All language subtitles for Fosca Innocenti S02E05_6LE

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Original subtitles

Ci sono giorni in cui non sai come ottenere quello che vuoi.

Altri in cui non sai neppure cosa vuoi davvero.

E poi ci sono giorni in cui accade qualcosa che non ti

aspettavi.

E che ti manda comunque tutto all'aria.

Cosimo.

Che cosa?

Vado subito, grazie.

Sansone, oggi non possiamo uscire, mi dispiace. Oh, Fosca!

Sì? Ma nemmeno il caffè ti bevi stamattina, ma che è successo? Ti ha

chiamato la banca per prestito, è capitato qualcosa a Cosimo.

Perché me lo chiedi? E te lo chiedo perché ieri sera è scappato via come una

furia, c'aveva una faccia.

Ha preso pure male il viale e sembrava che andava a sbattere.

No, Ginevra è in ospedale.

Ginevra chi? L'amica tua?

Ma quella del maneggio? È cascata dal cavallo?

No, gli hanno sparato.

Oh, madonnina.

Fosca, l'hai saputo?

Sì, l'ho saputo. Sappiamo chi l'ha trovata? Un agricoltore. Ha sentito lo

sparo, però era troppo lontano e non ha potuto vedere niente.

Giulia ci ha parlato.

Secondo lei non ha niente da nascondere.

Va bene, arrivo. Ciao.

Ho mandato Pino sul posto. Posca com'è? È preoccupata.

Pare che la Mantovani fosse una sua amica.

Addirittura le ha offerto di aiutarla a ricomprare il casale. Ah, è quella?

Sono il vicecostore Innocenti, come sta? Sì, buongiorno. Il proiettile per

fortuna l'ha solo sfiorata, ma le ha procurato una ferita piuttosto profonda

alla testa. Ha subito dei danni celebrali?

Lo sapremo quando si sveglierà. Però mi preoccupa l'ematoma, potrebbe diventare

pericoloso. E il marito?

Il signor Mantovani ha avuto un collasso, come saprà, soffre di cuore.

Ora dovremmo andare.

Sì.

Ah, certo, mi fa piacere.

Io stacco verso l'una.

Bene, allora io verso l'una vengo a prenderti lì al lavoro.

Anzi, so già dove portarti.

Va bene, allora possiamo tra poco dare un'occhiata.

Cosette, ti devo lasciare.

Ok, ciao.

Bene, riprendiamo il tango.

Bravi con quei piedi, molto bene.

Il bed and breakfast Bettini, hai presente?

No, non proprio.

La proprietaria dice che un cliente che è arrivato ieri è sparito nel nulla

lasciando tutte le sue cose in camera.

Senza neanche pagare il conto, immagino. Infatti. Ma la signora insiste che

dobbiamo vedere la stanza.

E insiste anche parecchio.

Strano.

C'è una ragazza che chiede di Pino.

Salve.

Salve.

Pino al momento è fuori, però se mi dice che lo cerca magari possiamo... Aspetta,

ma te sei Penelope?

Shhh, passa la voce.

Per favore non ditegli niente a Pino perché deve essere una sorpresa. Certo.

E tutto a posto, aspetta Pino.

Ma chi è?

È una sorpresa.

E io e Rosa usciamo un attimo, abbiamo un soprlogo da fare.

O a quella che penso io?

Sì, è lei.

La pazienza.

Affanculo la pazienza.

Buongiorno. Buongiorno.

Ti ho portato il caffè.

Grazie.

Che c'è?

Dimmelo te, tu c'hai una faccia.

No, no, niente, niente.

A me sembri incazzato nero, altro che niente.

Se non ne vuoi parlare per me va benissimo, ma inizia almeno ad

organizzarti per l'intervista.

Ti sarai mica dimenticato? L'appuntamento di domani con la Gelsini,

guru dei giornalisti enologi, non che merita stronza. Mi sono dimenticato,

tranquilla.

Soprattutto dobbiamo dare una pulita al locale, eh?

E non solo al locale, guarda che allo specchio hanno sparato a Ginevra l'amica

di Fosca.

Lo dicevano prima due clienti.

Ma quando, veramente?

Scusa, Fosca non ti ha detto niente?

No, non l'ho vista ancora.

Dopo il segnale acustico registri il suo messaggio.

Cosimo, vuoi rispondere per favore?

Potrebbe essere stato un colpo partito per sbaglio da un cacciatore. Non

sarebbe la prima volta che succede.

Cerchi di non muoversi.

Però se fosse stato un incidente, l'avrebbero soccorsa, no?

Anche solo con una telefonata anonima. Il contadino che ha dato l'allarme non

ha visto nessuno.

La pressione è scesa.

Le cambio il dosaggio e le pillole, ma lei deve stare tranquillo.

Sì, certo.

Stavo pensando al proprietario dell'agriturismo che è...

Che è vostro vicino. So che non avete buoni rapporti. Quel grande delinquente

del Vittori.

Arrivederci.

Arrivederci, dottore. Arrivederci.

Ginevra aveva scoperto che vendeva vecchi cavalli da corsa al mercato della

macellazione clandestina. Io le avevo sconsigliato di denunciarlo. Ma lo sai

com'è fatta, no? E così ha fatto scoppiare lo scandalo.

Senti, tu... Tu pensi che sia stato Goffredo Vittori a spararle?

Non lo so.

Lui gliel'ha giurata.

E certo ne avrebbe tutto da guadagnare se Ginevra non riuscisse a testimoniare

al processo.

La camera era appena stata rifatta.

Dovevano avere la chiave e hanno usato la porta secondaria per non farsi

notare. In effetti non c'è nessun segno di frazione.

Cercavano qualcosa?

Per questo vi ho fatto venire. E poi io ve l'ho detto, io Duccio lo conosco.

Anche se non lo vedevo da anni.

E comunque non gliel'avrei fatto neanche pagare il conto.

Duccio Mantovani, ma è quello del maneggio?

Sì, è il figlio del signor Guido e della prima moglie.

Pensi che gli ha perfino fatto da tata.

Poi mi è arrivato in eredità questo appartamento e ho aperto il B&B.

Ma non sapete quanti problemi.

Se volete posso offrirvi un caffè, così vi racconto meglio di Duccio.

Volentieri. Bene, prego.

La mia famosa torta di carote.

Nessuno è ancora riuscito a scoprire l'ingrediente speciale che ci metto

dentro. Grazie.

C'è qualcosa di amarognolo che si combina benissimo con la carota. Era

barbaro? No.

Dunque, dicevamo...

Il giovane Mantovani, dopo essersi trasferito al Nord Downy, ieri è tornato

a Arezzo. Sì. Invece di andare dal padre, si è trasferito qui da lei.

Eh sì, mi sono sorpresa anch'io.

Però non gli ho chiesto niente.

Era così stanco, nervoso.

Ha detto che sarebbe rimasto solo una notte. E poi la mattina dopo è sparito?

Sì, dopo colazione, senza neppure salutare.

Ha lasciato la valigia e ha preso la macchina.

Che tipo di macchina?

Quella se la incontri la notte.

Una 147 rosso fuoco, vecchio modello. Ah, ecco.

Questa è la foto che ci siamo fatti ieri. Secondo me Duccio si è cacciato in

qualche guaio.

Ma che hai?

Eh, no, niente.

Pensavo alle coincidenze.

Che cosa, la sparizione del figlio di Mantovani?

Non proprio.

Quindi?

Giulia!

Ma sei te?

Eh già.

Ma che ci fai da rezzo?

Sto qui per lavoro, sì.

E resto per qualche giorno.

Ma che cos'è questa cosa che stanno organizzando? Una specie di palio tra

contrade? No, no, no, sfida tra quartieri. Si chiama Giostra del

Saracino, una faccenda serissima.

Rosa, lei è Loredana, è una mia cara amica di Roma.

Ciao. Loredana.

Sì. Ciao.

Magari ti chiamo.

Sì, dai.

Quante care amiche hai.

Eh, hai visto?

Eh, sì.

Ah,

è ancora lì. È ancora lì che aspetta.

A me invece è tornato il mal di testa, mi sa che è la sinusite. Spingi qui?

Fa male?

No. Allora non è sinusite.

Forse è allergica all'emica di Pino.

Ah, perché è sua amica?

Eucalipto!

Contro sinusite ed emicrania è il massimo. Posso? Ok.

Espira.

Come va?

Sta funzionando.

Grazie. Niente.

E' un'elope.

Sorpresa!

Vino, come stai?

Bene. Bene, e tu?

Quindi lei è la tua... Cos'è questo odore di eucalipto?

Sì, lei fa la rappresentante di oli essenziali.

È la mia fidanzata.

Ah, finalmente conosco Penelope. Tanto piacere. Molto piacere.

Ah, capo. Sì? Hanno trovato il proiettile. La scientifica lo sta

analizzando, ma sicuramente è di un fucile.

Grazie, Pino.

Scusami, Penelope. Non è che per caso hai un po' di bergamotto o di lavanda?

Bergamotto, sì.

Miscela ideale contro lo stress.

