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Lina, dove sono i miei vestiti?
Laggiù, nel cesto.
Ma cos'hai oggi?
Sono contenta.
Vieni con noi all'osteria stasera?
No, non posso.
Come se non lo sapesse nessuno che è il suo bel fornaio.
Allora te ne vai?
Finirai anche tu come tua sorella.
Ecoutez la chanson bien douce qui ne pleure que pour vous plaire Elle
est discrète, elle est légère Un frisson d'eau sur de la mousse
La voix vous fut connue et chère Mais à présent
elle est voilée Comme une veuve désolée Pourtant comme elle
est encore fière
E nelle lunghe pleghe del suo velo, che palpitano le brise d'autunno, la
verità, come una stella, è scasso e mostra al cuore che si stanna. La
verità, come una stella, dice aver
riconosciuto che la bontà è il nostro amico, che della malattia
e dell'envia non resta niente, la morte è venuta.
Hai visto mia sorella, com'è felice?
Sì.
Anche io e te abbiamo ballato qui la prima volta.
Già.
E come la sua morale
l'eclaire, ascoltate la canzone ben sagesse.
Ascoltate la canzone ben dolce, che ne pleura solo per piacere.
È discreta, è leggera, un frissato d'uovo su due mousse.
Signor Pietro, da domani qui a lavorare a me non mi vedete più.
E tu se vuoi fare fortuna invece del pane, impara a manipolare le donne.
Ho paura che tu non venissi a prendermi. Vieni.
Dammi la mano, perda!
Ho paura!
Venghino, signore e signori, venite ad ammirare le più grandi attenzioni che ci
sono in tutto il mondo. Abbiamo la donna cannone, abbiamo i diavoli volanti,
contorsionisti, giocoglieri, abbiamo la donna...
E tutto ciò che vuoi fa sorridere. Andiamo, vieni.
Andiamo a vedere. Andiamo, dai.
Andiamo.
Uno,
due,
tre.
Fatto.
Accidenti, non ho soldi. Scusate, tu ce n'hai?
Salve.
Sai, Berta, oggi mi sono licenziato.
Così non si va più avanti, Berta.
C'è l'affitto da pagare.
E io a fare il fornaio non ci torno più.
E tu, Berta?
Guarda, lavori come una bestia e porti a casa quattro soldi.
A cosa ci basta?
A cosa ci bastano?
Ti ho detto a cosa ci bastano.
Guarda tua sorella.
Dovresti imparare da lei.
Dai sì.
Può starsene tutto il giorno a casa con Gastone.
E poi, la sera... Stai
fermo!
Hai capito?
Domani ho una sera, quando esci dal lavoro.
Se qualcuno ti guarda, dici sì.
Accetta.
Accetta.
È cominciata così.
Una sera dopo l'altra.
Giovani e vecchi.
Senza neanche guardare.
Una catena di giorni attraverso cui camminavo.
Camminavo.
Non volevo perdere Bubù.
Non volevo perderlo.
Allora imparai a trasformare l'amore in denaro.
Perché l'amore fatica e il denaro ristora.
Luca!
Vieni, Piero.
Ciao.
Vuoi un caffè?
No, grazie.
Hai visto laggiù quante ragazze?
E tu come fai a resistere?
Vuoi proprio continuare a startene qui solo?
Non conosco nessuno.
Tu sei l'unico amico.
Ma certe sere, sai, la tua amicizia non mi basta più.
Vorrei avere una donna anch'io, come te, come tutti.
E allora, va, esci.
Io, per esempio, voglio bene a Ninon.
Ebbene, Ninon fa quello che fanno quelle ragazze lì.
Certe volte, quelle ragazze...
Sono più pure di altre a cui la ricchezza concede la libertà di essere
oneste. Vedi, Piero, solo quando ci sarà piena giustizia potremo davvero sapere
dov'è il bene e dov'è il male.
È il meccanismo del mondo che va cambiato.
E se arriverà mai a questo, dipende da noi.
Nino non mi aspetta, andiamo. Andiamo.
Ascolta la canzone dolce, se tu vorrai ti piacerà.
Ma la canzone vera non fa mica così.
E come fa?
Fa... Ricordi quella bella domenica, mia cara bambina.
Scommetto che lei canta, signorina.
Adesso non potrei, certo.
Non ho voce.
Andiamo.
Ma tu, lei... Io cosa?
Niente, l'ho visto star lì così triste, mi son detta, forse sta piangendo.
Piangere proprio no, ma quasi.
Allora vede che non ho fatto male?
Oggi ho del tempo libero, se vuole possiamo andare a bere qualcosa.
Solo questi.
È tutto quello che sei riuscito a mettere insieme in tante ore. Se credi
che sia facile, provaci tu.
Sì, provaci tu.
Lo sai o non lo sai che a noi non fanno credito, con tutti i debiti che abbiamo
da pagare.
Io non voglio tornare a lavorare, capito?
Non voglio tornare a lavorare.
Ma io non posso fare di più.
Te lo giuro, Bubù.
Te lo giuro.
Tua sorella sa come si fa, lei è quello che ci vive insieme.
Certe volte se ci penso mi sembra impossibile che una come te abbia potuto
accettare di fare questo mestiere.
Ma io ti amo.
E quando ho finito di far credere a quelli con cui sono andata, che con loro
mi sono divertita.
E torno qui e ti vedo.
La vita, anche misera, mi sembra bella.
Ma ci sono delle sere come questa, in cui mi vergogno.
Ecco in barba tutti quelli che hai dovuto toccare per mantenermi.
Qui, anima mia, qui.
Vedrai che domani andrà meglio.
Certo, altrimenti ti pianto e me ne trovo un'altra. No,
no, questo no.
Io sono tua, tua per sempre.
Ti ricordi di Ninon? Chi Ninon?
