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- Ciao, io vado. - Dove vai ? - A scuola. - Vieni qui, parliamo.
- Di che ? - Dobbiamo parlare di questa follia che ti sposi !
Non mi frega di quello che pensi, mi sposo, punto.
E' presto per sposarti, no ? Ci sono cose più importanti tipo la scuola.
-Ci sono cose più importanti per me. -Quali ? -Ad esempio Nina.
La conosci da un anno ! Tra sei mesi "ciao, Nina" !
Non mi sposo tanto per sposarmi. Le ridanno la bambina ed è libera.
Non è in galera, sta con una famiglia che le vuole bene.
- Chiedi a papà di trovare un buon avvocato per Nina... - Ho capito.
Prima una mi rompeva le palle, ora siete in due. Grazie !
Ecco fatto, sistemata anche tu.
Nina ?
Goran !
- Sei scappato dal carcere ? - No.
- Mi hanno scontato qualche mese per buona condotta. - Ah...
Ehi ! Sono fuori adesso, è finita.
Sono contenta... per te.
Mi sei mancata tantissimo. E' stato... brutto.
La cosa più brutta è stata pensare che tu ce l'avessi con me.
- Certo che ce l'avevo con te. - Sono stato un coglione.
Adesso cambio vita, te lo prometto.
-Devo andare, faccio tardi a scuola. -Mi è mancata tanto anche Lilli.
- E' ancora con la famiglia a cui l'hanno affidata ? - Sì.
Ho provato a riaverla, ma il giudice non me l'ha data.
Dice che sono una poco di buono... come te.
- Io come faccio a vederla ? - Devo informare la USL.
Loro te la faranno vedere. Sei suo padre, è un tuo diritto.
- La vediamo insieme. - Sì, però adesso devo andare.
Va bene.
Dammi il tuo numero, ti chiamo io.
- Mamma, dove sei ? - Non guardarmi, non sono presentabile.
Perché non mi avete svegliato ? Sono in ritardo, devo andare a scuola.
- Hai dormito male anche stanotte ? - Sì. - Abituati, caro, è l'età.
- No, è un discorso più complesso. - Allora facciamo questo discorso.
Un'altra volta, devo andare a scuola. Ti stanno bene i bigodini.
Sciocco.
[VOCE NON UDIBILE]
- Buongiorno, professore. - Ciao.
-Appena ha un minuto può venire nel mio ufficio ? -Certo.
- Buongiorno. - Buongiorno. - Manuel, posso parlarti un attimo ?
- Ha parlato con mia madre. - Sì. - E' inutile che perde tempo con me.
- Una volta che prendo una decisione mi lasciate in pace ? - Certo.
Volevo solo dirti che non è sicuro che sposandovi
riuscite a risolvere il problema dell'affido.
Tutti mi dite che devo fare ! Il caso ha voluto che incontrassi Nina
e lo Stato le ha tolto la figlia. Devo stare con le mani in mano ?
- Posso dire una cosa ? - No, c'è da "trombarsi" il potere
prima che il potere trombi noi. - Di quale potere parli ? - In generale.
- Possiamo parlare ? - Non c'è da parlare, c'è da fare, è diverso.
Ho capito, Sonia non c'è, ma posso parlare con qualcun altro ?
- Va bene, richiamo. - Con chi ce l'hai ? - Con la USL.
-L'assistente sociale non c'è. -Volevi dirle del matrimonio ? -No.
Volevo chiederle di Lilli, volevo... parlare di Lilli.
Egidio, mi fa un favore ? Scusi, eh ?
[BUSSANO ALLA PORTA]
- Permesso ? - Sì.
- Eccomi qua... - Vieni, accomodati. - Là ?
Sì, qua.
Ti volevo dire che...
penso sia meglio dimenticare quello che è successo in palestra. - Certo.
- Non che non sia stato gradevole. - No, no.
- Però converrai... - Convengo assolutamente. - Bene.
Un'altra cosa molto importante.
Davanti agli altri professori è meglio darci del lei.
- Quindi finisce qui. - Qui.
- Allora vado. - Sì, vai... vada.
- Buona giornata, preside. - Buon lavoro, professore. Sempre... vada.
