All language subtitles for Enfermera de noche 1975 LA NOVIZIA UNCUT(Verführung einer Nonne)X264.AC3 ITA.AC3 GER.SUBS.RU MSK03

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Original subtitles

Sottoruzza arriva da Roma e alla stazione non c'è nessuno da aspettare.

Beh, la figura che facciamo? Eh, va bene, aspetterà qualche minuto. Non

posso mica forzare la macchina di mamma, è saretto. Da Roma viene quello, da

Roma! E in macchina ci vuole il tempo che ci vuole. E va bene il tempo che ci

vuole. Da casa nostra alla stazione, quattro chilometri, un'ora e mezza tutte

le volte. Ma che esagerazione, quando mai?

Sei disinformato, oggi esistono le alfa.

Alfa Romeo di Torino. Eh, Saretto, non hanno la classe della macchina di... Va

bene, è una questione di stile. Stile?

Peconia!

E ti ripeti, Saretto, non sei originale. Ma guarda che sincronismo. Un'ora e

quaranta oggi.

Ma va, va, tu alla vettura di mamma. E un po' di rispetto, Saretto.

Saluto! Saluto, Rodolfo!

Ecco arrivato il vostro scocciatore!

Eccolo qua!

Ciao, bello, come stai? Stai bene? Come state voi? Come stai, bene?

Come state? Ci deve scusare, sono morta a Mabanzo, appettato e ben tornato.

Siete contenti? Ti posso fare io? Per me, per me!

Mi vedo benissimo, ma che facete? Se vedi bene lui con quella faccia che si

ritrova, allora non ci vedi proprio.

Valentino!

Tu piuttosto palliduccio sei. Cosa vuoi, Vittorio? Valore sessuale?

Ma che è?

Beh, chi è morto qui?

Nessuno. Allora, muoviamoci. Allora, vai a prendere le valigie, vai, in sanetto,

tu che sei giovede e forte. Come stai, Vittorio? Mi vedo benissimo.

Aspettatemi, Petosi.

E allora, che si dice di bello, di nuovo?

Tutto quale rimase?

Qualche capello nero in meno e qualche centinaio di corna in più. Beh, chissà a

Roma invece che succede, eh? A Roma migliaia, milione di corna in più. E

certo, tu chissà quante ne avrei viste, è vero?

Tantissime. Ci devi raccontare tutto, Vittorio. Ma certo, ve racconterò.

Ma Saretto, ma come sei bello. Ma che ti mettesti dentro, me lo sta restando

padre.

Rodolfo, ma che te ne ancora sta macchina? E' fedelissima, una macchina

stupenda, vero Saretto? Completamente revisionata. Un'ora e quaranta, stazione

Paese, un'ora e quaranta. Ma non si apre qui?

Ma devi dare una botta. Ah, una botta? Un'ora e quaranta.

Va bene, andiamo.

Ma tu poi cos'hai fatto, Saretto? Sei andato all'università? All'università

con la mammuzza che me la trovo io.

Una volta mi chiamò in camera sua di notte e mi disse Saretto e mamma, ora tu

devi andare all'università perché sei grande e andrai a Catania perché non

puoi fare avanti e indietro. Vero che non puoi fare avanti e indietro? E io

citto. Prenderei alloggio a Catania, tanto io sono vecchio e mi arrangerò. E

poi alla mia età si può pure morire. Tu non ti preoccupare, tu non ti

preoccupare. Tanto fece e tanto sfece che al comune finì impiegato, corozzo.

No, tu impiegato. E che fai?

Simbro, sì, ma così.

Tu, tu, tu.

Ma tutte le tue idee dove le mettesti? Il giornalismo. Che fine fece? Lo

abbandonaste? No, no, no. Cosa dice mai?

Collaboro a diversi giornali.

E c***o. Certo, lui per collaborare collabora, sono in giornale, non voler

collaborare con lui.

Poi ultimamente ho scritto una poesia, come l'autunno, come l'autunno spoglia

le foglie, anch'io, o donne, vi voglio spogliare. Ma dai, Saretto, smettila,

sei sempre il solito. Sareto, smettila per favore.

Perché? Senti, tu, Rodolfo, cosa fai? Studi, lavori? No, no, io dormo.

Dormi? Come? Ehi, dormo, sono diventato uno studioso del sonno.

Io, vedi, posso dormire di un sonno speciale la notte, oppure di un sonno

ancora diverso la mattina, il pomeriggio.

Io posso addirittura programmarmi, dirmi, oggi devi sognare, oppure oggi

non devi sognare, guai a te, insomma una grande faticata.

Comunque, Rodolfo, sento che non imparaste ancora perfettamente il nostro

dialetto. E che vuoi, il regno delle due Sicilie, il sangue prepotente napoletano

di mamma prevalse. E poi sapete che vi dico, che mi piace come parlo, è

elegante, sì, mi piace, mi piace.

Mi piace, mi piace.

D'abbè, d'assassicere mia, ragazzi, tenevo proprio nostalgia, terra, terra

mia, tenevo necessità di toccarla.

E anche di rivedere voi, sapete? Pure noi. Sì, rivedere voi.

Pure noi. Beh, Doro Doro. Pure noi.

Vogliamo fare una cosa? Sì. Vogliamo cantare? Dai.

Sciuri, sciuri, sciuri.

Ragazzi, ma qui non è cambiato proprio niente, in sei anni tutto tale e quale è

rimasto. E che ti pensavi di trovare i grattacieli come a Torino? E che c'entra

Torino come a Roma, vuoi dire? Roma? E chi l'ha vista mai Roma? Qua non basta

una vita per vedere cambiare qualcosa, cosa vuoi che cambi? Neppure i voti all

'ultima lezione cambiarono.

Oggi record mondiale, un'ora e trentacinque. Ti ripeti, Saretto?

Oddio, mi sento malissimo, ho male allo stomaco.

Ma non ti potevi comprare un'altra macchina, che so, una Rozzoroi, una

Mercedes? Ma stai scherzando? Queste sono macchine straordinarie, ma a me ci

hai fatti tutte franze con queste qua, non immagini dove andando. Grazie,

grazie, Saretta. Aspetta.

E che ora è?

Ah, Agata, ah, Itina, dammi un bacio, bella.

Ma come stai bella, bella, sì. Vittorio, scusami, ma devo andare, sai, per mamma,

stai in pensiero, tanto tempo, per la macchina. Va bene, vi devo dare qualche

cosa. Devi dare, devi dare, un bacione devi dare.

E ora cerca di non sparire, che ci deve raccontare un sacco di cose. Via Veneto,

la dolce vita, l'amore con la sciccia e cose romane, la vita. Mi raccomando,

Vittorio. Aetina, aspetta. No, stai pronto, perché dirì, dirì, facciamo un

movimento. Aetina, ma cosa stai facendo? Questa la porto io, dammi. No, lascia,

Turuzzo, lascia. Questo è il lavoro mio.

Aetina, va su, questa la porto io, che è pesante.

Grazie. Tutto come prima.

Faceste proprio bene a Venere, figlio mio.

Perché lo zio sta a partire per l'unico viaggio della sua vita. Ma che dici, hai

detto? Eh sì, grave, grave è. Hai fatto bene a venire.

E stavo in pensiero perché lui ti voleva vedere.

Vedere a tutti i costi. Io dico che se ancora non se ne andò è perché non

poteva prima di averti rivisto.

Don Nini!

Torozzo c'è!

Torozzo! Finalmente, ce la faceste arrivare.

Ramalazzo fedoso!

Ma che menti le fece nella capitale? Ti ha messo nel sugo e l'ha posto dalla

gambe? Sto arrivando, zio!

Zio!

Dall'ini.

Zio, dicisti bene, zio.

Via, gualdonni ni.

Lascia che così mi chiami tutta la fedezia di questo paese che non vede l

'ora di mettere fuori bandiere e standardi per la morte del suo più

illustre cittadino.

Zio mi devi chiamare, devi darmi del tuo e mi devi dare anche un grande bacio.

Ma perché dite queste cose di voi?

Perché vi dovrebbero odiare? Perché è la verità. Perché non hanno mai avuto la

soddisfazione di avermi amico. Perché è gente che non mi è mai piaciuta e non

gliel'ho mai nascosto. Solo per questo, nient'altro c'è.

Vedete, faceste buon viaggio. Buono, buono, lungo, ma buono.

