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Penso che Maya sia stata la prima regista d'avanguardia
dopo Buñuel e Cocteau.
Credo che lei sia stata la precorritrice del cinema come...
come il mezzo che è poi diventato con i giovani registi.
Perché ad Hollywood era sempre stato usato per riprendere uno spettacolo”.
"Non eravamo del tutto troppo sicuri, anche quelli di noi che hanno dedicato
le proprie vite al cinema, di quale arte potesse essere il cinema,
e certamente nessun altro ci stava prestando troppa attenzione-
forse lodando Chaplin come sua sintesi, a causa della mimica
e delle camminate che faceva,
o forse Bergman per la serietà dei suoi soggetti-
ma Maya Deren viveva la vita di un’artista, non tanto distante
da quella dei suoi amici pittori, poeti e compositori o artisti di qualsiasi genere".
"Non credo che, nel caso di Maya, si trattasse soltanto del far sì
che le sue opere venissero proiettate e apprezzate,
io credo che lei abbia preso una posizione all’interno del movimento, nella regia,
e per tutta la maggior parte dell’arte cinematografica o per l’arte del cinema".
I primi quattro film di Maya Deren sono muti.
“Ero una poetessa ed ero una poetessa molto mediocre.
Perché stavo trasponendo in parole,
o cercavo di tradurre in termini verbali,
concetti, immagini, idee che erano essenzialmente visive nella loro natura.
Non appena ho avuto una cinepresa, non è stato più necessario
fare questa trascrizione insolita, capite?
Sono andata direttamente dall'idea alla cosa”.
"Sasha, Maya ed io lavoravamo davvero come una squadra,
anche se non c'era dubbio che, sapete, il film fosse di Maya.
Maya stava ancora imparando a fare film,
quindi Sasha era una fonte di conoscenza totale su questo,
e molto conveniente per giunta".
"Il primo discorso di un muto è rauco, sgradevole e praticamente incomprensibile.
Se Meshes non è così, è perché Sasha Hammid
ha contribuito alle meccaniche di quel discorso".
"Vengo dalla Cecoslovacchia, dove ho lavorato nel cinema,
oh, dal 1927 o giù di lì, non ricordo esattamente.
Lavoravo come cameraman, montatore e art director.
Ma il mio interesse principale era il cinema d'avanguardia".
"Eleonora Deren, in seguito conosciuta come Maya, si recò a Hollywood nel 1941
come assistente di Katherine Dunham e della sua troupe di ballerini neri.
Eleonora e Sasha si sono incontrati alla festa della compagnia Dunham a Hollywood".
"Maya ha ereditato alcune centinaia di dollari da suo padre quando è morto,
e ha iniziato a mettere da parte quei soldi per una cinepresa,
così abbiamo comprato una Bolex di seconda mano,
e una volta ottenuta la Bolex abbiamo deciso di fare un film,
una specie di film di famiglia, ma lo abbiamo fatto crescere
in qualcosa di più di questo, di un film di famiglia".
"Maya era interessata alla poesia,
e la poesia in qualche modo è andata effettivamente a-
sicuramente in Meshes-
è venuta dalla sua mente poetica".
“Quando ero una ragazzina a Syracuse,
andavo il sabato pomeriggio al piccolo cinema di quartiere.
E stavo seduta lì, con gli occhi fuori dalle orbite!
Sapete, tutti i miracoli che avvenivano nei primi film muti.
E immaginate che impressione possano avermi fatto.
Ecco da dove vengono i miei film,
sto facendo la stessa cosa che hanno fatto loro.
Naturalmente, utilizzo le tecniche per diversi tipi di affermazioni.
Ma è lì che ho imparato”.
"E lei ha detto: "Sto per fare un nuovo film,
ti piacerebbe essere la mia camera-woman?"
E io ho detto: "non l'ho mai fatto, sai, non ho mai fatto un film".
Ha detto: “Oh, ti insegnerò, è molto semplice”.
"Bene, voglio dire, non ho niente di meglio da fare durante l'estate".