Qualcuno vuole gradire?

Io.

Sei stata pure te?

Magari allergica, come dicevi.

Allora, dobbiamo capire se l'aggressione di Ginevra con la scomparsa di Duccio

Mantovani sono collegati.

Quindi indagare su di lui, diramare la segnalazione dell'auto e capire chi è

entrato nella stanza e il perché.

Va bene, capo.

Novità su Vittori? Ha una sfilza di denunce, poche prove e un processo che

inizia a giorni. Quello dove la tua amica Ginevra avrebbe testimoniato

contro di lui. Va bene.

Vediamo che cosa dice.

Scusami, ma devo mandare un messaggio.

Ma c'è qualcosa che non

va? No, dico, oltre a Ginevra e le questioni del casale.

No, niente di importante.

Goffredo Vittori? Sono io. Voi chi siete?

Siamo la polizia.

Che ci fate qui?

Di che mi dispiace non lo dico.

La Mantovani ha sputtanato me e tutta la mia azienda.

Davvero?

Quindi lei non sapeva che i cavalli da corsa sono stati imbottiti dei

medicinali piuttosto dannosi e che venderli alla macellazione clandestina è

un crimine piuttosto grave? Non mi riguarda, io non ho mai venduto carne

illegalmente. Beh, la procura di Arezzo non è così sicura.

Vero, ispettore? A noi risultano...

Diverse denunce e un rinvio a giudizio. Ma quella è colpa di un errore dell

'anagrafa equina e lo dimostrerò presto.

Ma non è che mi volete incolpare ad avergli sparato?

La signora Mantovani deve testimoniare nel suo processo.

E chi brucia un fianile è capace anche di sparare. Io non ho bruciato nessun

fianile. Della testimonianza della Mantovani non mi importa una... Mi

importa nulla.

E poi mi piace chi fa la morale all'altro e poi tiene gli scheletri nell

'armadio.

Sarebbe a dire?

Sarebbe a dire che la Mantovani sposandosi ha fatto l'affare della sua

vita.

Diciamo che non è troppo riconoscente a marito.

Provate a chiederle perché ha licenziato Corrado, lo stagliere.

Lei dov'era stamattina intorno alle nove?

L'alibi va verificato.

I due stallieri che sostengono di essere stati con lui tutta la mattina farebbero

di tutto pur di non perdere il posto. Non sono attendibili.

E quel corrado di cui ha parlato? Ho capito male io o ha detto che tra lui e

la Mantovani c'era qualcosa di... Certo, no?

La voleva screditare.

La gentildonna e lo stalliere.

Figurati.

Che succede, eh?

È Cosimo. Ah, e che dice Cosimo?

No, niente.

Niente cosa?

Niente, niente di che.

E perché hai quella... Il perché chiedere all'amico tuo è niente?

E chi è l'amico mio? Questo non lo sai tu.

Forse ha visto che l'apo mi baciava.

Però non è colpa mia, io dopo l'ho respinto. Ah, dopo!

Beh, fortuna che non c'era niente di più parlare. Ma il bacio c'è stato o non c'è

stato? Ti è piaciuto?

Eri consenziente?

No, no, non ero consenziente. Dopo quanto l'hai...

Grazie.

A domani.

A domani, io vado da Cosimo.

Finalmente. Ciao.

Scusa. No.

È che aspettavo tutto il giorno sto momento.

No, parla ancora.

Ma io... Cioè, tu... Insomma... Noi... Noi

cosa?

Stiamo ben insieme?

Sì. E per me è questo che conta.

Non dobbiamo decidere niente.

O anzi, una cosa bisogna deciderla.

Cosa?

Ti intrevedi partecipare alla sfilata in costume?

Sì.

Ragazzi, ecco a voi il morellino di scansabile.

Grazie.

Ho

saputo

che gira per un ospedale.

Mi dispiace.

Sì, la operano domani.

L'ematoma va tolto prima che crei dei problemi.

Senti Cosimo, se sei arrabbiato perché l'altra sera mi hai visto con l'Avo...

Fosca, mi siete baciati.

Diverso. Cosimo mi ha colto di sorpresa, ma non l'hai visto.

E poi l'ho spinto via.

L'hai visto o no?

Non l'hai visto.

Allora ti resta soltanto la mia parola.

Non ti basta?

Senti, Fosca, a me mi dispiace per Ginevra, per la banca che non risponde,

ma soprattutto mi dispiace per noi.

E mi devo prendere del tempo per pensare.

Bisogna di tempo per pensare.

Bene.

Guardala là e faccia buia. Che c'è? Te l'ha fatta arrabbiare?

Forse. E tu sei l'ultima persona che dovrebbe farmi questa domanda.

Senti, tu c'hai ragione, eh?

Non te l'avrei dovuto dare quel bacio.

Però pure te, ma pari in mezzo a girasole quel tramonto. Come fuori

esiste, dai.

Sarebbe stato meglio.

Ma... T'ho creato problemi con Cosimo.

Un paio di giorni non lo vedo a casale. Quello è il motivo.

Se vuoi ci parlo.

Credo che te lo abbia fatto abbastanza.

Ti chiamo io quando so qualcosa del prestito.

Comunque sei ancora più bella quando ti arrabbi.

Sei ridicolo.

Lo sapevo che me l'avresti detto.

Perché è la verità.

Buonanotte.

No, comunque non avevo idea che Duce fosse tornata da Rezzo.

E non saprei neanche dove andarla a cercare.

In che rapporto sei con Duce?

Quasi inesistente.

Dopo la morte della madre è tutto cambiato.

Lui non ha mai accettato la presenza di Ginevra.

Ma io devo pensare a lei adesso. Tra poco inizia l'intervento e vorrei essere

lì. Certo. Tra poco vengo anch'io.

Vedrai che andrà tutto bene.

Senti, volevo farti un'ultima domanda. Allo stalliere lo avete licenziato da

poco?

Da una decina di giorni.

Corrado beveva e Ginevra l'ha visto maltrattare i cavalli.

Comunque abita ancora a Rustico finché non trova un altro alloggio.

Se ti contatta Duccio fammelo sapere.

Certo.

Ciao. Ciao.

Cecco, dove si trova il Rustico?

È proprio dietro le stalle. Lei va di là e un si sbaglia.

Io non so nulla di quello che è successo ieri.

La signora non la vedo più.

Da quanto tempo esattamente?

Ma perché non lo chiede a lei, che se lo dovrebbe ricordare?

Vuole sapere dove ero ieri?

In un podere fuori orvieto a chiedere lavoro.

Questo è il numero.

Potete controllare.

Lei per caso possiede un fucile?

Quindi è così che le hanno sparate.

Di fucili ne ho quattro.

Ce li dovrà consegnare.

È tanto una brava ragazza, ma non capisci che tra di noi ormai... Quindi

non avete più parlato del trasferimento?

Ma figurati.

E comunque è escluso che io torni in Sicilia, dico.

Pronto?

Sì.

La gentildonna e lo stalliere.

Potresti anche averci azzeccato.

Ho chiamato il poderio di Orghieto.

Confermano l'alibi.

Novità su Duccio?

Nessuna traccia della macchina, ma ho parlato con alcuni suoi colleghi di

Bergamo. Dicono che è un tipo abbastanza riservato. In pratica ne sanno poco o

niente.

Hai visto la faccia beata di Rosa mentre smanetta il cellulare?

Secondo me è successo qualcosa.

Fermi.

Vi siete baciati con cos'è?

Può darsi.

Si sono baciati.

Io voglio sapere tutto.

Intanto freniamo l'entusiasmo, che a correre dietro agli uomini ci si rimette

sempre. Guarda, con me sfonde una porta aperta. Ha come l'impressione che mi sia

sfuggiato qualcosa.

Capo, alla scientifica escludono che la pallottola della Mantvani sia stata

sparata da uno dei fucili dello stagliere.

Senti Rosa, perché non aggiorni Giulia sulla mia faccenda privata?

Ah Giulia, dovresti contattare gli altri clienti del B&B.

La sera che Duccio era lì c'era un'altra stanza occupata.

Ho gli ordini capo.

Certo, il rapporto tra Mantovani, padre e figlio è poco chiaro. È molto

delicato.

Guido è sempre stato un uomo molto fascinoso, ma sfortunato.

Però da quando ha conosciuto Ginevra...

Voi siete molto amiche, vero? Sì. Hai notizie?

È ancora sotto i ferri. Ci sono state delle complicazioni.

Eh beh, quando si tocca la testa.

Però devi stare tranquilla perché conosco il chirurgo, è molto bravo.

Io non so che fare.

Hai avvertito il padre?

No, no. È tornato a Torino.

Ma poi gli rovinerei la vita, la famiglia. E per cosa? Per la rimpatriata

di una sera.

L'avete fatto in due?

Sì, però sono io che mi sono dimenticata di prendere la pillola. D'accordo?

Quindi è colpa mia. Quindi la scelta è tua.

So che cosa vuoi dire, sai.

Mi prendo la colpa e così faccio come mi pare. Ma non è una scelta facile, no? Io

non l'ho detto che è semplice.

