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Original subtitles

Quale vestito devo prendere?

Quello turchese.

Turchese.

È sempre bella.

Sì.

Mettilo qua.

Esci, Tony.

La posso aiutare?

Lasci fare a me.

Don Luchino, lasci che l'aiuti.

Voglio stare fermo.

Niente omicidi, niente sangue.

Per un po'. Solo per un po'.

Voglio osservare il lutto.

Silenzio a Palermo. Silenzio in tutta l'isola.

All'improvviso niente spari, niente morti.

Niente piste da seguire.

Calma piatta, tutto il tempo di concentrarmi solo su di lui.

Di dargli la caccia, ovunque.

Entriamo.

Vuoto.

Tutto il tempo di inanellare un buco nell'acqua dopo l'altro.

Deprimente, se nella tua testa prendere Raja significava prenderli tutti.

Dov'è? Saverio dimmi dov'è.

Ha ucciso un uomo. Gli ha spaccato la testa con un estintore.

Saverio, dimmi dov'è.

Non Io so.

E guarda come ti ha conciato. Poteva ammazzare pure te.

Dov'è?

Dove minchia si nasconde, Saverio?

Lucio Raja, classe 1960.

Ricercato per omicidio da 17 anni.

Superlatitante da solo tre mesi.

Da quando avevamo scoperto essere un fedelissimo di Pasquale Di Filippo.

E da Pasquale Di Filippo a Leoluca Bagarella, il passo era breve.

Raja, qua non c'è niente.

Manca pure l'elettricità. Come può funzionare la televisione? Scusami.

Spallone, dov'è Io zaino con le videocassette?

- Qua non c'è. - Non c'è?

Minchia, una cosa dovevi fare! Sei una cosa inutile!

Dove mi hai portato, Raja?

Pasquale, non hai detto che volevi scomparire?

Stare fuori dal mondo, muoverti il meno possibile?

Qua è perfetto.

- Perfetto? Questo posto è una merda! - Una merda?

C'è solo una strada carrabile, mille modi per scappare.

Se ti seguono, te ne accorgi subito, c'è il divieto di caccia...

- Niente rotture. - Va bene.

Tu rispetta le mie indicazioni su come organizzarti per mangiare e comunicare.

- Non ti preoccupare, andrà tutto bene. - Quanto ti serve per sistemare il posto?

Qualche giorno.

Tempo d'allacciarmi alla centralina, trovare delle bombole e il gioco è fatto.

Ti chiamo io.

La televisione, mi raccomando.

- Film di merda. - Quali film voleva trovare?

Dersu Uzala.

- Che ci fai qui? - Mi avete chiamato voi.

Pensavo ci fossero novità.

Ok, scusate, ma ultimamente faccio fatica a mettervi nella stessa stanza.

Io ho bisogno che ci coordiniamo tranquillamente.

Spiegati, Bonanno.

- È la stessa indagine, giusto? - Sì.

Mi sembrano che siano due diverse. Io non riesco a starvi dietro.

Volevi entrare nella DIA per noi, per occuparti dei latitanti e ti lamenti?

Vuoi già tornare nell'arma? Te ne sei pentito?

La verità? Un po' sì. Non ho abbastanza uomini per pedinamenti, intercettazioni...

Molte cose sono rimaste scoperte, come alcune vostre richieste, appunto.

Stiamo dietro agli Spallone?

Certo, ma sono troppi. Sto seguendo fratelli, cugine, mariti delle cugine,

ma non ho uomini per seguire i figli minorenni delle cugine.

Non ho squadre da mandare a Bivona per Raja.

- Con tutto l'impegno, non ce l'ho. - Ascoltami bene.

- Tu devi fare... - Facciamo così!

Noi firmiamo tutto quello che dobbiamo firmare.

Richieste speciali, straordinari, e tu trovi gli uomini che servono.

Prendili fra i cadetti, fra i pensionati, non mi interessa dove,

ma trovali. Capito?

Io adesso ho bisogno che stabiliamo le priorità insieme.

O seguiamo i figli minorenni degli Spallone,

- o mandiamo la squadra a Bivona per Raja. - Seguiamo gli Spallone.

- Aspetta, perché? - Per cortesia, Saverio.

A Bivona, dopo vent'anni che se n'è andato?

Senza appoggi, si porta dietro Pasquale Di Filippo, fanno i festini. Siamo seri!

Concordo, dottore.

Con il concetto.

- Fammi passare. - Prego.

Senti. Io ho capito che si fa come dici tu,

sei della vecchia guardia, hai esperienza e minchiate varie,

ma non permetterti mai più di parlarmi sopra davanti agli altri! Chiaro, Carlo?

Sei tu che non mi lasci scelta.

Hai ricominciato a fare tutto da solo, Io stronzo.

Fai le tue operazioni, non avvisi nessuno,

non ci sei mai quando devo dire a Elia che non abbiamo niente.

Perché non ti fidi di me, Carlo.

Ce li siamo divisi. Tu su Spallone, io su Raja. Raja Io conosco.

Potrebbe stare a Bivona.

- Tu mi parli di fiducia? - Sì.

Allora perché non mi dici che minchia è successo veramente a questo Raja?

Te l'ho già detto.

Era un cacciatore del mio paese.

Ha ucciso un uomo, l'ho denunciato, non l'hanno mai preso, punto.

Io vado a Bivona. Teniamoci in contatto.

Andiamo.

Signorina, io penso che lei sia la persona giusta per questo lavoro,

ma sono passate due settimane, ho bisogno di una risposta.

Bernardi, lei ha ragione, però con una bambina così piccola

ho bisogno di qualche giorno per decidere.

Giada, ho bisogno di lei a Roma per sei mesi. Posso alzare l'offerta...

Guardi, mi perdoni però adesso non posso parlare,

magari la richiamo domani e ne riparliamo. Le dispiace?

- Tutto ok? - Sì.

Tu come stai?

Domani mattina parto all'alba per Bivona.

Per stare da solo?

Per lavoro.

Per Raja?

Sì.

Va bene.

Allora vengo anche io.

Giada, ho detto che vado per lavoro.

A Bivona c'è mio padre. Ti ricordi?

Sono mesi che non vede Carlotta. Ho bisogno di stare con lui.

Hai ragione.

Meno male.

- Allora, mi dai questo passaggio? - Certo.

- Allora, novità? - Niente.

Ti ha chiamato oggi?