Io e Maya iniziavamo ogni giorno,
specialmente io che portavo un sacco di attrezzatura-
ero una ragazza di 22 anni molto robusta...
ma una ragazzina, davvero;
ed ero due volte più grande di Maya, che era piccola piccola-
e ci caricavamo su un piccolo gommone e io remavo attraverso la baia".
"Maya era Eleonora, quando ci siamo conosciuti a Hollywood
lei era conosciuta come Eleonora Deren.
Ma...
sapevo che non era contenta del suo nome,
me l’ha detto diverse volte e si poteva vedere, insomma,
che il nome non le andava a genio.
E ricordo di aver sfogliato vari libri, leggevo solo i nomi,
e mi sono imbattuto in Maya, l'ho chiamata, gliel'ho detto e le è piaciuto".
"Ciò che ci ha uniti maggiormente è stata la nostra comune origine straniera,
lei era russa e io ceco,
quindi potevamo capirci un po’ meglio che con le altre persone".
"Eleonora Derenkowsky è nata in Russia nel 1917.
Quando aveva cinque anni la sua famiglia è emigrata in America
e ha cambiato il nome da Derenkowsky a Deren.
Si stabilirono a Syracuse, nello stato di New York.
La sua famiglia era ebrea,
suo padre era uno psichiatra e aveva prestato servizio nell'Armata Rossa.
All'età di 12 anni, Eleonora è tornata in Europa per studiare
alla Scuola Internazionale di Ginevra, in Svizzera".
“Cara mamma, stavo facendo progetti su un treno di notte,
perché mi sembra di perdere tempo se mi sposto di giorno,
in ogni caso preferisco viaggiare di notte”.
"Ogni volta che aveva un progetto, o del tempo...dormire era fuori discussione,
e se ciò significava dover stare in piedi
per rispettare una scadenza o per montare qualcosa,
sarebbe rimasta sveglia 48 ore per questo, sotto dexedrine e caffè nero.
Penso che lei abbia sempre dipeso
da uno stimolo esterno per ottenere qualsiasi cosa
avesse bisogno di fare, era totalmente indifferente
ai bisogni del proprio corpo,
se aveva un obiettivo, se aveva un'ambizione".
"1935, a diciott’anni.
Rientrata in America, Eleonora viene coinvolta nella politica di sinistra,
sposa un sindacalista e si trasferisce a New York".
"Eleonora Deren, Segretaria Nazionale, Lega Giovanile Socialista".
“Relazione su La mia vita di Leon Trotsky, di Eleonora Deren Bardacke.
La leadership di Trotsky nel movimento rivoluzionario
è dovuta alla sua capacità di considerarlo come arte e principio universale…”
"Dieci anni dopo, Maya Deren ha usato il suo talento organizzativo
per dare forma al crescente movimento cinematografico d'avanguardia.
Nel febbraio del 1946, affitta il Provincetown Playhouse
e presenta il programma dei suoi primi tre film".
"Sono sempre stato molto interessato al cinema,
e ho scoperto che c'erano questi nuovi film d'avanguardia
che sarebbero stati proiettati in un posto chiamato Provincetown Playhouse,
un piccolo teatro nel Greenwich Village,
e che questa era un'intera serata di film di Maya Deren,
presentata da Maya Deren, perché è sempre stata la presentatrice dei suoi film,
non voleva che lo facesse nessun altro.
E ho passato una serata assolutamente affascinante, ricordo,
guardando i film, come avesse organizzato il tutto e come era il pubblico-
e i film sono stati presi molto sul serio, e ho sentito che
i film che stavo guardano erano stati fatti da un nuovo grandioso talento".
"Maya è stata dipinta come una persona che
andava in giro e mostrava i suoi film al pubblico e a difenderli,
spesso contro un pubblico molto ostile, e gli ha tenuto testa.
Quindi, lei ha iniziato letteralmente,
voglio dire, per quanto ne so, a viaggiare con i suoi film
e tenere lezioni su di essi".