Però... Però?

È andato avanti e indietro per ore.

Infatti non riuscivo a dormire.

Poi a un certo punto ha anche alzato la voce.

Non so se stesse parlando al cellulare o da solo. Questo non lo so.

E cosa ha detto?

Ha urlato.

Si è proprio urlato, deve sparire!

E di persona l'avevi visto? La mattina dopo, a colazione, era seduto proprio

lì.

Non riusciva a stare fermo, giocherellava con le pagine di un

quadernetto. Aveva la copertina verde.

Mi ha sorpreso a scoprire che il rompivale della stanza a fianco in

realtà era quel bel ragazzo, pallido.

Però sono certa che la voce che ho sentito dall'altra parte era la sua.

Quindi?

Che?

Non me la sono meritata una cena?

Beh,

anche qualcosa di più se vuoi.

Ti porto alla cena della giostra.

Quindi?

Non mi hai detto più niente della tua domanda di trasferimento. Lo so, amore,

hai ragione. Non c'è stato il tempo. L'hai trovato?

Tra poco arriva la giornalista.

Questo Chianti secondo me è buono. Però ti prometto che quando chiudiamo questo

caso te ne parlo. Non serve.

Come dici?

Noi ci siamo messi insieme perché eravamo due ragazzini.

Ora le cose sono cambiate.

Io non posso starmi in Sicilia a aspettare un uomo che non ha i miei

stessi progetti, lo capisci?

Scusami, che vuoi fare?

Vuoi venire qui?

No.

Ti voglio lasciare.

Eh?

Dovremmo mandarli via.

Ho capito, stanno litigando.

Non sei obbligato a tornare se non sei convinto.

Però allora è meglio prenderci una pausa. E mettiamo tra di noi non solo

dei chilometri, ma una distanza.

Una distanza vera. Tu non mi puoi fare questo.

Non mi puoi lasciare. Che stai dicendo? Allora fai qualcosa, Pino.

Fammi capire che ci tieni. Capito, ma starà per arrivare. Con i fatti, non con

le solite chiacchiere.

Ragazzi, scusate, ma io devo chiudere. Ho un'intervista importante con una

giornalista per l'enoteca, quindi... Ti immagini quella bionda che parla sempre

di vino in tv?

Come si chiama? Quella che... Marita Gelsini.

Avevo un appuntamento con Cosimo. Sono nel posto giusto?

Giustissimo. Prego. Grazie.

Ciao, ragazzi. Ciao. Buonasera.

E buonasera. Scendo.

Scendo, scendo.

Eccoci qua.

Stasera, foschina mia bella, devi mangiare come si deve, eh?

Uh, anche l'alice deve mangiare come si deve, eccola qua.

Piccinami anche te. Toh, via.

Sono sicura che Ginevra se la cava.

Ah, questo mi fa veramente piacere.

E allora non vedo perché tutto codesto ottimismo tu non lo devi usare per fare

la pace col Cosimo.

Eh, ci ho provato.

E provaci ancora, via.

Dammi retta.

E ne vale la pena, ne vale.

Va bene, hai ragione, io vado. Ma come vado? Ma ora, ci ho messo le ore a

preparare. Mangiati un pochino di pasta almeno.

Eh, vado a cambiarmi.

Giovane ma pastoso.

Decisamente amabile.

Buonissimo. Devo portare altro?

No, per me è sufficiente così, grazie.

Senti, grazie per l'intervista e per la degustazione.

Ma è già finita?

Sì, almeno che tu non abbia in servo qualche colpo di scena.

No, nel senso avrei al piano di sopra una cantina segreta. Se vuoi ti vado a

prendere una bottiglia. No, se vuoi vengo io di sopra, così mi fai vedere

dove vieni. Perché sopra è tutto un casino e poi c'è il rubinetto che perde,

ti ricordi? Sarebbe importante per l'articolo però.

È importante per l'articolo?

Prego Maria, prego.

Vieni qua.

Tenta le scale, eh? Sì, grazie.

Non ti incazzare, sorridi, è per l'articolo, no?

Ah, e così questa è la tua tana. Una gran bella tana, devo dire.

E ci vivi da solo?

Eh, sì, qua sì.

Sì. Ma ti ho portato su perché voglio farti assaggiare un brunello e voglio

vedere se indovini l'annata.

Sfida accettata.

Proviamo.

No, non è del 2005, ma molto gradevole. 2010.

È vero? Bravissima.

È il mio lavoro.

C'è entrato in pieno. Lo sai, sto scrivendo un libro sul vino e sull'eros.

E quale aspetto hai, diciamo, messo in evidenza? Diciamo che per ora

quello non logico, però potrei cambiare il punto di vista.

Certo, sono due gli aspetti. Eh sì, esatto.

No!

Che hai fatto?

Ho fatto un casino, scusa. Secondo me te la devi andare a togliere questa

camicia. Sì, arrivo subito. Vai. Scusami.

Ciao Susi.

Cosimo, su.

Posca! Che bella sorpresa. Vuoi sapere come inizia il mio libro?

Sì, certo.

Con una citazione di Ovidio. Sono proprio contenta. E vado a vedere, eh?

No, non ti preoccupare, vado io. Dice, venere nei vini diviene fuoco, aggiunto

al fuoco.

Bella, bella.

Nessun disturbo, eh?

Ah, perché ha un re così? Scusami. Eh, perché oggi ho l'orecchio tappato e

quindi non so se gli altri mi sentono. Eh, ti volevo dire, un vinello. Ti è

arrivato oggi, guarda Foscave...

Ma guarda, mi sa che c'è stato un malinteso, però... Ma come c'è stato un

malinteso, scusa? Ma che mi ci ha portato a fare qui?

Non ci siamo capiti?

No, no, no, sei una bellissima ragazza.

Eccoci. Cosimo.

Non avevi detto che ci stavi da solo?

Infatti, non è come sembra. Ah, no? No, mi è caduto il vino nella camicia, mi

stavo cambiando la maglietta. Ti giuro, glielo puoi dire anche te. Ma non ti

vergogni? Fosca, fammi spiegare un attimo. E poi mi dici di lapo.

Sei proprio uno stronzo.

Fosca, ti spiego, dammi un attimo.

Vivi un po', dammi un po'. Oscar.

Questo è un pazzo.

Oscar.

Oscar. Oh, non è come se... Lasciami stare, capito?

Non è come sembra e sei già tutto ignudo.

Ma ti sei sentito?

Ti ci mette anche te, Susie, non è aria.

Quello è un classico, tesoro.

Anzi, il grande classico degli stronzi. Come peraltro ha appena dichiarato la

signora che è andata via.

E non posso darle torto.

Ma senti questa.

Adultescenti. Li chiamano così. Sono degli adulti che non ne vogliono sapere

di crescere. Si comportano come degli adolescenti. Sono irresponsabili,

capricciosi, egocentrici. Conosco bene la categoria perché ne ho sposato uno.

Sì, ma Cosimo sembrava cambiato da quando ci siamo messi insieme. Comunque,

scusate, magari le cose non sono andate proprio così, no? L'altra caratteristica

dell'adultescente è che si coprono l'uno con l'altro.

Comunque, capo, per farla breve, hai due possibilità.

O segui l'istinto, e secondo me l'istinto si sta dicendo che non devi

tirare conclusioni affrettate.

O valuti la possibilità di aprire gli occhi finché sei in tempo.

Sapete che cosa faccio?

Sospendo tutto e mi concentro sul caso.

Anche perché questa cosa di aprire gli occhi mi fa venire in mente i Mantovani.

Le dinamiche di quella famiglia erano molto più complicate di quello che mi

voleva far credere Ginevra.

E quindi che facciamo?

E quindi oltre i cellulari di Vittorio e dello stalliere dobbiamo mettere sotto

intercettazione Guido e Duccio Mantovani.

Il cellulare di Duccio risulta spento da quando è scomparso. Sì, è vero, ma

potrebbe accendersi.

Dobbiamo capire con chi parlava Duccio quando la tua amica ha sentito dire com

'era quella frase.

Deve sparire. Deve sparire.

Pronto?

Veramente?

Arrivo, arrivo subito.

Grazie.

Si è svegliata a Ginevra.

Permesso. Oscar.

Ciao. Riesci a parlare?

Il cervello pare di funzionare ancora.

Sono solo stanca.

Allora vediamo anche se il tuo naso funziona.

Ti ho portato il tuo profumo.

Buongiorno. Buongiorno. La ripresa della signora è a dir poco eccezionale.

Ecco, lo vede?

Lo dice anche lei che sto bene. La prego, sia buono, dottore. Mi mandi a

casa il prima possibile. Signora, lei ha ancora bisogno di assistenza.

E assistenza avrò, vero Guido? Ma certo, certo.

Va bene, vedremo domani.

Arrivederci.

Arrivederci. Arrivederci.

Senti, avrei bisogno di farti una domanda, se ce la fai.

Immagino sia quella domanda.

È stato solo un attimo.

Ho visto qualcuno muoversi tra le siepi, ma era troppo lontano.