- Sì. - Okay. - Vado, vado.
Uh !
Gorgia, contemporaneo di Socrate, visse 2500 anni fa.
Considerava l'essere umano una semplice pedina in mano al caso
che gli antichi Greci chiamavano "tyche".
Di Elena diceva che era stata la donna più odiata della storia
perché aveva scatenato la guerra, la ricordate ?
Conobbe Paride, giovane principe troiano, l'uomo più bello del mondo.
Non si accontentò di innamorarsene, abbandonò il marito non amato
e si trasferì a Troia, città ricchissima. - Che c'entra il caso ?
C'entra perché Gorgia riteneva Elena innocente.
Ha fatto tutto per colpa del caso.
Non è colpa sua, è stata vittima del destino
o di un dio burlone che si divertiva a fare scherzi.
Ma non si ferma al fato Gorgia.
Lui dice che Elena potrebbe essere stata rapita con la forza
irretita dalle parole, accecata dall'amore o queste cose insieme.
Nella vita capita di prendere delle decisioni contro la nostra volontà
che possono essere pericolose per gli altri e per noi stessi.
- Manuel, commenti ? - Nessuno. - Nessuno. - Anzi, uno sì.
Non mi convince. Secondo me Elena non ha governato proprio niente
perché il caso fa quello che vuole di noi. -Non sono d'accordo. -Certo.
E' una scusa che si racconta chi non si prende le proprie responsabilità.
- Elena era una grandissima stronza. - Esagerata.
La sua decisione ha scatenato una guerra che ha causato morti
donne fatte schiave e bambini buttati giù dalle mura.
Non è il caso, è una colpa. E' colpa sua.
[VIBRAZIONE DI CELLULARE] Posso ?
Sonia, devo dirle una cosa importante.
- Simone, sì. - Secondo me Greta è stata coraggiosa.
La sua provocazione mi è piaciuta. Credo sia utile per il dialogo.
Ma che dici ? Per te tutto è deterministico ? Causa e effetto ?
Non riusciamo a spiegare alcune cose perché non sono state dimostrate.
Non puoi chiamarlo "caso". Se succede qualcosa
è perché c'è una reazione, quindi una scelta. Greta ha ragione.
E' sempre la donna la causa di tutti i problemi.
- Amo', però... - Ahò ? Auguri. - Simo' !
Qui è tutto a posto.
La dirigente prima di me aveva già deciso e io confermo.
- Che dire ? Benvenuta nel nostro liceo. - Grazie.
Devo fare qualcosa, devo firmare ?
No, nulla. Le presento gli altri professori.
No, molti già li conosco. Mio figlio studia in questa scuola.
- Alcuni... - Sì, certo. Meglio così.
Hanno dovuto fare ore di supplenza, saranno felici di averla qui.
- Venga. - Arrivo.
- Grazie. - Prego. - Grazie, molto gentile.
Mimmo ha iniziato a collaborare con un magistrato
ed è entrato nel programma di protezione.
E' dovuto sparire da Roma.
Mi dispiace tanto.
Lo so che non...
Io non lo vedo da quella volta, non posso scrivergli né chiamarlo.
- E' strano. - Continui a esserne innamorato ?
Beh... sì. Ci penso tanto.
Mi manca.
E' tosta.
- E' una bella storia. - Mhm ? - Triste, ma bella.
Peccato però.
- Peccato per me. - Sì.
Però... Peccato anche per me.
- Perché ? - Stavi iniziando a piacermi.
Lo so, si vede che per adesso mi dovrò rassegnare.
- Per adesso ? Non sono gay per adesso, è più... - Sì, lo so.
Però a volte il caso...
Lascia stare il caso. Ne ha già combinate abbastanza.
Dico sul serio.
Se hai bisogno... io ci sono per te.
Grazie.
Vorrei ribadire alcune linee generali a cui dobbiamo attenerci.
- Scusate il ritardo, scusate tutti. - Salve, professore.
- Ciao, Dante. - Ciao a tutti. - Prego, si accomodi.
- Conosce già la nuova professoressa di inglese, no ? - Ah...
- Sì. Ciao, Anita. - Ciao, Dante.
