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È passato un anno dalla tragedia ferroviaria che ha sconvolto la comunità
di Remis. L'incidente ha strappato all'affetto dei propri cari 46 vite e
molte sono ancora le domande intorno alla vicenda.
Era il 21 marzo 2009, quando alle 12.33 un treno merci che viaggiava sulla
tratta Venezia-Tardisio si è scontrato con un convoglio regionale a oltre 100
km di orari alle porte della stazione ferroviaria di Remis. Abbraccialo.
Ricordiamo che la procura ha aperto... Dopo, quando torno.
Rassegnami. Compri anche un po' di gelato? Ancora?
Sì, ancora un po'.
Per non lasciare nulla di intentato, ma la ricerca della verità. Che speriamo
possa ridare a tutti un... Facciamo
vedere a papà quanto sei stato bravo.
Dai, l'aeroplanino.
Guarda qui, apri, apri.
Guarda come vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola. Apri, apri, apri,
apri, apri.
Quante storie. Dai, apri.
Guarda l'aeroplano, guardalo.
Apri, aprila.
Professor Rossetti, benvenuto.
Piacere. Elisabetta Gengola, preside. Piacere. Ha trovato traffico?
L'aspettavamo un'ora fa.
E siete rimaste ad aspettarmi così per un'ora?
Ma lo sa che lei qui è già una star. Sono settimane che non parliamo d'altro.
Addirittura? Ma non capita tutti i giorni di avere un ex campione di judo
come supplente.
Il nostro corpo docenti, una parte.
Anna Cesca, l'insegnante d'inglese.
Bello, eh?
L'hanno fatto i ragazzi.
Hanno trovato una sua foto su internet e non hanno resistito.
Professor Rossetti!
Ecco Franco, il nostro collaboratore scolastico. Il pitello. No, smettila.
Qua dentro se uno ha un problema, non viene da me e va da lui. All'inizio ero
un po' gelosa, ma poi con tutto quello che... Io vorrei andare a casa, se per
voi non è un problema.
Ma certo!
Sarò stanco morto. Lo accompagni tu?
Sicuro? La posizione non è centralissima, ma vedrà.
È la pace dei sensi.
In cucina trova i numeri utili. Guardia medica, scuola, ristorante.
Le consiglio l'aquila nera. Si mangia bene, si spende poco.
Se salta la corrente, tiri su questa verso là.
Non va.
C'è qualcuno che ci sta guardando.
Lui faccia finta che non esista.
Perché chi è?
Pickler, il suo vicino di casa.
Uno schifoso figlio di torre. Ah, ecco.
Mi dimenticavo, per un paio di giorni l'acqua sarà tiepidina, ma appena arriva
il miscelatore nuovo, torno e le sistemo il boiler.
Così si fa una bella doccia calda.
Venga.
Oslo Oslo
Oslo
Come vi chiamate voi due?
Sergio Cotta. Uno alla volta.
Lorenzo Berg.
Sergio Cotta.
Qua l'unico Sergio sono io. Tu da oggi sei Coso.
Chiariamoci subito.
Io qua non ci resterò per molto. Fra tre mesi me ne vado. Voi dovete solo
entrare, fare dieci minuti di corsa e poi prendere i palloni.
I ragazzi giocano a calcio, le ragazze a pallavolo.
Scusi, perché non posso fare calcio? No, tu puoi fare quello che vuoi. L'unica
cosa è che non mi devi rompere le palle a me.
Voi non rompete le palle a me e io non rompo le palle a voi. E tu se vuoi
continuare a ridere puoi farlo in presidenza.
È chiaro?
E ora correte.
Correte! Forza!
E tu chi sei?
Come ti chiami?
Matteo Corbini.
E che stai facendo?
Fammi vedere.
Dai, fammi vedere.
Ma sono belle, bravo.
Come ti trovi all'asilo, Matteo Corbini?
Ti trovi bene?
Faccio il liceo. Fai il liceo? Ma che stai dicendo?
No, non ci credo.
Di che classe fai?
La seconda B.
La stessa classe dove sto insegnando adesso educazione fisica, pensa tu.
Sono esonerato.
Ah sì?
E fammi vedere la giustificazione.
Non ce l'hai?
Vai a correre con tutti gli altri.
Vai, sbrigati.
E allora com'è andato questo primo giorno?
Bene, i ragazzi sono tranquilli.
Come avaro di dettagli.
Medica dell'alunno esonerato che ha fatto partecipare alla lezione.
Non aveva nessun certificato medico.
Lui non ne ha bisogno.
Senta, noi qui siamo abituati a un atteggiamento diverso, soprattutto con i
ragazzi. Se ogni volta mi fa quella faccia...