E poi è partito il colpo.

Io non lo so chi mi ha sparato.

Ah, eccolo qua il nostro giostratore. Allora, ti sta allenando?

Appena posso.

È la mia prima giostra, ragazzi. Mi tocca fare bella figura per forza.

Occhio, perché sennò ti fanno vedere il quartiere.

Scusa, scusa.

C'è che porta bene, non ti preoccupare.

Salute, ragazzi.

Sì.

Dimmi che avete trovato.

Una telefonata di Vittori. Parla di un carico da consegnare.

Domani mattina alle sei.

Ci vediamo allora fra un quarto d'ora in ufficio per organizzare l'operazione. Io

intanto chiamo la Perego. Va bene, capo.

Che succede?

Finalmente domani mattina andiamo a fermare un camion. Ah, un po' di

movimento era ora.

Voi, io rimango in ufficio.

Sì, va in suo lavoro.

Parla di me?

Sì, ci parla. Penny, ma che ci fai qui?

Abbiamo un'azione urgente da preparare, pure piuttosto pericolosa. Ma tu non ti

preoccupare. Agente, andiamo.

Pino!

Hai visto?

Non mi dà tregua.

Ma tu allora devi essere sincero e deciso. Fino a se non la ami più, lei lo

deve dire.

Sincero e deciso.

Giusto.

Sono un po' in ritardo per la lezione.

Lezione di che?

Eh, José mi ha chiesto di accompagnarlo alla sfilata. Sarò la sua dama.

Ah, ma dai!

Ma lo sai che io da bambina sognavo di essere una dama?

Finché poi non ho capito che mi sarebbe piaciuto molto di più essere un paggio.

Comunque questo José mi garba parecchio.

Anche a me. Sono solo un po' preoccupata che dopo la sfilata, la giostra e tutto

il resto, lui pensa che la serata... Rosa.

Ciao Giulia. Ciao.

Tu non rimani? No, no, io vado. Sono stanca, grazie.

Allora, la donna qui dalla sinistra.

Mano. Io mano nel fianco. Sì. Mano così. Ok.

Andiamo. Vai, come una regina.

Sì, ma mi sento un attaccapanno.

Vediamo.

C'è da dire che il vino era pessimo.

Sì, era terribile.

Però era carino il posto. Molto, molto. Tu ci eri già stata.

Mi sa che quando lavoriamo giù è un po' più sicuro.

che fai?

Respiri la notte.

Te lo ricordi ancora?

Tu lo dicevi sempre.

È vero.

Ora lo chiamo a digerire.

Come vanno le tue sculture?

Niente, sono bloccato.

Provo, riprovo, monto, dispo, niente.

Il casale non ti ispira?

Che c'hai avuto notizie di prestito?

No, ancora no.

Sto aspettando la risposta della banca.

Prima che mi scadano i 20 giorni che tu graziosamente mi hai dato.

Senti, ma perché non si fa una scena io e te una volta per queste sere?

È che non mi piace più andare ai locali.

Allora si mangia qua.

Tu ti avvicini alla serata libera.

Cuscino io.

Ho migliorato, sai.

Ah sì? Sì.

Provi e poi tu mi dici.

Vediamo.

Io vado a dormire.

Domani mi aspetto una lunga giornata.

Buonanotte.

Eccoli.

Dai, su, su, su.

Fermo!

Fermo! Ehi, ehi! Tu ferma!

Ho detto fermo!

Fermati!

Io seguirò il suo consiglio.

Non è carino non rispondere a una signora.

I cavalli sono qui.

E allora facciamo un brindisi ai cavalli.

Ai cavalli.

Tre puro sangue voler contate c'erano a bordo. Non sapete che occhi che avevano.

Grazie a voi, Pasquale, erano fino alla fine dei loro giorni.

Trovate la macchina? Non proprio.

Però sono riuscita a individuarla sulle videocamere di sorveglianza.

Qui esce D'Arezzo.

Prende la strada che porta al maneggio dei Mantovani, poi... Niente, sparisce

nel nulla.

Dobbiamo trovare Duccio. Credo che abbia tante cose da dirci.

Ma la Mantovani che rapportava con lui?

È arrivato il momento di chiederglielo.

Te non sai quanto sono felice di essere tornata a casa.

Amore. Ehi. Tutto bene?

Tutto bene.

Senti, allora io raccompagno la signorina in città e profitto per fare

due compere.

Ma tu sei sicura che vuoi restare qui da solo? Tra poco anche Fosca se ne va. Ma

certo, stai tranquillo. E poi c'è Cecco già al maneggio, se ho bisogno vado da

lui, non preoccuparti.

Va bene.

Ciao Fosca. Ciao Guido.

Allora ci si vede domani. A domani, arrivederci. Arrivederci.

Allora sarai contenta che Vittorio sia stato trovato con le mani nel sacco?

Guarda, non vedo l'ora di testimoniare quanto di lui è il processo.

Credi che sia stato lui a spararti?

Non lo so.

Abbiamo controllato il suo alibi.

E poi quel Corrado che lavorava con voi?

Pensi che avrebbe avuto un movente migliore?

Perché me lo chiedi?

Perché l'ho interrogato e mi sembrava molto arrabbiato con te.

Beh, diciamo che con Corrado è un pochino più complicato via.

Nel senso che... Beh, sì, insomma, ho avuto una storiella con lui, ecco.

Con lo stalliere?

Oh, me l'ha visto.

Ma sì, ma è successo in un momento di freddo tra me e Guido.

Solo che quando ho voluto chiudere la faccenda lui l'ha presa male e così sono

stata costretta a licenziarlo.

Guarda che non ne vado fiera, è solo che lui non mi ha dato altra scelta.

Quindi avrebbe potuto... Non lo so, so solo che le persone ferite possono fare

di tutto.

Ma chi altro aveva motivo di farti del male?

Bella domanda.

È quello che mi chiedo anch'io da quando ho riaperto gli occhi e ho capito di

essere ancora viva.

Non cercavo di scappare.

Sì, certo, come no.

Comunque con la storia della Mattomani un centro nulla. C'ho l'alibi io. L

'avete verificato?

Sì, il suo alibi è stato verificato e confermato.

Perché è vero.

E poi dai.

Sparare una donna non è nel mio stile.

Quella bucaiola però se l'è meritato. E chi l'ha fatta ha sbagliato soltanto una

cosa.

La mira.

Insulti, malvicenze, iettature.

Sì, forse questo è più il suo stile, giusto?

Allora, ci vediamo in tribunale, signor Vittori. Lei deve rispondere di

macellazione clandestina, contraffazione di sostanze alimentari e resistenza

pubblico ufficiale.

In attesa del processo e della testimonianza della signora Mantovani.

Arrivederci. Arrivederci.

Cecco?

Che succede Cecco?

Eccola. Fosca.

Sì?

Guarda, è tutto a posto. È stato solo un malinteso.

Cecco stava provando i fuochi d'artificio per la giostra. Ginevra si è

spaventata. Sì, ma adesso sto bene.

Mi spiace averti fatto correre qui.

Non ti preoccupare.

Adesso te l'affido.

Io ho dei clienti della peggior specie. Danarosi, incompetenti e con marmocchi

beceri che danno solo noi ai cavalli.

Ci vediamo.

Ciao Guido. Ciao.

Posso offrirti qualcosa?

No, grazie.

In realtà ho preso una gran paura e ce l'ho sempre. Vieni.

Mi pare ancora di sentire il colpo nella testa, tanto è stato forte.

E poi penso che forse chi mi ha sparato, non lo so, potrebbe anche decidere di

finire il lavoro.

Ma no, al contrario.

Adesso ti starà la larga. Sì, ma c'è anche Corrado.

È sempre qui a giro. Mi controlla, mi guarda male.

Vuoi che gli parli?

Senti, ma perché vorresti qui invece?

Solo per stanotte.

Va bene.

Grazie. Invece è una buona idea.

E certo, anche per chiarire delle dinamiche che c'erano tra i Mantovani e

i dipendenti.

Ma quale pericolo, dai? Se c'è bisogno... Se c'è bisogno vi chiamo io,

va bene?

A domani, ciao.

Ciao, ciao.

E va bene, ma... Dico, almeno là una stanza tutta per te te la danno.

Eh, sì.

E chi vi cucina lì?

Bisce, non sono una bambina, via.

Oh, Fosca, se viene quell'apo lì, ma che gli devo dire io a quell'apo?

E che gli devi dire? Niente, ci mancherebbe.

E se invece passa Cosimo?

Cosimo?

Tranquilla che Cosimo non passa.

Vabbè.

Ma per quella cena si diceva, ti andrebbe bene domani sera.

Oh. Ma che la vuole portare al ristorante? No, si fa qui, cucino io.

Qui?

Nella mia cucina?

Se tu vuoi ti si invita anche a te, bici cara.

Beh, bici, effettivamente il casale è suo, quindi la cucina è sua.

Sì, va bene per domani sera, grazie.

Bene. Bici, mi raccomando, fai la brava.