Bene. Dicevo, tra le varie cose, che vorrei che tutti
riusciste a utilizzare al massimo il registro elettronico.
- Ha infinite potenzialità. - Lei trova ? Io non sono molto d'accordo.
E' uno strumento che può efficientare il sistema scolastico.
- Efficientare ! Già la parola fa paura. - Mi dispiace che la spaventi
però è proprio così. Noi non siamo abbastanza efficienti.
Abbiamo studenti con medie basse, non in linea con le scuole europee
e scarsi nelle materie scientifiche. -Quindi poco attenti al futuro, no ?
Esatto. Mi ha tolto le parole di bocca.
Adesso non so, io...
Vorrei chiedervi con quale consapevolezza venite qui la mattina
il senso della nostra missione.
- "Missione" è una parola forte. - Preferisce "vocazione" ?
Anche peggio. Noi qui non siamo dei sacerdoti
illuminati dalla chiamata. Almeno a me non è successo.
Non ardeva dal desiderio di fare il professore ?
No, ardevo dal desiderio di scappare da casa e allontanarmi da mia madre.
Personalmente cercavo solo un po' di indipendenza
riuscire a vivere da solo.
- Tu mi stai dicendo... - Ci diamo del tu ? Io... - Beh...
- Il tu va benissimo, qui ci diamo tutti del tu. - Bene.
Tu mi stai dicendo che la tua scelta è stata dettata dallo stipendio ?
Sì. All'inizio sì, poi mi sono innamorato del lavoro del professore
e questo lo devo ai ragazzi delle mie classi.
Se amo fare questo mestiere è grazie a loro.
Questo è bello.
Ognuno ha la propria storia, il proprio percorso.
Mi piace molto questo confronto.
Tu, Anita ? Vuoi dire qualcosa ?
No, sono una nuova arrivata, preferisco astenermi.
Saggia decisione.
Bene, andiamo avanti.
- Eccomi. - Dài, siamo in ritardo.
Ecco... No, vabbè ! Ma vaffanculo.
Eh ! Meglio.
- Dante, sei ancora qui ? - Sì, mi piace fare le cose con calma.
Invece io vado sempre di fretta, odio perdere tempo.
Non perdo tempo, mi piace assaporare le cose.
E' una cosa che ho imparato quando stavo per morire.
- Morire ? - Sì. L'anno scorso sono stato sul punto di morire.
- Mi dispiace. E ora ? - Tutto bene.
- E' la verità. - Tra te e la verità c'è un po' un abisso.
Senti, ehm... Non tiriamo fuori di nuovo il discorso
ma mi spieghi che hai contro il registro elettronico ?
- Quello ? Lo detesto. - Perché ?
Mi manca il registro di carta con le righe, gli spazietti da riempire.
- Tu riempivi gli spazietti ? - No, però mi piaceva l'idea.
- Vabbè. Ti lascio al tuo libro. Ciao. - Ciao.
Anzi... Non...
Non è che ti va di prendere un caffè ?
Ho bisogno di parlarti di una cosa.
Sì, con piacere. C'è un posto qui vicino abbastanza tranquillo
appartato, se vuoi. - Dante, abbiamo fatto un patto, l'hai scordato ?
Lo so, ma ho problemi con la memoria recente, sarà l'età.
- Pure. Prendiamo qui il caffè. - Va bene.
Non ti ricordi chi è lui ?
E' il tuo papà. Vuoi sapere come si chiama ?
- No. - No ? Te lo dico lo stesso.
Si chiama Goran. E' stato via per un po', ma adesso è tornato.
Ti ho portato un regalo.
Se non lo vuoi, lo do a un'altra bambina.
Quale regalo ?
E'... E' un cucciolo.
Ha perso la sua mamma, vuole che sia tu la sua mamma.
Lo devi accarezzare, eh ?
E' stato solo per tanto tempo, è triste.
Come si chiama ?
Non ha un nome. Devi darglielo tu.
Bau.
- Vuoi che si chiami Bau ? - Sì.
Va bene. Allora si chiamerà Bau !
E' stato davvero bellissimo.
Sì.
