All language subtitles for Cuori nella tormenta 1984

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian
br Breton
bg Bulgarian
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified)
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian
cs Czech
da Danish
nl Dutch
en English Download
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German
el Greek
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian
ja Japanese
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal)
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish
es-419 Spanish (Latin American)
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

[voci non udibili]

[voci non udibili]

[voci non udibili]

- Barbo'! Oh, barbo'! Prendi! - E che...

Dammi una mano, reggimi.

Scusate, mi fate accendere?

Grazie.

Siete... siete romano?

- Io invece sono di Casoria. - Dove si trova? In Spagna?

- No, Napoli. - Partenope.

No, no. Napoli, Napoli. Però ho una casa qui, a Porto Venere.

È una storia lunga.

C'è il maestrale. Tra poco cambia il vento qui.

Come fate a sentire il vento in movimento?

Questione di abitudine. Ormai ho il medio che è un barometro.

- Napoli? - Comandante.

Hai visto che cavalla?

A me piacciono di più i tipi delicati, più miniature.

Ci mangi poco con quelle. Guarda, Napoli! Rifatti gli occhi.

Mamma mia, questa chi è?

Egiziana, insegnante di danza del ventre al Cairo.

Ha un ombelico che parla da solo. Devi vedere che è.

È stata pure amica di quello importante, quello grosso che hanno impiccato.

Come si chiama? Vabbè, mi hai capito. Gira.

E questa vichinga dove la metti?

- E certo che le donne nordiche... - A Napoli, quella è di Taranto.

Ci cascate tutti, ci cascate. Gran cultura, grande intelligenza.

Per quanto... sessualmente, sei meno. Gira un po'.

- E questa geisha che ti ha fatto? - A me niente. Che mi ha fatto?

- Yamaha si chiamava. - Come le motociclette?

- Sono del padre. - Pure ricca è?

Ricca? A Napoli, io con quella ho un figlio. Lo sai?

Avete un figlio giapponese?

Vedessi che ragazzone. Mi arriva qua.

Poi è strano perché i giapponesi sono tutti bassini. No?

Io volevo chiamarlo Dario, ma là sono rimasti un po' freddi.

Gli hanno messo il nome Takiro, che poi Takiro Migliorino lo senti come stona?

- Ma che c'entra - Ma voi non lo vedete mai?

Solo per le feste, ma più che un padre per lui sono un amico.

- Beh, per i figli l'amicizia è tutto. - Perché? Tu hai figli, Napoli?

- No, non ho figli e mi chiamo Raffaele. - Bravo, Raffaele.

- Scusate, voi come vi chiamate? - Walter. W, U, O, L.

Alcuni mi chiamano Walter, molti altri in americano mi chiamano Wuolter.

Voi fate come vi pare.

Sentite, non è che voi che avete tutte queste donne

avete pure qui qualche situazione...

- A La Spezia? - La Spezia non offre?

Controlla. L, La Spezia.

- Ce le avete addirittura per città? - Più comodo.

"Bari, Cagliari, Bombay, Le Havre, La Spezia." Ecco.

Ma vogliamo inaugurarla con una bella botta questa licenza? Che dici?

- Guarda un po' quante ne abbiamo. - Una.

- Chi è? - Wuanda.

- Ma che Wuanda, Wanda. - Wuanda è come Wuolter.

- Ma che c'entra, è diverso. - È diverso?

- Scusate, Walter. - Wuolter.

No e allora ho ragione io. Se è Wuolter, è Wuanda. No?

Sì, Wuanda, la scimmia! Ho il numero di uno scimpanzé sul taccuino?

Pronti!

Scusate.

Scusate se vi ho fatto aspettare, però mi sono voluto sistemare un po'.

- Mi sono dato una pettinata. Come sto? - Bene.

- Sto meglio? - Sì.

Mi sono cambiato la maglia. Io non sono tanto esperto in queste cose

ma penso che se succede una cosa, è meglio che uno sia preparato.

Certo, certo.

Ho portato anche una bella bottiglia di rosolio fatto con le mie mani.

Dovete sentire qui che profumo. Per piacere, sentite che profumo!

- Buono, buono... - È un capolavoro.

- Allora, andiamo? - No, io stavo a pensare una cosa.

- E andiamo. - È tanto che non vedo questa Wanda.

L'ultima botta risale a 14, 15 mesi fa. Magari la rivedo e non mi dice più niente.

E va bene, andiamo lo stesso, per favore. Caso mai, la passate a me, eh?

- Andiamo? Andiamo? Andiamo! - Dobbiamo andare?

- Eh? - E andiamo, dai.

Macchina avanti tutta!

- No, non gridare per piacere. - Scusate, è l'entusiasmo.

- Ho l'otite. Calmati. - Vi porto io la borsa.

Portala sì che mi ha preso un dolore qui dietro.

- Dov'è? Di là? - Di qua, di qua.

- Chissà perché pensavo fosse di là! - No, è di qua.

Dovrebbe essere questa. Reggi un po' un attimo.

Sì.

- Ma sei sicuro che è qua? - Diciassette.

Wanda!

- Ma sei scemo? - E che c'è? Ho chiamato.

- Un po' di stile. - E come devo chiamare?

- Si chiama educato. - Sì, educato...

E poi non si chiama.

A Napoli, ti piace? Originario del Nebraska, 20 dollari e sei cents.

[suono del campanello]

Chi è?

- Desidera? - Uè, carissima! Ti ricordi, eh?

- Scusi, ma lei chi cerca? - Wanda, ma non dirmi che non ti ricordi?

Desiderava qualche cosa?

No, perché siccome sono qui di passaggio a Spezia e ho il treno alle zero cinque

per Roma e mi sono detto: "Quasi, quasi vado a trovare Wanda..."

- L'amica, l'amica... - No, guardi, proprio non mi ricordo.

No, perché io sto qui con un amico e... niente, allora ho pensato

che se Wanda ha un'amica, con lui che è simpatico potevamo...

- Piacere, Cuoco Raffaele. Cuoco... - Piacere.

[in dialetto ligure] Wanda! È l'idraulico? È venuto a stappare il lavandino?

No, mamma, non è l'idraulico. Va', va', ora vengo.

- Signora carissima, come va? - Buongiorno!

- Sempre bella! - Mi scusino proprio, ma ora devo andare.

Mi scusino, arrivederci.

- È andata male, eh? - No, molto meno male di quanto pensi.

- Ah, sì? - Parlava piano perché c'era il marito.

A me pareva che parlava proprio normale.

Quando io le ho fatto così, hai visto lei che mi ha fatto?

- Mi ha fatto... - Non ho visto niente. Forse ero girato.

Sì, ti eri voltato, per forza.

Strano però, eh? Questa un anno fa stava sciolta.

Ha fatto un matrimonio all'improvviso. Si vede che ha combinato un guaio.

È capace pure che il guaio l'ho combinato io.

Ma chi? Voi?

È raro, in genere sono uno che ci sta attento.

- Ha perso un po' di seno però. - Di che?

Di seno!

Magari fosse finita così.

Dopo tre anni papà, alle 2.45 di notte, un infarto e chi si è visto si è visto.

Ha lasciato me, mia mamma e quattro fratelli più piccoli di me.

Ma come lo fai 'sto rosolio?

E poi mia mamma dopo un anno, un po' perché soffriva già di pressione alta

e un po' per la malinconia e il dispiacere si è messa dentro al letto

e dopo un anno ci ha lasciato.

- Che succede? Che state facendo? - No, niente, è il cavallo che mi tira.

Io e i miei quattro fratelli ce ne siamo andati da zio Nicola ad Aversa.

Roba da non credere, appena arriviamo, dopo quattro mesi

dopo quattro mesi zio Nicola sotto un'auto e arrivederci e grazie.

- Oh! Ma che fate? Non mi ascoltate? - Dai che ti ascolto, dai.

- E come fate? Fischiate, guardate là... - Tu parla che con questo ti sento. Dai!

- Ah, sì? - Dai, dai.

Vediamo, allora. A quale morto ero arrivato? Vediamo.

- A zio - A zio Fra...

- Francesco. - Visto? Io non ho nessuno zio Francesco.

Voi avete fatto come tutti gli altri.

Io non posso arrivare al secondo, terzo morto che tutti quanti se ne vanno.

È mai possibile che non riesco a trovare uno che mi ascolta?

E dai? E che è? Dai!

- Oh, Napoli? - Non mi chiamate Napoli, per favore.

Va bene? Io fino a prova contraria mi chiamo Raffaele.

Raffaele, anzi Raf... ti piace Raf? Raf!

- Raf, eh? - Devo essere sincero?

- Sì. - A me neanche Raf mi piace. Va bene?

- Pare un nome del cavolo! - Allora sparati...

- Comunque io ero arrivato a zio Nicola. - E vabbè, se vuoi dirmeli, dimmeli.

- Dai, dimmeli. Dimmi. - Tanto a voi non interessa.

- Mi interessa, dai. - Perché devo dirteli?

- Mi interessa, invece. Guarda un po'. - Allora adesso non ve li voglio dire.

Peccato perché la storia iniziava a interessarmi.

Tutti questi morti, queste cose, questa storia... dai, dimmeli. Dai. Dai!

- Veramente vi interessa? - Dilli.

Dilli.

- Allora... - Mi fai felice, dai.

Io e i miei quattro fratelli dopo che era morto zio Nicola...

- I miei fratelli erano diventati tre. - Tre?

- Tre perché uno nel frattempo... - Era morto?

- No, no, paralizzato solamente. - Meno male.

Nella vita qualcosa di buono capita, no? E che caspita!

Insomma, ci hanno chiusi in un orfanotrofio.

- Appena siamo arrivati, la superiora... - Morta?

