Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
English
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Alice, prego.
Irene, è qui!
Comissario, io la prego.
Non stia a ringraziarmi, ingegnere.
Come si dice in queste circostanze, abbiamo fatto solo il nostro dovere.
No, no, avete fatto un lavoro perfetto.
Anche se io non vi ho aiutato molto.
le mie reticenze, i miei timori.
Penso che lei li avrà capiti. Un padre non può essere sempre lucido e...
Capisco.
Certo, se lei avesse collaborato con noi fin dall'inizio... Ah, dimenticavo.
Ah, sì.
Queste cose sono di sua figlia.
Arrivederlo. Buongiorno, ingegnere. Vai.
Dimmi, mio tesoro, cosa ti hanno fatto?
Tra qualche giorno non si vedrà più l'inertia.
Vedrai, questi segni andranno via prestissimo.
Lascia stare, faccio da sola.
Bene.
Ci sono i giornalisti.
Oh, no.
Vieni, vieni pure avanti, papà.
Ci sono i giornalisti giù a cancella.
Quelli sono peggio che gli scarafaggi, io non riesco a buttarli fuori.
Neanche a parlarne.
Se non gli diamo retta, quelli vi vanno a camicordire.
Ma non capisci che non ce li toglieremo mai dei piedi? No.
Piuttosto porto via Alice con me per qualche giorno. Perché?
Ma voi due riuscite a complicare sempre tutto.
Adesso sapete che faccio?
Asciugo, mi rivesto e li incontro subito. Per favore, Alice è stanca, noi
agitati. Rimandiamo almeno domani. E vedrò quello che posso fare.
E Alice, la mamma? Stanno di sopra.
Alice non sta bene? Sta bene, sta benissimo.
Ma frigna, dice che non vuole scendere. Ah sì?
E non vuol mangiare?
Boh.
E finiscemelo tu.
Ma papà, neanche tu mangi? Sì, sì, adesso vengo. Irene!
Che è successo? Che cos'ha?
Niente, è solo un po' stanca.
Dammi il vasoio, glielo porto io.
Non rovesciarlo, stai attento. La Rosa gliela manda Umberto.
Diglielo. Ricordati di dirglielo che l'ha portato Umberto.
Voleva vederla, ma l'ho pregato di tornare domani.
Ciao, Alice.
Come va oggi?
Ti ho portato io da mangiare.
E la rosa te la mando a Umberto.
Ti ho portato anche un regarino, sai?
Attenta?
Alice!
Alice!
Ma perché non parli?
Che cos'hai?
Hai piaciuto anche la scatola, tieni.
Io non lo so se ho incontrato il tuo gusto.
A me sembra bello, guarda.
Un regalo, eh?
Mi compri un regalo adesso, eh?
Però il riscatto col cavolo, vero?
Quello non l'hai mica pagato. Sei stato bravo, hai tenuto duro per un mese.
Che ne sai tu? Che ne sai di come sono andate le cose?
Secondo te io non lo so, non lo so, eh?
Cosa credi che non li sentivo quando parlavano la sera? Li sentivo attraverso
il muro. Quel tirchio non paga, quello stronzo non vuol pagare.
E loro intanto erano pronti a farmi i pezzetti. E questo soltanto per farti
sputtare fuori i soldi, lo sai?
Vieni dove sarai finita, io, io, tua figlia, se non fosse arrivata la
polizia.
Dimmi che preferisci i soldi a me! Ti odio! Alice, non fare così!
Vabbio, lasciami in pace!
Guarda,
quella non è la Valeria. Ma qual è Valeria? Ma sì, quella che hanno rapito.
Ma va, non si. Ti giuro che è lei.
Carina, eh?
Più carina che in fotografia.
Per favore, mi aiuti.
Certo.
Dai.
Non ce la faccio, deve essere rotta.
Aspetta, forse sono incastrata.
È rotta.
Alì!
Alice, ti ho detto che è rotta.
Ecco così.
Signora, si metta un po' più vicino a sua figlia.
Grazie.
Grazie, commissario, di essere venuto. Buongiorno, ingegnere. Siete con noi.
Grazie. Senta, lei.
Senta.
Lo smetto, per favore. Non ho bisogno di fotografie. Ecco, si mette. Beh, un
momento. Eh, che diavolo.
Buongiorno. Lei, guardi che di là ci sono le camere da letto.
Letti normali.
Perché anche noi dormiamo, dormiamo proprio come tutti gli altri, capito?
Senta, ingegnere, non se la prenda tanto con noi. L'opinione pubblica ha tutti i
diritti di sapere della violenza che ci circonda.
E noi dobbiamo farne le spese?
Non basta quello che abbiamo dovuto sopportare.
Sia chiaro che abbiamo accettato questa conferenza stampa per rompere uno stato
d'assedio, per poter domani Alice, mio marito e Dio camminare per Pavia senza
essere scrutati, fotografati, seguiti, aditati come dei lebrosi.
Certo, certo, signore.
Fra pochi giorni tutto intorno a voi tornerà tranquillo. Lo spero.