Quella ragazza che era con noi sabato scorso. E allora?
Si è uccisa.
Ecco un'altra che se ne va.
Finire così e così giovani.
Questo male diventerà la nostra peste, la nostra rogna, il nostro inferno.
Dio la perdonerà, vedrete.
Lui sa quello che ha dovuto patire quella poveretta.
Salve a tutti!
Ciao Giulio!
Ehi Giulio, sono incinta!
Speriamo che sia maschio!
No, meglio una femmina, così almeno potrai lasciarle il tuo pezzo di
marciapiede!
E' tutta per
le dame qui presenti! E' la prima volta che una sottana non mi costa un uo...
Ma il vero colpo non è quello, è questo, che
mi ha fatto pure una certa pena.
Signori, allora posso avere l'onore di avervi tutti a mangiare con me?
Mi fa sì, mi fa sì, mi fa là, mi la do, mi la do, sì la do,
sì mi mi mi la fa sul soffa.
La mia Cecil ha le tette più belle di tutta la città. Pensa che una volta ho
incontrato un cliente che mi ha detto, la tua pelle mi succhia.
E io invece ho incontrato un ragazzo che mi dà due franchi in più soltanto per
passeggiare lungo il fiume mano nella mano.
Io te ne do dieci se fai una passeggiata con me.
Tu!
Non è una puttana, se è una puttana è il suo messiere.
Oggi no, oggi è solo mia, fila!
Mimì, Mimì, mi fa,
mi fa sì, mi fa sì, mi fa no, mi la do, mi la do, si la do,
e Mimì...
Ciao. Ciao.
Sai, Berta, non ho fatto altro che pensare a te.
A come sei bella.
E adesso che ti rivedo mi sembri ancora più bella, talmente più bella di come ti
avevo pensato.
Hai tempo di stare con me?
Certo, tanto è ancora presto.
Sediamoci qui.
Sai, mi piace stare con te.
Vorrei che tutto il mondo ci vedesse mentre siamo insieme.
Ecco, adesso dobbiamo sembrare proprio due innamorati.
Ma tu, Piero, hai capito veramente chi sono?
Da quanto tempo è che sei in città?
Da dove vieni?
Dalle valli.
Mio padre ha sempre voluto che suo figlio potesse studiare.
Lavorare con dignità e farsi una posizione.
Per questo mi diceva sempre, Piero, tu devi andare in città.
E allora sono venuto qui.
Ma non conosco nessuno, tranne te e Luca.
Ma adesso parlami di te, della tua vita.
Ho perso mia madre che avevo 13 anni.
È morta mentre metteva al mondo Sergio.
Io pensavo, ora che mia madre è morta proverò dolore.
E invece non ho neanche pianto.
Però sentivo la sua morte in tutto il corpo.
Lei era buona.
Qualche volta al sabato sera diceva, su ragazze, vi offro il caffè.
E io e mia sorella scendevamo giù.
Ed ero così felice perché c'era tanta gente.
Che fai?
Me ne vado.
Resta ancora un po'. Mi dai altri 5 franchi?
Non ne ho più.
E allora addio.
Stasera devo farmi un altro cliente.
Ho l'affitto da pagare.
Tu non sei come le altre, che non vogliono scambiare una parola.
Tu sei diversa da tutte.
Con quelle è terribile.
Si capisce che pensano solo a lavorare.
Anch'io sto bene con te.
Ma ho bisogno di vestiti.
E poi i tacchi si consumano.
Le suole si bucano con questo mestiere di andare sempre su e giù.
Invece una bella scarpa sottolinea la gamba quando si alza sulla gonna per
attirare un uomo.
Stasera tirare a grama non si fa una lira.
Se seguita così...
Questo fiore è a chi tocca?
Quanto?
Cinque franchi. Ma da quanto tempo poi?
La puttana?
Da abbastanza per non farti rimpiangere i tuoi soldi.
Vieni.
C'è un cliente venuto per Cecil, ma quella ne avrà ancora per mezz'ora.
Quello non ha tempo da aspettare. Vuoi farlo tu?
No. Sta qui, nella stanza a pian terreno. Non devi neanche fare le scale.
No, non posso.
Bubù mi aspetta. E poi oggi ho già fatto quello che mi basta.
Non faccio più un soldo, bella.
Bubù, aiutami.
Aiutami.
Deve essere successo quello che temevo.
Ieri sera ho parlato con mia sorella.
Mi ha spiegato cosa ha sentito quando l'ha presa.
È lo stesso anche per me.
Ho la sifilide, Bubù.
La sifilide?
Ieri sera credevo di non farcela ad arrivare a casa.
Sentivo un peso qui.
Mi piacerebbe sapere chi è quel maiale che te l'ha attaccata.
Se riuscirò a saperlo gli piantrerò un coltello nel ventre. E tanto meglio se è
uno con la grana.
Maledetti porci!
Porci! Solo perché hanno i soldi!
Porci!
Calmati, Bubù.
Impestati! Maiali!
Vado a fare le spese.
Mangiando andrà meglio.
Impestati!
Adesso dovrò lasciarti, Bert.
Maledetti!
C'è tuo figlio.
Hai l'aria triste.
Mi va tutto per traverso, mamma.
Quando ci si stacca dal ramo, e ci si stacca così per forza.
Ho bisogno di soldi.
Lavora, lavora come fanno tutti.
Forse per te mi lasceresti crepare.
Bubù!
Giulio.
Amico.
Ho bisogno di parlarti.
E di che?
È una cosa urgente, una cosa privata.
Ecco fatto.
I conti li faremo la prossima volta.
Adesso devo parlare con l'agnellino qui.
Poi ti passa.
Allora, che c'è?
Berta.
Berta?
Insomma, se l'è presa.
Ah.
E forse me la sono presa anch'io. Bene.
Me la sento qui, sulla gobba.
