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[Tony Hawk] Sentivo il vento dalla Baia di San Francisco

mentre aspettavo il mio turno in cima alla rampa.

Mi rimanevano pochi minuti e decisi di tentare il 900.

[rollio di ruote di skateboard]

[rollio crescente di ruote di skateboard]

[Tony Hawk] Non mi era mai riuscito il 900 e non mi riuscì neanche allora.

Ogni volta mi buttavo, provavo la rotazione, cadevo,

mi rialzavo e ricominciavo.

Niente.

Non avrei smesso per nessun motivo.

Al dodicesimo tentativo, lo spin era veloce e l'altezza sufficiente.

Spostai il peso all'indietro.

E mi accorsi che stavo risalendo sull'altro lato della rampa.

Dopo 13 anni di tentativi a vuoto, ero riuscito a fare il 900.

Finalmente!

Tutti impazzirono di gioia. A chi importa della gara?

Lo skate non ha a che fare con la vittoria.

Lo skate è fare il meglio che puoi e apprezzare chi fa altrettanto.

È provare un trick, anno dopo anno,

e quando ti riesce, condividere la felicità con gli altri.

Io non ho vinto...

e nessuno ha perso quella notte.

[musica dalle cuffiette]

Non male, Sam. Sembra un po' un pezzo delle Breeders, però...

Non male? Tu sei matta.

- Chi sono i Breeders? - Le Breeders, ignorante.

Poi te le cerchi, adesso dobbiamo andare.

Ancora? Ti ho detto che non mi va!

Neanche a me va tanto.

Ma ci devo andare. Mi accompagni e poi vai via.

Dai, sono in ritardo.

No, poi tu fai la spiritosa. Io non ti sopporto quando fai così.

Fai come ti pare, io mi arrangio da sola.

Aspetta. Facciamo la trattativa.

Ah.

Allora, io non salgo. Mi lasci il motorino anche domani.

- Vediamo. - E dieci euro.

Sei matto? Cinque. Dai.

- Cinque. - Muoviti.

Ok.

Grazie.

- Sali cinque minuti? - No!

Ma come? Dai! Come torno?

Un taxi costa tanto.

Ti fai accompagnare.

Vabbè.

E se incontro un maiale che mi molesta?

Altri cinque euro, dai!

Ecco la nostra Donatella.

- Antonella, ma quale Donatella! - Scusa.

Le tue cose sono piaciute tantissimo. Vieni, ti presento.

Carissimo, benvenuto! Come va?

[musica jazz in diffusione]

[dialogo non udibile]

[labiale muto]

- Ti faccio ridere? - No, perché?

O ridi di me o sei pazzo. Non c'è nient'altro di cui ridere qua.

Magari ho riso di una cosa che mi è venuta in mente.

- Tipo? - Che ne so?

Succedono tante cose che fanno ridere.

Credi di concludere qualcosa, vero?

Come fai a dirlo?

Non hai un solo muscolo rilassato.

Comunque non concluderai.

- Se ti annoi tanto, perché sei qui? - Perché è casa mia.

Ah.

Non potevi uscire?

Sono in punizione. Ho preso tre a greco.

E dove vorresti essere?

Qui, su questo divano. Ma senza nessun altro nella stanza.

Quindi neanche te.

- Vabbè, scusa se... - Scherzavo! Andiamo in camera mia?

Sì, ok.

Non so neanche come ti chiami. Io sono Alice.

- Samuele. - Chiudi.

Vieni.

Tu prima porti i ragazzi a letto e poi gli chiedi il nome?

Ha, ha!

Vai, scegli tu.

Questi sono dei ragazzi californiani che hanno rivoluzionato lo skate.

L'avrò visto duemila volte. È bellissimo.

Tu sei bravo?

- Me la cavo, certo non sono Tony Hawk. - Ma chi, quello dei buchi neri?

- Quello in carrozzella? - No, il più grande skater di sempre.

- L'avevo capito, scherzavo! - Ah, scusa.

Potremmo uscire insieme un giorno.

Tu non hai un ragazzo?

No. Ci siamo lasciati tre giorni fa, dopo due mesi.

Sono a pezzi, come avrai capito.

- E perché vi siete lasciati? - Non mi piaceva il sesso con lui.

Ah, certo.

Alice? C'è il brindisi di là, venite?

Sì, ora veniamo.

Questa aveva un'amica.

In teoria potrei rifarle tutta la tappezzeria di casa.

Non me l''aspettavo. È una cosa veramente figa!

E sai che ti dico? Per me quest'anno abbiamo svoltato.

Dove vai? Il motorino è qui!

- Ho capito. Non c'è bisogno di urlare. - Chi ha urlato?

Dico in generale, se mai...

- A te com'è andata? - Che cosa?

- Samuele! Mi chiami? - Sì, ok.

- Sì. - Ciao, Anto!

"Ciao, Anto"? Quindi la conosci?

- Bella, Sam. - Bella, Lepre.

- Perché ti sei fermato? - Mi è venuta un po' paura.

- Ho conosciuto una. - Dove?

A una festa a casa di amici di mia madre.

- Quindi è una vecchia? - No, ha l'età nostra.

- Che faceva alla festa? - Ci abita.

- Abita alla festa? - Non alla festa.

Abita nella casa in cui c'era la festa. È la figlia degli amici di mia mamma.

Aspetta un attimo.

Ok, ci sono.

Ok.

Domani andiamo al cinema e ho paura di rovinarmi la faccia.

Come fai a rovinarti la faccia al cinema?

Non al cinema, qua! Ho paura di cadere e poi domani faccio schifo.

Ho capito.

Però ammettiamolo, dai: non sei una meraviglia.

La faccia rovinata può essere un vantaggio.

- Grazie, Lepre. Sei un amico! - Di niente. Quando vuoi, io sto qua.

- Mi dai proprio tanta fiducia. - Dai, dai!

[Tony Hawk] Ricorderò sempre la gara che feci a 16 anni a Trashmore

per due motivi: divenni il primo skater professionista

a vincere tre gare consecutive.

E poi, soprattutto, persi la mia verginità.

Durai la metà di un run in una gara di vert.

Quarantacinque secondi diviso due...

ventidue e mezzo.

A scuola faccio schifo. Dopo la maturità smetto.

- Se ci arrivo. - E che fai?

Boh! Le ho provate tutte: fotografia, musica, sport.

I miei mi compravano tastiere, macchine fotografiche, attrezzature da scherma.