Ma vedo che ha ancora i segni intorno ai polsi.
Durante la prigionia non le hanno mai tolto le manette?
No, mai.
Ma poteva muoversi, camminare, non so... No, mi tenevano legata al letto con una
catena.
Alla caviglia. E per mangiare come faceva?
Beh, mi imboccavano.
E per le altre necessità?
Non sia indiscreto. Mi scusi, signore, ma i nostri lettori... Ma no, mamma, no.
C'era qualcuno che si prendeva cura di me.
Adesso basta, mi sembra che stiamo esagerando. Il genitore ha atteso sua
figlia per un mese, ora è questione di pochi minuti. Non se la prende così, la
prego. Com'è morto il suo carceriere?
A questo la signorina Valerio non è assolutamente in grado di rispondere.
Quando abbiamo sfondato la porta della cascina, il turistice è venuto addosso
con la pistola in pugno.
Ha sparato lui per primo, commisario?
Ha avuto il tempo di far fuoco una volta, e anch'io sono stato costretto a
fare fuoco. E l'ho colpito. L'ho dovuto colpire per evitare di mettere a
repentaglio la vita della signorina Valerio. La signorina non ha nemmeno
fatto a tempo a rendersi conto di quanto accadeva.
Io la devo nascondere.
Se mi trovo armato mi sparano.
Ma che hai?
Ma non ti devi preoccupare, sai.
Non ci succederà niente.
Tu devi dire soltanto la verità.
Io ti ho sempre aiutato, che ci vogliamo bene.
E tu devi dire che io, io nemmeno sapevo che si trattasse di un rapimento.
Io ti voglio bene.
La signorina è assolutamente strana al fatto.
Cerchi di dimenticare questa brutta storia.
Io mi rompo il coglione qui dentro.
Che troppo! E quello che può sentire? E che senta pure.
Qui ci fanno fessi.
Pagano oggi, pagano domani.
Ma ce li avranno i soldi quelli lì? Ce li hanno, e come?
E tanti.
Vi assicuro che glieli faremo sfutare i soldi a quell'ingegnere del cazzo. A
costo di tagliare la pezzettina quella lì.
Adesso tu scrivi una lettera ai tuoi.
Scrivi. Caro papà, io sto bene. E scrivi. E spero di rivedervi presto, ma
la mia vita dipende da voi.
Scrivi!
Grazie.
Halik! No!
Irene, vieni dentro, ti prego, dai.
Non riuscivo a riaddormentarmi. E poi è proprio la mattina presto che le
cocciniglie sono più fameliche e divorano tutto.
Finirai col farle morire le tue rose con tutto il veleno che gli dai.
Oh no, le piante le conosco.
E so anche curarle.
È più semplice che con gli esseri umani.
Ancora qualche giorno e tutto tornerà come prima, sai.
Per te.
È tutto così semplice. Irene.
La verità è che di Alice non te ne è mai importato niente. Non l'hai mai
accettata.
Non si era detto di... di non parlarne più.
Anni fa sì.
Ma adesso...
Parliamone, dal momento che non hai dimenticato.
Ma dimenticato, dimenticato che cosa?
Enrico, tu,
tu... Irene, tu lo sai, io ho sempre voluto bene ad Alice come a Cecilia, lo
hai visto, lo hai visto in tutti questi anni.
Non avevamo deciso insieme di dimenticare subito tutto, fin da quella
prima estate.
Tu lo sai che io...
Fare qualsiasi cosa per te, per le amici, per le bambine, tutto.
Cosa fai qui, Cecilia?
Mi pettini?
Sì, perché no?
Voglio avere i capelli come i tuoi. Perché?
Non ci assomigliamo per niente, io e te.
Tu hai gli occhi grigi, i capelli più ricci, la bocca più piccola della mia e
il naso diverso.
Ma chi è più bella?
Boh.
Dai, dimmelo.
Io, io, anche papà lo dice.
Papà vuole più bene a me.
Ti ricordi come si dice carota in spagnolo?
Fanaoria.
Perché non mangi?
Mi fa schifo con la forchetta.
Perché non me le dai tu?
Bello. Falco Pellegrino, Corvus Borealis.
No, sta fermo, Umberto. Oggi proprio non mi va, scusa. E perché?
Perché?
Ma guarda, Orcinus Orc. Ma quante copie ne hai ancora?
Una l'avevi prestata a me.
Non te l'ho prestata.
Te l'ho regalata.
E quella è la mia.
La vuoi sapere una cosa strana?
Quando mi hanno ripito ce l'avevo con me nella borsa.
Scialati a guardare le nostre carcassogne e non guardarci a noi qui a
mare. Ero arrivata proprio qui.
A me pare una gran rottura.
Tu sei matta.
Sì, matta.
Scialati a guardare le nostre carcassogne. Ma è mai possibile?
Sembra etrusco.
Tieni, si fa troppo fatica. Sei proprio una bestia.
Certo.
Anzi, sei un mostro.
Oh!
Dai, piantala di fare il muso, eh?
Questa sei te.
Dai, levati. Te l'ho già detto prima di non toccarmi.