Su che gobba? Non è mica lì che si sente.
E poi che ti importa?
Un macro che si rispetti deve averla.
E se non è un verme, deve anche vantarsi.
È il nostro battesimo.
Nostro e loro.
Del resto non abbiamo tutto in comune.
E in comune deve esserci anche questo.
Io ce l'ho.
Da due anni.
All'ospedale mi hanno dato certe pillole, non ho mai sofferto niente.
E se sì che me l'ha rifilata, avrei anche potuto piantarla.
Ma non si pianta una donna perché è ammalata.
Hai capito ? Andiamo.
La sifilide è come la prigione, che si può evitare, ma se ne può uscire anche
più forti.
A me comunque lasi fini della prigione non hanno mai fatto paura. L'importante
è vivere al mostro. Ciao, Giulio!
Come va?
Bene, e tu? Lo sapevi che ho piantato lo zoppo?
Andava dicendo che mi voleva tagliare il collo, ma io gli ho detto... Davvero?
Ehi, piccolo, tu sei proprio matto. Devi mangiarne ancora di pagnotte prima di
fregare me.
Ciao, amore.
Ciao.
Va meglio adesso?
Sì, va meglio. Mi diverto.
Penso a Berta, se sì.
Alla tua, alla mia si fide.
Per me pure poi è facilissimo.
Guarda che ti ha portato.
Deve essere successo qualcosa perché tu sia così gentile.
Dammi un bacio.
No, lasciami.
E su, bella. Lasciami, mi fai bruciare la cena.
E dammelo.
Lo sai che non si deve.
Me ne frego.
Perché vuoi fare così?
Perché così è giusto.
Non devi soffrire tu sola.
Ho detto mordimi!
Così siamo vera...
Ti faccio male?
No.
Canta, Berta, canta.
Io sono vent'anni che faccio questo mestiere e ancora non mi è passata la
voglia degli uomini.
Piero.
Che c'è?
Berta. Berta?
Sei ammalata.
Ecco, adesso che cominciavo ad abituarmi a lei, adesso che con lei avevo scoperto
l'amore, sei dovuta chiudere in un ospedale.
Ma quale?
Al Sacro Cuore.
Forse... forse tu non sai che in quell'ospedale portano solo le donne
emanate, ma non di peste o di cancro.
Di sifilide.
No.
Non è vero.
È orrendo, è schifoso.
È schifoso.
L'orrendo è che per vivere Bertha sia costretta a fare la vita che fa. No.
L'orrendo è che abbia potuto ingannarmi e mentire.
E poi io... Tu?
Io voglio vivere, Luca.
Voglio vivere.
Non è per rovinarmi.
Non è per questo schifo che sono venuti in città.
Se tu la lasci, Bertha farà la fine di Ninon.
Cominceranno a tener lontana anche lei da tutti.
A dividerla da loro.
Come una pestata la segneranno a dito.
C'era una donna al mondo che io avrei potuto salvare.
E invece non l'ho fatto.
Avrei potuto salvarla. Vuoi avere per tutta la vita anche tu un peso come
questo?
È finito proprio come un letamaio.
Certe malattie nelle nostre case non ci sono mai state.
E se succedeva a me di impestarmi con la sefilide, io mi sparavo due colpi in
testa.
Mia piccola cara, tu stai male, lo so.
Tuttavia c'è qualcosa d'orrendo che devo dirti.
Ho saputo qual è la tua malattia e ho paura che non potrò più amarti come
prima.
Adesso spero solo una cosa, di non dovermi pentire di averti incontrata.
Mio caro Piero, ho ricevuto la tua lettera.
Lo sapevo che avresti dato tutta la colpa a me, ma ti sbagli.
Perché non ti sei chiesto che anch'io avrei potuto pensare che ad attaccarmi
questo male...
Sei stato tu.
Ma Piero, ti prego, fatti visitare.
Curati finché sei in tempo, come faccio io.
O ti capiterà peggio e farai del male a tutti.
Anch'io desidero una sola cosa, ed è di non vederti più.
Berta.
Bestie! Lasciatevi uscire!
Calma! Calma!
Calma!
È passato, è passato, vada pure.
A letto, a letto.
Quello che temevo è accaduto.
Sono andato a farmi visitare e il medico mi ha detto che anch'io sono malato.
Adesso vorrei non aver mai lasciato la mia casa.
Adesso maledico questa città e tutti quelli che ho incontrato.
Quando torni?
I dottori vogliono tenermi in ospedale ancora un mese.
Vorrei venire via adesso, con te.
Invece devo stare qui.
Io un mese da solo non ci resisto.
Non ti sento più.
Senza di te mi manca tutto.
Hai ragione, ma io non so come fare.
E poi se esco così potrei attaccare la mia malattia agli altri.
Perché a te chi te l'ha attaccata, il padre eterno?
Tieni, questo l'ho conservato per te.
Sono tre giorni che non mangio.
Te la stai godendo, eh?
Bubù.
Tu sei forte.
Allora?
Intanto che mi aspetti, potresti riprendere... Riprendere cosa?
Non so.
Ci sono tanti mestieri.
Il facchino, magari.
Il facchino. Sì, Bubù, facchino.
Beh, ma sarebbe solo per un mese.
Poi potremmo trovare un'altra sistemazione.
No.
Mai.
Svegliati, Berta. Sei una prostituta malata. E io un magnacia che deve vivere
di te.
E di te soltanto.
I nostri destini in questo mondo li decidono gli altri.
Ci sono ricchi che hanno denaro e vogliono donne.
E allora bisogna che ci siano dei poveri che gliele procurano.
Vuoi rimediare una giornata? Ti faccio giocare con quelli là, sono dei fessi.
Una giornata non mi basta.
Mi devi riempire le tasche di denaro.
Facciamo un colpo.