- Secca. - Daie!

A me pare proprio una sfortuna incredibile.

Ma non devi prendertela perché la vita è fatta a scale.

- C'è chi scende e c'è chi sale. - Ma io scendo sempre. Come devo fare?

- Ma no, devi avere fiducia nella vita. - Sì, vabbè, fiducia...

Prova con gli antidepressivi, uno la mattina e uno la sera.

Guarda che sono una mano santa.

- Oh, Napoli! - Una cosa, non mi chiamate Napoli.

Tu devi reagire, devi reagire! Forza, su, coraggio! E andiamo!

[altoparlante] Espresso per Roma Termini è in partenza dal primo binario.

Espresso per Roma Termini...

- Beh, ciao. - Sai che ti dico, Napoli?

Eh, no, Raffaele.

Abbiamo passato un bel periodo insieme, no?

Periodo... solo mezza giornata.

Ma l'amicizia non si misura con l'orologio, sai?

Souvenir, Tucson.

Grazie, Wuolter. Grazie assai.

Mannaggia, peccato che con quella Wuanda è andata male, altrimenti a quest'ora...

Ma non è andata male. Ma perché devi dire che è andata male?

- Ah, non è andata male? - Ma no!

Ma c'era il marito dietro perché sennò veniva prima con me e poi con te.

Ma che dici? Ma poi pensi ancora a quella? Hai visto com'era fatta?

L'ha vista bene? Ma tu puoi aspirare a meglio. Lo sai che puoi aspirare a meglio?

Lo sai il tipo che ci vorrebbe per te? Sai qual è? Una nera.

No, ma come vai a pensare ad una nera?

Ma tu se vai in Somalia, spacchi. Guarda, te lo dico io.

Tu sfondi, fidati. Ti ci vuole una somala.

Penso che io mi ricordo una sera, mi ricordo a Mogadiscio

saranno state le 9.30... ti devo salutare, parte.

- [Raffaele] Ciao. - Semmai te la scrivo.

Raf!

Ma che fai? Allora, non parti più?

Mi sono detto, mi converrà affrontare questa odissea di notte?

Sai che ti dico? A me viaggiare di notte poi mi mette una tristezza.

Io quasi, quasi parto domani. Bello, fresco e riposato. Eh?

- Ce l'hai un letto a casa? - E come... non ho il letto?

- E andiamo, dai! - Aspetta.

Dai!

Wuolter, dammi la borsa che te la porto io.

[Walter] Sì, bravo che ho un dolore dietro. Ma ti pare che io incontro

un amico come te e lo lascio così? Ma sai che combiniamo io e te con le donne?

- Una strage. - Wuolter, il cuscino, ne ho solo uno.

- Dove mi fai dormire? - Aspetta, ne vado a comprare uno.

- Dai, vai, sbrigati. - Aspetta.

- Non ti muovere. - Dai, ti aspetto.

Non te ne andare, aspetta.

[Walter fischietta]

[uomo] Non è che mi voglio tirare indietro, ma cerca di capire.

Si tratta del mio lavoro. Devo tornare a Savona. Non è che...

- E Roma? - E Roma...

A Roma andremo un'altra volta, quando sarà possibile.

[lamenti]

Scusate, scusate...

Ma... ma voi state piangendo? Allora, vi ho fatto male?

- No, piango perché... niente, niente. - Posso fare qualcosa per voi?

È pulita.

- Una dolorosa partenza, eh? - Sì, sì...

No, aspettate, non riesco a vedervi andare via così.

Sopra c'è un amico mio.

Vi possiamo accompagnare noi così magari parlate, vi sfogate. Vi fa bene.

No, grazie, lei un po' di bene me l'ha già fatto. Grazie, arrivederci.

Aspettate.

[Walter fischietta]

Wuolter! Wuolter!

Avresti dovuto vedere cosa mi è successo, Wuolter.

Quello che è successo a me dovrei dirti.

No, ma se ti racconto cosa è successo a me sotto...

Ma quello che è capitato a me prima. Stavo appoggiato là.

A un certo punto si apre una porta ed esce una che è la fine del mondo.

Capelli sciolti, sguardo ambiguo, con un sorriso radioso.

Se acchiappo quella, ti giuro...

Wuolter, e quando mi capita più... una cosa così a me?

- E come piangeva, poi. - La borsa.

Come piangeva, Wuolter...

Bisogna che mi ridai la cinta perché mi cascano i calzoni.

Ma come? Prima me l'hai regalata e ora la rivuoi?

Aveva due panettoni di dietro... proprio bona, ammazza!

La mia invece era un tipo fine.

Ma perché, scusa? Un tipo con un panettone e due paia di bocce non può essere fine?

- E che aveva quattro seni? - Vabbè, un paio volevo dire.

Vabbè, la tua rideva e invece la mia piangeva.

Però quella che ho incontrato io, la prima cosa che ho notato sai qual è stata?

Gli occhi, Wuolter. Aveva due occhi meravigliosi!

Tu hai notato gli occhi.

Io ho notato qualche altro dettaglio.

Va bene, vuol dire che abbiamo incontrato due persone completamente opposte.

Io mi tengo la mia, tu ti tieni la tua... e non se ne parla più.

- Ti dà fastidio se fumo? - No, no, non preoccuparti.

- Tanto poi mi abituo. - Vabbè, la smorzo.

No, aspetta, allora mi offendi. Pare che te l'ho detto apposta per farti spegnere.

No, fuma. Scusa, mi sono dimenticato di darti la ceneriera. Fuma.

- Wuolter. - Eh?

Secondo me si chiama Maria.

Un nome semplice e triste. Maria!

No, invece la mia mi dà... un'idea di ambiguo.

Secondo me c'è un nome bello, arrapante, tipo... Moira.

- Oh, oh, ma che fai? - Perché sono abituato col mare, scusami.

E perché io sono abituato con la montagna?

Anche io sono abituato col mare, ma non lancio le cose laggiù.

- Hai ragione. - Ho ragione, però non si buttano le cose.

- Moira. - Maria.

Moira è un nome che mi fa scatenare tutto, è un nome che mi eccita.

- Ti dico la verità. Moira. - Maria.

- Io come sento Moira mi arrapo. - Oh, Wuolter!

Vieni qua che ti sfondo tutto. Fatte toccare, ciccione mio!

- Wuolter! - Quanto sei bono. Vieni qua!

Wuolter, fai l'ospite. Ricordati che sei ospite. Hai capito?

- A me questi scherzi non piacciono. - Io smorzo.

Se sente la signora a fianco, che figura ci facciamo?

- Buonanotte. - Buonanotte.

[in dialetto ligure] Giovanni, fammi un po' vedere quei pesci là.

- Sono freschi? - Sì che sono freschi, sono vivi!

- Prendi questa cassetta. - Ma una più grossa non c'è?

Per favore, scusate, mi fate vedere questo gronco qua?

- È bello questo qui. - Non mi pare tanto fresco.

- Freschissimo, parlante. - Sì, questo parlava l'anno scorso.

Che dici? Prendiamo il gronco o la frittura di pesce?

Il gronco è più nutriente, ma la frittura di pesce è più saporita.

- Facciamo una cosa nutriente e saporita. - Cioè?

- Facciamoli entrambi. Ci sono problemi? - No, che problemi ci sono?

- Costa il doppio? - Allora, Vesuvio. Che hai deciso?

Cosa devo dire al ragioniere? Ti interessa quel lavoro in barca?

Guarda, ora veramente ho un sacco di impegni. Capisci?

Non preoccuparti, gliela do io la risposta.

Raffaele, io devo fare un salto giù alla SIP.

Devo chiamare una, una certa Chantal, una fotomodella di Roma.

Bisogna che la avverto che arrivo a Roma con un po' di ritardo. Capito?

Va bene, io vado a casa a preparare, ma fai presto che diventa una schifezza.

- Oh, fammi una cosa bella saporita. - Allora non prendo il gronco.

Ma prendilo. Prendi tutto quello che ti pare, dai.

Allora?

Pronto? Pronto?

Non sento, parla più forte.

- Ma dove chiami? - Ti chiamo da Cipro. Al sud sta.

Amore di mamma, ma quando torni a casa?

Mamma, non so quando vengo. Se manco io su quella nave, non si muove più nessuno.

Anche stamattina l'ammiraglio me l'ha detto.

Mi ha detto: "Migliorini, fammi la cortesia, guidami questa nave"

"perché se non ci stai, sto in mezzo a una strada."

Come faccio a dirgli di no? Dai!

Io ho parlato con l'amministratore. Guarda che siamo nei guai.

- Se non mi mandi i soldi, ci sfrattano. - Quanto ti serve?

Quattrocentomila lire?

Ma non puoi farteli dare da zio Ettore?

[gridano] Ma non puoi farteli dare da zio Ettore?

E ti faccio un vaglia.

[gridando] Ti faccio un vaglia! Da Cipro, sono qua...

- Ciao. - Ciao.

Ma certo che te lo mando con i soldi italiani. Te lo mando con quelli di Cipro?

Si è inventato che doveva tornare a Savona, così è finita.

Ma se è vero che tutte le strade portano a Roma, guarda

io pianto tutto e me ne vado, da sola.

Mamma.

Mamma, devo salutarti perché ci sono una decina di ufficiali che devono telefonare.

Stanno tutti col gettone in mano.

Sì... vabbè, d'accordo.

Sì, sì, ti mando il vaglia. Mamma, ti voglio tanto bene.

Ok, ok. Ti mando il vaglia, ciao.

Da Cipro! Ciao, ma'. Ciao, ciao, ciao.

[Walter fischietta]

Io pago 20 gettoni. Ammazza, quanti se ne succhia Roma!

- Roma, eh? - Roma.