E' come se fossimo una vera famiglia.
Volevo dirti che Greta, la ragazza nuova della tua classe di quinta...
è mia figlia.
Ah.
E' una ragazza con tanti problemi, ora sta meglio
ma ha pensieri neri e tendenze autopunitive.
L'anno scorso a Milano dove stavamo si è fatta bocciare.
Una così intelligente, che potrebbe avere qualsiasi cosa
rischia di buttare via la sua vita.
Ma il padre ?
Il padre... se n'è andato quando Greta aveva 11 anni.
Non si è più fatto sentire. Non so niente di lui, neanche dove vive.
- Perché lo racconti a me ? - E... non lo so.
Forse... per avvisarti che non sarà facile averci a che fare.
Lei cerca lo scontro con chiunque.
- Lo fa anche con te ? - Sì, tutti i giorni.
Non è facile.
Cioè, capito ?
Si baciavano e lei neanche si scansava.
- Non mi dici niente ? - Grande stronza. - Eh, sì.
Si stavano... baciando baciando o un bacio, un bacetto...
Che cazzo di domanda è ?
- Si stavano baciando. - E' diverso un bacio bacio e un bacetto...
No, non è diverso ! E' la mia fidanzata, mi rode il culo.
- D'accordo. Ci hai parlato ? - Quando ? Li ho visti tre ore fa.
Andavo e gli dicevo: "Ciao, sono il fidanzato di Nina. Che fate ?"
- Devi parlarle. - Tu non hai capito come sto. Volevo sposarla !
-Sai già come la penso. -Sì, inutile ricominciare. Ora ha un altro...
- Non lo sappiamo, devi parlarle. - Le parlerò.
- Chi è ? - Nina, sono io, scendi ?
- Come mai sei qui ? - Devo parlarti.
- Ora ? - Sì, ora. - Okay, arrivo.
Scusa ?
- Che cosa vuoi da Nina ? - Ma tu chi sei ? - Sono il suo ragazzo.
- Mi prendi per il culo ? - No, tu chi cazzo sei ?
- Sparisci prima che ti rompo il culo. - Non ho capito. - Hai capito.
Fermi, che fate !
Chi cazzo è questo ?
- E' un mio compagno di scuola. - Compagno di scuola.
Chi cazzo è lui ! Chi è lui !
E' il padre di Lilli.
Manuel... Oggi non vengo a scuola.
Non ho bisogno del solito passaggio, però grazie.
- Non vengo a scuola, hai capito ? Vai. - Vado, vado.
- Dante ! - Ciao.
- Ho la mia prima lezione. - Mancano venti minuti.
Sono tesa. Non ho mai insegnato a nessuno. Come devo presentarmi ?
- E' vero che sono delle belve ? - Hai parlato con Lombardi ? - Sì.
- Non ascoltarlo, è un diffusore di terrore. - Mi aiuti ? - Sì.
- Lascia il cornetto ! - Posso finire... - No, non puoi !
Non stiamo più insieme, ma varrò un po' più di un cornetto.
- Lo mangia De Angelis. - Poi te lo ricompro.
- Eccoci qui. Professoressa, la 5 B. - Dio mio...
Come vedi è tutto normale.
C'è una lavagna classica. Per fortuna non l'hanno cambiata.
- Gessetti, cancellino, la cattedra, i banchi... - La smetti ? Eh ?
Conosco il programma, posso farcela, ma se fai il cretino non mi aiuti.
- Posso dire una cosa ? Sei pesante. - Lo dicono tutti.
- Tutti chi ? - Tutti. Vuoi l'elenco ? Dài, per favore.
- Mi dici qualcosa che possa aiutarmi davvero ? - Va bene.
Per la prima lezione ti suggerisco di fregartene dei programmi.
Io, se fossi in te
inizierei parlando di qualcosa che ti piace, che ami, tipo...
La prima cosa che mi viene in mente... me ?
Ammazza che sei !
Ti va sempre di scherzare.
- Va tutto bene. - Non va bene...
Dài ! Però questo lo odio.
- Ciao. - Ciao. Sei arrivata presto oggi.
- Anche tu. - Io arrivo sempre presto. - Come mai ?