Con te.
Con te mai.
Tu sei un agnellino.
E se uno ruba per bisogno ci mette troppa ansia e allora sono... guai.
Che hai intenzione di fare?
Qualcosa farò.
Un guaio.
Come ti chiami?
Dino Berton, detto Bubù.
E la ferita? Un taglio qui al colpaccio.
Dicono che possa guarire presto.
Adesso anche se volessi non potrei più stare qui.
Bubù avrà bisogno di soldi.
Devo trovare il sistema di uscire.
Devo.
Devo. Quando sarà l'ora, Bert?
Devo uscire.
Uscire.
Se resto qui non mi amerà più.
Lo so.
Lo sento.
Uscirai, sta tranquilla. Ma calmati.
Perdonami, bubu.
Guarda chi c'è.
Via, via Cagna.
Hai capito, vai via. Non ci devi venire qui.
Sei stata tu che hai attaccato quel male a mio figlio. Non è vero.
Fattene.
Finalmente, ma non dovevi uscire stamani.
Sì, certo.
Ho girato tutto il giorno.
Poi mi sono decisa a venire.
Sono stata anche da quella vecchia.
Ma cacciata.
Gli hai detto che quel magnaccia di suo figlio non ha uno straccio addosso che
si sia guadagnato da sé.
Hai ragione.
Ma io non sono buona a difendermi.
Fai come faccio io. Quando con uno non va più, me ne prendo un altro.
E poi non hai avuto abbastanza di tutte le botte che ti ha dato.
Tutto mi gira intorno, la malattia, l'ospedale, tutto.
Mi resta solo Bubù, è il mio uomo.
Neanche se venisse Dio a supplicarmi lo cambierei con un altro.
Dammi retta, i magnaccia bisognerebbe prenderli tutti a calci in culo.
Ehi, fila! Questo è un cliente mio! Non è vero! È venuto sempre con me! È stato
via per tre mesi, adesso è mio!
Va a attaccare la tua rogna a qualcun altro!
Ma è così, sei una dei meno.
Berto.
È tanto che non ci vediamo.
Ho pensato che forse ti sarebbe piaciuto.
Anche perché i 5 franchi... ne ho bisogno.
Sei venuta per i soldi.
Ho freddo, Piero.
Vieni su.
Non sai com'è stato difficile venire da te, dopo tutto il male che t'ho fatto.
Vieni.
Sdraiati.
Devi riposarti.
Da prima t'ho odiato, sai.
Ma poi ho capito che era proprio quel male che ci univa.
Tu sei il mio cuore, la mia anima.
Un giorno, Berta, vedrai che il male e il dolore finiranno.
Come si fa a crederci?
Quando si è soli, stanchi, malati.
Luca mi ha detto di conoscere un fioraio.
Se tu vuoi, appena ti sarai rimessa, potresti andare a lavorare da lui.
Per il momento puoi stare qui.
Berta.
Questo letto non ti sembra abbastanza grande perché due amici come noi ci
dormano insieme?
Sì, Piero, ma io... Tu?
Io non posso.
La mia casa è la strada.
È là che devo vivere.
Quando uno è arrivato al punto dove sono arrivata io, è per sempre.
Bubù, non so se l'hai saputo.
No.
L'hanno preso.
Senza di me dopo un po' non ho avuto più niente.
Allora ha tentato quello che ha potuto.
Gli è andata male.
Quando si nasce disgraziati va tutto male.
Hanno anche ferito una gamba.
È colpa mia.
Ma perché è colpa tua?
Perché? Non dovevo andare all'ospedale.
Dovevo star fuori a lavorare per lui, a marcire.
Anche tu, il male che hai preso, anche quello è colpa mia.
Ma quando una ha tante colpe, è possibile che ce l'abbia davvero.
Non disperarti, Berta.
L'importante è che tu sia tornata.
L'importante è che tu sia qui.
Ci sono io.
Ti aiuterò.
Questa stanza, se vuoi, è tua.
Te lo dico come lo dicesse mia madre.
Anche se devi scendere in strada, è lo stesso.
No, questo non devi nemmeno pensarlo.
Mai.
Berta, non te ne andare, ti supplico.
Se tu devi proprio scendere in strada a fare la vita che hai scelto, di sera, di
giorno, sempre, la mia casa è tua.
No.
Qui potrai stare serena.
Potrai aspettare, riposarti.
Qui potremo parlare, Berta.
Qualche volta andremo da Luca, ci farà il suo caffè.
Berda.
Non è possibile.
Non è vero.
Quello che devo fare è già deciso.
Ma perché vuoi fare ancora quel maledetto mestiere? Perché?
Credi che si possa fare sempre quello che si vuole?
Ti voglio di lavorare, eh, con tutto il rimodro che ho fatto.
Dati da fare.
Le chiavi ce l'hai, eh?
Sì, sì.
Non è niente, signore.
Sono una donna che batte il marciapiede per guadagnarsi la vita.
Più scendo in basso, più mi sento sollevata.
La vita non ha fatto niente per me.
Allora perché non darle tutto fino alla fine?
Sento la tua mancanza. È la prima volta che siamo lontani e mi pare da sempre. È
anche poeta adesso il tuo bubu.
Come stai?
Non so come farò.
Non voglio attaccare la mia malattia agli altri.
Digli di lavarsi bene.
In mezzo ci sto io.
Meglio evitare i contatti.
Appena avrò un po' di soldi, mi troverò una stanza.
Alberto. Ciao.
Sei vivo?
Non sono mai stata triste come stasera.
Mi annoio.
Forza, musica.
Cos'è questa follia di bere?
È così che mi piglia.
Sono stufa di farmi cattivo sangue. Un altro grappino.
Non ne posso più.
Quando hai bisogno, te l'ho detto, Berta, ci sono io.