Che cosa ha la mia faccia?
A noi piacciono i sorrisi.
tecnico interessante per richiamare l'attenzione. Dove ha lasciato la sua
clave?
Non ho capito, scusa.
Sto scherzando.
Gli apparecchi a un tavolo?
No.
Prendo solo qualche bottiglia da portare via.
Niente asporto dopo le 21, mi spiace.
Ma può sempre bere qui.
Nessuno ci offenderà.
Dammi un whisky.
Quale? Quello che vuoi.
Dai, ti do questo di Remis.
Sarete buono, eh?
Ma
che
c'avete tutti quanti in questo paese?
Niente, siamo solo felici.
È una cosa bella, no?
Chi vi ha detto di fermarvi?
Continuate a correre.
Continuate!
Buongiorno. Ciao Mauro.
Buongiorno Mauro.
Ciao Michela, a domani. Ciao Sara.
Mi hai svuotato la dispensa e non so ancora come ti chiami.
Sergio.
Ah Rossetti, il nuovo professore, giusto?
Il supplente.
E di dove sei?
Forse parlo troppo.
Mi piacerebbe un sacco vivere sul mare, sai?
Perché non ci vai?
È complicato.
Al liceo sì che sognavo di andarmene, ma era un'altra vita.
Dammi un altro.
Allora, dammi un altro.
È che devo chiudere il cassa.
Dai, che te lo pago. Dai, dammi l'ultimo.
Ma guarda che così ti senti male. Dammene un altro!
Cosa cazzo fai?
Che cazzo faccio?
Se ti dico che me ne devi dare un altro, tu me ne devi dare un altro.
Vattene.
Tu sei malato.
Mi hai sentito? Sei malato.
Battene, chiamo la polizia.
Chiamo la polizia, battene!
Sei venuto qui in macchina?
Sì.
Non posso iniziare.
Sì, bravo.
Così le prime curva ti schianti, dai.
Piano.
Sergio?
Su, non fare così, dai.
Sergio, ti prego, smettila.
Dai, basta.
Sergio, ti prego, basta.
Sergio, basta.
Sergio, la vuoi smettere? Cazzo, la vuoi smettere? Cazzo!
Smettila!
Cazzo. Non è giusto.
Tu non puoi venire da me a farmi questo. Cosa ti ho fatto?
Cosa ti ho fatto?
Che cosa?
Io non ti posso vedere così.
Non è la casa Peter. No, no, no, tu non capisci.
Hai bisogno di lui.
Hai bisogno di lui.
Io non ti prometto niente.
Loro mi diranno di non ci voglio provare.
Aspettami qui.
Vieni. Non
farmi
repentire.
Dove siamo?
Michela.
Michela mi ha raccontato quello che è successo.
Ho detto che l'avrei fatta allontanare dal paese domani stesso.
Ma lei mi ha pregato di darle una possibilità.
Non capisco.
Rossetti, vuole smettere di soffrire.
Non glielo chiederò di nuovo.
Vuole smettere di soffrire.
Apra.
Prendi una giacca.
La stringa nella mano.
Ora la lasci cadere.
Come avete fatto?
Come avete fatto?
Che ha
perso?
Mi spiace, signori, ma per oggi non possiamo ricevere nessun altro.
Michela.
L'ho per delibera.
Devi entrare da solo.
Tu che hai fatto camminare i paralitici, Tu che hai resuscitato i morti, sazi la
nostra fede e nutri la nostra anima.
Ci fideremo di Te, perché sappiamo che stai agendo per il nostro bene,
liberandosi dal male.
Amen.
Può procedere con l'abbraccio.
sono un mostro
calma Matteo va tutto bene
Sei stato bravo.
Aiutaci a condividere il nostro pane con coloro che non ne hanno.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
E così la trapecola si è andata al greggio.
È stata una lunga giornata.
Hanno ragione a lamentarsi.
Non è uno di noi.
Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare.
Ho avuto sete e mi avete dato da bere.
Voi sarebbe di mangiare lo Mauro.
Voglio solo mangiare in pace.
Certo. Mangia e non ne parliamo più.
E poi mi ha richiesto Michela.
E quindi?
Ne ha bisogno di Matteo più di chiunque altro.
Scusami.
Capisci che non potevamo lasciarlo con tutto quel dolore?
Era pericoloso anche per noi. Infatti andava cacciato via subito.
Papà, posso andare a letto?
Matteo.
La tavola non è pregata. L'ho fatto, sottovoce.
Questa è una cosa che puoi dire a tuo padre, ma non a lui, Matteo.