Mi ero appassionata all'equitazione. Ho smesso sennò mi compravano un cavallo!

Perché smetti sempre?

Non ho nessun talento in particolare, lo capisco subito. È inutile insistere.

Secondo me non è così. A volte a forza di insistere riesci a fare le cose.

Sai quante volte cadi prima di fare un trick con lo skate?

Non ho capito niente di quello che hai detto.

Comunque mio padre ha già deciso che farò Legge e poi lavorerò con lui.

Ma tanto non mi laureerò mai.

- I tuoi invece? - Mia madre mi lascia abbastanza in pace.

- Mio padre... - Che fa tuo padre?

Il tecnico TV.

Lui e mia madre si sono lasciati poco dopo che sono nato io.

Tua madre doveva essere giovane quando sei nato.

- Aveva 16 anni. - Come noi.

Che hai fatto qua?

Niente, lo skate...

Tra poco inizia il film.

E se invece andiamo da me?

[Sam rutta]

Scusa! Oddio, che figura!

Scusa!

I tuoi dove sono?

- Aspetta. E se ritornano? - Appunto, sbrighiamoci.

Hai qualcosa?

In che senso?

Ah, no.

- Non ti sei portato niente? - Io pensavo di andare al cinema.

Che carino! Vedo in camera dei miei.

- Ta-ta! - Sei sicura che funzioni?

Perché non dovrebbe funzionare?

- Magari è scaduto. - Maggio 2017.

Che c'è? Non vuoi più farlo?

No, sì, sì! È che... non lo so.

Perché...

I tuoi potrebbero...

Se non vuoi più farlo, puoi andare.

Va bene.

- Vado. - Ma guarda questo!

Ma vaffanculo!

A te e alla tua superiorità del cazzo!

- No, Alice... - Pensi che sia troppo stupida per te?

No. Non lo penso per niente.

Sei la ragazza più bella che conosco.

Sì, vabbè!

L'altro giorno quando ci siamo conosciuti,

ho pensato: "Una così non mi noterà mai, a meno che non sia cretina".

- Ecco, appunto. - Aspetta.

Poi invece ci siamo conosciuti e ho scoperto che sei simpatica, intelligente.

- Quindi? - Fammi parlare.

Vediamo se riesco a spiegarmi.

In questi giorni ho fatto tante cose,

però ho pensato solo a te

e a come non fare casino.

E poi guarda, ho fatto un casino.

Ma è perché sono io lo stupido.

Tu sei perfetta, sei fantastica.

Io non mi sento all'altezza.

- Voglio dire... - Ho capito.

Prometti di ridirmelo ogni tanto?

Il preservativo.

- Tutto bene? - Sì, sì.

[gemito di Sam]

Ecco.

[respiro affannoso di Sam]

Che dici, sarò durato 22,5 secondi?

- Ma che domande fai? - Ti prego, è importante.

- Non lo so, magari anche 25. - Sì!

[voci non udibili]

Piano!

Una sera potremmo invitare tua madre a cena.

Magari con il suo compagno?

Ora stranamente non ne ha uno.

Ne avrà avuti una decina, che io ricordi.

Nello sgabuzzino abbiamo il cimitero delle cose lasciate dai fidanzati.

- Tipo? - Ci sono scarpe, spazzolini.

Però anche cose utili: un rasoio elettrico, occhiali da sole.

- L'ultimo ha lasciato una stampella. - Una stampella?

- Vuoi dire una gruccia? - No, una stampella.

- Sì! - Come ha fatto ad andarsene?

- Non saprei. - Magari un po' claudicante.

Un po' distratto.

Lepre, che c'è?

Senti, Sam. Hai presente tua mamma?

Sì, ce l'ho presente mia mamma, perché?

In questo momento sta con qualcuno?

- Perché ti interessa? - Così, per sapere.

Per sapere...

Secondo te mia madre quanti anni ha?

Quanti anni ha?

Boh. 20, 23?

- Ti aiuto: quanti anni ho io? - Che c'entri te?

Io tra un mese ne faccio 17. Quindi mia mamma...

Ah, è tua mamma! Certo, non avevo fatto il collegamento.

Tranquillo. Può succedere.

Però non dirle che te l'ho detto.

Non mi va di avere una storia con una così grande.

- Sarò una tomba. - Grazie. Bella!

- Certo che sei di compagnia! - Che palle, mamma!

Non capisco perché non risponde.

Magari si sta facendo una doccia oppure ha il telefono scarico.

- Posso farti una domanda? - No.

Voi fate sesso?

- E tu? - Io? Vuoi sapere se ho mai fatto sesso?

Sì, è capitato. Sei la risposta a questa domanda.

- Comunque, sono affari miei. - Va bene, sono affari tuoi.

- Però sai che averti avuto a quell'età... - ...è stata la cazzata della tua vita.

Abbiamo fatto mille volte questo discorso.

Che palle!

- Dove vai? - Al bagno!

Col telefono?

Ha proprio capito subito che cosa...

Ma va!

Posso prendere il ketchup?

Sì. Tieni.

- Grazie. - Prego.

Grazie.

- Perché non rispondi ai messaggi? - [Alice] Scusa!

Avevo il cellulare scarico, poi ho fatto la doccia! Mi perdoni?

No, tranquilla. Avevo immaginato.

Io sono a cena con mia madre. Una rottura.

- Ti richiamo dopo, ok? - Va bene.

- Ok. - A dopo.

- Ciao. - Ciao.

...del rapporto con il tessuto.

O dei piccoli timbri, ma ci inventiamo di tutto.

Le mani sono un classico. Mettere le mani nel colore...

Eccolo qua!

Marco, mio figlio Sam.

- Ciao. - Ciao. Suo figlio.

- E Giacomo, suo figlio. - Ciao.

- Marco è uno skipper. - Ah.

- Porta le barche a vela! - So cos'è uno skipper!

- [Marco] Finisci l'hamburger. - No.

Tu non perdi tempo, eh?

Che ho detto?

Che palle! Il preservativo?

Basta che vieni fuori.

Dici?

Beh, dai, quasi un minuto.

È un record!

[Antonella] Ho immaginato le cose peggiori.

Ho perso qualche anno di vita in due minuti.

Per farla breve, si era arrampicato dentro al passeggino

e che stava facendo? Dormiva!

La signora mi fa: "Stai attenta al fratellino che se lo sa la mamma!"

Mamma aveva già dato!

- Com'è stato avere un figlio a 16 anni? - Vabbè. Chi prende il caffè?

