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Mi scusi, signora, non può entrare.
Io sono sua figlia. Lo so, ma io devo far rispettare gli ordini.
Oh, la smetta! La prego!
Signora!
Signora!
Mi dispiace.
Ci hai fatto male, signore? No, niente, grazie, andate pure.
Carlo!
Isabella, quando sei arrivata?
Ora!
Vieni giù. Che stai facendo?
Preparo la festa, no?
Hai visto qua?
Ancora un po' e facevo la fine del topo.
Su, avanti, vieni giù.
E perché piangi adesso?
Perché? Ho tanto paura.
Ma di che cosa?
Ma credi che starei qui a preparare feste se papà fosse veramente grave?
Hai detto che è stato lui a non volerla rinviare la festa.
Ma appunto, stupida. Un uomo che stesse per morire penserebbe ad altro, non ti
pare? Però a noi non ci vuole. No, lui non vuole nessuno. Si infila nella
cuccia come un animale e non torna fuori finché non è guarito.
Per il resto, ha sempre fatto così, no?
Chi l'ha mai visto debole, papà?
Io l'ho visto, quando mi supplicava di volergli bene.
Resta un altro giorno, Isabella. Parliamo ancora, cerchiamo di
intenderci. Io facevo le valigie e scappavo via.
Ho tali rimorsi, Carlo.
Si lo so, non sei mai stata molto buona con lui.
Se papà mancasse ora non avrei più pace.
Tranquillizzati va, ti restano almeno vent'anni per farti perdonare.
Come stai?
Sono un po' noiosa, me ne accorgo, sai.
Ma qualche volta sento l'impulso di dirtelo e... Non ridere e non
rispondermi se non ne hai voglia.
Io... Io ti desidero come il primo giorno.
Davvero. Non ho mai immaginato di poter andare con un altro. Mai, mai.
Mai, mai.
Del resto è giusto.
Anche un uomo... Un uomo vero ama solo una volta nella vita, no?
Tu non pensi a nessun'altra in questo momento.
So che ti secco, ma io devo saperlo.
Dimmelo ancora, ti prego.
Dimmelo.
Eccoli qua, tutti riuniti in cucina naturalmente, e intanto la gente va e
viene per la casa come le pare. Scusi signora, ma io ho già aperto il
signorino per quel giovanotto.
Io non parlo di quel giovanotto, parlo...
Parlo...
Così, in genere.
Tranne il dottore non è venuto nessuno in questi giorni. Non possiamo mica
controllare il telefono.
Cosa c'entra il telefono?
Nessuno vi ha chiesto di controllarlo.
Non so nulla signora, io faccio la cuoca.
Lei aspetta mio figlio?
Sì, signora, sono un cameriere volante, vengo da Milano per il ricevimento.
Perché non sta in cucina, allora? Volevo presentarmi, vero?
Vado subito.
Senta. Comandi.
È venuto solo?
Come? Sì, certo.
Lina?
Signora? Da quanto tempo sei qui? Quasi un anno, signora.
Sembri allegra.
Quando c'è un malato in casa, un po' di rispetto non guasterebbe. Ma signora, le
assicuro che mi spiace moltissimo.
Moltissimo, moltissimo.
In pochi mesi gli sei già tanto affezionata. Come mai?
Avanti, rispondi!
Isabella! Come stai, mamma?
Non mi aspettavo di vederti arrivare. Ero in ansia per poco.
Tu, questa volta vi prego, non dite che è colpa mia. Non accusatemi se torno via
senza averlo visto.
Io l'avrei voluto, mamma.
Averlo saputo prima che ci tenevi tanto, ti avrei fatto un regalo.
Però anche tu devi aiutarmi, eh? Io, mamma.
Sai, non è vero che papà non lascia entrare nessuno.
Io lo vedo ogni giorno. Cosa?
Se lo convincessi a lasciarti prendere il mio posto, saresti contenta, no?
Potresti dire, sono stata cattiva con lui, ma negli ultimi giorni c'ero io
sola accanto al suo letto. Non è questo che vuoi? Allora è grave. Non avresti
più rimorso. È grave, tu ce lo nascondevi. Ma adesso più. Anzi, ti
faccio entrare se mi aiuti. Vi sono cose che una moglie è sempre l'ultima a
sapere. Mentre gli estranei, spesso anche i figli, vedono meglio.
Sì, mamma, ecco qua.
Papà ti vuole bene, ma devi convincerti che la passione è finita da anni ormai.
Te le ha persino presentate le altre donne, a Milano, al mare, qui,
dappertutto. Te le ha portate in casa e tu non hai capito.
Ho detto così per cattiveria, credimi.