"Siamo all’Anthology Film Archives,
è un museo dedicato al cinema indipendente e d’avanguardia
e ci saranno due sale quando avremo finito, e una di loro si chiamerà:
Maya Deren Theatre.
Maya ha sempre desiderato una sala di proiezione permanente a New York.
Questo sarà un museo permanente dedicato a nient'altro che
al cinema d'avanguardia e indipendente e ai classici del cinema.
Di solito, i registi portano il loro film in una sala di montaggio
una cinepresa, la pellicola e questo è...
...questo è tutto. Ma Maya è andata oltre,
Maya scriveva,
Maya ha lavorato come ministro della propaganda,
come ministro delle finanze,
e ha fatto di più, ha lottato contro università e singoli
per far vedere questi film, per allargare il pubblico".
"Colpiti dal successo delle proiezioni di Maya Deren al Provincetown Playhouse,
Amos e Marcia Vogel fondano una delle prime società cinematografiche
per la proiezione di film indipendenti".
"L'ispirazione per Cinema 16 è venuta dal fatto che sapevo
che c'erano moltissimi film in giro, di un certo tipo,
che semplicemente non venivano mostrati in pubblico,
e con questi film mi riferisco a film indipendenti,
documentari, film politici, film d'avanguardia".
"Da quando sono arrivato nel 1949, Cinema 16 è diventata una delle mie
“chiese cinematografiche”, l'altra era ovviamente il MoMA.
Ho detto “chiesa”, perché di solito ci andavo la domenica mattina-
era senza dubbio una società cinematografica molto importante.
É stata probabilmente per l’intera generazione di registi di questa costa,
i registi indipendenti di quel periodo,
è stata una vetrina estremamente importante".
-“Ora mi sembra che in molti film,
molto spesso nei passaggi iniziali, sia la cinepresa a stabilire il movimento.
E quando lo fa, da un punto di vista cinematografico,
questa sezione è molto diversa dal resto del film, sapete,
se si vuole definire New York, allora ottieni un montaggio di immagini.
Dopodiché, ciò che segue è un costrutto drammatico
che è essenzialmente orizzontale nel suo sviluppo”.
-"Bene, signor Thomas, essendo un poeta, che cosa ne pensa?"
-“Beh, sono sicuro che tutto ciò che Maya Deren ha detto
è ciò che avrei detto io se ci avessi pensato o lo avessi capito”.
-“Hai detto che non hai capito”.
-“Mi trovo nel posto sbagliato, ma sono anche orizzontale e verticale”.
"Questo argomento veniva affrontato davvero per la prima volta.
Adesso, se guardiamo indietro all'evoluzione dell'avanguardia americana,
chiunque può comprendere quanto quell’evento fosse stato importante,
perché ha realmente portato tali questioni davanti al pubblico-
“Cos’è questa poesia nel cinema?”, sapete".
"1954, Maya Deren, Segretaria Nazionale, Creative Film Foundation".
"La Creative Film Foundation, è stata ancora una volta
un'idea di Maya, fondamentalmente.
Voglio dire, era un'idea che era nell'aria,
volevamo creare una fondazione, qualcosa che aiutasse i registi d'avanguardia.
E non c'era niente del genere in giro a quei tempi, sapete.
Oggi avete l’Arts Council in Inghilterra, noi abbiamo l’NAA, eccetera-
noi non avevamo niente di tutto ciò.
Temo che la fondazione non sia mai stata veramente in grado
di ottenere i soldi per gli artisti.
Ma ha avuto un’enorme visibilità e pubblicità nazionale,
che hanno ottenuto grazie al suo aiuto".
"Nel 1940, Katherine Dunham, ballerina e antropologa nera,
raggiunge Broadway con Tropics e Le Jazz “Hot”.
“Cara Miss Dunham, in aggiunta, stanno sviluppando un sentimento profondo
per la danza, con un talento incolto nella per la direzione artistica.
Avevo in mente un libro per bambini sulla danza,
il testo dovrebbe essere una sorta di poesia,
le illustrazioni dei semplici disegni..."