Dai, chiamerà domani.

Non credo, sai?

Don Luchino non ha mai fatto passare troppo tempo.

Se Io fa adesso, dev'esserci un motivo.

Quale, scusa?

Magari si è offeso per qualche motivo. Che ne so?

Si aspettava gli dessimo una mano in casa, a cucinare...

Come fa da solo a fare tutto?

Tony, me Io stai chiedendo?

Mi stai chiedendo di lavare le mutande al tuo capo?

Che c'entrano le mutande? Io dico di aiutarlo.

Tony, noi non gli dobbiamo niente.

Sono anni che quando lui chiama, tu corri.

- Abbiamo fatto ogni cosa che ha chiesto. - Anche noi abbiamo chiesto, ricordi?

Quando dovevamo pagare il dentista per Bruno, il mutuo,

il posto per tua sorella al comune. Non devi scordarti le cose.

Lei gioca?

No, piace a mia moglie.

Gliel'ha insegnato suo padre quando era piccola.

Ma io non gioco, non ci capisco niente.

Non sono neanche venuto a vedere mia moglie.

Anche qua c'era una donna che veniva a giocare.

Angela. È un po' che non la vedo.

Angela?

Certo.

E com'è, brava?

È fortunata. È una mancina.

Un bel sinistro. Ha un modo tutto suo di lanciare.

Come?

Stringe la boccia,

fissa il boccino concentrata

e fa quel mezzo sorriso

di chi già sa che sta per fare un bel tiro.

Già ha capito come bocciare e ribaltare la partita.

Si sente bene?

Sì.

Io mi chiamo Ettore, lei?

Ettore pure io.

- Una bella coincidenza. - Sì.

Una bella coincidenza.

Grazie, Ettore.

Sì, Mazza?

- Ho trovato Raja. - Fermati.

- Devo tornare indietro. - No, perché?

Dottore, scusate, dovete decidere subito. Dobbiamo ripartire, qui non è sicuro.

- Devo tornare a Palermo. Dividiamoci. - Non esiste, Saverio.

Ma perché? Siamo praticamente arrivati.

Torno con Zaza, tu vai a Bivona con Piana.

- No. - Stai con tuo padre. vede Carlotta.

No, non ti lascio. Non in questo momento.

Non mi stai lasciando. Ti fermi una notte o due.

Magari se riesco, vengo a prendervi io. Affare fatto?

Dai.

L'ha trovato, cazzo.

Stavamo controllando quel negozietto.

Ci lavora un nipote di Spallone, di 16 anni. Dove minchia è la foto?

E guarda chi esce fuori?

Devo ammazzarti, Saverio?

Dov'è adesso?

Si è infilato in una zona boschiva sopra Montemaggiore.

Là è impossibile avvicinarsi.

- L'avete perso? - No.

Ha fatto avanti e indietro due volte.

Stiamo cercando di capire come circoscrivere il bosco.

- C'è una strada sola. - Che ci facciamo qua, Carlo?

- Andiamo alla DIA e Io prendiamo subito. - Scherzi?

È ovvio che sta allestendo un covo. Probabilmente per Di Filippo.

Quindi noi gli stiamo dietro e aspettiamo.

Un bosco Io perdiamo in cinque secondi. Dobbiamo arrestarlo adesso!

Carlo, guardami.

Mi dirà dov'è il bambino, fidati. Mi dirà anche dov'è Di Filippo.

Certo. Te Io dice perché l'hai denunciato?

- Puoi andare, ragiona. - Fammi parlare con Bonanno.

- Non sto senza fare niente. - Devi stare fermo!

Non metterti in mezzo e lasciami lavorare.

Non mi importa di te, di Raja, di cosa c'è tra voi.

Io voglio Bagarella e Brusca.

II tuo amichetto è una nullità, mi serve solo per arrivare a loro. Capito? Vattene.

Non puoi fare come vuoi. Questa è anche la mia indagine.

È la mia indagine! E io non te la lascio sputtanare! Capito?

Non ti piace? Perché non esci fuori?

Chiedi pure a Elia, se è meglio prendere un soldatino che non conta niente,

oppure usarlo per arrivare ad arrestare quelli che contano veramente!

Se m'avessi ascoltato su Farinella, ora conteremmo gli ergastoli di Bagarella.

Vai, cammina.

Tu perdilo, Carlo. Poi vedi come finisce.

Fuori.

Fuori di qui! Porca puttana! Te ne devi andare!

Fuori!

Non Io sai fare questo mestiere, Barone!

Non Io sai fare!

Testa di cazzo.

Allora, com'è? Ti piace?

Due mani di vernice, qualche mensola e vedrai in una settimana che gioiellino.

- Che ci devi fare con questo posto? - Che ci dobbiamo fare.

Tullio, non devi coinvolgermi in queste minchiate d'affari.

Tony, che hai? Ultimamente hai una faccia, figlio mio.

Niente, che devo avere?

Qua ci vuole fantasia, immaginazione.

Pensa a tutti i jeans ordinati sugli scaffali.

E dove li prendi?

Con tutti quelli che si fotte Pietro Romeo.

Avremo i tir carichi di roba da vendere.

Un po' di musica, una bella femmina, culo alto, sodo,

che si prova dei jeans stretti davanti allo specchio, ti guarda e ti chiede:

"Mi stanno bene?",

con gli occhi da puttana. Che c'è?

Non ti piacerebbe lavorare qui?

E tu dici che mi devo mettere dietro un bancone?

- Poi chi Io dice a Don Luchino? - Secondo te non gliel'ho chiesto?

- Quando ci hai parlato? - L'altro ieri, mi ha chiamato apposta.

- Ti ha chiamato per dirti del negozio? - Sì. Sei geloso?

- A me non ha detto niente. - Magari è in vacanza con sua moglie.

Pure il boia qualche volta va in vacanza.

Egoista, impulsivo, sicuro di sé e pure arrogante.

- È giovane. - No, è stronzo.

E non accetta consigli. Vuole la fiducia.

La fiducia bisogna meritarsela.

- Ricordi come ti arrabbiavi con Falcone? - Con Giovanni, io? Ma quando?

Quando diceva che sparavi minchiate e non ti dava fiducia. Te Io sei scordato?

Me Io ricordo. Qualche volta è capitato.

Qualche volta.

- Però le sue minchiate sono più grosse. - Non avevo dubbi, gioia mia.