Scusi, non per attaccare discorso, ma io e lei non ci siamo già visti a...

A Roma? No, no, purtroppo non ci sono mai stata a Roma.

Per quanto io ho una mezza zia. Chissà se un domani... mah...

Ma lei deve venire a Roma perché Roma è la capitale.

Poi se ha questa zia, ha sempre un... pied-à-terre.

Fiorillo, si chiama Elena Fiorillo! Sta sulla via Cassia.

Fiorillo, eh? Via Cassia... Fiorillo, Cassia...

Fiorillo, Cassia... ho sentito Fiorillo.

Eh, mi dice e non mi dice.

Il fatto è che Roma è una città molto dispersiva. Pure la Cassia!

Vedi, se tu mi dici com'è Giacarta, io te dico: "Giacarta è così".

Mi dici com'è Bangkok? Bangkok è così.

Mi chiedi com'è Roma? Boh, non lo so.

Roma è una città che sfugge, una città dove è difficile fare progetti.

Oggi ci sei, domani non ci sei più.

È crudele, lo so. Vivere a Roma è una continua scommessa con la vita.

Ricordo che una sera a via Veneto mi sono ritrovato una lama qui.

- Una lama lì? - Sì.

- Addirittura. - Sì.

- E tu hai reagito? - Sì, purtroppo.

Era un tipo alto, grosso. Lo chiamavano Jason, un italo-americano.

Gli feci molto male.

Tanto è vero che quel giorno giurai a me stesso

che mai più in vita mia avrei impugnato un revolver.

Quando sono tornata dal viaggio di nozze, ho scoperto tutto.

- In un modo orribile. - E che hai scoperto?

Sono entrata in una stanza che credevo vuota e invece c'erano due persone.

Il ragazzo che avevo sposato e un uomo anziano... che da anni era il suo amante.

Ma perché? Era frocio?

Tremendo.

Io feci finta di niente.

Andammo tutti e tre a ballare.

Ballammo la varsoviana!

- E che è? - È un ballo.

Ah, un liscio.

In mezzo al ballo il giovane che avevo sposato si staccò da me e scappò via.

E dov'è andato?

Eh?

Qualche minuto dopo...

- Uno sparo. - Uno sparo?

Corsi fuori.

Corsero tutti ad affollarsi intorno a quella cosa tremenda.

Poi... sentii delle voci.

"Allan, Allan, il giovane Gray!"

- Perché? Era americano? - Sì, ma non mi interrompere!

- Dov'ero rimasta? - All'americano.

Ah, sì.

Ma che è?

Si era infilato la rivoltella in bocca e si era sparato.

Tanto che il cranio gli era schizzato via!

Azzo!

E da allora la luce che si era accesa sul mondo si spense di nuovo.

E mai più per un solo istante ha brillato una luce più forte

di questo mozzicone di candela.

Ma quale candela?

Ci hai creduto, eh?

Ma perché? Non era vero?

Ah, non era vero? Chissà che mi credevo...

- Ma sembrava vero... eh? - Sembrava vero sì.

E il faro che si era acceso sul mondo si spense di nuovo.

E mai più per un solo istante da allora ha brillato una luce più forte

di questo mozzicone di candela.

Hai bisogno di qualcuno... anche me. Perché non io e te, Blanche?

Così certe volte scopri che c'è Dio!

[applausi]

- Ma scusi, lei perché applaude? - Perché è brava.

[uomo] Chi è quello scemo lì?

Ahó, a me pare brava. No?

Senta, guardi, noi siamo alle prove e alle prove di regola non si applaude.

- Non lo sapevo. - E adesso lo sa.

- Ma chi è quel soggetto? - Un sottufficiale di Marina.

Sonia, tesoro, per cortesia. Sei melensa, sbrodoli, ammicchi.

Recitare non basta, bisogna pensare un momentino a quello che si sta dicendo.

È Tennesse Williams, non Pulcinella.

[risate]

Cos'è questo gne-gne, gne-gne, gne-gne? La dizione, belìn, la dizione!

- A me sembrava giusto. - A me no! Sbaglio? Non lo so, dite voi.

Scusi, posso dire una cosa? Da profano, un giudizio da semplice spettatore.

Cioè, un intervento da osservatore, da uno extra ambiente.

A me la signorina come dizione piace, ma molto piace.

Ha detto due, tre cose proprio molto alla grande secondo me.

Proprio con sentimento. A me ha fatto venire pure i brividi, ti giuro.

Scusate, a me chi non convince... però è l'unico neo.

Lo dico sempre da profano. Secondo me è quello con i ricci, mi dispiace.

Io al limite ci vedrei uno... non so, uno tipo Richard Gere.

Chiaramente non lui, però uno simile.

Non so, uno robusto col fisico come il suo. O al limite sai anche chi?

Quello che quella pubblicità, quello grosso, con i capelli sale e pepe...

Mannaggia, aiutatemi. Come si chiama? Quello che...

Posso continuare, col suo permesso?

No, scusate, ma io ho detto una cosa da profano. Chiusa parentesi.

- Scusate. - [regista] Grazie!

Ma guarda che quella regista era una vera incompetente, a ripensarci.

Sono filodrammatici.

Ma guarda che te andavi bene.

Era quell'altro che non ti dava il là, la battuta.

Sonia, sai che hai di bello te come attrice?

Ricordati a vita quello che ti dico.

Sei spontanea. Hai la spontaneità, enorme, grande!

Tu me lo dici per tirarmi su, eh?

Io? Col carattere schizzinoso che mi ritrovo?

Mi prendesse un colpo, mi prendesse!

[tuono]

Daje... qui gira il libeccio, eh?

Sonia, secondo me tu più che un'attrice da teatro sai chi sei?

Un'animale da cinema, grosso!

- Wuolter, dimmi la verità. - Certo, perché non dovrei?

- Tu credi in me? - Eccome se non credo in te!

Sinceramente?

Ma io ho creduto in te fin dal primo momento che ti ho visto alla stazione!

- No, ma tu credi in me come attrice? - Ah, come attrice dici?

Sì, molto. Anzi, moltissimo.

Ammazza!

- Dai, andiamo. - Dove mi porti?

[voci non udibili]

[rintocchi di orologio]

"Vado a fare un attimo una telefonata a Roma..."

Senti, Wuolter, ti ho detto che ho l'hobby dello scrivere?

Sono una serie di frammenti, di poesie, di appunti.

Insomma, di cose così che ho scritto, però non lo so. Mi vergogno.

- Sonia. - Giura che non ridi.

- Ma te lo giuro. - Va bene.

Allora, questa qui è una poesia che ho scritto a 12 anni

perché mi ero innamorata di un ragazzo della mia età

un mio compagno di scuola e volevo anche sposarlo.

- Bella come idea. - Allora, senti.

"Amore mio, domani sarò tua per sempre"

"e questa attesa che è tanto pesa domani in chiesa terminerà."

"Le nostre fedi di oro puro puoi star sicuro ci salveranno."

"Le spiagge e i colli, i monti e i prati ci rivedranno innamorati."

"Per sempre tua, per sempre mio. Dall'alto Dio sorriderà."

Bella, ammazza.

Non lo so. Lo sento molto vicino a Pascoli, no?

Ma io ci sento anche molto D'Annunzio soprattutto quando dici

"per sempre tua, per sempre mio". Sto "per sempre" che torna. È D'annunzio, ecco.

[rintocchi di orologio]

[tuoni]

Senti, ma... quattro salti al Foxy ti andrebbe di farli? Eh?

No, Wuolter, per questa sera fermiamoci qui.

Abbiamo già corso tanto. Anzi, troppo direi.

Hai ragione, meglio restare lucidi.

D'altro canto, chi sono io?

Un marinaio. Oggi qui, domani là. Dopodomani chissà?

Che cos'è l'amore per me? L'amore per me è una cometa che sfreccia e va.

Quante volte in mezzo all'Oceano Indiano

mi sono chiesto: "Ma esisterà veramente l'amore?" Quante volte...

Non ho mai saputo trovare una risposta. Lo sai?

Non fare il cinico che non crede a niente.

- L'amore esiste, Wuolter. - Tu dici?

Sarà!

Buonanotte, Sonia.

Buonanotte.

Sonia, fermati. Sonia! Allora, che faccio? Ti chiamo domani, eh?

"Per sempre tua, per sempre mio. Dall'alto Dio sorriderà."

Buonanotte.

Wow!

[scatto della serratura]

È arrivato.

A Napoli, che giornata! Roba da fine del mondo!

Tu mi dirai: "Può nascere un grande amore in un sol giorno? Eh?".

- Sì. - No, perché dici sì? Devi dire no.

Ah, devo dire no? Ripeti.

Napoli, può nascere un grande amore in un sol giorno?

No, però con me è sì.

Ebbene, è nato ed è nato anche alla grande. Ma devi vedere che tipo!

Se la vedi ti butti per terra. Bella, dolce, delicata, sensibile, colta.

E poi fammelo dire...

Bona! Però non bona... bona fine, capito? Eh?

Quasi, quasi la chiamo. Faccio una "telefunken", eh?

- Si è rotta la spina. - Si è rotta la spina?

Vabbè, la chiamo domani. Vado a fare una doccetta.

Non c'è l'acqua calda.

Com'è?

Mi sono dimenticato di accendere lo scaldabagno.

Vabbè, fammi un bel caffè, dai!

Finito.

Scusa, ma... che ce l'hai con me?

- Ma chi? Io? - Sì.

- Io sì! - E che ti ho fatto?

E che mi hai fatto? Niente! Che mi hai fatto?

Io è da stamattina che ti sto aspettando. Hai capito?

Io ti ho accolto in questa casa non come un ospite, ma come un amico. Hai capito?