Io. Non lo pressare troppo, l'ultima volta faceva schifo.

È stata una disgrazia, una rovina. È una maledizione di famiglia.

Io volevo fare l'attrice. Ero pure brava, modestamente.

Davvero, ero portata.

Poi ho aperto una tabaccheria. Lei voleva fare Architettura.

Invece si è messa a dipingere le pezze.

Il padre di Sam... quello non avrebbe combinato niente comunque.

Per rispondere alla tua domanda, è stata una cosa forte.

Non vorrai mica sentire questa storia? È una palla!

- Mamma, dov'è il caffè? - È lì, tesoro.

No, al suo posto non c'è. Qua è sempre tutto un casino!

- [Antonella] È qui. - [nonna] Quanto è polemico!

- Dove è sempre stato. - [nonna] Sei carina.

- Grazie. - Tuo padre che fa?

- L'avvocato. - Bene. È sempre meglio averne uno.

[nonna] Potendo...

[voce non udibile]

Il professore Settembrini non ha mai saputo insegnare, né lui né il padre,

che era laureato in lettere, ma insegnava matematica.

Non t'ho mai chiesto, Samuele: cosa pensi di fare dopo il liceo?

Ho un po' di idee in testa.

Guarda che glielo puoi dire.

Finito il liceo, andrà un anno in California.

- Bello! - A Venice Beach.

- Lo skate è stato inventato lì. - Interessante. E poi?

Poi pensavo Architettura.

Mi piace molto Storia dell'Arte, e anche disegnare.

Tua madre che ne pensa?

Lei mi dice di fare quello che mi piace.

A proposito, nuovi "lasciti"?

Oggetti abbandonati nello sgabuzzino?

Il cimitero degli ex...

Non mi pare.

[Tony Hawk] Improvvisamente mi sentivo soffocare.

Mi aiuti?

Non ero pronto per quel genere di relazione.

No, aspetta, fammi finire, domani ho il compito.

Volevo essere me stesso.

Volevo essere libero.

Volevo andare sullo skate.

[squillo di telefono]

[squillo del telefono]

[squillo del telefono]

[squillo del telefono]

- Ciao. - Ciao.

- Ti ricordi di Marco? - Ciao.

Ciao.

È passato per vedere dei miei lavori.

Stavamo prendendo un tè.

Dove sei stato?

- Tuo figlio ha mai provato? - No, ha solo otto anni.

Non ha mai avuto occasione. Puoi insegnargli tu o è troppo presto?

Dopo volevamo prendere qualcosa in rosticceria, ti va?

Ok. Però io mangio in camera mia.

- Niente Alice, stasera? - Ah-ha! Chi è Alice?

- La sua fidanzata. - Una cosa seria?

- No. - Serissima!

- Non andava tutto a gonfie vele? - Già parli per metafore marinare?

[suono del citofono]

Mamma, è Alice.

Dille che non ci sono.

No, dille che sto male.

No, dille che siamo in gita scolastica e ci hanno sequestrato i cellulari!

Ti prego. Ok?

[suono del campanello]

- Ciao, Anto. - Ciao.

Scusa se ti rompo, ma Sam è in casa?

- No, è uscito stamattina. - Non riesco a parlargli.

Non ti preoccupare, quando torna, gli dico di chiamarti.

- Grazie. - Di niente.

- Scusa ancora. - Ma figurati!

Ciao.

- Sam, che succede? - Niente.

Niente.

Se la vuoi lasciare, glielo devi dire.

Ok.

Dai, torna di là da Mister Simpatia!

Va bene.

[chiude la porta]

[Antonella] Si può?

Auguri, vecchione!

Ehi!

- Grazie. - Soffia!

Visto che è il mio compleanno, posso saltare scuola?

Ma è domenica, sono le 10.

Che bello! Allora posso dormire un altro po'?

- Tranquillo, ti chiamo per pranzo. - Ok.

[vibrazioni del telefono]

No.

- Ciao, mamma. Io esco. - Dove vai?

Viene tuo padre a pranzo!

- Ciao. - Ciao.

- Ti voglio bene, mamma. - Anch'io.

- Auguri. - Grazie.

- Sono in ritardo. - Veramente sei arrivata prima di me.

Di tre settimane.

- Non ti è mai capitato prima? - No.

- Sei andata da un dottore? - A fare che?

Non lo so. Non si fa così?

No, penso si compri un test di gravidanza.

Ah, ok. E l'hai comprato?

No. Volevo che mi accompagnassi tu.

Certo.

- L'hai detto a qualcuno? - Come no?

Ho appeso i manifesti nel quartiere, non li hai visti?

Allora che facciamo, andiamo a comprare il test?

Ok.

Magari domani, no?

Sì. Meglio domani.

Faccio le scale di corsa, ma il motorino non parte.

Vado alla fermata davanti casa e una signora mi fa: "Oggi è sciopero".

Allora mi sono messo per strada a fermare le macchine.

Non se n'è fermata una! Allora che ho fatto?

- Sei venuto a piedi. - Dieci chilometri!

- Stavo a Boccea! - L'anno scorso era Monteverde!

È sempre stato Boccea.

Monteverde, Boccea, il problema è un altro.

Sono 17 anni che sentiamo questa storia.

Abbiamo l'eroe che ha fatto qualche chilometro a piedi

e invece la povera stronza in sala parto a spingere e urlare... Ma per favore!

Tutte le donne partoriscono. Nessuno fa quello che ho fatto io!

Certo, perché gli altri fanno benzina al motorino!

- Tanti auguri a me! - Amore di nonna.

17 anni fa a quest'ora eri un ragnetto.

Ragnetto? Era un mostro!

- Mi ricordo, sono arrivato tutto sudato. - Ricomincia!

- [nonna] Spegni le candeline. - [Antonella] Auguri!

[Tony Hawk] Mi disse che aveva fatto il test e che sarei diventato padre.

Non che l'avessi proprio previsto,

ma fui felice lo stesso.

Grazie al cazzo!

Tu avevi 24 anni e guadagnavi bene, certo che eri felice!

Sai che c'è, Tony? M'hai rotto.

[pianto di neonato]

Cazzo. Tocca a te.

[pianto disperato di neonato]

Ma che fai? Ho detto tocca a te.

[Sam] Tocca a me fare cosa?

Ma sei scemo? Alzati!

Che fai, ti specchi?

No, stavo...

Ma che hai? Fagli fare il ruttino e poi cullalo.

[il bambino smette di piangere]

[versi del neonato]

Ciao, piccolo.

