. Uno è proprio un tanghero. Un tanghero, un

tanghero, un lurido tanghero.

Entra, mio amore mio, prendimi da dietro, sbattimi tutto, martello.

E brava la signora Rossella, quella che i miei film li vede solo perché è

costretta dal marito.

Brava Rossella, brava. Hai un futuro assicurato come telefonista di chat

lines. Più fanno le santarelline e più sono porcone.

Ma tu i miei film quando li vedi?

Ovvio no, quando mi costringe il mio fidanzato.

Beh, questa viene da Foggia ed è stata scritta da un uomo.

Ah, niente uomini, cestinare.

Peccato.

Questa allora è di una donna ed è stata spedita da Torino.

Caro Bras, sono una sua ammiratrice e voglio raccontarle un'esperienza che

forse la interesserà. Mi chiamo Francesca, ho 28 anni e da tre sono

sposata con Paolo che ne ha sette più di me.

Tutto cominciò per gioco. Una sera, mentre facevamo l'amore, mio marito mi

sussurrò all'orecchio.

Cara, ti piacerebbe farlo con un altro?

E io reagì indignata e offesa, ma dentro di me sentì di colpo che mi si

rimescolava il sangue, quasi che l'idea di tradire Paolo mi avesse precipitato

in uno stato di grande e inconsueta eccitazione sessuale.

Lasciami stare.

A che pensavi?

Smettila, Paolo.

A nessuno.

Era una tua fantasia, non un mio desiderio.

Dopo le prime volte però, fantasticare non mi bastò più. E così, per provare

ancora quel rimescolio che mi aveva letteralmente raddoppiato il piacere,

accettai, anche se con un po' di muso, di accompagnare mio marito in un posto

dove mi disse avremmo passato una serata diversa.

Che mutandine ti sei messa?

Quelle comprate a Parigi.

Te stanno a meraviglia.

Le ho messe solo per farti piacere.

Ha insistito talmente perché fosse sexy, ma ti ripeto che non intendo fare

niente.

Come vuoi, cara.

Nessuno ti obbliga.

Dove andiamo ognuno è libero di comportarsi come creda.

Ma sei bagnata.

Era vero, il mio corpo mi tradiva. A parole mi dichiaravo disgustata dall

'esperienza in cui mio marito voleva coinvolgermi. In realtà i miei sensi ne

erano attratti come le mosche dal miele.

Paolo mi stava conducendo in una villa dove si praticava lo scambio delle

coppie.

Roberto, mi manda Oscar.

Ecco, siamo arrivati.

Vieni? Un attimo.

Buonasera e benvenuti. Buonasera.

Se avete qualcosa da lasciare al guardaroba?

Forse la borsetta non ti serve.

Conoscete il locale? Non questo, ma altri del genere.

Allora saprete che si paga solo la consumazione.

Viene.

Cosa posso servire?

Cosa prendi, Cora?

Niente.

Guarda che qualcosa bisogna consumare.

Un whisky lessi.

E a me uno con Coca-Cola.

Voilà. Grazie.

100.000.

Grazie. Grazie a lei.

Vieni, andiamo a sederci.

Non serve nasconderci.

E nemmeno bere troppo.

Fa come se fossimo a casa nostra.

Fermo, cosa fai?

Quello che fanno tutti.

Dai rilassati e sbottonami davanti.

Sei pazzo Paolo, smettila mi vergogno. Non dire bugie Francesca, lo

so che ti piace.

Senti come sei bagnata.

Grazie.

Lasciate andare Francesca, è l'occasione buona di giocare per te.

Grazie

Come in uno specchio rivedevo me stessa, apparentemente riservata e pudica, in

realtà più troia di tutte le troie.

Vedere Paolo possedere un'altra donna mi rendeva folle di gelosia, ma la gelosia

mi faceva impazzire di volontà.

Oh sì, Paolo!

Godo!

Godo! Anch'io, Francesca! Oh sì, amore mio! Anch'io, anch'io!

E

faceva

la scontrosa. Ma lei c'è mai stato?

Dove? In quei posti.