Volevo vendicarmi, te lo giuro, mamma. Ti giuro che non è vero. Ci sei stata
solo tu. Al di fuori dei suoi affari non c'eri che tu. Non voleva altro e non
pensava ad altro. E poi adesso ne hai la prova, no? Vuol vedere soltanto te. No!
Io devo pagare l'infermiera per entrare lì dentro.
Ma con questo, ma che cosa prova?
Non ha voluto nemmeno rinviare la festa, tanto è orgoglioso. Ma ti pare che
voglia mostrarsi malato e debole proprio a te?
Se non ti amasse, forse, se non gli importasse di quello che pensi.
Ricordati gli anni passati, mamma, quando ancora io non ero sposata e
abitavo con voi.
Ma per chi erano le sue attenzioni se non per te?
Eh, ricordi?
Suo figlio, certo, ma tu prima di tutti, mamma, lo sai benissimo.
Non ho nessun motivo di ingannarti e non te lo direi se non fosse vero.
Io sono la moglie.
Ah, permetta allora che ringrazi anche lei. Suo marito è stato spesso generoso
con il nostro istituto, ma come questa volta mai.
Sì, è chiaro che sono pronta a restituirlo se hanno cambiato idea.
Non poteva scegliere un momento più opportuno?
E' stato lui a chiamarmi.
Di nascosto.
Forse temeva che lei disapprovasse.
Perciò, ripeto, se lei vuole, io non so... No, no.
Tenga.
Mi scusi. Scusi lei.
Buonasera.
Grazie.
Ti prende figliolo?
Scusate, mi stavo addormentando.
Se lavoraste in un bar tutto il giorno come lavoro io, sareste stanchi anche
voi. Chi ti ha detto di venire qua allora?
Potevi startene a Milano.
Eh no, perché proprio in una casa come questa si può cogliere l'occasione buona
volendo. Uno viene qua, lavora e si fa notare. Perché qui è l'essenziale, farsi
notare da quelli che possono.
Domattina viene giù il padrone, o la padrone, il figlio, la figlia, chi se ne
frega, uno di loro, e dice, chi è che ha lavorato più di tutti ieri notte?
Io.
E chi è rimasto a lavare i piatti quando gli altri se ne sono andati a dormire?
Io.
Come ti chiami?
Mario.
Bravo Mario, tu vieni a Milano con me?
Sì signore.
Passa del tempo e a lui manca qualcuno in fabbrica. Uno sciopero, che so io.
Mario, fa, vuoi un impiego? E che io lo rifiuto.
Certo, dico io.
E due, poi uno si licenzia e tu sali, sali, finché raggiungi l
'obiettivo. Ma quale obiettivo?
Lo so io.
Ma che stavo facendo?
Giravi il porco.
Ah già, il porco.
Crede di poter curare suo padre meglio di un'infermiera?
Meglio di lei, sì.
In questo caso posso anche andarmi? No, aspetti fuori.
Solo che questa volta lo farà gratis.
Ah, il calmante.
Spesso i parenti non vengono per curare il malato, ma la loro coscienza.
E il malato se ne accorge.
Grazie, papà.
Signorina!
Può anche andare a casa se vuole, aspetterò io il dottore. Ma io non so
se... Vada, vada, la prego, non si preoccupi.
Basto io sola.
Ciao.
La signora non è ancora scesa.
Scusa. Scusa.
Avanti. No, no, mamma, dormi.
Riposati. Verrai giù più tardi, quando vuoi tu.
Signorino.
Oddio, è vero.
Spenga lei la luce. Sì, certo.
E non la svegli, mi raccomando. No, no, no, stia tranquillo.
Signorino! Mi chiamo Mario.
A voi.
Perché mi chiami signorina, papà?
Ma allora non mi hai riconosciuto.
Guardami, non sono mica l'infermiera io.
Sono Isabella.
Può accendere anche subito, sei pronto?
Va bene, sì.
Papà, dove vuoi andare?
Dove? Non puoi scendere dal letto, lo sai? Mi pubblico, papà.
Ecco, vedi, stai male, lo sapevo.
Ascolta, se vuoi andare vicino alla finestra, ti aiuto io.
Aspetta.
Ti divertono papà?
Sì?
Adesso stai buono che non ti faccia male, quindi non aver paura perché
vedrai che ti sentirei molto...
Mi dispiace, papà. Ma perché devi ribellarti? Guardami, io non sono un
'estranea. Io ti sto vicino perché ti voglio bene.
Non ho nessun altro motivo, devi credermi. Ti giuro, non ho nulla da
chiederti.
Dove vuoi andare?
La porta è chiusa, papà. Ti prego, vieni qui. Perché non vuoi ascoltarmi? Perché
non ti lasci curare? Papà, sono Isabella!