[Alice apre la porta]

[pianto di neonato]

[chiacchiericcio indistinto]

Alla buon'ora! Hai visto che ore sono?

Stanotte papà era strano, l'abbiamo lasciato dormire un po'.

Come stai?

Non lo so. Cioè, bene, grazie.

Tieni.

- Grazie. - Ufo è stato buono stanotte.

- Ufo? - Si è svegliato solo una volta!

Sbrigati col caffè, fai tardi a scuola.

Vado a scuola?

Dorme.

[pianto del neonato]

Che c'è?

Bella, Sam! Che fine hai fatto?

Lepre!

- Da quant'è che non mi vedi? - Tanto.

- Ora ho un figlio! - Cazzo, Sam, certo!

L'ho visto l'altro giorno con tua madre.

Certo. Senti, ma come si chiama?

- Non mi ricordo. - Potrebbe essere Ufo?

Ufo! Sì, sì! Ufo!

Ma che nome è?

Che ne so? Sarà un'idea di Alice.

Tipo che mentre facevate roba, avete visto un Ufo.

- Sì... - Non ti ricordi niente della tua vita?

La verità?

Sono stato spedito avanti nel futuro.

- Che ficata! - Sì, non ti dico.

Ho bisogno di qualche informazione.

Qualunque cosa che possa aiutarmi.

- Tipo chi ha vinto il campionato? - Che cazzo me ne frega?

- Che ne so, magari te lo giocavi! - Non so neanche se tornerò indietro!

Voglio sapere che cosa mi è successo!

Niente. Hai fatto un figlio, sei andato a vivere da Alice e...

puff, sei sparito!

[pianto di un neonato]

Samuele!

Samuele! Come stai?

Che cosa hai avuto?

Niente! Sto bene, grazie.

- No, dico, maschio o femmina? - Maschio. Mi pare.

E l'avete chiamato?

È complicato.

Lei invece è Chiara!

Che carina!

No, no, no!

Scusa la brutalità, ma fra te e la tua ragazza come va?

Dico, dal punto di vista del sesso.

Io e Luisa da quando è nata lei non abbiamo fatto più l'amore.

- Sono sei mesi. - È tanto.

Non si fa più toccare. Come la sfioro, piange.

A volte si incazza proprio.

No, con lei è bello, per carità!

Ma voi non vi sentite mai in trappola?

Secondo te che devo fare?

Non lo so. Non lo so.

[Chiara piange più forte]

- Scusa. Ora io vado. - Ok.

Ci vediamo.

[suono del campanello]

- Ciao. - Buongiorno.

Hai dimenticato le chiavi?

- C'è qualcuno in casa? - Sì.

- [Antonella] È arrivato papà! - Mamma?

Mamma!

- Che ci fai qui? - Ma come?

- Sei da sola? - Sì.

- Alice? - L'ho fatta uscire, era stravolta.

- Non quanto te, però. - Tu come stai?

Bene. Un po' stanca, però questo bimbo mi ha rimesso al mondo.

Vai un po' da papà?

Ecco. Adesso nonna per la dodicesima volta va a fare pipì.

Che c'è?

Devo stendermi un attimo. Tienilo tu...

Va bene, lasciamolo stare.

[Ufo piange]

Andiamo a fare pipì insieme.

[squilli di cellulare]

[rifiuta la chiamata]

[squilli del cellulare]

Che fai, guardi? Vieni a dare una mano!

Dio mio, guarda come ci beccano!

Dio, che imbranata!

Grazie!

Ti va di venire?

Ti va o no?

[chiacchiericcio indistinto]

[tintinnio di bicchieri]

[voci indistinte]

Questi ragazzi entravano di nascosto nelle ville

e facevano skate nelle piscine vuote.

Praticamente loro hanno inventato il futuro dello skate.

Solo che le piscine non erano dritte, così, erano tonde.

Voi dopo che fate?

- Noi domani partiamo. - Ah...

- Andiamo a Berlino. - Berlino è fichissima.

Ci sei stato?

- No, però sicuramente è fichissima. - Sì, è fichissima.

Un mio amico vive lì, ha uno spazio molto grande e allora ci ospita.

Perché non vieni con noi?

[musica underground]

[il ritmo della musica aumenta]

Io voglio solo sapere una cosa: perché sei qui?

Mi rispondi?

Ti ricordi quando ero piccolo e siamo venuti qua con papà...

Che cazzo stai dicendo? Voglio sapere perché sei scappato!

- Hai parlato con Alice? - Con Alice, con Lepre,

con i tuoi compagni di scuola, nessuno sapeva niente!

- Perché avevi il telefono spento? - L'ho perso.

L'ha perso! Mi hai fatto morire!

[poliziotta] Abbassi la voce!

Non c'è nulla a carico del ragazzo, ma dovrete aspettare.

- Intanto accomodatevi fuori. - Sì, scusi. Grazie.

Allora?

Ehi!

Non lo so, mamma.

Sto male.

Stai male per cosa?

Non sarà per la discussione con tuo padre, spero.

- Cioè, è una cosa a cui sei abituato. - No, non sono abituato.

Cioè, questa cosa della vostra separazione, non riesco ad accettarla.

Tuo padre e io ci siamo separati un secolo fa.

Lo so. Però è come se io me ne fossi reso conto solo adesso.

Non so spiegartelo, è strano anche per me.

Lo sapevo che l'avevamo gestita male.

L'abbiamo proprio gestita male. Gli dicevo: "Parliamone con qualcuno".

Secondo te m'ha ascoltato? No!

Però forse siamo ancora in tempo.

Allora Samuele, perché sei scappato di casa?

Perché improvvisamente

la separazione di mamma e papà mi fa soffrire.

- [psicologa] Quando si sono separati? - 15 anni fa, circa.

- Una cosa abbastanza recente. - Bravo, il sarcasmo faciliterà le cose!

Secondo te gli importa qualcosa della separazione?

Avrà fatto qualcosa che non vuole dire.

- Avrà rubato, si sarà drogato. - Secondo lei che cosa?

Secondo me?

No, qui è lei che fa le domande. Lo chieda a lui.

No. Lo chiedo a lei

perché qui tutti devono poter dire ciò che pensano.

Ho capito, è colpa mia.

Lo vede? Non ci si può parlare.

- E si chiede perché il figlio è scappato. - Tu confermi che è colpa mia.

A casa lui ha sempre parlato di tutto, anche della sua fidanzata.

