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Original subtitles

Cercando un latitante, la cosa migliore che capita è individuare il suo autista.

Meglio dei figli che potrebbe non vedere per mesi. Meglio della moglie.

L'autista è quello di cui si fida di più. Quello che custodisce i suoi segreti,

che Io vede tutti i giorni. Noi eravamo a un passo da Tony.

A un passo da Leoluca Bagarella.

Da un arresto per cui potevano bastare poche ore.

- Pasquale, salutiamo. - Salutiamo.

La capacità di Di Filippo di stare zitto pendeva come una spada di Damocle.

Era il momento di tirare fuori i coglioni, di dimostrare il suo sangue freddo.

Se gli altri detenuti avessero sospettato il suo doppio gioco per conto dello Stato,

avrebbero fatto la fila per tagliargli la gola

e per avvisare il boss di Corleone.

- Bonanno! Buongiorno. - Dottore.

- Come ti ha convinto a farlo qua? - Si sta più larghi.

Dovevamo solo restare concentrati.

- Grazie. - Prego.

Dovevamo solo stare addosso a questo Tony.

Tony.

Tony.

Tony chi?

Tony come?

Stavo pensando, di questi jeans quanti ne dobbiamo prendere?

Una quarantina scuri e una quarantina chiari.

A gamba stretta no, non li mettono...

Fermati qua che sono arrivata!

- Quelli a gamba larga, belli comodi, no? - Sì.

- Che ne pensi? - Mi piacciono quelli che vuoi tu.

Bacetto a mamma.

- Dobbiamo prendere quelli che mettono. - Sì, ciao.

Papà, andiamo al mare?

Amore, ma tu oggi a scuola non ci devi andare? Dai, che papà oggi deve lavorare.

A lavoro!

- Noi ce l'abbiamo? - Stiamo verificando.

Tony Calvaruso.

Più o meno quattro, cinque anni fa. Euromare Village.

Le chiamavano le Tours D'Orient, come cazzo si dice in francese.

Spolpavano i clienti, li ubriacavano con champagne annacquato

mentre le ragazze ci si strusciavano addosso.

Quelli si eccitavano, lasciavano i soldi e andavano al piano superiore, dove c'erano?

- Le stanze. - Per l'appunto.

Tony Calvaruso si limitava a gestire il bar.

Gli ho rifilato sfruttamento della prostituzione, non poteva non saperlo.

- A quanto pare non è servito. - Esatto.

Credo sia uscito a fine del '93.

- Un paio d'anni se l'è fatti tutti. - Pericoloso quanto?

All'epoca sicuramente no. Lavorava lì da poco.

Ce l'aveva messo Tullio Cannella.

Cannella, l'imprenditore, il prestanome dei Graviano?

- II truffatore. - Bella comitiva.

- II locale era suo, sì. - Anche Tullio Cannella entra nella lista.

Cerchiamolo e stiamogli addosso.

Tony Calvaruso.

Ti rendi conto? Questo Tony con quello che sa, potrebbe essere una miniera d'oro.

Se Io prendiamo, è fatta.

Se Io prendiamo, gli strappo di bocca quello che sa.

Buongiorno, signora. Prego, si accomodi.

C'è qualche cosa che posso fare?

È per lei oppure è un regalo?

Scatole arrivate.

- Pronto? - Ciao, Tony.

- È appena uscito dal negozio. - Si muove!

Sta attraversando piazza Politeama.

Dai, Tony, portaci dal tuo padroncino, su.

Via Dante.

- Via Malaspina, sta rallentando. - Ditemi che vedete quel pezzo di merda.

Si ferma. Sembra un box sotterraneo.

Ci si infila, Io perdiamo.

Siamo in via passaggio MP1.

Mc, cosa vedi?

Un posto di merda, capitano. È un comprensorio.

Più palazzine, box sotterranei, credo comunicanti.

Sicuramente ci sono più uscite.

Siete convinti che siete voi che gli state addosso,

ma è lui che sta addosso a voi. Ma da anni ormai.

Non avete capito niente.

Guardate che facce.

Minchia, devi vedere che facce. Non se l'aspettavano.

- È davanti casa mia, Saverio. - Carlo.

È davanti casa mia, così vicino no. Ma perché?

Capitano, se ci sono sentinelle qua sotto, siamo fottuti.

Che facciamo? Ci mettiamo in osservazione?

Da molto lontano!

Senza radio, se è vero quanto ha detto Di Filippo,

Bagarella ha modo di ascoltarci.

Carlo, ascoltami, ok? Non è detto che ci sia Bagarella.

Potrebbe essere lì per qualsiasi motivo. Forse casa sua.

Forse esce e ci porta da lui.

Interrompiamo qualsiasi altra operazione sui Corleonesi! Va bene?

Ce ne stiamo buoni, fermi, invisibili e aspettiamo!

Carlo, sei d'accordo? Rispondimi. Carlo, sei d'accordo?

Dobbiamo solo aspettare che esca! D'accordo?

Mi hai fatto venire per vedere come ti sei sistemato?

Ti piace?

- Facciamo notte, Giovanni? - No.

Signor Franco, ecco qua.

Patente, codice fiscale e carta d'identità.

- Perché ci hai messo tutto questo tempo? - La vedi la filigrana?

È cambiata. L'ho dovuta rifare due volte.

Aspetta.

Ora va bene.

Ho pensato che magari ti faceva piacere tenerle Io stesso.

Ho saputo, mi dispiace.

- Hai deciso di cambiare aria? - Se cambio, te Io faccio sapere.

Sono belli i bambini. Davide!

Davide, vieni qui, che ti presento zio Luchino!

Non hai conosciuto mio figlio.

Nessuno sa che è nato.

Quanti anni ha?

Quattro.

- Che dice tuo padre? - Mio padre?

È innamorato. Pensa che si fa mandare le foto in carcere.

Vedi, Giovanni, i figli sono debolezze.

Sono sempre meno di te. Passano la vita a cercare di piacerti ma non ci riescono.

Pensa se l'avessi avuto io un figlio che bella vita di minchia faceva.

Visto che ti piacciono così tanto i bambini,

togligli le pene al piccolo Di Matteo.

Visto che hai tutti questi pensieri, spezzagli il collo.

Non è che ti sei intenerito?

Riguardo a quella storia non ho saputo più niente.

Che dovevi sapere?

Sei figlio di capo.

Prendi una bella decisione.

Mi piacciono questi pantaloni.

Pure questa camicia mi piace, è bella.