Mettete in piedi.

Fate vedere.

Ma voi come state?

Come sto?

Muoio. E chi ve lo dice?

Tutti, ormai lo dicono tutti.

E chi sono queste bestie?

Il medico lo dice che ogni giorno viene per vedermi peggiorato e io te!

Quando arriva lui miglioro sempre un poco.

Agata lo dice e mi sevizia, il paese tutto lo dice, ma io me ne strafrego.

Quello che volevo l'ho ottenuto. Tu sei qua, io solo questo volevo. Sia chiaro,

però, io qua non ti voglio, infermiere, e non considerarmi anche tu, moribondo.

Devi stare allegro, devi divertirti, uscire, rivedere gli amici, andare a

caccia. E preparati che tutto mi deve raccontare di Roma, eh. Tutto voglio

sapere come si vive laggiù. E filmene, filmene, ce ne sono, eh.

Se è per questo ho più di due milioni.

Mizzica, e ancora ti reggi in piedi.

Scherzo.

E poi a suo tempo c'ho anch'io cose importanti da dirti. E alla fine venga

pure questa signora a morte. Mi sa che mi fotto pure a Edda.

Sì, ma ora calmatevi, io vado a darmi una rinfrescata e mi bevo qualcosa che

tengo una sede da morire.

Certo, certo, vai bello del zio, mettete pure in libertà.

Agatha, Agatha, prepara qualcosa da mangiare che tu non stavi fame.

È da bere.

Non l'ho visto tanto male lo zio.

E oggi sta meglio perché arrivaste tu. Ma perché non mi avete avvertito prima?

Guai a noi, poveretti. Non voleva.

Lo so, io quando chiamare quel figlio diceva... Non è ancora tempo.

Come Campò vuole morire.

Mai vi siete di nessuno. Solo il medico e il barbiere entrano in questa casa.

Vieni qua, Vittorio, vieni vicino e raccontami un po'.

Come andarono le cose a Roma?

Beh, sai, lo studio non ti lascia mica tanto tempo anche a Roma.

Roma, bella Roma.

Io non ci sono mai voluto andare perché ci avevo il timore che mi piacesse

troppo. Invece preferivo restare qua, in questo paese dove ho sempre vissuto

bene.

Troppo bene.

Ti meraviglia, eh?

Anche tu credisti alle chiacchiere della gente. Un povero uomo, un povero

infelice.

Infelice una minchia.

Zio, mica ti conoscevo così.

E cosa credevi che fosse, usando imbalsamato? Anche per questo ti feci

venire, per dirti certe cose.

Ma non è il momento.

Stasera che fai, ci vai al circolo? No, zio, ne preferisco stare con te. No, tu

al circolo ci devi andare. Sarà un trionfo, credi a mia.

Perché venire dalla capitale fa ancora effetto, sai. E poi ti porteranno il

rispetto perché sei nipote a Donnini.

Ho schifato. Ma che dici? Sì, sì, lo so, lo so, mi chiamano ho schifato, ma

usaccio io chi non mi ha mai schifato.

Don Anselmo, lo scienziato, sempre in cerca di una soluzione per il volo

umano. Ogni anno per la festa di Santa Rosalia promette che si lancia dal

campanile. La gente va in piazza, ma all'ultimo momento col cazzo che lo fa!

Come va, dottore, va bene? Chiaro, dottore!

Vedi, Vittorio, là abbiamo il professore, uomo di chiarissima fama e

di cultura internazionale.

Tu pensa, per dirtene una, che qualche tempo fa lui si era messo in testa che

voleva fare causa allo scrittore Brancati.

Secondo lui, grande diffamatore della Sicilia e dei siciliani tutti.

Noi! E quando gli ho fatto notare, contatto, che lo scrittore Brancati è

morto, lui, dall'alto della sua elevata cultura, mi ha detto... Ah sì, poverino,

e quando è successo?

Vieni, che la piena non è finita!

La sciarpa del principe...

Dunque, come vi dicevo prima, quei due stavano insieme nello stesso gabinetto.

Nello stesso gabinetto? Nello stesso gabinetto, in due. Ma come, in

gabinetto? Ma sono cose che non credersi, sono cose impossibili. Un uomo

e una donna, vero? Un uomo e una donna, principe.

E che facevano dentro il gabinetto un uomo e una donna? Lui, con rispetto

parlando, pisciava e lei lo baciava.

Oh, che tempi! Ma siamo sicuri che lui veramente orinava? Beh, se lo dice

Saretto può stare tranquillo, è un ragazzo serio.

Sicurissimo.

Che tempi!

Che tempi, Freud, Freud, torno subito, scusate, Freud, sono lui.

E adesso il capitetto resterà occupato per mezza serata, perché sai, principe,

masturbazio perpetuo, eh?

Maniaco sessuale, innocuo per fortuna.

Vittorio Pedara, va a testinjar a mano e me congratulo per il tuo ritorno, che

bella sorpresa. Questo lo dico come sindaco e come amico. Ti presento gli

amici del circolo.

Questi sono amici miei e di Donnini.

E spero che diventeranno tuoi amici se non partirai, perché difenderai, vero?

Beh, veramente non lo so, tutto dipende... Ma voi, che ci state a fare

qua? Ah, e invece di andare a donne?

Eh, ma non ci piacciono le donne?

Finalmente un po' d'aria, si respira. Ma dove mi avete portato? Al museo delle

sere? Tutti tristi, stanchi, già morti. Uno, due, tre.

Quattro, e il gioco è fatto anche con gli altri.

Ma che sei diventato pure ladro adesso, rubi le bottiglie. Oh mamma mia,

speriamo che non se ne siano accorti. Ma fate piano. Prima io.

Ma tante volte non se ne accordano. E va bene, comunque avete fatto bene, perché

in questo paese, prima di trovare un bar aperto, e poi anche se l'avessimo

trovato, con quei bicchieri sporchi, con quelle bocche che fanno schifo. Bocche

plebè, bocche plebè. Ma parlate più tetolato della città.

A proposito, tu sei rimasto l'unico nobile? Eh sì, è finito il povero papà,

mi è rimasto solo il principe con le sue maniglie, capirai.

Saretto, ma non vuoi smettere con queste cretinate, ma dai, piuttosto vogliamo...

Sì, vogliamo fare il solito controllo.

Ma Vittorio, vieni con noi, non dobbiamo nemmeno portare. Non ti preoccupare, non

abbiamo mai consigliato male.

Anzi, Saretto, vai col paraponzi.

Uno, due, tre.

Parapaponzi, ponzi, ponzi, parapaponzi.

Ma quando mi fate camminare? Quasi quasi, domani sera me ne resto a casa.

Mi vedo la televisione e faccio pure contenta mammuzza. E bravo, questo è

proprio l'originale. Ma qual'idea?

Prima prometteste di farmi divertire, ora lo dovete mantenere. E' illuminata.

Fotte, fotte, fotte, fotte, fotte, fotte, fotte, fotte,

fotte, fotte, fotte, fotte, fotte.

Ma quando fotti, eh, bolognese?

Ma chi è sta bolognese? La bolognese? Ma tu che dici?

È questione di aria o di acqua. Che ci può essere a Bologna che fa la femmina

così fottitrice? Io non lo so, Seretto. So soltanto che il marito, meno male che

fa il farmacista, non deve pagarli i ricostituenti. Perché se no quella...

Zabov, Zabov, Zabov... Lo distruggerebbe.

Vedrai, non è un campione di bellezza francese, ma c'ha due occhi penetranti.

Due occhi che ti entrano nell'anima, Vittorio. Eh, sì, ma io ho capito solo

una cosa, che voi siete un pochino, non dico tanto, un pochino arrapate, no? Ma

quando mai? Ma dove vai?

No, aspetta!

Adesso smette di fottere e spegne la luce.

Visto? Ma non è finita. Tra dieci minuti riaccende e si fa la seconda.

Fotte, fotte.

Saretto, mi dà l'impressione che tu un maniaco sessuale diventasti e che

inoltre fai grande lettura la notte dei giornaletti pornografici. E perché ho

letto la proibita ieri?

No, che dici?

Anzi, una nuova facoltà stanno per istituire.

Scienze minghiali. E tu la cattedra avrai.

Il silenzio della Sicilia.

Attendo la bottiglia.

Già riaccese, che divoratrice.