È da stamattina che sto preparando. "Che vuoi? Il fritto di pesce o il gronco?"

"Tutti e due?" E tutti e due!

Poi pulisci le cozze, fai la pasta a mano. Tre volte ho fatto la pasta a mano per te!

Hai capito? Per te! Perché non mi ricordavo la ricetta

però ho fatto la pasta a mano tre volte da stamattina. Capito?

E tutto questo perché? Per aspettare uno che se n'è andato stamattina

dicendo: "Vado a fare una telefonata a Roma e poi ritorno".

Sì, ora parlo così io?

Tu non te ne accorgi, ma qualche volta parli pure così. Hai capito?

Vuoi vedere che spacco un piatto? Vuoi vedere sì o no? Di' sì!

E spacca.

Ma che sei scemo?

Ma che sei pazzo?

Ma che sei matto?

Ma che sei idiota? E finiscila!

Devono finire. Quando sono finiti, la smetto.

E piantala!

Ma che ti ha preso? Oh!

Oh!

Ecco.

Raf?

Raf?

- Vieni a letto, su. Che stai facendo? - No, voglio restare qua.

Se tu stai qua, sto qua pure io.

E allora se tu vuoi stare qua, io me ne vado a letto.

- Napoli. - Ah, no, guarda!

Non mi chiamare Napoli perché questa è la sera buona che ci intossichiamo.

Raf, per piacere, vieni a letto.

- Per piacere. - Per cortesia, dai, vieni a letto.

- Per piacere. - Per piacere!

[verso del pupazzo]

Wuolter?

- Wuolter? - Eh?

- Sai che me la vedo davanti? - Chi?

- La ragazza che piangeva alla stazione. - Ah...

Ora la vedo proprio benissimo, chiara, in tre dimensioni.

Wuolter?

Wuolter?

- [gridando] Wuolter? - Eh?

Senti... secondo te la posso incontrare ancora?

No.

Romano, un po' sfacciato, ma tutto sommato è tenero con una sua dolcezza.

Sì, d'accordo, lui fa il sicuro, però non lo so. Ti viene voglia di coccolarlo.

- Permesso, permesso? - Ehi, ma che diamine?

E meno male che uno chiede permesso. Figuriamoci se non...

Ah, ma... ma siete voi?

- Finalmente vi ho rincontrata. - Scusi, lei chi è?

Non vi ricordate di me, eh?

Come? Alla stazione vi ho prestato il fazzoletto perché stavate piangendo.

Ah, sì. Mi scusi. Sì, certo che mi ricordo.

Sonia, io vado. C'è Rolando che mi aspetta.

Salve.

- Piacere, Raffaele. - Piacere, Sonia.

Mi fa piacere che almeno adesso vi vedo sorridente, allegra.

C'est la vie!

Parlate pure francese, parlate!

A proposito, ma io ho ancora il suo fazzoletto.

Ah, non vi preoccupate, è un omaggio. Un omaggio!

No, no, regalare i fazzoletti porta male. Lo sa?

Ah, no, no. Allora lo voglio, lo voglio.

Anzi, se mi dà il suo numero, glielo restituisco.

Il numero di telefono!

Scusate, stavo... stavo un po' sovrappensiero. Il numero di telefono...

Il numero... il numero di telefono.

- Tenga. - Grazie.

- Ventisette, 29... - Sì.

No. Ah, 27, venti...

Il 27 c'è di sicuro, ma il resto non lo ricordo più.

Sì, sì, va bene. Senta, facciamo una cosa.

Glielo restituisco al più presto. Va bene?

- Perché? Ve ne andate? - Sì, sì. Grazie, arrivederci.

Accidenti, quella scema è andata via con l'ombrello.

Io, io... io l'ombrello non ce l'ho, però...

Mannaggia, non stanno ferme oggi. Li mortacci loro...

Ecco qua. Ecco qua l'asciugamano.

Così vi potete asciugare. È asciutto, è pulito.

- Grazie. - Prego.

Vi posso... vi posso preparare un caffè? Eh?

Ah, no, no. Per voi ho una cosa speciale. Il rosolio che faccio io con le mie mani.

Un capolavoro! Fatto in casa e poi genuino.

E così nel frattempo vi prendete un rosolio.

Aspettate un momento che torno subito.

Hai capito, Napoli!

Mah, insomma...

Meglio la mia, meglio.

[versi]

Oh, oh!

- Vattene. Vattene. - Dacci dentro, eh!

- La porta, la porta - Dai!

- Va'. - Mi raccomando!

Va', va'!

Ah, ah! Ah... ecco qua, ecco qua il rosolio.

Ma che fate? State in piedi? Accomodatevi. Voi potete accomodarvi dove volete.

- Là, là e là. - Qui?

No, quella no, mannaggia alla miseria. Mi dimentico... non devo indicarla.

Quella è rotta, è l'unica che è rotta. Aspettate che vi prendo il rosolio.

- Ecco qua, potete accomodarvi. - Va bene qua?

Prego, quella è sana.

Mi arrestano con questa. Dove vado?

Mannaggia...

Questa non è mica male. Questa sulla giacca a vela è la fine del mondo.

No, invece io sono di Casoria, ma è quasi come se fosse... là vicino.

Insomma, è come se fossimo stati sempre un po' così...

Che peccato però che non ci siamo incontrati prima, eh?

Però il fatto è che io sto quasi sempre in mare

e quando non sto in mare, allora mi piace stare qui a casa.

E così tra mare e casa, casa e mare

è per questo che voi non mi avete mai incontrato prima.

L'altra sera alla stazione piangevo perché si stava chiudendo una storia.

Ero così triste.

E adesso, eh? Adesso come va?

Meglio, molto meglio.

Anche perché penso che se ne sta aprendo un'altra, forse.

Un'altra storia... d'amore?

[tuoni]

Uffa, ma quando smette di piovere?

E quello quando inizia, non sai mai poi quando finisce.

Raffaele, un phon, per favore?

E non potevate chiedermelo prima? Venite, sta di là.

[fischietta]

Evvai!

Ecco qua. È meglio che state di qua perché purtroppo il bagno sta sul terrazzino.

Piove e poi vi bagnate un'altra volta.

[voci non udibili]

Scusatemi, vengo subito.

[ansima]

- Ma che è? - È che...

Che ti ha fatto? Ti ha...

- Wuolter. - Eh?

Una che ti dice: "Fino a ieri ero triste perché stava per finire"

"una storia d'amore, però forse ne sta cominciando un'altra."

E io le domando: "Ma un'altra storia d'amore?"

E lei mi fa... e guardava solo me, Wuolter.

- Guardava solo me! - Chi doveva guardare? Stavi da solo.

Ma devi sempre rompere la poesia? Ma non può essere che parlava con me

e guardava il soffitto e allora vuol dire che non ce l'aveva con me?

- Fammela vedere, dai. - No, no, ho detto che stavo da solo.

Wuolter, per cortesia, mi fai fare una brutta figura.

- Dacci dentro. Hai capito? - Sì, sì.

- Fatti onore - Non preoccuparti.

- E sai come? - Sì.

[fischietta]

E vai, dai!

[Wuolter fischietta]

Sonia!

Sonia!

[Wuolter fischia]

- [Raffaele] Niente di meno, attrice? - [Sonia] Prova a dire una cosa qualunque.

Quella che ti pare, la prima cosa che ti viene in mente.

- [Raffaele] Una qualsiasi? - [Sonia] Sì.

[Raffaele] Oggi è piovuto, ma è una bellissima giornata.

No, ma una cosa più intima, da interpretare.

- Una cosa più intima? - Sì.

Allora?

Coraggio.

- Io ti amo. - Io ti amo?

- Benissimo. - Ah, va bene?

Allora, stai attento.

Tu, per esempio, puoi dire: "Io ti amo" oppure "io ti amo".

- [Sonia] Lo senti che è diverso? - [Raffaele] A me sembrano belli uguale.

Perché se io dico: "Io ti amo", sottolineo l'io

cioè che io amo te, ma forse tu non mi ami.

No, no, com'è possibile?

Se invece io dico: "Io ti amo", sottolineo il "ti"

cioè che amo te e non un'altra persona.

Sta zoccola!

O meglio, senti ancora.

Se io dico: "Io ti amo", significa che io ti amo, cioè ti amo veramente

e quindi non ti odio. Chiaro, no?

Mamma mia! Ho capito adesso, adesso ho capito proprio bene.

Vabbè, io sono arrivata, Raffaele. Grazie di tutto.

- Ciao, allora. - Sonia.

Ciao, Sonia. Senti, me lo... com'è? "Io ti amò"?

- No, "io ti amo". - Stronzo!

Oppure "Io ti amo" oppure "io ti amo."

No, io ti amo, io ti amo... Io ti amo, Sonia!

- Sì, ho sentito. - Sonia, posso ritelefonarti?

Ma quelli hanno fatto robba!

E adesso perché uno è gentile e simpatico, te dopo un'ora che lo conosci

già gli cominci a dire: "Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo", eh?

Io non ci trovo niente da ridere, sai?

Ma gli stavo spiegando solo l'uso dell'enfasi nel dire una battuta

come "ti amo". E tu mi vieni qui...

Ma ti sembro il tipo che con uno a prima vista così?

- Ma guarda che se lo conosci... - Lo conosco, lo conosco non preoccuparti.

- Lo conosci? - Sì, come no!

Perfetto. Allora, guarda, fammi la cortesia.

- Tieni, dagli questo. - E che è?

Me lo ha dato l'altra sera alla stazione. Io piangevo e lui me l'ha dato.

- Scusa, dove te lo ha dato? - Alla stazione.

- Alla stazione? - Sì.