Mi piacerebbe sapere che cavolo hai oggi.
Invece di stare lì a guardarmi, perché non mi viene a dare una mano?
E tu perché invece di lasciarle come sono stai sempre a tormentarle, a
tagliuzzarle? E lasciale crescere in pace.
Ogni giorno io imparo qualche cosa dalle mie piante.
Forse mi aiutano ad invecchiare meglio.
E tu smettila di fare la bambina. Perché?
Se fossi anche io un cespuglio mi potresti tagliare un dito.
Una mano.
La lingua.
Mi potresti. Perché invece non fai qualcosa per me?
Pensi sempre soltanto a queste tue maledette piante.
Smettila, Alice.
Vuoi che rientriamo in casa?
Sì, in casa.
Non lo vedi come sto?
Ma non lo vuoi capire?
Certo che ti capisco.
Sei tu che non vuoi farti capire.
Non puoi continuare così.
Anche papà è molto preoccupato.
Non me ne importa proprio niente e non parlarmi mai più di quello lì. Mamma, tu
non sai quello che mi è successo là dentro, in quella cascina dove mi
tenevano prigioniera.
Forse non te l'ho mai detto, ma anche io sai. Quando ero ragazza ho visto
uccidere un uomo.
Voglio dire, l'ho visto morire.
Io invece non ho visto niente.
Quando il commissario di polizia ha sparato io, io, io ho chiuso gli occhi,
così, poi mi sono, poi ho voltato la testa e l'ho tenuta sempre voltata,
vedi, vedi, con gli occhi chiusi, così come faccio adesso, con gli occhi
chiusi, con gli occhi chiusi.
Qui non mi ricordo.
Speriamo che questa sia la strada giusta.
Sono passata di qui soltanto una volta, con la macchina della polizia.
Ah, ecco, sì, sì, questa cava di gioia me la ricordo.
Vai, vai, vai pure, solo un po' più piano.
Dovremo essere vicini.
Eccola, è quella lì, la vedi? Ma sei sicura? Ma sì che sono sicura!
Calma, calma.
Sfondo questa porta.
Ma tu sei Marta. Muoviti, di che cosa hai paura?
Ah, io proprio di niente.
Io di là riuscivo a sentire tutto quello che dicevano.
Povero amore.
Grazie.
No, stai indietro!
Scusami, non posso.
Proprio non posso.
Aspetta ancora qualche giorno.
Non dovevo darti retta.
Non dovevo portarti qui.
Dai.
No!
Non voglio, lasciami sola.
Ho bisogno di star sola.
Vai, vai fuori e aspettami in macchina.
Non sarò qui per molto, ti raggiungo subito. Va bene, ho capito.
Che fai, la regina della pioggia?
Sai, oggi vado a San Lanfranco.
Voglio riaprire la casa per settembre.
Da quando è morta la zia Esther, non ci andiamo quasi più.
Vuoi accompagnarmi?
Cecilia la mandiamo dai nonni, così ce ne possiamo stare un po' soli insieme.
Ti va?
Sì, mamma, aiutami, andiamoci al prezzo subito.
Vedi mamma, uno parla, parla, insomma dice tutto o quasi tutto quello che gli
passa per la testa.
Ma tutto no, perché qualcosa per se stesse bisogna sempre te ne preoccupare.
Poi ti accorgi che non hai detto niente.
Dico, niente di quello che volevi dire, logico.
E così potresti ricominciare tutto da capo.
Magari dire cose tutte diverse.
Senti mamma, non sarò mica un po' dissociata mamma? Ma no, non credo
Alice. Sei soltanto confusa.
Sei ancora sotto lo shock della tua... Insomma, un po' esaurita.
No, non suonare il flazzo.
Apro io.
Mi porta fortuna, lo so.
Ciao, ciao Alice. Ciao. Buongiorno signorina, va bene?
Che bello qui. Vieni avanti mamma. Ciao signora. Buongiorno Alice. Buongiorno
signora.
Bene!
Cerca tu.
Voglio restare qui per tutta la vita.
Questa notte dormi con me?
No. Preferisco la stanza mia. C'è l'orologio a pendolo.
Una volta il suo rumore mi faceva addormentare.
Sono certa che dormirò benissimo qui.
Questi letti hanno un profumo diverso.
Le lenzuola le lavano ancora con la cenere, come faceva zia Esther.
Su, va a disfare la tua valigia.
Alice? Alice?
Non fare la bambina.
Alice.
Che scherzo idiota.
Mi hai fatto proprio spaventare.
Ma come sei diventata bella.
Sai che il nero ti sta benissimo.
Sono i tuoi, questi vestiti? Sì.
Sono di quando eri ragazza? Eh, sì.
Che belli.
Dai, mamma, mettitelo anche tu. No, no. Provatelo, su.
Dai, fammi vedere.
Eh, va bene.
Perché no?
L'ho rubato dalla biblioteca del nonno. Avevo sentito dire che era scandaloso e
infatti... non sapevo più dove nasconderlo.
E qui?
Nessuna traccia sospetta?