Ma che fine fece Nunziatina? Nunziatina? Sarete cronachizze.

Partito tu, per sei mesi sola se ne stette.

Poi un bel giorno cominciò a guardarsi con Vincenzino Miscemi, che da quel

momento tiene un soprannome di Vincenzino Sospiro, perché stava ore,

ore, ore, ore, ore, sotto la finestra a sospirare.

Poi un bel giorno si sposò. E con chi?

Non si adina se fece un minchione.

Che c'è tu?

C'è tu, c'è tu a Cireale.

C'è tu la cacca. C'è tu un minchione, hai capito?

Minchione perché ha un cervello piccolo.

E non come a livello semantico potrebbe sembrare perché... Ha una minchia

grossa.

Simpatico.

Ma che cazzo stiamo a fare qua?

Buonasera.

Mi scusi, io... Sono l'infermiera di notte. E io sono Vittorio. Mi hanno

detto di lei.

Vieni, vieni, che ti voglio parlare. Stai venendo, zio?

Come sta il mio zio? Un po' meglio, ma stasera non riesce a riposare. Hanno

telefonato per lei due volte, una signora.

Ah.

Ma sentite, Catoruzza, raccontami, che effetto ti fece il circolo? La vecchina

dei cornuti.

Non mi credi?

Cornute, sì, e lo sanno, anche se fanno finta di non saperlo.

Parlano delle corna degli altri, si credono gran fottitore. E poi l'unica

donna che conoscono è quella che hanno sposato qualche buttana che poi è la

stessa cosa.

Zio. Sì?

Ha un po' di rispetto.

Rispetto per suora immacolata. Ma certamente se lo merita. Ma figli e

Maria è come tale, niente vede e niente sente. Vero, suora immacolata?

Devo fare l'iniezione, è già passata l'ora.

Ancora? Ma quante me ne fate? Non hai più natiche per i vostri punture?

Uno ogni signore lo sa ben.

Suora Immacolata è una brava ragazza, femmine e quindi a profumo. Non puzza

come i preti.

Ma lo vogliamo cambiare quest'ago?

Lo cambia ogni volta.

Anzi, a proposito di preti, quando verrà, perché verrà è presto ormai, dopo

apri porte e finestre e fallo andare via la puzza, perché la lasciano la puzza i

preti, la lasciano, credi a mia, a Donnini.

Pronto. Vittorio. Non siate.

Ho saputo che tornaste.

E io ho saputo che ti sei sposata.

Come stai? Bene.

Sei sempre bella. Mi piacerebbe rivederti. Anche a me mi piacesse,

Toruzzo. Domani?

Oh, come corri!

Che tu ti stimpesta!

Il tuo telefono a Cagliova, tu chissà che pensasti.

Senti, dieci minuti li puoi sempre trovare.

Sono dieci minuti.

Forza! Alle tre, dietro alla chiesa.

Ma tu pazzo sei!

Non ho sentito un granché, ma è chiaro.

Che domani toruzzi in suppo un biscotto.

Ci avrà visto qualche d'uno? E dai, esplicati.

Stai tranquilla, non si arda. Ma chi vuole che ci abbia visto?

Come sei bella.

Sei sempre più bella. Come stai?

Bene, e tu?

Un neoporti.

Sì, il nostro posto, eh. Ah, hai capito.

Non è cambiato proprio niente.

Vieni, su.

Cosa ti ricorda questo posto, eh?

Il lignatica mi dette me pace da volta.

E io, già a contare, sono stata a studiare da Maria. E lui, sì, e uno

pigliasse tutto sto soli. E io, non è vero, non sono jossa.

E invece, ero proprio cotta dal sole.

Senti, ma...

Quanto tempo ci siamo stati qui?

Cioè, quattro ore. Non volevamo più tornare, ti ricordi?

Era bello, però.

Anche le botte non facevano male, allora.

Io te ne ho fatte prendere, eh?

Sì.

Ma eravamo felici.

Io, perlomeno, lo ero. Anch'io, veramente.

Era caca la savame e biciclette, vero? Sì, più o meno.

Però fu proprio qui che... Che?

Che tu ci provasti, eh?

Era questo che volevi dire.

E a Roma?

E a Roma che?

Sì, ti fidanzasti.

No. No?

Guarda che ti conosco.

Li ho già sentiti questi tuoi no che invece sono sì.

Che ti devo dire?

Non sono mica di ferro, tu lo sai.

E chi era?

Una ragazza.

Fino a qua ci arrivavo anch'io.

Era una compagna di corso, Paola.

Ah, un'universitaria. Sì, universitaria. E bella era.

Era graziosa, bionda con gli occhi celesti, ma è stata una cosa che è

durata poco, pochissimo.

E dopo di lei?

E dopo di lei che?

Ma insomma, che dai a tirare fuori tutte le parole una a una? Voglio sapere

tutto. E poi Angela ci fu.

Ah! E lei allora?

Sì, forse sarebbe stata la ragazza giusta.

Ti somigliava, sai? Stessi occhi, stessi capelli, stessa bocca.

Ma poi finì pure qui.

Però sei stato gentile ad avere cercato una ragazza che mi somigliava.

Sai, ti ho pensato molto, Lucia. Anch'io ti pensai.

Ma tu mai una lettera, mai una telefonata.

E a Cussi ti sposaste a concetto un minchione?

Sì, a concetto un minchione.

Caminchione non lo era affatto.

Anzi, era diventato un bel partito.

Auto trasporto siciliani.

40-50 camion su e giù per la Sicilia.

E sai come sono i nostri genitori?

Sposati, che un partito a Cussi non si trova facilmente.

E sei felice?

Sì, scetto, felicissima sono.

Che ti credevi?

Mi fa piacere.

Mi fa piacere.

E poi, altri tempi, tutti io non potevamo.

Anzi, io non potevo.

Picchia via a conservare la mia viginità.

Ma adesso, adesso possiamo.

Sapessi da quanto tempo aspettavo questo momento.

Toruzzo, tu, finalmente, anima mia.

Dovresti andare, Toruzzo.

Scusa, credevo che dormessi. Ma che dormire?

Allora, raccontami.

Che vuoi che dica?

Ho già capito.

Tu niente mi vuoi dire e fai bene.

L'onore è l'onore, ma il fatto che tu non mi dica niente mi fa capire una cosa

solo.

E così devi fare, fotti. Quando ero giovane tutti a dirmi, sposati Nini,

sposati, e nessuno che mi dicesse, fotti Nini, fotti Nini, tu maschimoni.

Ed è proprio di questo che ti volevo parlare.

Lo so che in paese si dice di me, solo è vissuto e solo muore, ma non è vero

Toruzzo, non è vero. Sì, ma ora calmatevi, calmatevi un pochetto, zione.

Nella mia vita c'è stata tanta gente, anzi tanta femmina.

Tutte, dico tutte le donne di questo paese mi fottivi. Era una specie di

mania. Se me ne mancava una alla collezione, ci stavo male e dovevo

arrivarci. Ma non credere poi che sia stato tanto difficile.

La donna si sa buttare e al mondo solo per fottere fu mandata.

Ma tu ti sei mai domandato perché Agatha non ha mai dormito in questa casa?

Perché appena usciva lei entrava la mia femmina di turno.

E questa casa ne ha sentite di donne godere.

E non solo questa camera, ma anche le altre. La cucina, il bagno e la carrozza

abbandonata nel magazzino. E il garage, tutte, tutte le stanze hanno sentito la

donna godere.

Tutti i cornuti fici quelli che mi schifavano. Don Nini, ho schifato.

E adesso dimmi che questo non è un bel segreto. Solo tu dovevi saperlo, nessun

altro, perché solo alla tua stima tengo.

Tu che sei il mio unico erede.

E non è stato il discorso di un vecchio rimbambito, chiaro?

Non riuscivo più a immaginare che la caccia fosse così faticosa.

Divertimento di certi, Erefera!

La caccia? Ma che caccia è caccia? Mi avete fatto interrompere il sonno alla

quinta ora per portarmi a sparare a quattro barattoli.

Le avete pure mancate.

Sì, le uccelle emigrarono.

E poi ve lo dico, queste cane non si alzano da più di due anni. È come il tuo

pistolino. Ha parlato Casanova.

Ragazzi, ma che fanno fotte?