- Hai una fidanzata? - Hai una fidanzata?

- Alice. - Ci siamo lasciati.

- Perché? - Perché sì.

Quindi c'è una coincidenza? Voi vi lasciate e tu scappi?

- Tu lo sapevi e non hai detto niente. - Ha detto che non è collegato.

È collegato, Samuele?

A me questa storia non mi convince.

Capirei se le avessi menato...

- Come, scusi? - Non ho detto che avrebbe fatto bene!

Dico che avrei capito questa dinamica...

Lei capisce la violenza su una donna? Insegna questo a suo figlio?

No, assolutamente no! Stiamo calmi.

- Io sono calmissima! - Non mi pare.

È un quarto d'ora che gioca con gli occhiali. È miope, presbite?

- Valerio! Basta! - Mi hai portato da questa per accusarmi!

"Questa" non vuole accusare nessuno!

Lei ha difficoltà a relazionarsi con le donne.

Che fai, ti nascondi?

No. Stavo... cercando una cosa.

Scusa se non t'ho risposto. Ho perso il telefono.

Ho fatto il test. Vuoi sapere?

Credo di sapere già.

Che pensi di fare?

Puoi usare il "noi"? Anche se ci siamo lasciati, il figlio è pure tuo.

Hai ragione. Scusa.

Che pensiamo di fare?

Non lo so.

Io pensavo di ammazzarmi.

- Come stai? - Bene, grazie.

[voci dalla TV]

[Alice tossisce e sputa]

Come stai?

- [Giovanna] C'è qualcuno? - Sì.

- Ciao, amore! Ciao. - Ah, Samuele. Ciao.

Ciao.

Che succede?

Io volevo parlarvi.

Ecco, io... aspetto un bambino.

È uno scherzo.

No.

- Ma che dice? - Com'è possibile?

- No, lo so... - Sei sicura?

- Sì. - Come "sicura"?

- Ho fatto il test. - Quale test?

- Quelli spesso sbagliano. - Ne ho fatti due.

- Che stai facendo? - Chiamo Lusuardi, dobbiamo fare subito.

[Carlo] Più passa il tempo... Di quanto sei, due, tre settimane?

- [Carlo] Prima lo fai, meglio è. - Cosa?

- Mica lo vorrai tenere. - Non lo so.

- Tu con un figlio? Come no. - [Alice] Perché?

Buongiorno.

Sono l'avvocato Covelli.

- Cercavo il professor Lusuardi. - Amore, tuo padre dice solo

che un figlio alla tua età ti condiziona tutta la vita.

- E tu hai dei progetti. - No, mamma, lui ha dei progetti.

Va bene, grazie.

["Inno alla gioia" dal telefono]

Mi ha messo in attesa, vediamo se mi risponde.

Clinica San Filippo, state per essere collegati con l'interno desiderato.

Ma che fai?

Io voglio tenerlo.

- Che fine ha fatto il "noi"? - Non essere assurda!

- Non puoi tenerlo. - Lo fanno in tante.

Ma non tu!

- Ricordi il pesce rosso? - Era due anni fa!

Non sai rifarti il letto, non sai fare un caffè, un uovo sodo.

Abbiamo dato via il cane perché non lo portavi mai fuori.

- Come farai con un figlio? - Cos'è successo al pesce rosso?

Tu ci odi. Lo fai per questo?

- Lo sai che non vi odio. - Dicevo a lui.

- Così non ti scappa più. - Non capisco.

- Lui non c'entra! - No?

- Un po' c'entra, ma la decisione è mia. - E tua madre?

- Lei ancora non lo sa. - Bene. Andiamo a parlare con lei.

- Papà, ti prego... - Tua madre quanti anni ha?

- Trentadue. - Cristo santo, ma quando imparate voi?

Ehilà!

Che succede?

Possiamo parlare?

Sì. Aspettate che mi cambio.

No, non ci formalizziamo. Con permesso.

Potevi avvertirmi.

- Accomodatevi. - Grazie.

Alice è incinta. Di Samuele.

E vuole tenere il bambino.

[musica di kazoo da un cellulare]

Scusate. Credo che sia il mio.

Ecco. Scusate.

Sto per diventare nonna?

Dimmi, ho 32 anni e sto per diventare nonna?

- Ho 32 anni e sto... - Mi rendo conto che sia sgradevole,

ma siamo preoccupati per il futuro di Alice.

E per quello di Sam no?

Anche lui aveva un futuro.

- Avevo? - Avevi!

Alice, tu l'hai appena saputo,

non puoi essere sicura di voler tenere il bambino.

Devi pensarci un po' meglio.

Io voglio tenerlo.

Ecco.

Perdonatemi.

Eccola. Scusi.

- Ecco. Scusate, arrivederci. - Arrivederci.

[porta che si apre e si chiude]

Che facciamo?

Che facciamo? Non lo so.

- Devo parlare con mio figlio. - No!

Quello che dici a lui, riguarda anche noi.

Come? No, io parlo a mio figlio come e quando mi pare!

Se pensate di poter entrare a casa nostra e ascoltare i nostri discorsi, sbagliate.

- E ora per favore... - [Giovanna] Andiamo.

Scusate.

Comunque sono sicura che Sam sarà corretto.

[porta che si chiude]

Secondo te è sfiga o abbiamo una maledizione?

Secondo me tutt'e due.

Comunque non ti rovinerà la vita.

Ma io la tua l'ho rovinata.

Solo per un po'.

Quando avrò la tua età, si risolverà tutto?

Più o meno.

E poi mio figlio, a 16 anni, avrà un figlio.

E io diventerò bisnonna a 48 anni. Evvai!

Secondo te lei ci può ripensare?

Boh.

Non credo.

Tu comunque non lasci la scuola.

No.

Poi il bambino nascerà ad ottobre.

Almeno finisco l'anno.

Ma sei matto!

Pezzo di merda!

[voci confuse]

- Gli ho dato solo una spinta! - Lei è fuori!

Esca!

[spettatore] Biondo, vai a farti la doccia!

Avevo ragione io.

- Gli hai dato una testata. - Non quello! Quello ha fatto scena.

Avevo ragione che era successo qualcosa con la tua ragazza.

- Per quello sei scappato. - Tu pensavi che le avessi menato!

Sarebbe stato meglio. Scherzo!

Scherzo! Qua non si sa mai come si deve parlare.

Vuoi un discorso padre-figlio?

- Ce l'ho. - Dai, papà.

- Che c'è? - Ti copri?