Quando ti senti triste, lo sai, puoi venire da me.
Chissà come se la passa, Bubù.
Sono otto giorni che aspetta mie notizie.
Curiose come si scoprano i difetti degli altri da lontano.
Ma tu lo ami.
Mi ha picchiato tanto che non lo so più.
Per questo tu lo ami.
Guarda quel vecchio.
Quando beve la birra se la butta addosso. Devono essere rinati i vermi
dentro la barba.
Non vuoi proprio smettere di fare questo mestiere?
Ciao, Piero.
Le notti sono preziose e brevi.
Ogni notte perduta è un giorno senza pane.
Come stai, Berta?
Guarda.
Vivo mangiando mercurio.
Chi è?
Scusami.
Ma stare lì da bianca non era più possibile.
Commetto non devi scusarti.
Lasciami dormire qui.
Almeno tu non mi rifiuterai.
Come si può rifiutare chi si ama?
Solo i bambini lasciano un calore così.
E tu perché non vieni?
Io resto qui a farti compagnia.
Tanto ormai alla sveglia manca poco.
Hai mangiato? Vuoi qualcosa?
Non importa.
Mi sono alzata alle tre del pomeriggio e la fame non l'ho nemmeno sentita.
Sai, Berta, tu mi hai fatto molto male.
Vieni qui.
No, qui.
Non è detto che qui avremmo potuto dormire come due amici?
Sai, Piero, credo proprio che quando non ne potrò più di Bubù, della vita, di
tutto, verrò qui da te.
Credi che ci sia al mondo qualcuno che si vuole più bene di noi?
Si ricomincia?
Tutto è qua.
Berta! Dove sei, Berta?
Vieni, vieni qui!
Che c'è? Bianca! Cosa? È caduta a terra, tutto ad un colpo, la bocca chiusa,
sembrava morta.
E dov'è ora? Piastone ha fermato una carrozza e l'ha portata a casa.
I soliti isterismi, la solita voglia di non lavorare.
Bianca!
Bianca!
Bianca!
Dato che c'è quella io posso anche andarmene. Vuol dire che se questo è
davvero il segno che sei finita ne troverò un'altra.
Ecco, credo proprio che dovrò tornare all'ospedale.
Ma io non voglio, Berta.
Gastone m'ha obbligata ad alzarmi, a tornare sulla strada.
Calmati ora, Bianca.
Quando ha visto che non mi reggevo in piedi, ha cominciato a prendermi a calci
e a pucchi. Poi, poi quando sono stata sulla strada, a un certo punto non ho
sentito più niente, non ho visto più niente. È stato come se davanti a me,
ecco, come se, come se davanti a me, cosa mi succede?
Berta, qui, lo vedi?
Lo vedi, Berta?
Ma che cosa mi succede, Berta?
Bianca.
Bianca.
Bianca.
Ti ho
portato le ciliegie.
Quelle nere, che ti piacciono tanto.
Sei contenta, vero?
Sei contenta che sono venuta a trovarti?
Anche se la suora non vuole, domani torno.
Sempre torno, fino a che non sarai guarita.
Dimmi che sei contenta.
La suora ti aspetta.
Devi rientrare.
Forse è già l'ora di cena.
Vai su.
Signorina, è stato qui suo fratello. Ha detto che lei deve andare a casa sua,
perché suo papà... Mio papà?
Ecco, è morto.
E loro?
Non dovevi venire sulla mia strada.
Mi senti?
Amore maledetto.
Anche se tu...
E solo tu potevi convincermi a fare quello che ho fatto.
Maledetta la vita.
Maledetta la fame.
Maledetta la miseria.
Berta. Che ti succede, Berta?
Mio padre.
Tuo padre?
E' morto, Piero.
E' morto!
La tua speranza, il tuo bene.
Non sono che Fandonie!
Di certo esiste solo la miseria.
Berta, io non so cosa posso dirti.
Se vuoi farmi un favore, lasciami sola.
Hai capito?
Sola.
So che questa non è casa mia.
Ma un giorno ti renderò tutto.
Bertha, se tu potessi avere la forza di andare là, a casa tua, o se adesso non
puoi, domani.
L'unica cosa che mi resta da fare è tornare in strada, a cercare i soldi per
comprare un vestito che una figlia si metterebbe quando suo padre va
sottoterra.
Lo zoppo cerca te.
Segna.
Andiamo a chiedere.
Dai, vieni.
Stasera tu non andrai con nessuno. Né con lui, né con nessun altro.
E invece sì.
Santo da quattro soldi, è il mio mestiere.
No!
Vieni via.
Vieni via da qui.
Perché? Queste povere bestie ti fanno proprio così schifo.
Andiamo. Via.
Ti stavo aspettando.
Allora di quello che devi dire.
Ma in fretta, perché l'ora dei clienti buoni è questa e non posso permettermi
il lusso di perderli.
Perché sei venuto?
È Piero che ti ha mandato?
Piero non si sentiva di venire qui, ma anche senza di lui sarei venuto lo
stesso. Almeno per stasera vieni via di qui.
Ma io devo, mi capisci?
Devo!
Voglio un vestito nero, il più nero che ci sia.
E poi ci sono i soldi da lasciare su.
E ci sono anche quelli per il funerale.
Perché di soldi a casa di mio padre non ce ne sarà più nemmeno l'ombra. I soldi
te li do io. No, non li voglio i tuoi soldi. Mi fanno schifo.
Anche la tua pietà mi fa schifo.
Prendili.
No.
Non ho più niente altro da tentare.
Per te, per la tua vita.
Alzati, ti prego.
Ma tu chi sei?
Uno come te, come Piero, come tutti.
Ognuno di noi ha la sua croce.
Io ho questa, quella di credere che la vita si può cambiare, Berta.
E noi dobbiamo tentare almeno di renderla più giusta.