Lui è qui dentro, a vegliarti e ad ascoltarti perché non vuole che certe
cose brutte si ripetano.
Lo so.
Ma alcune volte è come se te lo scordassi.
Non è vero.
Allora dimostralo.
La tavola si prega sempre ad alta voce.
Oggi hai salvato un'anima da un dolore terribile, è stato un gesto bellissimo
Matteo.
Dormi bene.
Buonanotte papà.
Buongiorno.
Non ti facevo tipo d'animali.
Com'è che si chiama?
Oslo.
Oslo.
E parla anche.
Mi dici che cosa è successo ieri sera?
Ora hai capito perché chiamano Remis la Valle dei Sorrisi?
No, no, no, no, no. Dico sul serio. Che cosa è successo ieri sera?
Come stai te?
Bene.
Io sto bene, ma non ha senso.
I miei pensieri, io... I miei pensieri, io ce li ho ancora, ma... Ma non fanno
più male.
Lo so.
L'hai abbracciato anche tu?
Tutta Remis l'ho abbracciato, Sergio.
Matteo ci aiuta ogni volta che ne abbiamo bisogno.
Senti, io lo so che adesso ti hai mille domande, ma ti assicuro che non troverai
risposte.
Quello che puoi fare, però, è goderti al massimo questa sensazione.
Avevo ragione, Rossetti.
Il sorriso le dona.
Remis le ha fatto un regalo immenso.
Lo so che ha passato tempi bui, proprio come la maggior parte di noi dopo l
'incidente di tanti anni fa.
Ma noi siamo la prova che ricominciare è possibile, professore.
Ora anche lei è custode del nostro segreto e per il bene di tutti le
chiediamo di tenerlo per sé.
Lo vuole un consiglio?
Questo è il momento di recuperare tutta la vita perduta.
E lui dov'è adesso?
Dove dovrebbe essere, in classe?
Dai, un euro faccia stampo 2 con la lupa, per favore, dai.
Che stronzo.
Cosa? Che ce l'hai la moneta? Sì, è solo una cosa, tu sei un coglione.
E sta bene?
Ma sì, ma certo che sta bene.
Dai, qualcuno ha una moneta, raga?
Io ce l'ho. No, tu mi devi 20 euro.
Qualcuno ha una moneta. Io ce l'ho.
Io credo che sia arrivato il momento di sdebitarsi.
Non è una buona idea.
I ragazzi sarebbero contentissimi. E secondo me, anche lei.
Dai.
Dammi sta cazzo di moneta.
Dommela.
Dai, finirei per metterti nei guai. Che schifo, ma che cazzo fai?
Benvenuto a Remis, professore.
Qui tutti ti leccano il culo.
Io no.
Oh, oh, oh! Che cos'è sto casino?
Che stai ne facendo?
Che cosa gli hai
fatto? Niente.
Che è successo?
Niente, sono inciampato.
Tutti fuori!
Ricreazione anticipata, tutti fuori!
Forza!
Tieni.
Così non inciampi più.
Tanto mio padre non vuole.
E allora continua ad inciampare.
Alla buon'ora, Matteo. Sono tutti qua che ti aspettano.
Forza.
Matteo, dove vai?
Oh!
Lo sapevi che dovevo recuperarli, no?
Che vuol dire?
Voglio fare judo. Ascoltatelo.
Oh!
Mi stai ricattando?
No.
Voglio solo fare judo.
Ma noi non ci mettiamo il kimono?
Le geishe usano il kimono. Kozo, tu sei una geisha?
Al judo noi usiamo i judogi.
Se a fine lezione mi lasciate le vostre taglie, ve ne procuro uno. Schiaccia
bene qui.
Prego.
Prego.
L'ippon è il K.O. del judo.
Per ottenere un ippon dovete atterrare il vostro avversario sulla schiena e
tenerlo bloccato per 20 secondi.
Se ci riuscite vincete l'incontro e ve ne tornate a casa.
Barbì, stai sudando, ci credo.
Fammi educarmene, Matteo. Non ci credo che sei sempre triste.
È che io sono più da cassa dritta, da musica energetica.
Tuo padre?
Gli ho detto che finivamo più tardi.
Senti, riguardo l'altra sera, io non so che credere.
Ma ora sta meglio.
Ma che cosa è successo?
Dove stai?
Bene.
Dove sono gli altri?
Abbiamo finito prima.
Permette una parola?
Aspettami in macchina.
Lei è sicuro che venire a prendere suo figlio tutti i giorni da scuola sia una
buona idea?
Sì, sono sicuro.
Tutti i suoi compagni tornano a casa da soli.
Ma te non si è mai lamentato?