Comunque peccato che mi tocchi ripartire prima della giostra. Mi sarebbe piaciuto

vedere gli sbandieratori, la sfilata in costume, i cavalieri.

Giostratori? Beh, uguale.

Senti, Pennino.

Io ci ho pensato.

Io non voglio che ci lasciamo.

Ma è non perché stiamo insieme alle medie.

Perché allora?

Ma perché ti amo.

Io non voglio vivere senza di te.

E nemmeno lontano da te.

Chiederò il trasferimento.

Ma che dici?

Oddio, grazie!

Grazie, grazie, grazie.

È la nostra ultima sera insieme.

Cerca di tornare presto.

Ti aspetto.

Ho paura che la sua pennello per stasera dovrà aspettare un bel po'. Ma d

'altronde una che si chiama così non può che essere abituata, no?

Andiamo, va?

I primi anni con Guido non sono stati facili. I dipendenti che mi facevano i

dispetti e lui che a volte sembrava vivere ancora nel culto della prima

moglie.

E il piccolo Duccio?

Un Duccio fallito.

Ho cercato in tutti i modi di conquistarlo, credimi.

Fin dai primi tempi che Guido mi frequentava e poi dopo quando mi ha

sposato.

Ma nulla.

Non mi ha mai voluto bene.

Non ha mai accettato che avessi sposato suo padre.

Infatti appena ha potuto si è trasferito dalla Suzia al nord.

Pensa, credeva che Guido fossimo amanti prima ancora che la madre morisse.

E aveva ragione?

Ma assolutamente no, ti giuro.

Infatti quando si è trasferito mi ha dispiaciuto moltissimo.

Anche se poi ha detto fra noi non era pauso facile vivere con lui.

E poi che cosa è successo?

E poi nulla.

Ora lui e Guido si sentono ogni tanto, ma nulla di più.

Ma perché è tornato da Arezzo? Perché non vi ha avvisato? Ma pensa, non ci ha

neanche evitato il suo matrimonio.

No, scusami, perché Duccio si deve sposare.

Sì. E perché Guido non mi ha detto niente?

Fosca, Guido ha già avuto un infarto.

Parlare del suo figliolo non gli fa bene.

Ginevra, è tardi, vieni a dormire.

Buonanotte, Fosca.

Buonanotte, Guido.

Buonanotte. Ciao Ginevra.

Allora, io ho chiuso tutto.

Ah, ma stai ancora a questo stadio, te?

Ma di che stadio parli?

Delle fasi si attraversano dopo aver fatto una cc.

Che sta per grande azzata.

È una mia teoria, ma è ampiamente dimostrata.

Praticamente, dopo aver fatto una cc, la prima reazione di solito è negare. E te

l'ha già fatto.

La seconda, rabbia, e ti sei sfogato come volevi. La terza, depressione, e

eccola qua. La quarta, non so se... Io la quarta la voglio sapere, Susi.

Va bene o sì?

Lasciami solo, dai.

Allora, buonanotte.

Buonanotte.

Chi c'è? Polizia!

Ho detto chi è?

Capo, siamo noi.

Idea sua?

E magari ti serviva una mano per sorvegliare la tenuta.

Vi avevo detto di non venire. Ehi! Chi siete?

Che volete?

Giù il fucile!

Corrado!

Corrado, sono il vicequestore Innocenti.

E ho visto delle luci.

Ti avevo detto di consegnarci tutti i fucili, no? E questo mi può servire. Non

credo proprio.

E se non l'ha registrato è anche possesso illecito di arma da fuoco.

Lo dia.

Senta Corrado, mi dia retta.

Deve stare lontano dalla signora Mantovani. Le può creare solo dei

problemi e non se lo merita.

Andiamo a dormire, su.

Forza.

Sì, capo.

Mi hanno proibito la caffeina sicché ti ho preparato uno dei miei infusi. Spero

ti garbi.

Beh, se il sapore è buono quanto il profumo. Beh, un po' speziato, eh?

A proposito di sapori piccanti, come va col tuo Cosimo?

Beh, diciamo che siamo in un momento di riflessione.

Riflessione dopo riflessione, come una matrioska, hai presente?

Altro che.

Beh, ad ogni modo la mia offerta di aiutarti a comprare il casale per quello

che posso è sempre valida.

Ti ringrazio, ma non ne voglio parlare.

Ho capito.

Sei arrabbiata con me perché non ti ho raccontato nulla della mia sorella con

lo stagliere.

Ma sì, dillo, dai. Ma no, ma figurati, tu puoi fare quello che ti pare, ci

mancherebbe.

È che sono anche qui per lavoro.

Beh, detta così non suona gran bene, no?

Invece no, Ginevra, io voglio proteggerti, scusami.

Allora parliamo di lavoro.

Cos'è che vuoi sapere di preciso?

Com'era Irene?

Beh, lei era bellissima.

L'ho vista in una foto ieri sera. Sì, era molto bella.

Però aveva uno sguardo molto triste.

E com'è morta?

Incidente in macchina.

Ma sai...

Guido non me l'ha mai voluta ammettere del tutto, ma credo che all'epoca si sia

anche pensato a un suicidio.

Però mi fa strano un suicidio, cioè aveva una vita stupenda, un marito ricco

che l'amava, un figlio che l'adorava.

Sì, ma non stava bene.

Depressa, dicono, o forse anche qualcosa di peggio, non lo so.

Ad ogni modo la conoscevo troppo poco.

Senti, ma adesso me lo vuoi fare un regalo?

Una passeggiatina io e te?

Si fa?

Se Guido e l'infermiera sanno che ti ho portato a montare il cavallo, mi

uccidono. Su, via, Fosca. Lo sai anche te che mezz'ora in sella mi fa molto

meglio di un chilo di pillole, dai.

E chi non ce la faccia a stare lontana dal maneggio?

Un po' come te col casale, no?

Ma hai mai rischiato di perdere il maneggio?

Beh sì, anni fa abbiamo avuto bisogno di comprare una sala nuova, ma non potevamo

permettercela. Ce la siamo vista brutta, sai.

Per fortuna poi è intervenuto un nostro caro amico che ce l'ha comprata e ce l

'ha regalata.

E ci ha anche detto di undirla in giro, pensa.

Beh, deve essere un amico prezioso.

Ah, puoi dirlo forte.

Rosa, dimmi.

Hanno appena ritrovato l'auto di Duccio Mantovani in zona Antico Lavatoio. C'è

il cadavere di un uomo dentro.

Va bene, mandami la posizione.

Grazie.

Tutto bene?

Sì.

È lui?

Sì, è Duccio Mantovani. Nella macchina abbiamo trovato un fucile da caccia.

Me lo puoi tenere, per favore? Sì, certo.

Ginevra. Era il suo profumo, lo riconoscerei tra mille.

Orchidea, sandalo, legno di loto, artigianale e persistente.

Duccio l'aveva ancora addosso.

La scientifica sta analizzando la macchina, ma per chiarire le cause dell

'incidente dobbiamo aspettare la sopsia. Nel fucile dell'auto ci sono proiettili

di tipo e calibro compatibili con quello sparato alla Mantovani. Al contrario del

fucile che abbiamo sequestrato a Corrado.

Rosa, hai fatto il controllo che ti ho detto?

Fatto. L'incidente stradale della madre di Duccio è avvenuto proprio nello

stesso luogo in cui lui ha avuto il suo.

Macabra coincidenza, no?

Rosa, è arrivato.

Buongiorno. Buongiorno, signore mie.

Buongiorno. Ciao.

Dove posso... Qua.

Ecco, va bene. Allora, secondo me questo è perfetto per te.

Guarda che...

Posso toccarlo? Sì, piano, che è del comitato dell'organizzazione.

Io adesso vado.

Ci vediamo dopo.

Vabbè, adesso dobbiamo pensare al trucco capelli.

Rosa, perché hai quella faccia?

Paura di volare, ve lo dico io.

E poi secondo me ha risposto al marito che la tartassava di messaggi.

Beh, mi sembrava che eri stata chiara, no?

Nessun passo indietro.

Eh, gli ho detto che ci devo pensare.

Vabbè, dai, votiamo su. Sì. No, aspetta, no. Che cosa votiamo?

Che Rosa si lascia definitivamente con suo marito. E che si lasci finalmente

andare con José, compreso tutto, e dico tutto quel che ne consegue.

Ecco fatto.

Un'animità assoluta.

Vabbè, io vado dai mantovani.

Giulia, ma dove va? Non puoi entrarvi?

Sono partita non appena mi hanno avvertito.

Dov'è? Voglio vederlo.

Ma dov'è? Chi? No, scusi. Leccio Mantovani.

È il mio fidanzato.

È come un incubo.

È come quando è morta Irene.

Se ne è andata allo stesso modo, ma com'è possibile?

Forse lo ha scelto lui.

No, no, Fosca, no, non aveva ragioni per uccidersi.

Aveva trovato un equilibrio, stava per sposarsi.

Guido gli aveva regalato anche i mobili della camera del letto di Irene.

E allora tutto contenta.

Ginevra quando l'abbiamo trovata aveva il tuo profumo addosso.