- Ti vergogni? - Dai!

Lo tolgo.

Ho fatto la tua stessa cazzata.

Però è pure colpa nostra.

Ti abbiamo sempre detto che ci hai rovinato la vita

e tu te la sei voluta rovinare da solo.

- Ti fai una canna qua dentro? - Però sappi che è una cazzata.

È la tua vita. Lei vuole un figlio e tu no?

- Scappa. - Papà, ma che dici?

Così, ragionavo per assurdo.

Io non lo voglio, ma mi tocca.

Ma tu da chi hai preso?

Se ce l'ho fatta io, ce la fai pure tu.

Però mi devi promettere una cosa.

Mi devi fare un maschio.

- Mi sa di sì. - Sì?

[dottoressa] Cuoricino, la gambina,

la colonna vertebrale.

[Alice] Hai sentito?

È un maschio!

Perché non lo vedo? Non si capisce niente.

- Alice. - Tu come fai a vederlo?

[cantano una ninna nanna]

[applauso]

Bravi!

Bravi! Oggi c'è un'energia particolare.

- Ciao a tutti. - Ciao!

Io sono Davide e lei è mia moglie Luisa.

- Piacere, ciao. - Siamo molto felici di essere qui.

Io sono Elisa e lui è Aldo, il mio compagno.

Io sono Samuele e sono 20 giorni che non bevo.

Era una battuta. Sono Samuele.

Io ci penso un attimo.

- Tu che scrivi? - Un'unione più profonda con mia moglie.

Andiamo via?

- Tu che avresti scritto? - Non lo so.

Però ho rubato il pennarello.

- [Antonella] Mi piacerebbe. - [Giovanna] Venite al mare da noi.

Avete pensato a dove vivrete quando nascerà il bambino?

- Dove vivrete? - Qui.

- Qui? - Sì.

- Tutti e due? - Tutti e due chi?

Io e Sam o io e il bambino?

- Tutti e tre, allora. Bene! - Cosa credevi? Noi stiamo insieme.

Se non ci vuoi qui, andremo da un'altra parte.

Magari all'inizio potete vedere come va con Samuele che abita a casa sua.

Certo. Se mi vuoi infelice, facciamo così.

Guarda che ogni tanto, raramente, pensiamo anche al tuo bene.

Molto raramente.

Scusate, devo andare in bagno. Mi fai vedere dov'è?

Non lo sai?

Ah, sì!

[lite in sottofondo]

È questo che vuoi?

Quello che voglio conta poco.

Non dire così. Hai tutta la vita davanti.

- Pensavi così quando sei rimasta incinta? - Ma io non potevo scappare.

Invece i maschi, sì?

Resta a casa tua e vieni qui tutti i giorni, li vieni a trovare.

- Ma non serve che ti trasferisci qui. - Mamma, lei vuole che io stia qui.

La notte c'è tanto da fare:

i pannolini, le pappe, i ruttini.

Che faccio, la lascio da sola?

[urla dalla sala]

Vai, prima che si scannino.

- Che cos'è? È amara! - È ecstasy.

- Ma sei scemo, non me lo dici? - Capirai!

Stai così nella merda che un po' di svago ti fa bene.

Grazie!

Che cazzo di sfiga. Che farai?

Lepre, stavolta Miller Flip. Sicuro.

Ancora con i trick di Tony Hawk? Cazzo, quanto sei antico!

Classico, non antico.

[Tony Hawk] Si pensa che gli skater non siano buoni genitori

per la loro pessima reputazione.

Ma è il contrario. Tutti gli skater che conosco sono bravi coi bambini.

Forse perché possiedono la stessa mentalità.

[bambina canta nell'appartamento]

[bambina canta]

Ciao, Sam.

- Ciao. - [Marco] Ecco papà!

No! Ancora!

[Marco gioca con la bambina]

- Perché Ufo è diventato una bambina? - Ufo?

Il fratellone si è svegliato rimbambito stamattina.

- Ma è bellissima. - Certo!

- Sempre di più. - Senti, Marco, ma io vivo qui?

Che domanda è? Sei sicuro di stare bene?

Ti prego, se hai la febbre, stai lontano da Tombolotta.

Tombolotta. Certo.

[suoneria elettronica]

- Oggi vai all'università? - Vado all'università?

- Perché lo chiedi tu a me? - [Antonella] Sam, è il tuo.

- Sì. - Il tuo telefono sta squillando!

- Ehi! Buongiorno. - Mamma si è svegliata.

- Pronto? - [Alice] Stanotte non ho dormito.

- Puoi portarlo tu a fare la puntura? - La puntura?

L'iniezione, il vaccino. Puoi andare tu?

- Io? - Sì, tu. Suo padre.

- Arrivo. - Dove vai?

- Ti accompagno con Emilia? - Emilia?

- Non posso lasciarla a casa da sola! - Ah!

- No, vado da solo. - Prendi la macchina.

- La macchina? - Che è, un gioco?

Uno dice una cosa e tu la ridici come domanda?

- La macchina di Marco, è qua fuori. - Ok.

[bip della portiera]

[frequenza disturbata]

[scatta l'antifurto]

Ciao.

- Che fai? - No, niente. Scusa.

Ufo, guarda chi c'è?

C'è papà.

Dopo fagli fare un giro.

- Ma che hai? - No. Niente, guardavo.

- Vabbè, vado. - Ciao.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Noi dobbiamo fare la puntura, la vaccinazione e l'immunizzazione.

- Sono la stessa cosa. - Meno male!

- Mi sembrava strano, così piccolo... - Il nome?

U Santini, o U Covelli...

- Penso. - Che vuol dire U?

- È il nome. - Sì. Cioè?

- È Ufo. - Ugo?

No, Ufo.

Ufo?

- È sicuro? - No.

- Le posso chiedere chi è lei? - Io sarei il padre.

- E non si ricorda il nome? - Forse è meglio se torno domani.

Forse è meglio, sì.

Bello qui, eh?

Ti piace?

- Ti dispiace se vado sullo skate? - No, vai.

- Scusa, mi presti lo skate? - Sì.

Ufo!

Ufo!

Ufo! Ufo!

Mi hai fatto prendere un colpo!

Non farlo mai più!

Senti, Ufo non è il tuo nome vero, giusto?

- Come ti chiami veramente? - Rufus.

- Come? - Rufus.

Rufus?

Com'è possibile?

Buongiorno. Ciao, Ufo.

- Buongiorno. Alice? - È in bagno.

- Posso? - Sì, prego.