A me sembra uno che si tiene le cose dentro.
Ma che ne sa lei, non lo conosce. Ha ragione, però... oggi mi è sembrato
felice.
Il verbo eterno nato dal Padre prima dei secoli
ha umiliato il suo Dio ed è diventato il verbo
eterno, nato dal padre di Lino dei Setti, ha umiliato il suo Dio.
Com'è?
Bene, no?
Buonasera. Buonasera.
L'ha prenotato, signorina?
Ma non mi dica che è tutto pieno? Eh, stasera siamo al completo, eh.
Però ho visto che lei proverà a trovare un posticino.
Questo è per te. Per me?
No, non doveva. No, ma non lo parla, glielo aveva comprato. L'aiuto a
togliere la giacca.
Ma faccio da sola, faccio da sola.
Scusi. Ottimo inizio, direi.
Faccia lei.
Non so se si è capito, ma sono un po'
fuori allenamento.
Vuoi...
È buono. Lascia stare, torna a cucinare un po', Zeghia.
Chi ti ha fatto entrare a te?
Eh?
Devi uscire o chiamo la polizia.
Non è possibile.
Io non l'ho fatto abbracciare.
Devi andare fuori da qua! Mi tocchi! Fuori!
Non stia lei lontano da me!
L'ha fatto entrare.
Ora è come tutti gli altri.
Affanculo.
E tu che ci fai qui?
Papà ha detto che durante il giorno posso uscire.
È stato lei.
Vedo se ho qualcosa da offristi.
Sono abituato ad avere ospiti, quindi dovrei accontentarti.
Ciao.
Sentito.
Ma come hai fatto?
Fare cosa?
A farlo parlare, come hai fatto?
Perché dicevo... Come cazzo hai fatto Matteo?
Non ho fatto niente.
Parlava solo con mio figlio.
A Oslo ho perso una finale europea.
Per un punto.
E Giacomo l'ha chiamato Oslo.
Così ogni volta che entravo in casa lui ripeteva Oslo, Oslo.
E io mi incazzavo.
Io l'ho visto Giacomo.
Che cosa hai visto?
Tutto.
Io volevo solo aiutarlo, Matteo.
Io volevo solo aiutarlo.
Mi abbracci.
No.
No.
E l'ottavo giorno Dio creò il boiler.
Ehi, Franco.
Matteo.
Che ci fai qui?
Vieni, andiamo a casa.
Da lei vengo dopo.
Torna da solo.
No, non esiste. Torna da solo.
Vieni. Franco, lascialo.
Lasciami. Ha detto che torna da solo. Franco.
Torna da solo. Lascialo stare. Franco, gli fai male.
Con lui ci sono degli orari, delle regole. Ma quali orari? Quali regole? È
un ragazzo. Franco.
Forse non hai capito. Fuori da scuola non lo devi vedere.
È venuto lui, ok?
E il padre gli ha dato il permesso. Sì, certo.
Franco.
Lo devi lasciare stare.
Dovete smetterla di trattarlo come un pupazzo. Tu fatti i cazzi tuoi. Questi
sono cazzi miei. È un mio allievo, sono cazzi miei. No, lui non è tuo.
Scordatelo. Non è tuo.
Di che cazzo stai parlando?
Stai bene?
Franco?
Franco, stai bene?
Dove sei stato?
Ho fatto una passeggiata.
Ciao Sandro, oggi Matteo potrà riceverti per le 5.
Qui a casa nostra. Papà, ti prego.
Buongiorno Giada, ci portiamo avanti. Oggi Matteo potrà riceverti per le 5 e
un quarto.
Vieni anche con tua madre e i bambini a casa nostra.
Volevo solo ringraziarlo.
Ringraziarlo di cosa?
È stato gentile.
Certo che lo è stato.
È una brava persona.
Ma qui è pieno di brave persone. Alla fine da noi vogliono tutti la stessa
cosa.
Lui no.
Ciao Renato, Mauro.
Abbiamo un posto per le 5 e mezzo?
Io non ho fatto niente, ve l'ho detto, si è colpito da solo. Mi stai dando
della scema? Franco, può essere Stadunitus, che ne so.
Stai qua.
Rossetti, qui non siamo contenti delle sue frequentazioni con Matteo Corbin.
Sta a meno di tre mesi davanti.
Spenga i malumori della nostra comunità.
Vedi Rossetti, da noi un adulto e un ragazzino che vanno spasso insieme ci
preoccupano.
Ok.
Posso tornare in classe dai ragazzi?
A fare lezione.
Questo è matto.
E tu che ci fai qua?
Paura, eh?