Vuoi che ti prenda in sella io?
No, grazie, basta cavallo per oggi.
Molti, figliolo mio, molti.
Perché me lo domandi?
Perché sei straordinario.
Davvero. Hai comperato quel giochetto solo un mese fa e te la cavi meglio di
un acrobata.
È un'idea. Potrei mandare al diavolo fabbriche, industrie e rogne e mettermi
a fare il pagliaccio sulle nostre storiche piazze.
Riusciresti anche in quello.
Sei capace di ricominciare da zero un'altra volta.
Che è tutta questa ammirazione?
Non mi va mica, sai.
Perché? Non lo so, non mi piace.
Ti fa male la gamba?
Andrebbe molto meglio se potessi appoggiarmi a qualcuno.
Andiamo, su, alla tua età.
Io piuttosto dovrei potermi appoggiare a te.
A me?
Perché?
Non ti andrebbe di prendere il mio posto?
Giuro! Che non dimenticherò mai questo giorno.
Non so perché, ma sono felice.
Ti ho fatto una domanda, Carlo.
Eh? Ah, no, non mi piacerebbe.
Perché? Perché sono troppo giovane. Ma non lo sarai sempre.
Io morirò.
Tu invecchi. Non dire sciocchezze, papà.
Io non invecchierò mai.
Finché tu vivi.
E se morissi?
Se morissi, allora ti odierei.
Ecco, vedi, adesso ti sei offeso.
Papà!
Papà!
Papà!
Ti prego, vai ad agio!
Non posso correre, lo sai!
Aspettami!
Mario! Che c'è? Il padrone ti vuole.
A me?
E come mai?
Chi lo sa, gli avrà parlato bene di te il signorino. Oh madonna, che ore sono?
Le otto. Il mio treno parte tra mezz'ora.
Se ti assumo lo qui non ti serve il treno.
Mario, chi c'è? Non mi soffierai mica al posto. E chi lo sa, vedremo, vedremo.
Buongiorno. Ma dove sono andati? In clinica sono andati, a Milano.
Però, quanto dormi, figlio mio!
Ti sei fatto notare?
Disgraziati!
Buffoni! Chissà cosa credono di fare con questi scherzi!
Ridi, ridi!
Imbecille! Sai che allegria qua dentro!
Io nemmeno per un miliardo ci starei, guarda. Ma come?
Se ieri sera ci tenevi tanto.
Vi ho preso in giro, bamba.
Vi ho raccontato un sacco di frottole. E nessuno se ne è accorto, manco uno.
A me la campagna non mi piace. Ah no?
Va bene?
Io la odio.
Guarda, nebbia, freddo, guarda, che tristezza.
E i pantaloni?
Beh? No, no, quelli che hai indosso non sono mica i tuoi.
Eh, bella idea.
Anzi, vi regalo questi.
Guarda un po' che gente.
Soli, tristi, carogne.
A me piace l'allegria, mi piace vivere in città, mi piace divertirmi,
mi piace cantare, ecco, va bene?
Ehi, un momento, aspettate!
Grazie.
Quanto tempo è?
Ma fatti vedere.
Ma sai che stai bene?
E tu allora?
Guarda che eleganza.
Hai fatto fortuna, eh?
Così. E tu?
Io lavoro.
Mi fa proprio piacere vederti, sai? Ma com'è che non ci siamo mai incontrati?
Ma già è vero che io poi in fondo ci sto poco a Milano. E dove stai?
Giro, viaggio.
Vieni, vieni.
È tua questa?
Sì. Ti piace?
Madonna.
Ehi, la dai?
Allora?
Allora niente.
Senti, quanti anni hai tu adesso?
La tua età?
Ah, già.
Che fai stasera?
Io niente. E tu? Andiamo a fare un giretto?
Eh, sì, andiamo. Bravo, ci facciamo un bel giretto così parliamo un po', eh?
Cosa vuoi?
Un momento, aspetta.
Che c'è, noioso?
Non mi serve la borsetta, grazie.
Posso restare sola un minuto?
Marito e moglie non si separeranno mai. Lo dice il Vangelo.
Almeno in bagno.
Neanche.
Perché ti spogli, Malì? Perché ho la gonna stretta, se non ti spiace. Vuoi
altri particolari?
No.
Volevo aiutarti.
Saffero.
Malì, mi vuoi ancora bene?
Attento, può entrare qualcuno.
È vero, hai ragione.
Ecco. Andrea.
Vieni. Ma no, Andrea lasciami.
Questa è la camera di Tom. Lo so.
Senti, noi abbiamo una casa massima. Non adesso.