Oh, ma che cos'hai? Dai, non essere ridicolo, per favore.

Ma guarda che tra me e Raffaele non c'è stato niente, non ci sarà mai niente.

Ma no, riflettevo sulla vita. Certe volte è proprio bastarda.

Ti arriva una coltellata dietro la schiena quando... quando meno te l'aspetti.

Poveraccio.

No, Wuolter, il destino è dalla nostra parte

come quella canzone dei Rolling Stones. Te la ricordi? Time Is On My Side.

Se proprio lo vuoi sapere, io ti amo.

- Ridimmelo. - Sì, amo solo te. Ti amo.

[squilli di telefono]

Scusa.

Sonia, stacca dopo.

Pronto?

Pronto, ma chi parla?

- Ma chi è? - Pronto?

È Raffaele.

- Raffaele? Ti avevo detto di staccare. - Cosa?

Ti ho telefonato perché... mi hanno arrestato Sonia.

Ma perché?

- Che cosa hai combinato? - Mannaggia.

E io ho pensato che dovevo telefonare a te, Sonia perché...

Io sono felice, io sono felice! Io sono felice.

Sì, ho capito.

Ma che cosa hai combinato?

Pronto?

Pronto?

- Beh? - Dice che l'hanno arrestato.

- Ma come arrestato? - Non lo so. Cosa avrà combinato?

Accidenti a me, a quando l'ho conosciuto. Lo sapevo!

- Vai, vai, corri. - Ma dove sta?

Fammi sapere, vai.

Wuolter, tu hai davanti a te l'uomo più felice della terra.

Ah, sì? E uno che è felice sfascia tre vetrine

scassa quattro macchine e cinque parabrezza?

Sei perché ho rotto pure quello dei Carabinieri là dietro.

Sta' zitto, pazzo ubriaco!

Non ho capito, ma perché devo essere o ubriaco o pazzo?

- Io felice non posso essere? - Che "tritapalle" che sei!

Io non ho bevuto ancora. Questa l'ho comprata per brindare con te.

Dai, non fare così. Brindiamo, eh? Brindiamo?

E brindiamo!

Passane un po' dietro l'orecchio che porta bene, passatelo.

Passalo, dai! Così, avanti.

Wuolter, ma come devo spiegartelo che ho incontrato l'amore con la "A" maiuscola?

Ah, si chiama Sonia, hai capito? Si chiama Sonia e mi ama, Wuolter.

- Mi ama! Hai capito o no? - Ma chi te l'ha detto che t'ama?

Ma chi cazzo te l'ha detto che t'ama? Te lo sei detto te!

Io pensavo che eri un po' più furbo di me, ma sei proprio un babà.

Wuolter, una ragazza che con la scusa dell'acqua e della pioggia viene

a casa mia e con la recitazione mi dice di continuo: "Io ti amo, io ti amo..."

Secondo te invece mi odia? Io mica ho l'arteriosclerosi, Wuolter.

- Mi ama. Hai capito o no? Mi ama! - Raf! Raf...

Io forse adesso sto per darti una mazzata, sì.

Io però adesso voglio anche vedere in te sai chi? L'uomo stoico, il Seneca.

- Aspetta, Wuolter. Fa' parlare prima me. - No, fammi parlare.

Devo dire... sono io che devo parlare prima. Ti devo dire due cose, Wuolter.

- Fai dire a me che poi mi dici le tue. - No, aspetta, voglio parlare prima io.

- Ti devo dire due cose. - Aspetta, aspetta, fai dire a me...

- No. - E che cazzo! Dai, di', dai!

La prima... la prima, Wuolter, è che io devo ringraziarti

perché tu mi porti fortuna, mi porti bene.

Da quando sei arrivato tu, sono sparite tutte le mi disgrazie, Wuolter.

Io dal primo momento che ti ho visto ho detto: "Quello là mi porta fortuna"!

La fortuna, Wuolter? Tu mi hai portato l'amore!

L'amore quello vero. Hai capito, Wuolter?

E la seconda è che ti devo ringraziare perché io pensavo nella mia vita

di non poter aver mai qualcuno da chiamare amico, anzi "l'amico"!

"L'amico"?

E poi perché...

E poi perché sei buono, sei onesto, sei generoso, sei leale...

- Sei tutto, sei... - Mannaggia!

E non fare così, dai. Non posso vederti quando piangi così.

Dai, su! Dai, Raf, dai!

E adesso che ho parlato, qualunque cosa, la più triste, la più dura

la più brutta che devi dirmi, non preoccuparti.

Parla perché qua ci sta qualcuno che deve aiutarti.

Quello sono io, Wuolter. Non preoccuparti, parla. Ti aiuto.

Dimmi. Ti aiuto io!

Parla!

Mi sono perso la patente!

E tutto qui, Wuolter? Chissà cosa credevo? Devi fare un duplicato.

Ci vuole la visita medica innanzitutto, un certificato di residenza...

In carta da bollo e la domanda in semplice.

No, voi fate la domanda in carta semplice e chi vi dà la patente?

- Ci vuole in carta da bollo, capito? - Da bollo.

- Poi porta tutto là e dopo... - Dopo tre mesi.

Sì, sì, voi andate dopo tre mesi e vedete chi ve la dà la patente.

- Ci vogliono sei mesi. - Sei mesi, vabbè.

- Avete capito? - Non mi rompere i coglioni!

- Con queste mani addosso! - Oh, e che è?

[Wuolter] Il fatto è che non abbiamo a che fare con una persona normale, capito?

Io ho provato a dirglielo diecimila volte, ma non ci sente. È partito proprio.

Per me c'è pure un principio di arteriosclerosi.

- Veramente? - Sì, ripete le cose diecimila volte.

Senti, ma se io andassi da lui

e gli dicessi: "Sai che mi hanno detto che Sonia è un tipo un po'..."

- Che Sonia che cosa? - Che Sonia è una...

Senti, ma tu non è che hai una fotografia, non dico porno

ma un po' spinta, magari con una cosa di fuori, una fotografia di teatro?

- Non ce l'hai? - Ma che stai dicendo? Io mica ti capisco.

Per esempio, se uno viene da me

e mi dice: "Oh, la donna che ami è una gran mignotta". Io...

Scusi.

Mi dice: "Sai che la donna che ami è una gran mignotta?"

- Per me quella donna è finish, finita. - E io dovrei passare... tu sei scemo!

Senti, Wuolter, io lo so che non è facile.

Raffaele è una persona carina, sensibile, ma dobbiamo pensare a noi!

Hai ragione.

Quest'uomo non può e non deve turbare la nostra felicità.

Anche perché io sento che il destino è dalla nostra parte.

Time is on our side.

[Raffaele canta in dialetto napoletano]

- Uè, Wuolter! - Uè...

Hai visto? Ti piace? Mi danno 250.000 lire al mese.

È di un ragioniere di Pistoia che però non c'è mai. È come se fosse la mia.

Beh, la nostra. Wuolter, chi si muove più di qua!

Ora faccio Sonia, casa e lavoro. Lavoro, casa e Sonia.

E Sonia, sì.

Permetti un attimo? Due parole, vieni.

- Vieni. Parliamo un momento. - Ecco.

- Senti, Raffaele. - Sì?

Un discorso, un minuto inter nos.

Vedi, io credo certe volte che la vita sia fatta di...

Qualche volta di dispiaceri, dolori... amarezze.

Qualche volta anche disgusto.

Uè, uè, ma c'è pure la felicità. Simpaticone mio, faccione.

- La felicità me l'hai data, tu, Wuolter. - Lo so, Raf.

Quante volte noi nella nostra vita diciamo: "Che bello, questa cosa è".

Mentre poi invece ci accorgiamo che questa cosa non è.

- Quante volte? - Quante volte?

Quante volte?

- No, invece, senti... - Tante, tante.

Visto che sei qui, cinque minuti. Voglio farti vedere una cosa, è importante.

Raf, Raf, scusa. Cerco di porgertela in un altro modo.

Quante volte noi afferriamo una bella cosa nella vita

e diciamo: "Che bello, finalmente questa cosa è".

Per poi accorgerci invece che questa cosa...

- Non è. - Quante volte?

- Un'altra volta "quante volte"? - Tante.

- No, cinque minuti devi venire con me. - Raf, Raf, scusa.

Ma se lei avesse un altro?

A parte il fatto che non è proprio possibile. Questo lo so.

Comunque, tu dammi nome, cognome e indirizzo e ti faccio vedere che succede.

Sì? Perché? Che fai?

Tu dammi nome, cognome e indirizzo e ti faccio vedere io che succede!

Scusa, Raf. Raf...

Ma...

E se questo fosse il tuo migliore amico?

Oh!

Scherzavo. Sto a scherza'!

Non fare così. Scherzavo! Stavo a scherza'!

- Con l'amore non si scherza, capito? - E dai, per una volta che ho scherzato.

- Che sarà mai? - Mannaggia agli scherzi di questo scemo!

No, non fare così. Scendi perché pesi, dai, dai.

- Ma dove devi portarmi? - E dai, solo cinque minuti.

- Che devi farmi vedere? Dai! - Non posso dirti niente, è una sorpresa.

No, no, no... non farmi correre perché mi fai venire il fiatone.

- Siamo quasi arrivati, dai. - Io sono fumatore. No, no, no...

- Mi fai venire un collasso. - Siamo arrivati, dai.

Fermo qua.

Aspetta... aspetta un minuto qui, eh?

- Ma che devi fare? Che devi fare? - Ti ho detto che è una sorpresa, però.

Aspetta un momento e chiudi gli occhi. Ok? Chiudi gli occhi e non guardare.

- Va bene? Aspetta qui un minuto. - Vai, vai.

- Ah, ah, ah! - No, dai, non urlare.