Manco fossimo due criminali.
Ma perché proprio qui?
Perché ho l'impressione che questo posto non piace a nessuno.
Vieni, vieni.
Era fermo, immobile, mi guardava.
A un certo punto ha alzato la mano e poi si è tirato questo schiaffo, ma forte.
Forte. Io non lo so, è pazzo.
A me mi è sempre sembrato strano.
Però, fino a questo punto... E Oslo?
Che cosa Oslo? È a casa, perché?
Lo tiene sempre in gabbia?
Non è una gabbia, è un'uccelliera.
Però Giacomo lo faceva volare.
Perché a lui lì dava retta.
Erano culo e camicia quei due.
Forse lui lo sapeva quello che gli passava per la testa.
E a te?
Che cosa ti passa per la testa a te?
Niente.
Sto bene.
Non stai bene.
Sì. Non stai bene. Sì, sto bene. No. Sì. No.
Sì. Va bene, allora stai bene, guarda.
Mi hai convinto.
Cosa dovrei fare?
Non lo so.
Non lo so, quello che ti piace.
C'hai 15 anni, ci sarà qualcosa che ti piace, no?
Faccio stare bene le persone.
Non lo so, secondo me è una cazzata.
Quello che fai è incredibile.
Ma tu non sei solo questo.
Invece per loro sei come una spugna che assorbe tutto il dolore.
Loro ti usano, Matteo.
Loro ti usano.
È giusto questo.
Che poi... tutto questo dolore...
Lo so, è una domanda stupida, però... Che fine fa?
Ti resta addosso, lo butti fuori, ti soffi il naso e te lo ritrovi sul
fazzoletto. Che fine fa?
Lei scherza sempre.
Io scherzavo sempre.
Si è ripresa a farle solo grazie a te.
Matteo, sei tu?
Va.
Posso abbracciarti?
Chiedete, vi sarà dato.
Cercate, troverete, bussate, vi sarà bello.
Chiedetevi sarà dato, cercate troverete, non sarete miserabili.
Chiedetevi sarà dato, cercate troverete, non sarete miserabili.
Padre?
È risorto, non è qui.
La resurrezione di Gesù ci offre nuovamente il dono della vita.
Di una strada illuminata, in questo tempo carico di sfide, il Signore è
risorto. Ci doni di porre i segni di una umanità e di un mondo rinnovati.
Padre nostro che sei nei cieli.
Sia santificato il tuo nome.
Venga al tuo regno. Sia fatta la tua volontà. Come in cielo, così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano.
E rimetti a noi i nostri debiti.
Come anche noi li rimettiamo a noi nostri.
Non abbandonarci.
Ma liberaci dal male.
Ave.
Ave Maria piena di grazie al Signore.
Benedetto è il frutto del seno tuo Gesù, Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi
peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte.
Amen.
Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te. Prego, può procedere con l
'abbraccio.
Prova con le consonanti.
Dammi la mano. Che devi fare? No, no, no. Dai, dai. No, no, ti prego. Dai, ci
metto un poco. Dai.
Sai che io ho giocato a calcio?
Tu hai giocato a calcio? Sì, ero in porta.
Ho anche fatto una parata. Ah, sì?
Più o meno.
Però è stato divertente.
Ultima.
Guarda.
Ora sì che siamo i fratelli deficienti.
Senti un po', ma a scuola non c'è nessuna ragazzetta che ti piace?
Guarda che a me puoi dirlo, eh.
Forse una persona c'è.
Ah, una persona c'è.
E sentiamo, sentiamo, dimmi un po'. Lei lo sa?
No?
Falle vedere che sei curioso, però.
Falle tante domande.
Hai così tante cose da scoprire che non possono restare chiuse qua dentro.
Guarda come sei innamorato.
Io sono innamorato? Tu sei innamorato, forse. Io? Perché? Che c'entro io?
Michela della Locanda.
Oddio. Ma come cazzo fate in questo paese a scoprire le cose? Com'è?
A me non piace tanto.
Ma che fai il geloso?
Lei mi abbraccia quando vuole.
E papà non le dice niente perché secondo lui ne ha più bisogno degli altri.
E perché?
Non mi va di parlarne, professore.
Ho una cosa per te.
I tuoi compagni lo avranno domani.
La taglia mi sembra giusta.
E ti sta anche bene.
Non voglio che te ne vari.
Allora? Cosa fai ancora così?
Non sto molto bene.
Non sei caldo?
Va bene, avviso la Django.
Papà, oggi non lo voglio fare.
Lo sai che questo non è possibile.
Mi fa troppo male.
Solo per oggi.
Grazie.
Sì.