Finalmente ci comincio a capire qualche cosa, insomma.

Questo si abbina con quello, quello con quell'altro.

Portali pure a me. Sì, li voglio pure io.

Così non li ho. Che dici mi stanno?

Certo, minchia, sono belli, comodi. Questi hanno un taglio nuovo,

con le tasche belle aderenti. I suoi, diciamo, sono un po' vecchi, ecco.

Piacevano a Vincenzina.

Certo, le femmine sono una debolezza.

Ma io so cambiare, Tony. Evolvo.

Tu la conosci questa parola? Evolvo, continuamente.

Tu sei pronto a evolvere, a cambiare vita?

Portami pantaloni, camicia, giubbotto, fai tu.

Basta che sono completamente diversi.

Assolutamente.

Compare, tutto a posto? Bene.

Piano. Bene.

- Ciao, Tommaso! - Pasquale, che piacere rivederti.

Che c'è, Mimmo? Hai messo la pancia. Si mangia bene qua?

Sì, questa è tutta salute.

- Masino sta ancora all'Asinara? - No, a Pianosa.

- Che dice? Come sta? - Che deve dire? Sempre la solita vita.

Ti ricordi quando siamo venuti con lui a Mondello? C'era pure Mangano Nino.

E Nino che fa? Sempre...

Sì, lui sempre a fare i conti, tutto sotto controllo.

Chi ti ha fottuto, Pasquale?

A me?

- Quelle merde della DIA. - No, di magistrati intendo.

Magistrati avevo coso, Mazza e Barone.

Minchia, cornuti! Andrebbero fatti saltare in aria come Falcone.

Stai tranquillo, Pasquale, che prima o poi sistemiamo loro

e a quelle merde di pentiti che parlano.

Non farmici pensare, che mi saltano i nervi.

Va'.

Rispondi, su. Dai, rispondi.

- Dai, rispondi. - Dottore.

- Calvaruso è ricomparso al negozio. - E noi non abbiamo visto una minchia.

Se non ci avviciniamo fanno quello che gli pare

La piantina l'ha vista anche lei. C'è un'uscita per ogni via dell'isolato.

I cortili sono attivi, qualche tetto è confinante e io...

Sì, Io so.

Dottore, mi faccia stringere le maglie soltanto un po'.

No, Cesare. Almeno finché non siamo sicuri che sia lì dentro.

Qualche conferma è arrivata però. Certo stiamo ancora controllando,

ma pare che gli appartamenti del comprensorio

risalgono alla società di Tullio Cannella.

Mazza Io sa?

Lei Io vede?

È come se la tana del Bianconiglio fosse nel giardino di Alice.

- Non era così? - Non mi ricordo.

- Ma perché, tu l'hai letto? - Certo.

Pensavo fosse uno di quei libri che tutti citano, poi non l'ha letto nessuno.

Fammi qualche domanda.

Figurati.

Senti, Carlo, non significa ancora niente.

Alcuni appartamenti dello stabile sono di Cannella.

Quindi potrebbe anche essere casa di Tony.

- Anche se ci sono chiare possibilità... - Ma finiscila, Saverio!

Lo sappiamo entrambi che è lì.

Quello è furbo. Si è preso un fortino in mezzo a Palermo.

L'unico posto dove non l'avrei mai cercato. Pure io l'avrei scelto.

E avresti fatto male. Perché l'abbiamo trovato, Carlo.

Tu devi pensare a questo.

Ora Io lasciamo nella sua sicurezza. Restiamo silenziosi,

tranquilli, concentrati.

Aspettiamo il momento giusto e Io prendiamo.

Sì. Bagarella, Brusca, Provenzano, tutti.

Tutti cadono, prima o poi. Qualcuno che mi dice dov'è il bambino Io trovo.

Bagarella non si pentirà mai.

Mai. Brusca so dov'è.

E quel bambino, Saverio...

Se prendiamo Tony me Io faccio dire da lui. Ci riesco, fidati.

Scommettiamo! Tre giorni.

Tre giorni e riportiamo a casa Giuseppe Di Matteo.

È così che finisce, Carlo!

È così che finisce.

Hai mangiato?

- Questo ti leggono? Le conosco anch'io. - Giovanni.

Allora non mi sposti più?

No.

Non ti girare, non guardare.

Come ha detto?

Niente, Rosario.

Niente.

- Non fare discussioni. - Almeno dimmi perché.

Perché è così e basta. Tanto è solo per qualche giorno.

Qualche giorno? Ma sei impazzito? Quanti?

Dio, Aurora. Ti mando da tua nonna.

Non ti rinchiudo in un campo di concentramento.

Papà, almeno dimmi il motivo.

Domani mattina voglio trovare zaino e valigia fatta.

Chiaro?

Che palle!

Lo so che cosa stai passando.

Però potevi dirle qualcosa. Che so io, spiegarti. È grande ormai.

Che dovevo dirle? Suo padre non c'è mai perché cerca uno che abita di fronte?

Tutti questi anni, tutta questa fatica.

Mi sarebbe bastato fare il giro dell'isolato per trovarlo.

Giada, come state?

- Ma Io sai che ore sono? - Sì, ma sono giorni che non rispondi.

Tuo padre mi ha detto che sei partita. Sono preoccupato. Dove siete?

Lontane da te. Come volevi, no?

No, Giada. Io non volevo questo. Io volevo soltanto...

Che mi togliessi dai coglioni. Ci sei riuscito.

- Mi dici dove siete? - Ma non ci penso nemmeno.

Quando mi va, mi faccio sentire.

Avrò diritto di sapere dov'è mia figlia?

Se te Io dico, la vieni a prendere. Va bene?

Allora?

Vaffanculo.

Vaffanculo.

Mi scusi.

Sono della macchinetta?

Ecco perché qui non faremo più una sala operativa.

Cesare, ascolta una cosa.

Per rintracciare una persona,

avendo solamente la targa dell'auto e il numero del cellulare,

quanto tempo ci si mette?

Se la persona si muove parecchio, qualche cella il cellulare l'aggancia di sicuro.

Se poi ci sono i posti di blocco, direi massimo un giorno.

Dipende se la persona si nasconde o meno.

Sì, cioè no.

Scusi, dottore, ma di chi minchia stiamo parlando?

Niente, Cesare. Idee.

- Cose sue? - Cose mie.

Tony! Minchia, ma mi vuoi ammazzare?

- Chiedo scusa. - Ma che hai in testa questi giorni?

Mi dispiace.

Mettigli questa qua.