Certe volte quando sono vicino a Piero l'ho pensato anch'io.
E loro?
Queste sono cose che non riguardano chi vive nell'etame come fai te e come ha
fatto tua sorella.
Comunque è già stato deciso, i bambini resteranno con me.
Questi sono per il funerale, proprio per loro.
Giusto, perché siamo alla fame, altrimenti te li ricaccerai in gola.
Papà, ascoltami.
Anche se ti ho tradito, anche se non ti ho dato che dolori, pensi che per me sia
ancora possibile?
Rispondimi, papà.
Non ti chiedo un segno.
Ti chiedo di scendere in me con un po' di speranza.
E adesso con te e con la tua vita è finita per sempre.
Prego.
Oramai è deciso.
Mi sembra di aver lasciato il marciapiede da un secolo.
Da domani verrai a prendermi al lavoro.
Almeno se anche mio padre non ha mentito.
Cosa dici adesso, Berta?
Dico che gli ho chiesto un segno.
Una speranza.
È stata colpa mia!
L'ho fatto morire io.
E quella disgraziata di mia sorella.
Calmati, Betty.
A casa parleremo.
C'è troppa gente qui.
E che me ne importa della gente?
Ho fatto il mestiere davanti a tutti.
E davanti a tutti me ne devo liberare.
Basta, via!
Ti prego, calmati.
Andiamo a casa.
Forse hai pensato che fossi ubriaca.
E invece no.
So quello che ho detto.
Io cambierò, Piero. A poco a poco. La vita di prima l'ho buttata alle spalle.
Voglio costruirmi una vita nuova.
Pulita. Una vita fatta tutta da me.
Certo, certo.
Ti porterò dappertutto.
Staremo insieme.
Ci divertiremo, vedrai.
Festeggeremo la tua nuova vita.
Intanto, Piero...
Dovrai tenermi con te, fino a che non avrò preso la prima paga.
L'infelicità a volte è così ostinata da farci credere che vivere sia un male.
Ma adesso è finita.
Adesso sento che il mondo si rimette a posto.
Vedrai, Piero, che un giorno o l'altro finirà con un matrimonio.
Chi è ?
Cosa
volete ? Ci dispiace, signore, di venire a disturbarla, proprio a quest'ora.
Ma lei capisce bene, non potevamo aspettare.
E invece sì che potevate.
Signore. Ti ho detto, vertiti!
Bisogna lavare questo bicchiere.
Prendere delle precauzioni.
Perché la signora ha la sifilide.
E ha le placche in gola.
Come facevo a sapere che eri uscito di prigione?
Se ti fossi interessata l'avresti saputo.
Sarà bene comunque che si metta in testa una cosa.
Finché sarà marcia.
Finché ci sarà uno sulla terra che non abbia troppo schifo ad andarci insieme.
Berta sarà mia.
Professore!
Io le chiedo scusa, professore, ma noi non siamo sempre così.
E ci conosceremo sotto una luce migliore.
Vedrà.
Hai ancora dei capelli.
A presto.
Ti sei fatta pagare per la notte che hai passato con lui.
Su, vai!
Vogliono che tu mi paghi.
Aiutami, Piero.
Mi uccidono.
Avresti dovuto precipitarti in strada e gridare, laggiù
ammazzano una donna.
Piangi, Piero.
Piangi e crepa.
Se tu vorrai ti piacerà, vola leggera, lieve,
lieve, come una brezza primavera.
La voce sua tu conoscevi, ora è un po' stanca, è un
po' belata, voce che giunge desolata, da quel ricordo
ormai svanito ti parlerà. se vuoi di me
e dell'amore che ho dato a te e della vita che
speravo e dei bei sogni che sognavo la
verità è una stella che brilla da molto lontano
ma sa parlare a chi l'ascolta e la sua luce non
tramonta
Una canzone senza gloria, fatta così di poche cose,
qualche ricordo, due o tre rose, la verità degli occhi tuoi.
Ascolta questa mia canzone che si ripete all'infinito,
nel suo ingenuo e dolce invito, l'anima tua...
svanirà come un ricordo senza pena come una storia
senza storia ascolta ascolta la canzone
ascolta la canzone dolce se tu vorrai
ti piacerà con la leggera lieve lieve come una
brezza primavera
Mi piace stare con te.
Vorrei che tutto il mondo ci vedesse.
Mentre stiamo insieme. Ma tu, Piero, hai capito veramente chi sono?
Cinque franchi. Ma da quanto tempo fai... La puttana?
Dà abbastanza per non farti rimpiangere i tuoi soldi.
È tutto quello che sei riuscita a mettere insieme in tante ore.
Se credi che sia facile, provaci tu.
Berta.
Ho pensato che forse ti sarebbe piaciuto.
Anche perché i 5 franchi... Ne ho bisogno.
... ...
...
... ...
grazie a
tutti
Del Boubou di Montparnasse mi ricordo tante cose, tutte quasi molto belle,
alcune meno belle perché è un viaggio, un lavoro, passi tanti giorni, tanti
mesi insieme a una truppa, un regista, un grande regista che ti ha scoperto poi
perché io...
Venivo dal Metello, sempre con Mauro Bolognini, un film di grandissimo
successo. Penso che all'epoca quando è uscito fu un attimino, come dire,
non molto aiutato dal mio nome, perché
il pubblico pensava che Metello fosse un film di canzoni. Per cui c'è stato, da
parte del fu allora grandissimo produttore Gianni Hext Lucari,
Fece un gran battaggio pubblicitario e poi grazie ai premi, al Davide, al
Nastro d'Argento, il Globo d'Oro, insomma, il pubblico capì che non era un
film di canzoni ma era un film tratto da questo bellissimo romanzo di Pratolini.