Vengo in bici, ho il terrore di trovare traffico.
- Hai il terrore di trovare traffico in bicicletta ? - Il centro
l'ora di punta, i lavori della metro... - Stai bene, vero ?
- In che senso ? - Niente, mi sono capita io. Vuoi qualcosa ?
- Aspetta, ti aiuto. - No, non serve niente.
- Volevo solo... - Volevi essere gentile, ma non serve.
- Scusa. - Tranquillo.
- Tieni. - No, grazie, ho già fatto colazione. - Sei noioso ! La vuoi ?
- Sì, dài. - Oh !
Io, con il ragazzo che hai visto prima...
Ho una storia con lui. E' in classe con me.
Io c'ero prima di lui, non mi faccio indietro.
- Voglio vivere con te e con nostra figlia. - Ascolta... - Ascolta tu !
Ho pagato per quello che ho fatto. Prima di uscire dal carcere
mi hanno trovato lavoro a Perugia, in una fabbrica. - E' lontana.
Non mi importa dove sto ! A me importa di te.
Non ti importa più niente di me ? Era bello stare insieme.
Sì, era bello, però poi sono successe tante cose
e per colpa tua mi hanno tolto Lilli ! - Lo so.
Mi dispiace, ma abbiamo sbagliato a portarla con noi quella sera.
-Eravamo genitori senza sapere che significava. -Tu eri in brutti giri.
Lo so, ma era per "tirare su" qualche soldo, per noi.
Adesso non casco più in quelle cose, te lo prometto.
Se non ti importa più niente di me, chiedo al giudice di riavere Lilli.
Non ci rinuncio più. Starà un po' con me e un po' con te.
Buongiorno. Ciao.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Buongiorno, mamma di Manuel. - Ciao, Matteo. Buongiorno, ragazzi.
Buongiorno.
- Prof. - Buongiorno. - Ciao. Buongiorno.
Eccoci qua.
Ciao a tutti. Qualcuno di voi già mi conosce, sono la mamma di Manuel
assente ingiustificato e non capisco perché e va bene.
Da oggi sarò anche la sostituta della professoressa di inglese.
- Stupendo, oh ! "Give me five !" - Stai giù.
Bene. Io vorrei proprio...
chiedervi di restare in silenzio, questo silenzio
perché vorrei dirvi poche parole che però amo tantissimo.
Sono...
"Bring me the sunset in a cup."
Immagino che sappiate cosa significhino, giusto ?
- Lo sapete ? Ditemi di sì, vi prego. - Sì. - Benissimo.
- E' una metafora. - Certo, è una metafora.
- A me sembra una frase senza senso. - Non è una frase, è un verso.
E' un verso di una grandissima poetessa, Emily Dickinson.
I versi dei grandi poeti non seguono il senso comune delle cose.
E' un verso meraviglioso, "portami il tramonto in una tazza".
- Certo. - E che vuol dire ? - Matteo, per favore !
Con calma. Allora...
- Ciao, Dante. Che succede in 5 B ? - Perché ?
-Stanno tranquilli con una nuova professoressa ? -E' l'effetto Anita.
- Buon lavoro. - Grazie, ciao.
- Ciao, Manuel. - Buongiorno.
[CAMPANELLA - GRAZIE A QUESTO] ce l'ha fatta. - Ammazza !
[BUSSANO ALLA PORTA] Ciao, ma', scusa il ritardo.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Ciao. - Com'è andata ? - Non lo so, chiedi a loro.
- Com'è andata la nuova professoressa ? - Benissimo.
- Meglio di lei, non mette i voti. - Devo organizzarmi con questo.
-Attento a te. -E' il diavolo. -Ho seguito il tuo consiglio, grazie.
- E Manuel ? - Oooh... Oooh...
Ti sembra una scuola seria questa ? Guarda tua madre come lo guarda.
Guarda come la guarda tuo padre. Il mondo fa schifo, si può dire ?
- Sì, ancora non ci arrestano. - Eh. - Novità ?
- Nina sta con Goran e io soffro come un "sorcio". - Con chi ?
- Goran, il padre della bambina. - Come ? - Il padre.