- Abbiamo un altro materasso vecchio? - No.

Allora questa bellezza l'accompagni al prossimo giro.

Che mi dici del deposito nuovo?

Troppo aperto di lato Non c'è la copertura esterna.

Chi minchia l'ha trovato? Se domandavi a me trovavo di meglio.

Comunque, se volevamo cambiare il deposito c'è quello del Monte...

Questo Io tieni tu.

Un regalo.

Guarda bene, se guardi bene vedi pure l'indirizzo.

Alla cortese attenzione della signora Procura di Palermo.

Lo mettiamo nel culo ai giudici.

Che dici, ci passa?

Nino, Io facciamo?

Io dico solo che sono anni che stai aspettando questo momento, Don Luchino.

Vedi? Ogni tanto sa cambiare.

Io sopra sono già a posto. Ora dobbiamo organizzare qua sotto, quindi...

Che c'è, Tony? Va'.

Alza qua.

Tony, fai festa oggi? Non Io apri il negozio?

Sì, ci vado subito.

È appena uscito da Passaggio MP1 su una Fiat Tipo grigio scuro.

- È da solo? - Sì.

Bene. Hanno almeno due vetture. Tipo e Swing.

- Forse fanno il cambio nei sotterranei. - Avviciniamoci ancora un po'.

Divento pazzo a pensare che questi pezzi di merda ci vogliono prendere per il culo.

- Usiamo due unità. - Cristo, sì, Io so che ci vorrebbero.

Almeno per capire Io stabile, potrebbero non uscire per giorni, per mesi.

- E Di Filippo crolla. - Entriamo nei sotterranei,

- stiamoci qualche ora. - Ho detto no.

Niente finti operai, finti spurghi. È più furbo di così.

Carlo, sei d'accordo?

Sì.

- Adesso dov'è? - Via Dante. Sta tornando al negozio.

Va bene, dai! Troviamo una soluzione.

Dai che Io prendiamo! Minchia, Io prendiamo!

Saverio.

Che sono questi urli e questa tensione?

So che vivi qua, non dormi, vai a mille.

Forse hai bisogno di riposo e di fare i turni come gli altri.

- Non me Io posso permettere. - E perché?

Chi mi darebbe il cambio, Carlo? Uno che c'è rimasto sotto?

Che appena chiedo qualcosa risponde come un automa?

Lo so benissimo che hai preso un brutto colpo, fidati.

Ma ti devi riprendere, compare. Riprenditi, poi ne parliamo.

- Sai che sei stronzo? - Sì, stronzo bla-bla-bla.

Fatti venire un'idea, piuttosto.

Che c'è, Di Filippo?

Lo lasci stare. Ha vomitato tutta la notte.

Devo andare all'infermeria.

Vai pure.

Di Filippo.

È peggio, se stai qua. Peggio. Lo capisci?

Ho capito, un momento. Posso restare un altro po'? Ora me ne vado.

È un'infezione, ok? Ti hanno dato il Plasil e l'antibiotico per vena.

Per questo ci hai messo tanto. A tutti devi ripetere la stessa cosa.

Va bene. Ho capito. Io devo capire che dicono da quella parte.

Le hanno fatto sapere qualcosa?

Dura la vita, eh? Sbattuti a dirigere il traffico.

- Minchia, ha parlato Rambo. - Non ci scassare la minchia.

Minchia! Concentrazione, per piacere.

Concentrazione!

Allora, un'unità deve prendere il posto dei militari dei Vespri.

Un'altra deve sostituire quelli di guardia sotto l'abitazione del dottor Mazza.

Altri sono travestiti da vigili urbani nel gabbiotto fisso di via Dante.

Via Dante? È troppo lontano. Che ci facciamo?

È il più vicino. meglio non potevo fare.

Almeno così siamo coperti su tutti e tre i lati.

II semaforo di Malaspina. Si blocca un giorno sì e uno no.

Facciamolo saltare così i vigili si avvicinano.

Se si crea confusione, tanto meglio, ci può fare comodo.

- Così controlliamo anche il lato sud. - Bene.

II primo blocco di soldati parte tra poco, tra un'ora c'è il cambio della guardia.

Con gli altri aspettiamo e rispettiamo i normali turni quotidiani.

Per quello che riguarda il semaforo vedrò di risolvere quanto prima.

Vedi che avevi bisogno d'aiuto?

Ora hai tutte le forze dell'ordine d'ltalia.

In realtà mi rode il culo, ma ammetto che è stata un'ottima idea.

- Ci siamo? - Sì.

Signori, tutti qua, per piacere, grazie. Un attimo di attenzione.

Se avete domande, fatele ora o mai più.

Mi raccomando l'uso del gergo appropriato con i civili per strada.

Per radio vorrei sentire solo indicazioni inerenti alla divisa che avete addosso.

Se una vecchietta vuole essere aiutata ad attraversare la strada voi l'aiutate,

o se una bambina è preoccupata perché il gattino è rimasto sull'albero,

voi l'aiutate a tirarlo giù. Possibilmente senza spararle.

Certo, capitano. I proiettili li teniamo per questo figlio di puttana.

Inutile dirvi,

se va tutto bene, noi qua facciamo la storia.

Pronto?

Che c'è?

Da quanto?

Ho capito, e dopo?

Adesso dov'è?

Prima di domani mattina, te l'ho detto. T'ho detto di sì, cazzo!

Allora?

- Di Filippo sta crollando. - No.

Ha passato la mattinata in infermeria,

quando è tornato dagli altri è andato nel panico.

- Se quello crolla, manda tutto a puttane. - Se quello crolla, l'ammazzano.

E manda tutto a puttane.

Ce Io meritiamo. Abbiamo fatto finta di niente. Manco ne abbiamo parlato più.

Alla fine i cazzi tornano sempre.

- Io me l'ero dimenticato. - Sì, vabbè.

Dobbiamo incontrarlo Carlo.

Un boss appena arrestato a colloquio con noi?

- Non è proprio discreto. - Lo so.

Ma dobbiamo assicurarci che resista ancora.

Abbiamo bisogno di tempo.

E poi avremmo dovuto incontrarlo comunque.

Hai chiesto se il negozio ha una doppia uscita?

Ecco, bravo, nemmeno io.

Siamo due coglioni.

- Adesso è in cella, no? - Certo.

- Allora fino a domattina non l'ammazzano. - Speriamo.

Dai, andiamo a lavorare. Ci sentiamo dopo. Facciamoci venire un'idea per parlarci.

Ok. Ragazzi.