È stato lui a spararti.

Si era nascosto tra gli alberi vicino all'antico lavatoio.

A quel punto ti ha colpito, si è chinato per vedere se eri morta.

E in quel momento, non lo so, è successo qualcosa e ha deciso di andarsene.

Ha preso la macchina ed è uscito fuori strada.

Guido, cos'hai?

No, niente. Niente, niente.

Mi devo solo sdraiare un attimo, Ginni. Non preoccuparti.

Ma poi, anche se lui mi odiava perché avevo sposato suo padre, perché

uccidermi ora, dopo tutti questi anni?

Scusatemi, ma devo andare.

Sapevo che sarebbe successo qualcosa.

Ma questo era cambiato da quando

aveva trovato quel maledetto diario.

Il diario di chi?

Della madre.

Era nascosto in una cassettiera che il padre le aveva inviato. C'erano anche

altri mobili. Erano tutti per la nostra casa nuova.

Una cliente del B&B in effetti mi ha parlato di un quaderno di Duccio.

Ce lo può descrivere?

Era verde, un po' squalcito.

Dopo averlo letto Duccio si era convinto che Rainer è stata uccisa dalla sua

matrigna.

È assurdo, non pensava ad altro. Era come se quel diario avesse risvegliato

un fantasma.

E lo perseguitava.

Vuoi che lo copra?

L'altra notte è partito senza neanche salutarmi.

Dante è inutile, non te lo dico dove sono.

Poi mi ha chiamato nel cuore della notte e non mi ha detto dov'ero. Sì, è anche

inutile che insisti.

Ho urlato solo che Ginevra doveva sparire.

Lei deve sparire!

Venga, l'accompagno dai mantovani.

Se non le dispiace preferirei un albergo.

Voglio stare sola.

Sono andato a controllare l'autopsia di sua madre, Irene Maldobani.

Nel sangue erano state ritrovate delle tracce di un potente oppiaceo, del quale

pareva che facesse uso.

Puoi dirmi qualcos'altro di lui?

Guarda, in tasca aveva questa chiave.

B&B Bettini.

Un quaderno verde?

No, io non l'ho visto tra le sue case.

Comunque sta ancora tutto di là.

Le dispiace se do un'occhiata? Prego. Nel frattempo le fa assaggiare quella

torta di carote? È buonissima. Ha un ingrediente dentro che non so cos'è.

Prego.

Grazie. Mi spiace tanto per Duccio.

Avrebbe potuto avere tutto.

Come sua madre.

Prego.

Lei pareva non accorgersi di quanto fosse difficile quel bambino.

Cambiava umore ogni tre per due.

E si arrabbiava perfino quando perdeva a mosca cieca.

E tale quale è rimasto anche da grande.

Niente quaderno verde.

Odore dolciastro e sapore amaro, con un pizzico di semi di papaveri.

Vero? Vero sì, ci ha preso e come.

E niente, la mia ricetta non è più segreta. Non si preoccupi, non lo diremo

a nessuno.

Mi scusi, ma adesso dobbiamo andare. No, no, no, che fretta. Una fettina la diamo

anche alla collega, no?

Certo.

Grazie. Prego.

Allora, sei sicuro?

Sicuro. Chiederò il trasferimento. Promesso.

Non è che cambi idea?

No.

Rosa, ma dove sei andata? Sei scappata così velocemente.

Eh, ho avuto un problema.

Niente di grave, eh.

Ma mi hai detto tu che potevo andare.

Sì, sei tranquilla. Tanto c'è Rita qui con me.

Meno male.

Senti, ma che cos'è questa musica di sottofondo?

Posca, mi ha raggiunto cos'è. Ah, bene. Facciamo progressi.

Ciao, Rita. Ciao, capo.

Grazie. Tu lo sai statisticamente...

Quante possibilità ci sono di trovare l'amore dopo i 50 anni?

Come faccio a sapere che questo è quello giusto?

Ho capito, questo è il bello. Quando non cerchi l'amore è quando lo trovi.

E invece, quando cerchi qualcosa bene bene, poi alla fine lo

trovi. Ecco il quadernetto verde.

Sei un genio.

Rita, per favore, fammi delle fotocopie di questo quaderno.

Certo, capo.

Ciao, Rosa.

Ciao, ti raggiungo tra un'ora in commissariato. Ti aspetto.

Partita?

Partita. E già ti manca, mi pare.

Non lo so, Giù.

Guarda, non ci capisco più niente.

Brutto segno, Pinuzzo.

Se non stai più bene con una persona, è sempre meglio... Tagliarla.

Che ve ne pare?

Wow. Ma stai benissimo.

Ma scusa, dove l'hai trovata i capelli per fare tutte queste trecce?

È una zia parrucchiera.

I miracoli dell'estetica.

Ti sei lasciato un penelope, vero?

Non devi essere triste, hai fatto la cosa giusta.

Anche per lei.

Fantastiche le forcine perché fanno un effetto lifting, però forse... Le

togliamo.

Fosco è ancora immersa nella lettura? Non so mica se legge. Le ho passate alla

telefonata di una banca almeno 20 minuti fa.

Allora forse è il caso di bussare?

Io no.

Io no.

Ok.

Hanno detto di no.

Garanzie insufficienti.

Nonostante l'antico offerto da Ginevra.

Ho perso tutte le speranze di ottenere un prestito.

Capo, noi una colletta l'abbiamo fatta comunque, per quello che possiamo.

Certo non è molto, però... 12.610 euro.

616.

Grazie ragazzi, siete stupendi, ma... ma non posso accettare.

Anche perché adesso non servirebbero nemmeno.

Comunque sai che sono lì.

Ma vedrai che tu un modo lo trovi. Se una donna è piena di risorse non puoi

perdere il tuo casale, no?

Capo, l'ha letto il diario?

Non tutto.

Ma è scritto bene, come un romanzo.

Ma non lo è?

Temo di no.

Irene racconta come...

Dalla felicità iniziale scivola in una depressione da cui non riesce ad uscire.

Si sente fragile, inadeguata.

Poi immagino che subentri l'angoscia, il senso di colpa per le persone che ama,

che le stanno intorno e non sanno come aiutarla. Mamma mia, ma è tutto così?

Di positivo non le succede mai niente?

Beh, ha un'amica.

Una grande amica che si chiama Ginny.

È una donna brillante, piena di energia.

Oggi Guido ha chiamato Ginevra così.

Ginny.

Non gli avevo mai sentito dire quel diminutivo prima d'ora.

Cavolo, la cena con l'apo.

Mi raccomando, stasera giocatela bene.

Sì, certo.

Va bene, lo ammetto. Hai imparato a cucinare.

Ti faccio notare che ti sei anche mangiato le melanzane, non ti sono mai

piaciute. E adesso... Ecco qua.

Queste ti piacciono, mi piacciono.

Lo sei ricordato? Sì.

Ricordi quella volta?

Dove si stava? A Capalbio? A cena da quello e... Ci ha portato le melanzane e

tu le hai prese e le hai buttate nel posto a cena.

È che non mi piaceva. No.

Ti era notato, vero? Ti piaceva uno schifo.

Senti, Lapo, ti volevo dire una cosa.

La banca non mi ha dato il prestito e volevo

chiederti se potevi darmi un po' di tempo.

Ti do tutta la vita.

Che cosa vuol dire, scusami?

Cioè mi ha bisogno di un piccasale.

Neanche che te ne vai.

Si resta qui, io e te, insieme.

Scusami, tu vorresti che noi... Oggi non ti potrei che chiedere di diventare la

Contessa Fineschi.

Senti Lapo, io non so se te lo ricordi, ma io sto con Cosimo. Con chi?

Solo perché non stai più con me.

Lapo.

Là, fermati, ti prego, ti prego, fermati.

Fai fermi. È così che ti piace, vero? Là, fai, fermati.

Fermati, tutto fermo.

Fermati! Mi ha detto di fermarti!

Con te è sempre la stessa storia, vero?

Fai tutto l'appassionato, il sensibile, poi cerchi sempre di fregarmi.

Tanto tu pensi solo a te.

Riflette bene quello che stai dicendo. Ci riflette come?

E te lo dico per ultima volta, è chiaro?

No. Hai capito?

No

Penso che ormai verrò ogni anno a questa tua festa propiziatoria di quartiere.

E son contenta di sia piaciuta.

Tantissimo.

Ma tu lo sai che io ero arrabbiatissima con te?

Sì. Tantissimo.

Perché? Per come mi avevi lasciato ovviamente.

Beh hai ragione, in effetti sono sparita così, non mi sono più fatta sentire.

Però adesso il caso ci ha fatto rincontrare, no?

E poi tu mi sembri così cambiata.

Sei cambiata in me, lo sai?

Che fai, sali?

Lori, in effetti non so se è meglio o peggio, però mi sa che sono cambiata.

Scusami, ma... Va bene, io vado.

E grazie per la festa.

Buonanotte.

Buonanotte.

Oh, ma mi lasci in pace?

Che fai, mi spii?