"Choreography era un film che ci stava molto a cuore perché, sapete,
lei era molto coinvolta dalla danza, aveva lavorato con Dunham,
non era una ballerina ma amava ballare.
E penso che sia il film in cui ha iniziato davvero a fare i conti
con l'idea di spazio e di trascendenza dello spazio,
muovendosi impercettibilmente con un passo da un dentro a un fuori.
Infatti, ho scattato alcune foto per provare a dare la sensazione
di quello che Maya stava facendo".
“Choreography for Camera mi è costato solo 150 dollari,
e non è molto ed è piuttosto classico nel suo genere
in quanto è nato dalla percezione.
L'uso del movimento di danza,
in uno spazio e in un contesto non teatrali.
Cioè il ballerino si muove attraverso lo spazio cinematografico,
non attraverso lo spazio teatrale”.
-“Sai, noi avevamo una sensazione su come Maya fosse
dal punto di vista di una donna, ma non ti ho mai chiesto davvero,
cosa ne pensi di...come ti sembrava, cosa ne pensi
di quello strano modo di guardare che aveva,
non strano ma dimmi cosa pensavi di lei”.
-“Intendi come donna o come persona?” -“Si, come ti sembrava”.
-“Penso che fosse piuttosto attraente, aveva quei capelli selvaggi
ma era davvero carina, ci piaceva.
Voglio dire, io e certamente anche altri”.
-“Era incredibile che questi capelli, che al giorno d'oggi
sono una pettinatura perfettamente accettabile,
a quei tempi era invece una pettinatura completamente inaccettabile
per chiunque tranne Maya, e lei era una donna molto,
molto in anticipo sui tempi, ma anche che sapeva
che questo strano modo di vestire era attraente per gli uomini,
perché quando le dicevamo che pensavamo che i suoi capelli fossero orribili,
lei diceva: “Penso che siano meravigliosi
e piacciono anche agli uomini”, è quello che diceva sempre”.
"Era veramente stravagante alle feste, indossava, sapete,
cose molto esotiche, e le piaceva essere al centro dell’attenzione.
Ricordo una festa, in particolare a casa sua,
dove Xenia Cage era una degli ospiti, e Xenia Cage ballava,
era la moglie di John Cage all'epoca,
e ricordo Xenia Cage seduta da qualche parte che faceva
dei movimenti di tipo balinese, e la gente
è rimasta così affascinata che ha fatto un cerchio intorno a lei,
e Maya non poteva sopportarlo, così in un'altra stanza
ha iniziato a ballare la sua danza,
per distrarre dall’avvenimento e attirare le persone nel suo angolo.
È stato... è stato un incredibile spettacolo di competitività
proprio lì all'aperto, scioccante!
"Avevamo invitato tutte queste persone e detto che avremmo fatto una festa,
in cui avremmo girato, e ovviamente tutti sono venuti
perché tutti erano abbastanza vanitosi da voler essere in un film.
Ho fatto le riprese, così come Sasha le faceva, voglio dire, chiunque
avesse una mano vuota per tenere la cinepresa e riprendere qualcuno.
E Maya ci indicava di fare di nuovo questo movimento o, sai,
di passarle davanti o di voltarci o di sorridere o altro.
Era davvero un'orchestra...era una coreografia,
in un certo senso, e lei l'ha curata".
"Se si volessero omettere, da una festa vera e propria,
tutte le lunghe pause di conversazione,
rimarrebbe principalmente quello schema in costante movimento
di sorridente ansia sociale.
Ogni persona che cerca di raggiungere qualcuno dall'altra parte della stanza.
Verso la fine di quella sequenza, queste ripetizioni si susseguono
rapidamente l'una sull'altra, in modo che la festa
sembri sempre più innaturale".
"Durante quel periodo, credo sia stato durante l'estate,
penso che Maya avesse già una relazione con Gregory Bateson
e ha deciso di andare ad Haiti con lui,
e se n’è andata ad Haiti, infatti, prima che Sasha tornasse,
e quando Sasha è tornato ha scoperto che Maya se n'era andata".