- Mi stai prendendo per il culo? - No. Ora possiamo andare a dormire?

Sono già tornati?

Che ci fai qui?

Giada?

Saverio, mi dispiace. Gliene ho parlato, Mi ha messo con le spalle al muro.

Vuole tornare a Bivona.

Ti avevo chiesto una cosa!

- È mia figlia! Glielo dovevo dire. - Che succede?

Pezzo di merda, Io sai benissimo. Cristo santo, mi volevi fuori di qua?

Ci sto andando. Carlotta viene con me.

- Non è questo. - Ah, no? E cos'è?

Ti sei messo d'accordo con mio padre, bravo!

Un altro che mi tratta da cogliona.

- Come cazzo ti permetti? - È solo una consulenza per sei mesi. Ok?

Pensavo avessi bisogno di altro a parte la famiglia.

Non ci provare, ok? Io non ho bisogno di te.

Di uno che mi trova lavoro a 600 chilometri di distanza.

Ne hai bisogno tu. Perché non sai vivere con noi. Sei un disadattato, un egoista.

Non sei mai stato sincero, con nessuno, manco con te stesso.

Sono a tanto così, Giada. Da Raja, da Bagarella, dal bambino!

Che cazzo dici? Del bambino non te n'è mai fregato un cazzo!

È soltanto un traguardo sulla tua tabella di marcia contro il mondo.

Devi vincere a tutti i costi, vero? Bagarella, Mazza, Raja, Donà e adesso io!

Tutti uguali. Di nessuno te ne frega un cazzo! Vieni qua, amore mio.

Aspetta, dai. Non te ne puoi andare così, Giada. Parliamo un secondo, va bene?

Per favore. Lo senti che piange? Lo sa che te ne vai. Dai, per cortesia.

Giada!

Vaffanculo!

Di me non ti importa niente. È così.

Io dico che in una terra così, ci crescono pure i miracoli.

Dici davvero?

Come mai la terra allora è piena di parassiti e muore tutto?

Anna, Io vuoi un segreto? Macerato di ortica.

Non ci mettere pesticidi e altre cose.

Prendi l'acqua piovana, ci metti le ortiche arrotolate.

- Sì. - E dopo 15 giorni è pronta.

Anna, non ti preoccupare. Ci penso io.

Non devi parlare, non devi pensare. Capito?

Io non ce la faccio più.

Quello non può stare più qui.

Ha gli occhi del diavolo.

Sei sicuro che Io decidi tu chi può stare qua?

Spara, Tedesco. Una volta che minacci, poi Io devi fare.

La prossima volta che prendi la pistola nella mia terra, te la ritrovi in bocca.

Ora esci, testa di minchia.

Non preoccuparti, Enzino, ci parlo io.

Salvo.

Che succede?

Quello non è un bambino.

Io faccio tutto per lei, dottore, ma lui ora non può stare più qui.

- Ha la faccia del diavolo. - II diavolo?

Mettiamola così.

O ti prendi i soldi e il bambino resta qua,

o ti prendi la zappa, e ti scavi la fossa.

Decidi tu.

Bravo, Salvo.

Se non arrivava lui che facevi? Sparavi all'unico cristiano che ce Io tiene?

Perché, poi? Per una superstizione del cazzo.

Minchia e parlateci. Ma siete più scemi di lui?

- Giovanni. - Che c'è?

II bambino è cambiato. È molto che non Io vedi.

Gli sono spuntate le corna?

Ridi, tu? Che minchia ridi?

Domani arriva il carico, mi dici dove Io metto che Giambascio non l'hai finito?

- Rispondimi! - Scusa, Giovanni.

Scusa la minchia.

Andiamo a mangiare, Antonino, che mi sono rotto di questi.

- Se Giambascio era pronto... - Devi stare muto!

Con chi cazzo stai parlando?

Tu non Io sai quello che sto facendo per tuo fratello.

E se non sai le cose, devi stare muto e basta.

Hai scassato la minchia.

- Quanto dista il covo di Raja? - Più di un chilometro.

Veramente non c'è modo di tenerlo d'occhio?

Dai, non ci posso credere. È impossibile.

Dottore, sta in mezzo a un bosco. Metto gli uomini sugli alberi?

Dottore, mi sente? Dottore.

Allora hai visto le mie chiamate.

Ho parlato con Bonanno e pensa che possa essere una buona idea.

- Questi da dove saltano fuori? - Processo per spionaggio industriale.

- Buongiorno. - Ciao.

Sostituto procuratore Carlo Mazza, piacere.

Giorgio Menz, piacere mio.

Vi ho visti arrivare. Anzi, è da un po' che vi seguo.

Da un po' quanto?

Vi faccio vedere.

È tutto qua?

Guardate adesso.

- Minchia, è la procura. - Ma quello è il mio ufficio.

L'idea sarebbe questa.

Sono telecamere israeliane, manovrabili in modo remoto da un computer.

Posizioni, zoom e anche messe a fuoco.

Vi permettono di stare abbastanza lontani da non essere visti.

- È quello che vi serve, no? - Va bene, le prendiamo.

No, un momento. Mi pare ancora troppo rischioso.

Sugli alberi possiamo nasconderle tranquillamente. Verrà un bel lavoro.

Carlo, è il nostro compromesso, va bene?

Non Io prendiamo ma Io guardiamo, Io controlliamo.

Ok. Quanto ci costa tutto questo?

Questo vi piacerà un po' meno ma possiamo metterci d'accordo.

- Ok, per il pagamento metà ora e metà... - Alla consegna, chiaro.

No. Alla cattura.

Come, alla cattura?

Scusa, sei fiducioso nei tuoi giocattoli?

E poi ora sei un fornitore dello Stato.

La lotta alla mafia ha un prezzo, gli onesti aiutano le istituzioni.

Non fa una piega.

Va bene. Parliamo dei dettagli e del montaggio.

Un mio tecnico deve sempre essere presente.

Non c'è problema.

A me servirebbe...

...anche questo.

Ecco, questo può essere divertente.

Basta, fermati. Non mi piace così, non va bene.

Come non ti piace? Cos'ha che non va?

II colore. Questo bianco mi pare morto.

Come minchia deve essere? II bianco è bianco.

Si vede che questo bianco non è quello giusto, Tullio! Dai!

Me Io dici ora, Tony?

Di che colore Io dobbiamo fare?