Appunto, non adesso.
Accendi la luce.
Andrea.
Dio, come mi dai ai nervi alle volte.
Andrea.
Ho sentito.
Che ore sono?
Che ore sono?
Oddio, ha ragione. Tom, aspetta, vengo subito. Ma stai qua!
Siamo pazzi.
Domando io in casa d'altri. Questa non è casa d'altri per me.
È la casa di Tom, un amico.
Infatti, sembrava entusiasta.
Non aprire, sai.
Ma lì come posso uscire se non apro?
Ta male, ta male.
Succede, no?
Tom, Tom, che ti succede?
Dimmi qualcosa.
Schifosi.
Beh, adesso non è il caso di fare una tragedia.
Oddio, che cos'hai? Il fegato.
Un attacco di fegato.
Il fegato.
E portalo in camera allora, che stai a fare lì? Sì, sì, è vero, hai ragione.
Su, avanti, vieni, vieni dal tuo vecchio amico.
Pronto?
No, no, non c'è più nessuno qui.
Sono solo, solo come un cane.
E ci sono anch'io, Tom.
Sei bella.
E adesso stai diventando offensivo.
Ammetto che possiamo aver esagerato un po', ma infine anch'io ho la mia
dignità.
Beva, signore, le farà bene. E stia tranquilla.
Cercano sempre di farla soffrire, ma poi tornano.
Antonia, perché dici così?
Sai qualche cosa?
No, signore, no, non so nulla.
Antonia, tu sai qualche cosa?
Dimmela. So solo che non si scappa dalla gabbia d'oro.
Sta a sentire.
Ma lì, tieni un momento per favore, scusa.
Ma di che parlano?
Signora? Eh?
L'altro giorno ho sentito che per la madre... Come
ti odio, Andrea.
Nick, a cosa c'entro io?
Allora non hai capito niente. Sei disperato, non è per noi o per il
fegato. Si agita perché lo hanno piantato.
Chi?
Una delle tante.
Quello o si sposa o non si mette più a posto, te lo dico io. Tu invece, eh, ti
vedessi.
Anche in mutande, un signore è sempre un signore.
Malì.
Malì, non arrabbiarti con me.
So di essere un po' pagliaggio.
Ma perché ti voglio bene.
E vorrei divertirti.
Non ti stai allontanando da me.
I tuoi consigli te li puoi anche tenere. Mi chiedo se non sia la gelosia a farti
parlare.
Ma che cosa fate?
Ci vestiamo? Non mi lascerete mica solo adesso, ma lì... Senti, Andrea, non
lasciarmi solo stasera.
Stiamo un po' a parlare.
Restate con me. Potete benissimo dormire qui, c'è un letto di là. Sì, lo so, lo
so, lo conosco.
Ma vedi, io domattina alle otto devo essere in ufficio. Mica sono un artista
come te.
Tu sei il mio solo amico.
Tom, è da molto che ti ha piantato.
Voglio dire, non è una storia vecchia.
Si soffre.
Mario, ci siamo!
Vieni, deve essere qua!
Accidenti, qui è cambiato tutto.
Mario? Sì?
Riesci a orizzontarti tu?
Beh, sai, hanno costruito tante case da quando eravamo ragazzi.
Eppure non deve essere mica difficile.
Bruno?
Eh? Perché non torniamo in centro?
A far che?
Va, potremmo andare a ballare.
In fondo non me ne importa niente di ritrovare la mia casa.
Se vuoi piantiamo lì.
E dire che lo rivedo così bene quel casermone.
C'era perfino una statua di San Giuseppe davanti.
Lo ricordo perché una volta giocando al pallone... ...le abbiamo staccato la
testa.
Perché lo prendi a calci?
Abiti qua?
No, ho litigato col mio fidanzato.
Gli ho detto di farmi scendere dalla macchina.
Ah, gliel'hai detto tu.
E il pupazzo cos'è, un regalo suo?
Mario,
vieni un po' qua.
Senti, vuoi che ti accompagni a casa?
No.
Ho la macchina qua dietro, sai?
Mario, ti presento una signorina molto riservata.
Purtroppo ha un fidanzato cattivissimo, che invece di sposarla la semina per le
strade di Milano, con mille lire e un pupazzo.
Ma che mille lire?
Manco quelle.
Eh, d'accordo.
Niente mille lire.
Le ho offerto di accompagnarla a casa, ma lei non vuole.
Prova a dirglielo tu, che hai una faccia onesta.
Ma se non vi conosco neppure. A me no, ma lui si, te lo presentate adesso, no?
Dile qualche cosa.
Mi chiamo Mario.
Io mi chiamo Stella.
Senti, perché non l'accompagniamo veramente a casa?