Non sentite l'aria meravigliosa che si sprigiona da questa terra profumata da

Dio? Ah, altro che uccelli e uccelli. Ma riempitevi un altro.

Odorosa terra, baciata da Dio.

Non ti vorrei contraddire, Vittorio, ma io sento odore di merda. Però, piena

serenità.

La macchina è comoda, fascinosa.

Ragazzi, come ci annoiamo adesso?

Dove andiamo?

Va bene, allora organizzo io.

Ora ce ne andiamo al mare e questa sera cambiamo paese.

Grande abbuffata a Lentini. Eh sì, tutta vita, ragazzi. Tutta vita! Tutta vita!

Tutta vita.

Siamo proprio sopra un'isola di disperati.

Terra, mare, mare e terra.

Ogni paese quello all'altro. Ma no, non è vero, Seretto, io non trovo. Stasera,

per esempio, abbiamo mangiato in una bellissima trattoria, in bella

compagnia. Bella gente, vero, Vittorio?

Belle mosche, sì.

Poi qui c'è pure un teatro. Anzi, Seretto, dai uno sguardo al manifesto,

così vedo se è il caso di portarci mamma. Domani, povera donna, non esce

mai. Eh, Toruzzo, si sa quest'ora in via Veneto, eh?

A vero, a vero, cosa volete che ci sia? Qualche mignotta di più.

Sai, a Roma le chiamano mignotte. Sì, lo so, lo so, mignotte.

Ma che bel suono che c'è, mignotta, poetico. Sì, sì, sì. Mignotta. Arriva da

madre, ignota, eh, messa per madre, mignota.

Sì, ma vedi, è poetico perché ti dà il senso della dinastia. Ehi, ragazzi, qua

c'è uno che è, c'è un procuratore.

Picciotto, scusate se non vi presento, ma conosco una ragazza. Conosce una che

è? Ehi, poverina, passò il guaio sei giorni fa.

Poi il seduttore l'ha abbandonata.

Senza pagare l'affitto di casa e senza soldi. E se a voi interessasse... No,

no, non ci interessa.

Interessa a me.

Interessa. A me non interessa. Vieni in sicuro. Se ci ripensate... Di qua, di

qua. Vittorio, hai visto mai?

Andiamo a vedere, vai.

E chissà che non ci rivettiamo.

Saretto, aspettaci.

Lo studioso.

Bel pistolino, Saretto stronzo.

La ragazza è un po' timida, cercate di essere gentili, non la spaventate. Siamo

una vita bella, bella, 16 anni.

C'è un bocciolo di rosa, vedete.

Non capite, ma dove ci state portando in questo ambiente squallido?

Qua, qua.

Ma che c'entra l'ambiente, ne vale la pena, ne vale la pena. È bella, fresca,

rossa e bianca come una pesca.

Vediamo questa pesca.

Venite, venite, cammelita, cammelita, ho portato gli amici miei. Ecco, un

momento, un momento, e a mia non mi date niente, niente.

Ma è che veniamo da cane cartella. I servizi si pagano dopo, mio caro, dopo.

E tu?

E va bene, tieni, paghiamoci questo divertimento.

Camelita, mi raccomando, eh!

Onè, e chi?

Come chi? La ragazza giovane, bella, rossa, come una pesca.

Eh, che ragazza? Menchia, ma non l'avete ancora capito che la ragazza bella

giovane, come mele rosse, idda, è? Fettoso, stranzo, si capicchio!

Che succede?

Procuratore, te procuro io.

Figge puttana, te restruggo. Dove sei? Un ne sei?

Di qua sento la puzza.

Ma dove andate?

Restate, restate. Sono bravi. Sì, vabbè, siete bravi, ma non vedo il motivo di

toccare. Togliete queste mani, non ho capito.

Questo non è un puttanaio, è un ledamaio.

Una professionista. Rodolfo, lei è una professionista, perché non ne

approfitti? Perché non ti accomodi tu, Vittorio? Io poi queste idee di Saretto

non le ho mai capite.

Dove andate?

Restate. Tenga, tenga signora, si strenga queste mille lire.

Rodolfo, aspetta.

Dove andate?

Brava sono.

Ti distruggo, ti distruggo. Aspetta, aspetta.

Ma perché mi dovete fare incazzare?

Ma perché ce l'avevi graduto?

No, ma che intendiamoci, io l'avevo capito benissimo. Era solo per ridere un

po' con le spalle di Saretto, hai capito? Ma Saretto dove è finito?

Saretto... Ah, eccolo qua, Saretto. Ma perché fai così? Perché te la prendi?

Noi l'avevamo capito benissimo, Vittorio. È vero, Vittorio, l'avevamo

capito tutto.

L'avevo quasi preso. Ma dove l'avevi preso?

Bello, ora in qualche modo devi pagare.

Ora facciamo una cosa. Chi arriva per ultimo è un minghiore.

Ma perché fate queste cose infantili, ragazzi? Io non vi capisco.

Ragazzi, aspettate, ragazzi. Non correte, per favore. Io non posso

correre, perché se no mamma mi vede tutto accaldato e mi sgrida.

Mi fate fare storia con mamma.

Siete vecchio!

Siete vecchio!

Ora!

No, no, sei vecchio.

Vittorio!

Hai visto dove volevo portare mamma? A vedere la regina dell'erotismo, Franca

Biciù. Chi?

Franca Biciù. No!

Allora, ragazzi!

Allora!

Alessandro, quanto è piccolo il mono!

Tu sei sempre pieno di soldi. Io sono sempre una cattona che va in giro con

una compagnia davanti al spettacolo.

Minetto, belle le sue giras! Ma come fa?

C'era scritto Franca Bigiù, e chi poteva essere se non eri tu?

E c'hai ragione, ma non la trovi un'altra scema che si mette il nome così

cretino?

Quanto sei bello! E' bello Toruzio, è una cosa rara, devo dire. La varietà è

che Toruzio ti ringrazia tutti questi belli miracoli.

E non mi faccia, lo cacciò.

A Vittorio, ti ricordi la prima volta che sei entrato in camera mia a Roma?

Che racconto?

Oh ragazzi, questa me la devo raccontare.

Per la prima volta non riesco mai, non ho capito che... Anche a lui succede,

hai visto?

A me?

Mai! Ma che c'è? Ma che c'è? Ma che c'è?

Ma che c'è? Ma che c'è? Ma che c'è? Ma che c'è? Ma che c'è?

Ma che c

'è?

Ehi Seretta, tu che dici che fotti, che fotti e non fotti mai, ma che stai

facendo? Pompie, palanze, palangene, palangette, tutte incarnate, tengo.

Chiarina, mi scusi, ma lei è inglese, vero? Oh yes, ma sono due anni che sono

in Italia.

Ah sì, due anni, hai capito Vittorio, due anni, due anni di minchia italiana

se fai.

Guardi la minchia, lei ha presente i coglioni?

in azione, certo sempre qualcosa da consigliare avresti, Rodolfo a mamma,

fai attenzione, fai piano che ti puoi sbucciare, così è fatta mamma mia, così

è fatta.

La volete smettere qui a svegliare tutta la gente? Sì, da queste parti, da queste

parti. Come siete belle, vi manca solo una parola. Ho svegliato tutto il mondo.

Che ti fotte, dormono tutto il santo giorno, che stiano svegli almeno di

notte, due femmine teniamo, due, vieni Betto, vieni.

Ragazzi fate piano che l'azio è malato, sta dormendo.

Non ho capito, non puoi fare neanche a me.

Hai detto, fai piano, che quando il zio si sveglia ci fotte le donne.

Scusami, cara, ma tu che studi hai fatto? In inglese, in inglese, come si

chiama? Sostati poi.

Vieni qua, vieni qua.

Dieci figli per me.

Dieci figli per me.

E fate piano, per favore.

Prepeti con me.

Come sono, eh?

Sono tanta.

Vieni, bella mia, vieni.

Per favore.

Che succederà, eh? Che dici?

Che succede?

Bellezza mia.

Sì, zio.

E adesso che cosa ci racconto?

Cerco di risolvere con classe, che ti devo dire?

Vengo, zio, e ti porto pure una sorpresa. La sorpresa, stronzo, è mia.

Bianco ti fanno restare.

Ballerina di rivista, e che rivista? Stava a Lentini con la compagnia. E l'ho

portata qua, ti piace?

Molto piacere.

Piacere.

Inglese, eh?