Adesso piantala con la tua caccia al tesoro. Quel baule è pieno di polvere,
di stracci.
Cosa cerchi?
Dimmi cosa cerchi. Ah, non lo so.
Forse sei tu che me lo devi dire.
Abbiamo tanto di quel tempo.
Perché vuoi tirare fuori proprio tutto adesso?
C'è un mucchio di roba che non ricordavo neanche di avere.
Addirittura cose che non avevo mai visto prima.
Per Irene Carlo.
Chi era Carlo?
Non vuoi lasciarmi neanche un piccolo segreto, eh?
No, solo scoprendo te saprò chi sono io. Ma che cosa credi di trovare che già non
conosci?
No, questo no.
Lascia perdere. No, mamma, fammi vedere, solo un momento.
Ma che razza di posto è questo?
Già tu non lo conosci, è Pompei.
Pompei?
Non sapevo che c'eri stata.
Ma era quando vivevi separata da papà.
Tu non sei mai stata una brava fotografa.
E lui, il tuo compagno misterioso, lo era.
Certo, era bravissimo.
Non sei d'accordo?
Non le trovi belle?
Ma tu non ci sei mai?
No, non amava fotografare le persone.
Credo che avesse una preferenza per le cose.
Dai Alice, rimettile via.
E con papà, come siete tornati insieme?
Beh, è stato proprio tuo padre a cercarmi.
Abbiamo rincominciato a vederci.
E poi, lui, il fotografo, era sempre lontano per lavoro.
Come si chiamava? Non ha importanza.
Sei diventata stranamente indiscreta, Alice.
In quel periodo io e tuo padre abbiamo scoperto di stare ancora bene insieme.
Così, alla fine dell'inverno, sei nata tu.
Su, aiutami a togliere questa roba. Certo.
Ho una gran fame.
Anch'io.
Stretto, eh?
Ecco.
Aspetta, c'è ancora il fiocco.
Il gancio.
Ecco fatto.
Tu fai ancora l'amore con papà?
Che domande fai, Alice?
Ma mi vedi proprio così vecchia?
Senza pane?
Ancora questa storia.
Tanto papà non c'è, è lui che rompe sempre le scatole. Il lavoro nobilita,
il formaggio si mangia con il pane.
Figurati, una legna che può continuare all'infinito.
Non credi di esagerare un po'? Perché tutto questo rancore da quando sei
tornata?
Se hai qualcosa contro di lui, dimmelo adesso e falla finita.
Non puoi continuare ad accusarlo di non aver fatto tutto il possibile per
liberarti. Stai tranquilla, mamma. Poco fa gli ho telefonato, ci ho parlato e
abbiamo fatto pace.
Forse verrà anche a trovarci.
Alice? Alice, ci sono visite.
La portano. Ciao Alice, ma non mi sentivi? Ti ho sentito benissimo.
Ciao papà, ma volevo finire questo fiore per te. Grazie. Ma che bello, sembra un
carnivoro. L'hai fatto tu? Enrico!
Ciao amore. Ciao. Che sorpresa.
Se permetti sono stato invitato da mia figlia.
Ciao. Che bello. E in regalo vi ho portato Guccio. Sai che regalo.
Noi siamo sempre molto felici di vederti. Anch'io. Mi dispiace piuttosto
di essere venuto qui a mani vuote. Il regalo volevo portarvelo io con il mio
ultimo libro, ma... Quello sulla Cina, sai, ma non è ancora pronto.
Ne ho visto le bozze di stampa, sta venendo in un modo straordinario. Tieni.
Ve ne manderò una copia con Delica.
Dovresti dedicarlo a me, perché come sai, papà e mamma di libri non ne
leggono mica molti. Non hanno tempo. Alessia, carina, nei miei libri non c'è
da leggere molto, sai. Sono libri di fotografie più che altro. Mie,
naturalmente.
Ma... Tu saresti un buon fotografo. Eh?
Discheretto. Sei meglio come scrittore, Ruscio. Te lo dice uno che non capisce
niente.
Che tu hai una capacità di giudizio, caro Enrico, che io ti ho sempre
invidiato. Forse un po' di intelligenza. La macchina, per favore.
Io avrei... vorrei raccontare una cosa, una storia. Potresti aiutarmi a
scriverla? Dai, smettila, lasciali prendere fiato.
Per due giorni Lucio sarà tutto tuo. Adesso accompagnalo di sopra in camera
sua e portate su il bagaglio mentre io preparo qualcosa di fresco da bere.
Ah Irene, sai se è venuto il camion a caricare le verte poi? Non credo. Qui è
sempre la solita disorganizzazione, se non ti occupi personalmente di tutto,
anche della merda delle vacche, mai, mai che ci sia qualcuno che ti risolva
niente, mai.
... ... ...
... ... ...
... ...
...
Se non trovi a tutti malora, te lo dico io.
Ho sentito tutto, parlavi male di me.
Che sciocchina che sei. Ti sbagli, a te non ci pensava proprio nessuno.
Perché fai quella faccia?