"Questo film si chiama Ritual in Transfigured Time
perché è una metafora del rito.
Quello stato in cui un individuo passa da uno stato all’altro,
come qui dalla vedova alla sposa".
"Nel 1946, Maya Deren vince la prima borsa di studio del
Guggenheim per l'arte cinematografica.
3.000 dollari, molti soldi a quei tempi.
Con i soldi della borsa di studio del Guggenheim, si reca ad Haiti
per girare un altro film sui rituali.
Vede questo film come un incrocio tra le danze spirituali di Haiti e Bali
e le azioni rituali dei giochi dei bambini occidentali.
Ha lottato con questo materiale, visionandolo ancora e ancora,
ma trovando impossibile farne un taglio definitivo".
“L'idea per questo film è stata originariamente ispirata
dalla componente rituale dei giochi per bambini.
Con "rituale",
voglio intendere un'attività la cui forma
non è direttamente correlata allo scopo,
tangibile o intangibile, che si suppone si debba raggiungere”.
"Ho avuto la grande fortuna di attirare l’interesse
di Gregory Bateson e Margaret Mead,
che si sono offerti di mettere a mia completa disposizione,
per questo film, le loro riprese girate a Bali.
Nel momento in cui ho iniziato a mostrare le riprese balinesi agli spettatori,
è iniziata la febbre.
L'universalità dei giochi,
l'intensa illusione della realtà che hanno le persone coinvolte
l'elemento di auto-subordinazione.
In questo film, attualmente, mi interessa l'invariabile
costanza dell'azione rituale.
Il film costituisce il taglio trasversale di un processo che è continuo”.
"Nell'arco di tre anni, dal 1943 al 1946,
Maya Deren realizza quattro film.
Nei successivi quindici anni, ha iniziato a lavorare su diversi altri film,
ma ne ha completati solo due.
Ha tenuto numerose conferenze,
ha diretto una fondazione per il sostegno del cinema sperimentale,
ha scritto numerosi articoli su riviste
e ha condotto laboratori sul cinema.
Ha fatto quattro viaggi ad Haiti
e ha scritto il libro definitivo sul Voudoun, la religione haitiana.
"La ragione di Maya per andare ad Haiti era fare un film.
È andata laggiù con un'intenzione puramente estetica.
E poi è rimasta intrappolata dallo stesso voodoo.
Quindi è passato dall’essere un film d'arte
a un film di documentazione sulle persone.
E questa è stata una trasformazione molto importante
per l’intera intenzione di Maya,
e l'ha messa in una posizione di umiltà nei confronti del soggetto,
sapete, invece di arrivare con "Io sono un'artista,
i miei occhi vedono ogni cosa”, è stata ribaltata del tutto.
E questo era bello di lei, che ha permesso che ciò accadesse.
Così Maya è stata posseduta, lei stessa, da Erzulie,
che è una sorta di vergine dottoressa del mare,
il principio erotico ma in maniera deliziosa, gentile e dieci volte feroce.
E questa è la divinità che ha preso il controllo di Maya".
"Mi ha trasmesso una forte sensazione di quanto
questo footage fosse sacro.
E che questa era diventata la sua religione.
Aveva iniziato forse molto antropologicamente,
ma questa era diventata la sua religione.
C'è anche Maya, la sacerdotessa voodoo.
È stato detto così tanto a riguardo che tendo a non includerlo,
ma dovrebbe essere incluso.
La prova che posso fornire è...
molto spesso le persone venivano al 61 di Morton Street,
era quello l'indirizzo? Vedi, quello resta in mente,
venivano al 61 di Morton Street per avere rituali,
rituali voodoo, con disegni a gesso fatti sul pavimento
e tamburi che suonavano nella notte,
e vari incantesimi sono stati fatti, e si beveva un sacco di rum molto speciale.