Mauro, lo sai che succede se non l'abbracciano. I turni non possono
essere saltati.
Sì, ma so anche di essere un genitore.
Genitore?
Un tempo questo non l'avresti mai permesso.
Matteo ha 15 anni.
Tu figlio a 15 anni voleva il motorino. Lo voleva così tanto da urlarti contro.
Alla fine tu che cosa hai fatto?
Cosa hai fatto?
Gliel'hai preso.
Ti fa ridere?
Il tuo figlio invece?
Abbiamo capito il concetto. No, voi non avete capito un cazzo. Mauro, calmati.
Matteo non è diverso dai vostri figli. E se non ve lo ficcate in testa non
andremo avanti per molto.
È chiaro?
Nessuno ti sta accusando. Il problema è un altro, sappiamo tutti quale.
Rossetti. Basta.
Ho tutto sotto controllo.
Corri leproto, corri!
Mia moglie è morta nell'incidente.
Mi dispiace.
Io devo chiamare la polizia.
Se fidi, nessuno l'aiuterà.
Si è avvicinato troppo.
Ma lo sa che quello che ha abbracciato non è un santo, vero?
Sì, certo.
È un ragazzo.
È soltanto un ragazzo.
Poi vedi un'altra bestia che saliva dalla terra e operava grandi prodigi.
Obbligò tutti, piccoli e grandi, poveri e ricchi, liberi e schiavi, a farsi
mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte.
Marchio sulla pelle.
Sono stato marchiato anch'io un tempo.
Ma mi sono liberato. Io so come rimuovere il marchio.
Quello che dice non ha senso.
E ha senso la signora Corbin?
Che si è buttata giù dalla finestra così dal nulla?
Posso ancora salvarla, professore?
Io devo andare a casa.
Il marchio che ha sulla pelle gli permette di entrare.
Entrare dove?
Dentro chi la abbraccia.
E farne ciò che vuole.
Secondo lei perché Mauro Corbin ha smesso di abbracciare?
Perché gli vuole bene.
Perché lui sa.
La bestia che sale dalla terra toglie il dolore.
Ma niente a Dio.
Perché Dio si trova soprattutto nel dolore.
Oggi Bernie non è venuto?
Si sta rassegando a casa.
Ho riportato lo skate a Lorenzo.
Che gentile.
Te lo chiamo subito se... Lorenzo!
Comportati bene.
Non ho parlato di me tutto il giorno, vero?
A me non importa.
Sai che mi frega di quel che importa a te, Corvino.
Scusami.
Vuoi abbracciarmi?
Lo faccio solo quando mia madre mi costringe.
Lo so.
Però poi stai bene.
Non dirlo a nessuno.
Maldente, un po' indietro di sale.
Sei e mezzo.
La mia è più uguale.
Ma non te la prendere, dai.
Magari con riso, patate e cozze te la cavi meglio.
Hajime!
Basta! Tornate al posto tutte e due.
Ora mi spieghi che cos'è successo.
Ho fatto un hippon.
Ti sei dimenticato che io un po' di giù dove ne intento?
Quello ti stava dominando, com'è fatta ad atterrarlo in quel modo?
Ma che hai?
Non mi rispondi al telefono, sei strano. Non mi prendere per il culo, Matteo.
Perché fai così?
Non sei felice che per una volta ho vinto?
Io non lo so che cosa hai fatto.
Non lo so.
Ma tu per me non hai vinto.
Ho vinto.
Non hai vinto.
Ho vinto.
Non hai vinto. Ho vinto. Non hai vinto Matteo. Ho vinto. No. Ho vinto!
che stasera
Lo sai che ti prende?
Lascia stare, tanto lo so già.
Che cosa lascia stare?
Parla invece.
Ho detto lascia stare.
Sono giorni che sembra che vuoi parlare, di. Sergio dovevi solo abbracciarlo.
Avevo solo a abbracciarlo.
Voi vi credete gli eletti, buoni, i giusti.
Invece siete soltanto un branco di pazzi criminali. E io sono più pazzo di voi.
Perché me ne sto qua in silenzio, senza fare niente, senza dire niente.
Non mi dire così, ti prego. Perché se no, stai male.
Ti prego, Sergio, non parlarmi così. E già, in questo paese non si può stare
male. Tanto poi vai a casa colpino. Sergio, Sergio. E butti tutta la tua
merda addosso. Non mi dire queste cose, ti prego. Senza fare la fila. Perché tu
hai la precedenza, quella è casa tua.
Tu ne hai più bisogno degli altri.