Ma non lo sai che noi parliamo sempre delle stesse cose quando ci rivediamo? I
ricordi, i libri, gli amici.
Le vacanze d'estate che abbiamo passato in Versilia.
A proposito, lo sai che tuo padre mi sfotte sempre perché non sono mai
riuscito a prendere il premio Viareggio? Tu, Lucio, vorresti essere sempre al
centro dell'attenzione, ma non ci riesci quasi mai.
Ma cosa vuoi che faccia?
Un uomo che vive solo.
Sa noia.
E allora quando esce, capisci, gli piace di salire su un palcoscenico e fare un
po' il buffone.
Da che parte andiamo di là? No, no, non di là. A meno che tu...
Non voglio esplorare tutta la novellina. Andiamo di qua.
Sai che questi pochi giorni di campagna ti hanno fatto bene.
È stata una buona idea.
Ma questo è un omaggio per Alice.
Alice nel Paese delle Meraviglie.
Da che parte abita il cappellaio?
Non parlo.
Però, accidenti, però grasso. Ce lo potremmo mangiare. No.
Vuoi sapere come si ammazzano i conigli?
Gli si dà un colpo in testa, così alla nuca, poi si scuogliano.
Io sono bravissimo, sai. Se vuoi ti faccio vedere.
Quando ero ragazzino facevo la gara con mio cugino a chi li scuogliava meglio,
senza far cadere una goccia di sangue. Guarda, ti faccio vedere.
No, dammelo!
E beh?
Sei uno stronzo! Ma che cosa è successo? Alice!
Che cosa è successo? Non so, l'ha fatto uno scherzo, se l'è presa troppo.
Sai che sono vent'anni che non correvo così.
Credevo di morire.
Me lo merito, eh?
Beh, scusami, è stato uno scherzo cretino.
Da dove posso entrare?
Non hai affatto bisogno di entrare. Mi puoi parlare benissimo da lì dove sei.
Ma perché ti sei così spaventato?
Cosa credevi? Che io lo volessi davvero ammazzare? È così?
Ha forse stata l'idea, il pensiero che il coniglio smarisse dal paese delle
meraviglie, eh?
Sei certo che di me non gli importa niente a nessuno?
È quello che hai detto tu prima, nel bosco.
Io?
Ma scherzavo, Alice.
Ma tu prendi tutto così sul serio?
Non lo so, ma sono sicura... Che qualunque cosa mi succedesse a nessuno
importerebbe niente, a nessuno. Potrei neanche morire.
Ah, ma allora sei proprio fissata, eh?
Ma come?
Prima ti immagini la morte del coniglio, adesso la tua.
Ma perché hai così paura quando si parla della morte?
E a te che cosa te ne importa?
Per favore, apri mi adesso, dai, fammi entrare.
No.
E poi ti sbagli, io non ho così paura della morte come tu credi.
Guarda che io credo solo a quello che dici tu.
Anch'io da ragazzo pensavo sempre alla morte.
Ma non serve a niente.
Invece la morte a volte può essere necessaria.
Perché hai detto che può essere necessario?
Perché sono stata io a ucciderlo.
E se non ne parlo con qualcuno?
Vieni.
Parla, Lizzie, ti prego. Cosa mi vuoi dire?
Senti, se io ti tenessi imprigionato così in mani e piedi per giorni e
giorni, e ancora altri giorni, tu mi odieresti, no? Ma va, ti rispondi.
Pensi che arriveresti a odiarmi con tutte le tue forze?
Ma non lo so.
Sì, che arriveresti a odiarmi e a uccidermi anche.
Ecco, è proprio quello che ho fatto io, ho ucciso Michele.
L'uomo che mi teneva legata a letto come un cane.
Diceva che mi voleva bene, era impazzito. E io l'ho ammazzato,
ammazzato, capisci?
Non l'ho detto a nessun altro.
Calma te, ti aiuto io.
Ma niente, è uscito a prendere le sigarette e non è più tornato.
Grazie. Tu vuoi caffè? Sì, grazie.
Ingegnere, allora la facciamo questa partita? Vengo, vengo.
Ti va di giocare, Lucio?
Io? No, perché?
Perché?
Farei una figuraccia.
Ma dai, che qui non ci sono campioni. Io poi me la cavo appena, figurati.
Ma tu sei matto.
Subito dopo mangiato con questo caldo.
E non insistere, non vedi che non ce la fa proprio?
Va bene.
E allora che facciamo?
Tu vai a giocare a voce con i tuoi amici e poi ci raggiunge la Santa, ti va?
La Santa?
Allora ci si vede la Santa, eh?
Cos'è?
Ragazzi, sono tutto vostro.
Ingegnere, la bottiglia la paga chi perde, eh? Ho già capito che la pagherò
io. Ce l'apre, ingegnere.
Cos'è, per vera? Certo.
Ah, comincio io.
Eh, Beppe, è un po' lunga, no? No, no, va bene, va bene.
Fai conto, per favore. Bravo, papà.
Forse con una bottiglia se la cava.
È il suo massimo contributo alla causa socialista.