Giulia, va bene, sì, ti sto seguendo. È che, non lo so, è assurdo il modo in cui

io e te facciamo finta di evitarci, lo vedi?

Va bene, allora io ho bisogno di sapere una cosa.

Te mi hai lasciata perché sono una donna?

Come ci viene a letto, però poi il tuo futuro lo vedi con un marito, con dei

figli. Dai Greta, ti vedi sistemata, no? Non è questo, lo sai.

E allora cos'è?

È che io e Simone ci amiamo ancora.

Ci sono delle difficoltà, però... abbiamo deciso di riprovarci.

È questo.

Ti ringrazio per... per avermi detto la verità.

Vabbè.

Ti prego, Giulia.

Io non voglio rinunciare a te.

Non lo so, troviamo il modo.

Proviamo a restare amiche.

Cosa?

Io e te non potremo mai essere amiche.

A

volte

non riesco a riconoscermi.

Mi sento come se stessi perdendo il controllo della mia vita.

16 agosto. Fa caldo.

Duccio vuole andare al mare, ma io non riesco neppure a uscire dal letto.

Per fortuna arriva Ginni, in soccorso.

11 settembre. Guido si sta stancando di me.

Non posso biasimarlo, sono diventata insopportabile. 23 ottobre.

Stanno sempre insieme, parlano e ridono, anche quando sto male.

Ma forse è proprio quello che Ginni vuole, farmi star male.

3 novembre.

Domani lei mi fa assaggiare il tè che ha fatto arrivare dalla Cina.

Ci vado solo per parlarle.

Mi deve delle spiegazioni.

Domani.

Domani è il giorno che è morta.

Oh Dio mio, Alice, bella mia, non ci pensare, ci pensare. Senti quello che

combina.

Vice, ma è là per fare tutto questo casino?

Lavoro, Foschina mia, lui lo chiama lavoro.

Dice che stanotte ha ricevuto un'illuminazione che gli ha risolto la

crisi creativa.

Beh, a me sembrava uno schiaffo.

Contento lui.

Ciao Alice, ciao Vice. Ciao Foschina, ciao Bella. Vieni Alice, vieni.

Quindi quando ha letto il diario Duccio ha pensato che tu avevi ucciso e drogato

sua madre per prenderle il posto?

Voleva vendicarsi.

Ecco perché ha tentato di uccidermi.

Ma quella Ginny non sono io.

Io all'epoca Guido non lo conoscevo ancora.

E con Irene non siamo mai state così intime, lo sai.

E poi lei mi ha mai chiamato così.

Tuo marito si però?

Si ma da poco.

E poi lo fa soltanto quando è molto stanco e provato.

Ad ogni modo, qualsiasi cosa abbia scritto Irene, i suoi erano sospetti

infondati.

E che lei non stava bene, lo sai, no?

Sì, lo so, era infelice e depressa. Però non voleva morire. E la sua amica Ginni

gli ha dato un tè avvelenato e è andata a sbattere.

Io e Guido ci siamo messi insieme soltanto dopo la sua morte, te l'ho già

detto.

Cos'è, non mi credi?

Vedi, Fosca, te sei una donna molto in gamba.

Ma più si è intelligenti e più bisogna tenere un orgoglio a bada.

Questo lo dice Jane Austen.

Sei stata proprio te a consigliarmi i suoi libri, te lo ricordi?

Mi scusi, signora. Sì?

Suo marito continua a chiedere di lei.

Arrivo, grazie.

Lo vedi cos'è diventato l'affascinante uomo di mondo?

Quello per il quale io avrei ucciso Irene pur di sposarlo.

Comunque vada questa storia mi è servita a capire che lo amo ancora.

Più sei intelligenti e più bisogna tenere l'orgoglio sotto controllo.

Non è vero Sansone?

Egli è proprio vero, l'orgoglio è una cosa brutta.

L'orgoglio ci impedisce di vedere la verità e ci obbliga a ragionare a

schemi.

Lo dici proprio te, Fosca. E ti impedisce a te di credere che tra Cosima

e quella là non fosse come sembrava.

Eh sì, in effetti lei sembrava scocciata.

E lui?

E lui la teneva a distanza. C'ho ragione. Vieni, vieni.

Buongiorno, salve. E questa è la stalla, Helen. Come vedi è in ottimo stato.

Magari un po' antiquaria.

Antiquata. Scusate tanto, ma voi due chi siete e come siete entrate qua?

Mi ha dato le chiavi il conte Fineschi.

E la signora chi è?

La proprietaria? No, no, no. La signora abita qui.

Ma ancora per poco.

Ellen, vieni che ti mostro la cucina.

Hai capito, Fosca?

Il conte Fineschi l'ha dato le chiavi. Non ti preoccupare.

Senti, io vado a vedere la benedizione dei cavalli. Ci pensi tu a Sansone? Sì,

sì.

E' stanzone mio, hai capito?

Siamo antiquati noi altri.

Quanto è che asciughi quel bicchiere, capo?

Girati e girati, tra un po' lo rompi pure.

Mi sa che Fosca non mi ride più.

Sei stato tu il primo a non crederle e tu dovevi pensarci, no?

Io vado a farmi un giro, va?

Mi manca l'aria.

Ma se siamo all'aperto?

Ti stavo chiamando.

E ti stavo guardando.

Mi dispiace.

Anche a me dispiace. Però ti giuro non è successo niente a Fosca.

Tra me e Lapo non ci sarà mai niente.

Senti, non posso restare, devo andare.

Come sempre, direi, no?

Ne parliamo dopo a casa, vai.

Basta parlare.

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda

su di voi e con voi rimanga sempre.

È che non riesco più a crederle.

Mi ha tenuto nascoste troppe cose.

A volte Ginevra sembra che sia una persona che non ho mai conosciuto.

Questa però mettiamola via, perché l'ho presa per il mio nipotino.

No, scusami, si hai ragione.

E poi mi succede la stessa cosa con la prima moglie, con Irene.

È una vittima o una viziata patologica?

Quello che posso dirti io dopo l'autopsia è che nel sangue di Duccio ho

individuato la stessa sostanza che era presente anche in quello di sua madre.

Un potente oppiaceo che può indurre stati di debolezza, di sonnolenza.

Quindi o entrambi sono stati drogati da qualcuno. Oppure Duccio ha scelto di

morire come sua madre.

Ma sbagliavano a credere che Ginevra l'avesse avvelenata?

Ginevra.

Ginevra. Guido!

Guido, che hai?

Sì, certo, capisco.

Non ho molto chiaro tutto.

Va bene, grazie.

Guido Mantovani ha avuto un infarto.

È in prognosi riservata.

Mi dispiace.

Ma dopo quello che mi hai raccontato ho comunque deciso di convocare Ginevra per

interrogarla sul presunto omicidio di Irene Mantovani.

Ma è ancora convalescente.

Ma ti ha mentito.

E tu stessa mi hai detto che hai sentito suo marito chiamarla Ginny. Sì, ma non

era lucido, era confuso.

Senti, lascia che sia io ad avvertirla e accompagnarla qui.

È in questo momento molto fragile.

Va bene, te lo concedo.

Grazie.

A proposito, come...

Prosegue il tuo problema.

Per un po' di tempo farò finta che non esista.

Beh, non hai molto tempo.

Ho detto per un po'. Certo.

Arrivederci. Arrivederci.

Le manette però non me le mettete.

Non davanti ai clienti.

Ti stiamo accompagnando dalla PM, vuole sentirti. Non siamo qui per arrestarti.

Tranquilla, tanto io non ho fatto nulla.

Vuoi che ti accompagni? No, non c'è bisogno.

Vado a guido se puoi però.

Tranquillizzalo.

Cecco, mi raccomando.

Mi affido a te. Non si preoccupi signora.

Prego.

Mi dispiace.

La signora Giallo sapeva che l'avrebbero convocata.

Sa che mi ha detto stamani?

Mi ha detto...

Cerco un ticruciare, anche se mi arrestano. Un po' tanto ci pensa la

Fusca a fargli capire che sbagliano.

E lei lo farà vero.

Gli ha detto qualcos'altro?

Mi ha detto che devo vincere, per lei.

Perché sa, se domani corro giostra, lo devo soltanto alla signora Ginevra.

Perché?

E' a lei che hanno sparato.

Senti Guido, se c'è qualcosa che ancora non mi hai detto di René e di Duccio,

questo è il momento di farlo.

Non stavano bene.

Io non sono stato capace di aiutarli.

Duccio... Duccio aveva bisogno di una madre.

Io dovevo fare la scelta giusta.

Ginevra.

Ginny.

Irene.

Tu l'avevi capito che lei mi amava.

Lei chi? Di chi stai parlando, Guido?

È confuso.

Silvia.

Sono le medicine, il cuore.

Volevo conoscerlo prima di ripartire.

I medici dicono che si riprenderà, ma ci vorrà un po' di tempo.

Lui ha capito chi sei?

Non ne sono sicura.

A volte mi sorride.

Mi fa una tenerezza.

A volte sembra quasi abbia paura.

Mi ha anche chiamata con quel nome, quello che ha detto prima.