Dottore.

Lo vedo che le gira la testa. Da quant'è che non dorme?

- Dai, Leonardo, non mi fare la predica. - Prenda questo qua.

Uno ogni ora, sotto la lingua. Poi si mette acqua gelata sui polsi.

Se riesce, fumi qualche sigaretta di meno.

Piana.

- Ti piacciono? - Ti stanno bene.

- Guardalo il mio sartino. - Me Io sono scordato.

Ma che fai?

Ma sei pazza?

Ma che hai?

Secondo me se ne vuole andare. Si è fatto cambiare tutti i telefoni,

si è fatto portare via delle cose.

Se decide che il negozio non gli serve più, me Io fa chiudere.

Invece quel negozio Io voglio, Monica.

Io non ho mai avuto niente in vita mia, ma quel negozio è mio.

Chiediglielo, Tony. Chiedigli che cosa vuole fare.

Non funziona così.

Io non posso andare da lui e chiederglielo così direttamente.

È strano, chissà che gli dice la testa.

Sono due anni che gli dedichi ogni giorno della tua vita.

Lui si è sempre confidato con te. Le cose te le ha sempre dette.

E adesso una risposta te la deve, Tony.

Me la deve.

- Neanche tu fai turni di riposo. - Questo è il mio turno di riposo.

- Zucchero? - Ho smesso.

Dottore, quella cosa che mi aveva chiesto,

della targa, del cellulare, tutto risolto?

Te l'ho detto, Cesare, è un'idea.

Ho capito, ma era un'idea piuttosto importante, credo. No?

- Tu sei sposato? - Da sette anni.

- Siete in crisi? - L'abbiamo fatta al sesto anno la crisi.

Ma come l'avete superata?

Guardi, dottore, non ho problemi ad aprire il cuore, a darle consigli matrimoniali.

- Io le chiedo una cosa. Importante però. - Certo.

Fate qualcosa per questo caffè che fa veramente schifo.

Rimediate, non Io so, scrivete una protesta.

Dico io, ci sarà un modulo da compilare.

Genio.

Tu sei un genio! Hai capito perché lavoriamo insieme? Perché sei un genio!

Domani hai il caffè pagato al bar tutta la giornata. Sei un genio!

Ho capito però dei miei sentimenti non importa a nessuno.

- Genio. - Grazie.

L'alba del terzo giorno. Caldo torrido per noi.

Freddo e gelo per Di Filippo che in carcere tremava di paura.

Per parlargli senza dare nell'occhio gli avevo fatto firmare un modulo.

Modello tredici. Il foglio riservato alle richieste dei detenuti

scontenti del trattamento nelle patrie galere.

Dalla mancanza di saponette nei bagni alle domande di colloqui in più coi famigliari.

Per un carcerato roba di vitale importanza.

Centro, siamo sul posto. Via MP1 angolo Malaspina.

Il semaforo è fuori uso. Attendiamo conferma per fermarci

e occuparci dello scorrimento.

Confermato, procedete pure.

Dottore, ha capito? Mio suocero sta morendo e io sono chiuso qua dentro.

Manco un po' di conforto a mia moglie posso dare?

La capisco, davvero. Facciamo così.

Le firmo un'autorizzazione straordinaria per un colloquio con sua moglie. Va bene?

- Va bene. Grazie, dottore. - Prego. Vada.

Vieni.

- Dottore, basta, non ce la faccio più. - Pasquale, non ti preoccupare.

Abbiamo accerchiato il negozio. Ci servono due giorni, massimo.

Minchia, che un giorno o due. Devo uscire subito.

Ascoltami.

II negozio di Calvaruso ha un'uscita secondaria?

Non Io so.

No.

Pasquale, sei sicuro? Perché è fondamentale.

Sono sicuro, dottore. Lei mi deve fare uscire subito o m'ammazzano.

Ha capito che m'ammazzano?

E tu quanti ne hai ammazzati?

- Che c'entra? - C'entra, perché ho davanti un coglione

che ha paura perché qualche mezza sega Io guarda brutto. Ricordi Bagarella?

Quando ti diceva d'ammazzare qualcuno, quando dava un ordine, che facevi?

Piangevi, frignavi? Adesso ascoltami bene, testa di cazzo.

Ora sono io il tuo Bagarella e se ti fai ammazzare, non me ne fotte una minchia!

Vai fuori e tieni la bocca chiusa finché non Io dico io.

Finché non dico di respirare tu non respiri, capito?

Alzati, il tempo è finito. T'ho detto alzati!

E sta' dritto con le spalle, sei un uomo d'onore, giusto?

Che succede, dottore?

Tutto a posto, dottore?

Dottore.

Sì, andiamo.

Finiamo.

ApeCar Palermo 54031.

Azzurrina, in lista d'attesa. È in via Malaspina.

Seguiamola.

- Sera. - Buonasera.

Buonasera.

Abbiamo pure Tullio Cannella.

Sappiamo dove abita, dove lavora...

Forse c'è qualcos'altro. Un mezzo è uscito da passaggio MP1,

fermandosi nei capannoni di cui parlava Di Filippo.

Noi gli stiamo ancora dietro, porca puttana.

A proposito, com'è andata?

È uscito a spalle dritte, non so per quanto.

Non importa, Saverio, perché ormai ci siamo.

Siamo ovunque.

Ragazzi, che prendo da mangiare così continuiamo, pizza o cinese?

- Pizza. - Pizza per tutti.

- Carlo, posso parlarti un secondo? - Sì.

- Se ci sono novità, chiamami. - Ok.

Vattene a casa.

Quello che ha bisogno della doccia sei tu.

Non fare Io stronzo. Non scherzo. Hai cambiato abitudini, sono fondamentali.

Stasera non me ne vado. So che sta per succedere qualcosa, Io sento.

Te Io puoi scordare.

Ragiona un secondo, per favore.

Lavori fino a tardi, mandi via tua figlia da quando?

Dall'arresto di Di Filippo.

Non so se Bagarella ti guarda veramente dentro casa, ma ci devi tornare adesso.

Invita qualcuno, fai una festa, fai bordello.

Deve pensare che ti diverti perché non hai una minchia da fare. Dammi retta.

Ma che minchia è? Una doppia condanna?

Io non posso, non ci riesco.

Non ci posso tornare a casa, divento pazzo, capisci?

Calvaruso ha chiuso il negozio e va al passaggio MP1.

Mi dispiace, Saverio, io resto.

Te l'ho detto, dottore, dagli la cuffia.