Turchese. Lo voglio turchese.

Sì, la fata turchese. Siamo a posto.

- Buongiorno a tutti. - Bella, Pasquale!

Bella.

- Come va? - Tutto a posto.

- Minchia, Tony, complimenti. - Hai visto? Vieni, entra.

Che cosa. Un minuto e me ne vado. Volevo dirvi una cosa al volo.

Ho contattato Don Luchino, ma non mi risponde.

Vabbè, con lui ci ho parlato. Lo sa che devo cambiare aria.

Mangano Io sa dove sono. Per qualsiasi cosa, qualsiasi problema io ci sono.

- Ok. - Sempre a disposizione.

Lo ringrazi di tutto da parte mia. Mi raccomando.

Vabbè, ragazzi, come torno vengo a trovarvi. Se torno.

Mi hanno mandato in un posto che è una pista che sta a Posignone.

Mia moglie non ci vuole venire. Bisogna avere occhio con le mogli.

Vedi, lui per esempio ha trovato una ragazza sistemata.

Don Luchino, non ne parliamo. A Vincenzina tutto si può dire ma è una santa.

Si deve avere fortuna con le femmine. Mi fai questa cortesia? Mi raccomando.

- Ci mancherebbe. Ci vediamo. - Ci vediamo.

Bella questa tinta comunque. Le cose giuste.

- Visto? - Turchese.

Voglio il negozio turchese.

La ringrazia anche per tutto quanto.

- Altro? - No.

- Sono contento che mi abbia ricevuto. - Perché, sentivi la mia mancanza?

No. Ma ero preoccupato, ho pensato che poteva avere bisogno di aiuto.

Sta qua a casa con tutte le faccende da sbrigare.

Venivi tu?

Ci sarebbe mia moglie, magari. Oppure possiamo trovare qualcuno...

- No. - ...di fiducia.

Non ti preoccupare.

Non ho bisogno di niente. Gli altri che dicono? Fanno domande?

No, nessuno.

Certo che aveva senso dell'umorismo Vincenzina.

Un messaggio d'amore sopra il disegno del figlio di un pentito.

- Senti, invece il negozio come va? - II negozio è bellissimo.

Grazie, Don Luchino. Per me è pure troppo.

Ora finiamo i lavori di ristrutturazione e poi facciamo un bel brindisi.

- Però ci deve essere pure lei. - Vabbè, magari ci penso.

Non può mancare, Don Luchino. Ci tengo.

Va bene, Tony. Buonanotte.

La saluto, Don Luchino.

Con questo si passa da una telecamera all'altra. Una, due, tre e quattro.

Questo invece è per muoverle. Così, anche intorno.

Per zoomare basta spingere o in giù o in su questa levetta.

È lui.

Minchia, ce l'abbiamo.

Ne valeva la pena, no?

Vabbè, Barone.

- Abbiamo molte cose da fare. Vieni. - No, mi tocca il primo turno.

Potrebbero volerci giorni prima che compaia Di Filippo.

Lo so.

È lui, vero?

È lui. Lucio Raja.

- Ma quanto manca alla capanna? - Poco.

Da che parte?

Di lì. Da quella parte.

Non so come ringraziarti.

Di niente, Giovanni. Sono fesserie.

Non Io sai che per te faccio tutto?

Dammi questo allora.

Questo?

Manco morto. È costato 20 milioni.

Solo?

- Come si chiama quest'orologio? - Ebel.

- È bello, sì, ma come si chiama? - Si chiama Ebel.

Ebel si chiama.

Piano.

- Fermo, polizia. - Bella!

È arrivato Babbo Natale.

- Babbo Natale? - Guarda che bei regali t'ha portato.

Vediamo che giocattoli mi ha portato.

Minchia, che bello questo.

Bello, no?

- Dov'è, Antonio? - Che c'è?

- Abbiamo un re. - Ce l'abbiamo?

Giovanni, il re del mondo.

- Cazzo. - Ti prego, Dorino, riprovaci.

Non ti vuole parlare, Saverio, non ci posso fare niente.

Ma tu le devi far capire che l'ho fatto per lei. Per non perderla!

Invece io l'ho fatto per il contrario. Non mi chiedere di aiutarti ancora.

- Ti saluto, Saverio. - Aspetta, Dorino.

Dottore.

Comunque direi di avvisare Mazza.

Aspetta, eccolo.

- Quindi quanto è stato fuori? - Un quarto d'ora, 20 minuti al massimo.

- Sicuro? - Sì.

Un quarto d'ora.

Vieni qua.

No! Non ci posso credere.

Ma che è successo? Va a fuoco. Chiama qualcuno, fate qualcosa!

Chiama i pompieri!

Dai!

- Dai, prendiamone un altro. - No, fermo.

- Io che vendo poi nel negozio? - Vabbè, hai ragione.

- Pietro, me Io fai un negozio così? - Sì, e già mi comincia la concorrenza.

Minchia, calma, aspettiamo almeno che apro il negozio.

Don Luchino, buonasera.

Buonasera a tutti!

- Alla fine ce l'ha fatta allora? - Certo, mi è stata promessa una bevuta.

Noi veramente stavamo andando via, però...

Sì, però se vuole possiamo restare ancora un poco.

No, Monica, non ti preoccupare.

Sicuramente sarai stanca.

Grazie. Tony mi ha detto che mi avete pensato.

Mi piace questo colore, Tony. È bello.

- Don Luchino, se le serve il negozio... - No.

Resta! Ci dobbiamo fare quella bevuta, ne abbiamo parlato, no?

Tu vai a casa. Io arrivo dopo.

Va bene. Con permesso.

Signori, questo è un giorno di festa. Ma è anche un giorno di lutto.

Mia moglie Vincenzina non c'è più.

- Come? - Ma che è successo, Don Luchino?

Forse qualche volta Dio non ci vede bene e si sbaglia di grosso.

Ma io non sono qua per parlarne. Sono qua per brindare.

Questo dolore mi ha tenuto troppo tempo lontano da voi, ora sono tornato.

I nemici che abbiamo mandato in vacanza,

adesso li mandiamo tutti quanti all'inferno.

- Alla salute. - Alla salute.

Ora mi devi dire con chi dobbiamo cominciare.

Antonino Di Caro.

Con tanti saluti all'amico suo, Giovanni Brusca.

Che si prepara alla terza Guerra Mondiale.