I club di incontri?

Certo che ci sono stato.

In Francia, in Italia.

Io non ci andrei mai.

Non lo metto in dubbio.

Sei troppo naive e troppo gelosa.

Come chiunque ama veramente.

Lo è anche il tuo fidanzato. Da matti. Anche se si tiene tutto dentro.

E fa bene.

A tenersi tutto dentro?

A essere geloso.

Senta questa piuttosto.

Caro Tinto, mi chiamo Veronica, ho 45 anni, mio marito è architetto. Abbiamo

due figli belli e simpatici e una vita coniugale positiva in tutti i sensi,

compresi quelli che interessano a lei.

Ma come sempre c'è un ma.

Ogni giorno io esco di casa per sbrigare le piccole incombenze quotidiane, salgo

su un tram bello affollato e scusi il linguaggio e la franchezza mi faccio

toccare il culo. La cosa mi eccita da morire, ma quando

sento che si eccita anche chi mi sta toccando interrompo di brutto. Brutta

maiana, dice almeno la linea del tram che prende?

No.

Peccato.

La smetta.

E si lega quest'altra.

Ma faccia presto, perché stasera devo andare via in orario. Il mio fidanzato

passa a prendermi.

Caro signor Bross.

Questa lettera non vuole essere né uno sfogo patetico né una ricerca di

giustificazione e conforto, ma solo il racconto di come anche una amara

delusione può essere motivo di insospettata soddisfazione.

Mi chiamo Ivana, ho 33 anni e da quando ho sposato Filippo gli sono sempre stata

fedele, anche se il suo ossessivo vizio del gioco è fonte di continui litigi fra

noi e causa di ritorni a casa sempre più tardi e sempre più nervosi da parte sua.

Comunque, fino a un mese fa non l'avevo mai tradito, ma da quella sera...

Incapace come sempre di prendere sonno, aspettavo in ansia il ritorno di mio

marito. Il tempo passava. L'uno, le due, le tre.

Ormai alla rabbia era subentrata la preoccupazione che potesse essergli

capitato qualche cosa.

Filippo?

Sei tu?

Hai anche bevuto.

Non sei nemmeno capace di vomitare.

Vuoi che te lo metto io un dito in gola? Ah,

ci

ho perduto tutte cose.

Chi ti ha spennato stavolta?

Il sordo.

È il biondo.

Avevi detto che con loro non ci giocavi più. E invece ci ho giocato ancora, va

bene? Va bene, va bene.

E mica casca il mondo per questo.

E quanto hai perduto?

Tutto.

Tutto. Tutto.

Non tengo niente più. Ti resta tua moglie.

È una bella donna tua moglie.

Ce la cedi per una notte. E vuoi fare quei 10 milioni che ci devi?

È una donna preziosa tua moglie.

È fortunata.

Sì.

Staggio perduto a te.

Tu sei proprio ubriaco.

Su, vieni.

Dai.

Su, andiamoci a cucà.

Guarda, Ivano, che ho vero.

T'ha già giocata e t'ha già perduta.

Ma che cazzo stai dicendo? Sei assoluto scema per caso?

Mi hanno dato dieci giorni di tempo.

Ti aspettano, ha già garantito per te.

Mi aspettano?

Hai detto che mi aspettano?

Tu hai garantito per me?

Ma che cazzo ti credi di essere? Sto stronzo sfaccio in meschifoso porco

vigliacca traditore di merda!

Per me possono aspettare pure in eterno.

Chiamatavello un capo, tu e i tuoi degni compagni, anzi, ficcatavello un capo.

Sono di pace, Ivana, capace di tutto.

So cazzare i tuoi, arrangiati, il problema è il tuo, non mio.

Tu e il tuo gioco, stu gioco ragazzo.

Sarà perché a Filippo io volevo veramente bene, o sarà per il perverso

piacere di vederlo dipendere totalmente da me.

Fatto sta che tre giorni dopo avevo deciso di andare a onorare lo

stravagante debito di gioco di mio marito. E poi lo confesso, quei due, il

biondo e il sordo, perché valevo così tanto per loro?