Eccoli, sono questi qua.

Sei venuto per portarmi queste cose?

Sì, certo. Per le camicie, per i giubbini, ecco quello devo capire un po' meglio.

- E che devi capire? - Lo stile.

Ancora non si è messo questi. Non Io so se le piacciono o no.

Ho capito.

Sono belli.

- E questi sono già della mia misura? - Sì, l'orlo è tagliato bello corto.

Come i jeans. Sopra la scarpa, come piace a lei.

Vedi che mi conosci? Lo sai quello che mi piace.

Bravo.

Io vorrei sapere anche che cosa le piacerà domani.

Che vuoi sapere, Tony?

Ecco...

Se lei se ne va, che fa, me Io lascia il negozio?

Io ci so fare, Don Luchino, non me Io tolga il negozio.

II negozio?

Tu sei preoccupato per il negozio?

Mettiamola così.

Non è ancora deciso.

È un problema se ci penso ancora?

Ma no.

II negozio. Dici davvero?

II negozio.

Sai come voglio le giacche?

Militari. Mi piace militare.

Mi fai diventare militare, Tony?

Sì, certo, si può fare. Militare.

- Militare. - Assolutamente.

II negozio.

II negozio.

Dicono che al modello tredici oggi c'era qualcuno dell'antimafia.

Ha detto che ci pensa.

È buono, no?

Non ti senti meglio adesso che ci hai parlato?

Ho un brutto sogno.

Tesoro, adesso papà t'accompagna di là e resta un po' con te.

Vieni qua.

Non avevamo detto che non dormiva più nel lettone?

E vabbè dai, che fa?

Per stasera dormiamo tutti insieme.

Basta.

Perché, tu pensi che ti dice la verità?

Me la dice.

Se non me la dice, gliela tiro fuori.

Tu intanto trovami un cellulare.

Se le cose stanno come penso io, Don Luchino va avvertito subito.

Guarda, io un pensierino ce Io farei. È un Rinker,

sette metri e mezzo, motore fuori bordo. Con 20 milioni Io porti a casa.

Saverio, entra.

Nino Mangano.

- Non è vero. - Nino Mangano.

- Non è vero. - Sì.

Tagliamo la testa alla cosca di Brancaccio. Capisci?

Ma certo, ma vieni.

Minchia, hai fatto le cose in grande. Esibizionista.

- Io? - Bastava una cosa così.

Diglielo tu a Teresa. Quella è fatta così.

Per me? Grazie. Ma non dovevi disturbarti.

Tu sei un cretino.

Ma cretino vero.

- Sono tutte figure? - Certo. Perché, hai tempo di leggere?

È vivo, Carlo. Io me Io sento.

Cristo, Saverio.

- Io non Io so però noi non dobbiamo... - Non mi interessa, veramente.

Perché domani Io troviamo. È così che finisce.

Gliel'ho promesso.

L'ho sognato.

Notizie di Giada?

No, figurati. Non mi risponde, se mi risponde m'insulta.

- Non so neanche dov'è. - E tu continua a chiamarla.

- È inutile. - Prova.

È inutile.

Saverio, nessuno resiste da solo.

Nessuno.

Prova.

- Che fai, l'apriamo? - No. Questa è per domani.

Carlo.

Bella festa.

Vaffanculo.

Giugno 1995.

Assedio sotto casa di Bagarella.

Assedio nella mia testa.

Mesi di lavoro per arrivare a oggi.

Per avere una possibilità di trovare quel bambino.

Attenzione. La Opel Swing sta lasciando il garage di passaggio MP1.

Calvaruso è al negozio. C'è qualcun altro alla guida.

Gli stiamo dietro.

Nel buio di una cantina, nel seminterrato di un palazzo.

Sto arrivando, Giuseppe. Resisti. Ti vengo a prendere.

È in via Lincoln.

Via Roma.

Svolta in via Trento.

Sta parcheggiando.

È sceso dalla macchina.

Si sta dirigendo verso il negozio di Calvaruso.

È entrato.

Restiamo in attesa.

- Che ci fai con questo maschio? - Buongiorno, Don Luchino.

Gli stavo dando una bella ravvivata. Gli metto dei jeans, una camicia nuova.

Fai.

Ho fatto un giro nel quartiere e ho visto come si sono organizzati gli altri.

Mettono belle cose colorate, attirano i clienti.

Insomma, una bella vetrina nuova.

Bello.

Ho capito che guidare non ti piace più tanto, vero?

No, che c'entra? Io sto cercando solo di fare qualcosa.

Tony.

Di negozi è pieno il mondo. Qua o da un'altra parte, che cambia?

Qua non ti ci posso lasciare. Lo capisci?

Io ti ho sempre seguito.

- Non ti ho mai detto di no. - Non farlo manco ora.

La scelta è venire con me o finire sotto terra.

Se vuoi, posso darti un consiglio.

Quando io me ne andavo, a Vincenzina non dicevo niente.

La salutavo davanti alla porta, lei sapeva che tornavo.

Le femmine queste cose le capiscono.

Che c'è, Tony?

È una condanna.

Non l'ho firmata da solo, c'eri pure tu.

Metti questi al manichino.

Non mi stanno bene, li hai tagliati troppo corti.

Bagarella, scenda dall'auto!

No, c'è uno sbaglio, io sono Franco. Franco Amato. Ci sono i documenti.

Ti ho detto scendi dall'auto, Bagarella.

Dai.

Signori, abbiamo Leoluca Bagarella.

Sì! Così! Bravi. Complimenti.

Tu avevi detto tre giorni.

Tre giorni e nove ore, invece.

Hai perso.

Hai perso.

L'hanno preso, sì.

Fermo!

Fermo, Calvaruso! Non ti muovere!

- Dov'è? - Non c'è a passeggio.

L'ottava sezione è già uscita.

Sicuramente sta alle docce.

Dove minchia sei?

Quant'è che mi cerchi?

Da quattro anni.

Bravi. Siete stati bravi.

Niente, dottore.

Com'è?

Uno schifo.

Ci serve qualcosa. Qualsiasi cosa.

- Penso sia morta. - Lo penso pure io.

A prima vista mi sembra non ci sia niente di utile.

'Fanculo.

Sì, giù c'è un garage ma anche là mi sa che non...

Lo voglio vedere. Ora.

- Di qua. - Arrivo subito.

È solo un figlio di puttana, Carlo.

Gliel'ho detto che era vuoto.

Non c'è una minchia. Ha ripulito tutto!

- Questa è una bella notizia. - Ah, sì?