- Ciao, ragazzi. - Arrivederci. - Grazie, bravi.
Ragazzi, capisco che avete passato un'ora ammaliati da una strega
ma recuperate voi stessi, riprendiamo il discorso sul caso.
Aggiungo un'altra parola, la parola...
"Necessità".
"Il caso e la necessità" è il titolo di un importante libro
di un grande pensatore biologo che si chiamava Jacques Monod.
Chi sa il significato filosofico della parola "necessità" ?
Inevitabilmente Laura.
- "Quod non potes non esser." - Brava. Si definisce "necessità"
quello che non può non essere, che esiste per forza, necessariamente.
Il contrario del caso che invece è...
- Ecco ! Laura. - "Quod potes es." - Brava. Solo Laura ?
Nessuno... Dài, qualcuno ! Un po' di... Zeno.
Zeno, "quot potes es" cosa significa ?
Vuol dire... ciò che può essere, che può esistere.
- Ma ? - Ma... potrebbe anche non esistere.
- In quel caso che regno sarebbe ? - Il regno del... caso ? - Bravo.
- Non fare battute. - Meglio di no.
Da queste considerazioni Monod elaborò la teoria
del battito d'ali della farfalla
in cui ciò che avviene lontano da noi, in un altro Paese o continente
può comunque influenzare la nostra vita, la nostra esistenza.
Vi faccio un esempio, l'innalzamento delle temperature terrestri.
Si sciolgono i ghiacciai lontano da noi
ma l'effetto arriva anche a noi
perché l'innalzamento del mare colpisce tutti.
- Vi ha aiutato a capire meglio ? - Sì. - Okay.
Matteo, ripeti. Scherzo.
[DIALOGHI NON UDIBILI]
Virginia, fare Shakespeare è un'idea meravigliosa.
Non ho dimenticato la tua superba interpretazione di Lady Machbet.
Caro Attilio, sei sempre un uomo adorabile.
- Non faremo il "Machbet", ma "Romeo e Giulietta". - Fantastico.
Posso interpretare un Tebaldo un po' attempato ?
Stai attento, potrei pensarci, sai ?
Zeno, firma, è divertente.
- Il laboratorio di teatro è nel pomeriggio ? - A volte sì.
- Quasi quasi... almeno non torno a casa. Lo hai già fatto ? - Sì.
Forse, dopo, posso diventare un attore.
Greta, non ti iscrivi ?
Teatro ? No.
Il teatro tira fuori cose che dovrebbero rimanere segrete.
- Ho provato un anno e ci sono rimasta molto male. - Perché ?
Niente, non voglio parlarne.
Ragazzi, un po' di attenzione. Quest'anno ci sono alcune novità.
I ruoli ruoteranno tutti, ci saranno molti Romeo, molte Giulietta
molti Tebaldo, inoltre alterneremo i ruoli di genere.
Alcuni maschi faranno Giulietta e alcune femmine Romeo. Vi piace ?
Teatro sperimentale.
Buon divertimento.
Lu, che fai ? Non ti iscrivi ?
No. Di sicuro non mi farà fare Giulietta.
Che dici ? E' divertente invertire i ruoli.
- Oh ! - Scusami. - Allora dillo che ce l'hai con me.
- No, stavo solo fuggendo. - Da cosa ? - Dal corso.
Ho l'ansia per dire una battuta di Romeo, figuriamoci di Giulietta.
- Non ti facevo così "macho". - No, questo è terrore puro.
Allora, io... vado.
- Okay. Ciao. - Ciao.
- Ciao. - Ciao.
-Resti il pomeriggio ? -No, consulto qualche libro in biblioteca.
Come va con i ragazzi ?
Bene. Mi sembrano molto in gamba.
Per caso hai più sentito o rivisto qualcuno della tua classe ?
- Lo chiedi sul serio ? - Sì. Perché ?
Beh...
Sai, Dante, dopo quello che è successo
non avevamo tanta voglia di restare in contatto.
Io ho avuto una vita fortunata, ho studiato fuori
ma non tutti hanno avuto la mia stessa forza. - In che senso ?
- Ricordi Alba ? - Certo. - Lei non ha avuto la mia stessa forza.