Alice, a papà piace veramente giocare a bocce.
Certe volte dici delle cose.
Dimentichi che nonno Paolo era campione del circolo ferrovieri.
Alice fa sempre la spiritosa.
Ha il gusto della battuta.
Ma qui la democrazia non c'entra niente, però. Tu mi sembri solo un po' acida
verso tuo padre, non ti pare?
Grazie, sei veramente gentile con me.
Comunque io ho detto causa socialista, non democrazia.
La prende e scherzava.
Allora, dove ci porti?
È una sorpresa.
Ci piacerebbe.
Facciamo una pace, Alice?
Non prende niente.
Ma ti dico io che lui è uno dei meglio che c'è con noi. In macelleria la
prende. Ma no, è uno che... Salute!
Salve!
Ero sicura che ti sarebbe piaciuta.
Uffa. Ma cosa fai la seduta? Vieni qui a vedere, no? Non mi interessano queste
cose.
Come sei poco curiosa.
Cos'è, ti senti male?
No, sto bene.
Ho solo bevuto un po' troppo.
A lavoro.
Togliti! Non ti piacciono i vivi, preferisci fotografare le cose morte,
vero?
Ah, siete ancora qui, vi godete il fresco. E non mi dite che stavate
pregando. Ciao.
Anche tu sei affascinato dalla mummia.
Sai che rete se potesse... Vico.
E' vero, se tu potessi te la porteresti a letto.
E' stupenda la bella tormentata sotto vetro, un po' di sesso, un pizzico di
santità, tutto conservato per più di 200 anni.
Per me è una ragazza morta nel 700, un totto bruttino a cui hanno iniettato un
po' di conservanti.
Mi piace Lucio, ma io non vengo a vedere la vita come la vedi tu, un po' come una
pavola di campini. Senti Enrico, sono vent'anni.
Cos'è?
Sei tu?
Ma perché mi vuoi legare? Mi fai male, sai?
Su, sciogli. No, sono pochi secondi che hai le caviglie legate e già ti dà
fastidio. Eh, non credo.
Tu pensi che con il passare del tempo ci ne si possa abituare, è vero? E invece
non è così. Pianta, lo scherzo è finito.
Slegami. No, prima devi ascoltare quello che io sono riuscita a scoprire in
questi giorni.
Sentiamo.
Fino a questo momento ti ho sempre chiamato papà, no?
Eh.
Beh, da oggi in poi vorrei chiamarti Enrico, così come si chiama un amico
qualunque.
No, non si capiscono.
Hai ragione, un padre dovrebbe essere anche un amico per la figlia.
E' questo che volevi dire, vero?
No, veramente non è proprio questo, non è così.
Scusami Enrico.
Noi, noi abbiamo passato 18 anni insieme.
Da piccola, quando io ritornavo a casa, tu venivi incontro a me, non a un altro.
E il mio amore è vederti crescere, le mie preoccupazioni.
Tutto questo per te non significa niente.
Per me invece conta, e conta anche molto, guarda.
E adesso che mi sono sciolto non ho più bisogno di te.
Una tazza di tè?
No, grazie.
Chi vince?
Prova poi a indovinare.
Pronto? Ati tu, Umberto, ciao!
subito, ciao, un attimo, Alice, c'è Umberto al telefono, è
fermo sulla provinciale, non si ricorda più la strada, che fesso, digli che mi
aspetta agli alberi morti, gli vado incontro subito, diglielo, d'accordo,
pronto Umberto, guarda, aspettala agli alberi morti, arriva subito,
capito, ti aspettiamo, ciao.
Alla regina.
Lucio abbandona. No, no, no, no, per favore.
Altrimenti ti manca il fiato quando corri.
Vieni con me, ti voglio far conoscere un bel po'. Per favore, facci finire la
partita. Hai già vinto tu, papà.
Scusi.
Vieni. Torno subito.
Questi sono gli alberi morti.
Hanno una malattia.
Una specie di fungo che entra sotto la corteccia e li soffoca.
La mamma dice che fra 50 anni non ci sarà più un olmo in tutta Europa.
Chissà se sarà vero.
Non ti annoia stare qui da noi?
No, mi riposo.
Ne ho bisogno, sai.
E tu?
Credo di aver scoperto delle cose.
Che cosa?
Ah, eccolo là, Umberto.
Allora, cosa hai scoperto?
Ho scoperto che tu sei stato il grande amore della mamma.
E che forse papà non lo sa neanche.
Dici davvero?
Questa sera, dopo pranzo, vieni su in soffitta.
Mi raccomando però, non farti accorgere da nessuno. Ti voglio far vedere delle
cose molto importanti.
Ehi, frena!
Lucio, questo è Umberto.
Umberto, il famoso Lucio Gardi. Il migliore amico del mio papà. Ciao, come
stai?
Ma ha detto lì che sei spagnolo. Come mai sei venuto a fare l'università qui?
Eh, cose che succedono, no?
Già. E poi l'università qui è meglio che in Spagna.
Sai che gliene frega a un ragazzo come te che l'università sia migliore in
Italia che in Spagna? Di piuttosto che qui sei libero di fare quel che ti pare.