Significa che si preparava ad andarsene, noi l'abbiamo preso prima.

Saverio, sorridi oggi.

Sorriderò quando avremo qualcosa con cui andare avanti.

Andiamo alla DIA. Non sei curioso di trovartelo davanti?

Perché, tu pensi che si penta? Oggi?

- Quello non si pente, Saverio. - Non mi interessa, Carlo.

Se non mi dice lui dov'è il bambino, me Io dice Tony.

Allora, signori, che facciamo?

Perdiamo tempo o Io mettiamo nel culo pure agli altri?

Vaffanculo.

Fermo!

Fermo!

- Su! Di sopra! - Nino Mangano!

- Mani sulla testa! - Calmi, tutto a posto.

- Tutto a posto una minchia! - Fatemi prendere la giacca.

- Muoviti testa di cazzo! - Fategli prendere la giacca al signore.

- Fermi! - Mani su!

Fermi! Via!

Piano.

Vieni.

- Basta, Calvaruso! - Ma quanto devo aspettare?

Cerco di parlare con qualcuno da ore! L'avvocato dov'è?

Ma quali ore, l'abbiamo chiamato poco fa.

Devi contare un po' meglio il tempo, per l'ergastolo ti farà comodo.

"Mio marito è l'uomo migliore del mondo, merita una statua d'oro."

Statua d'oro una minchia!

Bravi! Grazie!

Cielo. Dottore, non si stacchi da me.

Fate largo.

Buongiorno, signor Bagarella.

Sono il procuratore capo di Palermo, Andrea Elia.

Sono qui per chiederle se intende dire qualcosa, se ha dichiarazioni da fare.

E che dovrei dire?

Se intende pentirsi. Avvalersi della protezione dello Stato.

Dottor Elia, io sono stanco.

Immagino che siete stanchi pure voi, che per prendermi avete tanto lavorato.

Io penso che sia giusto se ora andiamo tutti a riposare.

Crediamo che il sequestro di Giuseppe Di Matteo

sia una ritorsione a opera sua.

Dov'è il bambino?

Mi pare ci sia stato uno scambio di persona.

Voi non avete capito bene chi avete arrestato.

Io sono Leoluca Biagio Bagarella,

e con Io Stato non ci ho mai parlato.

Sono tante le cose di cui potrebbe parlarci.

Bagarella, noi abbiamo arrestato anche i suoi più stretti collaboratori.

Non creda che le saranno così fedeli.

Tutti cedono prima o poi, tutti.

E allora buona fortuna, dottore Mazza.

Spero davvero che ci possa ripensare, Bagarella.

Se quel bambino muore, io te la faccio pagare.

Barone, lei faccia il procuratore, che io faccio il carcerato.

Andiamo, Saverio.

Grazie, signor ministro. Grazie davvero, sì.

Sì.

Ecco. Cinque chiamate di Teresa senza risposta.

Chiamala. Ti aspetto di là.

- Tu hai sentito Giada? - No.

- Ancora non sai dov'è, vero? - No.

- Chiama tu, chiamo anch'io. - Dopo, non ho voglia.

- No, ora. Prendi il telefono. - Dai.

Scusate se vi interrompo, andiamo a leggere un po' o avete da fare?

- È il registro di Mangano? - Certo.

- Dove ci mettiamo? - Giù in ufficio da me.

- Andiamo. - Andiamo.

- Questo posto è sempre bellissimo. - Sono felice che le piaccia.

Qualcuno potrebbe dire che cade a pezzi.

È bello anche per questo. Perché è imperfetto.

Senta, le dispiace se le do una mano? Mi farebbe piacere.

È la prima volta che faccio queste cose.

Brava.

Abbiamo concepito qua nostra figlia, sa?

Siete in crisi, lei e il padre?

Perdoni l'intrusione, ma è arrivata da sola con la bimba...

Ogni giorno allunga la permanenza.

- Per me può rimanere quanto vuole... - No.

Non siamo in crisi.

Io sto rinnovando giorno dopo giorno solo perché lui sta ritardando.

Ma arriverà, ne sono sicura.

Enzino, dai che è tardi.

Ma non portiamo niente? Andiamo a mani vuote?

Ci ha pensato Vitale.

- Stasera, Leoluca Bagarella... - Lascia questa cosa.

...capo dei capi della mafia dopo l'arresto del cognato Totò Riina,

è stato catturato a Palermo dalla DIA, la direzione investigativa antimafia.

Bagarella al momento dell'arresto era solo e non ha opposto resistenza.

Sentiamo subito i particolari collegandoci con Palermo.

Un uomo d'azione, Leoluca Bagarella.

Un capo passato attraverso tutte le tappe criminali,

da trafficante di droga a spietato sicario.

Uomo di fiducia di Totò Riina, di cui era anche cognato.

Contro di lui accuse per le stragi di Capaci e di via D'Amelio,

per le bombe a Roma e a Firenze.

Un'altra poltrona vuota intorno al tavolo della cupola di cosa nostra.

L'arresto di Bagarella spiana la strada ai propositi bellicosi di Giovanni Brusca,

descritto dai pentiti come una belva.

Sei rimasto soltanto tu, Giovanni.

- Se Io dici così, pare una minaccia. - Ma no, che dici, Giovanni?

Volevo dire...

Ho capito che volevi dire. Andiamo, dai.

Ma non è meglio aspettare? Magari facciamo qualche telefonata,

vediamo come vanno le cose. Non è che Don Luchino canta?

Don Luchino avrà tanti difetti ma non sarà mai un pentito.

Volevi portare qualcosa?

Porto questa.

Quella di papà?

Quella di papà.

Fratello, portale.

Nick, queste sono di qua, sono buone.

- Attento alle spine, ti sfondi le dita. - Grazie mille, Giovanni.

Ehi, Miky, porta la maschera.

Chi è? Toro Seduto?

- Viene da Colombia. - Da Colombia?

Hanno accettato?

Sì. Cinque milioni alla fonte

e ne prendi altri settanta quando mi porti la merce negli Stati Uniti.

A proposito, secondo te, tu quant'è che potresti...

Cento chili a botta. Cento chili.

E il 30% rimane a me.

II 30% rimane a te quando la merce arriva sull'isola,

ma i contatti con i colombiani li teniamo noi.

- Ok. - Ehi, affare fatto.

Dobbiamo festeggiare.

- Allora, alla Colombia! - Alla Colombia!

Bingo. Lire: due-milioni-quattrocentomila.