- Che ha detto? - Antonino Di Caro parla con gli sbirri.

Non Io sapevi?

Allora vuol dire che questa storia la conosco soltanto io.

- Ecco il caffè. - Grazie.

Che minchia succede?

Questi non sono problemi tecnici, ci hanno mandati al buio.

Riprova, forza.

È inutile. Siamo bruciati.

Lo sapevo. Ci siamo avvicinati troppo!

- Ma ora che facciamo? - Quello che abbiamo deciso. Entriamo!

Bonanno, fai entrare gli uomini!

Carlo. Avevi ragione e ti ho dato retta, d'accordo? Adesso però fallo tu!

Per cortesia, facciamolo. Fidati di me, dimmi che ci stai.

- Ok. - Dai.

Deve pensare che ci siamo cascati.

Che più in là di questa baracca io non posso andare.

Deve stare tranquillo. Sta' tranquillo, Raja.

Tranquillo e muoviti.

- Tutto a posto? - Certo.

Allora, che mi dici? Questa ti piace?

Questa è una sistemazione come si deve. È giusto?

Si vede il mare, c'è spazio per la moglie di Spallone.

Una cosa che ho apprezzato molto: il videoregistratore.

No, ti devo ringraziare di cuore, veramente.

- Ci stiamo salutando? Cos'è? Un addio? - Direi di sì.

- Quindi? - Niente.

Siamo coglioni o Io sembriamo?

Andiamo a scoprirlo?

- Fermo. Stia attento che si rompe. - Ma finiscila.

- Avrà funzionato? - Speriamo.

Così mi date l'altro 50%.

- Minchia, che attaccato ai soldi. - Veramente.

Andiamo. Lo porto io, forza.

- Faccia attenzione. - Sì, attenzione.

Vai.

Pasquale Di Filippo.

Minchia, è Di Filippo!

Ma ti rendi conto? Di Filippo! Minchia, da domani potremmo avere pure...

Bagarella, Carlo.

Bagarella.

Raja, invece, mi sa tanto che Io perdiamo.

- Dottore, abbiamo anche lui. - Come?

Quando mi avete detto che l'aeroplanino era atterrato,

ho detto ai miei uomini di rientrare. Siamo stati fortunati.

Hanno intercettato Raja. Per questo Duck Io sta inseguendo con un altro dei nostri.

- Sì. - Restiamo a guardare, Saverio.

Potrebbe portarci da qualcun altro.

Va bene.

Duck, mi senti? Sono Saverio Barone.

È lì da 20 minuti. Non si è mosso.

Potrebbe ripartire da un momento all'altro.

Dobbiamo decidere in fretta cosa fare.

Restate dove siete! Va bene? Duck, restate dove siete!

Non Io perdete, mi raccomando.

- Vi mandiamo dei rinforzi. - Non si preoccupi, non Io perdiamo.

Duck, che succede? Mi senti? Duck?

Che è successo?

Che è successo, dottore?

Che è successo?

Devo ammazzarti, Saverio?

Ha ucciso un uomo. Gli ha spaccato la testa con un estintore.

Dove minchia si nasconde, Saverio?

Presto, da questa parte!

Avanti, svelti!

Duck!

È vivo!

Chiamate una cazzo di ambulanza! Veloci!

Non è male. Forse è un po' larga sulle spalle.

- Ma che dici, zio, è perfetta. - Dici?

- Portavi davvero questa? - Certo.

Io ero più secco di te. Praticamente ci ballavo dentro.

Ma questa c'era e questa mettevo.

Poi alla fine è diventata una specie di portafortuna.

Quando ce l'avevo addosso mi sembrava che nessuno potesse fermarmi.

Infatti nessuno ti ha fermato.

- Non devi sentirti obbligato a metterla. - Zio, per me è un onore.

Vieni, guardati qua. Qua ti vedi meglio.

Quando presero papà, tu c'eri.

Noi pensavamo che tutto era finito.

Invece tu ci dicevi che non era finito niente.

Ora noi per te ci siamo, zio. Io, Salvuzzo, mia madre.

Tutti ci siamo.

Bello mio.

Va', riposati. E fatti trovare pronto.

Sai che è davvero buona la carne? Mi pare diversa.

È diversa perché l'hai ammazzato tu, Saverio.

Carlo.

Deciditi.

O vieni a letto immediatamente, o prendi il telefono e Io chiami. Vedi tu.

Sono contento che sei venuto.

- Anch'io. Hai fatto bene a chiamarmi. - Vero?

Io e te non parliamo abbastanza. Siamo colleghi, dobbiamo parlare di più.

- Birra? - Sì.

Un'altra birra, per favore. Siediti.

So come ti senti per quello che è successo oggi. Perché è come mi sento pure io.

Però non è colpa nostra. Noi abbiamo fatto quello che dovevamo.

- Che stai facendo? - Fammi spazio, dai.

- Che stai facendo? - Dai.

Domani mattina facciamo richiesta dei reparti dei Vespri.

Dividiamo l'area da qua a Bivona in settori.

- Saverio. - Per cortesia, fammi finire.

Battiamoli a tappeto, uno dopo l'altro. Gli esterni, poi al centro.

Stringiamo il cerchio, capito? Due giorni, Carlo, e Io prendiamo.

Saverio!

Mi incazzo, quando pronunci il mio nome così.

Tu mi fai incazzare!

Non sono mai stato così vicino a Bagarella.

Non sono mai stato così vicino in tutta la mia vita.

E tu mi parli di uno che non conta un cazzo e potrebbe essere ovunque!

Grazie.

Sono anni che faccio indagini, Saverio.

Anni di latitanti persi, di buchi nell'acqua.

Ma ora ci sono. Ora ci siamo per davvero, Io stai capendo?

Arriveremo a Bagarella velocemente. grazie a Di Filippo.

Se prendiamo lui, poi prendiamo anche tutti gli altri.

- Tutti, compreso l'amichetto tuo. - Ehi, non è amico mio.

Tu devi imparare a perdere, Saverio. Perché ti succederà molto spesso.

E allora o resti là e ti lecchi le ferite, oppure ti rialzi e cerchi un'altra strada.

Io non mi lecco le ferite, Carlo. Io Io prendo.

Mi sono fidato di te, mi hai fatto arrivare a Di Filippo.

Di questo, giuro, ti sarò grato per sempre.

Ora ho bisogno che tu ti fidi di me.