- [Alice] Ha fatto storie? - No, è stato bravo.

Bene.

Senti, ti ricordi che questo weekend sta con te, sì?

- Va bene. - Bene.

Sam?

Sei ancora lì?

- Beh, ciao. - Ciao.

Secondo te, come me la sto cavando? Nella vita, dico.

Vuoi un voto da uno a dieci?

Sette.

- Sette non è male. - No.

Dov'è che sono carente?

Cos'è che ti preoccupa tanto?

Ufo, l'università... Dove ho perso questi tre punti?

Non li hai persi, li devi trovare. Ma hai tanto tempo.

E stai facendo del tuo meglio.

Per questo ti ho dato sette.

Fammi vedere se Tombolotta dorme.

[il telefono squilla e vibra]

- Pronto? - [Antonella] Hai la media del sette!

- Sei svenuto? - Ma me l'hai già detto.

Quando? Non sono riuscita a svegliarti e sono venuta io ai quadri.

Hai 8 in storia, italiano, filosofia e 6 in tutte le altre materie.

Hai capito? No, dico, un po' di entusiasmo!

Sì, ma stiamo parlando della terza liceo? Cioè anno 2017, giusto?

Sì, vabbè! Ciao, torna a dormire!

No, no!

I miei genitori dormono tanto.

Noi andiamo. Voi non uscite?

No, io sono stanca. E lui ha duemila compiti.

Certo, perché l'anno prossimo andrà a scuola, lui.

- Non fate tardi, mi raccomando. - Ciao.

Che c'è?

Senti...

mi prometti una cosa?

Anzi, ce la promettiamo a vicenda?

Io non so se questo bambino ci rovinerà la vita.

Probabilmente sì. Anzi, sicuramente sì.

Però a lui non lo diremo mai, va bene?

Promesso.

[professoressa] Santini, vieni tu.

Riflettendo sulla curva logaritmica e sulle proprietà del logaritmo,

che condizione devi imporre all'argomento del logaritmo affinché sia negativo?

Sì. La condizione da imporre al logaritmo è che...

[squilli di cellulare]

- No, niente... - Dai, rispondi.

Posso?

- Sì? - [Giovanna] Alice ha le doglie!

- Le doglie? - Stiamo andando in ospedale.

- In ospedale? - Vieni subito!

Non posso, ho l'interrogazione di matematica!

- Sei impazzito? - Santini, vai!

- Posso andare? - O Signore! Muoviti!

- Dai, Sam! - Buona fortuna, Sam!

Forza, Sam!

- [Giovanna] Che fai qui? - Mi ha chiamato lei.

- Appunto, entra! - Ah, sì.

- Le contrazioni! - Fanno male?

- Cronometrale, coglione! - Ah, sì!

- Metti la musica? - Ho fatto una playlist.

[musica rock]

Togli quella merda!

Quanto è passato?

- Un minuto, mi pare. - Ti pare?

- Non ricordo bene che ora era. - Non te lo ricordi, stronzo?!

Mi sono agitato e ho perso il conto. Mi dispiace.

Ecco, ecco.

È passata.

Scusa.

Che bello che ci sei. Io sto morendo di paura.

Ho messo la musica. Era un mortorio qui dentro.

[musica swing]

Come stai, piccola?

E tu?

[ostetrica] Brava. Dai, spingi. Riposati un po'.

Dai. Bravissima! Spingi. Bene.

Ancora un'altra. Bene. Benissimo.

Un'altra spinta e viene. Dai, l'ultima spinta.

Dai, spingi! Bene!

Brava! Eccolo qui!

Benissimo!

[vagito]

Eccolo!

Eccolo!

[musica romantica dalle casse]

Mamma, chi è che canta?

Non me lo ricordo!

Mamma!

- Mamma mia! Come stai, bella? - Bene!

Bellezza! Oddio, ma guardalo!

È uguale a te!

- Si chiama Rufus. - Come?

Quando è nato, stava cantando uno che si chiama così.

Poteva andargli peggio.

Si poteva chiamare Eminem, o Bono!

Rufus Santini... suona proprio male.

- Rufus Covelli suona meglio. - Non è il momento di parlarne.

Ognuno di noi vuole regalare a questo bambino la miglior partenza possibile.

In che senso?

Se si chiamasse Covelli, avrebbe più opportunità nella vita.

Senza offesa.

Ecco il nonno!

Buongiorno a tutti. Come stai?

- Bene. - Ma guardalo!

Sei tu!

- Come si chiama questo bimbo stupendo? - [Alice] Rufus.

- Come? - Per gli amici, Ufo.

Ufo? Mi piace Ufo.

Rufus Covelli? Voi siete scemi.

Infatti sarà Rufus Santini.

[Rufus piange]

[Rufus smette di piangere]

[Valerio] Quale vuoi? Quale vuoi? Guarda, allunga la mano.

Adesso ci scambiano per due froci che l'hanno adottato.

- Che carino! - Sì!

- Quanto ha? - Due mesi.

- Quattro. - Quattro!

- È buono? - Sì, non morde.

- Io sono il nonno. - Davvero?

Sì.

- Complimenti. - Complimenti a te!

- Ciao. - Ciao.

Non c'è niente di meglio di un neonato, per rimorchiare.

- Se vuoi, te lo presto. - Sei matto? Serve di più a te.

- Io già ho la ragazza. - Dai, lo sai pure tu!

- Che cosa? - Che non ce la potete fare.

Grazie! Come se non fosse già abbastanza difficile.

Non è difficile, è impossibile. Non si può stare nella stessa stanza con un neonato

senza mandarsi in paranoia a vicenda.

Io e mamma eravamo diventati come fratello e sorella.

Non era neanche un rapporto incestuoso!

[suoni dal videogame]

Scusa.

- Guardavamo sempre quel coso. - "Quel coso" sarei io.

Esatto. Era un continuo.

Avrà mangiato? Avrà fatto la cacca? Respira?

Dopo un po' non ci guardavamo più in faccia.

All'età mia, quando uno è adulto, può anche funzionare,

ma all'età tua le storie durano cinque minuti, se hai un figlio, tre.

Io non sono come te.

Dai.

Ammazza quel maledetto!

Puoi metterlo nel cesto dei panni?

Parlo con te!

- Sto cercando di studiare! - Certo, lui va a scuola!

Che ti frega se ho perso l'anno, se la mia vita è tutta qua dentro!

Te ne frega qualcosa? No! Non te ne frega un cazzo.