Per cui dopo questo film Mauro...
arrivò finalmente al suo vero grande, io credo, sotto sotto forse, credo che fu
questo il pretesto per portare a termine un suo grande sogno nel cassetto che era
Bubù di Montparnasse.
Uno, due, tre,
fatto!
Accidenti, non ho soldi.
Tu ce n'hai?
Scusa.
Grazie. Io avevo un contratto di tre anni per tre film con la Documento
Film e ex Lucari disse quale occasione migliore per realizzare sia per te che
per Massimo, io almeno risolvo il contratto con Massimo. E Mauro mise su
questo progetto di Boubou de Montparnasse.
Fu una preparazione molto ostentata, molto faticata, non
ebbe una grande partenza a livello
produttivo perché Mauro chiamò il fratello, Manolo
Bolognini, per far produrre il film e credo che si resero conto all'epoca che
girare quattro mesi a Parigi costasse un lira di Dio.
e sicché il film invece di essere girato a Parigi, o in Francia
almeno, dove richiedeva la location, Mauro si fece convincere dal
fratello a girarlo tutto a Torino, per cui non fu più Berthe, ma fu
Bertha, invece di Pierre diventò Piero e via discorrendo. La storia è la storia
di questa prostituta.
che si innamora di questo studente molto bohemian, così.
Ma la canzone vera non fa mica così.
E come fa?
Fa... Ricordi quella bella domenica, mia cara bambina.
Scommetto che lei canta, signorina.
Adesso non potrei, certo.
Non ho voce.
C'era una malattia terribile che era un po' l'AIDS, la peste
del XIX secolo.
Questa ragazza che era stata infetta da...
da uno dei suoi clienti, si innamora di questo ragazzo e cerca di far capire a
questo ragazzo che lei non fa per lui.
Tenta di portarla sulla retta via, ma
pur essendo innamorata molto di lui, lei continua a perseverare
per la sua strada e infetta anche lui e lui paga questo grande
amore. per questa donna con questa terribile malattia che poi lo porterà
credo sicuramente alla morte.
Voglio ricordare una cosa che mentre giravamo un giorno eravamo credo
al lago di Bracciano che doveva essere chissà quale lago della Provence, mentre
giravamo a un certo punto dico a Mauro, dico, madonna mia, com'è bravo questo
ragazzo, cantava con un'esuberanza, aveva una sicurezza, ma
veramente da imbarazzare un qualsiasi attore per la sua forza.
E lui mi fa lo scoperto in una boate, come si dice, in un locale
a Roma. Me l'hanno segnalato. Ti piace, visto com'è bravo. E cantava e recitava
in una maniera straordinaria. E si chiamava Gigi Proietti. Io ce l'ho.
Da due anni.
All'ospedale mi hanno dato certe pillole. Non ho mai sofferto niente.
E se sì, che me l'ha rifilata.
Ci tengo a precisare una cosa, che ahimè purtroppo il protagonista vero che
prende il titolo e il nome di questo grande romanzo, cioè Bubù, non ero io,
ma Bubù...
questo grande magrò, questo giovane magrò era Antonio Falzi, un giovane non
è anche attore perché non faceva l'attore, lui era un ristoratore a Roma,
aveva un ristorante dove si andava a mangiare la sera lì, molto simpatico
Mauro una sera andando a cena lì lo vide e come fece con me nel 67 nel
68 dice quello è Metello, così fece con lui dice quello è Bubù e credo Piero
Tosi grandissimo
costumista, uno dei più grandi di tutti i tempi, e disse a Mauro, ma sei sicuro,
guarda che non c'entra nulla, no, lui è Bubù. Dice, ma Massimo che fa? Massimo
fa Pierre.
E così fu.
Per il momento puoi stare qui.
Berta, questo letto non ti sembra abbastanza grande perché due amici come
noi ci dormano insieme?
Il mio personaggio...
Tenero, io lo ricordo un personaggio molto tenero.
Mi sono sempre, per quel poco che potevo, perché avevo vent'anni, insomma,
non si ha tempo né se te ne ha capa per studiare a fondo, avendo letto molto
poco fino a quel momento lì, per quel poco che mi ero così documentato sul
personaggio, mi ricordo solo una grande tenerezza di questo personaggio e in lui
vedevo sempre un Gérard Philippe.
Antelit era in prima maniera, questo visino dolce così, persona che andava
assolutamente coccolata.
Quando lui viene accusato da Bert in finale perché lei non l'aveva curato
abbastanza oppure non si era interessato abbastanza a lei, io dico sempre che in
amore la colpa e i meriti sono sempre nel mezzo. Quanto?
Cinque franchi. Ma da quanto tempo poi?
La puttana?
Da abbastanza per non farti rimpiangere i tuoi soldi.
Non c'è mai un vero colpevole e non c'è mai un vero salvatore o un vinto o un
vincitore. C'è che...
viene vinto l'amore in questo caso cioè la sconfitta è l'amore poi lascia
perdere che io non ti abbia aiutato o tu non abbia fatto nulla per evitarmi che
io mi infettassi questo è una cosa che lascia lo scrittore in questo caso il
regista crede che abbia lasciato allo spettatore la sentenza finale il
mio
rapporto con Ottavia Piccolo
è stato dopo Idilliaco e non prima, perché, e lo posso capire,
all'epoca lei veniva dal teatro, veniva da Streller, veniva da un film di grande
successo con Pietro Germi, e a me mi vedeva un po' come il cantante, un po'
quello che viene a rompere le uova nel paniere, il rompiscatole, il
distrubatore, cosa c'entri tu con il grande cinema, tu che fai le canzonette.
per cui me lo ha anche un attimino tra le righe, tra i denti me l'ha fatto
capire che all'epoca lei così mi guardava un po' non proprio benissimo
poi su Bubu de Montparnasse lei che era la protagonista totale,
assoluta
del film, ci siamo visti poco, sentivo che c'erano delle tensioni sul set, io
ero preso da tante altre cose, stavo preparando una canzonissima, ne avevo
già vinta un'altra, continuavo a fare concerti, serate, per cui diciamo che
neanche io sono stato molto disponibile verso questo film e verso
Ottavia. Fortunatamente poi uno si ravvede, si cresce, si diventa, mi
auguro. si diventa un po' più sensibili, ci si apre un po' di più e ci siamo
rivisti e non a caso abbiamo fatto un musical insieme e adesso oggi come oggi
posso dire che siamo veramente grandi amici, fraterni amici, ho visto nascere
suo figlio, insomma beh, ecco, c'è un rapporto molto bello.