Ma mica l'avrei creduta la storia del fidanzato?
Non hai detto che abiti qui?
Sì, sì.
Senti, Bruno, volevo dirti una cosa.
A quest'ora, Mario?
È urgente per me.
Ho bisogno d'aiuto.
Ah, per questo sei stato così discreto poco fa.
E cosa vuoi dire?
Lascia perdere, va.
Mi dispiace, Mario, ma non posso.
Sarei felice, ma non posso.
Tutto quello che posseggo al mondo sono questi vestiti e quella macchina lì.
Se vuoi la vendo, eh?
Dammi a sentire, Bruno.
Non si tratta di molto.
Io ho aspettato tutta la sera che tu mi chiedessi che cosa fosse successo dei
miei, della mia casa.
E tu l'hai chiesto a me? Ma che c'entra? La mia famiglia è stata anche la tua
quando non sapevi dove sbattere.
Ti ricordi, no?
La piazza, la casa.
Le ho riconosciute stasera, ma non ho avuto il coraggio di parlarne.
Bruno, io non ce l'ho più una casa.
I miei fratelli sono in Belgio.
E mia madre sai dove è finita?
All'ospizio.
Sai, io lavoro, ma non sono così in gamba da sfondare.
E poi, oltre la casa, mi ci vorrebbe pure un'infermiera, perché lei è malata.
Capisci, Bruno?
Così hai la madre all'ospizio.
Sì, malata.
Sì.
Inventane un'altra, Mari.
Ma lì, ho sonno.
Sempre in ginocchio, Andrea.
Te l'avevo detto di non bere?
Zitto tu, ci hai scocciato abbastanza con le tue pene d'amore.
Tra poco andiamo a casa, caro.
No, adesso!
Ma chi se ne frega?
Il matrimonio è finito. È finito.
Consumatum est.
Lo visco. Si diverta, signora.
Grazie.
Malì!
Torna. Sì.
Sono contenta per te.
Malì.
Sì, paziente con Andrea.
Forse è proprio lui quello che soffre di più.
Malì, Malì, cerca di capire. È ubriaco, è disperato. In questo momento farebbe
qualsiasi cosa per vendicarsi.
Buonanotte, Tom.
Non andartene senza di lui.
Aspettalo giù almeno.
Aspettalo, Malì.
Aspettalo.
Andrea, Andrea.
Devi andartene ora, su.
Perché? Non c'è mica fretta. Sì, ce n'è invece.
Mi hai fatto compagnia.
Sei stato molto gentile, ma adesso ho bisogno di restare su. Su, andiamo.
No, piantale.
Ma ce ne ho detto! Fuori!
Ma no, Don! Ma che fai? Ma che fai, Don?
Lasciami!
Ti prego, lascia!
Sei gentile con me, eh?
Lo so.
E questo da dove spunga?
ah ah ah
Addio, Andrea.
Oddio, mamma, quanto pesi!
Aspetta!
Ecco, e poi dite che vi trattano male qui. Tu ingrazi e io dimagro.
Perché?
Non è vero che vi trattano bene?
Guarda che ti ho portato!
Oddio figliolo, com'è bello, ma chissà quanto avrai speso invece di
risparmiare. Perché, non ti piace? Oh sì, molto.
Ma di che colore è?
Santo cielo, con questo buio!
Per forza che non ci vedi.
Sembra già notte qua dentro.
È rosa, è rosa.
Ma perché non accendi la luce, eh?
Non disturbarti, figliolo, è rotta. Fatene mettere un'altra allora, no?
Io sono contenta così.
A me piace essere diversa dalle altre.
E poi, sai, fino a ieri mi bastava la luce della vicina.
Era una brava donna, sai?
Mi diceva sempre, beata te, almeno tu hai un figlio che ha promesso di venire
a prenderti.
Ma è vero!
E quando mai?
Presto, presto. E poi non abbiamo mica bisogno di molte cose noi due.
Direi che ci bastano due stanze, no? E cucina. E cucina, naturalmente.
Mi farai tu da mangiare? Se vuoi. Se voglio.
E quando mai ho mangiato così bene? Solo quando c'eri tu in casa. Ah, davvero?
Lo giuro.
Tu sarai buono con me, vero? Sai, io sono vecchia, ma non sono brontolona. E
chi dice niente? Tanto se mi rompi l'anima sai che faccio. Prendo e me ne
vado e ti lascio in mano l'infermiera. Da sola!
Da sola!
E quanto hai messo via fino ad oggi?
Più di quello che credi. Ah sì?
Quanto? Il doppio del mio stipendio.
Ma allora... Scherzo, mamma, scherzo!