E mi è stato permesso, purché mi tenessi alla larga,
per partecipare ad alcuni di questi ed erano piuttosto straordinari
e lei era per un certo pubblico a New York,
totalmente caratterizzata come una sorta di dea bianca
di una cabala Voudoun o qualcosa del genere”.
-"Per molti di noi il voodoo è la magia nera
dei grandi kolossal esotici, ma per Maya Deren
il mito del voodoo è stato una sfida.
È andata da sola nel cuore di Haiti, ha vissuto lì per tre anni,
è stata posseduta dal voodoo, ed è tornata per raccontare
solo una parte dei misteri del voodoo
senza il mambo jumbo.
Tu pratichi il voodoo? Sei una devota del voodoo?"
-"Quando ho partecipato ai rituali-
vedi, gli haitiani non chiedono mai se "credi" nel voodoo,
loro dicono se "lo fai", se "lo servi".
-"Dunque,lo fai? Lo servi?" -"Beh, l'ho fatto, ho partecipato..."
-"Qui, a New York, quando sei qui a casa?"
-"No, non fuori contesto".
-"Sei mai stata, come si dice, posseduta?"
-"Beh, lo sono stata, sì".
-"Ti consideri una convertita al voodoo
o semplicemente una persona che lo studia?"
-"Beh, penso nessuna delle due cose.
Penso che esistano le forze nell'universo,
di cui parla il voodoo,
ma ci sono anche altre religioni che parlano di queste forze.
-"Maya, non abbiamo nemmeno scalfito la superficie,
quelli del nostro pubblico che sono interessati
possono procurarsi il tuo libro chiamato Divine Horsemen. The living Gods of Haiti?
"Il libro è uscito su mio suggerimento.
Il mio lavoro ha a che fare con la mitologia
e, in genere, con del materiale antropologico.
Non ho mai saputo di nessuno che vissuto così intensamente
un’esperienza completamente aliena, come quella del voodoo haitiano
per una persona che vive con un stile di vita metropolitano,
Maya era completamente assorbita da quella roba.
Un giorno le dissi: “Sai, penso tu te ne debba liberare
o finirà per farti impazzire”.
É stato un momento abbastanza critico,
quando ha dovuto scrivere delle sue possessioni,
quando era stata posseduta dalla dea Erzulie.
Non poteva fare niente, era troppo importante per lei.
Maya ha detto: “Adesso qualcuno dice che le possessioni
e l’ipnosi sono la stessa cosa, tu cosa ne pensi?”.
E ho risposto: "Maya...
non sono mai stato posseduto, non sono mai stato ipnotizzato,
ma tu sei stata posseduta,
credo sia un tuo dovere verso la scienza farti ipnotizzare”.
Quando sono andato a prendere Maya laggiù,
mi ha detto che c'erano persone che stavano per essere
atterrate da un dio, sapete, possedute.
Ciò avviene in due modi: il primo è che fanno, bam!
E nell'altro, il piede sinistro rimane piantato.
Quindi arrivai a casa di Maya, piena di gatti,
e Maya si muoveva così, facendomi credere che il suo piede
fosse bloccato, e ho pensato: "Ma dai..."
ed era tutta vestita come la regina bianca del Congo,
con un bel vestito bianco con dei grandi orecchini
e i suoi magnifici capelli…
Quindi ho iniziato: “oh, ma dai, chi ipnotizza chi,
vieni giù, prendi un taxi e riprenditi!”.
Una volta usciti,
mi ha detto: “sai cosa mi ha fatto davvero arrabbiare?
È ridicolo fare un confronto!
Quando ad Haiti suonano i tamburi, ti mettono Dio dentro".
E poi è tornata di corsa a casa e ha scritto il capitolo.
Quell’argomento le era molto caro,
e ne capiva la profondità, cosa che molti antropologi non comprendono.
Diceva: "C’è un modo di dire, ad Haiti,
quando gli antropologi arrivano gli dei se ne vanno.
E il motivo per cui ciò accade,
è che gli antropologi non credono negli dei".