- E non devi aprirli. - Vabbè, vai.

- Non aprirli. - Vai

- Aspetta... - Va'...

Sonia, puoi venire un momento?

[voce non udibile]

Sonia!

Senti, Raffaele, tu mi sei molto simpatico, ma io non posso uscire.

So che non devo infastidirti sul lavoro, ma non dirmelo così sennò mi mortifichi.

Piuttosto puoi venire un attimo con me? Ti faccio vedere una cosa.

- Non posso venire. - Un momento solo, dai. Vieni un attimo.

Un momento solo, eh?

Wuolter, Sonia.

Sonia, Wuolter.

E saluta, pare brutto.

- Piacere, Migliorini Wuolter. - Piacere, Sonia.

Ecco i miei due gioielli.

- I miei? - Gioielli.

Gioielli.

[voci non udibili]

Che sta facendo adesso?

- Sta raccogliendo le margherite. - È proprio un minus habens.

Sonia, ti prego, non fare così. Ti scongiuro.

Io ieri sera ho provato a dirglielo.

- Veramente. - Ma va!

Vabbè che è limitato, ma secondo me tempo 24, 48 ore capisce. Eh?

- Ma che gli hai detto? - Gliel'ho detto.

Ho cominciato a dirgli: "Guarda che..."

Senti, Wuolter, tu devi dirglielo chiaramente. Hai capito? Punto e basta.

Io non ce la faccio più.

Eccolo che arriva. Andiamo, sennò ci attacca un bottone.

[Wuolter fischietta]

Uè? Uè? Le margherite. Ho colto le margherite per tutti quanti!

- Ecco, bravo cogli le margherite. - Andiamo, andiamo. Vola, vola, vola!

[Sonia] Fermo, altrimenti mi fai cadere!

Io ti giuro che l'ammazzo. L'ammazzo!

No, dai, ti prego. Non fare così. Ci vede.

Faccio così?

- Wuolter? - Sì?

Secondo te sono più o meno di tre metri da qua a là?

Sono di meno, va', va'.

- Dove? Laggiù? - E va' laggiù.

- Vado dentro la grotta? - Va' dentro la grotta, va'. Va'!

- Ma poi se vado laggiù, metto "infinito". - Metti quello che ti pare, va'.

[Raffaele fischietta]

[Sonia] Lasciami!

- Wuolter? - Sì?

Ho pensato che qua è meglio perché da lì eravamo troppo piccoli. Hai capito?

- Metto l'autoscatto, va bene? - Metti l'autoscatto, va', va'.

- Lo ammazzerei! - L'autoscatto?

Io non capisco perché la macchina è sua e devo prepararla io.

[scatto del rullino]

- Pronti, pronti! - Sì, eccolo qua!

- Uè! - Voglio stare io in mezzo!

Uè...

[musica ritmata]

[voci non udibili]

Sonia, io non ce la faccio più, sai?

Anche i sensi vogliono la loro parte.

- [Sonia] Ma tu sei pazzo. - [Wuolter] Sono pazzo?

E lui? Ma come facciamo con lui?

Che si sparasse, che s'impiccasse, che si desse fuoco come un bonzo!

Secondo me lui ha capito tutto.

Sì, fa finta di non capire perché non è cattivo. Non è cattivo, è perfido.

Sotto quel materasso di coniglio sai chi si nasconde? Un cobra si nasconde.

Guardalo. Fa il tenero, fa il solo.

Ti ricatta con la tenerezza quello scemo.

Io non posso vederlo così. Mi fa... mi fa venire il magone.

Aspetta un attimo, bisogna che io... io non posso vederlo così.

Scusa un attimo, un secondo.

Ma che stai facendo là sotto, eh?

Ci hai fatto due coglioni così per venire a questa festa e ti nascondi pure?

Wuolter?, lasciami stare.

Io se acchiappo quello che ha detto "tutti vestiti da animale", me lo mangio.

Ma stavi tanto bene vestito da Tarzan!

Ti sei voluto mettere sto materasso e ti stai facendo una sudata da tre ore.

Eh... vestito da Tarzan.

Quelli erano due, tre fogli. Si vedeva tutto.

Milena? Milena, scusa un secondo. Senti...

E poi è tutto il pomeriggio che Sonia non mi rivolge neanche la parola.

No? Com'è questo fatto?

- Eh... io penso di aver capito, Wuolter. - Hai capito?

- Ho capito sì. - E che hai capito?

- Non le è piaciuto il costume. - Ah, giusto.

Tu dici che è per il costume?

E non ci sta un'altra spiegazione. Perché c'è un'altra spiegazione?

- Potrebbe esserci un'altra spiegazione? - Ce n'è un'altra?

No, quale spiegazione? Sarà il costume.

Eccolo qua! Leprotto, leprottino, me lo fai fare un ballettino?

Ma Sonia e Wuolter dove sono?

- Ma che ti importa? Balla, balla. - Sì, ballo, ballo.

Avete visto una spagnola e un Davy Crockett?

[parole incomprensibili]

- Dai, vieni. - Ma dove mi stai portando?

Sbrigati, fidati, non preoccuparti.

L'ho già detto a Milena. Tiene a bada lei Raf.

Senti, fa' una cosa.

Inventa una scusa, digli che ti senti indisposta e che non stai bene

così poi te ne vai. Io invece sai che gli dico?

Gli invento che vado a dormire direttamente sulla nave

che mi hanno richiamato d'urgenza, così... eh, amore?

- Scusate, avete visto... - Coniglio!

Avete visto Davy Crockett e una spa...

Scusa, hai visto Davy...

Scusate, avete visto Davy Crockett e una spagnola? Niente, eh?

La notte sarà nostra, Sonia. Io e te sotto un cielo di stelle.

- Ma perché? Non andiamo da me? - Certo, ma era una metafora la mia.

- Tonight I'm Yours, Wuolter. - Shakespeare?

- No, Rod Stewart. - Il vecchio Rod che colpisce ancora.

[Raffaele] Spagnola! Davy Crockett! Spagnola!

Oddio, eccolo! E adesso?

Tanto vale che lo sappia nel peggiore dei modi.

Cioè?

Davy Crockett!

Spagnola!

Ma voi scherzate sempre...

Dio, che schifo! Che schifo!

- Oh, ora ha capito... eh? - Non lo so.

E se non ha capito è proprio "de coccio"! No?

I miei gioielli...

L'amicizia...

L'amore...

[grida]

Aiuto!

Wuolter!

Wuolter!

[sirene]

[lamenti e colpi di tosse]

- Lasciatemi stare. Voglio stare qua. - Permesso, permesso.

- Fatemi passare. Sono un amico. - Dove mi portate? Lasciatemi stare.

Raf, ma che ti è successo?

[uomo] Dice che si voleva ammazzare per amore. Non so...

Ma che sei matto? A questo punto sei arrivato?

Amico mio, ma che ti è successo?

- Vattene. - Non dire così, dai.

Vattene, non ho amici. Non ho amore. Non ho fortuna.

- Non ho niente. - Ma guarda che scherzavo.

Ahó, guarda che scherzavo! Io come quella ne trovo 200.000. Ma che mi frega!

Guarda che scherzavo! Ahó, stavo a scherza'!

No, bisogna parlargli così per calmarlo. Capito? Non è che...

Io invece non scherzavo.

Sonia, lascia che ti spieghi. Ti devo spiegare, Sonia.

Sonia! Sonia!

[sirene]

[Wuolter] Caro vecchio amico Raf

è questa la quarta lettera che ti scrivo, implorando il tuo perdono.

[Raffaele] La Spezia, 3 aprile.

Wuolter, mi risulta difficile chiamarti caro e impossibile chiamarti amico.

Col tempo potrei chiamarti al massimo "caro". Sull'amico non garantisco.

[gridando] Brava! Brava! Brava!

- Scusate, c'è un medico in sala? - Ma perché? Non è per finta?

Scusate, abbiate pazienza. Permesso, permesso...

[Raffaele] Quanto a Sonia, sta benissimo. L'arte drammatica la prende tutta.

Ormai non chiede più di te. Ti ha dimenticato per sempre.

Wuolter. Voglio Wuolter.

[Wuolter] Su questa bara d'acciaio vagante tra i flutti

il cannone tuona 24 ore su 24 e io rischio la pelle ogni minuto, ogni secondo.

La lontananza rende ancora più crudele i ricordi.

[voci non udibili]

Hai notizie di Wuolter?

Io? No, mai. Non si è fatto più sentire

- Dai, vuoi un po' di merluzzo? - No.

- E mangia, dai. - No

Sonia, l'ho fatto io con le mani mie. Tu devi mangiare, Sonia.

Parla come parla lui, romano.

- Come faccio a parlare in romano, Sonia? - E dai, fammi Wuolter.

E vabbè.

Ammazza, ahó! Quanto è buono, mortacci tua! L'hai fatto te? Buono!

No, lascia stare, grazie lo stesso. Non lo sai proprio fare.

- Migliorini, c'è una lettera per te. - Grazie.

Niente.

[Raffaele] Portovenere, 6 maggio.

Con la presente ti comunico che non ho riferito a Sonia che scrivi sempre

chiedendo di lei, anzi faresti bene a non chiamarla "la nostra Sonia"

e soprattutto a dimenticarla poiché lei sta bene ed è felice solo con me.

Solo a livello di cortesia sappi che insieme passiamo ore liete e spensierate.

Dovresti vederla, è molto allegra. Con osservanza, Raffaele.

[uomo] Uomo in mare, uomo in mare! Calate una scialuppa!

[Wuolter] Scaraventato in mare durante una burrasca

mi sono ritrovato a tu per tu con un'orca assassina

e adesso sono ricoverato all'Ospedale di Brindisi in Sala Rianimazione.