Il mio rapporto con Mauro Bolognini è stato, io se sono qua a parlare di lui è
grazie a lui.
Se sono qua a parlare di questo film, grazie a lui. Se sono qua che faccio l
'attore, lo devo a lui, in primis.
E a Patroni Griffi per il teatro. Ma insomma, il cinema, grazie a lui.
Un giorno, vedendomi in una serata del Cantagiro, si è giocato, non dico, ma ha
messo a repentaglio la sua carriera, contro tutto e tutti, perché prima di
me, per il metello, lui aveva provvinato Belmondo, aveva provvinato Clamanty,
aveva provvinato Delon.
e aveva sempre detto no, no, no, no, lo troverò, prima o poi lo troverò, una
sera guardando la televisione, perché come tutti questi grandi intellettuali,
poi la sera guardano la televisione, e lui mi vede in televisione e dice lui è
Metello, mi ha fatto cercare per mare e per monti, per cui posso solo chiedere
il mio rapporto con Mauro, professionale e diciamo umano, amicale,
è stato sempre di grandissimo rispetto.
lui in me, come mi ha sempre detto, questo lo dico a te, magari non lo
monti, lui diceva che tu sei nei tratti
somatici, nella faccia, nel viso e anche come tipologia di attore, tu guardati a
Edoardo perché tu puoi benissimo, almeno fisicamente somigli molto a Edoardo,
studia. perché potresti avere potresti avere al condizionale potresti avere
un futuro come attore ma soprattutto Massimo ricordati tu sei un attore di
teatro più che di cinema fare film con te lui mi diceva è molto difficile
perché tu hai un viso particolare hai un viso antico non hai un viso moderno dell
'epoca parliamo di 33 anni fa 34 anni fa per cui dice
Studia, studia perché non buttare alle ortiche un patrimonio che io so che tu
hai, lui diceva.
E io continuavo a dire, ma a me non mi importa niente, io voglio fare il
cantante, io faccio il cantante, il mio mestiere è il cantante, sono nato per
fare il cantante.
E lui mi diceva, puoi fare anche quello. Me ne vado.
Resta ancora un po'. Mi dai altri 5 franchi?
Non ne ho più.
E allora addio. Il ricordo di Bubù è molto forte, molto forte perché,
per la storia chiaramente, perché rimasi un po' deluso del fatto
che non si girasse a Parigi, il fatto che non mi chiamassi più Pier ma mi
chiamassi Piero e il fatto che,
diciamo...
Durante il girato, durante la lavorazione di Bubù mi resi conto che il
mio personaggio non era stato più quello che era in
origine, cioè quello del libro, del romanzo, ma era diventato un
personaggio...
Secondario quasi.
Era molto forte il personaggio di Bubù, molto forte che io volevo fare.
E lui mi disse, no, tu non sei così cattivo.
Non è una puttana, se è una puttana è il suo messiere. Oggi no, oggi è
solo mia, fila!
Tu hai un visino, quello che hai da ragazzino, la gente ti conosce come un
bravo ragazzo.
Ti faccio fare Pierre perché è un personaggio lacerante per certi versi,
perché è uno sconfitto. E io sentivo già all'epoca, già quando avevo vent'anni,
sentivo che non ero sconfitto.
Non mi andava di essere sconfitto. Venivo dai grandi successi. Dico, come
posso far essere io uno sconfitto se vengo da Roserosse, Metello, vinto
Canzonissima, ho vinto con vent'anni. Insomma, come faccio ad essere uno
sconfitto non avendo una preparazione come attore alle spalle?
Non avendo questa facilità di immedesimazione in un personaggio,
spogliarsi di un vestito e mettersene addosso un altro che ti stava stretto,
io sentivo che sul set avevo questi vestiti che mi stavano stretti perché
non riuscivo a essere totalmente Pierre.
E di fatti lui di questo se ne accorse e ha fatto di tutto, io credo, per
far sì che ne venissi fuori il meno bastonato possibile.
L'incontro con Mauro è stato assolutamente decisivo, io lo dico
sempre, grazie a tre personaggi, quattro personaggi fondamentali che ho
avuto il piacere e io quando penso a queste cose penso sempre ai giovani di
oggi, che non hanno avuto questo privilegio di lavorare in primis con
Bolognini, in secondis con Patroni Griffi.
Streller e Scaparro.
Sono quattro pietre emiliane, come dice Totò, della mia vita fondamentale, sulle
quali si basa la mia vita di artista, di attore, cantante,
regista, in questo caso, e uomo.
sono state quattro persone, non voglio parlare di De Sica perché io l'ho
conosciuto De Sica, Vittorio l'ho conosciuto, mi ha fatto uno spettacolo,
mi ha montato uno spettacolo per me, ma il rapporto chiaramente forte che ho
avuto con questi personaggi è molto più forte di quello che ho avuto con De
Sica, per cui Bolognini in primis è un assoluto, mi ha aperto le porte, la
grande porta, la grandissima porta del cinema e non credo che questa fortuna l
'abbiano avuto gli altri, adesso mi sento molto privilegiato.
Rose, rose per te, ho comprato
stasera e il tuo cuore lo sa.
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