E in quegli anni in particolare, non era ancora successo
quel che sarebbe accaduto negli anni Sessanta,
quando le persone cominciarono a capire,
alcuni assumendo LSD e così via,
che questi dei vivevano in te, ecco dove si trovano,
e Maya lo sapeva già.
E questo spiega perché era così esplosiva,
era piena di divinità".
"1951, Maya ha un nuovo amante.
Teiji andò a stare da lei al 61 di Morton Street.
Lei aveva 35 anni".
"Ognuna di quelle stanze era dedicata a elementi diversi.
Tutti gli dei della guerra erano in camera da letto.
Erano Agwe e Siren,
Agwe il Dio del Mare e la sua consorte".
Teiji e Maya, era una combinazione formidabile
perché Teiji aveva vent’anni in meno di Maya
e suppongo fossimo tutti un po’ gelosi e straniti ed esterrefatti all’idea.
Lui era questo bellissimo, giovane uomo
che aveva fatto la musica più bella del mondo."
"Per molti aspetti era una relazione difficile
da mantenere nella società di quel tempo.
Lei, certamente, era una donne molto più anziana
che viveva con quest’uomo più giovane,
e…
ed era giapponese.
E… anche nel Village,
uno dei pochi luoghi dove potevano vivere
con un minimo di tolleranza, negli Stati Uniti, al tempo
ma anche lì
l'eleganza che irradiava da quella relazione
non dispensava dal considerarla piuttosto stramba.
"Era molto seducente
ed era seducente come persona
ma era seducente per gli uomini…
certo, sessualmente, ma non era quello il punto
era un discorso di intelletto,
era un gioco di potere quello che faceva.
E in un certo senso era competitiva,
dimostrato dal fatto che doveva competere
con ogni uomo con cui era sposata o con cui stava,
finché non si sentiva quasi in vantaggio.
Il suo primo matrimonio, era… lui era un un capo sindacalista
perciò era diventata molto politica.
Aveva sposato Sasha, non era una regista
ed era diventata molto competitiva per…
per diventare una regista.
E poi con Bateson, ed era diventata un’antropologa
e poi Teiji ed era diventata, sì, una sorta di musicologa.
Gli ultimi due film finiti di Maya:
Meditation on Violence e The Very Eye of Night,
sviluppano il concetto di rito.
Questa è la legge della vita stessa.
Nessun movimento si conclude mai, comincia solo di nuovo.
L’estrema conseguenza è il punto di paralisi
dopo il quale il film è girato al contrario.
Meditation on Violence è un ribadire questa forma totale,
la curva parabolica, infinita nella sua estensione da ambo i lati.
"Per quanto riguarda Meditation on Violence e The Very Eye of Night,
devo confessare che ero meno attratto
da questi film che dai suoi precedenti,
quest’ultimi sembrano molto naturali, organici,
fuori dal suo centro - quale che fosse -
e riuscivo a collegare quello che vedevo sullo schermo all’autrice.
Non ho avuto per niente la stessa sensazione riguardo
agli ultimi due film, ho dovuto astrarli, ho dovuto capire
qual era lo scopo, in primo luogo,
e non mi sembrava che derivasse da niente
che conoscevo su di lei o sul suo lavoro."
"La mia sensazione è che dopo il 1950
l’interesse di Maya cominciasse a spostarsi
dal cinema verso l’antropologia, la religione,
diversi aspetti, manifestazioni e, ovviamente, verso il voodoo.
Il cinema passava forse in secondo piano,
era solo un mezzo per esprimere altre idee."
"Ciò che sto cercando di fare con la musica
è esprimere l’invisibile…
le cose che succedono."
"Ricordo di aver visto… la danzatrici balinesi
su un piede solo,
-completamente immobili… -e poi la musica sarebbe partita
-molto velocemente… -Guarda questo, guardalo… sì."
"The Very Eye of Night è un film profondamente religioso,
e, in quanto tale, frainteso.