All'epoca non riuscì a dare l'esame di Maturità.
-L'ho incontrata un po' di tempo fa. -Come sta ?
Male, sta molto male.
Cercavo la sezione distaccata dell'Istituto di Astrofisica
e ho avuto come una visione, quasi non la riconoscevo.
Non la vedevo da tanti anni, ma l'ho trovata molto cambiata.
- Era trasandata... - Che le è successo ?
Mi ha detto di essere uscita da poco da una comunità di recupero
ha avuto problemi di dipendenza.
Poi mi ha chiesto un prestito, sì.
Le ho dato quel poco che avevo con me ed è scappata
verso questa casa cantoniera abbandonata. -Dov'era questo posto ?
Sulla Flaminia, verso Sacrofano, penso abiti lì.
- Ma... - Scusa, devo andare. - Sì.
- Ciao. - Ciao.
Salve. Sa se la 5 H è già uscita ?
- Qui non c'è nessuna 5 H. - E' impossibile. - Arrivano fino alla G.
- Un mio amico studia qua... - Sono qui da dieci anni.
- So se c'è la 5 H, eh ? - Arrivederci.
Ciao, Thomas. Sono davanti al Sella, volevo vederti
e la bidella ha detto che la 5 H non esiste. Che succede ? Ciao.
[NOTIFICA]
(registrazione) "Lascia stare, è colpa mia."
"Ho sbagliato a cercarti, fai come se non ci fossimo mai visti. Ciao."
- Senza giri di parole, sei ancora innamorata di Goran ? - Non lo so.
- Sincera. - Non lo so, ma rivederlo mi ha fatto un effetto strano.
- Che vuol dire ? - E' il padre di Lilli.
La situazione è questa. Se vuoi stare con me, chiudi con lui, punto.
- Come cazzo puoi chiedermelo ? - Vuoi bene a me o vuoi bene a lui ?
-Non tormentarmi, non lo so ! -Vuoi bene a tutti e due ? Non ci sto.
L'ho odiato per quello che mi ha fatto passare
ma forse ho continuato a pensarlo anche mentre stava dentro.
- Non è solo questo. - A me basta.
Sono sicura che con lui riuscirò a riavere Lilli, è suo padre.
E' stato un detenuto modello, ce la ridaranno.
Alba ?
Ciao. Non volevo spaventarti, sono...
- Sono Dante, mi riconosci ? - Professore.
- Ti posso abbracciare ? - Sì.
No, perché... Leone insegna nella mia scuola.
Guarda la casualità nella vita, no ?
E' stato lui a dirmi che stavi qua, che non te la passavi bene.
Volevo solo sapere... come va, come stai, ecco.
Come sto ? Sono... stanca.
Leone mi ha detto che hai anche bisogno di soldi, ecco...
Sì...
Adesso sto facendo un lavoro da fioraia, paga poco in nero
non so quanto durerà, però sto cercando un altro lavoro.
-Piano piano sistemo tutto. -Volevo dirti che... -Scusi, professore.
Ho bisogno di andare a riposare, mi dispiace.
Aspetta un attimo.
- Io ti avrei... portato questi. - No, no.
E' un prestito, me li ridai. Ne ho bisogno anch'io, me li ridai.
Grazie.
- Grazie. - Prego.
[VIBRAZIONE DI CELLULARE]
[SQUILLI DI CELLULARE]
- Oh, ma' ? - Dove sei ? Sono le tre di notte ! E' successo qualcosa ?
No, ho dimenticato di dirti che dormivo da Nina stanotte.
- Come parli ? Hai una voce... - Perché... stavo facendo "roba".
Oh, santa pace ! Va bene, scusami anche con Nina
però, per cortesia, la prossima volta avvertimi !
Perché devi farmi stare sempre in pensiero ? Mi spieghi perché ?
- Ciao, ma'. - Ciao.
- Oh ! - Posso entrare un attimo ? - Sì, vieni. Che c'è ?
-Ti ho chiamato stanotte, non mi hai risposto. -Ho visto la chiamata.
- Scusami, dormivo. E' successo qualcosa ? - Ho... parlato con Nina.