Non mi venire a raccontare le puttanate che fai per lasciare questo paese che
vuoi vedere il mare. Perché tu resterai qua. E insieme a tutti gli altri
continuerete a usarlo finché non lo ammazzerai. Adesso io ero su quel treno!
Mettendo lo smalto, mia sorella aveva 11 anni.
Poi ho sentito un fischio lungo.
Quando ho riaperto gli occhi, stringevo ancora la sua mano, ma il resto non c
'era più.
Dicevo mamma, papà, mamma, papà. Non mi sentivano.
Poi è arrivato Matteo e... E se n'è andato.
Se n'è andato.
E io sto bene ora adesso, no?
Guardami.
Sto bene adesso, no?
Forse hai ragione, lui non se lo merita.
Io nemmeno me lo meritavo.
E nemmeno te.
Ti prego, stagli lontano.
Sei pronto?
C'è un bel ritardo, sono già tutti lì.
Matteo?
Matteo? Non ci pensare nemmeno, aprimi.
Matteo? Matteo?
Stai giocando col fuoco, Matteo.
La gente è strana, prima si
odia e poi si ama,
cambia idea improvvisamente,
prima la verità poi
mentirà lui senza sé.
come fosse niente
sai la gente è matta
forse troppo
insoddisfatta segue il
mondo
Ciao.
Ciao, Lorenzo.
Stai un po' meglio?
Che cazzo fai?
Vattene, Corbin.
Ho detto vattene.
Tu sei meglio di così.
Io ti ho visto dentro.
Sai a lui e a sua madre.
Matteo ti prometto che non li vedrai mai più.
Mauro mi dispiace.
Guardami.
Ehi.
Lo sa cos'è ancora meglio di vedere i propri figli felici?
Vederli vivi.
Andiamo.
Mauro, lo zainetto di Matteo.
Papà. Stai zitto, stai zitto!
Tu devi fare quello che dico io, è chiaro? Guardami quando ti parlo!
Da oggi basta uscita e basta judo. Ma fatti prego. Io ho provato a darti
fiducia, Matteo, ma tu mi hai preso in giro. E guarda qual è il risultato.
Hai dimenticato chi sei.
Io non voglio essere così.
Questa sera saranno in tanti, ed è solo colpa tua.
Tu riservirai uno a uno come vuole il Signore, chiaro?
Non mi va.
Che hai detto?
Non mi va.
Non mi va! Non mi va! Non mi va! Non mi va! Non mi va!
Deci do' io chissù.
Anna!
Perdonimi Matteo.
Perdonaci, perdonaci.
Perdonaci.
Cosa stai facendo? Non ti voglio neanche sentire, guarda.
Lorenzo.
Cosa ha visto quando l'ha abbracciato?
Non lo voglio fare più.
Fammi andare a casa.
Cosa ha visto quando l'ha abbracciato?
Legami.
Cosa ha visto quando l'ha abbracciato?
Cosa ha visto quando... Cosa ha visto quando... Cosa ha visto quando l'ha
abbracciato?
Cosa ha visto quando l'ha abbracciato? Mio figlio!
Come è morto?
A scuola.
A scuola c'era un ragazzino che lo prendeva in giro.
Lo smetteva.
Perché aveva i capelli lunghi.
Un giorno è tornato a casa piangendo.
Devi tirare fuori le palle, già come si ha detto.
Non puoi farti sempre adattare come una femminuccia.
Io giuro su Dio te li taglio quei capelli dai cazzo.
Te li taglio di notte.
Questo ragazzino aveva l'asma.
E Giacomo un giorno...
Non ha fatto niente.
Non ha detto niente.
È stato lì, fermo, in silenzio.
E quando ho scoperto la verità?
Papà, me l'hai detto tu di tirare fuori le palle.
E tu cosa hai fatto?
Cosa hai fatto?
Sei un mostro.
Sei un mostro, questo gliel'ho detto.
Questa è stata l'ultima cosa che gliel'ho detta.
Poi sono tornato a casa.
L'ho vista obesa.
L'ho vista che tondolava.
Tondolava davanti ai miei occhi.
Non dimenticare tuo figlio.
Non dimenticarlo mai.
Se ti riviva un dolore, lui non potrà entrare.
professore ho
fatto
una cosa brutta che cosa sei Matteo?
no no no no no no no
Mandali via, per favore, no, no.
Mandali via.
Tu resta qui, non ti muovere.
Buonasera, Rossetti.
Buonasera. Buonasera un cazzo.
Ci fa entrare?
Va bene, ma il prete resta fuori. Perché? Aspettami qua.
Ci tenevo innanzitutto a dirle che aveva esagerato questa mattina.
Nessun padre merita di sentirsi dire una cosa simile.