Insieme Io prendiamo, Saverio.

Insieme.

Nei prossimi giorni ci mettiamo a osservare il covo di Di Filippo.

Alla prima occasione buona entriamo e Io riempiamo di cimici.

T'aspetto, Saverio.

Buonanotte.

Il covo di Di Filippo stava nel mezzo di niente.

Nessuna casa o baracca nei dintorni. Nessun punto d'appoggio.

Niente di niente. A complicare le cose

il fatto che Pasquale condivideva la latitanza con Domenico Spallone.

Due occhi in più da cui stare alla larga. Quattro, contando quelli della moglie.

Farsi beccare in questo caso, significava non solo far saltare l'operazione,

ma far capire a Bagarella quanto gli stavamo vicini.

Metterlo in allarme. Rischiare di perderlo di nuovo.

Comunque Bagarella al momento pareva l'ultimo dei pensieri di Di Filippo.

Tira, Tommaso! Bravo.

Usciva di casa solo per vedere gli allenamenti del figlio.

Bravo a papà.

Ala destra in una squadretta da due soldi di cui Pasquale era presidente.

Un latitante presidente di una squadra di calcio.

- Vai, Tommaso. - Dai.

Adagio però, giusto. Dai che non ti sei fatto niente, gioca.

Succede anche questo nella nostra bella città.

In ogni caso, dopo alcuni giorni di osservazione,

Di Filippo aveva finalmente svelato il suo punto debole.

E saper sfruttare le debolezze, è il compito di ogni buon magistrato.

Io invece cos'ero? Cos'ero diventato io?

Capitano Bonanno dice che la postazione è attiva. Cosa facciamo?

Aspettiamo il dottor Barone?

No, andiamo.

- È andato. - Vai.

Ma vaffanculo.

Sta tornando. Ragazzi, tutti fuori.

Ricevuto. Fuori, tutti quanti!

Fuori!

Sempre qua stai? Levati!

Ha imboccato il vialetto verso casa.

Vaffanculo.

Ho lasciato aperto.

Dove minchia l'ho messo l'accendino?

Minchia, se l'è fottuto Spallone.

È qua.

No, glielo devi passare nella guida. Guarda, così.

- Così. - Poi?

- Poi lui va qua. - No, Tony, sotto deve andare prima.

- È troppo complicata. - Sei tu che non Io sai fare. Guarda.

- Lo devo fare io sennò non mi ricordo. - Va bene, fallo tu.

Dai.

Questo si deve infilare qua. È giusto?

Cos'è quello sguardo? Ti pare che non l'ho capito che qua non mi ci vedi?

No, invece ti sbagli.

Solo che a me sembra strana questa cosa.

- Quale? - Questa.

Che improvvisamente ti mettono qua a vendere jeans.

Guarda che questa gente fa così. Da un giorno all'altro cambiano tutto.

Magari è una specie di buona uscita. Dopo quello che ho fatto per lui.

Ci pensi? Un negozio tutto per noi.

Ho imparato a fare l'autista? Posso imparare pure questo.

Ho solo paura che ci facciamo illusioni un'altra volta.

E noi non facciamocene.

Però fidati. Perché stavolta ho una bella sensazione.

- Dottore. - Don Luchino.

Minchia, bellissimo qua.

Hai messo a disposizione la tua terra per il bambino.

E io quelli che mi aiutano non li dimentico, Antonino.

Don Luchino, per me è un onore.

Vieni.

- Queste macchine? - Ti ho fatto una sorpresa.

È arrivato il momento di sederti a tavoli più importanti.

Grazie, Don Luchino.

Mio nipote Giovanni Io conosci?

II rispetto per tuo padre era così grande che mi pare di conoscerti da sempre.

Chi parla con gli sbirri non si deve permettere di nominare mio padre.

Giovanni!

- Levatelo da qua. - Aiutami.

Zio, non dici niente?

Ti tremavano le mani.

Giovanni, ci vuoi dare una mano pure tu?

Non voglio levare l'onore a tuo nipote.

Però un ricordo di questa bella giornata me Io prendo.

Prendi il bidone.

Fallo fare a mio nipote.

Vai. Prendilo da sotto.

Mi raccomando, girati e non respirare.

Bagarella, Mangano, Giovanni Riina. Ce li dobbiamo portare sempre qua.

Pensano di poter fare come vogliono.

Ma come cambia il vento,

giuro sul Signore che gli rompo le corna. A tutti.

Ma che minchia ridi, Giovanni?

Oggi è un grande giorno, Enzino.

Un grande giorno.

Tieni, Enzino. Mettitela pure tu.

Siamo arrivati.

Ma dove siamo?

- Aspettate che vi apro io. - Va bene.

Vieni, Rosario, vieni da papà.

- Vieni. - Non ti spaventare.

Vieni qua. Vieni da papà.

- Ma che fai? - Vieni qua.

Zitta. Vai che arrivo.

Vieni, Enzino. Vieni, cammina.

Vieni.

- Giovanni, la finiamo col teatrino? - Aspetta, rilassati.

- Ho detto che faccio io. - Mi dici dove mi hai portato?

Ti ho portato a casa, Enzino.

Enzino! Vieni, ti faccio vedere la tua stanza.

Sai come ci si sta?

Allora? Non dici niente?

Ma che minchia fai?

Hai costruito un castello! E io non ne sapevo niente!

- Enzino... - Enzino un cazzo.

Tu stai sempre col Tedesco, a fare progetti.

E io che sono tuo fratello è come se non esisto.

Non esisti?

Ma che cazzo dici?

L'hai guardata bene la stanza o hai fatto finta?

- L'ho guardata. - Si vede che l'hai guardata a minchia.

A minchia l'hai guardata! L'hai vista la poltrona?

Sì.

La poltrona che prese papà insieme alla televisione.

Che tornava a casa la sera e ti trovava sempre col culo piazzato là sopra.

Come Io facevi incazzare. La fuciliera di zio Mario, l'hai vista?

Ti ricordi quando a quattro anni prendesti il fucile e ce Io puntasti addosso?

Sì. E tutti a dirti: "Enzino, stai buono."

Se sono sopravvissuto a questo, non m'ammazza più nessuno.

Dentro queste mura, dentro la mia casa,

io ci porto te.

Ci porto mio fratello e nessun altro.

- Pronto? - Sono la segretaria del procuratore capo,

- Andrea Elia. Posso passarle il dottore? - Certo, sì.