Volevo... volevo farti una sorpresa.
Ma lo vuoi sapere?
Eh? Lo vuoi proprio sapere?
E va bene, te lo dico.
Ho perso l'impiego, mamma.
Ma è successa un'altra cosa.
Un miracolo.
Eh?
Perché senza miracoli... di qua non si esce.
Dunque, appena mi mandò a chiamare, parlo del principale naturalmente,
sapevo che mi voleva togliere quel posto, lo sapevano tutti in ufficio,
vuoi che non lo sapessi io? Ma non stavi in un bar?
Ah, sì,
sì, sì, prima, ma poi ho cambiato, me ne sono andato in un altro posto, lasciami
parlare adesso, non interrompere.
Allora, lui mi chiama e mi fa, dice...
Mario, comandi.
Tremavo, non perché il principale sia grande, anzi più basso di me, ma in quel
momento mi sembrava un gigante, mi sembrava...
Ecco, adesso mi licenzia, pensavo, adesso mi licenzia. Perché
continua a chiacchierare? Se deve arrivare lì, lo dica subito, in faccia,
no? Dillo, ti licenzio.
Ed è finita.
E invece no, con una voce che non gli avevo mai sentito prima, dolce, educata.
Lui dice, lo sai figliolo, tu non sei adatto a quel posto, tu meriti di
meglio, tu sei nato per comandare.
Dì tu la cifra, quello che vuoi, dì tu.
Buonasera. Caramella.
Caramella. Grazie.
Hai visto?
Non ne vuoi?
E allora d'accordo, se non mi credi.
Se per te è impossibile che io possa avere fortuna.
Che cosa vuoi che ti dica, eh?
Che non torno più?
Non torno più, mamma.
Che non ho una lira?
Benissimo, non ho una lira.
Che non so nemmeno dove andare a dormire stanotte?
Sicuro? Mi hanno buttato fuori dalla mia stanza perché non avevo pagato l
'affitto. Adesso sei contenta? Hai sentito tutto?
Sai come stanno le cose? È tutto chiaro?
E smettila di piangere, va!
Tanto non serve.
Hai voluto tu.
Ci tieni alla verità. Eccola qua. Così ti puoi mettere l'anima in pace.
Che tanto, sai?
Non credo che ci rivedremo tanto presto.
Ma che devo fare io?
Mangiate e cantate che la vita è bella, su, nonna, sveglia! La notte è lunga,
dai!
E dove sta la fermata del tram? Prima a
destra, poi a sinistra, è lì che è la fermata. Grazie.
Stai lì a prendersela tanto per cosa? Ma è perché lì sei anche mio.
Se non vuoi, libero tu, liberi tutti.
Ma quanto ci potresti? Finché ritroverai un lavoro.
Nessuno ti porterà fuori, va? Non si pagano conti qui.
Ma la chiesa dov'è? Non la vede?
Lo credo bene, non c'è.
Mica è una canonica questa.
È casa mia.
Ci abitavo quando ero piccolo.
Con i miei genitori, i miei fratelli.
Era campagna allora.
Aperta campagna.
Guarda un po' cosa hanno costruito adesso.
Perché non la vedi allora?
Perché è il mio regno.
Avanti, entra.
Se vuoi lavarti un po', la porta del bagno è quella a vetri in cima alle
scale.
Oh, Rosa, che stai facendo?
Visto che nello scaldabagno c'era ancora dell'acqua, mi sono lavato un po' di
biancheria. Ah, brava, brava, continua, eh. Se vuoi puoi lavarti in cucina.
Hai trovato qualche cosa oggi?
Eh, padre mio, che cosa le devo dire?
Niente, proprio niente.
Non scoraggiarti, ci penserò io.
Lo so, sai quello che ti è passato per la testa.
Guarda, guarda che strana serva ha questo prete.
Un po' troppo giovane.
Un po' troppo carina.
Confessa che l'hai pensato.
Ma che vuole che me ne importi?
Confessalo, te l'ho letto negli occhi.
E ti dirò che sei un vero cretino.
Anzitutto qui dentro non ci sono né padroni né servitori. E in secondo luogo
Rosa ha incominciato proprio come te.
L'ho incontrata per caso, una sera.
Non sapeva dove andare.
Era disperata.
Non so, una bella ragazza come lei trova subito un letto pronto ad accoglierla.
Ma io ho preferito che venisse qui.
E c'è rimasta.
Hai capito? Razza di prete? Gliel'ho detto che me ne infischio. Sì, sì, d
'accordo. Ma intanto, prima di dormire, faresti bene a recitare un atto di
contrizione, per i tuoi cattivi pensieri. La tua camera è la prima a
sinistra. Hai fame?