Gin.

Sono sicura che in queste pagine ci sia qualcos'altro che non sono riuscita a

vedere.

Posso? Certo.

Non vi sembra che la copertina sia un po' troppo rigida?

Quelle?

Cosa sono?

Rinni e Ginni.

Rinni e Irene.

Si riconosce anche da piccola.

Questa dovrebbe essere Ginni da grande.

Ginni fa vincere Duccio a mosca cieca. È Ginevra, la riconosci? Non lo so, è

coperta. Lei pareva non accorgersi di quanto fosse difficile quel bambino.

Ma Duccio che gioca a mosca cieca.

Cambiava umore ogni tre per due.

Non lo so, mi dice qualcosa.

Qualcuno ha nominato la mosca cieca negli ultimi giorni. E si arrabbiava

perfino quando perdeva mosca cieca. Il tè drogato di Ginni. Un potente oppiaceo

che può indurre stati di sonnolenza, di debolezza. Le infusioni di Ginevra.

La colazione. I dolci a colazione.

La torta di carote. Con un pizzico di semi di... di papavero.

I semi di papavero.

I semi di papavero!

Spero vi troverete bene.

Grazie. Prego. Grazie.

Buonasera. Buonasera. Allora, novità?

Sostanzialmente una.

Perché ha ridotto il suo nome di battese?

Mi scusi?

Lei si chiama Maria Giovanna. Un nome molto lungo, magari i suoi amici le

avranno dato un diminutivo che potrebbe essere Ginny.

Nessun amico mi ha mai chiamata così.

Neanche un'amica cara?

Ginny e Rinny, la bambina povera e la bambina ricca, inseparabili finché la

prima non ha più sopportato la fortuna dell'altra, che si era sposata e aveva

avuto un figlio.

A questo punto le loro storie avrebbero dovuto dividersi, no?

Ma Rinny era fragile, depressa e pur di non separarsi dalla sua amica del cuore,

l'assume come tata.

E così Ginny si innamora del marito.

Tutte erano innamorate del Mantovani, ma Ginny è convinta che lui lo ricambi.

Fraintende la sua gentilezza, si autoconvince che lui è infelice del suo

matrimonio e vuole cambiare moglie.

Ora basta.

E così prepara una tisana all'amica aggiungendo un bel po' di polvere

doppio. Com'è che si chiama?

Papaver solliferum. Un ingrediente che in altre dosi usa per fare i dolci alla

carota.

Sapeva che Irene sarebbe uscita poco dopo in macchina.

Guidare sotto l'effetto dell'oppio può costare la vita.

Ginny vuole essere la futura moglie di Mantovani.

È assurdo. E comunque non avete nessuna prova.

Quando è successa la stessa cosa con Duccio, ha cercato di allontanare ogni

sospetto su di sé.

Ma ha commesso degli errori.

Perché far credere che qualcuno dovesse entrare nella stanza del ragazzo senza

forzare la serratura?

Sapendo che prima o poi gli avrebbero trovato le chiavi addosso.

La smetta, la prego.

Ma lei ha parlato di accuse.

Come faceva a sapere che Duccio ce l'aveva con Ginevra?

Ovviamente lui si era confidato con la tata, ma non immaginava che lei aveva

ucciso la madre.

Ginny nel diario non era Ginevra, ma Maria Giovanna.

Qua c'è troppa gente.

Vogliamo andare da lei?

È stato orribile.

È stato come pagare in un colpo per entrambe le cose.

L'incidente e l'aver creduto che... Vuole un po' d'acqua?

Dopo la morte di Irene ha finalmente trovato il coraggio di dichiararsi a

guido. Sì, ho aspettato quasi due anni.

Grazie.

Ero così emozionata.

Lui invece...

All'inizio credeva che stessi scherzando.

Non mi sono mai sentita tanto umiliata.

Tanto patetica.

Guido non aveva mai provato nulla per me.

E stava già con un'altra.

Con Ginevra.

Quindi lei a quel punto ha dato le dimissioni?

Volevo bene a Duccio, ma Guido aveva iniziato a guardarmi in modo strano,

come sospettasse qualcosa.

Non potevo restare in quella casa.

E si è tenuta lontano dai mantovani fino a quando Duccio non si è ripresentato?

L'ho riconosciuto subito, appena me lo son visto davanti.

Smettila di chiamarmi.

Sei tanto inutile, non te lo dico dove sono.

Lei deve sparire!

Era ossessionato dall'idea di vendicarsi.

E quando ho visto il fucile, ho capito che faceva sul serio.

Sì, è anche inutile che insisti. Ma se avessero riaperto il caso di Irene,

prima o poi sarebbero arrivati a me.

Duccio era come Irene.

Incapace di vivere.

E stava per uccidere un innocente.

Dovevo fermarlo.

E l'ho fatto.

Gli ho messo l'oppio nel tè del mattino.

Volete sapere altro?

Per ora può bastare così.

Forse Loppio ha salvato la vita di Ginevra.

Lucio era stordito, ha sbagliato la mela, ma non è riuscito a finirla perché

ha sentito arrivare il contadino.

Ottimo lavoro, dottoressa.

Grazie.

Allora, che cosa hai deciso?

Forse è meglio che torni tutto come era prima.

Io non lo so se sono... se ce la faccio a crescere un figlio da sola.

Ti capisco benissimo.

Dai, su, mi hai già ringraziata abbastanza.

Senti, Fosca, io lo so che te ci sei rimasta male che non ti ho raccontato

alcune cose di me.

Però non le ritenevo importanti, ecco.

O forse facevano anche parte di un passato doloroso di Guido.

Poi comunque per fare certi discorsi ci vuole anche l'occasione giusta, no?

Per esempio, tu hai mai detto che quel generoso uomo che ci ha pagato la

stalla era il tuo babbo?

Il mio babbo in che senso? Nel senso tuo padre.

Un uomo davvero unico e speciale, Fosca.

Ecco, questo mi sembrava il momento giusto per dirtelo.

Grazie. No, ma grazie a te, davvero.

Basta ringraziarmi tutti, eh? Basta.

Che spettacolo, ragazzi! Avete visto quanta gente?

Tantissimi! Oh, non mi ci sono ancora abituato, eh? Comunque i costumi sono

bellissimi. Magnifici, eh? Eh sì. Però non vedo Rosa.

Stanno arrivando i cavalli! Dove? Hai santo spirito!

Spirito, forza!

Ma il saracino che bisogna colpire dov'è? È laggiù. Vedi, è quel manino di

legno lì in fondo, vedi? Quello con lo scudo. Sì, sì. Si chiama il buratto. E

che è questo buratto?

Ah, boh.

Guarda là. I sbaglieratori.

Rosa, ma sei tu?

Ragazzi, venite a vedere.

No, che bellezza. Wow.

Ho scelto uno che testa un incanto.

Beh, ho fatto una gran fatica per entrarci, adesso non me lo tolgo più.

Ma Fosca?

Era un Ginevra, ora arriva.

Dai, forza, stappiamo due bottiglie. Io mangio qualcosa.

Anch'io.

Ti va se un giorno di questi andiamo a cena insieme?

Certo, sì, quando vuoi.

Ok. Ok.

Vuoi? Sì.

Ti piace la paella?

Si dice paella.

Si scrive con due L.

Eh, ma non tutte le cose si dicono così come si scrivono.

Ma che andrebbe di venire a cena stasera?

Magari facciamo una paella, eh?

Ma sai che non so se sono pronta per la paella.

Scusate l'interruzione, ma la Fosca dice di cominciare. Mi sa che non viene.

Sono stato male senza di te.

Anch'io.

Mi mancava il tuo profumo.

Però ho capito una cosa.

Che non dobbiamo vivere a casale, Fosca.

Fanculo le banche, fanculo tutti.

Vendo tutto quello che ho e facciamo un'offerta.

Non ti posso chiedere tanto. Ma non me lo stai chiedendo se lo voglio fare io.

Lo faccio per te e per me.

Sì? Dove?

Che è successo?

Mio marito ha avuto un malore, l'hanno portato in ospedale.

Metto anche un pochino di peperoncino.

Eccolo qua.

Stacco.

Madonna.

Madonna.

Sono da Cosimo, non mi aspettare. San Donato, ti ringrazio.

Mi sa che ho cucinato per nulla anche stasera, ma non mi importa, ti ringrazio

lo stesso.

Ecco. Alice, non lo senti più neanche te quel fracasso dal granaio?

dice oh madonnina che ce l'ha qualcosa di buono fresco si deve brindare vai

forza ha finito la sua scultura ah si quella qua si si ma eh inglese eh

quella che ha visitato il casale sta bene beh ha fatto un'offerta antica poi

crede ah dice sul serio si ha detto che è innamorata di questo posto e l'amore

si sa

Se c'è qualcosa che davvero può rovinarci la vita è il nostro orgoglio.

Eh sì, l'orgoglio va tenuto a freno, soprattutto se viene ferito. Ma il

delitto peggiore che si può compiere contro se stessi resta sempre non essere

felici, quando invece potremmo.

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