Non era interessante guardare le forze degli dei in cielo,
sotto forma di ballerini in sovrimpressione, o quel che è,
come molte persone lo avevano interpretato?
Per me il suo tormento tra religione,
nello specifico quella haitiana, e arte, si era affinato.
È possibile che questa riflessione fosse appena iniziata."
"Alla fine degli Anni Cinquanta
una nuova generazione di registi era attiva nel campo del cinema sperimentale,
e l’improvvisazione, per loro, era il futuro.
"Sentirete un bel po’ sull’improvvisazione,
sugli incidenti vitali e via dicendo.
Beh, anche se la vita è difficile non è detto che dobbiamo fallire del tutto.
E non sforzatevi di controllarla o dirigerla."
"L’arte è un artificio, una creazione dell’uomo.
Non è necessariamente più interessante,
complessa, abile e bella della natura.
Al contrario,
la natura è eccezionalmente realizzata in questo ambito
che è allettante ritagliarne una porzione piuttosto che rivaleggiarvi.
Io colleziono conchiglie, le ho scelte attentamente,
ma non firmo col mio nome né loro né le composizioni che ne faccio."
"In quel tempo, direi tra il 1950 e il 1955,
non era concepibile che andassi a una festa di Maya Deren con
la mia cinepresa a prendere un po’ di... come un diario, appunti diaristici.
Perché Maya ti avrebbe guardato e basta,
insomma, anche se non ti avesse detto niente
avresti sentito la disapprovazione
per queste riprese così poco professionali, non è serio"
"Devo dire che non ha mai cambiato idea su...
...Jonas, con il passare del tempo.
C’era sempre una divergenza di opinioni tra loro, sai cosa intendo,
era molto meticolosa e organizzata, e perfezionista.
E in un certo senso lui rappresentava, per lei, una sorta di volgarità culturale,
questa enfasi sull’improvvisazione e il lasciarsi andare, sai
che divenne lo slogan degli Anni ‘60,
che al tempo poteva essere una cosa molto innovativo, a dire il vero,
ma lei non prese quella strada, e non riuscì mai scendere a patti
con la successiva evoluzione dell’avanguardia statunitense."
"L’immagine generale che ho di Maya, adesso e per sempre,
è di lei tormentata e dilaniata da una condizione disperata
e un debito crescente ed enorme,
anche secondo gli standard odierni,
di migliaia e migliaia di dollari,
che doveva essere pagato, prima o poi,
mentre provava a pagarsi l’affitto."
"Comunque, insomma, ci si ricorda di queste cose
e la mente prova a ricavarne qualcosa e alla fine…
Io... io credo... che...
Penso sempre, sempre a Maya come ad un’artista,
innanzitutto, e...
...che come tale venne ignorata, maltrattata,
perseguitata quasi fino alla morte nonostante
la prova più che palese
del suo valore straordinario verso la società.
Perseguitata alla morte. E la sua complessità,
in questo era simile a tutti gli altri artisti che conosco
che sotto questa pressione, infine, si sono rivoltati gli uni contro gli altri
non avendo nessun altro con cui farlo,
si sono rivoltati gli uni contro gli altri e contro le persone più vicine a loro."
Nel gennaio 1960,
Teiji era stato reclutato nell’esercito americano.
Nel marzo di quell’anno, dopo nove anni di convivenza,
Maya aveva sposato Teiji Ito
Lei aveva quasi 43 anni.
"Sulla nave filippina,
la Dona Aurora,
quella notte, ci sposammo.
E al mattino ci portarono un’enorme torta nuziale che avevano preparato.
Il nostro certificato di matrimonio è una copia del diario di bordo.
E riporta la longitudine e la latitudine.
Aveva fatto un vestito per l’occasione,
un vestito ricamato di seta blu.
Un vestito da sirena, come Sirena la dea del mare."
Venerdì 13 ottobre 1961,
all’età di 44 anni,
Maya Deren muore per multiple emorragie cerebrali.
Beh, Maya aveva detto che entrando nell’esercito l’avrei uccisa,
e così è stato.
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