- Ahó, ma'? - Ah, ecco.

Ahó, ciao!

- Come stai? - Sto meglio, ma'. Sto molto meglio.

- Bello di mamma, ti vedo tanto sciupato. - Sì?

Tu che dici? Verrà Pertini?

- No. - Ma come?

Neanche un telegramma ti ha mandato?

Perché deve mandarmi un telegramma Pertini? Ma che dici?

Senti, amore di mamma, spiegami. Ma come ti è successo? Stavate sparando?

No, stavo... stavo tirando i biscotti ai gabbiani.

- I biscotti ai gabbiani? - Mi piace.

Stavo sul ponte, tiravo questi biscotti.

A un certo punto è arrivata un'onda anomala.

A ma', 25, 30 metri. Una cosa tremenda, vedessi.

E sono andato di sotto con tutti i biscotti.

[colpi di tosse]

- Raffaele! - Che c'è?

- A che ora arriviamo a Roma? - Ancora con questa cosa di Roma?

Ma come devi dirtelo, Sonia? Non siamo in treno, non stiamo in treno!

Non è vero, tu non vuoi portarmici.

Ma sì, sì, Sonia. Voglio portarti, ma adesso dormi, per favore.

Io non ce la faccio più. Hai capito o no che non ce la faccio più?

Wuolter... voglio Wuolter.

[Raffaele] Caro Wuolter, amico mio, solo adesso comprendo

quanto è grande l'amore di Sonia per te. Non c'è posto per me nel suo cuore.

Io mi dileguo. Vieni presto, subito, immediatamente

e falla tua per sempre.

Insomma, pensaci tu e per favore portala a Roma. Tuo Raffaele.

[fischietta]

- A ma', sono pronte le camicie? - Forza che mi parte il treno.

- Il deodorante l'hai messo dentro? - Sì

- Acqua di colonia? - Sì.

- Pinzette dei peli? - Sì.

- Perfetto. Ciabatte? - Tutto.

Brava.

Anzi, ci ho messo pure la fotografia di Papa Giovanni.

Hai fatto bene. Non si sa mai.

- A proposito. - Eh?

- Ma non avevi 50 giorni di convalescenza? - Sì, avevo 50 giorni di convalescenza.

Però c'è la flotta russa sul Mediterraneo da una parte

C'è la flotta americana dall'altra... Ma vogliamo intervenire, eh?

- E proprio te? - E certo.

Se non la guido io, la nave chi la guida?

[Raffaele canta in dialetto napoletano]

Sonia!

È un po' che sono qui a guardarti mentre lavori

e mi sembra la prima volta che ti vedo.

Eh, Sonia...

A volte uno crede di trovare la felicità dove non esiste.

Corriamo dietro a dei sogni e invece non ci accorgiamo

che la felicità è qua, a portata di mano.

Io l'ho sempre pensato

però non l'ho mai voluto dire perché poteva sembrare interessato.

Senti, Raf, vale sempre quel viaggio insieme a Roma?

Insieme... a Roma? E come no! Sì.

[Raffaele] Rimangiomi ogni cosa scrittati lettera precedente.

Non venire. Ripeto, non venire. Assolutamente, non venire. Raffaele.

- Sonia. - Sì?

Non riesco a trovare la guida turistica di Roma. Dove sta?

Dev'essere nella libreria, vicino a Cime Tempestose.

- La metto nella valigia mia o nella tua? - Non lo so. Dove vuoi.

- È uguale? - Sì?

♪ Quanto sei bella Roma... ♪

Sonia, sai che ho pensato? È meglio che ce la portiamo a mano

così passeggiamo e vediamo pure di che si tratta. No?

Ma... che è successo? Stai male un'altra volta?

- C'è Wuolter. - Wuolter?

- Sì, l'ho visto, sta venendo qua. - Ho capito, un'altra volta Wuolter.

Raffaele, ti prego, aiutami. Io non voglio vederlo. Non me la sento.

Digli che non ci sono, digli che sono morta, ma non voglio vederlo!

Veramente non vuoi vederlo, Sonia?

- Non vuoi vederlo? - No.

E allora se non vuoi vederlo, non lo vedrai. Non preoccuparti.

- Ma il telegramma non l'hai ricevuto? - No.

- Ma che ci fai te qua? - E che ci faccio io qua?

Troppo tardi, sei arrivato troppo tardi.

- Ma perché? Che è successo? - Che è successo?

- Brutte notizie? - Brutte notizie?

- Qualcosa di grave? - Qualcosa di grave?

- Voglio vederla. - No, aspetta.

- Dov'è? - No, devo dirti una cosa.

- Sonia! - Aspetta, Wuolter.

- Sonia! - Non c'è, aspetta un attimo.

- È inutile, Wuolter. - Sonia!

- È inutile, aspetta. È inutile, Wuolter. - Come è inutile?

Troppo tardi sei arrivato. L'hanno portata via.

- E dove? - E dove?

- Parla, per Dio. Dov'è? - A Macerata.

E che è andata a fare a Macerata?

A Macerata perché pare che solo lì ci siano degli specialisti

per la malattia che l'ha colpita.

- Ma quale malattia? - Eh, quale malattia... non si sa.

Ma come non si sa? Dio mio!

Non si sa, Wuolter. Non si sa come va a finire.

Che guaio, dovresti vedere come si è ridotta. Fa impressione.

Tu la guardi e dici: "No, non è lei!".

- E invece è lei. - E invece è lei.

Tutta secca, tutta tirata. Fa impressione, dovresti vederla.

Ti ricordi che bella bocca, che bel sorriso che...

- Tutto distrutto. - Niente.

I capelli! Sono rimasti uno qua, uno là, proprio... un fantasma, una mummia!

Raf, io vado a Macerata.

Fai bene, così magari le dai una soddisfazione

che potrebbe essere l'ultima. Va', ti accompagno.

Mi riconoscerà?

È difficile perché sta proprio... ma comunque vai perché non si sa mai.

Vai a Macerata.

Raf, anche se il suo viso non è più lo stesso

anche se la voce non è più la stessa

anche se i capelli non sono più gli stessi...

I denti, sono caduti pure tutti i denti, in blocco.

Pure?

Dio mio!

Ma io la voglio lo stesso!

Perché io l'amo, l'amo perdutamente, l'amo alla follia e l'amerò per sempre!

Wuolter!

Wuolter!

Come si dice? Vinca il migliore!

[altoparlante] Treno rapido per Pisa, Livorno...

E il migliore sei sempre stato tu, Wuolter.

Il migliore non è mai il più forte. Sai chi è il migliore? Il più generoso!

E il più generoso sei sempre stato tu, quindi hai vinto tu, pensa.

Grazie. Comunque, domani è un altro giorno. E poi come si dice?

L'importante non è partecipare, è perdere.

Grazie, Raf. Grazie per le ore, per i giorni in cui mi sei stato accanto.

E scusami se ho confuso l'amore con l'amicizia.

Quest'amicizia che combina più danni della grandine!

Ah, i biglietti. Li avevo presi per noi, comunque vanno bene anche per voi.

Per noi.

- Siate felici. - Non fare che sparisci adesso, eh?

- No. - Quanto sei bello con quella camicia.

- Ciao. - Ciao.

- [Wuolter] Telefona. Anzi no, scrivi. - Ciao, Sonia.

- [Sonia] Ciao! - [Raffaele] Ciao, buon viaggio!

Ma non pompa, no pompa. Ho... detto bomba!

E che vi telefonavo allora?

Ma come... c'è una pompa sulla linea per Roma? "B" come Bologna. Bomba!

Ah, finalmente ci siamo. C'è una bomba sulla linea per Roma.

Esplode? Certo che esplode. Fermate il treno sennò esplode.

- E adesso che facciamo? - Che facciamo? Che ne so!

[fischia]

Wuolter, aiutami. Oh!

- Non parte. Linea bloccata? - [uomo] Sì, tutto fermo.

- Ma dove andiamo? - Sai che ci conviene fare?

Andare qui in una pensione e domattina prendere il primo.

Mannaggia... che iella!

Meno male che l'oroscopo oggi diceva: "Giornata favorevole agli spostamenti".

E tu ci credi?

[tuoni]

[cane che abbaia]

Ehilà!

- Perché fai quella faccia? - Sto pensando a Raffaele.

Poveraccio.

Sonia, è la nostra serata. Pensiamo a noi. Dai!

- Wuolter, tienimi stretta. - Vieni qua.

Stai con me.

- Smorzo? - Come?

- Spengo? - Non lo so. Fai te.

- Penombra? - Ma non lo so.

Io spengo. Poi se ti impressione, riaccendo.

Quanto ho aspettato questo momento.

[Raffaele] Disgraziati, è inutile che spegnete la luce, tanto io sto qua.

Voi credete di essere soli, ma non siete soli. Non sarete mai soli!

Vigliacchi, concubini!

Una cosa è che io da amico vi dico: "Andate, partite, siate felici"

e vi do pure i biglietti che avevo comprato per me

però voi da amici dovevate rifiutarli!

- Fallo stare zitto, per piacere! - Dobbiamo resistere.

Zitta un po'...

- Finita, io dico che è veramente finita. - [Raffaele] Non è finita!

Non è finita.

Rimaniamo tutti insieme, stiamo insieme, non ci dividiamo mai.

E io avrei detto: "No, partite, siate felici" e voi dovevate dire...

- Impazzisco io! - Non lo sopporto!

Amore, ti prego, rilassati...

[grida]

E non farmi così, dai!

E voi dovevate dire: "No, Raffaele, stiamo insieme" e io vi avrei detto: "Sì"!

- Ma che devo fare? - [Raffaele] Vergogna!