Roba straniera.

Bene, figlia, siediti sul letto vicino a mia. Tu permetti, vero?

Posso sentire se anche all'estero le femmine le fanno uguali.

Segiliano sogno, da cinque generazioni.

E non ho capito, come ti permetti con la mia donna?

Ma togliti di lì, fammi piacere. Amici siamo o non siamo, tutto dividiamo. Sì,

sì, ma amici dopo, dopo.

Ammazza, oh, quanto siete allupati. Allupati, è una parola nuova, allupati,

eh, mi piace allupati.

Viva Roma, viva la capitale, madre benigna di cosettante bottane. Ma che

fai, oh?

Sono mani da vecchio, ma che hanno saputo apprezzare.

Si bedda, figlia, si bedda.

E' fatta molto bene, complimente.

Bravo, Toruzzo.

Grazie.

Di niente, zio, di niente. La vita così è veramente vita.

Ehi, là! Oh, che state a far bardoria senza di me? E questa è un'altra

sorpresa, azione, franca, italianissima.

Stava in pensione con me a Roma.

Facisti l'amore con Toruzzo, eh? Con chi? Con Toruzzo, con lui, è certo.

Vieni qua.

E lei è un siciliano o no?

Siciliano.

Ammazza, c'è un coso così.

Bravo, Toruzzo. Ti faciste onore.

Eppure lei è ballerina. E come no?

Ballerina è dire poco.

E ora io e Zinnone siamo le quattro gambe quattro.

Oh, sei pronta?

Vedrai, eh? Vedrete. Attenti, uno.

Due, tre.

Hai visto come sono brave?

Ammazza, so sbronza.

Mamma che top.

Suor Immacolata, suor Immacolata, lo zio sta male, suor Immacolata,

lo zio sta male, venga, resta.

Queste cose vanno fatte con religiosità, ragazzi, piano, piano, piano, piano,

piano.

Dobbiamo andare. Sì, ma come Vittorio, prima di tutto abbiamo tolto la

mutandra. Mio zio sta male, di là c'è l'infermiera. E vabbè, possiamo venire

pure insieme. È una suora. Una suora? È giovane, dai, fammi vedere. Ma che vuoi

fare? Smettila, fatuso!

Vittorio, e che modi sono? Io non capisco.

Scusi.

Un momento, vengo, vengo.

Pronti?

Stasse, che vado a vedere.

Fermateli, Agata.

Non lo svegliare. E' stanco, eh. Non lo svegliare, per tutti i santi dell

'imperio.

Sveglio sei, vero, Toruzzo?

Sì, sì.

Vieni, vieni, Etina, entra.

Vieni, vieni, vieni.

Come sempre, per non farti disturbare, ti sveglia Iddo, con la voce di orso.

Che c'è, Etina, che c'è? Ti vogliono al telefono, stessa voce di femmina. Dille

dopo, dici che sto dormendo, Etina.

C'è anche un dottore da Don Nenè, forse ci vuoi parlare. Sì, sì, digli che vengo

subito. Va bene, vado.

Rispondo pure al telefono, Aitina.

Va bene, va bene.

Sì? Ieri ti cercai tutto il giorno, una stavi.

No, zia, te lo sai che...

E qui era già donna che mi rispose il telefono.

Voce giovane.

L'infermiera di notte, una sua.

Non è che mi tradisci, eh?

Ma che dici?

Scettos e io ieri a Palermo per lavoro.

Torna domani.

Due notti avevamo, tutte per noi. E tu ne sciopaste una.

Ma stanotte, vero Toruzzo?

Amore, amore, dimmi che stanotte sarai finalmente mio.

Non è che sei preoccupato per quello che successe?

L'emozione fu, perché cioppo mi desideri.

Vedrai che stanotte ci pensa la cosetta mia a farti sentire vivo.

Sì, sì, e ti richiamo poi.

C'è il dottore, ci devo parlare. È una cosa seria, ciao.

Ciao.

Dottore. Peggiorato lo trovai. È come se stanotte si fosse strapazzato. Mentre

invece lui deve rimanere calmo, tranquillo. Non si deve strapazzare.

Sempre per farlo campare qualche giorno in più. Perché tanto vostro zio è

spacciato. Come spacciato? Non si può fare niente? No, niente.

A proposito, ha perduto notevolmente la vista. Ma non vi dovete preoccupare. È

una cosa che succede in questi casi qui.

Anzi, la perderà del tutto. Non ci vedrà più. E vi dovete rassegnare.

Salutiamo, Toruzzo. L'accompagno, dottore.

No, grazie. Conosco bene questa casa.

Anni.

Cose turche.

Sta perdendo la vista, è spacciato, ma lo deve fare, è normale.

È normale?

Sia tranquillo, ma tranquillo che cosa?

Ma che minchia di dottore continuate a tenere a sto paese? Il sindaco dice che

dobbiamo pure ringraziare il cielo, perché non tutti i paesi ho già il

dottore. E tanto meno una farmacista così.

Buonasera signore. Buonasera. Mi prepara la solita tisana per mamma, per favore.

Subito. Che ti dicevo Toruzzo?

Occhi peccaminosi tiene. E cercano me.

Mi dispiace, ragazzi, ma io lo attraggo.

Adolfo, ho l'impressione che è il marito che ti stai attraendo. Che te fotte.

La passione non c'ha barriere.

C'ha un unico difetto.

È fedele.

Come fedele? Che intendi per fedele? Non fotte.

È fedele.

Beh, come ci annoiamo stasera?

Io stasera mi sento un po' stanco. Mi vado a annoiare da solo a casa. Ci

vediamo domani, eh? Ciao, ragazzi. Ciao, Vittorio.

Buona saluta. Ciao, ciao.

Pronto? Sì, subito. È per lei.

Grazie. La signora.

Sì? Pronto, sei tu?

Passa subito sotto a me a casa.

Sotto a tua casa? Subito? Sì, subito.

Subito. E aspetta un momento.

Se vedi la luce accesa, puoi salire. Se è spenta, scinno io.

Concetta è ritornata a Palermo e non possiamo sprecare questa occasione.

Sei d'accordo, Toruzza? Sì, certo, ma... Amore, dimmi l'amore.

Dimmi che solo l'idea ti fa impazzire.

Va bene, non sia da vero, vero?

Ti prometto cose meravigliose.

È nel mio letto.

Ciao.

Io mi vorrei scusare per ieri sera.

Non ha niente da scusarsi, poi Lucy è giovane. E penso che quando uno è

giovane possa anche ubriacarsi un po'. Eh già, eravamo tutti quanti ubriachi.

Non ci capivamo più niente.

È sicura che non l'ho offesa? No, solo che suo zio è stato molto male dopo.

Allora, io esco.

Buonanotte.

Toruzzo, che rabbia. Saperti sotto casa e non poterti far salire.

Quella stupida di Concettina non la levi dalla tv.

E io che ti volevo nel mio letto.

Ah, nonzatina, lasciami cambiare, aspetta un poco.

Stasera un M porti? A solito posto.

No, stavota no.

Come no? E dove vai che ti porti allora?

Da tia. Da mia no, assolutamente.

E picchino?

Ma ti rendi conto? C'è lo zio ammalato, c'è l'infermiera.

Nonzatina.

O zio malato.

Qui andiamo a sbattere, non sia te. Fermiera.

No. Sì. A casa no. Sì. Non sia te.

A casa no.

Andiamo, facciamo piano.

Sì, amore, sì.

Sì, amor

Vieni, ora non c'è più pericolo. Sì.

Basami.

Basami.

Il tuo letto tuo.

Un letto Granny, tutto per noi.

Nudi, io e te.

Quanto l'avevamo sognato, un letto Granny.

Non ti ricordi?

No.

Sfenisci.

Vittorio.

Quanto ti ho desiderato.

Venisci a me.

Dormi.

Stanotte è più tranquillo.

Meno male.

Perché non si siede?

Non posso.

Avete delle regole molto rigide.

Non sono rigide, sono regole.

Ma almeno potete chiacchierare.

Chiacchierare sì, cioè colare non è peccato. È stanca?

No.

Ha già assistito molti malati?

No, suo zio è il primo.

Già lei è così giovane.

Quanti anni ha, sua lemma colata?

19.

È proprio giovane. Sì, forse, ma non come i giovani che vedo qua. Io vengo da

un paese molto piccolo.