No, grazie.
Come ti pare?
Buonanotte.
Grazie.
E tu chi sei?
Ah, già, sei quello nuovo.
E cosa fai qui?
Qualcuno l'ha portata in camera mia.
Ah, sì, sì, sì, lo so. Ci penso io.
Senti, già che sei qua, fammi un piacere.
Adesso mi accompagni su e mi annunci.
E dici, ma, porta, eh?
Su, altezza la granduchessa Anastasia.
Hai capito?
E dai, andiamo.
Ma come, così?
Sì, vabbè, ma tanto siamo framici.
Beh, mettiti qualcosa.
Ti aspetto su.
Oh, bravo, finalmente.
Andiamo, vieni.
Attenzione a testa.
Shhh, non è sottile.
Guarda un po' cosa stanno facendo.
No, aspetta, guardo io.
Dai, zuffo!
Ho paura di rompermi l'osso del collo. Ma come, sei ragioniere, è stato
bravissimo.
Bravissimo, bravissimo, non esageriamo.
Bravissimo! Ragioniere, cicci.
Buonasera.
Sono la granduchessa Anastasia.
Dovevate dirmelo che c'era altra gente.
Piacere.
Mingozzi Luigi.
Ma no, dai, ma che stupida, ma così non è divertente.
Rendimi il cappello, avanti, vieni qua.
Era uno scherzo, mi pareva la granduchessa Anastasia.
Fidiamo, stanno diventando troppi.
Dov'è la mia giacca? Eccola.
E qua, dottore.
Eh, ma non è giusto però che ve ne andiate via così presto. Eh, lo so, mi
dispiace. Via, via a me.
Ma chi li accompagna al portone? Io non posso vestita così.
Vado io.
Però mi raccomando, facciano piano scendendo le scale.
Via, tranquilla. Ho dimenticato qualcosa?
No, no.
Buonanotte, grazie. Grazie per la bella strada. Grazie a voi. E tornate presto,
mi raccomando. E ci faremo viti, eh. Di nuovo.
Buonanotte.
Buonanotte. Buonanotte.
Dov'è?
Ma gliel'ho rimesso nella giacca, stupida. Se sa cogeva di non avere più
il portafogli, che se ne andava via così.
E i soldi?
Tu poi non ne parliamo, vero?
Entri in una stanza, credendola vuota, e c'era lui.
Ma i soldi li hai presi, eh? No.
Sì che li hai presi.
Uffa, che barba.
Voi siete state già pagate, no? E allora, che volete?
Aspetta, gli parlo io.
Che bel cappello, eh?
Chi sta dove l'ha trovato?
Scommetto che apparteneva alla madre di Don Giuseppe.
E chi è Don Giuseppe?
Come chi è?
Non lo conosci?
È il padrone di casa?
Ma lui sa quello che succede qui?
Perché non glielo domando?
Pronti? Ecco!
La sinistra parte
e tiri, tiri, tiri, poi lasci.
Così.
Stai attento tu.
Ecco vieni, andiamo dal padre, qui puoi giocare, puoi saltare, stare tutto il
giorno fuori. Ecco Don Giuseppe, ecco.
Giro, giro.
Non hai sentito che ti chiamavo?
Devo essere diventato un po' sordo, Don Giuseppe.
Capita a tanti.
Come mai non sei venuto a cena?
Aveva gli altri, no?
Rosa, con il giovanotto, la bionda.
O l'hanno lasciato solo?
Sono usciti.
Bene, esco anch'io.
E dove vai?
A cercare lavoro.
Di notte?
E perché notte?
Ho scoperto che si trovano occasioni meravigliose di notte.
Ma già lei è troppo lontana da queste cose.
Lei ha i suoi bambini e basta.
E tu hai tua madre.
Non credi che sarebbe ora di parlarne?
Qui... Mi scusi, reverendo, ho da fare.
Cosa? È malato?
Ho un po' di febbre.
Ieri stava bene?
Sono un postume di malaria.
Vai, viene quando le pare.
La malaria a Milano? Ho fatto il noviziato in Africa.
Diavolo, di che ha paura?
Mica è tanto deserta, sa, la sua casa.
Ho paura di morire.
Un prete.
Io non sono un prete.
Mi hanno buttato fuori prima che prendessi gli ordini.
Dicevano che ero troppo orgoglioso.
Imprudente e orgoglioso. Io.
Ma la tonaca, allora, perché continua... Perché ho ragione.
E lo dimostrerò. Qui, in casa mia, dove non si pongono condizioni. Alla pietà.
Beh, certo, in Africa era più facile.
Laggiù bastava dare per sconfiggere idoli e stregoni.