- Bingo è ovunque. - E anche Olivetti, guarda.

Allora? Siete pronti?

- Per cosa? - Per la conferenza stampa, no?

- Qui come va? - Insomma.

Quattro anni di attività criminale, date, importi e soprannomi.

Solo soprannomi. Né nomi, né indirizzi.

Maniacale.

Inquietante. È pieno di sigle, asterischi, rimandi.

Ci vorrà un po' prima di capirci qualcosa.

Forse no.

Bingo, Olivetti, Castagna, 'U Petruni, Cochis...

Uomini di Mangano al servizio di Bagarella.

La chiave è Tony.

Deve averli conosciuti in questi anni. Chiediamoglielo.

Non ora, Barone. Adesso andiamo che ci stanno aspettando.

Non è necessario andare tutti. Tony è una pista calda.

Non esiste! Di là fra cinque minuti!

Andrea, posso convincerlo a fidarsi, mi conosce. Prima che Io portino via.

Avevamo detto di no, di dargli tempo.

Saverio, è inutile che dica che cosa siete riusciti a fare oggi.

Adesso di là non ci venite per voi, ma per gli altri.

Ci venite per dir loro che sono liberi! Almeno da Leoluca Bagarella. Chiaro?

Ha ragione.

Dobbiamo dare un segnale forte e chiaro.

Si devono cagare addosso tutti!

Adesso datevi una bella sistemata.

Vi rendete presentabili, andiamo di là a schiena dritta e sorriso convincente.

Comincia dalla cravatta.

Non ce l'hai i coglioni, Saverio.

Buongiorno a tutti!

Oggi, 24 Giugno 1995 è un giorno storico.

Un giorno che vogliamo, dobbiamo ricordare e replicare.

Perché oggi la testa dei Corleone è stata decapitata.

Un doveroso ringraziamento alla DIA e agli uomini che hanno reso possibile

questo risultato enorme. Ora vorrei passar la parola

ai sostituti procuratori che si sono occupati dell'indagine.

Innanzitutto, ben trovati.

Sono stati cinque giorni di fuoco che hanno coronato lunghi anni di duro lavoro.

Quindi perdonerete un po' di stanchezza.

Negli ultimi giorni io e il dottor Barone non abbiamo dormito granché.

Novità sul piccolo Di Matteo?

Può darsi che i nuovi arresti ci possano fornire nuovi indizi,

anche se non sarà facile, naturalmente.

Comunque vi garantisco che io e il dottor Barone

faremo tutto il possibile.

II piccolo Di Matteo...

deve tornare a casa.

Chiedo scusa, scusate un secondo.

Giuseppe Di Matteo e la speranza di trovarlo vivo

rimangono il nostro obiettivo.

E ribadisco che io e il dottore Barone faremo tutto il possibile.

Altre domande?

Prego.

Mi scoppia la testa.

Lo so.

Una grande giornata, eh, dottore?

Grande, veramente grande.

Io ci devo parlare. Capisci?

So che l'avvocato non c'è, ma devo parlarci.

Vuoi restare in silenzio tutto il tempo?

Non so neanche perché sono qui.

Dal tuo negozio è uscito uno dei latitanti più ricercati di tutta Italia.

- Leoluca Bagarella. - Quello era un cliente.

Non l'avevo mai visto prima.

Sei sicuro, Tony?

Può essere entrato qualche volta. È sempre un negozio, no?

Posso vedere mia moglie?

No.

È lì dentro, vero?

- Sì. - Da quanto?

Da poco.

Non mi incazzo solo perché oggi è oggi. Dai, forza, tiriamolo fuori da lì.

Tu non hai idea di quanto abbia bisogno di provarci.

E poi chi Io sa? Magari ha ragione lui, no?

Forse ci riesce.

- Spostati. Per cortesia, dai. - Andrea, ti prego.

Potrebbe uscire da lì dentro coi nomi degli altri assassini di Falcone.

Io sono così stanco.

Sai perché sei così stanco?

Perché hai cominciato a prenderla come una guerra personale.

Credimi, vi assomigliate più di quanto pensi.

Io ti posso aiutare. Ma tu prima devi aiutare me.

Sto cercando quel bambino.

- Ma quale bambino? Io non ne so niente. - Va bene, dai.

Ricominciamo da capo. Mangano Io conosci, giusto?

Abbiamo trovato un registro pieno di soprannomi,

crediamo possano essere i carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo.

Aiutami a capire chi sono, Tony.

Bingo, Olivetti, Cochis, Castagna.

Non è come l'altra volta che t'ho arrestato.

Tu da qua dentro non esci più, capito?

- Sei nella merda fino a qua! - Non so niente! Ma come ve Io devo dire?

Lo sappiamo che sei l'autista, Tony.

Io Io so chi sei! Questa indagine è cominciata da te!

Sono giorni che ti seguiamo, che ti guardiamo!

Tua moglie là fuori è sola, Tony.

Se non ci sei tu a proteggerla, tuo figlio è solo, Tony!

Devi prenderla ora questa decisione, altrimenti non ti posso aiutare.

Cominciamo dal piccolo Di Matteo. Va bene?

Dimmi dov'è.

È un bambino, Tony.

E se fosse tuo figlio?

Se io...

Se io parlo...

- Promette che mia moglie e mio figlio... - Sì.

- Sono al sicuro? - Sì.

- Dov'è il mio assistito? - Guardami, Tony, dimmi dov'è.

Continua, Tony, dov'è? Dov'è Giuseppe, Tony?

Sta' zitto Tony. Non dire più una parola.

Come si permette a cominciare l'interrogatorio senza l'avvocato?

Non è un interrogatorio. Ci conosciamo da tanto tempo.

Se non Io è, il mio cliente non deve risponderle.

Devo parlare col mio avvocato in privato.

- Tony. - Barone, esca!

Comunque ci saranno delle conseguenze!

Cristo!

- Muoviti, Enzino. - Stasera è speciale, vengo pure io.

Voglio vedere Emanuele ora che si sono giocati Don Luchino.

No.

Perché?

Perché ancora ti interessa troppo quello che pensa Emanuele.

Dammi.

Sei sempre in ritardo.

Non è facile venire qui. Sai che cazzo rischio.

Avanti, ho pochi minuti. Con chi sei venuto?

Che te ne fotte? Questo ora fa pure le domande?

Giovanni, finiscila, facciamo quello che dobbiamo fare.

- Lo vedi oggi, sì? - Forse.

Devo aspettare che mi danno la conferma sull'appuntamento.