Nella casa di Menando hanno trovato i resti di nove persone.
Io sono un po' stanco, preferisco andare a dormire.
Dai, aspetta alla fine del film, saliamo insieme, no?
Mi alzo presto anch'io perché domattina devo passare al mattatore.
Come al mattatore?
I soliti affari, ma tu resta quanto vuoi. Che cos'hai, che ti è successo?
Sì, sì, è una buona idea.
Quasi quasi un paio di giorni mi fermo volentieri.
Tanto in questo periodo non ho voglia di lavorare.
Che hai? Non si può lasciare questa gente così.
Non lo so, non sono in forma.
A proposito, non vedo Alice, dove è?
Deve essere uscita con Umberto.
Beh, senti, se domattina parti all'alba, io però ti saluto adesso.
Ci vediamo a Pavia, spero.
Sì, certo.
Buonanotte. Buonanotte.
Domattina mi dirai se ti è piaciuto rivederla.
Ciao, buonanotte. Ciao.
Ciao Lucio, ti aspetto.
Ciao Irene. Mi raccomando, vai piano. Ma che succede ? Perché non mi avete
svegliato ? È papà che non ha voluto. Volevi andartene senza neanche salutarmi
? Io vengo con te, ti accompagno fino al mattatorio. Che c'hai ?
Buon viaggio.
Stai tranquillo. Ciao.
Umberto, vai a pesca da solo.
Lucio, via.
Grazie.
grazie
Alice, che fai?
Cosa ti viene in mente di venire in quel tuo posto? Sono due ore che ti sto
cercando.
Qual è questa storia che mi vuoi raccontare?
Naturalmente è la mia, ma non si deve capire troppo.
Vorrei aggiungere delle cose inventate.
Insomma, un grande romanzo, tipo Via col Vento.
Non fare lo stronzo, sta a sentire.
Non ti è mai capitato di avere in mente un'idea importante, distrarti e poco
dopo non ricordarla più?
Sforzi, ma non riesci a ritrovare il filo del pensiero.
Eppure... Eppure sei certo che è nascosto nel tuo cervello.
Altro che mi capita almeno due volte al giorno.
Ma non mi sembra un problema letterario questo, no?
Ecco, vedi a me, a me mi succede ogni tanto anche con le persone.
Cerco uno che magari è seduto vicino a me.
Oppure qualcuno incontrato una volta per caso che non rivedrò mai più.
Dio, che casino, che casino.
Lucio.
Lo sai che la nostra Alice qua mi sta confidando i suoi gravi problemi
letterari. Sono problemi seri, ma io sinceramente ho paura di non essere in
grado di risolverli.
L'acqua è abbastanza chiara.
Avvicinati, si vede il fondo.
Dai, piantala, scemo.
Guarda di là, tu.
Ma che cos'è? Adesso ti butto in acqua.
Prima ti mordo un po'. Prepari l'altra batteria.
Vittorio, proviamo qui. Questo in genere è un buon posto.
Guarda i pesci.
Ecco, guarda. Il retino tocca l'acqua. C'è il contatto, i pesci ricevono una
scarica, capisci?
È come una sedia elettrica.
Basta una batteria e due fili.
Poverino.
Hai visto che salto? Ma quello è scappato. Capita qualche volta.
Lì, guarda quello, abbastanza grosso.
Ma io non vedo niente.
Questo lo vedi? E' un luccio.
Non ti piacerebbe essere al loro posto? No.
Vieni, ci vedrei volentieri.
Alice?
Sono io.
Senti, domani te ne devi andare.
Eh?
Sono certa che capirai.
Per Alice, per noi tutti, è un momento molto delicato.
Deve ritrovare la sua serenità.
Un problema in più non le ci vuole proprio adesso.
Allora a fine mese verrai a trovarci a Pavia.
L'ho promesso ad Enrico, ma non credo che lo ero.
Forse accetto la proposta del mio editore.
Apre un ufficio a Francoforte e io prendo i trasferi immediati.
Torino, fatti visitare. Non mi hai voluto mai dire niente.
Ma tu non stai bene?
Ma sì, fumo troppo.
In Germania smetterò. Verrò a vivere, così camperò a lungo. C'è anche un
proverbio.
Alice!
Umberto!
Sì, signora. Ha visto la signorina Alice?
Sono partiti una mezz'oretta fa, signora. Ma non hanno lasciato detto
niente. Hanno detto che andavano al mare e che tornavano domani. Han detto di
stare tranquilla. Grazie.
Se la piantassimo di girare come due cretini.
Lasciamo la macchina qui, andiamo a bere qualcosa laggiù, in riva al fiume, e poi
ce ne torniamo a casa. No, scusa, Umberto, me l'avevi promesso. Ti ho
promesso di portarti a Torino, ma questa è una maratona. Insomma, che cosa vuoi?
Magari riuscissi a saperlo, sto cercando qualcuno. Stai cercando qualcuno, questo
lo so, l'ho capito da un pezzo.
Ti prego, Umberto, vai!