- Com'è andata ? - Male. Abbiamo chiuso.
- Avete chiuso ? - Sì. - Dimmi. - Che devo dirti ? Non lo so.
Ho capito che forse non mi ha mai amato. E' pesante per me.
Mi dispiace.
So che sembra una frase fatta, però con il tempo tutto passa...
Non sono venuto solo per dirti questo, ma anche un'altra cosa.
Dimmi.
- Me ne vado. - Te ne vai ? - Sì. - Che vuol dire ?
- Lascio Roma, la scuola, voglio viaggiare. - Dove prendi i soldi ?
- Tempo fa mio padre mi ha dato dei soldi. - E' appena iniziata scuola.
Non pensi a chi ti vuole bene ? A tua madre, a me ci pensi ?
Sì, ma se resto qui faccio un'altra delle mie cazzate, non mi va.
Prendi tempo per pensarci. Pensaci, ragionaci, ma ci devi pensare.
Simo', ho preso il biglietto. Parto domattina all'alba.
- Dove vai ? - A Francoforte, poi mi sposto.
- Quando torni ? - Non so neanche se torno, Simo'.
Non mi dici niente ? Sei l'unico a cui l'ho detto, dimmi qualcosa.
- Che devo dirti ? - Qualcosa.
- Vaffanculo ! - Vaffanculo.
Vaffanculo anche tu. Vieni qua.
- Avanti. - Permesso, professore ? Buongiorno.
- Sonia, come sta ? - Bene. - Prego. - Ha un minuto ? - Certo.
Devo parlarti. Devo parlarti !
Ho capito.
-Pensavo che non sentivi con il vetro. -Ho sentito. Brutte notizie ?
-Un po' sì, un po' no. -Che è successo ? -Manuel non si sposa più.
- Scherzi ? - No, no. - Oddio ! - Gli è successo una cosa
che alla sua età potrebbe fargli male. Nina rifrequenta l'ex, Goran.
- Non era in carcere ? - E' uscito. - E' scappato ? - No.
Lui e Nina hanno deciso di chiedere di riavere la bambina.
-L'assistente sociale... Ricordi ? -Sì. -Mi ha fatto domande su Goran.
- Perché Manuel non me l'ha detto ? - Forse si vergogna ad ammettere
che Nina gli ha preferito l'altro, non lo so. - Ma...
- Vieni con me. Hai fame ? - No.
Manuel starà passando un brutto momento
però almeno io respiro.
- Vuoi ? - No. - Neanch'io, non mi va più.
Sposarsi era una cazzata.
L'avrebbero pagata tutti e due, anzi, tre, anche la bambina.
Troppo giovani, troppo folli.
Anche noi adulti facciamo follie, no ? Con l'età peggiorano anche.
- No ? Eh ? - No, Dante, che fai... Dante.
- Che fai ? - Niente. - Fai molte cose. - Non faccio niente.
-Niente... -Fai un sacco di cose... Oh, Dante !
Non stiamo più insieme.
Ce lo siamo detto, no ?
- Sì, perché stiamo meglio, giusto ? - Stiamo meglio. - Giusto. - Sì.
- Oh ! E allora ? - Stiamo meglio. - Eh !
[# IL PASSATO NON DIMENTICA, IL FUTURO FA GINNASTICA.]
[# SI PREPARA TUTTI I GIORNI PER TE.]
[# CANTA UN PO' "ALBA CHIARA" E UN PO' "MY WAY". #]
Lo ricordavo scomodo questo divano...
[# E POI COSI', TU SEI QUI]
[# NATALE IN UN QUALSIASI LUNEDI']
[# HOUDINI CHE TOGLIE LE CATENE AL MONDO]
[# E IN FONDO UN INGANNO NON E'.]
[# E' SOLO UNA FOLLIA, UN SALTO NEL VENTO]
[# UN'ORA NELLO SPAZIO, UN PUNTO NEL TEMPO.]
[# E' UN GIORNO CHE VA VIA, UN APPUNTAMENTO]
[# UN BATTITO PERPETUO CHE DURA UN MOMENTO. #]
Ciao, fratello.
Sottotitoli RAI Pubblica Utilità
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