Maledetto, ti prendesse un colpo! Gli ha preso.

[tuoni]

Zitta... che se n'è andato.

[Raffaele] Non me ne son andato!

[grida]

[Raffaele] Lo devono sapere tutti che siete due traditori, concubini!

Mortacci, adesso basta! Basta!

- Hai capito, disgraziato! - Ma vuoi finirla?

No, non voglio finirla. Hai capito? Sto qua e non me ne vado. Hai capito?

No? Ma io ti lapido!

Tentato omicidio. Polizia! In galera! In galera voglio vederti.

- Per cortesia, qui c'è gente che dorme. - E c'è pure chi rompe i coglioni!

No, qui c'è gente che soffre e devono saperlo tutti quanti

che questa non è la solita questione d'onore, è una questione di principio

e lo sai pure tu perché a me è la mancanza di educazione che mi dà fastidio.

- Lo decapito stavolta. - No, ti prego, Wuolter.

- Levati. - No, ti prego, non farlo!

- Sonia, ti ho detto di levarti. - No, basta!

- Ragiona. Potrebbe essere pericoloso. - Hai ragione, meglio restare lucidi.

- Io ho paura. - Finché ci sono io non devi temere nulla.

- [Raffaele] Vigliacchi! - Questo ricomincia, no!

Se voi vi muovete, io vi seguirò! Sempre!

Nei secoli dei secoli!

Mamma mia come piove.

- Ma fai le valigie? - Sì.

Sì...

Sonia...

No... Wuolter, il nostro è un amore impossibile.

- Ma perché? - Perché?

Perché ci seguirebbe fino in capo al mondo.

Ma andiamocene a Roma. Ti prego, dai.

- Ti scongiuro. - No, è tutto inutile.

- Vado a parlarci io, allora. - Wuolter, ti prego, dai.

- Lasciami. - Su, non fare pazzie. Ti prego.

- Nessuna pazzia, userò molto tatto. - Mi raccomando.

Ma è lì? Ancora dentro?

Wuolter, ma sei pazzo? No...

[Sonia] No!

No!

Poveraccio. Oddio che ho fatto!

Addio, Raf.

Io sto qua.

Uuh!

A questo sei arrivato, eh?

Io mi ero pentito, giuro che mi ero già pentito.

- Sì, assassino. - Fammi parlare

- Aspetto che ti preciso un attimo... - Disgraziato!

Ma perché non mi fai parlare? Mi fai parlare, per piacere?

E allora vuoi la guerra tu?

Disgraziato, con la vista non si scherza.

Ah, no?

- Ecco, questo non dovevi farlo. - Vieni qua.

- No. - Vieni qua che non è ancora finita.

- No! - Vieni qua!

- Posso parlare? - No!

[grida e lamenti]

- Traditore! - Io adesso ti... ammazzo!

- No, sull'orecchio dell'otite no. - Vieni.

Questo non dovevi farlo.

- Vieni che ti ammazzo! - Vieni.

- Fermati. - Ti faccio vedere io.

- Infame, fermati. - E che fai? Mi meni veramente?

- Aspetta - Io ti ammazzo, ti decapito.

- No. - Ti decapito.

- Fermati. - Ora non ce l'hai più.

- Vai subito a prenderla. - No.

- Vai subito a prenderla! - No.

La doccia con gli sputi mi fai...

Perché l'hai fatto?

Per amore!

L'ho sempre amato!

- Ammazza, che bufala! - Eh, però lei è brava. Lavora bene, ma'.

Pensa che quando l'ho conosciuta io, non era nessuno.

Lo sai chi l'ha indirizzata al cinema? Io.

E per me hai fatto bene a lasciarla

perché solo l'idea di averci un'attrice dentro casa mi mandava al manicomio.

- Con queste idee, ma'... - Ma sai che ti dico?

- Eh? - Fidati di mamma.

L'unica persona giusta per te sai chi è? Michela, la figlia di Alfredo.

Alfredo! Per carità, ma', con quelle gambe? Dai!

Anvedi che pizza!

Ma come si fa a venire a vedere sta roba? Io no lo capisco.

Oh, ma che state dicendo? Quella è una grande attrice!

[uomo] Ma chi è? Tua sorella?

Il secondo tempo è scontato. Lo so, ma'.

[Raffaele] Se non capite niente di cinema, è meglio che restate a casa vostra.

Scusa un po' un attimo, ma'.

Raf!

Ma che fai?

Eh?

[Raffaele] Arrivederci, signora. Simpaticissima.

Tale e quale a vostro figlio. Arrivederci.

- Arrivederci. - A ma', va' a casa. Ceno fuori con lui.

- Ma ti sei trasferito a Roma? - Beh, sì, la mia vita è un po' cambiata.

- Tu, piuttosto, sei ingrassato. - No, è il bianco che spara.

[Raffaele] Eh, sì...

Che bei tempi, Wuolter. Ce la siamo proprio spassata!

- Sai che ti dico, Napoli? - Ancora con questa storia di Napoli?

- Raffaele. - Raffaele. Sai che ti dico, Raffaele?

- Eh? - Che ancora oggi Sonia mi torna in mente.

Mi è rimasta nel cuore. Sai che ogni tanto squilla il telefono?

Squilla il telefono e poi riattaccano. Io ho un sentore che è lei.

Sì?

Non lo so, ho qualche sospetto.

Vabbè, Wuolter, perché uno non vuole, ma se volesse...

- Se volesse che? - Una telefonata, un saluto.

Magari, ma chi me lo dà il telefono?

Ottantasette, 37, 57.

Parlo con la grandissima attrice Sonia Morris? Sono un suo ammiratore!

Già mi ha capito? Come stai? Come hai fatto a indovinare?

Eh, niente, sto qui di passaggio a Roma. C'è anche Raffaele con me.

Eh, niente, ti ho voluto fare un salutino.

Adesso?

Ma è tardi.

È tardi.

- Un'altra volta con più calma. - Che dice?

Va bene. Senti, ma io nell'arco di un mese torno, sai?

Senti, complimenti per il film.

Mi è piaciuto moltissimo, soprattutto il primo tempo.

E continua così che la strada è giusta.

Ti abbraccio, un bacione. Ciao, bella. Ciao!

Ciao, bella. Ciao, ciao...

Ammazza!

- Che ha detto, Wuolter? - Le solite cose.

Le solite quali?

Le solite cose tipo "come stai, come non stai, perché non vieni a trovarmi"?

- E di me? Di me che ti ha detto? - Niente.

- Come niente? Niente proprio? - Niente. Che doveva dirmi? Ti saluta.

Ah, solo i saluti. Ho capito.

- Bella Sonia. - E così... tu avresti parlato con Sonia?

Con Sonia.

E ti avrebbe pure detto: "Sali un po'"?

"Ma perché non ci vediamo? Fai un saltino da me". Le solite cose.

- Ho capito. - Che vuoi fare? Purtroppo...

Wuolter, non è che per caso ti hanno detto che sta a Milano

e che torna tra sette giorni. No, eh?

No.

Wuolter, tu sai con chi hai parlato?

Con la cameriera di Sonia Cuoco.

Mia moglie.

Sonia è tua moglie? Ma dai?

- Da un anno e mezzo, Wuolter. - Ma davvero?

Incredibile. Giura?

- Ma infatti scherzavo io. - Sì, sì.

- Stavo a scherzare. - Eh...

- Comunque mi fa piacere veramente. - Eh!

- Mi fa piacere. - Ti si legge in faccia il piacere.

- Mi fa piacere davvero. - Sì.

Guarda te, ammazza.

- Vabbè, mi sa che vado a casa. - Vabbè.

- Tanto... - Il numero di telefono ce l'hai.

- Sì. - Oh, mi raccomando.

- Fammi una telefonata. - Te la faccio.

E vieni a trovarci perché penso che pure Sonia ha piacere di vederti.

Vabbè, d'accordo

Ammazza, sposato con Sonia, incredibile.

Vabbè, ti chiamo io comunque. Qualche volta...

Sì. Wuolter, mi ha fatto molto piacere rivederti.

Pure a me, ciao.

- Wuolter! - Ma che sei scemo? Oh, ma che ti prende?

Guagliò, ho sempre pensato che eri un po' più furbo di me

e invece sei proprio un maccarone!

- Ah, non era vero? - Ma quando mai?

Mi hai fatto prendere un colpo.

Mi sposavo con Sonia. Perché? Non è possibile? Non ho capito.

- Ma non era vero. - Guagliò, ci sei cascato in pieno.

- Mi sembrava strano. - E poi perché? Non ho capito.

Io non potevo sposarmi con Sonia? Perché? Faccio schifo?

Ma no, non è il tipo di donna adatto a te.

- Perché per me c'è un tipo particolare? - Io te l'ho sempre detto, una nera.

Ah... e sempre con questo fatto della nera.

Mamma mia, Wuolter, è proprio un'idea fissa.

Comunque, mi sono convinto di una cosa.

Se tu non ti fossi messi in mezzo tra me e lei, io potevo sposarmela.

Guarda, stava scritto nel destino. Fidati.

Sì, ora è colpa mia? Bell'amico che sei stato tu invece!

Invece io sono stato un amico per te, anzi sono stato l'amico!

No, tu sei stato solo un gran rompicoglioni, sì.

- Ah, ora sei cafone. - No, sono un signore.

- Cafone e volgare. - E no, dovrei dirti peggio.

Non si dicono queste cose agli amici, capito?

Sposato con Sonia! La cameriera di Sonia Cuoco, ma vattene!

Intanto Wuolter, il numero è proprio quello suo.

- Sì. - È 87, 37, 57.

- Piuttosto, quand'è che... - Ora ricominciamo un'altra volta da capo.

[voci indistinte]

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.