Perché è qui?
Dal primo giorno in cui è arrivato a Remis ha pensato di aver capito tutto.
È un uomo razionale lei.
Ha visto un padre tiranno, un paese di matti, un ragazzino da salvare.
Ma ci sono cose di Matteo che nessuno conosce. Io so tutto, Corpino.
Allora sa anche che Matteo non è mio figlio.
L'abbiamo desiderato tanto di Anna. Ogni volta ci sembrava quella buona, ma
niente. Ci davamo pace, ci sentivamo puniti.
Poi è arrivato il 21 marzo 2009.
E quel giorno a Remis tutti si sono sentiti puniti.
Io ero là per aiutare.
Cercavamo sotto le lamiere.
Trovavamo solo cadaveri.
Poi... Lo sento.
È da qualche parte che piange.
Deve avere pochi mesi.
Scavo con queste mani.
Lo trovo.
È un neonato.
Sporco, ferito.
Ma vivo.
Mi si ferma a cuore.
Puoi immaginare almeno un po' come mi sentisi?
Lo prende in braccio e il dolore sparisce.
Nessuno ha chiesto di lui.
Nessuno.
Io e Anna abbiamo deciso di crescere o l'abbiamo condiviso con gli altri?
Ci sono convinti che era un dono di Dio.
Io ho cercato Matteo nella Bibbia, nei Vangeli, non l'ho mai trovato,
professore.
Ma ho finto.
Perché loro ne avevano bisogno.
E il giorno in cui ho capito di cosa era veramente capace, io ho dovuto
continuare a fingere.
Ho passato una vita intera a tenerlo a bada. Una vita intera.
Ho sacrificato qualsiasi cosa.
Ho perso mia moglie.
Poi arriva lei, il padre a pezzi, è lotto per accoglierla, ma
questo non le basta, perché le interessa solo ripulirsi la coscienza, anche a
costo di distruggersi tutti quanti.
Lei lo sa, quella è la cosa giusta da fare.
Non pensare.
Non pensare.
Non pensare. Non pensare.
Cazzo! Che è successo? È a terra!
Cazzo! Devi stare calmo. Sì.
Niente.
Dove vai?
Vado a cercare il campo.
Che cazzo fai? Mi ha rotto il copo. Mani sul volante.
Thomas, ascoltami.
Non fare cazzata.
Guardami. Non farlo, Thomas. Thomas, ascoltami.
Thomas.
Sei ancora in tempo.
Attilio!
Attilio! Fermati!
Fermati!
Attilio! Fermati!
Stanno venendo a prenderci.
Senti, stanno così per colpa tua.
Ehi, calmati, calmati.
Guardami.
Mi hai mentito su tutto.
Non sulle cose importanti.
No, cazzo, sbrigati!
Che cosa sono io?
Tu sei l'angelo di Remis.
Lasciali andare Matteo.
Matteo ti ho detto lasciali andare.
Ora!
non sono un angelo io
sono un mostro
Grazie.
Michelà.
Stai andando via?
Te l'avrei detto.
Bugiardo.
No, no, no, Michelà.
Michelà. Lascialo, Michelà.
Michelà, lascialo stare, per favore.
Per favore, Michele, che cazzo!
Oslo!
Oslo!
Oslo, dove sei, Oslo?
Vieni qua!
Oslo!
Oslo! Perché l'hai fatto?
Eh, dimmi per...
Mettilo giù, Michela.
Che cosa vuoi fare?
Hai ragione, sono... sono stato una merda. Ho detto un sacco di cazzate,
dai. Non scappi via, professore.
Tu non mi vuoi bene.
Tu non mi vuoi bene.
Grazie.
Brutto, vero?
Un angelo non ha questa faccia.
Perché?
Perché cosa?
Io non sapevo di poterlo fare.
Ti ricordi quando mi hai chiesto dove andava tutto il dolore?
Restava dentro, nelle mie braccia, nella mia testa. Ora è di nuovo di tutti.
Lasciali andare. Ancora non l'hai capito.
Non posso.
Matteo.
Matteo, ascoltami.
Non è vero che non ti voglio bene.
Tu hai cambiato tutto.
Solo perché mi hai abbracciato. No.
No, no, no.
E tu lo sai benissimo che non è così. Sei stato tu.
Sei stato tu.
Ora torna da me.
Non posso.
Devi. Non puoi lasciarli in questo stato.
Provaci, Matteo. L'ho già fatto.
Non posso.
Matteo! Non posso!
Non posso!
Non posso!
Non posso!
Non posso!
Io non riesco più a tornare.
Tu sei mio figlio.
Grazie.
Grazie.
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