- Buonasera, perdoni il disturbo. - Buonasera, dottore.

È da stamattina che provo a chiamare il dottor Barone, non risponde.

- Lei ha notizie? - No, a dire la verità, non l'ho sentito.

Mi faccia una cortesia. Controlli a casa se non è di disturbo.

Ci mancherebbe. Nessun disturbo, dottore.

- Avete visto il dottor Barone? - No.

Dottore! Dottor Barone!

Vai di là.

Dottore!

Che stronzo.

- Non parte. - Parte.

È vero che parti? Dai, piccola.

Dai.

Eccola che parte.

Hai visto che è partita?

Respira, Saverio.

Non hai respirato mai nella tua vita. Vai!

No, Giusy, il bambino ha un futuro. Ma non Io dico perché è figlio mio.

Pasquale, ma non starai esagerando?

No, ma ha un mancino che è una cosa scioccante.

A proposito. Mi ha detto di nuovo quella storia del vestito per la festa a scuola.

Vabbè, passamelo.

- Tommasino, ti vuole papà. - Pronto?

Io e te abbiamo fatto un discorso, giusto? O sbaglio?

- Ma i miei compagni... - Mio figlio non Io vesto da sbirro.

- Mi è permesso? - A me piace pure la pistola.

Allora, senti una cosa, gioia mia. Ascoltami bene a papà.

Tu hai presente il rispetto che portavano a nonno Masino? Pure se è in carcere.

Secondo te si è mai messo un cappello da sbirro?

Si è mai messo una divisa, un lampeggiante sulla macchina?

- No. - No, perché il rispetto,

quando te Io meriti, te Io devi guadagnare.

Chi mette la divisa è perché non sa meritarsi il rispetto.

Quando torna a casa e se la leva, sai che rimane?

- Niente, a papà. - Pezzo di merda.

Poi ti dico un segreto. La pistola ce l'ho anch'io, appena torno te la faccio vedere.

- Promesso? - Passami la mamma.

Giusy, speriamo che si convinca.

Dai, rispondi.

- Sì, pronto? - Dorino, passamela, voglio parlarle.

- Allora? - Non è qui Saverio.

- Ma che dici? - Ha preso macchina, Carlotta ed è andata.

Ha bisogno di giorni per riflettere.

Ma riflettere di che cosa? Da quanto è partita? Dov'è?

Credi che con me ci parli? Che si confidi?

So soltanto che è incazzata nera.

- Perché non me l'hai detto? Da quanto? - Non mi mettere in mezzo!

Da quanto tempo?

Respira, Saverio.

L'hai ammazzato tu, Saverio.

Hai detto che qualsiasi cosa succeda dobbiamo restare uniti.

Che possiamo tenere tutto sotto controllo. È ancora così, vero?

Tu parli di fiducia? Fai tutto da solo. Non Io sai fare sto mestiere Barone!

Sei un disadattato, un egoista!

Devi vincere a tutti i costi? Del bambino non te ne frega un cazzo!

A posto. Se li può provare.

Vediamo.

Si guardi.

Sì, mi sembrano belli.

Bravo.

Io Io dico sempre: Tony dove Io metti Io metti, impara subito. Quant'è?

No, Don Luchino, ci mancherebbe. Si figuri.

Ho chiesto quant'è.

Per un orlo sono 5.000 lire.

Cinquemila lire. Uno, due, tre, quattro e cinque.

L'accompagno a casa, Don Luchino. Andiamo?

No. Non ti preoccupare. Ora mi faccio una bella passeggiata.

- Ti saluto, Tony. Buon lavoro. - Arrivederla.

Andiamo!

- Presto. - Ma perché?

Muoviti!

Prendi questa palla, dai! Adagio però.

- Spallone! - Abbiamo la casa piena di cimici.

Noi cambiamo aria. Fallo pure tu.

Spallone!

Cazzo.

Giacomo, la palla. Dai.

Dottore, ha sentito? Che facciamo?

Aspetti in linea.

L'hai ammazzato tu, Saverio. È sapore del sangue.

Non sono un cinghiale, coglione.

Capitano, sta andando via. Che facciamo?

Rispondi al telefono, Saverio, Io so che ci sei. Rispondi.

Cristo, se ne sta andando!

Testa di cazzo.

Carlo.

Non so neanche perché ti sto chiamando visto che non vuoi lavorare.

Spallone ha scoperto le cimici. Abbiamo dieci secondi per decidere che fare.

Se li arrestiamo, perdiamo Bagarella.

Se non li arrestiamo, gli raccontano tutto e Io perdiamo comunque.

Mi stai capendo, sì?

Lo sai che c'è, Saverio? Vaffanculo.

Avevi detto che li prendevamo insieme, invece li prendo da solo.

Cinque secondi.

Che minchia facciamo?

Arrestiamoli.

Ben tornato.

- Bonanno, arrestiamoli. - Perfetto.

- Forza, scendi! - Fermo.

Fermati o sparo!

- Fermati! - Muoviti!

Lasciami! Pezzo di merda! Vaffanculo!

Tedesco, vai a farti una passeggiata. Qua restiamo noi.

Ciao, Giuseppe.

Vieni. Sposta il tavolo. Enzino!

Tieni questa.

Vieni qua.

Qua.

Minchia. Ma quante sono?

Ti piace?

Bello.

In Arabia sai come li chiamano? I martelli di Allah.

Dice che buttano giù gli elicotteri russi, Enzino.

Gli elicotteri.

Lo so che fine facciamo.

Non so come andrà a fine col bambino, o se Don Luchino ci porta all'inferno con lui.

Ma sia se vinciamo, sia se perdiamo, Enzino,

Io facciamo assieme.

Io e te.

Non ti preoccupare, Giovanni. Ci resto io con lui.

Grazie.

Entra.

Vai.

Per stare qua servono i coglioni.

Ferma qua.

Ventiquattro cazzo di ore! Io non voglio perdere il lavoro per colpa sua!

Leonardo, ti calmi per favore? Su.

Ho fatto una passeggiata, 200 metri. Vogliamo farne un caso diplomatico?

Duecento metri? Devo credere che lei ha passato un giorno intero qua dentro?

Sei libero di credere quello che vuoi perché non m'interessa.

- Dai, andiamo. - Allora cos'è successo alla sua macchina?

Un cretino me l'ha presa mentre faceva retromarcia.