Ma qui, qui tutto si complica. Qui non serve più una zuppa o un'aspirina. Qui è
l'anima che ti mettono in mano.
Io non ho mai saputo come si fa a riconoscerle.
Tu, per esempio, tu vuoi bene a tua madre, no?
Se io ti aiutassi a riprenderla, salverei anche te o non
servirebbe a nulla.
Lo vedi?
Lo vedi?
Neanche tu sai rispondere.
Ma come possono pretendere che lo sappia io?
Vuole che le prepari qualche cosa?
Sì, una borsa d'acqua calda.
Buonasera, Don Giuseppe.
Buonasera, Lina.
Don Giuseppe.
Le dispiace se faccio dormire qui mio cugino questa notte? Ma no, figliola,
figurati.
È venuto a Milano in cerca di lavoro e gli alberghi sono così cari.
Potrei mettergli un materasso in soffitto. Ma certo, certo.
A proposito, Lina, volevo dirti una cosa.
Sai che forse sono riuscito a trovare un lavoro per te.
Ah, sì?
Sarebbe proprio una bella notizia, se fosse vero.
Lo sai, è da tanto che Don Giuseppe me lo promette.
Speriamo di poter mantenere questa volta.
Speriamo, padre.
Vieni, caro.
Buonanotte.
Lei lo conosceva già, il cugino di Lina?
Io? No, è la prima volta. Mi sembra una brava persona, no?
Non sente nulla?
Come? Non sente una musica? Non sente delle voci?
Ma che voci?
Io sono malato, Mario.
E adesso?
Che vuoi fare?
Voglio aprirti le orecchie.
Vieni a sentire la musica.
Vieni.
Vieni a vedere Lina e suo cugino come riposano.
È casa tua, dopo tutto, no?
È il tuo regno.
Vieni.
Su.
Andiamo.
Su.
Lasciami stare.
Eh già, o sei uno sporcaccione o un imbecille, di qua non si esce.
E dire che ci stavo per cascare anch'io.
Chissà, forse è un bravo uomo, pensavo, e io non lo capisco.
Tutto è così confuso.
Sì.
Matto, spredato e con la febbre, tutti a me.
Ma ci incontreremo ancora, va?
In galera.
Mario!
Aspetta, ti do la mia parola d'onore. Ti prometto formalmente che ti aiuterò a
riprendere tua madre con te.
E insiste con le promesse. Ma sono sincere. Sì, come quelle che hai fatto a
Lina, a Rosa.
Sincere, sincere.
Senti, Mario, io non posseggo più che queste quattro mura, ma venderò anche
quelle pur di aiutarvi. Del resto io ho amici ricchi, importanti. Per loro è uno
scherzo venervi incontro. Vedrai.
Come si chiamano?
Ma... eh?
Chi sono?
Avranno un nome, i tuoi amici ricchi? Un indirizzo?
Dove abitano?
Eh?
Avanti.
Hai sentito? Hai sentito? Ma sì, già lo sapevo. Ah, lo sapevi già? Tu, sì. Non è
mica nuova per me. Un po' la invidio, se devo dire la verità.
Capite, Dumaia? Sia vero, mica mi fido troppo.
Sarà che ne ho sentite tante di queste storie.
E il figlio? La riceve un'eredità. L'eredità da chi?
Non l'avrebbe lasciata l'ospizio? Ma che è stato il prete, ve lo dico io.
Sì, l'è stato un Giuseppe.
Ma come ti sei già vestita? Ma beata, chi che deve via?
Ecco, libera di me e salimento di me.
La sua stola, pronta a scappare con una tusetta.
Ma come ti sei bella, ma che bellezza. Sei veramente bella, cara.
Allora... È proprio vero?
Sì. E quando ti hanno lasciato?
Abbastanza per andare via di qui e metter su casa con suo figlio. È vero?
Sì, è vero.
E chi ti ha lasciato tanto da noi? Non lo so.
Come non lo sai? Non lo so, non lo so.
Ma allora non è vero!
Non è vero! Non è vero!
Altro che che è vero, c'eravamo noi quando gli hanno portato la notizia, è
vero o no? È vero, è vero. E venga chi ha più intassi di storie. Ma perché?
Lei sì.
E noi no.
Cosa ha fatto per meritarlo?
Cosa hai di speciale tu?
Lo sognavo da tanto tempo.
Tu sogni.
E noi?
Che altro facciamo?
Che facciamo?
Su, su, ti prego, non sciuparmi la gioia.
Vedrai.
Sembra che tutto sia finito. E un giorno ti dicono che qualcuno, non un parente,
no, uno che non conosci neppure, ha pensato anche a te. A te sola.
Che fai? Scusi!
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