Dipende da te solo quando bisogna prendere i soldi?

Non è semplice, che cazzo credi?

È un carcere. Non è possibile così all'ultimo minuto.

Fai quello che devi, senza perdere tempo.

Devo parlare con mio fratello.

Dai.

Giovanni, ma perché ti brucia? Sei nervoso?

Devi essere contento. Oggi è una giornata speciale per te.

- Ora sei tu il capo. - Sono un capo che non si fida di nessuno.

Pitti devi lasciarlo perdere. Lui è gli occhi di papà, ricordatelo.

Sì? Ci vedono bene questi occhi?

Io voglio che papà sappia le cose.

Col peso giusto, però. Io mi rompo il culo a fare quello che faccio.

Papà deve sapere che ho riallacciato con gli americani.

Un traffico tutto mio, che lui non ha mai saputo fare.

Allora facciamo così.

La settimana prossima vado a colloquio,

e glielo vado a spiegare personalmente a papà come ti stai muovendo bene.

Stiamo a posto. Con tutte le minchiate che gli hai sempre detto su di me...

Buon viaggio di ritorno, Emanuele.

Ricordati che sono pure il tuo capo.

Segnatelo.

Gliel'ho detto, ho trovato un incidente e la circonvallazione era tutta bloccata.

Che potevo fare?

Lascia perdere, ne parliamo dopo.

Avvocato.

Bernardo, buonasera. Perdoni l'attesa.

Direi di iniziare subito, il tempo è poco e le carte da firmare sono tante.

Vediamo queste carte.

Oggi, 24 Giugno 1995 è un giorno storico.

Un giorno che vogliamo, dobbiamo ricordare e replicare.

Perché oggi la testa dei Corleone è stata decapitata.

Un doveroso ringraziamento alla DIA

e agli uomini che hanno reso possibile questo risultato enorme.

Ora vorrei passar la parola ai sostituti procuratori

che si sono occupati dell'indagine. Prego.

Allora, innanzitutto, ben trovati.

Sono stati cinque giorni di fuoco che hanno coronato lunghi anni di duro lavoro.

Comunque vi garantisco che io e il dottore Barone faremo tutto il possibile.

Il piccolo Di Matteo deve tornare a casa.

Mamma.

Mamma.

Chiedo scusa.

Giuseppe Di Matteo e la speranza di trovarlo vivo

rimangono il nostro obiettivo.

Ribadisco che io e il dottore Barone faremo tutto il possibile.

Sai che giornate ci aspettano da domani?

Bersagli umani.

È arrivato il momento di brindare!

A voi! Grazie!

Giudice Falcone.

Solo a te piaceva questo schifo di caffè.

Alla tua salute, Giovanni.

"Bingo, 25 aprile. Olivetti, 27 aprile. Castagna..."

Guarda chi c'è. Barone!

Barone!

Dobbiamo festeggiare, dobbiamo andare a mangiare, dobbiamo andare a bere.

- Non c'è una minchia da festeggiare. - Barone, che è questa faccia?

- Vieni anche tu, dai. - C'è tanta roba da mangiare. Meglio bere!

- Dai. - Tuo figlio ha mangiato stasera?

- In che senso? - Nel senso che ha mangiato?

E se sì, che cosa ha mangiato? Panini, focaccia, pasta?

Gliel'ha preparato tua moglie?

O un mafioso che sputa perché un figlio di pentito non merita niente?

- Andiamo che questo è pazzo. - No, Toscano.

Quanto è brutto pensarci?

Seicento giorni di prigionia! Che cazzo ne sai?

Saverio, non parlarmi così. Coglione!

Basta! Smettetela!

Sei malato.

Basta! Fermi!

Ma sei impazzito?

Vieni, Saverio.

- Lui ride, capito? - Dai.

Ci siamo calmati?

Sì.

Cancella.

- No, spetta a Carlo. - Mazza odia farlo. Cancella.

Dai, ce Io siamo meritati.

- Cancella quel nome, torniamo di là. - Magari a chiedere scusa.

Bingo, Olivetti, Castagna, 'U Petruni. Posso continuare se vuoi.

Fammi prendere il registro di Mangano, ti scrivo tutti i nomi.

I nomi di Cosa Nostra che impiegheremo anni a capire,

che quando capiremo, il bambino sarà andato!

- Saverio, vai a casa. - No. Che ci vado a fare?

Non Io so. Ma il mio non è un consiglio.

- Non ti voglio qui. - Devo stare qui, Andrea.

Dicevi che sono kamikaze, la mia reputazione fa schifo.

- Ho una possibilità, me la sto giocando. - Certo, ma non sei in grado di farlo.

Non dormi, non mangi, non so se respiri senza sentirti in colpa per qualcosa.

Guardarti mi fa sentire un uomo di merda!

Saverio, vai a casa, sei sospeso.

- Andrea, non Io fare. - Vai a casa.

- Andrea, per favore, non Io fare. - Fuori!

Ci parlo io con Andrea. Tu però adesso vai a casa e non fai altri casini, ok?

Da domani ti prometto che lavoriamo.

Adesso dobbiamo lavorare, Carlo.

Solo io vedo che non Io abbiamo trovato questo bambino?

Resta lucido.

Un obiettivo impossibile non ti rende un uomo migliore.

- Io ne so qualche cosa. - Ti ricordi quando sono entrato qui?

II giorno del suo rapimento.

Bagarella!

Dottore, se vuole posso salire, così ci facciamo il bicchiere della staffa.

No, grazie.

Come dice lei, decomprimiamo.

Andate a casa, ragazzi.

- Mi dici dove siete, per favore? - Lontane da te, come volevi, no?

Avrò il diritto di sapere dov'è mia figlia?

Se te Io dico, la vieni a prendere. Va bene?

Vogliamo vedere i cartoni? Qua non c'è niente.

L'operazione come avete detto è stata condotta dalla DIA e dalla polizia.

Bagarella e stato portato alle Tre Torri dove la DIA ha il quartier generale,

a Palermo.

Guarda chi c'è là. È il tuo papà quello.

- Buongiorno. - Io mi ricordo di lei.

Grazie mille.

Cazzo.

Io sono un coglione.

Sì, sei un coglione.

Lo vuoi sposare questo coglione?

- A Don Luchino! - A Don Luchino!

Tirarlo fuori da lì non sarà una passeggiata,

ma Io sapete, Don Luchino pensava a tutto.

Ha pensato pure a questo.

A Don Luchino!

Vi ricordo di mettervi a lavorare.

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