Ma perché, questa è una città. No, molto, molto più piccolo, poche case

solamente. Noi siamo poveri contadini e i figli se non si sposano subito entrano

in convento. Mio fratello è prete, io sono diventata suora, o meglio,

diventerò suora. Per ora sono solo una novissia.

Fin da bambina sapevo che sarei diventata suora.

Io non lo so, ma a volte penso di non essere mai stata sovine.

Uno dei suoi incubi.

Lei quanti anni ha?

25.

25. È bello avere 25 anni.

Si è grandi e giovani nello stesso tempo. Si può fare quello che si vuole.

Perché, se le potesse, che cosa ci piacerebbe di fare? Oh, tante cose.

Vorrei, per esempio, andare al mare.

È stupendo il mare.

Io l'ho veduto una sola volta quando sono venuta qua.

Com'è bello.

Com'è se bello.

Torozzo, Torozzo.

Quanto tempo ha dormito?

Quasi tutta un'intera giornata ha dormito. Eh, no.

Ah, telefono da signora che non vuole mai dire il suo nome. E poi passarono

Saretto e un figlio da contessa.

E quando dissi che da tre ore dormivi, fu io che mi disse... Mai turbare un

sonno alla terza ora, magari alla quarta, ma mai alla terza. Ma tu ci

capisci niente. Sì, sì, Rodolfo sa tutto sul sonno. Ah, e poi disse... Diteci che

se stasera vuole noi siamo al circolo che ci annoiamo.

Sì, non funziona mai.

A cui si disse?

Senti, che ore sono?

Tardue. È ora che me ne vai a casa.

Ciao, Edina.

Buonanotte, Turuzzo.

Riposaste a lungo oggi?

Perché mi lasciaste dormire tanto?

Lo sai che il sonno sacro è... pazzo.

Questo tempo di caccia, una volta non te lo saresti fatto scappare. Domani ci

dormo, zio, domani.

La caccia è una delle cose che rimpiango.

Una delle cose che non posso più fare.

Ma sai che c'è un'altra cosa che mi fa rabbia? Dovergli dar ragione a quelle

che dicevano che sarei morto da solo come un cane.

Sarebbe forse stato più bello morire in mezzo alla gente.

Ma che discorso inutile ti faccio, eh, Toruzzo? Non morirai da solo, zione. Sta

tranquillo.

Ma un nè che fa a sua remmacolata.

Che se fosse stancato e mia non venisse più.

La mi scusi tanto, che ho fatto tardi. La mia compagna di cella si è sentita

male mentre uscivo.

Sono mortificata. Non si preoccupi, lo zio si è appena assorbito. Ma magari lei

doveva uscire e che ha fatto tardi. No, stasera non esco.

Quanti bei libri ci sono in questa casa.

Ci piace tanto leggere?

Moltissimo. Io sono andata poco a scuola, ma ho sempre letto tanto.

È la mia unica felicità.

Mi aiuta a cercare l'album delle fotografie che mio zio ha messo da

parte? Non lo riesco più a trovare.

Eppure devo essere qua, eh?

Ma sì, sì, eccolo!

Le vuole vedere?

Questo sono io.

Come sei carino!

Anche questo è uno più grande.

E questa?

È mia madre. È morta giovane in un incidente.

Qui avevo 17 anni.

17 anni? Due anni meno di me. Anche io avevo una foto fatta a 17 anni, prima di

entrare in convento. Mi sarebbe piaciuto mostrargala, ma purtroppo non ce l'ho

più. Non me l'hanno lasciata.

Me despiase.

Non ero molto bella. Non sono mai stata bella. Ma che dice?

Però ci tenevo.

In quella fotografia ero io. Sì, voglio dire...

Non ero ancora novicia.

Come mi piace la musica, tutta la musica. E cantare. C'avete un coro in

convento? Oh sì, però cantiamo solo inni sacri. Io cantavo sempre Bianco Fiore,

era l'unica cosa che mi avevano insegnato e che mi lasciavano cantare.

Ma non è una canzone vera.

E mi piace ballare.

Io ballo sempre nella mia cella, la mia compagna dice che sono matto. Io invece

dico che se una cosa piace non è male farla, vero?

Se pensassi che il signore può dispiacere, non lo farei certo. Se dovrò

essere suora farò l'infermiera.

Oppure vorrei andare in qualche scuola, stare in mezzo alla gente.

Perché a me piace la gente, tutta quanta.

Mi piacciono i belli, i brutti, i vecchi, i giovani. Io voglio vivere in

mezzo a loro. A me mi piacerebbe vestirmi come loro.

Vestiti rossi, verdi, con le sottane corte o con i pantaloni.

Perché non sono bella.

Sì, però, ho le gambe dritte, dritte.

Hai voglia di parlare?

Sono Gnucca.

Vieni qui vicino, che così non ti vedo.

Hai una cosa molto importante da dirti. Simo, ora dovete riposare, ne abbiamo di

tempo. Chi?

Tu hai tempo, io ormai... Ascoltami, il testamento che dovero è già da tempo

depositato dal notaio Scilla di Catania.

Ce n'è anche uno qui in giro per casa, ma che non conta.

E comunque i cosi giusti feci, ma io voglio una promessa, Toruzzo.

Nessuno tranne te voglio dietro al mio funerale, intesi?

Va bene, zio. E non sa cosa, il funerale lo voglio allegro.

Religioso deve essere, perché non si sa mai.

Ma le monache se mi vengono dietro cosa allegre devono cantare, non quelle

letanie che mi mettono una grande tristezza. Siamo d'accordo Toruzzo?

Canti festosi, eh? D'accordo zio.

Suor Immacolato me lo vuole fare quest'altro buco, così io dormo

tranquillo e non vi do più fastidio.

Buon riposo zione.

Mi stropicci bene la parte.

Fa caldo stasera, vero? Se l'estate che non ci vuole lasciare.

Ma la cuffia non vi dà fastidio?

Ma almeno la notte, ve la potete levare?

Certo che se la podemos levare. E poi non ho di che vergognarmi, non so mica

calva. Che gli ho tutti i miei capei.

Sta nostra luna è proprio diversa. Uno scrittore diceva che in una notte come

questa si può spendere senza rimorsi tutta una vita.

Mi spieserà molto quando dovrò tagliarli.

Ma li dovrei tagliare davvero?

Certo, quando prenderò i voti. Ma ne sei proprio sicura? Mi chiamo Maria.

Puoi chiamarmi Maria, ti prego. È tanto che nessuno mi chiama più così. Mi

sembra di non essere mai stata chiamata.

Maria.

Ancora, ti prego.

Maria, Maria, Maria, Maria, Maria, Maria.

Maria.

Grazie.

Grazie, Vittorio.

Mi dispiace di non aver trovato il tempo di salutarti prima. Congettino nostro,

sempre in forma. Eppure dimagrito ti vedo, bravo. E anche così, anche quest

'anno siamo arrivati alla festa di Santa Rosalia.

Vittorio, sai che stasera a nostra casa grande festa facciamo? Spero che non

mancherai. Certo che sarà con noi, così potrai salutare anche la mamma.

Ci verrete anche voi, signor Conte. Siete tutti così, siamo tutti a lì. Ma

la vita ti sorride sempre. Certo, la vita è bella, gli affari vanno bene, ma

a me non temo forma e poi hai un'unziadina. Ah, un'unziadina. Mi

raccomando, tutto a casa mia.

Champagne!

Ecco come non c'è parte qua. Vogliamo degustare qualcosa?

Non ho capito, vorresti bere spumante? Ti ho abituato ai champagne, adesso

voglio lo spumante.

State fermo.

Ma che hai bevuto? Lo sai che lo champagne ti fa male?

Ma non fa male!

No, io mai ne bevo. Perché basta un sorso, ma che dico, un sorsettino per

andare subito fuori dal pensiero. Mamma! E mi piacerebbe. Ma me lo sapete? Vedete

un po' di champagne? La gente quanto è ricca, lo champagne!

Non posso bevere, figlio, è troppo forte, mi fa male. E se volete, che cosa

chiamate? Oh, ho avuto un'idea!

Certo che se non fosse per quel culo lì... Sarebbe proprio una serata di

cacca.

Vittorio, Vittorio, ma come faceste a lasciare Roma?