[Rufus inizia a piangere]

- Tocca a te! - Tocca a te!

Hai del vomito sul maglione.

La pomata era finita.

[Sam tossisce]

Sei malato?

No, solo un po' di tosse.

- Ufo come sta? - Dorme.

- Però stagli lontano. - Sì, hai ragione.

Dormo in salotto?

No, lascia stare.

Magari torno un paio di giorni a casa mia, finché non mi passa.

Sì, magari è meglio pure per te.

Così stai più tranquillo.

[TV] È libero, se n'è andato.

Allora posso andare pure io?

- Ciao, madre. - Ciao, figlio.

Io vado a dormire.

[dialogo dalla TV]

[Sam tossisce]

C'entra papà con questa storia?

Tipo?

Tipo che lo vedi e poi improvvisamente torni a casa.

Sto male, non mi credi?

Non devi dargli retta.

Dice che non devo stare con Alice per forza.

Certo, è quello che ha fatto lui.

Me l'hai detto anche tu.

Io dicevo da un punto di vista materno.

- E lui paterno. - No, maschile!

Comunque, tu sei qui solo perché hai la tosse, no?

[Tony Hawk] Anche se amavo ancora Cindy,

vivevamo in due mondi separati che non si sarebbero mai incontrati.

Nel settembre del '94 ci separammo.

Fu necessario

arrivare a questo per capire l'importanza di essere genitori.

[Alice piange]

Dove sta Tombolotta?

Eccola! Buongiorno!

- Oggi vai all'università? - Non posso. Porto Ufo da una parte.

- Sì, la puntura. Lo porto io. - [Alice] Grazie.

Lui è Rufus Santini. Ha due anni e mezzo.

- Ha fatto esavalente e morbillo... - Primo piano, stanza 7.

- Grazie. Ufo, facciamo la punturina. - No!

- La fanno tutti i bimbi. - No!

- Non fare così! - No!

- Ufo, non correre, fermati! - No!

Dove vai? Ufo!

Dove vai?

- È con te? - Sì, grazie.

- È il fratellino? - È mio figlio.

- Ah. - Noi non ci siamo già visti?

Certo, ho capito chi sei! Aspetta.

Quando sono triste, lo rivedo e mi passa subito.

Ah!

Ufo, facciamo la punturina?

- Dove vai? Ufo! - No!

Ufo!

[campanello]

- Buongiorno. - Buongiorno. Ciao, Ufo.

Vai a fare merenda.

- Ma che vuoi? - Volevo salutarti.

- Non puoi aspettare che mi vesto? - Qual è il problema?

- Certo, così mi guardi meglio! - Figurati.

- Ho di meglio da guardare. - Che vuoi dire?

- Niente. - Vai a letto con un'altra?

- No! - Sei una merda. Vattene.

- Non intendevo questo! - Hai un'altra?

Allora vai da lei e guardala bene! Ormai grazie a te sono un cesso!

- Ma sei bellissima! - Faccio schifo.

Non dire stronzate, non sei mai stata così bella.

- Il preservativo! - Il preservativo!

- [Alice] Maggio 2017. - [Sam] Sono gli stessi?

[Alice] Anche il latte un po' dopo la scadenza è ancora buono.

[Alice e Sam si baciano]

- [Sam] Sei sicura che non tornano? - [Alice] No.

Alice, lo so che non è andata granché.

Beh, dai, al solito. Un minuto, un minuto e mezzo.

No, scema.

Intendevo tra noi due.

Però con Ufo più grande, sarà più facile.

Che cerchi di dire?

Che ne so... potremmo riprovare.

Di già?

Aspettiamo la laurea di Ufo?

Mi sembravi contento quando sei andato via.

Sono più contento adesso.

[porta che si apre]

Fuori di qui!

Vestiti!

Ci vediamo sabato.

- Sam, io credo... - Lo so.

Lo so.

Non è giusto, però.

No.

Senti, Alice...

io ti amo ancora, ma viviamo in due mondi diversi.

Non voglio che ci separiamo male.

Dovremmo impegnarci per dare a Ufo la migliore vita possibile.

Dovremmo facilitargli le cose.

Questa da dove viene?

- Da Tony Hawk. - Mi sembrava un po' troppo per te.

Ciao.

Sì!

Sì!

Sì!

[tavola da skate che batte per terra]

Tony!

[bip dal telefono]

Chi è?

Alice.

- Vuole sapere dove sono. - Rispondile!

Certo. Cosa le dico?

Che stiamo arrivando.

Sì, giusto.

[clacson]

Puoi farlo tu, per favore?

Dove vado?

- [Martina] Parti! - [Sam] Sì.

Avete scelto un posto bellissimo.

Guarda!

Se fossi una bambina, qui impazzirei. Ci sono tutti i percorsi.

- [Sam] Bellissimo. - [Martina] È perfetto.

C'è mia madre. Ciao, mamma.

- Ciao, come va? - Tu conosci...

- Stai scherzando? - Ciao, Antonella.

- Ciao. Come stai? - Bene.

[Sam] Ufo?

- [Martina] Questo è per Ufo. - [Antonella] Eccolo!

È il tuo compleanno?

E quindi oggi compi...

No! Quattro anni!

Ciao, Samuele!

Allora, sarai dei nostri o no?

- Il torneo di calcetto! - Ah, certo!

- Cioè, no, io sono una pippa. - Dai! L'ultima volta è venuto Federico.

- Hai presente Federico? - Vi lascio.

Federico non sa neanche che cosa è la palla, puoi venire.

Ce ne manca uno solo. Per favore! Il campo è qua vicino.

[voci non udibili]

[Tony Hawk] Ed eccomi qui.

Un po' di matrimoni, una famiglia allargata.

Una carriera di successo nello skate.

Eppure mi sento come 30 anni prima.

Un ragazzino magrolino, coi polpastrelli consumati,

che guarda gli altri skater con timore.

E come allora, mi sento ispirato ad andare avanti,

a migliorare.

[dialogo non udibile]

La torta.

Sono distrutta, ma hai visto Ufo com'è contento?

Certo, tuo padre con la maglia della Roma, l'accappatoio della Roma!

Vuole farlo diventare un ultrà.

Che hai?

Niente.

- Sicuro che va tutto bene? - Sì.

Perché non mi rispondevi?

Temevo che Martina avesse capito qualcosa.

- Martina? - Rischiamo di combinare un grosso casino.

Questo sì che è un record: tre minuti abbondanti!

Pure senza preservativo!

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