E'
proprio questa la piazza che cercavo.
Allora qual è questo tuo problema familiare?
Senti, 5 eccolo.
Senti, non hai fatto che tormentarmi durante tutto il viaggio. Ti ho già
detto che ti avrei spiegato ogni cosa. Ma non è questo il momento, ti prego.
Aspetta.
Siete pronti sopra?
Scusi, sa che piano abita il dottor Garbi? No.
Ma il portiere non c'è? No, signorina, è sopra che ci sta aiutando a scaricare
del materiale. Fa niente, grazie. Prego.
Dai, su, ma pronto, tira a sé.
Ecco, così, così va bene, piano.
Piano per lei.
Vai, vai, vai, vai.
Così, così va bene.
Bene, bene che ci siamo, dai.
Buongiorno, il dottor Garbi è in casa?
Mi dispiace, il dottore non c'è. L'aspettava?
No, l'aspetto io.
Verso che ora pensa tornare? Non so cosa dirle.
So che quando esce è capace di stare via anche qualche giorno.
Come qualche giorno? Se ieri mattina era ancora in campagna da noi. So che
tornava qui a Torino per riprendere il lavoro.
Lei è la signorina Valerio? Alice, vero? Sono vent'anni che lavoro qui per il
dottore. Mi fa piacere riconoscerla.
Ma dove sarà andato? È uscito stamattina.
Non ha nemmeno disfatto la valigia, è ancora di là sul letto.
Forse riparte stasera stessa.
È tutto in disordine, qui... Si è preparato di corsa.
Ha radunato alcune carte e è uscito, senza neanche prendere il caffè. Mi ha
stupito. Doveva essere proprio una cosa urgente.
Ma... Lei ha provato a cercarlo in ufficio?
No. Telefoni? Se non è lì, la segretaria saprà dirle qualcosa di più preciso.
Vuole il numero?
Sì. Grazie.
Eccolo qua.
È questo.
Grazie.
Pronto, il dottor Garbi, per favore.
D'accordo, mi passi la sua segretaria.
Buongiorno signorina, mi sa dire dove posso trovare il dottor Garbi?
Ah, grazie.
Non le hanno detto dove è andato il dottore?
No, non lo sanno neanche loro.
Scendo giù un attimo ad avvertire un mio amico che mi aspetta in macchina.
Torno subito.
Non ho ancora risolto nulla. Puoi fare un giro in città e ripassare un pochino
più tardi.
Io devo tornare su. Ma per quanto ne hai?
Non lo so.
Hai altre commissioni da fare in centro?
Ma quali commissioni? Io non sono il tuo autista.
Accompagnami, aspettami, andiamo.
Tutto senza mai sapere che cavolo hai da fare.
Fin qui mi sono divertito ad osservarti.
Ma ora non mi interessa proprio più come va a finire questa tua storia. Capito?
Piano che si rompe.
Piano.
Io non ti credo mai fino in fondo quando fai così.
E poi non riesco a capire di cosa mi vuoi convincere.
Oh, scusi.
Cosa c'è?
Questa non me l'aspettavo proprio.
Sai che non ti ci vedevo? Ti sei data le minorenni. Ma cosa stai dicendo?
Alice.
Ma... Beh, io me ne vado. Ma no, no, per favore. Cos'hai capito? Scusa.
E' una ragazzina, figlia di amici miei. Eh, certo, certo. Restati, prego. No,
carino, i giochi a tre a me non mi piacciono mica.
Telefonami domani, eh?
Buonasera, signorina. L'accompagno, scusa. No, no, lascia, conosco la
strada.
E' questo il famosissimo tuo primo libro di cui si parla in casa?
E anche queste fotografie sono tutte tue?
Sì. Ah, allora sei un fotografo discreto, vero?
Scommetto che non eri solo quando le hai scattate.
No, ma adesso rivestiti.
Con chi eri?
Per favore, Alice.
Se non eri solo!
Che importanza ha?
Pensa a rispondermi, con chi eri?
Te lo dico io allora, tu a Pompei eri con mia madre.
Le stesse fotografie del tuo libro lei le tiene in soffitta nella naftalina.
Come se fossero una reliquia troppo preziosa perché possa andare distrutta.
D'accordo, ero con tua madre.
Ma che senso c'è, scusa, di tornare su questa storia adesso?
Perché?
Tu ami solo e unicamente le cose antiche, le tombe, le persone morte.
A me però mi hai fatta viva. Ma cosa sei, impazzita?
E sei venuta fino a qui per dirmi queste sciocchezze insensate, per dirmi queste
assurdità?
Sì, ma anche se non sei mio padre, io ti voglio restare appiccicata alla pelle
più a lungo possibile.
Non mi importa di sapere.
Ma tu sei pazza, sei.
Tu sei completamente pazza.
Lo sai, sapere.
Ma cosa vuoi sapere? Hai un solo modo. Ma cosa vuoi fare?
Per provarmi che non sei mio padre.
Alice !
Alice !
Alice
!
Signore, si fermi! Non si può passare! Vieni, Cristo!
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.