- Un cretino? - Dai.

- E quella ferita in testa? - Minchia, che palle!

Sono caduto dalle scale. Ti piace? Possiamo andare?

Prima passiamo in farmacia.

Va bene, andiamo in farmacia.

Dottore.

Lo so che sono giorni difficili, ma non sono il suo guardiano.

Io sono con lei, e lei con me ci deve parlare.

Va bene?

Mi ha fatto spaventare.

Elia ci dà tempo fino a domattina, poi comunicherà alla stampa l'arresto.

Comunque qua dentro attaccano fra tre ore, cerchiamo di farcele bastare.

- Di chi è questo posto? - Del cognato di Bonanno.

- Che hai fatto là? - Niente.

- Da quanto tempo non ti fai una doccia? - Onestamente? Non mi ricordo.

Qualsiasi minchiata devi dire o fare, ora o mai più.

I tuoi casini personali devi lasciarli fuori, ok?

Giada se n'è andata. Doveva lavorare a Roma, non s'è presentata.

Non risponde e non ho idea di dove sia.

Questo è tutto. Più o meno.

Mi dispiace.

Però adesso vedi di non pensarci.

Allora.

Caltagirone, Rovello.

Trapanese, Pistocchi.

- Com'era quell'altro? - Mezzacosta?

Mezzachiesa, una roba del genere.

Vabbè, uno più uno meno non cambia.

Sono solo quelli che ci sono venuti in mente senza nemmeno impegnarci tanto.

Che comunque vuol dire 41- bis.

Che vuol dire fine pena: mai.

L'avrebbe confermato pure il suo avvocato, se avesse fatto l'onore di raggiungerci.

Va bene. Oppure?

Bravo, Di Filippo. Vedi che ci capiamo. Io e lei ci intendiamo al volo, vero?

Potete spegnere questi forni per favore?

No.

II padrone ci ha detto di portare a temperatura i forni. II pane.

Tanto facciamo in fretta, no?

Sa che fine fa Bagarella, se viene fuori che ha collaborato?

Sparisce.

Esattamente. Vedi che è bravo?

Allora, io e lei domani mattina ce ne andiamo in procura,

e buttiamo giù una dichiarazione d'intenti per la collaborazione con la giustizia.

Non rida, perché lei ora mi dice dov'è Bagarella.

Noi andiamo e ce Io prendiamo, subito.

Io vi aiuterei.

- Però non Io so dov'è. - Male, Di Filippo.

- Cominciamo malissimo. - Non mi credete? Non Io so dov'è.

Secondo voi quando dobbiamo parlare ci invita a casa per un caffè?

- Pensate davvero che funzioni così? - E com'è che funziona? Diccelo.

Ci vediamo sempre in un posto diverso.

Come fa mezza chiamata, butta la scheda e cambia numero.

Siete convinti di essere voi a stare addosso a lui,

ma è lui che sta addosso a voi. Ma da anni ormai.

Non avete capito niente.

Quello ha una radio con la quale sente tutte le comunicazioni degli sbirri.

A distanza di chilometri. Come c'è un ordine d'arresto, Io sa prima di voi.

Guardate che facce.

Non se l'aspettavano.

Che cazzo ti ridi?

Pensi basti la buona volontà per evitarsi il 41- bis?

Non Io so dov'è.

Non mi faccia perdere tempo, Di Filippo.

Posso indicarvi uno che Io sa.

Vi posso dare l'autista.

Vada avanti, Di Filippo.

- Chi mi dice che posso fidarmi? - Pasquale.

I buoni siamo noi. E cambiamo idea in fretta.

Se non mi dici quello che mi devi dire adesso, magari domani non m'interessa più.

Si chiama Tony.

Ha un negozio di jeans vicino alla stazione. Vi interessa?

Vieni di là.

- Calmo, Carlo, ragioniamo. - Sì.

La voce dell'arresto di Di Filippo starà girando.

Se non Io mandiamo in carcere, capiranno che collabora.

Lo so. Quel Tony Io possiamo agganciare solo domattina quando apre il negozio.

- Non ce l'ho una soluzione. - Io sì.

- Mandiamolo in galera. - Sì.

- Sì. - Bell'idea, bravo.

Perché no?

Della nostra chiacchierata sappiamo solo io e te. Possiamo fare come cazzo ci pare.

- E con Elia come la mettiamo? - Glielo spieghiamo per bene.

- Dopo aver chiamato la penitenziaria. - Che equivale a fare come cazzo ci pare.

- Lo vedi che mi segui. - Saverio...

È l'unico modo, Io sai.

Se qualcosa va storto in quel negozio vicino alla stazione,

se Tony capisce che gli stiamo dietro,

Di Filippo dal carcere esce in orizzontale.

Sinceramente, io me ne fotto della vita di questo pezzo di merda,

hanno un bambino da un anno e mezzo.

- 582 giorni. - Appunto, 582 cazzo di giorni.

- Sempre se è ancora vivo. - È vivo, Carlo.

Ok.

Ti mandiamo in carcere. Devi fidarti.

Col cazzo! Io dentro non ci vado! Io dentro non ci vado.

- Tira fuori i coglioni, Di Filippo. - Sei un pezzo di merda!

Mi avevi dato la parola! Io mi sono fidato!

E allora continua a farlo. Tranquillo, noi ti portiamo fuori da lì.

Quelli mi ammazzano! Lo capiscono subito quello che succede.

Pasquale, quarantotto ore. Non un minuto di più.

Noi prendiamo Bagarella e tu sei fuori dall'Ucciardone.

Parola mia.

Sono morto.

- Fidati. - Sono morto.

Andiamo, Di Filippo.

Passiamo alla cronaca. In manette poche ore fa il boss Pasquale Di Filippo,

uomo di fiducia del superlatitante Leoluca Bagarella.

Il procuratore di Palermo, Andrea Elia, ha dichiarato che sarà richiesta per lui

l'applicazione del carcere duro. Un'importante vittoria questa,

nella lotta alla mafia corleonese.

Responsabile del rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo,

figlio del pentito Santino Di Matteo, di cui non si hanno notizie da oltre un anno.

Va bene. Sì.

Signore, si sente bene?

No, non è niente. No, sto bene, grazie. Sto bene.

È sicuro?

Grazie. Sto meglio. Grazie.

- Dai, Aurora, andiamo, facciamo tardi. - Mi scusi.

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