Su, aiutami.

Passami il vestito.

Sono bella?

Credi che piacerò?

Rispondi. Piacerò? Sì.

Uff!

L'utente chiamato potrebbe...

Ivana!

Ivana, sei tu?

Ah ah ah ah ah

Alza le gambe.

E le mutandine E il reggipetto

aiutami di te

I tuoi amici.

Il biondo.

Il sordo.

Vi basta così?

No, il debito era grosso. E tu sei bella. Sia davanti che di dietro.

Ecco il sapone!

Ecco appunto!

Questo volevo dirti anche! Il sordo e il biondo!

L'hanno fatto con il sapone!

Dai, vieni.

Filippo. Amore.

Quando è che torni a giocare?

Povero Filippo.

Ha perso il gioco e ha perso anche la moglie. Lo credi davvero?

Ma io invece dico che così l'ha ritrovata.

Non si può, il maestro non riceve nessuno. Ma io c'ho appuntamento, me l

'ha detto lui di vedere stasera. Che succede, vai a vedere.

Lascia, lascia.

Giude, vai.

Maestro, c'è una cosa speciale per lei e questo non me la vuole far passare.

Niente da fare, sto andandomene.

Fuori, fuori.

Ma è questione di un attimo, è una cosa veramente eccezionale.

Vieni Capri.

Fatti vedere dal maestro, fatti vedere dal maestro.

Beh che c'è?

E che nuovo vede?

Vedo solo uno scocciatore, anzi due.

Ma la guardi maestro, la guardi bene, non è un amore. Fai vedere Gabri, fai

vedere al maestro.

Complimenti. E che gli avevo detto, non sono merita un provino?

Beh sì, non lo so, forse.

Di scuro merita almeno la prova monetina.

Fammi vedere come ti muovi. Raccoglila.

Così?

O così?

Brava, farai strada. Te lo dice uno che se ne intende. Grazie maestro.

Allora la prendi?

Eh, può darsi, vedremo.

Dimmi un po', ti senti più portata per il genere brillante o per quello

drammatico? Per quello erotico maestro.

Rivestiti, rivestiti.

Hai sicuramente un fulgido avvenire dietro di te.

Deatrice? Eh, di più, di più, di tutto.

Lasciate una foto alla mia segretaria.

Grazie, maestro.

Grazie, maestro. Grazie. Andavo a pierci un po'. Andavo, che fatta.

Grazie, maestro. Grazie.

Eh, signorina, gli avevo detto che la mia gabbia era eccezionale. Grazie anche

a lei, eh. Ecco, gliela do a lei, gliela do a lei. La metta bene in vista, mi

raccomando.

Archivio A?

Come hai fatto a indovinare?

Ma?

Cosa fai stasera?

Gliel'ho detto, vado al cinema col mio fidanzato.

È già fuori che ti aspettano?

Certo, perché?

Perché io invece non ti lascio andare se prima non mi racconti anche tu qualcosa

di te.

Qualcosa cosa?

Qualunque cosa come le altre, una bella letterina per esempio.

Ma io non ho niente da raccontare.

Impossibile. Perlomeno ho niente di reale, al massimo dei sogni.

E ti pare niente?

I sogni fanno parte della realtà, anzi sono l'unica vera realtà.

Poi però mi lasci andare.

Certo, certo, dopo te ne vai dove vuoi.

Ecco, ho sognato che andavo col mio fidanzato in un negozio di scarpe.

Ma se glielo racconto poi me lo fa interpretare.

Ma sì, come no, se te lo meriti.

Era il più fantastico negozio di scarpe che mi fosse mai capitato di vedere.

Non c'era nessun cliente.

Solo il funedone manichino, un commisso negro e il padrone di schiene alla

cassa.

Vorrei degli stivaletti rosso tango.

Con stupore mi accorsi che il padrone era lei.

È venuta finalmente.

L'aspettavo.

Sì, padrone.

Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà

Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà

Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà

Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà

Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà Papà

Papà Papà Papà Papà Papà Papà

Grazie.

Cosa fai?

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