Le mostre, le librerie, i teaci? Ah, forse da mantecavo la malattia di vostro

zio. Ma la mostra dei pre-Raffaellite l'avete vista?

La mostra dei pre-Raffaellite faceste in tempo a festarla?

Come no, cinque giorni fine, Sandò, ci racconto tutti i particolari, devi

sentire. Ma sapete che ora si fecero?

Non lo so, saranno le undici.

Dieci minuti a mezzanotte si fecero.

Ah, si fecero?

Sarete, dato che si fecero, come pare che possiamo aggandarcene? Che ci

facciamo? Già che si fecero.

Guardate qua, amici, che bella idea.

Cannile, andiamo in soffitto a vedere fuochi. Mi raccomando, state attenti.

Mamma, volete venire anche voi?

Non satina, vieni.

Pigliatevi cannile, andiamo, andiamo.

Seguitemi.

Venite con me, vi faccio vedere la soffitto. Che bell'idea, viste c'è

tutto.

Bellissimo. Bella.

Prego, signora, a noi due.

Giordolfo, la gradite una candela? La candela?

No, tenetela voi, cara, che mi sporco le mani.

Finalmente, soli.

Mi raccomando a tutti, non spingete la candela, perché qua è tutto buio, è

completamente buio dalla soffitta.

Il buio della soffitta, metafisico, eh. Sono qui, c'è tutto.

Toccatina modesta, ovvero passaggino.

Licenziosi. Non fate ombra allo scalino. Chi è stato?

Stato a te!

Non ne ho potuto fare a meno, sono quasi parenti e oggi è pure la festa grande

del paese. Se non avessi partecipato si potevano offendere.

Non importa, li ho visti anch'io e pochi e così bei mai.

Oggi ho sentito il coro in chiesa, ho distinto bene la sua voce. Lo so che c

'era. Ma com'è possibile se non si è mai voltata?

L'ho visto, o forse l'ho sentito. Ho provato a fare il caffè, lo vuole? Sì,

grazie. Non so come si è venuto. Senz'altro bene.

Deve essere ancora caldo.

Sono bei i fuochi, mi hanno messo una grande allegria, una gran voglia di

giocare. A te ti piace giocare?

Moltissimo, in convento gioco sempre con le mie compagne, loro dicono che sono

siocca, ma poi si divertono anche loro.

E che gioco fate?

Giochiamo a mosca cieca, è bello sai.

Vuoi? Tu ti bendi? Eh, bendiamoci.

Bene però, eh.

Non devi vedere.

No, no, no, non ci vedo, chi ci vede?

Mi vedi? No, no, no, non vedo niente.

Ma perché spendo la luce adesso? Allora ci vedevi, eh? No, no, ma dove sei?

Qua. Lì?

Ma dove lì?

Qui, qui. Qui, qui, lì. Ma dove sei?

Tanto ti prendo, eh. Ti prendo.

Dove sei?

Ma dai, ma ti devi fare sentire, su.

E se no come faccio a trovarti?

Dai, parla ancora.

Dai, che voglio prenderti.

Ma non è beo così, mi devi trovare per istinto.

L'iniezione.

No, non ne vale più la pena. Non stare a perdere tempo. Ci siamo oramai.

Vado a telefonare al medico.

Casomai non ci fa qualcosa, ci fa.

Questa è la fine.

È arrivato il momento, Suora Immacolata.

È arrivato.

Il prete. Altra cosa inutile.

Suora Immacolata.

E se a voi capitasse uno che muore di fame, gli dareste da mangiare?

Sì. E a uno che vi domandasse da bere, gli dareste da bere.

Suor Immacolato, io ho sempre vissuto in mezzo alle donne.

Ecco, io ora di fronte a una donna devo morire. Sì, di fronte a una donna.

E voi, donna, siete?

Sì. No, invece, voi con quell'abito che portate monaca siete.

Tu quell'abito te lo devi togliere. Solo allora sarai una vera donna.

E quello che ti chiedo, te lo chiedo in nome di Dio, Suora Immacolata.

Hai visto?

Ti credevo ancora là.

E poi tu non hai capito.

Sì, io capisco.

No, no, hai frente.

Vedi, io vorrei solo che tu ti togliessi quell'abito e ti mettessi dei vestiti

veri da donna.

Ce ne sono di là, dentro a un armadio.

Ecco, questa è la chiave.

Prendila. Non lo saprà nessuno. Solo tu.

Io che non ti vedo. E lui lassù che sa benissimo che fai un'opera buona per un

peccatore che sta morendo.

Tu religiosa sei.

Tu non puoi, non te puoi rifiutare.

Vero?

Vuoi?

Vuoi? No.

Sì.

Armadio di fronte.

Lo apristi?

Hai visto quanta bella roba ci sta?

Ma ti stai spogliando?

No. A che aspetti?

Vai presto, vai presto, che ormai per me c'è poco tempo.

Sei nuda, sei nuda, sì, sei nuda, lo

sento.

Brava, brava.

No figliola, tu sarai suora, perché sei donna e povera, e invece questo signore

che mi parli è ricco.

E ora vestiti, troverai tutto lì dentro.

Prende le mutandine.

Ce ne sono un paio nere piccole, piccole, con tante ricame.

Le trovaste?

Ci sono i ricami?

Sì. In convento mangi, dormi e tutti ti rispettano. Il mondo invece è solo

miseria. Guarda tuo fratello Tony che io ho fatto prete e ora com'è contento.

Credimi figlia, è più facile fare la suora che fare la donna. Non ti

illudere. Quello fa i suoi comodi.

Brava, sua rimmacolata.

E il Padre Eterno me ne renderà merito.

Io così, nella grazia di Dio, muoio.

Perché quale grazia migliore della donna c'è?

Le metteste le calze? Quella rete, mi raccomando.

Quella rete, non quelle altre.

Carmela si chiamava.

Carmela, 1940.

Era scoppiata la guerra.

E ora un reggipetto.

Quello grande, anche quello nero, quello di donna Matilde.

Quello non ce lo potevo proprio lasciare.

Del resto solo per me se ne mettevano.

Guai a mostrarsi così ai mariti.

E invece io a tette nude le rimandavo a casa, a culo nudo.

E com'erano felici di sentirsi le belle carni, libere sotto le vesti.

E così anche tu, cuora, donna sei.

Tieni, questa è roba tua

E di mia madre.

Me son fatta scrivere qua perché in convento ce la leccano.

Gavemo una specie di censura.

Ma lui perché l'ha aperta?

Per capire.

Per capire chi sei.

Vino dal primo giorno che t'ho vista.

Qualcosa non mi convinceva.

Tu hai una storia dietro di te.

Sì, una storia.

Ma che dice?

E così ti volevi sposare, eh?

Con Mia.

Non è vero. Non l'ho scritto, non l'ho scritto. Ho detto a mia madre che mi è

tutto più difficile.

Che mi è sempre più difficile.

Sentirme suora, e godetto di lei che è stato tanto buono e gentile con me.

E invece dello zio ci dovevi scrivere, degli spogliarelli che ti faceva fare.

Chissà quante volte li sei spogliato per lui.

Perché mi dice queste cose?

Quante volte, quante volte, eh?

Chissà quanti altri giochetti hai fatto davanti al vecchio.

Tutte le notti, vero?

E a dormire, e poi a fare porcherie.

Ma che dice?

Non è vero, non è vero.

Solo stanotte mi ha chiesto di vestirmi da donna. De vestirmi, non de

spogliarmi. E non nella sua camera, non davanti a lui.

Lo sa bene che non ghevete più.

Mi ha detto che una religiosa non si poteva rifiutare. Per farlo contento l

'ho fatto.

Cosa fa?

Che devono fare due giovani che si piacciono. Perché io ti piaccio, vero?

Con lo stesso desiderio che io provo per te.

Tu non sei una suore.

Sei una femmina.

Lascia andar via, lo prego. Ma come?

Vorresti calze e reggipetto di donna Matilde? Vorresti ritornare in convento?

Suor Immacolato!

Mi stai arrivando ormai.

Sei una bella signora.

Mi hai fatto fuori a te.

Toru, Toru, ma che vogliono tutti questi film? Sono parentesi.

Verissimo.

Se non mancaste.

Don Vittoriozzo Bello. Eh sì, siamo qui in farmacia. La signora è stata così

gentile da farci fare una telefonata.

Vittorio, non ho capito, ma intendi restare ancora per molto in lutto

stretto? Dai.

Torozzo! Quando è che ci troviamo di nuovo insieme, eh?

Dai, che io ho un sacco di notizie da darti. E se non te le dico posso pure

imbazzire. Vi ringrazio, ragazzi. Ma ora non mi va.

Ma presto ci vediamo.

Dai, tieni un culo a Torre Eiffel, un portento, architettura pura, hai capito?

Allora Vittorio,

ho capito Vittorio. Che dice?

Ciao caro. Ciao Toruzzo.

Ciao caro. Ciao.

Che ha detto?

Un filo di speranza ce l'ha dato.

Toruzzo, telefonò la solita signora.

Non ci sono per nessuno. Ma che vuole chissà di te?

Va bene, va bene, va bene.

Ma che c'hai, figlio, che c'hai?

Non mangi più niente.

Pronto?

Finalmente, Toruzzo. Hai voglia di... Hai voglia di fare l'amore.

Ma sempre questo mi racconti. Ma che siciliano sei.

E per di più foste incontinente per sei anni.

A chi ereditasti, dato zio, la mania di stare tenne solo?

Forse hai ragione.

Certo che hai ragione.

Lo sai quant'è che non ne vedemo?

Sono ormai più di 10 settimane dalla sera dei fuochi.

E ti piaccio io allora, eh?

Dimmi che ti è piaciuto, attruzzo.

E allora che aspettiamo?

Lo sai che da quando tornaste nessuno mi ha più toccata?

Io non ne ho voluto.

Ma ora non ne posso più.

Stasera facci sia l'amore con tu e c'è...

Qua c'ho uomini.

Dimmi che posso venere da te stasera.

È bello, bello.

E va bene, vieni.

Ti aspetto stasera. E preparati a cose turche. Sì, Toruzzo, che mi farai?

Cose nuovissime.

Ma tu ci stai?

Me lo domandi?

Puntuale come sempre, nunziata.

Pittiato, Ruzzo.

Pittiato? Ah, sì, sì, ma ora calmati, eh. Calmati.

Tieni.

Perché mi vuoi fare bere?

Perché sai che mi basta un bicchiere per farmi perdere la testa, eh?

Appunto. Bevi, bevi.

Mi vuoi oppriacare, eh?

Piediamo il ca adesso, subito.

Poi, poi. E no adesso. Ma t'ho detto poi. Vieni di là, vieni di là che ti ho

preparato una bella sorpresa.

Vieni.

Ecco, così mi piaci.

Vieni, vieni, vieni.

E ora champagne, non siate.

Champagne per una notte, tutta per noi.

Una notte di follia per noi, Toruzzo.

Alla faccia degli altri. Alla faccia.

Alla faccia di sto paese beccotto che volesse vedere la femmina crepare per la

voglia d'amore. Alla faccia.

Alla faccia di concetto minchione. Alla faccia di concetto minchione. Alla

faccia d'un mondo intero. Alla faccia d'un mondo intero.

E caca facciamo l'amore? Sì, qua.

Lo facciamo pure nel bagno, nella cucina e nel garage.

Lo facciamo dappertutto.

Dappertutto. Sì, dappertutto perché la donna bisogna farla godere.

Ah, sì.

Accarezzami.

Accarezzami così.

Sono tua, Toruzzo.

Prendimi, amore, così mi fai morire.

Amore, amore.

No, qua no. Di là ho la sorpresa.

Vieni.

Dove mi porta, bel signore?

Lo sa che io sono giovane.

E pura.

Pura e... Bottana.

Sì.

Vieni.

Che mi vuoi far fare, eh? Tutto ti voglio far fare, tutto, tutto.

Vieni. Spocchiati, amore, spocchiati.

Puoi, puoi, eh? Aspetta.

Adesso baviamo. Mamma mia.

Ancora? Non serve, Toruzzo, pronte sono.

E ora nuda ti voglio guardare. Ecco, mettiti qua, eh. Tu così devi essere

vista, vero?

E ora la sorpresa.

Giù, eh. Ma non guardare. Non guardare che ti controllo. Stai buona, stai buona

lì. Ma cosa sarà mai?

Toruzzo, così mi fa impazzire.

Arriva, arriva. Presto, Toruzzo, presto. Non ne posso più.

La sor...

E che significa questo?

Ma come?

Con due, tre, quattro uomini vorrei fare l'amore. Che l'ho detto io?

Ma sì, che mi importa. Venite ragazzi. Subito.

Venite. Prendetele, è roba vostra.

Desidero che sappiate che vi amate da sempre.

Voglio morire di piacere.

Sfenetemi.

Bello. Bravi.

Le femmine.

Tutte bottane.

Dove sei?

Niente è dovuto al convento. La nostra è stata solo carità cristiana e suo zio ne

aveva bisogno.

Sì, però se potessi fare qualcosa... La ringrazio.

Apprezzo molto la sua buona volontà. Se avremo bisogno di lei... Nel paese c'è

ancora chi di bisogno ne ha e molto.

Suora Immacolata, come sta?

Non è più al convento.

Non è stata troppo bene ultimamente.

Ma veramente?

Non posso dirle altro.

Non ho avuto neanche il tempo di ringraziarla.

Vorrei magari... Farania è il suo paese.

Una frazione di Barra Franca.

È là che vive sua madre.

Forse lì potrà avere le notizie che il nostro ordine mi vieta di darle.

Noi siamo contenti, sai, la felicità si trova una volta sola Vittorio, non fare

sciocchezze, vai, prendila, convincila e porta da qua Uè, ma ritorna, non fare

che non ritorni, eh Vedi, aspettiamo Vittorio, anche con la donna, porta da

qua, ma torna presto Torna, torna presto, ciao Ciao, Toruncio, ciao E così

va dalle Fassina Sì, ma perché dice dalle Fassina?

In quella casa non ci sono uomini, il figlio maschio è stato fatto prete E il

padre? Il padre? Chi è?

Il padre, pace all'anima sua, morì.

Morì in circostanze misteriose.

Non si sa bene come.

Leppi!

Ferma, che questo giovane deve scendere!

La strada è quella, non può sbagliare. Lei prende la prima strada a sinistra e

là c'è una sola casa, ha capito?

Grazie, padre, grazie. Deve stare molto attento.

Deve stare attento a me!

Buongiorno. Lule Vittorio, vero? Sì, sono Vittorio.

Sapevo che saria venuto.

Gli uomini.

L'aspettavo.

Non la sei qua, Maria.

E non so dove che la sia.

Suor Immacolata. Ma la madre superiore mi ha detto che sua figlia stava poco

bene. È per questo che sono venuto. La sta bene.

E non la sei più mia figlia.

È figlia della Madonna, oramai. Non la appartiene più a questo mondo.

Niente più la può contaminare.

Niente nessuno la deve sporcare. Vada via!

Ma so che le ha scritto, che le ha parlato di me. Sì, la mi ha detto che

era successo qualcosa fra voi due.

Qualcosa che l'uno doveva mai far succedere. L'uomo si è indegno e non ha

il diritto di sciuppare la purezza di un'anima. I miei fioi, addio.

A Dio soltanto.

E mi ascolta. A me.

Un uomo.

E mi ha fatto odiare. La vita.

E vaga via.

E vaga lontano.

E non si possa più vedere.

Mai più. E che capirò. Mai più.

La troverò.

Dovresti cercarla in capo al mondo.

E la porterò via con me. Lontano con me.

Maria!

Maria!

Maria!

Maria. Anche lui c'è cascato. Mi sono la sorella, gemella.

Mi chiamo Angela.

E lui è Vittorio, vero?

Mi so tutto di lui.

Cos'è che sai?

Che cos'è che sai?

So tante cose.

E di Maria so che si è nato qualcosa dentro di Ela.

Per ti.

Qualcosa di bello ed impossibile. Perché impossibile?

Perché?

Perché?

Perché?

Maria, dove vai? Aspettami!

Mi non so, Maria!

Sono Angela! Aspettami, Maria!

Sono Angela!

Fermati, amore!

Ora ho capito, sai, ora so la storia che c'è dietro di te.

Non so se potrai mai perdonarmi per quello che t'ho fatto, per quello che t

'ho detto.

Maria.

Vittoria, Toruzzo.

Amore.

Ti porterò via con me, lontano, sempre con me, lontano da qui.

Sì, Vittoria.

grazie

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